Nessuno tocchi Caino

Ci sono momenti nei quali mantenere dritto il timone morale è più importante che vincere.

Il padre di mio padre, dirigente del Cnl, che si occupava di far scappare in Svizzera ebrei e soldati inglesi fuggiti dai campi di prigionia, nei giorni successivi alla resa nazifascista si occupò di impedire, armi alla mano, la fucilazione di numerosi fascisti che non si erano macchiati di crimini.

In tutta la mia vita ho seguito questo principio.

Ho evitato il pestaggio di alcuni fascisti.

Ho difeso la Presidente del Senato Irene Pivetti quando sulle pagine di “Cuore” si inneggiava al suo stupro.

Ho difeso Maria Elena Boschi quando il suo seno è diventato arma di distrazione di massa dalla domanda essenziale sulla truffa delle banche a danno dei risparmiatori. E la domanda era, ed è ancora: chi si è rubato i soldi e chi ha reso possibile e coperto questa appropriazione?

In queste e in molte altre occasioni la linea di confine tra ciò che è morale e ciò che è immorale (e alimenta la violenza) è stata la mia trincea invalicabile.

Odio chi oggi mi costringe a difendere Salvini.

Compatisco quelle persone che si credono progressiste e magari pure pacifiste e agiscono in modo aggressivo (facendo peraltro un grasso regalo proprio alla destra più retriva).

Ma comunque il mio dovere è quello di schierarmi, anche fisicamente, a difesa del diritto dei miei avversari di parlare e manifestare in pace.

Ps: tempo fa ho proposto di istituire una “Giornata Nazionale della Gentilezza verso gli Avversari Politici”.

Alcuni onorevoli di tutti i partiti e alcuni giornalisti hanno espresso la disponibilità a promuovere questa iniziativa pacificatrice. Poi non è successo niente. Credo che una proposta di questo tipo, che affermi la volontà di calmare il vento dell’odio con un gesto di unità, sia urgente.

Come disse Evelyn Beatrice Hall alias Stephen G. Tallentyre (frase attribuita a Voltaire): non sono d’accordo su nulla di quanto tu dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto di dirlo.