Jacopo Fo: Distruggete la Masanto!

Carissimi,
questa settimana vi proponiamo un altro estratto del romanzo inedito di Jacopo Fo: Distruggete la Masanto!
Potete leggere qui il primo capitolo.
La storia racconta di un gruppo di archeologi rapiti nella foresta, non si sa perche', non si capisce a chi diano noia venti giovani esploratori ma quello che i cattivi non sanno e' che i ragazzi non sono soli, per salvarli si muovera' il mondo e ne vedremo delle belle!
Divertente e appassionante!
Buona lettura...

Jacopo Fo Distruggete la MasantoCapitolo 2
Allarme

Juan Ballajon si era fermato per motivi fisiologici e poi si era attardato ulteriormente per confezionare uno spinello massiccio. Non che gli europei fossero contrari alla marijuana ma c'era un regolamento che vietava l'uso di erba durante le spedizioni. C'era il rischio che i militari usassero il fumo come una scusa per piantare grane.
Gli europei erano gente strana, niente a che vedere con il Movimento sud americano. In Europa gli ecovillaggi e i cibi biologici erano roba da bambini ricchi. In Sud America facevano la differenza tra essere vivi e essere morti. Jose' era entrato nel movimento dei micro huertos dieci anni prima. Quando gli avevano detto che in cinquanta metri quadrati poteva fare un'azienda agricola e mantenerci una famiglia, non poteva crederci. Allora lo avevano portato a vedere l'orto di Iliago Fernandez, a Varedo alta. Non erano neanche cinquanta metri quadrati e c'era ogni ben di Dio, con zucche grosse come televisori a trentadue pollici e baccelli di piselli superdotati. E c'erano pure le galline in gabbie a palafitta. Mangiavano gli scarti dell'orto e cagavano sul terreno, concimandolo. E l'aglio piantato vicino alle carote le proteggeva, il mais offriva ai legumi il supporto per arrampicarsi e le foglie delle zucchine facevano ombra tenendo fresco il terreno.
C'era riuscito anche lui a fare un miracolo del genere.
Poi aveva preso la licenza media e poi era diventato infermiere nella clinica di medicina tradizionale della favela Santa Teodolinda, e poi aveva imparato i segreti della Capoeira, una disciplina a meta' strada tra la danza, l’arte marziale e lo yoga. E ora si trovava lì a fare da assistente a un gruppo di studio di un ecovillaggio italiano gemellato con la sua favela. E si stava facendo una canna.
Uno sparo lo fece sobbalzare. Cosa cazzo stava succedendo, porco boia, e lui non c'era! Merda!
Inizio' a correre come un pazzo ma si arresto' di scatto quando intravide nel fogliame la schiena di un uomo che indossava una camicia mimetica e un cinturone.
“Puerca vaca maldita puta!!!” Impreco' nella sua mente.
Che fare? Aveva una pistola, ma usarla in quel momento avrebbe provocato una strage.
Resto' a spiare schiacciato nell'erba, l'arma in mano, pregando di non doverla usare. Sentì le urla delle donne e continuava a ripetersi: “Li porto tutti vivi a casa! Li porto tutti vivi a casa!”
Ma non sapeva proprio come avrebbe fatto.
Quando il gruppo inizio' ad allontanarsi, la confusione gli spazzo' via la mente.
Conosceva quei posti, per questo lo avevano scelto. Prima di diventare un cittadino, aveva vissuto in quelle valli. Per venticinque anni. Poi sua moglie e i suoi due bambini erano stati uccisi dai cercatori d'oro e lui era diventato un indio delle citta'. Ma sapeva ancora correre nella foresta pluviale. Per prima cosa decise di dare l’allarme. Aveva bisogno di aiuto. Abbandono' lo zaino con tutte le provviste. Prese solo il macete e il telefono satellitare.
Si dovrebbe decidere che fare con la pistola. Forse e' meglio se non ce l’ha proprio. Se ce l’ha, e' strano che non la porti.

Chiamo' El Banco do Pueblo la banca del microcredito di Caracas. Erano i coordinatori della spedizione.
“Hanno rapito venti ragazzi, tutta la spedizione, sono dei banditi, sono armati fino ai denti e sono almeno una decina, camminano verso est.”
Juan l’aveva detto tutto d’un fiato.
“Hai capito? Ripeti in fretta!” Aveva paura che cadesse la linea.
La voce di una giovane donna ripete': “Ho capito. Hanno rapito la spedizione. Venti ragazzi. Banditi, una decina.”
Juan le diede informazioni sul punto della carta dove si trovava. Le chiese di ripetere longitudine e latitudine. Benedette mappe di Google.
La ragazza che rispose aveva diciannove anni, si chiamava Ceres Ognago, era paffuta e aveva una passione enorme per quel lavoro ma non sapeva assolutamente nulla di che cosa si dovesse fare in caso di rapimenti. Aveva scritto tutto. Aveva detto: “Faro' il possibile.”