13 ottobre 2017 - Torino: Omaggio a Dario Fo e Franca Rame

Viviamo in mezzo alle allucinazioni

di Jacopo Fo

Perché riescono a spacciarci tante idee completamente stupide?
Non voglio avvilirvi ma una delle spiegazioni è che ci hanno detto che siamo gli esseri più intelligenti del pianeta, in realtà noi siamo solo i meno stupidi.
Tutti noi abbiamo sempre una quota scioccante di stupidità che cerchiamo di nascondere e senz’altro qualcuno in questo momento sta pensando: “Sì, ma io no, sono venuto bene e sono particolarmente intelligente”.
Mi spiace ma ho le prove del contrario perché ho la certezza matematica che a tutti voi è successo di essere in casa, cercate le chiavi di casa e non le trovate, guardate in tasca e non ci sono, guardate dappertutto e non le trovate e dopo che avete rovesciato la casa guardate in tasca e le trovate.
Questo fenomeno è particolarmente interessante perché non puoi sostenere che le chiavi di casa ogni tanto vanno al bar da sole a prendersi un caffè. A ben riflettere dietro tutto questo c’è dietro un fenomeno straordinario e cioè che la mano non mente: quando mettete la mano in tasca lei sente le chiavi, trasmette il segnale al cervello e in quel momento nella vostra mente succede qualcosa di misterioso collegato a non so cosa, magari a un trauma infantile con la zia Rosina e per motivi imperscrutabili il vostro cervello decide che in quel momento gli stanno sulle palle le chiavi.
Quindi prende il file che voi state vivendo in quell’istante e lo butta via e va a pescare nella memoria la sensazione della mano che fruga nelle tasche vuote.
E’ una vera e propria sostituzione e questo andrebbe proprio insegnato a scuola: il nostro cervello costantemente compie degli errori grossolani. Lui stesso è un sistema grossolano.
Noi discendiamo dalle scimmie della giungla: quando sta bene la scimmia? Quando guardando intorno a sé tutto quello che vede è identificato.
Quando vede qualcosa che non è identificato entra in allarme e il suo cervello entra in sofferenza. Ha un’urgenza pazzesca di identificare che cosa ha davanti.
Quindi noi abbiamo uno straordinario sistema di identificazione. Quando tutto è identificato il cervello ci premia, altrimenti ci sprona con delle sostanze chimiche, sgradevoli che ci mettono in attività.
Se siamo coscienti di questo e sappiamo che abbiamo la capacità di fare degli errori di percezione potremmo arrivare alla conclusione che siamo un po’ stupidi quindi mettere in atto delle contromisure.
Quante volte avete litigato con una persona che vi accusava di aver detto qualcosa di spiacevole su di lei? E voi continuate ad affermare che non è vero e allora l’amico ribadisce che non è sordo, ha sentito benissimo e così via. Ho risolto questo problema, ho evitato di rompere amicizie fondamentali per il mio equilibrio quando mi sono reso conto, dopo varie ricerche, che il cervello non funziona. O meglio: funziona a volte.
Per scrivere i miei libri spesso mi sono informato su vari testi. Leggo, sottolineo quello che mi interessa e poi cucio il mio testo divulgativo.
Mi capita spesso poi di cercare quella citazione che ho sottolineato in blu, con due righe laterali, in quella pagina di sinistra… e non c’è. Eppure me la ricordo perfettamente, ho la fotografia in testa.
Me la sono inventata, ho fatto una sintesi di varie cose e poi ci ho fatto un finto ricordo.
Sui finti ricordi trovate decine di libri che ne parlano, sono stati fatti degli esperimenti pazzeschi. Il più interessante è stato fatto in una classe di agenti della Polizia di Stato Usa dove gli agenti si stanno preparando all’esame per diventare investigatori per l’FBI, quindi parliamo dei migliori, di 30 persone abituate ad assistere a scontri, addestrate e capaci.
Mentre questi agenti sono a lezione, si spalanca la porta dell’aula ed entrano due uomini, uno spara all’altro e scappa. Il “morto” viene coperto con un lenzuolo. A questo punto il docente svela che si tratta di un test: “mi dite di che colore era chi ha sparato e di che colore era la persona colpita?”. Risultato: i bianchi dicono che un bianco è stato colpito da un nero e i neri che un nero è stato colpito da un bianco. E il risultato non cambiava qualsiasi combinazione si provasse.
Questa è un’informazione fondamentale per la nostra vita.
Non vi sto dicendo cosa dovete fare o come vivere, sto solo dicendo: attenzione, se vi trovate nella situazione che vi dicevo prima della rissa con l’amico che vi accusa di aver detto qualcosa su di lui avete la possibilità di rispondere in modo da non rompere amicizie fondamentali: “Non so se ho detto questa cosa, forse l’ho fatto e forse tu hai capito male, comunque mi dispiace che tu abbia capito questo, non lo volevo dire: ogni tanto disparlo”.
Punto. Chiusa la discussione. Che altro può dire l’amico? Se insiste vuole dire che è un po’ testa di cavolo che non vuole ammettere che anche lui può aver capito male.

Noi viviamo in mezzo alle allucinazioni e di questo parliamo la settimana prossima.