Con dolore ho scoperto la verità su Indiana Jones: è un eroe inutile!

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Una puntata particolarmente riuscita della sit comedy televisiva The Big Bang Theory ha acceso una luce nella mia mente. La fidanzata biologa e tosta dello scienziato nevrotico, dopo che lui le ha fatto sorbire la visione del suo film di culto, Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta, lo distrugge dicendogli che il film è privo di trama drammatica visto che l'eroe compie azioni assolutamente inutili al fine degli eventi: se lui non si fosse intromesso comunque i nazisti avrebbero trovato l'Arca, l'avrebbero aperta e sarebbero morti tutti. Quindi sono totalmente ininfluenti tutte le fatiche di Jones, tutte le azioni coraggiose e le miracolose imprese (come restare aggrappato alla chiglia della nave per settimane, cosa veramente complicata da fare). Le sue sofferenze non arrivano a spostare di un millimetro l'esito finale degli eventi. Quindi poteva restarsene tranquillamente a casa a dormire.
Che eroe è uno che si affatica per ottenere un risultato nullo?
Questa idea mi ha folgorato. Succede di rado che una serie televisiva ti offra una riflessione tanto vera, profonda e stupefacente.
Ovviamente il giovane magro scienziato psicotico viene colpito da questa rivelazione in modo fisicamente doloroso e avvilente. E lo sconvolgimento si propaga a tutto il quartetto di amici scienziati e Hollywood-maniaci, innescando una divertente serie di gag.
Io ho invece iniziato a riflettere sulle profonde implicazioni filosofiche di questa rivelazione.
Innanzi tutto è la prima volta che sento questa osservazione. Anch'io posso definirmi un estimatore di Indiana Jones. E, anzi, sono da sempre convinto che queste storie siano ricche di insegnamenti zen, un bignami di antiche filosofie. Ad esempio, la storia del ponte che non si vede e che esiste solo se sei convinto che esista: se mentre lo attraversi dubiti che esista cessa di esistere. Questa è una delle tante parabole mistiche contenute nella serie che non provengono da Spielberg e Lucas ma dalle tradizioni iniziatiche di mezzo mondo.
Comunque le mie riflessioni mi hanno convinto che l'assenza di scopo nell'azione dell'eroe Indiana è una formidabile parodia del disastro del modello di sviluppo occidentale. Nella migliore delle ipotesi l'agitarsi dell'Occidente non porta a nessun risultato, nella peggiore ci si trova a dannarsi per sconfiggere un nemico scoprendo troppo tardi che per riuscirci è stato creato e allattato un nemico ben peggiore (Saddam, i talebani, Bin Laden...). È la parabola del contadino che per scacciare i topi riempie la casa di gatti, e per scacciare i gatti alleva i cani, e così via fino a trovarsi oppresso da un gran numero di elefanti. Per liberarsi dai pachidermi non gli resta che portarsi in casa dei topi...
Nella nostra cultura manca, ahimè, il concetto di inazione, parola giustappunto inventata, suppongo negli anni settanta, perché in italiano non c'era.
I taoisti dicevano: quando il fiume giunge in un'ampia valle infossata cessa di scorrere. A chi guarda può parere che il fiume si sia fermato e sia inattivo, ma l'osservatore attento noterà che il fiume sta riempiendo la valle e quando l'avrà riempita tracimerà riprendendo la via verso il mare. Quel tempo, l'attesa, manca dell'azione visibile ma l'azione c'è, l'acqua sta accumulandosi per raggiungere la massa critica.
È un po' quel che sta succedendo in Italia. La crisi pare aver cancellato gran parte della capacità di iniziativa del Movimento. Di fronte all'emergenza sembra che i più abbiano abbandonato la lotta. Ma dall'osservatorio privilegiato di Alcatraz, dove tanta gente passa e lascia racconti sul resto del mondo, mi sembra invece che vi sia un incredibile pullulare di nuove imprese in tutti i campi, dalla solidarietà all'arte alle ecotecnologie. E noi non facciamo come Indiana Jones, non ci agitiamo per arrivare a ottenere il nulla. Le asprezze della vita ci hanno addestrati al minimo sforzo mantenuto con costanza. Siamo la goccia che buca le montagne. Stiamo riempiendo tunnel e caverne nascoste nella roccia.
Fra poco sentirete l'acqua scrosciare a valanga.

Jacopo Fo