Il potere dei consumatori è spaventevole

Oggi il potere non sta più nelle mani di nobili guerrieri armati fino ai denti. Neppure i grandi capitalisti controllano il mondo. Oggi il potere è nelle mani dei consumatori: se non comprano un prodotto chi lo produce fallisce. Ma i consumatori non hanno ancora una coscienza sufficiente per avvalersi del potere che possiedono e lasciano che a comandare sia una cosca di manager pazzi.
Ma lentamente avanza il movimento dei gruppi di acquisto, del boicottaggio degli acquisti, del commercio equo e solidale, delle consociazioni di consumatori che pretendono qualità e etica. Stiamo costruendo la nuova economia, alternativa, ecologica, solidale e estremamente lussuosa.


Commenti

Jacopo hai ragione, ma non è ancora sufficiente. Stai tentando di "tracciare un cerchio" che sembra rimanere ancora aperto. Esempi simili sono un pò dappertutto nella storia recente dal secondo dopoguerra in poi. Emblematica è la storia della Emiliana Coop. Estense, che nasce originariamente come un "mercatino rosso". Anche in quel caso i bisogni che erano alla base della nascita di questa organizzazione erano le legittime aspirazioni, sul lato del consumo, delle masse lavoratrici. Si è trattato di un vero e proprio tentativo di provare a "gestire" e a pesare, non solo dal lato della produzione, ma anche dal lato della domanda. Tutto giusto, però quella esperienza, come le altre che si sono mosse sullo stesso terreno, è fallita, nel senso che è "ricaduta" all'interno della logica capitalistica più becera. Perchè? Può essere di qualche utilità, forse, per tentare di "chiudere il cerchio", studiare approfonditamente:
il Sistema Sraffiano;
i Meccanismi di Base della Teoria Keynesiana, e i motivi che hanno portato tale teoria alla indeterminatezza;
lo studio sul "Distretto Industriale" di S. Brusco;
l'elaborazione del concetto di "gruppo aperto", le logiche del "gruppo", delle comunità locali organizzate territorialmente e, connessi a questo, i concetti di "interno" ed "esterno" al gruppo stesso;
la complessità generata dal fatto che molti milioni di individui dovranno coordinarsi e strutturarsi in progetti di questo tipo;
...

nip

Costruire strutture produttive etiche è problematico come vivere in coppia. I rischi di degenerare sono sempre presenti. Ma i vantaggi valgono il rischio.
In fondo la Coop, anche se poi ha deragliato dai suoi scopi iniziali, ha avuto una funzione eccellente per molti anni, cambiando veramente le condizioni di vita dei lavoratori e anche oggi è comunque un bene che ci sia...
E poi oggi esiste la rete internet che ci permette di immaginare un'impresa etica e consociativa veramente trasparente controllata in diretta dagli associati.

 Fra le iniziative concrete da poter intraprendere per un’economia alternativa , nel tuo intervento del  2 agosto scorso dal titolo:” E se costruissimo eco villaggi per vivere  come vogliamo noi ? “ proponevi  appunto questa interessantissima iniziativa .

Ho subito aderito alla proposta con un lungo intervento che spero avrai avuto la possibilità di leggere e nel quale ho dato la mia disponibilità per una eventuale collaborazione fattiva.

Sono rimasto quindi in attesa, a tutt’oggi però non ci sono stati ulteriori tuoi interventi specifici.

Approfitto perciò dell’occasione per chiederti se questa iniziativa è al momento congelata in attesa di ulteriori riscontri, o se intendi proseguirla  a breve.

Aggiungo poi un’ulteriore richiesta per un chiarimento che mi interesserebbe conoscere indipendentemente dal fatto che la tua proposta si attui o non si attui  in tempi più  o meno brevi.

In un ’intervento del 12 agosto a commento del tuo articolo, V@lerio afferma che “ Alcatraz non può essere un eco villaggio per via di molte ragioni.

Poiché afferma questo con una certa sicurezza che non dà adito a fraintendimenti, avrei piacere che tu potessi chiarire la cosa:

Personalmente non sono mai stato ad Alcatraz, però da tutto quello che finora ho letto ( e ho letto molto)  e ho dedotto dalle foto , mi sono fatto un’idea opposta a quella di V@lerio.

 Fra  le varie realtà del  settore  che ho avuto modo di conoscere , l’impostazione data ad Alcatraz mi è sembrata sicuramente la più interessante ,assolutamente ecologica  o perlomeno quella che faceva al caso mio.

Per cui ci sto facendo molto più di un pensierino sulla possibilità di andarci a vivere.

Alcatraz in questo momento per me rappresenta un’aspettativa  su cui ho riposto la quasi totalità delle mie speranze…….

Per questo in attesa di poterla visitare di  persona  ci tengo molto ad una tua risposta.

Un grande abbraccio  

 

Ma credo che sia importante coltivare i sogni discutendone.
E comunque, al di là dell'idea di costruire noi un ecovillaggio la discussione può servire anche a altri.
Per quanto riguarda Alcatraz non è un ecovillaggio semplicemente perché è un centro culturale che ospita le persone per corsi o vacanze ma non è un posto dove qualcuno abita. Da questo punto di vista funziona come un albergo. Chi lavora a Alcatraz e chi collabora vive nei dintorni. Anche per questo ci piacerebbe costruire qui vicino un ecovillaggio...
Speriamo...
Un grande abbraccio anche a te!
L'articolo è su http://www.jacopofo.com/autocostruzione_casa_transizione_ecovillaggi

Caro Jacopo, è meglio avere "capitalismo diffuso" anzichè concentrato in poche mani, magari associato a una "domocrazia" diffusa. Premesso ciò non nego che originariamente la Coop. abbia avuto un suo ruolo. Voglio, però, evidenziare che quella esperienza, come ogni altra di quel tipo, nata genuinamente "alternativa", nel corso del tempo ha subito una "deriva" che l'ha riassorbita e collocata definitivamente all'interno di logiche di "profitto". E non si può nemmeno dire che questa azione di continuo ricollocamento e riallineamento di esperienze "spurie" abbia un effetto "benefico" sul sistema globale. Il sistema sembra essere dotato di una propria dinamica e logica interna - completamente impermeabile e indifferente a bisogni o necessità umane - che di volta in volta aumenta o restringe gli spazi di libertà  e/o di benessere a seconda delle proprie esigenze. Inoltre, il "capitalismo", sotto la spinta dell'esplosione demografica, sembra mostrarsi per quel che è, cioè incompatibile con l'ambiiente naturale. La radice di questa imcompatibilità è nel suo codice genetico. Ecco... il capitalismo, sembra, non essere riformabile e, in certe condizioni, addirittura letale per il genere umano e il pianeta stesso ed è illusorio pensare di poterlo modificare o "addomesticare".

"il benessere collettivo è il risultato inconsapevole del perseguimento dell'interesse personale da parte dei singoli produttori. Sarà poi la "mano invisibile" del mercato a coordinare e indirizzare al massimo benessere collettivo. I comportamenti dei singoli hanno e devono avere di mira solo ed esclusivamente il proprio interesse personale."

Insomma è come dire "fatti i cazzi tuoi a scapito di tutto quello che c'è intorno, così facendo consegui il bene di tutti!!!...!! È come voler mettere  in una enorme botte tutti i componenti di un'auto, lasciarla rotolare per un pendio, più o meno ripido, e aspettarsi, a "fine corsa" un'automobile bella e pronta.

Del resto l'affermazione in se la dice lunga, temo, non soltanto sul  sistema in se, ma anche sulle capacità di ragionamento, analisi, giudizio e razionalità di quel deficiente che corrisponde al nome di uomo e al suo cigolante e rugginoso  organo di "pensiero".

Ovviamente il "principio fondante del capitalismo" funziona solo per la prima parte, ed oggi è evidente più che mai, a scapito della seconda. Quasi tutto il "profitto" deriva da "diseconomie esterne", cioè vantaggi privati otenuti al prezzo di svantaggi e catastrofi pubblici. Il sistema è "storpio" fin dalla nascita, ma i suoi nefandi effetti e miasmi li esplica e li espande, tanto più compresso è lo "spazio" in cui è confinato, dove per "spazio" si deve intendere "densità di popolazione".

L'alta "densità di pololazione" è un catalizzatore ed un amplificatore della lebbra indotta da "guadagni poco leciti". Evidenzia e sottolinea morte per cancro o altre schifosissime malattie, devastazione delle risorse naturali, ambientali, genocidio della propria specie, sterminio delle altre siano esse animali o vegetali... su su fino alla distruzione dell'intero pianeta. Il capitalismo è una roba tossico/nociva che per essere praticata abbisogna di spazi ampi, scarsamente popolati e con tempi di "smaltimento" misurabili in ere  geologiche. Il problema è più grave di quel che sembra, perchè il principio fondante del capitalismo, non è una legge  per "avidi e laidi", ma il confine, l'orizzonte entro cui tutto il genere umano riesce a collocare le sue esperienze  socio-produttive: non esistono pochi "cattivi" che  agiscono contro la stragrande maggioranza degli esseri umani "buoni". A questo livello di sviluppo delle forrze produttive, siamo, tutti, "contaminati" dallo stesso "avido morbo universale".

Questa sembra oggi la situazione in cui è necessario e urgente ridefinire gli strumenti di  intervento nel "sociale". Se il "capitalismo" non è riformabile e se l'elevata "densità di popolazione" crea incompatibilità tra "capitalismo" e ambiente naturale, o si provvede a un radicale "ridimensionamento dell'umana specie" oppure è necessario, in tempi rapidissimi, provare a fare un "salto" nel "comunismo"... provare ad   assecondare tutto ciò che può immediatamente rovesciarsi in "comunismo".

Quello che ti/ci proponi e fai è, secondo me, molto importante perchè è una di quelle esperienze che tentano un "approccio al nuovo" fuori dai canoni tradizionali -leninisti- che individuano "nell'autonomia del politico" la leva fondamentale del "cambiamento", però, come tutte le esperienze di questo tipo, è confinata in una zona grigia e rischia alla fine di produrre o soltanto nuove imprese di capitali o di degenerare nel caos. In questo senso dicevo che poteva essere, forse, di qualche utilità approfondire certi temi e tentare di operare, oltre che sul lato del consumo, anche su quello della produzione.

nip