Gli intellettuali di sinistra alla carica contro il Pd… Sono innocenti?


di Jacopo Fo

I maestri del pensiero assolvono sempre sé stessi. E quelli progressisti di più. Che si prendano le loro responsabilità è oggi impensabile: sono loro a riempire i dibattiti televisivi e gli editoriali dei giornali: qualche colpa ce l’avranno se l’Italia è a pezzi… Ma figuriamoci se riescono a fare autocritica. Loro sono al di sopra delle parti.

A volte si impegnano in duelli urlati ma poi si stringono la mano, e dopo le scaramucce si incontrano ai party, alle prime degli spettacoli, ai festival, e si scambiano premi, recensioni, prefazioni. Magari in una recensione stroncano l’avversario, ben sapendo che un po’ di polemica aumenta la visibilità di entrambi i contendenti.
E tutti insieme se la prendono con i politici, salvo poi affollare le sale d’aspetto dei ministeri alla ricerca di soldi, incarichi, spazi televisivi.
A volte possono trascendere e insultarsi gridando, ma sempre rispettando una certa etichetta. Si colpiscono con bastoni fasciati con la gomma piuma, attenti a non farsi mai veramente male, sempre lì a calcolare costi e ricavi di ogni scontro.

Si parla tanto degli sprechi di Stato, mai nessuno che denunci il fatto che i teatri pubblici hanno bilanci in perdita per milioni di euro e un costo per spettatore abominevole. Mica vorrai prendertela veramente con altri intellettuali?
Sono pronti a inveire contro gli stipendi di parlamentari e parrucchieri del Senato ma quando mai si mettono a discutere sull’ammontare delle fatture per le consulenze culturali?
E magari attaccano B. per le evasioni fiscali, i suoi rapporti con la mafia e con donne a pagamento, ma quanti hanno detto che B. aveva le mani in pasta in due canali a pagamento pornografici e una centrale di gioco d’azzardo on line? Sarebbe stato un colpo sotto la cintura, meglio occuparsi di questioni più “importanti”.

Se ci pensate è grottesco: gli elettori di destra sono insensibili alla voracità sessuale del capo e alla disinvoltura finanziaria… Ma magari si sarebbero scandalizzati, almeno i cattolici e i razzisti, scoprendo che il loro leader lucrava sulla ludopatia e sulle immagini di neri che con falli smisurati sodomizzano fanciulle dalla pelle chiarissima.

Questo fatto da solo fa comprendere molte cose. L’obiettivo di questi progressisti alla camomilla non era quello di battere B. ma quello di guadagnare visibilità e stima con le proprie critiche. Una critica la fai se ti fa sembrare estremamente intelligente e informato, non se è efficace contro il tuo avversario. E poi se quando B. era potente lo colpivi sotto la cintura magari si incazzava…

Per capire come funziona questa gente basta vedere il peso che i direttori dei giornali danno agli eventi.
Tre assassinati da un terrorista islamico in Francia hanno più spazio di 3mila morti per i bombardamenti in Siria.
Lo sterminio dei curdi, eroi contro l’Isis, vale quanto l’incendio, senza vittime, di un capannone in Piemonte.
E fiumi di parole scorrono sugli immigrati che annegano nel Mediterraneo, poche righe sui campi di concentramento libici, gironi infernali di violenze e morti che nessuno potrà mai contare.
Dicono che sono costretti a condurre così i giornali perché sennò nessuno li legge… Poi però parlano di etica dell’informazione.

Patetico.
E sono abili a scegliere la parte comoda di tutte le notizie. Comoda perché non richiede di sforzarsi il cervello ed è priva di rischi.
Parlano di aiutare i neri a casa loro ma poi non dicono che i paesi ricchi continuano a distruggere l’economia africana con l’invasione dei pescherecci, con le reti a strascico, e i prodotti agricoli venduti sotto prezzo.

Ma forse la cosa peggiore che smerciano questi intellettuali mosci è il loro ossessivo formalismo.
Non interessa che un’idea sia sensata, l’importante è che sia bella e facile.
Quando hai sentito un intellettuale dire che se la politica non inizia a investire denaro ed energie nella realizzazione di bilanci analitici delle spese dello Stato non avremo mai una razionalizzazione delle spese?
I bilanci fiscali dividono i costi per categorie (cultura, turismo, trasporti pubblici…) il bilancio analitico divide i costi per tipologie (riscaldamento, elettricità, cancelleria, auto di servizio).
Milena Gabanelli è stata per anni una spina nel fianco di questa gente perché lei lavorava proprio sull’analisi dei bilanci, andando a scovare i macrocosti che sfuggono nei bilanci fiscali. Ma questo è un ragionamento complicato… Che importa se è una questione fondamentale per il futuro dell’Italia. I telespettatori si annoiano se scendi nei dettagli. Meglio restare nei cieli altissimi…

Loro sono attenti solo per quanto concerne il loro look, magari si vestono da cani ma con un certo non so che, magari spettinati, ma con stile. Lo stile di vita è essenziale. Non distinguono una patata fritta con l’olio di semi industriale, ma poi pontificano sui grandi chef, sui vini d’annata, sempre pronti a osannare i piatti più stupefacenti, con 50 ingredienti, lavorati e rilavorati, che poi non digerisci. Non interessa il cibo come nutrimento del corpo, guardano lo share dello show. Vivono così, ossessionati dal look, dal glamour, dal trendy.

Perché per fare le bolle di sapone ci vuole molta classe non è facile riempirle col nulla.