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Dario fa Novanta! seconda puntata

Carissimi, a voi la seconda puntata della biografia del nostro Premio Nobel preferito.
Buona lettura!

Dopo la liberazione Dario riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il pendolare dal Lago Maggiore, e frequenta contemporaneamente la facoltà d'architettura del Politecnico che più tardi abbandonerà a pochi esami dalla laurea.
Tra il '45 e il '51 si dedica alla scenografia e alla decorazione teatrale e lavora come aiuto architetto nello studio Chiuti.
In quel periodo si esercita nella fabulazione. I suoi racconti paradossali hanno successo presso gli studenti dell’Accademia di Brera. Egualmente le sue esibizioni suscitano divertimento e applausi da parte di un pubblico inusuale, cioè i compagni di viaggio che affollano i treni che dal Lago Maggiore scendono fino a Milano e viceversa.
Dopo un paio d’anni si trasferisce con la famiglia a Milano. Per i giovani Fo è un periodo di furibonde letture, in cui Gramsci e Marx si alternano con i romanzieri americani e con le prime traduzioni di Brecht, Majakovskij, Lorca.
 In quel dopoguerra esplode una vera e propria rivoluzione teatrale, soprattutto grazie alla nascita dei Teatri Stabili, il più famoso dei quali è senz’altro il Piccolo di Milano, che sviluppano fortemente l'idea di "scena nazional-popolare".
Fo è coinvolto da quella effervescenza e si dimostra un insaziabile spettatore teatrale, costretto il più delle volte, per motivi economici, ad assistere in piedi alle rappresentazioni facendo parte della claque.
Mamma Fo, per aiutare il marito a far proseguire gli studi ai tre figli, si ingegna a fare la camiciaia. E’ una donna molto aperta e ospitale. Nella sua casa spesso ci sono gli amici dei figli, tra cui: Emilio Tadini, Alik Cavalieri, Bobo Piccoli, Vittorini, Morlotti, Treccani, Crepax, alcuni di questi già famosi a quel tempo.
Durante gli studi d'Architettura, Dario lavora come decoratore e aiuto architetto, e gli amici lo sollecitano spesso ad intrattenerli con le fabulazioni. Il successo di quei racconti è tale per cui viene addirittura invitato ad esibirsi durante feste e serate in locali popolari.
Nell'estate del 1950 Dario si presenta all’attore Franco Parenti con un testo scritto da lui, la storia di Caino e Abele, una satira dove Caino, “poer nano” (povero cocco, affettuosa espressione lombarda), è un tontolone tutt'altro che cattivo, solo che, “poer nano”, ogni volta che cerca di imitare lo splendido Abele con i riccioli d'oro e gli occhi azzurri, gli va malissimo: subisce disastri uno dietro l'altro finché, impazzito, uccide lo splendido Abele.
Franco Parenti invita Fo a far parte della sua Compagnia di cui è impresario Carlo Mezzadri, marito di Pia Rame. Dario inizia così a recitare nella rivista estiva diretta da Parenti, in questa occasione si verifica il primo "incontro" di Dario Fo con Franca Rame, grazie a una sua foto esposta in casa della madre di lei, a Varese, dove era capitato con Pia.
Ne rimane fulminato!
E' già il tempo della corruzione edilizia, Fo, disgustato dall'ambiente, decide di abbandonare Il Politecnico, gli studi di progettazione e i cantieri edilizi. Vive una situazione di forte crisi, tanto che decide di abbandonare anche l’università.
Si dedica totalmente al teatro, quasi come terapia alla delusione che lo ha assalito. Parenti riforma compagnia con “Le tre sorelle Nava” (vedette celeberrime del tempo), impresario ancora Carlo Mezzadri, per uno spettacolo di varietà estivo e ne propone a Fo la scrittura, lui accetta.
E fra tutti i giovani attori, chi si trova davanti? Proprio lei, la ragazza della foto, che l’aveva turbato mesi prima: Franca Rame. (...)

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