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Pazienti paraplegici tornano a camminare

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 12:00

Un gruppo di ricercatori in Svizzera ha elaborato un nuovo tipo di stimolazione elettrica che ha contribuito a far riacquistare l’uso delle gambe a tre uomini affetti da lesioni al midollo spinale.

La tecnica, che potrebbe spianare la strada a nuovi trattamenti per migliaia di persone che hanno perso uso delle loro gambe, utilizza una stimolazione elettrica mirata che fornisce delle scariche direttamente nel midollo spinale.

La procedura, frutto del lavoro di ricerca condotto da un team di ricercatori dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera, è stata descritta in due nuovi articoli pubblicati sulle riviste Nature e Nature Neuroscience.

Si tratta di un metodo specializzato di elettrostimolazione epidurale del midollo spinale (dall’inglese EES, Epidural Electrical Stimulation) che ha aiutato i pazienti paraplegici coinvolti nello studio a recuperare il movimento volontario delle gambe anche in assenza di stimolazione.

Soprattutto questo metodo ha funzionato ad anni di distanza dalle lesioni subite dai pazienti.

«I nostri risultati si basano su una profonda comprensione dei meccanismi di fondo che abbiamo acquisito dopo diversi anni di ricerca sui modelli animali» scrive il ricercatore e neuroscienziato Grégoire Courtine.

«Siamo stati così in grado di imitare in tempo reale quello che fa il cervello quando attiva naturalmente il midollo spinale»

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Cannabis, il paradosso è servito

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 11:00

In Europa solo i francesi consumano più cannabis di noi italiani: è la dimostrazione che la demonizzazione e il proibizionismo hanno un effetto opposto rispetto a quello voluto. Ancora una volta, legalizzare è l’unica soluzione sensata. E adesso l’ha capito pure la pragmatica Svizzera

“Nonostante il suo divieto, nella Confederazione circa 200mila persone consumano regolarmente canapa con un tenore di THC superiore all’1% per scopi ricreativi“. A fotografare la realtà è il ministro della Sanità svizzero Alain Berset. Una realtà molto semplice, che vale in Svizzera come nel resto d’Europa: il proibizionismo non funziona. Lo sappiamo bene in Italia, dove, nonostante l’ondata ideologica guidata dalla Lega, i consumi di cannabis sono al top in Europa, secondi solo a quelli della Francia (non a caso un altro Paese in cui vige una delle legislazioni più punitive).

Ci sono vari modi di affrontare la realtà. C’è la via propagandistico-ideologica della demonizzazione, che prevede la diffusione massiccia di disinformazione interessata, l’irrigidimento dei controlli che arrivano persino dentro le classi degli istituti superiori, la banalizzazione che porta a confondere “droghe” leggere come la cannabis con droghe (senza virgolette) vere come cocaina o eroina. È la linea del “si comincia con uno spinello e si finisce con una siringa”, che non ha portato a nulla di buono finora (se non al ritorno della siringa, che tutti fingono di non vedere).

Poi ci sono le vie coraggiose della legalizzazione. È quella che è stata scelta, per esempio, dal governo canadese, che ha liberalizzato su tutto il suo territorio, il consumo di marijuana a scopo ricreativo, o di tanti Stati americani, dalla California al Colorado, dal Michigan al Massachusetts. Un percorso apparentemente travolgente, tanto che in pochi mesi anche il presidente (una volta) proibizionista Donald Trump sta valutando aperture di ogni tipo nei confronti della canapa e della cannabis, forse convinto dal fatto che l’ultimo sondaggio condotto a livello nazionale dal Pew Research Center ha svelato che il 62% degli americani è favorevole alla legalizzazione.

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Eclettica, una street factory nell’entroterra della Sicilia

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 09:00

Un’area di incubazione artistica, ecologica e sportiva in cui i cittadini, giovani ma non soltanto, possano aggregarsi ed esprimersi con lo scopo di realizzare i propri talenti, apprendendo e diffondendo buone pratiche. È questo l’obiettivo di Eclettica, centro polifunzionale di Caltanissetta composto di spazi aperti e chiusi che è stato riqualificato dopo 15 anni di degrado. Fino a diventare uno dei più innovativi progetti di coesione urbana e sociale presenti oggi in Sicilia.

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In Francia chi legge lo sport non è considerato un minus habens

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:59

Ve l’immaginate la Gazzetta dello Sport, o il Corriere dello Sport, o anche pagine sportive di autorevoli quotidiani nazionali, dedicare un ampio approfondimento all’emergenza “furti con scasso” in casa dei calciatori? 

Da noi, e per noi intendiamo in Italia, il rapporto sport-criminalità è sempre stata fondamentalmente una questione territoriale. A seconda della latitudine, la notizia viene trattata differentemente. Un Rolex scippato a un calciatore del Napoli, ovviamente a Napoli, conduce al riflesso pavloviano delle mani della camorra sulla squadra. È un iter consolidato: le foto di Maradona nella vasca a conchiglia dei Giuliano, lo scudetto perduto in favore del Milan di Sacchi e Berlusconi, la paura dei calciatori di vivere a Gomorra. E via discorrendo. 

Lo stesso Rolex scippato a Milano o a Torino, persino a Roma, è derubricato a fisiologico e statisticamente prevedibile episodio di criminalità. Perché il Rolex, a differenza del potere, può logorare soltanto chi ce l’ha. E spesso i calciatori lo indossano. 

All’estero, invece, non sembra esserci la suddivisione territoriale di cui soffre l’Italia. Ce ne siamo accorti leggendo L’Equipe, uno dei più importanti giornali sportivi del mondo. È francese. E la scorsa settimana ha dedicato la copertina e le prime cinque pagine al fenomeno dei furti nelle case dei calciatori del Psg (e non solo). 

All’estero, qui parliamo della Francia, il giornalismo sportivo non è calciocentrico. Le notizie più importanti possono essere relative al rugby, al ciclismo, al nuoto, alla pallamano, al calcio femminile. Da noi sarebbe impensabile. Così come sarebbe impensabile mandare in stampa uno o più numeri senza nemmeno un articolo di calciomercato, per concentrarsi invece sulla banda che colpisce quando i calciatori sono i campo. 

Perché questa è una delle particolarità di questo fenomeno. Una particolarità da film. Calciatori milionari, da Thiago Silva a Dani Alves, lasciano le loro lussuose abitazioni iper-blindate e vanno a lavorare, ossia giocare a calcio. Rientrano a casa e trovano l’appartamento svaligiato. Capita soprattutto ai calciatori del Psg. Ma non solo. L’unica notizia che richiama l’Italia è quella relativa a Marsiglia un tempo pecora nera del Paese. «Oggi qui non accade più nulla».

Per il resto, nessuno in Francia si sogna di avanzare analisi socio-criminali del fenomeno. Semplicemente, ci sono individui molto ricchi che attirano l’attenzione di delinquenti specializzati. Col dettaglio giornalistico non irrilevante che potrebbe esserci una gola profonda alla base dei colpi seriali. Per brevità, diciamo che in Francia non considerano gli appassionati alla stregua di minus habens. Si può essere appassionati di sport e allo stesso tempo essere interessati a fenomeni socio-criminali. Il lettore modello non è equiparato a un rozzo che ha come solo obiettivo quello di vedere la propria squadra di calcio vincere. E di quello che accade fuori da un campo di gioco, non gliene po’ frega’ de meno (per dirla sin troppo chiaramente).

Oppure, ed è una realtà triste ma con cui bisogna fare i conti, in Francia semplicemente l’appassionato di sport è diverso da quello italiano. Ha passione per il gesto sportivo in sé. Quando Federer vince il centesimo torneo della carriera, si aspetta dal proprio giornale un approfondimento che sia all’altezza dell’evento. E se per caso trovasse l’apertura de L’Equipe dedicata alla vittoria di una squadra di calcio qualsiasi, subisserebbe la redazione di e-mail o di telefonate di protesta. 

Da noi, probabilmente, accade l’esatto contrario. Ci piacerebbe cullarci nel masochismo degli organi d’informazione. La realtà, temiamo, che sia ben più deprimente.   

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Per una Milano più respirabile scatta l’Area B

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:33

Sarà la ZTL più grande d’Italia e coinciderà quasi con i confini della città: Area B è la mossa del Comune di Milano per ridurre drasticamente le emissioni attraverso un blocco sistematico degli ingressi dei veicoli e un sistema di telecamere che, da 15 attivate a fine febbraio, passeranno ad essere ben 188 in totale entro il 1 ottobre 2020.

Area B – come si percepisce immediatamente guardando le mappe – non ha nulla a che vedere con i confini dell’ormai nota Area C, molto più “generosi” nei confronti di chi si è recato finora in città utilizzando veicoli inquinanti. È importante innanzitutto ricordare che, in questo caso, l’accesso non sarà a pagamento. Appositi cartelli sono posizionati in prossimità dei varchi di accesso per avvertire i guidatori e la viabilità è stata ripensata perché siano comunque in tempo per effettuare un’inversione di marcia qualora si accorgessero all’ultimo di essere a bordo di un veicolo non autorizzato all’ingresso in città.

Il divieto d’accesso scatta a partire dal 25 febbraio e sarà in vigore dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle ore 19.30 per i veicoli a benzina Euro 0 e per i veicoli diesel Euro 0, 1, 2, 3. Dal 1 ottobre 2019 il divieto sarà esteso ai diesel Euro 4 e poi progressivamente interesserà tutti i veicoli diesel entro il 2030.

I varchi attivi sono stati posizionati nelle vie Anassagora, Pirelli, Sarca, Giuditta Pasta, Gallarate, Tofano, Basilea, Zurigo, Gonin, Baroni, Cassinis, Rogoredo, Carlo Feltrinelli, Mecenate, Fantoli.

Nessuna ZTL è però possibile senza un ripensamento del trasporto pubblico. Intervistato a margine del Party for Planet organizzato da People for Planet, l’assessore alla Mobilità Marco Granelli ha dichiarato: “Stiamo potenziando il trasporto pubblico, con l’avvio della M4, linea della metropolitana di Milano in costruzione che prevede il collegamento della città da est, con capolinea Linate Aeroporto, a sud-ovest, attestandosi al capolinea di San Cristoforo. Partirà entro il 2021, con nuove fermate nei due anni successivi (completamento entro il 2023). In più c’è il prolungamento della M1 e della M5 verso Monza: progetto appena finanziato. (…) Sappiamo che oggi il 46% delle auto in circolazione viene da fuori Milano, dove non a caso il trasporto pubblico è meno efficiente e costa di più. La nostra riforma punta ad abbassare il costo e migliorare l’offerta per chi viene da fuori Milano: andando quindi a cercare nuovi utenti dei mezzi pubblici tra chi oggi li può usare meno.

Area B sarà grande quasi quanto Milano, visto che interesserà il 72% del territorio comunale. Nel periodo 2019-2026 l’obiettivo è la riduzione delle emissioni legate al traffico veicolare di circa 25 tonnellate di PM10 allo scarico e di 900-1.500 tonnellate di ossidi di azoto.

Fonte: http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/mobilita/area_b

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Latte in formula e violazioni della legge: ecco le multe previste

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:15

Il Decreto ministeriale 82/2009 mette chiaramente nero su bianco quali siano le violazioni sanzionabili riguardo produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte artificiale destinato ai lattanti (bimbi entro i primi sei mesi di vita) e del latte in formula cosiddetto “di proseguimento” (ovvero quello che si utilizza dopo i primi sei mesi di vita) e il Decreto legislativo 84/2011 specifica quale sia l’importo delle multe nei casi di trasgressione.

Per fare un po’ di chiarezza, Ibfan (International Baby Food Action Network) Italia ha riassunto le principali, e precisa che attualmente la legge italiana:

  • vieta qualsiasi pubblicità e incentivo per aumentare le vendite di latte 1 (0-6 mesi). Nei volantini pubblicitari dei negozi, sui social network, sui siti web, non si può inserire uno sconto o una promozione sui latti 1 (ovvero quelli destinati a neonati di età compresa tra 0 e sei mesi). Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • vieta l’uso di espositori speciali per il latte 1 (0-6 mesi). Negli spazi riservati alle vendite non si possono inserire espositori. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta la vendita promozionale di latte 1 (0-6 mesi). Il latte per neonati non può essere venduto in promozione. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta la consegna al pubblico di campioni, di omaggi, premi e buoni sconto di latte 1 (0-6 mesi) Le mamme – ma anche le nonne – non possono ricevere campioni omaggio, premi e buoni sconto, nemmeno online. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di usare termini come “umanizzato”, “maternizzato”, “adattato” in riferimento al latte 1 (0-6 mesi) e vieta di usare immagini di lattanti o altre diciture che inducano ad idealizzare l’uso del prodotto. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che l’etichetta del latte 1 (0-6 mesi) rechi obbligatoriamente la dicitura che il prodotto è “idoneo fin dalla nascita” se i bambini non sono allattati, oltre all’indicazione di valore energetico, proteine, carboidrati, grassi, minerali, vitamine nei loro tipi e quantità. Deve inoltre riportare le istruzioni riguardanti la corretta preparazione conservazione e smaltimento nonché i pericoli di una preparazione e una conservazione inadeguate. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di produrre o diffondere materiale informativo o didattico che possa far intendere che l’alimentazione con la formula equivalga all’allattamento al seno. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che sulle etichette siano riportate obbligatoriamente le norme e le precauzioni da seguire per la ricostituzione della formula in polvere, sia per il latte 1 (0-6 mesi) che per gli alimenti di proseguimento, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e del ministero della Salute. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che le etichette riportino obbligatoriamente informazioni tali da permettere un uso appropriato degli alimenti di proseguimento, non scoraggino l’allattamento e che consentano di distinguere chiaramente il latte 1 (0-6 mesi) da quello di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che per la pubblicità degli alimenti di proseguimento sia evidenziato obbligatoriamente che l’uso sia su consiglio del medico e per bambini oltre i sei mesi compiuti, quando non si dispone di latte materno. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che nella pubblicità degli alimenti di proseguimento sia riportato obbligatoriamente che il latte materno venga offerto per quanto possibile anche dopo lo svezzamento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede obbligatoriamente che l’etichettatura del latte 1 (0-6 mesi) e dei latti e degli alimenti di proseguimento consenta al consumatore di distinguere chiaramente un prodotto dall’altro per evitare qualsiasi rischio di confusione tra il latte 1 e i latti e gli alimenti di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che per gli alimenti di proseguimento sia obbligatoriamente riportata la dicitura che sono idonei a lattanti superiori a 6 mesi compiuti di età e che non devono essere usati in alcun modo al posto del latte materno nei primi 6 mesi compiuti. Inoltre devono evidenziare che la decisione di avviare l’alimentazione complementare sia presa in accordo con un professionista indipendente dell’alimentazione. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di produrre o diffondere materiale informativo o didattico che possa far intendere che l’alimentazione con la formula equivalga all’allattamento. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta qualsiasi pubblicità del latte in formula negli ospedali, consultori familiari, asili nido, studi medici. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • richiede che sulle pubblicazioni scientifiche vengano riportate obbligatoriamente solo informazioni di carattere scientifico, basate su documentate evidenze che non devono, in nessun modo, avvalorare l’idea che l’alimentazione artificiale sia equivalente o superiore all’allattamento. Questa violazione prevede una  sanzione amministrativa pecuniaria da 15000 a 90000 €
  • vieta di approntare uno spazio prestampato sulla lettera di dimissione per la prescrizione dei sostituti del latte materno. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • vieta alle imprese interessate agli alimenti della prima infanzia di contribuire o sponsorizzare in maniera diretta o indiretta i congressi in cui si parla dell’alimentazione della prima infanzia a meno che non siano proposti da società scientifiche nazionali note per la promozione dell’allattamento. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • richiede che il materiale informativo o didattico per il latte 1 (0-6 mesi) e gli alimenti di proseguimento destinato agli operatori o ai servizi sanitari si basi obbligatoriamente solo su evidenze, sia limitato agli aspetti scientifici e distingua chiaramente il latte 1 (0-6 mesi) dagli alimenti di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta alle aziende sanitarie di acquistare il latte in condizioni di scorrettezza e non trasparenza. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta donazioni e acquisti a prezzi promozionali per distribuzione al di fuori delle aziende sanitarie. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €

Segui la nostra inchiesta! qui gli articoli già pubblicati:

Latte in formula e violazioni della legge: le sanzioni ci sono. Ma nessuno controlla

Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

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Carlo Petrini: «La nascita di Slow Food? È tutta colpa di una frittata.

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 16:00

«Dopo una cena in osteria insieme il principe Carlo mi confessò: “Questa è stata una delle serate più belle della mia vita”. Gli risposi: “Maestà, ma che vita avete fatto finora?”». Milano e le radio libere

La casa di Carlo Petrini a Bra, in provincia di Cuneo, è una casa concepita per non rimanere mai da soli: stoffe vivaci, foto alle pareti, è concentrata attorno a un salottino con tre divanetti in circolo, come a evocare una ininterrotta e fitta conversazione. Gli amici che sono venuti a prendere il caffè stamattina se ne vanno ridendo e lasciando nell’aria un «Carlìn, stame bin» o un «As veduma». Perché stammi bene e ci vediamo suonerebbero irrispettosi se rivolti al fondatore di Slow Food, che è diventato uno degli italiani più famosi all’estero proprio grazie alla piemontesità disincantata e pragmatica dell’esageròma nen.

Cioè «non esageriamo», restiamo con i piedi per terra. A settant’anni e dopo aver dato vita a un’associazione oggi presente in 160 Paesi ci riesce ancora?

«Se così non fosse non continuerei a viaggiare come un forsennato da un capo all’altro del mondo. L’altro ieri sono tornato da un viaggio in California e in Messico. Ho parlato con i contadini, ho incontrato rappresentanti di governo. Una delle ministre messicane oggi è una delegata di Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo in seno a Slow Food. Certo, oggi la buonanima di mia madre direbbe che “travaiè l’è n’auta roba”».

Eppure Carlìn è rimasto a Bra. Terra di contadini e di cattolici. Come ha fatto un comunista come lei a fondare Slow Food, Terra Madre, l’università di Pollenzo proprio qui?

«Vede, quando ero giovane qui a Bra di me dicevano: “È un comunista, sì, ma è una brava persona”. La politica non sempre coglie il pragmatismo di certi strati sociali, si illude che tutto sia riconducibile a una questione ideologica. Se fai le cose giuste e sensate e se le fai bene, non serve rincorrere slogan vuoti».

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Morti vere per farmaci falsi

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 15:33
Farmaci contraffatti: un business migliore dell’eroina

Il business delle droghe contraffatte è un commercio con profitti enormi. Mentre per $ 1.000 investiti il traffico di eroina produce una media di $ 20.000 di guadagno, lo stesso investimento nella falsificazione di un “blockbuster” di farmaco secondo l’Iracm (Istituto di Ricerca AntiContraffazione dei Medicinali) produce un profitto di da $ 250.000 a $ 450.000, fino a oltre 20 volte di più del traffico di eroina. Non solo più lucrativo dei narcotici, ma anche particolarmente meno rischioso in termini di possibili conseguenze penali. «Il rapporto tra investimento, rendimento e rischio è fenomenale. Ecco perché questo traffico è in crescita, afferma Bernard Leroy, direttore di Iracm. Nonostante i pericoli per la salute pubblica, il traffico di farmaci contraffatti non entra nel campo del narcotraffico. I farmaci contraffatti sono soggetti alle norme sulla contraffazione dei prodotti. Ma la contraffazione dei medicinali, poiché riguarda la salute umana, dovrebbe essere punita molto più severamente delle falsificazione delle borse Louis Vuitton. «Ecco che si spiega come mai il principale cartello della droga messicano sarebbe anche interessato a convertirsi verso la produzione e il commercio farmaci falsi”.

100.000 morti all’anno solo in Africa

Uno su dieci farmaci venduti in tutto il mondo è un falso, dice l’OMS (organizzazione Mondiale della Sanità). In alcuni Paesi, questa cifra può raggiungere anche sette farmaci su dieci, in particolare in Africa, dove ogni anno muoiono 100.000 persone a causa dell’uso di farmaci contraffatti.

Che cosa rappresenta questa produzione illegale in relazione al volume della produzione farmaceutica globale? Secondo Bernard Leroy (Iracm), «la produzione legale ammonta a 1 trilione di dollari mentre le medicine false rappresentano tra 70 e 200 miliardi di dollari nel mondo». La maggior parte della produzione di falsi è concentrata in Cina e India, due paesi che producono anche materie prime e ingredienti attivi di molti farmaci commercializzati nei paesi occidentali. «In Pakistan, la produzione avviene nei cortili. In Cina è nel settore legale che produce la materia prima per tutto il mondo che si concentra il traffico illegale” spiega il direttore di Iracm.

Oltre alla contraffazione ci sono poi a volte problemi nello stoccaggio edistribuzione dei farmaci. Secondo Bernard Leroy, «i contenitori di medicinali provenienti dalla Cina sono talvolta conservati in Africa. A volte, per ottenere una tangente prima di far rilasciare il carico di medicinali, l’ufficiale della dogana lascia i contenitori sotto il sole. All’interno, la temperatura può salire fino a 80 gradi. Questo riattiva automaticamente i ceppi di vaccino.»

In Benin, il presidente Patrice Talon, in carica da aprile 2016, sta combattendo una feroce battaglia contro le medicine contraffatte. Al 32esimo summit dell’Unione Africana ad Addis Abeba, il 10 febbraio, i paesi membri hanno adottato il trattato che istituisce l’Agenzia africana dei medicinali per combattere la proliferazione delle medicine false. «Stiamo sviluppando sistemi di contrasto al traffico criminale di farmaci ma questo sta avvenendo troppo lentamente, dice Bernard Leroy. Ci deve essere un’azione forte anche da parte del G7 e in particolare del G20».

I farmaci falsi in Europa

In Europa il problema della falsificazione è di natura diversa. Le imitazioni dei prodotti hanno raggiunto un tale livello di sofisticazione che a volte è impossibile distinguere il vero dal falso ad occhio nudo. Fortunatamente i consumatori sono protetti da un sistema di distribuzione nelle farmacie che finora si è dimostrato sicuro. «I farmaci più falsificati sono i prodotti contro disfunzione erettile, dimagrimento, anabolizzanti. Viaggiano attraverso due canali: aree di transito, come porti o aeroporti, e Internet.»

L’operazione “Pangea“, avviata dall’Interpol e dall’Organizzazione mondiale delle dogane, è il principale sforzo coordinato a livello internazionale per combattere il traffico di prodotti sanitari illegali. Nell’ultimo anno ha reso possibile identificare 116 siti di rivendita illegale.

L’operazione europea Mismed è stata lanciata nel 2017 in seguito alla scoperta del traffico di Subutex (un farmaco usato per combattere le dipendenze da droga) tra Francia e Finlandia. L’operazione Mismed combatte anche la piaga dei “medicinali usati in modo improprio”. Molte droghe legali, come Subutex, sono dirottate dal loro uso e quindi rivendute a fini psicotropi.  Secondo il direttore di Mismed, Jacques Diacono «le indagini hanno dimostrato che il problema dei farmaci contraffatti è sempre più importante in Europa. Alcuni prodotti hanno l’aspetto dell’imballaggio corretto ma non lo sono. Quasi la metà delle medicine sequestrate sul suolo europeo contraffatte hanno l’aspetto del prodotto legale. Attraverso questa operazione, i vari servizi europei hanno condotto 43 indagini giudiziarie e arrestato 24 gruppi criminali organizzati nei 16 paesi partecipanti.»

L’Europa approva Datamatrix per combattere i falsi. In Italia solo dal 2025

Un codice a barre per ogni farmaco venduto. Questa è la misura presa per combattere la recrudescenza delle medicine contraffatte in Europa. Entrato in vigore il 9 febbraio, questo dispositivo di serializzazione dà seguito ad una direttiva europea approvata nel 2011. Chiamato “Datamatrix”, il nuovo pittogramma in bianco e nero non è solo un codice a barre. E una vera carta d’identità per il farmaco, ora presente su ogni confezione di medicinali venduti in Europa. Il numero è una sequenza di 20 caratteri alfanumerici. Verificherà che la scatola è libera da ogni manipolazione. Una volta scansionato, l’imballaggio e i suoi dati vengono controllati in tempo reale su un database europeo. Oltre a questo numero di serie, ogni confezione sarà dotata di un dispositivo antimanomissione: un anello di cartone che garantirà al consumatore che il farmaco non è stato aperto. L’obiettivo di questa misura è combattere il traffico di medicinali falsificati nella catena di approvvigionamento legale. Ma anche per rafforzare il circuito di distribuzione dei farmaci per rintracciare e localizzare il falso.

Il Governo italiano ha chiesto e ottenuto l’introduzione nel nostro Paese di Datamatrix solo dal 2025 poiché da noi esiste già un sistema di tracciatura (il bollino autoadesivo), sebbene le organizzazioni delle case farmaceutiche auspicassero l’immediata introduzione anche da noi di Datamatrix.

Fonti:
liberation.fr
iracm.com
who.int
europol.europa.eu

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Pane e latte vegetale: quanto risparmia chi li fa in casa

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 15:00

Da un’indagine di Qualescegliere.it la scelta più conveniente è quella di realizzare da soli il pane senza glutine: il costo della materia prima è alto, ma si riescono a tenere in tasca quasi 800 euro in un anno

Basta ritagliarsi un paio di ore a settimana per risparmiare oltre 200 euro l’anno e mangiare alimenti di cui fidarci al cento per cento. Ma il risparmio, se vogliamo, è anche di tempo: perché chi si auto-produce il cibo non ha più bisogno di leggere e decifrare le etichette al supermercato per controllare tabelle nutrizionali ed elenco degli ingredienti.

A quanto ammonta questo risparmio di denaro? Il calcolo l’ha fatto l’Osservatorio Consumi di Qualescegliere.it il sito dedicato alle recensioni di prodotti e servizi. I prodotti presi in esame rientrano in due categorie: il pane (bianco, integrale, in cassetta e senza glutine) e le bevande vegetali a base di riso, mandorla e soia.

Secondo l’analisi di Qualescegliere.it il maggior risparmio si otterrebbe producendosi da soli il pane senza glutine a Milano: a fine anno rimarrebbero in tasca quasi 800 euro. Si spenderebbe esattamente la metà. Notevoli, anche se non così ampi in termini assoluti, i margini di risparmio per chi si prepara il latte di riso in casa: 145 euro all’anno, quasi la metà rispetto a quanto si pagherebbe acquistando nella grande distribuzione.

Pane. Per calcolare la spesa lo studio ha ipotizzato un consumo standard di 3 chili di pane a settimana. Il costo è stato calcolato sulle piazze di Milano, Roma e Napoli, la meno cara tra queste. Ed ecco che per mangiare pane senza glutine sotto al Vesuvio – ma anche nella Capitale – si spendono 1404 euro l’anno, contro i 1716 di Milano. A fare la differenza è il costo della farina senza glutine, circa doppio rispetto a quello di semola e farina integrale. Cifre più contenute per il pane bianco (312 euro l’anno a Napoli contro i 516 di Roma e Milano), mentre per il pane integrale ai napoletani va davvero di lusso: 390 euro l’anno contro i 624 delle altre due città analizzate.

A fronte di questo, l’Osservatorio ha calcolato il costo delle materie prime (lievito di birra e farina, a seconda del tipo di pane che si vuole realizzare) e il costo medio di una macchina del pane, che è stato individuato in 150 euro. Una spesa, quest’ultima, da considerarsi una tantum, visto che si tratta di apparecchi che possono funzionare per diversi anni.

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45 foto di panchine creative da tutto il mondo

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 10:49

Abbiamo visto come l’arte o il design inseriti all’interno di un contesto urbano facciano la differenza: luoghi arricchiti da manifestazioni di creatività. Nel caso specifico parliamo di panchine dallo stile unico, a volte bizzarro, ma sempre stimolanti e che rinnovano l’immagine di luoghi di aggregazione.

Panchine che spuntano da una pavimentazione, panchine coloratissime o addirittura ricoperte all’uncinetto, altre quasi dalla forma assurda; sapevate che esistono delle panchine ingegnose che non temono la pioggia?

Vi invitiamo a scorrere la lista qui sotto per scoprire le panchine creative disseminate per il mondo.

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Un gesto semplice che può fare la differenza: i muri della gentilezza

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 09:00

Angoli colorati, creativi e piacevoli, allestiti con appendiabiti dove chi vuole può lasciare vestiti, cappotti, scarpe, sciarpe in buono stato per aiutare i più poveri ad affrontare l’inverno.

Se non ne hai bisogno lascialo, se ne hai bisogno prendilo” è una delle scritte comparse su questi muri nella città di Mashad, in Iran, da dove poi questi muri molto speciali si sono diffusi in tutto il Paese, nel 2015. E da lì in tutto il mondo.

Il muro della gentilezza comparso ad Uppsala in Svezia ha una forma di grande appendiabiti a forma di cubo, lo ha voluto un’agenzia immobiliare del centro per farsi pubblicità in maniera originale e comunque benefica. In quella zona le temperature scendono sotto lo zero per buona parte dell’anno e gli indumenti per proteggersi sono quanto mai necessari.

Anche in Italia ci sono state iniziative simili nate in varie città, una di queste è Modica – qui è partito tutto dagli scout – ma anche a Parma, a Bologna e a Firenze. In queste iniziative senza gestione ci vuole educazione, civiltà e intelligenza per mantenerle in vita e per non creare altri tipi di problemi; bisogna che la cittadinanza sia “pronta” per non vanificare un’iniziativa bella e utile.

Il muro nato a Roma lungo la via Cassia per volontà di una scuola romana con il patrocinio del Municipio XV, dopo solo sei mesi è stato abbandonato e sopra si trova un cartello “Per mancanza di gestione non conferite qui nessun indumento”. Il muro si è trasformato in un deposito senza controllo di abiti, indumenti vari ed oggetti, molti dei quali logori e inutilizzabili al punto da non essere quello il luogo adatto per conferirli.

Le regole affisse sono state disattese e il muro si è trasformato in una discarica a cielo aperto lungo il ciglio di una strada.

Essendo luoghi senza gestione queste iniziative, nate da cittadini più sensibili, dipendono da tutti, e ovunque può accadere che, per la cattiva educazione di alcuni, da una buona idea, da un atto di solidarietà, possa derivare invece un problema.

Un’altra notizia di solidarietà viene da Latina. Qui muri, formati da pannelli in legno, sono stati messi dal Comune per impedire l’accesso al mercato coperto da parte dei senzatetto che cercavano riparo.

I tristi pannelli di legno però, invece di dividere, hanno spinto verso un gesto di gentilezza: vi sono stati affissi appendiabiti e portati indumenti da destinare ai senzatetto. Un cartello apposto a fianco recita “Il vostro muro di intolleranza sarà la nostra solidarietà“.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Fonti:
https://www.terranuova.it/News/Stili-di-vita/I-muri-della-gentilezza
https://roma.repubblica.it/cronaca/2016/10/18/foto/roma_fallisce_l_esperimento_del_muro_della_gentilezza_ora_e_abbandonato_al_degrado-150071636/1/#1https://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/30100-muro-gentilezza-latina

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La truffa dei diamanti: mi meraviglio della meraviglia

People For Planet - Lun, 03/04/2019 - 02:18

La meraviglia dovrebbe essere essere uno stile di vita. Se hai smesso di sorprenderti molto tempo fa, è giunto il momento di ricominciare. Il motivo è semplice: meravigliarsi fa bene. E’ una medicina naturale da “assumere” quotidianamente insieme all’entusiasmo.

In questi ultimi giorni  mi  meraviglio della meraviglia.

È notizia di questi giorni che l’inchiesta sulla presunta truffa (la chiamano ancora presunta) dei diamanti si allarga tanto da perdere contorni e confini. Escono fuori i nomi delle banche e i nomi dei clienti, solo quelli eccellenti, come Vasco Rossi, Federica Panicucci, Simona Tagli, Diana Bracco.

La Guardia di Finanza sequestra circa 700 milioni di euro. Bpm, Banca Aletti, Unicredit (ma davvero?), Intesa e Mps risultano indagate.

Tra il 2012 e il 2016 due società, Idb e Dpi, avrebbero (avrebbero?) venduto, attraverso intermediazione, diamanti ad un prezzo superiore, di molto, al reale valore.

Tutto questo, e tanto altro ancora, è scritto in Io so e ho le prove, edito da Chiarelettere sin dall’ottobre 2014. È tutto quello che so, che ho visto, che ho odiato, che ho denunciato e che ho raccontato prima degli altri, che non mi meraviglia, che un po’ mi rende orgoglioso perché forse ho dato ai truffati la possibilità di capire in anticipo, di essere rimborsati

C’è qualche altra cosa allora che potrebbe stupirci? Sicuramente! Nessuno ha detto finora (io sì in “Io so e ho le prove”) che la truffa è iniziata nel 2000, come testimoniano le circolari della banca presso la quale ho lavorato per 22 anni. E quindi la platea dei truffati si allarga. Come mai l’indagine si riferisce solo al periodo 2012-2016? I truffati ante 2012 sono di serie B?

Per il resto nessun stupore?

State calmi, c’è dell’altro.

Dicono che i giornali non godono di buona vita e allora ho capito che forse seguono la logica di Frank Underwood, il personaggio della serie televisiva House of cards interpretato da Kevin Spacey: “Quando la carne fresca sei tu, uccidi e dagli in pasto qualcosa di più fresco”.

Ah Kevin Spacey, che attore! È stato mangiato anche lui. Forse l’ha meritato, forse no, ma quelli di cui voglio parlare io no, loro non l’hanno meritato, sono stati colpiti dalla suddetta pietra nella sinistra e poi ignorati. In questo caso la carne fresca è Vasco Rossi, è Federica Panicucci, è Simona Tragli, è Diana Bracco. Il pubblico ha fame! Gli altri truffati? Ma chi se ne frega.

Non vi fa rabbia? Migliaia e migliaia di truffati che non contano niente, le loro storie non contano niente, perché non fanno vendere, non saziano le persone. Povero Vasco, ha perso due milioni e mezzo di euro. Chi dice “povero Vasco” ha venduto due milioni e mezzo di singoli e ha fatto due milioni e mezzo di spettatori?  Non me ne voglia la rockstar ma lui quell’investimento può pure scordarlo e non fare “rewind”.

Salvatore “rewind” lo fa ogni sera. Salvatore è un impiegato, voleva far studiare i figli e ha investito in ciò che gli hanno detto sicuro, a rendimento sicuro. Lui ha perso i suoi risparmi, ha visto cadere i suoi progetti, il suo futuro, della sua famiglia. Lui San Siro non può riempirlo.

Almeno una riga, una sola riga, gliela si poteva dedicare.

Magari per meravigliarlo.

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Mal di schiena solidale

People For Planet - Dom, 03/03/2019 - 12:00

La ciambella costa infinitamente meno di sedie e poltrone ergonomiche e la puoi portare ovunque!

È ormai opinione condivisa anche negli ambienti scientifici che gran parte (non tutti) i dolori alla schiena abbiano come causa primaria o importante concausa errori posturali: cioè, si sta per troppe ore in posizioni sbagliate.

Un esempio semplice riguarda coloro che passano molto tempo alla scrivania. Stando fermi a lungo si verificano due effetti negativi.

Alcuni muscoli restano contratti per troppo tempo, questa contrazione causa una cattiva circolazione del sangue nei capillari, quindi alla lunga si può verificare un danno per le cellule e quindi infiammazione; inoltre i muscoli contratti possono arrivare a premere sui nervi causando dolori.

Un altro effetto della posizione innaturale è che la pressione lungo la spina dorsale si concentra su alcuni punti delle vertebre, anche qui c’è contrazione, cattiva circolazione e quindi un’infiammazione che provoca dolore.

Ovviamente se hai mal di schiena è essenziale innanzi tutto rivolgersi a un medico specializzato e verificare che non ci siano cause più gravi.

Se il dolore ha come causa solo una posizione scorretta è utile seguire un corso di ginnastica posturale per ritornare a posizioni e movimenti naturali (vi sono tanti metodi molto buoni: per esempio quello Mézières, o Alexander, per citarne due tra i più noti, e i metodi antiginnastica, ecc…).

Ho tratto giovamento anche da una serie di massaggi di un esperto di Osteopatia, particolarmente efficaci per sciogliere le contrazioni.

Attenzione a NON sottoporsi a massaggi dolorosi che possono causare danni aumentando l’infiammazione. Se il massaggio provoca dolore o comunque è troppo forte fa male. E prima di farmi camminare sulla schiena da qualcuno voglio vedere che abbia almeno due lauree. In medicina. Le lauree in letteratura romanza non valgono.

Ovviamente la ginnastica serve a poco se poi passi ore a una scrivania, perché comunque tendi a restare immobile e quindi metti sotto stress alcuni punti delle vertebre e crei ipercontrazioni muscolari.

Da una trentina d’anni sono in commercio sedie e poltrone geniali che hanno la caratteristica di essere elastiche. Questa elasticità fa sì che ogni minima variazione della posizione delle braccia o della testa si trasmetta alla sedia che la amplifica. In questo modo ci si trova a dover riequilibrare il movimento della sedia per restare in equilibrio e quindi si modifica leggermente la posizione degli anelli della spina dorsale, evitando così contratture e la pressione eccessiva sempre sugli stessi punti di contatto.

Lo stesso effetto si ottiene con grandi palloni di gomma resistente al peso, che costano un po’ meno delle sedie ergonomiche.

Io ho sperimentato diverse soluzioni di seduta e alla fine ho optato per un cuscino a ciambella, non troppo gonfio, che mi dà grande beneficio al costo di 15/20 euro.

Inoltre me lo posso portare ovunque, gonfiato, dentro una borsa di tessuto leggero con i manici di corda. E all’occorrenza funziona pure da borsa.

Ho avuto grandissimi benefici anche dalla pratica di stendersi e muovere la spina dorsale in tutte le direzioni possibili ma solo di un paio di centimetri e (qui sta il bello) IL PIU’ LENTAMENTE POSSIBILE.

E per lentamente intendo proprio molto lentamente. Il più lentamente possibile.

Il movimento rallentato è una tecnica scoperta dai cinesi almeno 3mila anni fa.

Da questa scoperta è nato il Tai Chi, che in occidente si pratica spesso lentamente ma non troppo, disponendosi in posizioni codificate.

In Cina però ho visto alcuni anziani praticarlo molto più piano.

Questo perché cercando di muoversi alla velocità della lumaca pigra si ottiene il rilassamento della muscolatura profonda, detta anche emotiva o non razionale.

Il cervello, cercando di realizzare un movimento lentissimo, è costretto a chiedere ai muscoli che sono contratti di rilassarsi.

Si può praticare questa ginnastica anche senza conoscere i movimenti codificati dal Tai Chi. Movimenti di pochi centimetri, lentissimi, sono di per sé molto efficaci.

E te ne rendi conto subito perché la spina dorsale dopo alcuni minuti, si riscalda per l’effetto del rilassamento che fa aumentare la circolazione del sangue lungo i capillari.

L’altro vantaggio di questa ginnastica è che può essere praticata anche solo per pochi minuti. E una volta che, grazie al movimento lento, hai imparato a muovere tutti i muscoli, anche quelli che non sai di avere, poi tendi spontaneamente a muoverli sempre lì, che è super benefico. Inoltre questa ginnastica la puoi fare ovunque, anche in piedi o su una sedia, e se ti muovi poco e molto piano nessuno si accorge che stai facendo ginnastica.

Molto benefici sono poi stati bagni in piscine a 34 gradi, con questa temperatura si può restare immersi a lungo senza sentire freddo.

Il metodo migliore che ho sperimentato è quello di stendersi nell’acqua con cuscini pieni d’aria sotto la nuca e sotto le ginocchia o le caviglie. Ci sono in commercio vari tipi di galleggianti fatti apposta ma due o tre salvagenti per bambini, di quelli classici da mare, a ciambella, un po’ sgonfi, possono andare benissimo e costano pochi euro.

Ci si stende sull’acqua, sostenuti dai galleggianti e semplicemente ci si rilassa. Il movimento che si produce respirando trasmette movimenti piccoli e lenti alla spina dorsale con uno straordinario effetto rilassante sulla muscolatura.

Ottimo poi se una persona ti trascina sull’acqua lentamente compiendo movimenti a “S”, si ottiene così una leggera mobilitazione delle vertebre e quindi tonificazione e rilassamento. Ed è veramente gradevole e ipnotico, vai in trance piacevole!

Sempre in acqua calda ci si può mettere in piedi, accovacciati o in ginocchio (a seconda della profondità della piscina), immersi nell’acqua fino al mento, in modo tale che respirando l’aria che entra nei polmoni aumenti il galleggiamento del busto. In questo modo è il galleggiamento aumentato che genera un effetto di lieve e delicato allungamento della spina dorsale. Piacevole!

Se hai sperimentato altri metodi per arginare il mal di schiena pubblica il tuo contributo nello spazio dei commenti a questo articolo. Socializziamo le conoscenze migliori!

Grazie!

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Le foto della manifestazione People a Milano

People For Planet - Sab, 03/02/2019 - 18:54

Pelle Bianca come la cera
Pelle Nera come la sera
Pelle Arancione come il sole
Pelle Gialla come il limone
tanti colori come i fiori.
Di nessuno puoi farne a meno
per disegnare l’arcobaleno.
Chi un sol colore amerà
un cuore grigio sempre avrà.

(Gianni Rodari, La Pelle)

Perchè si è manifestato, leggi qui

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Le balene libere grazie a Di Caprio e Pamela Anderson

People For Planet - Sab, 03/02/2019 - 17:30

La Guardia Costiera russa ha annunciato che un centinaio di orche, beluga e trichechi, imprigionati illegalmente in Russia nella baia di Srednyaya, vicino a Vladivostok, verranno presto liberate.
A far conoscere la situazione dei cetacei sono state le denunce di alcune associazioni ambientaliste e una petizione lanciata su change.org che ha raccolto oltre 900 mila firme, anche grazie al fatto di essere stata rilanciata da alcuni vip impegnati nella causa ambientalista, in primis Leonardo di Caprio e Pamela Anderson.
Addirittura sembra che lo stesso presidente russo Vladimir Putin, chiamato in causa da una lettera aperta della Anderson, si sia mosso di persona per assicurarsi che la “prigione delle balene” venga chiusa al più presto.

La petizione, che ha reso nota al pubblico questa situazione, si pone come obiettivo di arrivare a un milione di firme ed è tutt’ora in corso (se volete leggerla e firmare la trovate qui).

Nel testo si spiega: “E’ il più grande numero di animali marini mai detenuto all’interno di gabbie temporanee. Alcune di queste balene sono rinchiuse lì da luglio. Gli esperti fanno notare che questi mammiferi marini vengono venduti agli acquari in Cina, nonostante il fatto che possano essere catturate unicamente a scopo scientifico. […] All’interno di questi piccoli recinti ci sono 11 orche, 5 piccoli trichechi e 90 piccole beluga, 15 delle quali sono ancora neonati e completamente dipendenti dalle madri“.
Si chiede quindi di liberarle il prima possibile, in condizioni di sicurezza, e affidarle a personale specializzato.

I video e le foto, realizzate grazie a un drone, giravano già da novembre scorso: si vedono gli animali in gabbie di una decina di metri per lato, poco profonde e anguste, oppure immagini dove vengono spostati per essere indirizzati chissà dove.
(IL VIDEO)

‘Whale prison’ discovered by drone in Far East Russia pic.twitter.com/gkZBVmYwVp— RT (@RT_com) 8 novembre 2018

La mobilitazione globale è servita a suscitare l’attenzione delle autorità e a far loro assicurare che gli animali saranno liberati al più presto, anche se non è semplice, perché bisogna trovare il modo di farlo senza mettere in pericolo i piccoli o esporli troppo al freddo.

Rimarrebbe anche il problema burocratico: le autorità hanno detto di aver denunciato i responsabili e di stare eseguendo le indagini del caso, soprattutto perché le società coinvolte potrebbero voler cercare di dimostrare che la cattura dei cetacei è avvenuta per scopo scientifico, cosa consentita in Russia. I motivi reali della cattura sarebbero però ben altro che scientifici: un cetaceo potrebbe valere anche un milione di dollari sul mercato cinese. Le società che sono risultate proprietarie delle gabbie non sarebbero nuove a questi traffici: secondo una notizia ripresa su La Stampa e tratta dal quotidiano russo Novaya Gazeta, avrebbero già esportato 13 orche in Cina tra il 2013 e il 2016.

La popolarità del caso fa ben sperare per una conclusione rapida e per una liberazione degli animali. Resta da vigilare costantemente perché questo avvenga una volta che il clamore mediatico si sarà spento. Le 900 mila persone che hanno firmato la petizione, speriamo continuino a controllare. Al mondo serve avere quasi un milione di baywatch.

Immagine di skeeze su Pixabay

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“Il 30% della Terra deve diventare area protetta”

People For Planet - Sab, 03/02/2019 - 12:19

Le maggiori Ong che si occupano di conservazione hanno lanciato un appello affinché il Pianeta possa rimanere in buona salute e ricco di biodiversità. Ma cosa vada inteso esattamente per “protezione” non è ancora ben chiaro.

Negli ultimi giorni di gennaio un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha risposto a un appello pubblicato nel dicembre 2018 da alcune delle maggiori organizzazioni mondiali di conservazione della natura nel quale si chiede che il 30% del pianeta sia protetto entro il 2030 e il 50% entro il 2050. Ma cosa significhi esattamente “protetto” e come i paesi possano raggiungere questi obiettivi, è ancora oggetto di discussione.

Secondo gli ambientalisti, che questi alti livelli di protezione sono necessari per salvaguardare i benefici che gli uomini traggono dalla natura (i cosiddetti servizi ecosistemici), come il filtraggio dell’acqua da bere e lo stoccaggio del carbonio che altrimenti farebbe aumentare ulteriormente l’effetto serra e quindi il riscaldamento globale. Queste aree protette servirebbero anche a prevenire le estinzioni di massa.

Gli esseri umani, e i loro animali domestici, hanno relegato il resto della vita sulla Terra ai margini. Solo il 4% della massa totale dei mammiferi del mondo è rappresentato da animali selvatici. L’altro 96% è costituito da noi stessi e dal bestiame che alleviamo. Dal 1970 le popolazioni di animali selvatici (mammiferi, uccelli, pesci e anfibi) sono diminuite in media del 60%.

La perdita di habitat è considerata come la causa principale dell’estinzione di specie e il drammatico declino osservato in queste popolazioni è un campanello d’allarme che indica come molte specie siano in pericolo di estinzione. La buona notizia è che c’è ancora tempo per salvare molte specie. La Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura indica 872 specie come estinte, ma un enorme numero, 26.500 specie, sono considerate come minacciate di estinzione. Per salvarle, devono essere protetti, e presto, sia i loro habitat che le altre specie dalle quali dipendono. 

CONTINUA SU NATIONALGEOGRAPHIC.IT 

FOTO: La Sarara Conservancy nel Nord del Kenya, dove i pastori locali di 18 diversi gruppi etnici gestiscono le terre sia per il pascolo del bestiame che per gli animali selvatici, in quello che è considerato un nuovo modello di conservazione. Fotografia di Ami Vitale, Nat Geo Image Collection

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Lavorare meno, lavorare tutti

People For Planet - Sab, 03/02/2019 - 09:00

Lavorare meno + lavorare tutti = economia in ripresa + lavoratori meno stressati. La proposta di  legge regionale firmata da Piergiovanni Alleva, per anni ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università di Bologna e poi Consigliere regionale, vorrebbe realizzare questa formula per ridurre la disoccupazione distribuendo il monte orario su un più ampio numero di persone e senza lo stanziamento di fondi specifici.

«Lavorare meno»: il lavoratore che in forma volontaria aderisce alla proposta andrà a lavorare un giorno in meno e la perdita di stipendio andrà compensata con strumenti di welfare aziendale su servizi comunque a lui necessari.

«Lavorare tutti»: se questa proposta un giorno diventerà legge, per ogni quattro lavoratori che aderiscono, si andrebbe a creare un nuovo posto di lavoro.

Secondo il sociologo Domenico De Masi, nel suo libro “Il lavoro nel XXI secolo”, edito da Giulio Einaudi: il progresso tecnologico è andato ad eliminare, e in forma sempre più rapida, più manodopera di quanta riusciamo a riassorbirne; in pochissimi anni le operazioni dei settori agricolo, minerario, manifatturiero si sono realizzate con un quarto di quell’energia umana che prima era necessario impegnarvi. E quella curva continuerà a crescere molto velocemente, riducendo ancora inevitabilmente la domanda di lavoro.

C’è un dossier pubblicato da Arel, Agenzia di ricerca e legislazione, realizzato dall’economista Carlo Dell’Aringa, dove si scopre che in Italia in dieci anni si è verificata una riduzione delle ore di lavoro di circa il 15 per cento, ma il numero di persone che risultano occupate è lo stesso.

Le persone lavorano meno ore perché trovano solo occupazioni non piene oppure stagionali. Secondo molti economisti,  una riduzione della quantità di lavoro pro capite, non è di per sé un fattore negativo, ma ciò deve avvenire in un quadro di redistribuzione del lavoro controllata, cogestita e sostenuta dal welfare, aumentando di fatto il numero di occupati complessivo.

In Germania è stato siglato un accordo con i sindacati per consentire ai metalmeccanici con esigenze famigliari di ridurre l’orario a 28 ore settimanali, pur mantenendo i livelli salariali. In questo modo, considerando che i metalmeccanici sono prevalentemente uomini, si dà a loro la possibilità di partecipare alla vita e agli impegni familiari, condividendo con le donne gli impegni e i carichi di queste funzioni, ma anche il piacere di partecipare più attivamente alla vita familiare.

Nel nostro Paese questo modello potrebbe risultare però difficile da replicare: questa flessibilità è ben gestibile nelle imprese di grandi dimensioni, mentre nelle piccole si rischia di imbattersi in gravi problemi di direzione. “E nella tipica impresa italiana, che ha meno di 15 dipendenti, la riduzione d’orario di un dipendente potrebbe aggravare i carichi di lavoro di un altro, a meno che non vi sia una seria pianificazione dei compiti e una gestione manageriale” spiega nel dossier Dell’Ariga.

Nella proposta di riduzione di un giorno di lavoro di Piergiovanni Alleva, per aggirare lo scoglio principale, che è la riduzione dello stipendio di circa il 20%, è previsto che questa quota venga compensata con forme di welfare aziendale, che però devono essere defiscalizzate. Si tratterebbe di servizi che il lavoratore sosterrebbe comunque: dall’asilo ai buoni spesa; il datore di lavoro – allo stesso tempo – non pagherebbe le tasse su questi voucher.

La Coop si sarebbe detta disponibile a fornire buoni spesa con uno sconto del 15% in funzione dei nuovi contratti.

Secondo la proposta di legge di Alleva, è però necessaria una modifica a livello nazionale nel testo Unico delle imposte sui redditi, che dovrà essere estesa, incrementando l’elenco dei bonus per i quali è prevista la defiscalizzazione con i voucher offerti al lavoratore, al pari degli altri benefit di welfare aziendale.

Il datore di lavoro non ci rimette nulla, anzi, ringiovanisce l’organico: la proposta di legge darebbe priorità alle nuove assunzioni, ai giovani disoccupati sotto i 29 anni per i quali è previsto un salario di ingresso inferiore, ma comunque uno stipendio.

Per il lavoratore, non c’è bisogno di dire cosa significhi avere tempo in più: oltre a meno stress e maggiore produttività complessiva nelle ore lavorate, anche una maggiore partecipazione alla vita familiare,  ma anche, e in generale, la possibilità di utilizzare questo tempo per altre attività capaci di “produrre” beni utili per migliorare la qualità della vita, individuale e collettiva.

Fonti:

http://espresso.repubblica.it/affari/2018/06/04/news/lavorare-meno-lavorare-tutti-oggi-piu-che-mai-e-indispensabile-ridurre-l-orario-di-lavoro-1.323303

https://ilmanifesto.it/lavorare-meno-lavorare-tutti-2/

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/24/lavorare-meno-lavorare-tutti-la-rivoluzione-che-parte-dallemilia-romag/37544/

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‘People – Prima le persone’

People For Planet - Ven, 03/01/2019 - 14:00

Politiche nuove ed efficaci per il lavoro, la casa, i diritti delle donne, la scuola e a tutela delle persone con disabilità: scelte radicalmente diverse in materia di immigrazione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà.

«Don Milani diceva che le mani pulite non servono a molto se le teniamo in tasca». Danilo De Biasio è il direttore del Festival dei Diritti Umani e tra gli organizzatori della manifestazione nazionale di domani, sabato 2 marzo ‘People – Prima le persone’, prevista a Milano, da Palestro al Duomo; inizialmente l’arrivo era previsto alla Stazione Centrale, in piazza Duca d’Aosta, ma la massiccia adesione di persone e organizzazioni ha imposto una piazza più grande, il Duomo, appunto: lo hanno annunciato sulla pagina Facebook dell’evento i Sentinelli di Milano, anche loro tra gli organizzatori della giornata di protesta. Ad oggi le adesioni superano le 30mila persone. Invariato il luogo di partenza, corso Buenos Aires angolo via Palestro, alle 14: l’arrivo in piazza del Duomo è previsto per le 18.

Lo slogan scelto – ‘prima le persone’ – sottolinea la necessità di “politiche sociali nuove ed efficaci per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità. Noi ci battiamo – ha scritto il comitato promotore – per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà”.

Oltre a I Sentinelli di Milano, la manifestazione è stata promossa anche da associazioni come Anpi della provincia di Milano, Acli Milano, Monza e Brianza, Actionaid, dal Comitato Insieme senza Muri, Amnesty International Italia, Arci Milano, Monza e Brianza e Lodi, le organizzazioni sindacali come Cgil, Cisl e Uil, Libera Milano, Medici Senza Frontiere e Terre Des Hommes.
E in queste settimane hanno aderito oltre 800 associazioni, come il Comitato Promotore del Nobel per la Pace per Riace, l’Aned di Bergamo, Assopace Palestina Milano, Futura2018 e molte altre, compreso questo giornale. Parteciperanno poi 3500 associazioni di singole persone, esponenti del mondo della politica come il segretario Cgil Maurizio Landini, quello della Cisl Annamaria Furlan e quello della Uil Carmelo Barbagallo, l’ex presidente della camera Laura Boldrini, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il segretario reggente e candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (e anche lui candidato alla segreteria del Pd), il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, l’ex ministro Emma Bonino.

Ci sono episodi particolari nella cronaca politica degli ultimi mesi che vi hanno spinto con maggiore decisione verso l’organizzazione di questa manifestazione? 
«Purtroppo c’è un campionario di episodi di imbarbarimento. Più che i singoli gesti mi hanno colpito molto le giustificazioni che esponenti della politica – in primis il Ministro dell’Interno – hanno usato. La responsabilità di un omicidio, di un’aggressione, di uno scherzo crudele sono di chi li compie: su questo non si discute. Ma se non c’è una inequivocabile condanna da parte degli esponenti politici una parte della colpa ricade anche su di loro. Superare quel limite etico è la forma più preoccupante di imbarbarimento perché non è più controllabile razionalmente», risponde De Biasio.

La manifestazione è un «invito a non rimanere inerti di fronte alle brutture del mondo e a essere operativamente coerenti con le proprie convinzioni. Di fronte alla marea montante di razzismo e violazioni dei diritti umani abbiamo sentito l’esigenza di rendere pubblica la nostra preoccupazione e di dimostrare che chi crede nell’universalità dei diritti umani difende chi ne viene privato. Non parliamo solo dei migranti: accettare che alcuni siano cittadini di serie B privati dei propri diritti, apre la strada ad altre violazioni. La forza del diritto sta proprio nella sua illimitatezza: diritti uguali per tutti, senza badare al colore della pelle, al sesso, alla lingua parlata, al conto in banca è un bene per l’intera società».

Cosa potrebbe fare l’Europa per far conoscere se stessa e ridurre nazionalismi e populismi che così pericolosamente contraddistinguono oggi i suoi Stati membri? Penso ad esempio al caso Brexit, alla enorme perdita economica che ne è conseguita – per il Regno Unito e l’Europa tutta. Brexit è nata da un appello populista ma ciò nonostante, ora che i britannici navigano nel caos più totale, riescono comunque e sempre ad incolpare l’Europa, e non il governo che ha promosso Brexit, secondo un recente sondaggio. Cosa si dovrebbe fare evitare questo, per diffondere conoscenza?

«Fake-news non può essere tradotto come “bugia”, è un concetto più complesso: segnala che sempre più persone ascoltano solo le notizie che confermano il loro punto di vista, senza domandarsi (o senza capire) se quel dato è vero, falso o verosimile» continua De Biasio. «Perché stupirsi dunque dell’assurdo balletto intorno alla Brexit? L’analfabetismo funzionale è sfruttato da politici senza scrupoli.»

«Egoismo, nazionalismo, paura: il vento soffia in quella direzione. E potrebbe durare a lungo. La storia della conquista dei diritti umani racconta che alcune battaglie sono state combattute da un pugno di persone, minoranze, utopisti. Comunicare un’alternativa più giusta, più sana, più conveniente per tutti deve avvenire con ogni linguaggio possibile: portare testimonianze nelle scuole, smontare i luoghi comuni nei dibattiti televisivi, evidenziare le buone pratiche”, conclude De Biasio. “E andare in manifestazione, in tanti, sabato 2 marzo”.
Noi ci saremo.

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A Pechino bisogna vincere una lotteria

People For Planet - Ven, 03/01/2019 - 11:00

È una delle drastiche misure con cui da anni il governo cinese sta provando a ridurre l’inquinamento, riuscendoci

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Pechino – la capitale della Cina – è la 56esima città più inquinata del mondo: forse una posizione più bassa di quanto ci si possa immaginare, soprattutto perché da alcuni anni il governo cinese ha introdotto una serie di drastiche misure per limitare l’inquinamento e la concentrazione di particolato nell’aria della città. Una di queste è il sistema in vigore dal 2011 per ridurre il numero di auto: per comprare un’auto nuova, gli abitanti di Pechino devono iscriversi a una lotteria e sperare di vincerla. Cosa per niente facile: nel 2018 le targhe messe a disposizione erano 100mila (nel 2013 erano 240mila), tra cui 38mila per auto a benzina e 54mila per auto elettriche. Pechino ha più di 20 milioni di abitanti.

L’obiettivo della città è ridurre il numero di auto registrate a 6,3 milioni entro la fine del 2020. Questo significa che nelle estrazioni, che avvengono ogni due mesi, viene concessa circa una targa ogni 2.000 persone che ne hanno fatto richiesta.

Nel 2014 il primo ministro cinese Li Keqiang disse davanti ai tremila delegati dell’Assemblea nazionale del popolo che la Cina avrebbe “dichiarato guerra all’inquinamento”, mettendo per la prima volta la tutela dell’ambiente davanti alla crescita economica. La Cina veniva da anni in cui la situazione dal punto di vista dell’inquinamento era praticamente disperata, e ancora oggi è tra i posti peggiori del pianeta in cui respirare. Sempre secondo la classifica dell’OMS, la città cinese più inquinata è Baoding, al 19esimo posto: ma tra la 22esima e la 500esima posizione ci sono altre 285 città cinesi, di gran lunga il paese più rappresentato.

La lotteria per le nuove auto non è l’unica misura adottata in Cina contro l’inquinamento: la più importante infatti è stata forse la limitazione all’uso del carbone, diversa da provincia a provincia (in quella di Pechino, per esempio, è stata disposta una riduzione del 50 per cento). La Cina ha stanziato l’equivalente di quasi 90 miliardi di euro per combattere l’inquinamento nella sola capitale. Il piano ha avuto anche degli intoppi: nel 2017 il governo dispose l’eliminazione delle caldaie a carbone senza che ci fosse un adeguato piano per sostituirle, lasciando centinaia di migliaia di persone senza riscaldamento per tutto l’inverno.

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La Compagnia Teatrale Fo Rame vi aspetta in Val d'Agri! Ecco il programma di eventi in occasione del lancio di CUORE BASILICATA

Il blog di Dario Fo - Ven, 03/01/2019 - 10:40

Il progetto CuoreBasilicata entra nel vivo con la programmazione di una serie di eventi e il lancio del sito web cuorebasilicata.it
Per maggiori informazioni mandare una email a info@curebasilicata.it

 

Spettacolo teatrale con Jacopo Fo: Calzini sul comò, ti amo ma non li trovo
8 marzo 2019 ore 21.00 presso la Sala del Centro Sociale di Villa d'Agri 

La vita potrebbe essere meravigliosa se non ci fossero disastri sentimentali.
Non ci sarebbero neanche le guerre. Io mi sento di poter affrontare questo tema di fronte a una platea solo perché, modestamente, nel settore patimenti amorosi strazianti, notti insonni a piangere e a strapparsi i capelli e i peli delle ascelle, sono un’autorità internazionale. Non avete mai provato a strapparvi i peli delle ascelle per la disperazione? Dovreste provare, è un’esperienza. E in questo spettacolo ve lo dimostrerò. Ho delle cicatrici. Si, parecchie. E tutte zig zagate, perché così fa più male. Quando le hanno viste al pronto soccorso volevano farmi l’anestesia prima di ricucirmele. Ma io ho detto: “No. Il dolore fisico non è nulla.” Subito dopo hanno iniziato a ricucirmi e ho iniziato a urlare e ho chiesto se sull’anestesia potevo ripensarci. Anzi gli ho chiesto se potevano darmi tutta l’anestesia che avevano. E magari lanciare anche un allarme regionale per requisire quella di altri ospedali. Comunque in questo spettacolo non mi occuperò del dolore. Piuttosto di quelle domande trabocchetto tipo: Ti sembro ingrassata? Non sono domande, sono pistolettate alla schiena. Qualunque risposta io ti dia sono un uomo morto. Se dico di no mi rispondi: ”Si vede che non mi guardi più!” Se dico: “Sei ingrassata appena un pochino ma potresti fare un po’ di ginnastica e torni subito in forma” sono un uomo finito e gli amici del bar parleranno di me al passato. Comunque parlerò anche delle soluzioni. Questo è uno spettacolo ottimista, in fin dei conti. Ad esempio io ho riscontrato miglioramenti drastici quando ho scoperto che è inutile essere sinceri, onesti e coerenti, trattare le donne da uomo a uomo. Se tu semplicemente non hai voglia di andare all’Ikea e glielo dici lei, semplicemente, ha una caduta del desiderio sessuale che supera la caduta del muro di Berlino. Se invece fai oscenamente finta di essere entusiasta dei tavolini di sequoia olandese daltonica, rifiniti con olio di coccinella australiana lei poi ti fa il famoso Sorriso Ikea. E vi posso giurare che è meglio della caduta del muro di Berlino in tutti i sensi.
Partecipazione gratuita, posti limitati, registrazione obbligatoria a questo link.

 

Masterclass di Recitazione Scenica con Jacopo Fo e Mario Pirovano
9 e 10 marzo 2019 presso la Sala del Centro Caritas di Viggiano (PZ) 

Rivolta ad appassionati, attori amatoriali e non. Verrà affrontato l’argomento “teatro” sotto vari punti di vista: dallo spettacolo, al gioco, agli aspetti fondamentali della scrittura e della rappresentazione di un testo teatrale.
Per 2 giorni si parlerà di teatro e arte, di passione e emozioni, di empatia e comunicazione. Si giocherà con i rudimenti del mimo e della voce. I partecipanti potranno misurarsi direttamente con la recitazione, la mimica e la dialettica di scena e potranno assistere a spettacoli messi in scena da Jacopo Fo e Mario Pirovano. Si condivideranno momenti della giornata ascoltandosi e ascoltando gli altri, imparando dagli errori di tutti, vivendo insieme in allegria esperienze e giochi.

Partecipazione gratuita, posti limitati, registrazione obbligatoria su EventBrite .

 

Mario Pirovano recita Mistero Buffo di Dario e Franca Rame
10 marzo 2019 ore 21.00 presso la Sala del Centro Sociale di Villa d'Agri 

“Mistero Buffo” di Dario Fo e Franca Rame recitato da Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983 e formato dai due artisti. In occasione dei 50 anni dalla prima, che ricorrono nel 2019, Mario Pirovano reciterà i monologhi originari di Mistero Buffo arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso questo spettacolo famoso in tutto il mondo.

Per assistere allo spettacolo (gratuito) è necessario registrarsi su Eventbrite.

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