People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 23 min 24 sec fa

Fase 2 per parrucchieri e centri estetici: porte aperte, visiere, distanza di 2 metri

Mer, 05/13/2020 - 16:57

Dal parrucchiere si potrà andare ma solo su prenotazione e utilizzando postazioni alternate con una distanza minima di 2 metri. Gli ambienti dovranno essere sanificati ogni giorno e sarà necessario che sia i clienti che il personale indossino le mascherine. Nei centri estetici sarà d’obbligo l’uso di cabine chiuse (che andranno sanificate dopo ogni utilizzo) e saranno vietati sauna, bagno turco e idromassaggio. E per quanto riguarda i locali che ospitano queste attività è consigliato tenere le porte aperte ed eliminare gli impianti di ricircolo dell’aria sia di riscaldamento che di raffrescamento. Sono solo alcune delle indicazioni da seguire in vista della riapertura dei servizi per la cura della persona riportate nel documento stilato dall’Inail (l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) e dall’Iss (l’Istituto superiore di sanità), nell’ottica del contenimento dei contagi da nuovo coronavirus (Sars-Cov-2).

Riapertura tanto attesa

La riapertura delle attività legate al settore della cura della persona è molto attesa dagli addetti del settore poiché la loro sospensione risale a più di due mesi fa, all’inizio del lockdown (DPCM del 9 marzo), poiché, come si legge nel documento approvato dal Comitato tecnico scientifico (Cts) per il contrasto all’emergenza Covid-19, per via “delle caratteristiche proprie di alcune delle attività svolte da diversi profili professionali (parrucchieri, barbieri, ecc) che prevedono uno stretto contatto con il cliente risulta difficile il rispetto dell’ormai noto ‘distanziamento sociale‘ considerato come uno dei punti chiave nella prevenzione del contagio da SARS-CoV-2″.

Distanza minima di 2 metri e barriere per l’area lavaggio

Per quanto riguarda parrucchieri e barbieri le attività dovranno svolgersi esclusivamente su prenotazione durante la quale bisognerà già indicare il tipo di trattamento richiesto in modo da ottimizzare i tempi di attesa. Ogni attività dovrà predisporre delle aree per le fasi di attesa tecnica, come la messa in posa del colore, e barriere separatorie per le aree di lavaggio. Sarà necessario prevedere una distanza minima di almeno 2 metri utilizzando postazioni alternate e sanificare ogni giorno gli ambienti, e l’uso delle mascherine sarà obbligatorio sia da parte del personale sia da parte del cliente a partire dall’ingresso nel locale.

Disinfettare apparecchiature dopo ogni uso

Nei centri estetici bisognerà prevedere trattamenti alternativi a quelli che abitualmente prevedono l’uso del vapore e saranno vietati sauna, bagno turco e vasca idromassaggio. Durante i trattamenti estetici i pannelli delle cabine dovranno rimanere chiusi e tutte le apparecchiature dovranno essere disinfettate con detergenti idroalcolici o a base di cloro dopo ogni utilizzo. Per la cura della barba e del viso è consigliato l’uso, oltre che delle mascherine chirurgiche, anche di visiere o schermi facciali, e sarà fondamentale garantire la formazione dei lavoratori sull’uso dei dispositivi di protezione individuale.

Per approfondire: leggi il documento completo

Categorie: Altri blog

In Lombardia continua a imperversare il virus maledetto con il numero più alto d’Italia di contagiati e la regione fa POCHI tamponi

Mer, 05/13/2020 - 15:30

Non è questione di destra e sinistra. ZAIA, il presidente della Regione Veneto, è un leghista cattivo ma ha capito che bisogna fare i tamponi!!!

Categorie: Altri blog

Il Mondo che verrà: l’ambiente al centro del post-coronavirus

Mer, 05/13/2020 - 15:00

E chiedono la partecipazione dei cittadini che attraverso idee e proposte possono contribuire a un futuro nuovo e sostenibile.

Il futuro dipende da noi e dovrà essere sostenibile

Oggi più che mai dovrebbe essere chiaro il nostro impatto sull’ambiente e sugli ecosistemi e quali possano essere le conseguenze disastrose dei nostri comportamenti.

Di recente il WWF ha presentato il report “Pandemie, l’Effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, in cui ha evidenziato la relazione tra deforestazione e traffico di animali selvatici alla diffusione di virus che, come abbiamo visto, possono mettere in serio pericolo la nostra salute, il nostro sistema sanitario e il nostro tessuto sociale.

Il legame tra la distruzione degli ecosistemi da parte dell’uomo e malattie è sempre più evidente e per questo, se vogliamo prevenire nuove pandemie, dobbiamo necessariamente rivedere il nostro modello di sviluppo, immaginando una strada diversa da quella intrapresa fino a oggi.

Un’impresa ardua e ambiziosa che non può essere delegata solo a chi ci governa, ma che dipende da ognuno di noi. Tutti noi infatti siamo responsabili della crisi climatica e tutti noi dovremo collaborare per costruire un futuro diverso.

Per questo il WWF, da sempre impegnato nella difesa dell’ambiente, ha lanciato la campagna “Il mondo che verrà” in cui chiede a tutti noi di avanzare proposte e idee per un futuro che sia davvero sostenibile e che punti a tutelare l’ambiente, base di partenza per preservare la nostra salute e la nostra vita sul Pianeta.

Le proposte possono essere inviate sulla pagina dedicata all’iniziativa e serviranno a orientare le richieste avanzate dal WWF verso le amministrazioni, per costruire un futuro nuovo e non ricadere negli errori del passato.

“Così come tutti insieme abbiamo affrontato la crisi sanitaria che ha provocato tanti lutti e tante difficoltà all’Italia ora tutti insieme abbiamo la necessità di costruire il Mondo che Verrà, ossia il mondo dopo il COVID-19”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.

Foreste, specie a rischio estinzione ed ecosistemi acquatici

Sono questi i tre temi da cui ripartire per un nuovo futuro.

Per immaginare un futuro sostenibile, è necessario partire dalla tutela della biodiversità, poiché senza biodiversità è a rischio anche la nostra sopravvivenza.

Foreste, specie a rischio estinzione ed ecosistemi acquatici sono i tre aspetti chiave su cui investire individuati da Legambiente che, proprio su questi temi, ha organizzato tre webinar online  in vista della Giornata mondiale della Biodiversità che si celebrerà il prossimo 22 maggio.

Durante gli appuntamenti, diversi esperti si confronteranno sugli interventi che sarà necessario mettere in campo nei prossimi anni per far fronte all’emergenza climatica che, come abbiamo visto, porta irrimediabilmente ad altre emergenze, in una sorta di effetto domino.

La tutela degli ecosistemi agroforestali è stato l’argomento trattato nel primo webinar trasmesso ieri da Legambiente: proteggere e tutelare i nostri boschi e investire sul verde urbano sono azioni fondamentali per mitigare gli effetti della crisi climatica, proteggere l’ambiente e la biodiversità e, di conseguenza, noi stessi.

I prossimi appuntamenti saranno invece incentrati sulle specie a rischio estinzione e sugli ecosistemi acquatici: sarà possibile seguirli in diretta streaming sulla pagina Facebook di Legambiente, e su quella di La Nuova Ecologia, rispettivamente il 14 e il 21 maggio alle ore 18.00.

Leggi anche:
Ambiente, sfide e opportunità del 2020
Carlo Petrini: Cambiare prospettiva per salvare agricoltura e ristorazione
Noam Chomsky: “I governi neoliberisti sono il problema, non la soluzione”

Categorie: Altri blog

Il desiderio aumenta con la lontananza: quando ci si rivede il cervello si illumina

Mer, 05/13/2020 - 14:00

La lontananza tra partner aumenta il desiderio di stare insieme: se chi ha avuto esperienza diretta di questa situazione può confermare che stare distanti dal proprio compagno/compagna aumenti la voglia di ritrovarsi, un gruppo di studiosi statunitensi ha per la prima volta dimostrato che quando ci si ricongiunge con il partner si illumina una particolare regione del nostro cervello, il “nucleus accumbens” (la stessa area cerebrale che si attiva anche durante l’uso di eroina o cocaina in base al cosiddetto “meccanismo di ricompensa”). Attenzione però. A fare la differenza è la stabilità della relazione: tanto più il legame è duraturo, spiegano i ricercatori, tanto maggiore è l’intensità dell’illuminazione dei neuroni di questa area del cervello.

Il desiderio costruisce legami duraturi

Sulle pagine della rivista Pnas – Proceedings of the National Academy of Sciences i ricercatori della University of Colorado Boulder (Stati Uniti) spiegano che, nella costruzione di legami duraturi, il desiderio che abbiamo del partner può essere tanto importante quanto – se non più importante – il modo in cui agiamo quando siamo insieme.

Studio sulle arvicole, piccoli roditori monogami

Lo studio è stato condotto esaminando le immagini cerebrali delle arvicole, piccoli roditori monogami. I ricercatori hanno esaminato il comportamento di dozzine di questi animaletti rilevando che più a lungo erano stati accoppiati, e quindi più stretto era il legame, maggiore era il gruppo di cellule che si illuminava quando si ritrovavano dopo un periodo di lontananza. Non solo: gli studiosi hanno anche visto che quando le arvicole si avvicinavano a esemplari sconosciuti, a illuminarsi era un gruppo di neuroni completamente diverso.

Individuate le basi neurali del ricongiungimento

“Al fine di mantenere le relazioni nel tempo, ci deve essere qualche motivazione per stare con quella persona quando si è lontani”, ha detto l’autore principale Zoe Donaldson, docente di neuroscienze comportamentali alla University of Colorado Boulder e prima autrice dello studio. “Il nostro è il primo studio a individuare le possibili basi neurali all’origine della motivazione al ricongiungimento“.

Leggi anche:
Non solo passione: scoperta la ricetta dell’amore che vince il tempo Yoga demenziale con Jacopo Fo: come diminuire i litigi d’amore
Yoga demenziale con Jacopo Fo: lo zen e l’amore romantico

Categorie: Altri blog

In Italia si mangia meno carne rossa ma si macellano più animali

Mer, 05/13/2020 - 13:00

Gli italiani mangiano sempre meno carne rossa ma, paradossalmente, la macellazione di animali di piccola taglia è in aumento. Lo conferma un report stilato dall’organizzazione Essere Animali che spiega così questo strano trend in riferimento al decennio 2010-2019:

Mentre è calata di 4,5 milioni di quintali (-11%) la carne prodotta nei macelli italiani (in linea con un calo riscontrato anche nelle importazioni), è aumentato di 37 milioni il numero di animali macellati nel nostro Paese. Come si spiega questa differenza? Il motivo è semplice: è calato il numero di animali macellati di grossa taglia mentre è aumentato quello di piccola taglia. Il pollo è l’animale di cui si registra un notevole aumento nel consumo mentre sono diminuite le macellazioni della maggior parte degli animali a carne rossa

In Italia si mangia meno carne rossa poiché le persone e soprattutto le nuove generazioni, sono interessate a uno stile di vita più sano, a “un’alimentazione più attenta alla salute, ma anche per una maggiore consapevolezza e sensibilità rispetto alle condizioni in cui vengono allevati gli animali e all’impatto che questi prodotti hanno sull’ambiente.”

C’è stata anche, negli ultimi 10 anni, una graduale sostituzione del latte con alternative vegetali. Il consumo di latte vaccino, infatti, è diminuto del 15%.

Tuttavia, in questo cambio di tendenza, c’è un paradosso: a pagare le conseguenze di un cambio di rotta verso uno stile di vita più “healthy” sono gli animali a carne bianca, come il pollo, e i pesci:

Il consumo pro capite di pesce continua ad aumentare e nel 2017 ha superato i 30 kg all’anno, con una crescita del 50% rispetto al 2010.”

Il numero di allevamenti intensivi, però, non diminuisce: il report sottolinea che non ci sono cambiamenti significativi nella produzione di carne biologica e la conseguente diminuzione di allevamenti.

Maggiore empatia per gli animali a carne rossa

Secondo il report di Essere Animali, la scelta etica di evitare la carne rossa a discapito di polli e pesci riguarda anche una questione di empatia: ci si indigna contro le condizioni disumane a cui sono costretti vitelli, maiali e bovini negli allevamenti intensivi ma si  continuano a mangiare i pesci, che muoiono per asfissìa o i polli, che continuano a essere macellati in grande quantità.

Un passo avanti riguarda anche una crescente sensibilità nei confronti di altri animali: le nuove generazioni non mangiano né cavalli né conigli, considerati veri e propri animali da compagnia, così come cani e gatti: “allevamento e macellazione di queste specie nel prossimo decennio potrebbero addirittura arrivare a numeri vicini allo zero.”

Leggi anche:
Basta fondi pubblici agli allevamenti intensivi: la denuncia di Greenpeace
L’Uk vuole tassare la carne da allevamenti intensivi
Giornata dei Diritti degli Animali, in Italia il 90% degli allevamenti è intensivo

Categorie: Altri blog

Yoga demenziale con Jacopo Fo: I BATTERI TI AMANO

Mer, 05/13/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°19 – I batteri ti amano

Pillole di Yoga Demenziale N.19: I BATTERI TI AMANO!

Non ti è mai possibile stare in solitudine: ci sono sempre decine di migliaia di miliardi di batteri che vivono con te e ti amano. Prendi una pillola di Yoga Demenziale che ti fa bene!

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 4 aprile 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

Categorie: Altri blog

Basta soldi pubblici a chi inquina

Mer, 05/13/2020 - 11:46

Lo abbiamo pensato tutti. Con la morte nel cuore, ma dobbiamo dire che l’epidemia di coronavirus, o covid-19, ci ha portato anche cose buone. Prima di tutto ci ha fermato, ha fatto esplodere la natura in ogni contesto, ha abbattuto il rumore, l’inquinamento, ma soprattutto, la pandemia ci sta facendo pensare al futuro come mai avevamo fatto prima. Ripartiamo, rinasciamo, e da più parti si alzano voci su questa inaspettata opportunità: rinascere migliori di prima. A partire dal concetto di libero mercato.

Quel che possiamo lasciare

Stiamo lasciando un mondo in cui solo l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno 8,8 milioni di persone nel mondo: più di guerre e violenze, più di malattie come la malaria o l’Hiv, più del fumo. Un mondo in cui è in atto la 5° estinzione di massa a causa di disboscamenti e scomparsa degli habitat: ed entrambe le cose sono state direttamente associate alla causa e all’espandersi del coronavirus (qui l’ultima conferma). Una pandemia che uccide anche per la perdita economica indotta, e che riguarda milioni di persone, solo in India. L’alterazione climatica e l’innalzamento delle temperature hanno raggiunto livelli tali che lo scioglimento dei ghiacci si è rivelato recentemente 6 volte più veloce rispetto alla media degli anni ’90. Secondo gli esperti questo causerà non solo allagamenti di vaste zone abitate, ma anche lo scongelamento e la diffusione di nuovi virus finora sconosciuti.

Il mercato non è mai stato libero

Forti di un potere mai avuto prima, oggi i governi hanno in mano il destino di tutte le industrie, e possono scegliere quali far ripartire e prosperare, e quali no. Come sottolinea George Monbiot sul Guardian, industrie fossili, automobilistiche e aeree non dovrebbero essere sostenute da fondi pubblici. Quel che chiamiamo “libero mercato” non esiste, e da sempre sono le scelte dei governi – spinti dalla lobby delle categorie più ricche e potenti di quel determinato momento storico – a creare un mercato del tutto artificiale, sostenuto da soldi pubblici.

Possiamo parlare per giorni di piste ciclabili e incentivi alle biciclette, ma il vero cambiamento potrebbe arrivare solo se un’utilitaria costasse il triplo, un po’ più vicino al costo reale che comporta per la comunità in termini di morti, ricoveri e uso dello spazio pubblico. Così i viaggi aerei, purtroppo, il cui impatto è intrinseco e irrisolvibile: sappiamo che ogni sistema di compensazione delle emissioni è inutile, e l’unica riforma possibile è un taglio dei voli.

Al contrario il Regno Unito ha già stanziato 600 milioni di sterline in prestito a EasyJet e la Banca d’Inghilterra ha rilevato il debito di compagnie petrolifere quali Bp, Shell e Total. Eppure solo Easyjet, poche settimane prima, aveva distribuito dividendi agli azionisti per 171 milioni di sterline: per qualcuno il profitto è privato, insomma, mentre il debito è pubblico.

3 miliardi ad Alitalia, 24 alle crociere

Addirittura, l’Italia ha stanziato 3 miliardi per la propria compagnia di bandiera. Il settore aereo ha chiesto all’Europa nel suo complesso 13 miliardi di euro: liberi da vincoli ambientali. 24 miliardi li daremo al settore di quelle grandi navi inquinanti contro cui combattiamo da decenni (leggi qui del loro impatto). La sola Germania ha assicurato obblighi di pagamento per il finanziamento di navi da crociera costruite nel Paese per un importo di 25 miliardi di euro. Al contrario, settori sui quali si potrebbe puntare, come il turismo sostenibile, lamentano una fatale carenza di aiuti (leggi anche la lettera aperta di un bar di Milano). Addirittura, come non tutti sanno, il governo italiano finanzia gli allevamenti intensivi con soldi pubblici: la principale fonte di emissioni inquinanti e il settore meno colpito dalla crisi in corso. Infine, siamo certi che anche il settore delle auto, a furia di sgomitare, otterrà quello che chiede.

Cosa chiedono le persone?

Eppure un sondaggio Ipsos condotto recentemente in 14 Paesi del mondo ha parlato chiaro e ha parlato proprio in questo senso: il 65% della popolazione vuole che il clima sia una priorità per i piani governativi di ripresa economica post covid. E sapete cosa? Quest’anno – nonostante i due mesi di alt quasi totale di aerei e industrie ferme – le emissioni globali di anidride carbonica sono scese solo del 5,5%. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per frenare l’aumento della temperatura oltre l’1,5 gradi dovremmo ridurle almeno del 7,5% all’anno per i prossimi dieci anni.  

Categorie: Altri blog

Decreto Rilancio: c’è l’accordo su migranti, badanti e colf

Mer, 05/13/2020 - 11:00

A quanto si apprende dai quotidiani e agenzie di stampa, l’impianto dell’accordo resta sostanzialmente invariato: 6 mesi di permesso di soggiorno per i lavoratori stranieri attualmente irregolari.

In agricoltura le associazioni di categoria hanno segnalato che mancano 200mila persone per la raccolta e dei 300mila stranieri che lavorano nelle campagne italiane l’Osservatorio Placido Rizzotto stima che gli irregolari siano il 35%.

Negli accampamenti vivono tra 160mila e 180mila persone.

Numeri da brivido e ogni numero è una persona.

Il decreto dovrebbe far emergere il lavoro nero e regolarizzare almeno temporaneamente quanti ci permetteranno di mettere in tavola l’insalata di pomodori quest’estate.

Dopo giorni di discussioni, momenti in cui sembrava che tutto andasse a rotoli e che Italia Viva uscisse dal Governo, stanotte l’accordo è finalmente arrivato anche grazie anche all’intermediazione di Conte che in mattinata aveva dichiarato: “Regolarizzare per un periodo determinato migranti che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute tanto più in questa fase di emergenza sanitaria”.

Alla fine si è trovata la soluzione che accontenta l’ala destra del Movimento Cinque Stelle e Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura di Italia Viva: nella sanatoria saranno esclusi i datori di lavoro condannati anche solo in primo grado per caporalato o reati come lo sfruttamento di prostituzione e immigrazione clandestina.

“L’accordo sulle regolarizzazioni dei lavoratori è stato raggiunto. Anche per colf e bandanti. E anche per gli italiani. Non per le braccia, ma per le persone. Non era questione di bandierine, ma di dare risposte a chi aspettava da tempo legalità e diritti“. Lo scrive su Twitter il ministro Pd Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la Coesione territoriale.

Esatto, si tratta di persone.

Leggi anche:
No a giochi di gruppo in spiaggia e distanziamento anche in acqua
Covid-19, le destinazioni “sicure” per l’estate
18 maggio: saranno le regioni a decidere cosa riaprire

Foto da ilmanifesto.it

Categorie: Altri blog

Anche i cani hanno un’adolescenza difficile

Mer, 05/13/2020 - 10:15

Un adolescente è un adolescente, e adesso la scienza conferma che è così anche per i cani. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Biology Letters, e condotto dall’Università del Newcastle, non solo i cani adolescenti cercano il rischio, sfidano le regole e sono (molto) meno sensibili alle istruzioni del loro accompagnatore. Proprio come gli esseri umani, “se hanno una relazione meno sicura con i “genitori” avranno maggiori probabilità di mostrare un comportamento più conflittuale”, ha affermato.ssa Lucy Asher, coautrice della ricerca.

L’ipotesi sul perché

Proprio come noi, i cani meno sicuri del loro legame con il loro punto di riferimento possono “giocare” di più per testare la sua forza. Nei cani, ha spiegato l’esperta, potrebbe succedere perché l’animale sta valutando se è il caso di restare con l’attuale famiglia adottiva o seguire i suoi impulsi riproduttivi per trovare un compagno.

La cosa ha importanti ripercussioni: secondo lo studio, i canili hanno un picco di abbandoni di cani durante questa fase. E comprendere che è solo una fase sarebbe ottimale per superarla, al meglio, insieme. Magari con l’aiuto di un comportamentalista.

Leggi anche:
Covid-19, Usa: distanziamento sociale anche per cani e gatti
Perché i cani mangiano l’erba?

Categorie: Altri blog

Anche i cani hanno un’adolescenza difficile

Mer, 05/13/2020 - 10:15

Un adolescente è un adolescente, e adesso la scienza conferma che è così anche per i cani. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Biology Letters, e condotto dall’Università del Newcastle, non solo i cani adolescenti cercano il rischio, sfidano le regole e sono (molto) meno sensibili alle istruzioni del loro accompagnatore. Proprio come gli esseri umani, “se hanno una relazione meno sicura con i “genitori” avranno maggiori probabilità di mostrare un comportamento più conflittuale”, ha affermato.ssa Lucy Asher, coautrice della ricerca.

L’ipotesi sul perché

Proprio come noi, i cani meno sicuri del loro legame con il loro punto di riferimento possono “giocare” di più per testare la sua forza. Nei cani, ha spiegato l’esperta, potrebbe succedere perché l’animale sta valutando se è il caso di restare con l’attuale famiglia adottiva o seguire i suoi impulsi riproduttivi per trovare un compagno.

La cosa ha importanti ripercussioni: secondo lo studio, i canili hanno un picco di abbandoni di cani durante questa fase. E comprendere che è solo una fase sarebbe ottimale per superarla, al meglio, insieme. Magari con l’aiuto di un comportamentalista.

Leggi anche:
Covid-19, Usa: distanziamento sociale anche per cani e gatti
Perché i cani mangiano l’erba?

Categorie: Altri blog

Dentifricio e collutorio fai da te. Eco-sostenibili ed economici!

Mer, 05/13/2020 - 10:00

Forse alcuni si staranno domandando perché dovremmo realizzare un dentifricio e un colluttorio fai da te? La risposta è semplice: molti dei dentifrici che troviamo oggi in commercio possono essere dannosi sia per la nostra salute che per l’ambiente a causa delle microplastiche che contengono al loro interno. Infatti, queste piccole sfere in plastica, possono essere ingerite da noi e dai pesci una volta che finiscono nello scarico del lavandino. Dal canale YouTube Dolvia ecco una ricetta facile ed economica! Cosa mi serve:

  • Olio di cocco;
  • Oli essenziali a piacere;
  • Bicarbonato di sodio;
  • Sale;
  • Due recipienti in vetro: una bottiglia per il collutorio e un vasetto/barattolo per il dentifricio.
Dolvia

Leggi anche:
Come puoi ridurre le microplastiche dalla tua lavatrice
Vivere a “rifiuti zero” con eleganza

Categorie: Altri blog

Dentifricio e collutorio fai da te. Eco-sostenibili ed economici!

Mer, 05/13/2020 - 10:00

Forse alcuni si staranno domandando perché dovremmo realizzare un dentifricio e un colluttorio fai da te? La risposta è semplice: molti dei dentifrici che troviamo oggi in commercio possono essere dannosi sia per la nostra salute che per l’ambiente a causa delle microplastiche che contengono al loro interno. Infatti, queste piccole sfere in plastica, possono essere ingerite da noi e dai pesci una volta che finiscono nello scarico del lavandino. Dal canale YouTube Dolvia ecco una ricetta facile ed economica! Cosa mi serve:

  • Olio di cocco;
  • Oli essenziali a piacere;
  • Bicarbonato di sodio;
  • Sale;
  • Due recipienti in vetro: una bottiglia per il collutorio e un vasetto/barattolo per il dentifricio.
Dolvia

Leggi anche:
Come puoi ridurre le microplastiche dalla tua lavatrice
Vivere a “rifiuti zero” con eleganza

Categorie: Altri blog

Fase 2, che cultura sarà?

Mer, 05/13/2020 - 08:00

Intervista a Lucrezia Ercoli, direttrice artistica del festival Popsophia, sulla proposta del Ministro Franceschini di creare una piattaforma a pagamento per la cultura italiana, in stile Netflix

C’è molta confusione sul futuro dell’industria culturale italiana. All’appello di artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo per la creazione di un Fondo per la Cultura, si aggiungono le soluzioni fai da te di teatri e fondazioni in vista dell’estate. Festival lirici all’aperto, come il Ravenna festival, hanno inviato alla task force Colao le prime bozze di protocolli per concerti in sicurezza nei weekend di agosto. Ma faticano a vedersi risposte del governo – ammesso che la curva dei contagi non torni a salire nelle prossime settimane – su come poter concretamente organizzare l’offerta culturale del paese d’ora in avanti.

Unico segnale progettuale è quello di cui si è discusso molto in questi giorni, l’idea del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, di creare «una Netflix della cultura italiana che consenta di offrire online ciò che non si può usufruire dal vivo, naturalmente a pagamento». Digitalizzare la cultura italiana e renderla a portata di smartphone. Una proposta che da sola probabilmente non riuscirà a tamponare il disastro economico e sociale che la crisi ha prodotto nel mondo culturale italiano, composto da circa un milione e mezzo di lavoratori.

Ma in effetti è plausibile pensare che lo streaming sarà davvero il protagonista della convivenza della nostra cultura con il virus. Il Salone del Libro di Torino propone, dal 14 al 17 maggio, una serie di dirette e collegamenti su più piattaforme con scrittori e intellettuali, che verranno poi raccolti nel sito salonelibro.it. Tuttavia anche questa del Salone è una versione “extra” appunto, che non potrà mai sostituire la sua realizzazione fisica, ancora molto attesa da organizzatori, editori e lettori, probabilmente prevista per il prossimo autunno. Allo stesso modo di come non si può immaginare di non tornare a teatro ma di vedere spettacoli solo sullo schermo, nonostante sia certo che il digitale sarà sempre più presente in tutte le forme di espressione culturale.

Con Lucrezia Ercoli, docente dell’Accademia delle belle arti di Reggio Calabria e di quella di Macerata, nonché direttrice artistica del fortunato festival di filosofia contemporanea Popsophia, che si svolge ogni estate nelle Marche, proviamo a capire quali sono le nuove strade che il mondo culturale italiano dovrà percorrere dalla fase due in avanti.

Una “Netflix della cultura”, che ne pensa?

«Al momento è solo una dichiarazione d’intenti fatta dal Ministro Franceschini in televisione, ma concretamente non abbiamo visto proposte effettive con scenari per la ripartenza dell’industria culturale. Bisogna reinventare la produzione degli eventi culturali. È necessario avere idee nuove e concrete, che al momento io non vedo. È chiaro che parlare di una Netflix della cultura vuol dire pensare alla digitalizzazione della cultura, e quindi accelerare quel processo in standby da anni e potenziarlo. Ma deve essere fatto nel senso di una nuova produzione di eventi ibridi pensati per il digitale».

In che senso?

«In questi giorni stiamo riflettendo moltissimo sulla creazione dal nulla, sull’immaginazione pura di qualcosa che di fatto non esiste. La pandemia non è un acceleratore delle cose del passato, ma apre un futuro nuovo. Se non si costruisce una nuova grammatica con l’alfabeto digitale siamo a terra. La task force con i tecnici che c’è adesso non ha lo scenario che va oltre il dato. Bisogna andare oltre l’analisi dei dati per poter dare forma al futuro perché la cultura non è un’industria alla quale dai una data di apertura e le regole di sicurezza per riprendere la produzione nonostante le perdite. Non è come lavorare a distanza di sicurezza in fabbrica. Per la cultura bisogna pensare di più, ci vuole un apporto creativo diverso. Anche se abbiamo la data non si potrà ripartire come prima. Prendi un evento musicale, non è pensabile a distanza di sicurezza, è pura distopia. L’empatia dello spettacolo ha un codice, anche online. Bisogna cercare un’ibridazione tra il mondo di ieri e il nuovo».

Ma intanto, come sarà la fase 2 della cultura?

«Teatri, cinema ed eventi dal vivo hanno bisogno di uno scenario, ovvero come riapriamo? Con quali misure di sicurezza? Se si può andare in chiesa, a distanza di sicurezza, perché non si può andare al cinema? E in ogni caso la triste verità con cui dobbiamo confrontarci è che riapriranno solo i più grandi, quelli che già godono di assistenza statale e di finanziamenti, mentre le realtà medie e piccole, che si finanziano con i biglietti degli spettacoli o con le piccole produzioni collegate a sponsorizzazioni, soffriranno moltissimo. Purtroppo ci sarà una selezione data dal coronavirus».

Di cosa ha bisogno immediatamente il settore cultura in Italia?

«La cultura al momento ha bisogno di investimenti, non di beneficienza temporanea. Anche perché internet non va allo stesso modo in tutta Italia. La digitalizzazione nel campo culturale, come in quello scolastico, deve diventare terreno di investimento. Se ci fossilizziamo sulle regole del mondo di ieri, come gli orari di apertura dei musei, non ne usciamo. Va tutto completamente ripensato nel settore degli eventi culturali, anche per far fronte a una nuova paura, altrimenti chi ci va a questi eventi? Bisogna lavorare sul clima, che al momento non è propizio, anzi è molto caotico e confusionale per tutti. E poi un altro problema è la mancanza di progettualità, ovvero l’assenza di scenari concreti che impediscono la progettazione di qualsiasi format culturale nei mesi a venire. Gli eventi culturali se non si progettano non esistono. Serve tempo per ottenere finanziamenti, per organizzare».

Cultura e intrattenimento non sono spariti però in questo periodo, un po’ tutti hanno promosso e partecipato alle dirette sui social, potrebbe essere questa una strada da percorrere?

«La svolta digitale è fondamentale per ripensare agli eventi. Ma non possiamo mettere solo le cose così come sono online, perché altrimenti è tutto sullo stesso piano: la diretta che faccio nella mia cameretta e un evento che si registra altrove. La qualità della produzione va tarata per il web. Franceschini non deve scambiare il disperato grido di aiuto di intellettuali e artisti per produzione culturale. Quello delle dirette è stato un modo per dire siamo qui, ascoltateci, all’inizio molto gioioso, ma non più adesso, le settimane passano e le prospettive non ci sono. E non sono ovviamente solo i cantanti e gli attori, ma tutti i lavoratori che ruotano intorno a quegli eventi. Ciò che abbiamo visto online in questi mesi è stata autopromozione degli artisti, tutti si sono sentiti in diritto di chiedere all’artista qualcosa, ma è completamente sparita l’idea che questi contenuti siano lavoro e che quindi debbano essere pagati. Pagare per eventi online vuol dire vendere qualcosa di qualità, per uscire dall’uno vale uno che domina al momento».

Per Popsophia state pensando a una versione online?

«Durante la quarantena non abbiamo voluto alimentare il mare magnum di dirette, non potendo garantire il livello estetico e di qualità sul quale ci siamo sempre distinti. Stiamo pianificando già un evento a fine maggio e poi quelli estivi, che saranno legati alle nuove disposizioni di sicurezza, ma che avranno una piattaforma digitale diversa. Stiamo trasformando il sito in una sorta di canale, in cui lo spettacolo è pensato per andare online, con montaggi e servizi, utilizzando un linguaggio più vicino a quello televisivo che a quello teatrale, usato finora».

Leggi anche:
Poco e spesso: la cultura in formato snack
I 10 migliori film del decennio 2010-2019
5 serie tv e film per salvarsi l’anima

Categorie: Altri blog

Fase 2, che cultura sarà?

Mer, 05/13/2020 - 08:00

Intervista a Lucrezia Ercoli, direttrice artistica del festival Popsophia, sulla proposta del Ministro Franceschini di creare una piattaforma a pagamento per la cultura italiana, in stile Netflix

C’è molta confusione sul futuro dell’industria culturale italiana. All’appello di artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo per la creazione di un Fondo per la Cultura, si aggiungono le soluzioni fai da te di teatri e fondazioni in vista dell’estate. Festival lirici all’aperto, come il Ravenna festival, hanno inviato alla task force Colao le prime bozze di protocolli per concerti in sicurezza nei weekend di agosto. Ma faticano a vedersi risposte del governo – ammesso che la curva dei contagi non torni a salire nelle prossime settimane – su come poter concretamente organizzare l’offerta culturale del paese d’ora in avanti.

Unico segnale progettuale è quello di cui si è discusso molto in questi giorni, l’idea del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, di creare «una Netflix della cultura italiana che consenta di offrire online ciò che non si può usufruire dal vivo, naturalmente a pagamento». Digitalizzare la cultura italiana e renderla a portata di smartphone. Una proposta che da sola probabilmente non riuscirà a tamponare il disastro economico e sociale che la crisi ha prodotto nel mondo culturale italiano, composto da circa un milione e mezzo di lavoratori.

Ma in effetti è plausibile pensare che lo streaming sarà davvero il protagonista della convivenza della nostra cultura con il virus. Il Salone del Libro di Torino propone, dal 14 al 17 maggio, una serie di dirette e collegamenti su più piattaforme con scrittori e intellettuali, che verranno poi raccolti nel sito salonelibro.it. Tuttavia anche questa del Salone è una versione “extra” appunto, che non potrà mai sostituire la sua realizzazione fisica, ancora molto attesa da organizzatori, editori e lettori, probabilmente prevista per il prossimo autunno. Allo stesso modo di come non si può immaginare di non tornare a teatro ma di vedere spettacoli solo sullo schermo, nonostante sia certo che il digitale sarà sempre più presente in tutte le forme di espressione culturale.

Con Lucrezia Ercoli, docente dell’Accademia delle belle arti di Reggio Calabria e di quella di Macerata, nonché direttrice artistica del fortunato festival di filosofia contemporanea Popsophia, che si svolge ogni estate nelle Marche, proviamo a capire quali sono le nuove strade che il mondo culturale italiano dovrà percorrere dalla fase due in avanti.

Una “Netflix della cultura”, che ne pensa?

«Al momento è solo una dichiarazione d’intenti fatta dal Ministro Franceschini in televisione, ma concretamente non abbiamo visto proposte effettive con scenari per la ripartenza dell’industria culturale. Bisogna reinventare la produzione degli eventi culturali. È necessario avere idee nuove e concrete, che al momento io non vedo. È chiaro che parlare di una Netflix della cultura vuol dire pensare alla digitalizzazione della cultura, e quindi accelerare quel processo in standby da anni e potenziarlo. Ma deve essere fatto nel senso di una nuova produzione di eventi ibridi pensati per il digitale».

In che senso?

«In questi giorni stiamo riflettendo moltissimo sulla creazione dal nulla, sull’immaginazione pura di qualcosa che di fatto non esiste. La pandemia non è un acceleratore delle cose del passato, ma apre un futuro nuovo. Se non si costruisce una nuova grammatica con l’alfabeto digitale siamo a terra. La task force con i tecnici che c’è adesso non ha lo scenario che va oltre il dato. Bisogna andare oltre l’analisi dei dati per poter dare forma al futuro perché la cultura non è un’industria alla quale dai una data di apertura e le regole di sicurezza per riprendere la produzione nonostante le perdite. Non è come lavorare a distanza di sicurezza in fabbrica. Per la cultura bisogna pensare di più, ci vuole un apporto creativo diverso. Anche se abbiamo la data non si potrà ripartire come prima. Prendi un evento musicale, non è pensabile a distanza di sicurezza, è pura distopia. L’empatia dello spettacolo ha un codice, anche online. Bisogna cercare un’ibridazione tra il mondo di ieri e il nuovo».

Ma intanto, come sarà la fase 2 della cultura?

«Teatri, cinema ed eventi dal vivo hanno bisogno di uno scenario, ovvero come riapriamo? Con quali misure di sicurezza? Se si può andare in chiesa, a distanza di sicurezza, perché non si può andare al cinema? E in ogni caso la triste verità con cui dobbiamo confrontarci è che riapriranno solo i più grandi, quelli che già godono di assistenza statale e di finanziamenti, mentre le realtà medie e piccole, che si finanziano con i biglietti degli spettacoli o con le piccole produzioni collegate a sponsorizzazioni, soffriranno moltissimo. Purtroppo ci sarà una selezione data dal coronavirus».

Di cosa ha bisogno immediatamente il settore cultura in Italia?

«La cultura al momento ha bisogno di investimenti, non di beneficienza temporanea. Anche perché internet non va allo stesso modo in tutta Italia. La digitalizzazione nel campo culturale, come in quello scolastico, deve diventare terreno di investimento. Se ci fossilizziamo sulle regole del mondo di ieri, come gli orari di apertura dei musei, non ne usciamo. Va tutto completamente ripensato nel settore degli eventi culturali, anche per far fronte a una nuova paura, altrimenti chi ci va a questi eventi? Bisogna lavorare sul clima, che al momento non è propizio, anzi è molto caotico e confusionale per tutti. E poi un altro problema è la mancanza di progettualità, ovvero l’assenza di scenari concreti che impediscono la progettazione di qualsiasi format culturale nei mesi a venire. Gli eventi culturali se non si progettano non esistono. Serve tempo per ottenere finanziamenti, per organizzare».

Cultura e intrattenimento non sono spariti però in questo periodo, un po’ tutti hanno promosso e partecipato alle dirette sui social, potrebbe essere questa una strada da percorrere?

«La svolta digitale è fondamentale per ripensare agli eventi. Ma non possiamo mettere solo le cose così come sono online, perché altrimenti è tutto sullo stesso piano: la diretta che faccio nella mia cameretta e un evento che si registra altrove. La qualità della produzione va tarata per il web. Franceschini non deve scambiare il disperato grido di aiuto di intellettuali e artisti per produzione culturale. Quello delle dirette è stato un modo per dire siamo qui, ascoltateci, all’inizio molto gioioso, ma non più adesso, le settimane passano e le prospettive non ci sono. E non sono ovviamente solo i cantanti e gli attori, ma tutti i lavoratori che ruotano intorno a quegli eventi. Ciò che abbiamo visto online in questi mesi è stata autopromozione degli artisti, tutti si sono sentiti in diritto di chiedere all’artista qualcosa, ma è completamente sparita l’idea che questi contenuti siano lavoro e che quindi debbano essere pagati. Pagare per eventi online vuol dire vendere qualcosa di qualità, per uscire dall’uno vale uno che domina al momento».

Per Popsophia state pensando a una versione online?

«Durante la quarantena non abbiamo voluto alimentare il mare magnum di dirette, non potendo garantire il livello estetico e di qualità sul quale ci siamo sempre distinti. Stiamo pianificando già un evento a fine maggio e poi quelli estivi, che saranno legati alle nuove disposizioni di sicurezza, ma che avranno una piattaforma digitale diversa. Stiamo trasformando il sito in una sorta di canale, in cui lo spettacolo è pensato per andare online, con montaggi e servizi, utilizzando un linguaggio più vicino a quello televisivo che a quello teatrale, usato finora».

Leggi anche:
Poco e spesso: la cultura in formato snack
I 10 migliori film del decennio 2010-2019
5 serie tv e film per salvarsi l’anima

Categorie: Altri blog

Speranza: assunzione di 9600 infermieri | Wuhan, test per 11 milioni di persone | Con plasma i morti dal 15 al 6%

Mer, 05/13/2020 - 06:25

Tgcom24: “Silvia Romano va arrestata“: al vaglio dei pm il post di Sgarbi | Di Maio e Speranza: non ci risulta un riscatto | La madre: chiunque tornerebbe convertito;

Il Giornale: Ecco chi c’è dietro la onlus che ha inviato Silvia in Africa;

Il Messaggero: New York, 100 bambini con sindrome Kawasaki. Cuomo: «Tre morti, situazione inquietante» – Virus diretta: Germania, netto aumento di contagi e morti. Il Libano richiude tutto, Gran Bretagna supera 40.000 vittime Covid Italia, con il plasma i morti dal 15 al 6%: meno di mille in terapia intensiva «Stop al lockdown», cresce nel mondo la protesta. La psicologa: «Stress e paura, la gente non ne può più»;

Corriere della Sera: Timori di una seconda ondata, Wuhan vuole testare 11 milioni persone in dieci giorni;

Leggo: Londra, passeggero tossisce e sputa alla bigliettaia del treno: «Ho il coronavirus». La donna si ammala e muore;

Il Manifesto: A Prato ripartono i telai. La comunità cinese aspetta;

La Repubblica: Decreto Rilancio, Speranza: “Fondi a Sanità anche per l’assunzione di 9600 infermieri”;

Il Mattino: La scuola riapre a settembre:mascherine obbligatorie per studenti oltre 6 anni e prof – A Borgosesia il sindaco contro Azzolina: bambini in classe Esami di terza media, i presidi contro la tesina: «Non c’è più tempo»;

Il Sole 24 Ore: Bagnini in mascherina e ombrelloni distanziati: le regole per tornare in spiaggia – Dal 18 maggio al bar e ristorante (forse) anche con gli amici. Verso il sì a seconde case;

Il Fatto Quotidiano:Sostegno a famiglie povere, caccia ad aziende in crisi e truffe su aiuti. Stato ritarda? Ne approfittano i clan”. Così la mafia vuole sfruttare l’emergenza Coronavirus.

Categorie: Altri blog

Speranza: assunzione di 9600 infermieri | Wuhan, test per 11 milioni di persone | Con plasma i morti dal 15 al 6%

Mer, 05/13/2020 - 06:25

Tgcom24: “Silvia Romano va arrestata“: al vaglio dei pm il post di Sgarbi | Di Maio e Speranza: non ci risulta un riscatto | La madre: chiunque tornerebbe convertito;

Il Giornale: Ecco chi c’è dietro la onlus che ha inviato Silvia in Africa;

Il Messaggero: New York, 100 bambini con sindrome Kawasaki. Cuomo: «Tre morti, situazione inquietante» – Virus diretta: Germania, netto aumento di contagi e morti. Il Libano richiude tutto, Gran Bretagna supera 40.000 vittime Covid Italia, con il plasma i morti dal 15 al 6%: meno di mille in terapia intensiva «Stop al lockdown», cresce nel mondo la protesta. La psicologa: «Stress e paura, la gente non ne può più»;

Corriere della Sera: Timori di una seconda ondata, Wuhan vuole testare 11 milioni persone in dieci giorni;

Leggo: Londra, passeggero tossisce e sputa alla bigliettaia del treno: «Ho il coronavirus». La donna si ammala e muore;

Il Manifesto: A Prato ripartono i telai. La comunità cinese aspetta;

La Repubblica: Decreto Rilancio, Speranza: “Fondi a Sanità anche per l’assunzione di 9600 infermieri”;

Il Mattino: La scuola riapre a settembre:mascherine obbligatorie per studenti oltre 6 anni e prof – A Borgosesia il sindaco contro Azzolina: bambini in classe Esami di terza media, i presidi contro la tesina: «Non c’è più tempo»;

Il Sole 24 Ore: Bagnini in mascherina e ombrelloni distanziati: le regole per tornare in spiaggia – Dal 18 maggio al bar e ristorante (forse) anche con gli amici. Verso il sì a seconde case;

Il Fatto Quotidiano:Sostegno a famiglie povere, caccia ad aziende in crisi e truffe su aiuti. Stato ritarda? Ne approfittano i clan”. Così la mafia vuole sfruttare l’emergenza Coronavirus.

Categorie: Altri blog

Il boom del nuovo porno online nell’epoca del Covid-19

Mar, 05/12/2020 - 18:00

La pornografia sta cambiando a causa della pandemia. Come industria si è ben adattata a un mondo in lockout, spostandosi ampiamente online; la crisi economica nello stesso tempo genera una moltitudine di nuovi aspiranti attori porno. Sull’universo “Red Light” getta un po’ di luce un’inchiesta pubblicata dall’Economist di cui riportiamo la traduzione di ampi stralci.

Il boom economico del porno online

Come afferma Mike Stabile della Free Speech Coalition (FSC), un gruppo industriale di Los Angeles, gli utenti sono “bloccati a casa e alla ricerca di uno sbocco”. La maggior parte dei porno online è gratuita. Il traffico di aprile su Pornhub, un grande sito web, ad esempio, è aumentato del 22% rispetto a marzo. Ma questo traffico è in grado di generare entrate anche in siti più piccoli che devono adattare i loro modelli di business.

È difficile comunque sapere quali siano le cifre esatte. Gene Munster, amministratore delegato di Loup Ventures, una società di investimenti americana, ritiene che da quando è iniziata la pandemia la spesa per il porno in tutto il mondo sia quasi raddoppiata. Pochi siti porno rivelano le loro entrate, sia perché molti sono di proprietà privata, sia perché nessuna industria vuole essere vista come una realtà che trae benefici dal dolore degli altri.

Distanziamento sociale e cambiamenti nell’industria del porno

Le regole di distanziamento sociale stanno accelerando il cambiamento nell’industria del porno. Le restrizioni volte a rallentare la diffusione del Covid-19 hanno interrotto le riprese presso la maggior parte delle società di produzione. Gli studi stanno rimontando e rilasciando filmati di repertorio, ma non possono continuare per sempre. Molti stanno inviando telecamere e impianti di illuminazione professionali agli attori che vivono insieme e possono quindi filmarsi a casa. Per aiutare gli artisti a scattare e modificare, l’FSC produce tutorial online. Ma le scene risultanti in genere offrono meno angolazioni di ripresa e, come afferma Stabile della FSC, una sensazione “più grezza” di quelle a cui gli utenti sono abituati.

La “disintermediazione” nel mondo del porno online

Il lockout comunque è incoraggiante anche per i liberi professionisti e le piccole imprese. Gli attori tagliano sempre più i produttori fuori dal giro filmandosi su smartphone e caricando i filmati fatti in casa, di loro proprietà, su siti web nuovi che ospitano social media “per adulti”. Su questi cosiddetti siti premium, i fan pagano abbonamenti per guardare gli artisti. I siti subiscono il costo delle transazioni finanziarie (il 20% di norma). Ma a parte questo, il sistema “disintermedia”, rimuove gli intermediari e aumenta quindi i ricavi dei singoli autori indipendenti.

Le entrate derivanti dall’interazione diretta tra artisti e fan sono in crescita da anni. Ma Covid-19 ha dato alla tendenza un forte impulso.

Una dozzina di anni fa, circa i tre quarti dei guadagni della maggior parte degli artisti provenivano da società di produzione che pagavano il lavoro sul set. Il restante proveniva da transazioni dirette con i fan e le vendite di merci. Questi rapporti sono ora invertiti, afferma un dirigente di Private, un grande produttore di porno con sede a Barcellona. Oggi, dice, gli attori vedono il lavoro prodotto professionalmente per le società di produzione come pubblicità per indirizzare il traffico verso i loro account premium.

Il porno on line “tailor made”: pronuncio il tuo nome e paghi di più

L’approccio sta prendendo piede. Ella Hughes, una porno star britannica, afferma di aver smesso di esibirsi per i produttori tradizionali perché ha così tanti ammiratori che ora pagano $ 12,99 al mese per guardare video che realizza da sola a casa e che carica su un sito premium chiamato OnlyFans. Alcuni abbonati pagano fino a $ 500 per brevi video personalizzati di Ella Hughes che solo loro possono vedere. In un recente fine settimana ha realizzato dieci di questi video privati, addebitando costi più elevati a chi le ha chiesto di pronunciare il suo nome durante una sua performance. Quasi tutti gli attori porno, dice, ora vendono materiale fatto in casa su propri siti web premium.

Herman Hesse e spogliarello

Nei prossimi giorni, il Berlin Strippers Collective, un gruppo di ballerini per un club ora chiuso filmerà il suo primo spettacolo, un misto di spogliarello classico e innovativo, che includerà, ad esempio, delle performance nel corso delle quali leggeranno brani di Hermann Hesse e Edgar Allan Poe. Il video verrà caricato su Patreon, un sito web premium che ospita opere convenzionali e per adulti. L’accesso avrà un costo compreso tra € 5 e € 15 al mese.

Porno online e privacy

Alcuni artisti trovano difficile il passaggio al digitale. Mia, una spogliarellista del Berlin Strippers Collective, lamenta di non poter mostrare i suoi spogliarelli sui social media senza che la sua famiglia in Spagna scopra cosa fa.

Oltre a ciò, come osserva Edie, un’altra spogliarellista del collettivo, le immagini online possono essere copiate e pubblicate illegalmente altrove in mezzo a contenuti sgradevoli.

Produzione 24 h.

La maggior parte dei modelli di web cam lavora da casa, ma esistono alcuni “camming studios” in edifici con dozzine di camerette che sono riusciti a continuare lo streaming 24 ore su 24 durante il lockdown. Per farcela, lo Studio 20 della Romania, che gestisce 24 studi cinematografici, ognuno con da 10 a 32 set in vari paesi tra cui Colombia e Ungheria, ha fatto modificare alcune location trasformandole anche in abitazioni. Gli artisti consenzienti si sono semplicemente trasferiti a vivere lì unendo casa e lavoro.

Tante nuove reclute per il settore

Il traffico sui siti premium è alle stelle. Ciò sta attirando ogni sorta di nuovi artisti che aprono account nella speranza di reinventarsi proficuamente online.

Alcuni senza dubbio mancano delle doti artistiche necessarie per raggiungere la soddisfazione del cliente attraverso una webcam. Ma moltitudini di nuove donne disoccupate, e alcuni uomini, ci stanno provando. Désir-cam, un sito relativamente piccolo che trasmette gli spettacoli di 3.200 “hostess” erotiche in lingua francese, che in genere addebita € 50 per 15 minuti di show privato, ha assunto 128 donne in aprile, più del triplo della sua media mensile, afferma il suo fondatore, André O ‘ Bryan, che vive a Sydney. Le entrate del mese scorso sono più che raddoppiate rispetto a febbraio.

Greed-ella, una artista di una Désir-cam con base vicino a Lione, afferma che i propri guadagni sono recentemente quadruplicati. Alcune delle “camgirls” del sito ora guadagnano € 12.000 al mese.

Per iscrivere più talenti, una società chiamata Bonga Models offre ai propri artisti il 5% dei guadagni dei nuovi artisti presentati da loro.

La crisi economica provoca nuova forza lavoro

Per avere un’idea di ciò che vi è in serbo, prendiamo in considerazione FanCentro, un sito web con uffici a Barcellona e Limassol, Cipro (il cui sito web offre “il social a distanza al suo meglio”). Negli ultimi due mesi hanno aderito al sito oltre 19.000 nuovi modelli, per un totale attuale di oltre 191.000. Kat Revenga di FanCentro attribuisce l’impennata delle adesioni ai luoghi di lavoro che chiudono e alla decisione dell’azienda di rinunciare per ora al markup sui guadagni dei nuovi modelli.

Rachel Stuart, dottorato di ricerca sul sesso presso l’Università del Kent in Gran Bretagna, crede che, grazie alle entrate, i programmi in webcam abbiano già eclissato le produzioni girate tradizionalmente. Gli attivisti anti-porno non hanno nulla di cui rallegrarsi, tuttavia. Come sottolinea Chirnogeanu di Studio 20, le domande di assunzione sono aumentate e la metà dei candidati non ha alcuna esperienza precedente in tale lavoro.

Quindi la pandemia e la crisi economica che ne deriva non stanno solo aumentando i consumi; stanno espandendo e diversificando la forza lavoro.

A questo link si può leggere l’articolo integrale in inglese

Categorie: Altri blog

Il boom del nuovo porno online nell’epoca del Covid-19

Mar, 05/12/2020 - 18:00

La pornografia sta cambiando a causa della pandemia. Come industria si è ben adattata a un mondo in lockout, spostandosi ampiamente online; la crisi economica nello stesso tempo genera una moltitudine di nuovi aspiranti attori porno. Sull’universo “Red Light” getta un po’ di luce un’inchiesta pubblicata dall’Economist di cui riportiamo la traduzione di ampi stralci.

Il boom economico del porno online

Come afferma Mike Stabile della Free Speech Coalition (FSC), un gruppo industriale di Los Angeles, gli utenti sono “bloccati a casa e alla ricerca di uno sbocco”. La maggior parte dei porno online è gratuita. Il traffico di aprile su Pornhub, un grande sito web, ad esempio, è aumentato del 22% rispetto a marzo. Ma questo traffico è in grado di generare entrate anche in siti più piccoli che devono adattare i loro modelli di business.

È difficile comunque sapere quali siano le cifre esatte. Gene Munster, amministratore delegato di Loup Ventures, una società di investimenti americana, ritiene che da quando è iniziata la pandemia la spesa per il porno in tutto il mondo sia quasi raddoppiata. Pochi siti porno rivelano le loro entrate, sia perché molti sono di proprietà privata, sia perché nessuna industria vuole essere vista come una realtà che trae benefici dal dolore degli altri.

Distanziamento sociale e cambiamenti nell’industria del porno

Le regole di distanziamento sociale stanno accelerando il cambiamento nell’industria del porno. Le restrizioni volte a rallentare la diffusione del Covid-19 hanno interrotto le riprese presso la maggior parte delle società di produzione. Gli studi stanno rimontando e rilasciando filmati di repertorio, ma non possono continuare per sempre. Molti stanno inviando telecamere e impianti di illuminazione professionali agli attori che vivono insieme e possono quindi filmarsi a casa. Per aiutare gli artisti a scattare e modificare, l’FSC produce tutorial online. Ma le scene risultanti in genere offrono meno angolazioni di ripresa e, come afferma Stabile della FSC, una sensazione “più grezza” di quelle a cui gli utenti sono abituati.

La “disintermediazione” nel mondo del porno online

Il lockout comunque è incoraggiante anche per i liberi professionisti e le piccole imprese. Gli attori tagliano sempre più i produttori fuori dal giro filmandosi su smartphone e caricando i filmati fatti in casa, di loro proprietà, su siti web nuovi che ospitano social media “per adulti”. Su questi cosiddetti siti premium, i fan pagano abbonamenti per guardare gli artisti. I siti subiscono il costo delle transazioni finanziarie (il 20% di norma). Ma a parte questo, il sistema “disintermedia”, rimuove gli intermediari e aumenta quindi i ricavi dei singoli autori indipendenti.

Le entrate derivanti dall’interazione diretta tra artisti e fan sono in crescita da anni. Ma Covid-19 ha dato alla tendenza un forte impulso.

Una dozzina di anni fa, circa i tre quarti dei guadagni della maggior parte degli artisti provenivano da società di produzione che pagavano il lavoro sul set. Il restante proveniva da transazioni dirette con i fan e le vendite di merci. Questi rapporti sono ora invertiti, afferma un dirigente di Private, un grande produttore di porno con sede a Barcellona. Oggi, dice, gli attori vedono il lavoro prodotto professionalmente per le società di produzione come pubblicità per indirizzare il traffico verso i loro account premium.

Il porno on line “tailor made”: pronuncio il tuo nome e paghi di più

L’approccio sta prendendo piede. Ella Hughes, una porno star britannica, afferma di aver smesso di esibirsi per i produttori tradizionali perché ha così tanti ammiratori che ora pagano $ 12,99 al mese per guardare video che realizza da sola a casa e che carica su un sito premium chiamato OnlyFans. Alcuni abbonati pagano fino a $ 500 per brevi video personalizzati di Ella Hughes che solo loro possono vedere. In un recente fine settimana ha realizzato dieci di questi video privati, addebitando costi più elevati a chi le ha chiesto di pronunciare il suo nome durante una sua performance. Quasi tutti gli attori porno, dice, ora vendono materiale fatto in casa su propri siti web premium.

Herman Hesse e spogliarello

Nei prossimi giorni, il Berlin Strippers Collective, un gruppo di ballerini per un club ora chiuso filmerà il suo primo spettacolo, un misto di spogliarello classico e innovativo, che includerà, ad esempio, delle performance nel corso delle quali leggeranno brani di Hermann Hesse e Edgar Allan Poe. Il video verrà caricato su Patreon, un sito web premium che ospita opere convenzionali e per adulti. L’accesso avrà un costo compreso tra € 5 e € 15 al mese.

Porno online e privacy

Alcuni artisti trovano difficile il passaggio al digitale. Mia, una spogliarellista del Berlin Strippers Collective, lamenta di non poter mostrare i suoi spogliarelli sui social media senza che la sua famiglia in Spagna scopra cosa fa.

Oltre a ciò, come osserva Edie, un’altra spogliarellista del collettivo, le immagini online possono essere copiate e pubblicate illegalmente altrove in mezzo a contenuti sgradevoli.

Produzione 24 h.

La maggior parte dei modelli di web cam lavora da casa, ma esistono alcuni “camming studios” in edifici con dozzine di camerette che sono riusciti a continuare lo streaming 24 ore su 24 durante il lockdown. Per farcela, lo Studio 20 della Romania, che gestisce 24 studi cinematografici, ognuno con da 10 a 32 set in vari paesi tra cui Colombia e Ungheria, ha fatto modificare alcune location trasformandole anche in abitazioni. Gli artisti consenzienti si sono semplicemente trasferiti a vivere lì unendo casa e lavoro.

Tante nuove reclute per il settore

Il traffico sui siti premium è alle stelle. Ciò sta attirando ogni sorta di nuovi artisti che aprono account nella speranza di reinventarsi proficuamente online.

Alcuni senza dubbio mancano delle doti artistiche necessarie per raggiungere la soddisfazione del cliente attraverso una webcam. Ma moltitudini di nuove donne disoccupate, e alcuni uomini, ci stanno provando. Désir-cam, un sito relativamente piccolo che trasmette gli spettacoli di 3.200 “hostess” erotiche in lingua francese, che in genere addebita € 50 per 15 minuti di show privato, ha assunto 128 donne in aprile, più del triplo della sua media mensile, afferma il suo fondatore, André O ‘ Bryan, che vive a Sydney. Le entrate del mese scorso sono più che raddoppiate rispetto a febbraio.

Greed-ella, una artista di una Désir-cam con base vicino a Lione, afferma che i propri guadagni sono recentemente quadruplicati. Alcune delle “camgirls” del sito ora guadagnano € 12.000 al mese.

Per iscrivere più talenti, una società chiamata Bonga Models offre ai propri artisti il 5% dei guadagni dei nuovi artisti presentati da loro.

La crisi economica provoca nuova forza lavoro

Per avere un’idea di ciò che vi è in serbo, prendiamo in considerazione FanCentro, un sito web con uffici a Barcellona e Limassol, Cipro (il cui sito web offre “il social a distanza al suo meglio”). Negli ultimi due mesi hanno aderito al sito oltre 19.000 nuovi modelli, per un totale attuale di oltre 191.000. Kat Revenga di FanCentro attribuisce l’impennata delle adesioni ai luoghi di lavoro che chiudono e alla decisione dell’azienda di rinunciare per ora al markup sui guadagni dei nuovi modelli.

Rachel Stuart, dottorato di ricerca sul sesso presso l’Università del Kent in Gran Bretagna, crede che, grazie alle entrate, i programmi in webcam abbiano già eclissato le produzioni girate tradizionalmente. Gli attivisti anti-porno non hanno nulla di cui rallegrarsi, tuttavia. Come sottolinea Chirnogeanu di Studio 20, le domande di assunzione sono aumentate e la metà dei candidati non ha alcuna esperienza precedente in tale lavoro.

Quindi la pandemia e la crisi economica che ne deriva non stanno solo aumentando i consumi; stanno espandendo e diversificando la forza lavoro.

A questo link si può leggere l’articolo integrale in inglese

Categorie: Altri blog

In Pakistan si combatte la crisi piantando alberi

Mar, 05/12/2020 - 17:36

Il Pakistan, come molti altri Paesi del mondo, è stato duramente colpito dalla crisi innescata dalla diffusione del coronavirus. Ma nel Paese asiatico si è deciso concretamente di investire nel campo della sostenibilità, piantando 10 milioni di alberi in 5 anni.

Dopo il lockdown imposto nel Paese lo scorso 23 marzo, moltissime persone, rimaste senza lavoro a causa della pandemia, sono state “ingaggiate” per contribuire all’ambizioso progetto di riforestazione del Pakistan e hanno avuto, così, la possibilità di provvedere al sostentamento della propria famiglia.

A causa del coronavirus, tutte le città sono state chiuse e non c’è lavoro. La maggior parte di noi non poteva guadagnarsi da vivere“, ha dichiarato Rahman, residente nel distretto di Rawalpindi nella provincia di Punjab. Ora guadagna 500 rupie ($ 3) al giorno piantando alberi – circa la metà di quello che avrebbe ricavato da una buona giornata di lavoro prima della diffusione del virus – ma abbastanza per cavarsela.

#Plant4Pakistan

Il progetto Billion Tree Tsunami #Plant4Pakistan è stato lanciato già nel 2018 dal Primo Ministro Imran Khan, con l’obiettivo di riforestare il Paese minacciato da anni di siccità, deforestazione e aumento delle temperature e combattere, così, il climate change.

Il progetto si pone l’obiettivo di colorare il Pakistan di verde; in un video pubblicato su Twitter, RK Wazir, Presidente della Fondazione per la pace internazionale e la protezione dell’ambiente in Pakistan, commenta così la piantumazione degli alberi:

Ottimo lavoro. Sembra una vegetazione incredibilmente bella. Quest’enorme piantagione renderà il nostro clima moderato e salutare, attirerà più precipitazioni per rendere l’acqua abbondante per soddisfare le necessità di esseri umani, animali e uccelli e anche per l’irrigazione della terra

In un report redatto dalla GermanWatch, il Pakistan è stato classificato al quinto posto in un elenco dei paesi maggiormente colpiti dal riscaldamento globale negli ultimi due decenni.

Gli ambientalisti da tempo sostengono che la riforestazione sia il mezzo migliore per prevenire inondazioni, per stabilizzare le precipitazioni, assorbire le emissioni di biossido di carbonio e, infine, proteggere la biodiversità.

Secondo il WWF, il Pakistan è un paese “povero di foreste” in cui gli alberi coprono meno del 6% della superficie totale. Ogni anno, infatti, migliaia di ettari di foresta vengono distrutti, principalmente a causa di disboscamenti insostenibili per l’agricoltura su piccola scala.

Per evitare un’ulteriore diffusione del coronavirus, inizialmente questo progetto è stato interrotto, al fine di garantire il distanziamento sociale in un Paese in cui il contagio si è esteso a circa 13.900 persone.

Tuttavia, all’inizio di questo mese, nonostante le misure di prevenzione siano rimaste inalterate per il resto della popolazione, la piantumazione è stata riavviata, con un numero di lavoratori che è triplicato rispetto all’anno precedente. Malik Amin Aslam, consigliere per i cambiamenti climatici del Primo Ministro, ha dichiarato che “molti dei nuovi posti di lavoro sono stati creati nelle aree rurali, con particolare attenzione all’assunzione di donne e disoccupati”.

I lavoratori sono tenuti a indossare la mascherina e a mantenere una distanza di sicurezza di circa due metri.

Prendersi cura del Pianeta, in questo caso, ha rappresentato un’opera di sostegno non solo per l’ambiente ma anche per migliaia di persone rimaste senza lavoro.

Una svolta green è possibile.

Fonte: Trust

Leggi anche: 
Dalle Filippine la legge più green di sempre: piantare alberi per laurearsi
Piantare alberi per la salute di tutti: persone e pianeta
Contro il cambiamento climatico piantiamo 60 milioni di alberi

Categorie: Altri blog

In Pakistan si combatte la crisi piantando alberi

Mar, 05/12/2020 - 17:36

Il Pakistan, come molti altri Paesi del mondo, è stato duramente colpito dalla crisi innescata dalla diffusione del coronavirus. Ma nel Paese asiatico si è deciso concretamente di investire nel campo della sostenibilità, piantando 10 milioni di alberi in 5 anni.

Dopo il lockdown imposto nel Paese lo scorso 23 marzo, moltissime persone, rimaste senza lavoro a causa della pandemia, sono state “ingaggiate” per contribuire all’ambizioso progetto di riforestazione del Pakistan e hanno avuto, così, la possibilità di provvedere al sostentamento della propria famiglia.

A causa del coronavirus, tutte le città sono state chiuse e non c’è lavoro. La maggior parte di noi non poteva guadagnarsi da vivere“, ha dichiarato Rahman, residente nel distretto di Rawalpindi nella provincia di Punjab. Ora guadagna 500 rupie ($ 3) al giorno piantando alberi – circa la metà di quello che avrebbe ricavato da una buona giornata di lavoro prima della diffusione del virus – ma abbastanza per cavarsela.

#Plant4Pakistan

Il progetto Billion Tree Tsunami #Plant4Pakistan è stato lanciato già nel 2018 dal Primo Ministro Imran Khan, con l’obiettivo di riforestare il Paese minacciato da anni di siccità, deforestazione e aumento delle temperature e combattere, così, il climate change.

Il progetto si pone l’obiettivo di colorare il Pakistan di verde; in un video pubblicato su Twitter, RK Wazir, Presidente della Fondazione per la pace internazionale e la protezione dell’ambiente in Pakistan, commenta così la piantumazione degli alberi:

Ottimo lavoro. Sembra una vegetazione incredibilmente bella. Quest’enorme piantagione renderà il nostro clima moderato e salutare, attirerà più precipitazioni per rendere l’acqua abbondante per soddisfare le necessità di esseri umani, animali e uccelli e anche per l’irrigazione della terra

In un report redatto dalla GermanWatch, il Pakistan è stato classificato al quinto posto in un elenco dei paesi maggiormente colpiti dal riscaldamento globale negli ultimi due decenni.

Gli ambientalisti da tempo sostengono che la riforestazione sia il mezzo migliore per prevenire inondazioni, per stabilizzare le precipitazioni, assorbire le emissioni di biossido di carbonio e, infine, proteggere la biodiversità.

Secondo il WWF, il Pakistan è un paese “povero di foreste” in cui gli alberi coprono meno del 6% della superficie totale. Ogni anno, infatti, migliaia di ettari di foresta vengono distrutti, principalmente a causa di disboscamenti insostenibili per l’agricoltura su piccola scala.

Per evitare un’ulteriore diffusione del coronavirus, inizialmente questo progetto è stato interrotto, al fine di garantire il distanziamento sociale in un Paese in cui il contagio si è esteso a circa 13.900 persone.

Tuttavia, all’inizio di questo mese, nonostante le misure di prevenzione siano rimaste inalterate per il resto della popolazione, la piantumazione è stata riavviata, con un numero di lavoratori che è triplicato rispetto all’anno precedente. Malik Amin Aslam, consigliere per i cambiamenti climatici del Primo Ministro, ha dichiarato che “molti dei nuovi posti di lavoro sono stati creati nelle aree rurali, con particolare attenzione all’assunzione di donne e disoccupati”.

I lavoratori sono tenuti a indossare la mascherina e a mantenere una distanza di sicurezza di circa due metri.

Prendersi cura del Pianeta, in questo caso, ha rappresentato un’opera di sostegno non solo per l’ambiente ma anche per migliaia di persone rimaste senza lavoro.

Una svolta green è possibile.

Fonte: Trust

Leggi anche: 
Dalle Filippine la legge più green di sempre: piantare alberi per laurearsi
Piantare alberi per la salute di tutti: persone e pianeta
Contro il cambiamento climatico piantiamo 60 milioni di alberi

Categorie: Altri blog