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Aggiornato: 2 ore 14 min fa

La BCE fa un regalo ai cittadini vessati dalle banche

Lun, 01/28/2019 - 01:50

Non è istigazione a delinquere. E’ un consiglio per difendersi dagli abusi bancari

Ci si preoccupa giustamente per il futuro delle banche, ma nessuno esulta per il regalo – consegnato indirettamente (e forse inconsapevolmente) – ai cittadini o imprese, che finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo e altre irregolarità) nei loro confronti.

La lettera inviata, infatti, dalla Bce a Monte Paschi Siena (e a tante altre banche) ha imposto agli istituti di credito di aumentare gli accantonamenti sui crediti problematici, fino a svalutarli totalmente in un arco pluriennale predefinito (otto anni). In tal modo i bilanci già disastrati delle banche italiane sarebbero messi a dura prova sul piano della consistenza patrimoniale, necessitando quindi – secondo una stima di Mediobanca Securitiesé – di ulteriori 15 miliardi di capitale!

Ma possiamo per una volta, invece, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (anche in questo caso forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata la consapevolezza che gli abusi delle banche sono l’usura e l’anatocismo, ma nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità. Che significa “contestare”? Innanzitutto occorre fare una perizia econometrica per accertarsi che la banca abbia degli scheletri nell’armadio, ma occhio ai truffatori in giro.

Dopodiché sarebbe opportuno per il debitore, benché le banche siano molto lente nell’azione di recupero, non attendere troppo le altrui mosse, ma partire in anticipo e convenire prontamente la banca in giudizio per ottenere l’accertamento negativo di una parte del credito vantato dalla banca. L’azione giudiziaria in ogni caso congela qualsiasi tipo di atto restrittivo della banca, che ha tutto l’interesse a non allungare troppo la durata del contenzioso per non azzerare completamente il valore del suo credito. A questo punto l’esperienza maturata in questo settore mi consente di affermare che la percentuale di successo per una transazione mooolto vantaggiosa per il debitore è quasi del 100%!

Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio: un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100 denari da una banca, ne ha restituito solo una parte (10 denari) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (90 denari). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento ha otto anni di tempo per portare a casa quanto più possibile. Nel frattempo, in base a una perizia econometrica sui rapporti di finanziamento, il debitore si accorge di essere stato abusato e avvia un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito.

A questo punto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, la banca ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il “costo dell’accantonamento”, e cioè della previsione di perdita, che potrebbe essere – a puro titolo di esempio, perché le percentuali per i primi anni sono molto più alte – il 15% di 90 (quanto deve ancora restituire). Cioè circa 14 denari all’anno. Quindi al termine di ogni anno la banca, visto che ha già spesato quella perdita, si accontenterebbe anche di 76 denari dopo il primo anno, 62 denari dopo il secondo anno, 48 denari dopo il terzo anno, solo 34 denari dopo il quarto anno e cosi via, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile.

Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di ulteriori costi (legali, professionali e di immagine), la banca avrebbe (e infatti ormai sono tutte costrette a farlo) la possibilità di offrire il credito a una società di recupero, che mediamente lo compra a un prezzo pari all’11-12% del credito e poi propone al debitore una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria.

In entrambi i casi il debitore, sempre che abbia portato in giudizio la banca e benefici quindi dei tempi sudamericani della nostra giustizia, può aspettare il “congruo” tempo per avviare una transazione vantaggiosa. In soldoni, se al termine del quarto anno il debitore offre 35 denari alla banca o alla società di recupero, queste ultime accettano la proposta. Esultate, debitori vessati, ma muovetevi!

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“Non siamo pesci”: l’appello promosso da Luigi Manconi e Sandro Veronesi

Lun, 01/28/2019 - 01:25

Luigi  Manconi (sociologo, giornalista e senatore del PD) e Sandro Veronesi (scrittore) lanciano un appello con cui chiedono di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia perché “non possiamo e non vogliamo essere complici di questa strage”

Questo il testo:

«Non siamo pesci»: così Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch.
«Non riuscirò più a parlare tra poco perché sto congelando. Fate presto», così l’ultima telefonata giunta al numero di Alarm Phone dal barcone con circa 100 persone a bordo, al largo di Misurata, domenica scorsa.

«Non ho bisogno di essere sui notiziari, ho bisogno di essere salvato», così l’ultima risposta che uno dei 100 naufraghi lascia ad Alarm Phone.

La ripetizione di questi «non» porta in superficie quel che una semplice cronaca di quanto avvenuto nel Mar Mediterraneo nel corso delle ultime ore non riesce più a far percepire. I fatti sono questi: qualche giorno fa, in una manciata di ore, hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo 170 tra migranti e profughi. Quarantasette sono stati tratti in salvo dall’organizzazione non governativa Sea Watch e circa 100 sono stati raccolti dal cargo battente bandiera della Sierra Leone e avviati verso il porto di Misurata dove, prevedibilmente, saranno reclusi in uno dei centri di detenzione, legali o illegali, della Libia. Centri dove, secondo i rapporti delle Nazioni Unite e di tutte le agenzie indipendenti, si praticano quotidianamente abusi, violenze, stupri, torture. Intanto, l’imbarcazione Sea Watch 3 è destinata a ripercorrere quel doloroso e drammatico itinerario che già l’ha portata a cercare invano un porto sicuro per ben 19 giorni.

Ciò che emerge è il deprezzamento del senso e del valore della vita umana. Sea Watch, va ricordato, è l’unica Ong oggi presente nel Mar Mediterraneo, ormai privo di qualsiasi presidio sanitario, di soccorso e di protezione dei naufraghi. Altro che fattore di attrazione per i flussi migratori, altro che «alleati degli scafisti» o «taxi del mare»: le navi umanitarie, le poche rimaste, salvano l’onore di un’Europa che dà il peggio di sé e si mostra incapace persino di provare vergogna.

Vogliamo dare voce a un’opinione pubblica che esiste e che di fronte a una tale tragedia chiede di ripristinare il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia. A cominciare con il consentire alle navi militari e alle Ong che salvano le vite in mare di poter intervenire.

E a chi finge di non conoscere le condizioni di quanti – grazie anche a risorse e mezzi italiani – vengono riportati nei centri di detenzione libici, chiediamo di fare chiarezza sul comportamento e sulle responsabilità della guardia costiera libica. E sulle cause dei più recenti naufragi, come quello che ha causato, in ultimo, la morte di 117 persone, rendendo pubblici documenti, comunicazioni e video relativi.

A questo fine chiediamo al Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Chiediamo inoltre al Governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone, senza che si ripeta l’odissea vissuta a fine dicembre davanti a Malta. E ricordiamo a tutti gli Stati europei che la redistribuzione dei migranti si fa a terra e non in mare.

Per questo, lunedì 28 gennaio ci ritroveremo dalle ore 17.00 a piazza Montecitorio, a Roma.

Non possiamo e non vogliamo essere complici di questa strage.

Per aderire scrivere a nonsiamopesci@gmail.com. L’elenco completo dei sottoscrittori verrà pubblicato su abuondiritto.it

 

Per approfondire vi segnalo due bellissimi articoli apparsi su Vita.it. Il primo è di Luca Doninelli: “I porti chiusi sono la negazione dei principii fondamentali della nostra civiltà” e l’altro di Pietro Piro “Chi è il mio prossimo? Rileggendo Martin Luther King e Francis Hallé

Da quest’ultimo mi piace riprendere questa frase di Martin Luther King:

“Una delle più grandi tragedie del lungo viaggio dell’uomo sulle vie della storia è stata la limitazione del prossimo alla tribù, alla razza, alla classe e alla nazione. […] Una miopia spirituale limita la nostra visione agli accidenti esterni: vediamo gli uomini come giudei o gentili, cattolici o protestanti, cinesi o americani, neri o bianchi, non pensiamo a loro come a esseri umani simili a noi, fatti della nostra stessa sostanza fondamentale, modellati sulla stessa immagine divina […] Il buon prossimo guarda oltre gli accidenti esterni e scorge quelle qualità interiori che rendono tutti gli uomini umani e, perciò, fratelli (pp. 11-14).

Conclude Piro: “Abbiamo di bisogno di acqua pulita, di aria buona, di cibo fresco, di rapporti sereni, di vicinanza e di parentela. Di accoglienza, di rispetto, di solidarietà. Abbiamo bisogno di sapere che non siamo soli di fronte all’indifferenza del mondo. Abbiamo bisogno di sapere che se naufraghiamo qualcuno verrà a salvarci. Indipendentemente dal colore della nostra pelle o dal porto da cui siamo partiti. Perché è la speranza dell’accoglienza che ci mette in cammino ed è proprio questa speranza di trovare altrove “buona terra” che ha permesso all’umanità di sopravvivere.
Chi non comprende che salvare un naufrago significa salvare tutta l’umanità, il suo “principio speranza”, non ha ancora capito nulla. Dovrebbe sedersi sotto un grande albero e ascoltare il canto glorioso delle foglie quando si donano alla luce. Ma forse non capirebbe ancora.”

 

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Riciclo creativo a Ecomondo 2018 (Photogallery)

Lun, 01/28/2019 - 01:16
Luigi Adduci, Firenze. Materiali utilizzati: bancali, braccioli carrozze treno, cappelli del personale delle ferrovie, cellophane

Luigi Adduci, Firenze. Materiali utilizzati: bancali, braccioli carrozze treno, cappelli del personale delle ferrovie, cellophane

Monica Lopez Oliva, Vincent van Gogh. Materiali utilizzati: tessuto arrotolato, lacci di scarpa, tessuto sintetico, pelle, bottoni, velluto

Monica Lopez Oliva, Vincent van Gogh. Materiali utilizzati: tessuto arrotolato, lacci di scarpa, tessuto sintetico, pelle, bottoni, velluto

Beatrice Beneforti, Jimi Hendrix. Materiali utilizzati: bottiglie di vetro sbriciolate, rame, ottone e accessori di calzaturifici

Beatrice Beneforti, Jimi Hendrix. Materiali utilizzati: bottiglie di vetro sbriciolate, rame, ottone e accessori di calzaturifici

Gruppo Freeshout, Lunapark. Materiali utilizzati: cofano di fiat 500, cofano di fiat 126, poggiatesta e cerchioni auto

Gruppo Freeshout, Lunapark. Materiali utilizzati: cofano di fiat 500, cofano di fiat 126, poggiatesta e cerchioni auto

Foto di Angela Prati e Amando Tondo, Fiera Ecomondo 2018, Rimini.

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Cosa significa “Cibo sostenibile”?

Sab, 01/26/2019 - 23:48

Per la produzione di 1 kg di carne bovina sono necessari 15.500 litri di acqua. Le produzioni intensive inquinano e richiedono enormi quantità di risorse. Ne parliamo con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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L’ambasciatore anti-plastica: “Dieci passi per salvare il mare”

Sab, 01/26/2019 - 08:38

DAVOS – Un anno fa Peter Thomson postò una foto di una confezione di plastica con una scritta giapponese che era finita su una magnifica spiaggia della Nuova Zelanda. E scrisse che quell’insidioso, indistruttibile oggetto aveva “viaggiato per mille chilometri”. Anche se siamo abituati a foto peggiori, alle famose isole di plastica del Pacifico, a paesaggi ricoperti di rifiuti, è importante che Peter Thomson abbia dichiarato guerra alla plastica nei mari. L’ambasciatore delle Fiji è diventato nel 2017 il primo inviato speciale per l’Oceano all’Onu, insomma il primo “lobbista dei mari” alle Nazioni Unite. Un ruolo che l’attuale segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, gli ha cucito addosso proprio per il suo rinomato impegno per salvare i mari dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dalla pesca di frodo.

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Monopattini elettrici: ora la norma c’è. Via libera alla sperimentazione

Sab, 01/26/2019 - 01:49

Da poco Ford ha acquisito Spin, un’azienda che produce monopattini elettrici e gestisce un servizio di sharing senza basi fisse in 9 città e americane e campus universitari. https://www.agi.it/economia/mobilita_monopattini_elettrici_ford-4612024/news/2018-11-13/ .

Volvo Car Italia include una ebike pieghevole e un monopattino elettrico nelle formule del servizio in abbonamento “Care by Volvo”. https://volvocaritalia.carebyvolvo.it  Secondo dati Legambiente, in Italia sono stati stati venduti circa 45mila monopattini elettrici nel solo 2017.

E’in corso una vera rivoluzione per la mobilità alternativa. Purtroppo però in Italia si procede lentamente e il motivo è che finora è mancata una legge. Il Codice della Strada ignora i monopattini elettrici e soltanto ora un emendamento alla manovra permette di avviare ufficialmente le sperimentazioni dei servizi di sharing.

Leggeri, agili, economici: i monopattini elettrici piacciono a tutti!

I vantaggi di spostarsi su un mezzo alternativo o complementare sono evidenti e molteplici, in particolare se correliamo il monopattino elettrico come soluzione nel cosiddetto ultimo miglio, quando le persone scendono da altri mezzi di trasporto e si ritrovano in stazioni ferroviarie, parcheggi di interscambio e aree simili con la necessità di dover arrivare a destinazione – ufficio, casa, fabbrica – in maniera rapida, economica ed ecologica. Sono mezzi leggeri, pesano meno di 12 chili, raggiungono al massimo i 25 chilometri all’ora, hanno un’autonomia di circa 30 chilometri e sono economici. Ovviamente richiedono una certa abilità o abitudine di utilizzo e non consentono di portare borse pesanti o pacchi, ma nelle grandi città in cui il tragitto casa-lavoro è spesso un’odissea potrebbero essere una valida alternativa.

Lo dimostra il fatto che, nonostante la mancanza di un quadro normativo che autorizza le sperimentazioni, queste siano partite ugualmente. Basti pensare a Milano, dove la startup Usa di sharing Helbiz si è attivata e ha raccolto l’entusiasmo di moltissimi cittadini, che hanno subito scaricato l’app e provato il servizio. Intanto però a Palazzo Marino erano rimasti in attesa che dal ministero dei Trasporti arrivasse un’omologazione dei monopattini pensati per circolare sulle strade cittadine e hanno dovuto fermare il bando di affidamento del servizio.

Le grandi città del mondo hanno già servizi di noleggio attivi

Di società che potrebbero produrre o gestire un servizio simile ne esistono molte, il settore è in fermento. Due anni fa negli Stati Uniti sono nate le 3 start up Lime, Bird e Spin. La prima oggi è presente anche in 6 città europee, la seconda è presente anche a Parigi, Vienna, Bruxelles, Zurigo, Tel Aviv e Città Del Messico (forse presto anche in Italia), mentre Spin per ora è presente solo negli Usa. Si scarica un’app, ci si registra, si paga tutto online e, volendo, arriva a casa anche un casco (non obbligatorio comunque). Noleggiare un monopattino elettrico costa 15-20 centesimi al minuto, più una cifra fissa a noleggio (un euro circa).

Negli Usa, Lime, Uber e Lyft hanno offerto corse gratuite o a tariffa agevolata sui monopattini elettrici a chi il 6 novembre si è recato alle urne e ha così goduto di un’alternativa al solito percorso cittadino tra traffico e smog.

In Italia arriva solo adesso la regolamentazione normativa tanto attesa

Questo nuovo impulso alla micromobilità sembra molto vantaggioso e molto ecofriendly, per giunta il 40% degli italiani sarebbe interessato a provare quest’alternativa (sondaggio Lorien Consulting – Legambiente). Incentivare la micromobilità in Italia (o quanto meno non penalizzarla) aiuterebbe a ridurre l’inquinamento nelle nostre città, ma finora – incredibile ma vero – a mancare è stato un quadro normativo chiaro. Il nostro codice della strada non fa riferimento ai monopattini elettrici e la storia si è fermata.

Ora però un emendamento alla manovra, approvato in commissione Bilancio alla Camera, dà il via libera alla “sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini”. Manca ora il decreto del ministro dei Trasporti che delinei le regole attuative e tutti gli strumenti che renderanno concreta la sperimentazione.

Luciano Nobili (Pd), che ha proposto l’emendamento, in realtà ammette già che avremmo potuto fare di più: la sperimentazione è necessaria per rendersi conto di quali mezzi siano adeguati e per fissare dei limiti (ora ad esempio occorre indossare un casco), ma intanto avremmo potuto investire 25 milioni l’anno dal 2019 al 2023 che alla fine non sono stati destinati a questa microrivoluzione (https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-12-04/manovra-autorizzata-sperimentazione-citta-segway-hoverboard-e-monopattini-193425.shtml?uuid=AEPXE3sG)

Immagine di Armando Tondo

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Inquinamento senza confini

Ven, 01/25/2019 - 23:25

Mentre i politici inglesi discutono ancora di come realizzare la Brexit, alcuni giornalisti della tv nazionale britannica BBC si sono concentrati sui confini dell’inquinamento, e hanno chiesto agli scienziati del programma di osservazione satellitare Copernicus di realizzare una mappatura che mostrasse come si muove il biossido di azoto nell’atmosfera europea in una settimana-tipo, tra il 5 e il 10 gennaio.

Il risultato si può vedere molto bene qui.

Come è facile intuire, questo gas, prodotto in conseguenza alla combustione dei veicoli e delle attività industriali, si comporta come tutti gli altri gas in atmosfera e si sposta liberamente, senza “rispetto”per i confini nazionali. Si vede dalla prima occhiata come nasca dalle zone più densamente popolate, dalle grandi città e distretti produttivi, e poi si muova.

Come spiegano gli stessi scienziati alla BBC, questo gas è più pesante dell’aria, e quindi si sposta sempre vicino al suolo. Per questo motivo rimane facilmente “intrappolato” da avvallamenti e catene montuose, unico confine che rallenta la sua corsa.

Nell’animazione le zone bianche sono quelle a più alta concentrazione di biossido di azoto e, come sottolinea lo stesso servizio della BBC, si vede bene come le Alpi in Italia aiutino ad “intrappolare”le emissioni generate in Pianura Padana, rendendola una delle zone più inquinate d’Europa.

Il biossido di azoto è un inquinante che provoca diversi tipi di problemi, alle mucose, ai polmoni e alla salute dell’uomo in generale, ma anche alla crescita delle piante, è anche corrosivo per i metalli e grazie alle precipitazioni contribuisce al deterioramento degli edifici.

 

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Inquinamento senza confini

Ven, 01/25/2019 - 16:32
Mentre i politici inglesi discutono ancora di come realizzare la Brexit, alcuni giornalisti della tv nazionale britannica BBC si sono concentrati sui confini dell’inquinamento, e hanno chiesto agli scienziati del programma di osservazione satellitare Copernicus di realizzare una mappatura che mostrasse come si muove il biossido di azoto nell’atmosfera europea in una settimana-tipo, tra il 5 e il 10 gennaio. Il risultato si vede molto bene qui. Come è facile intuire, questo gas, prodotto in conseguenza alla combustione dei veicoli e delle attività industriali, si comporta come tutti gli altri gas in atmosfera e si sposta liberamente, senza “rispetto”per i confini nazionali. Si vede dalla prima occhiata come nasca dalle zone più densamente popolate, dalle grandi città e distretti produttivi, e poi si muova. Come spiegano gli stessi scienziati alla BBC, questo gas è più pesante dell’aria, e quindi si sposta sempre vicino al suolo. Per questo motivo rimane facilmente “intrappolato” da avvallamenti e catene montuose, unico confine che rallenta la sua corsa. Nell’animazione le zone bianche sono quelle a più alta concentrazione di biossido di azoto e, come sottolinea lo stesso servizio della BBC, si vede bene come le Alpi in Italia aiutino a “intrappolare” le emissioni generate in Pianura Padana, rendendola una delle zone più inquinate d’Europa. Il biossido di azoto è un inquinante che provoca diversi tipi di problemi, alle mucose, ai polmoni e alla salute dell’uomo in generale, ma anche alla crescita delle piante, è anche corrosivo per i metalli e grazie alle precipitazioni contribuisce al deterioramento degli edifici.
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Milano: un hub di quartiere contro gli sprechi

Ven, 01/25/2019 - 09:50

Se è vero che oggi si parla sempre più spesso di cibo, è vero anche che di pari passo cresce sempre di più l’attenzione verso un altro tema centrale, quello della sostenibilità ambientale. Ne sanno qualcosa il Comune di MilanoAssolombardae il Politecnico di Milano che, all’interno del protocollo d’intesa “Milano Zero Sprechi”, condiviso nel 2016, hanno dato vita a un’iniziativa che ha l’obiettivo di combattere quello che è uno dei fenomeni più diffusi del nostro secolo: un hub di quartiere che promette di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

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Acquisti verdi e criteri ambientali minimi per lo sviluppo dell’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse

Ven, 01/25/2019 - 01:54

Gli Acquisti verdi o GPP,  che sta per Green Public Procurement, sono un approccio attraverso il quale le Pubbliche amministrazioni integrano i criteri ambientali in tutte le fasi dei loro processi di acquisto (prodotti, servizi o lavori) per  ricercare e scegliere le soluzioni che abbiano il minore impatto possibile lungo l’intero ciclo di vita.

È proprio così che li definisce la stessa Commissione europea, per cui, in concreto e in estrema sintesi: le Autorità pubbliche che si muovono in questi ambiti si impegnano da un lato a razionalizzare acquisti e consumi; dall’altro ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti.

Considerando il volume di acquisti delle Pubbliche amministrazioni, si tratta senza dubbio di una modalità di incentivazione di tecnologie ambientali e di prodotti validi sotto il profilo ambientale, che, se funzionante, è in grado di produrre effetti significativi.

Oltre che per ridurre gli impatti delle produzioni e delle lavorazioni, il GPP può avere ricadute importanti sul fronte pubblico come stimolo all’innovazione e alla razionalizzazione della spesa mentre, sul fronte delle imprese, nel miglioramento della competitività e nella riduzione dei costi.

Fonte immagine: http://www.minambiente.it/pagina/che-cosa-e-il-gpp

Per tutte queste ragioni gli acquisti verdi si possono ritenere come il principale strumento della strategia europea su “Consumo e Produzione sostenibile” (COM 2008/397) ed anche il nostro Piano d’azione nazionale GPP lo ha introdotto nel 2008, prevedendo l’adozione, con successivi decreti ministeriali, dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per ogni categoria di prodotti, servizi e lavori acquistati o affidati dalla Pubblica amministrazione.

Il Piano nazionale GPP (approvato con D.M 11 aprile 2008 e integrato con D.M 10 aprile 2013), anche detto PAN GPP (http://www.minambiente.it/pagina/piano-dazione-nazionale-sul-gpp#indice), ha esteso la possibilità e la sollecitazione per le Pubbliche amministrazioni ad effettuare acquisti con criteri GPP oltre l’ambito ristretto dei prodotti ad alto contenuto di riciclo e pone l’attenzione a criteri di impatto ambientale complessivo, dall’efficienza energetica all’efficienza in termini di produzione di rifiuti. Già dal Piano si delinea una modalità operativa che deve guidare l’agire degli enti pubblici, ovvero la definizione di criteri minimi di sostenibilità da rispettare per determinate categorie di prodotti/servizi/lavori considerate prioritarie.

In Italia l’obbligatorietà per le Autorità pubbliche a utilizzare nei documenti di gara specifiche tecniche e clausole (appunto i CAM) era già stata introdotta a partire dal 2015, con il Collegato ambientale alla legge di stabilità (L.n. 221/2015): una novità importante che ha trovato poi seguito e regolamentazione nel più recente Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n.50/2016) che conferma quest’obbligo.

All’articolo 34 del Codice è previsto: “l‘obbligo di applicazione per l’intero importo della gara e per gli affidamenti di qualunque importo, delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei CAM”.

All’art. 213, sempre del Codice, inoltre, è previsto poi che l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, effettui il monitoraggio sull’applicazione dei CAM e sui risultati da essi prodotti.

Ad oggi le categorie merceologiche per le quali è scattata l’obbligatorietà sono le 17 che seguono:

  • arredi per interni,
  • arredo urbano,
  • ausili per l’incontinenza,
  • calzature da lavoro e accessori in pelle,
  • carta,
  • cartucce per stampanti,
  • apparecchiature informatiche da ufficio,
  • lavori di edilizia,
  • illuminazione pubblica (fornitura, progettazione, servizio),
  • servizi energetici per gli edifici,
  • servizio di illuminazione e forza motrice, servizio di riscaldamento/raffrescamento,
  • servizi di pulizia e fornitura di prodotti per l’igiene,
  • gestione dei rifiuti urbani,
  • ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari,
  • sanificazione per le strutture sanitarie e per la fornitura di prodotti detergenti,
  • prodotti tessili,
  • veicoli,
  • servizi di gestione del verde pubblico.

Particolarmente importanti sono i CAM (che Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il DM 11 ottobre 2017 ) da seguire nell’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, la ristrutturazione e  manutenzione degli edifici pubblici e quelli sui servizi energetici per gli edifici  in considerazione proprio della quota rilevante  dei consumi energetici che deriva proprio dal riscaldamento e dal condizionamento degli immobili.

Ci poi categorie che per ordine di priorità risultano successive e per le quali i CAM sono in corso di definizione o revisione, quali:

  • Forniture di stampanti e apparecchiature multifunzione e noleggio di stampanti e apparecchiature multifunzione (revisione DM 13 dicembre 2013, G.U. n. 13 del 17 gennaio 2014), Servizio di stampa gestita (nuovo)
  • Forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro e servizio integrato di raccolta di cartucce esauste e fornitura di cartucce di toner e a getto di inchiostro (revisione DM 13 febbraio 2014, G.U. n. 58 dell’11 marzo 2014)
  • Servizio di ristorazione collettiva e fornitura derrate alimentari: servizio di ristorazione scolastica, servizio di ristorazione collettiva per uffici e per università, servizio di ristorazione assistenziale ed ospedaliera (revisione DM 25 luglio 2011, G.U. n. 220 del 21 settembre 2011)
  • Servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione e manutenzione di strade (nuovo).

E ulteriori altre categorie programmate per le prossime annualità.

È importante domandarsi però cosa può comportare su larga scala applicazione sistematica dei CAM: si è visto come lo scopo primario del GPP e dei CAM sia l’identificazione, da parte del sistema di acquisti pubblico, del prodotto o del servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il suo intero ciclo di vita. Ci si può quindi ragionevolmente aspettare che la loro applicazione sistematica ed omogenea consenta rapidamente di diffondere le tecnologie ambientali e i prodotti ambientalmente preferibili e produca un effetto leva sul mercato;, inducendo gli operatori economici meno virtuosi ad adeguarsi alle nuove richieste della pubblica amministrazione.

E che, d’altra parte, questo stesso meccanismo sia in grado di produrre sulle imprese una riorganizzazione dei processi e del ripensamento dei prodotti per stare sul mercato.

Molte Regioni italiane sono state anche proattive, ovvero hanno legiferato con proprie Delibere e  prodotto Piani di azione locali per incrementare gli sforzi volti a promuovere sul loro territorio il GPP. Hanno realizzato disciplinari “modello” ad uso degli Enti locali oppure hanno programmato e realizzato attività formative e incontri per lo scambio delle buone pratiche o, anche, hanno definito propri CAM in attesa del recepimento della categoria a livello nazionale.

Alcune di queste hanno anche partecipato anche al programma LIFE (lo strumento finanziario per l’Ambiente che ha l’Unione europea per finanziare progetti pilota o dimostrativi con alto valore aggiunto). In questo caso il progetto specifico è denominato  Best practices exchange and strategic tools for GPP (Scambio delle migliori pratiche e strumenti strategici per il GPP) ed ha obiettivi riassumibili nei seguenti punti:

  1. contribuire al passaggio a un’economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici;
  2. contribuire alla protezione e al miglioramento dell’ambiente e all’interruzione e all’inversione del processo di perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi;
  3. migliorare lo sviluppo, l’attuazione e l’applicazione della politica e della legislazione ambientale e climatica dell’Unione;
  4. catalizzare e promuovere l’integrazione e la diffusione degli obiettivi ambientali e climatici nelle altre politiche e nella pratica nel settore pubblico e privato, anche attraverso l’aumento della loro capacità;
  5. sostenere maggiormente la governance ambientale e in materia di clima a tutti i livelli.

La Basilicata, ad esempio, con questo programma (Best practices exchange and strategic tools for GPP)  ha redatto – nell’ambito dei CAM -un piano di azione per il triennio 2017–2020 che prevede tre tipologie di obiettivi specifici:

  • raggiungimento delle soglie di acquisti verdi da realizzare nell’ambito di ciascuna categoria merceologica individuata all’interno del Piano di Azione Nazionale per il GPP;
  • diffusione degli acquisti verdi (GPP) nell’intero territorio regionale;
  • implementazione di un sistema di monitoraggio.

Il piano d’azione sarà finanziato dalla Commissione Europea, con il coinvolgimento come partner della Regione Lazio, della Regione Sardegna, del Ministero Ambiente Romania e della Fondazione Ecosistemi.

Anche la Regione Lazio, sempre nell’ambito del Progetto LIFE GPPbest – Best Practices Exchange and strategic tools for Gpp ,  ha prodotto un’infografica inerente ai Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, per meglio spiegare e chiarire gli ambiti di definizione ed applicazione ed ha introdotto criteri che, negli affidamenti o nelle gare danno maggior punteggio, come la capacità tecnica dei progettisti nell’applicazione dei sistemi di certificazione sostenibile in edilizia.

La Sardegna, invece, ha sviluppato due piani d’azione, uno per gli acquisti pubblici ecologici  e uno di azione ambientale.

Questi due strumenti di pianificazione e programmazione definiscono la strategia regionale volta alla realizzazione di azioni concrete di sostenibilità ambientale.

Ha, inoltre, instituito otto ecosportelli GPP provinciali, finanziati dalla Regione con il compito di fornire informazioni per favorire una maggior diffusione dell’approccio del GPP segnalando buone pratiche, possibili fonti di finanziamento, sinergie con altre politiche ambientali. Ma anche per svolgere attività di assistenza tecnica e supporto sulle modalità di redazione di documenti strategici delle procedure di acquisto, per realizzare iniziative di animazione territoriale, rivolti a target specifici di utenti e per promuovere, in varie forme e modalità, i consumi sostenibili.

Per una panoramica generale sulle azioni in termini di GPP e CAM intraprese dalle singole Regioni italiane con un quadro di sintesi predisposto dal Ministero dell’Ambiente visitare l’indirizzo http://www.minambiente.it/pagina/il-gpp-negli-enti-locali#R.

 

Fonti:

http://www.minambiente.it/pagina/piano-dazione-nazionale-sul-gpp
www.csqua.it
http://www.arrr.it/en/prevenzione-gpp.html
http://www.isprambiente.gov.it/it/certificazioni/ipp/gpp

Criteri ambientali minimi: esempi virtuosi anche in Italia


http://www.minambiente.it/pagina/che-cosa-e-il-gpp
http://www.minambiente.it/pagina/il-gpp-negli-enti-locali#R

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Speciale Ecomondo 2018: mobilità sostenibile e rifiuti (Photogallery)

Ven, 01/25/2019 - 01:48

Scooter elettrici, cargo-bike, furgoncini ecologici, oggi è possibile raccogliere i rifiuti nelle città e nelle periferie in modo sostenibile e a basso impatto ambientale. Questi mezzi presentati a Ecomondo 2018 di Rimini lo dimostrano.

Foto di Angela Prati e Amando Tondo.

Secondo speciale fotografico dalla Fiera Ecomondo di Rimini, dove decine di aziende e start up esponevano le loro invenzioni per rendere il mondo un posto un po’ più pulito. Grande show dell’aspiraplastica, una genialata!

Foto di Angela Prati e Amando Tondo.

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Migranti e rifugiati: curarli conviene

Ven, 01/25/2019 - 01:45

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, attualmente, i discorsi populisti che vengono divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che ritengono che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e servizi sanitari attraverso la divulgazione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per l’intera società, tra cui quelli secondo cui i migranti siano portatori di malattie e/o rappresentino un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza sanitaria sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, e in seconda battuta la salute di intere società e di conseguenza le loro economie”, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

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La cannella: una spezia bella, buona e brava

Ven, 01/25/2019 - 01:43

In bastoncini, in polvere, estratta e anche in compresse, nella torta di mele, oppure nelle tisane con il miele o nella cioccolata, la cannella con il suo sapore dolce e rinfrescante è proprio una grande coccola, sa di inverno, di chiacchierate con gli amici, di comfort food.

Innanzi tutto diciamo che si tratta della corteccia e dei rami di alberi della famiglia della Lauraceae. La più pregiata arriva dallo Sri Lanka – Cinnamomum zeylanicum – mentre quella cinese – Cinnamomum Cassia – è meno pregiata e contiene una maggior quantitativo di cumarina, sostanza lievemente tossica.

Gli antichi Romani la assumevano come afrodisiaco, in Egitto veniva utilizzata per imbalsamare le salme grazie al suo potere antimicotico. In tempi moderni è apprezzata nei casi di raffreddore e mal di gola per la sua azione antisettica.

E fa anche dimagrire? Per la sua capacità di imitare l’attività dell’insulina, alcuni studi si sono concentrati sul suo eventuale utilizzo nella terapia naturale del diabete di tipo 2. In questo caso i risultati non sono definitivi, essendosi concentrati su piccoli campioni. In particolare uno studio pubblicato da Publimed nel 2015 afferma nelle sue conclusioni che: “La cannella ha il potenziale per essere un’utile terapia aggiuntiva nella disciplina della medicina integrativa nella gestione del diabete di tipo 2. Attualmente le prove sono inconcludenti e sono necessarie prove a lungo termine volte a stabilire l’efficacia e la sicurezza della cannella. Tuttavia, un alto contenuto di cumarina di Cinnamomum Cassia – quella prodotta in Cina, NdR – è una preoccupazione, ma il Cinnamomum zeylanicum – dallo Sri Lanka – con il suo basso contenuto di cumarina sarebbe un sostituto più sicuro”.

Ma, se anche sul suo utilizzo nella terapia del diabete permangono ancora dubbi, le sue  particolari caratteristiche la possono rendere essere interessante nelle diete ipocaloriche dimagranti.
La cannella aiuta infatti il processo digestivo stimolando la secrezione dei succhi gastrici e quindi limita la formazione di fermentazioni che determinano il gonfiore alla pancia.

Inoltre regola la glicemia e l’insulina abbassando l’indice glicemico degli alimenti, favorendo l’azione dell’insulina nelle cellule adipose e muscolari e riducendo così l’accumulo di zuccheri e quindi il grasso, soprattutto addominale. Ecco perché in molti articoli trovate che la cannella viene anche consigliata per diminuire la circonferenza della vita e del bacino.

Questo non significa che la cannella possa sostituire una dieta equilibrata o una sana attività fisica… ma aiuta.

E se tutto questo non bastasse la cannella possiede proprietà termogeniche. Come il peperoncino, aumenta il calore corporeo e alza il metabolismo: di conseguenza se ne prendiamo di più, bruciamo più grassi e dimagriamo. Aggiungere un po’ di cannella agli spuntini di metà mattina o di metà pomeriggio aiuta anche ad aumentare il senso di sazietà e diminuisce la voglia di mangiare alimenti dolci.

E c’è di più: la cannella migliora il sistema immunitario, combatte, come abbiamo già detto, le affezioni dell’apparato respiratorio, favorisce la digestione ed è un antisettico naturale, contribuisce ad abbassare il livelli del colesterolo “cattivo”, allevia i dolori mestruali.

Attenti però a non esagerare: la dose massima consigliabile è di un cucchiaino da caffè al giorno ed è controindicata, specie quella cinese per la presenza di cumarina, a chi assume farmaci anticoagulanti; inoltre il sovradosaggio è dannoso per chi ha problemi al fegato o ai reni. Per i diabetici già in cura con farmaci ipoglicemizzanti come la Metformina è meglio consultare il proprio medico prima di inserire la cannella nella dieta giornaliera. Lo stesso dicasi per le donne in gravidanza o durante allattamento.

Come per tutte le spezie ci vuole un pizzico di attenzione, ma quanto è buona la cannella…

Fonti:

https://www.viversano.net/alimentazione/dieta-e-salute/cannella-per-dimagrire/
https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/19793-cannella-brucia-grassi
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24019277
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14633804
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24716174
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26475130
https://www.nature.com/srep/

 

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I murales contro il degrado di Ballarò

Gio, 01/24/2019 - 16:37

PALERMO – Ad un tratto l’artista sull’impalcatura ha un dubbio: “ma santa Rosalia la devo mostrare con i capelli corti come intendo raffigurarla io, oppure lunghi come mi suggerisce una donna che sta osservando da qui sotto la nascita del dipinto?”. Dilemma di artista quello di Igor Scalisi Palminteri che insieme ad Alessandro Bazan, Andrea Buglisi, Angelo Crazyone, Fulvio Di Piazza ha realizzato l’estate scorsa alcuni murales nei quartiere Ballarò e Albergheria a Palermo.

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Quello che siamo diventati

Gio, 01/24/2019 - 10:14

Ci nascondiamo dietro le analisi, i numeri, i confini, le responsabilità altrui, i decreti. E mentre noi ci nascondiamo bambini, donne e uomini annegano in mare o vengono condannati per strada a spogliarsi della loro dignità.

Siamo arroganti e bugiardi perché ci raccontiamo che tutto questo dipende solo da e con un’irresponsabilità disumana continuiamo a non volere considerare i motivi per cui si trovano su quei barconi o sotto un mucchio di cartoni negli angoli delle nostre città. In un gioco al massacro dove responsabilità, risposte, visioni politiche si sacrificano sull’altare della propaganda elettorale non facciamo altro che sciorinare litanie che recitano come siamo bravi a contenere gli sbarchi, a negare ogni decenza e a denunciare che, chi si affida a chi noi non ci affideremmo mai, lo fa solo perché vuole vivere.

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Cosa devo fare per andare a vivere in cohousing?

Gio, 01/24/2019 - 01:40

Vivere insieme è un’idea che piace a molti ma come fare? Come funziona il cohousing? A chi bisogna rivolgersi?

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

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Lino Banfi, proteggi l’Itèlia dall’innominèto

Gio, 01/24/2019 - 01:08

Non era riuscito nemmeno lo stesso Banfi a farsi odiare, quando a marzo 2013, ospite a Un giorno da pecora in onda su Radio2, si schierò così: “Berlusconi ? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”. Anche alle ultime elezioni ha votato Berlusconi? E Luigi di Maio ne è a conoscenza? E però, e però, bisogna distinguere l’uomo dall’artista, sempre, o si rischia di essere reazionari liberticidi, così come bisogna sempre separare la carica di rappresentante, in questo caso UNESCO, dall’oggetto rappresentato. Riprendano respiro gli indignati, il fatto che Banfi rappresenti il governo italiano alla commissione UNESCO non significa ovviamente che Banfi diventi patrimonio UNESCO. E poi, con l’aria oscurantista che da qualche tempo tira in Italia, è coerente che a rappresentarci sia un attore comico anziché un ingegnere aerospaziale. Corno di bue, latte scremèto, proteggi l’Itèlia dall’innominèto, bene così.

Ciò detto, la nomina ha stupito tutti, compreso l’attore di Andria. Quando il ministro dei beni culturali Bonisoli lo ha contattato per informarlo che era stato scelto come rappresentante dell’Italia presso la commissione UNESCO, ha candidamente ammesso di avere reagito dicendo “che c’entro io con la cultura?” Non a caso, la “c” di UNESCO sta per “cultura”. Poi, in un’intervista seguente, Pasquale  Zagabria, questo il nome all’anagrafe, ha aggiunto di essere stato informato soltanto il giorno prima, e di “non avere ancora capito di cosa si tratti”.

Ma arriviamo alla svolta, alla presa di coscienza. “Ho capito perché mi hanno chiamato […] Perché in queste commissioni ci sono persone che hanno studiato, plurilaureati, conoscono bene la geografia […] tutte cose che io non so”. Lino Banfi non sa, ma vuole portare il sorriso. “Anche nei posti più seri”.

A disturbare, anzi, a dispiacere non è la lodevole intenzione – sorridiamo, vivaddio, sorridiamo! – ma piuttosto l’equazione nemmeno troppo velata per cui se uno ha studiato non è capace di sorridere. L’idea che il sapere, la cultura, la sete di conoscenza debbano indossare necessariamente l’abito più grigio e mai farsi vedere in bermuda e maglietta. Gli adepti dell’antiaccademismo tanto in voga di questi tempi e tanto numerosi fra gli elettori di Lega e Movimento5stelle se ne facciano una ragione: persino Carlo Emilio Gadda, noto come “l’ingegnere in blu”, aveva senso dell’umorismo. No, umorismo non fa per forza il paio con sovranismo. Così come l’azione di “portare un sorriso” non esclude l’affrontare con rigore le questioni serie.

Dal palco l’interprete di Fracchia la belva umana ha poi sottolineato di non volere essere assimilato al reddito di cittadinanza perché non ne sa niente; e a tal proposito, con tutta l’oratoria un po’ modesta un po’ bonaria di cui è capace, ha detto di avere assicurato “al governo”che il suo discorso sarebbe durato 10 minuti in meno, “… Così avete tempo di parlare di cose vostre”.

Quindi, facendo 2+2, nella percezione del nostro amatissimo attore, l’Unesco non è né una cosa seria né un incarico politico. “Il reddito di cittadinanza è una cosa troppo importante”, e lui, Banfi, ha infine aggiunto che non è tenuto a parlarne “perché fa l’attore”. Unesco sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Senza pregiudizi: individuare il rappresentante dell’Italia nella figura di un signore di 82 anni con all’attivo film e b-movie dove ha interpretato MAGISTRALMENTE un maschio alfa bruttino, sfigato, poi tramutatosi negli anni in un nonnetto mansueto, non solo è legittimo, ma a suo modo paradossale, certo, è molto divertente.

Meno divertente è che agli analisti e agli esperti di comunicazione dell’attuale governo, dati e algoritmi alla mano, sia risultato conveniente annunciare la nomina di Lino Banfi proprio nei giorni in cui il “draft del reddito di cittadinanza” (così lo chiama Stefano Buffagni, portavoce alla Camera dei Deputati) è in corso d’opera. Ma quella è un’altra storia. Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.

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Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Gio, 01/24/2019 - 01:06

Ingredienti per 4 persone:

500 gr di farina per pizza
300 ml di acqua
2 uova
50 gr di provolone piccante
50 gr di olive nere
5 filetti di sarda o acciughe
30 gr di caciocavallo grattugiato o grana
lievito 10g
sale e origano q.b.
olio extra vergine di oliva q.b.
1\2 cucchiaino di zucchero

Procedimento:

Unire la farina con olio e un cucchiaino scarso di zucchero.
Lo zucchero serve per agevolare la lievitazione.

Aggiungere il lievito di birra sciolto precedentemente in poca acqua tiepida e mescolare.

Versare a poco a poco l’acqua rimanente, sempre tiepida, e impastare energicamente, fino a ottenere un impasto morbido e soffice.

Un consiglio è di aggiungere il sale, quasi alla fine della lavorazione dell’impasto, poiché andrebbe a inficiare la lievitazione.

A questo punto lasciatela lievitare per almeno due ore, coprendola con un canovaccio e ponendola in un luogo riparato da correnti d’aria.

Trascorso il tempo della lievitazione disporre l’impasto in una teglia precedentemente oleata.

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Stendetela accuratamente, aiutandovi, se necessario, con le mani leggermente unte di olio, per evitare che l’impasto si attacchi alle mani e anche per facilitare la stesura.

Lasciatela lievitare ulteriormente per circa un’ora.

Trascorso il tempo della seconda lievitazione, possiamo procedere a condire la “scacciata” con gli ingredienti necessari.

Aggiungere i filetti di sarda o acciuga tagliati in piccoli pezzi e le olive nere denocciolate.

Aggiungere anche l’aglio sminuzzato e il provolone a pezzetti.

Versare dell’olio evo e con l’aiuto di una forchetta, punzecchiare la “scacciata” in modo uniforme.

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Mettere in forno già preriscaldato a una temperatura di 200° per circa venti minuti.

Estrarla dal forno e irrorate la “scacciata” con le uova sbattute, formaggio e origano.

Rimettetela nuovamente in forno per altri dieci o quindici minuti.

Sfornatela non appena sarà di un bel colore dorato.

Tagliatela a pezzetti e servitela ben calda!

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

ALTRE FOTO DELLA RICETTA: https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/a-scacciata-ca-sarda/

 

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