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Come fare un aquilone (che vola!) con carta velina

Ven, 05/15/2020 - 10:00

La storia degli aquiloni trova la sue radici in tempi antichissimi, si sono rinvenute sue tracce già 2800 anni fa nella lontana Cina dove l’uso degli aquiloni aveva diversi scopi: come segnali in missioni di salvataggio, per misurare le distanze, per la verifica della velocità del vento, per le segnalazioni e le comunicazioni durante le operazioni militari…

Oggi, questo oggetto si accosta a pratiche ludiche, divertente e stimolante per adulti e bambini. Un mezzo di evasione spirituale imitando il volo e leggerezza degli uccelli, e anche semplice passatempo che sfida la forza di gravità. Dal canale YouTube Pianeta Mamma scopriamo come realizzare un aquilone in casa, cosa serve:

  • Carta velina;
  • Bastoncini di legno o bambù;
  • Spago;
  • Colla vinilica;
  • Nastrini colorati e un pezzo di cartone (facoltativo).
Pianeta Mamma

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Covid-19 e distanziamento sociale: nei bimbi con disabilità aumentati ansia e aggressività

Ven, 05/15/2020 - 09:30

Un incremento significativo di “comportamenti problema” come problemi di attenzione, ansia e aggressività è stato riscontrato in un bambino su tre con disabilità a causa del lockdown imposto per il contenimento del contagio dovuto al Covid-19 e delle conseguenti misure di distanziamento sociale messe in atto, dalla chiusura delle scuole a quella dei parco giochi. A rilevare il crescente disagio di questi bambini e delle loro famiglie è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Irccs Eugenio Medea – La Nostra Famiglia, l’unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nell’ambito dell’età evolutiva.

Maggiore difficoltà nel regolare le emozioni

Realizzato all’inizio di aprile, nel momento più difficile del lockdown a cui è stata sottoposta tutta la nazione, lo studio RADAR (EspeRienze nell’emergenzA COVID-19 nei bAmbini con disabilità e nei loro genitoRi) ha preso in esame 1.472 genitori e 1.630 bambini di età compresa tra 0 e 10 anni di 6 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Friuli, Liguria, Puglia, Campania) con varie disabilità – disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, deficit motori, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive.

I ricercatori hanno riscontrato nei bambini, indipendentemente dall’età, un incremento significativo di alcuni “comportamenti problema” indice di una maggiore difficoltà di regolazione delle emozioni: in particolare per un bambino su tre sono mediamente aumentati i comportamenti di ritiro, i comportamenti ansioso-depressivi, i problemi di attenzione e i comportamenti aggressivi. Quanto alle famiglie, più della metà ha segnalato bisogno di supporto negli ambiti riabilitativi, didattici ed educativi.

Indirizzare azioni di sostegno

L’indagine è stata coordinata da Rosario Montirosso, responsabile del Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo, e da Gianluigi Reni, responsabile dell’Area in tecnologie applicate dell’Irccs Medea-La Nostra Famiglia. “Abbiamo voluto capire come le famiglie hanno vissuto questa esperienza e quali sono i fattori di rischio e di protezione che si associano ai livelli di stress nei bambini e nei genitori – spiega Montirosso -. Lo scopo della nostra indagine è avere conoscenze mirate per poter indirizzare eventuali azioni di sostegno“.

Famiglie resilienti, ma bisognose di aiuto

“La ricerca – conclude Montirosso – ci fornisce gli elementi per capire in quali ambiti possiamo intervenire per aiutare i genitori e garantire loro una maggiore resilienza. Ma non solo: questi dati ci servono per adesso ma anche per la fase post-lockdown. I bambini con disabilità hanno bisogno di interventi terapeutici, riabilitativi, educativi, che li aiutino a fronteggiare la loro quotidianità e, anche a emergenza finita, la loro normalità non sarà subito disponibile”.

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I migliori 10 film sulla ribellione giovanile

Ven, 05/15/2020 - 08:00

I teenagers con i loro consumi, modi di vivere e aggregarsi in tribù moderne hanno radicalmente condizionato le mutazioni del Novecento con il cinema che ha sempre saputo raccogliere al momento giusto le cause di quello che accadeva. Un genere poco codificato che deborda tra politica e sociologia e che ha spesso contribuito a modificare la storia del costume e dei comportamenti sociali.
La stessa storia del cinema è densa di ribellioni cinematografiche e giovanili. Spesso accompagnate da bellissime colonne sonore strettamente collegate alle mode che da queste ne derivavano hanno creato sottogeneri e filoni di successo. Il cinema ne ha plasmato grandi capolavori e cult movie di lunghissimo corso. Nell’ultimo decennio non ravviso titoli degni di classifica e questo qualche domanda dovrebbe farla sorgere. Questi i miei dieci preferiti scelti con grandi sofferenze per molte esclusioni ricordando al lettore che “Easy Rider” e altri film simili sono precedentemente analizzati nella classifica sulla top ten dedicata alla new Hollywood degli anni Settanta.

I GUERRIERI DELLA NOTTE – WALTER HILL – 1979

Ispirato da un libro di Sol Yurick non molto conosciuto ma profondamente costruito sull’Anabasi di Senofonte prende il pretesto narrativo sul raduno notturno di tutte le gang giovanili di New York ad Harlem in un progetto di riunificazione. Ma il capo della banda che lo ha organizzato viene ucciso. La colpa ricade sui Warriors che devono tornare a Coney Island braccati da tutti. Una deejay nera inquadrata di bocca scandisce alla radio tempo e avvenimenti come una sorta di coro greco. Film epocale che contiene tutte le mitologie contemporanee e i segni e i simboli delle culture giovanili si contamina di western, musical e peplum in un ibrido potente che non ha perso smalto per spettacolo e potenza cinematografica. Protagonista è anche la New York dell’epoca splendidamente ritratta di notte. Ritmo del montaggio e delle azioni sostenuti da musiche pertinenti sono un godimento visivo ed estetico. Polemiche sull’incitamento alla violenza secondo alcuni solo artistico, ma che in effetti parlava ad un diffuso sentimento naturale della cultura giovanile dell’epoca e che fu enorme detonatore dell’enorme successo. Secondo Maurizio Fantoni Minnella “un cult movie capace di riflettere l’enorme bisogno delle nuove generazioni di un’appartenenza a un gruppo, un territorio”. Molto amato in Italia dagli ultrà da stadio come citazione dei propri stendardi e come riferimento culturale per l’aspirazione a superare gli scontri tra gruppi.

L’ODIO- MATHIEU KASSOVITZ – 1995

Un film esplicitamente realizzato contro la violenza della polizia e schierato dalla parte di chi vive nelle banlieu francesi. Ottimo bianco e nero per raccontare la giornata avventurosa e balorda di tre ragazzi: un nero, un arabo e un ebreo a significare che le razze non trovano divisioni se condividono territorio e immaginari nella vita da strada. Tre non garantiti, senza lavoro, studio e formazione (profezia dell’Europa di oggi) e senza opportunità costretti a delinquere e a vivere dal lato selvaggio che vanno a Parigi permettendo al regista di contaminare mondi opposti e distanti e attraversato dalla costante dell’odio che li contrappone soprattutto alla polizia trinariciuta nei loro confronti e della loro comunità con razzismo ideologico e brutalità che non preservano nessun diritto. I vagabondaggi, la bellissima colonna sonora e il gergo nei dialoghi costruiscono un film spettacolare e perfetto nei contesti di riferimento. Alla sua uscita scrisse Lietta Tornabuoni: “un film brutale e disinvolto, destrutturato e costruito con rigore… alla maniera del Martin Scorsese di Taxi Driver, Kassovitz ha fatto un film che è insieme drammaticamente realistico e sotterraneamente surreale”.
Il film ha determinato il successo divistico di Vincent Cassel.

GIOVENTU’ BRUCIATA – NICHOLAS RAY – 1955

Un film che ha contribuito a far indossare i blue jeans ai giovani di mezzo mondo che molto s’identificarono con i “ribelli senza causa” del titolo originale. Più mito che cult, oggi forse in flessione tra i giovani del nuovo secolo, deve il suo enorme successo anche alla tragica morte del protagonista James Dean, coeva all’uscita del film avvenuta su una macchina da corsa richiamando una delle migliori scene che si vedono sullo schermo. James Dean è un nuovo tipo di eroe nevrotico e tormentato. Il maledettismo del film avvolge anche Sal Mineo, attore gay che sarà ucciso anni dopo e anche la protagonista femminile una splendida Natalie Wood morirà in circostanze misteriose. Coincidenze impressionanti tra attori e personaggi che ne fanno un manifesto dell’inquietudine della gioventù globalizzata che anela al divertimento e al sentimento ma si vede schiacciata da famiglie puritane borghesi e istituzioni rigide nel comprendere il cambiamento. Un grande abile regista con colori illuminanti affronta una qualunque storia ambientata nella provincia americana riuscendo a creare una sorta di manifesto esistenziale di carattere internazionale.

FA’ LA COSA GIUSTA – SPIKE LEE – 1989

Una giornata calda nel Bronx in una pizzeria microcosmo della tensione razziale tra italiani e neri raccontata con grande smalto nella regia e accompagnata dal rap che in quel momento diventa la Cnn dei neri e determina il trionfo dei Pubblic Enemy il baluardo della critica alla società americana fallita nella sua coesione sociale. Capace di analizzare i difetti anche della comunità black il film mette insieme diverse soggettività e senza ideologismo preconcetto fa riflettere sullo stato delle cose. Finale aperto sull’uso della violenza contrapponendo il pensiero pacifista di Martin Luther King a quello violento di Malcom X. Film che ha decretato il successo di Spike Lee come regista e attore capace di un sapiente uso dell’ironia e che ha rivelato anche il talento di John Turturro.

RUSTY IL SELVAGGIO – FRANCIS FORD COPPOLA – 1983

Un film nato per motivi economici per riparare i buchi della casa di produzione di Coppola diventa una pietra miliare nella riflessione e nella rappresentazione delle bande giovanili della nuova epoca con il riuscito confronto generazionale tra i due fratelli interpretati di Mickey Rourke e Matt Dillon. Sostenuto da un bianco e nero elegante e suggestivo nei suo contrasti di tono ha un solo fotogramma a colori in due pesci esotici da combattimento nella vasca di un commerciante di animali metafora del dissenso dei due fratelli. Il mito del ribelle si ammanta di toni espressionistici in un film che a sorpresa torna ad elogiare la purezza dell’adolescenza e il mito della vita di strada lontana dalla merce e dall’omologazione.

TRAINSPOTTING – DANNY BOYLE – 1996

Il miglior film mai fatto sui demoni della dipendenza da eroina costruito con toni di commedia che riescono a far emergere la drammaticità di una condizione molto diffusa tra le giovani generazioni dell’intero pianeta. Senza condanne o plauso le vicende di quattro ragazzi di Edimburgo hanno il sottotesto di un colpo dove l’egoismo tipico del tossicodipendente avrà la meglio. Tratto da un romanzo di successo ha un montaggio frenetico mutuato dai videoclip musicali dell’epoca e da una colonna sonora pertinente e molto adeguata alle surreali vicende di questi giovani junkies antropologicamente differenti da quelli di prima generazione che vengono commentati sincreticamente dalle note di Lou Reed, Iggy Pop, Blur, Letfield, Elastica, Underworld. Celebre il monologo del protagonista sulla vita del tossicodipendente.

THE DREAMERS – BERNARDO BERTOLUCCI – 2003

Bertolucci all’inizio del nuovo secolo torna a Parigi per mettere in scena in analisi memoriale critico il Sessantotto personale e collettivo dal punto di vista esistenziale, politico e cinefilo. Un ragazzo americano incontra due fratelli francesi e va a vivere nel loro appartamento lasciato libero dalla partenza dei loro genitori. Intimo e storico, personale e politico si tengono per mano fino a quando un sasso infrange un vetro e li porta a scender in strada dove infuria la battaglia del Maggio francese. Splendide canzoni d’epoca, condito da maledettismo storico alla Baudelaire e con un sentito omaggio a “Bande à part” di Godard nella citazione della corsa dei tre protagonisti nei corridoi del Louvre.

ZERO IN CONDOTTA – JEAN VIGO – 1933

Il capostipite del genere per età che si deve al genio anarchico di un regista che muore a soli 29 anni lasciandoci solo due capolavori: questo e il magnifico “L’Atalante”. In un collegio della provincia francese, tre ragazzi vengono puniti per schiamazzi dal direttore e ricevono uno zero in condotta. La rivolta collettiva contro lui e i suoi collaboratori è straordinariamente surreale nella sua metafora contro l’ordine costituito. Giudicato antifrancese fu bloccato dalla censura e potrà uscire nelle sale solo dopo la Seconda guerra mondiale. Un anelito di libertà che consegna protagonismo nel cinema per la prima volta ai giovani. Un film punto di riferimento per tutti i cineasti ribelli e per le nuove ondate di tutto il cinema degli anni Sessanta. I nuovi registi dovrebbero tenerne conto.

I PUGNI IN TASCA – MARCO BELLOCCHIO – 1965

Strepitoso esordio di Marco Bellocchio che si impone all’attenzione internazionale con un film estremo e dissacrante contro il mondo della famiglia come nucleo borghese in dissoluzione che viene ferocemente messa alla sbarra. Mai visto qualcosa del genere in Italia. Lou Castel interpreta magnificamente un giovane tarato che compie una serie di omicidi molto efferati contro i suoi più stretti congiunti. Secondo Mereghetti: “All’epoca lasciò a brandelli l’immaginario cinematografico collettivo, oggi non lascia indifferente nemmeno chi ha acquisito un non comune senso dell’orrore”. Fu influenzato dalla lezione di “Zero in condotta” e dalla saggistica che decretava la morte della famiglia. Ha preparato la strada a molto cinema e politica del Sessantotto.

IL SELVAGGIO – LASZLO BENEDEK – 1954

Capostipite dei biker movie ma soprattutto questo regista di origini ungheresi ha il merito di aver rivelato il talento di Marlon Brando che diventa icona di riferimento assieme a James Dean per gli adolescenti globalizzati. Ma la sua banda è orgogliosamente proletaria rispetto ai giovani borghesi ribelli senza causa. Il costume di scena di Brando con giubbotto di pelle nera, t-shirt e motocicletta rapisce l’immaginario collettivo. La recitazione da Actor Studio conquista il mondo. Brando sensuale e oggetto di desiderio sessuale è il magnifico protagonista di un film che racconta le scorrerie di una banda di teppisti su due ruote che sconvolgono la quotidianità di una tranquilla città di provincia in un indovinato intreccio raccontato senza sentimentalismi. L’antagonista è Lee Marvin.

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10 smart city italiane (Infografica)

Ven, 05/15/2020 - 07:19

Una smart city è un’area urbana in cui, grazie all’utilizzo di tecnologie digitali e innovazione tecnologica, è possibile ottimizzare e migliorare le infrastrutture e i servizi ai cittadini.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Trump contro scienza e Fauci | Vaccino: “Prima agli USA perché finanziano” | Brasile: record di morti

Ven, 05/15/2020 - 06:25

Il Giornale: Ora crescono le vittime. Lombardia, più contagi;

Tgcom24: Oxfam: “Vaccinare i più poveri costerebbe meno dei profitti di Big Pharma in quattro mesi”;

Il Messaggero: Brasile: «Entro agosto 88.000 morti» Bolsonaro: gente in strada per fame. Record di morti in Brasile e negli Usa Svezia, Inghilterra e Brasile: i cattivi esempi da evitare. Dramma Ecuador: cadaveri lasciati in strada, giallo sul numero dei morti;

Il Mattino: Trump contro la scienza: scontro aperto con Fauci;

Il Fatto Quotidiano: Vaccino – Sanofi: “Prima agli Usa perché finanziano”. E poi: “Europa sia altrettanto  efficace”. Macron “seccato”, incontro all’Eliseo;

La Repubblica: Infermieri di quartiere, ambulanze speciali, più terapie intensive e assistenza a casa ad anziani: così il decreto cambia la sanità;

Il Manifesto: Reddito di emergenza tagliato, solo uno spot per precari e invisibili;

Leggo: L’Inter ferma la ripartenza della Serie A? Il 18 non andrà in ritiro: «Protocollo non applicabile». E non è la sola;

Il Sole 24 Ore: Ridotto il bonus bici: il contributo per l’acquisto si ferma al 60%. Mobilità elettrica in prima fila ai semafori – Le regole per gli spostamenti;

Corriere della Sera: Volare sicuri? Solo se in aereo salgono 22 persone (su 180). Le compagnie: «Impossibile».

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In che modo Covid-19 cambierà le nostre città e il valore delle case

Gio, 05/14/2020 - 20:08

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus”, inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale”, “I veri leader si vedranno adesso”, “Chomsky: I governi neoliberisti sono il problema, non la soluzione” e da ultimo “Naomi Klein: cosa ci aspetta dopo questa crisi”.

La storia lo dimostra. Storicamente, le epidemie hanno lasciato il segno nelle città. La pandemia di covid-19 non dovrebbe fare eccezione. Sorveglianza, distanziamento sociale, cambiamento di valore dei quartieri, nuove forme di solidarietà: il cambiamento è già iniziato. Ce lo racconta Jack Shenker sull’inglese Guardian.

Le eredità della peste e del colera nello sviluppo urbano

Nella mente di molte persone, Victoria Quay, che corre per due chilometri lungo il Tamigi, incarna l’essenza stessa di Londra. Sulle prime cartoline puoi vedere le sue ampie passeggiate e i suoi splendidi giardini. Il Metropolitan Board of Works, che supervisionò la sua costruzione [1865-1870], lo presentò con orgoglio come “un’opera intelligente e abilmente raffinata di pianificazione urbanistica, come si addice a una prospera città commerciale”.

Tuttavia Victoria Quay, che è diventata inseparabile dall’immagine che abbiamo della città, non è né più né meno che il prodotto di una pandemia. Senza una serie di epidemie mortali di colera in tutto il mondo nel XIX secolo – tra cui una a Londra attorno al 1850 che uccise più di 10.000 persone – la necessità di un sistema fognario moderno non sarebbe mai stato messo in evidenza. E la straordinaria opera d’arte, progettata per drenare le acque reflue dalla città a valle, lontano dall’acqua potabile, non avrebbe mai visto la luce.

Distanziamento e densificazione. Salute pubblica contro ecologia

Mentre il mondo continua a combattere contro la dilagante diffusione del coronavirus, confinando milioni di persone nelle loro case e impedendo i nostri viaggi, ci chiediamo come potrà essere la vita dopo.

Una delle domande più urgenti che gli urbanisti dovranno affrontare è l’apparente contraddizione tra la densificazione – la tendenza alla concentrazione, considerata essenziale per ridurre l’impronta ecologica delle città – e il “distanziamento spaziale“, ovvero la separazione degli abitanti, che è uno dei principali strumenti attualmente utilizzati per combattere la trasmissione della malattia. “In questo momento, la densità è ridotta ogni volta che è possibile, e per una buona ragione”, afferma Richard Sennett, professore di pianificazione urbana presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e consulente di riferimento per le Nazioni Unite su città e cambiamenti climatici. “Anche se nel complesso, la densità è una cosa positiva: le città dense consumano meno energia. Penso che alla fine vedremo apparire una contraddizione tra le esigenze della salute pubblica e la conservazione del clima.”

Per Richard Sennett, torneremo in futuro alle singole abitazioni e all’espansione urbana, che consentono alle persone di incontrarsi senza calpestarsi in ristoranti, bar e club – anche se, dato il prezzo astronomico della terra in grandi città come New York o Hong Kong, il successo di un tale programma dipenderà senza dubbio anche dall’attuazione di importanti riforme economiche.

Il telelavoro cambierà il valore delle case da luogo a luogo

Negli ultimi anni, anche se le città continuano a svilupparsi in alcune zone sotto l’effetto dell’esodo rurale, le città del nord prendono la direzione opposta, i loro abitanti più abbienti sfruttano gli strumenti di lavoro a distanza per stabilirsi nelle città di provincia o in campagna, dove la terra è più economica e la qualità della vita migliore.

Il “calo del costo della distanza”, come lo definisce Karen Harris, direttore di Macro Trends presso la società di consulenza Bain, dovrebbe essere accentuato dall’effetto del coronavirus. Sempre più aziende stanno implementando soluzioni che consentono ai loro dipendenti di lavorare da casa e i dipendenti si stanno abituando. “Queste sono abitudini che hanno buone probabilità di impadronirsi di noi” afferma Karen Harris.

Le ripercussioni sulle grandi città sono potenzialmente colossali. Se la vicinanza al luogo di lavoro non è più un fattore determinante nella scelta di un luogo in cui vivere, ad esempio, l’attrattiva della periferia diminuisce. Forse ci stiamo dirigendo verso un mondo in cui centri urbani remoti e “nuovi villaggi” diventeranno sempre più importanti, mentre i sobborghi tradizionali crolleranno di valore.

La tentazione del tracciamento digitale

Un altro possibile effetto del coronavirus è una proliferazione di infrastrutture digitali nelle nostre città. La Corea del Sud, uno dei paesi colpiti per primi dalla malattia, è anche uno di quelli con il più basso tasso di mortalità, un aspetto che può essere attribuito in parte al (controverso) monitoraggio pubblico delle persone infette e dei loro contatti.

In Cina, le autorità hanno invitato aziende tecnologiche come Alibaba e Tencent a monitorare la diffusione di covid-19 e stanno utilizzando i big data per anticipare l’emergere di focolai di trasmissione. Se si conclude che “città intelligenti” come Shenzhen sono più sicure dal punto di vista della salute, possiamo logicamente aspettarci una diffusione del rintracciamento e della registrazione delle nostre azioni nelle aree urbane e a dibattiti accesi sul potere di controllo delle persone che questo tipo di monitoraggio offre alle aziende e ai governi.

Lo spettro dell’autoritarismo

In effetti, il rischio di un autoritarismo nascosto – attraverso la standardizzazione delle misure di emergenza – dovrebbe essere al centro delle nostre preoccupazioni, avverte Richard Sennett:

Se torni indietro e guardi alle misure di restrizione delle libertà prese per gestire le città in tempi di crisi, dalla Rivoluzione francese agli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, noterai che per molte di loro ci sono voluti anni, persino secoli, per scomparire “.

In un contesto di etnonazionalismo esasperato sulla scena mondiale, che ha visto la destra populista salire al potere in molti paesi, dal Brasile agli Stati Uniti, dall’India all’Ungheria alla Turchia, una delle conseguenze del coronavirus potrebbe essere il radicamento di imposizioni autoritarie, che applicano la creazione di nuovi confini intorno e dentro le aree urbane, sorvegliate da leader che hanno la capacità giuridica e tecnologica per farlo.

In passato, dopo gravi crisi sanitarie, le comunità ebraiche e altri gruppi emarginati nella società, come le vittime della lebbra, sono stati presi di mira dalla maggioranza. I riferimenti di Donald Trump al “virus cinese” suggeriscono che questa pandemia potrebbe a sua volta portare a questo tipo di stigma sinistro.

Covid e gruppi di auto-aiuto

Tuttavia, le reazioni sul campo al coronavirus sono state molto diverse da una città all’altra nel mondo. Dopo decenni di dispersione, in particolare dei giovani nelle città, spinti al nomadismo e alla precarietà dal costo esorbitante delle abitazioni, l’improvvisa proliferazione di gruppi di auto-aiuto – volti a organizzare gli aiuti locali a beneficio dei più vulnerabili durante la crisi – ha provocato l’avvicinamento tra fasce di età diverse e persone di diversi strati sociali. Paradossalmente, il distanziamento sociale ha avvicinato alcuni di noi come non mai. Resta da vedere se questi gruppi di auto-aiuto sopravviveranno alla fine del coronavirus al punto da avere un impatto significativo sulla città del futuro. Ciò dipenderà dalla lezione politica che possiamo imparare da questa crisi.

Considerare la società come un collettivo piuttosto che un agglomerato di individui compartimentati potrebbe indurre l’opinione pubblica a chiedere misure più incisive per proteggere i cittadini, una tendenza a cui i governi potrebbero trovare difficoltà a resistere.

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Sardegna invasa dalle cavallette: l’allarme di Coldiretti

Gio, 05/14/2020 - 17:00

In questi giorni, già difficili per l’emergenza sanitaria, la Sardegna è stata colpita da un’invasione di cavallette che stanno devastando interi campi e colture, in particolare in Provincia di Nuoro. Tutto ciò potrebbe provocare un danno all’economia locale, già messa in ginocchio dalla crisi socio-economica in atto.

L’allarme è stato lanciato da Coldiretti, che denuncia la presenza di “una marea di famelici insetti che assediano le case e fanno strage di pascoli e raccolti divorando foraggio, grano, erba medica e quanto trovano sulla loro strada.”

La causa di quest’invasione può essere ricondotta, ancora una volta, ai cambiamenti climatici, con conseguente aumento delle temperature e scarsità di pioggia, “in un 2020 che – sottolinea la Coldiretti – si classifica come il più caldo dal 1800 con temperature superiori di 1,52 gradi rispetto alla media, hanno favorito la comparsa delle orde devastatrici.”

Le migliaia di cavallette potrebbero distruggere interi raccolti e alimentare ulteriormente il disagio economico in corso. In Sardegna, infatti, 6 aziende su 10 (il 58%) hanno registrato una calo della propria attività.

Ma una speranza c’è: “i predatori naturali, come gli uccelli, potrebbero aiutare a contenere le popolazioni di locuste che dalle terre incolte, abbandonate a causa della crisi delle campagne per i prezzi dei prodotti agricoli sotto i costi di produzione, partono all’assalto dei raccolti”.

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Il post su Facebook di Silvia Romano:”non arrabbiatevi per difendermi, il peggio per me è passato”

Gio, 05/14/2020 - 15:18

Silvia Romano, la giovane cooperante tenuta prigioniera di al Shabaab per un anno e mezzo tra il Kenya e la Somalia mentre operava per la onlus “Africa Milele” che si occupa di infanzia, ringrazia in un post Facebook sul suo profilo gli amici e tutte le persone che hanno supportato lei e la sua famiglia in questo lungo periodo di buio.

Sentivo che avreste visto il mio sorriso e avreste gioito perché sono viva, e sono qui. Ho seguito il cuore e quello non tradirà mai. Non arrabbiatevi per difendermi, il peggio è passato“.

Post Facebook Silvia Romano

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Tamponi diagnostici, è caos. Ogni Regione ne fa quanti ne vuole

Gio, 05/14/2020 - 15:00

Secondo la Fondazione Gimbe sarebbe utile fissare uno standard minimo di tamponi al giorno da effettuare a livello regionale anche per evitare comportamenti opportunistici delle singole Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown

Punte di 222 tamponi effettuati ogni 100 mila abitanti nella provincia di Trento a fronte di 37 tamponi ogni 100 mila abitanti in Puglia. Una forte disomogeneità territoriale nell’esecuzione dei tamponi diagnostici per il rilevamento dell’infezione Covid-19 è stata registrata da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, fondazione senza fini di lucro che ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica. Che, ad analisi ultimata, ha definito “una giungla” l’attuale situazione della somministrazione dei tamponi diagnostici nelle diverse Regioni.

Necessaria attività diagnostica più capillare

Per effettuare al meglio il monitoraggio dell’andamento dell’epidemia Covid-19 nel nostro Paese è importante che nella fase 2, ovvero quella di riapertura a una vita “normale”, rientri il controllo della diffusione dei contagi attraverso l’impiego dei tamponi diagnostici. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe effettuata sui dati forniti dalla Protezione civile nel periodo 22 aprile-6 maggio, in Italia sono stati effettuati 2,3 milioni di tamponi di cui circa un terzo come esami di controllo su soggetti già testati.

Ogni Regione fa come vuole

Se siano tanti o pochi “il dibattito è aperto – afferma la Fondazione Gimbe – e certamente è auspicabile che l’attività diagnostica proceda sempre più capillarmente. Ma una cosa è certa: al momento non se ne fanno in pari misura in tutte le Regioni”. Anzi il gap territoriale registrato dall’analisi Gimbe è notevole, con punte di 222 tamponi nella Provincia di Trento a fronte di soli 37 tamponi in Puglia ogni 100mila abitanti.

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Utile fissare standard minimo

Per quanto concerne la somministrazione dei tamponi diagnostici non sono state date a livello nazionale indicazioni valide per tutte le Regioni, e questo comporta che ogni Regione si regoli per conto proprio. Secondo la Fondazione Gimbe sarebbe utile fissare invece uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno ogni 100 mila abitanti, anche per evitare “comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown”.

Tamponi e test sierologici: ora si possono chiedere al medico di famiglia…

Qualche giorno dopo l’analisi effettuata dalla Fondazione Gimbe alcune Regioni si sono organizzate, autonomamente e in assenza di indicazioni a livello nazionale, per effettuare tamponi e test sierologici nel tentativo di tracciare l’infezione da Covid-19 nei loro territori rilevando eventuali nuovi contagi. E hanno così attivato per i cittadini percorsi per sottoporsi a tamponi e test sierologici tramite i medici di famiglia, che quindi non devono più limitarsi a segnalare i casi sospetti alle aziende sanitarie locali (Asl) ma possono decidere, in base alla storia e ai sintomi del paziente, se prescrivere con la ricetta i due esami.

…ma solo in poche Regioni

Per ora, però, sono poche le Regioni che si sono organizzate in questo modo. In Veneto e in Lombardia, ad esempio, sono state approvate due delibere che prevedono la prescrizione del medico di famiglia per accedere al tampone, e in particolare in Veneto è prevista l’esenzione dal ticket per tutti i casi sintomatici e i contatti stretti. Chi risulterà positivo al sierologico dovrà poi sottoporsi al tampone diagnostico secondo le indicazioni fornite dalla rispettiva Regione. Anche in Emilia Romagna e in Toscana i medici di famiglia (e in quest’ultima Regione anche i pediatri) possono prescrivere i test sierologici, e se i pazienti risulteranno positivi agli anticorpi dovranno sottoporsi al tampone diagnostico per confermare l’infezione.

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Silvia Romano: la teoria dello zainetto (esplosivo)

Gio, 05/14/2020 - 14:00

La questione di Silvia Romano trattata con garbo e grazia. Dal post Facebook di Alice Basso una spiegazione all’odio collettivo con una teoria interessante:

“Io un po’ la vedo così. Ho capito che dentro di me la chiamo “la teoria dello zainetto (esplosivo)”. È come se all’essere umano, all’inizio della sua vita terrena, venisse dato in dotazione un certo pacchetto di entusiasmo, passione, emotività, trasporto e slancio; uno zainetto pieno di fuoco vitale, ecco. Ce lo mettono sulle spalle alla nascita e ci dicono: “vai; quando torni, devi averlo svuotato tutto”. Solo che ci sono tutte ste persone che non sanno dove svuotare il loro pacchettino di passione. Vagano per la vita guardandosi intorno scettiche, demotivate, mmmeh, boh, senza trovare nulla che valga mai abbastanza la pena, sogni da inseguire, obiettivi per cui abbiano veramente voglia di impegnarsi. Anzi: un po’ alla volta si convincono che quelli che allocano il loro entusiasmo da qualche parte siano tutti dei deficienti che non hanno valutato bene, che stanno sprecando le loro energie.

E però li invidiano anche, perché intanto quelli si alleggeriscono gioiosi, mentre loro continuano ad andare in giro con sto zaino che gli pesa sulle spalle. Quindi, per non sbagliarsi, intanto iniziano a tirarti addosso il loro pessimismo, la disillusione, ti zavorrano, ti sminuiscono: “ma cosa vai a suonare anche stasera, ‘a Gggimièndrix”, “scrivi, scrivi, tanto lo sanno tutti che in Italia pubblicano solo i raccomandati“, “vabbè, gruppo di lettura, chiamalo col suo nome: vi trovate a far merenda” (come se ci fosse qualcosa di male, aehm), e via così, senza mai svuotare il loro zaino ma felici di tirarlo sugli stinchi a te.

Però poi questa stessa gente a un certo punto inizia anche ad avere fifa: vedono che il tempo stringe, e poi sotto sotto hanno UNA VOGLIA MATTA di liberare finalmente anche loro sto carico di passione e vedere com’è. Così a un certo punto si attaccano al primo pretesto che gli passa davanti: una notizia di cronaca, di attualità, un tema di cui magari neanche capiscono una mazza ma che arriva proprio quando hanno deciso che è ora di lasciarsi andare. Magari incrociano un movimento collettivo nel quale già tanti sembrano felicissimi di scaricare i loro zaini, “stiamo andando a prendercela con i vegetariani/i mangiacadaveri/le madri single/la giunta comunale/Big Pharma/Greta/i capelli della Botteri/la dieta di Adele/Silvia Romano eccetera eccetera [ma mettetene quante ne volete, e potenzialmente di ogni schieramento, tanto quello che conta non è l’orientamento politico in sé, sono l’aggressività e il fanatismo cieco], vieni?“. E loro: “Ma sì, perché no? Milioni di mosche non possono sbagliarsi“, e si accodano, il forcone in una mano e l’altra che armeggia disperatamente con le chiusure dell’Invicta per vedere se questa sarà la volta buona.

Stringi stringi, a me sembra sempre lo stesso problema, sempre le stesse persone. Quelli che non avendo una vita loro devono sfrancicare quella altrui. Oh, raga. Non è colpa nostra se non trovate la vostra strada se non nel rompere le palle al prossimo. Ci sono, che ne so, la musica, l’arte, la storia, lo sport, che sono contenitori FANTASTICI in cui svuotare zaini e zaini di entusiasmo. Lo so che avere sogni e obiettivi nella vita è una faccenda delicata, perché può succedere che non si raggiungano; però, anche senza pretendere di diventare tutti Van Gogh o Freddie Mercury o Hemingway o Martin Luther King, che poi ci suicidiamo in massa per la frustrazione, per la miseria, là fuori c’è un sacco di roba bella che può comunque riempire la vita.

Infervoratevi piuttosto perché non vedete l’ora di raccontare a tutti quanto vi fanno impazzire, che cacchio ne so, i quadri di Pissarro, i fumetti di Watterson, le poesie di Emily Dickinson, o anche all’inverso quanto vi stanno sulle palle Picasso o Bob Dylan, se il vostro è proprio uno zainetto esplosivo, di quelli che hanno sempre bisogno di un po’ di polemica, tanto a Picasso e Dylan cosa volete che gliene freghi, uno è morto e l’altro ci odia tutti comunque. Menatela alla gente semmai perché riscopra anche i racconti gotici di Conan Doyle, aprite gruppi per maniaci collezionisti dei Pin y Pon dei primi anni Ottanta (nel caso, invitatemi: io avevo la villa e la fattoria ed erano carinissime), scoprite l’hang drum su YouTube, mettete da parte i soldi per un viaggio all’Isola di Pasqua. C’è tanta roba bellissima a cui appassionarsi al mondo. Fatevi una vita, orcavaccafrisona, con delle passioni vostre, degli interessi, qualcosa per riempirvi il cuore e il tempo.

Perché quello che state facendo non è svuotare il vostro zainetto: è levarvelo per un attimo dalle spalle giusto il tempo di tirarlo sulle gonadi a noi.

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Decreto Rilancio: una sintesi

Gio, 05/14/2020 - 13:00
Bonus 600 euro e 1000 euro

I titolari di Partita Iva e i co.co.co. che hanno ricevuto il bonus per il mese di marzo avranno automaticamente rinnovato il bonus anche per il mese di aprile.

600 euro per aprile anche per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO), ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali già beneficiari per il mese di marzo.

500 euro ai lavoratori del settore agricolo già beneficiari per il mese di marzo dell’indennità di 600 euro

I titolari di Partita Iva e co.co.co. iscritti alla gestione separata Inps a maggio verrà riconosciuta un’indennità di 1000 euro.

600 euro per aprile e maggio anche per i lavoratori iscritti al Fondo dello spettacolo a meno che non abbiano un rapporto di lavoro dipendente o non siano in pensione.

Reddito di emergenza

Riguarda 1 milione di nuclei familiari finora esclusi dai sussidi. Verranno erogati da 400 a 800 euro in due quote. La domanda va presentata all’Inps entro giugno. I requisiti sono: residenza in Italia, Isee inferiore a 15mila euro.

Congedi parentali e bonus baby sitter

Prorogati fino a 30 giorni per lavoratori dipendenti con figli di età inferiore ai 12 anni con indennità al 50% della retribuzione.

Per chi ha già ricevuto il bonus baby sitter a marzo avrà la possibilità di avere altri 600 euro. Per chi non ne ha usufruito a marzo potrà chiedere un bonus raddoppiato a 1200 euro. Il bonus è spendibile anche per i soggiorni dei bimbi nei centri estivi. Per il personale sanitario e di polizia il bonus è di 2000 euro.

Bonus turismo

Riguarda le famiglie con Isee non superiore ai 40mila euro: il bonus prevede 500 euro per le famiglie con un figlio a carico, 300 euro per i nuclei composti da due persone e 150 euro per i quelli composti da una sola persona.

Mobilità alternativa

Bonus per l’acquisto di biciclette – vedi il nostro articolo qui – e monopattini : previsti anche sconti per gli abbonamenti ai servizi pubblici.

Cancellazione rata Irap di giugno

L’Imposta Regionale sulle Attività Produttive che scade a giugno – saldo 2019 e acconto 2020- viene cancellata per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato e i lavoratori autonomi con lo stesso volume di compensi.
Va comunque versato l’acconto per il 2019.

Cassa integrazione

Se ne può usufruire per la durata massima di 18 settimane. 14 settimane per il  periodo dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e altre 4 per il periodo dal 1 settembre al 31 ottobre.

La novità più importante riguarda il fatto che per la Cassa in deroga il datore di lavoro si potrà rivolgere direttamente all’Inps che entro 15 giorni dall’istanza erogherà un anticipo pari al 40% dell’assegno.

Licenziamenti

Sospesi per 5 mesi.

Regolarizzazione migranti

Permessi di soggiorno temporanei della durata di sei mesi a chi ne abbia uno scaduto entro il 31 ottobre 2019, se l’Ispettorato del lavoro accerta che abbia già prestato attività in agricoltura o come badante o colf.

Di fatto chi ha lavoratori in nero usufruisce dell’immunità a meno che non abbia subito condanne per  reati di caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta e sfruttamento della prostituzione, reclutamento di minori, droga.

110% per la riqualificazione energetica

Per rilanciare l’attività edilizia bonus del 110% per lavori di riqualificazione energetica e antisismica. Ne abbiamo già parlato qui, e riguardano le spese sostenute tra il 1 luglio 2020 e il 31  dicembre 2021 per interventi che incrementino l’efficienza energetica degli edifici, riducano il rischio sismico, prevedano l’installazione di pannelli fotovoltaici o di colonnine di ricarica private per auto elettriche. Il bonus si potrà anche cedere a banche, assicurazioni o all’impresa che effettuerà i lavori.

Versamenti Iva e contributi sospesi

La ripresa dei versamenti delle ritenute, dell’Iva e dei contributi sospesi alle imprese a marzo, aprile e maggio riprenderanno il 16 settembre e non il 20 maggio.

La sospensione riguarda le imprese che hanno subito cali di fatturato, rientrano nelle filiere maggiormente colpite o in zona rossa all’inizio della pandemia.

Pignoramenti su salari, stipendi e pensioni

Sospesi fino al 31 agosto 2020. I pagamenti in scadenza l’8 marzo potranno essere effettuali entro il 16 settembre.

Cartelle esattoriali

Rinviate all’1 settembre le notifiche delle cartelle esattoriali e al 2021 gli atti di accertamento.

Imu

Cancellata l’Imu di giugno per alberghi e stabilimenti balneari. Esentati fino al 31 ottobre anche dal pagamento della tassa sul suolo pubblico.

Pagamenti dello Stato

Sbloccati 12 miliardi per liquidare i debiti esigibili al 31 dicembre 2019 da parte di enti territoriali e Asl.

Aiuti alle piccole imprese

Per le imprese sotto i 5 milioni di euro di fatturato un aiuto a fondo perduto proporzionale alle perdite di fatturato subite ad aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. In attesa della conferma in Gazzetta Ufficiale l’aiuto dovrebbe essere del 20% per i fatturati fino a 400mila euro, del 15% per quelli fra 400mila e un milione e del 10% sopra.

Bollette

Piccole e medie imprese avranno le bollette più leggere, saranno ridotti i costi delle componenti fisse.

Per ulteriori informazioni vedi: https://www.ilsole24ore.com/

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Mobilità pulita: come ottenere il bonus bici e Co.

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Rebibbia Quarantine di Zerocalcare, il post scriptum

Gio, 05/14/2020 - 12:30

Zerocalcare aggiunge una puntata al suo cartoon dedicato alla quarantena

Fonte: You Tube CAD

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Spostarsi in un’altra Regione e all’estero: ecco le novità

Gio, 05/14/2020 - 12:05
Addio autocertificazioni, ma solo stando dentro la propria Regione di residenza

Il modulo rimarrà obbligatorio per andare da una Regione all’altra. In questo caso rimane tutto come durante il lockdown: si potrà uscire dalla propria Regione solo per motivi di lavoro, salute o necessità. E per farlo bisognerà avere con sé l’autocertificazione. Fino a quando? Almeno fino al 1° giugno.

Sì visite agli amici dentro la propria Regione dal 18 maggio

Dal 18 maggio sarà possibile incontrare anche gli amici muovendosi nella propria Regione, rimane valido il divieto di assembramento: bisognerà comunque mantenere le distanze di sicurezza e, dove possibile, indossare la mascherina in modo da limitare i rischi di contagio.

Gli spostamenti interregionali solo per motivi stringenti

Saranno da dimostrare e scrivere sull’autocertificazione i motivi di salute, lavoro e necessità che spingono a spostarsi fuori dalla propria Regione di residenza. “Troppi trasferimenti potrebbero condizionare una variazione della curva epidemiologica elaborata su base regionale”, ha aggiunto Conte, spiegando la linea prudente del Governo rispetto agli spostamenti interregionali. In molti però si chiedono: come rilanciare il turismo se gli italiani non possono uscire dalla propria Regione? Non tutti vivono in Regioni con mare e montagne e luoghi turistici. 

Aperture per spostamenti tra Regioni confinanti per le famiglie “divise” al confine 

Il governo starebbe pensando di concedere delle deroghe per gli spostamenti brevi tra Regioni confinanti e con uno stato epidemiologico simile. Molti cittadini che abitano al limite del territorio regionale e hanno familiari dall’altra parte potrebbero in questo modo incontrare finalmente i propri cari: questa possibilità potrebbe essere data tramite un accordo tra Regioni limitrofe, ma non è ancora chiaro in che termini.  

Frontiere Ue iniziano a riaprire: ecco come

Mentre la commissione Ue sta mettendo a punto le linee guida per ripristinare la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’area Schengen, alcuni Stati stanno già programmando un allentamento dei vincoli alle frontiere.

Spagna e Grecia: salvano il turismo

Spagna, secondo Paese europeo più visitato dopo la Francia, perciò punta tutto sul turismo, ma con delle condizioni. Da venerdì riaprirà (parzialmente) le sue frontiere, a patto che chiunque entri nel Paese tra il 15 e il 24 maggio, ultimo giorno dello stato di emergenza attuale, dovrà fare la quarantena. 

La Grecia, altro paese dove l’industria delle vacanze ha un peso determinante sul pil, punta a sua volta a ripartire gli ingressi ai turisti a particolari condizioni (ad esempio essere in possesso di un test sanitario) a partire da luglio.

Francia, Gran Bretagna e Italia senza un’agenda precisa

Questi Paesi non hanno al momento un’agenda precisa:

La Francia consentirà ai suoi cittadini di viaggiare all’estero senza particolari autorizzazioni (finora necessarie). 

La Gran Bretagna non ha mai chiuso formalmente i suoi confini ma studia condizioni per incoraggiare l’arrivo dei turisti da metà luglio. 

In Italia, vige ancora l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi dall’estero, misura che, se non modificata con deroghe e aggiornamenti, comprometterebbe del tutto la stagione turistica. 

Controcorrente la Svezia, dove il “lockdown soft” è solo per gli svedesi. Oggi, il ministro degli esteri ha comunicato che le restrizioni alle frontiere sono estese fino al 15 luglio, dunque, frontiere chiuse. 

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L’igiene fa bene! Ma se è troppa fa molto male

Gio, 05/14/2020 - 12:00

Per saperne di più: batteri buoni e batteri cattivi, prevenzione delle malattie ospedaliere: https://www.peopleforplanet.it/?s=Batteri

Batteri che curano perché ci amano. https://www.peopleforplanet.it/i-batteri-ti-danno-il-buon-umore-filosofia-e-microorganismi-sexy/

Trapianti di batteri per guarire da malattie refrattarie agli antibiotici https://www.peopleforplanet.it/trapianti-batteri-guarire/

Giocare nel fango fa bene!

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Mobilità pulita: come ottenere il bonus di 500 euro

Gio, 05/14/2020 - 11:00

Probabilmente chi vuole comprare una bici, una bici a pedalata assistita, un monopattino elettrico, un overboard o monoruota, pagherà al negoziante per poi essere rimborsato dopo aver caricato scontrino e fattura su una piattaforma elettronica, e ricevere quindi il rimborso. L’altra possibilità è che i commercianti dovranno gestire tutto l’aspetto burocratico e proporre il mezzo al prezzo già scontato. Sicuramente la prima ipotesi sarà realizzata, perché l’incentivo è anche retroattivo rispetto al decreto. Ma per tutti i dettagli la ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha fatto sapere che serve un confronto con il ministro dell’Ambiente prima di poter fornire ulteriori dettagli.

Bonus retroattivo

Il “buono mobilità” per l’acquisto di bici e mezzi della micromobilità elettrica sarà “retroattivo”, cioè valido anche per gli acquisti effettuati a partire dal 4 maggio 2020 (e fino al 31 dicembre 2020). Confermato il valore massimo rimborsabile di 500 euro ma la percentuale che sarà coperta dal bonus è pari al 60%: quindi per sfruttarlo tutto bisognerà spendere almeno 833 euro. In alternativa, il bonus potrà essere sfruttato per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture: ok a bike sharing e scooter sharing, no al car sharing. 

Chi ne ha diritto

I residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Città Metropolitane, nei capoluoghi di Provincia e nei Comuni con popolazione superiore a 50mila abitanti.

Modifiche del Codice della Strada

Era il punto più a rischio ma lo abbiamo portato a casa. Ci sarà la “Casa avanzata”, ovvero un rettangolo evidenziato a terra sotto ogni semaforo, una linea di arresto e attesa del “verde” dedicata alle biciclette, che potranno così sostare di fronte e non accanto alle auto, in modo più sicuro per chi svolta. La “Casa avanzata” potrà essere realizzata “lungo le strade con velocità consentita inferiore o uguale a 50 km/h, anche se fornite di più corsie per senso di marcia, ed è posta a una distanza pari almeno a 3 metri rispetto alla linea di arresto stabilita per il flusso veicolare”.

Sarà introdotta la “corsia ciclabile”, o bike lane, una striscia parallela alla carreggiata, a destra, delimitata da una striscia bianca discontinua, valicabile e a uso promiscuo (monopattini, bici…).

Arriva il mobility manager obbligatorio per le imprese pubbliche o private con più di 100 dipendenti (finora la soglia era di 300) presenti in capoluoghi di Provincia e Regione, città metropolitane, o Comuni con popolazione oltre i 50mila abitanti. del livello di inquinamento.

Cosa abbiamo perso

Purtroppo, niente indicazioni né soldi ai Comuni per realizzare le ciclabili. Inoltre, niente doppio senso ciclabile: ovvero la possibilità per le bici di andare contromano rispetto alle auto, sostanzialmente presente in tutto il resto d’Europa e di notevole aiuto soprattutto in questo momento sia per snellire che per velocizzare – e quindi incentivare – la mobilità individuale e sostenibile. Grandi assenti anche le corsie preferenziali dei bus aperte alle bici, le strade scolastiche e i controlli della velocità in città.

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Sturare il lavandino in modo naturale con ricetta fai da te

Gio, 05/14/2020 - 10:00

Basta poco per sgorgare gli scarichi della nostra cucina o bagno in maniera 100% naturale e low cost!

Un metodo economico che ci permette di sostituire quei prodotti chimici commerciali dannosi sia per la salute che per l’ambiente, e talvolta anche dannosi per le tubature.

Come si legge dal canale YouTube Sagace “(…) un rimedio squisitamente fatto in casa, il cui “ingrediente” principale è l’intramontabile bicarbonato, un vero “tuttofare” in termini di pulizia e soluzioni per la casa.Cosa ci serve:

  • Bicarbonato 200 g;
  • Sale 200 g;
  • Aceto;
  • Acqua.
Fonte: Sagace

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Due rimedi naturali fai da te contro le zanzare

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Il lato positivo del lockdown: cresce la solidarietà dal basso verso chi è più in difficoltà

Gio, 05/14/2020 - 08:00

In questi giorni siamo stati vittima, nostro malgrado, di conversazioni con vicini e parenti di casa che si interrogavano se denunciare o meno le ragazze che passavano di fronte a casa col cane, il padre al parco col figlio, il ragazzo che faceva jogging troppo distante da casa sua. Questo clima di paura e controllo ha fatto sviluppare nelle persone dei comportamenti delatori decisamente allarmanti e invadenti. I social media sono diventati la vetrina in cui moderni vigilantes digitali dal loro balcone di casa riprendevano col telefonino gli ignari trasgressori che venivano pubblicati sulla pagina social del leone da tastiera di turno. Sicuramente la preoccupazione scatenata da questo virus così contagioso non ha fatto altro che innescare una psicosi di massa che è sfociata in una delle scene più assurde del trash televisivo italiano con l’elicottero della guardia di finanza che accerchiava il malcapitato che passeggiava in riva alla spiaggia di fronte casa con tanto di inseguimento in diretta su Canale 5 per la gioia del pubblico generalista italiano.

Ma l’Italia non è tutta uguale, ci sono state anche forme di solidarietà autorganizzata e dal basso che hanno contrastato questo clima orwelliano. Un esempio sono le social street di Bologna. Roc è l’acronimo che sta per (via) Rialto, (via) Orfeo, (via) Coltelli; è la social street che si trova nel cuore della città di Bologna. È composta da persone di differenti età e occupazione, tutte accomunate dalla voglia di vivere il quartiere in maniera più collettiva, meno isolata, all’insegna di rapporti di solidarietà e aiuto reciproco. La social street ha pensato a un modo per tutelare i più deboli, i malati e gli anziani del quartiere. Su base volontaria le persone si sono rese disponibili a fare la spesa per chi non poteva o non se la sentiva ad uscire e a portarla a casa. Ma non solo la spesa, anche per trasportare in strada i rifiuti e per trovare i beni di prima necessità, dai farmaci ai dispositivi medici.

La social street Roc ha organizzato nel supermercato del quartiere un’iniziativa tanto semplice quanto vitale per alcune famiglie: un carrello lasciato fuori dalle porte scorrevoli con un cartello appeso “se non puoi, prendi; se puoi, lascia”. Marta, una delle portavoci del Roc, spiega che ora stanno prendendo contatti con negozi della zona per organizzare postazioni di “Spesa Sospesa” diffuse nel quartiere. L’idea è che chi può lascia qualche cibaria e chi è nei guai (e magari si vergogna) può prendere qualcosa senza alcuna formalità. Inoltre hanno creato un canale Telegram che permetterà scambi veloci di informazioni fra gli abitanti della zona. Fino ad ora le principali comunicazioni avvenivano via Facebook ma c’è tanta gente che non ha un account. Marta è sicura che esistano nelle sue vicinanze delle famiglie che sono in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, ma che sono difficili da individuare. Sperano che il canale su Telegram possa facilitare le comunicazioni.

Staffette alimentari partigiane

Sono stati i ragazzi di un collettivo bolognese a fare un gesto che nemmeno le istituzioni si sono prese la briga di fare: la spesa di viveri e beni di prima necessità per i senzatetto, i detenuti ai domiciliari e le famiglie in difficoltà. I ragazzi di YaBasta Bologna hanno raccolto 20.000 euro in donazioni tramite una campagna su Produzioni dal Basso tutt’ora attiva, per quelle che loro hanno chiamato le staffette alimentari partigiane. YaBasta insieme a Mediterranea è attiva a Bologna da anni, hanno strutturato corsi gratuiti di italiano per stranieri, hanno creato un dormitorio per migranti nel centro di Bologna nel pieno del bisogno, gestiscono un doposcuola per i bimbi delle famiglie del quartiere. Si inseriscono nel territorio lì dove lo Stato manca, non arriva, abbandona.

Alessandro (staffetta alimentare partigiana) racconta che dall’inizio dell’emergenza sanitaria si sono interrogati su come potessero essere utili e quali fossero i problemi che stavano emergendo nel quartiere. Grazie alla campagna online hanno raccolto i fondi per tre tipologie di aiuto. Stanno consegnando oltre 30 sacchetti della spesa a settimana alle persone senza fissa dimora; 3 borse della spesa per alcuni detenuti che hanno ottenuto di scontare la propria pena ai domiciliari alleggerendo la situazione drammatica di sovraffollamento del carcere della Dozza di Bologna; 54 sacchetti contenenti un libro per l’infanzia e materiale per scrivere e disegnare ai bambini e alle bambine del doposcuola che organizzavano già prima del confinamento, spesso figli di migranti più vulnerabili rispetto ai loro pari.

Hanno creato con Mediterranea Saving Humans, l’associazione Approdi e il Laboratorio Salute Popolare di Làbas, uno sportello di consulenza sanitaria e psicologica che riceve decine di telefonate al giorno. Alessandro racconta che fino ad ora hanno ricevuto più di mille chiamate in meno di due mesi, non solo dal territorio ma da tutta Italia. Molti gli operatori sanitari che hanno chiamato in cerca di supporto psicologico ma anche comuni cittadini.

Hanno cercato di spostare online la scuola di italiano per migranti ma anche lo sportello di assistenza al lavoro e il doposcuola che conta circa 60 bambini (i beneficiari dei sacchetti con i libri e il materiale per disegnare).

Lo spostamento della didattica ministeriale online ha spinto molte famiglie a investire in dispositivi elettronici come tablet e computer per fornire ai propri figli dei mezzi adeguati per seguire quotidianamente le lezioni. Ma non tutte le famiglie hanno avuto la possibilità di affrontare una tale spesa. YaBasta ha quindi lanciato una campagna di raccolta di dispositivi elettronici come tablet, auricolari e computer usati consentendo ai ragazzi il diritto all’istruzione. Un diritto fondamentale sancito dalla costituzione ma che evidentemente lo Stato non è riuscito a garantire a tutti.

Brigate di Mutuo Soccorso

Quello che sembra evidente è che questa fase 2 porta con sé le ferite e i lutti della fase 1 ma anche un senso di incertezza economica e di paura delle fasce più vulnerabili di essere lasciate sole. La fase 2 sarà caratterizzata da una povertà dilagante che investirà famiglie, professionisti, precari, lavoratori, disoccupati e studenti delineandosi come una situazione strutturale più che emergenziale del momento. Ecco perché è evidente che non si possa abbandonare il progetto finita la fase 1, ora più che mai c’è la necessità di stare al fianco di chi si sente abbandonato dallo Stato, dice Alessandro. Nascono per questo le Brigate di Mutuo Soccorso con le quali distribuiranno ogni settimana 50 pacchi alimentari a 50 famiglie e singoli in difficoltà nei quartieri Santo Stefano e Porto. I pacchi sono circa di dieci chili e comprendono sia secco (legumi, pasta, farine ecc…) sia fresco (verdure, latticini ecc…) leggermente variabili in base al numero di componenti del nucleo familiare. Già da questa settimana sono iniziate le consegne, le prime sono state effettuate il lunedì e il grosso si consegnerà il venerdì. Alessandro ci racconta che hanno capito di dover agire celermente quando, durante le visite, hanno scoperto che alcune famiglie non avevano nulla in casa e non potevano preparare un pasto.

I principi alla base di questo progetto sono il mutuo aiuto e la prossimità. Il mutuo aiuto si basa sulla capacità di coinvolgere più famiglie possibili nel meccanismo di auto-distribuzione dei beni, in sostanza ognuno nel suo piccolo fa quello che può, responsabilizzando i soggetti coinvolti e facilitando in questo modo anche l’accettazione dell’aiuto. Il soggetto beneficiario del pacco non è più un soggetto passivo, ma attivo nel processo di organizzazione degli aiuti insieme agli altri beneficiari. La prossimità invece ricerca nelle relazioni di quartiere e vicinato la propria realizzazione: concentrarsi in un ambito territoriale ristretto, non per escludere altri, ma per impossibilità di coprire un territorio ampio e per costruire un rapporto di collaborazione duraturo con le persone vicine. Il mutuo soccorso e la prossimità sono concetti essenziali perché il progetto possa vivere a lungo termine proprio come è stato pensato. La speranza di Alessandro e degli altri volontari di YaBasta di Bologna è che questo modello venga replicato anche in altre zone e che la solidarietà autogestita e dal basso vada a combattere quell’impoverimento imperante che sta attraversando l’Italia.

Il lockdown ha spinto molti a guardare con diffidenza il vicino, a denunciare comportamenti ritenuti nocivi per il benessere pubblico, a compiacersi per l’operato dello Stato e della polizia che elargiva multe stratosferiche e operava controlli serrati dimenticandosi che il compito dello Stato è anche quello di affiancare la popolazione più fragile, consentire a tutti i bambini il diritto all’istruzione e il diritto ad una vita dignitosa per tutte le fasce della popolazione. Se molti di quelli che in questi giorni si sono indignati per le persone in strada avessero utilizzato la stessa forza per chiedere misure di welfare sociali maggiori, di tutela dei lavoratori sul posto di lavoro, di tutela dei minori e dei precari, ora saremmo nella stessa situazione?

In futuro le forme di mutuo aiuto auto-organizzato e autogestito dal basso sembrano le uniche risposte concrete ed immediate alla povertà crescente della popolazione e ad una incapacità dello Stato di fornire assistenza ai più vulnerabili.

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Covid: Codogno non è il focolaio | Parigi: “vendere Gioconda per salvare la cultura” | USA- Israele sul tavolo annessione di Cisgiordania

Gio, 05/14/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Il Consiglio dei ministri approva il decreto Rilancio. Conte: “Vale 55 miliardi, ora soldi più velocemente”. Cambia la cassa in deroga: l’Inps anticiperà il 40%;

La Repubblica: Via libera del Cdm al decreto rilancio. Conte: “25,6 miliardi per i lavoratori“. Bellanova commossa: “Stato più forte del caporalato;

Leggo: Il virologo Pregliasco: «Questo virus ci terrà compagnia uno o due anni, prepariamoci al peggio»;

Il Messaggero: Coronavirus, Navajo allo stremo: ad aiutarli arrivano fondi irlandesi e un team di Msf. Virus, record di morti in Brasile e negli Usa. Seul, allarme movida: 120 nuovi casi Germania, netto aumento di contagi e morti. Il Libano richiude tutto, Gran Bretagna supera 40.000 vittime «Stop al lockdown», cresce nel mondo la protesta. La psicologa: «Stress e paura, la gente non ne può più»;

Il Giornale: “Il focolaio non era Codogno” Le rivelazioni sulle zone rosse;

Il Mattino: Estate 2020, vietato affogare: i bagnini non possono fare la respirazione bocca a bocca;

Il Sole 24 Ore: Così lo smart working sta svuotando i grattacieli dei giganti della finanza – Twitter: tutti i dipendenti potranno lavorare da casa anche dopo Covid;

Tgcom24: Cultura in crisi per lockdown | E la Francia accarezza l’idea di “vendere” la Gioconda;

Corriere della Sera: «Silvia Romano neo-terrorista», caos in Aula. Poi Pagano (Lega) si scusa: accuso il governo – Ipotesi bottiglia contro casa della volontaria;

Il Manifesto: Pompeo-Netanyahu, sul tavolo l’annessione a Israele della Cisgiordania.

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La casa? Me la stampo, ecologica, in 3D!

Mer, 05/13/2020 - 20:00
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Massimo Moretti, imprenditore ravennate, sta lavorando a questo progetto dal 2015: a Massa Lombarda la sua stampante 3D BigDelta ha creato un prototipo di casetta ecologica in terra. Telaio interno in legno e tamponature esterne in terra: tutti materiali naturali, che si possono trovare in loco, azzerando molte delle spese legate alla costruzione di una casa.
Il piccolo “eremo”, come lo chiama Moretti, è costato 250 euro per il legno, 40 euro di energia, 20 euro di altri materiali. Totale 310 euro per una struttura di circa 5 metri di diametro e 3 metri di altezza

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Come la “elimination strategy” della Nuova Zelanda ha portato i casi Covid-19 a zero in 6 settimane

Mer, 05/13/2020 - 19:00

La premier neozelandese Jacinda Ardern è indicata da molti (tra gli altri anche da Naomi Klein di cui potete leggere l’intervista qui) come leader modello per i paesi alle prese con la pandemia di coronavirus. Con la sua “elimination strategy”, il paese ha preso provvedimenti precoci e drastici, ha realizzato una grande campagna di test e ha comunicato efficacemente con i cittadini. In meno di due mesi la Nuova Zelanda è tornata in piedi, pronta per riaprire, ricominciare a viaggiare e presto le persone saranno in grado di scambiarsi “un veloce abbraccio”. La strategia neozelandese è raccontata da Republic World, una emittente televisiva indiana con sede a Mumbai.

L’escalation del lockdown

Il paese ha registrato i primi casi il 28 febbraio. La lotta della Nuova Zelanda contro il coronavirus è iniziata con la decisione di chiudere i confini, vietando tutti i viaggi in entrata nel paese. Sono stati ammessi solo cittadini di ritorno e alcuni lavoratori essenziali.

“Dobbiamo andare giù duro e dobbiamo fare presto”, ha detto Jacinda Ardern quando ha annunciato quelle che ha descritto come “le restrizioni alle frontiere più difficili del mondo”.

Il 23 marzo il paese è entrato nel livello di allerta 3 chiudendo le attività non essenziali, annullando tutte le riunioni e vietando anche i viaggi interni.

In quel momento aveva circa 100 casi positivi e nessun morto. 48 ore dopo, il paese è progredito nel blocco di livello 4 che è anche stato soprannominato “politica di eliminazione”. A questo punto, i cittadini potevano avere contatti solo con i conviventi.

Il 16 aprile, la Primo Ministro Jacinda Arden ha dichiarato in una conferenza stampa: “Abbiamo l’opportunità di fare qualcosa che nessun altro paese ha raggiunto: l’eliminazione del virus”.

27 aprile: “eliminato” il coronavirus

Il 27 aprile il paese ha dichiarato di aver “eliminato” il coronavirus avendo registrato solo un nuovo caso, quattro “casi probabili” e un nuovo decesso. Il paese è tornato al livello 3 del blocco e ha alleggerito alcune delle sue restrizioni. Alle persone è stato ora permesso di espandere la loro “bolla” sociale e di interagire con più persone, pur aderendo alle misure di allontanamento sociale. Se necessario, a livello 3 i residenti possono viaggiare nel paese, ma possono “muoversi solo una volta e in una sola direzione”.

Parlando a una conferenza stampa il 27 aprile, il primo ministro Arden ha detto che senza le restrizioni di livello 4 il quadro avrebbe potuto essere diverso: i modelli proiettivi in Nuova Zelanda prevedevano più di 1.000 casi al giorno se le misure fossero state ritardate.

“Non sapremo mai cosa sarebbe realmente accaduto senza le nostre restrizioni di livello 4, ma possiamo guardare oltreoceano e vedere quale scenario devastante si è svolto in molti altri paesi”, ha detto. “Attraverso le nostre azioni abbiamo evitato il peggio.”

4 maggio: zero casi positivi

Il 4 maggio il paese ha registrato per la prima volta zero nuovi casi di coronavirus, il primo giorno da quando è entrato in lockdown a marzo. Mentre dava questo annuncio durante un briefing con la stampa, il primo ministro Arden ha anche avvertito i cittadini di continuare a seguire le norme di allontanamento sociale per evitare rischi. Ha aggiunto che l’obiettivo del paese di eliminare completamente il virus è ora “alla portata” e un passo sbagliato potrebbe “sprecare il buon lavoro”.

“Oggi possiamo allargare i nostri cuori non registrando nuovi casi”, ha dichiarato Jacinda Ardern, “ma restiamo sulla rotta indicata. Non possiamo permetterci di sprecare il buon lavoro fatto fino ad oggi quando il nostro obiettivo finale è così vicino e a portata di mano”.

Ogni milione di abitanti 4 morti per covid19, in Italia 517

Il paese con una popolazione di circa 5 milioni di persone è riuscito a mantenere il numero di infezioni a meno di 1.500 complessivi con 21 morti.

In termini comparativi, la Nuova Zelanda ha avuto 4 morti per covid-19 ogni milione di abitanti; l’Italia, in base ai dati ufficiali, finora 517 ogni milione di abitanti.

Capacità di test

Molti sostengono che anche la bassa densità di popolazione del paese sia stata un fattore che ha contribuito a implementare con successo il blocco, mentre paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Italia continuano ad essere oppressi dal peso della pandemia.

Tuttavia, ciò che merita di essere menzionato è l’eccezionale capacità di test del paese. L’OMS ha più volte sottolineato l’importanza dei test e la Nuova Zelanda ha uno dei più alti tassi di test pro capite al mondo.

Dal 22 gennaio, oltre 150.000 persone sono state testate in un paese di soli 5 milioni di abitanti. I test si sono concentrati su persone con sintomi e sui loro contatti stretti o casuali. E la strategia dei test non si arresta neanche ora. Il Ministero della Salute sta discutendo con i distretti per continuare a organizzare test su comunità specifiche che sono maggiormente a rischio di contrarre virus come gli anziani in assistenza residenziale e gli operatori sanitari. Anche il test su campioni del sistema fognario viene preso in considerazione per monitorare la situazione.

Arden ha rivelato che il R0 del paese sarebbe stato di circa 2,5, se non fossero state attuate le misure adottate. Ma con un’azione rapida e misure decisive, il paese è riuscito a mantenerlo basso fino a 0,4. Ciò significa che 10 persone infette possono trasmettere la malattia solo ad altre 4 persone, in media (R0 =1 significa che ogni persona infetta dovrebbe infettare in media un’altra persona).

La nuova Zelanda riapre

L’agenzia Reuters riferisce che il passaggio scaglionato alle restrizioni di “livello 2” significherà riaprire negozi, ristoranti e altri spazi pubblici, compresi i campi da gioco, da giovedì.

Le scuole possono aprire dal prossimo lunedì mentre i bar possono riaprire solo dal 21 maggio, ha affermato Ardern. I raduni saranno limitati a 10 persone.

“Il risultato è che tra 10 giorni avremo riaperto la maggior parte delle attività commerciali in Nuova Zelanda prima di molti altri paesi del mondo”, ha dichiarato Ardern in una conferenza stampa. “Questo è la conseguenza del nostro piano – vai duro, vai presto – così possiamo far ripartire la nostra economia prima e quindi ottenere un vantaggio economico”.

Le aziende saranno tenute ad adottare misure di allontanamento fisico e rigide misure igieniche.

Air New Zealand ha annunciato che riprenderà una serie di rotte nazionali prima sospese. I viaggi internazionali, tuttavia, non saranno possibili in quanto i confini rimarranno chiusi ad eccezione del ritorno dei neozelandesi.

La lega di rugby riprenderà a giugno. La Nuova Zelanda è la prima grande nazione di rugby ad annunciare una ripresa della competizione da quando la pandemia di Covid-19 ha portato lo sport allo stop in tutto il mondo.

Il primo ministro Ardern ha avvertito che le misure di allentamento del blocco saranno riesaminate entro due settimane.

Giovedì il governo svelerà il suo bilancio annuale e ha preannunciato al paese che il debito aumenterà a livelli ben oltre gli obiettivi precedenti a causa delle misure di sostegno economico, ciononostante ha in programma importanti investimenti nel settore sanitario per prevenire il pericolo di future pandemie.

L’importanza della “comunicazione chiara”

Gli esperti internazionali hanno lodato la Nuova Zelanda per aver vinto la sua lotta contro la pandemia ed essere riuscita ad “eliminare” il virus con successo.

France 24 racconta che la Ardern è stata ampiamente elogiata per le sue misure rapide e rigorose. Ancora più importante, la sua “comunicazione chiara” con la gente del paese, che è stata salutata come un passo importante per stabilire la fiducia. Il Primo Ministro della Nuova Zelanda ha condotto sessioni di Facebook Live e conferenze stampa per entrare in contatto con le persone e unirle nella lotta

Siouxsie Wiles, professore associato e capo del Bioluminescent Superbugs Lab dell’Università di Auckland, ha affermato che uno dei principali successi del Paese è stato il modo in cui il metodo di contrasto al COVID-19 è stato diffuso tra la popolazione. “In altri paesi, i leader hanno parlato di guerra e battaglia, il che mette le persone in uno stato d’animo negativo e spaventato”, ha detto.

“La risposta ufficiale qui è stata guidata dal principio che ci uniamo contro COVID-19”.

La rivista The Lancet ricorda che Ardern è apparsa regolarmente sui social media, sorridendo e condividendo parti della sua vita personale in lockdown senza sottovalutare la gravità della situazione e ha contribuito a costruire la fiducia del pubblico nel successo della “elimination strategy”.

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