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In natura sopravvivono i più pigri

Dom, 08/26/2018 - 04:52

La forza motrice dell’evoluzione potrebbe essere la pigrizia.
A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, che ha messo a confronto una serie di molluschi che popolano l’Oceano Atlantico con i fossili dei loro antenati ormai estinti.
Nonostante il lavoro a firma della University of Kansas abbia preso in esame solo una piccola fetta del regno animale, i risultati raccolti sembrano indicativi del fatto che, in generale, “battere la fiacca” sia una strategia fruttuosa per la sopravvivenza della specie.

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L’Europa è fatta, ora bisogna (ri)fare gli europei

Dom, 08/26/2018 - 04:26

Da una parte la Gran Bretagna spinge per un secondo referendum sulla Brexit, dall’altra 190 milioni di cittadini europei non hanno mai visitato un Paese Ue che non fosse il proprio. Strana molto, l’Europa di oggi.

Inutile negarlo, all’intellighenzia progressista coi calzini in cashmere spesso piace trattare gli euroscettici come trogloditi privi di argomentazioni. Nel magma di posizioni talvolta deliranti, figure come Joseph Stiglitz o Armatya Sen – solo per citarne alcune – dimostrano come si possa guardare all’Eurozona con scetticismo adducendo argomentazioni intelligenti.

Oggi però euroscetticismo fa rima con sovranismo, categoria, se mai fosse possibile, ancora più complessa, perché al suo interno mischia correnti di pensiero, estetiche, ideologie e modelli economici addirittura in contrasto fra loro. Sovranisti si definiscono coloro che si rifanno a Keynes –  e sono per lo più socialisti; coloro che propugnano un liberismo fuori dall’Ue; i nostalgici dell’ex U.R.R.S.; quelli che auspicano la terza via corporatista; eccetera. In Italia spesso si parla di appartenenza all’Unione europea e di impegno a ratificare i trattati omettendo che questi fanno parte della Costituzione italiana e dimenticando, quindi, che essere europeisti o anti-europeisti non è una questione politica, ma istituzionale. Per denigrarla, incolparla o proteggere, sulle bocche di tutti c’è sempre lei, l’Europa. Ma quanti hanno visitato l’Europa?

Eurobarometro speciale 414 ha elaborato grafici dettagliati sulla mobilità dei cittadini Ue all’interno dell’Unione europea. Dai grafici emerge che i più viaggiatori sono i lussemburghesi, solo il 4% di loro non ha mai visitato un altro Paese Ue, seguiti dagli olandesi, il 78%dei quali ha varcato i confini nazionali nell’ultimo anno. Tendenzialmente i cittadini dell’Europa Occidentale viaggiano più di quanto facciano quelli dell’Orientale, ma non mancano le eccezioni: il 61% dei portoghesi non ha mai varcato i confini portoghesi, e il 59% degli spagnoli non è mai uscito dalla Spagna, al pari degli ungheresi. Situazione leggermente migliore per l’Italia: il 52% degli italiani non ha mai calpestato un altro Paese europeo (guadagnando un ex aequo con i polacchi), il 31% è uscito dall’Italia almeno una volta nella vita e solo il 16% nell’ultimo anno.

Complessivamente, il 37% dei cittadini Ue non è mai stato in un altro Paese Ue. Anche ridimensionando i dati, che sono puri, perché non rapportati alla dimensione, alla popolazione e ai confini dei singoli Stati Ue, il bilancio rimane piuttosto desolante. Come osservato in un recente articolo apparso su Il Post, in Europa sono circa 190 milioni le persone che “rimangono di fatto escluse dall’onnipresente retorica europea sulla libera circolazione dei cittadini attraverso i vecchi confini nazionali, e delle politiche che la accompagnano”. Perché mai, si chiede l’autore dell’articolo, queste persone dovrebbero interessarsi all’Erasmus, alla fine del roaming o praticità della moneta unica e dell’abolizione delle frontiere? Domanda provocatoria, lecita, che tuttavia vale anche a parti invertite.

Posto che si è liberi di ritenere sbagliato unire dei Paesi su una cultura comune millenaria, fallimentare avere una linea condivisa per competere con colossi come U.S.A., Russia e Cina, e intollerabile la libera circolazione delle persone e delle merci, perché mai, e soprattutto, su quali basi un cittadino europeo che non ha mai visitato l’Europa dovrebbe discettare dello stato di salute e delle sorti dell’Europa?

E perché un sovranista dovrebbe rifiutare l’unione fra Paesi dei quali ignora storia, legami e similitudini?

Casualità o no, i cittadini di Ungheria, Polonia, Austria e Italia, vale a dire i Paesi europei che più degli altri hanno accolto le istanze anti-europeiste negli ultimi tempi, sono quelli che meno hanno viaggiato in Europa, e che, è lecito pensare, meno conoscono l’Europa. Difficile, a queste condizioni, sentirsi europei.

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Giornata mondiale del cane: i libri con protagonisti i nostri amici a quattro zampe

Dom, 08/26/2018 - 02:24

Il 26 agosto è la Giornata mondiale del cane, così abbiamo deciso di festeggiare i nostri amici pelosi con una serie di libri in cui sono protagonisti o che parlano del loro mondo a quattro zampe.

Quattro zampe, tanto pelo e un’infinità di amore: il cane, ritenuto universalmente il migliore amico dell’uomo (anche se i fan dei gatti avrebbero qualcosa da ridire) festeggia il 26 agosto la giornata mondiale del cane, a lui dedicata. E qual modo migliore di celebrarlo se non una serie di lettura in cui i cani sono protagonisti? Si tratta di romanzi, racconti e qualche saggio per vedere il mondo dal loro punto di vista. Buona lettura!

  • Il richiamo della foresta
  • Io e Marley
  • L’arte di correre sotto la pioggia
  • Storie di cani
  • La porta di Merle
  • Un inverno con Baudelaire
  • Piccoli passi di felicità
  • E l’uomo incontrò il cane
  • Torna a casa Lassie

Continua a leggere su FOXLIFE e scopri  (o ritrova…) la descrizione di meravigliose storie senza tempo!

 

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Il nostro umore è crollato ma l’Italia ha un mare di opportunità

Sab, 08/25/2018 - 06:34

Il crollo del Ponte Morandi ha fatto passare in secondo piano il recentissimo incidente avvenuto sul raccordo autostradale di Bologna. Nella loro gravità i due disastri hanno però una cosa che li accomuna: la pericolosità e l’impatto del trasporto su gomma, soprattutto dei mezzi pesanti.

All’indomani dell’incidente di Bologna, dove un camion cisterna è esploso distruggendo un cavalcavia e causando morti e centinaia di feriti, Legambiente è tornata a denunciare come il trasporto su gomma sia tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico e come in Italia sia ancora la modalità più diffusa di spostamento, sia delle merci che delle persone. Secondo un dossier del marzo 2018 della Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, l’Italia trasporta ancora l’80% delle merci su gomma, il 10% in più della media europea.

Legambiente ha sottolineato poi come dal 2002 al 2016 i finanziamenti statali abbiano premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade anziché in formule alternative di trasporto.

Riguardo al crollo del Morandi poi abbiamo sentito tutti che il traffico, soprattutto di mezzi pesanti, era nettamente aumentato su quel ponte, soprattutto in relazione a quando era stato progettato.

A marzo di quest’anno Milena Gabanelli sintetizzava bene nel suo Dataroom come sia cresciuto il “peso” del trasporto su gomma negli ultimi anni e come alcune strutture, ad esempio i cavalcavia, non fossero progettate per durare più di 50 anni e con questo tipo di carichi.

Oggi si parla di rinforzare il trasporto su ferro, ma dobbiamo ricordare che per trasportare le merci ci sono anche le navi, che potrebbero lavorare in tandem con i treni. L’Italia ha più di 8mila km di coste, è collegata a tutto il Mediterraneo e quando ha investito in questo settore qualche risultato lo ha ottenuto.

Secondo il rapporto Eurostat del 2016 l’Italia è al sesto posto con il 61% di commercio di beni con Paesi terzi effettuato via mare (di cui 66,6% importazioni e 55,9% esportazioni), dietro a Portogallo (81%), Cipro (80%), Grecia (77%), Spagna (74%) e Malta (67%).

Recentemente si è tenuto un convegno dedicato alle “Autostrade del mare“, un progetto lanciato dall’Unione Europea nel 2001. Il progetto aveva tre scopi: rilanciare il trasporto marittimo su alcuni assi, compreso il bacino del Mediterraneo, migliorare la coesione tra le regioni europee e decongestionare il trasporto via terra attraverso scambi intermodali, quindi l’unione di più tipologie di trasporto.

L’allora ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, in occasione del convegno, aveva dato qualche numero. “Con le autostrade del mare sono state risparmiate 680 mila tonnellate di Co2, l’equivalente delle emissioni annue di una città di un milione di abitanti“.

In una recente intervista Guido Grimaldi, presidente di Alis, l’associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, ha spiegato che in un anno e mezzo si sono tolti dalle strade, grazie a questo sistema di trasporto, 1 milione e 300 mila camion.

L’Unione Europea, per decongestionare i trasporti su strada e ridurre l’inquinamento, richiede che entro il 2030 il 30% del trasporto di merci su gomma passi ad altri modi di trasporto come la ferrovia e le vie navigabili interne e più del 50% entro il 2050. Secondo il documento emesso in occasione del lancio del progetto, questa misura, che prevede anche degli incentivi, in combinazione con altre, avrebbe l’obiettivo di diminuire del 60% le emissioni nel settore trasporti entro la metà del secolo.

La tragedia di Genova potrebbe essere la spinta per continuare a ripensare i trasporti verso un futuro più verde e meno pericoloso, con una logistica più moderna e minori impatti ambientali, non lasciamocelo sfuggire.

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Ambiente: Nuova Zelanda verso lʼaddio ai sacchetti di plastica

Sab, 08/25/2018 - 02:10

La Nuova Zelanda intende vietare i sacchetti di plastica usa e getta entro il prossimo anno per preservare il proprio territorio, costale e marino. La primo ministra Jacinda Ardern ha affermato che i neozelandesi usano centinaia di milioni di buste ogni anno. Le due principali catene di supermercati della Nuova Zelanda avevano già annunciato che avrebbero eliminato gradualmente le buste di plastica entro la fine di quest’anno.

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Intelligenza Artificiale applicata: tra mito e realtà

Sab, 08/25/2018 - 02:04

Se ne parla ovunque. Da un lato c’è chi ne parla bene, descrivendo le opportunità e i vantaggi di questa tecnologia. Dall’altro lato c’è invece chi l’accusa, sostenendo che costituirà un problema per l’umanità, perché andrà – in un certo senso – a sostituire l’uomo.

Queste opinioni contrastanti non fanno che confondere le idee a molti professionisti e aziende, che non hanno sempre chiaro se l’Intelligenza Artificiale sia solo un topic di discussione, o un qualcosa che è già possibile applicare al business, e a quale business.

Jerry Kaplan, docente alla Stanford University e maggiore esperto di AI al mondo, ha dichiarato che se l’Intelligenza Artificiale fosse stata chiamata con un nome più semplice, come ad esempio “Predictive Analytics” non sarebbe nient’altro che una tecnologia di automazione altamente avanzata che aiuta a fare cose che con i software non si riescono a fare.

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Nave Diciotti, arancini per i migranti

Ven, 08/24/2018 - 10:38

Noi Catanesi compreremo subito 177 arancini e andremo tutti insieme al porto… ad accogliere. Tutti pronti!”.
E’ l’iniziativa di un gruppo di artisti catanesi che giovedì sera hanno invitato i concittadini a presentarsi in porto di Catania per compiere un gesto di accoglienza ai 177 migranti da lunedì sera a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera, in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. A loro sono destinati gli arancini, espressione della gastronomia siciliana.

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Fibrosi cistica, bimbo di 8 anni scrive alla casa farmaceutica per l’Orkambi

Ven, 08/24/2018 - 05:54

Ha scritto alla casa farmaceutica produttrice del medicinale in grado di farlo stare meglio, oltre che di ridurre i giorni di ricovero ospedaliero, per chiedere di abbassarne il prezzo e di renderlo disponibile nel suo Paese attraverso il sistema sanitario nazionale. Luis Walker è un bambino inglese di otto anni affetto da fibrosi cistica, una malattia rara congenita e progressiva che fin dalla nascita altera le secrezioni di diversi organi. A subire la maggiore compromissione sono i bronchi e i polmoni: al loro interno il muco tende a ristagnare, generando infezione e infiammazione ingravescenti che nel tempo tendono a portare all’insufficienza respiratoria. Per questa malattia attualmente non esiste cura,  ma l’assunzione di alcuni farmaci può migliorare i sintomi e la qualità di vita dei pazienti: uno di questi, prodotto dalla Vertex Pharmaceuticals di Boston (Stati Uniti), si chiama Orkambi e sortisce ottimi effetti sul piccolo Luis, ma purtroppo il giovane paziente non può usufruirne perché il sistema sanitario inglese non ha ancora trovato con la casa farmaceutica statunitense un accordo economico che gli consenta di distribuire il farmaco.

La lettera ai vertici dell’azienda farmaceutica

Così Luis ha preso in mano un pennarello celeste e un foglio di carta e ha scritto direttamente alla vice presidente della Vertex, Rebecca Hunt: “Cara signora Hunt – si legge nella lettera riportata dalla Bbc – avete la medicina che può farmi stare molto meglio e che potrebbe evitarmi di trascorrere tanto tempo in ospedale. Vi prego vendetela al mio paese. Se vostro figlio avesse la fibrosi cistica so che mi capireste ed abbassereste il prezzo di Orkambi”. “E’ un messaggio molto semplice – spiega la madre di Luis, Christina -. Non dice altro che: ‘Per favore abbassate il costo del farmaco così il sistema sanitario nazionale inglese può permettersi di acquistarlo’”.

La risposta

La risposta della Vertex non si è fatta attendere (ma forse il piccolo Luis sperava in qualcosa di più): “Condividiamo la frustrazione di Luis e delle migliaia di persone in Inghilterra che attendono per avere accesso a questo farmaco – ha affermato Hunt -. Abbiamo impiegato ogni giorno dei mille giorni da quando l’Orkambi è stato approvato cercando di portarlo a tutti i pazienti che ne hanno bisogno; sollecitiamo nuovamente l’amministratore delegato del servizio sanitario nazionale inglese, Simon Stevens, a unirsi al nostro tavolo affinché i pazienti inglesi non debbano aspettare oltre”.

 

Fonti imm: https://twitter.com/cfholidayfund e itv.it

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Allarme microplastica, anche le lenti a contatto possono inquinare i nostri mari

Ven, 08/24/2018 - 02:48

D’ora in poi, fateci caso. Così impalpabili, leggere e trasparenti, le lentine possono rappresentare una minaccia per i nostri mari.

A dirlo un gruppo di ricercatori americani che per la prima volta ha indagato il “destino” delle lenti a contatto dopo l’uso e ha scoperto che quando finiscono negli scarichi delle acque reflue vengono frammentate e rischiano di arrivare nell’ambiente come microplastica.

Lo spunto è arrivato dall’esperienza personale. “Ho sempre indossato occhiali e lenti a contatto per buona parte della mia vita. A un certo punto mi sono chiesto se qualcuno avesse mai studiato quello che accade a queste lenti di plastica” spiega Rolf Halden, direttore del Centro di ingegneria per l’ambiente e la salute dell’università dell’Arizona. Quando Halden e colleghi – Charlie Rolsky e Varun Kelkar – hanno scoperto con un certo stupore che in letteratura sull’argomento non c’era nulla, hanno deciso di ampliare il lavoro già avviato da tempo sull’inquinamento da plastica.

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Cosa succederebbe se saltassimo tutti insieme?

Ven, 08/24/2018 - 02:24

Nell’estate del 2006, qualcuno mise in piedi un sito per promuovere il World Jump Day: il 20 luglio gli organizzatori invitavano gli abitanti dell’emisfero occidentale terrestre a saltare per due minuti, in modo da spostare il pianeta Terra dalla sua orbita su una nuova, il che avrebbe risolto i problemi del riscaldamento globale.

L’iniziativa scherzosa ebbe il suo momento di celebrità in diverse parti del mondo, Italia inclusa, ma il giorno previsto per il salto, fissato alle 11.39 e 13 secondi secondo l’orario di Greenwich, passò naturalmente senza conseguenze per il pianeta. La domanda, però, rimane, uno di quei quiz fisici oziosi che almeno una volta vengono in mente a tutti: che cosa succederebbe se tutti gli esseri umani della Terra si radunassero nello stesso posto e saltassero contemporaneamente?

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Ecologia: come un buon cittadino smaltisce le cartucce della stampante

Ven, 08/24/2018 - 02:06

In un mondo che guarda sempre di più all’ecologia, alla produzione dei prodotti nel rispetto dell’ambiente e del pianeta e al corretto smaltimento dei rifiuti, è fondamentale che il cittadino si muova in questa direzione. Se ogni persona facesse attenzione ad acquistare da aziende che operano quanto più possibile in modo green e a smaltire correttamente i propri rifiuti speciali, come le cartucce della stampante, ci sarebbero meno problemi di sfruttamento del pianeta e meno inquinanti in circolazione.

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Case di legno, vetro e acciaio – tra design ed ecosostenibilità

Ven, 08/24/2018 - 02:00

Una rassegna di realizzazioni abitative ecocompatibili selezionate da Il Sole 24 Ore,  in Italia, ma non solo, dove la qualità dell’abitare, i materiali ed il design sono in protagonisti.

Strutture in legno senza uso di colle e metallo (chiodi), che garantiscono comunque stabilità e durabilità, materiali privi di sostanze organiche volatili, inquinanti dell’ambiente interno (composti COV).

Uso diffuso del legno, lasciato allo stato naturale anche per i rivestimenti esterni. Possibile? Sì perchè le moderne tecniche di trattamento del legname consentono di mantenerlo intatto per lungo tempo.
In una delle realizzazioni, nei rivestimenti esterni in legno è stato utilizzato, per esempio, larice temprato a fuoco proprio per aumentarne le catteristiche di durabilità. Con questa tecnica si mantiene infatti il materiale intatto nel tempo, mutandone superficie e colore.

Costruzioni quasi del tutto autosufficienti energeticamente, in alcuni casi rispondenti ai requisiti di “Casa passiva” in ambiente mediterraneo.

Strutture realizzate con telaio in acciaio e tamponatura a secco su fondazioni in calcestruzzo armato, che, grazie alla leggerezza dei materiali (di massa inferiore ai materiali canonici), possono essere progettate di massa inferiore ad un sistema tradizionale. Tempi ridotti di realizzazione, da sei mesi a nove mesi per molte di queste.

Sfide alla tecnologia: per una struttura costituita da gabbie in acciaio appoggiate ad alcuni blocchi di calcestruzzo e connesse da un ponte, in un edificio rialzato da terra, in zone a forte pendenza, per permettere anche il deflusso delle acque.

Edifici dove anche le grandi vetrate, oltre a sembrare magnifici quadri e far godere del paesaggio circostante, assolvono allo scopo di apportare quanta più luminosità possibile.

Godetevi qui gli edifici selezionati da Il Sole 24 Ore con queste caratteristiche.

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

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Il pesce di allevamento è più o meno sano?

Gio, 08/23/2018 - 09:35

Di questa cifra complessiva, 90,9 tonnellate provenivano dalla pesca e 80 dagli allevamenti. Mentre il pescato è diminuito di quasi il 2%, l’allevamento di prodotti ittici è cresciuto di oltre il 5%.

Il consumo per ogni persona è in continuo aumento e avrebbe appena superato i 20 chilogrammi all’anno. Secondo la Fao nei consumi finali si sarebbe già verificato il sorpasso del pesce che arriva dagli allevamenti, 10,8 chili, rispetto a quello che arriva dalla pesca, 9,6 chili.

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Nuova Zelanda: la ministra delle Donne, incinta di 42 settimane, va in bici in ospedale per partorire

Gio, 08/23/2018 - 04:47

Dimenticate (per questa volta) di auto blu e privilegi. Questa storia racconta di forza, determinazione e coerenza con quanto sempre promosso e sostenuto: la bicicletta. Domenica 18 agosto 2018, la ministra di 38 anni e alla sua prima gravidanza, ha pedalato in sella alla sua bicicletta per circa un chilometro, così percorrendo il tragitto da casa fino all’ospedale City Hospital Auckland, dove è stata ricoverata per indurre il parto e dare alla luce la sua prima bambina. Nessuna imprudenza. Il breve tragitto, per lo più in discesa, è stato percorso con una bicicletta elettrica e in totale sicurezza stradale. Come si evince dalle foto sul suo profilo Instagram postate all’entrata dell’ospedale, la donna era provvista anche del caschetto.

“Una gran bella domenica  per una passeggiata in bicicletta verso l’ospedale e partorire finalmente questa bimba” Scrive sui social la ministra “Io e il mio compagno siamo andati in bici perché non c’era posto in auto per la squadra di supporto… mi ha messo anche di ottimo umore”.

Foto di Julie Anne Genter da profilo Instagram

Non è la prima volta che le donne politiche della Nuova Zelanda fanno parlare di sé. È infatti la seconda ministra del governo neozelandese che partorisce durante l’anno del 2018. Lo scorso 21 giugno, la premier Jacinda Ardern è tornata al lavoro, dopo solo sei settimane, a seguito del suo primo parto che ha visto la nascita della bambina Neve. La stessa Ardern, eletta l’anno scorso, è la seconda donna premier al mondo a partorire mentre è in carica, dopo la pakistana Benazir Bhutto nel 1990.

La ministra delle donne ha dichiarato che si assenterà per un periodo di tre mesi dai suoi incarichi di parlamentare e sei settimane dai suoi doveri ministeriali.

Totale sintonia e supporto alla premier arriva da tutto Partito e non solo dal gentil sesso. James Shaw, vice del partito, ha dichiarato durante la conferenza del Partito: “Anne ha fatto un’impresa davvero notevole. Siamo lieti che sia arrivato un secondo bambino ministeriale. Sono molto orgoglioso di vivere in un Paese in cui due membri dell’esecutivo riescono ad avere figli conciliandoli con il loro lavoro. È una notizia fantastica.”

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La casa di paglia: mica balle!

Gio, 08/23/2018 - 04:14

Una struttura in balle di paglia che oggi è diventata uno straordinario luogo di aggregazione per la comunità.
Intervista a Emanuele Cerutti, presidente di “achilometrozero”.
Per maggiori informazioni sulla casa di paglia

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La casa più green del mondo è targata Parma

Gio, 08/23/2018 - 02:53

Lucia Filippini, architetta parmigiana a capo di un team internazionale che ha vinto in Cina un concorso dedicato alle abitazione ecologiche, è stata intervistata da 12TgParma.

FONTE:  Gazzettadiparma.it

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“Acque inquinate per il 48% delle coste italiane”

Gio, 08/23/2018 - 02:32

Secondo i dati raccolti dallʼimbarcazione che monitora il nostro mare, solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere è risultato entro i limiti di legge. I mari che circondano l’Italia non godono di buona salute. A lanciare l’allarme è Legambiente al termine del viaggio di Goletta Verde, partita il 22 giugno dalla Liguria e tornata in porto domenica in Friuli Venezia Giulia con dati preoccupanti. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge. Il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) o “inquinato” (9%).

Dalla campagna 2018 di Goletta Verde, la barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo, emergono dunque dati poco incoraggianti.

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WWF: Mari “plastic free”, la petizione anche su Change.org

Mer, 08/22/2018 - 10:03
«Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica». A dirlo Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. «In mare e negli oceani perfino la plastica biodegradabile è una minaccia, come dimostrato da recenti ricerche. L’inquinamento da plastica è un problema globale causato dall’eccessivo consumo di plastiche e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti. La Petizione che stiamo rilanciando in questi giorni e che vogliamo rendere virale, mira a rendere “plastic free” il Mediterraneo a cominciare dai mari italiani con quattro richieste al Governo italiano. l’Italia ha anche un motivo in più per mantenere alta la sua capacità di intervento su questo tema, visto che a dicembre ospiteremo la riunione (COP21) delle parti contraenti alla Convenzione di Barcellona per la tutela del Mediterraneo in cui sicuramente i temi dell’economia circolare e dell’inquinamento da plastica avranno una loro centralità».

Il Wwf ha lanciato, oltre che sul sito www.wwf.it, la petizione change.org/plasticfree anche sulla piattaforme social Change.org, in cui avanza quattro richieste al Governo perché venga mantenuta e rilanciata la leadership del nostro Paese per un Mediterraneo pulito e per sostenere l’azione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha già avviato una campagna per liberare innanzitutto la pubblica amministrazione dalla plastica ed ha annunciato un testo di legge per tutelare il mare innanzitutto da questo inquinamento.

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Prima l’uovo o la gallina? Il test che ‘riscrive’ la domanda

Mer, 08/22/2018 - 09:53

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Un test fatto con la luce indica che non ha più senso dirlo, perché cancella il prima e il dopo. L’esperimento di fisica quantistica, che descrive le leggi bizzarre che governano il mondo delle particelle, potrebbe avere applicazioni importanti nei sistemi di comunicazione del futuro, basati sulle tecnologie che sfruttano queste regole. Descritto sulla rivista Physical Review Letters, l’esperimento è stato condotto dai ricercatori guidati da Andrew White, dell’università australiana del Queensland.

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#Pontemorandi, silenzio assordante e niente selfie

Mer, 08/22/2018 - 04:55

Quando sulle macerie del Ponte Morandi è tornato a splendere il sole la scena è diventata ancora più surreale, se possibile. La cornice di colline verdi, ornate dai vecchi forti, e qualche nuvoletta bianca che sembra dipinta riescono a creare una cartolina mostruosamente armoniosa. A colpire di più è il silenzio. Nessuno si scatta selfie nei pressi della “zona rossa”, oltre la quale non si può passare ma da cui si vede molto bene il luogo esatto del disastro; a scattare foto ci sono i giornalisti e pochissimi passanti con l’atteggiamento di chi vuole immortalare con rispetto quel pezzo di storia e di città che non esiste più se non nei loro ricordi personali.

Le foto in questo articolo sono state scattate domenica 19 agosto, su uno dei ponti che attraversano il greto del Polcevera, punto di vista privilegiato per comprendere e riferire l’accaduto. Siamo in una calda giornata estiva, in cui probabilmente molti sono in spiaggia o fuori città e il traffico non è ai livelli che si teme possa raggiungere dopo il rientro, l’apertura delle scuole e quando i mezzi pesanti, percorrendo vie alternative al Ponte Morandi, potrebbero mandare il tilt l’intera viabilità cittadina. Un assaggio di caos i genovesi in auto l’hanno già avuto in questi primi giorni dopo il disastro. Un silenzio assordante ed irreale domina su tutto, qui a poche centinaia di metri dal ponte crollato.

Nei giorni immediatamente successivi al crollo, ai soccorritori e forze dell’ordine hanno fatto visita ripetutamente signore con pacchetti di biscotti, nonnine commosse per l’instancabilità e la costanza di questi “figli di Genova”, intenti a prendersi cura della città prima che di loro stessi, tenuti in piedi dalla speranza, alla ricerca di vite da salvare anche quando ormai quella speranza aveva lasciato il posto alla crudezza del conto definitivo delle vittime. Presto sono arrivati anche i panettieri con le loro teglie di focaccia calda appena sfornata. Cos’altro, altrimenti?

L’anima di Genova si è raccolta sotto il Ponte Morandi, simbolo fatiscente di una città che non dimentica ferite ancora profondamente aperte ma già dimenticate da chi starnazza sui social e tenta di tirare acqua al proprio mulino. Senza andare troppo indietro nel tempo, qui è impossibile dimenticare l’atmosfera, la violenza e gli strascichi di un G8 devastante, il crollo della torre piloti del porto a maggio 2013, le ultime alluvioni del 2014 e 2016 con le loro vittime, il cedimento di una condotta della Iplom nel 2016 proprio nello stesso torrente Polcevera. E basta voltare le spalle alle macerie del ponte, guardare verso la foce del fiume, per respirare la storia che ha contrassegnato questi quartieri: le lotte operaie all’Italsider/Ilva, l’assassinio di Guido Rossa (a cui oggi è dedicata anche la nuova strada a mare), la forza delle donne di Cornigliano che, armate di mestoli e coperchi, hanno contribuito a portare sotto la luce dei riflettori e del governo tutte le morti legate all’acciaio. E poi altre ferite aperte: tra il 2007 e il 2008 sono stati abbattuti i gasometri dell’acciaieria, simbolo di una battaglia vinta, ma ad oggi il quartiere attende ancora la concretizzazione di un progetto di riqualificazione mai davvero avviato. Anche questa è Genova, la Genova meno nota che compare a fatica sulle guide turistiche ma altrettanto affascinante.

Il 14 agosto 2018 ai genovesi non è crollato soltanto il Ponte Morandi, è crollata una parete di casa. Il primo pensiero è andato alle auto in transito, alle vittime. Poche, se vogliamo essere realisti, rispetto a quante il crollo dell’intero ponte avrebbe potuto farne contare. “E’ venuto giù il ponte di Brooklyn”: così si sono dati l’allarme i genovesi, perché soltanto così avrebbero parlato del Ponte Morandi, costringendolo da sempre ad un impietoso confronto. E poi le “case dei ferrovieri”, le case di Certosa oggi sotto osservazione costante, le case su cui sembra poggiare il ponte progettato come una gabbia per rinchiuderle. Qualcuno ha scritto che Genova sembra uscire da un disegno di Escher. In effetti è così, ma chi ci vive non cambierebbe quei labirinti e quegli incastri per nulla al mondo.

“I ponti non crollano per fatalità”, dice l’architetto Renzo Piano, genovese spesso contestato in patria, che in un’intervista a La Repubblica ha descritto una sensazione comune a tutti i genovesi: “Al di là del legame sentimentale con Genova ho provato una grande sofferenza, di quelle che arrivano all’improvviso e ti sconvolgono. A me prendono allo stomaco. Ho pensato subito alle vittime, e solo dopo alla mia città ferita, a Genova e alle sue catastrofi”.

Nel silenzio e nei toni decorosi che cercano di mantenere, gli operosi genovesi si danno ora consigli sui percorsi alternativi, si fanno coraggio a vicenda, si danno appuntamento per le fiaccolate, cercano di capire come non intralciare le operazioni di soccorso. In molti dicono di non avere ancora trovato la forza per guardare verso il ponte. Quasi tutti i genovesi conoscono qualcuno che l’ha scampata per un soffio. Attimi. Per tutti, la consapevolezza che il ponte simbolo delle partenze e dei ritorni non c’è più. Mancherà un punto di riferimento fisico, una linea anche simbolica che univa quartieri, persone, attività, che comunque pare verrà ricostruita in fretta, o almeno si spera. Ma questo è un futuro di cui ancora non si tocca nulla con mano.

Si mastica tanta tristezza. Ci si chiede cosa succederà domani, ci si chiede come non far morire una città che anche grazie a quell’arteria vitale teneva acceso il proprio porto, fulcro della vita economica. Ci si pongono domande, lontano dal ponte, per rispetto.

La polemica, come spesso accade, è montata tutta sui social, dove un minuto di silenzio in memoria delle vittime non è mai stato concesso. Si cercano i colpevoli di un crollo assurdo, si punta il dito contro chiunque possa avere anche la minima responsabilità di questa ennesima sciagura made in Italy. Si accenna alla “gronda” come rimedio a tutti i mali e, ancora una volta, appunto, si punta il dito.

L’unica verità è che il ponte di Brooklyn è crollato e ha mandato una città intera in trance. Piante le vittime, senza mai dimenticarle, non è da cinici pensare al disastro economico: senza il Ponte Morandi la città non ha più un varco da cui transitano le merci provenienti dal porto e viceversa, senza considerare che ci sono terminali del porto sia ad est che ad ovest del ponte e che l’aeroporto si trova a Ponente rispetto al resto della città. Mentre si studiano piani alternativi per far transitare il traffico pesante, i genovesi ancora una volta parlano poco e si rimboccano le maniche; real time scattano e postano online foto del traffico nelle zone più calde per darsi una mano da soli. Dopo le alluvioni il simbolo della città unita che risorge con le proprie forze sono stati gli Angeli del Fango, dopo il crollo del Ponte Morandi gli eroi della comunità sono stati da subito i Vigili del Fuoco, attivi sin dai primi momenti, senza colori politici, silenziosi ed efficienti.

Durante i funerali di stato, interrotto dagli applausi, l’Imam di Genova ha pronunciato alcune semplici parole capaci di annullare qualsiasi differenza culturale e religiosa tra le comunità che la città ospita: “Preghiamo per Genova. La Superba saprà rialzarsi con fierezza. La nostra Genova, la Zena, che in arabo significa “la bella”, che è nei nostri cuori”. Molte delle comunità straniere presenti in città hanno peraltro dato da subito piena disponibilità ad accogliere gli sfollati.

Tra le varie iniziative di solidarietà e condivisione, sabato 22 settembre alle 17 in Piazza della Vittoria i genovesi sono chiamati a raccolta per l’evento Riprendiamoci Genova, senza nessuna bandiera politica se non la Croce di San Giorgio. “Al di là delle responsabilità dei gestori e della politica, un buona parte della responsabilità morale ricade su tutti noi genovesi”, dicono gli organizzatori su Facebook, determinati a chiedere che i fondi per la ricostruzione non siano gestiti da un commissario straordinario scollegato dal territorio, ma ascoltando la comunità locale e sotto la guida di urbanisti, ingegneri e architetti che conoscono la città. L’ulteriore richiesta è quella che – come accade in altri porti europei – parte dei profitti generati dal traffico nel porto resti a Genova, così che non debba soltanto farsene carico. Poche richieste ma molto chiare e concrete.

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In questo articolo, volutamente, non si è parlato di politica e politici. Le loro dichiarazioni, fuori luogo o adeguate che siano, hanno invaso il Web e potete leggerle altrove traendo le conclusioni che preferite.  

 

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