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La barriera corallina del Belize è ufficialmente fuori pericolo

Mar, 07/03/2018 - 08:43

Dopo un decennio, la barriera corallina del Belize è stata tolta dalla lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo. La decisione ufficiale è stata presa il 26 giugno durante il meeting del comitato Unesco, che si è tenuto in Bahrain.
È una vittoria per gli ambientalisti che lottano in sua difesa da anni, per il governo che ha approvato una legge ad hoc, per chi in Belize vive di pesca e turismo e quindi alla salute del territorio lega la propria sussistenza. Ma soprattutto è una vittoria per il Pianeta, che vede finalmente tutelata una delle sue culle di biodiversità più preziose.

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Intelligenza Artificiale: i più bei film con robot della storia del cinema

Mar, 07/03/2018 - 02:45

Ecco una pagina web che fa per voi “Intelligenza Artificiale Film” dedicata ai film sull’Intelligenza Artificiale – iniziata con una prima attenta selezione di film, si sta costantemente arricchendo e allungando per scoprire cosa il cinema ci ha voluto raccontare fino ad oggi, cosa ha anticipato e cosa invece non è ancora accaduto nella realtà.
Al link ecco una selezione di 15 film: dal lontano film muto del 1927 “Metropolis”, capolavoro dal quale è poi derivata tutta la cinematografia di fantascienza moderna, al più recente “Ex Machina” che ha vinto nel 2016 il premio per i migliori effetti speciali e vanta anche a candidatura per la miglior sceneggiatura.
Tutti i film sono completi di contestualizzazione storica, trama e un approfondimento sull’Intelligenza Artificiale che si trova all’interno dello stesso film

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Elio e Le Storie Tese lanciano la Canzone Circolare

Mar, 07/03/2018 - 02:36

Con l’economia circolare niente si spreca e tutto torna in circolo. Persino un gruppo musicale famoso, che ha appena deciso di abbandonare le scene, può diventare compostabile e creare una canzone infinita. E’ quello che è accaduto oggi alla storica band di Elio e Le Storie Tese che hanno presentato insieme a Legambiente la Canzone Circolare, il primo brano senza fine nella storia della musica italiana, per spiegare in musica che cos’è l’economia circolare e dire basta al modello lineare, che spreca le risorse e distrugge il pianeta.

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Il ministro dell’Ambiente Costa: «Vietare bottiglie di plastica negli edifici pubblici»

Mar, 07/03/2018 - 02:30

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo ha proposto nell’ambito del dibattito sulla revisione della direttiva acque potabili al Consiglio ambiente Ue di Lussemburgo, responsabile della politica ambientale dell’Unione Europea, che comprende la protezione dell’ambiente, l’uso prudente delle risorse e la protezione della salute umana.

La proposta, di estrema attualità, si sposa perfettamente con le nuove politiche UE per ridurre, limitare, disincentivare l’uso e la produzione delle plastiche monouso. Recentemente lunedì 28 maggio 2018 abbiamo assistito a uno dei primi (ci auguriamo di una lunga serie) successi: è stata varata la proposta di direttiva che ha messo al bando la commercializzazione di 10 oggetti monouso in plastica.

“Dobbiamo liberarci del monouso e dell’usa e getta e credo che le istituzioni siano le prime a dover dare il buon esempio” spiega Costa nel suo dibattito dove il ministro ha riportato l’attenzione anche sul tema “acqua potabile” sottolineando che è “Essenziale che l’Ue garantisca il diritto all’acqua potabile e l’accesso all’acqua a tutti”. Partendo dal presupposto che l’acqua sia un bene comune e in quanto tale non oggetto di mercificazione, secondo il ministro, la fornitura e la gestione delle risorse idriche non devono essere soggette alle logiche del mercato unico e i servizi idrici devono essere esclusi da qualsiasi liberalizzazione. La bozza della proposta presentata alla Commissione UE lo scorso febbraio ha l’obiettivo di rendere l’acqua dal rubinetto più sicura e accessibile, informare e sensibilizzare i cittadini in modo da renderli più consapevoli e attenti a risparmiare su bollette e bottiglie di plastica, inoltre prevede modifiche delle regole per i materiali da costruzione a contatto con l’acqua potabile che la Commissione suggerisce di modificare per motivi di mercato interno.

(Video intervista Costa)

Migliorando la qualità dell’acqua del rubinetto si potrebbe incentivarne l’uso riducendo conseguentemente i consumi dell’acqua in bottiglia e i rifiuti in plastica che ne derivano. Questa combinazione però non è per nulla scontata, purtroppo i dati sono tutt’altro che positivi: secondo l’Istituto Superiore della Sanità il 99% degli italiani ha accesso all’acqua potabile, eppure siamo il terzo Paese al mondo nel consumo di acque minerali.

 

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C’era una volta la Rivoluzione

Lun, 07/02/2018 - 11:19

La testimonianza di due protagonisti di una stagione irripetibile. Un racconto sincero, autocritico, ironico.

Jacopo Fo è stato tra i fondatori della rivista satirica “Il Male” e di “Cacao”.
Cura un blog per ilfattoquotidiano.it e fa teatro. Dal 1981 gestisce la Libera Università di Alcatraz, sulle colline sopra Perugia, dove si insegna arte, yoga demenziale, public speaking e difesa della pace e dell’ambiente.

Sergio Parini ha fatto l’organizzatore di concerti e il rocchettaro. È stato caporedattore centrale di “Donna Moderna” e ha lavorato per “Epoca”, “Linus”, “Lotta continua”, “il manifesto”, “Panorama”, Radio Popolare. Ha un bambino, Giorgio, per il quale ha scritto Le fatiche di Ercole (Gallucci).

Qui un estratto del libro che comincia così:
Noi vecchi reduci di tutte le battaglie ogni tanto ci troviamo intorno al fuoco e ci raccontiamo di quelle notti e quei giorni in cui tentammo di fare la rivoluzione in Italia. Abbiamo raccolto queste storie. Gli episodi e i personaggi qui descritti e raccontati sono puramente frutto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. Si dice così di solito no? Ad esempio, quei due che ogni tanto compaiono nelle pagine seguenti e che si chiamano Jacopo e Sergio (a volte parla in prima persona uno, a volte l’altro, oppure tutti e due insieme, a seconda di chi ha vissuto o si è ricordato, pardon, si è inventato quel singolo fatto) è solo un caso se hanno il nostro stesso nome. Noi non c’entriamo niente, siamo falsi e bugiardi come tutti i sessantottini. Ma sì, i sessantottini, o per meglio dire quelli del Movimento, cioè quelli brutti-sporchi-cattivi che hanno messo a ferro e fuoco l’Italia per un decennio dal ’68 al ’78, i truci protagonisti degli anni di piombo (il periodo precedente i mitici anni di merda, gli Ottanta).
Quelli del Movimento per fortuna non ci sono più, o se ci sono adesso sono pentitissimi del loro passato. Quanto eravamo cattivi! Ma cattivi proprio, eh! Senza nessun’altra qualità, come oggi quasi tutti ci ricordano continuamente. Se vi interessa la verità, non leggete le prossime pagine. Quella sta sui volumi di storia scritti dai vincitori. Noi vi raccontiamo un’altra verità, quella di chi ha fatto il Sessantotto e anche il Sessantanove (e il Settanta, il Settantuno, il Settantadue…).

Clicca qui per continua a leggerne un estratto e acquistare il libro direttamente online

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Le piante assorbono metalli pesanti (però poi magari te li fumi)

Lun, 07/02/2018 - 03:13

Una recente indagine ha messo in luce, grazie alla genetica, il meccanismo usato dalle piante per pulire il suolo dagli inquinanti, grazie all’interazione tra radici, funghi e batteri.

In sostanza il salice, noto purificatore del terreno, fornisce zuccheri ai funghi che vivono intorno alle sue radici. I funghi, in cambio, forniscono nutrienti ai batteri, che sono così in grado di abbattere gli idrocarburi. Lo ha mostrato uno studio di genetica, che ha osservato queste complesse interazioni in alcune specie arboree da un punto di vista finora inesplorato. La ricerca è firmata da due università canadesi ed è stata pubblicata da Microbiome.

E’ noto da tempo che le piante, specie quelle a crescita veloce, come i salici, riescono non solo a sopravvivere in terreni inquinati da derivati del petrolio e metalli pesanti, ma riescono addirittura a eliminare queste sostanze tossiche. Il processo è noto come phitoremediation, e finora era stato genericamente attribuito a un metabolismo secondario delle piante, cioè alla produzione di composti specializzati a questo scopo. Adesso questi nuovi studi hanno mostrato che il meccanismo, particolarmente complesso, coinvolge un’intricata interazione e simbiosi tra elementi microbici.

Sabrina Saponaro, docente di Ingegneria Civile e Ambientale al Politecnico di Milano, esperta di bonifica dei terreni inquinati, ci spiega però che questa possibilità è ancora in fase sperimentale, e alcuni tentativi si stanno portando avanti anche in Italia, ad esempio in Toscana. “E’ però un ambito lento da esplorare, perché le piante assorbono inquinanti mentre crescono e dunque molto lentamente. Sapremo di più nei prossimi decenni, diciamo che, in generale, questa lentezza resta comunque un limite, assieme alla considerazione che le piante possono trovare applicazioni di questo tipo solo in terreno non troppo inquinati, con concentrazioni vicine ai limiti ammessi: altrimenti ne soffrono troppo e non sopravvivono”. Inoltre, non tutte le piante sono adatte a tutti i climi o a tutti i tipi di suolo, mentre la loro efficacia – proprio per il meccanismo appena studiato dalla genetica – arriva fin dove arrivano le radici, quindi intono al metro, metro e mezzo, di profondità.

Girasoli, tabacco, brassica, salice, alfa alfa (l’erba medica), pioppi. Queste le specie più conosciute e usate fino a oggi. Ma anche canapa e vetiver, che assorbono i metalli pesanti, la senape indiana, che assorbe piombo, cesio, cadmio, nichel, zinco e selenio, mentre il girasole elimina nichel e cromo. Ma concentriamoci su tabacco e canapa. Questo significa che i metalli assorbiti finiscono nelle foglie? “Sì, che non dovrebbe essere il principale incentivo per smettere di fumare ma sicuramente è un incentivo in più. Anche se bisogna dire che queste piccole piante assorbono una concentrazione bassa di inquinanti: purificano poco il suolo, e trattengono quindi piccole concentrazioni di inquinanti”, mi spiega Saponaro.

“In questo senso è bene chiarire che neppure le piante grandi ‘cancellano’ ciò che hanno assorbito”, e se dunque io ardo la legna di una pianta usata per bonificare un terreno, reimmetto in atmosfera quanto avevo sottratto dal suolo. La phytoremediation più valida, al momento, è quella che semplicemente cambia forme agli inquinanti che trova, li rende più stabili nel terreno impedendo che scolino nelle falde acquifere in caso di piogge abbondanti, per esempio. Fino ad oggi, a rispondere meglio a questi trattamenti sono stati gli inquinanti organici, come i derivati del petrolio: quelli sì in grado di sparire e trasformarsi – grazie alle piante – in sola acqua e anidride carbonica.

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Le case più pazzesche del mondo

Lun, 07/02/2018 - 02:38

 

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Londra: a partire da ottobre 2018 la City userà solo rinnovabili

Lun, 07/02/2018 - 02:30

Questo il destino che potrebbe realizzarsi per la City, la porzione più antica della capitale inglese, nonché storico distretto finanziario.
A impegnarsi su ciò è l’organo di governo del celebre “Miglio Quadrato”, ossia la Corporazione della Città di Londra, che ha recentemente presentato il proprio piano di ecologizzazione urbana.
A partire da ottobre 2018 inizieranno i primi investimenti dedicati alla realizzazione di infrastrutture sul fronte delle energie rinnovabili: questo significherà installare pannelli solari domestici negli edifici della Corporazione che oggi possiede alloggi sociali in sei distretti londinesi 10 scuole, tre mercati e 11.000 acri di spazio verde. Contemporaneamente investirà in parchi eolici e fotovoltaici e acquisterà energia pulita sul mercato elettrico.

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La previdenza complementare: una necessità ma occorre conoscere la giungla

Lun, 07/02/2018 - 02:23

È inutile girarci intorno: per la “generazione di mezzo” non è più sufficiente versare i contributi all’Inps (l’Istituto nazionale della previdenza sociale) per assicurarsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa. La “generazione di mezzo” rappresenta tutti quei lavoratori che hanno iniziato la loro attività nei primi Anni 90 con la certezza di andare un domani in pensione con il glorioso e munifico sistema retributivo (pensione pari alle ultime retribuzioni ricevute) e si sono invece ritrovati a subire la riforma pensionistica del 1995 (riforma Dini) e passare a un regime pensionistico misto, un po’ retributivo e molto contributivo (pensione calcolata in base ai contributi versati).

Non si può fare quindi completo affidamento sulla pensione obbligatoria i. Il nostro sistema previdenziale prevede infatti che i contributi versati ogni mese dai lavoratori di oggi vadano a sostenere chi è già in pensione. Ma con la popolazione che invecchia e la vertiginosa diminuzione dei giovani in grado di versare contributi, il modello non è più sostenibile.

Sulla stampa vari esponenti del mondo politico gettano acqua sul fuoco, ricordando che le prestazioni pensionistiche sono garantite dallo Stato. Tanto è vero che i trasferimenti dal bilancio pubblico nazionale all’Inps continuano ad aumentare (sfiorano i 110 miliardi di euro, dato più aggiornato del 2017). Ma fino a quando può durare?

Considerando, infatti, che la spesa pensionistica incide per il 16% del Prodotto interno lordo (Pil), la preoccupazione reale non deve rivolgersi tanto alla solvibilità dell’ente, ma quanto sulla sostenibilità dei conti del Tesoro. È opportuno aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a queste tematiche e tenere alta l’attenzione mediatica per chiedere al legislatore interventi di cura risolutiva, onde evitare profonde crisi di sistema.

Ed ecco perché occorre parlare della inevitabilita’ del ricorso alla previdenza complementare.

Le assicurazioni complementari nate dalla metà degli Anni 90 affiancano – e non sostituiscono – le gestioni previdenziali pubbliche o private (che restano obbligatorie) integrando le prestazioni previdenziali da questi erogate al compimento, di regola, dell’età pensionabile.

Affinché ognuno riesca garantirsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa, conviene correre ai ripari (e farlo alla svelta), optando per una soluzione di risparmio previdenziale complementare.

Come sceglierla? Ne esistono di diversi tipi, ognuna con i suoi pro e i suoi contro.

È una giungla in cui la fanno da padrone, oltre alle compagnie di assicurazioni, banche e reti di promotori finanziari.

Ne parliamo la prossima settimana.

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Quali frutti e verdure sono di stagione in Estate? (VIDEO)

Sab, 06/30/2018 - 04:42

Continuano le interviste di People For Planet a Francesco Beldì, agronomo, per conoscere la stagionalità di frutti e verdure.
In questa puntata parliamo di cosa si può trovare in estate.
Poi siamo andati per strada a vedere quanto ne sa la gente di agricoltura. Sapete come si coltivano le cipolle?

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Frutti e verdure di stagione in Primavera http://www.peopleforplanet.it/quali-frutti-e-verdure-sono-di-stagione-in-primavera/

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EcoFuturo Social Academy

Ven, 06/29/2018 - 16:10

 

Blogger, youtuber, social influencer… diventate insieme a noi protagonisti della rivoluzione delle ecotecnologie che sta cambiando il mondo!!! Partecipate alla “EcoFuturo Social Academy” che abbiamo lanciato in collaborazione con Alcatraz, People For Planet e Fondazione Fenice: una ricca occasione di formazione (gratuita) insieme ad importanti esperti di comunicazione social, all’interno del Festival #EcoFuturo (www.ecofuturo.eu).
Avrete la possibilità di raccontare in diretta, ciascuno attraverso i propri canali e con il proprio stile personale, gli straordinari contenuti del Festival, che si terrà quest’anno dal 18 al 22 luglio al Fenice Green Energy Park di Padova.
Vi aspettiamo! Inviateci una mail…

 

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Biometano: pubblicata la procedura applicativa per l’accesso agli incentivi

Ven, 06/29/2018 - 10:13

Rispettando il calendario applicativo tracciato dal DM 2 marzo 2018, che ha dato il via libera in Italia agli incentivi alla produzione di biometano, il GSE ha pubblicato la procedura applicativa per la qualifica degli impianti di produzione e l’incentivazione del biometano e degli altri biocarburanti avanzati utilizzati nel settore dei trasporti.

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In Libano i bambini a scuola incontrano la Pimpa

Ven, 06/29/2018 - 09:28

Il gioco e l’istruzione: due attività fondamentali per i bambini di tutto il mondo, due diritti troppo spesso negati ai bambini, vittime incolpevoli delle guerre degli adulti. Per questo, tra le attività che la Cooperazione italiana porta avanti in Libano a sostegno dei bambini che frequentano la scuola pubblica, è stato scelto di proporre uno strumento capace di unire il gioco e la didattica.
La Pimpa, simpatica cagnolina a pois rossi ideata dal disegnatore italiano Altan, da più di quarant’anni accompagna con le sue storie e i suoi giochi didattici i bambini italiani e di tanti Paesi del mondo. La Pimpa, però, è anche portatrice di un messaggio importante: da sempre si presenta come un animale curioso e alla ricerca costante di nuovi amici, diversi da lei ma con la stessa voglia di giocare e di imparare arricchendosi dalle differenze, oltre le barriere.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla disponibilità e alla solidarietà del disegnatore Altan e della casa editrice Panini di Modena che, a titolo completamente gratuito, hanno realizzato disegni e grafica del volume.

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Le ricette di Angela Labellarte: crema di zucchine

Ven, 06/29/2018 - 03:38

Ingredienti per 4 persone

Zucchine 700 gr.
Olio EVO
Aglio fresco 1 gambo
Sale QB
Pane raffermo 2 fette
Menta qualche fogliolina
Fiori di calendula 4, per decorare

Preparazione

Per i crostini: tagliare a dadini il pane raffermo, disporlo in una pirofila, condire con un po’ di olio EVO e infornare a 220° C per 15-20 minuti e comunque sino a doratura.
Tagliare a rondelle la parte bianca del gambo d’aglio e metterlo a soffriggere con 6 cucchiai di olio in una casseruola abbastanza ampia da contenere anche le zucchine lavate e tagliate a rondelle che andremo ad aggiungere.
Rosolare per qualche minuto, coprire con acqua calda e salare.
Chiudere con un coperchio e cuocere a fuoco moderato per 15 minuti. Togliere dalla fiamma  e aggiungere qualche fogliolina di menta.
Frullare con un mixer a immersione fino a ottenere una crema.
Servire la crema con i crostini, foglioline di menta e fiori di calendula a decorazione.
E’ buona sia calda che fredda.

Tempo di preparazione: 30 minuti circa

Ricetta vegetariana/vegana:

Ph. Angela Prati

 

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La turbina eolica portatile

Ven, 06/29/2018 - 02:41

Puoi trainarlo dietro la tua barca, in canoa o in kayak, oppure puoi caricare i tuoi dispositivi giorno o notte solamente posizionandolo in acqua o su un albero esposto al vento. Può funzionare anche a manovella. Esplora la natura senza dover trovare una fonte di energia!

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Cannabis per uso ricreativo, il Canada dice sì

Ven, 06/29/2018 - 02:04

Combattere il mercato nero e difendere i più giovani dal consumo di cannabis: sono queste le motivazioni che hanno portato il Canada a legalizzare il consumo di cannabis per uso ricreativo.

Legale dal 18 ottobre prossimo

Dopo un rimpallo tra i due rami del Parlamento canadese, che ha portato al restringimento dei limiti per la coltivazione casalinga, il Senato ha approvato la scorsa settimana il testo definitivo del Cannabis Act, secondo cui a partire dal prossimo 18 ottobre l’acquisto e il consumo di cannabis per uso ricreativo sarà legale (leggi qui) e sarà possibile aprire punti vendita destinati al commercio di questa sostanza.

Il commento del premier canadese su Twitter

Il premier canadese Justin Trudeau ha affidato a Twitter il primo commento a caldo, poco dopo l’ufficializzazione della notizia della legalizzazione della cannabis per uso ricreativo, richiamando l’attenzione sulla lotta al narcotraffico e sulla difesa della salute dei più giovani: “È stato troppo facile finora per i nostri ragazzi procurarsi la marijuana e per i criminali raccoglierne i profitti. Da oggi si cambia”. E il ministro della Giustizia, ​Jody Wilson-Raybould, ha poi precisato: “Il mutamento del nostro approccio alla cannabis rappresenta una pietra miliare storica delle politiche progressiste canadesi”.

Cosa prevede la legge?

  • La produzione della cannabis sarà regolata dal governo federale, mentre le province e le amministrazioni cittadine avranno competenze sulla regolamentazione dei punti vendita;
  • la vendita di cannabis sarà vietata ai minorenni (con pene fino a 14 anni di galera per i trasgressori), così come sarà vietata la vendita della sostanza nei distributori self service;
  • sarà proibita la detenzione di quantitativi superiori a 30 grammi di cannabis essiccata o a 150 grammi di cannabis fresca;
  • i soggetti con età pari o superiore a 18 anni potranno legalmente possedere o condividere con altri adulti quantitativi di cannabis (entro i limiti consentiti dalla legge); crescere, da semi o piantine con licenza, fino a 4 piante di cannabis per uso personale; comprare cannabis essiccata o fresca e olio di cannabis; realizzare in casa prodotti a base di cannabis come cibo e bevande, purché i solventi organici non vengano utilizzati per creare prodotti concentrati;
  • ci saranno dure restrizioni sul confezionamento e sulla pubblicità dei prodotti a base di cannabis, che non dovranno risultare attraenti per i giovani (con pene fino a tre anni di galera).

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Cannabis per uso ricreativo, il Canada dice sì

Ma quindi non ti sballa?!? (VIDEO)

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

Immagine di copertina: Fonte Wikimedia Commons; Copyright Oren neu dag

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Sophia, l’intelligenza artificiale che ha la cittadinanza

Gio, 06/28/2018 - 10:39

Le telecamere negli occhi di Sophia, combinate con algoritmi informatici, le permettono di vedere, può seguire i volti, sostenere il contatto visivo e riconoscere gli individui. A ottobre 2017 le è stata conferita la cittadinanza saudita, rendendola di fatto il primo robot AI a riceverla.

 

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L’Italia è il paese più sicuro d’Europa. Eppure cresce la paura. E la voglia di armarsi

Gio, 06/28/2018 - 02:42

L’Italia non è mai stata così sicura.
Eppure non ha mai avuto così tanta paura. È quello che emerge dal rapporto Censis sulla sicurezza presentato il 27 giugno. Nell’ultimo decennio il picco di reati si è registrato nel 2013 , quasi 2,9 milioni, per scendere poi di anno in anno fino ai 2,2 milioni del 2017 (tra l’altro, chi c’era al governo in questi 5 anni? Non risulta ci fosse lo “sceriffo” Salvini…). Solo tra il 2016 e il 2017 i reati sono diminuiti del 10,2%. Rispetto a dieci anni fa, il miglioramento è ancora più drastico. Gli omicidi nel 2008 sono stati 611, l’anno scorso solo 343 (calo del 43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (- 37,6%), i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%).

Eppure questi dieci anni sono quelli della grande ondata migratoria, quella che, a quanto pare, terrorizza gli italiani…

Siamo il Paese più sicuro d’Europa.
I dati del Censis ci dicono che gli omicidi volontari consumati in Italia nel 2015 (ultimo anno per cui è possibile fare confronti) sono stati 469, con una incidenza di 0,8 ogni 100.000 residenti, inferiore a quella dei paesi Ue, che è dello 0,9 per 100.000 residenti .

Inferiori alla media europea sono anche i reati più violenti e che destano maggiore allarme sociale. Sempre nel 2015, le lesioni dolose sono state 64.000, con una incidenza di 105 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media che in Europa è di 195 sulla stessa quota di popolazione e che sale a 365 per 100.000 in Francia e addirittura a 663 nel Regno Unito.

Le rapine sono state 35.000, ovvero 57,8 ogni 100.000 residenti, inferiori alla media europea di 71,8 per 100.000 e decisamente di meno anche rispetto a Regno Unito, Francia e Spagna. Bassissimo anche il numero di violenze sessuali denunciate, che in Italia sono state 4.000, in Spagna 8.640, in Francia quasi 20.000, mentre in Germania sono state  oltre 27.000 e nel Regno Unito più di 36.000.

Gli unici reati che, invece, vedono l’Italia in una posizione più arretrata rispetto alla media Ue (ma non rispetto a Regno Unito e Francia, e sulle stesse posizioni della Germania) sono i furti, che in Italia sono 1.723 per 100.000 residenti, contro una media dell’Unione europea che è di 1.391 sulla stessa quota di popolazione.

Eppure la criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive.

Come scrive il Censis: «Il calo della criminalità non si è tradotto in una percezione di maggiore sicurezza personale e la paura sembra essere diventata la chiave interpretativa di molti dei comportamenti degli italiani, che sono disposti a modificare stili di vita e abitudini consolidate pur di essere più sicuri. L’insicurezza si traduce dunque, sempre più spesso, nella perdita di importanti fette di libertà personali e in un ampliamento della solitudine: non si ha fiducia negli altri, si esce poco la sera, non si frequentano determinati luoghi, si riducono i viaggi e le occasioni di stare insieme. Oggi 41 milioni di italiani, pari al 78,7% dei cittadini che hanno più di 14 anni, dichiarano che bisogna stare attenti agli altri ».

Così sempre più italiani si armano.
C’è già un’arma in 4 milioni e mezzo di case, e le licenze per porto d’armi sono aumentate del 13,8% in un anno, quelle per il tiro a volo addirittura del 21,1%. Ma i cittadini ne vogliono di più: il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. E subito il buon Salvini ha twittato:  «Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case è una nostra priorità».

Eppure il rischio che una proliferazione delle armi porti ad un aumento dei morti è reale: basti pensare a quanto accade in America, dove le armi da fuoco sono vendute liberamente.

In base ai dati di un’indagine dello scorso anno del Gallup e del Pew Research Center, risulta che il 42% delle famiglie americane possiede un’arma, per un totale di oltre 137 milioni di statunitensi esposti al rischio di utilizzare e/o di rimanere vittima di un’arma da fuoco. Che un maggior numero di armi circolanti faccia lievitare il numero di uccisioni è un dato ovvio. Lo testimonia il fatto che in America nel 2016 sono avvenuti 14.415 omicidi volontari con arma da fuoco, pari a 4,5 ogni 100.000 abitanti, contro i 150 avvenuti in Italia, dove le leggi sono più restrittive, pari a 0,2 per 100.000 residenti.

Se immaginassimo di avere le stesse regole e la stessa facilità degli americani di entrare in possesso di un’arma, in Italia le famiglie con armi in casa potrebbero lievitare fino a 10,9 milioni e i cittadini complessivamente esposti al rischio di uccidere o di rimanere vittima di un omicidio sarebbero 25 milioni. Con il cambio delle regole e un allentamento delle prescrizioni, ci dovremmo abituare ad avere tassi di omicidi volontari con l’utilizzo di armi da fuoco più alti e simili a quelli che si verificano oltre Oceano.

Le vittime da arma da fuoco potrebbero salire fino a 2.700 ogni anno, contro le 150 attuali, per un totale di 2.550 morti in più. Questa è la “sicurezza” che vuole Salvini.

Come si spiega questa distanza tra realtà e percezione della realtà?
Una responsabilità pesante ce l’hanno i media.  Secondo il rapporto “Notizie da paura”, curato dall’Osservatorio di Pavia, l’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità nei media è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana rispetto all’informazione pubblica in Europa. La voce “criminalità e sicurezza” è la seconda per spazio, con un peso del 34%, nelle edizioni di prima serata dei principali telegiornali italiani (quasi il doppio di Francia e Germania). Secondo gli autori del rapporto è «una scelta dell’informazione italiana di “prendere le distanze dalla realtà”, dando visibilità a crimini, come gli omicidi per esempio, che, secondo le statistiche Istat, sono in costante calo».

Un omicidio dai risvolti inquietanti (Yara, Sarah ecc) tiene banco per mesi, se non anni, nei Tg e nei talk show, una notizia positiva dura lo spazio di un istante.

Un poliziotto che riceve un ceffone da un immigrato diventa un caso nazionale. L’immigrato che mette a repentaglio la sua vita per salvare un italiano dall’annegamento fa notizia per un giorno.

La cattiva notizia tiene incollati, quella buona annoia.

Come annoiano i dati. Nessuno li legge. Peggio, nessuno (o assai pochi) ci crede. I dati vengono dalle odiate istituzioni, dall’establishment, non vengono dalla “pancia”, dal “popolo”, non tengono conto del fastidio che dà il nero davanti al supermercato (e se poi lo incontri di notte, in una strada poco frequentata, quel brivido che sale lungo la schiena…); lo srilankese che ti offre fiori mezzi appassiti con insistenza; l’arabo che, chissà mai, magari è un terrorista…

La paura fa novanta, si dice. La paura è inconscia, se ne frega dei dati. Ed è su questa paura inconscia che giocano i populisti alla Salvini. I movimenti populisti tendono a inseguire un rapporto diretto tra politica e consenso, che implica l’assecondare istinti e paure senza considerare i rischi di questo cedimento. La politica e le istituzioni dovrebbero mediare le pulsioni di una società che è naturalmente emotiva, ma ai populisti quest’opera di mediazione interessa zero. A loro interessa capitalizzare la paura. L’Italia non è un paese insicuro, anzi, non è mai stato così sicuro. E affermare il contrario, come fa la Lega, vuol dire diffondere una gigantesca fake news.

Ma è una fake news che fa molto comodo. In un paese dove cresce l’insoddisfazione e la rabbia perché c’è poco lavoro, gli stipendi scendono invece di salire, gli effetti della ripresina ancora non si vedono e il nostro benessere è inferiore a quello che avevamo dieci anni fa, alimentare il mito dell’insicurezza, trovare un “nemico” contro cui sfogarsi (i migranti, gli stranieri), e proporre soluzioni semplici per problemi complessi (dai porti chiusi al porto d’armi per tutti, alla legittima difesa garantita, per poter sparare a chiunque entri nella “nostra proprietà”) è un gioco molto redditizio, in termini di consenso.

Ma molto, molto pericoloso per la nostra democrazia.

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La plastica è buona! (A patto di farne un uso intelligente)

Gio, 06/28/2018 - 02:19

Innanzitutto non ci sarebbe la tastiera su cui stiamo scrivendo e il monitor su cui (speriamo) state leggendo questo articolo.

E così via: non si potrebbero isolare i cavi elettrici, non ci sarebbe la fibra… per non parlare della scomparsa dello scolapasta. Dal più piccolo elettrodomestico, allo strumento più tecnologicamente avanzato, in tutto o quasi c’è la plastica. Vivere senza mantenendo l’attuale livello di sviluppo sarebbe veramente difficile.

Quindi? Il problema sta nello smaltimento e nel sovrautilizzo. La plastica costa poco e per questo viene utilizzata per qualsiasi cosa e soprattutto viene buttata nella spazzatura con facilità. E il danno energetico e ambientale è troppo grande per essere sopportato ancora a lungo dal nostro pianeta.

Come dichiara Daniele Ferrari, presidente di PlasticsEurope e vicepresidente di Federchimica: “La plastica è una risorsa troppo preziosa per diventare un rifiuto e i nostri mari sono un valore da proteggere”.

La soluzione migliore è non usarla. Evitare in tutti i modi di avere a che fare con la plastica non indispensabile, come per esempio le stoviglie monouso. Alle isole Tremiti è lo stesso Comune ad averle abolite già dal primo maggio di quest’anno: vietato in tutto il territorio l’uso di piatti, posate e bicchieri di plastica (che non sono neanche riciclabili, oltretutto).

Altra calamità per i mari sono le cannucce (ne abbiamo parlato anche su People For Planet) e i cotton fioc: anche questi non riciclabili perché di dimensioni troppo ridotte.

In una petizione on line Greenpeace afferma che dal 1950 solo il 9% della plastica prodotta è stata poi correttamente riciclata. E la produzione continua ad aumentare: nella sua petizione Greenpeace chiede alle grandi aziende come Coca-Cola, Nestlè e Unilever – solo per citarne alcune – di interrompere la produzione di plastica usa e getta, rinunciando agli imballaggi inutili che poi vanno a finire nel mare. (E già che parliamo di petizioni non dimentichiamo quella lanciata da People For Planet per contribuire a risolvere il problema delle microplastiche in mare!)

Si diceva che la plastica è un materiale importantissimo e però, appunto, decisamente invadente: per questo andrebbe utilizzata solo quando è veramente necessaria. E in questo senso si muovono da tempo i principali attori della catena distributiva. E’ notizia di poche settimane fa – per citare la più recente – che la catena di supermercati Iceland in Inghilterra ha dichiarato di voler eliminare dai propri negozi tutti gli imballaggi di plastica entro il 2023. Altre buone pratiche in questo senso già si trovano in molti grandi magazzini anche in Italia dove la Coop, per esempio, ha istituito da anni i distributori di detersivi alla spina.

A questo si aggiunge anche l’iniziativa di molti Comuni che hanno istallato distributori di acqua minerale, sempre alla spina. Ci si porta le bottiglie – di vetro! – da casa e si riempiono con pochi centesimi.

Continuare a gettare la plastica negli appositi contenitori per la raccolta differenzia è buona cosa, meglio ancora è cercare di utilizzarla e soprattutto gettarla il meno possibile.  E privilegiare le aziende che per i loro prodotti preferiscono imballaggi di cartone premiandole con i nostri acquisti.

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