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Storie di rivoluzione: i vincitori del World Press Photo 2020

Ven, 04/17/2020 - 11:25

Con i tempi che corrono, riusciamo a osservare il mondo solo attraverso gli scorci delle nostre case, dai vetri delle finestre o attraverso la lente virtuale, che ci permette di navigare ed esplorare nuovi lidi in maniera astratta. Ci manca il sapore della normalità, con tutte le sue sfumature, in bilico tra il dolce e l’amaro, ma il contatto con la materia pulsante appare, da un paio di mesi, un retaggio del passato.

Le immagini che invadono i nostri schermi sono ambientate maggiormente in città deserte o in luoghi di passaggio molto neutri, come gli ospedali, in cui a dominare sono colori tenui. Corpi a distanza e volti velati, coperti da mascherine che lasciano spazio soltanto agli occhi.

Ma è con gli occhi che riusciamo ad andare oltre e a cogliere la bellezza insita in questo universo. Il mondo là fuori brulica di narrazioni, corpi che s’intrecciano, sguardi che s’incrociano, mani che pregano, bombe che uccidono, penne che scrivono, gesti che generano rivoluzioni, parole che lasciano cicatrici. Ogni scatto racchiude una storia di resistenza, resilienza, speranza, drammi, disperazione, terrore, amore. E sono proprio coloro che riescono a immortalare simili momenti a rendere questi eventi eterni, perché l’arte non tramonta mai, è eterna fonte di bellezza.

Queste narrazioni immortalate in un flash sono le protagoniste del World Press Photo, il più prestigioso concorso di fotogiornalismo al mondo, fondato nel 1955 dall’omonima fondazione olandese, che ogni anno premia le foto più belle e significative.

I vincitori dei due principali premi della 63esima edizione del premio, selezionati tra i 4.282 fotografi partecipanti, autori di 73.996 immagini, sono Yasuyoshi Chiba e Romain Laurendeau.

In entrambi i casi, le narrazioni immortalate riguardano scene di giovani in rivolta, la rivoluzione che parte dal basso e smuove le coscienze con parole e gesti.

La rivoluzione delle parole

Yasuyoshi Chiba, Giappone, Agence France-Presse World Press Photo

Il fotografo giapponese Yasuyoshi Chiba è il vincitore del World Press Photo of the Year con Straight Voice; lo scatto ritrae un giovane, illuminato dalla luce dei cellulari di suoi coetanei, che trasuda passione dalla pelle e dagli occhi, mentre recita una poesia di protesta contro un governo assente e indifferente, nel mezzo di un blackout avvenuto durante una manifestazione a Khartum, in Sudan, il 19 giugno 2019.

Il presidente della giuria del concorso Lekgetho Makola, ha dichiarato: “Chi si aspetterebbe oggi una insurrezione contro un dittatore dove nessuno imbracci un’arma. Soprattutto nel periodo in cui viviamo, pieno di violenza e conflitti, è importante avere un’immagine che sia d’ispirazione per le persone. Vediamo questo giovane, che non sta sparando, che non sta lanciando un sasso, ma che recita una poesia.”

Le parole, a volte, possono diventare lame e incendiare gli animi di una rivoluzione.

Corpi in rivolta

Romain Laurendeau, Francia World Press Photo

Il premio per World Press Photo Story of the Year, ossia la storia dell’anno, va al fotografo francese Romain Laurendeau, con il suo reportage Kho, the Genesis of a Revolt.

Kho, che nell’arabo colloquiale parlato in Nord Africa significa “fratello”, racconta della genesi di una rivolta. È la storia del profondo disagio della gioventù algerina che, osando, sfida le autorità, ispirando il resto della popolazione a unirsi alla lotta e dando vita al più grande movimento di protesta dell’Algeria degli ultimi decenni”.

I giovani sono coloro che soffrono di più la mancanza di lavoro in Algeria e costituiscono più della metà della popolazione. Secondo un rapporto Unesco, infatti, il 72 per cento delle persone con meno di 30 anni in Algeria è disoccupato.

Era impossibile per una parte di me non riconoscermi in questi giovani – ha dichiarato Laurendeau -. Sono giovani, ma sono stanchi di questa situazione e vogliono solo vivere come tutti gli altri”.

Quest’anno, a causa dell’emergenza coronavirus, la cerimonia di premiazione è stata annullata e la mostra itinerante, che prevedeva l’esposizione delle foto in musei di tutto il mondo, è stata rimandata a data da destinarsi.

Tuttavia, sul sito del World Press Photo, sono visibili tutte le immagini vincitrici delle varie categorie.

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Costruire un mobile di cartone, è facilissimo!

Ven, 04/17/2020 - 10:00

Non siamo ingeneri, non siamo architetti, ma siamo persone ricche di creatività, buona volontà e ingegno!

Iniziamo, senza paura!

Pubblicato da Eleonora Albanese su Martedì 10 marzo 2020 Eleonora Albanese

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Il Cile senza acqua in mezzo alla pandemia Covid-19. La peggiore siccità degli ultimi 60 anni

Ven, 04/17/2020 - 08:00

Oggi il Cile, oltre a fare i conti con la pandemia in corso del Coronavirus, sta fronteggiando anche un’altra emergenza di pari urgenza: la mancanza d’acqua.

Una crisi dentro una crisi dove cambiamenti climatici, mal gestione delle risorse idriche e sfruttamento intensivo delle terre con monoculture scelte, sono tutti elementi che contribuiscono alla tragica situazione attuale. Il 60% delle carenze idriche in Cile è infatti causato dalla cattiva gestione delle risorse, dall’aumento della domanda e dall’eccessiva concessione di diritti, il tutto accompagnato da una legislazione lassista che ha compromesso i flussi dei bacini nel centro del paese, fino a prosciugarne la stragrande maggioranza.

Anche se, secondo la legislazione cilena corrente, l’acqua è un bene pubblico, nella pratica i diritti sono in mano a manager e società private, di fatto quindi l’accesso all’acqua è stato privatizzato, con il risultato che nel Cile el agua se compra, se vende o se arrienda”.

Siamo di fronte a una situazione gravissima perché, con una crisi sanitaria come quella del Covid-19, gli abitanti più poveri sono i primi ad essere a rischio. Nonostante il Cile sia uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, è anche uno di quelli più diseguali. Ci spieghiamo quindi i dati allarmanti di oggi: “ci sono più di 400 mila famiglie, circa 1,5 milioni di persone (ndr. sparse su 147 comuni) la cui fornitura di 50 litri di acqua al giorno dipende dai camion cisterna”, ha dichiarato Rodrigo Mundaca, portavoce del Modatima – Movimento di difesa per l’accesso all’acqua, alla terra e protezione dell’ambiente .

I camion cisterna percorrono quotidianamente lunghi tragitti su strade complesse per fornire acqua a molte case,che, una volta giunta a destinazione, viene immagazzinata alla meglio. Qualcosa che “in una situazione di pandemia come oggi, dimostra ancora una volta che, laddove esiste un modello di appropriazione privata dell’acqua (…), non si garantisce il diritto umano all’acqua delle persone e andando ad indebolire ulteriormente le comunità “, continua Mundaca in un’intervista all’Excelsior, parole

La parte del Paese più colpita è quella centrale. Si stima che nella zone di Santiago e di Valparaíso le precipitazioni accumulate nel 2019 abbiano rappresentato l’80% in meno rispetto alla media. A Coquimbo le cifre sono persino peggiori, arrivando al 90%. La carenza idrica non è una novità per il Cile. Il paese accumula già gli ultimi dieci anni come i più secchi in tutta la sua storia, da quando sono iniziate le registrazioni delle precipitazioni nel 1915.

A queste condizione le comunità diventano più vulnerabili alla pandemia, inevitabilmente vengono a meno le consuete norme igieniche consigliate per evitare contagi e le popolazioni, con meno acqua a disposizione per sé, per le coltivazioni e per gli animali, godono di una salute più cagionevole.

“Da quando la vendita di acqua potabile è diventata un’attività redditizia, come nel caso della provincia di Petorca o nella provincia di San Felipe, nella regione di Valparaíso, chi supervisiona questa attività? Chi garantisce che l’acqua fornita alle comunità colpite dall’espropriazione sia conforme alle norme igieniche e di sicurezza? È possibile che i serbatoi (camion) si trasformino in vettori con ruote? ” Denuncia Rodrigo Mundaca di Modatima.

Sotto accusa le monocolture di avocado

Tra le cause della siccità dell’aera troviamo anche la produzione intensiva di avocado. La provincia di Petorca è conosciuta per essere principale area di produzione dell’avocado della varietà hass del paese. Per soddisfare la domanda mondiale, la monocoltura di avocato ha visto il suo espandersi negli anni, annoverando il Cile tra i maggiori produttori ed esportatori del frutto.

Ogni singolo albero, ha bisogno di 66 litri d’acqua al giorno, 16 litri in più rispetto a quelli conteggiato per i cittadini. Per produrre un solo chilo di avocado servono circa duemila litri d’acqua. Quattro volte in più rispetto alla quantità necessaria per un chilo di arance, secondo il Water Footprint Network; e addirittura dieci volte in più rispetto a quella che serve per un chilo di pomodori.

Le compagnie agricole per alimentare questo business hanno costruito pozzi e drenaggi illegali, fino a prosciugare i fiumi e le falde acquifere, annoverando tra le accuse quella di aver deviato l’acqua dai fiumi di Petorca, causando la siccità nella regione e lasciando intere comunità senz’acqua.

Il tema dell’acqua è stato tra i centrali alle manifestazioni antigovernative dell’anno passato, durante le quali i cileni hanno attaccato la dittatura del settore privato in diversi settori, tra cui la gestione delle acque. Se alla carenza delle piogge si aggiungono gli anni di sfruttamento delle risorse, di una produzione che non sostenibile e la mancanza di legislazione, il risultato è, al solito, impari, tra chi ci guadagna e chi ci perde.

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I grandi classici del giallo (Infografica)

Ven, 04/17/2020 - 08:00

Da Edgar Allan Poe a George Simenon, passando, ovviamente, per Agatha Christie. Chi sono i più grandi autori che hanno fatto la storia di questo genere letterario?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Svezia: “Non capiti da voi italiani” |USA: 22 milioni di disoccupati |Italia: con il lock-down 400 morti in meno per incidenti stradali

Ven, 04/17/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La rabbia degli svedesi e la linea “soft” contro il virus «Non capiti da voi italiani»;

Il Giornale: Il caso Belgio, primo al mondo in rapporto tra morti e contagi;

Il Sole 24 Ore: Usa, 22 milioni di disoccupati in un mese per la pandemia;

Tgcom24: CORONAVIRUS, PARIGI E LONDRA: “IN CINA SUCCESSE COSE CHE NON SAPPIAMO”;

Il Mattino: Coronavirus, lo psicologo: «Adolescenti chiusi in casa,rischio sindrome Hikikomori»;

La Repubblica: Trasporti e ripartenza, la bicicletta vuole giocare un ruolo chiave nella mobilità;

Il Fatto Quotidiano: Macron: “Senza un fondo Ue i populisti vinceranno oggi e sempre. In Italia come in Spagna e in Francia”. Von der Leyen: “L’Europa deve a Roma delle scuse”;

Il Manifesto: Bufera Covid nelle Rsa, le direttive Fontana nel mirino della Gdf;

Il Messaggero: Con il lock-down gli incidenti stradali giù del 60%. In due mesi circa 400 morti e migliaia di feriti in meno;

Leggo: Chi mangia con i buoni pasto? La Raggi affida il servizio a una ditta francese, indaga la Corte dei Conti: «Persi 500mila euro di ticket per i poveri».

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USA: Trump tenta un minigolpe?

Gio, 04/16/2020 - 20:30
Trump vuole nominare i giudici senza bisogno di ratifica del Senato

Come racconta il Courrier International il presidente americano ha suscitato stupore il 15 aprile minacciando in conferenza stampa di usare poteri costituzionali mai usati da nessun predecessore prima di lui per forzare la conferma dei giudici costituzionali a lui graditi e altre nomine senza passare per la ratifica del Senato. Una decisione che, se attuata, metterebbe in discussione l’equilibrio di potere negli Stati Uniti, scrive la stampa americana.

“Vuole poteri esecutivi eccezionali”

“È la seconda volta questa settimana che Donald Trump ha rivendicato poteri esecutivi eccezionali durante la pandemia di Covid-19” osserva il Washington Post. Dopo aver affermato il 13 aprile che solo lui aveva l’autorità di riaprire o chiudere il paese e non i governatori dei vari stati, il presidente americano ha minacciato mercoledì di sospendere il Congresso per poter imporre una serie di appuntamenti, oggi bloccati, secondo lui, dalla crisi di Covid-19.

Camera e Senato hanno ridotto l’attività causa coronavirus

La Camera ha sospeso le sue sessioni plenarie fino al 4 maggio.
Il Senato, che ha il potere di confermare o rifiutare le nomine del presidente in posizioni strategiche, continua a riunirsi ogni tre giorni in brevi sessioni proforma a cui partecipano solo pochi senatori. In teoria, le nomine proposte dal presidente possono essere approvate all’unanimità durante queste sessioni. Ma le profonde divisioni politiche tra democratici e repubblicani complicano questa prospettiva. Donald Trump è convinto che la ridotta attività parlamentare gli dia la possibilità di accrescere il proprio potere, anche se gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una pandemia, sottolinea Fox News.

“Crisi nell’equilibrio dei poteri”

Durante la conferenza stampa quotidiana sulla crisi del coronavirus, il presidente americano ha esortato per la prima volta il leader del Senato repubblicano, Mitch McConnell, a sospendere tutte le sedute del Senato in modo che Trump possa utilizzare una disposizione della Costituzione che secondo lui gli darebbe la possibilità di far nominare i candidati a lui graditi senza bisogno di ratifica da parte dell’organo parlamentare. Se la Camera dei rappresentanti a maggioranza democratica “non è d’accordo con questa sospensione, eserciterò il mio diritto costituzionale di sospendere le due camere del Congresso”, ha minacciato. Questo potere esecutivo, tuttavia, non è mai stato usato da un presidente americano nella storia, osserva la CNN.

Nel cercare di sospendere il Congresso, Donald Trump provocherebbe “sicuramente una crisi nell’equilibrio costituzionale tra potere legislativo ed esecutivo” osserva il Daily Beast.

Il New York Times è scettico sulle possibilità di Donald Trump di chiudere il Congresso. L’inquilino della Casa Bianca “sembra riferirsi all’articolo II della Costituzione, che conferisce al Presidente il potere di aggiornare le sessioni del Congresso fino a una data a sua scelta se la Camera dei Rappresentanti e il Senato non riescono a concordare una data “, spiega il quotidiano. “Ma al momento non c’è disaccordo tra le due camere” su questo tema.

“Trump è sempre più criticato per la gestione della pandemia”

“Non è chiaro cosa abbia spinto Trump ad attaccare il Congresso”, osserva The Hill. Ma questo attacco dimostra ancora una volta che utilizza sempre più spesso “le sue conferenze stampa dedicate al coronavirus per lanciare battaglie politiche, proprio nel momento in cui la Casa Bianca viene criticata per la sua gestione della pandemia”.

Nuovo record di morti negli USA

Il 15 aprile gli Stati Uniti hanno registrato un nuovo triste record con quasi 2.600 morti in più a causa del Covid-19 in ventiquattro ore, il bilancio giornaliero più pesante registrato da un paese, secondo il conteggio della Johns Hopkins University. Ciò porta il bilancio delle vittime americano a oltre 28.300 morti in totale. Ma, secondo il sito Pro Publica, questa cifra potrebbe essere molto più elevata, poiché molte persone morte in casa per il covid-19 o in case di riposo non sono state contate. Proprio come avviene in Italia.

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Foto di Charles Deluvio

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Covid-19, ipotesi origine in laboratorio: “Aperta indagine”

Gio, 04/16/2020 - 18:30

Gli scienziati lo escludono da tempo, il Washington Post però rilancia l’ipotesi e gli Usa aprono un’indagine: il coronavirus ha avuto origine in laboratorio?

La stampa americana

L’ipotesi è che covid-19 – ad oggi causa di oltre 137.000 morti nel mondo secondo la Johns Hopkins University – sia stato progettato in un laboratorio di Wuhan, non in un mercato, e che si sia poi diffuso per un incidente. Due giorni fa il Washington Post scriveva di cablogrammi diplomatici che nel 2018 avevano già evidenziato i timori per le misure di sicurezza e la gestione dell’Istituto di virologia di Wuhan.

Lo riporta oggi anche la Cnn, che cita varie fonti che pure invitano a mantenere la massima cautela. Quel che si sospetta ad oggi non è comunque, in nessun modo, che il virus sia associato a ricerche su armi biologiche.

Si ipotizza invece che ci possa essere un’origine artificiale del virus, e l’intelligence americana starebbe cercando di capire se qualcuno sia stato infettato in laboratorio a causa di un incidente o di una banale negligenza. E da lì, la pandemia.

Probabilmente non lo sapremo mai

La vera origine del nuovo coronavirus, hanno specificato alcuni funzionari Usa, potrebbe non essere mai accertata, ma ieri Donald Trump ha confermato che è in corso un “esame molto approfondito di questa orribile situazione”. Sull’altro piatto della bilancia, si teme che instillare dubbi sull’opinione pubblica con una teoria di questo tipo potrebbe fare gioco all’amministrazione americana nei confronti del suo rivale. Trump – lo ricordiamo – è riuscito addirittura a scaricare le responsabilità dei morti sull’Oms, alla quale ha appena sottratto i suoi finanziamenti.

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Covid-19: calano le vaccinazioni anti-morbillo, sale la paura di nuovi focolai

Gio, 04/16/2020 - 17:00

Rischio sviluppo di focolai di morbillo a causa del nuovo coronavirus. Lo stato emergenziale in cui quasi tutto il mondo versa a causa del virus SARS-CoV-2 che provoca la malattia ormai nota con il nome Covid-19 potrebbe trasformarsi in un’emergenza nell’emergenza. Sono diversi infatti i Paesi che hanno deciso di rimandare i programmi di vaccinazione per il morbillo in attesa che il dilagare della pandemia rallenti. A parlare della problematica è l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, secondo cui sarebbero 117 milioni i bambini di 37 Paesi che potrebbero non essere immunizzati in tempo, dando vita a potenziali focolai di infezione.

Campagne di immunizzazione interrotte

L’indicazione che i Paesi senza focolaio attivo di morbillo possono sospendere temporaneamente le loro campagne di immunizzazione, se lo ritengono necessario, in attesa che la diffusione del nuovo coronavirus rallenti, arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, si legge su Bbc.com: il problema è che tra i 24 Paesi che hanno deciso di rimandare le vaccinazioni contro il morbillo – Bangladesh, Brasile, Bolivia, Cambogia, Ciad, Cile, Colombia, Gibuti, Repubblica Dominicana, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Honduras, Kazakistan, Kirghizistan, Libano, Maldive, Messico, Nepal, Nigeria, Paraguay, Somalia, Sudan del Sud, Ucraina, Uzbekistan – alcuni erano già affetti da gravi epidemie dovute proprio a questa malattia a causa delle scarse vaccinazioni e del mancato raggiungimento della soglia di copertura vaccinale del 95% della popolazione (come ad esempio la Repubblica Democratica del Congo, che nel 2018 ha fatto registrare una copertura vaccinale per il morbillo pari al 57%). E secondo l’Unicef la lista dei Paesi che potrebbe decidere di bloccare temporaneamente le vaccinazioni potrebbe allungarsi, peggiorando la già delicata situazione.

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Rintracciare i bambini da vaccinare

Secondo l’Unicef “le interruzioni dei servizi di vaccinazione di routine aumenteranno il rischio che i bambini contraggano malattie mortali, aggravino le attuali pressioni sui servizi sanitari nazionali e rischino una seconda pandemia di malattie infettive. Se la difficile scelta di mettere in pausa la vaccinazione viene fatta a causa della diffusione del nuovo coronavirus, esortiamo i leader dei diversi Paesi a intensificare gli sforzi per rintracciare i bambini non vaccinati in modo che alle popolazioni più vulnerabili possano essere forniti vaccini contro il morbillo non appena diventa possibile farlo”.

Il rischio di veder sviluppare focolai della malattia è elevato, spiegano gli esperti, poiché il morbillo è altamente contagioso e dunque anche un piccolo calo nella somministrazione del vaccino può provocare conseguenze.

Malattia altamente contagiosa

Il morbillo causa tosse, eruzioni cutanee e febbre solitamente alta, soprattutto nella prima fase della malattia. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche (otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti, ovvero infiammazioni del cervello) e sono relativamente rare, ma non va dimenticato che il morbillo è pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100 mila persone colpite. È una delle malattie più trasmissibili il cui contagio avviene tramite le secrezioni nasali e faringee, probabilmente per via aerea tramite le goccioline respiratorie che si diffondono nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce (dati Epicentro Iss).

Vaccino unica prevenzione

Per il morbillo non esiste una cura specifica: si possono trattare i sintomi (paracetamolo per abbassare la febbre, sciroppi per calmare la tosse, gocce per gli occhi), ma non la causa. L’unica arma di prevenzione è il vaccino, che in Italia viene somministrato ai bambini gratuitamente in due dosi.

“Il programma nazionale di vaccinazione – afferma Mary Ramsay, responsabile del settore Immunizzazione del Public Health England, agenzia del Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale nel Regno Unito – ha molto successo nel prevenire malattie gravi e talvolta pericolose per la vita come polmonite, meningite, pertosse, difterite e morbillo. In particolare durante questo periodo è importante mantenere la migliore assunzione di vaccino possibile per prevenire la ricomparsa di queste infezioni”.

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Oggi non si può viaggiare? Lonely Planet insegna a farlo restando a casa: con la fantasia

Gio, 04/16/2020 - 17:00

Non torneremo a viaggiare prestissimo, nonostante la speranza di farlo ci porti costantemente a immaginare il prossimo tour e a costruire il prossimo itinerario. Il Covid-19 ci ha costretti a osservare il mondo a distanza, ci ha portato a conoscere posti nuovi attraverso documentari, film, immagini, tour virtuali. Musei, città, videomaker e fotografi ci hanno aiutato a viaggiare con la fantasia… ma l’altro lato della medaglia è il tracollo di buona parte del comparto turistico-alberghiero di tutto il mondo, non possiamo ignorarlo.
In un’atmosfera di speranza generale in cui i viaggiatori non vedono l’ora di fare le valigie e le aziende di rialzarsi, qualcuno mostra esempi di resilienza da manuale. Anzi, da guida turistica.
Chi non ha mai acquistato una Lonely Planet o non ne ha mai sentito parlare alzi la mano!
Ma come si fa a vendere guide turistiche in questo periodo? Non si cambia pelle, ma soprattutto si lavora ad una strategia di comunicazione che vada oltre le foto di panorami e monumenti. Che vada oltre il concetto di viaggiare così come lo abbiamo concepito finora.

Viaggiare con la mente non basta più

Appena scattato il lockdown, uno dei fil rouge più gettonati dagli storytellers aziendali è stato quello del “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa” (prendete nota e ricordatevelo tra qualche minuto). Interessante, ma alla lunga può generare malinconia e frustrazione in chi prova una costante smania di fare la valigia e partire alla scoperta di nuovi posti. Le aziende del comparto si sono ritrovate a dover parlare dell’argomento viaggio senza poter offrire la certezza di una “riapertura del mondo”. E poi, una volta riaperto il mondo, quante persone si sentiranno sicure da subito nel prendere un treno, un aereo, o nel riversarsi in massa nelle spiagge o nei punti d’interesse più acclamati? La comunicazione ha dovuto cambiare registro per non risultare monotona e identica a quella dei competitor. Ha dovuto parlare di viaggio senza parlare di viaggio.

Lonely Planet: resilienza è avere il prodotto vincente nel cassetto

Un’impresa ardua, continuare a mostrare luoghi da sogno che chissà quando rivedremo. Arduo anche vendere prodotti legati al viaggiare in tempi in cui non si vendono più da sé. Arduo (e fuori luogo) continuare imperterriti a seguire la narrazione tradizionale imperniata sulle immagini di mete da sogno che oggi, domani e magari anche tra un anno saranno ancora inaccessibili.
Siamo franchi: perché dovremmo comprare una guida turistica se non abbiamo alcuna garanzia di partire a breve? Una guida è un faro che serve a farci orientare, ha un’utilità pratica. Può aiutarci a fantasticare, ma non è un romanzo né un documentario, né una stampa da appendere alla parete.
Ad un certo punto, sul profilo Instagram di Lonely Planet compare un invito: “È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa”.

Visualizza questo post su Instagram

Arrampicatevi sulle Divano Mountains, tuffatevi nell’impetuosa Doccia Gelata e provate lo street food di Quelcherestainfrigo. È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa. #iorestoacasa

Un post condiviso da Lonely Planet Italia (@lonelyplanet_it) in data: 11 Mar 2020 alle ore 9:35 PDT

La stanza utilizzata nell’immagine è minimal e vagamente retrò: una candela, una pagnotta a fette che sembra affettata da poco. È il focolare, sono le mura domestiche, calde e rassicuranti. Sul tavolo, una guida, “Casa”, la cui cover riprende proprio la stessa stanza. È tempo di riscoprire casa nostra, l’avevamo capito, dopo tutto, ma fa riflettere.
Fin qui tutto abbastanza regolare. Un messaggio interessante, empatico, ma nessun picco di creatività memorabile.
È il post successivo a rendere la comunicazione di Lonely Planet qualcosa di resiliente in maniera diversa rispetto a quella di molti altri competitor: “Vola a Parigi ascoltando Jacques Brel o in Islanda con Björk mentre fissi il soffitto di casa; avventurati (in pantofole) nella giungla amazzonica riguardando Fitzcarraldo. ‘Viaggiare in poltrona’ ti stuzzicherà la fantasia con 500 film, libri e musiche per fare il giro del mondo seduto in poltrona”.

La guida in pdf è scaricabile online (questo è il link) e, di fatto, è una vera e propria guida turistica, ma che porta a spasso per il mondo attraverso itinerari tematici e svela informazioni sui luoghi set di grandi classici del cinema, o di film meno acclamati ma da rivedere con uno sguardo diverso. Si procede sia per tema – ad esempio, “I castelli nel cinema” – con capitoli che non includono luoghi tra loro vicini, che per località – ad esempio “New York a caratteri cubitali” – con capitoli che portano alla scoperta di un luogo attraverso i riferimenti contenuti in film, dischi e libri.

Perché ci piace “Viaggiare in poltrona”

Ci piace perché è un volume assolutamente godibile, una guida che fa venire voglia di avere tra le mani la versione cartacea da tenere a portata di mano ogni volta che siamo a caccia di spunti per progettare il prossimo viaggio. L’intento è proprio questo, scritto nell’ultima pagina: “Per sognare ad occhi aperti e poi, magari, partire davvero”.
Ci piace perché, in un certo senso, più che una guida ci ricorda quando da bambini sfogliavamo l’atlante: non con l’intento di fissare la meta di un viaggio, ma con l’intento di scoprire il mondo per il puro piacere di scoprirlo.

Forse vi chiederete come si fa, in pochi giorni, a confezionare una guida così evergreen e così interessante per questo periodo di transizione. Semplice, non è stata affatto realizzata adesso. Ma parlare di viaggi, d’altra parte, significa anche parlare di “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa”… Chi l’ha capito da tempo, adesso sa meglio come farlo senza scadere nella noia.

(La versione cartacea della guida, naturalmente, esisteva già e nemmeno adesso è gratuita. Lonely Planet vi vende un prodotto anche adesso che non potete viaggiare, ma il prodotto giusto.
Lo trovate qui.

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Il distanziamento sociale funziona: l’Ohio lo spiega con palline da ping pong

Gio, 04/16/2020 - 14:00

Flatten The Curve: breve, intenso e decisamente significativo è lo spot diffuso dal Department of Health dello stato dell’Ohio (America). In pochi secondi capace di spiegare in maniera creativa ed efficace l’importanza del distanziamento sociale nella lotta al coronavirus.

Ohio Department of Health

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Libertà per Patrick Zaki

Gio, 04/16/2020 - 13:31

Patrick George Zaki, 27 anni, attivista e ricercatore dell’Università di Bologna, arrestato all’aeroporto del Cairo in data 7 febbraio 2020, rimarrà in detenzione preventiva fino a data da destinarsi, a causa della diffusione del coronavirus.

Lo studente è stato incarcerato con l’accusa di propaganda sovversiva, “diffusione di notize false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. La motivazione? La sua posizione in materia di difesa di diritti umani espressa sui social media.

L’udienza che avrebbe dovuto interrompere o estendere la carcerazione preventiva è stata rimandata, per la quinta volta consecutiva, a data da destinarsi. Ma il nostro interesse per questo prigioniero politico non deve essere accantonato a causa dell’emergenza sanitaria, poiché, come ha dichiarato in una nota ufficiale Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, “L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista delle udienze che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte”.

Patrick George Zaki resterà, quindi, nel carcere di Tora al Cairo, senza possibilità di ricevere visite esterne.

La diffusione del coronavirus nelle prigioni egiziane, luoghi sovraffollati e privi di norme igieniche, in cui è impossibile rispettare la distanza di sicurezza, rappresenterebbe una tragedia, soprattutto per soggetti deboli come Patrick, malato d’asma.

La preoccupazione cresce: il rischio di contagio nelle carceri egiziane, che ospitano più di 60mila prigionieri politici, è molto elevato e nell’eventualità che il virus penetrasse quelle mura, si diffonderebbe velocemente, con risvolti sicuramente drammatici.

L’Egitto è fermo: è stato imposto il corpifuoco dalle sette di sera alle sei del mattino, tutte le attività sono chiuse e i tribunali non riapriranno prima del 23 aprile.

Questi continui rinvii sanno di accanimento, ha dichiarato Riccardo Noury. Se le udienze al Cairo non si svolgono per paura del contagio da Covid-19, allora Patrick George Zaki, che oltre a essere innocente è anche persona a rischio di contagio, sia rilasciato immediatamente. Purtroppo Patrick è ostaggio di questa situazione”.

Proprio per questo motivo, in un momento così complicato e incerto, l’attenzione nei confronti di Patrick deve rimanere alta.

Firma anche tu la petizione di Amnesty International per richiedere la scarcerazione immediata del giovane attivista.

[Fonte immagine: Amnesty International Italia]

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Come arrivare a un vero relax restando in casa?

Gio, 04/16/2020 - 13:00

Le nostre abitudini, i tempi delle nostre giornate, le occupazioni, le relazioni sono state stravolte da questa pandemia. Improvvisamente ci siamo trovati in un mondo assurdo, inaspettato, spaventoso; viviamo una situazione che avevamo visto solo nei film catastrofici. Tutti per un attimo ci siamo chiesti: stanno per arrivare gli zombi?

Di fronte a un cambiamento improvviso nella nostra mente si attivano processi fisiologici primordiali: i nostri antenati si sentivano al sicuro quando riconoscevano tutto quel che li circondava e sapevano quindi che non c’erano belve nei paraggi. Quando qualche particolare del loro mondo cambiava scattavano le molecole prodotte dal cervello per rendere i sensi più vigili e i muscoli pronti all’azione. È naturale e importante che questo accada ma se questo stato di allarme si prolunga troppo nel tempo diventa sindrome da stress e non fa bene.

Possiamo però agire e crearci una nuova scansione del tempo in modo tale da ritrovare ogni giorno momenti conosciuti che ci tranquillizzino.

Questo video ti propone semplici consigli per rendere sopportabile il carcere domestico.

Pillole antistress ai tempi del coronavirus è una serie di 5 brevi video nei quali Jacopo Fo intervista Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta. L’impatto psicologico al Covid-19 di Ilaria Fontana

Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19. Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via.

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema. E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”. Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura. A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti. (Continua a leggere l’articolo)

I canali ufficiali della Dr.ssa Ilaria Fontana: sito web www.ilariafontana.com | e pagina Facebook Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli

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Lombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…

Gio, 04/16/2020 - 13:00
Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia

People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

Il 15 aprile è stato pubblicato Lanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Il 4 maggio

Nella tradizione napoletana il 4 maggio è una data sinonimo di “confusione”: era la data fissata per la scadenza dei contratti di locazione e di conseguenza di traslochi simultanei di tanti inquilini che lasciavano le case e di tanti che le occupavano al posto loro.

Il 4 maggio potrebbe passare alla storia anche di Milano e della Lombardia come data fatidica. Ieri la giunta della regione Lombardia ha proposto infatti di “riaprire” dal 4 maggio. Il presidente della regione Fontana ha detto: “Abbiamo lanciato la via lombarda per la libertà”

Le 4 D

La regione ha lanciato questa proposta puntando, dice, sulle 4 D:

– “Distanza: almeno un metro di sicurezza tra le persone”. C’è da supporre, quindi, che non si ripeteranno le scene di sovraffollamento dei mezzi pubblici a cui si è assistito per esempio sulla metro di Milano in pieno periodo di blocco e sarebbe interessante anche sapere come. E che la distanza venga assicurata anche sui luoghi di lavoro (dai ristoranti che inviano a domicilio il cibo fino alle fabbriche, tutti luoghi nei quali i controlli al momento sono pressoché nulli).

– “Dispositivi: obbligo per tutti di utilizzare le mascherine”. Quelle mascherine che finora, dopo essere state rese obbligatorie dalla regione, non sono state distribuite a sufficienza (la regione dichiara di aver distribuito 3,3 milioni di mascherine “monouso” in Lombardia e di avere in programma di distribuirne altre 3,6 milioni per una popolazione della Lombardia di circa 10 milioni: essendo “monouso” quante ne occorrerebbero a partire dal 4 maggio?)

– “Digitalizzazione: smart working obbligatorio per tutti coloro che possono”. Mancano indicazioni né su quanti, secondo le stime della regione, “possono” né su come saranno “obbligati”.

– “Diagnosi: test sierologici”. I tanto invocati da tempo dai medici test sierologici secondo la regione partiranno dal 21 aprile, 20.000 al giorno, “dagli operatori sanitari e dai cittadini che devono tornare al lavoro” dicono dalla regione, “nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi”. Quindi le altre province della Lombardia no? Milano no? E, stimando per difetto che la popolazione interessata possa essere 2 milioni, i test sierologici su tutti a 20.000 al giorno terminerebbero dopo 100 giorni, alla fine di luglio, un po’ dopo il 4 maggio…

Ma le cose vanno bene…

Al 15 aprile i morti “ufficiali” per coronavirus in Lombardia sono stati 11.377, nelle ultime 24 ore “solo” 235.

Numeri, al di là della loro tragica enormità, anche assolutamente sottostimati. Secondo i dati forniti dal comune di Milano nella sola città i morti (per qualsiasi causa) sono passati nella prima parte di aprile dai 352 del 2019 agli 825 del 2020! Quasi 500 morti in più da un anno all’altro in meno di 2 settimane nella sola Milano. Difficile dubitare che c’entri il coronavirus…

Ma le cose vanno bene, anzi meglio. Dal 14 aprile il comune di Milano ha riaperto i cantieri della metropolitana, e dalla stessa data i cantieri in città, come mostra la foto di copertina. Lavoratori che ogni giorno fanno la spola dall’hinterland e dalle altre province verso Milano e viceversa.

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Foto di Bruno Patierno

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Addio a Luis Sepulveda

Gio, 04/16/2020 - 11:28

Ricoverato a Oviedo (Spagna) da fine febbraio per aver contratto l’infezione da coronavirus, il 71enne scrittore cileno è morto stamattina.

Se ne va così non solo un grande autore di romanzi ma anche un grande simbolo del nostro tempo di impegno politico ed ecologico.

Grazie, Luis.

Immagine: Wikipedia

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Il MoMa di NY chiude il dipartimento educativo e licenzia centinaia di persone

Gio, 04/16/2020 - 10:56

C’è una forma di rassegnazione che ci prende davanti a queste notizie: allarghiamo le braccia come a dire che non c’è niente che si possa fare contro la pandemia che ha messo sul lastrico migliaia, se non milioni di persone.

Devono averlo pensato anche i signori che governano il MoMa, il più importante museo di arte contemporanea e il più ricco museo americano che ha chiuso da un giorno all’altro il dipartimento educativo mandando a casa centinaia di lavoratori senza alcun ammortizzatore sociale e senza la speranza che un giorno si possa riaprire.

Negli Stati Uniti funziona così: ti arriva una mail e hai finito di lavorare.

L’email del MoMA si conclude con una nota ancor più drammatica: anche quando il museo dovesse riaprire, «Ci vorranno mesi, se non anni, prima di un ritorno al budget e ai livelli operativi per poter garantire dei servizi educativi». E continua: «Con la chiusura a tempo indeterminato del Museo, abbiamo affrontato la dolorosa realtà che non ci saranno nuovi incarichi contrattuali da offrire a un gruppo di eccellenti educatori freelance che lavorano all’occorrenza nei musei di tutta la città, incluso il MoMA . Siamo profondamente grati per i loro precedenti contributi al Museo. Auguriamo a loro e ai loro cari sicurezza e salute in questo momento difficile».

La perdita giornaliera dei musei americani, generalmente istituzioni private rette da fondazioni sarebbe di 33 milioni di dollari al giorno. E questo ci farebbe pensare che ci dispiace ma purtroppo…
E invece non tutti i musei ragionano come il MoMa, il Withney Museum, per esempio ha lanciato un programma online: «Il programma servirà la nostra comunità durante la crisi COVID-19 e consentirà a te, il nostro team di liberi professionisti dedicato, di continuare a lavorare, anche se il museo è chiuso», hanno scritto in una mail i due capi dipartimento dell’istruzione, Heather Maxson e Dyeemah Simmons. Per esempio.

Possibile che il più ricco museo del mondo che nella precedente dichiarazione dei redditi ha dichiarato una dotazione di un miliardo di dollari e che ha inaugurato la nuova sede a ottobre scorso una nuova sede costata quasi mezzo miliardo di dollari non aveva alternative se non chiudere e licenziare i lavoratori?

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Fondi di caffè: 6 modi geniali per riutilizzarli in casa!

Gio, 04/16/2020 - 10:00

Dalla cucina, al benessere al giardinaggio… qualche trucchetto casalingo per riutilizzare gli scarti della caffettiera! Dal canale YouTube Ohga

Ohga

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Covid-19: incremento al minimo di nuovi casi. Al via procedura per test immunità

Gio, 04/16/2020 - 09:31

Per la prima volta da oltre un mese l’incremento del numero di nuovi casi di Covid-19 scende sotto la soglia delle mille unità: nelle ultime 24 ore sono stati solo 675 i tamponi positivi in tutta Italia, un dato che non si registrava dal 6 marzo. Continua la discesa dei ricoveri in terapia intensiva e torna a diminuire il numero dei pazienti negli altri reparti. I numeri, che arrivano dalla Protezione civile, confermano come il trend del contagio stia continuando la sua lenta discesa dal plateau raggiunto circa quindici giorni fa.

Al via procedura per individuare test immunità

Intanto, come riporta Ansa.it, è in procinto di partire la procedura per individuare il test sierologico che dovrebbe consentire di scovare i potenziali ‘immunizzati’ dal coronavirus. “Il commissario Domenico Arcuri – si legge su Ansa.it – ha avuto dal governo l’incarico di avviare la procedura pubblica per la ricerca e l’acquisto dei test, che dovranno rispondere a una serie di caratteristiche individuate dal ministero della Salute“. Il test dovrebbe venire somministrato in via sperimentale a un campione di 150 mila persone individuate su scala nazionale e suddivise per lavoro, genere e fasce di età.  

Standard minimi di qualità

L’obiettivo è individuare un unico test nazionale per evitare difficoltà di comparazione dei risultati, ha spiegato il vicedirettore dell’Organizzazione mondiale della sanità e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus Ranieri Guerra, che ha anche spiegato che il test selezionato dovrà garantire “standard minimi di qualità” tra cui avere un’attendibilità superiore al 95% e prevedere “prelievi da sangue venoso” perché “quelli da sangue periferico non sono accettabili”.

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Lombardia: dal 4 maggio le attività produttive | Come funzionerà per colf e badanti |Ai riders le mascherine ma non i diritti

Gio, 04/16/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Lombardia: dal 4 maggio le attività produttive. L’Oms: cautela. Salvini: bene riapertura intelligente;

La Repubblica: La protesta: “L’Italia non può ripartire senza le donne. Ora #datecivoce;

Il Giornale: Ursula ha un problema il suo “piano Marshall” ha i rubinetti già chiusi;

Il Fatto Quotidiano: L’altro virus – Di Matteo: “Così il dl Liquidità rischia di favorire le mafie. Non prevede l’esclusione dei condannati. Il Csm intervenga;

Il Messaggero: Si parte con i test di immunità a 150 mila italiani: a breve il bando per i kit;

Il Sole 24 Ore: Orari e indennizzo: come funzionerà la cassa in deroga per colf e badanti;

Leggo: Donna dichiarata morta dai medici si risveglia nel sacco di plastica delle onoranze funebri;

Tgcom24: Pistoia, i bambini della materna donano i tablet ai ricoverati per fare videochiamate ai parenti;

Il Mattino: Coranavirus, da Catania terapie intensive mobili:«Guariamo contagiati del nord»;

Il Manifesto: All’esercito dei rider arrivano le mascherine ma non i diritti.

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Episodi di razzismo ai tempi del coronavirus

Mer, 04/15/2020 - 19:04

Con la scusa del coronavirus e la paura della diffusione del contagio, in un McDonald di Guangzhou, città della Cina meridionale, è comparso l’indegno e vergognoso cartello che vieta l’ingresso alle persone di colore.

La notizia è stata diffusa grazie a un video pubblicato su Twitter in cui si vede chiaramente che, all’ingresso del fast food, è stato affisso un cartello esplicitamente discriminatorio, che intima le persone di colore a stare alla larga dal McDonald per motivi di salute pubblica.

Foto @BlackLivityCN

A Guangzhou vivono circa 13mila migranti africani e l’allarme è scattato quando è stata diffusa la notizia che 111 cittadini di colore, nei giorni precedenti, erano risultati positivi al Covid-19.

Come riporta la CNN, “la città di Guangzhou non è nuova a episodi di tensione razziale tra africani e gente del posto. Recenti avvertimenti da parte di funzionari cinesi sull’aumento del numero di casi di coronavirus importati hanno alimentato il sentimento di diffidenza nei confronti dello straniero. Gli africani nella città cinese meridionale sono stati sfrattati dalle loro case e allontanati dagli hotel, nonostante molti sostengano di non avere precedenti di viaggio o contatti noti con i pazienti Covid-19”.

Di fronte a questo accaduto, la catena di fast-food ha fatto immediatamente dietrofront, chiedendo scusa e chiudendo temporaneamente la filiale di Guangzhou. McDonald ha sottolineato che il contenuto del cartello discriminatorio non era “rappresentativo dei nostri valori di inclusività” e questo tempo di pausa verrà impiegato per condurre una formazione per “educare ulteriormente manager e dipendenti sui nostri valori, che includono il servizio a tutti i membri delle comunità in cui operiamo.”

La paura del contagio è una scusa?

La BBC riporta che la comunità africana a Guangzhou sta subendo atti discriminatori da più di una settimana.

Queste persone sono state controllate, messe in quarantena forzata, cacciate dalle loro case e costrette a dormire in strada, sotto i ponti o nei pressi delle stazioni di polizia.

La comunità africana a Guangzhou è diminuita negli ultimi anni; se inizialmente erano in molti a condurre affari in città, oggi, a causa delle restrizioni imposte sui visti, la percentuale è nettamente calata. Alcuni ritengono che il coronavirus sia stato utilizzato soltanto come scusa per sbarazzarsi definitivamente di questa minoranza.

Il mondo che verrà sarà davvero diverso?

Molti sostengono che il mondo che verrà sarà diverso e che egoismi e divari verranno accantonati per lasciare spazio alla cooperazione e alla solidarietà.

Siamo proprio sicuri che il cambiamento avverrà oppure torneremo a rinchiuderci nelle nostre torri d’avorio e a nutrirci del nostro individualismo sfrenato? Siamo davvero disposti ad accogliere realmente l’altro senza imporre alcuna condizione? Oppure l’astio nei confronti del diverso crescerà, insieme alla paura che l’altro si appropri del nostro spazio vitale?

Episodi del genere non lasciano certamente spazio all’immaginazione di un mondo nuovo.

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Non si fa abbastanza per le donne e i bambini vittime della violenza domestica

Mer, 04/15/2020 - 19:00

Di seguito il testo della lettera inviata oggi all’Ufficio di gabinetto della ministra degli interni Luciana Lamorgese.

* * *

In questa situazione straordinaria causata dal coronavirus sarebbero indispensabili misure altrettanto straordinarie per limitare quella che è una tragica emergenza.
Tutte le associazioni antiviolenza segnalano un aumento delle situazioni drammatiche, si parla genericamente finanche del raddoppio dei casi, ma una rilevazione fatta dai centri antiviolenza D.i.Re. mostra che in marzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le richieste di aiuto sono aumentate addirittura del 74,5 per cento.

Le donne chiuse in casa con uomini violenti e i bambini esposti alle violenze e agli abusi di adulti stanno vivendo un inferno di orrore che sta provocando una sofferenza che non si può neppure immaginare.
Questa è un’emergenza nell’emergenza per la quale non sono state prese misure abbastanza forti e efficaci. La circolare del ministero che garantisce ai centri antiviolenza di restare operativi è stata un’iniziativa ottima ma non ci sembra sufficiente.

Servono controlli diretti delle forze dell’ordine nelle abitazioni dove già ci sono stati episodi di violenza. I numeri di emergenza non bastano e gli assistenti sociali non hanno abbastanza potere di intervento e dissuasione. Le violenze creano situazioni psicologiche che a volte impediscono alle donne e ai bambini di reagire e chiedere aiuto. Solo se gli agenti si presentano per controllare lo stato di salute di donne e bambini attraverso un dialogo individuale e riservato, sarà possibile scoprire le violenze. E nel caso riscontrino situazioni pericolose devono poter prelevare immediatamente le vittime e portarle al sicuro.

Ovviamente sarebbe indispensabile approntare un numero straordinario di appartamenti per ospitare le donne e i bambini, assistenza per la loro protezione e un sussidio per garantire una sopravvivenza dignitosa. Misure di sostegno che devono essere immediate e operative, senza passaggi burocratici. Gli accertamenti verranno dopo. Intanto mettiamole in salvo. Solo se alle vittime si garantisce protezione vera e completa in modo tempestivo si potranno arginare le violenze.

Ci pare inoltre necessaria un’iniziativa diretta del Ministero che pubblicizzi con spot e inserzioni pubblicitarie gli strumenti a disposizione delle vittime. Questa campagna dovrebbe essere rivolta oltre che alle vittime ai vicini di casa, sensibilizzando gli italiani sulla necessità di diventare parte attiva nella difesa delle vittime: “Se senti una donna o un bambino piangere e urlare non restare indifferente!”

Inoltre il ministero potrebbe invitare i media a dedicare spazi informativi sugli strumenti a disposizione delle vittime. Oltre al numero telefonico 1522, operativo giorno e notte c’è la app YouPol della Polizia, che permette di geolocalizzare l’autore della telefonata nel momento stesso in cui chiama per chiedere aiuto. La app è utilizzabile anche da testimoni delle violenze che possono allegare al messaggio foto, audio e video. Ma quante donne e bambini sono al conoscenza di questi strumenti?
Una campagna di informazione è necessaria anche perché è un modo per far sapere ai violenti che la società non è indifferente e in questo momento particolare si sta dotando di strumenti appropriati. Una funzione di deterrente.

Andrebbero poi attivati sistemi di supporto sociale alle vittime. In alcuni stati sono state pubblicizzate parole d’ordine con le quali una persona può chiedere aiuto in qualunque farmacia. In Spagna se una donna dice «mascherina 19» il farmacista fa scattare immediatamente l’allarme allertando la polizia. Ma anche gli insegnanti potrebbero diventare “sensori di allarme” visto che quotidianamente entrano in contatto con gli alunni e quindi potrebbero raccogliere segnali di allarme tramite parole in codice oppure proponendo temi sulla vita domestica nella loro casa che permettano agli allievi di segnalare situazioni di violenza.
Da questo punto di vista sarebbe importante che il governo gestisse la distribuzione gratuita di tablet a tutti gli studenti. Essere connessi è una condizione che facilita la richiesta di aiuto.
E per inciso ci pare assurdo che tutti gli studenti che vivono in condizioni economiche disagiate e che quindi sono sprovvisti di strumenti di connessione siano oltretutto esclusi dalle lezioni a distanza.

In attesa di un Suo gentile riscontro La ringrazio per l’attenzione e invio distinti saluti

Jacopo Fo

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Foto di Nino Carè da Pixabay 

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