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I dati mondiali e l’anomalia della Lombardia: letalità al 19%!

Sab, 04/18/2020 - 19:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati, morti e ricoverati in tutti i paesi. Secondo i dati ad oggi, 18 aprile, sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia  è terza per numero di casi ufficiali e seconda per  numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 2.259.000 casi (546.000 in più rispetto a 7 giorni fa) e 155.000 morti (51.000 in più rispetto a 7 giorni fa)

In una settimana altri 202.000 nuovi casi negli Usa

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da  502.000  a 707.000.  Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 18.000 a 31.000.

New York City da sola conta ad oggi 13.000 morti e, assieme alla Lombardia, rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo.

Nonostante questi numeri impressionanti, Trump continua la sua polemica contro i governatori di vari stati Usa che hanno ordinato il blocco delle attività.

L’apparente anomalia dell’Italia

Anche dalle statistiche della Jhons Hopkins  si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore a qualsiasi altro paese. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese in Italia il tasso di letalità sarebbe del 13,4% contro una media mondiale di tutti gli altri paesi escluso l’Italia del 6,3%.

Gli strani numeri della Lombardia

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove con circa 64.000 casi confermati e circa 12.000 morti il tasso di letalità sfiora addirittura il 19%!  Al di fuori della Lombardia il tasso di letalità italiano è simile a quello di altri paesi dove il coronavirus è molto diffuso, come ad esempio la Spagna. È in Lombardia quindi che i conti non tornano. Se poi si ricorda che è ormai pacifico che nella regione i morti per Covid-19 sarebbero stati finora molti di più di quelli attribuiti al virus (vedi la strage nelle case di riposo, con tanti morti per “polmonite”), il pensare che i casi presenti nella regione siano molti di più di quelli ufficiali è più che un sospetto e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

E le proposte di riapertura delle attività al 4 maggio avanzate da alcune regioni tra cui la Lombardia sono oggi fonte di preoccupazione da parte di molti.

Le classifiche ufficiali

Di seguito le classifiche per i primi 10 paesi con i dati in migliaia in base alle statistiche ufficiali riferite a: casi confermati; morti

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nella posizione in classifica rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati
  • 707.000 Stati Uniti
  • 191.000 Spagna
  • 172.000 Italia
  • 149.000 Francia
  • 141.000 Germania
  • 110.000 Regno Unito (+)
  • 83.000 Cina (-)
  • 79.000 Iran
  • 79.000 Turchia
  • 37.000 Belgio
Morti
  • 31.000 Stati Uniti (+)
  • 23.000 Italia (-)
  • 20.000 Spagna
  • 19.000 Francia
  • 15.000 Regno Unito
  • 5.000 Belgio (+)
  • 5.000 Iran (-)
  • 5.000 Cina
  • 4.000 Germania
  • 3.000 Olanda

Foto di Erich Westendarp

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Coronabond bocciati dal Parlamento Europeo con il voto determinante di Lega e Forza Italia

Sab, 04/18/2020 - 16:17

Cosa sono i “Coronabond” (o Eurobond)

Ieri il Parlamento Europeo era chiamato a votare su quali strumenti finanziari prevedere per finanziare la crisi coronavirus che i paesi stanno affrontando. All’incontro si è arrivati con posizioni, sulla carta, contrapposte tra alcuni paesi del nord favorevoli all’uso del MES- Meccanismo Economico di Stabilità- come Germania e Olanda e paesi del sud Europa tra cui Italia, Francia e Spagna favorevoli allo strumento dei “Coronabond”. La differenza tra MES e Coronabond l’ha spiegata Vincenzo Imperatore su People for Planet:

“Volendo esasperare il pensiero, possiamo dire che la differenza tra le due forme di assistenza è quella che passa tra i soldi prestati da tuo suocero (il MES) e quelli che ti regala tuo padre (i Coronabond o Eurobond)”

“Il MES può concedere prestiti ai paesi in difficoltà ma chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un memorandum d’intesa (MoU) che definisce con precisione e rigore quali misure si impegna a prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali.”

“I Coronabond sono, invece, un ipotetico (perché ancora mai attuato) meccanismo solidale di distribuzione dei debiti tra gli Stati dell’eurozona: uno Stato membro chiede soldi in prestito per poter finanziare le proprie opere e il debito viene spartito tra tutti gli Stati membri.”

I risultati del voto

L’emendamento dei Verdi europei sulla condivisione del debito tra i Paesi Ue (i cosiddetti Coronabond) è stato respinto ieri con 326 voti contrari, 282 sì e 74 astensioni. Favorevoli tra i partiti italiani Pd, M5s e Fratelli d’Italia, contrari la Lega e Forza Italia, mentre gli eurodeputati di Italia Viva si sono astenuti.

Nel testo dell’emendamento si leggeva che l’Eurocamera “considera essenziale, al fine di preservare la coesione dell’Ue e l’integrità dell’Unione monetaria, che una quota sostanziale di debito emessa per contrastare le conseguenze del Covid-19 sia mutualizzata a livello Ue“.

Pesanti critiche a Lega e FI da 5 Stelle, PD e Sinistra Italiana

“L’ennesimo tradimento ai danni dell’Italia da parte della Lega e di Forza Italia è servito: in aula, al Parlamento Ue, hanno votato contro gli eurobond”, scrive in una nota l’europarlamentare M5S e vicepresidente del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo. “Se avessero votato a favore, l’emendamento sarebbe stato approvato! Prima sventolano il tricolore in ogni selfie, poi quando il loro voto può salvare il Paese si allineano all’Olanda”

‘Si è scelto di votare contro gli interessi strategici del Paese. Senza pudore. Solo il disgusto è più forte dello sconcerto per tale condotta”. Scrive su Fb la vicepresidente del Senato del M5S, Paola Taverna.

“Il voto di Lega e FI è stato determinate per bocciare l’emendamento dei Verdi sui Coronabond. Hanno votato contro la condivisione del debito futuro degli Stati membri. La verità è che sono contro qualsiasi iniziativa per salvare Italia e UE dal fallimento. Tutto qui”, commenta su twitter Alessia Rotta, vicepresidente dei deputati del Pd.

“Ieri al Parlamento europeo, la Lega delle chiacchiere ha votato contro un emendamento che chiedeva i Coronabond, fondamentali per coprire il debito dell’Italia, permettendo così la bocciatura dell’emendamento”. Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni, portavoce nazionale di Sinistra Italiana. “Vanno a braccetto con i loro amici olandesi ed ungheresi”.

La difesa di Forza Italia e Lega

“Lasciamo ai politicanti il gioco sugli emendamenti irrealizzabili”, scrive su Twitter il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani per spiegare il voto contrario di Fi all’emendamento sui Coronabond.

“Eurobond significa eurotasse, rinunciare alla sovranità fiscale, consegnare le chiavi di casa a Germania e Troika”, scrive in una nota il capo delegazione della Lega al Parlamento Ue, Marco Campomenosi. “L’accusa sarebbe quella di aver votato contro l’emendamento dei Verdi al Parlamento Ue sugli Eurobond: non siamo mai stati a favore dello strumento Coronabond, che corrisponderebbe alla totale cessione di sovranità all’Ue”.

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L’appello di 100mila medici: “Intervenire ai primi sintomi”

Sab, 04/18/2020 - 16:10

È questo in sintesi il messaggio contenuto in un appello inviato al ministro della Salute,  Roberto Speranza, ai governatori di tutte le regioni e al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Filippo Anelli, dove si chiede la possibilità di trattare immediatamente i pazienti e di poter mappare quei pazienti sotto sorveglianza che però non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi.

Il testo della lettera

Ecco il testo della lettera condivisa sui singoli profili social di più di 100mila medici e sottoscritta da 10mila di loro:

«Siamo un gruppo di circa 100.000 Medici, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi per tutta Italia, nato in occasione di questa epidemia, che da quasi 2 mesi ormai, sta scambiando informazioni sull’insorgenza della malattia causata dal Coronavirus, sul come contenerla, sul come fare, a chi rivolgersi, come orientare la terapia, come e quando trattarla, e siamo pressoché giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in Rianimazione.

Dagli scambi intercorsi e dalla letteratura mondiale, si è arrivati a capire probabilmente la patogenesi di questa polmonite, con una cascata infiammatoria scatenata dal virus attraverso l’iperstimolazione di citochine, che diventano tossiche per l’organismo e che aggrediscono tutti i tessuti anche vascolari, provocando fenomeni trombotici e vasculite dei diversi distretti corporei, che a loro volta sono responsabili del quadro variegato di sintomi descritti.

I vari appelli finora promossi da vari Organismi e Organizzazioni sindacali, che noi abbiamo condiviso appieno, sono stati rivolti a chiedere i tamponi per il personale sanitario, a chiedere i dispositivi di sicurezza per tutti gli operatori, che spesso hanno sacrificato la loro vita, pur di dare una risposta ai pazienti, non si sono tirati indietro, nessuno.

Proprio per non vanificare l’abnegazione di medici e personale sanitario, oltre a
1) Dispositivi di Protezione e
2) Tamponi, chiediamo di
3) Rafforzare il Territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 Marzo, definite
4) USCA, di essere attivate immediatamente in tutte le Regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall’ AIFA.

Siamo giunti alla conclusione che il trattamento precoce può fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere l’epidemia.

Il riconoscimento dei primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza Clinica, e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o TC, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la Clinica, ma che non la sostituiscono.

Lo chiediamo, indipendentemente dagli schieramenti politici e/o da posizioni sindacali, lo chiediamo come Medici che desiderano ed esigono di svolgere il proprio ruolo attivamente e al meglio, dando un contributo alla collettività nell’interesse di tutti.

Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale, non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi.

La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il “lockdown”.»

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Banksy, la moglie non lo sopporta più in casa

Sab, 04/18/2020 - 14:14

My wife hates when I work at home“, letteralmente: mia moglie odia quando lavoro a casa. Al di là delle retoriche e delle musiche sui balconi, stare a casa può rivelarsi un inferno, anche se se sei la moglie del più grande street artist vivente al mondo, anzi, soprattutto se lo sei. Abituato ai muri delle città ma, come tutti, intrappolato tra quelli di casa, Banksy ha deciso di riversare la propria arte negli spazi privati domestici, a partire dal bagno: specchi storti, carta igienica ovunque, dipinti di topi qua e là, e una frase, laconicissima, eloquentissima: My wife hates when I work at home.

Con tutto che condividere la casa con Banksy è comunque una fortuna, non fosse altro perché significa avere una casa in cui passare la quarantena, a differenza dei senzatetto (cui, ai primi di dicembre, proprio Banksy dedicò un messaggio, trasformando una panchina di Birmingham che ospitava un clochard dormiente in una slitta sospinta da renne dipinte sul muro). Con tutto che non sappiamo quanto la fortunata signora Banksy odi realmente l’impero costruito dal marito, nel dubbio, a lei tutta la nostra solidarietà. We feel you, Mrs Banksy. Stay strong.

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McCurry, il video omaggio per l’Italia: «Siete sempre nel mio cuore»

Sab, 04/18/2020 - 14:00

L’Italia mi ha richiamato a sé più volte di quante ne potrei contare. Vivere bene e pienamente: è questa la filosofia di vita degli italiani, e la gioia di vivere non li ha abbandonati nemmeno in questo periodo.

Negli ultimi due mesi l’animo degli italiani ha catturato le nostra attenzione e suscitato il nostro rispetto. Durante la sfida mondiale al Covid-19, gli italiani hanno mostrato altruismo e coraggio nell’affrontare una tragedia inimmaginabile, e nessuno dubita che riusciranno a trionfare su questa avversità.

In questo momento sono vicino al popolo italiano. Siete nel mio cuore.

SteveMcCurryStudios

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Covid-19. Giorgio Armani: “Basta con gli sprechi della moda”

Sab, 04/18/2020 - 13:55
Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia

People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

17 aprile: Divorzio lombardo: 72 ore di litigi tra Comune e Regione, e non solo
16 aprileLombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…
15 aprileLanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

La lettera di Giorgio Armani: cambiare il sistema moda

Giorgio Armani, 86 anni, stilista e imprenditore italiano fra i più celebri del mondo. Nato a Piacenza, è a Milano e da Milano che ha fatto partire la scalata al successo, diventando una delle icone della città.

Armani in questi giorni ha lanciato un messaggio al mondo della moda, il mondo a cui deve il suo successo. Il messaggio contiene una riflessione importante su come il sistema moda dovrà cambiare per adeguarsi ai nuovi tempi del dopo Covid-19. Una riflessione che può trovare logica applicazione anche al di fuori del mondo della moda.

Per lanciare il suo messaggio ha scelto le pagine della rivista americana di settore wwd.com.

Di seguito la traduzione di ampi stralci

Basta con la sovrapproduzione

Interrompere la sovrapproduzione di capi e il disallineamento criminale tra il tempo e la stagione commerciale: sono scelte coraggiose e necessarie. 

Per anni ho sollevato le stesse questioni durante le conferenze stampa , spesso considerate inaudite o moralistiche.

L’attuale emergenza, d’altra parte, mostra che un attento e intelligente rallentamento è l’unica via d’uscita, una strada che alla fine riporterà valore al nostro lavoro e che farà percepire ai clienti la sua vera importanza.

No alla obsolescenza forzata dei capi di abbigliamento

Non ha senso che una delle mie giacche o tute viva nel negozio per tre settimane prima di diventare obsoleta, sostituita da nuovi prodotti non troppo diversi.

Ho sempre creduto in un’idea di eleganza senza tempo, che non è solo un preciso codice estetico, ma anche un approccio al design e alla realizzazione di capi che suggerisce un modo di acquistarli: farli durare.

L’assurdo disallineamento tra il tempo e la stagione commerciale

Per lo stesso motivo, trovo assurdo che, nel bel mezzo dell’inverno, si possano trovare abiti di lino nei negozi e cappotti di alpaca in estate, per il semplice motivo che il desiderio di acquistare deve essere soddisfatto immediatamente.

Perché acquistare un oggetto per metterlo nell’armadio in attesa della stagione giusta? Ma questa, guidata dai grandi magazzini, è diventata la mentalità dominante, che penso sia sbagliata e che debba cambiare.

Rallentare e riallineare tutto

Questa crisi è un’opportunità per rallentare e riallineare tutto; per definire un paesaggio più significativo. Lavoro con i miei team da tre settimane in modo che, dopo il blocco, le collezioni estive rimarranno nelle boutique almeno fino all’inizio di settembre, come è naturale. E così faremo d’ora in poi.

Ritorno alla autenticità

Questa crisi è anche un’opportunità per restituire valore all’autenticità: basta con la moda come pura comunicazione, basta con le crociere in giro per il mondo per presentare idee-miti e intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi sembrano inappropriati e anche un po’ volgari – enormi ma infine insignificanti, sprechi di denaro. Gli eventi speciali dovrebbero accadere per occasioni speciali, non come una routine.

Riguadagnare una dimensione più umana

Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre anche l’opportunità unica di riparare ciò che è sbagliato, di riguadagnare una dimensione più umana. Dobbiamo essere uniti e operare all’unisono: questa è forse la lezione più importante che possiamo imparare da questa crisi.

Le tute monouso del gruppo Armani

Il gruppo Armani in occasione dell’emergenza coronavirus ha deciso la riconversione di tutti gli stabilimenti italiani destinando tutta la capacità produttiva alla realizzazione di tute monouso per gli operatori sanitari.

Il gruppo Armani e le società controllate, tra cui la squadra di basket Olimpia Milano, hanno donato finora 4 milioni di euro alla protezione civile e ad una serie di ospedali impegnati nella lotta contro il Covid-19

Immagine: Wikipedia

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Mobilità, il futuro è l’auto solare

Sab, 04/18/2020 - 13:00

Auto, moto e camion solari non sono altro che mezzi ibridi o elettrici che però integrano nella struttura esterna dei moduli fotovoltaici. A seconda della tipologia del veicolo, l’energia solare può essere usata come forza propulsiva, come ricarica extra della batteria o per alimentare sistemi ausiliari. Finora però la tecnologia aveva un unico grande inghippo: i pannelli erano troppo pesanti da trasportare con profitto.

Adesso pare proprio che il mercato globale dei veicoli solari sia pronto a darsi una scossa decisiva. Secondo l’ultima analisi di Allied Market Research, il comparto crescerà a un tasso annuo composto (CAGR) del 43,3% tra il 2023 e il 2030 – dunque partendo tra due anni – raggiungendo un valore di 4,08 miliardi di dollari. Arriveranno su strada oltre 107mila veicoli di questo tipo: pochi, ma è un inizio.

La prima auto solare prodotta in serie

Già programmata l’uscita della prima auto solare prodotta in serie. Origine svedese e cuore tedesco, si chiama Sion, elettrica a batteria con carrozzeria fotovoltaica, che sta per entrare nella sua fase commerciale dopo il lancio del prototipo. Il progetto porta la firma di Sono Motors, startup di Monaco che ha firmato un accordo con la National Electric Vehicle Sweden per avviare la prima linea produttiva nella ex fabbrica SAAB a Trollhättan, in Svezia. Ottimo esempio di riconversione di un settore che deve cambiare faccia, e anche in fretta, viste le gravissime implicazioni che hanno avuto le polveri sottili nell’aumentare la mortalità di Covid-19 – secondo quanto emerge da uno studio dell’Università di Harvard – oltre le già note emergenze sanitarie legate all’inquinamento dell’aria. L’avvio del nuovo impianto è previsto entro quest’anno, Coronavirus permettendo, tra l’altro Sono Motors ha annunciato che la produzione impiegherà solo energia da fonti rinnovabili.

A sorpresa il settore con la crescita annua più veloce sarà quello dei veicoli solari commerciali. Gli analisti di Allied Market Research stimano un CAGR del 45,2 per cento tra il 2023 e il 2030. Ci si sta lavorando con il progetto “Lade PV”, per dimostrare la commerciabilità delle applicazioni fotovoltaiche nel trasporto pesante.

Nuove idee, nuove frontiere

Altra idea meritevole è quella del telo copriauto che integra i moduli fotovoltaici organici a film sottile. La soluzione è dall’azienda francese Armor, specializzata nella produzione di soluzioni fotovoltaiche. Con l’aiuto della startup Gazelle Tech ha presentato una tecnologia che si basa su polimeri semiconduttori ottenuti da leggeri strati di inchiostro depositati attraverso un processo di rivestimento su pellicole sottili e flessibili. La luce solare catturata dal telo dovrebbe quindi servire a ricaricare parzialmente la batteria dell’auto elettrica, contribuendo a incrementare l’autonomia. Come dire: i posti auto al sole diventerebbero improvvisamente i più richiesti. Il telo fotovoltaico, tra l’altro, viene srotolato e ripiegato automaticamente almeno fino a 50.000 volte prima che si verifichino consistenti perdite di efficienza.

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Copertina: disegno di Armando Tondo

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: MIGLIORA LA TUA VOCE

Sab, 04/18/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°5 – Migliora la tua voce

Pillole di Yoga demenziale N.5: MIGLIORA LA TUA VOCE

Come fanno gli attori e i cantanti ad avere una voce forte e bella? Conoscono un trucco che puoi imparare in pochi minuti. Poi tocca allenarsi un po’.Un percorso in 22 giorni per assimilare nuove modalità. No guru, no superpoteri!Quinta pillola di Yoga Demenziale per allietare e rendere utile la tua detenzione.1 prima parte e 1 seconda parte Ridere fa bene2 Il respiro3 Il movimento rallentato4 sesso: la penetrazione morbida5 Migliora la tua voce22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato.Trovi tutti i video in modo più rapido sulla pagina fb “Jacopo Fo Alcatraz”

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 21 marzo 2020

Lezione n°5 – Discussione su “Migliora la tua voce”

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N. 5: Migliora la tua voce

Domande sulla voce naturale

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 21 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

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Conte superstar e la Pasqua in quarantena

Sab, 04/18/2020 - 12:00
Brindiamo lo stesso! per vedere il video clicca qui Giuseppe Conte controlla tutti! Distanziamento sociale Un’ottima giustificazione forse non basta Fase due Malintesi con l’auricolare Per vedere il video clicca qui Cantiamo insieme!

Per vedere gli indici precedenti clicca qui

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10 modi per riutilizzare l’acqua di cottura

Sab, 04/18/2020 - 10:00

L’acqua è una risorsa davvero preziosa, un vero e proprio “oro blu”, e sprecarne anche una minima parte, in particolare quando ci si trova in cucina, rappresenta un vero e proprio peccato. L’acqua di cottura della pasta e del riso, ma anche di legumi, verdure e altri cereali, può essere conservata e riutilizzata in modo che non venga inutilmente sprecata. Per raccoglierla è sufficiente riporre una ciotola al di sotto dello scolapasta. Può essere conservata trasferendola in una o più bottiglie con l’aiuto di un imbuto, a seconda degli utilizzi previsti.

Come riutilizzare questo bene prezioso? Per esempio….

  1. Annaffiare le piante;
  2. Impacco per capelli;
  3. Condimento;
  4. Brodo;
  5. Lavare i piatti.

… scopri come fare per questo riciclo che fa bene all’ambiente e quali sono gli altri modi con il video di VivoGlutenFree – Ale e Luca Ricette Senza Glutine

VivoGlutenFree – Ale e Luca Ricette Senza Glutine

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Italiani depressi e neri coraggiosi

Sab, 04/18/2020 - 09:00

In questo periodo in Italia domina lo sconforto e la paura e molti pensano di non avere speranze. Credo allora che sia utile raccontare la storia di chi vivendo una situazione disperata e inumana ha avuto il coraggio di tentare l’impossibile per conquistare il diritto a una vita degna.
Eccoti quindi la storia vera di una delle più spettacolari fughe di schiavi negli Stati Uniti. Un viaggio impossibile verso la libertà. Questo testo è la fedele trascrizione del loro racconto.

Il mio nome è Ellen Smith. Ma in realtà neppure questo nome è veramente mio. L’uomo bianco che aveva in proprietà mia madre si chiamava Smith e mi impose il suo cognome.
Sono figlia del Maggiore Smith che violentò mia madre. Poteva farlo perché mia madre era una schiava e anch’io nacqui nella condizione di schiava.
Mia madre, Maria, era figlia del padrone che violentò mia nonna.
Così mia madre nacque mulatta, perché figlia di una nera e di un bianco. E io, figlia di una mulatta e di un bianco sono nata con la pelle bianca, più chiara addirittura di quella di molte donne di origine inglese. Ero bianca come le figlie che Smith aveva generato con sua bianca moglie.

Il Maggiore James Smith era biondo, basso e corpulento ed era proprietario di piantagioni di cotone, a Clinton, in Georgia. Ogni giorno alle 5 prendeva il the sul patio della sua grande casa di legno dipinta di bianco. Per lui lavoravano 60 schiavi.
Mia madre serviva come cameriera nella sua casa.
Un giorno la moglie del Maggiore Smith non ne poté più di vedermi girare per la piantagione con la mia pelle bianca anche perché gli ospiti mi scambiavano per una sua figlia.
Così nel 1837, quando avevo 11 anni, la signora Smith mi diede come regalo di nozze alla sua figlia più grande, Eliza Cromwell Smith.
Così dovetti dire addio a mia madre e a mia sorella, che era più piccola di me e fui portata a vivere a Macon.

Ma non avevo modo di ribellarmi. Per legge i bianchi potevano infliggere violenze moderate ai loro schiavi. Se poi durante queste moderate violenze lo schiavo moriva questo era considerato uno spiacevole infortunio, senza conseguenze.
E i padroni erano veramente abili nell’inventare moderate percosse che facessero provare agli schiavi dolori atroci senza che ne morissero.
Quindi affrontai la mia vita di schiava sottomettendomi a tutti gli ordini che mi dava la mia padrona. Ed evidentemente diventai una brava cameriera personale, tanto che lei mi diede una piccola stanza dentro la sua grande casa con il patio ornato da alte colonne di legno intagliato, dipinte di bianco.
Una piccola stanza nel sottotetto, ma era un grande lusso riservato a ben poche schiave.

A 18 anni conobbi un giovane

Avevo 18 anni quando conobbi un giovane schiavo nero, di due anni più grande di me, era alto, la sua pelle era nerissima e portava la barba, cosa rara tra gli schiavi. Era di proprietà del cassiere di una banca, il signor Collins, che lo aveva affittato a un falegname, come apprendista. Si chiamava William Craft.
Mi innamorai di lui. E dopo 2 anni ci sposammo.
Ma agli schiavi non era concesso contrarre un vero matrimonio di fronte a Dio. Il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio non valeva per chi non possedeva la propria persona. I padroni potevano vendere uno schiavo quando volevano e noi per di più appartenevamo a due diversi padroni, quindi non potevamo vivere insieme. A volte ci incontravamo di notte, io uscivo dalla villa della mia padrona e lo incontravo nel prato, dietro una siepe di rose rosse e bianche. A volte sento ancora il profumo di quelle rose.
Il nostro fu un matrimonio da schiavi, senza prete e senza un libro dove registrarlo.

Una festa tra neri

Tra gli schiavi si usava così. Ci si sposava con una festa tra neri. Fu una bella festa. Una domenica. Fu un vecchio nero con i capelli bianchi e un occhio solo a sposarci. Era uno nero che tutti gli schiavi rispettavano. Arrivarono molte persone, ognuno portò un po’ di cibo e si mangiò seduti sopra un prato. Per fortuna quel giorno c’era il sole. Poi alcuni uomini iniziarono a suonare e le coppie si misero a ballare.

Ma io ero terrorizzata all’idea di avere dei figli che potevano essere in qualunque momento venduti dalla mia padrona. Dei figli che non avrei potuto veder crescere. E anche William condivideva questa paura, aveva visto sua sorella, ancora piccola, strappata alla madre e poi lui stesso era stato venduto e portato lontano da lei.
Così iniziammo a fantasticare sulla possibilità di fuggire. Ma era un’idea che faceva paura solo pensarla.
Quando uno schiavo fuggiva tutti i bianchi si mobilitavano per dargli la caccia.
E c’erano cacciatori di schiavi professionisti che avevano cavalli veloci e cani capaci di seguire una traccia per giorni.
E intorno a noi, per mille chilometri, in ogni direzione, c’erano migliaia di schiavisti pronti a fermare qualunque nero viaggiasse da solo e interrogarlo e portarlo in prigione se avevano anche solo il lontano sospetto che fosse uno schiavo fuggitivo. Nessuno poteva viaggiare senza avere con sé il permesso scritto dal suo padrone. E noi non sapevamo neppure scrivere e non avevamo modo di procurarci un lasciapassare falso. E nessun negozio ci avrebbe venduto cibo senza chiedere che mostrassimo i nostri documenti di viaggio.

La fuga sembra impossibile

Quando la notte, dopo 15 ore di lavoro, potevamo incontrarci parlavamo della nostra fuga.
E ascoltavamo le storie degli schiavi che avevano tentato senza riuscirci e avevano pagato caro il loro folle tentativo.
Come potevamo riuscire a conquistare la nostra libertà? Fuggire a piedi era impossibile. Anche se fossimo scappati di notte e la nostra fuga fosse stata scoperta all’alba quanti chilometri potevamo percorrere? Rubare due cavalli? Non sapevamo stare in sella. E poi dove potevamo fuggire? Sapevamo che c’erano stati al nord dove la schiavitù non era ammessa. Ma i cacciatori di schiavi potevano raggiungerci anche là. Per essere in salvo dovevamo arrivare in Canada.

Non riuscivamo a trovare un’idea su come fuggire ma continuavamo a sognare e decidemmo che comunque per scappare avevamo bisogno di denaro. Così iniziammo a risparmiare ogni piccola mancia che ogni tanto i padroni ci davano. Io ero brava a cucire e di notte iniziai a confezionare vestiti che rivendevo ad altre schiave e a un negozio, e William si mise a lavorare di notte costruendo piccoli mobili. Era vietato comprare qualche cosa da uno schiavo che non avesse il permesso scritto del suo padrone per vendere. Ma se proponevi prezzi veramente bassi trovavi qualche bianco disposto a far finta di niente.

Solo un sogno?

Una notte, nell’estate del 1847, ci eravamo assopiti sul prato di fronte alla villa dei miei padroni, nascosti dalla siepe di rose bianche e rosse.
William si svegliò di soprassalto e si mise seduto. Il suo movimento mi riportò alla coscienza, socchiusi gli occhi e lo guardai: «Che succede?»
«Ho fatto un sogno, io e te viaggiavamo sopra il treno che porta a Savannah, tu eri vestita come una signora bianca e io ero il tuo schiavo. Ecco come potremo fuggire
Restai un poco pensierosa. Poi dissi: «Non può funzionare. Nessuna donna bianca viaggerebbe mai con uno schiavo nero, senza la compagnia di un uomo bianco.»
William smise di sorridere. Sapeva che avevo ragione. Restò in silenzio. Dopo un poco mi disse: «E se tu fossi vestita da uomo?»
L’idea era folle, ma ci vidi una speranza. Nessuno avrebbe pensato che un bianco e il suo schiavo nero fossero in realtà un uomo e una donna fuggitivi.
Poi lui increspò la fronte nello sforzo di pensare: «Ma come potremmo fare perché il tuo viso sembri quello di un uomo?»

(Continua)

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Foto di Tumisu da Pixabay

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“Ancora nessuna decisione su riapertura” |”Immuni”, l’app per dirti se sei stato vicino a un positivo| Addio al bollettino quotidiano in tv

Sab, 04/18/2020 - 06:25

Corriere della Sera: L’indice di contagio R0 scende a 0,8 «Cautela sulla fase 2, zone rosse resteranno»;

Il Fatto Quotidiano: Meno pressione su ospedali: 1200 ricoverati in meno. “Impedita la diffusione nel Centro-Sud, dato solido”. Ricciardi: “Cauti su riaperture, certa seconda ondata”;

La Repubblica: Coronavirus, ipotesi riapertura bar, ristoranti e parchi dal 4 maggio. Ma Palazzo Chigi frena: “Ancora nessuna decisione“;

Il Messaggero: De Luca vuole blindare la Campania: «Chiudo confini se Lombardia riapre»;

Leggo: Borrelli, addio al bollettino quotidiano in tv: solo dati giornalieri e due conferenze a settimana;

Il Mattino: Covid, la Spagna sfiora 20 mila vittime e negli Usa oltre 670 mila contagi. Coronavirus, l’allarme dell’Onu: in Africa rischiano di morire in 300mila;

Il Giornale: L’ultimo schiaffo del governo: “batosta” sui mutui delle case.Torna “l’anatocismo”: ecco che cosa si rischia ;

Il Sole 24 Ore: Europarlamento dice sì ai recovery bond, M5S si spacca – Perché il Mes conviene all’Italia – Gli 8 trend della nuova economia – L’apertura di von der Leyen all’Italia;

Tgcom24: L’app per il tracciamento si chiamerà “Immuni” | Se sei stato vicino a un contagiato ti arriva un sms: ecco come funziona;

Il Manifesto: No, non esistono tecnologie di controllo «etiche».

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Covid-19: le “brigate internazionali” mediche di Cuba in 18 paesi

Ven, 04/17/2020 - 20:00
Il reportage di El Nuevo Herald

El Nuevo Herald, quotidiano statunitense in lingua spagnola edito in Florida, racconta in un reportage come Cuba stia intervenendo con personale medico e farmaci in molti paesi del mondo e di come, in particolare nei paesi caraibici, gli USA cerchino di ostacolare questa attività, per timore che Cuba possa guadagnare consensi nell’opinione pubblica di quei paesi. EL Nuevo Herald è una testata dell’editore McClatchy i cui giornalisti hanno vinto nove premi Pulitzer nella storia della casa editrice, il più recente nel 2017 per un articolo sui Panama Papers. Sono stati anche finalisti nel 2015 per articoli sugli sforzi del governo per nascondere le torture della CIA dell’era Bush.

Di seguito la traduzione di ampi stralci del reportage.

La brigata internazionale cubana in 18 paesi

Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, Cuba ha inviato più di 1.000 operatori sanitari in 18 paesi in tre continenti: in Italia, Angola, Togo, Nicaragua, Venezuela, Suriname e Belize. I gruppi di operatori sanitari cubani sono stati inviati anche in molti paesi caraibici: tra gli altri Giamaica, Haiti, Santa Lucia, Barbados, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda , Dominica , Saint Kitts e Nevis,  Granada. I paesi hanno ricevuto una combinazione di medici, infermieri e tecnici, tutti membri di una “brigata internazionale” cubana specializzata in situazioni di catastrofe ed epidemie.

Gli aiuti alle nazioni caraibiche

Nel tentativo di prevenire il collasso dei loro sistemi sanitari a causa del coronavirus, diverse piccole nazioni caraibiche il mese scorso si sono rivolte a un paese vicino in una disperata richiesta di aiuto.

Quel paese non era gli Stati Uniti d’America ma Cuba.

In una settimana, tra il 20 e il 28 marzo, Cuba ha inviato a diversi paesi carabaici almeno 473 medici, infermieri e altri operatori sanitari in quello che sembra essere uno degli schieramenti più grandi e veloci della regione nella storia della “solidarietà” medica di Cuba.

“I governi caraibici sono pragmatici al riguardo; se gli Stati Uniti offrono aiuto, accettano anche quell’offerta”, ha dichiarato Robert Maguire, autore e professore di studi latino americani presso la George Washington University.
“La presenza degli Stati Uniti nei Caraibi è stata piuttosto bassa, rispetto a Venezuela e Cina”, ha aggiunto Maguire. “Non è una sorpresa che i governi dei Caraibi si siano rivolti a Cuba per chiedere aiuto; Cuba ha una storia al riguardo”.

Cubani apprezzati…

Il ministro della salute giamaicano Christopher Tufton ha dichiarato al Miami Herald che 140 medici e infermieri cubani sono stati assunti per rafforzare il personale sanitario del paese dedicato al trattamento dei pazienti con COVID-19. “Perdiamo più di 500 infermieri ogni anno a causa di ingenti assunzioni da altri paesi che pagano di più” ha affermato Tufton.

L’arrivo di specialisti cubani per aiutare a fermare la pandemia è stato molto ben accolto tra le nazioni caraibiche. Il Ministero degli Esteri haitiano Claude Joseph ha chiarito alla locale rivista Nouvelliste che i medici e infermieri cubani già ad Haiti saranno impiegati in tutto il paese per aiutare i pazienti con COVID-19.

Questa non è la prima volta che Cuba offre assistenza medica ai Caraibi.

Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda, ha dichiarato che il governo cubano esporta da decenni i suoi dottori e infermieri per sostenere la nazione che in passato è stata devastata dagli uragani. Ha anche assegnato borse di studio ai suoi cittadini per studiare medicina a Cuba.

“Siamo amici di tutti e nemici di nessuno. Siamo un microstato estremamente vulnerabile e abbiamo poche opzioni oltre ad accettare l’assistenza da tutte le nazioni “, ha detto. “Coloro che vogliono che facciamo il contrario dovrebbero impegnarsi a colmare quel vuoto.”

Il messaggio politico è chiaro: contrariamente a quanto gli Stati Uniti hanno cercato di dimostrare con l’espulsione di dottori cubani dal Brasile, dalla Bolivia e dall’Ecuador, il paese e le sue brigate mediche sono ancora apprezzati e necessari.

Il Primo Ministro di Saint Kitts e Nevis, Timothy Harris, ha ricevuto “con amore” i 34 medici e infermieri cubani arrivati il 28 marzo, due giorni dopo che la federazione dei Caraibi orientali ha confermato un paio di casi positivi di coronavirus. “Lunga vita alla solidarietà!” Ha aggiunto Harris su Twitter.

…USA arrabbiati

Solo cinque giorni prima, l’Ufficio per la democrazia, i diritti umani e il lavoro del Dipartimento di Stato americano chiedeva ai paesi in cerca dell’aiuto di Cuba di rivedere gli accordi e porre fine agli “abusi del lavoro” associati alle missioni mediche dell’isola. Secondo gli USA, il governo di Cuba sottopaga i suoi medici e limita i loro movimenti. Sembra che il messaggio non abbia ricevuto molta ricezione

Il primo ministro Ralph Gonsalves, di Saint Vincent e Grenadine, ha dichiarato che i cubani stanno fornendo formazione e assistenza medica. “Non prendiamo posizioni ideologiche su queste cose. Prendiamo una posizione pragmatica umana molto ragionevole”, ha detto.

Gli operatori sanitari cubani arrivati a San Vincent e Antigua lo hanno fatto su aerei forniti dalla compagnia aerea venezuelana Conviasa, attualmente sotto sanzioni statunitensi perché appartenente a quel paese a cui gli USA impongono un embargo commerciale. Venerdì, un altro volo venezuelano ha anche trasportato kit di test rapidi per i governi di San Vicente, Granada e Dominica.

“Non è possibile sanzionare questi come voli commerciali”, ha detto Gonsalves. “Sono voli umanitari, che portano medici, infermieri e materiale sanitario nei paesi dei Caraibi.”

“Un medico cubano ci costa la metà di una delle nostre infermiere”

“Troviamo sorprendente che questo programma, che ha contribuito a fornire buoni servizi sanitari alla nostra gente, sia definito da altri come traffico di esseri umani”, ha detto il primo ministro di Antigua e Barbuda al Miami Herald.
Browne ha affermato che i dottori e le infermiere cubane che sono recentemente arrivati ad Antigua e Barbuda ottengono alloggio gratuito, servizi pubblici, trasporti e altri benefici gratis. “Tali spese rappresenterebbero normalmente circa il 50 percento delle entrate di un’infermiera locale. Siamo molto felici ” ha detto.

Pochi aiuti dagli USA ai Caraibi

Gli Stati Uniti hanno fornito assistenza finanziaria ad alcuni paesi dei Caraibi. Secondo una scheda informativa del Dipartimento di Stato, l’amministrazione di Donald Trump ha assegnato $ 700.000 in assistenza sanitaria alla Giamaica, $ 2,2 milioni ad Haiti e $ 1,7 milioni per aiutare i governi dei Caraibi orientali ad affrontare il virus.

Tuttavia, gli Stati Uniti, che stanno a loro volta cercando di assumere personale sanitario straniero, non sono in grado di fornire ai paesi caraibici ciò di cui hanno più bisogno: il personale. Le agenzie statunitensi hanno anche posto dei limiti all’acquisto di dispositivi di protezione individuale dai paesi caraibici e da altri paesi.

I vantaggi per Cuba

Secondo El Nuevo Herald per il governo cubano gli anni trascorsi nella diplomazia medica hanno dato i loro frutti.

Le richieste di aiuto hanno offerto un’ancora di salvezza nel bel mezzo di una tempesta perfetta che somma le sanzioni statunitensi e una pandemia che ha congelato il turismo, una delle principali fonti di reddito nel paese.

In queste circostanze, i leader cubani hanno ritenuto logico incentivare l’esportazione di servizi medici, una importante fonte di reddito nel paese.

E con la cancellazione degli accordi con Brasile, Ecuador e Bolivia a causa di critiche di fonte USA alle pratiche di lavoro del governo, l’isola aveva un surplus di operatori sanitari addestrati che potevano essere rapidamente ridistribuiti.

L’effetto per Cuba è molto positivo anche dal punto di vista dell’immagine.

Un giorno dopo che il governo ha annunciato che avrebbe chiuso il turismo, il 20 marzo, la notizia che Cuba stava inviando medici in Lombardia, la regione più colpita dal coronavirus, era una notizia che ha fatto il giro del mondo.

Immagine di Alexander Kunze

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DON’T PANIC! Clima e coronavirus: le soluzioni possibili

Ven, 04/17/2020 - 18:20

Due emergenze che hanno fra loro molte similitudini e ci richiedono scelte consapevoli e la capacità di presentare proposte con spirito costruttivo. Buona lettura!

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Covid-19: A Milano c’è una casa di riposo che è scampata alla strage degli anziani. Ecco perché

Ven, 04/17/2020 - 17:08

È la Casa per musicisti Giuseppe Verdi. Qui nemmeno un ospite è morto per Covid-19.

Dista poco più di un chilometro dal Pio Albergo Trivulzio (200 morti dall’inizio di marzo, in gran parte per Coronavirus): la casa di riposo, ora sotto inchiesta della magistratura, al centro delle polemiche. Ma il Trivulzio, la storica “baggina” dei milanesi, è solo la punta dell’iceberg.  Al 16 aprile si contano 2.478 decessi da Covid-19 accertati tra gli ospiti di Rsa (Residenze sanitarie assistenziali). Alcuni esempi: in Veneto 391 decessi, in Liguria 220, in Emilia 326, in Friuli un’ottantina, in Piemonte 252, un centinaio in Toscana, in Lombardia addirittura quasi 800.

E sono stime per difetto.

Poco più di un chilometro dalla “baggina”, dicevamo, ma sembra un altro pianeta: alla “Verdi” nessuno ha vietato le mascherine per non “spaventare” gli attempati ospiti, trattati alla stregua di bambini piccoli o di esseri incapaci di intendere. Nessuno ha ospitato da altre strutture pazienti “guariti” ma ancora fortemente contagiosi. Nessuno ha mescolato personale, parenti e ospiti, una volta scoppiato il virus.

Cosa ha fatto, invece, la “ Verdi” lo racconta bene l’ex direttore di “La Repubblica” e “La Stampa” sul suo sito www.mariocalabresi.com.  «Alla fine di febbraio, mentre al Trivulzio si discuteva sull’opportunità o meno di indossare le protezioni, la Casa di riposo per musicisti comprava sul mercato cinquemila mascherine e le distribuiva a tutto il personale e ai suoi settantuno ospiti. Ma la vera svolta per la Giuseppe Verdi arrivava domenica 8 marzo… Un’ospite, di 94 anni, che era ricoverata in ospedale, si era ammalata di Covid ed era morta, il marito, che poi sarebbe guarito, era stato contagiato andando a trovarla.
Non si potevano correre rischi, ci volevano scelte drastiche… Vietate le visite, gli incontri e ogni attività comune. Tutti gli ospiti dovevano restare tassativamente chiusi nelle loro camere, dove avrebbero ricevuto la colazione, il pranzo, la cena e la visita del medico ogni giorno. Da allora nessuno si è potuto muovere. Da allora, caso unico ed eccezionale, nessuno si è ammalato».

Non c’è stato bisogno di luminari della virologia o di genii che hanno tirato fuori dal cappello soluzioni alle quali nessuno poteva pensare.

È bastato usare il normale buonsenso, che altrove è mancato

E quella attenzione ai propri ospiti, per via dell’età soggetti fragili e a rischio, che dovrebbe essere la prima preoccupazione per chi si occupa di anziani.

Invece, purtroppo, stiamo parlando di una rara eccezione virtuosa, e non della normalità.

Immagine da Wikipedia

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Covid-19, a Vo’ Euganeo gatti sottoposti a test serologici

Ven, 04/17/2020 - 16:21

Test sierologici per individuare la presenza di anticorpi al Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Nel piccolo paese di Vo’ Euganeo (Padova), primo focolaio italiano del Covid-19 insieme a Codogno (Lodi) un gruppo di quattro ricercatori dell’Università di Padova insieme a un collega dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e con la supervisione dei Servizi Veterinari della Regione effettueranno test sierologici sui gatti domestici. Il coordinatore Massimo Castagnaro: “C’è un unico studio, condotto a Wuhan, che ha riscontrato il Covid nel 10%-15% dei gatti”.

Capire se i gatti si infettano e come rispondono al virus

L’obiettivo dello studio, ha spiegato in un’intervista al Corriere del Veneto Massimo Castagnaro, ordinario di Patologia generale veterinaria e a capo del gruppo di studiosi che effettuerà i test sui felini, è “capire se questi animali possano contrarre il virus e come rispondano. Faremo prelievi del sangue per comprendere se, in che modo e in quale misura i felini di questo Comune, un modello di studio unico, si siano infettati. Sappiamo infatti che la malattia passa da uomo a uomo, ma vogliamo inquadrare il potenziale ruolo del gatto. La nostra ipotesi è che non giochi un ruolo importante nella diffusione del coronavirus, ma che possa invece infettarsi lui, stando vicino a un umano colpito dalla malattia”.

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Covid-19, arriva Immuni, la app governativa

Ven, 04/17/2020 - 15:30

Arrivata l’ufficialità sul lancio di una app nazionale di tracciamento dei contatti per gestire la circolazione del coronavirus nella fase 2 di confinamento. Il progetto scelto è quello di Bending Spoons, start up milanese, in collaborazione con la rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino. L’applicazione si chiama “Immuni” e sarà affiancata da un partner pubblico.

Prima la sperimentazione

Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha detto che la licenza è stata concessa gratuitamente, e che “sarà avviata una sperimentazione in alcune regioni pilota per progressivamente estendere la facoltà volontaria, ma speriamo massiccia, dei nostri cittadini a sopportare e supportare questo sistema che ci serve a evitare che si possa replicare la drammatica fase precedente”. Oltre ai test regionali, ne partirà uno nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, dove il download verrà proposto ai dipendenti. Si stima che la app sarà disponibile a tutti a maggio. Per essere efficace, dovrà coinvolgere almeno il 60% degli italiani.

Ma anche qui, come per il resto della gestione del coronavirus, le scelte nazionali si scontrano con quelle regionali, e i cittadini lombardi che hanno aderito ad AllertaLOM ad esempio, potrebbero trovare la cosa ridondante, dubbi sulla privacy a parte. Ad AllertaLOM abbiamo dedicato un articolo specifico.

Le caratteristiche dell’app

L’app si basa sul bluetooth, principio cardine su cui si muove l’Europa proprio per garantire un maggiore rispetto della privacy. La Commissione Ue ha dettato infatti le regole per il sistema di tracciamento, che deve essere anonimo e senza geolocalizzazione, utilizzando bluetooth e volontarietà. “I Paesi Ue stanno convergendo verso un approccio comune” con “soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali”, scrive l’Europa nel documento stilato oggi in collaborazione con i governi. Il bluetooth servirà a “stimare con sufficiente precisione” (circa 1 metro) “la vicinanza” tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio” sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo “creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy”.

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La Lombardia invia sms per scaricare la app AllertaLom. E la privacy?

Ven, 04/17/2020 - 15:30

Sta arrivando a tutti via sms – “in deroga alla vigente normativa” – l’ulteriore invito ai cittadini a scaricare l’applicazione AllertaLOM. Tenete presente, se e quando la cercate, che la app – che esiste da diversi anni – si trova tra gli strumenti di meteorologia, e non, come si potrebbe pensare, salute, perché è un mezzo generico della Protezione Civile per segnalare ogni genere di rischio o urgenza. È all’interno di questa AllertaLOM che si trova il questionario più specifico su Covid-19, CercaCovid, ed è questo che interessa alla Regione. Si tratta di un questionario – anonimo – sul tuo stato di salute, che va aggiornato ogni giorno per “aiutare a tracciare una mappa del contagio”.  Come ha detto il vicepresidente della Regione Fabrizio Sala: “L’sms è stato inviato gratuitamente dalle compagnie telefoniche e autorizzato dalla Protezione civile. È un Sms che viene mandato in ogni emergenza e calamità”. In questi casi le istituzioni – viene specificato – non acquisiscono o trattano i dati ma forniscono agli operatori un testo da inviare gli utenti.

A cosa serve

“Serve ai virologi e agli epidemiologi – ha spiegato Sala – per avere una mappa del rischio di contagio che – anche grazie all’incrocio con altre banche dati – permetterà agli esperti di sviluppare modelli previsionali“. L’obiettivo è insomma quello di mettere a disposizione dell’Unità di Crisi regionale e dei ricercatori informazioni sulla diffusione del contagio. Sarà così possibile da un lato fare scelte nella gestione dell’emergenza sanitaria, riuscendo ad esempio a individuare eventuali nuovi focolai. Dall’altro lato si intendono sviluppare analisi statistiche ed epidemiologiche indispensabili sia per il presente che per il futuro. “Per farlo, serve il contributo di tutti, sia delle persone che presentano sintomi sia di quelle che non hanno sintomi”.

E la privacy?

Partiamo dall’invio del sms: non è infatti scontata la possibilità di accedere al numero dei singoli cittadini. Si è utilizzato però il provvedimento del 15 maggio 2003 con cui il Garante per la privacy “consentiva alle amministrazioni, in situazioni di emergenza, di utilizzare Sms per campagne informative e di sensibilizzazione”.

Per quanto riguarda la normativa europea sulla privacy del 2016 sulla raccolta di dati sensibili, come lo sono quelli che trattano di salute, viene specificato che «seppur in assenza di una norma statale specifica, risulta possibile procedere, anche in deroga alla vigente normativa in tema di protezione dei dati personali, in particolare con riferimento all’acquisizione del consenso degli interessati al trattamento dei dati personali per l’invio di sms istituzionali in quanto siamo in presenza di condizioni di necessità ed urgenza”.

Insomma, diamo il nostro consenso a infrangere la legge in nome dell’emergenza sanitaria: significa che ci stiamo fidando molto del sistema, diciamo così.

L’ordinanza precisa inoltre che “nessun numero di telefono viene trasmesso a Regione Lombardia” e “non sarà richiesto agli operatori di fornire l’elenco dei numeri ai quali è stato inviato il messaggio ovvero l’identità del destinatario, né riscontri puntuali sull’esito di tale invio”. Ancora: “L’operazione non presuppone il trattamento di dati personali in quanto la modalità di invio (tramite bulk) non consente il tracciamento di alcun dato personale e, pertanto, la stessa operazione avviene in modo anonimizzato non consentendo la visualizzazione di alcun dato al titolare”.

I dubbi restano, ma vale la pena rischiare

Per quanto non si possa fare altro che caldeggiare l’adesione e invitare tutti, come ho fatto anche io, a scaricare l’app e compilare il questionario, restano dubbi sulla gestione di dati che sono sempre comunque possibili da rintracciare. Specialmente – ci sia concesso – data la gestione generale della pandemia da parte della regione Lombardia. Come ha ricordato di recente anche una inchiesta del Guardian, i governi potrebbero avere la possibilità di chiedere in qualsiasi momento la de-anonimizzazione dei dati raccolti con app di questo tipo, per risalire in futuro all’identità dei cittadini.

L’alternativa

In alternativa o in aggiunta al questionario disposto dalla Regione, vi proponiamo anche quello disposto dall’Unità di Epidemiologia dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Anche questo sta girando molto nelle chat e non è una bufala. Il CNR sta conducendo un’indagine epidemiologica nazionale sull’infezione da COVID-19 in collaborazione l’Ospedale Sacco, l’Università degli Studi di Milano, diretta dal Prof. Massimo Galli, dell’Istituto di Neuroscienze e l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, con le società scientifiche SIGG e SIMIT, con i seguenti obiettivi:

1- stimare il numero di possibili infezioni da COVID-19 sintomatiche nella popolazione generale

2- determinare le possibili condizioni associate all’infezione

Il questionario, che richiede 7-10 minuti per la sua compilazione, è disponibile a questa pagina web: https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/EPICOVID19_CNR?language=it

Per disporre di un campione maggiormente rappresentativo a livello nazionale, si invitano tutti i partecipanti a divulgare il link a familiari, conoscenti e amici. Basta copiare e incollare questo testo. “Si garantisce che le informazioni saranno raccolte in forma anonima e utilizzate esclusivamente ai fini di ricerca nel rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Per avere informazioni sul progetto è possibile contattare il team di ricerca all’e-mail: epicovid19@itb.cnr.it

La app governativa

Intanto proprio oggi arriva l’ufficialità rispetto al lancio di una app nazionale di tracciamento dei contatti per gestire la circolazione del coronavirus nella fase 2 di confinamento. Il progetto scelto è quello di Bending Spoons, milanese, della rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino. L’applicazione si chiama Immuni e sarà affiancata da un partner pubblico. Ne parliamo diffusamente in questo articolo: Covid-19, arriva Immuni, la app governativa 

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Covid-19: Sileri, vaccino dovrebbe essere obbligatorio

Ven, 04/17/2020 - 14:34

A parlare è il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri nel corso di un intervista rilasciata a Radio Cusano Tv Italia, facendo riferimento al vaccino anti-Covid 19 di cui molto si sta parlando in questi giorni. Con il vaccino anti-nuovo coronavirus “sconfiggeremo questo virus. Una volta che saranno garantite efficacia e sicurezza del vaccino – ha detto – dovremmo avere una copertura tale per non far più contagiare nessuno”.

Nel corso dell’intervista a Radio Cusano Tv Italia Sileri ha anche parlato della riapertura del Paese prevista per il 4 maggio e dell’utilizzo dei tamponi rapidi sulla popolazione per l’individuazione degli anticorpi.

Ottimismo sulla “riapertura”

Sulla riapertura del Paese fissata per ora alla data del 4 maggio “sono molto ottimista. I miglioramenti si vedono – ha affermato – ma la riapertura va programmata non immediata su tutto, ma scaglionata e con tutte le misure di sicurezza necessarie”.

Test sierologici e tamponi

Quanto agli esami per constatare la positività o meno al nuovo coronavirus, Sileri spiega che la somministrazione dei test rapidi deve essere necessariamente associata all’esecuzione dei tamponi diagnostici. “Il test rapido consente di vedere se ci sono anticorpi ed essendo rapido valuta la presenza o assenza. Il test rapido è efficace, ma non dimentichiamoci che va individuato qual è il kit migliore tra quelli disponibili. Il problema è che se sei positivo e il test dice che sei negativo, il rischio è che tu vai in giro pensando di essere negativo invece non è così. Quindi quel test va associato al tampone”. “Non si sa quanto dureranno gli anticorpi, quindi – ha concluso – questi test saranno importanti per monitorare anche questo aspetto”.

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Regione Lombardia – Idee per Fase 2? “Cediamo Bergamo e Brescia al Veneto”

Ven, 04/17/2020 - 14:00

«Salve a tutti, siamo la Regione Lombardia. Forse vi ricorderete di noi per il nostro straordinario sistema sanitario, invidiato da tutta Italia»

La parodia in un finito Tg della Regione Lombardia con il Terzo segreto di satira: “Fase 2? Cediamo Bergamo e Brescia al Veneto”

TerzoSegreto
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