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La «falla» delle compagnie aeree

Ven, 02/01/2019 - 14:29

Come trovare la tariffa più conveniente? L’indagine del Corriere su centinaia di combinazioni

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Perché non parlate dei problemi degli italiani?

Ven, 02/01/2019 - 12:49

Accoglienza agli immigrati, i terremotati, i gay, lo scioglimento dei ghiacciai… Come parlare di un problema quando chi ascolta o legge chiede un’attribuzione differente delle priorità? Ci provano i The Jackal nell’ultimo video che risponde al quesito del momento: “Perché non parlate dei problemi degli italiani?”. Perché rispondere a un problema con un altro problema non risolverà nessun problema. DA REPUBBLICA.IT

 

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Empatia… che magia!

Ven, 02/01/2019 - 10:25

Michele Dotti ci spiega cos’è l’empatia

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Alberi invece di lapidi

Ven, 02/01/2019 - 01:47

Sovraffollamento, grattacieli di loculi, mancanza di spazio: la questione dei cimiteri italiani è cronicamente in crisi.

Ne scriveva anni fa anche Jacopo Fo nel suo blog su Il Fatto Quotidiano: “In tutte le nazioni normali i cimiteri sono grandi appezzamenti di terreno dove si scavano le buche per seppellire le bare. In Italia è obbligatorio costruire un’enorme scatola di cemento armato, con una recinzione muraria alta due metri tutto intorno. E questa struttura di cemento è obbligatoriamente dotata di sofisticati sistemi di drenaggio. Poi lo spropositato scatolone di cemento viene riempito di terra e poi le buche vengono scavate lì. Ovviamente questo moltiplica per 10mila volte i costi per la costruzione di un cimitero rispetto al resto del mondo, visto che gli altri non costruiscono nulla, scavano solo dei buchi nella sacra terra.
Il costo di produzione di un metro quadrato di cimitero è così talmente oneroso che sono stati inventati i loculi disposti a più piani, per ammortizzare le spese”.

L’argomento è spinoso, a parlare di cimiteri, di morte si rischia di passare per menagramo.

A cercare di risolvere il problema però ci stanno pensando gli ecologisti che sempre più spesso chiedono che gli eventi della loro vita siano “green”. Anche il funerale e la sepoltura.
Una soluzione in armonia con la natura potrebbe arrivare da due designer italiani: Anna Citelli e Raoul Bretzel che hanno ideato la Capsula Mundi.

Si tratta di un contenitore biodegradabile a forma di uovo dove si può inserire il caro estinto in posizione fetale o le sue ceneri, e che viene messo a dimora in terra, dove viene poi piantato un alberello, magari a scelta del defunto che ne sarà il fertilizzante.
Potremmo dire ai nipoti: “La vedi quella quercia? È la nonna Amelia! Mentre quel ciliegio laggiù è lo zio Ettore”. Immaginatevi che meraviglia: un bosco rigoglioso al posto di lapidi di marmo con scritte improbabili.

Mentre aspettiamo che venga rivista la legge che regola la normativa cimiteriale, risalente al regio decreto del 27 luglio 1934, possiamo pensare a non sprecare dell’ottimo legno per la bara. Ci sono già in commercio feretri in cartone e urne in mais, in legno naturale privo di vernici, o realizzati con lastre di cellulosa ricavate da fibre naturali recuperate e rigenerate, nonché cortame di legno giuntato a pettine. Una soluzione quest’ultima pensata per contrastare il depauperamento forestale.

Come spiegano i titolari di un’agenzia di pompe funebri a Milano: “Da un metro cubo di legno si ricavano 5 – 6 bare tradizionali contro le 30 – 35 nel caso di bara ecologica in fibra vergine. Per le bare tradizionali, il legname complessivo necessario per il fabbisogno della regione europea corrisponde a circa 7 km quadrati all’anno. Ipotizzando circa 7 milioni di decessi nel periodo indicato, il tempo necessario per la riforestazione è di almeno 50 anni, occupando un territorio di 300.000 km quadrati. Tale superficie, che andrà deforestata, è pari a quella dell’intero stato italiano”.

Nel caso della cremazione poi è importante anche il risparmio energetico che una sepoltura ecologica offre rispetto a quella tradizionale. Una bara in legno verniciato brucia in un’ora e mezza mentre quella in cellulosa in un’ora. Moltiplicate per il numero di cremazioni all’anno in Italia e il numero di ore di esercizio risparmiate diventa impressionante: 33mila equivalenti a 22mila cremazioni in meno. Per non parlare dell’inquinamento provocato dalle vernici disperse nell’ambiente.

Meglio, molto meglio un albero. Io vorrei un bel castagno, e voi?

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Il rapporto “Cambia la Terra 2018” e i passi avanti della legge sul biologico

Ven, 02/01/2019 - 01:23

È stata approvata alla Camera in dicembre la nuova legge sull’agricoltura biologica. Il testo ha trovato l’accordo di tutte le forze politiche (solo Forza Italia non ha votato) ed ora dovrà passare all’esame del Senato.

La legge sul biologico

Il testo aggiorna le nostre norme sulle produzioni biologiche e le armonizza con il quadro europeo, riconosce che la produzione di tipo biologico è improntata alla salvaguardia delle risorse naturali e predispone la promozione del settore, anche in termini di valorizzazione delle produzioni, di accesso al mercato, di sviluppo di distretti biologici e di formazione professionale.

Si prevede poi un perfezionamento dell’etichettatura che dovrebbe evidenziare meglio il bio italiano, e un piano per il reperimento delle sementi biologiche.

La soddisfazione di associazioni e agricoltori

“In un momento in cui i consumatori chiedono al sistema di certificazione del biologico maggiori garanzie di integrità – ha dichiarato il presidente di Federbio Paolo Carnemolla a commento dell’approvazione, come riporta il quotidiano La Repubblica  – l’istituzione di un logo nazionale è un primo passo importante per sviluppare un sistema di tracciabilità e controllo più efficace; la norma, attesa da tre legislature, prevede l’integrazione di azioni di promozione istituzionale dei prodotti biologici che fino a ora sono mancate, intensificando così anche le verifiche sui prodotti importati dai Paesi fuori dall’Unione Europea”.

Anche le associazioni di categoria degli agricoltori hanno commentato positivamente. La Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, in una nota ha commentato positivamente e “auspica che ora il Senato recepisca il testo in tempi rapidi. Si tratta di un passo avanti rispetto a un metodo produttivo in cui l’Italia è leader in Europa e seconda, a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti. Oggi il biologico vale 3,5 miliardi di euro nel nostro Paese, interessa 8 consumatori su 10 e coinvolge quasi 76 mila aziende su 2 milioni circa di ettari coltivati”.

Il rapporto “Cambia La Terra 2018”

Proprio pochi mesi fa Federbio, insieme a Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF hanno pubblicato il rapporto “Cambia la Terra 2018”, per portare l’attenzione proprio sul biologico. La politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale”. – denunciano nel rapporto – “Al biologico, invece, che in Italia rappresenta il 14,5% della Superficie Agricola Utilizzata, vanno le briciole: su un totale di fondi europei e italiani per l’agricoltura di circa 62,5 miliardi, riceve solo 1,8 miliardi”. Nel rapporto si evidenziano anche altri numeri importanti sui pesticidi: “Mentre il consumo di principio attivo nella UE è mediamente di 3,8 chili per ettaro, in Italia si arriva a 5,7 chili per ettaro: in 10 anni – dal 2006 al 2016 – si è registrato un aumento della spesa del 50% per i pesticidi e del 35% per i concimi. E l’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno, riducendo la materia organica, la concentrazione di microrganismi e quindi la fertilità”.

Nel rapporto si raccolgono anche riferimenti agli studi portati avanti dall’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, la task force di climatologi organizzata dall’Onu. Nel testo pubblicato dal rapporto “Cambia la terra” Ippc ritiene che  “siano proprio il modello agricolo e alimentare oggi imperante e l’uso attuale di suolo e foreste a essere responsabili del 24% del rilascio dei gas climalteranti. Una conseguenza che potrebbe essere evitata scegliendo la strada dell’agroecologia: secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute nel 2011, i sistemi di agricoltura biologica utilizzano il 45% in meno di energia rispetto a quelli convenzionali e producono il 40% in meno di gas serra rispetto all’agricoltura basata su metodi convenzionali”, suggeriscono gli autori del rapporto.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Milano città più vivibile: qui lo smog uccide con eleganza

Ven, 02/01/2019 - 01:17

Che criteri hanno utilizzato quelli che hanno realizzato questa graduatoria, nella quale la capitale della Lombardia primeggia su Bolzano e Aosta?
Probabilmente i criteri esistenziali di Lord Fener, il cattivo di Guerre Stellari che gira con il respiratore a motore.

E sono incredibili i molti cittadini milanesi che intervistati per strada gongolano per la nuova posizione in classifica, affermando che “qui si vive bene!” Un’intervistata, nella piazzetta in mezzo ai grattaceli del quartiere Isola, aggiunge: “Basta guardarsi attorno!”

Eh sì, perché Milano adesso c’ha pure i grattaceli, come New York, e sono meta adorata dai turisti e dai milanesi stessi.

Inorridisco. Stiamo parlando di una grave lesione estetica! Una lobotomizzazione del senso del bello. Probabilmente effetto delle troppe patatine fritte con l’olio industriale ottenuto con i solventi derivati dalla benzina.

Io mi aspettavo che ci fossero cortei di protesa per questa classifica, e magari anche qualche contestazione dura per una situazione sanitaria che è sempre orrida.

E pensare che insieme al mio papà, quando ebbe l’idea assurda di candidarsi sindaco, ci si era tanto impegnati per progettare un grande parco verde al posto di quei cazzi di cemento. C’era anche un progetto per dare veramente un taglio all’inquinamento. Mio padre perse le primarie del Pd con un misero 25% dei voti (tra i compagni) figuriamoci quanti milanesi lo avrebbero votato.

Ma cosa volete che capisca di estetica gente che giudica Milano un luogo vivibile, con lo smog che sfora un giorno sì e un giorno no i generosi limiti di sicurezza…
Che peraltro le centraline sono una truffa perché prendono l’aria a 3 metri d’altezza, mica al livello delle carrozzine dei neonati.

E se dici che lo smog costa migliaia di milanesi morti all’anno e almeno 4 anni di vita per tutti, ti guardano male.

Se poi incontri un milanese di quelli che se accendi una sigaretta ti lancia occhiate come se fossi il demonio e gli dici che sta facendo fumare al neonato l’equivalente di 11 sigarette al giorno, allora si incazza.

Idem il vegano tutto bio che se vede una Coca Cola ha le convulsioni.

E non è che restino a Milano solo quelli che sono costretti per ragioni di lavoro o di famiglia. Conosco parecchie persone che potrebbero andarsene e lavorare via web e restano nella megalopoli proprio perché gli piace, gli dà gusto quel suono incessante giorno e notte…

Ho provato a parlare con amici milanesi della situazione tragica della città, ti dicono che non è vero. Ho sentito dei comunisti dichiarare che i grattaceli sono arte moderna, griffe della metropoli… E che i figli è meglio allevarli con un po’ di smog, si rafforzano, mentre quelli che crescono in campagna con l’aria pura, sono rimbesuiti dalla clorofilla…

L’ossigeno è pericoloso!

La maggioranza dei milanesi perde ogni giorno ore a causa di un traffico assurdo, ingorghi, semafori, una rottura di palle che affrontano stoici.

“Ma vuoi mettere l’offerta culturale che c’è qui? Siamo al centro del mondo!”

Si potrebbe osservare che c’è mondo e mondo… Va beh… Contenti voi…

Capisco chi decide che a conti fatti gli piace più Milano delle colline incontaminate, ma almeno incazzati e vai ad assediare il Comune…

PS: E vogliamo parlare della povertà, delle baraccopoli e dei 2500 esseri umani che vivono per strada?

No, non ne parliamo che mi va di traverso il traffico.

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30 gennaio 1945: 74 anni fa le donne italiane conquistavano il diritto al voto

Gio, 01/31/2019 - 12:08

30 gennaio 1945: allora fu mosso il primo passo verso il suffragio femminile. Quel giorno di 74 anni fa, il Consiglio dei ministri deliberò la “concessione” del diritto di elettorato attivo e passivo, che avrebbe poi portato al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio dello stesso anno. “Estensione alle donne del diritto di voto”, si intitolava, con buona esclusione, però, delle minori di 21 anni e delle prostitute.

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La bellezza elle energie rinnovabili

Gio, 01/31/2019 - 08:21

Il convegno di Firenze su “LA BELLEZZA DELLE ENERGIE RINNOVABILI” organizzato da GIGA ed Ecofuturo, con la collaborazione del Coordinamento FREE e il sostegno di Rete Geotermica. L’appuntamento si è svolto il 18 gennaio 2019

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Le ricette di Angela Labellarte: Finocchi alla pizzaiola

Gio, 01/31/2019 - 08:19

Ingredienti per 4 persone

Finocchi 2

Pomodorini 4

Origano q.b.

Cipolla piccola 1

Aglio ½ spicchio

Olio 6 cucchiai

Sale q.b.

 

Preparazione
Pulite i finocchi, lavateli e tagliateli a fette.
Tritate la cipolla e l’aglio, fateli rosolare in una padella con l’olio, aggiungete i finocchi e mescolate. Aggiungete i pomodori tagliati a dadini, una spolverata di origano e il sale. Coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e cuocete per dieci minuti circa.
Servite su un piatto di portata e decorate con un po’ di barbetta dei finocchi.

 

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Casetta Rossa: spazio pubblico per l’autogoverno

Gio, 01/31/2019 - 01:26

Roma, quartiere Garbatella, viaggio alla scoperta de “La Casetta Rossa”, un centro culturale, di integrazione sociale, di condivisione, di formazione. C’è il forno pop (popolare), il pasto sospeso, i corsi di italiano per extracomunitari e la giornata in cui tutti si parla una lingua straniera.
Probabilmente un posto unico al mondo!
Intervista a Luciano Ummarino.

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Per maggiori informazioni http://casettarossa.org/

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Xylella: non passa l’emendamento che prevedeva il carcere fino a 5 anni

Gio, 01/31/2019 - 01:13

È saltato l’emendamento al “Decreto semplificazioni” riguardo alla misura fitosanitaria che prevedeva l’obbligo di distruzione delle piante affette da Xylella, pena la reclusione da 1 a 5 anni in carcere. Emendamento in disaccordo con la Costituzione: questo il dubbio sollevato dal Presidente Sergio Mattarella; un “film horror”, il commento di Beppe Grillo.

La stretta del governo per porre fine alla diffusione della malattia che da tempo affligge gli ulivi del Sud Italia, in particolare della Puglia, non era piaciuta del tutto nemmeno a Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia:

In linea del tutto teorica, la violazione delle norme che mirano a limitare una fitopatia di questa gravità può anche comportare l’applicazione di sanzioni penali. Certo, è una scelta molto forte che andrebbe giustificata con una specifica volontà di insubordinazione che non mi pare di avere verificato in questo caso nei pugliesi.

Sull’esempio francese dei gilet gialli, i cittadini di Bari hanno dato il via al movimento dei gilet arancioni che chiedono a gran voce risorse immediate e adeguate per un Fondo di Solidarietà in grado di fare fronte alla situazione e modifiche ai decreti approvati. oro richieste sono nette: fondi immediati e modifiche ai decreti.

Il 25 gennaio si è tenuto il primo incontro fra i gilet arancioni e i parlamentari pugliesi, i quali, rispetto al tema delle gelate, hanno garantito l’impegno a sostenere l’emendamento al Dl semplificazione approdato lunedì al Senato. Quanto al problema xylella, i gilet arancioni hanno fatto sapere che nei prossimi giorni,  non oltre la prossima settimana, renderanno note le molte osservazioni in merito agli interventi per aziende e frantoi, alla riconversione e al rilancio produttivo, ai reimpianti, e alle garanzie a sostegno dei lavoratori e delle aziende. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, anche a seguito dei 3000 manifestanti scesi in piazza a Bari il 7 Gennaio con indosso il gilet arancione a bordo di un trattore, ha fatto sapere che proprio oggi, 31 gennaio, farà visita alla città.

La Xylella è un batterio della famiglia delle Xanthomonadaceae e  si distingue per l’alta variabilità genetica e fenotipica, l’insieme delle caratteristiche osservabili con cui si manifesta sono infatti svariate. Al momento si conoscono quattro sottospecie e colpiscono circa 150 diverse piante. Fastidiosa, questo il nome della Xylella che ha colpito 8000 ettari e 770.000 piante di ulivo in Puglia, dove è stata registrata per la prima volta nell’ottobre del 2012. Stando ai dati riportati da Coldiretti, sono 1,2 miliardi i danni provocati dalla diffusione della Xylella.

I meccanismi di diffusione del batterio della Xylella e i motivi di contagio fra le piante rimangono in parte oscuri. Nel comune di Monte Argentario è stata rilevato un focolaio di Xylella fastidiosa appartenente alla sottospecie Muliplex, del tutto estranea alla Xylella presente sul territorio pugliese, ma già riscontrata in Francia, specie nelle Regioni della Corsica, della Provenza, delle Alpi e in Costa Azzurra, e sparsamente individuata anche in Spagna. Si ipotizza che il batterio che da anni devasta gli ulivi pugliesi provenga dalla Costa Rica e che sia stato introdotto in Salento mediante le rotte commerciali di Rotterdam.

Quello della Xylella è soltanto una delle tante emergenze di carattere fitosanitario sparse fra i Paesi europei, a riprova, ancora una volta, di quanto si abbia bisogno di una Unione Europea unita e coesa al fine di proteggere le frontiere, anziché da uomini che sfuggono dai lager libici, da insetti e malattie aliene in grado, loro sì, di mandare in malora interi comparti dell’economia nazionale.

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Jacopo Fo racconta la sua vita a favore dei più deboli

Mer, 01/30/2019 - 12:56

Ho intervistato per la prima volta Jacopo Fo nell’ottobre scorso per parlare del Comitato Nobel per i Disabili, una organizzazione non lucrativa di utilità sociale fondata da Dario Fo, Franca Rame e dallo stesso Jacopo per aiutare le persone portatrici di disabilità mentali o fisiche. “Prendersi cura dell’altro, prendersi cura di sè” era il titolo della mostra di cui abbiamo parlato in occasione del terzo festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare. Con me c’era il collega Luca Faccio, il blogger de “Il Fatto Quotidiano”, che fa parte dei volontari che sostengono il Comitato. Luca per anni è stato amico di casa Fo e in particolare di Franca Rame, che apprezzava il suo blog e gli aveva chiesto di darle una mano, cosa che continua a fare anche oggi per sostenere le persone in difficoltà. Con Jacopo è facile parlare. Da uomo libero qual è, non mi fissa un appuntamento, ma si limita a dire: “Chiamami quando vuoi. In tarda mattinata va sempre bene”. Non c’è dubbio che anche lui abbia respirato da sempre l’aria della libertà. Basta pensare che i suoi genitori se ne erano andati dalla RAI perché avevano osato parlare di vittime del lavoro, quando ancora in pochi se ne occupavano. Per questo motivo l’ANMIL è entrata nella vita di Dario Fo, qualche anno prima che morisse, assegnandogli a Piacenza un premio per la sua vicinanza agli scopi dell’Associazione. E proprio da qui ho ripreso il discorso con il figlio Jacopo.

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Terapia della dolcezza: a Treviso il laboratorio di pasticceria per ragazzi autistici

Mer, 01/30/2019 - 09:34

Farina, uova, zucchero. E una mamma coraggiosa. Questa è la ricetta, vincente a mani basse, di “Addolciamo l’autismo“, un laboratorio di pasticceria a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, al cui interno si sfornano biscotti, ma soprattutto umanità, calore, affetto. E si spalancano le porte al mondo per mostrare le infinite possibilità di questi ragazzi speciali. Un antidoto contro l’indifferenza del mondo e i pregiudizi di chi dello spettro autistico pensa di sapere tutto.

Tutto iniziò con Alberto. “Addolciamo l’autismo nasce perché prima di tutto io sono una mamma”. A parlare è Stefania Ruggiero, oggi presidente dell’Angsa Treviso (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), pugliese di nascita e veneta d’adozione che dopo la nascita del primo figlio e con l’avanzare poi della sua crescita si è trovata davanti al dilemma che affligge la maggior parte dei genitori di soggetti disabili dal punto di vista psichico: come rendergli la vita più piena, come farlo essere il più felice possibile. E soprattutto proteggersi e prepararsi al “che ne sarà dopo di noi?”. “Quando Alberto era più piccolo (oggi ha 20 anni, ndr) ho cercato di capire quali fossero le sue attitudini. Non volevo parcheggiarlo in un liceo che non gli avrebbe dato un vero futuro. Allora l’ho messo al mio fianco quando preparavo i dolci, in casa, e ho notato in lui un’attitudine. Allora insieme a mio marito abbiamo deciso per l’alberghiero. Tutto è nato da lì”.

 

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I 7 migliori libri di fantascienza

Mer, 01/30/2019 - 08:09

   

1 – Paria dei cieli di Isaac Asimov

2 – Neanche gli dei di Isaac Asimov.

Asimov è un pazzo scatenato. Ha scritto una cinquantina di romanzi. Alla fine è riuscito a cucirli tutti assieme, una storia lunga 50 romanzi. Un caso unico. Li ho letti tutti. Coprono un arco temporale di decine di migliaia di anni dai primi robot (c’è il film di Robin William sul robot che riesce a farsi riconoscere come essere umano e pur di riuscirci accetta di morire. L’uomo Bicentenario) alla nascita e al crollo dell’Impero Galattico. Se hai un anno che non sai cosa fare è un modo delizioso per impegnarlo.
Nell’ultimo libro scopri alcuni segreti che stavano dietro gli altri. Come ci sia riuscito a collegare tutto è magico. È Asimov che inventa le 3 leggi della robotica che oggi sono alla base della ricerca sull’intelligenza artificiale: un’auto a guida autonoma si può trovare a dover decidere se far morire il passeggero o investire 5 passanti… Lui era un fisico nucleare…
Questi due romanzi sono i più riusciti e avvincenti.

3 – L’uomo in fuga di Richard Bachman (pseudonimo di Stephen King)
È stato il primo romanzo di fantascienza che ho letto. Iniziai a leggerlo e non smisi fino a quando non lo finii. Il tutto avvenne durante le 27 ore di aereo e scali per raggiungere la Cina nel 1974. Dopodiché ho letto alcune centinaia di libri di fantascienza.
Credo che sia anche l’unico non horror scritto da King.
Un uomo disperato partecipa a una gara dalla quale solo un concorrente uscirà vivo. Tema poi copiato da un corteo di scrittori. Su questa storia hanno fatto anche parecchi film. Nessuno eguaglia il romanzo.

4 – Il mondo della foresta di Ursula K. Le Guin
Sono uno dei pochi a sostenerlo ma trovo che sia indecente che il film Avatar sia copiato da questo romanzo senza che sia stato riconosciuto il merito alla Le Guin. Tra il film e il romanzo ci sono differenze di trama ma la struttura della storia, le ambientazioni e le idee di fondo sono le stesse. Nel romanzo c’è il rapporto simbiotico di questi nativi di un altro mondo che vivono su alberi immensi. Quando tornano a casa devono farsi riconoscere dall’albero sennò rischiano di essere colpiti da spine velenose che la pianta emette contro gli sconosciuti. Gli ospiti mangiano i frutti della pianta e questo li rende riconoscibili, ma prima di salire sull’albero devono mettersi in comunicazione empatica per farsi riconoscere. Ursula K. Le Guin inventa una parola che definisce questa azione: EMFOLIARE. Questa idea di un’azione mentale per entrare in sintonia l’ho trovata molto affascinante anche perché credo che tra gli esseri umani sia necessario fare qualche cosa del genere per entrare in sintonia.

5 – Il mondo del non-A di A. E. van Vogt
Un romanzo filosofico. Descrive la ribellione di un gruppo di umani contro il sistema dittatoriale Aristotelico. Si tratta di un romanzo d’azione avvincente che riesce ad indagare senza annoiare una questione filosofica fondamentale: Aristotele sbagliava! Il senso della vita non sta nella pura efficienza della cultura utilitaristica. Serve ben altro per rendere decente vivere. Noi stiamo con Platone.

6 – Venere nella conchiglia di Kilgore Trout

 

 

 

 

 

7 – Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams

 

 

 

 

Questi sono i miei preferiti, e i vostri? Se volete raccontarci quali secondo voi sono i migliori libri di fantascienza scrivetelo qui sotto nei commenti, grazie!

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Alimentazione sana: ecco le sette fake news …

Mer, 01/30/2019 - 01:57

La frutta va mangiata lontano dai pasti. Consumare carboidrati a cena fa ingrassare. Bere l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli ai reni. In fatto di alimentazione si sentono ogni giorno informazioni di diverso tipo e, complice il web, le notizie – vere o false che siano – fanno presto a rimbalzare da un sito all’altro, creando vere e proprie credenze popolari.

Poiché mangiare in modo corretto è molto importante per rimanere in buona salute, l’Istituto superiore di sanità (Iss) – l’organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale che sotto la vigilanza del ministero della Salute svolge funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – ha stanato e smentito alcune “bufale alimentari“. Eccone sette.

1. Consumare carboidrati a cena fa ingrassare

Falso. Una credenza tanto diffusa quanto errata è quella di evitare di consumare i carboidrati a cena (per esempio un bel piatto di pasta) perché in questo momento della giornata fanno ingrassare. “Si tratta di una errata convinzione – si legge sul sito dell’Iss – Non conta infatti in che momento della giornata si mangino carboidrati, ma piuttosto quanti se ne introducono quotidianamente e di quante calorie totali si compone la nostra dieta”. Il rischio dell’aumento di peso non sussiste se i carboidrati vengono consumati in porzioni adeguate al proprio fisico, all’età e all’attività fisica.

2. La frutta va consumata lontano dai pasti

Falso. Si sente spesso dire che mangiare frutta a fine pasto non sia una buona abitudine. I motivi che alimentano questa credenza sono diversi: tra tutti, spicca la motivazione legata al gonfiore che deriverebbe dal fatto che il consumo di frutta come conclusione del pranzo o della cena rallenti il transito del cibo attraverso il tratto gastrointestinale, dando vita a processi di fermentazione del cibo introdotto e conseguente accumulo di gas nell’intestino. Questa situazione si verifica soprattutto in persone che soffrono di disturbi intestinali: nei soggetti senza queste problematiche, invece, mangiare un frutto a fine pasto apporta diversi benefici, tra cui l’aumento del senso di sazietà.

3. Se hai bisogno di ferro, mangia spinaci

Falso. A differenza di ciò che comunemente si crede, gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo. Gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile dall’organismo perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino. La credenza popolare che gli spinaci siano un’ottima fonte di ferro è, probabilmente, dovuta in parte alla larga diffusione mediatica che hanno avuto alcune pubblicità e alcuni cartoni animati. Il consumo di spinaci, comunque, va sempre raccomandato perché sono una buona fonte di vitamine, acido folico e cellulosa.

4. Mangiare gli agrumi di sera fa male

Falso. Secondo un antico proverbio è cosa buona mangiare l’arancia – e gli agrumi in generale – al mattino, mentre è meno consigliato consumare questi frutti di pomeriggio o, peggio, di sera, perché renderebbero difficile la digestione. L’Istituto superiore di sanità spiega però che nessuna prova scientifica dimostra che l’arancia – e gli agrumi in genere – siano da consumare in specifici momenti della giornata, né che possano influenzare in modo negativo la digestione per individui in salute. Il succo d’arancia va invece consumato con molta moderazione da chi soffre di reflusso gastroesofageo, perché potrebbe provocare un peggioramento della sintomatologia.

5. Il kamut è un cereale antico

Falso. Il “Kamut” non è il nome di un cereale antico, ma il marchio commerciale che la società Kamut International ha posto su una varietà di frumento che negli Stati Uniti è stata registrata con la sigla QK-77 e che viene coltivata e venduta in regime di monopolio in tutto il mondo.

6. L’acqua del rubinetto fa venire i calcoli

Falso. Nessuna evidenza scientifica giustifica il consiglio molto diffuso di utilizzare acque leggere o moderatamente oligominerali in sostituzione dell’acqua del rubinetto per evitare la formazione di calcoli ai reni. È una falsa convinzione pensare che la concentrazione di calcio presente nell’acqua potabile di casa possa favorire la formazione di calcoli renali.

7. La cipolla assorbe i microbi

Falso. Le cipolle sono spesso usate come rimedio naturale contro tosse e raffreddore, soprattutto per i bambini: si pensa che posizionando accanto ai lettini alcune fette di cipolla, queste sarebbero in grado di attirare i microbi, risolvendo il raffreddore. In realtà la cipolla può aiutare a liberare il naso, anche in caso di raffreddore, perché induce la lacrimazione, e quindi facilita l’espulsione del muco che ristagna nelle cavità nasali, ma la sua azione anti-raffreddore non va oltre questa funzione.

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La Germania vuole eliminare le centrali a carbone entro il 2038

Mer, 01/30/2019 - 01:52

Sabato 26 gennaio 2019, dopo mesi di contrasti e una discussione che ha superato le 20 ore, la EnergiewendeCommissione tedesca per la transizione energetica (composta da 28 membri in rappresentanza delle regioni minerarie, aziende di utility, scienziati e ambientalisti) chiude il suo attesissimo rapporto dichiarando di aver raggiunto un accordo che, benché non abbia vincoli legali, ha trovato consenso e sostegno nella maggioranza del parlamento e fa sperare in un fedele cambiamento di rotta del governo.

La Germania, quarta economia mondiale e primo paese europeo per consumo di carbone, decide di dare il suo contributo e segno decisivo per contrastare il riscaldamento globale: «L’uso del carbone in Germania terminerà nel 2038. Nel 2032 sarà effettuata un’altra verifica sulla possibilità di smettere di usare il carbone un po’ prima, nel 2035. Pertanto, vogliamo sottolineare che all’inizio degli anni 2030, la situazione dovrebbe essere valutata, ed è possibile che un certo sviluppo del mercato renda possibile una fine anticipata, ma ora è impossibile concretizzare [il piano] e fare previsioni», dichiara Ronald Pofalla, presidente della Commissione speciale nominata dal governo tedesco, alla presentazione del rapporto finale della Commissione.

Come la Germania abbandonerà il carbone?

La strategia tedesca prevede un percorso di uscita a tappe: cominciando dalla chiusura entro il 2022 di 12,5 GW di carbone, che rappresenta circa un terzo della produzione totale, compresi 3 GW di lignite (carbone fossile più inquinante del carbone nero). Altre fabbriche la cui produzione ammonta a 6GW di lignite e 7GW saranno fermate entro il 2030, con un rimanente di soltanto 17 gigawatt di elettricità prodotti a carbone. La Germania dovrebbe così porre fine al carbone al più tardi nel 2038, anche se nel 2032 ci sarà un riesame per valutare la possibilità di anticiparla al 2035; il costo totale stimato su 20 anni di questa transizione è di circa 40 miliardi di euro.

«L’implementazione dell’accordo porrà la Germania ancora una volta tra i sostenitori internazionali della protezione del clima», ha dichiarato Ronald Pofalla «La Germania può mostrare che può rimanere una nazione altamente industrializzata mentre protegge il clima».

Non mancano però le proteste delle associazioni ambientaliste, che hanno dichiarato la necessità (e il dovere) di un’eliminazione graduale più accelerata in grado di ridurre il consumo di carbone entro il 2030 se si vuole avere la possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi.

«La Germania ha finalmente deciso di accelerare e unirsi alla maggior parte degli Stati europei, fissando una data di uscita dal carbone, assicurando supporto ai lavoratori, e merita un plauso per questo», commenta Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Ma l’aver fissato questo passo al 2038 – aggiunge – non permetterà alla stessa Germania o ad altri Stati di mettersi al riparo dai pericolosi impatti dei cambiamenti climatici, né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Settimana dopo settimana raccogliamo sempre più testimonianze sulla crescita di fenomeni legati al clima che cambia, come incendi, violente bufere e altri eventi estremi. Questo dovrebbe spingere gli Stati ad aumentare le ambizioni e decidere più rapidamente e con maggiore incisività».

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Cuneo, borgata alpina vendesi sul web al prezzo di un appartamento in città

Mar, 01/29/2019 - 10:01
L’annuncio online recita così: “Vendesi azienda agricola di circa 22 ettari fra pascoli, seminativi, boschi e orti con annessa borgata alpina parzialmente ristrutturata”. Cinque baite (di cui due con soppalco), una legnaia, due stalle, tre magazzini, una stanza con forno a legna, un’ulteriore baita a sé stante ristrutturata, un fienile, una fontana e pure una zona per fare il barbecue. Prezzo: 360mila euro. A Castelmagno, in alta val Grana, nel Cuneese, c’è insomma un’intera borgata in vendita, “al prezzo di un appartamento a Torino”, come fa notare Marco Bussone, presidente dell’Uncem: la differenza, aggiunge il timoniere dell’associazione che riunisce i comuni montani, è che “qui si può facilmente fare impresa, produrre reddito, avere migliore vivibilità e benessere”. Cinque anni fa finì in vendita su eBay una borgata alle pendici del Gran Paradiso e da allora si è aperta una strada. O meglio, come dice Bussone, “attorno a questi borghi sta nascendo un mercato”. CONTINUA SU REPUBBLICA.IT
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ASA Tivoli: un modello di municipalizzata alle porte di Roma

Mar, 01/29/2019 - 07:00

L’economia circolare è stata la stella polare di ASA Tivoli, la municipalizzata della cittadina alle porte di Roma, che sotto la gestione dell’Amministratore Francesco Girardi, dal 2014 ad oggi ha visto crescere la raccolta differenziata dal 13 ad oltre il 70%. Una serie incessante di iniziative anche molto originali ed innovative riepilogate in questo comunicato stampa, curato dalla Responsabile Comunicazione Istituzionale Strategia Rifiuti Zero di ASA, Francesca Elmi.

 

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I tanti casi Koulibaly sui campetti di provincia

Mar, 01/29/2019 - 01:33

Donato Trotta, Marco Giazzi, Igor Trocchia. Sono tre eroi per caso. In Italia si diventa eroe con poco. Basta essere appassionato di sport e non dimenticare l’abc dell’educazione e del rispetto nei confronti dell’altro. Siamo messi talmente male che se non ti adegui a quella che sembra una deriva razzista e di maleducazione, ti ritrovi persino premiato al Quirinale.

È quel che è accaduto a Igor Trocchia allenatore del Pontisola. È stato tra i 35 premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essersi distinto come esempio civile. Ritirò la sua squadra perché, in una partita contro il Rozzano, un avversario insultò un suo giocatore nero di tredici anni. Non è un professionista dello sport, ha un altro lavoro: è ambulante nei mercati. Ha la passione del calcio e coniuga lo sport con determinati valori; altrimenti lo sport non ha senso.

La piaga non è soltanto il razzismo. È la violenza verbale che accompagna qualsiasi manifestazione agonistica dei più piccoli. La settimana scorsa la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a Marco Giazzi allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, in provincia di Brescia. La sua squadra under 13 stava affrontando i pari età del Quistello quando dagli spalti alcuni genitori hanno cominciato a partecipare con troppa esuberanza (e maleducazione). A un fallo non fischiato sono partite parolacce nei confronti dell’arbitro. La situazione non accennava a calmarsi. E Giazzi a questo punto ha deciso di intervenire. Il suo racconto mette, ahinoi, tanta tristezza:

Ho chiamato un time out e ho provato a calmare i genitori. Ho detto: vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? Potete smettere di protestare e insultarci? Sono arrivati altri insulti. Eravamo in vantaggio, ma al terzo quarto ho deciso di ritirare la squadra, di chiedere la sconfitta a tavolino per 20 a zero. Quando ho chiesto ai ragazzi se si stavano divertendo, in un clima sempre più nervoso, con sempre più falli e proteste, mi hanno detto di no.

In questi casi tornano sempre in mente le parole di Paolino Pulici che da tempo allena i bambini: «Per me il bambino ideale è il bambino orfano».

Il terzo eroe per caso è Donato Trotta, presidente del Serino Calcio che disputa il campionato regionale di Promozione. Nel corso della partita contro il Real Sarno, il portiere senegalese Gueye Ass Dia ha denunciato di essere stato apostrofato “vai via negro” dall’arbitro al momento dell’espulsione.

Donato Trotta ha trovato il portiere in lacrime negli spogliatoi. A questo punto ha deciso di intervenire. E ha ritirato la propria squadra dal campo. «Non permetto a nessuno di insultare i miei ragazzi – ha raccontato a Repubblica – e allora sono entrato in campo per avere spiegazioni. L’arbitro mi ha mandato via, gli ho dato la mano e ho deciso di ritirare la squadra. Così non si può andare avanti, questo non è calcio».

E ha proposto agli altri club di non scendere in campo in attesa di una presa di posizione forte da parte della federazione. La vicenda Koulibaly è ahinoi solo la punta dell’iceberg.

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Il nuovo Campus “NZEB” della Bocconi a Milano

Mar, 01/29/2019 - 01:11

36.000 mq di superficie dove troveranno spazio una torre di dieci piani, quattro edifici, una residenza, un centro sportivo, un parco ed una grande piscina aperta al pubblico, 130 Milioni di euro di investimento da parte dell’Ateneo Bocconi, per un progetto di qualità architettonica, ma anche ambientale.

Inizia a prendere forma concreta il nuovo Campus universitario, con alcuni edifici già completati altri in fase di completamento; un’opera di rigenerazione urbana che ha riqualificato, o per meglio dire rigenerato, anche gli edifici dismessi dell’ex Centrale del Latte di Milano.

Infatti, oltre agli edifici storici e a quelli di più recente costruzione (Edificio Gardella ed Edificio Grafton), l’Università si espanderà a sud, inglobando l’ex area della Centrale del Latte e andando a consolidare l’idea di un Campus universitario sempre più strettamente inserito nel tessuto urbano di Milano.

L’area comprende la nuova Residenza Castiglioni da 300 posti (DORMS) – inaugurata già a settembre 2018.

Seguiranno la nuova sede della SDA Bocconi, composta da tre edifici (MEO: Master, Executive, Office), e un centro polifunzionale con parco pubblico di 17.500 metri quadri e piscina olimpionica aperta alla città.

Ogni nucleo è progettato per garantire agli interni l’apporto massimo di esposizione alla luce, offrendo ampie aperture sulle corti del parco, ottimizzando la ventilazione naturale e riducendo in modo significativo l’impiego dell’illuminazione e dell’aerazione artificiale.

L’accumulo di calore solare è limitato grazie a pensiline mobili di ingrigliato metallico abbinate a elementi frangisole, permettendo, comunque, che la luce del giorno possa filtrare naturalmente. La dimensione a tutta altezza delle facciate in vetro è volta poi a migliorare le stratificazioni dell’aria e l’illuminazione naturale, riducendo ulteriormente il consumo energetico.

Le pareti esterne sono 50% opache e 50% trasparenti, e provvedono un isolamento ottimale, riducendo i costi. Opportune strategie energetiche impiegheranno l’utilizzo di sorgenti idriche sotterranee o sistemi di riciclo dell’acqua piovana. Pannelli solari saranno installati sul tetto del Recreational Center, altra parte dei tetti sarà realizzata a verde.

Giardini interni, cortili e portici sono diffusi in quanto appartengono alla cultura milanese. Si tratta di spazi che creano contesti tranquilli per socializzare, studiare, riunirsi e incontrarsi all’aperto. Anche il parco è caratterizzato da ampi cortili, delineati da una serie di portici con pensiline basse che si toccano tra di loro come gli edifici, permettendo la chiusura notturna dell’intero campus. Lo scopo del progetto è di creare un campus universitario dove studenti, docenti e visitatori possano far parte di una comunità attiva, animata e con un elevato grado di empatia con la natura. 

Il progetto, realizzato dallo Studio giapponese SANAA vincitore di un concorso internazionale, presenta dunque grande attenzione agli aspetti di efficienza energetica e risparmio energetico, per tutti gli edifici in esso compresi, tanto da potersi definire NZEB, Near Zero Energy Buildings, così come li definisce la Direttiva europea EPCB (2010/10/UE) e così come li caratterizza puntualmente e obbliga a realizzare, già dal 2016, la Regione Lombardia.

Si tratta in estrema sintesi di edifici quasi totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico, che, per la quota parte minima di apporto energetico esterno, utilizza fonti di tipo rinnovabile.

La Lombardia è stata la prima Regione italiana ad attuare le disposizioni della Direttiva UE EPCB: con una propria deliberazione (D.G.R. n. 3868 del 2015) ha anticipato l’obbligo di avere caratteristiche NZEB per tutti i nuovi edifici pubblici al 1/01/2016, anticipando i termini della Direttiva di tre anni e anticipando di cinque i termini di obbligo e scadenza per quelli privati.

Con successivo Decreto nello stesso anno (Decreto n. 6480 del 2015) ha definito le caratteristiche puntuali di un NZEB e quindi i parametri da rispettare per le prestazioni energetiche e per l’apporto (per le quote minime necessarie) di fonti esterne di energia rinnovabile. Altro aspetto importante, ha individuato le procedure per il calcolo della prestazione energetica e i requisiti dei professionisti abilitati alla certificazione.

Questi aspetti, che la Direttiva dell’Unione Europea ha demandato agli Stati membri o alle loro Regioni, sono stati affrontati quindi già da tempo dalla Regione Lombardia ed è per questo che già si vedono edifici pubblici realizzati secondo questi dettami prendere forma.

Il nuovo Campus è dunque uno dei “frutti” di una strategia più ampia che, diviene norma, e a livello locale produce risultati positivi in termini di qualità dell’abitare e di attenzione per l’ambiente.

Il video realizzato da Repubblica.it  sul progetto del Campus

Per maggiori informazioni sulla Direttiva EPCB e sugli edifici NZEB si rimanda a un nostro articolo che ne parla diffusamente

  

Fonti:

https://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Bocconi/SitoPubblico_IT/Albero+di+navigazione/Home/Campus+e+Servizi/Campus+Urbano+Bocconi/Il+nuovo+campus/campus_urbano

https://www.casaeclima.com/ar_30652__PROGETTI-Nuovi-edifici-bocconi-campus-della-bocconi-milano-Milano-il-nuovo-Campus-della-Bocconi-prende-forma.html

https://www.infobuildenergia.it/progetti/nuovo-campus-universita-bocconi-milano-496.html

 

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