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Aggiornato: 2 ore 5 min fa

Tutto quello che senza l’Unione europea non avremmo mai avuto

Mer, 05/22/2019 - 15:00

Parliamo di Europa e vediamo solo austerità, dando per scontato tutto quello che oggi abbiamo. Eppure non lo è. Basta andare a Schengen. È un piccolo villaggio del Lussemburgo, ma lì è stato firmato l’accordo che ha spalancato le nostre esistenze: in qualunque momento possiamo decidere dove andare a vivere, studiare o lavorare senza l’obbligo di passaporti, visti e permessi. L’abolizione dei controlli doganali ha cancella to le burocrazie e incrementato il commercio. Ed è merito della Comunità economica europea, divenuta poi l’Unione: senza di lei quell’accordo, a cui aderiscono 26 nazioni, non esisterebbe.

Dal mercato unico a Erasmus: Nessuno Stato, da solo, avrebbe potuto creare qualcosa come l’Erasmus. Nel 1987, quando iniziò il programma di scambi culturali 3.244 giovani partirono da 11 Paesi della Cee per studiare all’estero. Da allora, le partenze annuali sono centuplicate e 9 milioni di studenti hanno visto le loro vite cambiate: età media 24 anni, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi, fra gli altri 843.000 italiani. Nel 2021-2027 partiranno altri 12 milioni di giovani. Terminati gli studi, cercheranno un lavoro nel mercato unico europeo. A questo pilastro è ancorato l’euro. Prima valuta internazionale in grado di fronteggiare lo strapotere del dollaro, e — in Europa — del marco tedesco. Applicato dal 2002 è stato uno shock, ma garantisce la stabilità dei prezzi e dei cambi. Nell’89 pagavamo il 9, 99% di interessi sul debito pubblico, ora il 2, 83% . L’inflazione viaggiava al 6,60%, oggi all’1,20%.

Costa meno viaggiare e telefonare: L’Europa ha spesso fatto bene al nostro portafoglio, anche aprendo le barriere alla concorrenza. Secondo i dati della Commissione Europea, una famiglia di 4 persone nel 1992 spendeva 16 volte in più per andare in aereo da Milano a Parigi, rispetto al 2017. Gli effetti del calo prezzi si sono visti bene: 360 milioni di passeggeri Ue nel 1993, contro i 918 milioni nel 2015. Oggi telefonare in un qualunque Paese europeo costa uguale, dal giugno 2017 Bruxelles ha abolito i supplementi esteri. E dallo scorso 15 maggio la tariffa massima per ogni chiamata sia da cellulare sia da telefono fisso fra Paesi Ue è stata in ogni caso fissata a 19 centesimi. Dal 2012, le tariffe per il trasferimento dati sono calate del 90%.

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Perchè il caffè stimola l’intestino?

Mer, 05/22/2019 - 13:57

Uno studio condotto dagli scienziati dell’Università del Texas potrebbe far luce sul collegamento tra consumo di caffè e la nostra attività intestinale.
I più assidui bevitori di caffè probabilmente sanno già che questa bevanda non è semplicemente utile per svegliarli al mattino, ma funge anche da ottima “sveglia” per il nostro intestino. Ma mentre gli effetti lassativi del caffè sono ben noti, non è chiaro esattamente perché ciò avvenga. Per far luce su questo mistero, alcuni scienziati hanno deciso di somministrare caffè ai topi di laboratorio.

I loro risultati preliminari, presentati questo fine settimana in una conferenza intitolata Digestive Disease Week, sembrano riaffermare il sospetto che l’effetto lassativo del caffè non abbia niente a che fare con la caffeina. I ricercatori della Medical Branch della University of Texas a Galveston hanno somministrato ai topi una piccola tazza di caffè per tre giorni consecutivi, tra i quali c’era anche un gruppo cui è stato “servito” del caffè decaffeinato.

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Come le persone comuni risolvono problemi complessi!

Mer, 05/22/2019 - 12:00

Fonte video pagina Facebook Video Incredibili

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Cosa sta succedendo tra Stati Uniti/ Trump e Cina/Huawei?

Mer, 05/22/2019 - 10:29
[…] Huawei ha perso la sua licenza per utilizzare il sistema operativo Android nella sua versione più ricca e completa, in seguito a una sospensione decisa da Google per rispettare le disposizioni imposte dal governo statunitense contro le aziende cinesi. La decisione, che sta facendo molto discutere, potrebbe avere grandi conseguenze per l’intero settore della telefonia e coinvolge milioni di proprietari di smartphone Huawei, non solo negli Stati Uniti.

Stati Uniti vs Huawei:  Per capire come siamo arrivati fino a questo punto, è necessario fare qualche passo indietro fino alla settimana scorsa, quando il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per dare al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale. Il provvedimento era di fatto indirizzato alle aziende cinesi, e in particolare a Huawei, già da tempo sotto le attenzioni di Trump.

Conosciamo Huawei soprattutto per i suoi smartphone, di buona qualità e che hanno invaso il mercato in pochi anni […]Ma la società cinese è attiva in numerosi altri settori legati alla produzione di ripetitori, cavi sottomarini e altre strumentazioni per le telecomunicazioni.

[…]Gli Stati Uniti ritengono che Huawei faccia spionaggio per conto del governo cinese, e che quindi i suoi prodotti costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale, visto che potrebbero essere impiegati per costruire le reti su cui passano dati sensibili. Le accuse non sono mai state dimostrate con prove concrete e Huawei ha sempre sostenuto di rispettare gli standard di sicurezza e di lavorare in modo trasparente. [Leggi l’articolo completo “Il caso Huawei – Android, spiegato– ILPOST.IT]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

HUAWEI, USA DANNO 90 GIORNI DI PROROGA > Il governo americano allenta la presa su Huawei. L’azienda cinese ottiene una “licenza temporanea di 90 giorni che ripristina parzialmente i requisiti e le politiche di licenza in base ai Regolamenti di amministrazione delle esportazioni”. Lo si legge in un documento del Dipartimento del commercio Usa.
 In base alla licenza, la cui durata potrebbe essere estesa, Huawei potrà acquistare prodotti e servizi americani per mantenere operativi gli smartphone già in commercio, e le reti e le apparecchiature esistenti, inclusi gli aggiornamenti software e le ‘patch’ di sicurezza. La licenza non riguarda invece l’acquisto di componenti statunitensi destinati alla creazione di nuovi prodotti. Leggi l’articolo completo… [Fonte: ANSA.IT]

MINACCIA HUAWEI, GLI USA SBARRANO LA PORTA: COSA STA FACENDO IL RESTO DEL MONDO? > La drastica decisione, con la quale di fatto Huawei non potrà comprare tecnologia di aziende americane per ragioni di sicurezza nazionale senza autorizzazione governativa, anche se per l’operatività occorrerà attendere almeno 120 giorni, è l’ultimo passo di una escalation portata avanti dall’amministrazione Trump contro il colosso tecnologico cinese. […] Come si sono mossi gli altri Paesi?:

L’Italia: Giappone, Nuova Zelanda, Australia e Taiwan hanno scelto il bando nei confronti di Huawei. Mentre in Europa non è andata esattamente come sperava Trump, per quanto non tutti i Paesi abbiamo preso la decisione definitiva. In molti casi, come in Italia, Huawei è un operatore di primo piano già su tecnologie precedenti al 5G, tanto che ha fatto discutere il report di Bloomberg secondo cui Vodafone trovò vulnerabilità negli apparati Huawei in Italia già nel 2011-2. Il rapporto con gli operatori è consolidato, anche nei test per il 5G, e gli stessi sono convinti che rinunciare all’azienda cinese comporterebbe ritardi ed esborsi.

Il caos inglese: La decisione ufficiale non è stata comunicata e il tema è assai delicato come si è capito quando Teresa May ha silurato il ministro della difesa Williamson accusandolo di essere responsabile della fuga di notizie dopo un incontro del governo con l’agenzia nazionale di intelligence. Secondo le indiscrezioni costate il posto al ministro il Paese avrebbe deciso di dare un via libera condizionato a Huawei, con alcune garanzie tecniche e l’accesso soltanto ad alcune parti del network. Il tema è delicato vista la decennale collaborazione delle intelligence americane, inglesi ed austrialiane, che rischierebbero di venire meno.  Leggi l’articolo completo… [Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Luca Salvioli] 

HUAWEI, UN BOOMERANG PER TRUMP > […]Dopo la mossa di Trump, esperti e commentatori di tutto il mondo si sono interrogati sugli effetti del bando emesso a Washington contro Huawei. Lo stop di Google alla condivisione degli aggiornamenti del sistema operativo Android installato sui dispositivi Huawei, assieme al mancato accesso alle applicazioni disponibili tramite il proprio “store” (“Google Play”), rischia di mettere la compagnia cinese in una posizione di netto svantaggio rispetto alle dirette concorrenti, da Samsung a Apple. L’altro riflesso della decisione presa dalla Casa Bianca è la fine delle forniture di microchip assicurate a Huawei da aziende americane come Intel, Broadcom e Qualcomm. […]Con le notizie su Huawei che facevano il giro del mondo, lunedì le azioni dei produttori americani di microchip sono precipitate. Il divieto di fatto di vendere questi componenti alla compagnia cinese priverà infatti Intel, Broadcom e altri di una fetta importante del loro fatturato. Oltre il 14% delle forniture di Huawei provengono dal mercato USA e corrispondono a una cifra annua di circa 11 miliardi di dollari. I posti di lavoro persi negli Stati Uniti potrebbero di conseguenza toccare le 74 mila unità, tanto che l’associazione americana dei produttori di semiconduttori ha già chiesto alla Casa Bianca di allentare le restrizioni appena imposte contro Huawei.

Probabilmente anche a causa di queste reazioni, il dipartimento del Commercio USA lunedì ha annunciato un parziale e temporaneo passo indietro. Leggi l’articolo completo… [Fonte: ALTRENOTIZIE.ORG – Mario Lombardo]

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“Quando me lo fai un nipotino?”

Mer, 05/22/2019 - 09:53

Le mamme bonobo aiutano i figli maschi a riprodursi, aiutandoli a trovare femmine fertili e ad assumere una posizione di prestigio all’interno del gruppo.

CE LA METTONO tutta per diventare nonne, le femmine di bonobo. Pur di assicurarsi dei nipotini si prodigano per far sì che i figli godano di buona reputazione e incontrino il partner perfetto al momento giusto. Ma solo con i figli maschi, quelli che poi rimarranno in casa una volta messa su famiglia. Così racconta uno studio pubblicato oggi su Current Biology che mostra fin dove si spingano le cure materne tra i bonobo.

Solitamente, raccontano in apertura del paper i ricercatori del team di Martin Surbeck del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, gli effetti delle cure materne sono massime durante i primissimi periodi di vita, quando i piccoli non sono ancora indipendenti. In alcuni gruppi di mammiferi che vivono in gruppo però le mamme continuano a essere piuttosto presenti e influenti anche quando la prole è ormai grande e più indipendente. Un comportamento quest’ultimo spesso osservato nei confronti delle figlie femmine e volto ad assicurarne il successo riproduttivo. Esiste qualcosa di analogo per i figli maschi, si è chiesto il team di Surbeck?

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Il cashmere fa male all’ambiente

Mer, 05/22/2019 - 06:00

E sempre più aziende – da H&M a Gucci – non lo usano più o stanno cercando alternative sostenibili e rispettose degli animali

Il Wall Street Journal racconta che la produzione di cashmere sta diventando un problema per l’ambiente, tanto che molte aziende di moda stanno cercando alternative o stanno rinunciando del tutto a usarlo. Il cashmere è una lana pregiata, dal filato sottile e morbido, realizzata con il pelo invernale delle capre hircus, che vivono negli altipiani e in alcune regione montuose asiatiche, in particolare in Iran, Afghanistan e soprattutto Cina e Mongolia, che forniscono il 90 per cento del cashmere totale in tutto il mondo. Viene ottenuto pettinando a mano gli animali quando mutano pelo, in primavera; da ogni esemplare si ricavano dai 100 ai 200 grammi di lana.

Un tempo il cashmere era una fibra rara e di lusso, ma negli ultimi anni è entrata nel mercato dell’abbigliamento di massa: prezzi più economici significano maggior quantità di lana a disposizione e greggi sempre più numerosi, con milioni di capre che attraversano le steppe in Cina, in Mongolia e al confine tra i due paesi. La conseguenza è uno sfruttamento intensivo del terreno: secondo dati recenti del governo mongolo circa il 60 per cento dei pascoli si è inaridito, con ampie zone trasformate in deserto. Sempre secondo le autorità mongole, nel 2016 il 23 per cento dei pascoli era stato danneggiato gravemente o completamente, il 13 per cento in più del 2014; nello stesso periodo l’estensione dei terreni che avranno bisogno di almeno 10 anni per riprendersi o che potrebbero non farlo mai è aumentata del 5 per cento.

Un altro problema è il maltrattamento delle capre da parte dei mandriani. Di recente l’agguerrita ong ambientalista PETA ha denunciato la crudeltà degli allevamenti in Cina e Mongolia, pubblicando anche un video della pettinatura piuttosto violenta delle capre: lo trovate qui. L’indagine ha spinto l’azienda di moda H&M ad abbandonare entro il 2020 la vendita di prodotti in cashmere. Altre stanno cercando vie alternative, per esempio Stella McCartney e Patagonia non utilizzando più cashmere vergine ma soltanto rigenerato e ottenuto da scarti e ritagli. In Italia Re.Verso è una piattaforma di aziende tessili che recuperano materiali di scarto, compreso il cashmere, e li trasformano in tessuti e filati da riutilizzare.

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Italia Sicilia Gela, web serie settimo episodio: Dalila e Tiberio (e Viola)

Mer, 05/22/2019 - 05:17

Ultimo appuntamento con la webserie del progetto Gela Le Radici del Futuro. Conosciamo Dalila, Tiberio e la piccola Viola, proprietari e gestori della Creperia, un locale molto in voga nel quartiere Macchitella. Macchitella nacque con l’apertura del Petrolchimico di Gela, per dare casa agli operai dello stabilimento. Tiberio è nato qui, c’erano molte regole da rispettare…

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra
Ep04 Silvia
Ep05 Giuseppe
Ep06 Francesco
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola

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Ortoressia: quando il cibo sano diventa un’ossessione

Mer, 05/22/2019 - 03:12

Dal greco orthos (giusto) e orexis (appetito) deriva “ortoressia”, una nuova patologia alimentare che riguarda l’ossessione per il cibo sano e che porta a un vero e proprio fanatismo alimentare.

Un ortoressico si sente superiore a chi non è come lui e disprezza profondamente chi ritiene non mangi in maniera sana.

Solo in Italia si parla di 300mila persone ortoressiche – il dato complessivo di chi soffre di disturbi alimentari è di 3 milioni di persone – e sono soprattutto maschi, a differenza di altre patologie come l’anoressia che vede soprattutto coinvolte le femmine.

Il termine è stato coniato nel 1997 da Steven Bratman che ne ha anche descritto le caratteristiche: un ortoressico pensa al cibo più di tre ore al giorno, fa molta più attenzione alla salubrità che alla quantità – a differenza che nel caso di bulimia o anoressia – , mette poca attenzione al gusto e si sente a posto con se stesso solo quando mangia nel modo che ritiene corretto.

In pratica si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo che prevede tra i sintomi:

  • Maniacale attenzione alla dieta pianificata con giorni di anticipo e ossessiva ricerca del cibo “sano” indipendentemente dal gusto personale.
  • Questa ricerca così accurata degli alimenti va a scapito anche di altre attività e spesso l’ortoressico coltiva da sé verdure e ortaggi così da essere certo che non siano contaminati da pesticidi.
  • Massima attenzione anche al metodo di cottura del cibo, compresa la scelta delle stoviglie

Se prese una a una queste particolarità non sembrano così pericolose: è bello stare attenti a quello che si mangia, preferendo il biologico e le verdure coltivate nel nostro orto. Il problema sorge quando il troppo “stroppia”.

O meglio, quando la minima deviazione alla regola provoca emozioni devastanti quali rabbia, depressione, ansia fino a causare disturbi psicosomatici come nausea e vomito. A questo punto diventa un circolo vizioso e si irrigidiscono ancora di più le regole, inevitabilmente si sgarra e così via.

D’altra parte riuscire a seguire perfettamente la dieta che ci si è imposti porta a una notevole autostima e il senso di avere il massimo controllo sulla propria vita.

L’ortoressico ha una vita sociale difficile se non impossibile: un caffè in compagnia, una cena al ristorante diventano occasioni evitate come la peste. Col tempo anche una cena privata diventa complicata se chi invita non ha la stessa maniacale attenzione per cibi e cotture.

Tutta la vita si concentra sul cibo, e il malato è convinto che il benessere dipenda solo dall’alimentazione escludendo tutto resto. Inoltre l’ortoressico è convinto che chiunque non segua la sua stessa regola non sia degno di essere frequentato in quanto stupido.

A questo si aggiunge che spesso la stessa regola alimentare è sbagliata perché si basa su concetti spesso legati alle fake news alimentari o all’allarmismo ecologico e si pensa che in assoluto TUTTA la carne bovina sia contaminata dal morbo della mucca pazza o che TUTTI i vegetali siano contaminati dalle radiazioni. E a nulla servono i consigli degli esperti perché non vengono creduti.

Le conseguenze sono immaginabili anche sul benessere fisico della persona: non sono rari i casi di avitaminosi, squilibri elettrolitici, osteoporosi. Nel peggiore dei casi si sviluppano patologie che possono diventare irreversibili e richiedere l’ospedalizzazione.

Spesso all’ossessione del cibo si associano anche altre forme maniacali come quella per la pulizia, l’esercizio fisico, le cure estetiche o la fobia per i farmaci, in quanto provenienti dall’industria chimica.

Come si cura l’ortoressia?

Come sempre in questi casi la terapia è quasi impossibile se il paziente non si rende conto di avere un problema. Le persone affette da ortoressia sono fermamente convinte di essere nel giusto e si sentono superiori a chi non ritengono altrettanto ortodossi nella ricerca della purezza interiore.

Si arriva quindi alla terapia spesso quando i sintomi diventano palesi soprattutto per quanto riguarda lo stato di salute.

Il trattamento non può essere che graduale: l’ortoressico, come l’anoressico, dovrà recuperare la percezione del proprio corpo reale e delle sue esigenze attraverso una psicoterapia cognitivo-comportamentale dove probabilmente non si possono evitare alcuni tipi di farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

Si tratta di attivare quindi un’azione multidisciplinare dove anche la famiglia ha un ruolo fondamentale, oltre a medici, psicologi e nutrizionisti.

Soffri o conosci qualcuno che potrebbe soffrire di ortoressia? Qui puoi fare un test per verificare se soffri di questa patologia: Test per verificare se soffri di ortoressia nervosa

Fonti:  https://www.stateofmind.it/2015/03/ortoressia/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15330084
http://www.archivespp.pl/uploads/images/2012_14_1/BrytekMatera55__APP1_2012.pdf

Foto di Christine Sponchia

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Amazon mette 575 milioni su Deliveroo

Mar, 05/21/2019 - 21:30

Jeff Bezos scommette ancora sul cibo e partecipa al round della compagnia inglese (che ha raccolto in totale fino ad oggi 1,53 miliardi di dollari)

Dopo i supermercati, Amazon spinge ancora sul food. Stavolta investe sulle consegne a domicilio e in particolare guida un round di finanziamento di 575 milioni di dollari in Deliveroo (con gli investitori T. Rowe Price, Fidelity Management e Research Company, e Greenoaks).​ Con questo finanziamento, ha fatto sapere compagnia basata a Londra, Deliveroo continuerà a costruire il suo servizio di livello mondiale “portando ai clienti il cibo che vogliono quando e dove vogliono, offrendo ancora più lavoro per i rider e aiutando i ristoranti a crescere nel loro business raggiungendo nuovi clienti”.

Qui Deliveroo…

Questo nuovo investimento aiuterà Deliveroo a crescere e a offrire ai clienti ancora più scelta, su misura per i loro gusti personali – ​ha detto Will Shu, founder e CEO di Deliveroo – offrendo ai ristoranti maggiori opportunità per crescere e per espandere le loro attività, creando un lavoro più flessibile e ben retribuito per i rider. Amazon è stata un’ispirazione per me personalmente e per l’azienda, e non vediamo l’ora di collaborare con un’organizzazione così ossessionata dal ruolo dei clienti. Questa è una grande notizia per i settori della tecnologia e della ristorazione, e contribuirà a creare posti di lavoro in tutti i Paesi in cui operiamo”.

…e qui Amazon

“Siamo impressionati dall’approccio di Deliveroo e dalla loro dedizione nel fornire ai clienti una selezione sempre crescente di ottimi ristoranti, oltre a comode opzioni di consegna – ha dichiarato Doug Gurr, Country Manager di Amazon Gb – Will e il suo team hanno costruito una tecnologia e un servizio innovativi e siamo entusiasti di vedere cosa faranno ancora.”

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Fonte immagine copertina: Wired

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Tornare a casa per votare? Flixbus offre il biglietto

Mar, 05/21/2019 - 19:00

Flixbus lancia la campagna “la distanza non ti dividerà dal tuo diritto di voto” con la quale rimborserà i biglietti di viaggio per tornare a casa a votare. Ecco come funziona

Tornare a casa per votare? Può costare zero. Flixbus ha infatti deciso di rimborsare il biglietto per chiunque viaggerà verso la città del suo seggio elettorale.

La compagnia di trasporto con lo slogan “la distanza non ti dividerà dal tuo diritto di voto” ha così lanciato una campagna con la quale promette il rimborso dei ticket di viaggio verso la città di residenza.

Ecco come fare per richiederlo

  1. Prenota il biglietto FlixBus per la tua città di residenza e viaggia tra il 23.05 e il 26.05 bit.ly/FlixTimeImVoting_it
  2. Viaggia, vota e scatta una foto dal tuo seggio elettorale! (IMPORTANTE: Assicurati di NON scattare la foto all’interno della cabina elettorale, è vietato)
  3. Entro le 11:59 PM del 28 maggio contattaci in privato su Facebook inviandoci lo screenshot della conferma di prenotazione e la foto scattata nel tuo seggio elettorale. In questo modo potrai ricevere un voucher gratuito per un viaggio di sola andata.
  4. Entro il 12 giugno riceverai il tuo voucher
  5. Riscattalo tra il 12.06 e l’11.07 e goditi il tuo prossimo viaggio in Europa

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Nel calcio italiano non esistono tifosi contenti

Mar, 05/21/2019 - 15:00

Perché nel calcio italiano vincere è diventata una malattia, un’ossessione? E’ la domanda dell’anno e ovviamente non abbiamo una risposta. Però ci guardiamo attorno e fatichiamo sempre di più a comprendere la rabbia e la frustrazione che ormai accompagnano stabilmente quelli che definiamo tifosi.

Il calcio, in Italia, è ormai una forma di nevrosi. A qualsiasi latitudine. Partiamo dai più forti. Dalla Juventus. Dopo cinque anni di successi consecutivi: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, l’allenatore toscano si è separato dalla dirigenza bianconera. E fin qui nulla di strano. Anzi. La stranezza è un’altra. I tifosi juventini sono divisi su Allegri. Non tutti lo considerano un grande allenatore, nonostante i record. E non pochi lo giudicano un tecnico all’altezza. Incapace di raggiungere l’unico reale obiettivo della Juventus: la Champions League.

L’obbligo di vincere. L’aberrazione dello sport. Se non vinci, hai fallito. Detto con rabbia. Con una rabbia tale che, in caso di vittoria, sarebbe impossibile goderne.

A Napoli, la situazione è più o meno simile. Il secondo posto conquistato con Ancelotti allenatore, è vissuto come una stagione deludente. Non all’altezza del campionato dello scorso anno e delle aspettative che l’arrivo dell’allenatore emiliano aveva creato. Come se il Napoli fosse un club che potesse sputare su un secondo posto in campionato. Il presidente De Laurentiis è contestato e avversato, e non soltanto dagli ultras. Lo stadio è spesso semivuoto.

Stessa situazione a Firenze dove tra l’altro la Fiorentina rischia persino di retrocedere in serie B. Ma la contestazione a Della Valle dura ormai da anni. I tifosi si sentono imprigionati dal patron di Tod’s, come se fosse un carceriere dei loro sogni. Anche a Firenze, come a Napoli e a Torino, la tifoseria proietta un’immagine irreale di sé. La Fiorentina si immagina il Barcellona, come a Napoli credono di essere il Real Madrid.

Torino, Firenze, Napoli. E anche Roma. Sia sponda romanista sia sponda laziale dove per anni Lotito è stato contestato. Adesso il fronte laziale si è un po’ placato. Ma quello giallorosso, invece, è ben oltre l’orlo della crisi di nervi. La scorsa settimana, la rottura tra la Roma e De Rossi ha provocato l’ennesima contestazione da parte dei tifosi.

A Roma contestano Pallotta che è americano. Così come a Napoli contestano De Laurentiis che è romano. Il sovranismo regna sovrano. Così come la frustrazione. Il calcio è diventato quasi unicamente un accumulatore di rabbia. Un gioco che non è nemmeno a somma zero. E’ un gioco che può finire soltanto in perdita. Si è perso il sorriso, tant’è vero che gli stadi – in Italia – sono fondamentalmente diventati luoghi lugubri. E un’inversione di tendenza sembra lontana.

Foto di Brian Dowden da Pixabay

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Trovato in Sicilia capodoglio rosa spiaggiato: il suo stomaco era pieno di plastica

Mar, 05/21/2019 - 14:30

Tantissima plastica nello stomaco e una grossa ferita sul fianco. Queste sono le condizioni in cui è stato ritrovato un capodoglio rosa di 6 metri sulla spiaggia di Lascari, in Sicilia. Si tratta del quinto caso italiano di cetaceo spiaggiato pieno di plastica nel giro di pochi mesi.

L’elenco di pesci, tartarughe e cetacei trovati morti sulle spiagge italiane con lo stomaco pieno di plastica si allunga sempre di più. L’ultimo caso risale ad appena tre giorni fa, quando su una spiaggia di Lascari, in Sicilia, vicino a Cefalù, è stato trovato senza vita un capodoglio rosa. Il cetaceo di 6 metri presentava una grossa ferita su un fianco, probabilmente provocata dallo scontro con un’imbarcazione, e secondo le analisi dovrebbe avere circa 7 anni.

Ma la vera notizia riguarda ciò che è stato trovato all’interno dell’animale.

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Sclerosi Multipla, dare visibilità e informare

Mar, 05/21/2019 - 13:50

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla di quest’anno

La sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. Cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, colpisce una persona ogni 3 ore, viene per lo più diagnosticata tra i 20 e i 40 anni in maggioranza nelle donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Le persone con SM sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia.

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla di quest’anno. Il messaggio si richiama a quello della campagna #MyInvisibleMS della Federazione Internazionale della SM (MSIF) lanciata in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi multipla, che il 30 maggio di quest’anno si celebra per l’undicesimo anno in 70 Paesi.

Il consueto appuntamento di AISM con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno prossimi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con una settimana ricca di appuntamenti.  L’obiettivo è parlare di sclerosi multipla. È infatti fondamentale che di questa malattia ciascuno, anche se non direttamente coinvolto, riceva informazioni corrette, per comprenderne difficoltà e complessità, senza dar credito a “luoghi comuni”.

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Tap & Butch: vita di scarica (Fumetto)

Mar, 05/21/2019 - 11:55

Per non rovinare la storia le nuove strisce quotidiane vengono pubblicate in fondo.

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Lutto nel mondo dello sport: è morto Niki Lauda

Mar, 05/21/2019 - 10:42

Si è spento questa notte all’età di 70 anni in una clinica privata in Svizzera l’ex pilota di Formula Uno e Leggenda dello sport Niki Lauda: ecco chi era.

[ Fonte: Formula Uno: è morto Niki Lauda. Vittorie, drammi e rivalità – PIANETAMILAN.IT – Alessio Roccio]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

NIKI LAUDA È MORTO, AVEVA 70 ANNI. FORMULA 1 IN LUTTO  > È morto all’età di 70 anni l’ex pilota austriaco Niki Lauda, leggenda della F1 e tre volte campione del mondo, due volte alla guida della Ferrari e una con la McLaren. Lo rende noto la famiglia, a lui vicina in questi ultimi giorni trascorsi dall’austriaco in ricovero in una clinica privata in Svizzera. Otto mesi fa aveva subito un trapianto di polmone.

La carriera di Niki Lauda: Nato a Vienna il 22 febbraio del 1949, Lauda vinse tre titoli mondiali come pilota di F1 nel 1975, nel 1977 e nel 1984, i primi due al volante della Ferrari e l’ultimo poi con la McLaren, ed è considerato uno dei migliori piloti della storia alla luce anche di una carriera con 171 Gran Premi corsi e 25 vittorie ottenute. Nell’immaginario popolare di lui rimangono le immagini del grave incidente al Nurburgring che lo coinvolse nell’agosto 1976, quando rimase gravemente ustionato, un incidente che lo lasciò sfigurato in viso. In pista si era meritato il soprannome di “Computer”, per la sua guida meticolosa, glaciale, chiururgica, ma anche per la capacità di individuare e correggere i difetti delle monoposto che guidava.

Leggenda in Ferrari, grande anche nel dopo F1: Arriva immediato, via Twitter, il cordoglio del team Ferrari: “Oggi è un giorno triste per la F1. La grande famiglia della Ferrari apprende con profonda tristezza la notizia della morte dell’amico Niki Lauda, tre volte campione del mondo, due con la Scuderia (1975-1977). Resterai per sempre nei cuori nostri e in quelli dei tifosi. #CiaoNiki”. Parole che anche in poche righe riassumono il legame speciale tra un campione e la sua scuderia: Lauda è un amico, il messaggio sottolinea l’impatto nei cuori dei tifosi del cavallino rampante, che proprio al pilota austriaco devono alcuni tra i ricordi più belli di sempre. Leggi l’articolo completo… [Fonte: SKY.SPORT.IT]

NIKI LAUDA, L’INFERNO DEL NURBURGRING >  Nel 1976 il pilota Ferrari rimase sfigurato quando la sua monoposto prese fuoco dopo un incidente. Si riprese e tornò a vincere.

Quel primo agosto 1976 Niki Lauda non l’ha mai dimenticato, anche se ha avuto la forza di rialzarsi. Quella domenica maledetta la pioggerellina, l’azzardo delle gomme da asciutto e la voglia di fare meglio del rivale James Hunt, hanno segnato per sempre la vita del pilota austriaco. Niki è morto lunedì a 70 anni in una clinica svizzera.

Lauda era indietro in quel Gp, e voleva recuperare dall’ottava posizione, ma nel secondo giro, con la pioggia che aveva ricominciato a cadere, e i pneumatici sbagliati, toccò una volta di troppo il cordolo e la sua Ferrari partì imbizzarrita, senza controllo. La monoposto di Maranello sbandò in una curva al Bergwerk, il punto più lontano del circuito dai box, poi scartò verso destra, colpì il guard-rail esterno e rimbalzò in mezzo alla pista, prendendo immediatamente fuoco. Guy Edwards riuscì ad evitarla, mentre Harald Ertl e Brett Lunger la colpirono in pieno: la sfortuna volle che nell’impatto Lauda perse il casco, e fu sfigurato dalle fiamme.

Incidente Niki Lauda

Gli stessi Edwards, Ertl e Lunger si fermarono e riuscirono a estrarre Lauda dal relitto incandescente della vettura. Ad aiutarli era giunto anche Arturo Merzario, che si era fermato appena visto l’incidente.  

Il pilota austriaco era grave, ferito e ustionato, venne trasferito in elicottero all’ospedale militare di Coblenza. Poi da lì fu trasferito al Trauma Clinic di Ludwigshafen, poi al Städliche Krankenanstalten di Mannheim. Furono giorni drammatici, l’austriaco lottava tra la vita e la morte. Oltre alle fiamme, che lo sfregiarono, ci furono le inalazioni dei velenosi fumi di benzina che gli danneggiarono i polmoni. Gli stessi polmoni che lo tradirono otto mesi fa e lo costrinsero ad un trapianto.  Leggi l’articolo completo… [Fonte: QUOTIDIANO.NET]

NIKI LAUDA, UNA VITA DA FILM IN ‘RUSH’

La sfida con Hunt raccontata da Ron Howard. […] Il film ricostruisce con un ritmo adrenalinico, fra corse, ritratti intensi dei personaggi, la sfida nel 1976 fra l’inglese Hunt (Hemsworth), istintivo e amante di tutti i piaceri della vita, a bordo della McLaren, e l’austriaco Lauda (Bruhl), razionale e immerso nella passione per i motori, sulla Ferrari. Fra i personaggi della storia, anche Clay Regazzoni (Favino), compagno di scuderia dell’austriaco, la modella Suzy Miller (Olivia Wilde), moglie dell’inglese e Marlene Knaus (Alexandra Maria Lara), moglie di Lauda. ”Non volevo fare un film sullo sport – aggiunge Howard – ma riportare l’atmosfera culturale, la vitalità, la frenesia, l’energia di quel mondo che era in se stesso eccitante” . Leggi l’articolo completo… [Fonte: ANSA.IT – Francesca Pierleoni] 

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Addio vecchi chilo, metro e ampere

Mar, 05/21/2019 - 09:43

Per chi andrà a comprare due etti di prosciutto al mercato non cambierà molto e neanche per chi si appresta alla passeggiata mattutina di 800 metri. Certo è, però, che provoca più di un attimo di turbamento il fatto che da oggi siano andati in pensione chilo, metro, secondo, ampere, kelvin, mole e candela. In una società sempre più smaterializzata, addio alla vecchia definizione delle unità di misura, ancorati a beni concreti come barre metalliche, benvenuti ai nuovi criteri di definizione. A stabilire le nuove regole non sono più punti di riferimento fisici, come il Grand Kilo, il cilindro di platino-iridio forgiato nel 1879 e conservato in un caveau di Parigi ma leggi matematiche come le costanti dell’universo.
«È una rivoluzione che non comporterà scossoni: non dovremo ritarare le nostre bilance e tutti gli altri strumenti di misura», osserva il presidente dell’Istituto Nazionale di Metrologia (Inrim), Diederik Wiersma. Nessuna conseguenza per noi poveri mortali e per la nostra quotidianità, insomma, ma nel tempo, invece, a trarre vantaggio da questo cambiamento saranno le misure relative a quantità molto piccole: potranno guadagnare in precisione settori come l’industria elettronica, l’industria farmaceutica e le applicazioni delle nanotecnologie.
«Oggi è un grande giorno – rileva la direttrice scientifica dell’Inrim, Maria Luisa Rastello – ora le unità del Sistema Internazionale di misura sono riferite a una costante fondamentale, vale a dire che sono basate su un numero che si trova ovunque: è una differenza enorme rispetto al passato, soprattutto per il chilo, che era ancora un campione materiale conservato in una cassaforte con tre chiavi assegnate a tre persone. Il nuovo sistema è molto più democratico perché i valori di riferimento sono a disposizione di tutti».

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E ora i prof hanno paura delle opinioni, martedì (oggi) lanciato il Teacher Pride

Mar, 05/21/2019 - 09:35

Dopo il caso dell’insegnante di Palermo sospesa per mancato controllo su un progetto dei suoi studenti i professori temono di non poter più svolgere il loro lavoro

E ora gli insegnanti nelle scuole hanno paura. Potranno continuare a insegnare come finora hanno fatto decidendo liberamente di che cosa discutere al di fuori degli argomenti strettamente scolastici oppure dovranno limitarsi, cancellare i progetti, censurare sé stessi e i propri alunni?

Due viceministri in campagna elettorale stanno facendo a gara per mostrarsi vicini alla professoressa Rosa Maria Dall’Aria di Palermo sospesa per il video realizzato e mostrato a scuola dai suoi alunni, l’opposizione sta cavalcando la protesta contro la sospensione e le polemiche sono molto accese su come avrebbe dovuto comportarsi la professoressa.

Ma è proprio questo il punto che più spaventa gli insegnanti. La Costituzione tutela la loro autonomia di insegnamento oltre che la libertà di pensiero: ma dovranno aspettarsi polemiche e polveroni politici e mediatici per ogni progetto presentato? È Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a denunciarlo sul suo profilo Facebook.

«Continuano ad arrivarmi centinaia di lettere e messaggi di insegnanti, letteralmente schifati e impauriti per quello che è accaduto e che rischia di ripetersi. Ne ho scelta una (e comprenderete la decisione dell’anonimato) per renderla pubblica, perché credo renda benissimo lo stato d’animo di una categoria che subisce da anni riforme, controriforme, tagli, blocchi, vessazioni».

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Brasile, la guerra di Bolsonaro agli indigeni. Le loro terre fanno gola ai grandi capitali occidentali

Mar, 05/21/2019 - 08:00

“Perché gli indiani non possono lavorare come tutti gli altri? Perché possono godersi la vita con i soldi delle mie tasse? Smettiamola con questa vecchia storia! Gli indiani sono dei cittadini come tutti gli altri, se vogliono avere gli stessi diritti devono sottomettersi agli stessi doveri!”. Ecco il tipo di commenti che è possibile ascoltare quando si parla dei popoli indigeni in Brasile. Nella Costituzione del 1988 post-dittatura questa popolazione, stimata intorno agli 11 milioni prima dell’invasione dei portoghesi, ora di circa 900.000 persone (lo 0,4% dei brasiliani) e composta da 305 popoli che parlano 274 lingue diverse, si è vista finalmente riconoscere la sua legittimità originaria sulle sue terre ancestrali e il diritto “alla differenza”, cioè il rispetto per la sua organizzazione sociale, le usanze, le lingue, le credenze e le tradizioni. Un diritto garantito anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT, Convenzione 169).

Questo chiaramente non esclude gli altri diritti della Costituzione, ma sottolinea una specificità originaria. Un diritto già riconosciuto dalla Magna Charta, certo, ma che non è affatto applicato e che nei primi cento giorni del governo Bolsonaro sta per essere totalmente smantellato.

Il discorso perverso dell’integrazione

Il presidente Jair Bolsonaro è sempre stato contro i popoli indigeni, ma negli anni ha cambiato stile. Mentre vent’anni fa si rammaricava che la cavalleria brasiliana non avesse decimato tutti gli indigeni come negli Stati Uniti, durante la campagna presidenziale del 2018 ha difeso l’integrazione di quei popoli nella società brasiliana: “Molti vogliono condannarvi a rimanere isolati nelle vostre terre, come qualcosa di raro, come se fosse un parco zoologico. Ma voi non meritate questo. Siete brasiliani e avete tutto il diritto di sfruttare la vostra terra e anche di venderla, se volete”.

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Scegliere le migliori creme solari è possibile!

Mar, 05/21/2019 - 05:22

L’estate si avvicina e ci si trova tutti gli anni alla ricerca della crema solare migliore, quella con più efficacia protettiva e meglio tollerata specialmente da bambini piccoli, da chi ha pelle chiara e delicata, nei o tendenza a sviluppare eritemi. Ma quali sono le caratteristiche da ricercare? Quali sono i migliori preparati in questi termini e anche quelli che maggiormente rispettano l’ambiente?

Un prodotto solare è un qualunque preparato (crema, olio, gel, spray) da apporre sulla pelle per proteggerla dai raggi UV; lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica con lunghezza d’onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm) ed è formato in percentuale dal 3% di raggi UV, 37% di raggi del visibile e 60% di raggi infrarossi. La radiazione ultravioletta è quella più “energetica” dello spettro solare e pertanto è la più pericolosa per la cute: i raggi UV si suddividono in UVC (200-290 nm), molto pericolosi ma che non dovrebbero raggiungere la superficie terrestre perché assorbiti dai gas della stratosfera (sperando che lo strato di “ozono” sia e resti intatto), in UVB (290-320 nm) e in UVA (320-400 nm).

I prodotti solari sono per pelle la più importante arma di difesa nei confronti del sole, di protezione da tutti i raggi UV e l’efficacia e la sicurezza dei cosmetici di protezione solare si basa sul tipo e la quantità delle molecole-anti UV (chimiche o fisiche) contenute, ma anche sull’intera preparazione cosmetica. Ovvero deve trattarsi di un prodotto ben tollerato, meglio se resistente all’acqua e al sudore, facile da applicare e da spalmare, foto-stabile e termostabile, organoletticamente gradevole (odore, colore, consistenza…), formulato con profumi sicuri (almeno non foto-sensibilizzanti) e minime concentrazioni di conservanti.

Le sostanze a uso cosmetico che consentono la protezione dalla radiazione solare sono regolamentate nell’allegato VI del Regolamento cosmetico 1223/2009 che ne definisce il tipo e la massima concentrazione utilizzabile. Sono formalmente suddivisi in base alla natura e al meccanismo di azione in schermi fisici e filtri chimici: i primi sono ingredienti che, grazie alla loro opacità, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV, attraverso processi di riflessione e di diffusione delle radiazioni nocive. Il biossido di titanio (INCI: Titanium Dioxide) è lo schermante fisico più utilizzato; i secondi invece sono molecole in grado di assorbire in modo selettivo le radiazioni UV (A e B), assorbono dunque energia che verrà poi rilasciata sotto forma di calore o fluorescenza. Allo stato attuale, tra schermi e filtri, le sostanze ammesse sono 27, ognuna delle quali caratterizzata dalla sua capacità di filtrare o schermare diverse lunghezze d’onda della radiazione solare.

Entrando nel merito delle formulazioni, ad oggi, in quelle più moderne ed avanzate, vengono impiegati gli schermi cosiddetti fisici piuttosto che chimici, condizione che garantisce comunque un ampio spettro di foto-protezione nella banda UVB e UVA, ma soprattutto una riduzione dei rischi di sensibilizzazione o fotosensibilizzazione. Poiché alcuni schermi fisici per loro natura possiedono un profilo tossicologico più sicuro, ovvero sono potenzialmente meno allergizzanti, la possibilità di utilizzarli da soli in un prodotto di protezione solare riduce in modo considerevole il rischio di sensibilizzazione cutanea individuale e garantisce al tempo stesso un ottimo livello di efficacia protettiva.

I filtri chimici, ancora contenuti però nella maggioranza delle creme solari, sono sostanze di sintesi, alcune più pericolose di altre perché allergizzanti. Bisogna leggere sempre l’INCI sulle confezioni ed evitare, in particolare, questi ingredienti:

  • Diethyl e ethyhexil triazon
  • OD-PABA
  • 4-methilbenzyliden camphor
  • Oxybenzone, uno dei più utilizzati, che è considerato anche un disturbatore endocrino.
  • Derivati petroliferi, siliconi, conservanti e profumi di sintesi.
  • Coloranti/pigmenti con metalli pesanti (Nichel (Ni), Cobalto (Co) e Cromo (Cr), che si sono rilevati in grado di produrre effetti altamente allergizzanti: dermatiti allergiche e irritative).
  • Parabeni (20 tipi, inseriti per evitare lo sviluppo di microorganismi nel prodotto).

I filtri chimici non fanno male solo alla salute ma anche all’ecosistema marino perché sono dannosi per pesci e molluschi e anche per i delicati coralli, messi già a dura prova in aree a grande presenza turistica come mar Rosso, Caraibi e Hawaii. L’ossibenzone, danneggia il DNA dei coralli impedendone il normale sviluppo, i filtri chimici possono favorire lo sviluppo di virus dei coralli e quindi di stati patologici e facilitare il fenomeno dello sbiancamento. Questo fenomeno avviene quando i coralli perdono le specifiche alghe microscopiche con le quali vivono in simbiosi e dalle quali ricavano nutrimento. Alcuni studi condotti in Italia, Spagna, Israele e in Iran hanno confermato anche che i danni sui coralli causati dall’ossibenzone possono avvenire già in concentrazioni infinitesime.

Per queste ragione proprio alle Hawaii è stata recentemente approvata una legge che vieta (a partire dal 2021) la vendita di creme solari che contengono sostanze chimiche come l’ossibenzone (Benzophenone-3 o BP-3) o l’octinoxate (Octyl Methoxycinnamate) proprio per i problemi di sbiancamento delle barriere coralline. Una volta firmata dal governatore delle Hawaii David Ige, la legge vieterà espressamente la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti queste sostanze, con deroghe solo per i prodotti con prescrizione medica. A seguire l’esempio delle Hawaii ci sono anche le Isole caraibiche che hanno deciso di bandire le creme solari troppo impattanti, per salvare l’ambiente. La prima sarà l’isola di Bonaire, famosa per le meravigliose immersioni. La speranza è anche che piano piano tutti i paradisi terrestri seguano questa scia.

Le creme solari eco o bio, ovvero prodotti “amici della natura ed amici della pelle”, esistono e possono essere utilizzate per evitare allergie e danni all’ecosistema marino. I punti cardine della cosmetica attenta a tali problematiche sono la selezione delle materie prime utilizzate nel formulato (ingredienti da agricoltura biologica e da raccolta di piante spontanee, assenza di ingredienti “non ecologici” e potenzialmente poco dermo-compatibili) e l’attenzione nella scelta degli imballaggi (per la riduzione dell’impatto ambientale e per una maggiore riciclabilità).
I prodotti solari eco-bio sono a base di schermi fisici, i più famosi sono biossido di titanio (Titanium dioxide) e l’ossido di zinco (Zinc oxide), a volte sotto forma di nanoparticelle. Queste sono ancora molto discusse, ma gli studi più recenti sembrano smentire i timori che possano penetrare negli strati più profondi della pelle, quindi sarebbero innocui, oltre a rendere la protezione solare più efficace.

In questi anni tutta la cosmesi eco-bio ha fatto notevoli passi avanti, e questo vale anche per i solari: vanno dimenticate le consistenze “effetto” calce, ormai esistono prodotti facilmente spalmabili, dalla consistenza leggera e non untuosa, ricchi di sostanze idratanti e lenitive, privi di coloranti, conservanti e profumi di sintesi, adatti anche alle pelli più delicate.

Anche i conservanti, oltre ai metalli pesanti, sono tra gli ingredienti coinvolti nell’insorgenza di reazioni cutanee di sensibilizzazione, ed è importante sapere che non tutti i prodotti cosmetici necessitano di una concentrazione “standard” di conservanti per non deteriorarsi nel tempo. Questa “capacità” conservativa dipende infatti da molti fattori, tra cui la percentuale di acqua del prodotto, il suo pH, la presenza di altre sostanze che tendono a controllare indirettamente la crescita microbica. È possibile quindi “equilibrare”, con un’attenta formulazione, anche il sistema di conservazione, evitando da un lato la contaminazione del prodotto e dall’altro la comparsa di “effetti indesiderati” per la pelle e trovare formulazioni in commercio dove non sono presenti conservanti.

Immagine: disegno di Armando Tondo


Altre fonti:

http://www.solesicuro.it/parola-agli-esperti-risponde-prof-Leonardo-Celleno.php?aideco=prof-Alessandra-Vasselli

http://www.solesicuro.it/consigli-bambini-dermatologi-AIDECO.php

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Indice della salute: Bolzano, Pescara e Sardegna le aree più “sane” d’Italia

Lun, 05/20/2019 - 21:30

L’incidenza delle malattie sul territorio. La possibilità di curarle attraverso i farmaci. E l’accesso alle cure e la disponibilità di personale specializzato, dall’infanzia alla vecchiaia. Oppure, la necessità di spostarsi altrove. Se il solo corpo umano è una complicata macchina con 752 muscoli e circa 260 ossa, il concetto di salute è altrettanto complesso da mettere a fuoco e valutare. Dall’incrocio di ben 12 indicatori è nato l’Indice della salute del Sole 24 ore che incorona Bolzano come provincia più “sana” d’Italia, seguita da Pescara, Nuoro e Sassari.

E, di contro, assegna la maglia nera a Rieti, con Alessandria e Rovigo rispettivamente penultima e terzultima tra le 107 province. Milano, Cagliari e Firenze sono le uniche grandi città nella top ten.

Una fotografia complessa. La classifica finale – seconda tappa di avvicinamento all’edizione della Qualità della Vita 2019, nel trentesimo anniversario dell’indagine che misura i livelli di benessere del territorio – è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Che, a loro volta, incarnano tre aspetti fondamentali della salute: performance demografiche registrate negli ultimi anni (ad esempio, l’incremento della speranza di vita alla nascita); fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci); livelli di accesso ai servizi sanitari (dall’emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici). I dati più positivi, in generale, arrivano dalle province del Trentino Alto Adige, seguite dalla Sardegna e dalla Lombardia, mentre le performance più negative, sempre su base regionale, sono quelle di Lazio, Basilicata e Campania. Stringendo il focus, emergono alcuni singoli primati.

Record positivi e negativi. La provincia di Gorizia, per esempio, vanta il più alto incremento della speranza di vita media: è salita di ben 4,6 anni negli ultimi quindici anni, toccando quota 83,2 anni (età attesa alla nascita). Al tempo stesso, però, registra un’elevata diffusione dei farmaci per curare l’ipertensione (è all’88° posto nella classifica sui volumi di pillole acquistate)e il diabete (59° posto). Le province in cui muoiono meno persone – in base al tasso standardizzato, calcolato al netto di fattori distorsivi legati all’età della popolazione – sono Pordenone, Trento e Rimini. Se si guarda alla mortalità per tumore, invece, spiccano per la bassa incidenza Sassari, Crotone e Barletta-Andria-Trani. Sassari è prima anche per (minore) numero di infarti miocardici acuti che portano al decesso.

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