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Aggiornato: 1 ora 26 min fa

Prima vera foto di un buco nero, ci siamo

Gio, 04/04/2019 - 09:44

Dopo due anni trascorsi a elaborare un’immensa mole di dati sul buco nero supermassiccio Sagittarius A*, gli scienziati del progetto Event Horizon Telescope sono pronti per un annuncio definito “rivoluzionario”. Il 10 aprile, infatti, assieme ai membri della Commissione Europea e del Consiglio Europeo della Ricerca terranno una conferenza stampa nella quale, con altissima probabilità, verrà mostrata la prima, storica immagine di un buco nero.

La prima fotografia di un buco nero verrà mostrata al mondo con altissima probabilità alle 15:00 di mercoledì 10 aprile, quando la Commissione Europea, il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e i ricercatori del progetto EHT (Event Horizon Telescope) terranno una conferenza stampa per presentare un “risultato rivoluzionario” ottenuto dagli scienziati. Poiché il progetto internazionale Event Horizon Telescope è nato con l’obiettivo di analizzare e fotografare per la prima volta Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio sito al centro della Via Lattea (la nostra galassia), e poiché sono passati due anni dalla raccolta dell’immensa mole di dati per ottenere la storica immagine, non ci sono quasi dubbi sul fatto che finalmente, tra pochi giorni, potremo ammirare per la prima volta il vero aspetto di un buco nero.

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Dopo aver visto questo video nessuno dirà più “se l’è andata a cercare”

Gio, 04/04/2019 - 08:00

“Lei sembra provocatoriamente benestante” e, quindi, “se l’è cercata”. Questo non è l’ultimo commento social alla notizia dell’ennesima violenza sessuale, ma una delle scene della serie comica “Tracey Ullman’s Show” in onda sul canale televisivo BBC One.

Il video della scena è stato sottotitolato e pubblicato sulla pagina Facebook “Psicologia Applicata” insieme alla frase “Pensateci due volte la prossima volta che giustificate uno stupro”.

Nella clip, il caso in questione è una rapina. All’uomo, che denuncia di essere stato derubato e minacciato con un coltello, la donna che lo sta interrogando in una caserma che i suoi vestiti sono “provocatori” per i ladri: “È un po’ come un invito a farlo, no?” e così “se l’è cercata”. Più o meno lo stesso tono di frasi scritte o dette a commento di notizie di donne vittime di una violenza sessuale. Si è verificato solo pochi giorni fa per la ragazza di 16 anni, che a Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria, ha subito per 3 anni gli abusi da parte di un branco di 9 uomini, tra cui Giovanni Iamonte, figlio del boss della ‘ndrangheta Remigio Iamonte.

“Era nuda, se l’è cercata. Che ci faceva in giro da sola a mezzanotte?” sono state le frasi topiche su Facebook anche per il caso di cronaca della ragazza di 16 anni stuprata a Roma dal dipendente del ministero della Difesa, in forza presso l’Arsenale della Marina. Anche per questo caso è stata lunghissima la sfilza di post che esprimono la stessa idea: “Oggi a 16 anni vanno in giro praticamente nude”, commenta un utente, mentre un altro scrive: “Cercate di essere meno provocanti”.

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Gli ecovillaggi del Centro Italia (Infografica)

Gio, 04/04/2019 - 03:30

Molti gli ecovillaggi presenti in Toscana e in Umbria e sì, c’è anche quello del Popolo degli Elfi!

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Chicago fa la storia, prima sindaca afroamericana

Mer, 04/03/2019 - 19:00

Chicago fa la storia ed elegge il suo primo sindaco donna afroamericana e apertamente gay. Lori Lightfoot ha sconfitto Toni Preckwinkle e si appresta ora – secondo le proiezioni – a prendere il posto di Rahm Emanuel alla guida della terza città più popolosa d’America. 

Lightfoot eredita una città schiacciata da un debito pensionistico di 28 miliardi dollari, una popolazione in calo e un tasso di omicidi che supera quello di New York e Los Angeles. La 56enne si è presentata alle elezioni come il volto nuovo, colei in grado almeno di sfidare la corruzione della città e dare una scossa alla politica locale, che ha ignorato per anni i cittadini con redditi bassi e la classe lavoratrice. Con la sua vittoria, Lightfoot diventa uno dei sindaci apertamente gay d’America, insieme a Pete Buttigieg, primo cittadino di South Bend ora candidato alla Casa Bianca.

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Fonte immagine copertina KTVU Fox 2 

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La tecnologia ci renderà telepatici ed è stato già dimostrato con un esperimento

Mer, 04/03/2019 - 16:00

Esperimenti per trasferire la memoria, collegare due cervelli o “scambiare” le personalità sono elementi classici dei film di fantascienza: da decenni l’uomo immagina di dotarsi di tecnologie avanzate in grado di trasformare in realtà alcuni tra i nostri sogni futuristicamente più selvaggi, come comunicare con il pensiero.

Nonostante i limiti etici che la disciplina evidenzia e sebbene la nostra comprensione del cervello non sia per nulla soddisfacente, i progressi in questa direzione non si sono fatti troppo attendere. I risultati provenienti da questo tipo di strumentazione possono essere impiegati, per esempio, nella cura di alcuni disturbi e nella riabilitazione, in particolare sullo studio dello stato di salute mentale.

Dimentichiamo i romanzi di fantascienza: la maggior parte degli studi sono stati condotti su roditori. Quelli che coinvolgevano esseri umani, si concentravano sul trattamento dell’epilessia o della paralisi, limitatamente al soggetto che partecipava al test. Invece, obiettivo di queste verifiche era dimostrare che è possibile trasmettere un’informazione da una persona all’altra senza impiegare segnali audio o visivi, ma il risultato era sempre legato all’intervento di un soggetto terzo capace di avviare il trasferimento dell’informazione.

Cosa è cambiato con questo nuovo esperimento

Più recentemente, infatti, i ricercatori sono riusciti a “rimuovere” alcuni passaggi intermedi legati alla trasmissione e “collegare” un cervello a un altro. Le interfacce cervello-cervello multi-persona, ci consentirebbero di formare una enorme intelligenza collettiva, verificando se sia in grado di completare un compito autonomamente senza ulteriori forme di comunicazione. A questo scopo, gli scienziati dell’Università di Washington e della Carnegie Mellon University hanno creato un sistema di interfaccia cervello a cervello che consente a una o più persone, chiamate “mittenti”, di influenzare le decisioni di un individuo, chiamato “ricevente”, con l’obiettivo di aiutarlo in alcune situazioni.

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Forse ci sarà giustizia per l’ex Sindaco di Riace

Mer, 04/03/2019 - 15:21
La sentenza della Cassazione

La Cassazione ha stabilito che i giudici calabresi rivedano la misura di divieto di dimora che avevano imposto a Mimmo Lucano perché mancano a suo carico gli “indizi di comportamenti fraudolenti”.

In particolare la Cassazione ha rilevato l’insufficienza di indizi a suo carico in relazione all’accusa di aver “turbato” le procedure di gara per l’assegnazione, nel suo Comune, del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti a due cooperative composte da disoccupati del paese ed extracomunitari. La Cassazione rileva che “La legge consente l’affidamento diretto di appalti in favore delle cooperative sociali finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate per gli importi inferiori alla soglia comunitaria”. Quindi il divieto di dimora disposto dai giudici di primo grado sarebbe infondato. Adesso la parola passerà ai giudici del riesame che dovranno tener conto della sentenza della Suprema Corte.

Mimmo Lucano, in una intervista a Sky TG 24 ha detto: “E’ il primo raggio di luce in questa vicenda dove ci sono tante oscurità. Non dovevo subire queste misure cautelari, non è stato giusto, non dovevano sospendermi come sindaco. Anche sui reati che mi contestano, mi è sembrato tutto paradossale”.

Nel frattempo a Riace …

“Il Sogno del Guerriero” è il nuovo murales dipinto in questi giorni dall’artista peruviano Carlos Atoche sul muro della scuola primaria a Riace. L’opera, di 60 metri quadrati, è stata sostenuta dal Comitato Riace Premio Nobel per la Pace e portata a termine grazie all’accoglienza di Riace e ai piccoli contributi donati attraverso l’appello pubblicato sulla pagina Facebook della Campagna del Comitato. Il murales raffigura un guerriero mitologico che, secondo una nota diramata dal Comitato, “esprime con la forza dei suoi tratti l’idea dell’accoglienza e del rispetto per lo straniero ed il viandante propria della mitologia greca, trapiantatasi nella Magna Grecia”.

A commento dell’opera di Crlos Atoche ecco le parole di Mimmo Lucano: “La letteratura, la musica, l’arte sono espressioni della nostra anima, la bellezza della vita. L’arte può esser uno slancio di utopia. Tutti gli artisti che vogliono venire a Riace a lasciare ognuno un loro piccolo segno sono i benvenuti”.

La storia di Riace

Riace, un comune della Locride (Calabria) era noto fino a pochi anni fa esclusivamente per il ritrovamento nel 1972 dei Bronzi. Di quella scoperta Riace non ha tratto alcun beneficio. I Bronzi sono stati portati altrove. Riace ha continuato ad essere un paese di emigrazione e a spopolarsi anno dopo anno.

Poi, nel 1998, la svolta con lo sbarco a Riace Marina di duecento profughi provenienti su un veliero dal Kurdistan. L’associazione Città Futura decide di ospitare i migranti appena sbarcati nelle vecchie case abbandonate del paese e il paese progressivamente si rianima.

Negli anni successivi Riace era riuscito a dare ospitalità ai rifugiati (fino ad arrivare a 400 in tutto il paese) mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo Comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato.

Grazie alle politiche di accoglienza dell’allora Sindaco Domenico Lucano il paese aveva concesso ospitalità a richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro, ridando di fatto alla città di Riace una nuova vita.

A Riace si trovavano laboratori tessili e di ceramica, bar e panetterie, la raccolta differenziata porta a porta garantita da due cooperative sociali composta da disoccupati del paese e ragazzi extracomunitari e trasportata con asini.

L’integrazione dei migranti era assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal Comune e facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si faceva promotrice.

A Riace assieme all’euro circolava una moneta esclusiva del posto (i bonus Riace), utilizzata ogni giorno dai migranti nei negozi riacesi per l’acquisto di cibo, vestiti, ricariche telefoniche. “Il ministero ci accreditava queste risorse con molto ritardo, ci siamo inventati un’idea di moneta spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”, spiegava il Sindaco. “Una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti, perché oltre a favorire l’autonomia degli ospiti evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata.”

Nel 2016 la rivista Fortune aveva inserito il sindaco di Riace tra i 50 leader più influenti al mondo.

Poi l’attacco da parte del Governo che prima ha tagliato i finanziamenti a Riace e poi ha chiuso lo Sprar disperdendo gli ospiti di Riace in altre strutture e da parte della magistratura che ha messo sotto inchiesta Mimmo Lucano assieme ad altri 29 abitanti del paese.

Il Sole 24 Ore aveva scritto “rischia di saltare il più virtuoso ed efficace modello di integrazione che ha rigenerato il tessuto sociale in un’area intera della Calabria ravvivando l’economia”.

Fonti:

Tg24.sky.it

Lametino.it

Fortune.com

Ilsole24ore.comhttps://www.facebook.com/riacepremionobelperlapace/

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Vestita: pecorino e fave abbinamento perfetto

Mer, 04/03/2019 - 15:00


Primavera sinonimo di rinascita ma anche di spossatezza. Una sensazione comune da combattere soprattutto a tavola. In questa stagione, infatti, il nostro organismo – spiega all’Adnkronos Salute Ciro Vestita, dietologo, fitoterapeuta e docente dell’università di Pisa- “sperimenta un calo fisiologico di energia. E la dieta è la prima cosa da adeguare, evitando i cibi troppo pesanti. Con la vasodilatazione legata all’aumento delle temperature serve orientarsi su alimenti freschi, ricchi di sali minerali. E visto che il caldo favorisce l’infiammazione meglio scegliere prodotti che contrastano l’azione infiammatoria”.

Da preferire, in particolare “cibi ricchi di vitamina C e magnesio”, quali mandorle, zenzero, fave, piselli, verdure amare, asparagi. Anche bere è importante. E per tirarsi su si può cominciare “da una tisana, da sorseggiare durante l’arco della giornata, fatta con zenzero, limone e miele. Da bere fresca. Lo zenzero, in particolare, è ricchissimo di magnesio e ha la capacità di alzare la pressione, ma solo negli ipotesi. Non crea infatti problemi a chi ha la pressione alta. Queste radici, però, sono d’importazione e non sappiamo in che modo vengono coltivate. Un’alternativa ‘nostrana’ è il rafano della Basilicata, ottimo per il gusto e altrettanto ricco dal punto di vista nutrizionale”.

Per una ricarica immediata “il miele è un alimento insostituibile. Un cucchiaino al mattino e uno alla sera, in questo periodo, aiutano a ‘ritrovare smalto'”. Un’importante fonte di magnesio sono poi le mandorle. “Un’ottima soluzione anche per spezzare la fame durante il giorno o per una ricarica prima di un impegno fisico”, aggiunge Vestita. Consigliati anche gli estratti di frutta e verdura. In primis il succo di barbabietola rossa di cui diversi studi hanno ‘celebrato’ le virtù. “E’ un vero e proprio ‘doping naturale’: attiva le fibre muscolari rapidamente e tiene sotto controllo la pressione”, ricorda Vestita, “centrifugato con un pò di succo di limone è un integratore perfetto”.

Anche il succo di pompelmo è un energizzante, “se bevuto con una certa regolarità. Dopo 4 giorni se ne sente decisamente il beneficio”. Per quanto riguarda le pietanze, invece, la scelta più adeguata alla stagione “sono piatti a base di pesce bianco, di legumi freschi e di verdure, in particolare quelle amare”. Perfetto l’abbinamento ‘romano’ fave e pecorino. “Una combinazione più sana, con meno sale, si può fare con un altro tipo di formaggio, a basso contenuto di sodio, come il baccellone”, un primo sale di latte di pecora.

Altri alimenti consigliati: i piselli, le minestre di erbe spontanee miste (rucola, tarassaco, prezzemolo selvatico, bardana ecc) “che hanno un contenuto molto più elevato di sali minerali rispetto alle verdure coltivate”, spiega il nutrizionista. ‘Rivitalizzante’ anche “la cicoria che aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo e il peso”. Utili a contrastare la tendenza all’infiammazione, propria della stagione, anche gli asparagi. “Pochi lo sanno ma sono della stessa famiglia di aglio e cipolla. E senza gli effetti collaterali ‘odorosi’ hanno le stesse proprietà: energizzanti, antinfettive e cardiotoniche”. Infine le fragole: “si trovano già quelle coltivate in campo aperto, da preferire. Sono frutti ricchi di sali minerali, potassio, acido salicilico (antinfiammatorio), vitamina C”, conclude Vestita.“

FONTE: TODAY.IT

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No alle merendine, in Cilento a scuola si torna a mangiare il buono e sano pane e olio

Mer, 04/03/2019 - 12:12

Ecco l’idea dell’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Omignano.

Si stava meglio quando si stava peggio, direbbe qualcuno, effettivamente per quanto riguarda l’alimentazione erano sicuramente più buone e sane le merende che facevano i nostri genitori e i nostri nonni con frutta, verdura e alimenti freschi e a km zero, di quelle che purtroppo sempre più spesso fanno le nuove generazioni; tra il richiamo dei fast food e delle merendine di qualsiasi tipo, piene di zuccheri e coloranti, così ad invertire la rotta ci hanno pensato due scuole nel Cilento, la scuola di Stella Cilento e quella di Corticelle inglobate nell’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Omignano: eliminando le merendine e riportando tra i banchi, per tutti gli studenti, la più classica delle merende della nonna, la buona e sanissima accoppiata di pane e olio di extravergine d’oliva, per riscoprire i sapori tradizionali, che oltre che essere gustosi, fanno anche bene.

La proposta è partita da un gruppo di mamme ed insegnanti e dirigente scolastico hanno accettato di buon grado l’iniziativa, scegliendo per la merenda dei bambini solo prodotti locali e a km zero, l’olio utilizzato è ricavato dagli uliveti comunali e anche il pane è prodotto utilizzando i grani del Cilento, entrambi quindi cavalli da battaglia delle produzioni alimentari campane.

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Revenge Porn

Mer, 04/03/2019 - 11:44

L’Aula della Camera ha approvato, con 461 sì e nessun voto contrario, l’emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di revenge porn (tradotto in vendetta pornografica), la pratica di condividere pubblicamente immagini fotografiche o video intimi attraverso Internet senza il consenso della, o del, protagonista dei video. Il risultato dell’emendamento presentato dalla pentastellata Stefania Ascari è stato accolto da un applauso, con i deputati Fi e Pd in piedi a battere le mani. Il testo approvato in Aula, oggi in attesa di compiere il suo iter anche al Senato, prevede che chiunque diffonda immagini dal contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle persone rappresentate è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5000 a 15000 euro. Pena uguale anche per i terzi che, avendo acquisito e/o ricevuto le immagini o i video, li «invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di creare loro nocumento». Aggravanti previste se chi compie il reato è il coniuge, anche separato o divorziato, o una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.  Se la parte lesa è un minorenne, le pene più severe scattano in base al reato di pedopornografia già previsto.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Cosa prevede la legge sul revenge porn, approvata all’unanimità alla Camera.

Il testo prevede che “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro.” Stessa pena applicata anche a “chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati. Viene inoltre stabilito che la pena aumenta nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avviene per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa. Stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici o telematici”. Continua a leggere…

Fonte: Agenzia Giornalistica Italiana – Redazione 

Le vittime di revenge porn, tante minorenni e anche vip.

Da Tiziana Cantone a Belen, quando l’intimità diventa vendetta. […] L’emblema dell’intimità violata e data in pasto ai social è senza dubbio Tiziana Cantone. Per la 31enne la “gogna mediatica” fu talmente insopportabile da portarla alla decisione di suicidarsi. […]Un fenomeno quello del revenge porn che non conosce latitudini e non risparmia le minori, anzi le vittime designate per eccellenza vista anche l’ingenuità propria dell’età. A Treviso nel dicembre del 2014 tre ragazzi, tra i 14 ed i 15 anni, convinsero una bambina di 13 a seguirli in un garage e a compiere atti sessuali il tutto ripreso con il telefonino. Alla fine inviarono il video ad un migliaio di coetanei con whatsapp. […] A volte, però, soltanto per vile denaro. E’ il caso della showgirl Belen Rodriguez che nel 2010 presentò una denuncia nei confronti dell’ex fidanzato: l’aveva ricattata chiedendole 500 mila euro e minacciando di diffondere in rete un filmato hard. Continua a leggere…

Fonte: Ansa – Redazione

Codice rosso: intesa su revenge porn, Lega ritira emendamento sulla castrazione chimica.

Sì unanime dell’Aula della Camera all’istituzione del reato di revenge porn. L’emendamento della commissione al ddl sul codice rosso è stato approvato con 461 voti a favore e nessun contrario. […] Intanto la Lega ha ritirato l’emendamento alla legge contro la violenza sulle donne che avrebbe introdotto sulla castrazione chimica. Lo ha detto il ministro Giulia Bongiorno. “Siamo consapevoli – ha detto – che questo emendamento, in questa fase, non è condiviso dal M5S. Abbiamo una priorità, in questo momento, che è quella di fare andare avanti in maniera compatta il Governo e questo provvedimento” contro la violenza sulle donne.  La Lega ritiene che una norma sulla cosiddetta castrazione chimica per i colpevoli di violenza sessuale sia “utile”, per questo “farà parte di un nuovo ddl che presenteremo“. Si tratterà di un “trattamento farmacologico, volontario, reversibile, come già previsto in altri Paesi”, ha spiegato. Continua a leggere…

Fonte: Ansa – Redazione

Ecco chi punisce il revenge porn nel resto del mondo.

[…] Il primo paese a dotarsi di una legislazione in chiave anti-revenge porn è stata la Repubblica delle Filippine, con l’Anti-Photo and Video Voyeurism Act del 2009. Il paese, oggi governato da Rodrigo Duterte, è uno dei tre a maggioranza cattolica in tutta l’Asia e il provvedimento votato in congresso intende tutelare “l’onore, la dignità e l’integrità della persona”, predisponendo pene dai 3 ai 7 anni per i trasgressori. Tra i più all’avanguardia in tema di reati digitali ci sono gli Stati Uniti, paese in cui il diritto penale viene lasciato all’iniziativa dei singoli stati. […] Nel Regno Unito il revenge porn è diventato un reato a partire dal 2015 e anche qui le pene arrivano fino a 2 anni di reclusione. Secondo quanto calcolato da Revenge Porn Helpline, il servizio finanziato dal governo che da quattro anni si occupa di assistere le vittime di questa pratica, le immagini pubblicate online nel solo 2018 sono state più di 18mila, l’80% delle quali in seguito rimosse.  Continua a leggere…

Fonte: Wired –  Simone Fontana

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Ettore Meglioracconto a Sanremo!

Mer, 04/03/2019 - 11:10

Chi è Ettore?

Salve, sono Ettore Buonocunto, ma il mio nome d’arte è Ettore Meglioracconto. Tutto nacque da una rappresentazione teatrale. Influenzato altrettanto da alcuni comici pugliesi che volevano fare la parodia di Carmelo Bene, declamarne delle poesie evidentemente sciocche sostenendo di farlo… MEGLIO! Altrettanto io interpretavo un personaggio da me inventato per l’occasione estremamente pieno di sé che forse aveva esagerato nell’immedesimarsi con la poesia “all’amato se stesso”, forse non comprendendo che la poesia si risolve con un nichilismo esasperato, insomma “così grande e così… inutile”. Sfruttando poi il mio cognome: buono cunto, buon racconto, ecco a voi Ettore Meglioracconto, perché io non vi racconto bene ciò che ho da dire, lo faccio MEGLIO!

Ho 26 anni anche se sembro molto più giovane (modestamente) e circa due anni fa ho anche conseguito una laurea magistrale in giurisprudenza, ecco perché ho deciso di mettermi in gioco con la musica, logico no?

Da poco ho aperto un canale su YouTube con cui sfido il pubblico: arrivare entro due anni sul palco di Sanremo sfruttando due strumenti musicali che mi propongo di studiare: l’armonica e il trombone. Colorando tutto con delle vignette (perché sì, c’è anche una mia pagina di vignette e ogni aspetto anche quello grafico è curato da mani con qualche carenza di dita). Un completo home made dal sapore piacevolmente rustico ma che mi permetterà di evidenziare i progressi, ma anche le cadute e i fallimenti. Non siamo super man, smontiamo la cultura del sempre perfetti che alla fine ci rende tutti inadeguati. E come farò? Grazie al pubblico stesso. Con ogni mezzo. Dal consiglio su come impugnare l’armonica, un incoraggiamento, una donazione per un nuovo paio di auricolari da musicisti (se… magari), una birra, una semplice condivisione, una pacca sulla spalla o un insulto (meglio, così si fa audience).

Il progetto nel suo complesso ha l’obiettivo di usare modi dissacranti per sfottere chi utilizza il caso umano per ottenere un briciolo di visibilità che tanto va di moda nei programmi noti dei canali televisivi. Portare due mondi opposti a scontrarsi: la dedizione, “lo studio matto e disperatissimo” (per la musica in questo caso) arrivando però ad essere un po’ altezzosi, contro chi sfrutta la cresta dell’onda (e nel mio caso la crosta dell’onda), arrivando a vendere se stessi per un pizzico di notorietà, per un misero like, per i big money, il mondo del tutto subito e facile, ma che in alcuni casi veste i panni pop della tanto bella semplicità.

E poi, perché no? mostrare anche le difficoltà di una vita un po’ fuori dal comune, un po’ pazza, la vita di “un ultimo” affetto da una malattia rara dal nome impronunciabile epidermolisi bollosa che compromette tutta la pelle del corpo riducendoci di fatto ad essere come delle patate lesse. Anche se preferisco definirmi una splendida farfalla. Bella, rara ma altrettanto delicata. Non la si può toccare perché altrimenti si rovina. Ok ok, calo. Sono un bruco (un bel bruco però) che deve scalare le montagne dei gesti quotidiani che possono risultare non affatto semplici delle volte. Vedremo ad esempio “come il nostro eroe affronterà una consegna del postino usando “la forza”! Ah no, la testa! Va be’ … vedremo…

Ovviamente tutto ciò è solamente il pretesto per trasmettere un messaggio importante che è servito anche per darmi una motivazione di vita in un momento ancor più difficile dovuto al peggiorare della mia condizione fisica. Infatti, venendo da un periodo davvero complicato dopo aver corso per 6 anni di vita universitaria autonoma e a tutto gas, aver toccato la vetta e strappato la corona di alloro della laurea, sono stato costretto per lungo tempo ad essere dipendente completamente per ogni cosa dai miei cari per ogni piccola azione fisiologia (ci siamo capiti), la frustrazione di non poter ritornare alla vecchia gloria, di vedere mandati in fumo i propri progetti di vita per sempre mi ha costretto ancora una volta a due possibilità: lasciarsi morire o sfruttare i propri talenti come Gesù comanda. Insomma vivere o lasciarsi morire.

Era il periodo in cui trasmettevano il festival e a quel punto mi è scattata l’idea.

Leggendo e studiando la Bibbia infatti sapevo che Giacobbe era un imbroglione, Pietro un impulsivo, il re Davide cuccava con le mogli dei soldati approfittando del fatto che fossero in guerra, Noè si ubriacò di brutto, Giona era un vigliacco, Paolo un persecutore, Marta era ansiosa, Tommaso diffidente, Sara impaziente, Elia un pazzo scatenato, Mosè balbettava, Abramo un emigrato, e Lazzaro morto. E io? Come potevo fare a trasmettere la verità di Dio? Dovevo sfruttare i miei talenti. In ogni caso, nonostante tutto e nonostante il tutto ce l’avrei fatta proprio perché il messaggio da comprendere per ognuno di noi non è essere capaci, Dio non sceglie persone capaci, rende capaci chi lui sceglie. Ahhh se tutti lo comprendessero certamente nessuno si sentirebbe inadeguato e ciao ciao problemi esistenziali. Non è detto che riuscirò nel mio intento, può essere che ne uscirò sconfitto. Sarò un fallito ma ciò comunque mi rende vincitore seppure nessuno coglierà questo tesoro: il fallire, lo sprofondare è all’ordine del giorno per chiunque e c’è solo l’amore di Dio che ti accoglierà in ogni caso. Nonostante tutto e nonostante il tutto… Come era? Ah sì, gli ultimi saranno i primi.

Sì insomma, ce la faremo e se non ce la faremo? Ce la faromolo! Un momento… ce la Sanremo ! E se non ce la Sanremo? Ce la sanromolo…

QUI il video di presentazione al Festival: Vota Ettore!

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Gli scienziati hanno stabilito se è più importante lo sport o la dieta per dimagrire

Mer, 04/03/2019 - 10:22

Per porre fine alla polemica di lunga data è stato condotto uno studio su persone che hanno perso peso con successo, condotto presso l’Università del Colorado.

Esistono diversi approcci per combattere l’obesità: alcuni esperti raccomandano di limitare il numero di calorie consumate, mentre altri insistono sull’aumento dell’attività fisica. Allora i ricercatori dell’Università del Colorado hanno deciso di porre fine a questa disputa, il cui lavoro racconta Science Daily.

l team ha analizzato l’esperienza di persone che sono state in grado di perdere peso e mantenerle su una media di 68 kg. Questo gruppo è stato confrontato con altri due: nella prima c’erano persone con peso normale e nell’altra con peso in eccesso, in media 97 kg.

Per stimare il dispendio energetico giornaliero di tutti e tre i gruppi, gli scienziati hanno dato loro acqua, in cui le molecole degli atomi d’idrogeno e ossigeno sono state sostituite da isotopi, cioè varianti di questi elementi con un peso diverso.

Calcolando il loro consumo nel corpo è stato possibile rispondere alla domanda di quanta energia consuma una persona. Questo è un metodo molto più affidabile dei questionari o dei diari alimentari.

I risultati hanno mostrato che le persone che hanno ridotto e mantenuto con successo il loro peso non dipendevano dalla dieta, ma dall’esercizio fisico.

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Il centro di Londra è stato invaso da giganteschi seni gonfiabili

Mer, 04/03/2019 - 08:00

Nessuno all’inizio ha capito il perché di quella che sembrava una trollata, ma si è rivelata un’iniziativa con un fine molto serio.

Cinque seni gonfiabili di diverse dimensioni e sfumature sono comparsi nelle scorse ore a Londra nel quartiere à la page di Shoreditch, a est del centro città. Quelle che a un occhio poco attento o inesperto potrebbero sembrare zucche capovolte, sono state collocate in punti ben visibili non per solleticare le pulsioni più becere dei londinesi, ma per sensibilizzare i londinesi sul tema dell’allattamento in pubblico.

A pensarci è stata la startup di tecnologia femminile Elvie, che, non a caso, ha scelto il 31 marzo (giorno delle mamme) per gonfiare le mammelle-dirigibili. Il problema – se così possiamo definirlo – è che quasi nessuno è riuscito a cogliere il messaggio sotteso, riversandosi sui social per interrogarsi sul significato dell’iniziativa. L’importante però, come sempre nel mondo della comunicazione, è che se ne parli; e su questo possiamo serenamente dire che l’obiettivo è stato raggiunto.

Guarda la gallery WIRED.IT

There’s a boob in shoreditch, what does this mean? pic.twitter.com/l3OiCWVLZ9

— Fraser (@fraser_hawkshaw) 31 marzo 2019
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Le Autostrade del Mare: il futuro dei trasporti a convegno

Mar, 04/02/2019 - 19:11

La penisola italiana, con il suo contorno di isole, rappresenta un contesto perfetto per lo sviluppo delle “Autostrade del Mare”.
La conformazione della nostra penisola rende particolarmente onerosa la costruzione e la gestione delle altre quattro infrastrutture (reti elettrica e del gas, autostrade e ferrovie), che hanno pesato e pesano in maniera fondamentale nel gap di indebitamento pubblico tra il nostro paese e paesi come, ad esempio, la Germania e la Francia. Le “Autostrade del Mare”, invece, avrebbero un costo enormemente inferiore rispetto alle autostrade e alle ferrovie, necessitando, infatti, soltanto dei porti e dei vettori, ma non della rete come infrastruttura.

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Qui la locandina del convegno

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Cosa succederà dopo la morte della regina Elisabetta?

Mar, 04/02/2019 - 19:00

La regina Elisabetta II è la sovrana più longeva della storia della Gran Bretagna e, nonostante stia per compiere 93 anni, continua a essere più attiva che mai e a prendere parte agli impegni ufficiali tutte le volte che può. Il giorno del suo decesso sembra dunque ancora lontano ma sono moltissimi i curiosi che si chiedono cosa succederà quando non ci sarà più. La cosa che in pochi sanno è che l’evento avrà delle ripercussioni anche sui sudditi: ecco la cosa che non potranno più fare a causa di un preciso divieto reale.

Cosa accadrà alla morte di Elisabetta II
Anche se il giorno della morte della regina Elisabetta II sembra ancora lontano, prima o poi accadrà e saranno moltissime le cose che cambieranno a capo del regno britannico. Non solo sul trono salirà il suo diretto successore, il principe Carlo, ma verrà dato il via anche a un piano chiamato “Operation London Bridge”, pensato appositamente per affrontare il decesso della sovrana. Anche i sudditi verranno coinvolti nel progetto, visto che gli verrà imposto un preciso divieto: per 12 giorni non potranno ridere. In segno di lutto, infatti, la BBC dovrà cancellare tutte le trasmissioni comiche in programmazione.

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Donne ai vertici delle ONG, il terzo settore fa tre volte meglio delle imprese e del pubblico

Mar, 04/02/2019 - 16:00

E’ questo il dato più significativo riguardante la parità di genere che emerge dagli opendata inseriti dalle organizzazioni non governative italiane nel portale Open Cooperazione. 
Al vertice delle ONG italiane a ricoprire la carica di presidente c’è una donna nel 30,9% dei casi contro il 69,1% degli uomini. Un dato simile riguarda i top manager e/o segretari generali: la percentuale di cariche ricoperte da donne si attesta al 33,7% mentre quella degli uomini è del 66,3%.

Più in generale, delle 20.127 risorse umane impiegate dalle ONG nella cooperazione internazionale, il 46% sono donne il 54% uomini. Un sostanziale pareggio che si squilibra leggermente quando si considerano solo le risorse umane operanti all’estero, dove il numero degli uomini aumenta sensibilmente. Nove operatori uomini su dieci lavorano all’estero mentre sono otto su dieci le operatrici donne.   

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Merluzzo gonfiato in Cina e rimpicciolito nell’Adriatico

Mar, 04/02/2019 - 15:30
Lo scandalo in Francia: merluzzi pescati in Norvegia e gonfiati in Cina

Pare che i francesci adorino il merluzzo. Gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (Eumofa) indicano il merluzzo come seconda specie più consumata in Francia, dopo il salmone. Perché il merluzzo in Francia riporta la dicitura “Prodotto importato dalla Cina”? Se lo sono chiesti a France5, l’emittente francese che ha divulgato l’inchiesta  Le doc: Mollo sur le Cabillaud che svela l’impensabile tragitto del merluzzo, pescato nella acque del Mare Atlantico del Nord, trattato  (meglio sarebbe dire gonfiato di acqua in Cina) e venduto in Francia.

La Norvegia è tra i maggiori esportatori di Merluzzo e da qualche tempo adotta metodi di pesca industriale dannosi per gli ecosistemi marini, ricorrendo a scelte discutibili per garantirsi vantaggi economici sul mercato internazionale, ormai sempre più competitivo a fronte della crescita della domanda dei prodotti ittici (argomento già trattato in questo articolo sugli scandali che si celano dietro la formula all you can eat del sushi).

Per abbassare i costi di produzione, la Norvegia spedisce in Cina il merluzzo dove il costo di manodopera per la sfilettatura è nettamente inferiore. La fase successiva alla sfilettatura però prevede iniezioni d’acqua o bagni d’acqua del pesce sfilettato, così da aumentarne volume e prezzo. I francesi “in realtà pagano per l’acqua più che per il pesce in sé”, ha commentato il ricercatore Stephane Desorby.  Circa poi i metodi per preservare il pesce dall’ossidazione in vista del viaggio a ritroso che subisce per tornare in Europa e arrivare, infine, sulla tavola dei francesi, le industrie ittiche cinesi utilizzano l’E-451, un trifosfato pentasodico, un composto sintetico ottenuto dai carbonati e dall’acido fosforico dalle proprietà antiossidanti. L’E-451 è consentito anche nell’Unione europea – si usa nei formaggi fusi, nelle carni in scatola, nei prodotti impanati, negli insaccati cotti, e nella maggior parte degli alimentari contenenti emulsionanti, stabilizzanti e correttori di acidità – ma entro parametri e misure assai più controllate che nel resto del mondo.

Adriatico: merluzzi sempre più piccoli a causa delle microplastiche

Il merluzzo nel Mare Adriatico sta scomparendo e quello rimasto continua a rimpicciolire a causa delle microplastiche ingerite. Ingerendo le microplastiche e non riuscendo ad espellerle, molti esemplari di pesci stanno infatti manifestando segni di un fenomeno chiamato “pseudo-sazietà”:  hanno lo stomaco pieno di microplastiche, perciò mangiano meno e crescono meno. A Genova si è tenuta l’assemblea dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori – Coop, dove sono emersi i risultati di diversi studi di laboratorio che testimoniano il fenomeno della “pseudo-sazietà” dei pesci e spiegano la predisposizione a tale fenomenico in un mare come l’Adriatico, di conformazione semichiusa.

«Le ricerche ci confermano come il Mare Adriatico sia sicuramente molto vulnerabile alle micro plastiche», spiega la biologa marina Martina Capriotti,  «per la sua conformazione semi chiusa, la bassa profondità nella parte settentrionale, l’alta antropizzazione delle coste e dei fiumi e il ridotto ricircolo dell’acqua. Abbiamo due correnti costiere, una verso Nord e una verso Sud, fuori da queste il materiale plastico tende ad accumularsi con gravi danni sui pesci».

I pesci ingeriscono le microplastiche scambiandole per plancton, perché su queste quando stanno sulla superficie del mare «aderiscono batteri e micro alghe che le rendono appetibili al pesce», e creano «aree stagnanti dove le micro plastiche si accumulano come nelle isole di plastica formatesi nel Pacifico».

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Dove è finito il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci?

Mar, 04/02/2019 - 15:05

Il Salvator Mundi è il dipinto più costoso della storia. Battuto all’asta di Christie’s nel novembre 2017 per 450milioni di dollari  è letteralmente scomparso dalla circolazione, tra i persistenti dubbi degli esperti sulla sua reale paternità attribuita al geniale artista, inventore e scienziato italiano Leonardo Da Vinci. Stando alle dichiarazioni della più grande casa d’aste al mondo, il Salvador Mundi sarebbe stato l’ultimo quadro di Leonardo ancora in mano a privato e ad oggi, secondo quanto accordato con l’acquirente, il principe saudita Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud, sarebbe dovuto essere esposto nel 2018 al Louvre Abu Dhabi e nell’anno corrente sarebbe dovuto finire appeso alle pareti del museo madre di Parigi in occasione dei 500 anni di Leonardo, ma nessuno ha idea (o vuole dire) dove sia finita l’opera.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Il Salvator Mundi di Leonardo che fine ha fatto? Dov’è finito il “Salvator Mundi”? Il dipinto più costoso mai venduto a un’asta è diventato la “Primula Rossa” del mondo dell’arte. Attribuito con qualche contestazione al pennello di Leonardo e venduto per 450 milioni di dollari nel novembre 2017, avrebbe dovuto costituire il perno a cui ancorare la già favolosa collezione del Louvre di Abu Dhabi, ma, da quando ha lasciato i saloni di Christie’s a New York dopo la vendita, il quadro è letteralmente scomparso dalla circolazione. Nessuno sa dove sia finito il dipinto e se qualcuno lo sa sta tenendo la bocca cucita, ha concluso il New York Times dopo una indagine a tutto campo tra New York, Parigi, la Svizzera e le sabbie degli Emirati.
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Fonte: Ansa – Alessandra Baldini

Il Salvator mundi di Leonardo è sparito, Sgarbi a TPI: “Qualcuno forse vuole tenerlo nascosto, ecco perché”. Nessuno sa dove sia, eppure si tratta del dipinto più costoso della storia: è il Savator mundi di Leonardo da Vinci. […] Il principe saudita Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud, era indicato da più parti come l’acquirente dell’opera e divenuto poco dopo il primo ministro della Cultura nella storia saudita. Ma l’opera, attribuita proprio al maestro vinciano nonostante i dubbi sollevati nel tempo, è totalmente irrintracciabile. Qualche mese fa la decisione di esporlo al Louvre di Abu Dhabi, ma adesso, a più di un anno di distanza e nel cinquecentenario della morte del suo autore, Leonardo da Vinci, la vicenda del Salvator mundi si è trasformata in un vero mistero.
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Fonte: The Post Internazionale – Lara Tomasetta 

Nuovi dubbi sulla paternità del Salvator Mundi. Ad Oxford dicono: non è di Leonardo, ma di Luini. Non c’è pace per il Salvator Mundi di Leonardo. Da quando Christie’s ha annunciato ad ottobre 2017 che avrebbe messo all’asta il dipinto su tavola attribuito a Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519), è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Sì, perché l’opera più costosa della storia, venduta all’asta a New York per la cifra stratosferica di 450 milioni di dollari, è indubbiamente anche la più mediatica. […] Il dipinto è stato oggetto, infatti, fin dalla sua apparizione, di voci, ipotesi, teorie e complotti legati alla sua attribuzione e alla sua provenienza. È di Leonardo oppure no?
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Fonte: Artribune –  Mariacristina Ferraioli

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Farmaci: antibiotici sì o no?

Mar, 04/02/2019 - 15:00

Oggi in Italia gli antibiotici sono i farmaci più utilizzati in età pediatrica, soprattutto per il trattamento delle infezioni respiratorie
Dall’otite alla faringite, dalla febbre reumatica alle infezioni urinarie fino alla meningite. E’ sempre necessario l’antibiotico? A fare chiarezza è il Manifesto ‘Profilassi antibiotica sì, profilassi antibiotica no‘, lanciato in occasione del Congresso della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica (Simeup) Sezione Umbria, che si è concluso recentemente a Perugia. L’obiettivo dell’iniziativa è combattere l’abuso di antibiotici e il conseguente fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

Oggi in Italia gli antibiotici sono i farmaci più utilizzati in età pediatrica, soprattutto per il trattamento delle infezioni respiratorie: vengono somministrati nel 42% dei bambini di età inferiore a 1 anno, nel 66% di quelli di 1 anno, nel 65% tra i 2 e i 5 anni, nel 41% tra i 6 e gli 11 anni e nel 33% degli adolescenti tra i 12 e i 13 anni. Numeri che fanno dell’Italia uno dei Paesi europei con maggior uso di antibiotici e, dunque, con livelli più elevati di antibiotico-resistenza. Ad alimentare tale fenomeno è proprio l’uso inappropriato di questi farmaci in ambito umano. Basti pensare che nel 50% dei casi in cui sono prescritti non sono necessari, come accade in casi di influenza.

Ogni medico, nella prescrizione di un antibiotico, dovrebbe seguire un iter ben preciso – ha dichiarato Susanna Esposito, coordinatore Congresso Simeup Sezione Umbria e ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – Abbiamo voluto lanciare questo Manifesto per contrastare un problema, quello dell’abuso di antibiotici, di enorme rilevanza per la salute pubblica. Definire se si tratta di una condizione clinica di origine batterica, capirne se possibile la natura, scegliere l’antibiotico che abbia maggiore possibilità di successo sulla base della microbiologia o delle linee guida esistenti, ma anche considerarne gli effetti collaterali e indesiderati, valutare la compliance dalla parte del bambino/famiglia e scegliere la formula che più si adatta alla situazione sono tutti passi fondamentali per limitare l’utilizzo inappropriato di antibiotici e, dunque, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza“.

In quali condizioni è richiesta l’assunzione di antibiotici nella profilassi? E in che modo? Nel Manifesto, fra l’altro, si parla di otite media acuta, una patologia “dovuta ad un’infezione batterica o virale a carico dell’orecchio medio, spesso conseguente ad infezione delle vie respiratorie superiori come il raffreddore. E’ molto frequente nei bambini e si manifesta con dolore persistente, febbre, ma anche nausea, vomito e diarrea. In alcuni casi, se trascurata, può comportare complicanze importanti come il calo dell’udito. Nel 30% dei bambini si verificano episodi ricorrenti (almeno 3 in 6 mesi o 4 in un anno)“.

La profilassi antibiotica, però, non è necessaria in tutti i casi ricorrenti e deve essere riservata a pazienti selezionati: dopo tentativo di riduzione/eliminazione dei fattori di rischio; dopo immunoprofilassi attiva (per esempio vaccinazione influenzale e pneumococcica); a fronte di 3 episodi di otite media acuta in 6 mesi documentati e trattati adeguatamente; in bambini di età inferiore a 2 anni; dopo un tampone nasofaringeo; per durata limitata (3-6 mesi); l’utilizzo dei macrolidi deve essere evitato.
Invece, nella faringotonsillite gli esperti ricordano che “solo nel 30% dei pazienti la causa è batterica: le faringotonsilliti causate dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (Sbea) rappresentano solo il 15-30% dei casi nei giovani con meno di 18 anni d’età e il 5-10% negli adulti. La profilassi a lungo termine a basse dosi di penicillina è raccomandata nei bambini con tonsillite acuta ricorrente da Sbea e/o portatori persistenti esclusivamente se in famiglia vi sia un membro ha avuto febbre reumatica acuta. Non vi è indicazione alla profilassi in bambini con Tas elevato e/o aspecifici dolori articolari“.

FONTE: METEOWEB.EU

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Giornata dell’autismo 2019: dieci personaggi famosi con la sindrome di Asperger

Mar, 04/02/2019 - 12:30

Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2008 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo.

Non esiste un solo autismo, ogni persona autistica è a se stante e per questo si parla di spettro autistico, un’ampissima fascia di tipologie che vanno dal “basso” all’”alto funzionamento” meglio noto come sindrome di Asperger. Una forma della malattia più volte raccontato in molti film: da Rain man all’ultimo, in ordine cronologico, The good doctor che racconta di un chirurgo con questo disturbo in forma lieve e dotato di abilità speciali. E tra i due film c’è tutta la storia di un’evoluzione comunicativa di una patologia di cui si conosce ancora molto poco. Shaun Murphy, il protagonista del serial tv non è Rain man, è un personaggio più complesso capace di suscitare empatia e di raccontare se stesso. Cambia il punto di vista. Attraverso gli occhi del protagonista vediamo un mondo diverso, che non spaventa, ma che fa comprendere quali siano i pregiudizi che ruotano attorno a questa patologia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello globale, 1 bambino su 160 ha un disturbo dello spettro autistico. Ancora più alta la percentuale del nostro paese dove l’autismo colpisce 1 bambino su 100, coinvolgendo oltre 500mila famiglie. Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2008 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo, permettere loro di godere di pari opportunità e di condurre una vita significativa come parte integrante della società.

Nella gallery fotografica trovate i personaggi famosi a cui è stato diagnosticato lo spettro autistico. Come la giovanissima – ha solo 16 anni – attivista per il clima Greta Thunberg capace di parlare ai “potenti del mondo” e far loro cambiare l’agenda degli impegni per contrastare i cambiamenti climatici.

Guarda la gallery su IODONNA.IT

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Dove è finito il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci?

Mar, 04/02/2019 - 11:32

Il Salvator Mundi è il dipinto più costoso della storia. Battuto all’asta di Christie’s nel novembre 2017 per 450milioni di dollari  è letteralmente scomparso dalla circolazione, tra i persistenti dubbi degli esperti sulla sua reale paternità attribuita al geniale artista, inventore e scienziato italiano Leonardo Da Vinci. Stando alle dichiarazioni della più grande casa d’aste al mondo, il Salvador Mundi sarebbe stato l’ultimo quadro di Leonardo ancora in mano a privato e ad oggi, secondo quanto accordato con l’acquirente, il principe saudita Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud, sarebbe dovuto essere esposto nel 2018 al Louvre Abu Dhabi e nell’anno corrente sarebbe dovuto finire appeso alle pareti del museo madre di Parigi in occasione dei 500 anni di Leonardo, ma nessuno ha idea (o vuole dire) dove sia finita l’opera.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Il Salvator Mundi di Leonardo che fine ha fatto? Dov’è finito il “Salvator Mundi”? Il dipinto più costoso mai venduto a un’asta è diventato la “Primula Rossa” del mondo dell’arte. Attribuito con qualche contestazione al pennello di Leonardo e venduto per 450 milioni di dollari nel novembre 2017, avrebbe dovuto costituire il perno a cui ancorare la già favolosa collezione del Louvre di Abu Dhabi, ma, da quando ha lasciato i saloni di Christie’s a New York dopo la vendita, il quadro è letteralmente scomparso dalla circolazione. Nessuno sa dove sia finito il dipinto e se qualcuno lo sa sta tenendo la bocca cucita, ha concluso il New York Times dopo una indagine a tutto campo tra New York, Parigi, la Svizzera e le sabbie degli Emirati.
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Fonte: Ansa – Alessandra Baldini

Il Salvator mundi di Leonardo è sparito, Sgarbi a TPI: “Qualcuno forse vuole tenerlo nascosto, ecco perché”. Nessuno sa dove sia, eppure si tratta del dipinto più costoso della storia: è il Savator mundi di Leonardo da Vinci. […] Il principe saudita Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud, era indicato da più parti come l’acquirente dell’opera e divenuto poco dopo il primo ministro della Cultura nella storia saudita. Ma l’opera, attribuita proprio al maestro vinciano nonostante i dubbi sollevati nel tempo, è totalmente irrintracciabile. Qualche mese fa la decisione di esporlo al Louvre di Abu Dhabi, ma adesso, a più di un anno di distanza e nel cinquecentenario della morte del suo autore, Leonardo da Vinci, la vicenda del Salvator mundi si è trasformata in un vero mistero.
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Fonte: The Post Internazionale – Lara Tomasetta 

Nuovi dubbi sulla paternità del Salvator Mundi. Ad Oxford dicono: non è di Leonardo, ma di Luini. Non c’è pace per il Salvator Mundi di Leonardo. Da quando Christie’s ha annunciato ad ottobre 2017 che avrebbe messo all’asta il dipinto su tavola attribuito a Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519), è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Sì, perché l’opera più costosa della storia, venduta all’asta a New York per la cifra stratosferica di 450 milioni di dollari, è indubbiamente anche la più mediatica. […] Il dipinto è stato oggetto, infatti, fin dalla sua apparizione, di voci, ipotesi, teorie e complotti legati alla sua attribuzione e alla sua provenienza. È di Leonardo oppure no?
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Fonte: Artribune –  Mariacristina Ferraioli


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