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Aggiornato: 1 ora 34 min fa

Imola, le cabine elettriche diventano una galleria d’arte a cielo aperto

Lun, 02/11/2019 - 15:34

Da strutture grigie e anonime a superfici per una galleria d’arte a cielo aperto: è stato completato a Imola il progetto di Hera e Noi Giovani che ha trasformato otto cabine elettriche in opere d’arte grazie al contributo di artisti nazionali e internazionali. Un intervento di rigenerazione urbana: per ogni cabina elettrica è stato scelto un tema e un artista responsabile dell’intervento, a ogni street artist è stata fornita una documentazione completa con informazioni, foto, video e testimonianze relative alla zona, garantendo al progetto completezza e uno stretto legame con il territorio e le sue tradizioni

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Un mese e mezzo alla Brexit. Senza accordo con l’Unione Europea succederà che…

Lun, 02/11/2019 - 15:00

Il 29 marzo è prevista la cessazione della partecipazione del Regno Unito all’Unione Europea e attualmente non c’è un accordo che regoli la Brexit, dopo che quello raggiunto dalla premier britannica May con l’UE è stato bocciato dal Parlamento del suo Paese.

Si materializza la possibilità quindi che scatti il 29 marzo il “no deal”, cioè una Brexit senza accordo. Tutti si interrogano sulle sue eventuali conseguenze.  Ci sarebbero sicuramente effetti negativi sui rapporti sociali, economici e anche sull’ambiente e cresce la preoccupazione.

E’ sintomatico in tal senso che il Times di Londra abbia rivelato che, addirittura,  nel caso di divorzio dall’Ue senza accordo, la regina Elisabetta II e il resto della famiglia reale saranno portati via da Londra e trasferiti in un luogo segreto per timore che possano scoppiare dei disordini.

Il piano, studiato da Whitehall, il ministero dell’Interno britannico, doveva rimanere segreto ed è simile al piano che era stato predisposto durante la Guerra Fredda, per mettere in salvo la famiglia reale in caso di un attacco nucleare dell’Unione Sovietica.

Adesso si replica: Elisabetta II e il marito, Filippo di Edimburgo, sarebbero portati in un luogo segreto. Con loro, i componenti di maggior spicco della famiglia reale, a cominciare dal principe del Galles, con la moglie Camilla, e le famiglie dei suoi figli, William ed Harry.

Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare al Paese più del 10 per cento del suo PIL in 15 anni.

Insomma, il “no deal” non sembra promettere rose e fiori per il Regno Unitoanche se non mancano i britannici ottimisti. Tra i più accaniti sostenitori della Brexit prevale la visione di un “no deal” come opportunità per la Gran Bretagna che permetterebbe di sviluppare in un futuro senza vincoli le sue potenzialità economiche.

Ma cosa significherebbe, concretamente, per il Regno Unito e gli altri Paesi europei, compresa l’Italia, uscire dall’Unione senza un accordo?

Una definizione formale si trova nel documento prodotto dalla Commissione Europea, in cui si legge che se non sarà raggiunto un accordo alla mezzanotte del 29 marzo 2019 «il Regno Unito diventerà una terza parte rispetto all’Unione, e le leggi dell’Unione smetterebbero di applicarsi sia nei confronti del Paese che al suo interno». E quindi:

  • 1 – I cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell’Unione si troverebbero ad essere tecnicamente extracomunitari. In Gran Bretagna si trovano attualmente 700.000 italiani.
  •  2-  Persone e merci non potrebbero più viaggiare liberamente tra Unione Europea e Regno Unito. Rinascerebbero le frontiere nei porti e negli aeroporti, ma anche via terra tra Irlanda e Irlanda del Nord e tra Gibilterra e Spagna, come quelle che separano l’Unione da paesi terzi. E quindi controlli di documenti delle persone e, soprattutto, controlli sanitari e di aderenza alle norme rispettivamente britanniche o europee nei confronti delle merci, con rallentamenti e problemi anche nel settore della salute per la distribuzione dei farmaci.
  • 3 – Il Regno Unito perderebbe l’accesso al mercato unico europeo, l’area economica dentro alla quale non ci sono barriere agli scambi di beni e servizi e viceversa i prodotti europei verso il Regno Unito. Le merci sarebbero quindi sottoposto a tariffe e controlli aggiuntivi previsti in questi casi con conseguenze a volte ai limiti del paradosso. Per esempio, senza accordi aggiuntivi, il “no deal” annullerebbe gli attuali accordi sull’aviazione civile e quindi renderebbe impossibile agli aerei britannici entrare nell’UE e viceversa.
  • 4 – Possibili problemi anche per l’export italiano.  Mentre alcuni Paesi europei come la Germania, il Belgio e la Francia si sono già dotati di una legislazione di emergenza per affrontare i rapporti con il Regno Unito in caso di uscita senza alcun tipo di accordo con l’Unione europea, non ha fatto altrettanto finora il Governo italiano.  Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto nell’ultimo anno quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia, con un saldo positivo per l’Italia di quasi 20 miliardi. L’export italiano verso il Regno Unito è rappresentato innanzitutto dai prodotti agroalimentari, sia trasformati sia freschi, e dal vino. L’assenza di una legislazione di sostegno da parte dell’Italia in caso di “no deal” potrebbe comportare seri problemi per l’export italiano.

Insomma, viene da dire:

Hey English, do you really want Brexit?

Fonti:
Commissione Europea
Times
Aise.it
Ilpost.it
Wallstreetitalia.com

Fonte immagine: MilanoFinanza.it

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I poveri sono grassi, dovrebbero mangiare meno.

Lun, 02/11/2019 - 12:00

Non ci sono più i poveri di una volta. I 10 milioni di indigenti italiani non sono più scheletrici ed emaciati. Questi sbafano a 4 palmenti quantità fantascientifiche di proteine e grassi idrogenati incazzati. E poi si ammalano e si lamentano che non hanno i soldi per comprarsi le medicine!”

Capita di sentire discorsi come questi in certi ambienti. E fa impressione. Dare addosso ai poveri è facile quanto imbecille. Trump sta dimostrando che è anche una strategia che paga. Dare la colpa ai profughi, a quelli che muoiono di fame nel terzo mondo è di moda.

Ma anche tra i progressisti c’è qualcuno che fa la morale a chi è sul lastrico.

“L’Italia andrebbe meglio se i poveri si impegnassero di piu’ in politica”.

Piu’ della metà degli italiani o non andrà a votare o non ha ancora capito per che cosa voterà.

“Ma perché non si informano? Perché non studiano la riforma costituzionale? Non capiscono che è in gioco il loro futuro?”

No. Non lo capiscono.

E forse noi che siamo impegnati politicamente, noi progressisti, dovremmo iniziare a chiederci se non è un po’ anche colpa nostra: abbiamo voltato le spalle agli “interessi del popolo“?

Secondo me la risposta a questa domanda è:. Ci siamo dimenticati di quei cambiamenti che realmente migliorerebbero la situazione degli italiani.
Attratti dai temi di grande spessore morale e politico lontani dalla quotidianità della gente.

Certo difendere la costituzione è giusto e necessario ma ci sono urgenze drammatiche che sono passate in secondo piano.

Tutti sono d’accordo che l’Italia non può ripartire se non ci liberiamo dell’oppressione burocratica, se non si fa funzionare la giustizia e se non si razionalizza il sistema (lotta agli sprechi, ecotecnologie e digitalizzazione). E solo se si ottengono risultati su questo fronte si potranno trovare le risorse per compiere le azioni sociali più urgenti.

Non basta una legge, per riuscirci ci vuole una rivoluzione culturale, un cambiamento di metodo…

Il problema è che se iniziamo a parlare di burocrazia ed efficenza dobbiamo discutere di questioni tecniche complesse e la gente fa fatica a seguirle. E così si parla d’altro.

Tempo fa, durante un dibattito televisivo con Giachetti, candidato sindaco al comune di Roma per il PD, ho posto il problema: “Ve la pigliate, giorno e notte, con la Raggi e non vi rendete conto che durante gli anni dell’amministrazione di sinistra non siete riusciti neanche a fare un bilancio analitico del comune!”

Al che il buon Giachetti si è messo a sghignazzare. E mi ha risposto come se fossi un matto, che il comune di Roma deve presentare i bilanci alle autorità competenti… Quindi ce l’ha il bilancio! Il conduttore e un giornalista del Manifesto, ridacchiavano anche loro della mia coglionaggine.

Non sapevano cosa sia un bilancio analitico, che non centra nulla con un bilancio ordinario.

Il bilancio fiscale ti dice quanto spendi e quanto guadagli, suddividendo i costi per aree: sanità, educazione, cultura, assistenza eccetera.
Il bilancio analitico invece è in grado di dirti quanti metri quadrati di immobili si riscaldano e quanto costa riscaldarli al metro quadrato.

Vuol dire sommare tutte le spese per spostamenti dei vari settori, e poi calcolare costi a km e costi in termini di ore lavoro. Tutti questi dati ci sono nei bilanci ma sono divisi per settori e quindi non si capisce nulla. Oppure non sono forniti in modo valutabile.

Che una palestra costi 500 euro all’anno per l’acqua non vuol dire nulla se non so quante persone la frequentano. Cioè, se ci sono 50 persone che si fanno una doccia o 5mila. E poi devo confrontare questi numeri con esempi relativi ad altre città ed ad altre nazioni per capire se i costi sono giusti o esosi. E poi devo raccontare tutto in modo che qualunque cittadino possa capire e dare giudizi e contributi. La democrazia è creare una app con la quale puoi fare le pulci al bilancio del tuo Comune, standotene comodamente in poltrona a casa tua.

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Torna a soffiare il vento di Riace

Lun, 02/11/2019 - 11:14

Il legame con Riace nasce in occasione del campo di lavoro che abbiamo fatto da quelle parti, i primi dieci giorni dell’agosto scorso, con un gruppo del Gim (Giovani impegno missionario) dei missionari comboniani. In breve tempo, siamo entrati in sintonia con i migranti, con Mimmo Lucano e con l’esperienza di Riace. Quando lo abbiamo invitato a parlare ai giovani, Mimmo si è commosso e ci ha detto che avrebbe iniziato un digiuno a oltranza per sollecitare il ministero degli interni a erogare i fondi dovuti per il funzionamento dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Siamo rimasti sempre in contatto e abbiamo vissuto da vicino l’iniziativa giudiziaria della Procura di Locri sulla gestione dei progetti d’accoglienza dei migranti e gli arresti domiciliari che Mimmo ha dovuto subire in ottobre. In seguito ha avuto il divieto di dimora a Riace e ora vive a Caulonia, piccolo centro dell’Alta Locride. È inconcepibile che un uomo che ha fatto del bene sia stato trattato in questo modo e la sua opera devastata. In questi mesi molti migranti se ne sono andati da Riace – dei trecento che erano ne sono rimasti una sessantina – e l’opera di accoglienza e di integrazione, che è stata e che può tornare a essere un esempio per tante realtà italiane, è stata di fatto smantellata.

Tuttavia è accaduto che molte realtà e associazioni, in giro per l’Italia, non si sono arrese a questa situazione e stanno provando a fare ripartire l’esperienza che è antitetica alle scelte che la politica italiana sta facendo.

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Foto: Riace 2018. Foto di Roberta Ferruti

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M’illumino di Meno

Lun, 02/11/2019 - 08:47

M’illumino di Meno è la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, ideata nel 2005 da Caterpillar e Rai Radio2 per chiedere ai propri ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono indispensabili. Un’iniziativa simbolica e concreta che fa del bene al pianeta e ai suoi abitanti.

M’illumino di Meno torna il primo Marzo 2019 ed è dedicata all’economia circolare. L’imperativo è riutilizzare i materiali, ridurre gli sprechi, allontanare “il fine vita” delle cose. Perché le risorse finiscono, ma tutto si rigenera: bottiglie dell’acqua minerale che diventano maglioni, carta dei giornali che ritorna carta dei giornali, una cornetta del telefono diventa una lampada, fanghi che diventano biogas. Dall’inizio di M’illumino di Meno, in 15 anni, il mondo è cambiato.

L’efficienza energetica è diventata un tema economico rilevante e le lampadine ad incandescenza che Caterpillar invitava a cambiare con quelle a risparmio energetico, adesso, semplicemente, non esistono più. Ma spegnere le luci e testimoniare il proprio interesse al futuro dell’umanità resta un’iniziativa concreta, non solo simbolica, e molto partecipata.

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Pedalare come un fumatore turco

Lun, 02/11/2019 - 01:57

4.000 biciclette distribuite finora ad altrettanti bambini, 15.000 l’obiettivo finale. È  questa la bella iniziativa di Hasan Kara, sindaco di Kilis, città turca al confine con la Siria, circa 260mila abitanti, la metà dei quali sono profughi siriani.

L’amministrazione regala biciclette nuove e fiammanti ai bambini se uno dei due genitori smette di fumare. Per avere e tenere la bicicletta i piccoli devono controllare che mamma o papà non riprendano a fumare, mantenere buoni voti a scuola e impegnarsi a pedalare almeno un’ora al giorno.

Il lancio dell’iniziativa è avvenuto in contemporanea con l’inaugurazione di una nuova pista ciclabile di 6,5 km in città (altri 30 km sono in cantiere).

Le biciclette ridurranno il traffico di auto e motorini (alcuni trasportano anche 3-4 persone e i caschi protettivi sono una rarità), sono uno straordinario strumento di promozione di uno stile di vita sano e sono un simbolo di coesistenza, ha dichiarato il sindaco Hasan Kara.

Fonte: https://www.theguardian.com/cities/2018/dec/11/cycles-for-cigarettes-turkish-city-gives-children-bikes-if-relative-quits-smoking-kilis

Immagine di copertina: Armando Tondo

Le biciclette più pazze del mondo (photogallery di Armando Tondo)

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Il ricambio aziendale non è solo un affare padre-figlio

Lun, 02/11/2019 - 01:29

Abbiamo già iniziato a discutere dei rischi insiti nella successione aziendale, ma forse, per questione di spazio e di battute, non abbiamo fatto ben comprendere che la continuità aziendale è un problema che riguarda non solo la proprietà (i rappresentanti delle due generazioni che originano il cambio), ma anche altri attori che sono portatori di interessi esterni all’azienda che, è bene ricordarlo, nel momento del passaggio generazionale, esce quasi sempre profondamente mutata.

Chi sono i tanti attori in scena?

Parliamo degli eventuali manager dell’azienda che non sono membri del gruppo proprietario, tutti i collaboratori, i consulenti standard (commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro) dei protagonisti della successione, le loro famiglie e, all’esterno dell’azienda, tutti i portatori di interessi in azienda come le banche, i fornitori e i clienti e, sia pure in maniera molto indiretta, le associazioni industriali di appartenenza e gli enti locali.

La successione imprenditoriale può essere infatti concepita anche come un processo di scambio e selezione di competenze tra i due protagonisti principali che, oltre a garantire il fisiologico alternarsi alla guida dell’azienda, permetta il mantenere o il variare di valori, metodi, procedure e tecniche manageriali (competenze critiche) coerenti con le esigenze proprie dell’impresa.

Se queste competenze critiche per l’efficace conduzione dell’azienda rimangono inalterate nel tempo ed è presumibile possa durare anche per il futuro, risulta chiaro che, da un lato, il percorso formativo del successore potrà ricalcare quello seguito a suo tempo dall’attuale imprenditore e, dall’altro, che la delega tra i due protagonisti potrà essere esclusivamente operativa cioè limitata allo svolgimento di attività in misura più o meno ampia a seconda dei casi.

Differente e più complesso è il caso in cui il processo di successione non si deve limitare a concludere un avvicendamento fisiologico ai vertici dell’azienda, ma deve anche favorire la riformulazione del ruolo imprenditoriale richiesto dalle mutate condizioni aziendali.

In presenza di nuove funzioni critiche, di emergenti strategie di evoluzione aziendale, di rapida crescita dell’azienda o al contrario, di involuzioni nel processo di sviluppo, l’imprenditore deve, oltreché percepire queste novità, sapervi adattare i modi e i tempi del proprio contributo all’azienda.

In questo quadro occorre soffermarsi sul ruolo degli altri attori coinvolti.

Escludendo le banche di cui abbiamo parlato tanto su queste colonne e che, tranne casi eccezionali, sono portatori dei soli propri interessi, è il caso di soffermarci sugli altri protagonisti.

Con riferimento all’ambito familiare e amicale il principale obiettivo che questi ultimi devono perseguire è quello di garantire un clima favorevole alla successione: ciò non significa evidentemente evitare che, influenzati dalla morale cattolica della ‘famiglia del Mulino Bianco’, determinati e oggettivi conflitti si manifestino.

Il ruolo positivo della famiglia e di eventuali amici coinvolti come esterni nel processo di successione, tranne alcune eccezioni, si svolge soprattutto nella sfera della mediazione interpersonale e della creazione di spazi di confronto.

Specialmente per i membri della famiglia che possiedano quote o azioni dell’azienda e che non sono coinvolti nella gestione, il momento della successione può rappresentare l’occasione traumatica di divisioni e contrapposizioni: anche per questo l’abitudine al confronto regolare nell’ambito di un consiglio di famiglia può essere molto utile.

Infine, va ricordato che la famiglia per sua natura tende a smembrarsi e a creare nuovi nuclei; poiché non sempre per l’azienda è efficace seguire la stessa prospettiva si fondano, per esempio, piccoli ‘sottogruppi’ familiari: questo fenomeno tende di per sé ad aumentare la complessità del processo successorio.

E quindi a maggior ragione occorrono forze di mediazione che sicuramente possono svolgere i familiari e gli amici.

Gli attori che invece agiscono in ambito aziendale (dirigenti, commercialista e tutti gli altri collaboratori) possono e devono contribuire alla creazione di una visione realistica e approfondita dell’azienda: ciò a beneficio immediato dei protagonisti della successione.

Questi attori dovrebbero essere attentamente ascoltati da entrambi in ordine alle attese dell’evoluzione futura dell’azienda e coinvolti nei tempi e nei modi più opportuni laddove l’avvento di uno o più successori possa bloccare significativamente le aspettative di carriera e le motivazioni al lavoro di ognuno di essi.

In alcuni casi di successione imprenditoriale impossibile da realizzare in ambito familiare, collaboratori e consulenti, come precedentemente rilevato, possono svolgere un ruolo più attivo rilevando la proprietà dell’azienda o, nel caso di successione traumatica e quindi improvvisa, supportando l’eventuale periodo di interregno.

Normalmente questo è l’unico polo da cui, nell’intero processo di successione, possano provenire informazioni aggiuntive sulla gestione aziendale rispetto a quelle già conosciute dai protagonisti.
L’unica alternativa può essere rappresentata da clienti e fornitori che possono rilevare l’azienda.

Fatte queste premesse, il ruolo dell’onnipresente commercialista non appare ancora pronto ad affrontare, tranne casi eccezionali (significa statisticamente una percentuale bassissima del totale degli iscritti all’ordine), il fenomeno della successione in azienda.
Il consulente deve essere autorevole e meritare la piena fiducia dell’imprenditore e della famiglia comprendendo le diverse esigenze della famiglia e dell’impresa e gli equilibri in gioco. E fin qui ci siamo.
Ma il passaggio generazionale non ha regole e soluzioni standardizzate e precostituite. Occorre gestire e coordinare aspetti eterogenei in una soluzione personalizzata e armoniosa.
E qui si evidenziano i limiti della categoria.

L’ordinamento giuridico italiano offre diversi strumenti per il passaggio generazionale, ma l’esperienza dimostra che la soluzione del caso concreto richiede spesso l’impiego congiunto ed equilibrato di più strumenti, conciliando la trasmissione della proprietà e la definizione delle regole di corporate governance senza mai perdere di vista la strategia di continuità e crescita dell’impresa.

La strutturazione di un trust o di un patto di famiglia, la stesura di un testamento, la definizione di una carta dei valori della famiglia, la costituzione di comitati di famiglia con relativa condivisione delle regole di funzionamento o la negoziazione di patti parasociali sono esempi di attività che un passaggio generazionale può richiedere unitamente a una razionalizzazione dello schema societario e/o alla scelta dei veicoli societari più adatti.

Ma soprattutto l’attività del consulente dovrebbe essere mirata alla pianificazione (dal punto di vista organizzativo, legale, fiscale, contabile e amministrativo) della successione.

Mettersi sulla scena e non occupare la casella del suggeritore che, pur fiutando aria di default, non entra direttamente sul tema, ma allestisce e vende servizi-tampone o progetti-ponte.

Non se ne risenta l’ordine dei commercialisti. Confrontarsi con le differenze non significa voler eliminare quelle differenze.

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La questione migranti che portò Roma al collasso

Dom, 02/10/2019 - 16:00

La cattiva gestione dell’ondata migratoria di Goti, nel quarto secolo, generò le ostilità alla base della Battaglia di Adrianopoli, l’inizio della fine per l’Impero Romano d’Occidente. 

l 9 agosto del 378 d.C., ad Adrianopoli, in Tracia – nella moderna provincia turca di Edirne – si consumava una delle peggiori sconfitte militari mai subite dai romani: il massacro di 30 mila soldati dell’impero, guidati da Flavio Giulio Valente, perpetrato dai Goti, al seguito del re guerriero Fritigerno. Secondo gli storici, quella disfatta segnò l’inizio della catena di eventi che avrebbe portato alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476. 

Ripercorrere oggi gli eventi che portarono alla battaglia di Adrianopoli è interessante: secondo una lettura dei fatti di allora pubblicata su Quartz, all’origine della strage ci sarebbe stata la cattiva gestione, da parte dei romani, di un’imponente ondata migratoria di Goti avvenuta due anni prima. Gli stessi Goti che si sarebbero trasformati nei carnefici delle legioni dell’Urbe.
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Una buona notizia è una notizia?

Dom, 02/10/2019 - 15:26

Laura Malucelli, scrittrice e amica, anni fa mi diceva che una buona notizia non è una notizia. Fu un duro colpo per me che mi occupavo di Cacao – Il quotidiano delle buone notizie comiche, una news letter che arrivava nella casella mail di quasi ventimila persone.

Malgrado la critica ho continuato a pensare che mettere in risalto le buone notizie, raccontare di azioni meritevoli, dei passi verso la civiltà e i diritti umani, e anche, perché no, mettere in ridicolo certi atteggiamenti, raccontare del ladro che si dimentica i documenti nella casa che va a svaligiare, fosse un buon modo per dimostrare che non è vero che va sempre tutto male e che una risata o almeno un sorriso merita sempre di essere fatto.

I media danno risalto a quello che non va e allora noi, dall’altra parte della barca davamo conto di quello che invece va o che ci faceva ridere.

E quindi in questa domenica un po’ grigia, almeno in Umbria, vi racconto quello che è successo questa settimana di buono, divertente, che va in quella direzione lì, sì proprio quella lì.

Un rifugio di animali in Arizona era a corto di personale e nei pressi c’è una casa di riposo per anziani. Collegata la sinapsi ecco che i micini abbandonati e bisognosi di cure sono stati affidati ad altrettanti anziani più o meno nelle stesse condizioni. I risultati sono eccezionali: i mici crescono alla velocità della luce, i nonni no, ma sono molto più contenti.
Fonte: Greenme

Bilanci di Giustizia nel suo incontro annuale ha dimostrato che, conti alla mano, le famiglie più attente all’ambiente e ai consumi sono più felici.
“Quando l’economia uccide bisogna cambiare” è lo slogan di questa rete che nasce nel nel 1994.

Volete fare un regalo veramente eccezionale al vostro amore per San Valentino? Christie’s mette all’asta un frammento ‘cosmico’ di asteroide a forma di cuore precipitato sulle montagne Sikhote-Alin in Siberia il 12 febbraio 1947. Base d’asta 500mila dollari. Un po’ caro ma di un’originalità spaziale.
Fonte: Repubblica.it

Alla veneranda età di 97 anni il Principe Filippo ha deciso di rinunciare alla patente. Tutta l’Inghilterra ha tirato un sospiro di sollievo.

Buona domenica a tutti!

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“Hai tempo”, una cosa bella da dire

Dom, 02/10/2019 - 09:03

La settimana scorsa ho chiesto ai bambini di ricopiare un breve testo su un foglio. Non ho dato un tempo. La consegna, però, era precisa. Il lavoro semplice. La prima bambina, straniera, ha finito il suo lavoro di copiatura in dieci minuti, qualcuno in quindici, qualcuno in venti e così via. Qualcuno ha saltato delle lettere, qualcuno è andato a capo quando non doveva. Qualcuno non ha fatto errori.

Suonata la campanella c’erano ancora due bambini che stavano scrivendo. Uno si è alzato e me l’ha consegnato, l’altro ho dovuto richiamarlo perché mi portasse il suo lavoro. Quest’ ultimo, siccome ne aveva copiato solo metà, quando mi è venuto vicino mi ha detto con una voce sconsolata: “Ma io non l’ho finito!”“Non importa”, gli ho risposto, “hai tempo. La prossima volta lo finirai con calma. Non ti preoccupare”. Mi ha sorriso, si è tranquillizzato ed è volato a mensa.

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Foto di Myles Tan, tratta da Unsplash.com

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Strumenti e musica per aiutare i quartieri disagiati delle città

Dom, 02/10/2019 - 07:42

Ospiti d’eccezione al Festival delle Felicità Interna Lorda sono stati i ragazzi di MusicaInsieme a Librino che hanno sperimentato il metodo Abreu, nato in Venezuela per offrire ai bambini dei quartieri più poveri delle città la possibilità di imparare a suonare uno strumento musicale.

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Brindisi, scritte omofobe contro uno studente.

Sab, 02/09/2019 - 14:55

BRINDISI – Scritte omofobe a scuola contro uno studente del terzo anno, i compagni lo difendono e riempiono la facciata dell’istituto con striscioni con l’hashtag “#siamotuttifroci”. È accaduto all’istituto Alberghiero di Brindisi. Qualcuno nella giornata di ieri, 7 febbraio, aveva imbrattato le mura e le scale esterne dell’edificio scolastico con insulti omofobi nei confronti di un ragazzo minorenne, era stato scritto anche il suo nome e cognome. La reazione degli altri studenti è stata esemplare.

Il dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia ha fatto immediatamente cancellare le scritte. Questa mattina gli stessi studenti con i docenti hanno organizzato un flash mob fuori dall’istituto, al quale hanno partecipato anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città. Nella giornata di ieri i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero hanno avvertito i colleghi delle altre scuole.


Durante la manifestazione è intervenuto il ragazzo vittima degli insulti ed ha commosso tutti. Con gran coraggio ha parlato davanti ai suoi coetanei. “Io sono fortunato – dice – ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita”.

Dopo le sue parole anche altri ragazzi hanno fatto coming out: “Che ne sapete voi della paura quella che ci distrugge – spiega uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finché qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale”. Poi è stato il preside a rassicurare i suoi ragazzi.

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La cannabis migliora la fertilità?

Sab, 02/09/2019 - 13:00

L’esposizione a un moderato livello di fumo di cannabis potrebbe comportare un miglioramento della fertilità. E’ questa la conclusione, in controtendenza con le attuali conoscenze sull’argomento, a cui è giunto uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori guidati da Feiby Nassan del Dipartimento di salute ambientale della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston (Stati Uniti) e pubblicato sulla rivista Human Reproduction.

Lo studio

Gli studiosi hanno raccolto più di mille campioni di sperma appartenenti a 662 uomini (36 anni di media e con un livello di istruzione universitaria) con problemi di fertilità in cura al Massachusetts General Hospital Fertility Center tra il 2000 e il 2017. Tra gli uomini reclutati per lo studio, 317 hanno anche fornito campioni di sangue in cui i ricercatori hanno potuto misurare la presenza e il livello degli ormoni riproduttivi. Tutti i partecipanti hanno inoltre compilato questionari in cui descrivevano il loro consumo di cannabis, da cui è emerso che circa il 55% aveva fumato cannabis (di questi, il 44% non fumava più mentre l’11% fumava ancora al momento dello studio).

Conta spermatica migliore

Dalla ricerca è emerso che l’esposizione a un basso livello di cannabis nel corso della vita potrebbe migliorare la produzione di sperma, incrementando di conseguenza la fertilità maschile. L’analisi dei campioni di sperma ha infatti messo in evidenza che gli uomini che avevano fumato avevano una concentrazione media di 62,7 milioni di spermatozoi per millilitro, contro i 45,4 milioni di spermatozoi per millilitro di chi non aveva mai fumato. Non solo: tra i consumatori di cannabis, solo il 5% aveva una conta spermatica inferiore a 15 milioni per millilitro, ovvero la soglia minima di “normalità” indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, mentre tra chi non aveva mai fumato era sotto questa soglia il 12% degli uomini. Infine, un maggiore uso di cannabis è risultato collegato a livelli più alti di testosterone

Necessari ulteriori studi 

Un risultato che ha sorpreso gli studiosi perché in completa controtendenza con le attuali conoscenze scientifiche secondo le quali fumare cannabis avrebbe effetti dannosi sulla salute riproduttiva maschile. I ricercatori spiegano che gli esiti di questo studio devono essere presi con molta cautela, e che sarà necessario effettuare nuove ricerche per capirci di più. Ad esempio, spiegano gli stessi autori dello studio, per quanto riguarda l’aumento dei livelli di testosterone nei fumatori di cannabis un’interpretazione plausibile “è che gli uomini con livelli di testosterone più elevati siano più propensi a intraprendere comportamenti di ricerca del rischio, tra cui fumare cannabis”. E che, quindi, fumare cannabis non sia la causa dell’aumento del testosterone, ma un comportamento che viene attuato di conseguenza. Non solo: gli stessi ricercatori precisano poi che, essendo stata la ricerca condotta esclusivamente su uomini con problemi di fertilità, i risultati non possono essere estesi alla popolazione maschile in generale.

Risultati da prendere con cautela

Lo scetticismo degli studiosi è alto anche perché studi condotti recentemente hanno ottenuto risultati opposti. Come spiega la studiosa Sheen Lewis della Queen’s University di Belfast (Regno Unito), “nei nostri laboratori abbiamo trovato esattamente gli effetti opposti“: uomini che ogni giorno fumavano la stessa dose moderata di marijuana hanno visto crollare sia la quantità che la motilità degli spermatozoi, indicatori fondamentali della salute riproduttiva maschile.

Photo by Get Budding on Unsplash

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Rischio di contaminazione: richiamati lotti di gorgonzola dolce Dop

Sab, 02/09/2019 - 08:00

Il ministero della Salute ha richiamato diversi lotti di gorgonzola Dop dolce per rischio microbiologico legato alla presenza di Listeria monocytogens, batterio responsabile della listeriosi, infezione che può colpire sia gli uomini che gli animali. Il richiamo riguarda lotti di diversi marchi di gorgonzola – Bella Italia, Igor Blu, Casa Leonardi, Novarì, Colle Maggio – prodotti nello stabilimento di Cameri (Strada statale Leonardi 21, provincia di Novara). Per maggiori informazioni sui lotti interessati e le scadenze si può cliccare qui.

La Listeria

Il batterio Listeria monocytogens è molto diffuso nell’ambiente e si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di molte specie animali senza che questi mostrino sintomi apparenti. Può contaminare qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti. Può crescere e riprodursi a temperature variabili da 0 a 45°C, tende a persistere nell’ambiente e quindi essere presente anche in alimenti trasformati, conservati e refrigerati.

Poiché la listeriosi generalmente è dovuta all’ingestione di cibo o mangime contaminato viene classificata, sia per l’uomo che per gli animali, fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti  (tossinfezione alimentare). Più raramente le infezioni possono verificarsi attraverso il contatto diretto con animali, persone o l’ambiente contaminato.

Gli alimenti a rischio

Gli alimenti principalmente associati all’infezione da listeriosi sono pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, cibi trasformati e preparati (pronti all’uso) inclusi hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie, insalate preconfezionate, panini, pesce affumicato.

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Governo vs case farmaceutiche: riusciremo a risparmiare 2 miliardi?

Sab, 02/09/2019 - 01:36

Cosa sono i farmaci fotocopia? In America chiamano lo stesso concetto “me-too” (termine poi divenuto famoso in un altro contesto): ovvero la creazione e la messa in vendita di farmaci identici a quelli esistenti, solo per entrare in un mercato redditizio senza fare sforzi di ricerca scientifica. In altre parole: il mercato c’è e anche io (casa farmaceutica) ci voglio guadagnare (me-too). Peccato che ogni farmaco abbia anche un costo pubblico, se il farmaco è di fascia A, e che alcuni farmaci fotocopia abbiano prezzi molto maggiori rispetto a un’efficacia identica agli altri: un costo inutile per il governo che “li passa” al cittadino, e un costo inutile per tutti noi. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano ne fa da anni una guerra personale.

Il progetto è di frenare questo assalto al banco farmaceutico e vietare i doppioni in fascia A, arrivando a un risparmio di 2 miliardi di euro: ovvero 40 volte di più rispetto al risparmio previsto dall’eliminazione delle pensioni d’oro, tanto per capirci, che si ferma a 50 milioni di euro. Una torta preziosissima per un Paese indebitato come il nostro, ma anche un frutto da difendere con le unghie e con i denti per le case farmaceutiche (e in alcuni casi anche per i farmacisti o i medici che già in passato hanno remato contro il cambiamento).

Dottor Garattini, quali sono le medicine gemelle in fascia A di cui parliamo? Che tipo di farmaci, in altre parole, più spesso soffrono di questo immane spreco?

“Potremmo prendere molti esempi per classi di farmaci. Ad esempio ci sono, a parità di efficacia, costi molto diversi tra farmaci del gruppo degli antidepressivi, o tra i sartani (farmaci antipertensivi), gli ACE inibitori (contro l’ipertensione), i bifosfonati (contro l’osteoporosi), gli anti-ipertensivi e i polmonari. I farmaci non sono beni di consumo, ma strumenti di salute. Bisogna razionalizzarne l’uso, per ridurre la spesa: il mercato ha troppi doppioni. Non possiamo avere in Italia 21 farmaci antidepressivi e non sapere se ce n’è uno che funziona meglio degli altri – spiega Garattini – Stesso discorso per gli antidolorifici o i gastroprotettori. E non è accettabile che il Ssn spenda 280 milioni l’anno solo per la vitamina D, che ormai è noto non cambia il numero di fratture negli anziani”.

“Le analisi ci dicono che appena il 6-8% dei farmaci varati in questi ultimi anni presenta qualche vantaggio. Sono medicinali approvati spesso attraverso studi clinici controllati, che avevano come termine di confronto il placebo, anziché il miglior farmaco disponibile. Farmaci che proliferano a ritmo esponenziale sono ad esempio gli antitumorali, che però non offrono alcun vantaggio terapeutico. Tra il 2002 e il 2014 sono stati approvati farmaci antitumorali per 71 indicazioni, rivolte a vari tumori ma, come rileva uno studio, il vantaggio di sopravvivenza è di 2,1 mesi, e quasi sempre con una cattiva qualità di vita (a causa degli effetti tossici di questi stessi prodotti). Purtroppo tali approvazioni rendono ricchi i produttori e sempre più povero il Servizio sanitario, perché i prezzi sono stratosferici e largamente sproporzionati rispetto ai vantaggi promessi. Un altro esempio: i farmaci contro l’epatite C, che neppure il Ssn italiano può acquistare per tutti i malati. Insomma, va rivisto il Prontuario Terapeutico Nazionale, che non è stato sottoposto ad analisi sistematiche da oltre 20 anni e che registra attualmente disparità di prezzi fra prodotti che non sono differenti fra loro. Ed è necessario anche che chi approva i farmaci chieda di più all’industria farmaceutica. Che fa bene alla società solo se orientata a produrre strumenti di salute anziché beni di consumo”.

Come potremmo avere una classifica indipendente dei farmaci più efficaci? “Attraverso la ricerca! E comunque se ne potrebbero scegliere solo alcuni sulla base delle evidenze disponibili”.

Il progetto sembra molto ambizioso, e davvero utile. Ma la strategia da mettere in atto non è ancora nota… lei magari sa qualche novità? “Si attende che AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, prenda in considerazione le proposte del nostro documento”.

Onestamente… crede che si realizzerà? Riusciremo a superare l’unione di lobby così potenti (farmacisti, industrie, medici hano già fatto quadrato contro questo cambiamento…) “Noi dobbiamo fare tutto il possibile. È chiaro che vi sono molte lobby, ma lo Stato dovrebbe avere come obiettivo quello di proteggere il SSN dal mercato della medicina”.

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I polli non erano poi così felici

Ven, 02/08/2019 - 18:00

Uno dei temi cari a People for Planet per la tutela dei consumatori, per non essere beffati noi tutti, sono le pubblicità ingannevoli: in questo caso specifico si tratta di animali di allevamento per particolari tipologie di prodotto che, secondo l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) e non solo,  sono stati rappresentati diversamente dalla realtà.

A seguito della denuncia presentata dall’Enpa nel 2016  verso Gesco, azienda del Gruppo Amadori, proprio per difformità tra quanto affermato nella comunicazione  e reali condizioni, è arrivato – da pochi giorni – l’esito del procedimento di AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, di seguito anche Autorità o Garante) e, all’interno di questo, gli impegni di Amadori.

Secondo l’Enpa, la Società Cooperativa Agricola Gesco, azienda del Gruppo Amadori che si occupa della produzione e commercializzazione di carni avicole e suine, sarebbe stata costretta a cambiare parti di immagini e testi della pubblicità sulla filiera di pollo diffuse attraverso il sito internet aziendale, perché di fatto ingannevole. Su brochure e sito web sarebbe quindi inziata la ‘pulizia’ dei contenuti dove si mostrava una realtà per i polli allevati non corrispondente a quella esistente, secondo quanto sancito dall’AGCM la società sembrava suggerire che tutti i polli allevati godessero delle “migliori condizioni di benessere animale”. Ma per Amadori non è così e, in un comunicato, asserisce che si tratta di una notizia strumentale, in quanto “nessuna infrazione è stata accertata dall’Autorità Garante”.

E, specifica, che l’azienda ha comunque avviato un confronto costruttivo con le istituzioni «con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la chiarezza dei messaggi del proprio sito internet aziendale sul benessere animale e, pur ritenendo di aver già adempiuto ad ogni dovere di chiarezza di informazioni verso il consumatore, ha accolto le indicazioni di AGCM e fatto integrazioni alla pubblicazione online».

Cronologia delle iniziative giudiziarie Enpa
  • 29 maggio 2016: Report trasmette su Rai Tre un servizio che mostra un allevamento Amadori. Qui il video, dal minuto 24:00 (https://www.raiplay.it/video/2016/05/Report-del-29052016-3838cc8f-782b-4487-8f5e-1899ab872776.html).
  • 3 agosto 2016:  Enpa presenta una denuncia contro Amadori alla Procura della Repubblica di Forlì. La Procura iscrive la denuncia sul registro delle notizie di reato.
  • 3 agosto 2016:  Enpa presenta una denuncia all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato per l’apertura di un procedimento contro Amadori per pubblicità ingannevole.
  • 21 ottobre 2017: Il Garante archivia il procedimento.
    17 novembre 2017: Enpa si oppone al provvedimento di archiviazione dell’Autorità.
  • 31 gennaio 2018: a seguito di un nuovo video realizzato da Animal Equality (organizzazione internazionale no profit per la Protezione Animale fondata nel 2006) Enpa integra la denuncia del 2016.
  • 6 settembre 2018: L’Autorità apre il procedimento contro Amadori per pubblicità ingannevole.
  • 14 gennaio 2019:  L’Autorità emette un esito sul proprio Bollettino n. 2 del 14 Gennaio 2019 di cui si riporta il contenuto nell’estratto disponibile qui
Conclusioni

Quanto riportato nel parere, ovviamente, non cambia nulla per i polli, ma, come sostiene Matteo Cupi direttore esecutivo di Animal Equality Italia, ha comunque un valore perché «dimostra l’importanza delle investigazioni che riescono a mettere in luce queste discrepanze notevoli», che sicuramente influenzano le abitudini e le scelte dei consumatori attraverso una sempre maggiore informazione e consapevolezza.

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Creiamo la giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici

Ven, 02/08/2019 - 14:30

(Madonna ha contribuito alla vittoria di Trump promettendo un pompino a chi avesse votato per Hillary Clinton?)

Mi ha colpito quel che ha detto al giornalista di “L’aria che tira” un anziano milanese, vestito molto elegante, intervistato di fronte a un gazebo leghista in piazza San Babila, a Milano: “Quei vermi che scappano dall’Africa, lasciando mogli e figli in mezzo alla guerra civile per venire da noi a mangiare a sbafo!”
La mia prima reazione è stata di rabbia e sconcerto.
Ma è un fatto che abbiamo a che fare con milioni di italiani che la pensano grossomodo così.
E pare proprio che più o meno siano la metà dei nostri connazionali.
Una situazione gravissima ed estremamente pericolosa.
E non devo spiegarti io cosa può succedere: la storia ce lo insegna molto chiaramente.
Ma la questione è aggravata dal fatto che la maggioranza dei progressisti, che non sono razzisti, omofobi, e sono invece solidali e accoglienti, reagisce ai deliri leghisti con stolida aggressività. Il web è pieno di antirazzisti che insultano i razzisti.
Non interessa a loro che questi sproloqui non riescano in nessun modo a incidere sulle idee altrui e che anzi spingono queste persone a convincersi sempre di più della giustezza della loro visione.

Io credo che sia possibile migliorare la situazione soltanto se ci si ricorda delle parole e dei fatti di Gandhi, Martin Luther King e Mandela. La loro grandezza è stata quella di contrastare l’aggressività razzista in modo risoluto ma mite.
Rifiutare la rabbia che impedisce il dialogo è stato il metodo che ha determinato i risultati epocali che essi hanno ottenuto.
Il concetto essenziale è che la forma è il contenuto e che diffondere idee solidali e inclusive con l’aggressività è come cercare di spegnere un incendio con la benzina.
Al contrario la mansuetudine ha la qualità straordinaria di essere infettiva.
Quando in Cile si fissò la data del referendum che doveva confermare il regime dittatoriale fascista o scegliere di tornare alla democrazia, ci fu un grande scontro all’interno del movimento progressista.
C’era chi voleva incentrare la campagna elettorale sulla denuncia dei crimini di Pinochet e chi voleva parlare in positivo. Vinsero i mansueti. C’è un film che dovremmo far vedere a tanti compagni: “No – i giorni dell’arcobaleno”.
Ad un certo punto si vede un poliziotto che prende a manganellate un manifestante che è caduto a terra. La sequenza si interrompe e appare una freccia che indica il poliziotto e una voce recita: “Quest’uomo è convinto di fare la cosa giusta per i propri figli. Poi una seconda freccia indica il manifestante e la voce dice: “Quest’uomo è convinto di fare la cosa giusta per i propri figli” (ho citato a memoria).
La loro comunicazione si incentrò su due temi: il riconoscimento del valore delle motivazioni dell’avversario (anche se queste avevano portato a massacri, torture e orrori di ogni tipo) e una predizione: “la gioia sta arrivando!”.
Come si sa i progressisti vinsero il referendum. Il nostro obiettivo è insultare i nostri avversari oppure migliorare la situazione?
Madonna ha ottenuto per sé una pubblicità mondiale promettendo durante un concerto con decine di migliaia di spettatori di premiare oralmente chi avesse votato contro Trump. È stata molto esplicita spiegando che l’avrebbe fatto in ginocchio, guardando negli occhi e che poi avrebbe deglutito.
Il video di questo messaggio è stato visto da milioni di persone ma è ovvio che sulla mente dei reazionari ha ottenuto soltanto l’effetto di convincerli ancor di più che la decenza è allo sfascio e che solo stringendo le cinghie della moralità è possibile impedire che il demonio conquisti la supremazia sul mondo.
Mi pare che la maggioranza dei progressisti sia impregnata più a far colpo sui chi già la pensa come loro che a mettere in crisi le idee razziste.

Da tempo abbiamo lanciato una serie flashmob e video che vanno nella direzione opposta: i Pink Bloc, ballerini in tutù rosa, che danzano Chopin di fronte a Unilever e Ferrovie, il salvataggio delle povere profughe extracomunitarie norvegesi, le infermiere sexy che alla stazione di Bologna offrono sedie ai viaggiatori stanchi.
Sono iniziative che hanno avuto successo ma crediamo sia possibile e necessario fare di più.
Per questo vogliamo aprire un dibattito sulla possibilità di dar vita a “La giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici”.
Ho accennato l’idea su Facebook chiedendo che almeno 100 persone aderissero per rendere possibile iniziare. Hanno espresso parere favorevole più di 300 lettori.

Per allargare la discussione ti propongo un esempio di quello che secondo me sarebbe utile dire ai reazionari.
È un lungo articolo nel quale mi rivolgo a Oriana Fallaci, visto che le sue idee sono l’humus teorico di tutto l’attuale revanshismo anti immigrati.
Innanzi tutto dichiaro quali sono i motivi per i quali stimo la Fallaci.
Poi elenco tutte le sue affermazioni che condivido.
Poi spiego quali sono i punti nei quali sbaglia, non attaccandola mai ma cercando di dimostrare che quel che le fa paura (l’Islam) in realtà non è il vero pericolo.
Vedi qui l’articol
o.

Che ne pensi?
Ti interessa partecipare all’organizzazione di questa giornata della gentilezza?
Come dovrebbe funzionare questa giornata della gentilezza?
Cosa facciamo succedere?
Posta il tuo contributo nello spazio per i commenti a questa pagina.

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Basta Buonisti!

Ven, 02/08/2019 - 14:30
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Elogio di Nancy Pelosi

Ven, 02/08/2019 - 12:00

L’eleganza della donna è nota. Che fosse poi tosta, non se lo aspettavano né gli elettori né il Presidente Usa, messo all’angolo sullo scontro per il muro durante lo shutdown. Ma la sua arte migliore è riuscire a esprimere disprezzo senza perdere di vista le buone maniere.

Chi poteva sapere che fosse possibile esprimere disprezzo, sdegno e minacce di vendetta con un semplice applauso? È quello che riesce a fare la presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America Nancy Pelosi soltanto battendo le mani al presidente Usa Donald Trump durante un passaggio del suo discorso sullo Stato dell’Unione.

Gli elettori dem sono andati in deliquio. L’elegante Pelosi, del resto, nelle ultime settimane si era fatta notare per aver tenuto testa al presidente Usa nel corso della trattativa sui finanziamenti del muro. Le prolungate discussioni, con tanto di letterine pubblicate a mezzo social, hanno indebolito la mitologica abilità di Donald Trump nella negoziazione costringendolo a un inedito passo indietro. Al tempo stesso hanno dimostrato che fare opposizione si può, anche senza perdere l’eleganza o chiedere tasse al 70% per i ricchi (proprio al quantità affossata dai dem, in passato) come fa Alexandria Ocasio-Cortez.

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Ue: gli elettrodomestici vivranno di più (anche grazie ai Repair Café)

Ven, 02/08/2019 - 11:30

Con ogni probabilità dal 2021 ogni elettrodomestico, ogni nuovo modello di lavatrice, televisore, frigorifero, lavastoviglie, schermo, lampada, dovrà avere per almeno 7 anni (10 per le lavatrici) dalla messa in commercio i pezzi di ricambio disponibili, per garantire la loro riparabilità. Lo ha deciso il Consiglio dell’Unione europea, che sta revisionando i requisiti di ecodesign per questo gruppo di prodotti. Ora si attende solo il voto del Parlamento: poi le misure dovranno essere adottate da tutti i Paesi membri. Inoltre, i pezzi potranno essere sostituiti usando strumenti che sono normalmente a disposizione di chi fa le riparazioni, e non con attrezzi specifici per un singolo produttore.

Ma questa attesa decisione ha anche altre implicazioni. D’ora in poi i produttori dovranno tenerne conto in fase di progettazione, prevedendo un design che permetta di aprire e riparare gli oggetti (cosa oggi non più scontata), con l’obiettivo di allungarne la vita.

È ancora possibile firmare la petizione che proprio a questo obiettivo puntava, e che ha ottenuto già oltre centomila firme. Il diritto di poter riparare le cose è stato particolarmente ignorato nel nostro Paese, che ha ostacolato “alcune misure chiave del Pacchetto sull’Economia circolare”, adottate dalla Commissione europea “per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile”. Qualcosa di giusto, logico e importantissimo, ma che pareva l’Italia non fosse interessata a pretendere. Poi la petizione, lanciata da Donatella Pavan, fondatrice di Giacimenti Urbani, insieme a Restarters Milano, ha lanciato la raccolta firme a settembre 2018.  “Il 5 dicembre l’abbiamo letta pubblicamente al ministero dell’Ambiente, ha dichiarato, nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, e l’abbiamo consegnata al ministro Sergio Costa perché la sostenesse”.

Del resto, un’inchiesta realizzata da Eurobarometer rivela che il 77% dei cittadini europei è a favore di prodotti più riparabili: come non esserlo? È qualcosa che permette di evitare spreco di denaro a tutti, mentre riduce di molto l’inquinamento. A livello globale, questo è l’anno in cui, secondo le stime, produrremo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, l’equivalente di quasi mille Titanic.

Anche da noi la sensibilità aumenta. Dopo il recente incendio a Roma, la sindaca Virginia Raggi ha promesso l’apertura di un Repair Café (cosa sono i Repair Café? lo abbiamo spiegato in questo video) al posto dell’impianto di trattamento rifiuti andato in fumo. Di recente ne è stato aperto uno a Udine, mentre in tutta l’Italia per il momento siamo a 12, di cui 3 in Alto Adige. Ma ci sono anche realtà, come il Rusko di Bologna, che hanno preso ispirazione per poi chiamarsi in altro modo. I numeri spiegano bene che la situazione italiana dei Repair Café è ancora “embrionale”, ma l’iniziativa sta riscuotendo sempre più interesse. Chiunque sente parlare di RC trova l’idea geniale (perché lo è!) e valuta di aprirne uno. Beh, se ne avete la possibilità il Repair Caffè non è solo un modo per cambiare il mondo. I suoi obiettivi sono, certo, quello di riportare tra noi la bella arte di aggiustare, e di diffondere il suo know how. Ma anche di promuovere la coesione sociale, connettendo vicini di casa di diverse estrazioni sociali – tutti hanno qualcosa da riparare, prima o poi – con tutte le migliori conseguenze: condividere e inspirarsi, conoscersi, capirsi, farsi compagnia e tenere in allenamento la mente, imparando tecniche e gestualità che servono per aprire e maneggiare un meccanismo elettronico. Cosa di meglio, mentre si protegge il futuro del pianeta?

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