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Aggiornato: 2 ore 9 min fa

Il dermatologo spiega i casi in cui la nostra pelle ci segnala la presenza di una malattia autoimmune

Mer, 04/10/2019 - 15:00

Alcune manifestazioni dermatologiche possono indurre a sospettare l’esistenza di malattia reumatologica su base autoimmune. Per la diagnosi di tali patologie non si può prescindere da una stretta collaborazione fra dermatologo e reumatologo: « Alcune Manifestazioni cutanee di diverso tipo rappresentano il primo segno dell’instaurarsi di malattie di natura autoimmune o reumatologica che possono anche essere molto gravi perché colpiscono organi interni e/o l’ apparato osteomuscolare. L’ esempio più noto è quello della psoriasi cutanea che in un 20% dei casi si associa ad artrite. Anche altre malattie autoimmuni gravi e sistemiche, tuttavia, come lupus, dermatomiosite, sclerodermia, e vasculiti sono precedute o si accompagnano a specifiche lesioni cutanee» spiega Piergiacomo Calzavara Pinton Presidente SIDeMAST (Società Italiana di Dermatologia) e Direttore della Clinica di Dermatologia, «Spedali Civili» di Brescia.

Nel caso del Lupus il quadro che può configurarsi è piuttosto complesso come spiega l’esperto: «L’interessamento cutaneo in corso di Lupus può essere molto eterogeneo e polimorfo, essendo per lo più, ma non esclusivamente, rappresentato da tre subsets di presentazione, quali il lupus cutaneo acuto (o sistemico), subacuto e cronico (o discoide). Nel lupus eritematoso cronico il coinvolgimento cutaneo sussiste per lo più da solo senza mai associarsi a lesioni sistemiche.

Nel Lupus Eritematoso Sistemico (LES) e nel lupus eritematoso Subacuto (SCLE), invece, potenti reazioni infiammatorie autoimmuni possono potenzialmente interessare qualsiasi organo tra cui principalmente articolazioni, cuore, polmone, reni, pleura e pericardio e si accompagna alla quasi costante presenza di autoanticorpi della famiglia ANA ed ENA». Il lupus come le altre malattie autoimmuni si caratterizza, fra le altre cose, per l’ aggressione di cellule normali dell’organismo umano da parte del sistema immunitario che le riconosce come estranee.

Gli anticorpi ANA e ENA vanno infatti a colpire strutture cellulari normali all’interno del nucleo delle cellule che vengono poi eliminate dalla successiva reazione infiammatoria. Da notare che alcuni farmaci sono in grado di indurre ex novo e/o riscatenare le manifestazioni cutanee in corso di LES. In questo caso la loro sospensione, quando possibile, riesce a normalizzare il quadro dermatologico simil LES.«Fra i farmaci capaci di scatenare un quadro simil LES l’idralazina, utilizzata per l’ipertensione, la procainamide usata per le aritmie cardiache, l’isoniazide un antibiotico usato per la tubercolosi, ma il quadro può essere indotto anche da alcune nuove terapie per il carcinoma del seno e del colon» spiega il Presidente SIDeMAST.

Le lesioni cutanee del LES, infine, sono altamente fotosensibili : l’esposizione alla luce solare di chi ne soffre può indurre o aggravare le manifestazioni cutanee di malattia, e può agire anche da trigger per lo sviluppo/riaccensione di manifestazioni sistemiche. Per tale motivo questi pazienti devono assolutamente evitare l’ esposizione a ultravioletti dal sole adottando misure di fotoprotezione assoluta. «In pratica questi pazienti devono applicare una quantità abbondante, nel caso del viso per esempio, almeno un cucchiaino da caffè, di crema da sole con fattore SPF superiore a 50 e un’ ottima protezione da UVA, devono ripetere l’ applicazione ogni 1-2 ore e non devono esporsi mai direttamente alla luce solare. Devono, inoltre, rimanere coperti con indumenti e cappello il più possibile e devono assolutamente evitare anche le lampade abbronzanti» chiarisce l’esperto.

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Almeno 350mila le biciclette rubate ogni anno: il registro digitale ci salverà?

Mer, 04/10/2019 - 15:00

Ogni anno in Italia vengono rubate 350 mila biciclette. Ma questo è solo il numero delle denunce. Dobbiamo sommare quello delle bici rubate a proprietari che si rassegnano senza sporgere alcun reclamo. Dopo il furto si tende spesso ad acquistare una bici usata o a rinunciare del tutto ad averne una. Quella dei furti è una piaga, a cui si collega l’altra ben nota piaga del mercato sommerso delle bici di seconda mano di dubbia provenienza. Recentemente l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori (Ancma) ha annunciato la creazione di un Ciclo Registro in cui verrebbero registrati i numeri di telaio. Arrivato l’annuncio, arrivano anche tutte le perplessità del caso.

Sicuramente si tratta di uno strumento utile, sulla carta. Si tratterebbe di un database nazionale che, una volta registrato il numero di telaio, restituirebbe un certificato digitale che attesta il possesso della bicicletta, utile anche alle forze dell’ordine nel caso si ritrovassero per le mani un mezzo abbandonato o presumibilmente rubato. L’intento di Ancma è quello di coinvolgere i negozianti, che registrerebbero direttamente il numero del telaio al momento della vendita; a questo primo obiettivo si affianca quello di attirare nel meccanismo le compagnie assicurative, che oggi solo in pochi casi propongono una formula per biciclette e con clausole molto restrittive (basti pensare che spesso per ottenere il rimborso dopo un furto le bici devono essere state tenute in un garage chiuso e legate).

Ma ecco i primi dubbi. Da Bikeitalia.it sottolineano alcuni punti poco chiari. Innanzitutto, il numero di telaio a volte identifica un lotto intero di bici, non è quindi un numero univoco che ci riconduce ad una bici in particolare. Inoltre, non tutte le bici riportano questo numero: quelle più economiche acquistate nei supermercati a un centinaio di euro difficilmente lo recano, così come non hanno un numero di telaio le bici molto vecchie. La spiegazione di questa esclusione automatica è che non avrebbe senso registrare mezzi di poco valore dato che non si potrebbe applicare una polizza contro il furto, dettaglio che denota appunto l’intento molto marcato di legare il registro alla vendita di polizze. Non solo, in questo modo quella fetta di veicoli economici – le bici di cittadini che si presume non possano permettersi un mezzo più costoso o non ne avvertono l’esigenza – diventerebbe molto più appetibile per il ladro e non potrebbe godere di un’assicurazione.

Al momento, dunque, non cambia molto. Anzi, sembra proprio che la soluzione più efficace contro i furti resterà ancora a lungo quella di legare la propria bici a un sostegno pesante e molto, molto solido…

Immagine di copertina: Flickr

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10 eventi della Milano Design Week che non dovresti perdere quest’anno

Mer, 04/10/2019 - 12:00

Anche quest’anno, tra anteprime, installazioni, eventi ed esposizioni è partita una nuova edizione della Design Week.

La 58esima, in scena a Milano dal 9 al 14 aprile, riserva come sempre centinaia di eventi, dedicati agli addetti ai lavori ma non solo. Tra Salone del Mobile e Fuorisalone, la città si trasformerà nel palco sul quale brand e aziende di design, lifestyle e tecnologia (ma non solo) faranno a gara per stupire e ingaggiare il pubblico proveniente da tutto il mondo.
Ninja naturalmente non poteva perdersi questo appuntamento e perciò abbiamo selezionato dieci eventi imperdibili da seguire durante la Design Week 2019.

1. AQUA. La visione di Leonardo

L’installazione immersiva site specific realizzata da Marco Balich all’interno della Conca dell’Incoronat è aperta al pubblico dal 6 al 14 aprile. Si tratta di una copertura con un vero e proprio innesto architettonico, alla cui estremità un grande schermo Led si trasforma in una finestra sulla Milano del futuro mostrando uno skyline che cambia a seconda del momento della giornata.

Al di sotto della struttura, è stata creata una wunderkammer in cui i visitatori possono godersi tutta l’energia e la forma dell’acqua grazie a un ambiente in grado di avvolgerli con immagini e suoni grazie all’uso di tecnologie avanzate. Dopo il passaggio attraverso una porta sensoriale, il percorso inizia in una mirror room in cui si è travolti da una sinfonia interattiva di suoni e gorgoglii che ricordano getti d’acqua. Al termine del percorso, una proiezione svela il movimento delle acque che salgono e scendono grazie alle chiuse leonardesche.

Ma non vi anticipiamo tutto, vale la pena andarci.

2. La silent disco a bordo della Connection Boat

Nei giorni 11, 12 e 13 aprile, Siemens Connection Boat, un tipico barcone milanese situato in una delle zone più dinamiche di Milano, la Darsena, ospiterà l’ultima innovazione di Siemens Elettrodomestici, un piano a induzione che unisce tecnologia, design, e innovazione. Sarà l’occasione per godere di un’esperienza unica all’insegna della musica e della tecnologia, ballando a ritmo della Silent Disco a bordo della barca, grazie a particolari cuffie individuali che trasmettono i segnali tramite wireless o bluetooth.

3. Switch – Reshape the Advertising Code and Design Your Interaction

Evento ufficiale di Tortona Design Week che fino al 10 Aprile ospiterà conferenze e workshop creativi per supportare brand, editori e agenzie creative a ridisegnare, il loro percorso di Digital Trasformation in maniera collaborativa, grazie al supporto della tecnologia.

Durante la conferenza stampa ufficiale, che si è tenuta nell’installazione che accoglierà questi momenti partecipativi, il Managing Director di Teads Italia ha aperto le danze, tracciando una panoramica sulle attuali grandi sfide del mercato, determinando anche le vari sfaccettature dei cambiamenti in atto per i protagonisti del digital advertising.

Una tre giorni dedicata a creatività, tecnologia e innovazione nella pubblicità mentre fuori impazza la Milano Design Week. Al termine delle tre giornate, l’installazione sarà aperta al pubblico.

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Pena di morte: meno esecuzioni nel 2018. Il primato è della Cina

Mer, 04/10/2019 - 09:43

Le esecuzioni capitali nel mondo sono calate di quasi un terzo, raggiungendo la cifra più bassa degli ultimi dieci anni: da almeno 993 stimate nel 2017 ad almeno 690 nell’anno scorso. Mancano però i numeri della Cina, dove si ritiene siano migliaia le pene eseguite, ma il dato rimane un segreto di Stato.

“Le notizie positive del 2018 sono state rovinate da un piccolo numero di Stati che è vergognosamente determinato ad andare controcorrente”, dichiara Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International. Le esecuzioni sono aumentate in Bielorussia, Giappone, Singapore, Sud Sudan e Usa. La Thailandia ha eseguito la prima condanna a morte dal 2009 mentre il presidente dello Sri Lanka ha annunciato la ripresa delle esecuzioni dopo oltre 40 anni.

Cosa si dice in Italia e nel mondo? Approfondiamo:

Pena di morte, il nostro rapporto 2018: “Lento ma inesorabile declino in tutto il mondo”.  Per il 2018 registriamo il più basso numero di esecuzioni in almeno un decennio, con una diminuzione globale di quasi un terzo rispetto all’anno precedente.
Il presente rapporto riguarda l’uso giudiziario della pena di morte nel periodo che va da gennaio a dicembre 2018. Come negli anni precedenti, le informazioni sono state raccolte da diverse fonti, inclusi dati ufficiali, notizie provenienti dagli stessi condannati a morte nonché dai loro familiari e rappresentanti legali, rapporti di altre organizzazioni della società civile e resoconti dei mezzi di comunicazione. Amnesty International riporta esclusivamente esecuzioni, condanne a morte e altri aspetti legati all’uso della pena di morte, come commutazioni o proscioglimenti, di cui c’è ragionevole conferma. In molti paesi i governi non rendono pubbliche le informazioni riguardo il proprio uso della pena capitale.  Continua a leggere…

Fonte: AMNESTY.IT

La pena di morte nel mondo: un primato asiatico e mediorientale. (…) “I Paesi mantenitori della pena di morte sono progressivamente diminuiti nel corso degli ultimi dieci anni: nel 2017, sono 36, rispetto ai 38 del 2016 ed in calo rispetto ai 51 del 2007. Dei 36 Paesi mantenitori della pena capitale, sono solo 6 quelli che possiamo definire di democrazia liberale, considerando non solo il sistema politico del Paese, ma anche il sistema dei diritti umani, il rispetto dei diritti civili e politici, delle libertà economiche e delle regole dello Stato di diritto. Le democrazie liberali che nel 2017 hanno praticato la pena di morte sono state 2 e hanno effettuato in tutto 27 esecuzioni, lo 0,8% del totale mondiale: Stati Uniti (23) e Giappone (4).”

Insieme alla Cina (con almeno 2.000 esecuzioni nell’anno 2017), tra i paesi più problematici ritroviamo l’Iran vige le Sharia iraniana. In Europa, l’unico paese che applica la pena di morte è la Bielorussia. Continua a leggere…

Fonte: AISE.IT – Domenico Letizia  

Non solo il Brunei: ecco altri 10 Paesi dove c’è la pena di morte per gli omosessuali. Non solo il Brunei, che dalla scorsa settimana ha fatto entrare in vigore la lapidazione per gli omosessuali. La pena di morte per i gay è infatti presente in altri dieci Paesi, mentre l’omosessualità, incredibile ma vero, è ancora oggi illegale in circa 70 Paesi del mondo. Attraverso i dati ILGA, si possono facilmente rintracciare quei Paesi in cui la pena di morte per le persone LGBT è oggettivamente concreta, attuata. Dall’Afghanistan, alla Somalia passando per Dubai… Continua a leggere…

Fonte: GAY.IT – Federico Boni


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Recuperare la memoria con la stimolazione elettrica

Mer, 04/10/2019 - 09:32

Nei soggetti anziani, i deficit della memoria a breve termine potrebbero essere colmati temporaneamente con una stimolazione elettrica non invasiva che aumenti la sincronizzazione tra i ritmi theta e gamma nella corteccia temporale sinistra

La memoria di lavoro, o memoria a breve termine, è la capacità di tenere a mente per pochi secondi alcune informazioni utili per qualche tipo di azione: per esempio un numero di telefono che ci viene comunicato a voce o che abbiamo letto una sola volta. Si tratta di una facoltà mentale importantissima, che può essere lesa dalle demenze, in particolare dalla malattia di Alzheimer

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Neuroscience” da Robert Reinhart e John Nguyen dell’Università di Boston, negli Stati Uniti, il declino della memoria di lavoro legato all’età può essere inibito con una stimolazione elettrica non invasiva del cervello. Gli autori hanno dimostrato che uno specifico ritmo di oscillazione di questa stimolazione è in grado d’interagire positivamente con la corteccia temporale e prefrontale.

Secondo alcune recenti ipotesi, i problemi cognitivi, e in particolare quelli di memoria, che insorgono con l’età sono causati almeno in parte da alterazioni neurobiologiche come variazioni di volume della materia grigia e della materia bianca, alterazioni nel flusso sanguigno, diminuzione della densità dei recettori sulle cellule cerebrali e infine dalla perdita di connettività tra le varie aree del cervello.

Alcuni studi hanno dimostrato inoltre che, affinché siano efficaci le connessioni tra diverse aree del cervello, sono fondamentali le onde cerebrali, cioè i ritmi di sincronizzazione della loro attivazione elettrica.

Nella memoria di lavoro, in particolare, sono importanti i ritmi teta, che hanno frequenze tra 4 e 8 herz, e i ritmi gamma, con frequenze maggiori di 25 herz. Recentemente, alcuni ricercatori hanno dimostrato che è possibile modulare dall’esterno le onde del cervello di un soggetto, in particolare quelle delle regioni corticali, con una stimolazione transcranica a corrente alternata, accoppiata con misure elettroencefalografiche per verificare le variazioni di connettività cerebrale.

Seguendo questa strada, Reinhart e Nguyen hanno usato l’elettroencefalografia per esaminare in che modo la stimolazione elettrica transcranica poteva influenzare le prestazioni della memoria di lavoro in 42 soggetti giovani, di età compresa tra 20 e 29 anni, e 42 più anziani, di età compresa tra 60 e 76 anni.

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Quando il pene diventa sacro: perché in Giappone si festeggia l’Honen Matsuri

Mer, 04/10/2019 - 07:00

Un fallo di legno gigante viene trasportato nelle strade principali della città, quasi venerato. E poi tanti, tanti peni colorati diventano protagonisti nella giornata del 15 marzo.

È l’Honen Matsuri, il Festival di Komaki nella prefettura di Aichi, in Giappone, che ogni anno celebra la fertilità, tema molto attuale anche nel Giappone contemporaneo.

La cerimonia è stata soprannominata “la festa del pene”: da quasi 1.5000 anni i giapponesi festeggiano la “Honen-sai”, lodando la fertilità e i buoni raccolti. È in un sobborgo di Komaki, a nord di Nagoya, che una folla di visitatori curiosi si reca ogni anno per partecipare all’evento. Komaki è perfetta per ospitare l’Honen Matsuri: il suo tempio, Tagata, contiene infatti tutto l’anno molte statue di falli fatte a mano.

Ormai è diventata anche un’attrazione turistica, con torte, lecca lecca, statuette e altri oggetti dalla forma fallica vengono offerti per augurare una grande fertilità ai propri cari. Con queste statue, le coppie pregano per l’arrivo di un bambino, le persone non sposate chiedono di trovare un marito o una moglie, mentre gli agricoltori sperano in abbondanti raccolti.

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Anche le patate meritano attenzione!

Mer, 04/10/2019 - 06:37

Vi siete mai chiesti come arriva la frutta e la verdura nel vostro piatto? Quale sia il percorso produttivo, quali le “materie prime” di partenza, chi ci ha lavorato? Facciamolo ora con un cibo molto diffuso, le patate, un tubero presente sulle tavole di tutta Europa, che cresce bene anche in climi dove altri ortaggi soffrono freddo e poca insolazione.

Le patate: come si coltivano

Le patate sono tuberi che nascono e crescono sottoterra. La pianta si sviluppa da un’altra patata precedente, una patata “da seme”, che viene trapiantata in primavera. Da questa nasceranno i nuovi tuberi che saranno le patate del nuovo raccolto. È abbastanza semplice vedere germogliare una patata, è uno degli esperimenti che si fa anche a scuola.

Questo è anche quello che fanno gli agricoltori, trapiantando in primavera le patate da seme tenute da parte dal raccolto precedente, oppure acquistate nelle zone dove la produzione di questo tubero va per la maggiore. Sembra semplice, ma in mezzo c’è tanto lavoro: l’acquisto o la produzione della semente, il trapianto, l’irrigazione, la difesa da insetti e parassiti, la raccolta e la conservazione.

Un’annata difficile

Sebbene questi tuberi siano piuttosto adattabili, la scorsa annata si è rivelata particolarmente difficile, per via del clima della scorsa primavera-estate, come ci conferma Domenico Citterio, amministratore unico della Citterio Patate, che da quattro generazioni commercia in patate da consumo e da seme, e vicepresidente di Europatat, unione europea delle associazioni nazionali del commercio della patata: «noi ci rapportiamo quotidianamente con produttori da tutta Europa, specialmente dal Nord, dove la produzione delle patate è molto importante, soprattutto per quanto riguarda le patate da seme. Quello che ci hanno riferito riguardo alla scorsa stagione è di una situazione climatica senza precedenti, con siccità e un lungo periodo di temperature eccezionalmente elevate. Questo ha contribuito a una diminuzione significativa della produzione di patate e quindi della disponibilità di patate da seme, con un conseguente aumento di prezzo». 

Si rifletterà in un aumento di prezzo anche per il consumatore? «Per il momento questo aumento di prezzo ha generato solo una diminuzione della richiesta da parte degli agricoltori, e quindi al momento la situazione tra domanda e offerta si è riequilibrata. È difficile dire se il costo del prodotto finale aumenterà perché bisogna vedere come andrà questa stagione e come sarà il clima da questi giorni in cui si stanno seminando le nuove patate fino a settembre-ottobre», spiega Citterio. Lo conferma anche Francesco Beldì, agronomo: «Il prezzo della semente ha un’incidenza limitata nel costo finale che un agricoltore deve sostenere, però è certo che se anche quest’anno il clima sarà sfavorevole, tutti i costi per produrre le patate aumenteranno, e la quantità finale prodotta potrà nuovamente essere modesta. L’agricoltura però è uno dei pochi settori dove è difficile far comprendere che da un anno all’altro si possono avere maggiori costi di produzione, e generalmente la differenza viene assorbita dai produttori stessi, che rinunciano a una parte di guadagno per mantenere il prodotto ai prezzi che richiede il mercato», conclude Beldì.

Quanto costeranno patate e verdura nelle nostre tavole lo scopriremo nei prossimi mesi, ma facendo la spesa non bisogna dimenticare come quei prodotti siano arrivati sul banco dell’ortofrutta e tutte le persone che hanno lavorato alla loro produzione.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Italia Sicilia Gela, web serie primo episodio: Don Lino

Mer, 04/10/2019 - 04:00

Prima (di sette) puntate della web serie “Italia Sicilia Gela” di Iacopo Patierno, creata all’interno del progetto “Gela Le Radici del Futuro”.
Si racconta la storia di Don Pasquale (Lino) Di Dio, rettore della Chiesa di Sant’Agostino di Gela, amatissimo in città, una vera e propria istituzione.
Grazie al suo lavoro a Gela è nata la Casa della Misericordia, un luogo di riparo per i poveri che oggi assiste e ascolta centinaia di persone.

Io Gela la vedo come una mamma invecchiata, con tante rughe che abbiamo prodotto noi figli…

Prossimo episodio online dal 17 aprile 2019

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa (online dal 17 aprile 2019)
Ep03 Sandra (online dal 24 aprile 2019)
Ep04 Silvia (online dal 1 maggio 2019)
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

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Clima: un report delle Nazioni Unite propone tassa sul consumo di carne

Mar, 04/09/2019 - 19:00

L’utilizzo della leva fiscale sul consumo di carni rosse può contribuire a salvare il mondo dal riscaldamento climatico. Il rapporto “UN’s Global Environment Outlook (GEO)” delle Nazioni Unite sullo stato dell’ambiente nel mondo suggerisce, infatti, l’introduzione di un tributo sul consumo delle carni come strumento per compensare le esternalità negative, in questo caso l’inquinamento prodotto dagli allevamenti, con un taglio netto delle emissioni. Riguarda il tema della tassazione delle carni rosse e lavorate anche una recente ricerca internazionale che, sulla base di alcuni dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, propone l’introduzione di una Red Meat Tax per la salute con l’obiettivo di limitare l’impatto di alcune malattie croniche.

La proposta delle Nazioni Unite e la temperatura del mondo 

Il rapporto non indica soglie di reddito o aliquote di tassazione, ma piuttosto delinea un approccio fiscale alla questione dell’inquinamento prodotto dall’allevamento degli animali. Secondo il documento delle Nazioni Unite “applicare una Emissions Tax sul cibo sul consumo può essere preferibile rispetto a una tassazione applicata direttamente sui produttori”. Questo sia perché è particolarmente costoso monitorare le emissioni del settore primario, sia perché – sostiene il rapporto – sono numerose le opportunità offerte ai consumatori per passare dal consumo di cibi la cui produzione ha un elevato impatto ambientale ad alimenti “ecosostenibili”. Secondo il rapporto, che cita alcune ricerche di settore, l’introduzione di questo tipo di Emissions Tax potrebbe avere un impatto considerevole, con una riduzione globale delle emissioni equivalente – perché le emissioni possono essere anche di altri gas, come il metano – a un miliardo all’anno di tonnellate di anidride carbonica (in termini tecnici “gigatonnellata”).  Che il riscaldamento climatico sia un problema reale lo confermano anche gli ultimi dati diffusi da un’organizzazione come la Nasa. In base al comunicato stampa diffuso a febbraio di quest’anno il 2018 è stato il quinto anno più caldo dal 1880. Dagli anni ’80 dell’Ottocento – spiega la nota – la temperatura media è cresciuta di una media di un grado centigrado. Il riscaldamento è stato spinto in gran parte dall’aumento delle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra nell’atmosfera causati dalle attività umane, come l’allevamento.

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Kenya l’agricoltore che porta acqua agli animali selvatici per salvarli dalla siccità

Mar, 04/09/2019 - 16:00

Patrick Kilonzo Mwalua, agricoltore keniota di 46 anni, dal 2016 ha fatto la sua missione di vita quella di abbeverare gli animali minacciati dalla grave siccità.

Patrick è nato e cresciuto in un villaggio in Kenya vicino a parco nazionale Tsavo, ha sempre portato al pasco le mucche e le capre della famiglia, per lui era normale incontrare animali selvatici sulla sua strada, pian piano si accorge che gli animali che vedeva nei anni diminuivano sempre di più, intorno a lui, (ma in realtà intorno a tutti noi) la natura era cambiata e stava continuando a cambiare molto rapidamente, il bracconaggio, i cambiamenti climatici, la siccità, stavano e stanno decimando gli animali selvatici.

Patrick sente che non può stare a guardare, non può non intervenire, è proprio nel 2016, quando l’agricoltore decide di aiutare gli animali, che il Kenya vive una delle maggiori siccità degli ultimi decenni, rigogliose pozze d’acqua erano ridotte a fango, elefanti e bufali si avvicinavano cercando acqua, dove non c’era più nulla.

“Alcuni animali, arrivati alle buche ormai secche annusavano e scavavano alla ricerca dell’acqua, altri rimanevano immobili come se si aspettassero di vedere arrivare l’acqua da un momento all’altro”

Una siccità terribile nel 2016 stermino migliaia di animali e capi di bestiame, 17mila solamente in Zimbabwe, e l’anno dopo, nel 2017 ancora peggio, la situazione va peggiorando di anno in anno, Patrick interviene, va dall’amministrazione del parco naturale vicino a cui vive, gli spiega che bisogna fare qualcosa, che gli animali sono stremati dalla sete e che lui, vuole portargli l’acqua, così ottenuta l’autorizzazione del direttore del parco, l’agricoltore improvvisa: va al villaggio più vicino, a 70km di distanza, affitta un camion con un serbatoio e compra pagando di tasca sua 10 mila litri d’acqua da portare al parco.

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Mangiare male uccide più del fumo

Mar, 04/09/2019 - 15:00

Mangiare male uccide più del fumo, della pressione alta e di qualunque altro fattore di rischio“. E’ lapidaria la conclusione di uno studio pubblicato su ‘The Lancet’, definito “l’analisi più completa degli effetti della dieta sulla salute”. Vi hanno contribuito oltre 130 scienziati di quasi 40 Paesi del mondo, coordinati da Ashkan Afshin dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) dell’università di Washington negli Usa. Secondo gli autori, a livello globale una morte su 5 è riconducibile a un’alimentazione scorretta – povera di cibi ‘amici’ come i cereali integrali e i vegetali, e ricca di ingredienti poco sani fra cui sale e bevande zuccherate – e dunque un quinto dei decessi potrebbe essere evitato adottando una dieta salutare, che per gli esperti avrebbe in pratica l’impatto di un farmaco blockbuster.

Afshin, che già 2 anni fa ha firmato un report mondiale sull’obesità, precisa che il nuovo lavoro si è concentrato sui legami fra alimentazione e patologie croniche come malattie cardiovascolari e diabete, indipendentemente dall’associazione tra queste condizioni e l’eccesso patologico di peso. Emerge che un regime alimentare sbagliato è stato responsabile nel 2017 di 10,9 milioni di morti (contro gli 8 mln di decessi associati al tabacco e i 10,4 mln da ipertensione), pari al 22% delle morti registrate fra gli adulti. Prima causa le malattie cardiovascolari, seguite da tumori e diabete. Non solo: una dieta scorretta è risultata complessivamente responsabile di 255 milioni di anni persi per morte prematura determinata da una patologia o perché vissuti con disabilità (Dalys).

“La cattiva alimentazione è un killer ‘attento’ alle pari opportunità”, sottolinea Afshin: “Tutti noi siamo quello che mangiamo – avverte – e il rischio riguarda trasversalmente persone diverse per età, sesso e status economico”. Oltre che ai singoli, l’appello dello scienziato è rivolto anche alle Istituzioni (“Le politiche dietetiche focalizzate sulla promozione di una dieta sana – dice – possono ottenere più benefici rispetto a quelle che si concentrano sulla lotta ai cibi a rischio”) e al mondo dell’industria: “C’è un bisogno urgente e impellente di cambiamenti a vari stadi del ciclo di produzione alimentare – ammonisce il ricercatore – dalla coltivazione alla lavorazione, dall’imballaggio al marketing”.

Più nel dettaglio, secondo lo studio, nel 2017 le malattie cardiovascolari sono state la prima causa di morte correlata a una dieta sbagliata (circa 9,5 milioni di decessi) e di Dalys (207,2 mln), seguite da cancro (oltre 900mila morti e 20,2 mln di Dalys), diabete (più di 330mila decessi e 23,7 mln di Dalys) e patologie renali (oltre 130mila morti e 3,4 mln di Dalys). Tra i 20 Paesi più popolosi del pianeta, nell’anno in esame è stato l’Egitto a riportare il più alto tasso di decessi legati all’alimentazione e il numero maggiore di Dalys, mentre all’estremo opposto c’è il Giappone.

Benché, sempre stando all’analisi, l’effetto dei singoli fattori dietetici sia variabile da un Paese all’altro, ci sono 3 abitudini che ‘coprono’ più della metà dei decessi associati a una cattiva alimentazione e 2 terzi (66%) dei Dalys: basso apporto di cereali integrali, poca frutta, alto consumo di sodio. L’altra metà delle morti e il 34% dei Dalys vengono invece ricondotti a un elevato consumo di carne rossa, carni lavorate, bibite zuccherate e acidi grassi trans. In altre parole, commenta Afshin, “stiamo evidenziando che ‘pesa’ di più mangiare pochi cibi sani che consumarne tanti malsani”. Ed è proprio basandosi su questo elemento che l’esperto ritiene politicamente più vantaggioso promuovere l’assunzione di ingredienti alleati, rispetto al demonizzare i prodotti più insidiosi.

“L’adozione di diete che privilegiano cibi a base di soia, fagioli e altre fonti di proteine ​​vegetali potranno avere importanti benefici per la salute sia umana sia dell’ambiente”, sostiene Walter Willett, docente di Harvard e co-autore del nuovo lavoro. “Mentre sale, zuccheri e grassi sono stati al centro del dibattito sulle politiche alimentari negli ultimi anni”, osservano gli studiosi, l’analisi indica che i fattori dietetici più a rischio di morte sono sì “un alto apporto di sodio”, ma anche un basso consumo di cereali integrali, frutta, verdura, noci e semi. “Ognuno di questi elementi spiega oltre il 2% di tutti i decessi a livello globale”.

FONTE: ADNKRONOS

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L’installazione di Pesce in Piazza Duomo fa discutere: “sessista”

Mar, 04/09/2019 - 14:00

Inizia oggi il Salone del Mobile, la settimana dedicata al design che oggi anno attrae a Milano curiosi, addetti ai lavori e capitali da tutto il mondo. Puntualmente la città si riempie di installazioni e di individui che per l’occasione si svegliano critici d’arte. Come per le amnesie, l’infusa scienza dura pochi giorni, fino a domenica, vivaddio.

Il 6 aprile in Piazza Duomo compare un’installazione di Gaetano Pesce alta 8 metri dal titolo ‘Maestà sofferente’. L’installazione si ispira a una poltrona progettata nel 1969, l’iconica ‘Up 5_6’, l’intento è mettere il dito nella piaga dell’Italia: la violenza sulle donne. L’installazione infatti è antropomorfa come la poltrona originale ma il corpo riprodotto è trafitto da centinaia di frecce, in perfetto stile S. Sebastiano.

Gaetano Pesce è uno dei massimi architetti, designer e scultori italiani, ha esposto al Met di New York, al Victoria and Albert di Londra, passando, ça va sans dire,  per il Centre Pompidou di Parigi. Non esattamente uno sprovveduto, insomma. L’installazione è enorme, brutta, disturbante, esattamente come la violenza di genere in Italia. È collocata davanti al Duomo di Milano, intitolato a Santa Maria Nascente: quanto a contesto, il contrasto ideologico che ne scaturisce è perfetto. È insomma un’opera concettuale, va ‘capita’, come si dice in questi casi, non deve piacere. Al collettivo transfemminista Non Una di meno non è piaciuta, per niente. E giudica via Facebook:

“A Milano succede che per il salone del mobile è stata installata ieri in Duomo l’opera di Gaetano Pesce, intitolata: “Maestà sofferente”, dedicata al problema della violenza sulle donne (dicono). L’opera richiama la famosa poltrona oggetto di design realizzata da Pesce nel 1969: un accogliente corpo femminile e materno sui cui adagiarsi comodamente. Ma non bastava l’utilizzo del corpo femminile reso oggetto ai fini del design, ora l’idea viene rielaborata per rappresentare la violenza sulle donne. Il risultato? Una poltrona-donna trafitta da centinaia di frecce (rievocazione del martirio?). Una rappresentazione della violenza che è ulteriore violenza sulle donne perché reifica ciò che vorrebbe criticare. La donna per l’ennesima volta è rappresentata come corpo inerme e vittima, senza mai chiamare in causa l’attore della violenza. E tutto questo senza passare dalla forma umana: alla poltrona e al puntaspilli mancano infatti testa, mani e tutto ciò che esprime umanità in un soggetto.
Ma cosa potevamo aspettarci? L’opera è prodotta da un uomo e oggi all’inaugurazione delle 17 ne parleranno soltanto uomini: quel sesso che storicamente così poco si è interrogato sul proprio essere autore di violenza e sull’immaginario cui attinge quando “crea” opere sul femminile”.

L’opera può non piacere, più che legittimo, ma bollarla come sessista perché acefala e perché opera di un uomo anziché di una donna è un’operazione quanto meno ingenua. Sommessamente, diremmo anzi che è un’operazione ideologica. E poi, diciamolo, questo mantra della reificazione sta sfuggendoci un po’ di mano. A nessuno è venuto in mente di dire che i cadaveri della Guernica fossero un tributo alla guerra e non la sua denuncia. A memoria nessuno ha accusato De Chirico di avere reificato il genere umano riducendolo a manichino. La Guernica e Le muse inquietanti nascono come opere d’arte, l’installazione di Pesci si inserisce nel Salone del Mobile, nella convention commerciale italiana per eccellenza. Reificazione che?

“Non Una di Meno” ha partecipato all’inaugurazione dell’installazione di Pesci al grido di “Ceci n’est pas une femme”, con l’intento di denunciare il sessismo e la reificazione del corpo della donna alla base dell’opera di Pesci, ma il confronto con l’artista francese Poisson e con le autorità municipali, tra cui il Sindaco Beppe Sala, pare che abbia fatto cambiare idea al collettivo, che aggiusta il tiro, e scrive, sempre via Facebook: 

“L’opera infatti non oggettivizza e non vittimizza le donne e soprattutto non estetizza la violenza. Ha dichiarato l’artista (ndr. riferendosi a Poisson): ‘La violenza non è spettacolo, con quest’opera, a differenza di quanto avviene di solito, non ho voluto normalizzarla, estetizzarla o feticizzarla, trasformando corpi vessati e cadaveri in oggetto di contemplazione (erotica)’”.

Un’ipotesi semplice, bastava rifletterci un attimo.

E ancora, prosegue il comunicato del collettivo transfemminista:

“Nella didascalia dell’installazione si legge come la violenza sia un fatto sociale grave in “altri paesi”. Non Una di Meno ha evidenziato i dati riferiti all’Italia: una donna ogni 3 giorni è vittima di femminicidio, l’obiezione di coscienza rispetto all’aborto è al 70%, più di 1.400.000 donne hanno subito molestie sul luogo di lavoro e la percentuale tocca l’85% nella categoria delle giornaliste.”

“Se l’opera d’arte serve ad accendere i riflettori su una tematica sociale importante, ci auguriamo che il dibattito generato riconosca la strutturalità e sistemacità del problema della violenza di genere, e ci auguriamo altresì che artiste femministe e LGBTQIA+ non siano più invisibilizzate soprattutto quando il tema le riguarda in prima persona”, si legge al termine del post, che finisce con l’auspicio che si destini ai centri antiviolenza presenti sul territorio una donazione di 100.000 euro. Reificazione che?

Foto in copertina: Ansa.it

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Inter, Candreva paga la mensa alla bimba che deve pranzare coi crackers

Mar, 04/09/2019 - 12:00

La famiglia della piccola, in una scuola elementare del veronese, non può permettersi la retta e per lei non c’è lo stesso cibo dei compagni: così il centrocampista nerazzurro ha telefonato al sindaco, se ne occuperà lui.

Un piccolo gesto a volte risolve un grande problema. Il problema era quello di una bambina della scuola elementare Giacomo Zanella di Minerbe, in provincia di Verona: visto che la sua famiglia, di origine straniera, non è in grado di pagare la retta, per lei alla mensa il pasto è stato ridotto. Niente di preparato, niente di cucinato: solo a una scatoletta di tonno e un pacchetto di crackers al giorno.

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Il Senatore della Lega, Simone Pillon, è sotto processo per omofobia

Mar, 04/09/2019 - 11:40

Avvocato e mediatore familiare, membro fondatore del Comitato Family Day, Simone Pillon, è un ferreo difensore della famiglia tradizionale, antiabortista convinto e promotore dei valori “Dio, patria e famiglia”. Oggi,il Senatore leghista, è stato trascinato sul banco degli imputati dall’Omphalos, associazione affiliata ad Arcigay ed impegnata da oltre 25 anni a promuovere e garantire diritti umani e civili, attraverso la rimozione delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. L’episodio ha avuto luogo al liceo scientifico Alessi di Perugia dove l’associazione era stata invitata a tenere un incontro con gli studenti sul tema “Lotta al bullismo omofobico”; insomma, decisamente un tema serio dove l’ironia non trova alcun senso. «Spesso veniamo chiamati nelle scuole a dare il nostro contributo nella sensibilizzazione contro le discriminazioni, come riconoscere il bullismo omofobico. Portiamo anche materiale didattico sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e volantini informativi delle nostre iniziative — spiega Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos — Pillon ha distorto i fatti, alterando il nostro materiale, omettendo quello (che ovviamente c’era) sull’amore tra due persone eterosessuali, facendoci passare per adescatori».

Il Senatore Pillon è al centro di discussioni da diversi mesi per il Ddl omonimo che prevede: affido condiviso, mantenimento diretto, bigenitorialità e mediazione obbligatoria nel caso di figli minorenni.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Simone Pillon; il senatore ultrà della famiglia sotto processo per omofobia. Lei…lei lo sa come si fa l’amore?” (Risate) “Quali sono i due ingredienti che servono?” (Risate) “Un maschio e…?” (Risate) “Una femmina”, grida qualcuno dal pubblico. “Allora lei è un bullo omofobico” (Risate Fragorose). È un siparietto collaudato, ripetuto in giro per l’Italia, quello che – proprio mentre in Commissione giustizia entra nel vivo la discussione sul suo contestato ma mai ritirato disegno di legge sulla riforma dell’affido condiviso – potrebbe costare molto caro (200.000 euro la richiesta di risarcimento) al senatore leghista Simone Pillon, trascinato sul banco degli imputati da Omphalos, associazione Lgbt di Perugia affiliata ad ArcigayAdditati come adescatori di minorenni, si sono rivolti al giudice che ha rinviato a giudizio Pillon e ha fatto sequestrare e cancellare dal web il videoperformance del senatore che, di platea in platea delle sue tanto amate associazioni di famiglie, ha sostenuto, con tanto di volantini taroccati ad arte, che “quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l’amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e…venite a provare da noi, nel nostro welcome group“. Tranne poi provare a giustificarsi in aula richiamando la sua “ironia sferzante” Continua a leggere…

Fonte: REPUBBLICA.IT – Alessandra Ziniti

Ddl Pillon: ecco le ombre che fanno discutere. Bocciato. O congelato. Non in Parlamento, ma dai commenti al vetriolo che si susseguono: in primis dall’opposizione, ma anche nelle file degli alleati di governo. È un provvedimento che divide il ddl Pillon, il contestato disegno di legge sull’affido condiviso dei figli di genitori separati, che secondo i critici non terrebbe in considerazione i diritti dei minori. Proposto da Simone Pillon, senatore leghista e vice presidente della commissione bicamerale Infanzia e adolescenza, il ddl è al centro di polemiche da mesi. E ha incassato moltissimi no illustri. A partire dell’allarme lanciato alle Nazioni Unite in una lettera inviata al governo dalle relatrici speciali dell’Onu Dubravka Šimonović e Ivana Radačić, datata 22 ottobre, per le quali il testo «introdurrebbe disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importanti protezioni». Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Nicoletta Cottone  

Il disegno di legge Pillon è nel Contratto di governo Lega-M5s. Intervistato dall’Agi il primo aprile, il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha sostenuto che «il problema non è il ddl Pillon [il disegno di legge sulla riforma del diritto di famiglia, n.d.r.], ma quello che c’è scritto nel Contratto di governo». Qui infatti «è chiaramente scritto che la rivisitazione dell’affido condiviso deve partire dal principio di bigenitorialità», nel Contratto si «parla espressamente di tempi paritari tra i genitori» e di rivisitazione «dell’assegno di sostentamento». Insomma, secondo Romeo «il ddl Pillon dovrà essere il cuore del testo, il punto di partenza», perché «corrisponde a quanto c’è scritto nel Contratto di governo e quindi il cuore del ddl non si tocca». Il disegno di legge in questione, in discussione nella Commissione Giustizia del Senato, è tornato di attualità dopo che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio in quota M5s, ha dichiarato che quel testo “non arriverà mai in aula, non se ne parla più, è archiviato”, mentre la Lega lo ha difeso come un buon punto di partenza. Continua a leggere…

Fonte: AGI.IT – Pagella Politica

Fonte immagine TODAY.IT

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“Invasione aliena” in Norvegia

Mar, 04/09/2019 - 09:35

Nel cielo norvegese sono comparse misteriose luci colorate dalla forma bizzarra, che in molti hanno scambiato persino per un attacco alieno. Si è trattato invece dell’esperimento AZURE finanziato dalla NASA, volto a studiare le dinamiche del flusso di particelle alla base delle aurore polari. Sono stati lanciati due razzi che, una volta esplosi, hanno liberato traccianti chimici che hanno dato vita allo spettacolo di luci.

Uno spettacolare esperimento della NASA condotto nel cielo norvegese, caratterizzato dalla comparsa di bizzarre e suggestive luci colorate, ha meravigliato – e in molti casi preoccupato – chi ha avuto la fortuna di osservarlo con i propri occhi. C’è chi ha addirittura pensato a un attacco alieno, tanto era peculiare il “gioco di luci” messo in piedi dagli scienziati americani; non a caso i centralini della polizia sono stati tempestati di chiamate con la richiesta di informazioni. Ma cosa è successo esattamente nel freddo Paese nordico?

L’esperimento. Tutto ha avuto inizio con il lancio di due razzi suborbitali dall’Andøya Space Center – nella Norvegia settentrionale – in seno al progetto AZURE (Auroral Zone Upwelling Rocket Experiment), messo a punto per studiare le aurore polari. Uno dei principali obiettivi della ricerca è quello di analizzare la quantità totale di energia che entra e lascia il sistema geospaziale della Terra durante questi meravigliosi fenomeni naturali, causati dall’impatto delle particelle del vento solare con gli strati superiori dell’atmosfera. Per comprendere le dinamiche del flusso di particelle nella ionosfera, sostenuto da venti verticali e orizzontali, gli scienziati hanno lanciato i due razzi che hanno liberato dei traccianti chimici in grado di evidenziare visivamente gli spostamenti. Le esplosioni sono avvenute a 115 e 250 chilometri di altezza dalla superficie terrestre, dopo che i sensori hanno monitorato densità e temperatura atmosferiche.

Luci meravigliose. I razzi hanno rilasciato trimetilalluminio e una combinazione di bario e stronzio, che hanno dato vita alle spettacolari luci dalle tonalità verde acqua e viola sfumato. A rendere particolarmente suggestivo il fenomeno artificiale anche le forme “disegnate” nel cielo. Nella parte più alta i razzi hanno creato globi luminosi che si sono rapidamente trasformati in una densa nube violacea; subito sotto di essa sono invece comparse una decina di sfere brillanti con code e tonalità simili a quelle delle comete. Ancora più in basso sono emerse serpentine giallognole. Tutte le strutture hanno iniziato a deformarsi e disperdersi sotto la spinta dei venti che gli scienziati intendevano analizzare. I dati sono stati raccolti dalle varie stazioni di ricerca sparse nella regione.

FONTE E VIDEO: SCIENZE.FANPAGE.IT

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Diventare una principessa Disney per lavoro…

Mar, 04/09/2019 - 08:00

E’ inutile negarlo, ogni donna è cresciuta guardando i film di animazione della Disney e sognando di diventare una principessa con una vita da fiaba. Da oggi il loro desiderio potrà diventare realtà e la cosa particolare è che non serve incontrare nessun principe azzurro per farlo. In Inghilterra, infatti, una coppia di genitori va alla ricerca di baby-sitter disposte a vestirsi da eroine Disney con tanto di corone e abiti pomposi per intrattenere i propri figli. Il dettaglio che fa più gola alle candidate, però, non è tanto la possibilità di trasformarsi in principesse quanto piuttosto lo stipendio, che si aggirerebbe intorno ai 46.000 euro l’anno.

I requisiti richiesti per lavorare come principessa Disney

Avete sempre sognato di essere delle principesse? Da oggi il vostro desiderio potrà trasformarsi in realtà, vi basterà volare in Inghilterra. Una coppia di genitori di Brookmans Park, nella contea di Hertfordshire, ha infatti pubblicato un annuncio di lavoro molto particolare sul portale Childcare: va alla ricerca di baby-sitter disposte a travestirsi e a interpretare il ruolo delle principesse Disney più famose della storia, da Cenerentola a Biancaneve, fino a Rapunzel e a Elsa di “Frozen”. L’impegno sarebbe part-time, non prevede esibizioni in parchi o teatri, bisognerebbe semplicemente intrattenere ed educare due gemelle di 5 anni indossando ogni mese i panni di una eroina differente

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Arianna Errigo, la schermitrice che lotta per la libertà di tirare di fioretto e di sciabola

Mar, 04/09/2019 - 07:28

La vicenda è molto semplice. Elementare. C’è un’atleta che ama il suo sport e il suo lavoro, e che vorrebbe raddoppiare i suoi impegni: tirare sia di fioretto sia di sciabola. Dall’altro lato, c’è una Federazione che invece non gradisce questo progetto. Che giudica lo sdoppiamento propedeutico a un indebolimento in entrambe le discipline. E da mesi le ha posto un aut aut: o il fioretto o la sciabola. Lei, Arianna Errigo, non vuole saperne. Tira sulla pedana e tira dritto nella vita.

Domenica giorni, sulla sua bacheca Facebook, ha scritto:
“Peccato, speravo che l’incontro con il presidente Giorgio Scarso andasse meglio visto anche le dichiarazioni fatte nella lettera inviatami il 29 ottobre 2018. Sebbene i risultati e il regolamento mi diano ragione, ancora oggi mi viene richiesto di scegliere.
Io ho scelto fioretto e sciabola. Confido in lui visto che a breve mi ha promesso di farmi partecipare ad una riunione del consiglio federale anche per chiarire e capire le vere motivazioni di questo assurdo atteggiamento”.

È decisamente il caso politico più interessante dello sport italiano. Arianna Errigo è un talento puro della nostra scherma. Per alcuni, con qualche ragione, un talento che si è in parte perduto. L’Italia si accorse di lei alle Olimpiadi di Londra 2012 quando nella semifinale di fioretto individuale eliminò il monumento Valentina Vezzali. Col suo stile aggressivo, votato all’attacco, era ed è praticamente impossibile non innamorarsi dell’atleta nata a Monza. Allora aveva 24 anni. In finale stava dominando la rivale Elisa Di Francisca; poi, però, qualcosa si inceppò e lei mise al collo soltanto la medaglia d’argento.

Peggio andò quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Rio, quando da grande favorita venne precocemente eliminata nel fioretto individuale.

È difficile andare alle origini di questo scontro. Le ragioni, sulla carta, sarebbero dalla parte di Arianna. Nella scherma non c’è alcun ostacolo alla partecipazione in due armi diverse. Ci sono precedenti illustri nella scherma italiana: da Edoardo Mangiarotti che ha vinto con spada e fioretto, a Nedo Nadi che nella lontanissima Olimpiade del 1920 vinse cinque medaglie d’oro in tre armi diverse: fioretto, spada, sciabola.

Altri tempi, potrebbe obiettare qualcuno. Non mancano coloro i quali fanno notare che negli ultimi anni il rendimento di Errigo è calato: è da tanto che manca una sua vittoria individuale. Come se la doppia disciplina avesse finito realmente per indebolirla. Lei ribatte che è tra le prime quattro sia nella sciabola che nel fioretto.

La mancanza di risultati è una delle ragioni della Federazione. Ma lo scontro, a questo punto e a questo livello, è diventato una battaglia di principio. Che vive e ha vissuto momenti di alta tensione, come quando la Federazione non la autorizzò a partecipare alla tappa di sciabola a Baltimora, oppure quando Arianna saltò il Grand Prix di fioretto di Anaheim per partecipare a un torneo di sciabola di Atene.

Il ct della sciabola tace, parla con i fatti: ha recentemente convocato Errigo nella squadra nazionale. Il collega del fioretto, invece, sembra gradire meno il doppio impegno.

A questo punto, e da un bel po’, la logica si è ritirata. È e sarà soltanto una prova di forza. In cui il più debole rischia di essere stritolato. E il più debole tra la federazione e l’atleta, sia pure un’atleta che combatte come una leonessa, è facile intuire chi possa essere.

Fonte immagine: Io Donna

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La scomparsa degli insetti: “Solo il biologico ci può aiutare”

Mar, 04/09/2019 - 02:42

Diversi allarmi stanno gettando luce negli ultimi anni, e nelle ultime settimane, sul vasto e complesso problema della scomparsa di insetti: le api sono tra le categorie maggiormente a rischio, ma non sono la sola specie in forte e costante declino. «Il principale problema riguardo agli insetti è che ne sappiamo poco, si pensa che siano numerosi e non rischino. Invece non è così. Un primo fondamentale lavoro è stato quello degli entomologi tedeschi che, dall’89 al 2013, hanno monitorato la quantità, la massa di insetti presente in certe aree protette del Paese. Ebbene in 24 anni, e sottolineo che si trattava di aree protette, la diminuzione registrata è stata del 78%, il che significa un disastro nella rete ecologica alimentare, perché gli insetti sono la base della catena alimentare, garantiscono la sopravvivenza di talpe, pipistrelli, uccelli e via dicendo». Stefano Mazzotti è il direttore del Museo civico di Storia Naturale di Ferrara, è un entomologo e studia da anni questi fenomeni.

Dopo questo primo imponente lavoro, racconta, ne sono arrivati altri. «Su Plos One uno studio su 60 aree protette in Germania ha confermato la prima analisi, registrando diminuzioni variabili dal 76 all’82% in 27 anni».

Ancora: l’anno scorso un lavoro simile, portato avanti in Costa Rica, ha trovato una perdita paragonabile, sempre nel medio termine, parlando della sesta estinzione di massa per quanto riguarda gli insetti. 

Una review di quest’anno, pubblicata su Biological Conservation, ha sancito nuovamente l’estinzione delle prime specie e perdite ingentissime: la massa di insetti si è ridotta dal 60 al 90 per cento. 

Insomma, la gravità di questi fenomeni sta emergendo solo adesso, e rimediare sembra molto difficile. «Questi dati sono una novità, anche perché solo adesso stiamo iniziando a studiare il fenomeno» continua il Direttore. «Scarabeidi, farfalle e farfalle notturne, carabidi, cioè insetti del suolo, dove inevitabilmente si concentrano le sostanze tossiche, insetti acquatici e api sono ad oggi le specie più a rischio, molte delle quali già estinte. Le api selvatiche sono a forte rischio, alcune specie sono ormai estinte: ed è un processo irreversibile». 

Eppure, nonostante questi primi studi, stiamo parlando ancora di ambiti molto poco noti. «Mentre sappiamo molto dei vertebrati, abbiamo liste precise ad esempio sui mammiferi a rischio di estinzione, conosciamo i numeri e le stime, non sappiamo quasi nulla degli insetti e non facciamo nulla per cambiare, né per investire in ricerca, né per bloccare i sistemi che sappiamo che generano questo collasso. Devo dire ad esempio che la polemica in atto nel governo riguardo il biologico (si discute in Senato sull’utilità di promuovere o meno l’agricoltura biologica, considerata da molti politici e alcuni esperti troppo poco produttiva, n.d.r.) si basa su questa ignoranza. Ci sono sì ricercatori contrari al biologico, ma le loro tesi si basano sull’assenza di dati storici e sulla gravissima scarsità di dati recenti». 

«Il biologico andrebbe certamente incentivato, e non sono solo io a dirlo» sottolinea Mazzotti. « Sul sito dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) si parla del declino di varie specie di insetti e si spiega chiaramente che il principale responsabile è l’agricoltura intensiva chimico industriale, che è anche una delle principali cause dell’alterazione climatica in atto, oltre che dell’avvelenamento di acque e suolo. Le alternative ci sono. Se la biodinamica è una pratica religiosa ed esoterica che va sicuramente circoscritta tra i fenomeni dell’antropologia culturale, è invece fondamentale sapere e valutare le sostanze chimiche ammesse nel biologico (il rame) e il peso del loro impatto rispetto ad esempio ai glifosati. In questo momento stiamo facendo regredire la realtà delle cose, in natura, a una sola specie, come facciamo per le monocoltura… ma il mondo, la natura… non funzionano così: non posso semplicemente cancellare dalla faccia della terra le cosiddette erbacce disperdendo veleni nel suolo. Visto il collasso di insetti e il loro ruolo fondamentale per l’impollinazione, ci sono stime dei danni già oggi portati all’agricoltura da questo fenomeno (cioè la mancata impollinazione, n.d.r.). Questi processi sono molto complessi e articolati, e in gran parte sconosciuti, ed è dunque difficile stabilire una linearità di causa ed effetto. Ma da quel che sappiamo è lampante che l’agricoltura intensiva deve prendere altre strade, e rivolgersi al biologico». 

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Artico: bloccate da un giudice le trivellazioni oceaniche concesse da Trump

Lun, 04/08/2019 - 19:00

Un giudice della corte USA dello stato dell’Alaska, ha bloccato le trivellazioni concesse da Donal Trump, i mari dell’Artico non si toccano. Una battuta d’arresto quindi per il presidente americano ed il suo tentativo di annullare i divieti di perforazione al largo delle coste artiche. Ed una piccola vittoria per la conservazione di questi delicati ambienti e per la lotta al cambiamento climatico. Finalmente una buona notizia per il nostro Pianeta.

I divieti imposti da Barack Obama nel 2015 e nel 2016

Il giudice della corte distrettuale, Sharon Gleason ha infatti respinto l’ordine esecutivo di Donald Trump, che annullava i divieti imposti dall’amministrazione Obama nel 2015. L’ex presidente USA aveva infatti deciso di imporre divieti specifici in queste zone per tutelarne gli ecosistemi, nel corso degli anni fortemente danneggiati dalla trivellazione per la ricerca di petrolio e dai cambiamenti climatici. Per questo motivo Obama aveva posto fine alle esplorazioni nel Mare di Beaufort e nel Mare di Chukchi, come nella secca di Hanna Shoal, un sito molto importante per i trichechi.

Alla fine del 2016 e dunque poco prima di lasciare il comando a Donald Trump, l’ex presidente Barak Obama, aveva di fatto imposto il divieto di esplorazione ed estrazione di idrocarburi. Le navi con cannoni sonici ad aria e le trivelle, furono quindi bandite da un ampio tratto di costa statunitense, sull’Oceano Atlantico.

Per proteggere orsi polari, ghiacciai, trichechi, i villaggi autoctoni dell’Alaska, ma sopratutto il nostro Pianeta, era stato imposto un divieto permanente di trivellazione su 465 mila m², il 98% delle acque federali statunitensi nell’Oceano Artico.

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Fanno il saluto romano a scuola: sospesi, dovranno studiare la Resistenza e le storie dei migranti

Lun, 04/08/2019 - 16:00

Sei giorni di sospensione dalle lezioni scolastiche ma soprattutto l’obbligo di studiare la Resistenza al nazifascismo e il sacrificio di migliaia di Partigiani. Accade a Cuneo, dove un gruppo di quattro studenti del liceo De Amicis due mesi fa durante l’intervallo si è reso protagonista di una stupida bravata: dopo essersi messi in fila hanno inscenato il saluto romano davanti a un manifesto di “Lager SS”, una mostra fotografica allestita nell’aula magna della scuola e dedicata ai deportati politici nei campi di sterminio in occasione della “Settimana della Memoria”. Come racconta La Stampa i quattro, approfittando dell’assenza degli insegnanti, hanno fatto il saluto fascista ignorando che qualcuno li stava però riprendendo con il cellulare e che quel video, fatto girare tra gli studenti, alla fine è arrivato alla preside, Mariella Rulfi. La donna, dopo aver consultato il Consiglio di classe, ha ottenuto il via libera per una “punizione esemplare”.

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