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Oroscopo 2019: le previsioni per l’anno nuovo

Mar, 01/01/2019 - 01:36

Quali sorprese regalerà il nuovo anno e quali segni torneranno finalmente alla riscossa? Tutte le anticipazioni secondo le stelle.

L’arrivo del nuovo anno offre l’occasione giusta per dare uno sguardo alle stelle: come sarà il 2019? E quali sorprese ci riserverà? Se per alcuni segni, come per il Leone, è tempo di riscossa, per altri, come per lo Scorpione, è giunto il momento di raccogliere i frutti di quanto seminato in passato. Ad ogni componente dello Zodiaco, in ogni caso, il 2019 regalerà qualcosa. Paolo FoxSimon and The StarsBranko e Rob Brezsny hanno già studiato gli astri per fornire qualche anticipazione sui doni che il nuovo anno porterà con sé. Ecco tutte le previsioni, segno per segno.

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Cosa è successo in Italia nel 2018: la cronaca degli eventi più importanti

Mar, 01/01/2019 - 01:07

Disastri ferroviari, femminicidi, crolli e incidenti. Le immagini dei fatti di cronaca che hanno contrassegnato il 2018, a partire dal deragliamento di Pioltello del 25 gennaio fino alla tragedia di Corinaldo, dell’8 dicembre. Senza dimenticare la morte della giovane Pamela Mastropietro e la strage di Macerata per mano di Luca Traini il 3 febbraio. Ad agosto il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova e ancora l’omicidio di Desirée a San Lorenzo a Roma il 19 ottobre.

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Capodanno nel mondo: le tradizioni più particolari e originali

Mar, 01/01/2019 - 01:04

Cominciamo dall’Oriente: in Giappone la tradizione buddista prevede il Joya no Kane. Alla mezzanotte del 31 dicembre i templi di tutto il Paese suonano le campane con 108 ritocchi a simboleggiare altrettanti peccati originali (così tanti?!?). In questo modo vengono perdonate le trasgressioni dell’anno appena trascorso. Una sorta di indulgenza plenaria.

Il Capodanno Cinese di Hong Kong è stato dichiarato dalla rivista Usa Forbes una tra le celebrazioni più spettacolari del mondo. La fine dell’anno si festeggia tra gennaio e febbraio, alla fine del calendario lunare cinese e a Taiwan si liberano in cielo centinaia di lanterne di carta con dentro preghiere.

La tradizione prevede che si inizi con la danza del leone, un’usanza risalente a 2000 anni fa. La danza è accompagnata da urla e schiamazzi vari per allontanare il mostro Nian.

In Nepal alcuni uomini si forano la lingua con un lungo ago in onore del dio Shiva.

In Thailandia, dove il Capodanno cade ad aprile, la gente si riversa in strada per farsi spruzzare addosso acqua, meglio se a farlo è un elefante. Un gavettone impressionante!

Passando poi in Sudamerica ecco che in Equador si costruiscono i pupazzi del vecchio anno che poi vengono bruciati in piazza. Addio al Viejos Anos! In Italia esiste una tradizione simile ma viene realizzata in piena Quaresima. In pratica si “brucia” l’inverno per celebrare l’inizio della primavera e propiziare buone cose. In origine la pira veniva benedetta dal sacerdote con acqua benedetta e si diceva che lo scoppiettare dell’acqua sul fuoco stava a significare la rabbia del demone che fuggiva.
Lasciamo a voi tutte le considerazioni sul fatto che la vecchia è una femmina…

Torniamo al Capodanno, in Brasile le persone si vestono di bianco e gettano fiori in mare per omaggiare la dea Yemaja.

E arriviamo alla nostra cara, vecchia Europa: a Edimburgo, in Scozia, è possibile ammirare una lunga fiaccolata dove uomini in abiti celtici con kilt d’ordinanza passano per le vie della città. Qualche temerario si getta poi nelle acque gelide del Forth Estuary.

In alcuni villaggi della Romania gli uomini si travestano da capre e altri personaggi per celebrare la morte del vecchio e l’arrivo del nuovo.

E in Italia? Anche le nostre tradizioni potrebbero essere viste dagli altri come strane o particolari.
Noi ci baciamo sotto il vischio, mangiamo le lenticchie per auspicare un anno di abbondanza insieme al maiale grasso, simbolo anch’esso di abbondanza, e poi 12 chicchi d’uva per chiamare la fortuna – usanza, questa, anche spagnola -, il melograno per la fecondità e l’amore, e per lo stesso motivo indossiamo biancheria rossa: e in pochi sanno che affinché funzioni davvero bisogna buttarla via il giorno dopo.

I fuochi d’artificio e i botti servono, con il loro rumore, a scacciare  gli spiriti cattivi.

In alcune regioni si gettano dal balcone le cose vecchie per liberarsi degli oggetti inutili e cominciare l’anno con nuove energie.

E a Capodanno usciamo di casa con un po’ di soldi in tasca. E’ un buon inizio.

Riti, giochi, scaramanzie: ognuno ha quelli del proprio Paese, e magari – per un giorno ritenuto così importante, per il momento che dà inizio a un nuovo anno – vi aggiunge qualcosa di personale.

Se avete voglia scriveteci le vostra “tradizione”, e in tutti i casi:

Auguri di buon 2019 a tutti!!!

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Le 70 foto simbolo del 2018: lacrime, muri ed errori dei potenti

Lun, 12/31/2018 - 09:00

Comincerei dagli occhi sbarrati della donna nera salvata dalle acque, occhi che hanno visto la Medusa mentre navigava alla deriva su una zattera di fortuna. Il Carnevale del potere con il leader nordcoreano Kim Jongun che incontra il detestato, e da lui più volte insultato, presidente americano: un summit dell’ipocrisia di una autorità che non risolve nulla e batte su Twitter l’avvenuto evento mediatico. Mark Zuckerberg davanti alla commissione del Senato americano a rendere conto delle manipolazioni attuate dalla sua preziosa creatura, Facebook.

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Ora è tempo di Oradesign!

Lun, 12/31/2018 - 01:31

Oradesign è un’azienda di Messina specializzata nella creazione a mano di complementi di arredo e altri oggetti da materiali riciclati. Vecchi pneumatici, barattoli, stoffe, tutto può rinascere come oggetto di design.
Intervista a Lucy Fenech, fondatrice di Oradesign.

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Per maggiori informazioni http://www.oradesign.it/it/index.html

 

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Zootecnia sempre più green: Ue vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti

Lun, 12/31/2018 - 01:18

La zootecnia in Europa sta compiendo nuovi passi nella direzione del benessere degli animali d’allevamento: il Parlamento europeo ha infatti approvato un nuovo regolamento che vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti, riservandone l’utilizzo solo in caso di necessità e dopo parere del veterinario.

Indispensabile parere del veterinario

Il nuovo testo sui farmaci veterinari, che per diventare legge dovrà passare l’approvazione formale da parte del Consiglio dell’Unione, limita l’uso degli antibiotici negli allevamenti come misura preventiva in assenza di segni clinici di infezione e specifica che il trattamento dell’intero gruppo di animali in caso di un solo esemplare infetto sarà consentito solo quando il rischio di diffusione della malattia è elevato e non esistono alternative. Tutte decisioni che, comunque, devono essere prese solo dopo visita e diagnosi di un veterinario.

Importante vittoria

Secondo CIWF (Compassion In World Farming) Italia, membro dell’Alliance to Save our Antibiotics, coalizione di organizzazioni sanitarie, mediche, agricole, ambientali e della società civile di tutta l’Unione europea che organizzano campagne per fermare l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti, si tratta di un’importante vittoria per il benessere degli animali, ma anche per la salute dei cittadini europei, che arriva dopo anni di campagne di sensibilizzazione sull’argomento. L’approvazione del nuovo regolamento da parte del Parlamento europeo “segna un importante passo avanti verso un uso più responsabile degli antibiotici negli allevamenti di animali – afferma Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia -. Quello dell’abuso di antibiotici negli allevamenti è un problema gravissimo e molto diffuso anche in Italia, come dimostra l’enorme quantità di antibiotici ancora destinato agli animali d’allevamento in Italia. Ci aspettiamo dunque che una volta arrivata la conferma da parte del Consiglio dell’Unione questo divieto dell’uso preventivo di antibiotici venga applicato rigorosamente dal nostro Paese”.

 

Ricetta elettronica per farmaci veterinari: Italia apripista

Intanto anche il nostro Paese si sta muovendo in favore di un maggior benessere degli animali, sia di allevamento che da compagnia: l’Italia si appresta infatti, a partire dal gennaio 2019, a fare da apripista nell’Unione europea nell’adozione della ricetta elettronica per l’acquisto dei farmaci veterinari. L’obiettivo, si legge nel nuovo provvedimento del ministero della Salute che entrerà in vigore dal 1gennaio 2019, prevede la tracciabilità dei medicinali e delle terapie cui vengono sottoposti sia gli animali da compagnia che quelli destinati alla catena alimentare. “Oltre alla possibilità di una tracciabilità completa del farmaco – spiega Arianna Bolla, presidente di Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) di Federchimica – avremo completa disponibilità di informazione sull’uso antibiotico, compreso il consumo per specie animale: particolare non da poco, perché a partire dalle caratteristiche del consumo per specie si potranno avviare maggiori controlli, più mirati, ma soprattutto maggiore formazione agli allevatori e ai veterinari. Tutte misure per allevare animali più sani“.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

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Diritto alla vita e obblighi di soccorso e sbarco

Dom, 12/30/2018 - 08:00

Continuano le partenze dalle coste libiche: migliaia di persone, uomini, donne e minori, in fuga dagli “orrori inimmaginabili” – come sono stati definiti in un rapporto dell’ONU dello scorso 18 dicembre – che si ripetono ogni giorno nei centri di detenzione in Libia, e dagli abusi delle milizie che controllano le rotte migratorie, a terra e nel Mediterraneo. Quel che ormai da tempo si mostra agli occhi indifferenti dell’opinione pubblica italiana ed europea – uomini torturati, donne abusate, ragazzi resi ciechi per le botte, schiavi venduti all’asta – non può più essere chiamato “inimmaginabile”: avviene con il supporto dell’Italia e dell’Unione Europea al Dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione (DCIM) e alla sedicente Guardia costiera libica, organismo fittizio in uno Stato privo di un’unica autorità centrale di coordinamento e di governo.

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Foto tratta da Comune-info.net

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Cop24, dall’inazione (politica) alla rivolta (sociale)

Dom, 12/30/2018 - 01:36

Sono numerose nel mondo le prese di posizione, gli scioperi e le manifestazioni organizzate per dire no ai risultati del summit contro i cambiamenti climatici, particolarmente timido, che si è appena concluso in Polonia. Azioni previste il 26 gennaio e dal 25 aprile, in tutto il mondo

La Conferenza Onu sul clima si è conclusa a Katowice senza grosse novità. I quasi 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi – compresi Usa, Cina e Unione europea – avrebbero dovuto rendere operativi gli impegni presi, ma, con enorme fatica, tante pause e molti dubbi, compreso quello che riguarda la permanenza nell’accordo dell’America trumpiana (resterà teoricamente tra i firmatari almeno fino al 2020), nulla di decisivo è stato sancito. Salvo, al solito, rimandare: “faremo di meglio entro il 2020, quando presenteremo piani più rigorosi”, si è detto. Qualcosa che, più che inutile, suona derisorio, anche alla luce degli ultimi, catastrofici, allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.

In sostanza il summit polacco ha detto “faremo il possibile per contenere l’aumento di temperatura il più possibile vicino al grado e mezzo”, ma di impegni esatti nessuna traccia, mentre la strada che stiamo percorrendo porta dritta a un aumento di addirittura 3 gradi centigradi, che sarebbe uno scenario apocalittico. Ondate di calore, alluvioni e tempeste sono già oggi fenomeni estremi in buona parte del mondo.

Come ha detto May Boeve di 350.org al Guardian, l’unica speranza resta la società civile, la nostra voce sopra quella di una politica totalmente disinteressata a ciò che avverrà al di fuori del proprio mandato. E la società civile si muove a partire dai bambini, dalla svedese Greta Thunberg che ha parlato ai grandi del mondo e che scioperando da scuola ha dato vita a un movimento che ha mobilitato molte città in Australia, un Paese altrimenti piuttosto sordo, politicamente, al problema dei cambiamenti climatici e dell’ambiente in generale. Ma anche tra gli adulti, nella finanza, molto si muove: basti guardare al movimento gofossilfree che celebra ad oggi l’impegno di oltre mille istituzioni in giro per il mondo che hanno rinunciato a investire negli idrocarburi (carbone, petrolio e gas).

Xrebellion sta organizzando un giorno di protesta in 35 paesi del mondo, il 26 gennaio 2019, mentre la settimana dal 15 aprile sarà un altro appuntamento globale per chi sente di dover fare qualcosa per proteggere e migliorare la propria vita e quella degli altri. Purtroppo l’Italia non primeggia in consapevolezza ambientalista, siamo anche forse l’unico Paese d’Europa a non avere un partito di riferimento, che porti in Parlamento tematiche così urgenti e attuali, mentre invece già lo scorso week end le piazze in Gran Bretagna hanno ospitato manifestazioni di ogni tipo, anche per chiedere che l’ambiente abbia lo spazio che merita sui media: dal gesso gettato contro un edificio governativo a Bristol, alle dimostrazioni di massa a Cambridge, con volontari stesi a terra a fingersi morti, alla distribuzione di alberi a Glasgow, in Scozia. A Sidney i bambini hanno bloccato il traffico, e l’impatto è stato tale che il primo ministro australiano ha aperto bocca per invitare i giovani “ad essere meno attivisti”.

Quella dei bambini australiani ha dato energia ad altre proteste, e domenica scorsa una convention democratica è stata interrotta nella capitale dalle proteste contro le trivelle nei mari australiani. Secondo Abc News, il movimento che si prepara per l’ambiente sta per esplodere con enfasi paragonabile a quelli correlati alla guerra in Vietnam negli anni ’70. Sta a noi decidere se partecipare.

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Agroalimentare italiano top green in Europa, anche per la biocircolarità

Dom, 12/30/2018 - 01:03

L’agricoltura e l’agroalimentare sono i settori più green d’Europa. Lo sostiene il Rapporto GreenItaly2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere (http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018), che rileva i punti di forza di questo primato sintetizzabili in: minor impiego di prodotti chimici irregolari, fatturato record di prodotti agroalimentari esportati (di cui parte rilevante appartiene ai prodotti biologi), grandi quote di recupero dagli scarti e primato anche per le indicazioni geografiche riconosciute.

Secondo il Rapporto, infatti, l’Italia:

  • è tra i grandi Paesi europei con la quota maggiore di materia circolare (la cosiddetta “materia prima seconda”) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%);
  • è tra i Paesi al mondo con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), inferiore di 3 volte alla media UE (1,2%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (4,7%);
  • è stata la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro) dietro agli USA (2.400 milioni di euro) e nettamente avanti ai competitor dei Paesi Bassi (928 milioni di euro), Vietnam (817 milioni di euro) e Spagna (778 milioni di euro);
  • è l’unico Paese al mondo che può vantare 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini.

L’agricoltura italiana inoltre si posiziona al primo posto in Europa in termini di valore aggiunto prodotto: 31,5 miliardi di euro, e pari al 18% del valore complessivo dell’UE a 28. Dati che collocano l’Italia al vertice in Europa davanti alla Francia (28,8 miliardi) e alla Spagna (26,4 miliardi), con la Germania distanziata di oltre 14 miliardi (17,5 miliardi).

Come certifica Eurostat, l’Italia con il suo 18,5% di materia recuperata dagli scarti (la c.d. materia prima / seconda) si colloca nettamente davanti alla Germania (10,7%), unico Paese più forte di noi nella manifattura. Con 256,3 tonnellate per milione di euro, dato quasi dimezzato rispetto al 2008 e molto minore rispetto a quello della Germania (423,6), siamo il più efficiente tra i maggiori Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza).

Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato alla carta da macero di Lucca, all’uso sempre più intenso che si fa degli scarti agricoli o agroalimentari nelle industrie cosmetiche, farmaceutiche o tessili, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di ri-uso della materia più efficienti, più intelligenti e innovative. Con l’economia circolare – gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – si intrecciano le filiere tra loro e si definiscono nuovi rapporti: dando nuove opportunità a quella capacità collaborativa già insita nei nostri distretti.

La maggiore efficienza che caratterizza le aziende “circolari” che recuperano materia “buona” dagli scarti” si traduce per l’Italia in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse e maggiore competitività e innovazione.

Per avere un’idea delle quantità recuperabili dal comparto agroalimentare, secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve. dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti: di questi, la frazione esclusivamente organica ammonta a 9 milioni di tonnellate. Sono quantitativi importanti, reperibili spesso vicino e a bassissimi costi, che se trovano applicazione in altre filiere o comparti, forniscono materia prima di qualità ed evitano impatti ambientali significativi; anche perché in molti processi la frazione recuperabile è molto elevata.

Gli investimenti per il recupero di questi scarti stanno aumentando, e aumentano al contempo i settori in cui questi scarti trovano impiego, grazie anche alla Ricerca e Sviluppo (R&S) delle nostre aziende più innovative. Si riportano di seguito due esperienze interessanti di riuso degli scarti agricoli e agroalimentari, premiate entrambe per la loro innovazione Green: Pigmento, che produce coloranti naturali e Lajatica, linea di cosmetici a base di vinacce.

Pigmento – coloranti naturali

La start up Pigmento, azienda italiana che produce colorante al 100% naturale da scarti agricoli e scarti alimentari, ha partecipato alla fiera internazionale Ecomondo 2018, dedicata all’economia circolare, appena conclusa, ed è stata premiata tra le vincitrici del Bando Start2BeCircular 2017, grazie al sostegno di Fondazione Bracco e Fondazione MAI di Confindustria,.

“I nostri coloranti provengono da scarti agricoli e agroalimentari: da bucce di cipolla, spinaci, vinaccia e fondi di caffè” racconta Miriam Mastromartino, CEO e fondatrice di Pigmento “tutte matrici vegetali che per le aziende del comparto agroalimentare sono rifiuto da smaltire, con costi significativi e impatti sull’ambiente”.

Un ritorno all’applicazione di colorante naturale, come in passato, possibile perché l’azienda ha messo a punto una tecnica estrattiva di pigmenti che permette di velocizzare i tempi di produzione e ridurre i costi. I coloranti estratti dagli scarti vengono commercializzati in polvere o liquido e numerose sono le possibilità applicative; i coloranti possono essere destinati a vari settori tra cui: tessile, bioedilizia, alimentare e cosmetica. “La nostra azienda ha già attive collaborazioni con aziende del settore cosmetico e della detergenza per la casa, ma molte altre sono le applicazioni possibili e i settori che intenderemo coinvolgere” spiega Miriam Mastromartino.

Tra le applicazioni possibili, per dirne alcune, possono trovare spazio: le pitture murarie, le vernici ecologiche, la colorazione dei tessuti, i prodotti per la bellezza. Grazie alle modalità innovative di estrazione sviluppate da Pigmento, l’impiego in tutti questi contesti diventa attuabile anche perché riesce ad essere intenso e duraturo nel tempo. Infine, precisa Mastromartino: “la sostenibilità di questo processo è davvero significativa, il residuo della nostra produzione, in ultimo, può essere utilizzato come bioenergia o compost”, per un recupero totale dello scarto.

Lajatica – cosmetici dalle vinacce

Ha vinto il Concorso Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla dodicesima edizione che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani agricoltori: si chiama Matteo Bacci, è un imprenditore agricolo discendente da una famiglia di farmacisti, e insieme al celebre tenore Andrea Bocelli e alla sua impresa vitivinicola, in collaborazione con il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e supportati dall’esperienza del laboratorio Speziali Laurentiani, ha sviluppato un accordo per la produzione di una linea di prodotti antietà.

La linea che si chiama Lajatica Bocelli 1831, nasce nel 2017, e prende il nome dal territorio della tenuta di Bocelli, contiene sostanze antiossidanti, rappresentate da bioflavonoidi e polifenoli, e le concentrazioni di queste, estratte dalle vinacce, è tale da poter considerare le vinacce stesse una vera e propria fonte di giovinezza. La linea utilizza il resveratrolo, un potentissimo anti-età estratto dalle vinacce e uno scarto di distillazione di rosmarino, che è appunto l’acqua aromatica.

E così, dallo scarto che diventa prezioso, nasce una linea agricosmetica a km zero, e anche questo è importante perché la produzione in sito dei cosmetici consente l’approvvigionamento delle vinacce entro poche ore dalla vendemmia. E la fase dell’incameramento rapido permette di lavorare le vinacce prima dello sviluppo della fermentazione alcolica, evitando l’alterazione dei principi attivi.

Presto il team che ha messo a punto Lajatica potrebbe presentare un’altra linea che sfrutta le proprietà dell’olio di oliva igp toscano. Lajatica è attualmente venduta in Spa internazionali e possono trovarla a bordo i clienti delle navi Msc crociere.

Infatti, grazie ad un accordo siglato dall’azienda di Bocelli (una multinazionale di molte società ormai che operano in svariati settori, non solo nel vino) con la compagnia di crociere MSC, quest’ultima propone ai suoi clienti trattamenti definiti “Vinotherapy” accorpando la linea LAJATICA ad altri derivati dai vini di Bocelli. Alcuni trattamenti prevedono l’uso di semi e acini di uva, altri una combinazione della pianta di Verbasco e olio essenziale di cipresso, altri ancora sfruttano le proprietà degli agrumi e degli impacchi di semi d’uva e vite rossa per allentare le tensioni e nutrire la pelle con un massaggio. Insomma, o scarti o derivati da materie prime di qualità, tutti ingredienti sempre da materie prime vegetali ottenute da processi produttivi rispettosi dell’ambiente, dove non sono ammessi prodotti irritanti o inquinanti come parabeni, solfati, paraffine, tensioattivi.

Altre Fonti:

http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy

http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018

http://giovanimpresa.coldiretti.it/

https://openinnovation.startupitalia.eu/57932-20171227-sios17-le-vincitrici-start-to-be-cicular-fondazione-bracco

http://www.oscargreen.it/aziende/toscana/lajatica-il-cosmetico-a-km-zero-che-solca-i-mari/

http://www.bocelli1831.com/it/healthebeauty.html

http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2018/11/19/news/lajatica-i-cosmetici-alla-vinaccia-prodotti-dai-bacci-e-firmati-da-bocelli-1.17478074

https://techprincess.it/vinotherapy-vino-spa/

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

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Botti di Capodanno, cosa fare e cosa non fare per salvaguardare la salute di cani e gatti

Sab, 12/29/2018 - 07:48
Capodanno e le paure degli animali

Ogni anno, la notte di San Silvestro rischia di diventare un incubo per cani e gatti, preda del terrore e tremanti per i botti e i fuochi d’artificio di Capodanno. Si stima che ogni anno, almeno 25 mila animali rimangano vittime – dirette o indirette – di quei rumori improvvisi e per loro assordanti

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Scontri alla partita Inter-Napoli: nulla cambierà

Ven, 12/28/2018 - 23:53
Nulla cambierà

L’importante è che sia chiara una cosa: nulla cambierà e quel che sta avvenendo sotto i nostri occhi è solo una delle tante pagliacciate che periodicamente contraddistinguono il calcio italiano. Domenica sera si è assistito all’ennesimo scempio razzista in uno stadio italiano: l’arbitro Mazzoleni non ha pensato di fermare la partita (il primo stop spetta al direttore di gara), il questore ha detto che è stato meglio non sospendere, la copertura giornalistica televisiva di Sky Sport durante la cronaca è stata deficitaria: quasi mai il focus è stato sugli ululati razzisti; chi era a casa, non ha potuto rendersi conto del clima che si respirava a San Siro. In ossequio al principio base che è quello di minimizzare sempre e comunque oppure, per dirla alla Caressa, non fare da cassa di risonanza a certi atteggiamenti. Questa è la premessa per chiarire qual è la sensibilità italiana alla piaga del razzismo.

Un patto di non belligeranza

Come ha giustamente scritto Fabio Avallone: gli stadi italiani sono ormai una zona franca e lo Stato non ha la benché minima intenzione di intervenire. La differenza non è tra juventini, milanisti, napoletani, interisti. La differenza è tra chi va allo stadio disarmato e per assistere a una partita di calcio e chi invece ci ha costruito un’ideologia che comprende la violenza e vive la partita come un rito non si sa bene di cosa. L’ideologia è trasversale, accomuna tutti gli appartenenti a questi gruppi. Al di fuori delle battaglie, sono persino solidali tra di loro. Sono i padroni incontrastati delle curve. Decidono loro dove ci si può sedere, quali bandiere portare, quali cori cantare. Lo Stato ha evidentemente ritenuto che fosse più comodo così: una sorta di patto di non belligeranza, addio scontri sanguinosi con loro in cambio di una modica libertà d’azione negli impianti. Ogni tanto, però, la situazione scappa di mano. Come per la finale di Coppa Italia che a Roma costò la vita a Ciro Esposito, oppure l’altra sera a Milano.

Ogni tanto nei discorsi fa capolino Margaret Thatcher il primo ministro inglese che all’indomani dell’Heysel cominciò ad approvare una serie di provvedimenti repressivi. Arrivò poi la strage di Hillsborough: tragedia non imputabile agli hooligans, ma alla disorganizzazione e all’insipienza delle forze dell’ordine che stiparono i tifosi del Liverpool su una gradinata troppo piccola e che non resse. Novantasei furono i morti. Uno shock per il calcio, non solo inglese, che non fermò la politica thatcheriana. Anzi. Un modello che ovviamente ha diviso: alcuni lo hanno apprezzato, altri no. Possiamo dire che oggi la violenza è stata completamente sradicata dagli stadi inglesi che secondo alcuni sono diventati luoghi più simili ai teatri. Per picchiarsi, i tifosi si danno appuntamento altrove.

Il Salvini quotidiano

Si può apprezzare o meno la politica Thatcher in merito al calcio, possiamo però paragonarla alle prime reazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che conferma qual è la percezione che il governo e lo Stato italiano hanno del fenomeno violenza negli stadi. Con Salvini, ma anche prima di Salvini. In venti e passa anni, nulla è cambiato. E ieri, con le sue dichiarazioni a Tiki Taka, il leader leghista si è inserito perfettamente nel solco dei suoi predecessori. Col vantaggio di essere anche conosciuto nell’ambiente, come evidenzia la sua foto con il capo ultras del Milan Luca Lucci con precedenti per droga.

Salvini ha innanzitutto promesso che incontrerà i responsabili delle tifoserie organizzate. E già restiamo sconcertati. Li riconosce, conferisce loro uno status politico. Sarà interessante capire se saranno perquisiti al loro ingresso al Viminale, oppure no. Poi ha proseguito con la tiritera sulle società di calcio che devono investire nei sistemi di controllo. Una pagliacciata che va avanti da anni. Basta ricordare le parole di Andrea Agnelli in commissione Antimafia: spiegò come la Juventus – il più importante club italiano – si sentì sotto ricatto da parte degli ultras e avallò il bagarinaggio per non avere problemi negli stadi. E aggiunse che lo Stato li lasciò soli. Gli si può credere o meno, ma questa fu la sua versione.

Non è razzismo

Capitolo razzismo. Degli ululati, Salvini ha detto che “negli stadi cantano anche Milano in fiamme: è razzismo questo? Anche Bonucci, che è bianco, è stato ricoperto di buu a San Siro. Il razzismo non c’entra niente, è sano sfottò tra le tifoserie». Una linea, quella del sano sfottò, che spesso è stata sposata anche da commentatori nazionali di calcio. Una perfetta linea all’italiana. Leggerissima, impercettibile, la differenza con la Gran Bretagna dove i tifosi che si rendono protagonisti di episodi di razzismo, vengono individuati ed espulsi a vita dagli stadi.

A proposito di Koulibaly, Salvini ha saputo dire soltanto che lo vorrebbe al Milan. E ha aggiunto che Mazzoleni ha fatto benissimo a non fermare la partita: «Meno male, altrimenti pensate cosa sarebbe successo». Una difesa a spada tratta dell’esistente. Il morto di Milano, evidentemente, per lui è un incidente di percorso. Domani si gioca, tutto sarà dimenticato. Del modello Thatcher e delle omertà diffuse nel sistema calcio – dai tesserati ai media – si tornerà a parlare al prossimo casus belli.

Pubblicato per gentile concessione de Il Napolista – www.ilnapolista.it

Foto copertina: Spada/LaPresse

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Affetto da Sma, Cristian cerca amici su Facebook disposti a fargli compagnia

Ven, 12/28/2018 - 01:38

Poco prima di Natale l’annuncio, quasi provocatorio, lanciato su Facebook: “Cerco ragazzi della mia età che mi facciano compagnia. Sono disposto a pagare 7 euro l’ora”. Diventato in poco tempo virale, al post di Cristian Viscione, ventenne di Reggio Emilia affetto da Sma, rara malattia neuromuscolare caratterizzata dalla perdita progressiva dei motoneuroni che lo tiene immobile a letto, hanno risposto in tanti: oltre 1500 richieste di amicizia virtuali e più di tremila messaggi. E in molti si sono resi disponibili ad andarlo a trovare, gratis, per trascorrere un po’ di tempo con lui.

Una gara di solidarietà

Una vera gara di solidarietà in cui, forse, lo stesso Cristian – che a causa della malattia è costretto a letto e può comunicare solo grazie all’ausilio di una tastiera virtuale collegata a un computer sul quale naviga grazie a una sorta di joystick – non sperava. “Per fortuna qualcuno ancora di sano ancora esiste. Voglio ringraziare tutti”, ha detto Cristian in un’intervista al Resto del Carlino, in cui viene raccontata la sua storia.

Fonte Immagine: Facebook

La Sma

L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia neuromuscolare rara caratterizzata dalla perdita dei motoneuroni, ovvero quei neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli, controllandone il movimento. Di conseguenza la patologia provoca debolezza e atrofia muscolare progressiva che interessa, in particolar modo, gli arti inferiori e i muscoli respiratori. Colpisce una persona su diecimila.

 

 

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L’Europa saluta il diesel e punta sull’elettrico

Ven, 12/28/2018 - 01:13

Lo afferma lo Studio 2018 di Alix Partners, società di consulenza aziendale presentato alla filiera della mobilità in occasione di #FORUMAutoMotive di Roma a ottobre.

Lo studio ha evidenziato inoltre il declino delle auto diesel e il poco interesse degli automobilisti per la guida autonoma.

Entro il 2030 si stima che il gasolio sarà un carburante usato solo da grandi veicoli per chilometraggi elevati mentre le immatricolazioni delle auto elettriche mostrano un trend che può portare al raggiungimento della quota 20% entro il 2025. Questo malgrado ad oggi le colonnine di ricarica in Europa siano solo 424.000.

La previsione di questo importante traguardo è anche legata ai forti investimenti che le case automobilistiche stanno attuando per produrre modelli sempre più appetibili al grande pubblico: si parla di 255 miliardi di dollari per i prossimi 8 anni per 200 nuovi modelli.

I consumatori sembrano invece poco interessati alla guida autonoma e dallo studio di Alix Partners risulta che il 57% degli intervistati non è interessato all’acquisto degli autonomous vehicle che, per ora richiedono un investimento di oltre 20mila dollari in più per un’auto autonoma di livello 4, che prevede la gestione autonoma di accelerazione, frenata, direzione e controllo traffico, ma è possibile per il pilota riprendere il pieno e totale controllo dell’auto quando vuole.

 

Fonti:

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/mobilit%C3%A0-sostenibile-diesel-avviato-verso-il-declino-tutta-europa-elettrico-al-20-entro-il

http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/componentie_tech/2018/10/30/guida-autonomaok-57-automobilisti-ma-se-si-puo-controllare_50a890b3-0f45-4f77-bc91-d88a95dd8272.html

 

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Respiro più pulito grazie a un tessuto: The Breathe®

Ven, 12/28/2018 - 01:12

Ha un nome che ben rende l’idea di quello che fa il primo tessuto che assorbe polveri sottili presenti e nell’aria e le disaggrega, attira gli odori sgradevoli e i batteri (in un’area circoscritta) per poi reintrodurre in circolo aria pulita e, ovviamente, più sana.

Si chiama The Breath ® e a inventarlo è stata la startup Anemotech S.r.l., nata a Milano nel 2014 e facente parte del gruppo Ecoprogram, che opera nei settori dell’automotive e delle facility aziendali.
La tecnologia, adatta sia agli ambienti interni che esterni, può essere applicata in quadri, cartelloni e molte altre soluzioni sia domestiche che per uffici ed edifici pubblici e ha tre principali azioni:

  1. azione assorbente: attira le molecole inquinanti all’interno della propria struttura fibrosa, impedendone il rilascio;
  2. azione pulente: l’utilizzo di the Breath in un’area circoscritta abbatte in modo sistematico la carica batterica dell’aria a contatto con la fibra;
  3. azione antiodore: il sistema non copre solo o mitiga gli odori derivanti dalle molecole inquinanti presenti nei nostri habitat, ma li assorbe liberando l’aria dalle emissioni moleste.

Le tre azioni sono possibili grazie alla particolare progettazione del tessuto fatto da tre strati: i due esterni in materiale idrorepellente con proprietà battericide, antimuffa e anti-odore e quello intermedio in fibra assorbente con nanomolecole. In particolare, il primo strato esercita un’azione assorbente, attirando le molecole inquinanti all’interno della propria struttura fibrosa e impedendone il rilascio; il secondo pulisce letteralmente l’aria, abbattendo la carica batterica e il terzo ha un’azione anti-odore.

Secondo i suoi ideatori, 10 mq di tessuto assorbono la quantità annua di NO2 (biossido di azoto) emessa da 1.450 auto diesel, VOC (composti organici volatili) da 3.625 auto a benzina e NO2 (biossido di azoto) generato da 15 caldaie. Di semplice applicazione anche perché la tecnologia non necessita di alcuna alimentazione, ma sfrutta il naturale movimento dell’aria per ridurre l’inquinamento.

La società ha di recente siglato anche un accordo con la società ENGIE, operante nel settore energetico, per la diffusione di questa innovativa tecnologia anti-inquinamento.

L’accordo permetterà a Engie di offrire i tessuti multistrato The Breath ad amministrazioni pubbliche, aziende, esercizi commerciali, ospedali, trasporti pubblici e a tutte le altre realtà interessate al miglioramento del proprio ambiente, con l’obiettivo di abbattere in maniera sempre più efficacie e diffusa:  polveri sottili, particolato, clorofluorocarburi, benzene, formaldeide (mobilio, moquette e piastrelle sintetiche), idrocarburi aromatici (fumo di sigarette, locali con stampanti), ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ozono inquinante.

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Libri al posto dei cannoni, Dante Alighieri arriva in Libano

Gio, 12/27/2018 - 07:38

Le casse vengono sistemate sul volo militare in partenza dall’aeroporto di Pratica di Mare per il Libano. È il primo «contingente» con cento speciali munizioni destinate a combattere una guerra tutta particolare in una delle aree più calde del mondo. Non è dunque un caso che l’operazione scatti a pochi giorni dal Natale. Ed è solo l’inizio. Le casse sono state riempite a Palazzo Firenze, a Roma, dove ha sede la Società Dante Alighieri, fondata nel 1889 da Giosuè Carducci e da allora impegnata nella missione di diffondere la lingua e la cultura italiane all’estero. Negli ultimi anni, sotto la spinta del presidente Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio) e del segretario generale Alessandro Masi, si è arricchita di un’ulteriore vocazione: fare della lingua italiana uno strumento della diplomazia di pace.

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I sali minerali: fondamentali per il nostro organismo

Gio, 12/27/2018 - 04:51

Continua il nostro ciclo di infografiche (https://www.peopleforplanet.it/tag/nutrienti/) per conoscere meglio le sostanze nutritive indispensabili per il nostro benessere fisico. Oggi parliamo di sali minerali, a cosa servono, quanto è il fabbisogno giornaliero e dove si trovano.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

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Il Global Compact mette a rischio la sovranità?

Gio, 12/27/2018 - 01:18

ll testo del Global Compact non chiarisce i vincoli legali né mina apertamente le sovranità nazionali, ma l’Italia decide di non decidere.

È arrivato il sì dalle Nazioni Unite sul Global Compact for Migration, il documento che dovrebbe regolare il fenomeno delle migrazioni e regolare una ridistribuzione globale delle responsabilità fra gli Stati che accolgono. L’accordo, che lo scorso 12 dicembre durante la Conferenza Intergovernativa tenutasi a  Marrakech, Marocco, aveva avuto l’appoggio di 164 Paesi a favore, è stato infine approvato con 152 voti a favore, 5 contrari (oltre a Stati Uniti e Israele, i cosiddetti Paesi di Visegràd), e 12 astenuti, fra cui l’Italia.

“Appoggiando il Global Compact for Migration abbiamo davanti a noi un’opportunità storica di collaborare, scambiare buone pratiche e imparare reciprocamente, in modo che le migrazioni, come fenomeno che ha segnato la storia dell’umanità, siano di beneficio a tutti”, ha esultato via Twitter la presidente dell’Assemblea generale Onu, Marìa Fernanda Espinosa Garcés.

Indecifrabile come nel suo stile, il premier Giuseppe Conte ha detto di non ritenere il Global Compact lo strumento adatto “per dire se l’Italia è nel consesso dei grandi”, senza specificare quale altro strumento sarebbe invece più adatto. Intanto alla Camera la confusione rimane, con il Carroccio e Fratelli d’Italia fermi sul no, e il Movimento 5 stelle diviso al suo interno tra chi si dice favorevole al Global Compact e si accoda a Roberto Fico, refrattario alle logiche del consenso (“la politica non si fa con i sondaggi”), e chi pensa che la risposta all’immigrazione debba spettare alla legislazione dei singoli Stati, senza interferenze esterne in grado di indebolire le sovranità nazionali. L’oggetto del contendere, neanche a dirlo, ancora una volta, la sovranità nazionale, potenzialmente a rischio dal Global Compact.

Ne è sicuro il magistrato sottosegretario Luciano Barra Caracciolo, che tuona e abbrevia via Twitter: “NON PUO’ ignorarsi che il global migration compact è applicativo di dich Assemblea NU, onde rafforza formazione del dir internazionale generale che, ai sensi art. 10 Cost, finirebbe per essere assai vincolante, portando alla dich di incostituzionalità delle leggi ITA contrastanti”.

Al solito, fuori da Twitter e dai media, la realtà presenta il profilo meno fotogenico, e il testo del Global Compact pure. Chi volesse leggerlo per intero, eludendo così le possibili forzature di “pennivendoli e puttane” andando direttamente alla fonte – ad esempio ai punti 7 e 15, lettera C – si stupirebbe forse nello scoprire che l’ennesimo documento ONU sfoggia proclami roboanti, parole importanti, persino belle, ma dal valore simbolico piuttosto che legale. Con tutto che il campo giuridico italiano è un dedalo lastricato di buone intenzioni verso uscite tortuose, e che quanto a competenza la figura di Caracciolo è fuori discussione, sorge un dubbio: come può avere effetto coercitivo l’accordo del Global compact, se il suo testo nega espressamente l’elemento della coercizione, all’infuori dell’ipotesi, tutta da verificare, di un “effetto combinato delle leggi nazionali e l’implemento dell’accordo”?

E ancora, se davvero il testo del Global Compact mette a rischio le sovranità nazionali, come è possibile che tra i suoi firmatari compaiano Paesi non esattamente democratici, anzi, piegati all’autocrazia quando non addirittura alla dittatura? Esattamente come, a dispetto delle dichiarazioni faziose provenienti da sinistra, fra i contrari, gli astenuti e i firmatari più riluttanti, compaiono Paesi distanti da Visegrad&Co, basti pensare alla Svizzera, all’Australia, alla Danimarca, dove il dibattito che ha preceduto il sì è stato a dir poco infuocato, e al Belgio, dove è addirittura caduto il Governo.

A fare i maliziosi, infine, andrebbe ricordato che prima dell’accordo di Marrakech ci fu la Dichiarazione di New York, firmata allora da ben 193 nazioni, tutte concordi nel volere tutelare i diritti fondamentali dell’uomo ed eliminare il traffico di esseri umani, tutte, quasi tutte, rivelatesi poi incapaci di mettere in pratica i proclami firmati, al punto che c’è stato bisogno dell’ennesimo accordo.

Quello delle migrazioni è un fenomeno storico e proprio perciò delicato, di difficile comprensione a meno di semplificare, come pare fare il punto 8 del testo del Global Compact, dove non si capisce bene il discrimine tra gli spostamenti dei lavoratori qualificati, i cosiddetti migranti economici, e le migrazioni di massa storiche. Senza contare che dietro ogni disastro, sia esso guerra, carestia, eccetera, c’è sempre un’economia che presta il suo profilo peggiore, quello meno fotogenico.

In tutto ciò, Italia, decide (ancora) di non decidere, rinvia l’appuntamento con la realtà inseguendo un “qui e ora” sotto l’illusione che possa risolversi tutto in eterno, e borbotta, simile al Nano di Così parlò Zarathustra: “Tutte le cose dritte mentono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è circolo”. Ignorando il penoso eterno ritorno dell’uguale che l’attende.

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Biomimesi, quando l’uomo si ispira alla Natura per trovare soluzioni

Gio, 12/27/2018 - 01:02

Gli organismi viventi intorno a noi e i loro comportamenti sono i modelli più elevati da imitare.

Avendo a disposizione milioni di anni per lavorare a un problema, le mutazioni casuali e i cambiamenti graduali dati dall’evoluzione troveranno più facilmente una soluzione a cui la semplice ingegnosità umana, per quanto supportata da computer, non potrà far fronte. Questo il principio alla base della biomimesi, il cui nome deriva dal greco bios (vita) e mimesis (imitazione): idee dalla natura o dalla vita che fa parte di essa.

Le imitazioni possono interessare organismi viventi in sé, i loro meccanismi evolutivi, e anche i loro comportamenti di gruppo; oppure si può trarre ispirazione dalle costruzioni che gli animali realizzano come rifugio o tana: ne abbiamo parlato diffusamente qualche giorno fa nell’articolo Biomimesi, idee dalla Natura per la sostenibilità del costruire.

Importante è altresì l’imitazione diretta della biologia: l’ottimizzazione di una specifica prestazione è una delle strategie più utilizzate dagli organismi; da millenni la natura punta infatti all’ottimizzazione di forme o strategie che adoperano il minore quantitativo di materiale possibile o lo riusano. Così come le api riutilizzano la cera negli alveari abbandonati per costruirne di nuovi per i propri simili.

E come ci affascinano “architetture” e forme bellissime e perfettamente ottimizzate, ci lasciano a bocca aperta molti comportamenti animali di singoli o di gruppo. La capacità di aderenza delle zampe del geco, la resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio, la capacità di salto di alcuni mammiferi, la velocità di alcuni felini, i sensi particolarmente potenziati di molti animali.

Ma anche la capacità di lavorare insieme, nella fuga per la salvezza, nella costruzione dei rifugi o tane e nel reperimento e trasporto del cibo, per fare un esempio sui gruppi.

Molti sono i campi che attingono idee dalla Natura, dalla biologia animale e dai loro comportamenti: l’ingegneria robotica è certamente uno dei più prolifici in termini di realizzazioni ma non è il solo, molti settori dell’ingegneria, dell’architettura e design, e della medicina guardano con sempre più attenzione alla biomimesi.

Vediamo alcune tra le più interessanti applicazioni alla robotica e all’impiantistica:

La resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio è da tempo fonte di ispirazione per scienziati per creare robot o mezzi sempre più indistruttibili. L’attuale panorama robotico prevede “creature” rigide o con arti flessibili agili abbastanza ad evitare traumi; le auto più moderne assorbono l’energia di impatto e si accartocciano, ma nessun robot o auto finora è in grado di deformarsi per poi tornare come prima. Nel corso della loro vita taluni insetti come le blatte, ma anche vespe ed api, impattano con un gran numero di ostacoli senza riportare danni, si piegano ma non si spezzano. Taluni insetti hanno questa dote, la resilienza, di deformarsi momentaneamente per poi tornare come prima. Gli scarafaggi ci riescono grazie a un esoscheletro coriaceo e allo stesso tempo flessibile, con placche dure ma pieghevoli connesse da membrane elastiche che permettono ai vari segmenti di sovrapporsi quando il corpo dell’insetto viene compresso.

Robert Full e Kaushik Jayaramat dell’Università della California – Berkeley hanno studiato in laboratorio blatte americane spesse circa 9 mm, costringendole a infilarsi in strette fessure alte appena 3 mm, dalle quali gli insetti sono riusciti ad uscire indenni e a gran velocità. Da questi e altri studi similari sono nati robot che aspirano a possedere la stessa resilienza: uno di questi è CRAM, alto 75 cm con un esoscheletro capace di funzionare anche in posizioni “compresse” e in grado di muoversi 5-10 volte più rapidamente dei robot “morbidi”. Vedere questo divertente e illuminante video del robot CRAM ci fa capire come l’ispirazione qui sia andata ben oltre l’aspetto del design.

Una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences  ha mostrato come i termitai interagiscono con l’esterno come dei grandissimi “polmoni” che sfruttano la differenza di temperatura tra il giorno e la notte per buttare fuori l’aria viziata e far entrare ossigeno. Dall’osservazione dei sistemi di ventilazione dei termitai – una delle più grandi ed efficienti opere di ingegneria animale con strutture anche imponenti (arrivano fino a 6 m. di altezza) – è stato visto come riescano a mantenere temperature pressoché costanti nonostante l’escursione termica esterna, grazie al sistema che creano di ricambio dell’aria. All’interno del nido di terra, cartone o sterco si trova un condotto centrale connesso a un sistema di tunnel secondari che sfociano nelle sottili strutture a contrafforte collocate al perimetro della struttura. Durante il giorno l’aria calda tende a salire e quella fresca a scendere, generando così un sistema di circolazione d’aria autonomo dai fattori esterni. Alla sera accade il contrario e l’aria periferica si raffredda e scende al centro del termitaio, mentre quella ricca di anidride carbonica e calda sale e viene espulsa all’esterno. Le termiti aprono e chiudono i fori di aerazione per regolare la temperatura a seconda del bisogno. Una temperatura costante è essenziale perché esse coltivino un particolare tipo di fungo, loro principale alimento.

Il meccanismo sta ispirando progetti di architettura passiva in cui la ventilazione di edifici sia realizzata con soluzioni ingegneristiche di corretta canalizzazione dell’aria piuttosto che affidata a impianti termoconvettivi, dispendiosi in termini energetici e ambientali. Un esempio recente è dato dall’architetto contemporaneo Mick Pearce che ha preso come fonte ispiratrice proprio questi meccanismi di autoraffrescamento e di ventilazione osservabili nelle tane delle termiti africane per progettare l’Eastgate Building Centre di Harare in Zimbabwe: il risultato è un edificio che usa almeno il 10% in meno di energia rispetto a un edificio con le stesse dimensioni situato nella stessa località.

Da tempo l’uomo studia anche il potere adesivo delle zampe dei gechi per cercare di riprodurre in laboratorio la spiccata adesività delle loro estremità, basata su un sistema di setole, fini lamelle sottili come capelli che ampliano l’area di contatto con muri, foglie e soffitti e instaurano con essi forze intermolecolari attrattive note come Forze di Van der Waals. Una singola zampa di geco può sostenere un peso pari a 20 volte quello del suo corpo.

Ricercatori dell’Università della California di Riverside hanno studiato questo “potere” adesivo sia prima che dopo 30 minuti dalla morte del geco, andando a scoprire che il potere adesivo rimane invariato anche in quei minuti dopo il decesso. Questo perché l’attaccamento che instaurano con le superfici funziona in totale autonomia, senza l’apporto di muscoli o del sistema nervoso. Questo studio, pubblicato sulla rivista Biology Letters, può fornire spunti interessanti per la progettazione di robot o strutture con queste formidabili caratteristiche di resistenza.

L’adesività del geco è talmente impressionante che gli scienziati hanno lavorato a lungo, per oltre dieci anni, per replicarla e sfruttarla nella creazione di nastri adesivi e colle per uso umano. La nuova ricerca potrebbe aiutare a mettere a punto nuovi sistemi adesivi, destinati a obiettivi ambiziosi come robot che possano arrampicarsi sui muri o appendersi a varie superfici; altre applicazioni, anche più futuristiche, potrebbero essere ad esempio robot in grado di lavorare in ambienti estremi e aree colpite da disastri ambientali.

I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University (Cina), hanno pubblicato uno studio su Applied Physics Letters in cui dimostrano come la micro-struttura delle ali delle cicale può custodire il segreto per produrre superfici antiriflesso che, applicate alle celle solari, le renderebbero sempre più efficienti. La superficie delle ali di cicala è formata da schiere ordinate di coni microscopici (dell’ordine dei milionesimi di millimetro) con la punta rivolta verso l’esterno. Gli scienziati hanno riprodotto in laboratorio questa struttura con il biossido di titanio, uno dei materiali semiconduttori più promettenti. Sono state realizzate superfici antiriflesso che riescono a trattenere la luce visibile che arriva con una lunghezza d’onda compresa fra 450 e 750 nanometri formando diversi angoli di incidenza. Queste strutture antiriflesso riescono a mantenere la loro morfologia anche se esposte a temperature elevate, pari a 500 gradi.  Per questo motivo i ricercatori hanno visto qui un “enorme potenziale per i dispositivi fotovoltaici come le celle solari” per il futuro. Il loro lavoro di osservazione e studio, anche in questo caso scaturito a partire da un fenomeno naturale, potrà ispirare e motivare gli ingegneri nello sviluppo di superfici antiriflesso con strutture uniche per le più disparate applicazioni.

 

Fonti:

http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/roybiolett/10/12/20140701.full.pdf

https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/architettura-animali-072/

https://impariamodallanatura.wordpress.com/

https://www.focus.it/ambiente/animali/il-respiro-delle-termiti

http://www.mickpearce.com/Eastgate.htm

https://www.focus.it/ambiente/animali/i-gechi-mantengono-la-presa-anche-da-morti

https://www.focus.it/ambiente/animali/perche-gli-scarafaggi-sono-cosi-difficili-da-schiacciare

 

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Come affrontare il Christmas blues e ritrovare il sorriso

Mer, 12/26/2018 - 12:12

Per molti di noi il Natale non assomiglia affatto all’immagine da cartolina proposta dai media e al contrario si trasforma in un periodo difficile da affrontare. “Ma il Christmas blues non è una malattia. Piuttosto, è una crisi esistenziale che può accompagnarsi a sintomi malinconici”, precisa Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta, psicoanalista e presidente Sipsies, Società internazionale di psichiatria integrativa e salutogenesi (www.sipsies.org). Anche quando non gli si riconosce una valenza religiosa, infatti, il Natale è legato indissolubilmente alla celebrazione della famiglia. Vediamo insieme perché può capitarci di sentirci giù in giorni in cui essere felici sembra un imperativo categorico. E come uscire da questo mood negativo.

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A Lodi c’è un Arsenale dell’Accoglienza! (VIDEO)

Mer, 12/26/2018 - 01:31

La storia dell’associazione Arsenale dell’Accoglienza Onlus di Borghetto Lodigiano, in provincia di Lodi, ha radici lontane.
Nel 2007 Giuditta Montanari e Andrea Menin aprono la prima comunità familiare, battezzata “La Mongolfiera” per accogliere in casa loro ragazzi in gravi situazioni di disagio sociale.
Nel 2011 nasce poi il primo “alloggio per l’autonomia”, per i ragazzi ormai maggiorenni, nel 2013 nasce la comunità familiare “Il Battello”, nel 2014 la “Società Cooperativa Buona Giornata”, per aiutare professionalmente le persone accolte e nel 2015 si arriva alla fondazione dell’Arsenale dell’Accoglienza.
Oggi contano 15 case aperte, tra comunità familiari, alloggi autonomi, comunità mamma-bambino e case rifugio per le vittime di violenze, dove nel 2017 sono state ospitate 81 persone.
“Nell’arco dell’ultimo anno – sottolinea il vicepresidente dell’Arsenale dell’Accoglienza Andrea Zanelli – abbiamo accolto 59 bambini e ragazzi, 11 giovani adulti e 11 mamme, offrendo loro non solo una casa e il calore di una famiglia, ma anche un sostegno concreto per il reinserimento sociale e per il recupero della serenità. Ai bambini, ad esempio, accanto ai bisogni primari, è stato garantito il diritto di essere, appunto, bambini, con attività ricreative come piccole vacanze al mare e in montagna. Tutto questo è stato possibile grazie ai nostri sostenitori e ai nostri volontari, che quest’anno hanno complessivamente donato all’Arsenale ben 21mila ore del loro tempo”.
Per far fronte a tutte le spese l’associazione riceve fondi da enti pubblici e donazioni da privati.

Con le telecamere di People For Planet siamo andati a conoscere personalmente questa bellissima realtà. Ecco cosa ci hanno raccontato.

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