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Pastorizzazione green: da Enea un nuovo sistema a basso impatto ambientale

Ven, 02/15/2019 - 01:30

Inoltre è in grado di tagliare i consumi energetici fino al 42% rispetto ai sistemi attualmente utilizzati. E la pastorizzazione alimentare potrebbe così diventare più green.

L’Enea (Ente nazionale energia e ambiente) ha realizzato infatti un prototipo a basso impatto ambientale per la pastorizzazione degli alimenti in grado di ridurre i consumi energetici fino al 42% nell’intero ciclo rispetto ai sistemi attualmente utilizzati.

Il nuovo sistema, ideato per gli impianti di pastorizzazione di piccola taglia (30-60 litri di miscela alimentare), si chiama  PA.CO2 (PAsteurization with CO2) e funziona utilizzando l’anidride carbonica come refrigerante e sfruttando l’energia dell’aria o dell’acqua grazie a una pompa di calore reversibile, in grado cioè sia di scaldare che di raffreddare l’alimento trattato.

Cos’è la pastorizzazione

La pastorizzazione è un trattamento termico che serve a distruggere gli organismi patogeni presenti in alimenti come latte, birra, vino, succhi di frutta, uova e conserve, conferendo loro una durata di conservazione molto maggiore rispetto ai corrispondenti prodotti non trattati. Consiste nel portare rapidamente le sostanze a temperature comprese fra i 60 °C (pastorizzazione bassa) e un massimo di 85 °C (pastorizzazione alta), per tempi di durata variabile fra circa 15 secondi e 30 minuti (tanto più brevi quanto più alta è la temperatura). Il processo si svolge in tre fasi: riscaldamento, raffreddamento e conservazione della miscela alimentare.

I sistemi standard

Un processo molto importante per l’industria alimentare e per la nostra salute, ma che può essere piuttosto dispendioso in termini di energia utilizzata. “I pastorizzatori di piccola e media taglia effettuano le fasi di raffreddamento e conservazione con un ciclo frigorifero standard, mentre la fase di riscaldamento, ossia la pastorizzazione vera e propria, viene svolta con apposite resistenze elettriche che incidono fortemente sui consumi energetici complessivi”, spiega Raniero Trinchieri del Laboratorio Sviluppo processi chimici e termofluidodinamici per l’energia dell’Enea.

Più efficienza e ridotto impatto ambientale

Il nuovo sistema, invece, utilizza pompe di calore reversibili “con benefici sia in termini di efficienza e risparmio energetico, sia di compatibilità ambientale, in quanto il principio di funzionamento è in grado di garantire nel riscaldamento un effetto superiore alla potenza elettrica assorbita”, continua Trinchieri. Non solo: il prototipo messo a punto dall’Enea è inoltre dotato di un sistema di controllo innovativo che consente di rendere l’intero processo di pastorizzazione più efficiente, con un risparmio energetico totale verificato di oltre 3 kWh (chilowattora) per ciclo. Luca Saraceno, ricercatore nello stesso laboratorio, spiega inoltre che il nuovo sistema ha un valore aggiunto poiché una parte dell’energia utilizzata proviene da fonte rinnovabile (aria o acqua) e perché il refrigerante utilizzato, la CO2, è a basso impatto ambientale. “Il fluido di lavoro che viene utilizzato all’interno del prototipo per la fase di riscaldamento può inoltre raggiungere temperature notevolmente superiori a quelle ottenibili con le tecnologie tradizionali, consentendo quindi di effettuare la pastorizzazione con tempi e consumi molto minori rispetto a quelli attuali”.

Migliorare le prestazioni

L’innovativo prototipo per la pastorizzazione a basso impatto ambientale degli alimenti è ancora oggetto di studio da parte dei ricercatori Enea, nel tentativo di migliorarne ulteriormente le prestazioni: nei prossimi mesi verranno infatti eseguiti nuovi test per confermare maggiori riduzioni del fabbisogno energetico.

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Non solo passione: scoperta la ricetta dell’amore che vince il tempo

Gio, 02/14/2019 - 15:18

Vi siete mai chiesti cosa spinga gli innamorati a fare cose folli, come mettere il bene della persona amata al di sopra del proprio? Secondo uno studio dell’Università della California di Santa Barbara (Stati Uniti) tutto dipende dall’attività combinata di due ormoni, l’ossitocina e la vasopressina, responsabili di attivare in ciascuno di noi i circuiti mentali relativi, rispettivamente, all’empatia e all’altruismo, entrambi fondamentali nella creazione dei legami di coppia.

Questione di chimica

Se, a oggi, molti sono gli studi condotti sull’ossitocina e sul suo ruolo nello sviluppo dell’empatia e nei processi di attaccamento, tanto che questo neurotrasmettitore è ormai comunemente noto anche come “ormone delle coccole” o “dell’amore”, poco invece finora si sapeva circa il ruolo della vasopressina nella formazione dei rapporti affettivi.

Il ruolo dell’altruismo

Guidati da Bianca Acevedo, ricercatrice del Neuroscience Research Institute dell’università statunitense, gli studiosi spiegano dalle pagine della rivista Behavioral Neuroscience che il ruolo della vasopressina è molto importante nella creazione dei legami d’amore poiché innesca atteggiamenti altruistici, e quindi volti in modo disinteressato al bene del prossimo, fondamentali per la creazione e il mantenimento nel tempo di legami d’affetto, come ad esempio quello che si instaura tra genitori e figli.

Amore: non solo passione

L’amore, spiegano i ricercatori, ha quindi una ricetta ben precisa dal punto di vista chimico. Che racconta di un sentimento che va ben oltre la passione e l’attrazione. “Quando le persone pensano alle relazioni amorose – spiega Acevedo – tendono a pensare all’amore romantico, quello basato sulla passione. Non dobbiamo però dimenticare che una delle altre ragioni basilari per cui le persone stanno insieme è prendersi cura l’uno dell’altra. Viviamo una lunga vita insieme, che va oltre la passione. Molti di noi, tanto per fare un esempio, allevano bambini. O si prendono cura gli uni degli altri in età avanzata”. E a fare la differenza in questi comportamenti è proprio “l’altruismo, profondamente radicato nella nostra struttura evolutiva, neurale e genetica”.

Photo by NeONBRAND on Unsplash

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Olimpiadi Tokyo, medaglie fatte con smartphone riciclati

Gio, 02/14/2019 - 12:00

Tokyo è sulla buona strada per riuscire a realizzare tutte le medaglie delle Olimpiadi e Paralimpiadi 2020 con oro, argento e bronzo (lega di rame e stagno) estratti da smartphone, fotocamere e altri dispositivi elettronici. Il Comitato organizzatore dei Giochi ha fatto sapere che stima di completare la raccolta dei materiali entro il 31 marzo prossimo.

Il “Tokyo 2020 Medal Project” lanciato dal Giappone nel 2017 punta a realizzare 5.000 medaglie d’oro, argento e bronzo con metalli riciclati. Per questo i cittadini e le aziende sono stati chiamati a partecipare alla raccolta di rifiuti elettronici. Fino a ottobre sono state messe insieme 47.500 tonnellate di rifiuti elettronici, tra cui 5 milioni di telefonini raccolti dall’operatore mobile giapponese Ntt Docomo nei suoi punti vendita sparsi nel Paese.

Il bronzo necessario, pari a 2.700 kg, è stato finito di raccogliere a giugno. Per l’oro si è arrivati al 93,7% del totale, pari a 28,4 kg su 30,3 kg, mentre per l’argento si è all’85,4%, pari a 3.500 kg su 4.100 kg.

FONTE: ANSA.IT

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Si sta a litigare sul TAV…

Gio, 02/14/2019 - 11:58

Vedi anche il nuovo articolo di Jacopo Fo sul blog de Il Fatto: Un fiore per Salvini: lanciamo la Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici.

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Ho sognato Camilleri!

Gio, 02/14/2019 - 10:04

Ho trovato una soluzione estremamente efficiente per quando ho difficoltà ad addormentarmi: l’audiolibro!

Prediligo testi scientifici che non avrei mai la pazienza di leggere (vi consiglio Breve storia di quasi tutto di Bill Bryson e A spasso nei giardini della mente). Esauriti i testi scientifici sono passato ai romanzi di Gianrico Carofiglio letti da lui. Eccellente.

In questi giorni ho scoperto Camilleri che legge i suoi racconti. Grandioso.

Io amo quest’uomo e la sua voce. Esauriti i racconti letti da lui sono passato alle interviste (eccelsa la conversazione con Lella Costa, donna meravigliosa, e poi al racconto di Camilleri sulla vita e le opere di George Simenon, l’autore di Maigret…

L’altra notte mi sono addormentato mentre andavano i video su You Tube, che se non li interrompi vanno avanti uno dopo l’altro finché la batteria regge.

Così mi sono trovato a parlare in sogno con Camilleri, io gli facevo delle domande e lui mi rispondeva con grande saggezza e gentilezza su questioni di portata esistenziale assoluta.

Disgraziatamente non mi ricordo cosa mi ha detto.

Vedi anche Libri per nutrire l’anima e tonificare i muscoli
e I 7 migliori libri di fantascienza

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Venezia, gondolieri-sub pescano 600 chili di rifiuti dai canali

Gio, 02/14/2019 - 09:00

– Gondolieri-sub hanno rimosso dai canali di Venezia 600 kg di rifiuti. I volontari dell’associazione gondolieri, coordinati dal Comune, si sono immersi nel rio dei Santi Apostoli a Cannaregio per rimuovere sporcizia e scarti depositati sui fondali. Si tratta della prima di tre uscite in programma nelle prossime settimane frutto di una convenzione con il Comune di Venezia che si pone l’obiettivo di rimuovere soprattutto pneumatici finiti in acqua dopo essere stati utilizzati come parabordi delle imbarcazioni o rifiuti ingombranti depositati sui fondali.

“Con il sindaco Luigi Brugnaro – ha detto il consigliere delegato alla Tutela delle tradizioni, Giovanni Giusto – abbiamo accolto subito la proposta dell’associazione, un esempio di sussidiarietà che coinvolge il pubblico e il privato a beneficio della cittadinanza. Stiamo raccogliendo numerosi pneumatici, ma anche bottiglie, antenne, transenne, scarti di qualsiasi tipo gettati dove l’occhio non vede, persino un bidet. In particolare – ha aggiunto ci sono molti cavalletti delle passerelle dell’ acqua alta, gettati da vandali che danneggiano realmente la mobilità dei cittadini. Un’operazione chirurgica che, grazie all’apporto di questi abili sub, continuerà nel tempo. L’amministrazione darà loro il sostegno necessario, anche perché – ha concluso Giusto – i gondolieri stanno lanciando un segnale molto forte di vicinanza ai problemi della comunità”.
(ANSA).

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Speciale ricette da Gela: pasta cu’ l’agghia, l’ogghiu e ‘u peperoncino

Gio, 02/14/2019 - 01:06

Ingredienti per 4 persone:

400g di spaghetti o vermicelli
4 spicchi di aglio fresco
1 peperoncino fresco
olio extra vergine d’oliva
Formaggio pecorino o parmigiano
Prezzemolo

Procedimento

Portare a ebollizione l’acqua, versare la pasta, il sale e farla cuocere al dente.

Nel frattempo, pelare gli spicchi d’aglio e tritarli finemente.

Suggerimento: togliere il germoglio interno in modo tale che l’aglio risulti più digeribile.

In un tegame con olio extra vergine d’oliva, far imbiondire l’aglio per qualche minuto, prestando attenzione a non farlo bruciare.

Tritare con cura il peperoncino e aggiungetelo all’aglio, mescolando ancora per qualche istante a fuoco molto moderato.

Spegnere il fuoco e aggiungere il prezzemolo fresco, precedentemente tritato

Non appena la pasta è cotta al dente, versatela nel tegame, ricordandosi di unire un mestolo di acqua di cottura.

Mantecate qualche minuto, in modo tale da far amalgamare bene gli ingredienti ed esaltare i sapori.

Servire aggiungendo una spolverata ulteriore di prezzemolo tritato e di pecorino o parmigiano a scelta.

ALTRE FOTO DELLA RICETTA: https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/pasta-cu-lagghia-logghiu-e-u-peperoncino/

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Ridi: il mondo ti sorriderà e ne guadagnerai in salute!

Gio, 02/14/2019 - 01:02

Per piangere impieghiamo 20 muscoli, per ridere 60: fai ginnastica, ridi! I benefici di una sana e salutare risata!

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

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Lacoste adotta il logo temporaneo per aiutare le specie in via di estinzione

Mer, 02/13/2019 - 17:00

Lacoste ha sostituito temporaneamente il logo del suo coccodrillo con le immagini di 10 specie in via di estinzione per contrastare la minaccia di estinzione.Le magliette, che fanno parte di una tiratura limitata a supporto della campagna “Save Our Species” lanciata durante la settimana della moda di Parigi il 1 marzo, sono esaurite.Sostituendo il coccodrillo sopra il seno sinistro della camicia ci sono la focena del Golfo di California, la tartaruga birmana, la tigre di Sumatra, l’iguana terrestre di Anegada e il lemure sportivo del nord, tra gli altri.

CONTINUA SULLA CNN

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Completa estinzione degli insetti in 100 anni

Mer, 02/13/2019 - 15:14

Tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più.

Soffermandosi sul titolo della notizia qualcuno potrà anche tirare un sospiro di sollievo e confondere la gravità della cosa con una bella notizia, ma la realtà dei fatti è decisamente preoccupante per l’ecosistema e la sopravvivenza dell’uomo.

Secondo una ricerca globale contenente 73 studi storici in materia, la popolazione mondiale degli insetti è a rischio estinzione. Nello studio, pubblicato sulla rivista Biological Censervation, si legge di un “catastrofico collasso degli ecosistemi della natura” e l’allarme dagli esperti non sembra aver bisogno di delucidazioni aggiuntive: tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più. Tra i più colpiti in prima linea ci sono: lepidotteri, imenotteri e scarabei stercorari. Per quanto riguarda gli insetti acquatici, il rischio è maggiore per odonati, plecotteri, trichotteri ed epemerotteri.

I conti tornano se si pensa che la riduzione annua degli insetti, facendo una stima in un’ottica ottimistica, è pari al 2,5%. Un tasso di estinzione otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. Secondo il Wwf, dal 1970 ad oggi, per mano dell’uomo la fauna selvatica ha avuto una perdita di miliardi di esemplari.

Se mettessimo gli insetti tutti insieme su una bilancia, arriverebbero a pesare 17 volte più degli esseri umani, i quali, come già appurato costituiscono solo 0,01% della vita sulla Terra. Insomma, in termini di vita sulla Terra siamo insignificanti ma conti alla mano dalla nostra comparsa sul pianeta abbiamo provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici, metà delle piante e gli insetti sono l’ultima certezza di una situazione che sta diventando irreversibile.

Le cause?

Agricoltura intensiva e urbanizzazione al primo posto. Secondo i ricercatori è necessario ripensare alle “attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani“. Inquinamento, pesticidi, fertilizzanti, erbicidi e così via… che inevitabilmente si vanno a sommare al progressivo cambiamento climatico e alle altrettanto inevitabili cause che ne conseguono.

Gli insetti hanno un valore ecologico importantissimo e ricoprono un ruolo fondamentale nella pulizia ed equilibrio dell’ambiente. «Se non fermiamo la moria di insetti andremo incontro a conseguenze catastrofiche per la nostra stessa esistenza» avverte il prof. Francisco Sánchez-Bayo, relatore dello studio. Fa eco Dave Goulson, dell’università britannica del Sussex: «Sono il cuore di ogni rete alimentare, controllano i parassiti e molto altro ancora. Amateli o detestali, noi umani non possiamo sopravvivere senza».

Allora cominciamo dalle nostre abitudini quotidiane per fare la nostra doverosa parte. Dall’acquisto del cibo a, mettendo le mani avanti in vista del ritorno del caldo e al conseguente invitabile ritorno di insetti, all’uso e abuso di spray, zampironi e quant’altro avvelena l’ambiente in cui viviamo.

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I bambini hanno bisogno di microbi non di antibiotici per sviluppare l’immunità

Mer, 02/13/2019 - 12:00

Sì, è importante lavarsi le mani.È fondamentale durante la stagione fredda e influenzale e soprattutto se visiti qualcuno all’ospedale.Il problema è che, almeno in Occidente, i genitori si sono impegnati a mantenere delle  attività decisamente troppo pulite.La nuova scienza mostra che spazzare via piccoli organismi chiamati microbi con i nostri disinfettanti per le mani, saponi antibatterici e dosi di liberi antibiotici sta avendo un impatto profondamente negativo sul sistema immunitario dei nostri bambini, dice la microbiologa Marie-Claire Arrieta, co-autrice di un nuovo libro chiamato  Lascia che si sporchi : salvare i nostri bambini da un mondo over sanitizzato .L’assistente professore all’Università di Calgary, insieme al suo coautore, stimato microbiologo Brett Finlay, sostiene che stiamo allevando i nostri figli in un ambiente più pulito e iper-igienico che mai.
Dicono che esagerando in questo modo, stiamo contribuendo a una serie di condizioni croniche che vanno dalle allergie all’obesità.

Ho chattato recentemente con Arrieta per saperne di più:Cosa ti ha ispirato a lei e a Finlay a scrivere Let Them Eat Dirt ?Siamo entrambi microbiologi e abbiamo studiato la comunità dei microbi che vivono nelle nostre viscere – ciò che chiamiamo il nostro microbioma intestinale.
Negli ultimi anni le ricerche del nostro laboratorio e di altri laboratori hanno dimostrato che la salute di questo microbioma nella prima fase della vita è davvero cruciale per la nostra salute permanente.
Non siamo solo scienziati, ma siamo entrambi genitori.
Pensavamo che i genitori e gli assistenti avrebbero tratto beneficio da noi portando questa conoscenza al pubblico.Abbiamo sentito da tempo che l’uso eccessivo di antibiotici può portare a infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici, qualcosa che possiamo associare agli anziani e ad altre persone immunocompromesse. 
Ma ho capito che le implicazioni sono molto più immediate e individuali di così. 
Qual è la connessione tra i microbi e lo sviluppo del sistema immunitario durante l’infanzia?Quando nasciamo non abbiamo alcun microbo.
Il nostro sistema immunitario è sottosviluppato.
Ma non appena i microbi entrano in scena, attivano il nostro sistema immunitario per poter funzionare correttamente. Senza i microbi il nostro sistema immunitario non può combattere bene le infezioni.Non è solo la presenza di questi microbi ma quello che producono.Producono molecole e sostanze che interagiscono direttamente con le cellule del rivestimento nelle nostre budella, ma anche con le cellule immunitarie che si trovano sull’altro lato del rivestimento del nostro stomaco.
Li addestrano letteralmente.
È solo dall’incontro con queste sostanze microbiche che una cellula immunitaria ottiene le informazioni per fare ciò che dovrebbe fare.
Quindi queste cellule nel nostro intestino hanno la capacità di trasportarsi in altre parti del corpo per fare più allenamento.

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Fonte: THESTAR.COM

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Come il decreto Salvini sta affondando un’azienda di africani a Palermo

Mer, 02/13/2019 - 09:58

Producono giochi educativi ispirati dalla loro cultura. Dopo una lunghissima serie di riconoscimenti, rischiano di rimanere senza documenti. Per colpa del “decreto sicurezza”.

Alcuni venivano da famiglie benestanti, sterminate per ragioni politiche. Altri hanno trascorso un’infanzia di abbandono e povertà. Sono un gruppo di giovani migranti nati in Guinea, Mali, Gambia. Due anni fa sono arrivati a Palermo ancora minorenni. In poco tempo hanno creato una start up, “Giocherenda”, che produce giochi educativi ispirati alla cultura e ai colori africani.

Nulla di assistenziale. Al contrario, vogliono creare posti di lavoro anche per gli italiani. I risultati? Straordinari. I giovani imprenditori, tra le altre cose, sono stati ricevuti al Parlamento Europeo, hanno vinto un premio dell’agenzia Erasmus e collaborano con aziende di alta moda.

Tutto questo potrebbe finire. Per colpa del governo giallo-verde. Da quando è entrato in vigore il provvedimento firmato da Salvini, i loro documenti rischiano di diventare carta straccia, a causa del “decreto sicurezza”. Per convertirlo, serve il passaporto. Per capire cosa significa andare prendere un passaporto in Guinea, per chi è scappato dalla Guinea dopo che gli hanno sterminato tutti i parenti, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

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Produzione agricola: cresce il valore, ma crescono anche i prezzi

Mer, 02/13/2019 - 09:06

A fine anno si tirano le somme dei valori delle produzioni agricole. Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha reso noti i valori delle produzioni nel settore primario relativi al 2017.

I dati in Europa 

Il valore della produzione agricola totale dell’Ue è stato di 432,6 miliardi di euro, con un aumento del 6,2% rispetto al 2016.

Eurostat spiega che l’aumento di valore viene generato da un aumento del volume di produzione o da un aumento dei prezzi, oppure da una combinazione di questi due elementi. La crescita del valore della produzione del 2017 rispetto al 2016 è da attribuirsi, secondo l’ufficio statistico UE, soprattutto al fatto che sono aumentati i prezzi e non il volume della produzione totale. A creare l’aumento del 6,2% infatti concorre soprattutto la produzione animale (+10,3%), che a sua volta riflette un aumento dei prezzi anch’esso del 10,3%.
Anche il valore della produzione dei raccolti è aumentato in tutta l’Unione Europea, con una crescita di volume del 1,7% è una crescita dei prezzi e del 1,9%.

La crescita di valore nei vari Paesi

La Francia si è confermata anche nel 2017 il maggior produttore agricolo nell’Unione Europea, con un valore di 72,6 miliardi di euro (pari al 17% del totale UE). Seconda la Germania (56,2 miliardi), mentre l’Italia mantiene la sua terza posizione (55,1 miliardi), prima della Spagna (50,6 miliardi). Seguono Regno Unito (31,8 miliardi), Paesi Bassi (28,9 miliardi), Polonia (24,9 miliardi) e Romania (17,5 miliardi).

In quasi tutti gli Stati membri dell’UE il valore della produzione agricola nel 2017 è aumentato. Tra i primi quattro maggiori produttori agricoli europei, a registrare la maggior crescita è stata la Germania, (+8,6%) a seguire la Spagna  (+4,5%), la Francia (+3,2%) e in ultimo l’Italia (+2,2%). Una crescita di valore decisamente contenuta, con il fattore dell’aumento di prezzo da tenere ben presente. Come ha ribadito anche nelle analisi di maggio il nostro Istituto di Statistica, l’Istat, la produzione del 2017 aveva infatti subito un netto crollo, dovuto alle difficili condizioni climatiche.

Attendiamo i valori per il 2018, incrociando le dita, viste le ondate di calore dell’estate scorsa e il maltempo autunnale.

In questa gallery di fotomontaggi realizzati da Armando Tondo alcuni esempi di design in agricoltura, di orti urbani e mobili

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Mangia che ti riuso (Video)

Mer, 02/13/2019 - 01:33

La Dottoressa Melissa Finali ci spiega come riutilizzare in modo creativo e nutriente alcuni scarti alimentari. Come si riciclano le bucce?

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Se il popolo ha fame, dategli Sanremo

Mar, 02/12/2019 - 14:55

Succede che un ragazzo italiano, Alessandro Mahmoud, figlio di madre sarda e di padre egiziano, vince il sessantanovesimo Festival di Sanremo a fronte di un regolamento chiaro a tutti, partecipanti e telespettatori, che prevede la valutazione proporzionale da parte di tre sezioni: telespettatori, giuria e giornalisti musicali.
Putiferio.

«Per il prossimo anno solo televoto a Sanremo» ha tuonato Luigi di Maio, che dalle sue plurime cariche pubbliche incarna perfettamente il concetto di oligarchia su cui poggia la fantomatica élite, termine di gran voga pressoché ovunque, anche dal salumiere, “mi dia la parte interna della coscia, l’élite”.

Il popolo ha fame e in salumeria si accontenta di qualche etto di mortadella bolognese. Recessione? Crescita allo 0.02%? Spread in impennata? Miliardi di interessi in più da pagare? Produzione industriale a meno 5 e rotti per cento come non accadeva dalla crisi del 2011? Non importa, se il popolo ha fame, dategli Sanremo. La linea del Governo procede spedita sulla via del trend topic e del thread, del commento, della distrazione di massa. E i giornalisti dietro a scrivere della fetta di pane e Nutella di Matteo Salvini, della relazione finita con Elisa Isoardi, dei consigli non richiesti al Milan, dei congiuntivi di Maio, dei suoi lapsus, della solenne sua convinzione che la democrazia francese sia nata millenni addietro. Perché guardare la luna indicata dal dito se si può intingere il dito nella Nutella?

Il Codacons, quello del mercurio nei vaccini, quello delle scie chimiche, quello che ti promette di risarcirti del biglietto di un concerto previo un anticipo di 50 euro, ebbene, quel Codancos ha presentato un esposto all’Antitrust lamentando che “il pubblico è stato umiliato”.
Nientemeno.
Ad essere stato umiliato pare piuttosto il regolamento, nero su bianco fin dall’inizio. Gran parte del rock, del progressive e della sperimentazione musicale in genere in Italia la dobbiamo a Mauro Pagani, presidente della giuria di Sanremo, quest’anno bislaccamente composta da cuochi, presentatrici e da giornalisti: gli stessi accusati di megalomania dal cantante Ultimo, che evidentemente all’atto di scegliersi il nome d’arte non aveva fatto i conti con l’imperscrutabile fatalità del nomen omen. Gli incauti che avevano osato sollevare dubbi sulla scelta di Lino Banfi si sono beccati del radical chic, il sorriso vale più della competenza, dicevano, ma se c’è Beppe Severgnini in giuria a Sanremo, ah! Signora mia, mala tempora currunt.

Il commento di Pagani a Radio Capital è stato: «L’anno scorso Ultimo ha vinto il Festival dei giovani con lo stesso regolamento. Quando si vince va bene, quando si perde, si chiede di cambiare le regole?». Game, set, match.

La polemichetta è il pane di Sanremo, ma in questa ultima edizione ad alzare i toni ci ha pensato l’isteria collettiva che vorrebbe il popolo squisitamente onesto intelligente competente eccetera soltanto perché sovrano.
Restringendo a Sanremo il tavolo di un paio di osservazioni semplici e fattuali, va detto che ci sono stati anni in cui era il solo televoto a decretare il vincitore. È successo così che hanno vinto Giuseppe Povia, Valerio Scanu e Marco Carta. Ha rischiato di vincere anche Pupo, che per altro ammise candidamente di avere pagato un call center outband. Se a decidere è soltanto il popolo e il suo strumento si riduce alla votazione telefonica, può succedere che una casa discografica si compri il Festival affittando un paio di call center e cavandosela con un paio di migliaia di euro. Succede in occasioni più piccole. Figuriamoci dentro una macchina sputa-soldi come Sanremo.

Non poteva infine mancare la sinistra, agonizzante sì ma non al punto di lasciarsi scappare l’occasione di fare bella figura e di sfruttare la vittoria di Alessandro Mahmoud per fare propaganda politica, alla stessa stregua della Lega, come se avessero qualche plausibilità le fesserie dette sulle origini di un cantante la cui canzone vince il festival della canzone.

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Chernobyl, la fauna si sta risvegliando

Mar, 02/12/2019 - 14:49

Nonostante tutto, la fauna selvatica è di nuovo fiorente a Chernobyl. Come noto, vittima di un incidente nucleare nel 1986. Gli scienziati, qualche giorno fa, hanno scoperto una lontra che si aggira nella Zona di esclusione che circonda la centrale nucleare esplosa nel 1986.

Uno studio di un mese ha utilizzato telecamere nascoste per trovare 15 specie di mammiferi e uccelli nella regione in quarantena. I ricercatori hanno utilizzato carcasse di pesce per esporre la fauna selvatica al litorale di fiumi e canali nella zona contaminata. Questo studio fornisce ulteriori prove che la fauna selvatica è fiorente nella zona di esclusione di Chernobyl (CEZ).
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Natalità in calo? La soluzione si chiama “modello Svezia”

Mar, 02/12/2019 - 13:00

Nel 2017 in Italia sono nati 458 mila bambini, meno della metà dei nati durante il “baby boom”. Un trend che, al contrario, la Svezia è riuscita a invertire con un massiccio investimento sulla spesa pubblica tra “bonus bebé”, congedo parentale e asili nido.

In Italia si fanno sempre meno figli e il trend non sembra destinato a invertire la rotta. Nel 2017 ha toccato un nuovo minimo storico con soli 458 mila bambini iscritti in anagrafe. Meno della metà delle nascite durante il “baby boom”, con 1.016 nuovi arrivati nel 1964. La soluzione? A detta del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, l’aborto sarebbe tra le cause principali di questa tendenza negativa tant’è che, poco dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi, esortava lo Stato ad «aiutare le donne a non farlo».

Ma se si dà un’occhiata ai numeri nel contesto internazionale, appare evidente che più aborti non significa necessariamente meno nascite. Secondo dati Eurostat, infatti, rispetto a tutti gli Stati membri, i tassi di natalità netti più alti del 2016 sono stati registrati in Irlanda (13,5 per 1.000 residenti), Svezia e Regno Unito (11,8‰), e Francia (11,7‰). Al contrario i più bassi si registrano negli Stati membri del Sud, tra cui Italia (7,8‰), Portogallo (8,4‰) e Spagna (8,7‰). Analogamente, nello stesso anno il maggior tasso di abortività ogni 1.000 donne in età fertile (15-44 anni) si è registrato in Svezia (20,8‰), Regno Unito (15,6‰), Francia (14,9‰), mentre i più bassi in Italia (7,9‰), Portogallo (8,1‰) e Spagna (10,5‰).

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Ristrutturazioni e bonus mobili

Mar, 02/12/2019 - 10:43

Interessato chi ha effettuato lavori di risparmio energetico e acquistato elettrodomestici. Ricevuta dell’invio da esibire al Caf per la detrazione.

Ancora pochi giorni a disposizione per l’invio all’Enea dei dati sugli interventi di ristrutturazione legati al risparmio energetico effettuati nel 2018 tramite il sito dedicato. Dopo la scadenza non si potranno più inviare comunicazioni relative allo scorso anno. Senza la ricevuta non si potrà avere la detrazione.

Quali interventi e quali impianti. L’obbligo di comunicazione riguarda chiunque ha pagato delle fatture per lavori classificati come risparmio energetico utilizzando il bonifico per ristrutturazione, sia nel caso in cui la fattura riguardi solo l’acquisto dei beni elencati, sia nel caso in cui si tratti di fatture per interventi più ampi che elencano, però, anche l’installazione degli impianti in questione. La lista è tassativa e comprende :

  • coibentazione (interventi su tetti e/o pareti e/o pavimenti);
  • solare termico;
  • installazione di infissi completi di finestre;
  • caldaie a condensazione;
  • climatizzatori a condensazione;
  • pompe di calore;
  • sistemi ibridi (caldaie a condensazione e pompe di calore);
  • microcogeneratori;
  • scalda acqua a pompa di calore;
  • impianti a biomasse;
  • impianti fotovoltaici;
  • sistemi di Building Automation per il controllo a distanza degli impianti energetici.

In caso di bonus mobili. Va compilata la scheda per l’Enea anche in caso di acquisto di elettrodomestici nell’ambito del bonus mobili. In questo caso, come indicato sul sito dell’Enea, l’obbligo riguarda i seguenti elettrodomestici:

  • forni,
  • frigoriferi,
  • lavastoviglie,
  • piani cottura elettrici,
  • lavatrici,
  • lavasciuga,
  • asciugatrici.

La lista anche in questo caso è tassativa.

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Bici contromano e “case” per ciclisti. Regole anche per i monopattini

Mar, 02/12/2019 - 08:48

Dopo tanta attesa è finalmente arrivata una riforma del codice della strada che, prima di tutto, sottolinea il valore e l’importanza delle biciclette, il cui uso verrà così – finalmente – incentivato anche garantendo al ciclista priorità e privilegi, per sostenere un’abitudine che, se diffusa, potrebbe non solo cambiare la qualità dell’aria di un paese deferito alla commissione europea per questo motivo, ma anche cambiare il volto delle città rendendole più sicure e quindi più vive, riempiendo strade e piazze di persone e bambini.

Il testo di legge è stato presentato in Commissione Trasporti alla Camera.

La riforma presentata dal Movimento 5 stelle prevede che, nei centri abitati, ma purtroppo solo dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari, le bici potranno circolare anche contromano “indipendentemente dalla larghezza della carreggiata e dalla massa dei veicoli autorizzati al traffico”. Cosa diffusa invece in tutte o quasi le strade delle altre capitali europee, da Parigi ad Amsterdam: pedalare è faticoso e al ciclista deve essere concessa la scorciatoia. La norma, appunto molto diffusa all’estero, non ha portato un aumento di rischi per gli incidenti stradali, ma solo una maggior diffusione del mezzo sostenibile per eccellenza. La possibilità di “circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli” dovrà essere segnalata da un pannello.

Ancora, i ciclisti avranno la precedenza rispetto ai mezzi a motore sia agli stop che ai semafori. Non è ancora chiara con precisione la modalità, ma saranno disposte versioni nostrane delle cosiddette “case” nella segnaletica orizzontale, come avviene nel resto d’Europa. In pratica le bici superano le auto in fila a un semaforo e si dispongono in testa (anche ai motorini) in un rettangolo bianco o colorato (la casa simbolica, vedi foto) posto in terra ai piedi del semaforo. Questo spazio ad hoc sarà comunque “una striscia di arresto avanzata” e i Comuni dovranno indicare sempre almeno una doppia linea davanti ai semafori e agli stop. Ne esistono in diverse città italiane, ad esempio a Latina, ma sono eccezioni sporadiche.

La “casa” non dà ai ciclisti solo la precedenza nel ripartire con il semaforo verde, ma evita che i ciclisti stiano dietro o a fianco delle auto, a respirarne i miasmi, suggerendo anche una ripartenza “dolce” agli automobilisti (le accelerazioni in partenza sono grossa fonte di emissioni).

Ancora, le biciclette potranno circolare anche sulle corsie preferenziali riservate agli autobus e ai taxi. Un modo veloce ed economico per rimediare alla drammatica scarsità di piste ciclabili. Si sta anche pensando di introdurre l’obbligatorietà dell’utilizzo del casco e incentivi per l’acquisto.

Per quanto riguarda il “parcheggio” delle biciclette, in caso di assenza di stalli adibiti dal Comune, si potranno legare ai pali sui marciapiedi e nelle zone pedonali, come già veniva tollerato.

Infine, nel disegno di legge è previsto l’obbligo per i Comuni di creare “parcheggi rosa” per le donne in gravidanza. Un modo intelligente non solo di sostenere una donna incinta, ma soprattutto di contrastare l’infondato luogo comune secondo il quale non si può usare la bicicletta durante la gravidanza, invece raccomandata se non ci sono particolari impedimenti medici.

La riforma tratta anche di nuovi mezzi: skate, hoverboard e monopattini saranno infatti inseriti per la prima volta nel codice della strada, e dovranno quindi giustamente avere delle regole e rispettarle. Si discute in questi giorni se potranno circolare solo nelle piste ciclabili: si spera di no. Il monopattino, almeno, è il primo mezzo sostenibile utilizzato dai bambini, e sparirebbe se si dovesse confinarlo nelle ciclabili.

Per quanto riguarda gli automobilisti, è stata fortunatamente confermata la stretta sull’uso di smartphone alla guida e il divieto di fumare in auto se sono presenti bambini.

Rivoluzione poi in tema limiti di velocità: se il testo sarà approvato così com’è, sulle autostrade a tre corsie si potrà viaggiare fino a 150 chilometri orari.

Altra buona notizia per la mobilità sostenibile: in autostrada potranno circolare anche le moto elettriche con cilindrata superiore ai 150 cm3, se il testo verrà approvato.

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Se non vinci, non vengo a vederti. Accade persino nel rugby

Mar, 02/12/2019 - 02:02

Da ormai 19 anni anni (dall’anno 2000), l’Italia del rugby è stata ammessa al più prestigioso torneo europeo. Che un tempo si chiamava Cinque NazioniFrancia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles – e poi è diventato Sei Nazioni

Solo che da diciannove incontri, l’Italia perde sempre. L’’ultima vittoria è datata 28 febbraio 2015, in Scozia. È uno strano fenomeno quello rugbistico italiano. Oddio strano fino a un certo punto. Un attento osservatore del rugby, Sebastiano Pessina, ha perfettamente fotografato la situazione: “è come l’Africa col calcio. È dal 1990 che si dice che prima o poi una Nazionale africana vincerà i Mondiali e invece non accade mai. Quando arrivano ai quarti di finale, è una festa”.

È quel che accade con l’Italia del rugby. Ma non è questo l’argomento della rubrica. L’argomento è legato al titolo di giornale: “Col Galles un’altra delusione. Attenta Italia, il pubblico cala”. “Meno di 40mila all’Olimpico, mai così pochi”. 

Ma che vuole dire? Che cos’è questo modo di descrivere i fenomeni sportivi, se non dittatura del risultato? Per l’Italia è un onore partecipare al Sei Nazioni di rugby. Riuscire ad assistere dal vivo alle performance dei più bravi atleti europei della palla ovale, vale da solo il prezzo del biglietto. Sarebbe come andare a vedere una squadra di Nba impegnata contro una squadra italiana di basket e poi disertare il palazzetto all’ennesima sconfitta. Come se lo sport in sé non ci interessasse. 

Sì, diciannove sconfitte consecutive sono tante, troppe. Certificano che il rugby italiano non riesce a progredire. O che magari altri hanno ripreso a correre più velocemente rispetto a noi. Ma che ragionamento è legare la presenza del pubblico alla possibilità di vincere? È una logica che denota, appunto, la totale assenza di cultura sportiva. Come avviene in tante tifoserie calcistiche italiane. O si vince, o subentra l’assuefazione. 

Accade a Napoli dove lo stadio è semideserto a ogni partita. Persino alla Juventus dove non pochi tifosi reclamano la vittoria della Champions come se nello sport la competizione fosse un accessorio. Questo desiderio della vittoria a tutti i costi sta snaturando il rapporto con lo sport. La vittoria, o comunque il miglioramento delle proprie performance, è il naturale obiettivo di ciascun atleta e di ciascuna formazione. Ma per il pubblico dovrebbe esserci anche un’altra componente: il piacere di assistere a uno spettacolo, a un evento. Forse questo vale meno per il calcio, visto il rapporto perverso che si ha in Italia col gioco del pallone. Ma se il principio viene meno anche per il rugby, vuol dire che siamo quasi senza speranze. Che non esiste più l’educazione allo sport. Che non c’è più il riconoscimento della superiorità dell’avversario. Diventa esclusivamente una questione di partigianeria.

Roma ospita ogni anno gli Internazionali di tennis. Ovviamente non capita mai che vinca un italiano. Nemmeno un’italiana, anche le donne fino a qualche anno fa sono state decisamente più competitive degli uomini. Non per questo gli spettatori diminuiscono. Si sfrutta un’occasione più unica che rara: assistere dal vivo ai più forti giocatori del mondo. Questo vale il prezzo del biglietto. Ciascun atleta compete secondo le proprie possibilità. È l’architrave dello sport. Il resto – o vinci o non vengo a vederti – equivale all’atteggiamento di quei bambini che dopo aver portato il pallone pretendono di vincere altrimenti non si gioca più. È l’aberrazione dello sport.

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