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Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente”

Sab, 06/16/2018 - 03:31

La situazione caccia è complessa, e per questo, per tentare di sbrogliarla, abbiamo ascoltato più voci. Siamo partiti da un dato di fatto, in questa inchiesta a puntate: l’emergenza cinghiali (cresciuti a dismisura soprattutto in alcune regioni d’Italia) ha avuto un’enorme impatto negli ultimi anni, portando novità positive – la consequenziale crescita del loro predatore naturale, il lupo – e negative: gli ingenti danni all’agricoltura, che nella puntata precedente Confagricoltura ha valutato in svariati milioni l’anno, ma anche un non trascurabile problema sicurezza, soprattutto quando, d’estate, la siccità li spinge ovunque. Abbiamo capito che alla base del problema ci sono i cacciatori, che hanno anche illegalmente introdotto e foraggiato specie aliene di cinghiali, per poterli cacciare più agilmente (e con maggior profitto: un cinghiale vale alcune migliaia di euro e l’indotto, e il mercato “nero”, è ghiotto). Ma anche gli stessi agricoltori, che pigiano sull’acceleratore della protesta per chiedere una riduzione rilevante di tutte le specie selvatiche, contribuendo allo scontro. La categoria inoltre fa lobby e ha probabilmente in parte ragione, anche se non danno loro merito i casi di truffe allo Stato per aver gonfiato le pratiche, dichiarando danni inesistenti causati dai cinghiali.

Ma come si è arrivati all’attuale, e pare irrisolvibile, emergenza cinghiali?
Come abbiamo scoperto nel corso della nostra indagine, le cause sembrano diverse. Tutti d’accordo nel dire che la legge sulla caccia è vecchia e inadeguata, e soprattutto che è troppo spesso elusa. Servirebbero nuove regole e soprattutto molti più controlli, e dopo – finalmente – potremmo utilizzare la caccia, come già proficuamente avviene in altri Paesi europei, per raccogliere i soldi delle licenze e usarli a favore della conservazione?

Nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti e in Canada, la caccia viene ammessa e regolata in modo che serva a razionalizzare il numero di esemplari di una specie in eccesso, mentre il prezzo delle licenze va a coprire i costi di gestione dei parchi, combatte il bracconaggio, finanzia progetti di reinserimento delle specie a rischio. Perché noi non riusciamo a farlo? Sembrerebbe esserci, nell’ambientalismo italiano, una chiusura ideologica verso questa possibilità: come già ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf, non possono essere i cacciatori a risolvere un problema da loro creato (il sovrapopolamento di cinghiali).  Ma nessuno tra gli ambientalisti ascoltati, devo dire, ha proposto soluzione alternative.

Del resto, quale altro mezzo abbiamo per ridurre oggi il numero degli ungulati, dei cinghiali in special modo, che come ha messo in luce un esperto in conservazione nel corso della nostra inchiesta, desertificano il suolo e sono non solo un danno per l’economia, ma anche per la biodiversità?

Lo abbiamo chiesto al direttore generale della Lipu, Danilo Selvaggi.
“E’ bene puntualizzare che il problema ungulati riguarda solo una parte del mondo della caccia, una parte problematica. Noi, della caccia – per storia e tradizione e cultura – non siamo certamente innamorati. Per noi gli uccelli sono una meraviglia, compiono imprese meravigliose, migrano, attraversano i mari e devono combattere con già gravissimi problemi di carenza di habitat e inquinamento. Aggiungere i fucili non è bello. Poteva essere discutibile in passato, oggi no. Noi siamo culturalmente contrari”.

Anche per quanto riguarda il tema ungulati e cinghiali?

“Limiterei prima di tutto il discorso ai cinghiali, che sono il 70-80 % degli ungulati che fanno danni. Il problema è oggettivo e innegabile. Ma è altrettanto chiaro che difficilmente i cinghialai (i cacciatori dediti alla caccia al cinghiale, in contrapposizione con i migratoristi, che cacciano uccelli) abbiano un reale obiettivo di ridurre la densità dei cinghiali: il business che ci gira attorno è troppo florido. Come già ricordato, i cacciatori hanno portato l’attuale emergenza, e sono un parte in gioco troppo coinvolta per ammetterli a sanare il problema”

E quindi?

“Negli ultimi anni, almeno dal 2006, la normativa a favore della caccia al cinghiale e agli ungulati ha seguito un’evoluzione permissiva, sempre più permissiva. In Toscana la caccia al cinghiale è stata potenziata da decenni. Eppure fino a 3, 4 anni fa la caccia non funzionava e i cinghiali aumentavano. Negli ultimissimi anni, con la nuova legge toscana, sono stati probabilmente abbattuti 230mila cinghiali, eppure le denunce da parte degli agricoltori sono costantemente aumentate. Ci sono state evidenze di perizie gonfiate solo per avere rimborsi. Siamo di fronte a una malattia che, curata con l’aiuto dei cacciatori, si aggrava. Ed è logico perché c’è tutto l’interesse a lasciare alto il numero dei cinghiali. E’ un business: cacciano e vendono la carne, che vale anche 20 o 30 euro al chilo”.

Quindi siete in totale disaccordo con l’ipotesi di recuperare i soldi delle licenze di caccia a favore dell’ambiente?

“Sì, e non è una questione ideologica ma culturale. Il prelievo venatorio comporta la riduzione di un bene comune. I cacciatori pagano le licenze perché sfruttano un patrimonio collettivo. Questi soldi devono essere utilizzati per interventi ambientali, come è già previsto. Se questo non accade (come denunciano cacciatori e agricoltori) e le regioni incamerano i soldi per altri scopi, è un problema da risolvere”.

Ma se ci fosse maggiore vigilanza e migliori leggi, dareste l’ok alla caccia al cinghiale?

“No, non cambia la sostanza. L’attività venatoria non è una buona pratica di gestione dell’ambiente. Presenta troppi problemi, ambientali ed etici“.

Anche se significherebbe avere maggiori fondi per proteggere l’ambiente?

“La protezione dell’ambiente è un ambito dello Stato. Se servono fondi per proteggere una specie, ad esempio, lo Stato deve stanziarli senza bisogno di sfruttare gli introiti della caccia”.

Sembra un po’ ingenuo pensare che lo Stato debba stanziare fondi, quando i soldi non ci sono…

“La conservazione della biodiversità spetta allo Stato, che deve trovare i soldi per aiutare le specie in sofferenza”.

Ma lei crede ci sia un problema ideologico? Voglio dire: l’ambientalismo vede il cacciatore come un male peggiore di chi consuma carne comprata dalla grande distribuzione. Eppure, in fondo, cacciare specie in soprannumero è un modo per avere carne molto più sostenibile rispetto a comprare carne proveniente da allevamenti intensivi.

“La carne della grande distribuzione è un grave problema in termini di deforestazione, consumo di acqua e suolo, emissioni di gas serra. Il consumo va ridotto. Ma noi crediamo che ancora oggi chi compra è inconsapevole del problema che alimenta. Le persone dovrebbero porsi il problema e informarsi. Quanto al mondo della caccia, in gran parte i cacciatori non cacciano per mangiare: lo fanno per passione, per amore delle armi e per tradizione”.

Che i cacciatori mangino la carne che cacciano, che la mangi la loro famiglia, o che la vendano, sembra comunque a tutti gli effetti e paradossalmente un modo più “ambientalista” di vivere rispetto a chi compra dai supermercati. D’altra parte, non è affatto detto che chi mangia la carne della grande distribuzione ignori la propria impronta, vista la sensibilità mostrata dalla stampa sul tema negli ultimi anni, ma più probabilmente che semplicemente se ne freghi.

Sembra la solita battaglia che divide l’Italia in fazioni: guelfi e ghibellini, vegani e carnivori, ambientalisti e cacciatori. Nessuna possibilità di dialogo, nessuna risposta ai problemi.

 

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente”

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Donazioni di sangue: in Italia continuano a calare

Sab, 06/16/2018 - 02:47

Qualche giorno fa era il World Blood Donor Day, la giornata mondiale del donatore di sangue, istituita per celebrare coloro che, volontariamente e senza essere pagati, decidono di donare il proprio sangue per salvare le vite di altre persone.

Gli italiani sono tra i migliori donatori di sangue in Europa, tra i primi posti quanto a donazioni e tra i più fedeli, come hanno rivelato diverse indagini svolte negli scorsi anni.

In questi anni però i donatori continuano a calare: nel 2017 le donazioni sono state ben 30mila in meno rispetto all’anno precedente, un calo che continua dal 2012. I dati sono stati resi pubblici dal Centro Nazionale Sangue, che ha registrato per il 2017 oltre tre milioni di donazioni, con cui sono state effettuate oltre 637mila trasfusioni. Sono stati raccolti poi quasi 830mila chili di plasma, indispensabile per la produzione di una serie di farmaci salvavita.

Presentando la situazione, si è spiegato che il sistema di compensazione tra Regioni permette di soddisfare i bisogni di tutte le Regioni italiane, ma è necessario che ognuna continui a fare la sua parte.

Proprio in questi giorni parte la campagna “Esserci per qualcun altro”, ispirata a quella lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’obiettivo è quello di sensibilizzare anche i più giovani per evitare che la popolazione dei donatori “invecchi” troppo, perché il numero dei donatori continui ad aumentare e per insegnare ai ragazzi un atto di solidarietà volontario che fa bene alla società e a ognuno di noi, che in caso di bisogno, sapremo di poter contare su qualcuno.

Nella foto, due donatori volontari dell’Avis agli albori delle pratiche di donazione negli anni ’60

Nella foto, due donatori volontari dell’Avis agli albori delle pratiche di donazione negli anni ’60

 

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Basta cannucce di plastica a Wimbledon

Sab, 06/16/2018 - 02:00

Il torneo di tennis più famoso del mondo, un classico dell’estate inglese, non sarebbe lo stesso senza un sorso di Pimm’s, il cocktail più “British” che esista, da servire in un bicchierone di gin, liquore, menta, frutta e ghiaccio. Ma a Wimbledon, quest’anno dal 2 al 15 luglio, la bevanda alcolica dell’upper class farà a meno della cannuccia di plastica. Nella scorsa edizione ne sono state usate 400 mila e nel 2018 gli organizzatori hanno deciso di dire basta, scegliendo le cannucce di carta riciclabile.

Continua a leggere su Repubblica.it

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Il 14 luglio si inaugura la pista ciclabile più bella d’Europa

Ven, 06/15/2018 - 09:54

L’hanno ribattezzata la ‘ciclabile più bella d’Europa’, con quelle curve a strapiombo sul lago di Garda. Gli appassionati di bici – che da mesi aspettano di pedalare su quella meravigliosa ciclabile – sono pronti per il 14 luglio: data di inaugurazione del primo tratto dell’anello attorno al lago, da Limone del Garda fino alla provincia di Trento.

Qui le prime foto della ciclovia

Qui l’articolo di Repubblica

 

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Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

Ven, 06/15/2018 - 03:18

Il delta-9-tetraidrocannabinolo o Thc (detto anche delta-9-Thc o tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo o Cbd sono due sostanze presenti nella Cannabis. Il loro funzionamento è spiegato nell’ “Allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis” al Decreto ministeriale 9 novembre 2015, in cui si legge che le azioni farmacologiche del Thc – presente nelle estremità portanti fiori e frutti delle piante di Cannabis sativa – risultano dal suo legame con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale, e nel sistema immunitario. Il Thc risulta quindi essere un agonista parziale di entrambi i recettori CB e in particolare per la sua azione sul recettore CB1 è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, procurando la conosciuta sensazione di “sballo”. Inoltre allo stesso tempo agisce anche su altri recettori e su altri target (canali ionici ed enzimi) sortendo diversi potenziali effetti antidolorifici, antinausea, antiemetici e stimolanti l’appetito.

Il cannabidiolo (Cbd), invece, non ha effetti psicoattivi poiché sembra non legarsi in concentrazioni apprezzabili né ai recettori CB1 né ai recettori CB2, ma influenza l’attività di altri recettori e altri target (quali canali ionici ed enzimi) con un potenziale effetto antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Il Thc ha effetti psicoattivi
Poiché il Thc ha effetti psicoattivi, la legge in Italia ne annovera il consumo tra le attività illecite, a meno che non sia presente una specifica prescrizione medica per il trattamento di una determinata patologia: in questo caso, però, si parla di cannabis a scopo terapeutico, acquistabile dietro presentazione di ricetta medica. L’articolo 13 della legge 162/1990 precisa infatti che “è vietato l’uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope tra cui i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi”, e che “è vietato qualunque impiego di sostanze stupefacenti o psicotrope non autorizzato”, mentre “è consentito l’uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del soggetto”.

Il Cbd non è uno stupefacente
Il Cdb, che non è annoverato tra le sostanze stupefacenti in quanto non ha effetti psicoattivi, sarebbe invece responsabile – per dirla in poche parole – del noto “effetto-relax” che consegue al consumo di cannabis, oltre ad avere un potenziale effetto a livello antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Diverse linee genetiche di cannabis, diversi effetti
Le piante del genere Cannabis (comunemente conosciute anche col nome di canapa) sono conosciute da millenni. Tutte le piante di questo genere contengono in varie concentrazioni tra 400 e 750 diverse sostanze, e di queste circa 40 sono cannabinoidi, all’interno dei quali si trovano il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabidiolo (Cbd). Nell’allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis si specifica che “esistono diverse linee genetiche di cannabis che contengono concentrazioni differenti dei principi farmacologicamente attivi e, conseguentemente, producono effetti diversi; pertanto gli impieghi ad uso medico verranno specificati dal Ministero della salute, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’AIFA per ciascuna linea genetica”.

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

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Più erbacce (e street art) nelle nostre città!

Ven, 06/15/2018 - 02:20

È un’artista di San Francisco che si concentra principalmente sulla creazione di murales nello spazio pubblico.

 

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Obesità infantile: l’Italia tra i Paesi europei con i tassi più alti

Ven, 06/15/2018 - 02:18

Nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile. I pediatri, però, non demordono, e stilano un decalogo per prevenire l’obesità nei bambini

I bambini con problemi di peso in eccesso nel nostro Paese sono molti. Troppi. Più di quanto si potrebbe immaginare, considerando che l’Italia è la patria della dieta mediterranea. In particolare, secondo gli ultimi dati, due su dieci (il 21,3%) sono in sovrappeso e uno su dieci (9,3%) è obeso, per un totale di tre bambini su dieci che pesa più di quanto dovrebbe. Al punto che, nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è tra quelli con i peggiori tassi di obesità infantile.

Sotto accusa gli errori a tavola…

Sotto accusa errati stili alimentari: “In Italia  l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa una colazione comunque inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine condizionando negativamente l’equilibrio calorico del resto dei pasti – spiega Angela Spinelli, Direttrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell’Istituto Superiore di Sanità – a metà mattina, infatti  il 53% fa una merenda troppo abbondante e a tavola il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate. Neanche sufficientemente ancora ci avviciniamo a un corretto bilanciamento dei nutrienti nell’alimentazione dei nostri bambini”.

…e il poco movimento fisico

Non solo errori nell’alimentazione. Un altro fattore che contribuisce all’aumento di peso corporeo nei bambini è la scarsa attività fisica. Basta pensare che, come spiega Spinelli, “quasi un bambino su cinque e un adolescente su sei durante la settimana non svolge alcun tipo di esercizio fisico né giochi di movimento, o lo fa al massimo una volta a settimana, quando invece le indicazioni per una vita salutare parlano di un’ora quotidiana di attività”. L’attitudine alla sedentarietà è poi rinforzata dall’uso delle tecnologie: tra videogiochi, tv e smartphone il 41% interagisce con uno schermo per più di 2 ore al giorno, sottraendo tempo a passatempi più movimentati.

Piccoli passi in avanti (che non bastano)

Sebbene la battaglia contro l’obesità infantile sia ancora lontana dall’essere vinta, qualche passo in avanti nel nostro Paese è stato compiuto: secondo i dati aggiornati al 2016 rilevati dal Sistema di Sorveglianza Okkio alla Salute promosso dal Ministero della Salute e dal Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie (CCM), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia in meno di dieci anni i bambini obesi e in sovrappeso sono diminuiti del 13%: in particolare l’indagine mostra che la percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni è scesa dal 12% del 2008/09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso è passata dal 23,2% del 2008/9 al 21,3% del 2016.

La Dieta mediterranea sembra un vecchio ricordo

Nonostante i progressi degli ultimi anni, l’Italia figura ancora tra i paesi europei con i peggiori tassi di obesità infantile. A dimostrarlo sono i dati raccolti dalla “Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui partecipano più di 30 Paesi e in cui l’Italia figura tra le nazioni con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità. Un quadro della situazione che viene confermato anche dal Food Sustainability Index (l’indice di sostenibilità alimentare realizzato dall’Economist Intelligence Unit e dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition), strumento che mette a confronto 34 Paesi del mondo in base all’impatto ambientale e socioeconomico dei loro modelli alimentari, secondo cui il nostro Paese è sempre più all’avanguardia in quanto a tecniche agricole a basso impatto ambientale, ma sempre più distante da una cultura alimentare legata al territorio: tanto che, nella classifica dei paesi più virtuosi dal punto di vista alimentare che guarda a fattori quali adeguatezza nutrizionale, bassi livelli di carenza di micronutrienti e tassi di obesità, l’Italia risulta all’ottavo posto, preceduta da Francia (al primo posto), Portogallo, Grecia, Spagna, Israele, Turchia e Tunisia.

Poca educazione nutrizionale (e troppo fast food)

“La posizione sorprendentemente bassa occupata dall’Italia in questa classifica (8° posto)”, si legge nel report, “è essenzialmente riconducibile alla voce che riguarda l’obesità infantile (nonostante vi sia stato un leggero miglioramento negli ultimi anni), nonché a un punteggio relativamente basso per i modelli alimentari (soprattutto a causa di una scarsa educazione nutrizionale e a un numero relativamente alto di persone che mangiano nei fast food). Il punteggio basso riportato alla voce modelli alimentari potrebbe essere in parte dovuto al fatto che, a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-09, in Italia è aumentato in maniera significativa il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nazionale (il 29%, rispetto al 14% in Francia e al 19% in Portogallo)”.

Il decalogo anti-obesità dei pediatri

Per cercare di mettere un argine al dilagare del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini, la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) hanno messo a punto un decalogo da osservare in diverse fasi della vita e a partire dalla gravidanza – perché le abitudini materne possono influenzare anche di molto la futura salute del bimbo.

1) In gravidanza la futura mamma deve fare attenzione all’eccessivo aumento di peso materno e al fumo: troppi chili in gravidanza si associano infatti a un aumentato rischio di sviluppare l’obesità in età evolutiva. Quanto al fumo, oltre ai tanti danni alla salute per la gestante e per il feto, il fumo materno nel periodo perinatale aumenta il rischio di sovrappeso all’età di 7 anni (indipendentemente dal peso alla nascita). Il rischio aumenta se la madre fuma anche nel periodo postnatale o se il bambino è esposto al fumo passivo.

2) Favorire l’allattamento al seno esclusivo possibilmente fino a 6 mesi: riduce tra il 12 e il 26% il rischio obesità nelle età successive.

3) Evitare un eccessivo aumento di peso e del rapporto peso/lunghezza sin dai primi mesi di vita: un rapido incremento di peso nei primi mesi di vita è un fattore di rischio per l’obesità. L’azione preventiva si basa principalmente sull’attenzione al tipo, quantità e periodo di introduzione degli alimenti. Seguire sempre i consigli del pediatra.

4) Non introdurre prima dei 4 mesi alimenti solidi e liquidi diversi dal latte materno o dalle formule per lattanti. Le raccomandazioni nutrizionali internazionali e nazionali suggeriscono di iniziare l’alimentazione complementare quanto più possibile vicino ai 6 mesi di vita.

5) In età scolare, a partire quindi dai 6 anni, è più facile che il bambino, anche in compagnia dei genitori, mangi più spesso fuori casa: è bene stabilire fin da subito regole chiare e limitare l’uso dei fast food, che si associa a un aumento di assunzione di “cibo spazzatura” e a una ridotta assunzione di vegetali freschi.

6) Evitare bevande zuccherate, sport drink, succhi di frutta con zuccheri aggiunti. In età adolescenziale, inoltre, no a bevande alcoliche e energy drink.

7) Ridurre a meno di 2 ore al giorno cumulative il tempo trascorso davanti a uno schermo (TV, videogiochi, computer, cellulare, ecc.): a causa di queste attività i bambini corrono il rischio di mangiare in modo meno salutare e di fare meno attività fisica.

8) Favorire il riposo notturno: dormire poco è infatti un potenziale fattore di rischio per il sovrappeso e l’obesità in età pediatrica.

Infine, due regole che valgono per tutta la vita: seguire un’alimentazione a bassa densità calorica, basata sui principi della dieta mediterranea, con almeno 5 porzioni tra frutta, verdura e ortaggi, privilegiando le fonti vegetali di proteine e ripartita in circa 5 pasti giornalieri; trascorrere mediamente almeno 60 minuti al giorno in attività fisica di livello almeno moderato.

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Le ricette di Angela Labellarte: fiori di zucchina ripieni

Ven, 06/15/2018 - 02:12

Ingredienti per 4 persone

Fiori di zucchina 8
Ricotta 400 gr.
Menta 1 rametto
Sale un pizzico
Olio EVO 4 cucchiai

Per la salsa di parmigiano
Panna 150 gr.
Parmigiano reggiano grattugiato 3 cucchiai

Preparazione

Pulire i fiori staccando con attenzione le escrescenze laterali, lo stelo e il pistillo.
In una ciotola condire la ricotta con sale e menta tritata grossolanamente e amalgamare gli ingredienti mischiando bene.
Versare la crema ottenuta in una sacca da pasticceria e riempire delicatamente i fiori. In una padella mettere l’olio e poi disporre i fiori ripieni e lasciar cuocere per 10 minuti a fuoco medio.
Per preparare la salsa di parmigiano: far bollire in una padella la panna e il parmigiano reggiano, mischiare per pochi secondi fino a ottenere una salsa.
Impiattare i fiori di zucchina e condirli con la salsa al formaggio.

Tempo di preparazione: 30 minuti circa

Ph. Angela Prati

 

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Mal di schiena: un semplice esercizio di rinforzo

Ven, 06/15/2018 - 02:09

Quando i muscoli arrivano ad essere molto deboli, devono essere rinforzati gradualmente, secondo progressioni che non li sovraccarichino. Ecco un modo efficace per semplificare un esercizio molto famoso: il plank.

 

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Salvare le Biblioteche si può

Gio, 06/14/2018 - 10:47

Non so quanti romani conoscano la Casa delle letterature, un gioiello nel pieno centro storico di Roma. Non è solo una bella biblioteca comunale, ben attrezzata e ben organizzata: è uno spazio di vita condivisa della città. Un giardino in perfetto ordine, sale e aule come se fossimo in un’università anglosassone, aree per stare insieme, non solo a leggere. Mettere piede in un luogo del genere significa respirare fino in fondo l’aria e il significato delle biblioteche. Un grande patrimonio nazionale che purtroppo stiamo sprecando e disperdendo. I numeri sono impietosi. Negli ultimi dieci anni il personale che lavora nelle biblioteche pubbliche (nazionali, comunali, regionali) è dimezzato: siamo a circa 900 persone in tutto, la metà del 2008. Meno lavoratori significano più chiusure degli spazi, e orari sempre più corti. Così le biblioteche muoiono. Si può fare qualcosa per salvarle?

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Raccolta differenziata rifiuti: Forlì accelera

Gio, 06/14/2018 - 10:30

Il traghettamento tra Hera e Alea Ambiente per quanto riguarda il servizio di raccolta dei rifiuti è completato, ed ora si passa al primo ambizioso obiettivo della nuova società, la copertura totale del “porta a porta”, vale a dire la raccolta domiciliare tramite bidoncini personali, su tutto il territorio dei 13 Comuni che hanno aderito al progetto. Al momento tale sistema è in vigore a Forlimpopoli, Bertinoro e circa il 50% del Comune di Forlì.

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Le foto più belle per Survival International

Gio, 06/14/2018 - 07:42

Noi, gli indigeni che potrebbero non esistere nel 2018.

La vendita del calendario finanzierà azioni a difesa delle minoranze etniche.
Nella foto una donna Khampa munge una mucca a Kham, una regione storica che si estende su un’area divisa tra l’attuale regione autonoma del Tibet e il Sichuan in Cina. Kham è abitata da più di 14 gruppi etnici culturalmente e linguisticamente distinti.

Vedi qui tutta la selezione

 

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Vivere e coltivare secondo i ritmi della natura (VIDEO)

Gio, 06/14/2018 - 04:55

Producono vini da uve da agricoltura biologica. L’azienda è in fase di conversione, una scelta precisa per ritornare a coltivare secondo i ritmi e i tempi della natura, riscoprendo vecchie varietà e nuovi sapori.

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Vichinghi, Napoleone, i Migranti… le bugie fanno la storia

Gio, 06/14/2018 - 00:01

Oggi ci occupiamo delle bugie, delle falsità o, come si dice nel web, dei fake.

Fake che si sono diffusi e radicati nel tempo diventando, nella percezione collettiva, delle “verità”. A titolo di esempio ecco una piccola lista:

  • Napoleone era basso

Una storia inventata dai suoi detrattori. Misurava 169 centimetri. In realtà era al di sopra dell’altezza media di un uomo francese del tempo (164 centimetri)

  • I vichinghi avevano gli elmi con le corna

Il copricapo con questa forma è stato creato da un costumista del diciannovesimo secolo per un’opera di Wagner. I vichinghi non portavano le corna!

  • Cintura di castità

Non era uno strumento medievale anti-adulterio. E’ stata invece inventata dai puritani nel diciottesimo secolo per prevenire “pericolose” masturbazioni.

  • L’Italia è piena di immigrati, più degli altri paesi europei

In Italia gli stranieri rappresentano l’8% della popolazione, meno dell’Austria (14%), dell’Irlanda e del Belgio (12%), della Germania (11%), della Spagna (10%), del Regno Unito (9%)…

  • L’Italia è invasa dai flussi migratori

Come raccontato nell’articolo di Ste Stells l’afflusso di migranti si è drasticamente ridotto nel corso degli ultimi 2 anni.

  • Non c’è abbastanza spazio per ospitare chi arriva dall’estero

Negli ultimi 2 anni il numero di persone emigrate dall’Italia e dei decessi è stato superiore al numero di persone immigrate in Italia e delle nascite. La popolazione residente in Italia sta diminuendo, non aumentando, e ci sono paesi dell’interno che stanno diventando dei paesi fantasma.

Come avviene che si sedimenti nella mente delle persone una bugia diventando verità?

Occorrono 3 condizioni:

– che riguardi un gruppo sociale e/o un periodo storico che ci siano estranei, meglio se abbiamo nei loro confronti dei pregiudizi (gli ebrei, gli africani, il medio evo…)

– che a dirla almeno inizialmente siano persone ritenute credibili (p. es. uno scrittore affermato, un leader politico popolare…). Questo attraverso i fan che la rilanciano, il lavoro degli uffici stampa… fa sì che diventi “virale”

– che ci siano dei media che si prestino a veicolarla senza troppi controlli e verifiche (come avviene oggi per esempio con i social).

Come ricorda Nate Silver nell’introduzione del suo libro “Il segnale e il rumore” (Fandango Libri, 2013), l’invenzione di Gutenberg della stampa a caratteri mobili produsse anche centinaia di anni di guerre sante. Prima di Gutenberg i libri erano copiati a mano, ne esistevano pochissime copie che costavano cifre importanti: un libro in media costava 20.000 euro di oggi. La stampa a caratteri mobili cambiò questa situazione. Ora una copia costava in media 50 euro. Il numero di libri prodotti crebbe esponenzialmente e ora potevano scrivere, farsi stampare e diffondere le loro opere molte più persone di prima.

La lista dei best seller venne presto dominata da testi eretici e pseudo scientifici, gli evangelizzatori fecero un uso entusiasta di questo nuovo strumento di diffusione e la grande confusione che ne seguì contribuì a provocare e alimentare una serie di guerre e persecuzioni religiose che resero il diciassettesimo secolo il più sanguinoso della storia umana, a eccezione forse del ventesimo. La sola guerra dei Trent’anni provocò la morte di un terzo della popolazione della Germania.

Poi come sappiamo l’esplosione del numero di informazioni prodotta dalla stampa ci ha regalato successivamente molte cose buone; ma ci sono voluti 3 secoli e milioni di morti sui campi di battaglia di tutta Europa perché questi vantaggi si affermassero.

Con l’avvento del World Wide Web e dei social stiamo assistendo a un fenomeno analogo a quello della rivoluzione della stampa a caratteri mobili.

Prima coloro che erano abilitati a scrivere e diffondere notizie erano in pochi (i giornalisti della carta stampata, della tv, della radio…); oggi chiunque può scrivere sui social.

Prima le notizie erano filtrate e verificate (meglio o peggio, a seconda dei casi) dai mass media; oggi ognuno può pubblicare qualsiasi cosa senza verifica.

Prima i politici se volevano esprimere il loro pensiero erano “mediati” dai giornalisti che li intervistavano; oggi presidenti della repubblica e ministri esprimono il loro pensiero e addirittura indirizzi di governo con un tweet che poi magari possono cancellare, autosmentirsi, modificare…

Ancora una volta, come all’epoca di Gutenberg, bisogna avere fiducia nelle capacità della specie umana di impadronirsi progressivamente delle nuove tecnologie e farne un uso positivo superando i problemi legati alla fase “infantile” dell’innovazione. Come diceva Mao Tse Tung “c’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”.

Ma nel frattempo: attenzione alle bugie!

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CicloCinema, il primo festival di cinema sostenibile

Mer, 06/13/2018 - 09:28

(Rinnovabili.it) – Bicicletta, borraccia e pop corn: ecco tutto quello che vi servirà per partecipare al Ciclocinema, il primo festival di cinema itinerante del Trentino-Alto Adige interamente alimentato dall’energia delle pedalate!
Il CicloCinema si svolgerà tra il 16 ed il 20 giugno e farà tappa a Riva del Garda, Molveno, Cles, Merano e Bolzano. L’idea è di un gruppo di ragazzi che ha puntato sulla passione per la bicicletta, per il cinema e per la sostenibilità.
Gli spettatori, dandosi il cambio su due delle dieci bici disponibili, potranno prendere parte al Festival pedalando e rendendo l’evento energicamente autosufficiente.

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La California impone per legge il fotovoltaico nei nuovi edifici

Mer, 06/13/2018 - 09:16

(Repubblica) – La California è diventata il primo Stato americano a imporre il vincolo fotovoltaico nei nuovi edifici.
I nuovi requisiti, votati lo scorso 9 maggio dalla Commissione energetica californiana, entrano in vigore a partire dal 2020 e fanno parte degli sforzi ambiziosi del Golden State per ridurre le emissioni di gas serra.
Il vincolo riguarderà tutte le abitazioni unifamiliari, appartamenti e condomini fino a 3 piani. Fuori rimangono alcune eccezioni come le abitazioni ombreggiate dal verde circostante o quelle dotate di tetti molto piccoli.

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Savona prima città europea con certificazione LEED

Mer, 06/13/2018 - 09:09

(Ecquologia.com) – Sono passati oltre quattro anni da quando avevo dato conto delle attività di ricerca nell’ambito delle nuove reti intelligenti (smart grids, microgrids) che vedevano Savona, città laboratorio per lo sviluppo del primo esempio di microrete energetica intelligente italiana, con la messa a punto di “Smart Polygeneration Microgrid” (SPM), un vero e proprio cantiere laboratorio in ottica smart city, da replicare su scala più ampia in futuro, condotto dall’Università di Genova e da Siemens nel campus universitario.
Una esperienza importante quella avviata oramai quasi 5 anni fa, che ha permesso oggi a Savona di essere la prima città certificata LEED in Europa.

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Ristrutturare green: soluzioni, materiali, risparmi

Mer, 06/13/2018 - 03:48

Ristrutturare casa e renderla un ambiente più sano, più confortevole, più attento all’ambiente e riuscire a risparmiare consumi elettrici e di gas sappiamo che si può fare. Ci sono soluzioni progettuali, ci sono materiali, impianti e sistemi che consentono di migliorare le performance di un edificio riducendo consumi ed impatti.

Gli edifici residenziali in Europa sono caratterizzati da una domanda media di circa 140 kWh per metro quadro l’anno per il riscaldamento; per la fornitura di acqua calda ne servono in media 25 e altri 20 kWh per il raffrescamento estivo. In Italia, per esempio, dove i consumi si allineano alla media europea, il costo medio per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria per un appartamento di 70 metri quadri si aggira intorno a 1.400 euro l’anno. Secondo i calcoli dei ricercatori, questa spesa potrebbe essere ridotta dal 50% al 70% con interventi sull’involucro, sulle finestre e sugli impianti termici.

In Italia le nostre abitazioni fanno parte di un patrimonio edilizio per lo più datato e con un fabbisogno energetico alto; buona parte di questa energia è termica e, in quanto tale, è soggetta a dispersione verso l’esterno. Le perdite, negli edifici non nuovi o non adeguatamente progettati e realizzati, si possono avere infatti dalle parti finestrate, dall’areazione, dalle pareti esterne, dal tetto o solaio dell’ultimo piano, dalle eventuali cantine/garage e anche dalla caldaia.
Per cui, tutti gli interventi che riguardano l’isolamento e la ventilazione, dalla semplice sostituzione di una vecchia caldaia ai cosiddetti “cappotti” termici, ai tetti ventilati, alla sostituzione degli infissi, per dirne alcuni, possono contribuire in maniera significativa a ridurre queste dispersioni.

Ma anche l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici per l’approvvigionamento energetico, la messa in opera di sistemi che contribuiscono a limitare il consumo idrico (con sistemi di recupero delle acque piovane e coi riduttori di flusso per l’acqua potabile, per fare due esempi), l’incremento della quota di verde per ridurre anche l’effetto isola di calore, sono tutti interventi che non fanno solo bene all’ambiente, ma sono alla base di un miglioramento termico e acustico, di un minor impatto (sull’ambiente e sui costi) e di un maggior confort e salubrità degli ambienti.

Molti di questi interventi possono essere portati in detrazione Irpef (Bonus ristrutturazione, Ecobonus, Bonus mobili, Bonus verde), con percentuali diverse a seconda della tipologia e a seconda che riguardino singole unità immobiliari o parti comuni di condomini, per tutto l’anno in corso, alcuni per orizzonti temporali anche più ampi. Per maggiori informazioni su tutte le agevolazioni fiscali in vigore vedi Detrazioni fiscali in campo energetico-edilizio per il 2018: tutto quello che occorre sapere che le elenca e le riassume.

Ad Andrea Lai, della Commissione tecnica di Big Mat Italia, abbiamo posto una serie di domande per capire quali sono gli interventi che possiamo realizzare e quali sono i migliori materiali in relazione alla salubrità, al risparmio energetico e ai costi.

1- Devo ristrutturare casa, da dove posso partire per sanificare gli ambienti e ridurre al minimo le perdite e la dispersione di calore, scegliendo prodotti e tecniche effettivamente ecocompatibili?

Rinfrescare o sanificare gli ambienti domestici si può fare, verniciando con prodotti idonei: prodotti in possesso di certificazioni di enti terzi che non siano semplici auto-certificazioni su schede tecniche. Ci sono anche prodotti più specifici appositamente pensati per evitare il ritorno di muffe e la proliferazione di batteri, un po’ più costosi, ma utili anche nel caso di intolleranze e allergie. Ma aprire cinque minuti le finestre, caso mai non in orario di traffico se si vive in città, è sicuramente una buona regola, come l’igiene domestica in generale. 

Se si vogliono scegliere prodotti che siano completamente ecocompatibili, per esempio per la verniciatura del legno o per pitture murarie, bisogna accertarsi che non contengano emissioni di sostanze organiche volatili nocive (VOC-Composti organici volatili) o altre sostanze tossiche come la formaldeide, che, oltre a danneggiare l’ambiente, possono causare irritazioni o allergie.

Gli interventi che riguardano il calore, da trattenere in inverno e respingere in estate, dipendono dall’appartamento. Il primo intervento da farsi per ottenere buoni risultati è verso il tetto: è quello più esposto al variare della temperatura e quindi è la prima causa di dispersione. Per il suo rifacimento ci sono tecniche e materiali che lo possono rendere traspirante e ventilato; l’uso diffuso del legno, o di pannelli isolanti in materiali fatti di fibre naturali, lo rendono efficiente sia in estate che in inverno.
Purtroppo i prodotti più diffusi sono quelli meno efficaci e meno ecologici: polistireni, poliuretani (schiume che isolano trattenendo aria ferma); funzionano bene con il freddo, rispondono al comando “non far uscire il caldo”; ma basta entrare in una roulotte lasciata al sole di agosto per capire che non va altrettanto bene con i periodi caldi.
Sono isolanti senza massa, poco permeabili al vapore: non si oppongono all’ingresso del caldo estivo (sfasamento termico, ovvero per quanto tempo ci batte il sole) e una volta entrato, non lo fanno uscire. Costa più energia raffreddare che riscaldare, unico vantaggio è che costano poco.

Se non si abita direttamente sotto il tetto, gli interventi prioritari in termini di efficacia sono il cappotto esterno o interno: tra i due, meglio il primo, perché evita pericolosi “ponti termici”. Ma se è una facciata in pietra a vista, vincolata o in un condominio dove gli altri non vogliono intervenire, allora è preferibile lavorare sul cappotto interno (dando priorità alla facciata a nord, che evita le muffe). Anche qui ci sono accortezze da rispettare: nessuna casa è uguale ad un’altra, va analizzato il caso mettendo assieme più competenze, anche quella di chi ci abita.
Fare dei preventivi aiuta a capire dove concentrare l‘investimento: la casa è un bene durevole, va valutato l’intervento che manterrà la maggiore efficienza possibile e che durerà nel tempo.

2- Come posso valutare in maniera obiettiva se mi conviene o meno, dal punto di vista economico, l’installazione di pannelli solari e soprattutto fotovoltaici?

Questo è ancora più difficile: da Comune a Comune possono variare i regolamenti, dipende dall’esposizione dell’impianto (ottimale rivolto al sud); la corrente in eccesso può essere venduta, ma ci si deve rivolgere a ditte specializzate. L’Agenzia Fiorentina per L’Energia è uno sportello pubblico di consulenza, di riferimento per la Regione Toscana, con tecnici e strumenti di rilevazione che possono dare una mano. http://www.firenzenergia.it/afe/index.php. [NdR: questo per chi abita in Toscana, ma in generale le Agenzie per l’Energia sono presenti anche in molte altre Regioni o Province italiane].

3. Quali sono i materiali eco compatibili che maggiormente incidono sulla dispersione termica degli ambienti domestici?

Quelli in fibra: migliore la fibra di legno, le nuove lane minerali (vetro e cellulosa) senza formaldeide, quelle in lana di roccia. Hanno massa, sia per il tetto che per la parete esterna; traspiranti davvero, smaltiscono il vapore (ovvero umidità e calore) rapidamente verso l’esterno di notte, rendendo pienamente efficiente l’isolante per la mattina dopo. Se questo non avviene (vedi le schiume di cui sopra) è come avere un bicchiere mezzo pieno, che non sarà in grado di ricevere la stessa quantità di calore dalla nuova giornata, non avendolo smaltita: immaginando il calore come un fluido, a “bicchiere pieno” oltrepassa la “barricata isolante”.

4. Quali sono i materiali eco compatibili che maggiormente incidono sulla salubrità e confort degli ambienti?

Quelli che non rilasciano V.O.C. (le sostanze volatili nocive), o almeno, che lo fanno solo nei primi giorni del cantiere. Queste sostanze sono principalmente i solventi delle colle (formaldeide), ma posso abitare anche in prodotti all’acqua. Anzi, per evitare che questa marcisca nei barattoli, il prodotto all’acqua può contenere più sostanze chimiche di un prodotto a solventi. Sono i mobili, le stoffe e le pitture, principalmente, a contenerle. Possono causare irritazioni o allergie, per evitarli si devono controllare le schede tecniche dei prodotti ed assicurarsi che non siano presenti.

5- Entriamo più nel merito: come posso controllare che i materiali che vengono usati, siano davvero eco- compatibili e abbiano le prestazioni richieste? Quali sono le certificazioni in questi ambiti? Parliamo di isolanti, di vernici, di malte, di resine, ecc.

Vanno cercati prodotti certificati da organismi internazionali (GEV, Blau Angel, Ecolabel) o di settore (ANAB), non è sufficiente che siano a norma CE.
Se non sono a norma CE, non possono essere commercializzati; ma la norma europea definisce dei limiti di tossicità consentiti, armonizzati con altri regolamenti, e non è questo marchio la “garanzia” per l’ecompatibilità. Per esempio, un prodotto a base di calce idraulica naturale da utilizzare su di un monumento storico, dovendo rispettare la norma sulle costruzioni (Genio Civile), dovrà raggiungere resistenze meccaniche determinate entro 30 giorni e viene “chimicamente corretto” proprio per rispettare la norma. In questo modo non sarà più un prodotto di bio edilizia, ovvero semplicemente così come esce dal forno di cottura delle pietre.
Ma correggere la natura è sempre negativo? Vediamo con un esempio: la chimica organica degli additivi per il mondo del cemento (derivati dal petrolio) non funziona nel mondo della calce NHL (Natural Hydraulic Lime), per cui vengono utilizzati additivi minerali (caolino, bauxite…) per raggiungere i valori richiesti dalla normativa, che rendono maggiormente durevole nel tempo il manufatto. Dato che l’organico deperisce (calore, raggi UV, tempo: decompongono ciò che è di origine vitale), alla fine i prodotti in cemento saranno meno prestazionali di quelli a base calce. Intervenire sul “naturale” con chimiche “naturali” è una strada vincente: ciò che sembra un limite diventa una miglioria del prodotto.

Il metro di misura per eccellenza della sostenibilità di un prodotto è la sua Carbon Footprint, letteralmente l’impronta (il peso) di CO2 prodotta nell’intera vita di un prodotto, dalla sua nascita al suo smaltimento. Questa carta di identità (LCA Life Cycle Assessment) è recepita dalla ISO 14040 (il riferimento normativo internazionale per l’esecuzione degli studi di LCA): non uso l’inglese a caso… altri Paesi sono avanti in questo campo. Provare a chiedere una LCA ad un produttore, come conferma. Un certificato europeo costa dai 20.000 euro ai 60.000 euro: per cui potete immaginare che, per quanto degli strumenti oggi ci siano, non e’ un mondo facile.

6- Come trovo i prodotti con LCA che attesti un basso impatto ambientale? Che etichettatura hanno? E’  l’EPD-Environmental Performance Declaration l’etichettatura che attesta un LCA a basso impatto?

Ci sono aziende aperte ai mercati internazionali, quindi munite di EPD (dichiarazione ambientale di prodotto). Sono strumenti complessi, necessari ai sistemi internazionali di valutazione dei progetti, come LEED oppure BREEAM-CAM, utilizzati dagli architetti per ottenere punteggio in gare di appalto. Se un’azienda ne possiede in quantità, significa che i processi produttivi sono affidabili e certi. Direi che è una prova indiretta della qualità di un produttore. La casa è un sistema complesso, non è adatta ad essere affrontata in solitaria: costruire una squadra di competenze che aiutino nella scelta, dà la garanzia finale di qualità.

7- Come riconosco una ditta che effettua interventi e fornisce materiali effettivamente eco- compatibili?

Dalle certificazioni che si sono richiamate, ma prima di tutto dai prodotti che effettivamente presenta e poi fattura, perché la fattura dovrà essere poi corredata dalle schede tecniche e dalle certificazioni necessarie. Questo per la sicurezza dei materiali scelti, per l’esatta quantificazione del valore di quanto fornito, ma anche per accedere alle agevolazioni fiscali. Il resto sono parole e falsi risparmi: il cerino acceso rimane a noi.

8- Quali interventi nell’ambito della domotica, senza incidere troppo sui costi, possono essere strategici per ottimizzare davvero i consumi?

Non è proprio il mio campo, ma approfitto per esprimere un punto di vista “ecologico”, che forse non sempre è chiaro e consapevole. Vendo finestre da tetto e se non si arriva a manovrarle con il braccio, le consigliamo elettriche. Qualcuno comprerebbe ancora un’auto con tergicristalli non elettrici?
Ma la riflessione è sul lavoro, contenuto negli oggetti. Che sia un co-robot di Industria 4.0, o il motore elettrico di una finestra, o un contadino che lavora la terra, dobbiamo avere rispetto e consapevolezza del valore del lavoro che gli oggetti contengono. L’ecologia è il rispetto delle relazioni tra le cose, le persone, la natura. E’ equilibrio, conoscenza e riconoscenza: nel tempo lungo, da dove viene e dove sta andando (economia circolare).
Per un sistema complesso come un’abitazione, non possiamo semplificare: è la collaborazione tra le diverse competenze che produce qualità.

9- Quanta differenza c’è oggi tra i costi di una ristrutturazione eco compatibile rispetto ad una non eco compatibile? In quanto si ripaga in media un investimento superiore?

Prima di tutto occorre partire dall’analisi dei problemi e quindi dall’analisi dei costi. Il costo “giusto” è quello della spesa fatta una sola volta, senza dover riaprire il portafoglio poco dopo.
Le strutture in legno hanno un costo del 6% maggiore di una edilizia tradizionale: ma i tempi di costruzione sono più veloci, il progetto esecutivo -e in esso il quadro economico -è certo (la si monta ad incastro, pezzo per pezzo), non ci sono quindi sbalzi di preventivo. E la manutenzione è sicuramente a minor costo nel tempo.
Casa Spa a Firenze (l’ex Istituto Autonomo Case Popolari), per fare un esempio, ne ha progettata una di sei piani, completamente in legno: costruita e verificata; contiene strumenti di analisi delle condense interstiziali, le quali potrebbero nel tempo rovinare la struttura. Gli strumenti utilizzati sono stati messi a punto con l’Università di Firenze: si tratta di numerose tipologie di sensori che innovano  la gestione dello stabile diminuendo significativamente i costi di gestione e manutenzione.

 

 

Immagini: Visioni di casa ecologiche e abitazioni sostenibili di Michele Sbicca

 

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Dalla banalità del male alla banalità del mare

Mer, 06/13/2018 - 03:35

“La Spagna dice NO e va tutto bene. La Francia dice NO e andiamo alla grande. Malta dice NO e ci sembra sensato. La Germania dice NO e ci prostriamo. L’Italia dice NO e siamo tutti fascisti e razzisti di merda.
Come funziona? Che pena questi che si agitano intorno a questa vicenda della nave Aquarius cercando lo sciacallaggio mediatico mentre l’Italia sta facendo quello che fanno sempre gli altri paesi a partire da Malta che ad aprire il suo porto non ci pensa minimamente.
Primo: la nave che ospita queste persone non sta affondando, ma una nave super attrezzata e funzionale dove nessuno sta rischiando di morire.
Secondo: sono allibito perché le persone che ora strombazzano in tv sono le stesse che non hanno mai protestato contro  la Francia e tutti i paesi europei quando chiudono porti e frontiere; mai un fiato.
Terzo: l’Italia non può più essere il campo profughi della Merkel, dell’europeista Emmanuel Macron o del premier spagnolo Pedro Sanchez. Fatevene una ragione.”

Le parole sono di Paolo Ferrara, statista e ideologo di punta del M5S e hanno raggiunto oltre i 32.000 like e le 33.000 condivisioni su Facebook. Al di là delle manchevolezze ortografiche, stupisce l’assenza di numeri e dati reali, come ci si aspetterebbe da uno statista.

Questo il cruscotto giornaliero fornito dal sito del Ministero degli interni italiano, non certo dal sito di una ONG o della Germania, sulla situazione dei migranti sbarcati in Italia. I numeri sono aggiornati all’11 giugno 2018, data di pubblicazione del post su Facebook da parte di Ferrara:

Come si evince dai grafici, l’Italia non è affatto un campo profughi, men che meno di Pedro Sanchez, premier da soli 10 giorni che si è fatto carico di accogliere i 629 migranti a bordo della nave Aquarius. Si sa, l’esito di una storia – sia essa d’amore o di politica – dipende molto dalle decisioni prese durante la fase iniziale. E quando una storia finisce, è dell’inizio e della fine che si conservano i ricordi più vividi.

Quale sarà il ricordo finale che ci lascerà questo Governo non è dato a sapersi, ma probabilmente come prima azione politica ci saremmo aspettati l’abolizione dei vitalizi, l’introduzione del reddito di cittadinanza o l’abrogazione – divenuta all’indomani della campagna elettorale rinominata “riformulazione” –  della legge Fornero.

Pedro Sanchez ha dato un chiaro segnale della sua logica solidarista rispetto alla logica sovranista del predecessore Mariano Rajoy e di Matteo Salvini, ma non potrà accogliere tutte le navi future.

Salvini, da parte sua, agendo pubblicamente e trasformando la nave in un palcoscenico, circondata da motovedette con i rifornimenti di cibo e la garanzia di evacuare donne incinte e feriti in caso di emergenza, dichiara di avere conseguito la “prima VITTORIA” e di avere fatto in una settimana più di quanto abbia fatto la sinistra in sette anni.

Dunque il problema rimane.

Tanto più che ci vuole una buona dose di insipienza, o di malafede, per pensare che la chiusura ai migranti riguardi soltanto Salvini.

Il Ministro responsabile della chiusura dei porti è Danilo Toninelli. Interpellato la sera dell’11 giugno da Enrico Mentana, ha esordito dicendo “penso di aver dimostrato che abbiamo dimostrato una grande serietà”.
Luigi Di Maio ha chiamato le barche con i migranti “taxi di mare”.
Giuseppe Conte non dà segno di volere assumere una sua leadership particolare, e non è detto che il Ministro Giovanni Tria avrà la forza politica di tenere fede alle tesi sostenute nell’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, quando ha parzialmente sconfessato il contratto Lega-M5S in favore di una condotta più prudente in ambito italiano e nei rapporti con la Ue.

La criminalizzazione delle ONG

Nel 2014 la città di Lampedusa fu candidata al Nobel per la pace. Gli sforzi delle autorità, delle ONG e dei cittadini volontari erano motivo di orgoglio per tutti, a eccezione degli xenofobi. Oggi le ONG sono viste con sospetto o addirittura criminalizzate dall’opinione pubblica.

Il “codice di condotta” che nel 2017 l’allora Ministro degli esteri Marco Minnitti impose alle ONG e l’inchiesta voluta dal dott. Carmelo Zuccaro non hanno fatto che acuire il sentimento di malfidenza nei confronti delle ONG, ree, secondo Zuccaro, di “destabilizzazione dell’economia italiana” e di essere finanziate ora dai trafficanti ora dai “nemici economici dell’Italia”. Tutte ipotesi mai confutate, perché le fonti e i dati forniti “con certezza” non sono processualmente utilizzabili. Le indagini, tutt’ora in corso, non hanno mai accreditato le annunciazioni enfatiche di Zuccaro.

Ad oggi nulla risulta a carico delle ONG e la Guardia Costiera Italiana ha ribadito che le ONG non costituiscono un fattore di attrazione per traffici illeciti, ma il cortocircuito mediatico è ormai inarrestabile e le donazioni a favore delle ONG calano del 20%.

Come si è giunti a confondere gli scafisti con i soccorritori di mare, gli operatori di terra e le persone che cercano di mantenere viva la vocazione di un mare che accoglie persone vive anziché morte, è materia che esula le competenze giornalistiche. Pertiene piuttosto alla sociologia, all’antropologia. O forse al marketing.

Chissà che un domani i sindaci di Napoli, Messina, Palermo e Reggio Calabria vengano accusati di traffico di persone per avere dato la disponibilità di attracco alla nave Aquarius.

Quella della “voce grossa” è una strategia debole 

Appurato che l’organizzazione delle cooperative e degli strumenti di pronto soccorso andrebbero migliorati per evitare che la mala condotta dei pochi intacchi l’operato e la credibilità dei più, è così ingenuo pensare che gli investimenti maggiori, in termini di diplomazia e di risorse europee, non soltanto italiane, dovrebbero mirare alla risoluzione dei conflitti e a un sistema di accoglienza che guardi oltre l’emergenza della singola barca?

Un cittadino africano che volesse migrare in Europa per lavorare, senza scappare da alcunché (è una colpa?) non può più farlo legalmente.

Per chi proviene dall’Africa, migrare regolarmente è diventata un’impresa pressoché impossibile.

Non esiste alternativa alla clandestinità perché non esistono canali legali per migrare, né corridori umanitari per i profughi.

L’isolamento dei migranti bloccati su Aquarius non apparirebbe così simbolico se non sapessimo che in futuro ci saranno altre Aquarius e di mezzo ci sarà sempre il mare, elemento che attrae e respinge la capacità di meraviglia e il senso di mistero che accompagna la vita degli uomini, tutti.

Stavolta l’Italia ha fatto la voce grossa con l’Ue e ha “funzionato”. Ma la strategia della voce grossa funziona se dall’altra parte si ha qualcuno molto ragionevole, o molto spaventato.

Non è un’Europa spaventata che sognavamo. Di spaventoso c’è già il mare di notte.

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