People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet
Aggiornato: 2 ore 30 min fa

L’insostenibile pesantezza dell’All you can eat

Gio, 03/14/2019 - 02:00

Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro ai ristoranti “All you can eat” (Mangia tutto quello che vuoi/riesci) dal punto di vista ambientale? Cibo fuori stagione, proveniente da chissà dove.
Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_273"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/273/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/273/output/insostenibile-pesantezza-allyoucaneat.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/273/insostenibile-pesantezza-allyoucaneat.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

Emily Graham: «Ho 6 anni e voglio cambiare il mondo»

Mer, 03/13/2019 - 16:02

Sempre più giovanissimi, infatti, dimostrano con determinazione di avere a cuore il nostro destino con vere azioni di denuncia e sensibilizzazione. Dopo Greta Thunberg, la 15enne svedese che ha fatto il giro del mondo con la sua protesta durata tre settimane davanti al Parlamento di Stoccolma e il suo successivo intervento in difesa dei cambiamenti climatici alla plenaria della Cop 24 di Katowice, adesso a esporsi contro i grandi è una bambina inglese di soli 6 anni: Emily Graham.

La storia di Emily è emozionante. Giovanissima e con le idee ben chiare, non ha avuto timore e la sua voce non ha tremato quando, di fronte a un gruppo di consiglieri comunali durante il consiglio della sua cittadina inglese Carlisle, ha esposto le sue preoccupazioni circa il disinteresse politico e la condotta mondiale rispetto agli ormai decisamente evidenti problemi climatici e ambientali: «Sono una consigliera scolastica della scuola elementare di Brampton e in futuro voglio diventare consigliera del nostro comune – ha detto la piccola Emily – Abbiamo 12 anni per interrompere la produzione di gas serra se vogliamo riuscire a fermare il cambiamento climatico. Se non agite ora, tra 12 anni, quando io ne compirò 18 e sarò abbastanza grande per diventare consigliera, sarà troppo tardi. E allora non avrò la possibilità di cambiare le cose. Il mio futuro dipende dalle decisioni che prenderete ora, in questa stanza. Per favore, date anche a me l’opportunità di cambiare il mondo».

I continui fallimenti della classe politica, che più che il bene comune perpetua i propri interessi, e le cattive abitudini di una grossa fetta della popolazione mondiale ci costringono oggi a convivere con gli effetti del global warming; espressione di un fenomeno urgente, che oggi mastichiamo come il pane quotidiano quasi dimenticandone il reale significato e le comprovate conseguenze.

Cerchietto tra i capelli biondi e maglioncino rosso, Emily ha chiesto soluzioni concrete per arginare emissioni, inquinamento ed effetto serra attraverso un “impegno immediato” perché non c’è più tempo da perdere. Le sue parole non sono state vane: la sua richiesta è stata presa seriamente e così Emily ha portato a casa la sua prima vittoria toccando nel profondo non solo i presenti ma raggiungendo milioni di cuori nel mondo. Il consiglio comunale si è impegnato a dichiarare l’emergenza climatica come fenomeno che richiede un’azione urgente, promettendo di adottare politiche per cercare di diventare carbon-free entro il 2030. Decisione che dovrà prendere corpo nero su bianco anche nei bilanci e nei documenti del prossimo consiglio. A budget sono state previste anche strategie e soluzioni concrete per cercare di mitigare i danni del surriscaldamento globale. 

Di fronte alla poca attenzione e serietà della politica oggi tocca alle persone normali, ai cittadini del mondo, intraprendere azioni reali per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ed è anche grazie al coraggio delle due storie precedentemente citate che migliaia di studenti di tutto il mondo da mesi hanno iniziato scioperi e azioni di protesta per non permettere che si affievolisca l’attenzione su un tema che per primi li riguarda. La manifestazione #FridayForFuture di venerdì 15 marzo né è un esempio mondiale, centinaia di studenti saranno in marcia per chiedere a istituzioni e governanti misure concrete contro il riscaldamento globale.

Ci saremo anche noi.

Fonte imm: Repubblica.it

Categorie: Altri blog

Abruzzo, arriva la tempesta

Mer, 03/13/2019 - 12:00

Un fenomeno atmosferico molto particolare, chiamato shelf cloud, è apparso tra i cieli di Pescara, Montesilvano e Francavilla al Mare, in Abruzzo.

La tempesta in arrivo, che ha fatto registrare anche il crollo delle temperature, si è manifestata con questa grande nuova a mensola, shelf cloud appunto, che ha affascinato molti abruzzesi. Tantissime le foto e i video postati sui social del fgenomeno che di solito si crea dallo scontro di formazioni fredde con masse umide più calde.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Difesaonline.it e ”le verità scomode delle auto ecologiche”

Mer, 03/13/2019 - 10:28

Il sito Difesaonline.it ha deciso, non si sa bene perché, di occuparsi di auto elettriche. E lo ha fatto non con un articolo, ma pubblicando una lettera di un lettore. Un lettore di cui non viene pubblicata la firma ma che dichiara di essere “un professionista del settore”. Di quale settore? Non lo possiamo sapere, perché è anonimo.

Difesaonline decide di dare alla lettera (archiviata qui su Archive.is) un titolo assolutamente sobrio e pacato e per nulla acchiappaclic: “La morte viaggia su auto elettrica: le verità scomode delle auto ecologiche”.

La morte, addirittura. E per illustrare la morte che “viaggia su auto elettrica”mostra incidenti di auto a pistoni.

Infatti basta usare Tineye per scoprire che la foto in testa alla lettera mostra un incidente fra due minivan (non elettrici) avvenuto negli Stati Uniti nel 2016. La seconda foto mostrata nella lettera, invece, è tratta da qui e mostra un vistoso tubo di scappamento. Neanche questa è un’auto elettrica. Cominciamo bene.

A tutti quelli che da un paio di giorni mi chiedono di debunkare queste presunte “verità scomode”ho rispostoricordando appunto che non si tratta di un articolo, ma di una lettera, e per di più anonima. Preferite fidarvi di un anonimo che non ha il coraggio di esporsi, o degli esperti che quotidianamente ci mettono la firma e la faccia?

In ossequio alla Teoria della Montagna di M*, non ho quindi intenzione di perdere tempo a smontare una per una tutte le baggianate scritte in questa lettera, che non solo è anonima, ma è completamente priva di qualunque pezza d’appoggio. Difesaonline.it vi sta chiedendo, insomma, di accettare ciecamente, sulla fiducia, le affermazioni non documentate di un anonimo. Valutate voi se sia il caso.

CONTINUA SU ZEUSNEWS.IT


Categorie: Altri blog

Spreco di cibo: gli italiani buttano quasi l’1% di Pil nella spazzatura

Mer, 03/13/2019 - 09:00

Nonostante le tante campagne di informazione e la crisi economica, gli italiani continuano a sprecare il cibo.

La denuncia è arrivata a gennaio, in occasione della 6° Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, svoltasi nella sede FAO di Roma. I dati sono stati raccolti in uno studio del progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero  di Last Minute Market, che con l’osservatorio Waste Watcher monitora dal 2015 i comportamenti relativi allo spreco.

I dati e la percezione

Nel solo 2017 in Italia sono stati buttati alimenti per più di 15 miliardi di euro. Per farci un’idea si tratta di una cifra pari a quattro volte quella stanziata per la riforma delle pensioni “Quota 100”, equivalente allo 0,88% del Prodotto Interno Lordo nazionale, secondo i calcoli del giornale economico “Valori”.

Il cibo viene buttato soprattutto nelle case, perché dai dati raccolti, gli sprechi di filiera ammontano a “soli” 3 miliardi di euro circa, pari al 21% del totale. Il restante 78% è spreco domestico, quasi 12 miliardi.

Fonte: www.sprecozero.it/

Esattamente il contrario di quello che viene percepito: il 20% degli intervistati dalla ricerca Waste Watcher-Swg dichiara infatti di pensare che si sprechi soprattutto nel commercio e nel pubblico. I dati invece, diffusi già nel 2018, e raccolti grazie al progetto dei Diari di Famiglia, hanno permesso di dimostrare come in casa ognuno di noi arrivi a gettare 36 kg all’anno di alimenti.  

Perché si getta il cibo? Perché è scaduto (44%) o ha fatto la muffa (41%), non ha un buon odore / sapore (39%) o era stato acquistato in quantità eccessiva (36%).

Il 63% degli intervistati dalla ricerca portata avanti con Swg ha dichiarato che capita di gettare del cibo al massimo una volta al mese. Il 15% sostiene di gettare cibo una volta ogni due settimane, mentre solo l’1% della popolazione ritiene di gettarlo quotidianamente o almeno 4/5 volte a settimana.

Andrea Segrè, professore di politica agraria dell’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, in occasione della Giornata per la Prevenzione dello spreco alimentare ha consigliato: «Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo famezero e sprecozero acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa».

Il lato positivo

Quelle degli sprechi sono cifre ancora importanti, ma bisogna notare che dal 2014, quando sono stati avviati i primi monitoraggi di questo tipo, qualcosa è certamente cambiato in meglio: solo 5 anni fa era ben un italiano su due a dichiarare di buttare cibo tutti i giorni, oggi solo uno su cento.

Obiettivi raggiunti attraverso le tante campagne di sensibilizzazione come la campagna SprecoZero di Last minute Market, il progetto di economia circolare fondato proprio da Andrea Segrè, un’iniziativa che compie 20 anni proprio nel 2019 (qui trovate un video dove ci siamo fatti raccontare cos’è questa iniziativa proprio dal suo fondatore).

All’impegno quotidiano dei cittadini si deve aggiungere quello delle istituzioni: «Al nuovo Parlamento Europeo, che entrerà in carica dopo le elezioni di maggio, e alla nuova Commissione europea rilanceremo la nostra richiesta di indire un Anno Europeo dedicato alla Prevenzione dello spreco alimentare. E chiederemo che la Giornata Nazionale del 5 febbraio possa diventare Giornata Europea di impegno sulla questione dello spreco di cibo. Anche in Italia possiamo migliorare, a cominciare dai banchi di scuola: l’obiettivo è che l’educazione alimentare e ambientale diventino parte essenziale di quella ‘Educazione alla cittadinanza’ richiesta dall’ANCI attraverso la recente legge di iniziativa popolare», ha dichiarato Segrè.

Categorie: Altri blog

Il cibo contaminato ogni anno fa più di 400 mila morti

Mer, 03/13/2019 - 02:37

Sostanze chimiche, tossine, batteri, virus e parassiti contaminano il cibo di cui ci nutriamo tutti i giorni e causano in tutto il mondo oltre 600 milioni di malati e 420 mila morti ogni anno.

Queste cifre preoccupanti sono state rese note il 12 febbraio 2019 durante la prima Conferenza internazionale sulla sicurezza alimentare, organizzata ad Addis Abeba da Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione africana, l’organizzazione internazionale che riunisce tutti gli Stati internazionalmente riconosciuti del continente africano.

Durante la giornata si è ricordato che gli alimenti non sicuri impattano soprattutto sulle economie a reddito medio-basso, arrivando a costare circa 95 miliardi di dollari in perdita di produttività, sovraccaricando i sistemi sanitari e danneggiando le economie, il commercio e il turismo.

«Il cibo non sicuro è responsabile di centinaia di migliaia di morti ogni anno, ma non ha ricevuto l’attenzione politica che meritava», è il pensiero del dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, riportato in una nota della Fao. «Garantire alle persone l’accesso a cibo sicuro richiede maggiori investimenti in regole più rigorose, in laboratori, nella sorveglianza e nel monitoraggio. Nel nostro mondo globalizzato, la sicurezza degli alimenti è un problema che ci riguarda tutti», insiste Ghebreyesus.

Parole confermate anche dal Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento: «Salvaguardare il nostro cibo è una responsabilità condivisa. Dobbiamo tutti fare la nostra parte. Dobbiamo lavorare insieme per aumentare la sicurezza degli alimenti nelle agende politiche nazionali e internazionali».

Hanno partecipato alla conferenza di due giorni ministri dell’agricoltura, della salute e del commercio di circa 130 paesi, oltre a esperti scientifici, agenzie partner e rappresentanti di organizzazioni di consumatori, produttori alimentari, organizzazioni della società civile e del settore privato.

Durante l’incontro si è sottolineato che i sistemi alimentari stanno diventando sempre più complessi e interconnessi e che le soluzioni a questi problemi richiedono un’azione internazionale intersettoriale e concertata. La richiesta e l’impegno sono quelli di identificare azioni chiave per rafforzare la collaborazione internazionale ma anche investimenti in tutti i settori, dall’adeguamento della legislazione alle capacità di laboratorio, di sorveglianza e monitoraggio, che devono essere supportati da adeguate campagne di formazione, istruzione e comunicazione. Un primo passo di coordinamento potrà essere il Forum internazionale sulla sicurezza degli alimenti e sul commercio, che si terrà a Ginevra in aprile.

Immagine di copertina: La sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti deve essere un obiettivo fondamentale in ogni fase della catena alimentare, dalla produzione alla raccolta, alla lavorazione, allo stoccaggio, alla distribuzione, alla preparazione e al consumo. Fonte: Fao.org

Categorie: Altri blog

Non lasciamo ai daltonici le politiche verdi, ma alle donne e ai Verdi

Mar, 03/12/2019 - 15:34

Pare proprio che il futuro sarà donna, ambientalista, e verde. Anzi, che lo sia già. È dell’ 8 Marzo il post via Instagram scritto da Katharina Schulze, leader del partito dei Verdi in Germania: «In #Baviera, #Germania e #Europa c’è ancora molto da recuperare per parlare di giustizia di genere. Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini – in Germania il divario salariale è maggiore che nella maggior parte degli altri paesi dell’UE. Per cambiare questa situazione, chiediamo salari uguali per lo stesso lavoro, in Germania e in tutta Europa, in particolare per le professioni di assistenza”. Insomma, è chiaro, in Germania il partito dei Verdi si sta prendendo i temi sociali cari alle socialdemocrazie di destra e ai movimenti populisti che sul sentimento di revanche popolare costruiscono comizi e slogan. Non di solo clima e ambiente si occupa l’onda green che sta attraversando il mondo, specie l’Europa.

Accanto ai soliti comizi, la Schulze si è spesa molto sul territorio e ha fatto la cosiddetta ‘politica di strada’, bussando a parecchie porte: 4mila porte per la prima campagna regionale in Baviera e 10mila in occasione della seconda tenutasi a Ottobre 2018, quando i Verdi hanno vinto con il 17,5%, raddoppiando il risultato del 2013 e divenendo a tutti gli effetti il necessario alleato di chiunque governerà da qui ai prossimi anni in Germania, compresa l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), il partito conservatore di destra storicamente alleato della CDU di Angela Merkel.

L’onda green non è solo un dato statistico ma documentato e con una tendenza che si prevede sarà a lungo termine. In vista delle prossime Europee, la fotografia che i sondaggi forniscono sulla base dei sondaggi nazionali e comparando le attuali proiezioni con quelle dello scorso 18 febbraio, è piuttosto eloquente. Ppe e Socialisti continuano a tenere la maggioranza dei seggi, sebbene questa sia in calo rispetto a quella del 2014, il Movimento 5stelle cala di seggi, da 21 a 20, la Lega aumenta da 27 a 28 i suoi eurocandidati e i Verdi salgono da 44 a 49 seggi, registrando il trend più positivo del panorama politico in Europa. No, il futuro non è affatto in mano ai populisti né ai sovranisti euroscettici. E siamo solo all’inizio.

Come spiegato da Ludwig Maximilian, politologo all’Università di Monaco, il tradizionale conflitto tra destra e sinistra, con le rispettive visioni socioeconomiche e i rispettivi programmi di redistribuzione della ricchezza è stato sostituito da una nuova divisione ideologica: «Cosmopoliti contro isolazionisti, vedute liberali-alternative contro opinioni tradizionali autoritarie, europeisti contro euroscettici».

Lungi dall’avere superato le ideologie tout-court come vorrebbe la narrazione imperante, il sentimento ideologico si è semplicemente rinnovato, tinto di verde, e articolato in un programma chiaro. «Lotta alla crisi del clima, che abbiamo poco tempo per affrontare e per la quale serve un’azione immediata, poi le questioni sociali, come l’occupazione e la lotta alla povertà, per le quali gli obiettivi dell’Unione devono diventare vincolanti, e poi democrazia e stato di diritto»; così recita il manifesto dei Verdi in corsa al Parlamento Europeo (consultabile qui). Un manifesto che ruota intorno a 12 punti che non lasciano spazio ad ambiguità e margini per dietro front come invece sta facendo il Movimento 5stelle, che pure ha sempre fatto dell’ambientalismo e della salute dei cittadini divise propagandistiche privilegiate. Dice bene Angelo Bonelli, presidente della federazione italiana dei Verdi: «Con la legge di Bilancio Di Maio avrebbe potuto abrogare l’art. 38 della “Sblocca Italia” voluta da Renzi, che consente di unificare l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, ma come ha fatto con Ilva ha confermato per intero quello che ha fatto il precedente governo“.

Anziché migliorare le strutture già in uso,  il governo apre a nuove trivellazioni in Basilicata e in Puglia. Nel generale silenzio dei media, forse alle prese con i preparativi del cenone di fine anno, il 31 dicembre 2018 il Mise di Luigi di Maio ha firmato l’autorizzazione per tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società USa Global MED LLC, con sede legale in Colorado. Le politiche verdi lasciamole fare ai Verdi, non a chi è daltonico.

Categorie: Altri blog

Il Comune di Bari rimborsa chi si sposta in bici

Mar, 03/12/2019 - 15:00

Al centro del progetto il brevetto proprietario di una stratup pugliese che si basa su un device hardware antifrode, che permette di certificare gli spostamenti.

Più pedali e più sarai premiato. La rivoluzione della mobilità sostenibile seduce anche la città di Bari, che ha scelto di adottare il sistema della startup made in Puglia Pin Bike, nell’ambito del progetto Muvt, dando la possibilità a quanti sceglieranno di muoversi in bicicletta unicamente in città, di ricevere fino a 20 centesimi di rimborso per ogni chilometro percorso.

Al centro del progetto il brevetto proprietario che si basa su un device hardware antifrode, che permette di certificare gli spostamenti in bicicletta nelle tratte generiche e in quelle casa/scuola e casa/lavoro. Pin Bike, già vincitrice del bando Pin Pugliesi Innovativi, sta ottenendo diversi riconoscimenti, tra i quali la vittoria di StartCup Puglia 2018, il Premio PA Sostenibile 2018 e il recente premio di Legambiente come buona pratica progettuale d’impresa nella tappa barese del Treno Verde 2019.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

L’invenzione del World Wide Web, 30 anni fa

Mar, 03/12/2019 - 13:25

Il World Wide Web – il sistema che permette di usufruire della gran parte dei contenuti disponibili su Internet – fu descritto ufficialmente per la prima volta il 12 marzo del 1989 dal suo inventore Tim Berners-Lee, in una sorta di memoria che presentò ai suoi capi al CERN di Ginevra. Il World Wide Web – o web – non è un sinonimo di internet (le app, per fare un esempio tra mille, non sono “web”) ma sarebbe poi diventato il principale servizio di internet, cambiando di fatto il mondo. In quel momento però era solo la descrizione di un sistema per gestire la grande mole di informazioni legata agli esperimenti scientifici al CERN tra i circa 17.000 scienziati che ci lavoravano. Il suo nome non era ancora World Wide Web – Berners-Lee ci arrivò successivamente – ma MESH.

Nel 1990, Time Berners-Lee e i suoi collaboratori pubblicarono la prima pagina web all’indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html (è ancora lì, potete visitarla) e il primo server del web era ospitato sul computer di Berners-Lee, un NeXT (la società fondata da Steve Jobs dopo aver lasciato Apple) su cui fu appiccicata una grossa etichetta che diceva “non spegnete, è un server!”. La pagina era una descrizione del progetto che esemplificava e conteneva anche alcuni collegamenti ipertestuali per raggiungere altre pagine: i link, il sistema principale su cui ancora oggi si basa l’architettura delle pagine web.

CONTINUA SU ILPOST.IT

Categorie: Altri blog

Le emissioni di CO2 diminuite in 18 Paesi sviluppati

Mar, 03/12/2019 - 12:00

Ma i combustibili fossili devono essere gradualmente eliminati

Secondo lo studio “Drivers of declining CO2 emissions in 18 developed economies”, pubblicato su Nature Climate Change da un team internazionale di ricercatori guidato dall’università dell’East Anglia (UEA), «Gli sforzi per ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2) e affrontare il cambiamento climatico nelle economie sviluppate stanno cominciando a dare i loro frutti» e che «Le politiche a sostegno delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica stanno contribuendo a ridurre le emissioni in 18 economie sviluppate» – Italia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia, Usa – che rappresentano il 28% delle emissioni globali.

I ricercatori hanno esaminato le ragioni alla base delle variazioni delle emissioni di CO2 nei Paesi in cui le emissioni sono diminuite significativamente tra il 2005 e il 2015 e i  risultati dimostrano che «La diminuzione delle emissioni di CO2 è dovuta principalmente all’energia rinnovabile che sostituisce i combustibili fossili e alla diminuzione consumo di energia». Tuttavia, la diminuzione del consumo di energia è spiegabile in  parte  anche con la minore crescita economica che ha ridotto la domanda di energia dopo la crisi finanziaria globale del 2008-2009. Ma all’università dell’East Anglia fanno notare che «Significativamente, i Paesi nei quali le emissioni di CO2 sono diminuite di più sono quelli con il maggior numero di politiche energetiche e climatiche in atto».

I ricercatori hanno confrontato i Paesi con le emissioni in declino con quelli in cui le emissioni sono aumentate e hanno scoperto che «Le politiche che incoraggiano l’efficienza energetica sono  collegate ai tagli delle emissioni in tutti i Paesi. Hanno anche scoperto che «Le politiche che incoraggiavano le energie rinnovabili erano legate ai tagli delle emissioni, ma soprattutto solo nelle economie sviluppate con le emissioni in diminuzione, non altrove».

I dati suggeriscono che «Gli sforzi per ridurre le emissioni sono in corso in molti Paesi ma, per limitare i cambiamenti climatici ben al di sotto dei 2 ° C di riscaldamento, in linea con l’accordo di Parigi, questi sforzi devono essere ampliati e potenziati».

Gli autori dello studio sostengono che «”Districare” le ragioni alla base dei recenti cambiamenti nelle emissioni è fondamentale per indirizzare gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico».

La leader del team di ricerca, Corinne Le Quéré del Tyndall centre for climate change research della  School of environmental sciences dell’UEA, ha sottolineato che «I nostri risultati suggeriscono che le politiche per affrontare i cambiamenti climatici stanno contribuendo a ridurre le emissioni in molti Paesi. Questa è una buona notizia, ma questo è solo l’inizio. C’è ancora molta strada da fare per ridurre le emissioni globali fino quasi allo zero, che è ciò che è necessario per fermare il cambiamento climatico. Il dispiegamento di energie rinnovabili in tutto il mondo è un buon passo, ma da solo non è abbastanza, anche i combustibili fossili devono essere gradualmente eliminati».

Un autore dello studio, Charlie Wilson, anche lui della UEA, ha ricordato che «La nuova ricerca scientifica sui cambiamenti climatici tende a suonare l’allarme sempre più forte. I nostri risultati aggiungono un sottile frammento di speranza. E’ possibile che i Paesi raggiungano il picco e quindi le loro emissioni declinino anno dopo anno. Finora, 18 Paesi finora ci hanno mostrato in che modo ambizioni politiche concertate e l’azione sull’efficienza energetica, le energie rinnovabili e gli obiettivi climatici possono funzionare. Ora dobbiamo assicurarci che questi precedenti iniziali diventino la regola e non l’eccezione. Questa è una grande sfida globale».

All’UEA ricordano che «Per limitare i cambiamenti climatici ben al di sotto dei 2° C, le emissioni globali di CO2 dovrebbero diminuire di circa un quarto entro il 2030 e diminuire della metà per rimanere al di sotto degli 1,5° C». Ma tra il 2005 e il 2015 le emissioni globali di CO2 sono aumentate in media del 2,2% all’anno.

Un altro degli autori dello studio. Glen Peters, del Center for International Climate Research (Cicero) di Oslo, conclude: «Le emissioni globali di anidride carbonica sono aumentate nel 2017 e nel 2018, suggerendo che il rapido avvio delle energie rinnovabili non è stato finora sufficiente per arrestare la crescita dell’utilizzo di combustibili fossili. La politica energetica e climatica ha avuto successo nel sostenere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, ma per realizzare riduzioni significative delle emissioni sono necessarie politiche a sostegno della penalizzazione delle emissioni di biossido di carbonio».

FONTE: GREENREPORT.IT e INTERNAZIONALE

Categorie: Altri blog

Clima, dieci azioni concrete per un’Europa più verde

Mar, 03/12/2019 - 09:00

Rilanciare l’economia e far fronte alle sfide globali attraverso una vera transizione economica ed ecologica e la lotta al cambiamento climatico. Questo il cuore del manifesto di Clima Europa, una piattaforma fondata sull’urgenza scientifica dell’azione climatica e supportato da rappresentanti di diversi schieramenti politici e della società civile.

Italian Climate Network è tra i primi firmatari del manifesto e ha contribuito al lancio ufficiale della piattaforma. Serena Giacomin, presidente di Icn, sottolinea l’importanza di aderire perché “Clima Europa è un’iniziativa unica nel panorama italiano, che vede nell’Europa il mezzo più efficace per lottare contro il cambiamento climatico e assicurarci un futuro prospero e sicuro. Per questo sosteniamo una grande adesione a questo progetto di rilancio sociale, economico e ambientale”.

CONTINUA SU IL FATTO QUOTIDIANO.

Categorie: Altri blog

Balotelli, l’antidoto alla banalità del calcio italiano

Mar, 03/12/2019 - 08:10

È l’unico vero personaggio del calcio italiano. Per distacco. O lo detesti, o lo ami. E qui, per onestà intellettuale, confessiamo che apparteniamo alla seconda categoria. Siamo tra coloro i quali il 30 gennaio del 2008, cancellarono tutti gli appuntamenti mettendo a rischio anche la relazione sentimentale: “Stasera devo restare a casa, c’è Juventus-Inter di Coppa Italia, gioca Balotelli”. Chi? “Balotelli”. SuperMario non deluse. Aveva 17 anni e mezzo. Segnò due gol a Buffon che all’epoca era il portiere più forte del mondo e per segnargli dovevi essere bravo, ma bravo veramente. Balotelli era una tale forza della natura che affascinò anche chi dovette sorbirsi la serata casalinga.

Un predestinato. E un uomo sofferente a qualsiasi tipo di regola. Un personaggio appunto. Un portatore sano di notizie e di carisma. Nel 2012 Time – non l’Eco di Grottaminarda – gli dedicò la copertina: “The meaning of Mario”: “What the fenomenon of Mario Balotelli says about football, race and European identity”. Troppo per l’Italia calcistica abituata alle bugie dei post-partita, dichiarazioni intrise di noia, di nulla, calciatori privi di personalità. L’unica retorica è quello dello spogliatoio presunto presidio del machismo che solo Giovanni Galeone – mitico esponente del calcio d’attacco, nonché bon vivant – smitizzò: «È solo un posto dove si cambiano le scarpe, i calzini. Non m’importa che lì regni l’armonia». Frase recentemente ricordata da Gianni Mura.

E proprio lo spogliatoio dell’Italia bocciò Mario Balotelli. Per sempre. Ai mondiali del 2014 in Brasile, con Prandelli allenatore. Il gruppo Juventus lo affrontò a muso duro e di fatto lo espulse. Va anche detto che lui non fece niente affinché accadesse il contrario. È rimasto quattro anni lontano dalla Nazionale, in esilio. C’è voluto Roberto Mancini per richiamarlo. Adesso, però, è di nuovo in quarantena.

Perché Balotelli è l’alta tensione per il calcio italiano. È altro da noi. Non sa cosa sia la banalità. Quando appicca un incendio nella sua abitazione con i fuochi d’artificio. O quando fa fuori, praticamente da solo, la Germania agli Europei del 2012 con due gol che sono lì in bella vista nel museo del pallone. Si toglie la maglietta e mostra il fisico scolpito. E poi, a fine gara, viene immortalato in una delle immagini più commoventi con la sua mamma che lo abbraccia.

Balotelli è il calciatore che, imbufalito con i tifosi, getta a terra la maglia la sera in cui la sua Inter batte 3-1 il Barcellona di Messi e di Guardiola. José Mourinho lo cita sempre quando gli chiedono dei calciatori più stravaganti che ha avuto. Ricorda la partita in Champions, col Rubin Kazan, in cui nell’intervallo si dedicò solo ed esclusivamente a lui. Mario era stato ammonito, Mou non aveva quasi nessuno in panchina, gli parlò e gli disse di stare attento a non farsi espellere. E, come racconta lui, al primo minuto della ripresa: «Mario red card». E giù una risata. È il calciatore che da tifoso dell’Inter andava a San Siro a vedere il Milan che è la sua squadra del cuore. Nessuno lo aveva mai fatto. E nessuno lo farà più.

Balotelli è anche lo sportivo che risponde per le rime a Matteo Salvini. Per un periodo, in Italia, ha fatto opposizione politica praticamente da solo.

Balotelli ha sette vite. E non sappiamo quale sia quella che sta vivendo adesso, al Marsiglia. Dove è approdato dopo due anni e mezzo al Nizza. Prima di litigare con l’allenatore: Vieira. Mino Raiola per l’ennesima volta gli ha trovato una squadra. E SuperMario è rinato, ancora. Ha giocato otto partite e ha segnato cinque gol. L’ultimo, domenica sera, proprio al Nizza di Vieira. L’Equipe – il prestigioso quotidiano sportivo francese – non ha potuto fare a meno di dedicargli la copertina.

Recentemente, in un’intervista al quotidiano La Provence, ha detto: «Marsiglia mi piace, mi ricorda Napoli l’unica squadra italiana in cui giocherei». A Napoli vive sua figlia. E non possiamo non immaginare quanto sarebbe emozionante ascoltare al San Paolo ‘a Tammurriata nera.

Categorie: Altri blog

Si possono riciclare le lenti a contatto?

Mar, 03/12/2019 - 02:12

Le lenti a contatto non vanno assolutamente gettate nella toilette o nello scarico del lavandino come molti purtroppo sono soliti fare. Sono infatti composte da diversi materiali plastici non biodegradabili e da altri materiali organici. E quindi, almeno per il momento – e in Italia – non sono riciclabili né tra le materie plastiche né nell’organico e per questo vanno gettate nell’indifferenziata.

Diverso è naturalmente il discorso per l’imballaggio: Bausch + Lomb è stato il primo produttore a introdurre una confezione di lenti biodegradabile sia per l’imballaggio in carta stampata riciclabile al 100%, sia per l’imballaggi in PET trasparente che contiene la soluzione RENU (sono presenti codici di riciclaggio nelle bottiglie delle soluzioni).

C’è poi “ONE by ONE” che è stato il primo programma di riciclaggio delle lenti a contatto sponsorizzato, che consente di riciclare anche le lenti a contatto, ma è attivo ancora solo per il mercato degli Stati Uniti e dell’Australia.

Il Regno Unito sta lanciando in questi giorni il suo primo programma in tema, che si stima coinvolgerà circa 3,7 milioni di persone. Un sondaggio ha stabilito che ben 2 utilizzatori di lenti su 10 ad oggi ancora gettano le lenti usate negli scarichi fognari. Il sistema è stato messo a punto da Johnson & Johnson Vision e dall’azienda di riciclaggio TerraCycle (qui i dettagli) e riguarda tutti i tipi di lenti a contatto. Secondo lo stesso sondaggio, il 77% di chi usa lenti a contatto dichiara che sarebbe disposto a raccoglierle in modo differenziato se ce ne fosse la possibilità.

Nel nostro Paese, come detto, non è ancora possibile differenziare le lenti a contatto per riciclarle. E il problema sembrerebbe secondario se paragonato ai nostri problemi a gestire l’attuale massa di raccolta differenziata. Tuttavia, per limitare l’inquinamento da plastiche dei nostri mari, anche considerata la quasi totale assenza di filtri utili allo scopo per le acque reflue del nostro paese, è fondamentale iniziare a pensare diversamente anche a questo rifiuto, non gettandolo mai negli scarichi del bagno.

Categorie: Altri blog

Il Teatro Fa Bene presenta: Wiwanana!

Mar, 03/12/2019 - 02:12

Un gruppo di cinque italiani e un mozambicano stanno girando nelle foreste del nord del Mozambico alla ricerca di cinque attori amatoriali. L’obbiettivo è portarli in Italia, scrivere insieme a loro uno spettacolo comico di informazione sanitaria e infine realizzare una tournée nei villaggi del Nord del Mozambico.
Ci riusciranno nonostante le differenze culturali?
Questa è la storia di Wiwanana, ovvero di come il dialogo sia l’arma più potente per il cambiamento.

Wiwanana Trailer Italiano from Il teatro fa bene on Vimeo.

La locandina di Wiwanana
Categorie: Altri blog

Ecco perché non è vero che le auto elettriche inquinano più del diesel

Lun, 03/11/2019 - 15:00

Eravamo riusciti a risalire alla fonte ufficiale, una serie di dichiarazioni di Carlo Beatrice, ricercatore del Cnr, che sottolineava in realtà una questione diversa, sebbene correlata: il rischio di uno spostamento dell’inquinamento dalle strade urbane verso i luoghi in cui vengono prodotte energia e componenti utili a far viaggiare un’auto elettrica. Queste dichiarazioni erano state interpretate e condivise come se Beatrice etichettasse tout court i veicoli elettrici come più inquinanti degli altri. Ma aggiungiamo un altro tassello al mosaico, perché ora un’altra fonte autorevole (bloombergNef) afferma con certezza che le auto elettriche inquinerebbero meno anche se l’energia dovesse derivare dal carbone.

Naturalmente, nessuno intende incoraggiare a utilizzare ancora il carbone come fonte energetica, sia chiaro. I ricercatori di BloombergNEF sono però arrivati alla conclusione che le auto elettriche sono più ecologiche rispetto ai modelli tradizionali in tutti i casi, quindi se diremo addio al carbone in fretta i benefici saranno ancora maggiori.

Lo scorso anno, dicono i ricercatori, le emissioni di Co2 dei veicoli elettrici sono state del 40% più basse rispetto a quelle dei veicoli tradizionali. Questa differenza è stata più marcata nel Regno Unito e in Gran Bretagna, cioè dove sono presenti grandissime centrali di produzione di energia pulita, mentre in Cina, dove ancora nel mix energetico il carbone ha un ruolo rilevante, la differenza è meno evidente, seppur esistente.

Quello di BloombergNEF è un report che fa chiarezza proprio mentre il dibattito si focalizza – nel migliore dei casi – su quel problema evidenziato da Carlo Beatrice, vale a dire lo spostamento del luogo in cui le emissioni vengono prodotte. Le auto elettriche non produrrebbero emissioni, ma lo farebbero le grandi centrali di produzione dell’energia che le alimenta, energia spesso di derivazione fossile. Ebbene, possiamo tranquillizzarci: meglio se quell’energia arriverà sempre di più da parchi solari ed eolici, ma nemmeno l’utilizzo del carbone potrà annullare i vantaggi per l’ambiente prodotti da un motore elettrico.

Spiega bene la questione Colin McKerracher, analista in ambito mobilità per il BNEF: “Se un veicolo con motore tradizionale percorre un tot di km sappiamo già quanto emetterà, ma nel caso di un veicolo elettrico quelle emissioni saranno in calo anno dopo anno mentre la rete di distribuzione dell’energia diventa più pulita”. Così, nel Regno Unito si arriverà ad una diminuzione media delle emissioni in calo fino al 90% entro il 2040, in Giappone di un terzo, come mostra il grafico.

Tutto dipenderà da quanto ogni Paese sarà in grado di velocizzare la transizione e di abbandonare definitivamente il carbone a favore delle rinnovabili. Queste le previsioni di crescita delle varie fonti.

Fonte: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-15/electric-cars-seen-getting-cleaner-even-where-grids-rely-on-coal

Immagine di copertina: Armando Tondo

Categorie: Altri blog

Meditare contro lo stress della malattia

Lun, 03/11/2019 - 12:00

Mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale possono migliorare la qualità di vita e ridurre lo stress nei pazienti con malattia di Crohn.

COPENAGHEN – I risultati sono preliminari, ma incoraggianti. Specie se letti nel contesto in cui vengono presentati, quello del congresso europeo sulle malattie infiammatorie croniche intestinali  in corso a Copenaghen. Accanto alle novità in materia di farmaci, monitoraggio e diagnosi, un’intera sessione del congresso è stata dedicata infatti alle terapie complementari. Che cosa prendono i pazienti che soffrono di Crohn e colite ulcerosa in cerca di un aiuto per gestire la propria malattia? Perché? Quali i rischi e le potenzialità? A rispondere, in parte, è stato lo studio guidato da Doron Schwartz, gastroenterologo del Soroka Medical Center israeliano che ha presentato i primi risultati di una sperimentazione in corso per la gestione dello stress nei pazienti con malattia di Crohn attraverso un approccio di mindfulness e terapia cognitiva-comportamentale.

Mindfulness contro le malattie croniche

“La maggiore parte dei pazienti con malattie infiammatorie intestinali soffre di qualche tipo di riduzione della qualità della vita, in molti riferiscono fatigue, dolore – racconta Schwartz – tutti questi aspetti contribuiscono in negativo al benessere della persona, la fanno sentire senza energia e la costringono a rimanere nei propri spazi”. Col rischio, continua l’esperto, che le persone riducano le interazioni con le famiglie e gli impegni. Schwartz e colleghi hanno cercato di capire se mindufulness e terapia cognitivo-comportamentale potessero rappresentare un’opportunità nella gestione della malattia, spinti da alcuni indizi secondo cui questo tipo di interventi potrebbero essere utili nella riduzione dello stress nei pazienti con malattie croniche.

Lo studio

Prima di tutto gli scienziati hanno raccolto i dati provenienti da più di 600 pazienti con malattie croniche infiammatorie intestinali, sottoponendoli a test per capire come si sentivano e quali fossero i loro bisogni. Partendo da questo, Schwartz e il team multidisciplinare da lui guidato hanno messo insieme un programma specifico di mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale per chi soffre di malattie croniche infiammatorie intestinali. Con interventi che utilizzavano internet, incontri via skype con gli specialisti una volta a settimana per due mesi e sessioni di dieci minuti che i partecipanti dovevano fare due volte al giorno a casa (come esercizi di rilassamento e riconoscimento delle emozioni, tecniche di respirazione, gestione delle sensazioni negative). “Il nostro scopo prima di tutto è quello di trovare un modo per migliorare la qualità della vita delle persone, per aiutarle a gestire meglio la loro patologia, e questi oggi sono tra i migliori strumenti che conosciamo per farlo senza medicine, solo  ‘allenando’ i pazienti a gestire la malattia in maniera ottimale”, ha raccontato Schwartz. L’idea non è quella di sostituirsi ai farmaci, quanto piuttosto di capire se e in che misura queste strategie possano aiutare a intervenire sulla malattia stessa. “Possiamo immaginare di combinare questo tipo di interventi con medicinali e ottenere dei risultati migliori”. Accanto agli strumenti per la misurazione dello stress e della soddisfazione, lo studio israeliano colleziona dati anche relativi all’attività di malattia, più inerenti gli aspetti clinici della malattia. Per capire appunto, riprende lo studioso, se e in che misura, interventi di riduzione dello stress potrebbero incidere sui marcatori più oggettivi di malattia, come quelli relativi all’infiammazione.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Polestar, l’auto con interni vegani

Lun, 03/11/2019 - 09:10

Zero emissioni, massima sostenibilità e bando ai materiali di provenienza animale.

Da Polestar, il marchio nato nel giugno 2017 per volontà di Volvo, non ci si può che aspettare modelli all’insegna della sicurezza e dell’ecologia, karma storico della Casa svedese. A Ginevra si è ammirato il secondo modello, sicuramente non banale: una berlina cinque porte che evolve i concetti stilistici della Polestar 1. Ma all’insegna del tutto «green» si è andati oltre: la Polestar 2 propone, a differenza della coupé, un sistema propulsivo full electric. E in abitacolo non sono presenti elementi realizzati con materie animali.

Si può ben dire che siamo in presenza dei primi interni vegani su una vettura di serie, fermo restando che a richiesta i clienti potranno ordinare sellerie di pelle Nappa, abbinabili a inserti di palissandro e policarbonato «3D etched» per la plancia. Da notare che i nuovi materiali – studiati da Polestar – come il tessuto idrorepellente e antimacchia Weave Tech, hanno permesso di ridurre di 4 kg il peso dei rivestimenti interni (e sino a 8 kg per le versioni con sedili di tessuto). Il powertrain è composto da due propulsori (uno per asse) e arriva a sviluppare 408 Cv e 660 Nm di coppia, sufficienti per portare la berlina da 0 a 100 km/h in 4,7 secondi.

CONTINUA SU CORRIERE.IT


Categorie: Altri blog

Ritorno alla semplicità: il conto deposito

Lun, 03/11/2019 - 02:49

Sarebbe possibile, per le banche e gli intermediari creditizi in genere, offrire prodotti “semplici” tali da tutelare il risparmiatore nel momento in cui i rendimenti reali (al netto dell’inflazione)  degli investimenti in titoli di Stato e obbligazioni sono addirittura negativi e i mercati azionari, tra rally al rialzo e giornate di forti ribassi, sembrano muoversi senza criterio? La domanda, retorica, nasce da una considerazione in merito al solito processo commerciale, tuttora applicato sistematicamente dal nostro sistema bancario e che si basa sull’assioma: “O sottoscrive i nostri prodotti, oppure i suoi soldi non ci interessano”!

Quali sono questi prodotti? Come abbiamo visto in questa rubrica, per esempio obbligazioni che le banche sono libere di non rimborsare se si trovano in difficoltà. Un altro prodotto proposto in maniera ossessiva sono i fondi comuni di investimento, in cui l’unica certezza è il guadagno del collocatore e non sempre è dato sapere dove i nostri soldi vengono investiti. Infine le polizze assicurative che non sempre garantiscono il capitale versato, spesso decurtato da copiose commissioni iniziali, per cui possono occorrere diversi anni prima di recuperarlo. Una delle ragioni di questo comportamento è che la situazione di tassi a zero ha ridotto il loro margine di guadagno, dato dalla differenza tra quelli applicati sui depositi e quelli sui finanziamenti. La tendenza infatti è quella di proporre investimenti sempre più complessi, dove il meccanismo di remunerazione è legato a scommesse sull’andamento di indici, valute e panieri di titoli con l’obiettivo di confondere il più possibile il cliente e nascondere i costi.

Ci sono alternative per difenderci dalle perdite del potere di acquisto del danaro?

Il conto deposito, ad esempio, è uno strumento semplice, che può avere durata breve (anche pochi mesi), a basso rischio e non è soggetto a fluttuazioni di prezzo di mercato. Vengono stabilite in anticipo durata e remunerazione. Fondamentale è la valutazione del rischio di solvibilità della banca. Fino a 100.000 euro per intestatario e per istituto il deposito è garantito oltre che dalla banca anche dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e nella gerarchia del bail-in non può venire intaccato. Anche guardando alle migliori offerte, su conti vincolati, raramente per le scadenze a 12 mesi si supera il 1,5% lordo cui va poi detratta l’aliquota finanziaria del 26%, che riduce il rendimento netto spesso circa all’1%. Il tasso di inflazione attuale nel nostro paese (gennaio 2019) oscilla intorno al 0,9% .

E’ uno strumento che non sempre le banche propongono volentieri perché poco remunerativo (per loro) in periodi di bassi tassi di mercato. La possibilità di apertura online e l’assenza (di solito) di costi sono altri vantaggi da tenere presenti.

Ma anche in questo caso, chi non ha dimestichezza con il web può ricorrere all’aiuto di consulenti finanziari indipendenti, non in conflitto d’interessi, in grado di consigliare il risparmiatore al meglio e con una panoramica completa sul mercato.

Alla prossima.

Categorie: Altri blog

Come funziona lo scooter sharing?

Lun, 03/11/2019 - 02:20

MiMoto è il primo servizio di scooter sharing elettrico attivo nella città di Milano, dal 2017 (dal 2018 sono anche a Torino). Un’app per lo smartphone con cui affittare e individuare il mezzo più vicino, due caschi a disposizione e tutto il piacere e il divertimento di girare per la città su due ruote senza inquinare.
Intervista a Vittorio Muratore.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_272"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/272/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/272/output/MiMoto.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/272/MiMoto.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

Acqua filtrata con l’osmosi: è un’acqua povera di sali minerali e costa cifre astronomiche

Dom, 03/10/2019 - 09:00

E quest’acqua è talmente pura che non ci sono dentro neanche i sali minerali che sono essenziali per la nostra salute. E se consumata a digiuno l’acqua filtrata con l’osmosi fa addirittura male. Tant’è che i filtri a osmosi per legge devono arricchire l’acqua. Nei piccoli impianti per ristoratori e domestici questo si ottiene rimischiando una piccola percentuale di acqua non filtrata, che comunque proviene dall’acquedotto comunale ed è quindi potabile.

Ma comunque l’acqua filtrata per osmosi è un’acqua povera di sali che sono essenziali per la nostra salute.

Molto meglio sarebbe applicare filtrare l’acqua potabile con filtri a carbone e argento, che tolgono eventuali impurità raccolte lungo le tubature e residui del sapore di cloro con la quale è stata disinfettata. Questi filtri contengono argento per la sua qualità battericida. Si ottiene così un’acqua di sapore perfetto con il giusto apporto di microelementi. L’acqua così filtrata è di gran lunga migliore della maggioranza delle acque minerali. E ricordiamo anche che in Italia vige l’assurdo che la qualità dell’acqua di rubinetto è molto più alta di quella minima accettata per l’acqua in bottiglia. Infatti nell’acqua in bottiglia si tollerano residui molto più alti di quelli ammessi per l’acqua potabile dei rubinetti.

I filtri a carbone convengono anche economicamente perché costano enormemente meno di quelli a osmosi.

Come si spiega allora il grande successo dei filtri a osmosi? Come mai così tanti ristoranti la servono armai al posto di quella minerale in bottiglia?

Questo fatto è causato da una furbata commerciale. Il prezzo dei filtri a osmosi è gravato da un’alta percentuale offerta ai venditori che sono quindi molto motivati a convincere i ristoratori che vendere acqua di rubinetto filtrata a osmosi è un affare… Anche se paghi il filtro a osmosi un botto poi ti rifai vendendo la TUA acqua minerale…

Aggiungi un pizzico di poca cultura scientifica e il fatto che “ormai così fan tutti” e il gioco è fatto.

Vedi anche: https://www.greenme.it/consumare/acqua/9903-depuratori-osmosi-inversa-bufala
 https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/inchiesta-depuratori

https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/inchiesta-depuratori

Categorie: Altri blog