People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 2 ore 26 min fa

Dietologo, dietista o nutrizionista, ecco i percorsi formativi per diventarlo

Gio, 07/25/2019 - 09:51

L’attenzione verso una sana alimentazione è sempre più diffusa tra la popolazione del nostro paese. Non per questo, però, tutte le persone sanno regolarsi bene nella scelta della giusta dieta alimentare. Per questo motivo sono sempre più diffuse le professioni di dietista, dietologo e nutrizionista, figure professionali spesso confuse tra loro; in realtà si tratta di tre diverse professioni con un differente percorso formativo.

Il Dietista è una figura sempre più diffusa che si occupa di elaborare le diete prescritte dal medico, collabora con varie figure professionali per quanto riguarda i disturbi alimentari e svolge anche attività didattico-educative. Per diventare Dietista è necessario seguire un corso di laurea triennale attivato presso varie facoltà italiane.

Il Biologo Nutrizionista è un professionista esperto di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione che si occupa di consulenza alimentare e nutrizionale ed elabora diete o profili nutrizionali, sia per persone in condizioni fisiologiche ottimali, sia per individui che, invece, presentano patologie, sempre in stretta collaborazione con il medico.

Per svolgere la professione di Biologo della Nutrizione è obbligatoria l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi (Sezione A),  con la relativa sezione. Per ottenerla è necessario sostenere e superare il relativo Esame di Stato. Per essere ammesso all’Esame di Stato è necessario essere in possesso di una delle seguenti Lauree Specialistiche e/o Magistrali

CONTINUA SU PERUGIATODAY.IT
Foto di mohamed Hassan da Pixabay 

Categorie: Altri blog

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 10

Gio, 07/25/2019 - 09:29
Categorie: Altri blog

Parliamo di robot, robotica e biorobotica

Gio, 07/25/2019 - 08:34

Primo di tre video con una lunga intervista a Maria Grazia Carrozza, Professore Ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna ed esperta di biorobotica.
Nella nostra vita ci sono più robot e più robotica di quanto crediamo…

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_326"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/output/Robotica-1.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/Robotica-1.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

La nuova vita del Rifugio Torino: così l’hi-tech porta in vetta la sostenibilità

Gio, 07/25/2019 - 08:00

Nel cuore delle Alpi la conversione della struttura nata nei primi anni Cinquanta che con pannelli solari, riciclo delle acque e raccolta differenziata dai suoi tremila (e passa) metri punta ancora più in alto nella gestione delle rinnovabili.

Le nuove tecnologie legate alla sostenibilità ambientale formano una cordata perfetta sul massiccio del Monte Bianco. A 3375 metri di altitudine il Rifugio Torino a Punta Helbronner è un modello su scala internazionale di gestione delle risorse e di buone pratiche in alta montagna. Un rifugio alpino con una lunga storia alle spalle che risale ai primi anni Cinquanta, quando nei pressi del colle del Gigante venne edificato il rifugio nuovo di proprietà delle sezioni del Club Alpino Italiano di Torino e Aosta.

E che oggi, dopo aver attraversato diverse fasi, si presenta radicalmente rinnovato con una struttura all’avanguardia collegata all’avveniristica funivia Skyway Monte Bianco che dalla stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, a Courmayeur, conduce velocemente alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty a 2173 metri e poi fino all’ultima a Punta Helbronner, a 3466 metri. Poco sotto la stazione di arrivo, che ospita una terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul Bianco, sull’Aiguille Noire, sul Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, si trova il Torino. Un rifugio tecno-ecologico.

“La facciata dell’edificio esposta a sud è stata dotata di ventotto pannelli fotovoltaici – ci spiega Armando Chanoine, gestore e guida alpina di Courmayeur, mentre percorriamo il tunnel pedonale completamente scavato nella montagna che funge da raccordo per 150 metri tra Punta Helbronner e il Torino – essi ci consentono il riscaldamento dei due grandi stanzoni destinati agli alpinisti e alle guide alpine. L’intera struttura è inoltre attrezzata con un sistema di recupero dell’acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve: attraverso dei cavi riscaldanti posti nelle grondaie e nelle falde del vecchio rifugio, l’acqua viene trasportata in vasche di accumulo fino al rifugio nuovo e usata, dopo la filtrazione, per usi legati alla cucina”.

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Tutta la plastica che si risparmia con lo shampoo solido. E non solo

Gio, 07/25/2019 - 07:00

In un colpo solo dunque si può risparmiare e non danneggiare l’ambiente. Come viene segnalato al sito realsimple.com, con un camion pieno di shampoo solidi puoi lavarti i capelli quanto con quindici camion pieni di shampoo liquidi.  Per fare un esempio ancora più chiaro sulla durata: con circa 250 grammi di shampoo solido è possibile lavarsi i capelli per ben 80 volte.

E dato che i detriti di plastica rappresentano oltre il 65-95% dell’inquinamento marino, lo shampoo solido – senza più necessità di packaging plastico – diventa ancora di più una scommessa su cui puntare per la salvaguardia dell’ambiente.

Nel 2017 Lush, uno dei maggiori produttori dei macaron formato shampoo, ha venduto 1,1 milioni di Shampoo Bars solo negli Stati Uniti, risparmiando una quantità come 3 milioni di bottiglie di plastica da smaltire.

Il suo aspetto può sembrare quello di un comune saponetta, ma nella realtà i due prodotti non sono per niente uguali. Mentre il comune sapone viene preparato con grassi e soda caustica disciolta in acqua con un ph basico e quindi non adatto al lavaggio dei capelli, lo shampoo solido è preparato, in genere, con tensioattivi solidi ricavati dall’olio di cocco che gli conferiscono un ph meno basico e quindi idoneo alla detersione dei capelli. Ai tensioattivi solidi vengono aggiunti in genere acqua, oli e burro vegetale nutriente e oli essenziali.

Essendo un prodotto amico dell’ambiente, per i motivi detti, come principio non deve contenere ingredienti dannosi né per i capelli né per il cuoio capelluto, come il Laurilsolfato di Sodio (SLS), presente molto spesso negli shampoo tradizionali, e non deve essere testato sugli animali. Per cui è sempre bene controllare in ogni caso l’ INCI, come per tutti gli altri prodotti cosmetici o detergenti.

Si trova certamente nei negozi specializzati in prodotti biologici e naturali, in erboristeria, nei negozi che propongono prodotti cosmetici preparati in modo naturale o comodamente online, anche perché sono ormai tantissimi brand che lo producono. Piccolo, comodo, pratico e poco costoso: i panetti di shampoo solido sono l’ideale quando si viaggia, perché durano a lungo, pesano pochissimo e possono stare nel bagaglio a mano.

Ma i capelli saranno altrettanto puliti? Il potere lavante, per chi lo ha provato, sembra essere il medesimo, anche se all’inizio il passaggio può non soddisfare in pieno. Ciò è dovuto al fatto che utilizzando prima prodotti tradizionali, e quindi con parabeni, coloranti, siliconi, i capelli hanno bisogno di tempo per riacquistare un equilibrio. Per questo motivo, al primo lavaggio i capelli potrebbero risultare secchi o stopposi, ma la situazione migliora con il tempo e le chiome tornano ad essere brillanti nel giro di poco.

Per l’uso è possibile strofinarlo tra le mani con un po’ di acqua oppure ancora riempire una bacinella con acqua tiepida, poi immergere il sapone e i capelli, in modo da farli bagnare e insaponare contemporaneamente. Dopo averli sciacquati c’è chi opta per fare un ultimo passaggio usando aceto o limone (da risciacquare) o un comune balsamo per evitare i nodi.

Per conservarlo, non avendo imballaggio e per evitare che si deteriori, basta lasciarlo asciugare su un piano aerato e poi riporlo in un contenitore riciclabile, come un semplice portasapone.

Altre fonti:

https://www.greenme.it/consumare/cosmesi/28385-shampoo-solido
https://www.elle.com/it/bellezza-beauty/capelli/a21944696/shampoo-solido-funziona/

Photo by Drew Coffman on Unsplash

Categorie: Altri blog

La sopravvivenza dei gorilla di montagna dipende da noi

Mer, 07/24/2019 - 21:00

Il racconto di un incontro unico e di un modo per contribuire alla conservazione della specie.

Si dice che i primati abbiano negli occhi lo sguardo degli uomini. Eppure, se vi siete mai trovati vis-à-vis con un gorilla, saprete che siamo noi ad aver ereditato il loro sguardo, ad avere il privilegio di serbare tanta naturale intensità negli occhi. I gorilla delle montagne dell’Uganda conservano una gentile fierezza che non ci appartiene. I loro occhi raccontano di come gli uomini li hanno derubati, di come hanno travalicato i confini della loro casa mettendo a repentaglio l’intera loro sopravvivenza. Neanche quando si osservano nervosi, lanciarsi cavalcando verso i turisti con urla furiose, è possibile veder svanire la potente dignità dai loro occhi. Con la loro carica vogliono spaventare senza aggredire, comunicare che è ora di difendere la propria sicurezza. Il loro monito impone che il nostro tempo è scaduto, ci avverte che siamo rimasti in casa loro già abbastanza.

Ne sono rimasti mille

Per decenni gli uomini hanno invaso con i loro insediamenti i territori abitati dai gorilla, li hanno sfruttati, trasformati in terreni agricoli o di allevamento, e questi animali, per trovare un habitat sicuro dove vivere e riprodursi sono stati costretti ad aree sempre più ristrette. Il gorilla di montagna (gorilla beringei beringei) è una sottospecie del gorilla di pianura dell’Africa orientale, e sopravvive sulla Terra in due luoghi solamente: la catena di vulcani Virunga, sul triplice confine tra Ruanda, Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, e all’interno del parco nazionale di Bwindi in Uganda (Bwindi impenetrable forest). Questi luoghi ospitano due gruppi isolati di gorilla di montagna: poco più di 600 gorilla Virunga e altri 400 esemplari nel Bwindi. Oggi, infatti, insieme contano circa mille gorilla. Per questo, per anni, sono stati categorizzati dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), come specie a rischio critico di estinzione.

Continua a leggere su LIFEGATE.IT

Categorie: Altri blog

Belluno, vacanza gratis sulle Dolomiti per chi riesce a spegnere computer e telefonino

Mer, 07/24/2019 - 16:00

Si chiama ‘Recharge in Nature in the Heart of the Dolomites‘ il concorso, promosso da Dolomiti Maadness, che mette in palio una vacanza gratis sulle Dolomiti del Veneto per chi rinuncia al telefono ed è disposto a vivere immerso nella natura.

Cinque giorni disconnessi dal mondo per rigenerare corpo e mente, ma anche per aiutare il territorio. Le persone selezionate, infatti, verranno coinvolti anche in piccole attività di volontariato con i residenti attraverso le quali parteciperanno alla rinascita di quella terra, gravemente colpita durante l’autunno dalla tempesta Vaia.

Continua a leggere e guarda il video su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Roma come Istanbul: «Più ricicli, più viaggi»

Mer, 07/24/2019 - 15:00

Scatta la campagna Atac che a Roma consentirà ai viaggiatori di ottenere un bonus per l’acquisto dei biglietti tramite app a fronte del conferimento in apposite macchine di bottiglie in plastica o Pet da avviare al riciclo.

La nuova campagna green della municipalizzata romana si chiama “+Ricicli +Viaggi” e si estenderà in via sperimentale per 12 mesi. Coinvolgerà in particolare i viaggiatori che fruiscono del servizio B+. Il Coripet – Consorzio per il Riciclo del PET – ha installato tre macchine nelle stazioni di Cipro Metro A, Piramide Metro B e San Giovanni Metro C, mentre i partner MyCicero e Tabnet hanno sviluppato il sistema e finanzieranno i bonus erogati tramite app.

Il meccanismo è molto semplice: i viaggiatori inseriscono le proprie bottiglie da riciclare nella macchina e riceveranno 5 centesimi a bottiglia (valore attuale fissato per la fase di lancio dell’iniziativa). Il corrispettivo viene erogato sotto forma di cashback e incrementa il portafoglio virtuale dell’app da cui poi è possibile acquistare i titoli di viaggio (Bit 100 minuti, 24/48/72h e abbonamento mensile). Questo “gruzzolo” si può accumulare senza limite e si scala, dunque, durante la fase di acquisto dei biglietti a partire dai 5 minuti successivi al conferimento delle bottiglie. Tutte le bottiglie raccolte nelle tre fermate, torneranno ad essere nuove bottiglie.

Lo stesso esperimento in Turchia e Thailandia

Non si tratta del primo esperimento simile: segnaliamo il caso di Istanbul e quello di Surabaya, la seconda città dell’Indonesia in ordine di grandezza. A Istanbul i viaggiatori possono conferire nei contenitori bottiglie di plastica e lattine di alluminio. Una bottiglia di plastica da mezzo litro permette di ricevere in cambio 3 centesimi turchi, una lattina 9 centesimi. Un biglietto costa 2,6 lire turche. L’importo viene accreditato sulla card per l’acquisto dei titoli di viaggio. In Indonesia le bottiglie si possono consegnare alle stazioni e si paga direttamente. Un biglietto della durata di circa 2 ore costa 10 contenitori in plastica o 5 bottiglie, in base alla grandezza.

Perché un vantaggio economico è la leva più efficace

Le immagini degli animali marini uccisi dalla plastica che riversiamo a tonnellate nei fiumi, nei mari e negli oceani di tutto il mondo fanno riflettere e sono un pugno nello stomaco. Ci spingono a compiere scelte intelligenti, ad evitare l’utilizzo della plastica il più possibile. Ma poi ci ritroviamo a lottare con packaging abominevoli e, a volte, anche con la scomodità di portare avanti una raccolta differenziata efficace. In certi casi è complicatissimo evitare di avere a che fare con la plastica. “Cono o coppetta?”: se fosse sempre così facile scegliere ci libereremmo dalla plastica in tempi rapidissimi. Ma così non è.

Così ci ritroviamo a differenziare, che comunque male non è, visto che la plastica ha il vantaggio di poter essere riciclata e riutilizzata un’infinità di volte. Fermo restando, dunque, che la scelta migliore sarebbe sempre quella di non consumare plastica inutile, soprattutto quella usa e getta che è frutto di decine di anni di consumismo sfrenato e disattento, molte persone faticano ancora a trovare nella mente una molla che li spinga a riciclare sempre e comunque. Pigrizia, forse. La comunicazione sull’importanza del riciclo ormai è martellante, tutti siamo a conoscenza di quanto il nostro Pianeta sarebbe migliore se nel nostro piccolo ci impegnassimo di più. I dati sulla differenziata in Italia sono incoraggianti, ma la percezione è spesso quella di un impegno senza un ritorno immediato. Sì, contribuisce a rendere la Terra per i nostri figli un luogo più ospitale, gli animali marini ringrazieranno… ma cosa cambia se per una volta buttiamo una bottiglia di plastica nel contenitore dell’indifferenziato? Purtroppo non tutti hanno recepito l’importanza di ogni singolo gesto, non tutti si sentono responsabili delle proprie scelte di acquisto e non tutti hanno i sensi di colpa. Ecco perché un vantaggio economico può essere utile.

Non solo. Chiedere ai cittadini di conferire la plastica in una macchina e dar loro in cambio un biglietto per l’utilizzo dei mezzi pubblici si traduce in altre due opere di sensibilizzazione: si spingono le persone a preferire bus e metro rispetto alle auto e si spingono gli utenti a preferire il canale mobile per l’acquisto dei biglietti. O almeno si spera.

Categorie: Altri blog

Niente più sigarette entro il 2030

Mer, 07/24/2019 - 13:00

Niente più fumatori entro il 2030, questo uno degli ambiziosi obiettivi riportati nel Libro Verde pubblicato dal governo inglese, che sta adottando tutta una serie di misure per riuscire nell’intento. Il fumo in Inghilterra è infatti una delle principali cause di malattie prevenibili e di morte prematura, come sottolinea un rapporto del governo.

Basti pensare che circa la metà dei fumatori perde in media 10 anni di vita e nel 2016 si sono contati circa 78.000 decessi dovuti proprio al fumo, vale a dire il 16% di tutti i decessi del Regno Unito. Tuttavia rispetto agli anni passati si è già avuto un notevole miglioramento e l’obiettivo, come premesso, è quello di ridurre ulteriormente i fumatori, arrivando a una società senza fumo entro il 2030. Secondo il governo, passo dopo passo, l’intento verrà raggiunto, anche perché i fumatori stanno diminuendo anno dopo anno, come dichiarato dal rapporto:

“Il tasso di fumo degli adulti in Inghilterra continua a diminuire di anno in anno ed è ora a un livello record. Nel 2017, il 14,9% delle persone in Inghilterra di età pari o superiore a 18 anni fumava, pari a 6,1 milioni di persone. Se questa tendenza continua, si ridurrà tra l’8,5% e l’11,7% entro il 2023. PHE chiede che il piano a lungo termine del SSN si impegni a raggiungere una società senza fumo entro il 2030 con una prevalenza per adulti del 5% o meno.

CONTINUA SU GREENME.IT

foto: Foto di Martin Büdenbender da Pixabay 

Categorie: Altri blog

Bollette energia, si potrebbe risparmiare fino al 20%

Mer, 07/24/2019 - 10:36

Elettricità Futura, Energia Libera, Utilitalia e AIGET – associazioni rappresentative del settore elettrico – in una lettera inviata al Governo hanno richiamato l’attenzione sul tema Oneri di Sistema (componenti fisse presenti nella bolletta dell’energia elettrica a copertura delle attività di interesse generale per il sistema elettrico), proponendo un’esclusione di tali importi dalle bollette e una loro fiscalizzazione che consentirebbe di “alleggerire” la bolletta del cliente finale di oltre il 20%.

n questo modo, attraverso una più lineare ed equa corrispondenza tra quanto consumato e quanto pagato, il consumatore, attore centrale nel processo di transizione energetica, sarebbe in grado di comprendere meglio gli effetti dei propri comportamenti in un’ottica di efficienza energetica.

In particolare, la proposta delineata dagli operatori suggerisce l’avvio di un percorso graduale, date le criticità presenti per una immediata fiscalizzazione degli Oneri, che affida a un soggetto pubblico Terzo la responsabilità della gestione del gettito degli Oneri di sistema.

Una soluzione che garantisce una maggiore equità fiscale, in quanto la copertura di tali oneri si calcolerebbe in base al reddito e non ai consumi elettrici e che scongiura la ricaduta generalizzata degli Oneri non riscossi sulla collettività, come attualmente avviene, in quanto attribuirebbe al soggetto Terzo il recupero delle morosità dai soggetti che la generano.

CONTINUA SU HELPCONSUMATORI.IT

Foto di Michael Schwarzenberger da Pixabay

Categorie: Altri blog

Raffaele Cantone dà le dimissioni dall’Autorità Nazionale Anticorruzione

Mer, 07/24/2019 - 10:30

Raffaele Cantone lascia l’Anac. Dopo oltre cinque anni alla presidenza dell’Anticorruzione, lo annuncia lui stesso in una lettera sul sito dell’Autorità. «Sento che un ciclo – si legge nel testo – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo».

La scelta era nell’aria già da febbraio, quando People For Planet aveva pubblicato questo articolo.

I mesi trascorsi da allora, anziché ridurre le distanze tra Cantone e il Governo, le hanno ulteriormente divaricate, con il Governo impegnato a studiare una serie di misure che riducono le garanzie anticorruzione e anticriminalità organizzata nell’aggiudicazione degli appalti.

Le dimissioni di Cantone rappresentano un duro colpo per l’Anticorruzione, organismo grazie al quale l’Italia era risalita in cinque anni dal sessantanovesimo al cinquantatreesimo posto nel Corruption Perception Index.

Fonte Immagine: L’Espresso

Categorie: Altri blog

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 9

Mer, 07/24/2019 - 09:29
Categorie: Altri blog

Come se la passa la città che ha rimpiazzato i mezzi pubblici con Uber

Mer, 07/24/2019 - 08:00

Innisfil è una piccola città di circa 40mila abitanti della provincia dell’Ontario, in Canada, nata su un’ex area rurale non molto distante da Toronto che ha visto una rapida espansione demografica nel corso degli ultimi anni. Un paio di anni fa l’amministrazione cittadina si è trovata ad affrontare un problema non semplice per una città alle prese con la crescita improvvisa dei suoi abitanti: come fare a garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente e mantenere al tempo stesso i costi contenuti?

L’opzione principale sul tavolo era l’investimento su tre nuove linee di autobus, che però sarebbero costate all’incirca un milione di dollari canadesi all’anno (poco meno di 700mila euro): una cifra che in quel momento la città non poteva permettersi. Si decise così di provare con qualcosa di completamente diverso, che avrebbe potuto costituire un risparmio per le casse cittadine: affidarsi completamente a Uber, la società conosciuta soprattutto per il suo servizio a metà tra i taxi e il noleggio di auto con autista, che mette in collegamento autisti e passeggeri tramite un’app.

«Volevamo mettere in contatto tutti gli autisti della città con quelli che hanno bisogno di passaggi: abbiamo pensato che potesse essere la base per tutto il nostro sistema di trasporti, e dato che Uber lo faceva già, ci è sembrata la soluzione più sensata», ha detto al Guardian Paul Pentikainen, che si occupa della pianificazione urbana di Innisfil. Due anni fa è stata così avviata una collaborazione con Uber, e da allora chiunque usi l’app mentre si trova in città può scegliere l’opzione Innisfil Transit per viaggiare con un’auto di Uber a prezzi ridotti.

Continua a leggere su ILPOST.IT

Categorie: Altri blog

La prima auto tutta biodegradabile

Mer, 07/24/2019 - 07:00

Il peso della vettura è di soli 360 chilogrammi. Una city car che non inquina e che è facile da smaltire a fine delle sue corse.

È la prima auto ad “economia circolare” al mondo e si chiama Noah: una due posti elettrica (20CV) realizzata con materiali bio compositi ed è anche la quinta autovettura realizzata dalla University of Technology di Eindhoven, nei Paesi Bassi.  

Per quanto riguarda i materiali: telaio e scocca sono composti da barbabietola da zucchero e lino, inglobati da due pannelli rigidi di fibra vegetale a struttura a nido d’ape. Per la carrozzeria è stata utilizzata una speciale bio resina mentre le ruote, i cristalli elettrici e le batterie al litio sono riciclati.

Passiamo agli interni: è piccola ma ha sedute comode, i freni sono di ultima generazione e la plancia di strumentazione è essenziale. Non sono presenti molti optional, perché, come sottolineato dai progettisti, sono stati sacrificati in nome dell’efficienza del progetto.

Il motore elettrico è alimentato da sei batterie modulari estraibili, per far spazio ad accumulatori di nuova generazione, quando saranno disponibili. Le portiere sono immaginate col sistema di lettura dei codici a barre (NFC) in modo che il car sharing possa diventare una delle opzioni di utilizzo.

Il progetto prevede la richiesta dell’omologazione stradale, ma l’obiettivo del progetto è soprattutto una sfida: la dimostrazione che, nel futuro, sarà possibile produrre un’auto davvero “sostenibile”. Il gruppo TU/Ecomotive, in tal senso, sta già portando avanti dei contatti con i grossi gruppi automobilistici.

L’unità elettrica dovrebbe garantire una velocità massima di 100-110 km/h, mentre l’autonomia dichiarata con un pieno è di 200-250 km.

Vedi il video di presentazione di Noah!

https://www.youtube.com/watch?v=lTWFFvMhHKI

Altre fonti:
https://www.repubblica.it/motori/sezioni/ambiente/2019/05/17/news/noah_la_prima_auto_elettrica_bio_dell_economia_circolare-226293033/
https://www.veicolielettricinews.it/noah-lauto-elettrica-100-green-fa-tappa-a-milano/
http://motori.quotidiano.net/autoecologiche/noah-lauto-elettrica-fatta-materiali-ecosostenibili.htm

Fonte immagine: www.ed.nl

Categorie: Altri blog

Sei pazienti con Parkinson sfidano a nuoto lo Stretto

Mar, 07/23/2019 - 21:00

Saranno 30, di cui 6 parkinsoniani, gli atleti che lunedì 29 luglio attraverseranno a nuoto lo Stretto di Messina, sfidando gli oltre 3,5 km di mare che separano Punta Faro, in Sicilia, da Cannitello, in Calabria.

L’iniziativa #SwimForParkinson rientra nell’ambito del progetto ‘Un mare da Vivere… senza Barriere’, promosso dall’associazione L’Aquilone Onlus di Messina, ed è patrocinata dall’Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento (Limpe-Dismov). “Lo stress associato alla malattia, sia in fase iniziale che avanzata, influenzano la qualità della vita dei pazienti con Parkinson e dei caregiver”, spiega Pietro Cortelli, presidente della Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus e ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna.

“In particolar modo – aggiunge – i disturbi dell’affettività e della sfera cognitiva, ansia e depressione contribuiscono al deterioramento della qualità di vita. Per questo è necessario, per quanto possibile, anche mantenere i propri interessi e fare molto sport. Il nuoto, ad esempio, porta dei benefici fisici, ma anche mentali”.

Continua a leggere su ANSA.IT

Categorie: Altri blog

Vacanze, 1 italiano su 5 in viaggio con cani e gatti

Mar, 07/23/2019 - 16:00

Quest’estate parte in vacanza con il proprio animale quasi un italiano su cinque (19%) grazie ad una accresciuta cultura dell’ospitalità “pet friendly” lungo tutta la Penisola. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, in occasione del primo weekend da bollino rosso della stagione, dalla quale si evidenzia che appena una minoranza del 13% rinuncia alla vacanza perché non è possibile accogliere nella struttura scelta cani e gatti o anche uccelli conigli, tartarughe e pesci. Tuttavia, questa maggiore disponibilità purtroppo non ha ancora debellato completamente la piaga degli abbandoni che, denuncia la Coldiretti, “registra il picco proprio nei mesi estivi in cui si calcola che vengano lasciati per strada circa 20mila cani al mese”.

“La maggioranza dei 39 milioni di italiani in viaggio per vacanze quest’estate – riferisce Coldiretti – ha scelto di alloggiare in case di proprietà, di parenti e amici o in affitto dove si cerca di ricreare l’ambiente domestico per ridurre al minimo lo stress del cambiamento.

Continua a leggere su ANSA.IT

Categorie: Altri blog

“E i terremotati?” scrivono i leoni da tastiera, ma il governo tace

Mar, 07/23/2019 - 15:00

A dieci anni dal terremoto, dalla scossa che alle 3.32 del 6 aprile del 2009 causò la morte di 309 persone a L’Aquila, lasciando oltre 80 mila senza casa, la ricostruzione della città procede a rilento “e i terremotati?”, come dicono i benaltristi di fronte a ogni azione di solidarietà compiuta a favore dei “non italiani”, sembrano non rientrare nelle priorità nemmeno di Matteo Salvini, assente quando era necessario esserci per ottenere fondi destinati alle città italiane colpite dai terremoti. Città come L’Aquila, che vantava un centro storico con oltre 1200 attività e che oggi conta in tutto 20 esercizi commerciali. O come Amatrice, che lo scorso gennaio, tramite la voce dell’allora sindaco Filippo Palombini, ha accusato il governo di concentrarsi sulla finta emergenza dei migranti ignorando l’emergenza vera e cronica di chi a distanza di anni non riesce ad avere un tetto sopra la testa e una possibilità di riscatto: “Il governo si è dimenticato di noi. La ricostruzione non è mai partita, non possiamo accettarlo”.

Gli stessi cittadini di Amatrice si sono schierati più volte contro la propaganda populista che li utilizza come argomento anti-migranti, quasi fossero moneta di scambio in una gara a chi è più disperato. Hanno spiegato che il loro problema è poter contare su un presidio giornaliero dei vigili del fuoco (indispensabili in ogni emergenza, dall’assistenza ai cittadini al recupero dei beni nelle abitazioni colpite dal terremoto e ancora inagibili e pericolanti) che sia garantito, accresciuto, non limitato a 4 persone più un mezzo di soccorso. Hanno espresso rabbia per le bufale, le foto false e le strumentalizzazioni che li vedono protagonisti di vuoti slogan. 

“E i terremotati?” Giusto, facciamo un po’ di chiarezza. 

Il silenzio del governo farebbe supporre che stanno tutti bene e hanno una casa nuova, efficiente e in classe energetica A++. Invece lo scorso 19 maggio i terremotati del Centro Italia si sono riuniti e presentati nella piazza di Montecitorio per protestare contro le politiche del governo, dicendo di considerare “tradite le roboanti rassicurazioni in campagna elettorale, quei comizi non sono stati degli impegni assunti, ma delle passerelle elettorali”. 

Come dimenticare Matteo Salvini, allora europarlamentare, negli studi di Otto e Mezzo della giornalista Lilli Gruber con i doposci fresco dal tour tra le città colpite dal sisma. Una felpa per ogni città, uno slogan per ogni tappa. Quando il Parlamento europeo votò a settembre 2017 per lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro in favore dei terremotati italiani, Salvini era assente. Salvini, per i terremotati, non ha fatto nulla. A non saperlo sono rimasti i benaltristi, gli sciacalli mediatici, i livorosi, e i populisti, che purtroppo compongono una cospicua fetta di cittadinanza. 

Tra gli impegni a favore degli italiani annunciati dall’attuale governo non risulta esserci un interessamento concreto per i terremotati

Stando ai dati della “Relazione sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica nella Regione Abruzzo” pubblicata nel giugno 2017 e aggiornata al 31 dicembre 2016, per la ricostruzione de L’Aquila sono stati stanziati 21 miliardi di euro. Servono altri 4 miliardi per completare la ricostruzione, il cui costo complessivo è stimato di 25 miliardi di euro. A oggi però sono stati richiesti soltanto 12 miliardi (meno della metà della copertura del danno) e quelli realmente stanziati sono solo 8,85.

Una gestione lenta e spesso non trasparente, come dimostrano le sei accuse di abuso d’ufficio, una di peculato e una di truffa mosse all’ex sindaco e attuale senatore della Lega Giuliano Pazzaglini, in concorso con l’ex presidente della Croce Rossa di Visso Giovanni Casoni. Per la procura, Pazzaglini avrebbe dirottato circa 120mila euro di donazioni su due società, costituite ad hoc per intercettare le donazioni verso i terremotati. Il procuratore capo Giovanni Giorgio ha chiesto alla Guardia di Finanza di riesaminare le donazioni, e lo scorso giugno ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini. A vigilare, tuttavia, ci sono progetti esemplari come OpenData Ricostruzione, dove è possibile monitorare tutte le risorse impiegate nel dopo terremoto: dall’emergenza post-sisma alla ricostruzione edilizia pubblica e privata, allo sviluppo economico delle attività lavorative:  

“Se la ricostruzione privata procede con lentezza, la ricostruzione pubblica è completamente ferma, come le scuole che ancora aspettano nel limbo, nessuna scuola aquilana ancora è stata ricostruita e pensare che i 48 milioni previsti per la ricostruzione delle scuole sono già arrivati al comune dell’Aquila dal 2012, quindi da sei anni», ha detto Sara Vegni di ActionAid in occasione dei 10 anni dal terremoto de L’Aquila. 

Se c’è una cosa buona dei migranti che tocca a tutti riconoscere, anche agli anti-migranti, è stata l’avere aumentato la sensibilità degli italiani nei confronti dei terremotati.
Quindi, caro governo, e i terremotati? 

Foto in copertina di Federica Fiocco

Categorie: Altri blog

A tutta Bioplastica! (Infografica)

Mar, 07/23/2019 - 12:53

Dall’amido di mais (il Mater-Bi, conosciutissimo) ma anche dall’avocado (i semi), dai limoni, dai gusci di aragosta.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Categorie: Altri blog

Greta Thunberg torna a Parigi, ma l’accoglienza non è come previsto

Mar, 07/23/2019 - 11:38
Climate Change – cambiamento climatico Greta Thunberg è un’attivista svedese (Fonte: canale YouTube Marcello Billia)

Dalla stampa nazionale:

Parigi «Per combattere il cambiamento climatico in modo intelligente, non abbiamo bisogno di guru apocalittici, ma di progressi scientifici e di coraggio politico», scrive su twitter Guillaume Larrivé alla vigilia dell’ingresso di Greta Thunberg nell’Assemblea nazionale francese.

Il deputato gollista, probabile nuovo leader dei Republicains, invita al boicottaggio della 16enne. Con lui, onorevoli della destra moderata e lepenisti si schierano contro la «profetessa in pantaloncini corti» che oggi terrà un discorso a Palazzo Borbone.

Greta torna a Parigi, ma non è solo la destra a nutrire dubbi sull’invito. La gauche giudica «incomprensibile» che l’attivista arrivi nel giorno in cui la pattuglia macroniana dirà «sì» al trattato di libero scambio Canada-Ue (Ceta), avversato proprio dagli ecologisti. Pure la maggioranza presidenziale si spacca: «Potremmo onorare anche gli scienziati che hanno agito per anni per il pianeta, usare il manicheismo del bene contro il male è troppo semplice», scrive Bénédicte Peyrol di En Marche. Perché il ritorno a Parigi di Greta Thumberg è così divisivo? Invitata da Matthieu Orphelin – onorevole e alla testa del collettivo «Per il clima» che conta 162 deputati, la 16enne non parlerà nell’emiciclo vero e proprio. Sarà ricevuta dal vicepresidente dell’Assemblée, poi un dibattito nella sala Victor Hugo tra le 12 e le 13,45, con 350 posti. Tanto basta a far inalberare la maggioranza, che non si stringe attorno all’eroina ecologista, improvvisamente diventata «scomoda». Continua a leggere (Fonte: “Greta ritorna a Parigi E trova un brutto clima”- ILGIORNALE.IT di Francesco De Remigis)

  • GRETA THUNBERG, CHI È LA 16ENNE SVEDESE CHE LOTTA PER IL CLIMA. (…) Greta Thunberg è nata a Stoccolma, in Svezia, il 3 gennaio 2003. È figlia della cantante d’opera Malena Ernman e dell’attore Svante Thunberg. Quando aveva 11 anni, a Greta è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, che fa parte dello spettro autistico e che talvolta non viene diagnosticata fino all’età adulta, soprattutto nelle donne (come TPI ha documentato raccogliendo questa testimonianza).

È stata Greta stessa a parlare della sua malattia, in un Ted Talk del 2018, durante il quale ha dichiarato: “A 11 anni mi sono ammalata. Ho smesso di parlare e di mangiare. In due mesi ho perso 10 chili. Più tardi mi è stata diagnosticata la sindrome di Asperger e un mutismo selettivo. In pratica parlo solo quando ritengo sia necessario. Questo è uno di quei momenti.

Per quelli che come me sono aldilà dello spettro (autistico) quasi tutto è bianco o nero. Credo che sotto molti aspetti gli autistici siano normali mentre il resto delle persone molto strane. Come quando affermano che il cambiamento climatico è una minaccia seria e poi continuano a comportarsi come sempre.”

La Svezia e il mondo hanno imparato a conoscere di che pasta fosse fatta questa adolescente il 20 agosto 2018, quando Greta Thunberg ha deciso di scioperare per la prima volta per il cambiamento climatico dinanzi al parlamento svedese. Continua a leggere (Fonte: TPI.IT di Anna Ditta)

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SPIEGATO SEMPLICE

Fonte: Focus Junior

Le temperature si alzano, i ghiacci si sciolgono, l’inquinamento aumenta. Vi spieghiamo in pochi e semplici passaggi come sta cambiando il clima e cosa possiamo fare per “guarire” il nostro pianeta terra. (Fonte: FOCUS JUNIOR)

Fonte immagine copertina: Corriere del Ticino

Categorie: Altri blog

Avviso importante per i celiaci

Mar, 07/23/2019 - 09:32

Arriva in Italia il primo richiamo per presenza “accidentale” di glutinelecce, 22/07/2019 – 22:45 (informazione.it – comunicati stampa – cibi e bevande) L’ingestione di glutine per una persona affetta dal morbo celiaco non è cosa da prendere alla leggera, perché potrebbe causare irritazione e infiammazione della mucosa intestinale, con conseguenti dolori addominali e diarrea; e anche in assenza di questi sintomi immediati e evidenti, assumere accidentalmente e comunque involontariamente particelle di glutine può, alla lunga, provocare tossicità e danni seri alla salute del paziente celiaco. E’ facile capire quanto la “sicurezza” di un alimento sia fondamentale per un soggetto allergico al glutine … sicurezza che dovrebbe derivare dal scegliere prodotti indicati nel Prontuario degli alimenti dell’Associazione Italiana Celiachia e dalla lettura attenta delle etichette.

La scritta “SENZA GLUTINE” sulla confezione di un cibo dovrebbe poi facilitare le cose, ma il recente avviso di ritiro dal mercato di due lotti delle confezioni, PLUMCAKE SENZA GLUTINE BENESÌ MULTIPACK gr 216, con pezzi da 6, lotto CL086D con scadenza 25/07/2019 e lotto CL164P con scadenza 11/10/2019 (Ean 8001120825841) commercializzati con il marchio COOP, dimostra che non può essere considerata una garanzia. Infatti COOP ha oggi pubblicato sui loro siti un avviso con cui comunicano il ritiro dai suoi scaffali delle confezioni del prodotto sopra indicato perché hanno riscontrato la presenza indesiderata di glutine: ” Possibile contaminazione puntiforme da glutine”. I prodotti sono generalmente sottoposti a un rigido controllo a tutti i livelli della produzione e per tale ragione durante un’ispezione tra gli ingredienti di questo prodotto, sono state trovate sostanze contenenti glutine, eppure sulla confezione appare la dicitura “senza glutine”. Considerato l’elevato rischio per un consumatore allergico o intollerante al glutine rappresentato da questo alimento non conforme, la notizia del richiamo del prodotto dal commercio è giustamente evidenziata da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. I clienti celiaci devono restituire il prodotto in qualunque punto di vendita COOP che provvederà alla sostituzione o al rimborso. Il prodotto può essere consumato in tutta tranquillità dai clienti non intolleranti al glutine. Per ulteriori informazioni contattare il Numero Verde 800-805580. Si tratta quest’anno del primo richiamo di prodotti normalmente destinati anche ai celiaci effettuato per “Possibile contaminazione puntiforme da glutine” (la motivazione data dal gruppo della Grande distribuzione organizzata). Negli anni passati non sono stati pochi i casi in cui è stata indicata in etichetta “per errore” la dicitura “senza glutine” con conseguente ritiro dei prodotti dal mercato. 

VEDI INFORMAZIONE.IT

Categorie: Altri blog