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Aggiornato: 2 ore 53 min fa

Ferragosto: dal riposo delle mucche al falò in spiagga

14 ore 28 min fa

Forse non tutti lo sanno ma questa giornata di mezza estate vede le sue origini in tempi antichissimi e, ad oggi, non sospetti.

Quali sono le origini del Ferragosto?
Il Ferragosto, oggi sinonimo di grigliate, gavettoni e gite fuori porta con gli amici, venne istituito duemila anni fa, nel 18 avanti Cristo, dal primo imperatore romano Ottaviano Augusto. La storia narra che l’imperatore decise di concedere questo giorno come un momento di riposo dalle attività lavorative. Il termine, che trova le sue origini nel calendario pagano, deriva dal latino Feriae Augustalis (o Augusti) e tradotto letteralmente significa riposo di Augusto.

Inizialmente istituito come periodo di riposo e festeggiamenti che si svolgevano nella prima parte del mese di agosto, vede la sua origine nella tradizione dei Consualia, due feste pagane che celebravano la fine dei lavori agricoli dedicate al dio Conso, dio della terra e della fertilità.  In tutto l’Impero venivano organizzate feste e celebrazioni dove al centro dell’attenzione erano posti gli animali da tiro che, esentati eccezionalmente dai lavori agricoli, venivano adornati di fiori e ghirlande. Era anche usanza che, durante i giorni di festeggiamenti nell’arco del mese di agosto, i contadini porgessero gli auguri ai proprietari dei terreni, ricevendo in cambio, dagli stessi, una mancia. Nessuno lavorava, uomini e animali avevano la possibilità di riposarsi, poiché i contadini, con l’indispensabile contributo della forza animale, avevano già provveduto a raccogliere i frutti della terra nei loro campi.

L’adozione della festività pagana da parte della Chiesa cattolica
L’antica ricorrenza fu assimilata intorno al VII secolo dalla Chiesa cattolica, che fissò al giorno del 15 agosto la celebrazione dell’Assunzione di Maria in cielo. L’istituzionalizzazione di questa celebrazione ne permise la diffusione, seppur non in modo omogeneo, in tutti i paesi cattolici.

Come festeggiare in modo Green il nostro Ferragosto?
Pochi punti di seguire per festeggiare in modo ecologico, sostenibile e attento all’ambiente questa festa tanto attesa:

1) Se decidi di passare questo giornata in compagna di amici e parenti con un picnic fuori porta assicurati di utilizzare stoviglie e piatti compostabili e/o di ceramica in alternativa a quelli usa e getta. Inoltre, al termine della giornata dedica qualche minuto per controllare di non aver dimenticato i rifiuti della scampagnata. Ricorda: differenziare la spazzatura è sempre possibile e doveroso!

2) Se di abitudine festeggi questa giornata con l’accensione di un tradizionale falò, assicurati di farlo nel rispetto delle leggi vigenti e in totale sicurezza. Ricorda che all’interno dei boschi non è possibile accendere fuochi laddove non vi sia un’area attrezzata. Inoltre, anche questa estate siamo stati testimoni di terribili incendi in tutta l’Europa e nel mondo, assicurati di non dimenticare rifiuti infiammabili e non gettare mai mozziconi di sigaretta in un ambiente naturale.

3) Il Ferragosto coincide con l’inizio delle tue ferie estive o hai deciso di cogliere l’occasione per dedicarti un giorno di relax lontano da casa? Trova delle soluzioni alternative al viaggio in macchina o, se proprio non puoi farne a meno, condividi il tuo tragitto sui siti appositi offrendo (o ricevendo) un passaggio, più economico e sostenibile rispetto a un viaggio in solitaria!

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: in cima al mondo!

15 ore 18 min fa

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Grande Vittoria per la petizione #BastaAmianto

Lun, 08/13/2018 - 04:45

Un entusiasmante percorso quello intrapreso alcuni mesi fa da Annalisa Corrado di Kyoto Club, figura di grande impegno in ambito energetico e ambientale dell’associazionismo e della politica italiana, che proprio nei giorni scorsi ha consegnato al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa le oltre 55.000 firme raccolte, dopo che lo stesso Ministro, insieme al Presidente della Commissione Industria del Senato Gianni Girotto, si erano impegnati a ripristinare l’incentivo per chi bonifica le superfici in amianto installando impianti fotovoltaici, come chiesto dalla petizione.

Infatti sembra proprio che nel decreto FER che incentiverà le rinnovabili elettriche per il triennio 2018-2020 sarà inserita una premialità per chi sostituisce i tetti di amianto con pannelli solari fotovoltaici.

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Il turismo sostenibile piace, se lo fanno gli altri…

Lun, 08/13/2018 - 04:38

Un’anticipazione dei risultati dell’VIII rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo” realizzato da Ipr Marketing per la Fondazione Univerde, che sarà presentato completo il prossimo 27 settembre a Roma, rivela che sempre più italiani (78% contro il 76% del 2017) conoscono la definizione di turismo sostenibile, inteso come vacanza che rispetta l’ambiente, cerca di ridurre i consumi di energia e di risorse del territorio ma pochi lo praticano veramente (solo il 20% contro il 18% del 2017). Il 41% lo considera eticamente corretto e il 28% vicino alla natura.
Il rapporto riguarda anche l’ecoturismo (o turismo responsabile), dove alla sostenibilità ambientale si unisce anche il rispetto delle popolazioni locali. Il 64% (contro il 62% nel 2017) degli intervistati conosce la definizione di ecoturismo. Il turista responsabile, per fare un esempio, rifiuta che i profitti dell’attività turistica rimangano in mano ai proprietari o ai gestori senza un vero guadagno per la popolazione locale, situazione molto diffusa in alcuni Paesi in via di sviluppo.

Turismo Sostenibile
(Definizione adottata dall’Organizzazione Mondiale del Turismo)
Il turismo sostenibile è definito come quella forma di turismo che soddisfa i bisogni dei viaggiatori e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro.

Turismo Responsabile
(Definizione adottata dall’Associazione Italiana turismo Responsabile)
Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo i principi di giustizia sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.

Qui 8 percorsi di trekking in Italia. Il trekking è la forma di turismo sostenibile più in voga

 

Fonti:

http://www.viaggiarelibera.com/turismo-sostenibile-e-responsabile/

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2018/06/26/turismo-sostenibile-agli-italiani-piace-pochi-praticano_0gMXqDPcrVb0it1Mte8MhK.html

Immagine di copertina: disegno di Armando Tondo, luglio 2018

 

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: dei Ritmi e degli Armeni

Lun, 08/13/2018 - 02:40

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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La Svezia raggiunge gli obiettivi rinnovabili del 2030 con 12 anni di anticipo

Lun, 08/13/2018 - 02:39

La Svezia, tenendo conto del numero di turbine eoliche già costruite e gli investimenti previsti per il resto dell’anno, raggiungerà nel 2018 gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili previsti per il 2030 con 12 anni di anticipo sulle previsioni.

Nel 2012 Svezia e Norvegia hanno siglato un accordo per aumentare la loro produzione di energia eolica di 28,4 terawattora (TWh) entro il 2020, ma non contenta Stoccolma, che da sempre ha sfruttato le rinnovabili soprattutto grazie all’idroelettrico e alle biomasse, ha deciso di pianificare altri 18 TWh di sviluppo eolico entro il 2030.

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Viaggiare rende felici. Lo dice la scienza!

Dom, 08/12/2018 - 04:42

Secondo uno studio dal titolo “A Wonderful Life: Experiential Consumption and the Pursuit of Happiness” pubblicato dal Journal of Consumer Psychology, viaggiare rende felici, una felicità che dura nel tempo, a differenza dello shopping di cose materiali che rende felici a breve termine.
Lo studio ha coinvolto 17.000 persone di 17 Paesi diversi e il 70% dei partecipanti ha confermato che spendere soldi per un viaggio rende più felice che comprare qualsiasi altro bene materiale.
L’emozione di un viaggio inizia quando si prenota e in pratica non finisce mai, rimane indelebile nella nostra personalità. Viaggiare aumenta l’autostima, migliora le relazioni personali (il contatto con una popolazione straniera potenzia la flessibilità cognitiva), rende più bravi a risolvere i problemi (lo ha dimostrato uno studio su studenti che vivono all’estero pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology), aumenta la tolleranza e diminuisce i pregiudizi razziali, favorisce i cambiamenti (spezzano la routine e ci fanno esaminare le nostre abitudini).
Uno studio di Businessweeek dimostra che i Paesi in cui si hanno più giorni di ferie sono i più produttivi nel lavoro.
Infine secondo una ricerca condotta dagli studiosi del Baylor College of Medicine di Houston viaggiare altera la percezione del tempo, rallentandola. Quindi si ha l’impressione di vivere più a lungo.

Fonti:

https://siviaggia.it/notizie/viaggiare-rende-felici-10-motivi-scientifici-dal-dna-alle-statistiche/125964/

https://www.grazia.it/stile-di-vita/viaggi/viaggiare-rende-felici

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

 

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Essere bilingue allena la mente e la mantiene giovane

Dom, 08/12/2018 - 02:43

“La mente se adeguatamente sollecitata può non invecchiare”. Lo ha detto il medico e ricercatore Roberto Pili, a Pula a Casa Frau, alla presentazione di Fidelidade: favola bilingue, in italiano e sardo, inserita nel progetto scientifico di medicina narrativa Pro.me.te.o. “Così come nutriamo il nostro corpo, rinforziamo i muscoli, dobbiamo esercitare il cervello e il parlare più lingue è un’efficacissima palestra mentale“, ha spiegato.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: Russeau vs Khomeini

Dom, 08/12/2018 - 02:35

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Le Dolomiti da raccontare ai bambini

Sab, 08/11/2018 - 02:57

Sono le montagne più belle del mondo, Patrimonio naturale dell’umanità Unesco, non c’è competizione, vai, cerchi, vedi, ma poi torni da loro, i colori, gli scorci, i panorami mozzafiato dovunque giri lo sguardo, sono là e non altrove.

E, a proposito di colori, cosa c’è di più affascinante dell’enrosadira all’alba e al tramonto? Il termine viene dal ladino “diventare rosa” ed è il fenomeno per cui la maggior parte delle cime delle Dolomiti assumono un colore rosa scuro, rossastro, che passa gradatamente al viola, soprattutto all’alba e al tramonto. Questo fenomeno è dovuto alla composizione delle pareti rocciose delle Dolomiti, formate dalla dolomia contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio e si nota soprattutto nelle sere d’estate, quando l’aria è particolarmente limpida e il sole lucente cala a occidente.

Il fenomeno dell’enrosadira può manifestarsi, in maniera considerevole, diversamente nei vari periodi dell’anno, e addirittura può variare anche tra un giorno e l’altro. Queste variazioni di tinte e durata dell’enrosadira, sono dovute alle diverse posizioni del sole durante l’anno e alle condizioni dell’atmosfera; all’alba l’enrosadira appare sulle crode rivolte a est, mentre al tramonto sono le pareti rivolte a ovest a colorarsi magicamente.

Come tutti i fenomeni naturali anche l’enrosadira ha la sua leggenda che viene da lontano e si intreccia con altre varie leggende delle Dolomiti…. Re Laurino, re dei nani, possedeva un giardino meraviglioso pieno di rose, il Rosengarten (Giardino delle rose) o Catinaccio. Il popolo dei nani scavava nelle viscere delle montagne alla ricerca di cristalli e metalli preziosi, il loro re, aveva due armi magiche: una cintura che gli forniva una forza pari a quella di dodici uomini ed una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il re dell’Adige decise di trovare marito alla principessa Similde, sua figlia, e per questo motivo invitò tutti i nobili del circondario ad una gita di maggio, tutti trannei il Re Laurino. Questi decise allora di partecipare comunque, ma come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco ebbe modo di vedere Similde, colpito dalla sua stupenda figura, se ne innamorò all’istante. La caricò in groppa al suo cavallo e fuggì a spron battuto. I combattenti si lanciarono subito all’inseguimento per portare indietro Similde, schiarandosi in breve davanti al giardino delle rose. Re Laurino allora indossò la cintura che gli dava la forza di dodici uomini e si gettò nella lotta. Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere, indossò la cappa e si mise a saltellare quà e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono a individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi.
Lo afferrarono, tagliarono la cintura magica e lo imprigionarono. Laurino irritato per il destino avverso si girò verso il Rosengarten che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: né di giorno né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò il tramonto e l’alba e così allora accadde che il Catinaccio, sia al tramonto che all’alba, da allora, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.

Le leggende hanno un certo fascino, ma la geologia e la storia dei mutamenti terrestri ancora di più, perciò spieghiamo bene ai bambini la genesi delle roccie dolomitiche che risale a più di 200 milioni di anni fa, dove tutto è iniziato a partire dal fondale di uno sconfinato mare molto più vasto dell’attuale Mediterraneo.  Il mare sovrastava la penisola italiana e il fondale marino era costituito da diversi elementi, tra cui alghe calcaree, coralli e altri organismi tipici degli ambienti marini tropicali che, nel corso di intere ere geologiche, si sedimentarono dando origine all’attuale roccia che compone le Dolomiti.
Ma andiamo per gradi, 270 milioni di anni fa, quando le zolle continentali non si erano ancora separate, erano unite in un grande e unico continente: la Pangea. Le coste di questo super continente erano caratterizzate da una profonda insenatura, un golfo, che un famoso geologo di origine australiana, alla fine del secolo scorso, battezzò col nome di Tetide. Il contesto geologico del fondale di questo golfo fece da scenario alla nascita delle Dolomiti.

La Pangea appariva una zona subdesertica solcata torrenti che trasportavano detriti di vario genere e puntellata di laghi temporanei con acque poco profonde. Il clima era arido e caldo. Le numerose perturbazioni climatiche non portavano pioggia, ma solo un vento caldo e secco. Il grande caldo insieme all’assenza di precipitazioni, causarono forti evaporazioni e, conseguentemente, portarono ad altissime concentrazioni di sale nell’acqua. Così, sul fondo di questo mare si accumulavano sedimenti che, nel corso di secoli, finirono per trasformarsi in roccia. Inoltre, i movimenti della crosta terreste insieme a continue attività vulcaniche, contribuirono al grande mutamento.

Le rocce così sedimentate, rimasero sepolte nelle profondità marine fino a quando, le forze dei terremoti, maremoti e grandi frane sottomarine innalzarono gli antichi strati del fondale marino fino alle altezze delle attuali Dolomiti. Le rocce emerse apparivano uniformi e continue, ma, nel corso dei secoli, i cambiamenti climatici e le forze della natura agirono sulle neo formate Dolomiti, erodendo ed eliminando le zone più friabili. Le rocce più dure rimasero invece integre, ma iniziarono pian piano a modificarsi in canaloni, pareti spigolose e bellissime crode. A testimonianza del loro passato remoto, i resti di fossili di molluschi ci raccontano storie di mari e di lagune brulicanti di vita che mostrano il cambiamento del nostro pianeta.

Sulle infinite distese di pianure scorazzavano i pareiasauri erbivori, tra i più grandi primi rettili, in grado di raggiungere i tre metri di lunghezza. La maggior parte di questi rettili si estinse velocemente.

Verso la fine del Permiano, nell’area delle odierne Dolomiti, ovvero più o meno 255 milioni di anni fà, il mare divenne il dominatore assoluto. E 235 milioni di anni fa, avvenne una caduta a grande profondità e la regione delle Dolomiti sprofondò sempre più. In parte per 1.000 metri e più. In una corsa contro il tempo, i coralli dovettero costruire le loro barriere sempre più in alto. Una gran parte dei più imponenti gruppi montuosi delle Dolomiti – come il Catinaccio, lo Sciliar, il Latemar, le Pale di San Martino o la Marmolada – altro non sono che possenti barriere fossilizzate!

La successiva catastrofe stava però per accadere, 228 milioni di anni fa iniziarono le potenti eruzioni vulcaniche: nell’area delle Alpi di Siusi, da Predazzo e Buffaure un’enorme quantità di materiale vulcanico venne spinta in superficie. Allo stesso modo masse laviche fluirono al di sopra del fondale marino fuoriuscendo da numerosissimi punti di uscita sottomarini. Colate laviche e depositi di tufo riempirono le depressioni tra le barriere, ricoprendo i banchi di corallo e uccidendo ogni forma di vita. La conchiglia Daonella, con le sue eleganti coste a raggiera, trovò il suo ambiente ideale nelle acque vicine alla costa delle piccole isole vulcaniche.
Su piccole isole vulcaniche sbocciò una vegetazione variegata. Sulle barriere svettanti verso l’alto si insediarono numerosi organismi, tra cui alghe, spugne e in particolare coralli.

65 milioni di anni fa avvenne la successiva grande estinzione, si estinsero le ammoniti. E con esse anche i dinosauri. Fu lo stress dello sviluppo a cui dovettero arrendersi o un potente impatto di un meteorite a porre fine alla loro vita? Questo è un mistero.

30 milioni di anni fa, lentamente, il continente africano iniziò a spostarsi verso nord avvicinandosi a quello europeo. Imponenti banchi di roccia vennero spinti l’uno sull’altro e, per così dire, pieghettati. Ebbe così inizio il ripiegamento delle Alpi. Sul Col Bechei a Fanes, a 2.500 metri, si custodiscono gli ultimi resti dell’antico mare che per oltre 200 milioni di anni ha dominato l’area delle Dolomiti; la terra però doveva intraprendere di nuovo la sua marcia trionfale.

20 milioni di anni fa, un paesaggio unico al mondo iniziò a formarsi, i primi fiumi si fecero strada a fatica tracciando il loro letto, da cui vennero plasmate le prime valli. Comparvero così sinuose cime tondeggianti. Le antiche sedimentazioni, trasformatesi in rocce e compresse, piegate, nonché spinte l’una sull’altra da possenti forze, vennero nuovamente alla luce. Rocce resistenti agli agenti atmosferici, come le antiche barriere e le piattaforme di carbonato, si innalzarono verso il cielo sottoforma di ripide cime. I resti del vulcanismo, le marne e le arenarie dei bacini marini si trasformarono in sinuose colline.

Gli ultimi 5 milioni di anni hanno costituito il periodo delle glaciazioni, dove la potenza del ghiaccio e dell’acqua ha impresso il proprio marchio sulle sedimentazioni di epoche precedenti. I ghiacciai ricoprirono la terra plasmando le valli. Le Dolomiti sprofondarono al di sotto di una coltre di ghiaccio spessa 2 km. Solo le vette più alte spuntavano da questo mare ghiacciato. Con forza gigantesca i ghiacciai hanno scalfito la roccia lasciando le loro tracce: valli a U, morene, superfici levigate.

Da allora si entra nell’era moderna, le montagne si sono ripiegate in modo impercettibile e gli strati si sono deformati, mossi da forze impetuose, creandosi così un’alternanza tra sviluppo e scomparsa. Poi è comparso l’uomo che, come nessun altro essere vivente prima di lui, ha plasmato la natura. Costruzioni che si impongono nel paesaggio naturale: dighe di sbarramento, ponti, impianti di risalita che hanno determinato dei cambiamenti. Talvolta troppi.
Ciò malgrado, la natura, nel suo corso sempre mutevole e imprevedibile, lassù troneggia su tutto e si può dire un po’ meno mutata che altrove.

Per conscere la geologia della Dolomiti, in Trentino ed in Alto Adige si trovano grandi e piccoli musei, collezioni, biblioteche: sono numerosi i luoghi nei quali si possono scoprire  i segreti delle rocce dolomitiche. Ad iniziare dal MUSE di Trento, vera “porta d’ingresso” alle Dolomiti. Per maggiori informazioni sui alcuni dei principali musei delle dolomiti clicca qui.

Le Dolomiti, ma la montagna in genere, sono certamente natura, ma sono anche cultura e le due cose si possono dire indelebilmente legate. Una cultura intessuta della vita spesso durissima che in passato è stata vissuta dalle sue popolazioni, che sa accogliere, seppur in apparenza più severi, e che sa insegnare, offrendo un’ideale palestra non solo per il corpo, ma anche per lo spirito.

In montagna si impara innanzitutto a seguire. Ordinatamente, passo dopo passo, con una cadenza che aiuta a superare la fatica e a rendere più agevole e sicuro il cammino. Si segue chi guida, chi sa dove condurci, chi meglio di noi conosce la meta e la via, ma si segue anche la persona che immediatamente ci precede. Quelli che portano zaini più pesanti o che hanno un buon ritmo di marcia vanno avanti, all’inizio della fila, in modo che il passo degli altri si adegui al loro. Di un passo cadenzato, non frettoloso né interrotto. Molto meno faticoso, nonostante il dislivello,  se mantenuto costante. Se serve, se qualcuno sembra non farcela, ci si aiuta portando «i pesi gli uni degli altri» oppure dando una mano – o meglio, in senso letterale, «la» mano – a chi ci segue.

In montagna s’impara il silenzio. Perché è in silenzio, solitamente, che si procede, per non sprecare inutilmente fiato, ma anche per «vivere» il cammino nel modo migliore, nella meditazione, assorti nel paesaggio che ci circonda, quasi come un pellegrinaggio perché in fondo ogni escursione è un pellegrinaggio verso la meta. Una meta di volta in volta diversa, ma solo in apparenza: perché qualunque cima si raggiunga, piccola o grande, è un santuario che si manifesta nel creato.

In montagna si impara a salutare, in tutte le lingue, ci si capisce; si deve imparare a non sporcare, a dare la precedenza o aiutare chi è più debole o indifeso, a porre attenzione a come ci si muove perchè una distrazione, specie nei sentieri più impervi o in quota, può costituire un pericolo per qualcun’altro. A camminare in montagna si rimane giovani, è un dato certo, ottantenni impegnati in ferrate o percorsi con dislivelli impegnativi, che fanno invidia a ventenni per forma fisica ed energie, ne sono la prova.

Per dare un’occhiata agli itinerari più belli si consiglia il sito del Touring che raccoglie una decina di percorsi trekking segnalati, “schedati” ed organizzati per difficoltà, dislivello, pendenze e sentieri segnalati e il sito www.alto-adige.com dove sono organizzate nello stesso modo le escursioni, ma suddivise per località dolomitica.

I percorsi ad anello– il giro del Sasso Piatto, l’anello del Piz Boè, l’anello del Pelmo, il giro del Lagazuoi, il giro della Bullaccia all’Alpe di Siusi, per dirne alcuni- sono sicuramente i più affascinanti, perchè i paesaggi sono sempre nuovi. Il livello di impegno, anche qui, può essere modulato in base alla preparazione fisica, e, se impegnativo,  supportato dall’uso degli impianti nei dislivelli maggiori.

Tutte le mappe fornite gratuitamente dagli uffici turistici locali forniscono informazioni dettagliate sui percorsi più belli e del tipo di sentieri che li costituiscono (muoversi sempre su sentieri segnalati è la regola principe!), ma se viaggiate con bambini piccoli c’è un sito molto ben fatto e molto utile che tratta sempre di percorsi segnalati, selezionati, bellissimi e,  in più,  fattibili con passeggini o bici (in base alla dimensione e stato del sentiero) e di breve, media durata. Cliccate qui per maggiori info.

Buone Dolomiti a tutti, ma soprattutto ai più piccoli!

 

 

 

[ “Sii tutto ciò che ti rende felice”. Al mio babbo, Luigi, un uomo libero]

 

 

 

 

 

Fonti:

https://www.dolomiten.net/it/scoprire-gustare/tradizione-storia/nascita-dolomiti/dolomiti-genesi-di-un-paesaggio.asp
http://www.toscanaoggi.it/Italia/La-montagna-maestra-di-vita
https://www.visittrentino.info/it/tour/
https://vivalascuola.studenti.it/le-dolomiti-e-la-loro-genesi-177453.html

 

Foto di copertina: Photo by eberhard grossgasteiger from Pexels.

Altre foto nel testo: Photo by Nicholas James Singh from Pexels, Photo by Simon Migaj from Pexels. Foto dell’Autore.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: Caravan-serraglio

Sab, 08/11/2018 - 02:30

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Leggi razziali, i rettori chiedono scusa

Sab, 08/11/2018 - 02:05

Meglio tardi che mai. Ci sono voluti 80 anni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Un passo molto piccolo rispetto al significato generale che rappresenta e, per questo, un gesto ancora più importante. Con una cerimonia ufficiale, i rettori delle università italiane chiederanno formalmente e pubblicamente scusa alle comunità ebraiche (e a tutto il mondo) per le leggi razziali, per la solerzia con la quale a partire dal 1938 il mondo accademico italiano attuò le leggi che escludevano gli ebrei dalle università. Chiederanno scusa non solo per non essersi opposti alle infami espulsioni, ma per aver anzi perseguito una puntuale applicazione di quei vergognosi provvedimenti, che peraltro portarono – grazie alla cacciata di un numero equivalente di docenti ebraici – alla collocazione nei ruoli universitari di quasi 500 aspiranti docenti italiani, pronti a rimpiazzare quel circa 7% del personale universitario rimosso d’ufficio per le leggi discriminatorie. Un bel passo avanti, si diceva, perché l’assunzione di responsabilità è doverosa in un paese con un minimo di senso delle istituzioni. Ma il progresso è ancora maggiore, per il significato generale che tale simbolico gesto riveste.

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Come Icaro, due sonde spaziali si preparano a toccare il Sole

Ven, 08/10/2018 - 08:34

Si prepara a partire la staffetta spaziale che mira a ‘toccare’ il Sole come Icaro: la Nasa aprirà la strada sabato mattina con il lancio della Parker Solar Probe, che nei 7 anni di missione diventerà il primo veicolo a visitare una stella e quello che si avvicinerà di più in assoluto al Sole; sarà poi il turno dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con la sonda Solar Orbiter, il cui lancio, inizialmente previsto per ottobre, è slittato a febbraio 2020, giusto in tempo per rientrare nella finestra prevista di minima attività solare.

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Il Belgio non avrà più allevamenti di animali da pelliccia

Ven, 08/10/2018 - 02:53

Il governo delle Fiandre ha adottato un decreto che vieta l’inutile allevamento da animali da pelliccia e il gavage, il trattamento disumano che oche e anatre subiscono per la produzione di foie gras. La norma prevede un periodo di transizione da qui al dicembre del 2023.

Nel momento in cui il decreto sarà attuativo, finirà l’uccisione di più di 200.000 animali all’anno allevati per la loro pelliccia.

Il Belgio si aggiungerà quindi alla lista dei paesi che hanno bandito gli allevamenti di animali destinati a diventare capi d’abbigliamento. Queste strutture sono infatti già state simbolicamente vietate in Vallonia (2015) e nella circoscrizione di Bruxelles (2017), dove di allevamenti di questo tipo già non ce n’erano.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: un thé nel deserto

Ven, 08/10/2018 - 02:41

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Curcumina “killer” anti-cancro: scoperto come potenziarne gli effetti

Ven, 08/10/2018 - 02:38

E’ stato individuato il modo per rendere solubile la curcumina, un estratto della curcuma molto utilizzata nei Paesi del Sud Est asiatico come spezia e già nota per i suoi potenziali effetti anti-cancro: la solubilità, infatti, aumenta le sue capacità di uccidere le cellule tumorali. Il merito della scoperta è di un gruppo di ricercatori della University of Illinois at Urbana-Champaign, della University of Utah e del Mills Breast Cancer Institute di Urbana (Stati Uniti), che sono riusciti a combinarla con il platino. Un importante passo in avanti che permetterà di guardare all’utilizzo di questa sostanza  con nuove – e più promettenti – prospettive contro il cancro.

Il “falso vantaggio”

La curcumina, sostanza molto sfruttata per la preparazione del curry e di altre miscele di spezie, è già da tempo nota per i suoi effetti antiossidanti e antinfiammatori, oltre che anticancro. In particolare nel campo delle neoplasie, però, una particolare caratteristica, ovvero la sua incapacità a sciogliersi in acqua, l’ha resa fino a oggi quello che viene definito un “falso vantaggio terapeutico”. A spiegarlo è uno degli autori dello studio pubblicato sulla rivista Pnas, il bioingegnere Dipanjan Pan: “Fino a oggi la curcumina è stata considerata, come si dice in campo farmaceutico, un ‘falso vantaggio’. Ovvero risulta avere effetto terapeutico, ma quest’ultimo non è espresso al massimo perché la sostanza è poco solubile in acqua”. Una caratteristica, quella dell’insolubilità, che pone non pochi problemi dal momento che, come precisa un altro autore dello studio, il ricercatore Santosh Misra, “quando si somministra un farmaco è necessario che questo sia solubile in acqua, altrimenti non fluisce attraverso il flusso sanguigno”.

La combinazione con il platino

Nell’articolo gli autori descrivono nel dettaglio il meccanismo attraverso cui la curcumina riesce a uccidere le cellule tumorali grazie all’acquisita solubilità ottenuta mediante la combinazione con il platino, sostanza antitumorale già impiegata nelle terapie. I ricercatori, in particolare, spiegano di aver creato un sofisticato complesso metallociclico utilizzando il platino che non solo ha consentito la solubilità della curcumina, ma la cui sinergia nel trattamento di alcuni tipi di neoplasie come il melanoma e il cancro al seno si è dimostrata 100 volte più efficace rispetto all’impiego di curcumina e platino separatamente.

La speranza contro le staminali tumorali

La speranza del team di ricercatori è che questo metodo si dimostri efficace anche contro le cellule staminali tumorali, ovvero le cellule progenitrici di tutte le cellule che compongono il tumore, responsabili della progressione della malattia, della resistenza alle terapie e della formazione di metastasi, ovvero della disseminazione del tumore in altre parti del corpo.

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Morti bianche, berretti rossi e diritti sbiaditi

Gio, 08/09/2018 - 02:53

16 morti e 3 feriti nell’arco di 48 ore, le vittime sono tutte braccianti agricoli extracomunitari caricati su furgoni con targhe straniere al termine di una giornata di lavoro. I 14 braccianti a bordo del furgoncino con targa bulgara e capienza massima per 8 persone che il 6 agosto alle 15:00 si è schiantato contro un tir è quasi certo che viaggiassero in piedi. Sono passate molte ore prima che i corpi venissero portati all’obitorio. L’operazione del riconoscimento dei corpi è avvenuta in loco, anziché nella struttura preposta, come normalmente accade. L’ultimo corpo è stato prelevato dalla strada alle 00.10, dove avere giaciuto 9 ore e 10 minuti sull’asfalto, in attesa che il magistrato ne autorizzasse il trasporto. Con altrettanta prontezza si è trovato un posto all’ospedale per i 3 feriti.

Come ha dichiarato all’Ansa Ludovico Vaccaro, procuratore della Repubblica di Foggia, “questa povera gente ha avuto problemi anche per trovare posto in ospedale”. Due sono le indagini avviate: l’una riguarda l’incidente stradale, anche se sarà difficile ricostruire la dinamica essendo deceduti entrambi gli autisti dei mezzi coinvolti; l’altra, invece, riguarda il caporalato, ed esaminerà nel dettaglio le condizioni offerte dall’azienda agricola dove i braccianti lavoravano. “Non è possibile assistere ad uno scempio del genere, sulla pelle di povere persone che vengono qui con la speranza di potere migliorare le loro condizioni di vita”, ha aggiunto il procuratore.

Sullo sfondo, ancora una volta, il caporalato, fenomeno tutto nostro, italiano, che non deve certo i natali all’immigrazione, ma che dell’immigrazione si nutre. Molti sono gli organi italiani che indagano, analizzano e tracciano il rapporto tra la filiera agroalimentare e la criminalità organizzata in Italia monitorando in particolare l’evoluzione del caporalato e dell’infiltrazione delle mafie nella gestione illegale del lavoro. Tra questi c’è l’Osservatorio Placido Rizzotto, che deve il nome al sindacalista Placido Rizzotto rapito e assassinato dalla mafia a Corleone nel 1948. I suoi resti furono trovati nel 2009, sessant’anni dopo, in una foiba di Rocca Busambra, e vennero riconosciuti mediante l’analisi del DNA soltanto nel 2012. Storia lunga, bisbigliata, eppure sotto gli occhi di tutti quella del caporalato, quasi quanto quella della mafia.

Spostare l’oggetto della discussione sulle ONG, responsabili di “scaricare schiavi irregolari” significa fare disinformazione, dal momento che i braccianti morti lo scorso sabato nei pressi di Lesina erano immigrati in regola. Così come discutere con retorica terzomondista tragedie come queste altro non fa che acuire faide intestine all’interno di una categoria – quella dei manovali non specializzati – che non può proprio permettersi divisioni o lotte interne.

Fra Paola Clemente, la bracciante italiana morta di fatica a 49 anni mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nelle campagne dell’Andria il 13 luglio 2015, e Amadou Balde di 20 anni, Aladjie Ceesay di 23 anni, Moussa Kande di 27 anni e Ali Dembele di 30 anni, morti sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri per un “infortunio in itinere” e provenienti rispettivamente da Guinea Bissau, Gambia e Mali, non c’è alcuna differenza.

La differenza, semmai, la dovrebbero fare i sindacati, gli ispettorati del lavoro, il Ministero degli Interni e tutti i restanti organi incaricati, tra le varie cose, di fare applicare la legge 199 (o Legge Martina). Introdotta nel 2016 dal PD e fortemente voluta dall’allora Ministro delle Politiche agricole e forestali Maurizio Martina, la legge si compone di dodici articoli e due sezioni, una preventiva e una repressiva. Oltre a inasprire le pene per chi sfrutta manodopera in stato di bisogno e a prevedere sanzioni durissime nei confronti sia dei caporali sia degli imprenditori che si affidano alle loro mediazioni, la Legge Martina ha introdotto nuovi strumenti repressivi – come la confisca dei beni e l’arresto in flagranza – e premia le aziende che operano nella legalità.

A dispetto del corpus snello – dodici articoli per due sezioni, una preventiva e l’altra repressiva, la legge 199 è estremamente severa. Quando applicata, si è rivelata efficace per combattere le agromafie e diminuire numeri, oggi, a dir poco allarmanti: 15,5% è l’incidenza del lavoro irregolare sul valore aggiunto del settore agricolo, 4,8 miliardi di euro l’illecito derivante dal lavoro irregolare e dal caporalato in agricoltura, di cui 1,8 miliardi sono solo di evasione fiscale.

Stando alle elaborazioni dell’Osservatorio Placido Rizzotto dei dati Istat, Crea, Inps e INL, nel 2017, su circa 1 milione di lavoratori agricoli, 286.940 erano lavoratori migranti, circa il 28%. Di questi, 151.702 (pari al 53%) erano cittadini comunitari mentre 135.234 (pari al 47%) provenivano invece da Paesi fuori dall’Ue. Se si tiene conto anche del lavoro sommerso, il numero dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura sale a 405.000, di cui 157.000 (pari al 38,7%) percepiscono una retribuzione sotto la soglia sindacale, con un ulteriore abbassamento a scapito delle lavoratrici donne, che in media vengono pagate – 20% rispetto ai lavoratori uomini.

Per chiunque, extra-comunitari e italiani, donne e uomini, valgono poche e semplici regole: nessun diritto né tutela, 8-12 ore di lavoro per 20-30 euro al giorno e compensi a cottimo che si aggirano sui 3-4 euro per ogni cassone da 375 kg di raccolto, con beni di necessità quali acqua (1,5 euro) e panino (3 euro) da acquistare in loco.

In attesa di sapere cosa farà il Ministro degli Interni Matteo Salvini per sopperire alla Legge Martina, che a suo dire, “invece di semplificare, complica”, c’è qualcosa che ciascun consumatore può fare: acquistare prodotti ortofrutticoli di cui siano attestati la provenienza e il rispetto dei lavoratori e delle norme ambientali. Chissà che non si avveri una mobilitazione collettiva in grado di ottenere dalle catene della grande distribuzione maggiori certificazioni e garanzie sull’etica perseguita nelle singole filiere.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: Zaratrustra e gli Zoroastriani

Gio, 08/09/2018 - 02:51

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Lego, in arrivo i mattoncini in plastica vegetale

Gio, 08/09/2018 - 02:15

Lego porta la plastica vegetale tra i suoi mattoncini. La compagnia ha iniziato a mettere in commercio un set realizzato con un polietilene ‘bio’, una plastica morbida ottenuta dalla lavorazione della canna da zucchero. La novità, annunciata nel marzo scorso, ha raggiunto per primi i negozi Lego di Germania, Austria e Regno Unito, per poi toccare Usa, Canada e altri Paesi.

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