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Aggiornato: 2 ore 16 min fa

Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… devono fare outing”

Dom, 11/17/2019 - 10:00

Perché da chi è innamorato di una persona dello stesso sesso ci aspettiamo una dichiarazione urbi et orbi con tanto di conferenza stampa ufficiale?

La nostra è una Società eternamente adolescente. Guarda dal buco della serratura, ridacchia per un paio di tette, si dà di gomito alla minima allusione sessuale.

Contemporaneamente, è una Società fintamente bigotta
La potremmo definire realmente tale, infatti, se solo condannasse ogni forma di trasgressione: dal tradimento ai rapporti pre-matrimoniali, dal sesso ludico e fine a se stesso alla maliziosità.

E invece no: è solo una Società faziosa e ingiusta. Che addita come sconveniente e ghettizza solo ciò che non segue la “morale” imperante: quella dei più forti o solo dei più.

L’omosessuale, dunque, deve dichiararsi. Non può amare chi vuole così come gli pare: deve avvertire gli altri. “Scusate tutti, non potevo più tenerlo per me, vorrei essere autorizzato ad amare alla luce del sole”.
Tiziano Ferro dichiara ciò che non c’era bisogno di esplicitare? Ora che ce lo ha fatto sapere va già meglio. Non proprio bene, eh? Non sia mai. Ma meglio. Perché il famoso deve rendere conto al Paese intero, come se avesse 60 milioni di genitori che devono far pace con il senso di colpa per “quella cosa lì”. 

Si parla di amore. E quindi va a finire pure di sesso. E i 60 milioni di cui sopra sono genitori adolescenti che non hanno ancora imparato che l’amore e le sue manifestazioni sono belle e basta, sane e basta.

Eppure, a me personalmente, vengono in mente ben altre situazioni più imbarazzanti che necessiterebbero di vergognoso outing:

  1. Amo la pasta scotta
  2. Sono il Segretario di un partito che ha ricevuto un finanziamento illecito
  3. Indosso volentieri i mocassini senza calzini e quando mi sfilo le scarpe non le getto nel tritarifiuti
  4. Difendo la famiglia tradizionale a scapito di tutte le altre ma sono divorziata
  5. Ho letto il Vangelo ma non l’ho capito
  6. Sono il Ghost Writer di Moccia
  7. Sono Moccia
  8. Quando non ho voglia di andare al Super mangio i biscotti del mio cane
  9. Ho dichiarato che Stefano Cucchi se la fosse cercata

Che poi, a pensarci bene, passi tutto. Ma la 2, la 4 e soprattutto la 9 proprio no, dai!

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Sotto Sopra, il circo dei bambini (Video)

Dom, 11/17/2019 - 08:32

Conosciamo, tramite le parole di Mariagrazia, le attività del Circo Sotto Sopra di Bologna. A differenza di altre realtà il Circo Sotto Sopra lavora soprattutto attraverso il teatro, facendo emergere l’unicità di ogni bambino.
“Il linguaggio universale del corpo e le arti circensi possono creare ponti e relazioni tra mondi e culture diverse” si legge sul loro sito.

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Detox Phone: basta social, tornano i cellulari per chiamare e inviare sms

Dom, 11/17/2019 - 07:00

Possono solo fare telefonate e inviare messaggi: sono i cellulari di ultima (sì, ultima) generazione, che rispondono all’esigenza sempre più diffusa di disintossicarsi da notifiche continue, social network, fiumi di e-mail a qualsiasi ora del giorno. Promettendoci la disconnessione dal mondo virtuale, promettono anche la riconnessione con quello reale.

Cosa faremmo senza smartphone?

Attenzione: la domanda non è “Come faremmo senza smartphone?”, ma “Cosa faremmo senza smartphone?”. Ci sono effettivamente pro e contro nel liberarci dai nostri dispositivi mobile. I vantaggi sono incarnati principalmente da un ritorno al godersi il mondo reale. Spesso camminiamo con gli occhi fissi sul cellulare e non osserviamo più nulla. Il nostro spirito avrebbe bisogno di bellezza ma siamo talmente presi da messaggi, chat di gruppo, commenti su Facebook e like che non ci lasciamo catturare da altro. Le notifiche continue ci distraggono, fanno sembrare che ogni interruzione sia importante e che ogni risposta vada postata nel momento stesso in cui la notifica appare. Non ci concediamo più tempo per procrastinare la vita online; anche quando siamo immersi in teorici momenti di relax l’occhio cade sullo schermo e la mente si fissa su quelle notifiche da leggere. Gli smartphone però non vanno demonizzati, anzi, è una scelta del tutto personale quella sul loro utilizzo, così come sul tempo e sull’importanza da attribuire nella propria giornata alla vita online. Proprio per questo esistono le app e ognuno è libero di scegliere quali soddisfino i propri bisogni. Grazie allo smartphone possiamo scoprire il mondo intero, relazionarci in tempi rapidi, leggere notizie da ogni luogo e in ogni momento; possiamo guardare le nostre serie tv preferite in metro; possiamo vagare per città sconosciute consultando una mappa che ci condurrà dritti dove vogliamo; possiamo scattare foto di qualità senza dispositivi ingombranti al collo. Lo smartphone è un passatempo mentre siamo in attesa dal medico o in coda alla posta, lo smartphone non ci consente di annoiarci. Ma, in questo mondo di iperconnessione abbiamo quasi dimenticato che il cellulare serve prevalentemente per telefonare e inviare messaggi utili.

Cosa faremmo, dunque, senza smartphone? Sorseggeremmo un caffè al bar leggendo i quotidiani e ingannando il tempo osservando i passanti, ad esempio. Chiacchiereremmo di più alla fermata dell’autobus o in treno. Andremmo a provarci quel vestito e chiederemmo il parere dei commessi, non di qualche amica fidata su WhatsApp. E non avremmo nessuna recensione da consultare, per scegliere il ristorante giusto ci faremmo consigliare da amici e parenti.

Mudita, Punkt MP02: è l’era dei detox phone

Detox da cosa? Dall’ansia generata dal sentirsi esclusi, anche solo per qualche momento, da ciò che accade online. Detox dalle negatività generata dall’iperconnessione. Detox dagli effetti negativi sulla salute di un utilizzo eccessivo degli smartphone. Per disintossicarci non serve fuggire su un eremo e scappare dal mondo, ma le comunicazioni vanno ridotte all’osso. Per chi vuole sperimentare questa dieta esistono sul mercato alcuni dispositivi come le due “teste di serie” che stiamo per elencare:

Mudita Pure: non ha un browser per navigare su Internet, ha uno schermo E-Ink monocromatico anche alla luce, non emette luce blu (quella che fa male al sonno e alla vista), ha antenne che supportano reti GSM, 2G, 3G e 4G LTE, ha una presa usb che consente di utilizzare il suo modem integrato per navigare da computer (seduti dietro una scrivania, quindi, non mentre camminiamo); la batteria si ricarica in 3 ore e dura 5 giorni; sveglia, calcolatrice, calendario, music player, torcia, registratore vocale.

Punkt MP02: anche in questo caso, il telefono serve a chiamare e mandare messaggi, ma la connessione 4G LTE può essere condivisa con un tablet/laptop per scrivere da uno schermo più grande; Internet serve soprattutto per consultare mappe o leggere le e-mail; si può decidere quando non essere disturbati dalle notifiche; display monocromatico b/n soltanto testuale senza icone, suonerie personalizzate; tempo di ricarica della batteria di 2,5 ore e autonomia in conversazione di 7 giorni in standby; sveglia, calendario, block notes, cronometro e calcolatrice.

Insomma, se avete ancora a casa un vecchio Nokia 3310, sappiate che è tornato di moda!

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Alieni? Orge sacre di massa? Risolto il mistero dei buchi di Nazca!

Sab, 11/16/2019 - 11:00

Da decenni ricercatori e appassionati si scervellano per capire perché gli antichi Nazca (o Natzca), oltre a realizzare immense figure scavando la crosta del deserto cileno, abbiano realizzato un’opera così notevole nella valle di Pisco sull’altopiano di Nazca in Perù. Sul culmine del fianco di una montagna completamente brulla, si staglia una striscia composta da migliaia di buche lunga 1,5 km e larga mediamente 19 metri. È orientata nord/sud.

Le ipotesi sono state varie: una specie di codice a barre visibile dalle astronavi. Oppure una gigantesca sequenza binaria che poteva variare significato a seconda di quali buche erano illuminate da un falò. Altri ancora hanno ipotizzato si trattasse di depositi dove accumulare derrate alimentari (interrandole?!?). Non sono mancate anche le interpretazioni più fantasiose e scandalose: erano luoghi dedicati a un culto simile a quello dionisiaco, ma con alcove separate per le singole coppie (un’orgia di massa con un po’ di privacy?).

Un’ipotesi diversa

Ora noi avanziamo un’ipotesi che va in un’altra direzione e parte da una osservazione su questo popolo che si è potuta realizzare solo dopo la copertura delle foto satellitari. Infatti sono state scoperte una serie di curiose costruzioni, chiamate Puquios, si tratta di strade che scendono a spirale nel sottosuolo, restringendosi sempre più e raggiungono un canale sotterraneo; sono abbastanza larghe da permettere il passaggio a tre persone che camminano spalla a spalla.

Immagine

Queste strade sono delimitate da muri massicci di pietre a secco, che costeggiano la spirale. Queste spirali discendenti sono disposte in file, di anche più di dieci spirali, collegate da un unico tunnel (vedi i pozzi di Cantalloc, o di Cantayo, nome ispanizzato). Per ora ne sono state individuate una trentina ma potrebbero essercene molte altre sepolte, visto che la ricerca su queste costruzioni è solo all’inizio (vedi Un incredibile successo italiano dell’equipe di Pietro Laureano: 80 oasi ritrovate nel Sahara algerino).

In questo caso è chiaro lo scopo di tanta fatica e tutti i ricercatori concordano sul fatto che siano enormi condensatori d’acqua: il vento mulinella all’interno della spirale creando una violenta corrente all’interno del tunnel sotterraneo, una specie di effetto Venturi. Grazie alla pressione che il vento sviluppa contro le pietre dei muri a secco che delimitano la spirale e grazie alla differenza di temperatura tra l’aria esterna e il tunnel, si ottiene la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria e quindi una notevole quantità di acqua. Queste spirali, funzionano in modo simile alle foggare (note anche come Qanat) del Sahara (tunnel lunghi chilometri e dotati di centinaia di camini verticali che raggiungano la superficie)

L’esistenza di questi Puquios dimostra fuor di dubbio, che i Nazca utilizzavano avanzate tecniche per la captazione dell’acqua utilizzando pietre.

Quindi perché non chiedersi se non stia qui la soluzione del mistero della striscia di buche dei Nazca. E possiamo chiederci se altrove buche delimitate da muri a secco circolari, sono utilizzate per scopi idrici.

Nelle foto qui sotto puoi vedere qualche cosa di molto simile alla striscia di buchi Nazca sulle isole Canarie.

In questo caso sappiamo bene a cosa servono queste buche sono utilizzate per la coltivazione di alberi, vigne e orti. Questi muri a secco proteggono le piante dal vento proveniente dal mare e condensano umidità.

Tecniche agricole simili le troviamo in varie parti del pianeta, sempre vicine al mare in zone calde.

A Pantelleria si è arrivati a costruire muri a seco di notevole altezza e larghezza, un grosso impegno di lavoro che fa crescere le piante rigogliose anche in assenza di pioggia: il muro produce acqua.

Perché quindi non pensare che i buchi dei Nazca fossero un accorgimento agricolo?

Niente alieni, niente orge, niente magazzini. Orti e frutteti.

Per vedere altre immagini vedi qui:
Monte Sierpe, una alargada franja artificial compuesta de 6.000 hoyos cercana a las líneas de Nazca
Did the Inca use a mysterious line of holes to collect TAX? Ancient empire may have used 6,000 pits to store and count tributes
Lanzarote
Il Giardino Pantesco
Pantelleria

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Le società matriarcali erano avanti!

Immagine copertina: Charles Stanish

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Chi aiuta i senzatetto a superare l’inverno

Sab, 11/16/2019 - 07:00

L’ultimo dato Istat aggiornato al 2015 parla di 51mila senzatetto in Italia di cui 12mila a Milano e 8mila a Roma.

Nel dato ci si riferisce a persone senza fissa dimora e se si includono anche coloro che vivono in immobili abbandonati, accampamenti informali, roulotte, bivacchi in strada ecc. la cifra aumenta considerevolmente, solo a Roma si parla di circa 15mila persone.

Nell’ultimo anno i centri Caritas hanno distribuito 385mila pasti offrendo 210mila pernottamenti, 13mila prestazioni sanitarie e 2mila visite domiciliari a chi un tetto ce l’ha ma vive in uno stato di estrema povertà.

Un altro gruppo di volontari molto ben organizzato è quello della Croce Rossa Italiana che da oltre 150 anni è impegnata a mettere in opera programmi e attività a favore dei più vulnerabili. Una rete organizzata di volontari ogni sera va nei luoghi frequentati dai senzatetto per portare assistenza sanitaria, pasti caldi e dialogo.

Solo a Napoli sono quasi 15.000 i pasti distribuiti nel 2018 in circa 150 uscite. «Ma il cibo è solo un modo per approcciare le persone con cui abbiamo meno confidenza», racconta uno dei volontari. «Cerchiamo di assicurare cure mediche, vestiti, coperte per l’inverno ma, soprattutto, una parola di conforto per far sentire loro che non sono soli».

Alcune iniziative per chi vuole aiutare

Un sacco di vita
È un’organizzazione non profit che ogni anno distribuisce ai senzatetto di tutta Italia coperte e sacchi a pelo per ripararsi dal freddo invernale. A metà ottobre di quest’anno hanno iniziato la distribuzione a Milano. Oltre alle coperte offrono anche bevande calde e merendine.

La zuppa della bontà
Promossa dalla Fondazione Progetto Arca che si occupa dal 1994 di persone in stato di indigenza, la Zuppa della bontà è un’iniziativa che si è svolta sabato 26 e domenica 27 ottobre nelle piazze di 21 città italiane.

Con un contributo di 5 euro si poteva scegliere tra tre diversi tipi di zuppa biologica che poi saranno cucinate e offerte alle persone senza fissa dimora assistite nelle strutture della fondazione. 
La fondazione Progetto Arca distribuisce oltre 2 milioni di pasti all’anno oltre a offrire assistenza medica, supporto legale e assistenza sociale.
D’inverno pasti caldi, d’estate bottigliette d’acqua contro la disidratazione.

MIA Milano in Azione Onlus
È un’associazione di volontariato nata nel 2012 per dare assistenza alle persone gravemente emarginate e povere di Milano, con particolare attenzione a chi è anche senza dimora.
Con l’Unità di strada raggiungono i clochard nei luoghi dove si apprestano a passare la notte per consegnare generi di prima necessità o “salvavita”. Distribuiscono panini, biscotti e tè e per l’inverno stanno organizzando la cena della domenica sera, quando molte mense milanesi sono chiuse così da offrire un pasto caldo.
«Oggi abbiamo a disposizione un laboratorio di cucina professionale a norma, dove i nostri volontari possono alternarsi ai fornelli con persone ex-senza dimora coinvolte in percorsi di reinserimento lavorativo: questo ci consentirà anche di offrire a chi è in difficoltà un’opportunità lavorativa» scrivono nel loro sito.
Ogni settimana il solo servizio di Unità di strada permette di avvicinare una media di 120 persone.

Fratelli della stazione
Operano a Foggia da vent’anni e ogni sera a turno vanno nel piazzale antistante la stazione ferroviaria e sui binari a portare cibi caldi ai chi pernotta lì.
Il 12 settembre sono stati multati dalla Polizia ferroviaria con 16.67 euro a testa per essere entrati nella zona binari senza biglietto ferroviario.
Ogni tanto la burocrazia rasenta livelli inimmaginabili di imbecillità.

Non solo cibo
La Fondazione Caritro di Trento dal 2006 ha in attivo il progetto: Avvocati per la solidarietà che offre assistenza legale gratuita ai bisognosi. Ne fanno parte cinquanta avvocati e settanta studenti di Giurisprudenza che offrono tempo e competenza.

Queste sono solo alcune delle associazioni che si occupano di aiutare le persone in difficoltà in Italia, se ne conoscete altre o ne fate parte segnalatele scrivendo a redazione@peopleforplanet.it

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Venezia: il rispetto dell’ambiente e della salute non è di sinistra

Ven, 11/15/2019 - 15:00

Un nuovo allarme della scienza prevede in 4 gradi l’aumento della temperatura nei prossimi 70 anni. Ma anche mentre affoga, Venezia vota contro una politica a salvaguardia di sé stessa (e della sua Regione)

Vado a memoria. Dopo la palma per i morti da particolato vinta in Europa dall’Italia, e l’appello di 11mila scienziati perché la politica si muova a favore della lotta al cambiamento climatico e per garantire un futuro alle prossime generazioni, è uscito di recente anche il Lancet Countdown Report 2019, prestigioso resoconto in tema di ambiente e salute. Dopo aver confermato che l’Italia sconta la più grave perdita in vite umane in relazione all’inquinamento, Lancet calcola in 4 gradi l’innalzamento della temperatura di qui a 71 anni (qui avevamo spiegato i danni previsti dall’Ipcc nel caso di un aumento di 2 gradi: morti, devastazioni, migrazioni di massa). Mentre tiriamo il fiato, possiamo ridere assieme ai lettori della Cnn perché il Consiglio Comunale veneto si è allagato in questi giorni per la prima volta nella sua storia, proprio immediatamente dopo il voto di Lega e Fratelli d’Italia contro le misure sul clima, proposte dal Pd. “Dio forse non esiste – ha commentato qualcuno sui social – ma i cambiamenti climatici sì”: karma o non karma, Venezia morirà. Potremmo però forse fare qualcosa per il Veneto, e per il resto del mondo e i suoi abitanti.

La scienza non ha dubbi

Il panorama a tema cambiamenti climatici dell’ultima settimana è mortificante. Si è scoperto per la prima volta un legame tra particolato e tumore cerebrale, una gravissima patologia in aumento. Sempre recentemente abbiamo saputo che nel Mediterraneo i cambiamenti climatici arriveranno in anticipo, e che l’innalzamento del livello dei mari è stato sottostimato, assieme al numero di città che saranno sommerse.

Se dunque per Venezia è solo una questione di tempo, l’intervento della politica potrebbe migliorare le prospettive di molte altre città che altrimenti seguiranno la sua strada, nello stesso Veneto (vedi la mappa alla fine di questo articolo). Eppure Zaia che piange in pubblico i centinaia di milioni di danni, ha votato no alla proposta di intervenire a favore del clima.

Cosa chiedeva l’opposizione?

Finanziamenti per le fonti rinnovabili, per le colonnine elettriche, per la sostituzione degli autobus a gasolio con altri più efficienti e meno inquinanti, per la rottamazione delle inquinantissime stufe, per finanziare i Patti dei Sindaci per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), per ridurre l’impatto della plastica ecc.” ha scritto su Facebook Andrea Zanoni (Pd), tra i promotori. Nulla insomma che non sia una tendenza consolidata e ormai apartitica in tutte le città e regioni del mondo: solo noi ci dividiamo ancora politicamente su questi temi, e consideriamo di parte l’energia pulita, le emissioni dei mezzi pubblici o la necessità di sostituire le vecchie stufe. Tanti auguri.

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Venezia annega sotto il peso del clima, i dati lo confermano

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Antibiotico-resistenza, Iss: valori in calo ma ancora oltre la media europea

Ven, 11/15/2019 - 13:33

In Italia i numeri dell’antibiotico-resistenza sono in leggero calo rispetto agli anni precedenti, ma i valori restano comunque oltre la media europea. Il quadro che rappresenta come il nostro Paese si colloca nell’ambito dell’antibiotico-resistenza lascia intravedere qualche spiraglio di luce – i casi sono in leggero calo – ma è perlopiù pervaso da tinte fosche: l’Italia è il primo Paese in Europa per morti dovuti all’antibiotico-resistenza, e se gli sforzi fatti finora sono valsi a qualcosa, gli esperti spiegano che non sono sufficienti. Bisogna fare di più.

Otto patogeni sotto sorveglianza

Secondo i dati aggiornati della Sorveglianza Nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR-ISS) e della Sorveglianza delle CPE (Carbapenemase Producing Enterobacteriaceae), coordinate entrambe dall’Istituto Superiore di Sanità, pubblicati in vista dell’imminente European Antibiotic Awareness Day (18 novembre 2019) e della World Antibiotic Awareness Week (18–24 novembre 2019), nel nostro Paese nel 2018 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) si mantengono più alte rispetto alla media europea, pur nell’ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti. Inoltre gli oltre 2000 casi diagnosticati nel 2018 – anche questo un dato costante – di infezioni nel sangue causate da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE), ovvero di enzimi in grado di distruggere i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro) evidenziano la larga diffusione nel nostro Paese di infezioni resistenti a questa classe di antibiotici.

In Italia primato di mortalità

Purtroppo il nostro Paese detiene il triste primato, nel contesto europeo, della mortalità per antibiotico-resistenza: dei 33 mila decessi che avvengono in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10 mila succedono in Italia.

Antibiotico-resistenza e multi-resistenza

Gli ultimi dati disponibili – afferma Annalisa Pantosti, Responsabile della Sorveglianza AR-ISS – mostrano che i livelli di antibiotico-resistenza e di multi-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti nonostante gli sforzi notevoli messi in campo finora, come la promozione di un uso appropriato degli antibiotici e di interventi per il controllo delle infezioni nelle strutture di assistenza sanitaria. In questo contesto, il ‘Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020”, rappresenta un’occasione per migliorare e rendere più incisive le attività di contrasto del fenomeno a livello nazionale, regionale e locale’».

Leggi anche: Infezioni antibiotico-resistenti: Italia prima in Europa per numero di casi e di morti

L’ordigno “antibiotico resistenza” si può evitare che esploda (e così pure le malattie che ne derivano, come la New Delhi)

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I 10 migliori film di Alberto Sordi

Ven, 11/15/2019 - 11:24

“Ve lo meritate Alberto Sordi” urlava il protagonista di “Ecce Bombo” di Nanni Moretti. Una maschera non amata molto dall’intellighenzia di sinistra, poi recuperata nel corso del tempo. Oltre 200 film (il doppio di quelli di Totò) di valore artistico e culturale profondamente diversi tra loro. Gavetta lunga con passaggi importanti nella radio e nel doppiaggio per Sordi che arriva al successo tardi ma sarà di lunga durata. Eroe della commedia all’italiana classica che con la sua cifra versatile ci ha regalato personaggi molto amati dal pubblico e che ricompongono mezzo secolo di storia italiana. Anche questa volta scegliere i migliori dieci film di Albertone, mostro sacro del cinema italiano è stata impresa ardua. E mi sono arrogato il gusto di qualche sorpresa.

LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli, 1959

Capolavoro del cinema italiano che racconta la tragedia della prima guerra mondiale attraverso la coppia del milanese Giovanni Busacca interpretato da Vittorio Gassman e del romano Oreste Jacovacci affidato all’estro di Alberto Sordi. Due che si arrangiano ad evitare la battaglia e imboscarsi in trincea, destinati a scegliere di essere improvvisamente eroi. Metafora dell’Italia in una rara commedia premiata a Venezia. Il personaggio di Sordi prevale in valore sul Mattatore Gassman, infatti gli sarà riconosciuto il nastro D’Argento. Ma i due attori diventarono grandi amici.

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di Mario Monicelli, 1977

Commedia incarognita per i contesti del tempo in cui questa volta Monicelli plasma un Sordi mostruoso e appunto piccolo borghese. Si presenta tipicamente paternalista l’impiegato Vivaldi. Il suo scopo far accedere il figliolo amatissimo con pastetta truccata allo stesso ministero dove lui lavora grazie alla Massoneria de noantri. Irrompe la violenza che ti cambia la vita e che reclama una vendetta alla Charles Bronson. Sordi perfettamente in bilico tra tragico e comico. Duro e spietato il film. Ancora attuale.

I VITELLONI di Federico Fellini, 1953

Dopo la prima prova felliniana ispirata ai fotoromanzi in “Lo sceicco bianco”, tra i cinque protagonisti giovani provinciali il personaggio di Alberto è il più compiuto drammaturgicamente per violenza satirica, chiave grottesca, mammismo italico e contraddizione maschile. E’ lui il più vitellone degli altri. Un provinciale doc. Il braccio alzato all’indirizzo dei lavoratori è un fermo immagine del fannullone che oltraggia chi si guadagna la vita. Il travestimento da donna alla festa di Carnevale ne mostra l’impietoso doppiezza. Alberto è un conformista che non comprende il dramma della sorella che scappa con l’amante. Recitazione perfetta.

TUTTI A CASA di Luigi Comencini, 1960

Forse il miglior film di Comencini. Un on the road drammatico legato alla data chiave dell’8 settembre (Indimenticabile la battuta di Sordi sottotenente che al telefono dice ai superiori “I tedeschi si sono alleati con gli americani”.) Un gruppo di sbandati resta assieme con l’obiettivo di tornare a casa. Come ne “La grande guerra” c’è riscatto nel finale con la scelta della parte giusta. Sordi misurato nella recitazione è l’architrave di comico e grottesco, drammatico e patetico. Boicottato da Andreotti che non prestò i carri armati dell’esercito.

UN AMERICANO A ROMA di Steno, 1954

Secondo Morandini “segna una svolta e il decollo della carriera artistica di Alberto Sordi”. Nato sul successo dell’episodio di “Un giorno in pretura” la figurina di Nando Moriconi mette in scena il giovane teenager italiano che rompe con la tradizione in nome della moda americana. La stessa messa in canzone da Renato Carosone. La sociologia vista attraverso l’umorismo di chi ama le star di Hollywood e scende a compromesso gastronomico con gli spaghetti. Ispirato al pittore Rotella che tornato da un viaggio negli Usa nella Roma dell’epoca si era fatto notare per il suo imitare lo stile di vita americano. Intuizione di Lucio Fulci affidata alla macchina da scrivere di Ettore Scola.

IL VEDOVO di Dino Risi,1959

Una commedia nera perfettamente riuscita per Dino Risi che con Sordi raggiunge gustose vette anche nel bellissimo “Una vita difficile”. Sceneggia Sonego e s’inventa l’industriale romano Alberto Nardi, megalomane e incapace, sposo di Elvira, milanese che ha i soldi e l’ingegno adatto agli anni del Boom economico. Una superlativa Franca Valeri è l’antagonista perfetta per Sordi impareggiabile nel momento in cui pensa di essere diventato il padrone di tutto.
Ovviamente non è così. Comicità altissima per un intreccio perfetto.

DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO di Nanni Loy, 1971

L’inferno delle carceri italiane attraverso la commedia. Sordi è un geometra felicemente sposato in Svezia che dopo sette anni rientra con la famiglia in Italia e per un disastro colposo finisce carcerato senza diritti e alle prese con rivolte e punizioni. Cinema di denuncia puro, figlio dell’epoca in cui è girato. Nanni Loy trova in Sordi l’attore perfetto nella molteplici situazioni che deve affrontare. Un corpo estraneo tra i dannati della terra che dimostra la crudeltà del carcere italiano.

Il MEDICO DELLA MUTUA di Luigi Zampa, 1968

L’indovinata e feroce satira sociale di Zampa trova un Sordi in splendida forma per mettere alla berlina nel 1968 il welfare della Mutua. Guido Tersilli è un arrampicatore che sa come prendere l’ascensore sociale. David di Donatello e Globo d’oro per Sordi. Campione d’incassi con tre miliardi di lire al botteghino. Un seguito che adopera la stessa fortunata colonna sonora di Piero Piccioni affidato alla regia di Luciano Salce.

LE VACANZE INTELLIGENTI di Alberto Sordi, 1978

Nel film ad episodi “Dove vai in vacanza” Sordi dietro la macchina da presa per riprendersi nei panni del fruttarolo che insieme alla moglie si sottopone ad un itinerario turistico proposto dai figli. E’ uno scontro tra alto e basso. Eventi intellettuali pallosi e pranzi macrobiotici affliggono la coppia che si cimenta con la Biennale d’arte e concerti barocchi. Reazionario nei propositi ma effetto comico altissimo.

BREVI AMORI A PALMA DI MAJORCA di Pietro Bianchi, 1959

Dimenticata commedia balneare dalla regia artigiana ma molto comica. Avversata dalla critica ma valorizzata da Walter Veltroni che scrive: “Considerata opera minore del maestro, questo Brevi amori a Palma di Majorca è assolutamente irresistibile. Non tutto il film, che anzi contiene anche molte banalità, ma la dirompente apparizione di uno dei più riusciti personaggi di Sordi. In verità, il mio preferito. Anselmo Pandolfini, nome geniale, è un autentico iradiddio. Non conosce vergogna, travolge gli ostacoli come un filo di lana”. Da recuperare.

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Buon riposo, Stefano

Ven, 11/15/2019 - 09:34

12 anni ai carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro; condannato solo per falso Francesco Tedesco, l’imputato-testimone che rivelò il pestaggio. Mentre per i medici del Pertini, 4 prescrizioni e un’assoluzione.

Questi i numeri di una vicenda che dura ormai da 10 anni. Dieci anni che avrebbero sfiancato molti ma non Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e i suoi genitori.

Non staremo qui a raccontarli tutti questi dieci anni ma facciamo nostra la considerazione di Federica Olivo in un bell’articolo su Huffington Post:

“Lo Stato che sancisce, dopo dieci anni, la verità. E che si inchina ad essa, in segno di rispetto”. 

E ci si è inchinato letteralmente il carabiniere che subito dopo la sentenza ha baciato la mano di Ilaria e che a chi gli chiedeva il perché ha risposto: «Finalmente dopo dieci anni è stata fatta giustizia». 

Sì, è stata fatta giustizia: buon riposo, Stefano

Leggi anche:
Tutto sul caso Cucchi: dall’arresto al colpo di scena dell’Arma dei Carabinieri

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L’ordigno “antibiotico resistenza” si può evitare che esploda

Ven, 11/15/2019 - 07:00

È stato stimato che 2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050 a causa dell’antibiotico-resistenza, un vero e proprio ordigno che dobbiamo impedire che esploda. E sarebbero Italia, Grecia e Portogallo a collocarsi ai primi posti tra i Paesi dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per i più alti tassi di decesso.

Il dato emerge dall’analisi dell’Ocse riportata dal presidente di Farmindustria (l’Associazione delle imprese del farmaco) Massimo Scaccabarozzi nel corso di un’audizione in commissione Affari Sociali della Camera. Scaccabarozzi ha ribadito come la quota di infezioni sia cresciuta in Italia in una percentuale quasi doppia rispetto alla media Ocse (dal 17% del 2005 al 30% del 2015) e che, secondo gli ultimi dati, entro il 2050 potrebbero moltiplicarsi i decessi (ne sono stimati 450 mila) e i costi a carico della collettività (circa 13 miliardi) legati all’allungamento delle degenze in ospedale, eventuali invalidità e uso di farmaci.

Perché potrebbe rivelarsi un ordigno e avere queste “dimensioni”?

Il principale capo di imputazione è l’uso inappropriato e smodato degli antibiotici. Gli antimicrobici in commercio oggi sono 750 «di cui 268 inseriti dall’Organizzazione mondiale della sanità nella lista dei medicinali essenziali», ed è per questa ragione che gli antibiotici, precisa Scaccabarozzi, «non vanno demonizzati, ma usati sotto stretto controllo medico e in caso di effettiva necessità».

L’impiego estensivo e spesso non necessario di antibiotici sia per la cura di malattie, sia negli allevamenti che in agricoltura, ha infatti comportato la diffusione di queste sostanze nel suolo e nelle acque. Molti sono gli studi che oggi dimostrano quanto questi – come molti altri farmaci – sono ormai rintracciabili ovunque e possono essere reintrodotti negli organismi in vari modi e creare nel tempo quella resistenza che poi è la causa di malattie molto gravi (proprio perché antibiotico-resistenti, e quindi non curabili con gli antibiotici attuali).

Come la NDM, acronimo di New Delhi Metallo beta-lactamase, enzima recentemente identificato da batteri presenti nell’intestino, in grado di distruggere molti tipi di antibiotici tra cui i carbapenemi, classe di antibiotici molto importante perché utilizzata per il trattamento di infezioni gravi.

Tra il novembre 2018 e l’ottobre 2019 la NDM è stata rinvenuta nel sangue di 126 pazienti in Toscana, che è la Regione dove questa malattia ha avuto più rilievo in termini di casi accertati. L’infezione è risultata letale nel 33% dei pazienti con sepsi.

New Delhi Metallo beta-lactamase: cosa è, da dove viene

Il nome deriva dalla prima identificazione di questo enzima, nel 2008, riscontrato nel sangue di un cittadino svedese che era stato precedentemente ricoverato a New Delhi, in India. Casi sporadici sono successivamente stati riscontrati in tutto il mondo con la più alta prevalenza nel subcontinente indiano, nel Medio Oriente e nei Balcani. I primi casi in Europa si registrano in Italia nel 2011 in sei pazienti ricoverati in quattro ospedali di Bologna. Anche nel nostro Paese il primo caso in assoluto risultò essere un paziente italiano che era stato precedentemente trattato in India, a New Delhi, e che venne nuovamente ricoverato una volta di ritorno a Bologna.

L’NDM rappresenta un nuovo meccanismo di antibiotico-resistenza, sviluppato da batteri normalmente presenti nella flora intestinale umana che possono diventare resistenti agli antibiotici in seguito all’esposizione prolungata a determinate tipologie di questi farmaci. La capacità di resistere agli antibiotici rende pertanto pericolosi questi batteri, soprattutto in pazienti fragili, già colpiti da gravi patologie o immunodepressi.

Il caso Toscana: il quadro e le azioni messe in piedi dalla Regione

Da novembre 2018 si è osservata una diffusione significativa nell’area nord-occidentale della Toscana che è stata oggetto di un comunicato dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control). In Toscana i batteri produttori di NDM sono stati identificati nel sangue di pazienti ricoverati con patologie gravi e confermati da test molecolari. L’Assessorato alla Salute ha costituito a maggio 2019 un’unità di crisi che ha prodotto un documento di indicazioni regionali per il contrasto alla diffusione di questi batteri produttori dell’enzima NDM. Le Aziende Sanitarie toscane hanno messo in atto interventi volti a sorvegliare l’evoluzione del fenomeno tramite screening attivo, a rinforzare le procedure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e ad adottare schemi terapeutici più adeguati per il trattamento delle infezioni causate da questi batteri. Il monitoraggio effettuato ha portato a identificare fino al 31 agosto 708 soggetti ricoverati, sui quali sono state applicate misure igieniche di contenimento.

Ma la NDM non è la sola malattia derivata dall’antibiotico-resistenza: è solo un fenomeno nuovo che ha assunto recentemente proporzioni rilevanti. Il problema dell’antibiotico-resistenza è molto più ampio e i dati dell’OCSE lo dimostrano.

Antibiotico-resistenza: quali sono gli interventi per ridurre i rischi

Se la strada è certamente quella di limitare l’uso degli antibiotici allo stretto necessario, per quanto riguarda sia la cura delle persone che degli animali, un’altra misura che andrebbe applicata sarebbe adottare tutti gli accorgimenti per evitarne la dispersione nell’ambiente: in fase produttiva, nell’uso, nello smaltimento.

Al momento la ricerca è impegnata nella sperimentazione di 60 nuovi antibiotici appositamente studiati per sconfiggere i patogeni più resistenti. Di questi almeno 40, secondo Scaccabarozzi, potrebbero arrivare a essere autorizzati per il commercio: ma questo non risolve, comunque, il problema all’origine. Per cui al momento resta fondamentale che ci sia dialogo tra gli operatori sanitari e i pazienti, che ne venga limitato l’uso negli allevamenti, che vengano prodotti e smaltiti in modo corretto.

Fonti:
https://www.ilsole24ore.com/art/l-abuso-antibiotici-come-bomba-orologeria-24-milioni-morti-2050-ACSgcVsù
https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4161-batterio-new-delhi-in-toscana.html

Foto di Brett Hondow da Pixabay

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/ormoni-della-crescita-e-antibiotici-nella-carne-possono-esserci-ancora/

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Soft Gym Fitness: le ginnastiche dolci

Ven, 11/15/2019 - 07:00

La ginnastica dolce è consigliata a persone anziane, stressate, non sportive. E’ un tipo di attività cartterizzata dal basso tenore di intensità. Movimenti lenti, graduali, a basso impatto.

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Tampon tax, riammesso emendamento su tamponi e assorbenti

Gio, 11/14/2019 - 17:15

L’emendamento al decreto legge fiscale che prevede l’applicazione dell’Iva ridotta al 10% invece di quella al 22% su assorbenti, tamponi e coppette mestruali è tornato in discussione. La proposta, giudicata ieri inammissibile dalla Commissione Finanze della Camera dove il decreto è in esame, oggi è stata riammessa e potrà quindi nuovamente essere discussa.

Ecco il testo dell’emendamento, la cui prima firmataria è l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini: «Ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi di quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633».

Leggi anche: Tampon tax bocciata. No alla riduzione dell’Iva sugli assorbenti

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Cambiamento climatico, le lumache di città diventano gialle

Gio, 11/14/2019 - 15:33

Si sa, il riscaldamento globale incide su tutti gli ecosistemi e sulle singole specie, come la femmina di cervo che in Scozia partorisce molto prima di un tempo perché fa più caldo. In particolare, il gruppo di ricerca di Menno Schilthuizen all’Università di Leida ha avviato uno studio per capire come le lumache della specie Cepaea nemoralis, ovvero la classica lumaca che vive un po’ dappertutto dai boschi alle città, modifichi il colore e il numero di striature del proprio guscio per adattarsi all’aumento delle temperature. Questa tipologia di lumaca può essere rosa, gialla o marrone e sul guscio può avere sino a cinque striature diverse. Le lumache sono sensibili agli sbalzi di temperatura, avere gusci di colori più chiari dovrebbe aiutarle a rimanere più “fresche” riflettendo al contempo la luce solare.

Per approfondire l’adattamento delle lumache, i ricercatori hanno studiato migliaia di immagini di lumache dei Paesi Bassi, grazie all’ideazione di un’applicazione per smartphone, SnailSnap, che ha coinvolto i cittadini olandesi appassionati di scienza. Grazie all’app infatti i ricercatori hanno potuto diffondere delle linee guida generali sul tipo di lumache da fotografare, lasciando poi il compito ai volontari di scattare le foto e di caricarle sull’app. Il server ha raccolto circa 8000 foto, che sono state analizzate da un algoritmo ad hoc creato dai ricercatori che le ha classificate in 3 modi: colore del guscio, numero di striature, ambiente.

I risultati hanno dimostrato che le lumache di città hanno attuato l’adattamento al riscaldamento delle temperature diventando gialle. Inoltre, stranamente, è risultato che nelle zone urbane il numero di striature sui gusci non è basso come si aspettavano gli scienziati, ma intermedio. Quindi, è probabile che l’alternanza e la combinazione di colori tra guscio e striature sia un sistema di termoregolazione interna.

Gli scienziati dell’Università di Leida hanno ora in programma di espandere il loro progetto per analizzare il piumaggio degli uccelli urbani, sempre attraverso l’aiuto dei volontari appassionati di animali e scienza. 

Leggi anche:
https://www.peopleforplanet.it/piante-e-habitat-in-pericolo-di-estinzione/
https://www.peopleforplanet.it/che-fine-ha-fatto-lorso-polare-infografica/

Photo by Krzysztof Niewolny on Unsplash

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Tampon tax bocciata. No alla riduzione dell’Iva sugli assorbenti

Gio, 11/14/2019 - 15:31

La “Tampon tax”  è stata bocciata. L’emendamento al decreto legge fiscale presentato dalla deputata Laura Boldrini per ridurre l’Iva dal 22 al 10% per assorbenti, tamponi e coppette mestruali in quanto beni di prima necessità è stato respinto dalla Commissione Finanze della Camera.

Beni di prima necessità, non di lusso

L’iva per gli assorbenti, i tamponi le coppette e le spugne mestruali rimane dunque – almeno per ora – al 22%. Allo stesso livello di diamanti, sigarette, birra e vino. Mentre diversi beni primari come pane, latte e rasoi hanno l’Iva al 4%. «Ad essere bocciate – ha scritto su Twitter l’ex presidente della Camera – sono milioni di donne e ragazze, costrette a pagare caro beni di prima necessità».

Emendamento bipartisan

Firmato dall’ex presidente della Camera (prima firmataria) e altre 32 deputate bipartisan, l’emendamento è stato dichiarato inammissibile dalla commissione Finanze della Camera per “estraneità alla materia” trattata dal decreto fiscale. Boldrini ha subito presentato ricorso per l’ammissibilità. «L’abbassamento dell’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili è doveroso – ha twittato la deputata -. E’ una battaglia che intendiamo portare a termine. Se la battaglia va spostata sulla legge di Bilancio, chiederò alle colleghe del Senato di farsene carico».

Ecco il testo dell’emendamento: «Ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi di quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633».

In Irlanda tasse zero

In Europa siamo tra gli ultimi 6 Paesi con l’Iva al di sopra del 21% sui prodotti esclusivi per donne. Se tredici Paesi applicano a questi prodotti l’Iva al di sotto del 10%, 8 si attestano tra il 10 e il 21%. Si va dall’esempio più virtuoso dell’Irlanda, con tasse pari a zero per questi prodotti, fino ad arrivare al 27% dell’Ungheria, passando per il 5,5% della Francia, il 10% della Spagna e il 19% della Germania.

Leggi anche: Tampon tax: una tassa a tutela dell’ambiente?

Le mestruazioni sono ancora un tabù. E il congedo mestruale pure

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Mal di schiena, super rimborsi per l’artrodesi: troppi interventi inutili

Gio, 11/14/2019 - 13:04

Negli ultimi anni gli interventi di artrodesi alla schiena (fissazione chirurgica delle vertebre mediante l’impiego di viti e placche) sono più che raddoppiati nelle strutture private convenzionate, mentre sono rimasti stabili negli ospedali pubblici.  La notizia arriva da un’inchiesta condotta da Milena Gabanelli e Simona Ravizza per Dataroom, in cui viene spiegato come questo incremento, avvenuto a partire dal 2009, abbia coinciso con l’entrata in vigore di nuove tariffe di rimborso: fino a 19700 euro per ogni intervento di artrodesi. E così in pochi anni nel privato si è passati da 7870 interventi del 2009 a 16289 del 2016, mentre nel pubblico il trend è rimasto costante (da 12105 a 12619). Eppure l’artrodesi è un intervento molto invasivo, che andrebbe effettuato solo quando falliscono tutti gli altri tentativi di trattamento delle problematiche che interessano la schiena (fisioterapia, infiltrazioni, radiofrequenza, ozonoterapia e procedure mini-invasive).

Solo la Lombardia ha detto basta

Dal 1° agosto 2019 le cose sono – anche se di poco – cambiate. Ma è pur sempre un inizio: in Lombardia, “dopo un’approfondita analisi dei dati da parte della direzione generale dell’assessorato alla Sanità, la decisione è stata quella di tagliare i rimborsi”, si legge su Dataroom. E così dal 1° agosto 2019 per le patologie della colonna come discopatie, sindromi dolorose lombari, processi degenerativi artrosici (insomma tutti i casi in cui il paziente può beneficiare di trattamenti mini-invasivi come la terapia farmacologica, la fisioterapia, altri tipi di interventi chirurgici) – le tariffe di rimborso dell’artrodesi sono state equiparate a quelle delle procedure meno invasive: da un minimo di 3200 euro ad un massimo di 7600 (e non più tra i 4700 e i 19700). I rimborsi per l’artrodesi restano ovviamente immutati in caso di tumori o gravi patologie per cui si ritiene appropriato l’intervento.

La domanda ora viene spontanea: le altre Regioni cosa intendono fare? 

Continua a leggere su Dataroom

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Se fai l’albero di Natale a settembre sei più felice

Gio, 11/14/2019 - 07:34

Secondo una dichiarazione del 2017 di Steve McKeown, psicologo e fondatore della McKeown Clinic, entrare nell’atmosfera del Natale aiuta a restare in contatto con il nostro bambino interiore. E a essere più felici.
“Benché possa esserci una percentuale di ragioni sintomatiche per cui qualcuno voglia ossessivamente addobbare casa in anticipo, nella maggior parte dei casi si tratta di motivazioni nostalgiche o per resuscitare la magia del Natale. In un mondo pieno di stress e ansia – spiega Steve McKeown – la gente associa il Natale alla felicità, evocando forti sentimenti legati all’infanzia. Le decorazioni sono semplicemente un’ancora alle emozioni e all’eccitamento di quando eravamo bambini”.
Quindi ben venga l’Albero di Natale subito dopo l’ombrellone.
La tradizione vorrebbe che gli addobbi natalizi venissero fatti l’8 dicembre ma la tradizione non è stressata…

Fonte: Repubblica

Leggi anche:
Decoriamo il Natale dando una seconda vita ai nostri rifiuti
La tregua di Natale
Le ricette di Natale: Composta di mele cotogne

Foto di Peggy Choucair da Pixabay

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BBC 100 Women 2019: chi sono e perché

Gio, 11/14/2019 - 07:00

C’è un’unica italiana, Piera Aiello, vissuta per 28 anni come un “fantasma” per aver testimoniato contro la mafia. La lista del network britannico è davvero un racconto pieno di emozioni.

14 donne sono entrate nella classifica perché lavorano nell’ambito della salute, 18 sono attive nel campo della scienza e della tecnologia, 19 hanno posizioni di leadership, 17 si sono distinte nel campo della creatività, 13 sono atlete, 19 sono attiviste in vari settori.

Ed è proprio in questo ultimo settore che compare Piera Aiello, deputata siciliana conosciuta come la candidata “fantasma” perché ha fatto tutta la campagna con un velo sul viso a causa delle minacce della mafia. La sua storia sembra d’altri tempi: costretta a sposare a 14 anni il figlio di un boss mafioso poi ucciso, è diventata testimone di giustizia per difendere i diritti degli informatori della polizia e dei loro figli.

Qualche storia tra le 100

Sinéad Burke

27 anni, alta 105,5 centimetri. Ha iniziato a impegnarsi come attivista con la fondazione dell’Inclusive Fashion and Design Collective. Questo progetto ha come obiettivo il finanziamento di progetti di design per i disabili. Una delle sue battaglie riguarda proprio l’adaptive fashion, un concetto di moda che valorizza le minoranze fisiche, di cui lei, fiera, rivendica l’appartenenza. In un’intervista a Marie Claire, Sinéad ha dichiarato: «Io rappresento tutte le minoranze escluse dall’industria del lusso».

Lucinda Evans

Lucinda è la voce delle donne in Sudafrica. Organizza marce radunando migliaia di donne per le strade di Città del Capo, sfidando il governo a tradurre la politica in azione.
Lucinda ha fondato Philisa Abafazi Bethu (Heal our Women), un’organizzazione senza scopo di lucro che offre servizi tra cui consulenza, comitati di ricerca per ragazze rapite e case sicure per donne che fuggono dagli abusi domestici.
«Le mie speranze, come donna Khoisan, sono che un giorno saremo liberate dalla violenza contro i nostri corpi e i corpi delle nostre figlie, sorelle, madri e zie. Spero che un giorno avremo una presidente donna».

Kimia Alizadeh

Nel 2016, Kimia è diventata la prima donna iraniana a vincere una medaglia alle Olimpiadi da quando il Paese ha iniziato a competere nel 1948. Come atleta di taekwondo, Kimia ha il merito di “incoraggiare le ragazze e le donne iraniane a spingere i confini della libertà personale” La ventunenne si sta allenando per ottenere la qualifica per Tokyo 2020, dove spera di ispirare la prossima generazione di donne iraniane nelle arti marziali.
«In Iran, le atlete affrontano sfide diverse. Ma spero che di fronte a tutte le difficoltà, continueremo e non ci arrenderemo mai»

Rida Al Tubuly

È una delle tante donne che lottano per l’uguaglianza di genere, ma lei lo sta facendo da una zona di guerra. La sua organizzazione, Together We Build It,  si batte per il coinvolgimento delle donne nella risoluzione del conflitto in Libia.
Nel 2018, ha denunciato al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra le riunioni delle Nazioni Unite di alto livello sul futuro della Libia che non includono le donne.
«Il futuro delle donne è ora, non domani o il giorno dopo. Promuovo la pace a tutti i livelli e sono fiduciosa che le donne siano in grado di cambiare molto presto lo status quo in settori storicamente designati agli uomini, come la costruzione della pace e la mediazione dei conflitti».

Mabel Bianco

Medico, Mabel ha trascorso quattro decenni a lavorare per inserire la salute delle donne, i diritti riproduttivi, l’aborto e l’HIV / AIDS nell’agenda delle politiche pubbliche in Argentina. È stata pioniera dell’educazione sessuale di fronte al conservatorismo cattolico del Paese sudamericano. Quest’anno segna il suo trentesimo anniversario come presidente della Foundation for Studies and Research on Women (FEIM) a sostegno dei diritti delle donne in America Latina e nel mondo.
«Voglio un futuro prossimo senza che le donne muoiano inutilmente. Spero che raggiungeremo un punto in cui le donne di tutto il mondo possano decidere liberamente sulle loro vite, sui loro corpi e se essere madri o meno senza rischiare la morte e che possano vivere senza violenza di genere».

Zarifa Ghafari

A 26 anni  è una delle prime donne sindaco afghane. Il Presidente l’ha nominata sindaca di Maidan Wardag, dove il sostegno ai talebani è molto diffuso. Zarifa ha accettato nonostante fosse molto pericoloso vivere lì. Il giorno in cui si è insediata il suo ufficio è stato assaltato da uomini inferociti.
Nonostante questo è scesa in piazza regalando sacchetti per raccogliere l’immondizia come parte della sua iniziativa per una città pulita e afferma che il suo obiettivo è far crescere il potere delle donne.
«Sono la prima sindaco donna di questa provincia devastata dalla guerra, ma non voglio essere l’unica. Sto lavorando perché ci siano più donne che lavorano accanto a me nel governo locale e nei principali dipartimenti»

Hiyori Kon

21 anni, è un prodigio di sumo wrestling in un paese in cui alle donne è ancora vietato competere professionalmente.
È stata oggetto del pluripremiato documentario del 2018 Little Miss Sumo, che ha raccontato la sua battaglia per cambiare le regole di uno degli sport più antichi del mondo e dare voce alle donne nel sumo.
«Vorrei dare l’opportunità ai bambini di tutto il mondo di praticare il sumo e vorrei che diventasse uno sport olimpico».

Jamie Margolin

A 16 anni, Jamie ha co-fondato il movimento Zero Hour, usando i social media per organizzare le prime marce sul cambiamento climatico dei giovani in 25 città, tra cui Washington DC.
«Il futuro deve essere decolonizzato e ricollegato all’antica saggezza della Terra che un tempo amavamo. Il cambiamento climatico è un problema creato dall’uomo, motivo per cui le donne dovrebbero governare il mondo».

Benedicte Mundele

I supermercati in Congo sono pieni di prodotti originariamente coltivati ​​nella Repubblica Democratica del Congo, ma esportati e trasformati con conservanti, prima di essere reimportati a prezzi costosi. Questa realtà ha spinto Benedicte a fondare Surprise Tropical, una mensa che serve cibo sano e da asporto nella periferia della capitale, Kinshasa. Cinque anni dopo, il business online dell’azienda offre prodotti freschi in tutta la città.
«Il futuro appartiene a coloro che vedono le opportunità dietro ciò che gli altri vedono come problemi o frustrazioni».

Alexandria Ocasio-Cortez

Quest’anno, a 29 anni, è diventata la donna più giovane insediata al Congresso degli Stati Uniti. È cresciuta nel Bronx e si era offerta volontaria come attivista alle elezioni presidenziali del 2016.
Contro ogni previsione, di giugno 2018 aveva sconfitto un veterano deputato alle primarie per la scelta del candidato democratico nel 14° distretto di New York e da allora è diventata il futuro del partito democratico.
Il suo aspetto non è un caso: ha scelto rossetto rosso e grandi orecchini per il suo giuramento durante la cerimonia di insediamento, in modo che: «La prossima volta che qualcuno dice alle ragazze del Bronx di togliersi gli orecchini, possono semplicemente dire che si vestono come una deputata».
«Stiamo lottando per un futuro in cui nessuno sia lasciato indietro. Quando le persone vogliono smettere di parlare dei problemi che affrontano le donne nere, le donne transessuali, le donne immigrate, dobbiamo chiedere loro: “Perché ti mette così a disagio?”. Perché non si tratta solo di identità, si tratta di giustizia. Tutti meritano giustizia».

Vandana Shiva

Negli anni Settanta, faceva parte di un movimento di donne che abbracciavano gli alberi per impedire che venissero abbattuti – gli originali “abbracci degli alberi”.
Ora leader ambientalista di fama mondiale e vincitrice del premio Nobel per la Pace alternativo, l’ecofemminista vede le donne come custodi della natura.
«Spero che le donne conducano una transizione lontano dalla catastrofe e dal collasso e seminino i semi del nostro futuro comune».

Greta Thurnberg

Nell’agosto 2018, la quindicenne ha saltato la scuola per protestare fuori dal parlamento svedese. Quello che è iniziato come lo sciopero di una persona si è poi diffuso in un movimento mondiale per protestare contro i cambiamenti climatici. Le sue azioni hanno mobilitato attivisti in tutto il mondo, con milioni di giovani che hanno preso parte a Friday for Future. «Stiamo affrontando un disastro di sofferenze non dette per enormi quantità di persone. E ora non è il momento di parlare educatamente o concentrarsi su ciò che possiamo o non possiamo dire. Adesso è il momento di parlare chiaramente».

Amy Webb

È una manager che consiglia i leader del governo e gli amministratori delegati di alcune delle più grandi aziende del mondo su come prepararsi per futuri complessi.
Nel 2015, ha deciso di rendere tutte le sue ricerche open source, liberamente disponibili al pubblico.
«Le nostre idee sul futuro sono modellate dalla nostra stessa educazione, visioni del mondo e pregiudizi cognitivi. Una delle ragioni delle continue lotte dell’umanità è la nostra visione contrastante di come dovrebbe apparire il futuro. La soluzione a quella lotta è l’inclusività».

Leggi anche:
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Risolvere il problema della povertà si può: date retta alle donne
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Fonte articolo e immagini: bbc.com

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Michele Dotti: il dilemma del cuscino

Gio, 11/14/2019 - 07:00

Grande, piccolo, alto, basso, morbido, duro, quanti tipi di cuscini per dormire esistono? Aiutiamo Michele Dotti a trovare il cuscino perfetto! (Ma dove vorrà andare a parare…)

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Autodifesa Finanziaria: il passaggio da risparmiatore a investitore

Mer, 11/13/2019 - 15:00

E’ questa la domanda che più spesso Vincenzo Imperatore, Consulente di Direzione, si sente fare durante gli incontri.
In questo video tutorial alcune regole che bisogna seguire per non sbagliare gli investimenti. Ad esempio: prendersi 4 ore di tempo per analizzare la propria situazione finanziaria, gli obiettivi, i tempi…

Come funziona il delicato passaggio da risparmiatore a investitore? flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_368"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/368/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/368/output/autodifesa-finanziaria-ep7-investitore.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/368/autodifesa-finanziaria-ep7-investitore.mp4' } ] } })

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA (E ULTIMA) PUNTATA MARTEDI’ 19 NOVEMBRE 2019!

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Venezia annega sotto il peso del clima, i dati lo confermano

Mer, 11/13/2019 - 15:00

Era dal 1966 che l’acqua alta a Venezia non raggiungeva quota 187 centimetri. È il record di martedì notte, dopo giorni di allerta meteo, nel capoluogo veneto, e in molte altre città italiane. Al momento la marea si sta abbassando, ma oggi si attesta comunque sui 160 centimetri. Le forti piogge che nella notte tra martedì e mercoledì hanno colpito la Laguna, hanno contribuito a innalzare il livello del mare. Due persone sono morte per il maltempo e per l’acqua alta. Hanno subito gravi danni la Basilica di San Marco, al cui interno si è misurato un livello di 110 centimetri, e il Teatro La Fenice, dove l’acqua ha reso impossibile l’utilizzo del sistema elettrico e anti incendio. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha richiesto lo stato di calamità. Il Centro maree del Comune prevede per oggi un nuovo picco di 145 centimetri e per domani e dopo un livello stabile di 130 centimetri.

Maltempo in tutta Italia

Scuole chiuse da nord a sud. Dall’altra parte dello stivale anche Matera è in ginocchio per il maltempo, le cui strade sono diventate torrenti di fango provocando danni a tutta la città, soprattutto nella zona antichissima dei Sassi. La protezione civile è in allerta e ha attivato il numero verde dedicato per i cittadini. Anche in Puglia scuole chiuse e coprifuoco per le forti raffiche di vento, un morto ad Altamura colpito da un albero. In Calabria e Sicilia allarme rosso e arancione.

Nel 2050 Venezia sarà sommersa

Speriamo non abbiano ragione i ricercatori di Climate Central, che dopo tre anni di lavoro hanno ridisegnato totalmente la mappa dell’innalzamento degli oceani e dei mari per via degli effetti dei cambiamenti climatici in corso. Ebbene, non ci sono buone notizie per Venezia, ma nemmeno per ShanghaiMumbai e per buona parte di Bangkok, che potrebbero essere sommerse già nel 2050. I risultati di questa ricerca sono a dir poco scioccanti, sono stati analizzati i livelli delle regioni costiere di tutto il pianeta, esattamente di 135 paesi. Ovviamente le conseguenze sarebbero devastanti da tutti i punti di vista, ambientali, sociali, economiche, si tratterebbe di un’emergenza umanitaria mondiale, che metterebbe a rischio 150 milioni di persone. E questo se gli Accordi di Parigi fossero effettivamente rispettati sino al 2050, cosa che sappiamo già non sarà così. Purtroppo se le emissioni di gas serra dovessero aumentare invece che diminuire, la popolazione a rischio sarà più del doppio del previsto, ovvero 340 milioni di persone che diverranno 630 milioni a fine secolo.

Nell’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, uno degli autori della ricerca, Scott Kulp, rispetto alla nuova elaborazione dei dati delle coste afferma «Il nostro studio non rappresenta l’ultima parola. In alcuni paesi e regioni esistono già dati di alta qualità sulle zone costiere, in particolare in Australia e in alcune parti dell’Europa. Ma spero che abbiamo dimostrato l’importanza di avere ovunque dati più accurati e di grande qualità, quali l’elevazione e i livelli degli oceani, l’importanza che i governi li raccolgano e li rendano accessibili, pubblici. Alcune nazioni potrebbero avere già simili dati senza diffonderli, forse per preoccupazioni di sicurezza nazionale. Ma è importante che lo facciano, per consentire a tutti coloro che sono impegnati sul fronte del cambiamento climatico, comprese organizzazioni multilaterali, sia migliori analisi delle vulnerabilità che la definizione degli interventi necessari».

Gli scienziati di Climate Central hanno realizzato una mappa dove sono segnate le zone “rosse” ovvero quelle a rischio sommersione. In Italia è segnata la zona della laguna veneziana: 
https://coastal.climatecentral.org/map/4/1.3705/55.6568/?theme=sea_level_rise&map_type=coastal_dem_comparison&elevation_model=coastal_dem&forecast_year=2050&pathway=rcp45&percentile=p50&return_level=return_level_1&slr_model=kopp_2014

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Photo by Stijn te Strake on Unsplash

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