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Il rugby mi ha salvato la vita

Con una lunga lettera pubblicata sul sito del Mogliano Rugby, Aristide Barraud, francese, classe 1989, mediano d’apertura, in forze al Mogliano, annuncia il suo ritiro dal rugby giocato.
Pazzesca la sua storia: la sera del 13 novembre 2015, durante gli attentati che hanno sconvolto la città di Parigi, Aristide si trova in mezzo alla sparatoria, protegge la sorella minore ma un terrorista gli spara in pieno petto e su un piede.
Polmone perforato, la sorella riporta invece la frattura scomposta di un braccio.
Aristide viene sottoposto a diverse operazioni chirurgiche, riesce anche a tornare in campo, allenarsi, giocare una partita.
Ora l’annuncio del ritiro.
Da un’intervista di aprile 2016: “I medici non hanno ancora capito come non sia morto nei primi dieci minuti.
E quando ho detto loro che non ero nemmeno svenuto, non ci credevano. Da un punto di visto fisiologico, ciò non era quasi possibile. Avevo perso quasi tutto il mio sangue. Il rischio era il polmone. Volevano asportarmelo. Ci hanno messo del tempo prima di operare, potevo non sopravvivere a un intervento. Un medico ha deciso di farmi un’ecografia al cuore. Ha messo l’apparecchio e ha gridato ai colleghi: “Oh, putain! Venite a vedere! Ha il cuore di un bue“. Ho girato la testa e ho visto il mio cuore che pompava. Boum, boum. Mi hanno domandato: “Sei uno sportivo?” Ho detto di sì. A Mogliano, nello stile del nostro gioco, il numero 10 deve correre molto… Vedendo questo, i medici si sono detti che ce l’avrei fatta. Due giovani chirurghi dell’ospedale di Bichat si sono presi la responsabilità di operarmi conservando il polmone”.
Dalla sua lettera del ritiro: “Adesso ho bisogno di continuare a curarmi, nel corpo e nella testa. Sono stato in “battaglia” dal primo giorno, da quando mi sono svegliato più morto che vivo. Ho bisogno di tempo, e ho voluto scrivere queste righe perché in questo momento non voglio rilasciare altre interviste e parlare ancora di queste cose. Voglio staccare con tutto, anche con il Rugby. Tornerò, sicuramente tornerò, perché questo sport è la mia vita, ma lo farò quando starò davvero bene e potrò dare il meglio di me stesso per gli altri.”
In bocca al lupo, Aristide!

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Oh capitano, mio capitano!

Permettetemi una mischia di parole in onore di Richie McCaw, neozelandese. Definirlo un rugbista è riduttivo, Richie McCaw è stato IL RUGBY!
148 partite con la maglia degli All Blacks, 131 vittorie, 110 da capitano, due coppe del mondo alzate al cielo. Unico nella storia!
Lo scorso anno Richie McCaw si è ritirato oggi indovinate cosa fa? Niente comparsate in tv, niente locali notturni da gestire, lui ha preso il brevetto di elicotterista e oggi sta prestando soccorso alle vittime del terremoto che ha colpito la Nuova Zelanda nella notte di domenica.
Un grande capitano, in campo e fuori.

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