wyclef jean

Yéle Haiti chiede aiuto

Wyclef Jean HaitiCarissimi,
Questa settimana torniamo a parlare di Haiti. Come sapete abbiamo seguito questo sfortunato paese gia' con due cacao del sabato, una volta parlando di un suo illustre rappresentante, Wyclef Jean, e della casa discografica che stava costruendo dal basso tramite internet (http://www.jacopofo.com/wyclef-jean-guerrieri-musica-case-discografiche-mp3-cd-album) e un'altra volta per chiedervi di aiutarci a raccogliere fondi per Yele, un'organizzazione haitiana fondata dallo stesso Wyclef Jean che portava aiuti immediati e concreti alla popolazione della penisola martoriata dal terremoto.
La situazione ad oggi e' quantomeno drammatica.
A distanza di sei mesi da quel terribile giorno i paesi che si sono fatti carico dell’onere di donare ingenti somme di denaro in aiuto di Haiti per ora hanno donato solamente il 10% di quello che hanno promesso, eccezion fatta per il Brasile che ha versato 55 milioni di dollari, e il Venezuela che ha quasi raggiunto la sua quota e continua a inviare aiuti umanitari.
L’11 luglio scorso l’ex presidente americano Bill Clinton, co-presidente della Commissione interim per la ricostruzione di Haiti (IHRC), denunciava il mancato assolvimento di queste promesse da parte di paesi e istituzioni come Usa, Giappone, Spagna, Francia, Norvegia, Ue, Banca dello sviluppo interamericano e Banca mondiale.
Un altro paese, oltre al Brasile e il Venezuela, in prima linea per la cancellazione del debito internazionale di Haiti e' il Canada, che oltre ad aver cancellato il debito estero che Haiti ha nei suoi confronti, ha promesso di versare 400 milioni di dollari a sostegno del Piano di Azione per Haiti dopo averne versati 33 per estinguerne il debito con le banche di sviluppo internazionali.
Ma al di la' di quello che puo' fare la comunita' internazionale aiutare Haiti vuole anche dire dare la possibilita' ad Haiti stessa di risorgere. Dare la possibilita' agli haitiani di costruire la loro Haiti, di coltivare la loro terra, di costruire le loro case, di creare l'Haiti degli haitiani.
Ed e' esattamente quello che sta cercando di fare Yele, che oltre a distribuire acqua e viveri per i bisogni immediati sta anche distribuendo sementi per coltivare i campi, preparando nuovi siti per la ricostruzione, organizzando comunita' e cooperative di lavoro con l'utilizzo del sistema del microcredito.
Aiutiamo Yele' e Wyclef Jean in questa impresa, con le nostre piccole cose: basta una donazione, potete trovare come fare su www.yele.org. Grazie.

Traduciamo e riportiamo un articolo del cantante hip hop pubblicato dalla CNN. Buona lettura.

Nei sei mesi da quando un terremoto ha devastato la mia terra, Haiti, il 12 gennaio, ho lavorato con mia moglie, Claudinette, e con Yele Haiti, l'organizzazione che ho fondato piu' di cinque anni fa, per cercare di porre rimedio alle condizioni terribili in cui vive la mia gente.
Ogni volta che torno, mi auguro che le cose siano migliorate e lo sono, ma solo un po' e non e' mai abbastanza. Dobbiamo continuare a sperare, per l'amor di Haiti, che il mondo non si dimentichi di quanto aiuto sia ancora necessario.
Per il popolo di Haiti, che ha cosi' poco, sono una gioia anche le cose piu' piccole. Nei pacchetti che distribuiamo, per esempio, le donne che vivono nelle tendopoli sono felici di trovare le torce windup (ricaricabili a manovella). Un oggetto che per noi ha poco valore, ma senz'altro avrete letto che alcune donne sono state assalite, stuprate o rapite nei campi di notte, ecco che queste torce permettono loro di non dover girare al buio nei campi di notte. Ecco che le torce illuminano il loro cammino e anche i loro visi quando le ricevono!
Naturalmente, sappiamo che c'e' molto altro da fare per garantire la sicurezza di tutte le donne e bambini.
Le aziende che ci forniranno case con porte che si chiudono contribuiranno a migliorare le condizioni economiche delle persone cosicche' i disperati non abbiano la necessita' di ricorrere al crimine e alla violenza... ma per ora la semplice torcia che si ricarica a mano da' qualche speranza a queste donne.
Pensate solo all'ondata di caldo che ha colpito la costa orientale degli USA in questi giorni, le temperature hanno superato i 38 gradi. Questa e' la temperatura normale in estate ad Haiti dove ci sono 1,2 milioni di persone che non hanno casa, che vivono nelle tendopoli, senza abbastanza cibo e acqua, con appena un riparo dal sole e senz'altro senza aria condizionata.
Pensate a questo e cosi' non vi sara' difficile capire perche' la gente e' cosi' felice di ricevere cose che altri danno per scontato avere: pacchi soccorso con pochi vestiti, oggetti di pronto soccorso, scarpe, alimenti in scatola e acqua.
Yele porta fino a 36.000 litri di acqua filtrata al giorno alle tendopoli, con una flotta di 14 camion cisterna. Portando l'acqua tutti i giorni abbiamo aiutato 7.200 famiglie che cosi' hanno potuto avere la gioia di cucinare un po' di cibo o di lavare i piatti, E abbiamo distribuito acqua potabile, inizialmente in bottiglia, ora in singoli sacchetti da 0,3 litri, piu' piccoli e quindi piu' facili da trasportare. Anche in questo caso sono le piccole cose che possono fare la differenza.
Ma vogliamo dare agli haitiani di piu'. Vogliamo che non debbano essere felici solo con una piccola torcia, quando in realta' cio' di cui hanno bisogno e' una casa che li metta al sicuro. Vogliamo che non debbano essere grati di avere l'acqua di cui necessitano quando quello di cui hanno bisogno e' migliori condizioni di vita con una fonte di acqua vicina alla loro casa. Ecco perche' Yele sta organizzando e raccogliendo fondi per la costruzione di case per i residenti delle tendopoli, dove ci sia anche una scuola, latrine, docce e una fonte d'acqua per ogni piccolo gruppo di case.
Vogliamo che il popolo di Haiti, per poter sognare in grande, non debba accontentarsi del minimo per tirare avanti. La loro gioia e gratitudine sono il carburante per i nostri sforzi. Perche' vogliamo portare loro un po' di sollievo che non hanno da quando il terremoto li ha colpiti sei mesi fa, e vogliamo combattere per loro, perche' il mondo sappia che meritano di vivere meglio che nelle condizioni disastrose in cui sono causate da circostanze al di fuori del loro controllo.
Tutti i nostri piccoli sforzi, le nostre piccole cose, una dopo l'altra, possono portare a grandi cambiamenti. Quindi cerchiamo di apprezzare le piccole cose, come gli haitiani fanno, ma cerchiamo di fare grandi miglioramenti per queste grandi persone.


I guerrieri della musica

Carissimi,
questa settimana vogliamo parlarvi di una rivoluzione, un'altra, nel mondo della musica.
A dimostrazione del fatto che non sempre le multinazionali l'hanno vinta, quello che sta succedendo nel Web oggi e' un’ulteriore prova che non c'e' modo di fermare chi ha la determinazione di opporsi, chi non si limita a protestare ma lavora e inventa nuovi modi per dare voce a coloro che hanno qualcosa da dire.
Sono lontani i tempi degli album (i 33 giri come li chiamavamo noi 50enni), e ora anche i Cd originali stanno entrando velocemente nel dimenticatoio .
Il formato Mp3 ha generato una svolta epocale: infatti per la prima volta nella storia del mercato musicale il prodotto da commercializzare non e' piu' fisico ma e' immateriale. Cio' ha completamente modificato i parametri che finora reggevano l’industria discografica. Ora le canzoni le archiviamo sul Pc invece che su cassetta, le compriamo online invece che in negozio, le ascoltiamo con l'iPod invece che con stereo e walkman. Gli artisti traggono la stragrande maggioranza dei loro guadagni non dalle vendite dei dischi, bensi' da concerti e altre attivita' collaterali.
L’attesa che l’uscita di un nuovo album generava negli ascoltatori, l’abitudine dei ragazzi di risparmiare per poi comprare l’ultimo disco di un artista sono scomparse, e con esse anche il valore percepito della musica. Un semplice clic per ascoltare un brano, se non piace un altro clic e gia' l’opera si ritrova nel cestino della scrivania del computer.
In contemporanea al calo dell’attenzione e del valore attribuito a un pezzo musicale, la tendenza dell’economia a creare oligopoli che producono solo marchi, mai sostanza, ha portato a una forte produzione musicale usa e getta. Studiata e concepita a tavolino, venduta tramite intense operazioni di marketing. Il branding, per le grandi case discografiche, ha sostituito le capacita' artistiche, inesorabilmente. I manager della musica preferiscono di gran lunga “creare” un nuovo talento musicale completamente asservito alle richieste del pubblicitario di turno che produrre grandi star, costose e indomabili.
I vari talent show come X-Factor ne sono l’eclatante esempio.
Le multinazionali della musica che in pubblico si stracciavano le vesti lamentando forti perdite, in privato si autocongratulano con grandi pacche sulle spalle per essere riuscite a far tacere qualsiasi produzione musicale non in loro possesso. Di fatto, in questo tipo di mercato, un artista che non sia a contratto con una multinazionale non ha possibilita' di farsi ascoltare. 
Ma piu' forte del brand, della gestione dell’immagine, puo' ancora rivelarsi il legame atavico che stringe l’uomo al ritmo, alla musica. La musica non e' mai stata solo una espressione artistica da vivere passivamente, e' una esperienza fisica totale, e' la componente principale del rito, accompagna ogni evento della vita, puo' condurre all’estasi, esorcizzare i lutti. Nelle societa' umane che vivono a stretto contatto con la natura, la musica e' l’espressione di ogni avvenimento, personale o sociale.
In special modo per le minoranze, senza andare troppo indietro nel tempo, basti ricordare quello che e' stato il reggae e l'hip hop per le comunita' nere di tutto il mondo. Un nome sopra tutti: Bob Marley. Forse ancora molti non sanno dove sia ubicata geograficamente la Jamaica ma quando vediamo una bandiera verde e gialla non possiamo non ricordare quell'uomo straordinario che cantava “No woman no cry”, donna, non piangere. Meno di tutti puo' il suo popolo, che ancora conserva l’orgoglio che gli infuse questo cantastorie ribelle, con parole come queste: “Se esprimi un desiderio e' perche' vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella e' perche' stai guardando il cielo, se guardi il cielo e' perche' credi ancora in qualcosa”.
Ma ai tempi, non ci credeva nessuno, e men che meno le corporations della musica.
Quando poi gli strumenti costavano troppo per i ragazzi neri d'America, ecco che con un campionatore si fecero miracoli per ricominciare a protestare, informare, dire la propria, attraverso il potere della musica. Un’altra rivoluzione era in agguato, l’hip hop avrebbe gridato il dolore e la rabbia del periodo piu' combattuto dello scontro razziale Usa.
E ora, ancora una volta, bisognava trovare un altro escamotage, perche' la forza della musica e' dirompente e non saranno certo pochi uomini in giacca e cravatta a fermare chi ha qualcosa da dire.
In base a questa forza si affaccia ora proprio su internet – lo spazio che piu' ha modificato la nostra relazione con la musica – quella che l’autore definisce: people Revolution! Una rivoluzione popolare.
Wyclef JeanWyclef Jean, fondatore dei mitici Fugees, ha creato la prima etichetta musicale interamente online. Gestita dal basso – raccoglie rapper, musicisti, grafici, promotori…– si propone di non ubbidire alle leggi di mercato, ma di crearlo, ascoltando cio' che dai 5 continenti arriva, dando spazio alla forza che la musica rappresenta, e avendo la forza di gestirlo e promuoverlo.
Questa forza viene dalla gente, da chi desidera partecipare, come in una jazz session in cui ogni artista segue le sue emozioni e quelle dell’onda emotiva degli altri, una forza immensa che forse rivoluzionera', ancora una volta, l’universo musicale.
Non e' nuovo a queste cose, Wyclef Jean, haitiano: ha spesso dichiarato: “la musica mi ha salvato la vita” e nel suo caso non e' un modo di dire. Oggi cantante, produttore, attore, e' anche il fondatore di Yele' Haiti (http://www.yele.org/), un’associazione che si occupa di aiutare con vari progetti la popolazione di uno dei paesi piu' poveri del mondo.
In sei mesi, Wyclef ha raccolto piu' un milione di “warriors” del Web, guerrieri della musica, persone disposte a diffondere in tutto il mondo la musica della strada, ottima musica, tra l’altro. Tra questi vi sono dj, pubblicitari, giornalisti, blogger, professori di scuola, ragazzi appassionati di internet, tutti disposti a lavorare gratis, a partecipare attivamente cosi' da fare ascoltare al maggior numero di persone possibile quella musica che il potere vuole morta e asservita. E tutto, tramite il Web, lo strumento piu' democratico del mondo.
Il 10 novembre e' uscito il nuovo album dell’artista: From the Hut, to the Projects to the Mansion (DJ Drama Presents Wyclef Jean a.k.a. Toussaint St. Jean), e la cosa incredibile e' che l’album e' gia' al primo posto nelle classifiche Hip Hop di ITunes sia negli Usa che in Canada. Un risultato che e' rivoluzione se si pensa che la promozione e' arrivata solo dal Web e senza l’ausilio della grande distribuzione, senza pubblicita' mainstream… si tratta “solo” di un milione di persone che decidono cosa vogliono ascoltare… 
E l’album racconta una storia che e' un’epopea, da una capanna di Haiti a celebrita' di fama internazionale. Come recita il titolo, da una capanna, al ghetto, ai palazzi. Non si tratta pero' della retorica versione maschile di Cenerentola, non e' una storia eroica, pur essendo combattiva. E’ una storia di speranza e di responsabilita'. Come dice Wyclef: “Non amo vedere foto di bambini mezzi nudi con negli occhi dolore e morte, utilizzati per muovere il pietismo internazionale. Non lo amo perche' IO ero uno di quei bambini, e nei miei occhi c’erano sogni e speranza”. E dai testi dei brani di questo album si capisce chiaramente da dove viene una forza che puo' portare un ragazzo da Haiti a sfidare, solo, le piu' potenti industrie del pianeta: non esiste autocommiserazione ne' prodezza, ma una concreta e solida determinazione e una duramente conquistata perizia. Queste sono le armi che possono cambiare, per Wyclef, le sorti di un singolo o di una societa'. E come lui stesso dichiara, ogni persona puo', ogni sfida e' superabile, da chiunque, “no excuse”.
Beh, distribuire e produrre un album  con questa modalita' e' probabilmente folle, che sia primo in classifica a due giorni dall’uscita e' irragionevole, che questa rivoluzione riesca e' insensato. Eppure…

Potete seguire gli sviluppi di tutto questo sul blog di Wyclef http://wyclefjean.wordpress.com/  oppure su http://wyclefwarriors.ning.com/  Ne vedremo delle belle.
Attento mondo, gli schiavi si ribellano ancora e usano le armi della modernita'.

 

Fonte imm 1 - Fonte imm 2