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L'unico vero dio dell'Occidente è un dio disumano

Nichi Vendola

La settimana scorsa seguivo Nichi Vendola ad Annozero: alla richiesta di un giornalista di dire cosa, in concreto, il suo partito avrebbe fatto qualora avessero vinto le elezioni, Vendola diceva: lotta alla precarietà, in tutti i sensi e partiva con un pistolotto un po' retorico che in concreto diceva poi pochino. Mi ci sono arrabbiata e molto, perché niente ti fa arrabbiare di più di uno che sta dalla tua parte e fa una brutta figura... Pensavo alla solita casalinga di Voghera che in quel momento stava dicendo: “Ecco! Come al solito! Tante chiacchiere e pochi fatti! Altro che Berlusconi che quando parla dice le cose chiare!” Che poi B. racconti un sacco di balle è un altro paio di maniche.
Poi domenica Riccardo Iacona presenta una puntata di Presa Diretta dal titolo “Arrangiatevi”, dove racconta di come il welfare sia nel nostro Paese una parola che non ha più alcun significato, sarà che è inglese...
Il welfare è diventato un lusso che non ci possiamo permettere? chiede Iacona: l’Italia non è un Paese per poveri? In Campania la disoccupazione generale è al 40%. Solo lì stanno per fallire 200 cooperative sociali, in tutto il settore 20mila lavoratori perderanno il posto.
Ma si parla di Napoli e si sa che al sud le cose vanno malissimo...
Ma poi vado a trovare la mia amica Carlotta a Bologna e scopro che non è solo Napoli... ma andiamo con ordine.
Carlotta si occupa da più di vent'anni di disagio minorile, ha iniziato giovanissima con un paio di amici e il suo primo ufficio è stata una cantina... sembra la storia di Steve Jobs... ma Carlotta, laureata in pedagogia, aveva a cuore non i circuiti integrati ma i ragazzi di strada, e quindi non è mai apparsa sulle copertine del Time e di soldi ne ha fatti pochini.
Dopo anni di lavoro nelle cooperative sociali, Carlotta, che ormai ha acquisito una grande esperienza, decide di fare un concorso e di entrare all'Usl della prospera città emiliana. Tutti le dicevano che era pazza, lo stipendio sarebbe stato basso, l'ambiente del servizio pubblico faticoso, ma lei opponeva a chiunque il suo: “Se non ci lavoriamo dal di dentro non cambierà mai niente, e poi è il servizio pubblico a doversi occupare di prevenzione, dobbiamo organizzare qualcosa che resti...” E allora anche i suoi amici sono andati a lavorare con lei costruendo dal niente un servizio di eccellenza. Carlotta lascia il suo lavoro sul campo e si trova a combattere con i bilanci, organizza dal niente una serie di collegamenti tra mondo del lavoro, polizia, Comuni e Usl, fa centinaia di incontri con tutti coloro che sono coinvolti in questi progetti, crea una rete di salvataggio per tutti i ragazzi minorenni che si trovano in difficoltà e per le loro famiglie. Un lavoro incredibile e straordinario...
Ma poi, anche nella città più rossa d'Italia arriva il nuovo dio e anche a Bologna le Usl diventano Asl e devono diventare, appunto, Aziende, devono produrre...
Bella contraddizione! Perché mai un'azienda che si occupa di sociale deve produrre reddito?
Perché?
E arrivano i manager a dire quello che si può e quello che non si può pagare, manager che non conoscono i ragazzi, che niente sanno del servizio offerto e ai quali poi comunque non interessa. Perché lo scopo non è dare quel servizio ma guadagnare soldi, far quadrare i bilanci, servire a dovere il nuovo dio.
Che importa se un neonato di 20 giorni muore di freddo in piazza? Tanto a pagare con il rimorso e il lavoro sarà quell'assistente sociale che ha una zona troppo grande da controllare, che non ce la fa a seguire tutti perché le hanno tolto colleghi e risorse, e che non ha avuto il tempo di chiedere a quella madre: scusa, dove vai a dormire la sera?
Non pagano i nuovi manager, loro non hanno responsabilità se non quelle che riguardano il loro dio, che tra l'altro con loro è molto generoso, visto che elargisce uno stipendio almeno 8 volte più alto di quello dell'assistente sociale. Per non parlare poi dei benefit, dei favori fatti agli amici e agli amici degli amici...
E allora, in questa fase “manageriale” Carlotta è una spina nel fianco, lei che fa le pulci nei bilanci, lei che sta mai zitta.
Carlotta, per cui ogni ragazzo, ogni “utente” è importante.
E allora Carlotta viene spostata a un altro settore, che non ha niente a che fare con la prevenzione del disagio sociale minorile – che in pratica significa seguire i ragazzi con problemi loro e di famiglia per impedire che  si caccino nei guai, che finiscano in galera, per seguirli negli studi, per trovare loro un lavoro che li tolga dalla strada, ecc. -  Anzi, quel settore probabilmente verrà ridimensionato, di fatto dove prima lavoravano cinque persone, oggi ne lavora una e solo fino alle ferie estive... poi non si sa... sì, perché se Carlotta almeno il lavoro continua ad averlo, i suoi colleghi delle cooperative sociali, a Bologna come a Roma e come a Napoli se ne stanno a casa.
Eh già, la prevenzione non fa scalpore, non fa audience, non dà risultati visibili e immediati.
La prevenzione non interessa più al nuovo dio dei nostri giorni, mal che vada riapriamo i manicomi e costruiamo nuove galere.
Ecco forse quello che voleva dire Nichi Vendola quando parlava di lotta alla precarietà, è anche la precarietà del nostro futuro, un Paese che non investe sui giovani non ha molta vita... e se non intendeva questo spero di avergli dato una buona idea.
Carlotta non si arrende, e non perché è una martire o perché crede che riuscirà a cambiare il mondo. Semplicemente Carlotta non vuole che il mondo cambi lei, ed è profondamente atea.

Gabriella C.