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Il Giappone, il meno colpito dal coronavirus tra i paesi G7. Come mai?

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 06:19

Di seguito la traduzione di ampi stralci dell’analisi comparsa sul giornale giapponese japantimes.co.jp

Il Giappone è stato il primo paese colpito dopo la Cina

Il Giappone è stato uno dei primi paesi al di fuori della Cina colpiti dal coronavirus e ora è uno dei paesi meno colpiti tra le nazioni sviluppate. Questo è sconcertante secondo gli esperti di salute.

Quasi nessun blocco alla vita sociale

A differenza delle draconiane misure di isolamento della Cina, la quarantena di massa in gran parte dell’Europa e delle grandi città statunitensi che ordinano alle persone di rifugiarsi in casa, il Giappone non ha imposto quasi alcun blocco. Mentre è stata disposta la chiusura delle scuole, la vita continua normalmente per gran parte della popolazione. I treni dell’ora di punta di Tokyo sono ancora affollati e i ristoranti rimangono aperti.

Aggressivo subito all’insorgere dei primi casi

La domanda incombente è se il Giappone ha schivato un proiettile o sta per essere colpito. Il governo sostiene di essere stato aggressivo nell’identificare i primi casi e contenere la diffusione. I critici sostengono che il Giappone ha realizzato pochi test, forse cercando di mantenere bassi i numeri di infezione in quanto è destinato a ospitare le Olimpiadi di Tokyo a luglio.

I passi compiuti per contenere il virus – come chiudere le scuole e annullare alcuni eventi di grandi dimensioni – ora sembrano misure modeste rispetto a ciò che altri hanno fatto.

1.000 casi e 44 morti

Il Giappone ha avuto finora poco più di 1.000 casi confermati e 44 morti

A Tokyo, tra le aree metropolitane più fitte del mondo, i casi costituivano lo 0,0008 percento della popolazione. L’Hokkaido, la zona più colpita dal Giappone, ha già eliminato lo stato di emergenza a causa del rallentamento di nuovi casi.

La risposta iniziale del Giappone al virus

La vicinanza del Giappone alla Cina potrebbe aver contribuito a far scattare l’allarme quando la malattia si trovava in una fase più controllabile. Alla fine di gennaio, poco dopo la prima infezione del Giappone da parte di una persona che non era stata in Cina, i disinfettanti per le mani iniziarono a spuntare negli uffici e nei negozi, le vendite delle mascherine aumentarono e le persone iniziarono ad accettare le regole di base per proteggere la salute pubblica. Ciò potrebbe anche aver contribuito ad appiattire la curva delle infezioni nel paese.

Nonostante la contagiosità del virus, un rapporto del 9 marzo di un gruppo nominato dal governo affermava che circa l’80% dei casi identificati in Giappone non aveva trasmesso l’infezione ad altri.  “Molti cluster di infezione sono stati identificati in una fase relativamente precoce”, ha detto il gruppo di esperti scientifici in un rapporto di questo mese. Il primo ministro Shinzo Abe ha citato tali risultati quando ha detto sabato che il Giappone non ha ancora avuto bisogno di dichiarare lo stato di emergenza.

In Giappone non si usano strette di mano e abbracci

Il Giappone può avere alcuni vantaggi specifici, come una cultura in cui le strette di mano e gli abbracci sono meno comuni rispetto ad altri gruppi di sette paesi. Ha anche tassi di lavaggio delle mani superiori a quelli in Europa.

I casi di influenza stagionale sono in calo da sette settimane consecutive, proprio mentre il coronavirus si stava diffondendo, indicando che i giapponesi potrebbero aver preso a cuore la necessità di adottare alcune misure di base per arginare le malattie infettive. I dati del Tokyo Metropolitan Infectious Disease Surveillance Center mostrano che i casi di influenza quest’anno sono ben al di sotto dei livelli normali, con i casi a livello nazionale che hanno raggiunto un minimo dal 2004 ad oggi.

I funzionari giapponesi affermano di essere fiduciosi nel loro regime di test mirati. “Non vediamo la necessità di utilizzare tutta la nostra capacità di test, solo perché ce l’abbiamo“, ha detto il funzionario del ministero della salute Yasuyuki Sahara durante un briefing martedì. “Né pensiamo che sia necessario testare le persone solo perché sono preoccupate.”

Giappone e Italia

“Il tasso di letalità in Italia è quasi triplo del Giappone”, ha dichiarato Yoko Tsukamoto, professore di controllo delle infezioni presso l’Università di Scienze della Salute di Hokkaido. “Parte del motivo è che in Italia se vieni testato, ti tengono in quarantena, quindi significa che non hanno abbastanza letti per pazienti relativamente non gravi.”

Il Giappone ha circa 13 letti d’ospedale per 1.000 persone, il più alto tra le nazioni del G7 e più del triplo rispetto a Italia, Stati Uniti, RegnoUnito e Canada, secondo i dati della Banca Mondiale.

Gli ospedali non si stanno affollando e non c’è stato alcun picco nei casi di polmonite, hanno detto i funzionari sanitari. Un gruppo di esperti del governo ha affermato giovedì che potrebbe essere possibile riaprire le scuole in aree senza nuovi casi confermati all’inizio di aprile.

Nella foto un parco di Tokio sabato – fonte Japan Times

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Covid-19: le fabbriche del nord chiudono, vietati i viaggi di rientro

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 19:03

Mentre si è in attesa del decreto che indichi in dettaglio le misure anticipate ieri sera, 21 marzo, da Giuseppe Conte, i ministri della salute Speranza e dell’Interno Lamorgese hanno firmato un’ordinanza che fa «divieto fa divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative», di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute».

È facilmente intuibile come la nuova restrizione sia diretta a impedire, a fabbriche e aziende chiuse, i viaggi di rientro dei lavoratori verso le regioni di provenienza.

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Storie di ordinaria pandemia

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 16:00

Ci vogliono almeno due/tre settimane per vedere gli effetti delle misure restrittive. Ma la gente – si sa – non ha pazienza, vuole risultati, proiezioni, dati.

E allora mi lascio andare anch’io a un bilancio dei primi giorni di “quarantena”:

1) Ho acquistato una ciclette professionale, un set di quattro piante da interno che depurano l’aria, un imperdibile collezione di oli d’oliva aromatizzati, quattro colonscopie a soli 19 euro e 90 – non cedibili e usufruibili entro i prossimi 60 giorni, – un aspiratore per foglie, un bonsai nano gigante, un corso online di ikebana e un abbonamento a “i segreti della salsamenteria”. Questo il primo giorno.

2) Ho ascoltato una ventina di volte “Beata te che lavori in Protezione Civile e puoi uscire” (senza reagire).

3) Ho ascoltato una ventina di volte “Beata te che sei da sola e non hai nessuno in casa” (senza reagire)

4) Ho visto sui vostri terrazzi le vestaglie più brutte del mondo. Ma anche una mamma e un figlia che fanno la corsa coi sacchi, gente che pianta fiori e rende il quartiere più bello, persone che sorridono, finalmente si guardano e si salutano.

5) Ho ascoltato 39 volte l’Inno italiano, 27 Volare, 11 Ma che ce frega ma ce ‘mporta, 6 ore e 25 minuti (non consecutivi, per fortuna) di mestoli che sbattono sui coperchi. E mi è piaciuto.

6) Ho assistito a fuochi d’artificio a mezzanotte. Forse qualcuno è riuscito a fare la spesa online su Amazon.

7) Ho seguito il tutorial “come cucinare con quel che c’è” di Barbieri, “inventa una cena con gli avanzi “di Cannavacciuolo” e “il feng shiu e l’arte di impiattare di Orecoshi Qualcheccòsa”. La limonata che ho fatto con l’unico limone che troneggiava nel frigo vuoto, presentata nel sottovaso di ceramica Raku, era stupenda.

8) Ho rifiutato 37 video chiamate. Di cui 4 di ex fidanzati. Fate un gruppo e ditevi tra di voi che sono magnifica e avete sbagliato tutto. Io sono qui, non nel “troppo tardi” dove vivete voi.

9) Ho pensato “che carino questo bimbo che impara a suonare il pianoforte”. Poi “che determinazione questo bambino che insiste a suonare il pianoforte”. Poi “quanto diamine ci vuole ad imparare il pianoforte?”

10) Ho ringraziato il gatto per avermi portato dal terrazzo quattro lucertole, tre piccioni, due gerani – evidentemente considerati aggressivi – e una mano.

11) Ho imparato come si cucina il tofu. Ma non perché. D’altra parte, ci sarà un motivo se il T9 insiste a correggerlo in “tufo”.

Al solito, è un decalogo in 11 punti. 
Se uno vi sta più antipatico degli altri, eliminatelo. 
Anche se sono così interessanti, questi “tempi e modi dispari” che ci troviamo a vivere nella difficoltà… Resistiamo e facciamo il nostro, intanto.

Per il prossimo bilancio, ci “vediamo” tra 7 giorni.

Cover: Roma, Piazza di Spagna – Immagine da webcam, 22 marzo, ore 14.20

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Havana, cittadini applaudono i medici in partenza per l’Italia: nessuno dice “prima i cubani”

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 14:18

Bravi” dicono i cittadini cubani che salutano e applaudono all’aeroporto dell’Havana i medici in partenza per l’Italia, nessuno dice “prima i cubani”.

“Coronavirus, l’applauso ai medici in arrivo in Italia”, titola il Corriere. “I cubani applaudono i medici in viaggio per l’Italia”, avremmo preferito leggere. Già, perché in questo caso è bene sottolineare che la solidarietà non è soltanto da parte dei medici ma dell’intera popolazione cubana. Non “prima i cubani”, non “producetevi i tamponi da soli” ma “aiutiamoci l’un l’altro. Il diritto alla vita è universale.

Non è tempo delle polemiche, dunque, oggi, limitiamoci a sottolineare questo:

Polonia e Repubblica Ceca, paesi del Gruppo di Visegrád che tanto piace al sovranismo nostrano ed europeo, bloccano e sequestrano il materiale sanitario inviato dalla Cina all’Italia: materiale non soltanto urgente, visto il primato italiano dei contagi e dei decessi, ma già acquistato e pagato dal Sistema Sanitario Nazionale italiano. Materiale recante i sigilli con le bandiere cinesi e italiane, a scanso di equivoci, come si vede qui.

Cuba, Cina e Vietnam mandano in Italia medici e materiale sanitario per aiutarci nell’emergenza, come del resto hanno fatto Emergency e altre ONG (come spiegato in questo articolo).

Sovranisti e buonisti, a confronto.

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La prima settimana di isolamento, il bilancio di Zerocalcare

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 14:00

Il bilancio di una settimana di quarantena, visto da Rebibbia dal fumettista Zerocalcare

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Covid-19: le mascherine con valvola non devono essere usate dalla popolazione

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 11:40

Le ormai famose mascherine FFP2 e FFP3 con valvola non devono essere utilizzate dalla popolazione “normale“: il rischio è di aumentare al diffusione del contagio. È quanto si legge nel “Vademecum utilizzo mascherine” per l’emergenza Covid-19, predisposto da un’agenzia formativa accreditata della regione Piemonte, Asso.forma, e condiviso in una circolare dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco della provincia di L’Aquila, in Abruzzo, regione che sta conoscendo un importante incremento del numero di contagi.

La spiegazione risiede nel fatto che “dalla valvola di queste due tipologie di mascherine fuoriescono le esalazioni“, il che “equivale a diffondere il possibile contagio, è come non averle”, si legge nel documento. È per questo che, oltre alla popolazione “normale”, tutti gli esponenti delle forze dell’ordine che sono costretti a un contatto ravvicinato tra colleghi, gli addetti ai reparti di alimentari o banchi del fresco e gli addetti agli uffici aperti al pubblico non devono indossarle: il rischio è di contaminarsi gli uni con gli altri, peggiorando la situazione.

Si raccomanda quindi di scegliere le mascherine secondo queste priorità:

Chi deve indossare le FFP2 e FFP3 con valvola di esalazione

Devono avere le FFP2 e le FFP3 con valvola di esalazione tutti coloro che lavorano nei reparti di terapia intensiva e infettivologia, i soccorritori (118, croce verde, croce rossa, o assimilati), “perché queste categorie si presume avranno contatti con persone o pazienti certamente contagiati e/o devono tenerle per lungo tempo”, si legge nel documento.

Chi deve indossare le FFP2 e FFP3 senza valvola

Devono invece avere le FFP2 e FFP3 senza valvola:

  • le forze dell’ordine, avendo cura di usarle solo ed esclusivamente per interventi di emergenza o interventi in assistenza ai soccorritori, perché devono essere protetti ma non rischiare di contagiarsi tra di loro, in abbinamento a occhiali e guanti monouso.
  • i medici di famiglia e guardie mediche. In alternativa con valvola (ma ricordiamo che la valvola è di aiuto a chi è costretto a utilizzarla per lungo tempo in presenza di pazienti potenzialmente malati). I medici potranno apporre una mascherina chirurgica sopra alla mascherina FFP2 con valvola per limitare la diffusione delle loro esalazioni dalla valvola.
Mascherine chirurgiche o fatte in casa

Devono indossare mascherine chirurgiche o fatte in casa:

  • tutta la popolazione circolante, tutte le persone che lavorano o sono costrette a lavorare, le stesse forze dell’ordine, gli uffici aperti al pubblico, gli addetti alla vendita di alimentari e, in ogni caso, tutte le persone o lavoratori in circolazione (si ricorda alla popolazione che è meglio restare casa).

Per gli addetti all’ospedale, infermieri e/o gli stessi medici, quando non in reparto si potrebbe consigliare di usare le chirurgiche (oppure se disponibili le FFP2 o FFP3 ma senza valvola o con aggiunta della mascherina chirurgica davanti alla valvola) per limitare al massimo la diffusione del contagio.

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La bruttissima figura dello sport di fronte al coronavirus

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 11:00

Marina Hyde scrive sul Guardian che “nella bolla rarefatta in cui il calcio galleggia, il rinvio degli Europei è stato annunciato come una notizia sconvolgente. Al di fuori della bolla, però, in un mondo in chiusura causa pandemia, la “breaking news” è stata accolta con l’attenzione che si riserva all’infortunio della riserva del terzino destro della squadra per cui tifiamo. È l’irrilevanza inconsapevole in cui è piombato lo sport, in un momento di crisi sistemica globale. Eventi che fino a un attimo fa sembravano enormi ora rimpiccioliscono di fronte all’emergenza, ma non se ne accorgono”.

Su El Paìs Jorge Valdano, ex stella del calcio oggi scrittore, scrive che il coronavirus ha trasformato i calciatori in semplici cittadini, hanno perso la loro forza simbolica, la luminosità che veniva loro trasmessa dallo stadio. Che il calcio “come spettacolo e scala delle nostre illusioni sono scomparsi, è rimasta una sola evidenza: la precarietà dell’industria. Se non ci sono partite, i biglietti non vengono venduti, i contratti televisivi non sono soddisfatti e i fan non sono più clienti. Addio all’incantesimo”. 

Nessuno pagherà

Sono due tra le analisi più interessanti lette in queste giorni sul ridimensionamento dello sport e della sua industria. Il calcio è arrivato con vergognoso ritardo – non c’è altro termine – a comprendere che stavolta lo show non poteva andare avanti. La Uefa avrebbe fatto giocare le partite all’infinito. Da giorni in Italia si discute quanto la partita di Champions Atalanta-Valencia abbia inciso sul contagio che poi si è diffuso nel Bergamasco e ha provocato centinaia di morti che vediamo portati via dai camion dell’esercito. La partita zero, l’hanno soprannominata. A pandemia proclamata dall’Oms la Uefa ha fatto disputare un turno di Europa League. Non solo un comportamento disgustoso ma soprattutto gravissimo dal punto di vista sanitario. Ovviamente nessuno pagherà.

Più o meno lo stesso è accaduto in Formula Uno. Si sono fermati soltanto all’ultimo momento e perché avevano i contagi in casa. 

E le Olimpiadi?

Oggi uguale comportamento sta avendo il Cio, Comitato olimpico internazionale, che proprio non vuole rassegnarsi al rinvio delle Olimpiadi. Ovviamente tutto ciò di decoubertiniano non ha nulla. E non c’è nulla di male. Lo sport è un business molto ricco che però ha scoperto la propria fragilità e non vuole fare i conti con la realtà. È come se fosse un bambino capriccioso che non si rassegna di fronte al giocattolo rotto o alla fine del gioco. La verità è che, essendo un’industria, ha i suoi bilanci, i suoi contratti da rispettare. Proprio come nel Bergamasco dove, ovviamente, non ha inciso soltanto Atalanta-Valencia (giocata a Milano ma piena di bergamaschi) ma soprattutto la mancata chiusura delle industrie. Non hanno voluto. Ma lo sport è un’industria strana, non può imporsi a dispetto della realtà. Ha anche una cornice ipocrita da rispettare. Gli eroi non possono contribuire alla diffusione dell’epidemia (sempre che vogliano, ovviamente) altrimenti che eroi sarebbero?

È finita l’illusione

Sin dalle prime notizie relative al coronavirus, i gerarchi dello sport hanno scelto la strada della negazione. Come se quel che accadesse al genere umano, a loro non dovesse interessare. Come se fossero immuni e come se abitassero in un’altra dimensione. 

Hanno dapprima provato a negare la realtà, ordinando lo “show must go on”. E adesso, dopo essersi piegati alla realtà, si ostinano a considerare l’emergenza coronavirus come una brutta parentesi che quanto prima sarà chiusa e poi tutto tornerà come prima. 

È come se fosse crollato il castello di carta. È finita l’illusione, come l’ha definita Valdano. E oggi appaiono ridicoli nel continuare a litigare sulle date in cui ripartirà il calcio, sui diritti tv, sui contratti, sugli stipendi da decurtare ai calciatori. 

Probabilmente lo sport, o meglio l’industria che ruota attorno allo sport, dovrà rimodularsi sul mondo post covid-19. Non è affatto detto che tutto tornerà come prima. Nessuno lo sa. Resterà certamente una ferita. Resteranno il dolore e il ricordo e forse questo comporterà anche un sovvertimento delle gerarchie nella vita delle persone. Chi può dirlo?

L’unica cosa certa è che da questa emergenza l’immagine dello sport è uscita con le ossa rotte. Una brutta figura che non tutti dimenticheranno.

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Origami passatempo per grandi e piccoli #iorestoacasa

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 10:00

L’arte degli origami, che trova le sue antiche radici nel Giappone, è una tecnica strettamente collegata alla religiosità dello Zen, motivo per cui, a questa pratica, si riconoscono anche proprietà benefiche contro stress e ansia.

Dal canale YouTube ArtPaper condividiamo un breve video alla portata di tutti: realizzazione di un cigno. Cosa ci occorre? Solo un pezzo di carta quadrato!

Fonte: YouTube ArtPaper

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a: redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Conte: «Fabbriche e servizi non essenziali chiudono» Finalmente diciamo noi

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 09:40

Proprio ieri scrivevamo del paradosso dei parchi chiusi e delle fabbriche di armi aperte.

Ora sembra che finalmente fabbriche e servizi non essenziali chiuderanno. Si fermerà così anche nell’area più critica, la Lombardia, il viavai di lavoratori (si stima almeno 500.000) che prendevano mezzi pubblici spesso sovraffollati negli orari di punta, impossibilitati a rispettare la ormai mitica “distanza sociale”, per recarsi a lavorare in fabbriche e uffici non essenziali in questa fase.

Sempre ieri abbiamo raccontato il modello Corea. Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della salute Speranza, ha dichiarato: “Più guardo il caso Corea del Sud più mi convinco che dobbiamo seguire la strategia adottata da Seul. D’accordo con il ministro, sto proponendo che la si adotti anche in Italia, abbiamo già attivato un gruppo di studio per definire i dettagli”.

Ecco, speriamo che queste cose si facciano e si facciano presto e bene.

Abbiamo tutti bisogno di essere parte di una strategia chiara, intelligente, condivisa.

L’immagine di questo articolo non è scelta a caso: siamo tutti pronti a un nuovo start, per ripartire con più energia.

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Cose da fare senza muoversi da casa: l’orto, anche sul balcone!

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 09:30

Disclaimer: Questo è un articolo preparato prima dell’emergenza Coronavirus, ma contiene tanti consigli utili per fare un orto e passare un po’ di tempo in queste giornate in cui è sconsigliato allontanarci dalla nostra abitazione. Ovviamente se non avete a casa semi, piante e attrezzi, aspettate qualche giorno a uscire di casa per procurarveli, seguendo le norme vigenti e nel rispetto della salute di tutti.

Per chi ama avere del verde intorno, per chi vuole avere la soddisfazione di farsi una bella insalata coltivata dietro casa o anche per chi vuole lanciarsi in un nuovo hobby, marzo e aprile sono due ottimi mesi per sperimentare qualche piccola coltivazione e impiantare un piccolo orto, sia in giardino, sia sul balcone.

Abbiamo chiesto qualche consiglio a quello che ormai è diventato il nostro agronomo “di fiducia”, Francesco Beldì, perché, tra i suoi tanti libri, ha scritto anche “Biobalcone” (TerraNuova Edizioni), una guida per coltivare l’orto sul balcone con i metodi del biologico e della permacoltura.

Francesco, che caratteristiche deve avere lo spazio per chi vuole cominciare un orto sul balcone o in giardino?

«Tutti possono impiantare un piccolo orto: non occorrono spazi particolari, deve trattarsi solo di terreni o di un balcone che non sia completamente all’ombra, quindi con un minimo di insolazione. Le piante che vengono coltivate in questa stagione non necessitano di molta insolazione, anche se ci vuole comunque luce, ovviamente.»

C’è un “kit minimo” di attrezzi utili? Che preparazioni sono necessarie?

«Per l’orto in giardino bastano una zappa, un rastrello, una vanga oppure un “forcone foraterra”, che può sostituire la vanga e servire per arieggiare il terreno, e poi un trapiantatore: un piccolo attrezzo a forma di cono che ci agevola nel trapianto.

Non ci sono grandi preparazioni da fare: dissodare il terreno e arieggiarlo concimandolo leggermente, formando le aiuole su cui trapianteremo le nostre piantine o semineremo. Per le piante primaverili non serve una concimazione particolare , solo gli spinaci ogni tanto possono aver bisogno di un po’di concime (si vede se la foglia ingiallisce), in questo caso si può usare un fertilizzante organico di origine vegetale.

Per l’orto sul balcone ci si può dotare di vasi rettangolari, sui 30/40 cm di lunghezza. Per riempirli va benissimo del terriccio universale, che si trova anche al supermercato.

Non è necessario concimarlo. Se però non si utilizza terriccio nuovo, è bene “arieggiarlo”, perché a volte è troppo compatto: basta tirare fuori tutto il terriccio dal vaso, pulirlo dai residui delle vecchie piante e rimettere tutto dentro. Questo lo renderà più soffice e più adatto ad ospitare le nuove radici.»

Quali sono le verdure che si possono già seminare o trapiantare in questo periodo?

«Le insalatine da taglio, sul balcone, nei vasi rettangolari, vengono benissimo. Lattughe, radicchi di ogni tipo, gli agretti, gli spinaci, che si possono anche raccogliere quando solo piccoli come spinacina da mangiare in insalata, i ravanelli, le bietine, la rucola, la valeriana.

Ovviamente queste vengono benissimo anche in giardino, dove si può mettere anche il cavolo cappuccio e la lattuga, oltre a patate, cipolle e aglio, in questi periodi meglio se in bulbo.

In giardino, ma anche sul balcone, si possono trapiantare melissa e menta. È facilissimo ottenere talee dalla menta: tagliatene un pezzetto, mettetelo nel terreno, bagnatelo costantemente e dopo poco tempo avrà già fatto le radici. Volete mettere la soddisfazione di mettervi sul balcone e farvi un Mojito con la menta coltivata lì a fianco?»

Le piante primaverili hanno bisogno di molte cure?

«No, se non insorgono parassiti, basta bagnarle con costanza, senza esagerare nelle quantità, controllando sempre il terreno, fermandoci quando è umido. Spesso in questa stagione le piante sono più danneggiate dallo ‘stress idrico’ che dalla siccità.

Una ‘cura’ possibile è quella di proteggerle da eventuali sbalzi di temperatura, dato che in questi mesi può anche scendere repentinamente per qualche giorno, specialmente di notte. In questo caso ci si può procurare qualche metro di ‘tessuto – non-tessuto’ con cui avvolgere le piante, che permette comunque la traspirazione.

Il tessuto, così come gli attrezzi, i semi, e spesso anche piantine pronte da trapiantare si trovano ormai facilmente sia nei garden che nei negozi di bricolage e molto spesso anche nei supermercati più attrezzati.»

Come facciamo ad accorgerci se le abbiamo bagnate troppo?

«Generalmente alcune foglie diventano gialle o seccano le punte, in questo caso bisogna smettere di bagnarle, aspettare che il terreno asciughi (rimuovendo l’acqua nel sottovaso, se è presente) e poi tornare a bagnarle in maniera costante.

Nel sottovaso è meglio che l’acqua non ristagni mai, perché è uno spazio che serve alle radici per respirare: anche le radici consumano ossigeno.»

E se non riusciamo a bagnarle in maniera costante o sappiamo che non saremo a casa tutti i giorni per farlo? Dobbiamo abbandonare l’idea dell’orto?

«C’è una soluzione ideale: l’irrigazione a goccia anche nel giardino o a casa. Bastano pochi metri di tubo per irrigazione, alcuni ugelli e, se proprio vogliamo toglierci tutti i pensieri, un timer. Sono tutti prodotti che si trovano nei garden o nei negozi di bricolage a costi ridotti. Collegando il tubo ad un rubinetto, l’irrigazione a goccia bagna piano piano in maniera costante le piante.

Se non disponiamo di un rubinetto sul balcone e se le distanze che deve coprire il tuo non sono particolarmente lunghe possiamo realizzare un impianto anche “a caduta”: facciamo uscire il tubo da un secchio o da un contenitore appeso in alto. L’acqua scenderà in maniera lenta e costante, e potremo andarcene anche in vacanza questa estate senza la preoccupazione di dover chiedere il favore di bagnarle al vicino di casa.»

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Evviva la primavera!

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Sulla torre di Trallerallera,
c’è una vecchia nera nera,
sempre le tentenna un dente,
per chiamar tutta la gente.
No, non è una cosa strana, è soltanto
(la soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Sai perchè il libro sta sempre al caldo?
(Soluzione: perché ha la copertina)

Si sveglia la primavera!

Quando il cielo ritorna sereno
come l’occhio di una bambina,
la primavera si sveglia. E cammina
per le mormoranti foreste,
sfiorando appena
con la sua veste
color del sole
i bei tappeti di borraccina.
Ogni filo d’erba reca un diadema,
ogni stilla trema.
Qualche gemma sboccia
un po’ timorosa,
e porge la boccuccia color di rosa
per bere una goccia
di rugiada…
(U. Betti)

Cantiamo insieme

Ma quando si beve il caffè della Peppina?

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

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Giornata mondiale della poesia: Wisława Szymborska

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 20:07
Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wisława Szymborska
Traduzione di Pietro Marchesani
segnalata da Mattea, grazie!

Foto di Gerhard Gellinger da Pixabay

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Come la Corea del Sud sta riuscendo a contenere Covid-19

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 15:08

La Corea del Sud, il secondo Paese più colpito dopo la Cina in Asia, alla luce dati disponibili rappresenta un esempio virtuoso di lotta al virus. Al momento in cui scriviamo sono circa 8.800 i casi confermati e 102 i decessi. I nuovi casi giornalieri sono nell’ordine delle decine e il tasso di letalità è dell’1,1%, siamo lontanissimi dal picco di quasi un migliaio notificato in un solo giorno agli inizi di marzo, a una decina di giorni dall’esplosione del caso coronavirus.

Cosa ha permesso alla Corea del Sud di arrivare a questi risultati senza zone rosse estese ma con un attivo programma di isolamento sociale? Ce lo racconta un reportage dell’Agenzia Reuters di cui riportiamo la traduzione di ampi stralci.

Test selettivi e di massa, solo micro zone rosse

Molti epidemiologi affermano che i risultati drammaticamente diversi (al momento molto migliori in Corea del Sud che in Italia) indicano un’importante intuizione: i test selettivi e di massa sono uno strumento potente per combattere il virus.

In Corea del Sud (un Paese di 50 milioni di abitanti, un po’ meno che i 60 dell’Italia) le autorità hanno una risposta diversa rispetto a quella italiana. Stanno testando centinaia di migliaia di persone alla ricerca di infezioni e monitorando potenziali soggetti diffusori utilizzando la tecnologia del cellulare e del satellite.

Jeremy Konyndyk, ricercatore senior presso il Center for Global Development di Washington, ha affermato che test approfonditi possono fornire ai Paesi un quadro migliore della portata di un focolaio. Quando i test in un Paese sono limitati, ha affermato, le autorità devono intraprendere azioni più audaci e severe per limitare la circolazione delle persone. “La Cina lo ha fatto, ma la Cina è in grado di farlo. La Cina ha una popolazione molto disciplinata che rispetterà le indicazioni del governo.”

La Corea del Sud ha imposto piccolissime zone rosse in alcune strutture e in complessi di appartamenti colpiti più duramente dal virus. Ma finora non sono state fermate intere regioni e ancora meno l’intero Paese.

Seul afferma che si sta basando sulle lezioni apprese da uno scoppio della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) nel 2015 e sta lavorando per rendere quante più informazioni disponibili al pubblico. 

Si è avviato a un massiccio programma di test anche tra persone che hanno sintomi molto lievi o anche asintomatiche ma che potrebbero essere in grado di infettare gli altri.

Restrizioni della privacy per trovare gli ammalati

Ciò include l’applicazione di una legge che garantisce al governo l’autorità di accedere ai dati personali per poter individuare le persone da sottoporre a test: filmati, dati di tracciamento GPS da telefoni e automobili, transazioni con carta di credito, informazioni sull’immigrazione e altri dettagli personali di persone confermate affette da coronavirus. Le autorità possono quindi rendere pubbliche queste informazioni, in modo che chiunque che possa essere stato esposto al contatto con una persona ammalata, non solo i loro amici e familiari, possa farsi sottoporre a test.

Il tasso di casi recentemente confermati è diminuito da un picco a metà febbraio, ma il più grande test del sistema potrebbe essere ancora in corso poiché le autorità continuano a cercare di rintracciare e contenere nuovi cluster di positivi al coronavirus. 

La gestione dei malati

Oltre ad aiutare a capire chi testare, il sistema aiuta gli ospedali a gestire la pipeline di casi. Le persone ritenute positive vengono poste in auto-quarantena e monitorate da remoto tramite un’app per smartphone, o controllate regolarmente telefonicamente, fino a quando non diventa disponibile un letto d’ospedale. Quando è disponibile un letto, un’ambulanza raccoglie la persona e porta il paziente in ospedale con stanze di isolamento sigillate ad aria. Tutto questo, incluso il ricovero in ospedale, è gratuito.

Le pecche del sistema

Ovviamente anche il sistema della Corea del Sud ha le sue pecche. Il Paese non dispone di abbastanza mascherine protettive – ha iniziato a razionarle – e sta cercando di assumere nuovo personale qualificato per elaborare i test e mappare i casi, non essendo sufficiente quello attuale.

E l’approccio coreano avviene a scapito della privacy. Il sistema della Corea del Sud è un sistema obbligatorio invasivo. Le persone devono rinunciare a quello che, per molti in Europa e in America, sarebbe un diritto fondamentale alla privacy. La Corea del Sud è una grande democrazia, con una popolazione pronta a protestare contro le politiche che non piacciono, e tuttavia in questo momento di crisi le misure straordinarie adottate dal governo sono state accettate.

“La divulgazione di informazioni sui pazienti comporta sempre problemi di violazione della privacy“, ha affermato Choi Jaewook, professore di medicina preventiva all’Università della Corea e alto funzionario della Korean Medical Association. Le informazioni “dovrebbero essere strettamente limitate” ai movimenti dei pazienti e “non dovrebbero riguardare la loro età, il loro sesso o i loro datori di lavoro”.

Perché no alle grandi zone rosse, secondo i coreani

Le risposte tradizionali come il blocco di ampie zone possono essere solo modestamente efficaci e possono causare problemi nelle società aperte, afferma Kim Gang-Lip, Vice Ministro della Sanità della Corea del Sud. Nell’esperienza della Corea del Sud, i blocchi significano che le persone partecipano meno alla ricerca dei contatti che potrebbero aver avuto e che potrebbero causare la diffusione del virus, diventano più passive.

I test drive-trough

La Corea del Sud ha aperto circa 50 strutture di test drive-through in tutto il paese. Nei parcheggi vuoti, il personale medico in indumenti protettivi si affaccia alle auto per controllare se i passeggeri accusano febbre o difficoltà respiratorie e, se necessario, raccogliere campioni. Il controllo di solito dura circa 10 minuti e le persone ricevono i risultati assieme a un testo che ricorda loro di lavarsi le mani regolarmente e indossare maschere per il viso.

Fonte reuters.com 

Un totale di 117 istituzioni in Corea del Sud ha attrezzature per condurre i test. Il numero di test varia giornalmente, la capacità massima è di 20.000 test al giorno. Il governo paga per le prove di persone con sintomi se richieste da un medico. Altrimenti le persone che vogliono essere testate senza prescrizione medica possono pagare fino a 170.000 won ($ 140)

Gli ufficiali “di quarantena”

Ci sono anche 130 ufficiali detti “di quarantena” che si concentrano sulla ricerca di potenziali pazienti, trascorrendo l’intera giornata lavorativa controllando a distanza le persone che si sono dimostrate positive per COVID-19. Hanno il massimo potere e autorità per effettuare le loro ricerche.

Kim Jeong- hwan fa parte di questo piccolo esercito di ufficiali di quarantena che tracciano i movimenti di eventuali potenziali portatori della malattia attraverso il controllo del loro telefono, app o segnali inviati dai telefoni cellulari o dalle scatole nere delle automobili e interviste telefoniche alle persone. Il loro obiettivo: rintracciare tutti i contatti che le persone potrebbero aver avuto cosicché possano essere testati anche costoro, anche intervistando i potenziali portatori di coronavirus “Non ho visto nessuno dire grosse bugie”, ha detto Kim. “Ma molte persone in genere non ricordano esattamente cosa hanno fatto.”

Il caso del karaoke a gettoni

Kim racconta di aver individuato cinque casi infettati da una donna di una piccola città che dopo aver preso il virus era andata in un “karaoke a gettoni”, un bar in cui una macchina consente alle persone di cantare alcune canzoni per un dollaro. All’inizio la donna non ha detto agli ufficiali della sua presenza nel karaoke a gettoni. Ma questa informazione è stata ottenuta dopo aver interrogato i suoi conoscenti e ottenuto posizioni GPS del suo dispositivo mobile. Attraverso i test tra i frequentatori del karaoke sono stati poi individuati gli altri 5 casi.

I messaggi via sms alla popolazione

Il governo della Corea del Sud utilizza anche i dati sulla posizione delle persone per personalizzare i messaggi di massa inviati ai telefoni cellulari, avvisando tutti i residenti di una zona quando viene confermato un caso nelle vicinanze.

“C’è ancora tanto da fare”

Lee Hee-young, un esperto di medicina preventiva che gestisce anche il team di risposta al coronavirus nella provincia di Gyeonggi in Corea del Sud, ha affermato che la Corea del Sud ha fatto un passo avanti dopo il MERS per aumentare le sue infrastrutture per rispondere alle malattie infettive. Ma ha affermato che finora solo il 30% dei cambiamenti di cui il Paese ha bisogno sono avvenuti. Ad esempio, ha affermato, mantenere una forza lavoro qualificata e un’infrastruttura aggiornata negli ospedali più piccoli non è facile. “Fino a quando non avremo risolto questo problema”, ha detto Lee, “esplosioni di epidemia come questa potranno continuare ad avvenire  ovunque”.

Photo by Mathew Schwarz

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Parchi chiusi e fabbriche di armi aperte

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 13:01

Come è ormai arcinoto per contenere il contagio bisogna mantenere le “distanze sociali”. Significa mantenersi ad almeno un metro di distanza gli uni dagli altri, ci hanno spiegato.

Ciò che è meno noto è che questo metro di distanza, secondo chi sta emanando le regole di comportamento a cui ci dobbiamo attenere, è un metro mooolto flessibile.

Sempre meno di un metro; sempre di più di un metro; dipende

Esempi:

Sempre meno: Non si può andare in un parco o in spiaggia, neanche da soli, perché in spiaggia, anche in una spiaggia deserta, qualsiasi distanza tra le persone – è stato deciso –  è comunque inferiore ad un metro. Quindi non si può andare in spiaggia.

Sempre di più: Si può andare in metropolitana dove nelle ore di punta a Milano le persone sono ammassate l’una sull’altra per andare al lavoro perché sulla metropolitana qualsiasi distanza tra le persone – è stato deciso –  è superiore a un metro. Quindi si può andare in metropolitana, anzi vista questa regola si sono ridotte le corse aumentando l’affollamento. Tanto comunque in metropolitana qualsiasi distanza è sempre superiore a un metro.

Dipende: Ci sono poi dei casi in cui il “distanziamento sociale” dipende dal luogo in cui ci si trova. Se per esempio porti un cane a spasso e sei in prossimità di casa tua in città il distanziamento sociale è assicurato, se vai su un sentiero di campagna no, per questo è proprio vietato andarci.

Fra’ Gerolamo Savonarola

Complessivamente sembra che chi definisce le regole si stia ispirando a principi simili a quelli di fra’ Gerolamo Savonarola. Ciò che è fonte di piacere e svago è anche fonte di scelleratezza e causa di flagelli, sosteneva il frate, quindi da evitare assolutamente (unica eccezione consentita: cantare sui balconi, possibilmente l’inno d’Italia).

«È stata tua la colpa»

Una delle strategie più efficaci messe in campo dal potere durante ogni emergenza consiste nella colpevolizzazione degli individui, per ottenere il loro consenso acritico.

È una strategia ampiamente sperimentata nell’ultimo decennio con lo shock del debito pubblico, presentato a ogni individuo come la conseguenza della sua vita dissennata, vissuta colpevolmente al di sopra delle proprie possibilità, danneggiando e indebitando le generazioni future, una narrazione che ometteva e omette le responsabilità delle lobby finanziarie.

Così in questo periodo ci sentiamo ripetere “fate i bravi, state uscendo troppo di casa, non ci costringete ad essere ancora più severi” come se le dimensioni del guaio in cui ci troviamo dipendesse – prevalentemente o addirittura esclusivamente – da comportamenti “irresponsabili” degli individui, mentre nel frattempo il sistema sanitario è stato negli anni de-finanziato e privatizzato e si tengono aperte le fabbriche non essenziali, addirittura offrendo dei bonus per incentivare la presenza sul lavoro.

Fabbriche e virus

Scrive il Corriere della Sera:

Quasi un terzo dei contagi si trova tra le aziende d’ogni genere dei due polmoni economici d’Italia, Brescia e Bergamo. Brescia è la prima in classifica per densità produttiva, seguita da Milano e, appunto, Bergamo, che ha 4.305 contagi e 84 mila imprese attive nelle quali lavorano 385 mila dipendenti. Brescia ha 3.783 contagi, 107 mila ditte e 402 mila lavoratori. Stare a casa è più facile dirlo che farlo qui, dove per ammissione di Confindustria Lombardia il 73% delle imprese sta andando avanti, come in tutta la regione. Come dire che nelle aree più epidemiche mezzo milione di lavoratori continua a fare avanti e indietro casa-lavoro.

Il Presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi tuona: «Mandare avanti la produzione è stato un gravissimo errore, dobbiamo chiudere tutto, lasciare aperto solo chi produce beni alimentari, prodotti per la salute e l’igiene. Vedo ancora capannoni e cantieri pieni di gente, è una follia». E che non siano tutte produzioni di beni essenziali lo si intuisce scorrendo l’elenco delle imprese nelle due province, dove troviamo aziende che producono acciaio, verniciature, calcestruzzi, auto di lusso, armi (220 nella sola Val Trompia, in provincia di Brescia – n.d.r.).

E ancora: i lavoratori dell’aeroporto di Linate denunciano che nell’aeroporto continuano i lavori di ristrutturazione dei negozi con squadre esterne che arrivano dalla bergamasca, come del resto in tutta la città di Milano continuano ad essere aperti cantieri non essenziali a cui lavorano persone che arrivano dal resto della Lombardia…

Il fantastico mondo dell’Italia ai tempi del coronavirus: parchi chiusi e fabbriche di armi aperte.

Foto di copertina di Bruno Patierno

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I tedeschi cantano “Bella Ciao” per gli italiani

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 12:00

“Carissimi amici italiani, abbiamo deciso di unirci al vostro coro e di cantare per voi la canzone di libertà per eccellenza. Ci auguriamo tutti che possa costituire l’inno di liberazione dal virus. Un abbraccio. I vostri amici tedeschi”.


Così gli abitanti di un quartiere di Bamberg, in Baviera, sono usciti tutti sui balconi e hanno cantato in segno di solidarietà verso gli italiani “Bella ciao“.

Fonte: YouTube La Repubblica

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Covid-19: I 30 giorni che hanno cambiato l’Italia

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 11:30
Un mese di Coronavirus

È un mese oggi. Un mese da quel 21 febbraio in cui venne data notizia del primo contagiato da Coronavirus in Italia, nella bassa lodigiana. La cronologia dei 30 giorni che hanno stravolto le nostre vite, rovesciato prospettive, modificato – per certi aspetti forse per sempre – i linguaggi non solo della politica ma anche nostri, è ben raccontata in questo articolo del Sole24ore.
Uno sguardo a ciò che è accaduto, ma anche una visione verso il futuro: la offre la virologa Ilaria Capua, che esorta per l’oggi il rispetto della misure di contenimento, e poi aggiunge: «Prepariamoci a un cambio delle nostre vite, non per forza in negativo. La nuova normalità potrebbe essere migliore della vecchia normalità. Dovremo ripensare la tenuta del servizio sanitario, le gestione delle emergenze, della comunicazione e dei problemi economici. Ci saranno nuove metodologie di lavoro, forse viaggeremo meno. E ci saranno i delfini nei porti ed il nostro desiderio di andarli a guardare, che presto si avvererà»

L’esperienza della Corea del Sud e la lezione di Codogno

I numeri dell’epidemia sono sconfortanti: nonostante le misure adottate fin qui, le cifre di contagi e decessi continuano a crescere.
Come muoversi allora? Secondo Walter Ricciardi, consulente scientifico del Ministro della Salute Roberto Speranza, l’unico metodo da adottare potrebbe essere ora il modello della Corea del Sud: il contenimento mediante misure molto più forti di quelle adottate in Italia, con ricorso a molti più tamponi e all’ausilio della tecnologia per tracciare i contagiati e le persone con cui erano entrate in contatto. Un sistema che grazie a dati medici, gps dello smartphone, carte di credito e telecamere di sorveglianza ha permesso allo stato sudasiatico di rintracciare le persone “a rischio” e isolarle (a casa o in ospedale).
Tuttavia è da segnalare che è dell’ultima ora la notizia che proprio in Corea in queste ultime ore si registra la nascita di nuovi contagi.

Quanto all’esperienza italiana su ilfattoquotidiano.it il mese di quarantena viene raccontato da Daniela Accadia, giornalista di Casalpusterlengo, che nel suo articolo ripercorre tutti i sentimenti che le popolazioni di quella prima zona rossa hanno già passato, e che il resto dell’Italia sta provando in questi giorni: panico, la convinzione che il virus colpisse gli “altri”, le proteste degli esercenti, il racconto ai bambini, il momento “dell’incazzatura” con chi non rispettava le regole… E poi il nuovo equilibrio domestico, la riorganizzazione del tempo, l’importanza dello smart working. E, non ultimo, scoprire anche il cuore grande di tante persone.
Oggi, dopo un mese, l’esortazione è solo una, «state a casa: non è finita per noi, né per voi.»

Nuovi divieti e soldati per le strade

Che non ci dovesse aspettare una riduzione del contagio nei primi giorni successivi al decreto dell’11 marzo lo sapevamo, ma i dati degli ultimi due giorni comunicati dalla Protezione civile hanno portato sconforto e paura. E le reazioni non si sono fatte attendere.

Anzitutto la stretta sui movimenti dei singoli, non solo con le annunciate misure restrittive per le uscite per fare la spesa e per l’attività motoria ma con l’utilizzo di militari nelle strade: si parla di 13mila soldati pronti ad affiancare i 7300 uomini al momento già destinati a questo servizio. Tutto ciò mentre nella sola Milano vengono schierati 114 militari  con funzioni di controllo.

Intanto a Roma è partita la circolare che ordina ai vigili posti di blocco a tutte le auto e a Bari ci pensano i droni, dall’alto, a monitorare il territorio per individuare chi viola le norme

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La solidarietà della Germania

Il Presidente della Repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier ha scritto una lettera di proprio pugno indirizzata a al nostro Capo di Stato e pubblicata su TGCom24: «Egregio Signor Presidente, caro Sergio Mattarella» sono le parole di apertura di un messaggio che sottolinea l’importanza di uno spirito fortemente europeo sia sotto il profilo umano che pratico: solo così, tutti insieme, questa crisi potrà essere superata.

“Non si vede la luce in fondo al tunnel”

Sono le parole del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, al secondo giorno che vede il ricorso ai mezzi militari per trasportare via le decine di feretri che giacciono nella camera mortuaria e nella chiesa, perché il forno crematorio non riesce a far fronte a questo periodo di emergenza da coronavirus. Soltanto ieri si sono registrati 88 morti nella Bergamasca.

Priorità diverse

Non tutti guardano nella stessa direzione: nella serata di ieri, 20 marzo (ore 22.50) nella home page del sito LaVerità.it la prima notizia era questa:

Foto di copertina di Ludovic Charlet

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Covid-19, Chiusi parchi, jogging solo “vicino” e basta passeggiate. E i tabacchi?

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 09:07

Sembra indeciso il governo, e, assieme a gran parte degli amministratori in generale, sembra sbandare nell’indecisione.

Supermercati aperti, ma…

Se dapprima si era ventilata l’ipotesi di chiudere i supermercati la domenica e ridurne gli orari durante la settimana, le enormi file e gli assembramenti creatisi, alla fine hanno fatto cambiare idea. Nessuna chiusura per ora, dice l’ultima ordinanza del Ministero della Salute, diffusa ieri sera. Ma alcune regioni chiudono comunque la domenica (vedi quali) e molti punti vendita riducono comunque gli orari, perché non riescono a coprire i turni, a causa di assenze e malattie del personale. Del resto anche nei supermercati, avamposti coraggiosi della resistenza al virus, mancano gli strumenti per proteggersi o non sono rispettate le regole e mancano i controlli.

Le minacce ai fumatori

Poi ci sono i singoli amministratori, come il sindaco di Milano Beppe Sala, che annuncia di voler chiudere i tabacchi, cosa che sicuramente non farà perché genererebbe il panico, ma che nel frattempo creerà nuovi capannelli oggi, gente in fila a fare scorte di sigarette. Perché allora non vietiamo l’alcol, cosa che ridurrebbe certamente la frequenza delle spese, o il cibo spazzatura, anch’esso in grado di abbassare le nostre difese immunitarie? L’approccio ai divieti è schizofrenico, e soffia sul fuoco dell’aria che tira: quella di una caccia alle streghe.

Chiusi i parchi

Da oggi 21 marzo, a fino al 25, quando dovrà essere rinnovato il decreto firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si vieta a livello nazionale – già era così per molte città – l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici.

Stop alle passeggiate, jogging solo vicino casa

Non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto: quindi stop alle passeggiate, anche solitarie. Resta consentito “svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. Anche qui, nuove incertezze: cosa significa “in prossimità” non è meglio specificato.

Basta movimenti da e verso le seconde case

“Sono chiusi gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, posti all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali; restano aperti quelli siti negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro”. È infine vietato in tutta Italia ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza.

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Cane chiuso in casa? Ecco 4 giochi fai da te per stimolarlo!

People For Planet - Sab, 03/21/2020 - 08:00

Se per gli umani sembra essere più semplice trovare come occupare il proprio tempo in questi giorni di quarantena, per il nostro amico a 4 zampe può non essere facile. Come possiamo aiutarlo a tenersi allenato anche stando in casa?

Dal web ecco una buona idea: 4 giochi per cani fai da te, divertenti e anche stimolanti per la memoria e per l’olfatto del nostro amico!

Come si legge dal canale YouTube di Fashion Dog Italiase stai cercando dei giochi da poter fare col tuo cane a casa con cose che trovi in casa, ecco per te questi 4 giochi molto interessanti. Giocare col cane in modi stimolanti, aiuta il cane a sviluppare l’olfatto, la memoria, l’intelligenza! Gioca con lui e aumenta il vostro feeling! “

Fonte: Fashion Dog Italia

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