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Quarantena violenta: serve una parola in codice con cui le donne denuncino le violenze

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:00

Nell’alta Padovana ieri, 23 marzo, si è sfiorato il femminicidio: massacrata a colpi di martello dal marito, una 48enne, ora ricoverata all’ospedale di Camposampiero, è grave. Domenica scorsa, a Roma, una donna è stata accoltellata e decapitata dal figlio ventenne, e così a Brindisi, sempre per mano del figlio, un’altra donna è morta a colpi di pugnali.

La violenza di genere ai tempi del coronavirus

Inutile sottolineare quanto in questi giorni è già stato detto da più parti: la quarantena aggrava la vita delle donne che già normalmente subiscono violenze in casa; ora, però, complice l’isolamento, i rischi sono più numerosi.

Non è sfuggito al governo, che proprio oggi lancia jna batteria di spot programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522, centro antistalking attivato dalla presidenza del consiglio e gestito dal Telefono Rosa, per offrire aiuto a chi in questo periodo potrebbe averne più bisogno.

Oltre al telefono rosa, per chi ha bisogno di supporto psicologico, ricordiamo che esiste un numero apposito per consulenze psicologiche durante l’emergenza sanitaria, questo: 

Associazione Psicologi per i popoli: 011 01137782
Attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

In Spagna: parola in codice

E chi non può parlare al telefono, che cosa può fare?
Se lo sono chiesto in Spagna, dove basta dire: “Mascherina 19” (in spagnolo “mascarilla 19”) in farmacia.

Una richiesta apparentemente normale ma che nasconde in realtà una parola in codice per denunciare il fatto di essere vittime di violenze e maltrattamenti dentro le pareti di casa.
Visti i tempi, le code, l’isolamento, l’impossibilità di fare affidamento a una rete sociale, l’aiuto deve essere immediato, ma la richiesta d’aiuto ancora di più.

“Mascherina 19”, e subito scatta il protocollo: il farmacista avvisa la polizia, che a sua volta informa la speciale sezione “violenza di genere” delle procure, che a loro volta attivano il sistema di protezione. Un’idea semplice ed efficace, nata dalla collaborazione del governo delle isole Canarie con l’associazione delle farmacie e in breve adottata anche nelle altre comunità autonome spagnole, da Madrid a Valencia.

Perché non farlo anche in Italia? Istituire un protocollo autonomo che scatti al suono di una parola apparentemente innocente.

Una parola che qualunque donna possa pronunciare senza timore né vergogna né rischio. Una parola che possa salvarla. 

Aumentano i TSO 

A lanciare l’allarme è Emiliano Bezzon, comandante della polizia municipale di Torino.
Solitamente, nel capoluogo piemontese si effettuano dai 180 ai 200 trattamenti all’anno (meno di uno al giorno). Ultimamente, invece, le chiamate di intervento “sono in preoccupante aumento”, denuncia Bezzon. «Solo ieri (ndr. 19 marzo) sono stati eseguiti nove Tso a Torino. Gli esperti parlano di aggressività e di fragilità estrema in rapido aumento a causa dell’isolamento e del domicilio forzato, in solitudine o in famiglia, al punto che le chiamate d’emergenza e i Tso (il ricovero forzato di pazienti con problemi psichiatrici potenzialmente pericolosi) sono un rischio non meno grave del Covid-19, ed è bene prevenire. Chi non ha più valvole di sfogo, può manifestare rabbia, violenza. Chi già normalmente manifesta rabbia e violenza, ha più probabilità di farlo a scapito di se stesso e di chi gli sta in casa durante la quarantena forzata.  

«Bisogna pensare a tutte quelle persone che stanno vivendo momenti di solitudine e costrizioni impattanti per la gestione dei nuclei familiari» ha detto di recente il Sindaco di Torino Chiara Appendino, che avrebbe preferito meno divieti e più controlli. La convivenza di nuclei familiari di quattro o cinque persone in magari 30 metri quadri può essere tutto fuorché idilliaca. Altro che Mulino Bianco, la “reunion” sta mettendo a dura prova la tenuta di molte unioni. 

Primi dati dalla Cina: boom di violenze e divorzi

Per adesso i primi dati arriva dalla Cina, dove la convivenza forzata per settimane, negli spazi abitativi ristretti tipici dell’urbanistica cinese, ha portato ad un’impennata delle denunce per violenza domestica e delle richieste di divorzio. Una legge introdotta nel marzo 2016 dal Congresso del popolo cinese riferisce che il governo “proibisce ogni forma di violenza domestica” e specifica che il riferimento normativo si riferisce anche alla violenza psicologica, non soltanto fisica. 

Stando a un articolo apparso l’11 febbraio scorso sul magazine online di Shanghai, “Sixth Tone”, nel solo mese di febbraio la stazione di polizia nella contea di Jianli, del distretto di Jingmen, ha ricevuto 162 segnalazioni di violenze domestiche, il triplo dei 47 casi denunciati nello stesso mese del 2019. E già a gennaio il numero dei casi denunciati era più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «L’epidemia ha avuto un impatto enorme sulla violenza domestica», ha spiegato un funzionario, «secondo le nostre statistiche, il 90% delle cause di violenza in casa sono legate all’epidemia di COVID-19».

Abbiamo imparato dalla Cina a tutelarci dal Covid-19, ma non sappiamo ancora come tutelarci dalla violenza.

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Chris Martin dei Coldplay suona da casa sua

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 14:00

“Dovevo essere con la band ma siamo bloccati tutti in diversi Paesi, così ho pensato di stare con voi per i prossimi 20 minuti…” Così un emozionato Chris Martin comincia una diretta coi suoi fan

#TogetherAtHome Chris Martin

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Covid-19: malato il 9% di medici e infermieri (in aumento). In Cina il 3,8%

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 12:16

Il 9% di tutti i contagiati italiani è composto da medici e infermieri. Lo dice l’Istituto Superiore di Sanità. Per la precisione in Italia, dall’inizio dell’epidemia, sono 5.211 i professionisti sanitari che hanno contratto un’infezione da coronavirus. Finora 20 i morti in questa categoria.

Pochi tamponi e mascherine

È solo la conseguenza di quel che già sapevamo: medici e infermieri hanno una quantità insufficiente di mascherine, occhiali e guanti e, lavorando con i malati, cadono anche loro ammalati a una velocità non solo vergognosa per la categoria che si sta prodigando tanto coraggiosamente per gli altri, ma anche autolesionista, dato che senza medici e infermieri siamo ad armi impari con il coronavirus, o covid-19. Inoltre, ai medici e infermieri non vengono fatti tamponi a sufficienza, lamenta la categoria, e dunque possono trovarsi nella condizione di contagiare altro personale ospedaliero o altri ricoverati, persone quindi particolarmente deboli.

Il confronto con la Cina

Nessun altro Paese, neppure la Cina, si è lontanamente avvicinata a questi numeri: secondo i dati pubblicata su Jama, il contagio tra sanitari in Cina si è fermato a una percentuale massima di 3,8%.

Alla base di questo boom di contagiati – che secondo la fondazione Gimbe è sottostimato, c’è come detto anche la mancata esecuzione di tamponi, e l’utilizzo non adeguato delle mascherine, in particolare il ricorso a quelle chirurgiche che non proteggono a sufficienza gli operatori.

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Ricetta porridge cioccolato e pere! Vegan!

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 10:00

Dalla nostra lettrice Ilaria Vezzoli un’alternativa gustosa (e vegana) al classico porridge!

La ricetta di Ilaria Vezzoli

Molte altre idee sul canale Instagram assaggiare_la_vita! Buona visione e buon appetito!

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a:redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Coronavirus meno contagi, ma arrivano nuove strette, droni e scioperi

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 09:09

Coronavirus, Borrelli: per ogni contagiato ufficiale dieci non censiti. Il capo della Protezione civile: ci sono circa 600mila contagiati e non 63mila. “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”.Verosimilmente in Italia ad oggi ci sono circa 600mila contagiati dal nuovo coronavirus. Lo afferma il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, malgrado i numeri ufficiali parlino di 63mila. Borrelli ammette: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. E,  sui contagi in rallentamento per due giorni consecutivi, aggiunge: “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”. “Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo”, dice il capo della Protezione civile, in una intervista a Repubblica.  Tra una settimana l’Italia, secondo le proiezioni matematiche supererà la Cina per numero di contagi.  Continua a leggere su tgcom24

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Coronavirus, via libera all’uso dei droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini. Lo ha deciso l’Enac, l’ente di controllo del volo, che in un’ordinanza indica sia i dispositivi che possono essere utilizzati sia le modalità “per il contenimento dell’emergenza epidemiologica”. Fino al 3 aprile, dunque, la polizia locale potrà condurre i controlli “con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg”. (…) Nella nota dell’Enac si sottolinea che si potranno effettuare i controlli “anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto” e dove “non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione da parte di questo Ente e non sarà richiesto la rispondenza delle operazioni agli scenari standard Continua a leggere su Il Fatto Quotidiano

Da Leggo.it: Coronavirus, autocertificazione spostamenti: il nuovo modulo SCARICA IL PDF

Coronavirus, nuova stretta contro i furbetti: allo studio multe più salate e confisca auto. Una nuova stretta anti-furbetti, con multe salatissime per punire quelli che non rispettano le norme che costringono gli italiani a casa, ma anche confisca dei mezzi se vengono violate le misure varate dal governo nelle ultime settimane per fronteggiare il Covid-19. Questa una delle ipotesi alle quali lavora il governo e che vede impegnati, in prima linea, Viminale e ministero della Giustizia. Continua a leggere su Il Messaggero

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Coronavirus, ultime notizie: in Italia 50.418 casi positivi e 6.077 vittime (+601), rallentano i contagi. Gallera: «In Lombardia luce in fondo al tunnel» Sono 50.418 i pazienti contagiati da coronavirus in Italia, 4.789 in più rispetto a ieri. I decessi salgono di 601 unità a quota 6.077 mentre i pazienti guariti sono 7.432 (+408). Sono 50.418 i pazienti contagiati da coronavirus in Italia. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nella conferenza stampa quotidiana. I decessi salgono di 601 unità a quota 6.077 mentre i pazienti guariti sono 7.432 (408 in più rispetto a ieri). I nuovi positivi sono 4.789 contro i 5.560 di ieri, si nota quindi un rallentamento dei contagi. “Non mi sento di sbilanciarmi, anche perché oggi vediamo gli effetti di quel che è avvenuto due settimane fa. Prendiamo atto che le misure funzionano ma è presto per parlare di trend in calo”. Così il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. Continua  a leggere su Ilsole24ore

Decreto chiusure: sciopero in Lombardia. Cgil, Cisl, Uil: «Troppe aziende ancora aperte» Il sindacato confederale ha diffuso un comunicato unitario subito dopo l’uscita del decreto in cui si critica l’allungamento della lista delle attività che possono tenere aperto. (…) I metalmeccanici della Lombardia dichiarano per mercoledì 25 marzo lo sciopero regionale. Stessa cosa ha fatto anche la categoria dei chimici, sempre in Lombardia. Nel pomeriggio si sono aggiunti anche i metalmeccanici del Lazio. «Riteniamo che l’elenco sia stato allargato eccessivamente, ricomprendendovi settori di dubbia importanza ed essenzialità. Contemporaneamente, il decreto assegna alle imprese una inaccettabile discrezionalità per continuare le loro attività con una semplice dichiarazione alle Prefetture. Noi non ci stiamo!” Continua a leggere su Corriere.it

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Lucia Bosè morta di polmonite: addio alla star del cinema italiano e madre di Miguel. Lucia Bosé è morta di polmonite oggi a Segovia.  Qualche sito spagnolo, come il giornale El Mundo, parla di Coronavirus ma non c’è conferma ufficiale. Altri giornali riferiscono che i familiari non hanno voluto dire la causa precisa della morte; El Pais, dopo avere scritto della morte per coronavirus, ha corretto il tiro, limitandosi a citare la malattia polmonare “ricorrente in lei e in altri suoi familiari“. Lucia Bosè aveva compiuto 89 anni lo scorso gennaio. Continua a leggere su Il gazzettino

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Ma chi si spoglia quando fa freddo?

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 06:30

L’indovinello di oggi

Chi si spoglia quando fa freddo?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Una scimmia, uno scoiattolo e un uccello stanno correndo verso la cima di un albero di cocco. Chi otterrà per primo la banana, la scimmia, lo scoiattolo o l’uccello?
(La soluzione: Nessuno, è un albero di cocco)

Primavera in città

Primavera è venuta in città
e nessuno ancora lo sa.
Lo sa solo quel bambino
che laggiù in periferia
ha trovato un fiorellino
nel bel mezzo della via.
Ma anche gli altri la vedranno
e nel cuor la sentiranno
e perfin la grossa gru
resterà col naso in su
per veder la primavera
che nel ciel passa leggera.

Cantiamo insieme

Nella Vecchia Fattoria – CanzoniPerBimbi.it 

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di aalmeidah da Pixabay 

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Covid-19, dimesso il paziente 1. Il suo appello: «Restate a casa. Io sono stato fortunato»

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 03:57

Mattia, il 37enne di Codogno ritenuto il primo caso accertato di Coronavirus in Italia, è stato dimesso ieri dal Policlinico San Matteo di Pavia. Il giovane la sera del 19 febbraio era stato ricoverato nel presidio ospedaliero della cittadina del lodigiano per essere poi trasferito due giorni dopo nel reparto di rianimazione del San Matteo. Le sue condizioni all’arrivo nel policlinico pavese “erano gravissime”, ha sottolineato Francesco Mojoli, responsabile della Terapia Intensiva che lo ha seguito nei 18 giorni di ricovero in rianimazione: “Lo abbiamo stabilizzato ed è rimasto per diverso tempo in condizioni critiche“. È il 9 marzo che il “paziente 1” viene de-connesso dal ventilatore e trasferito in terapia sub intensiva, dove ha ricominciato a respirare autonomamente.

“Fondamentale restare in casa”

«Da questa mia esperienza le persone devono capire che è fondamentale restare in casa, la prevenzione è indispensabile per non diffondere l’infezione – ha detto in un audio trasmesso sulla pagina Facebook di Lombardia Notizie -. Questo può significare anche allontanarsi dai propri cari e dagli amici perché non sappiamo chi può essere contagioso. Io sono stato molto fortunato perché ho potuto essere curato, ora potrebbero non esserci medici, personale e mezzi per salvarti la vita».

«È difficile dopo questa esperienza fare un racconto di quello che mi è successo – ha detto il 38enne -. Ricordo il ricovero in ospedale a Codogno, mi hanno raccontato che per 18 giorni sono stato in terapia intensiva per poi essere trasferito nel reparto di malattie infettive dove ho ricominciato ad avere un contatto con il mondo reale e a fare la cosa più semplice e bella, che è respirare».

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Il modello cinese di lotta al virus spiegato bene

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 19:00

Il modello cinese di lotta al virus spiegato bene.

Dopo gli articoli dedicati a Corea e Giappone completiamo questa trilogia dedicata alle strategie asiatiche di lotta al coronavirus con la traduzione di ampi estratti di un articolo scritto per ElPais.com dallo scrittore coreano Byung-Chul-Han, profondo conoscitore del pianeta Cina.

Coreani e cinesi vogliono tornare in patria

Il coronavirus sta mettendo sotto stress il nostro sistema in Europa. L’Asia sembra avere un migliore controllo della pandemia. A Hong Kong, Taiwan e Singapore ci sono pochissimi infetti. Anche la Cina, il paese d’origine della pandemia, sembra ora avere la situazione sotto controllo. Né a Taiwan né in Corea è stato imposto il divieto di uscire di casa, né negozi e ristoranti sono stati chiusi. Nel frattempo è iniziato un esodo di asiatici che lasciano l’Europa. Cinesi e coreani vogliono tornare nei loro Paesi, perché si sentono più sicuri lì. I prezzi dei voli si sono moltiplicati. I biglietti aerei per la Cina o la Corea sono a malapena disponibili.

I vantaggi dell’Asia nella lotta alla pandemia

Rispetto all’Europa, quali vantaggi offre il sistema asiatico nella lotta contro la pandemia? Stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan o Singapore hanno una mentalità autoritaria, che deriva dalla loro tradizione culturale (confucianesimo). Le persone sono meno riluttanti e più obbedienti che in Europa. Hanno anche più fiducia nello Stato. E non solo in Cina, ma anche in paesi democratici come Corea o Giappone, la vita quotidiana è organizzata molto più rigorosamente che in Europa.

Soprattutto, per affrontare il virus, gli asiatici sono fortemente impegnati nella sorveglianza digitale. Ritengono che i big data possano avere un enorme potenziale di difesa contro la pandemia. Si potrebbe dire che le epidemie in Asia non sono combattute solo da virologi ed epidemiologi, ma soprattutto anche da informatici e specialisti dei big data. Un cambio di paradigma che l’Europa non ha ancora imparato. Gli apologeti della sorveglianza digitale proclamerebbero che i big data salvano vite umane. La consapevolezza critica della sorveglianza digitale è praticamente inesistente in Asia. Si parla poco di protezione dei dati, anche in stati liberali come il Giappone e la Corea. Nessuno è scandalizzato dalla frenesia delle autorità per la raccolta di dati.

Né in Cina né in altri stati asiatici come la Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan o il Giappone esiste una consapevolezza critica della sorveglianza digitale o dei big data. La digitalizzazione li intossica direttamente. Ciò è dovuto anche a un motivo culturale. Il collettivismo regna in Asia. Non esiste un individualismo accentuato. L’individualismo non è uguale all’egoismo, che ovviamente è molto diffuso anche in Asia.

Il controllo capillare dell’individuo in Cina

La Cina ha introdotto un sistema di credito sociale inimmaginabile per gli europei, che consente una valutazione completa dei cittadini. Ogni cittadino è valutato di conseguenza nella sua condotta sociale. In Cina non c’è momento nella vita quotidiana che non sia soggetto a osservazione. Ogni clic è controllato, ogni acquisto, ogni contatto, ogni attività sui social network. Coloro che attraversano il semaforo rosso, quelli che hanno a che fare con i critici del regime o quelli che pubblicano commenti critici sui social network hanno punti sottratti. Quindi la vita può diventare molto pericolosa per chi non segue i dettami dello Stato. Al contrario, coloro che acquistano cibo sano online o leggono giornali legati al governo ricevono punti. Chiunque abbia abbastanza punti ottiene un visto di viaggio economico o crediti. Al contrario, chiunque cada sotto un certo numero di punti potrebbe perdere il lavoro. In Cina, questa sorveglianza sociale è possibile perché esiste uno scambio illimitato di dati tra Internet, i provider di telefonia mobile e le autorità. Non esiste praticamente alcuna protezione dei dati. Il termine “sfera privata” non appare nel vocabolario cinese.

Ci sono 200 milioni di telecamere di sorveglianza in Cina, molte delle quali dotate di una tecnica di riconoscimento facciale altamente efficiente. Catturano persino i nei sul viso. Non è possibile sfuggire alle telecamere di sorveglianza. Queste telecamere dotate di intelligenza artificiale possono osservare e valutare ogni cittadino negli spazi pubblici, nei negozi, nelle strade, nelle stazioni e negli aeroporti.

Sorveglianza digitale in Cina e pandemia

L’intera infrastruttura per la sorveglianza digitale si è ora rivelata estremamente efficace nel contenere l’epidemia. Quando qualcuno lascia la stazione di Pechino, viene automaticamente catturato da una telecamera che misura la temperatura corporea. Se la temperatura è preoccupante, tutti coloro che sono stati seduti nello stesso scompartimento ricevono una notifica sui loro telefoni cellulari. Non sorprende che il sistema sappia chi era seduto sul treno. I social network affermano che i droni vengono persino utilizzati per controllare le quarantene. Se uno rompe clandestinamente la quarantena, un drone vola verso di lui e gli ordina di tornare a casa sua. Una situazione che per gli europei sarebbe distopica, ma a cui apparentemente non c’è resistenza in Cina.

Tutti i dati individuali in mano allo Stato cinese

I fornitori di telefonia mobile e internet cinesi condividono i dati sensibili dei clienti con i servizi di sicurezza e con i ministeri della salute. Lo Stato quindi sa dove sono, con chi sono, cosa faccio, cosa cerco, cosa mangio, cosa compro, dove vado. È possibile che in futuro lo Stato controllerà anche la temperatura corporea, il peso, il livello di zucchero nel sangue, ecc. Una biopolitica digitale che accompagna la psicopolitica digitale che controlla attivamente le persone.

Le squadre investigative digitali

Migliaia di squadre investigative digitali sono state formate a Wuhan per cercare potenziali persone infette sulla base dei soli dati tecnici. Basandosi esclusivamente sull’analisi dei big data, scoprono chi è potenzialmente infetto, chi deve essere osservato e infine messo in quarantena. Anche per quanto riguarda la pandemia, il futuro sta nella digitalizzazione. In vista dell’epidemia, forse dovremmo ridefinire anche la sovranità. È sovrano chi ha dati. Quando l’Europa proclama uno stato di allarme o chiude i confini, continua ad aggrapparsi ai vecchi modelli di sovranità.

Il modello cinese è esportabile in Europa?

La Cina sarà ora in grado di vendere il proprio stato di polizia digitale come modello di successo contro la pandemia. La Cina mostrerà la superiorità del suo sistema con ancora più orgoglio. Lo stato di polizia digitale in stile cinese potrebbe persino raggiungerci in Occidente. Come ha già detto Naomi Klein, la confusione è un momento propizio che consente l’istituzione di un nuovo sistema di governo. L’istituzione del neoliberismo è stata spesso preceduta da crisi che hanno causato shock.  Eventualmente, dopo lo shock causato da questo virus, un regime di polizia digitale come quello cinese potrebbe essere adottato in Europa? Se ciò dovesse accadere, come teme Giorgio Agamben, lo stato di eccezione diventerebbe la situazione normale. Quindi il virus avrebbe realizzato ciò che persino il terrorismo islamico non ha raggiunto del tutto.

Speriamo in una rivoluzione umana

Non possiamo lasciare la rivoluzione nelle mani del virus. Speriamo che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Siamo NOI, PERSONE dotate di RAGIONE, che dobbiamo ripensare radicalmente e limitare il capitalismo distruttivo e anche la nostra mobilità illimitata e distruttiva, per salvarci, per salvare il clima e il nostro bellissimo pianeta.

Byung-Chul Han è un filosofo e saggista sudcoreano che insegna all’Università delle Arti di Berlino. Autore, tra le altre opere, di L’espulsione dell’Altro: società, percezione e comunicazione oggi, editore nottetempo, Milano 2017

Photo by Aaron Greenwood

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Coronavirus, rettore di Perugia : “Quando finirà vi voglio tutti ubriachi a pomiciare sui prati”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:31

Il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Maurizio Oliviero, in un commuovente video messaggio agli studenti: “(…) Vi vogliamo bene, siete la nostra risorsa più importante. Quindi forza, vi voglio determinati, vi voglio ottimisti e vi voglio convinti che se noi siamo tutti insieme a combattere questa situazione, credetemi ne usciremo presto. Vi prometto che organizzerò una festa pazzesca, vi voglio tutti ubriachi tutti a pomiciare sui prati! Sarò ubriaco anch’io, lo prometto!”

Fonte: La Repubblica

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Covid-19: “Signor vigile, sono uscito per far fare un giro al gatto”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:19

Non siamo sempre ai livelli del 33enne di Firenze uscito di casa con tanto di regolare autocertificazione firmata nella quale spiegava di essere in giro per acquistare droga (che è stato denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità). Ma anche nella Capitale la fantasia non manca, tra chi esce di casa per far fare un giro al gatto e chi approfitta del poco traffico – evento assai raro a Roma – per far esercitare con la scuola guida la figlia neodiciottenne con il foglio rosa.

La nuova ordinanza: controlli a imbuto, non più a campione

Dallo scorso fine settimana i vigili che operano nella Capitale hanno avuto disposizione, per contrastare il contagio da Coronavirus, di effettuare posti di controllo “a imbuto” fermando tutti i veicoli che si trovano sulla corsia, e non solo alcuni. Non più quindi i “semplici” controlli a campione, ma a tappeto. «I veicoli – si legge nell’ordinanza – devono essere tutti accodati e sottoposti al controllo, la eventuale fila di vetture deve interrompersi solo in presenza di evidente situazione di pericolosità per la sicurezza della circolazione». L’obiettivo della nuova disposizione è «far capire a tutti che la Polizia Locale e nazionale sta eseguendo in concreto controlli mirati, senza ovviamente ingenerare paura ingiustificata o altro ma timore e rispetto per i controlli certamente sì». 

La fantasia non conosce limiti

L’ordinanza emessa lo scorso giovedì 19 marzo parla chiaro: «Non uscite dalle vostre case se non per validi motivi come andare al lavoro, fare la spesa o assistere un familiare malato. I trasgressori saranno denunciati. Rispettate le regole, rispettate le distanze di sicurezza».

Ma la fantasia delle persone non ha limiti e, passando davanti a un posto di blocco effettuato a Roma, con tutte le auto incolonnate in attesa di essere controllate, è stato possibile ascoltare alcune motivazioni piuttosto originali addotte da alcuni automobilisti ai vigili.

Il gatto ha bisogno di fare un giro

Un signore è uscito con l’automobile per andare a fare spesa – considerato uno dei “validi motivi” per uscire di casa – portando con sé il gatto con tanto di trasportino. Alla domanda del vigile del perché portasse con lui l’amico a quattro zampe, l’uomo ha risposto che il gatto avesse bisogno di fare un giro perché da troppi giorni chiuso in casa a causa del virus e – ha poi concluso – si sa che i gatti non sono come i cani (alludendo – forse – al fatto che i gatti sono più delicati, e quindi non possono essere portati fuori con la stessa frequenza).

La neopatentata col foglio rosa

Una signora e la figlia neodiciottenne con il foglio rosa sono uscite di casa per andare a trovare un loro parente preoccupate del fatto che non rispondesse al telefono, lasciando intendere che temessero per la sua salute (altro “valido motivo” per uscire di casa). Alla domanda del vigile del perché a guidare fosse la figlia non ancora patentata, la madre ha risposto: «Che male c’è se faccio guidare mia figlia, con poche macchine in giro fa scuola guida senza ansia!».

Potere del guinzaglio

C’è anche la testimonianza di chi esce con il solo guinzaglio. Con l’aria un po’ preoccupata. E se dovesse essere fermata a un controllo, la risposta sarà di un’innocenza adamantina: «Mi è scappato il cane!»

E voi? Avete sentito motivazioni fantasiose o strampalate? Scriveteci a redazione@peopleforplanet.it

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“Va pensiero”: il coro virtuale dedicato ai medici

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:00

Come si legge sulla pagina Facebook del International Opera Choir – Coro Internazionale Lirico Sinfonico: “La situazione di criticità in cui ci troviamo ha mutato profondamente la quotidianità di noi tutti, costretti in casa per contrastare l’emergenza virologica. Anche il mondo del Teatro e della Musica accusa il colpo e musicisti, cantanti, direttori, ecc. pagano un prezzo enorme poiché impossibilitati a lavorare e obbligati ad annullare esibizioni ed attività concertistiche, danno economico e morale inquantificabile”.

International Opera Choir – Coro Internazionale Lirico Sinfonico

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Covid-19, “Chiudere tutto è positivo per l’economia”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 15:43

I duri effetti economici del virus si sono abbondantemente rivelati. La ripresa sarà aiutata dalle politiche di bilancio e monetarie, e le opportunità di investire si trovano nel crollo delle quotazioni di società liquide e redditizie. Ma anche nei “mutamenti sociali radicali causati dall’epidemia. Nel new-normal: meno mobilità e automobili, più sanità, più on-line (per lavoro, acquisti, studio, divertimento). Qualcosa che potrebbe avere enormi impatti positivi sull’ambiente. Lo spiega tra gli altri l’ultimo approfondimento a tema coronavirus, o covid-19, messo a punto qui, da Ceresio Investors. E quindi? Saremo meno inquinati, più sani e più poveri?

Saremo più poveri?

Sappiamo che il nuovo coronavirus ha infettato l’economia mondiale: il Pil sta cadendo verticalmente e “la recessione sarà più dura di quella del 2008-9, con un arretramento dell’attività globale, non un semplice azzeramento del tasso di crescita”, scrive l’economista Luca Paolazzi, partner di REF Ricerche ed ex direttore del Centro Studi Confindustria

La durata della discesa è però breve, proprio perché concentrata in un mese o un po’ di più per ciascuna economia. L’asincronia dei paesi fa sì che a livello mondiale sia di due-tre mesi.

Il momento della ripartenza è legato all’arresto dei contagi e al conseguente allentamento delle restrizioni delle attività sociali, professionali e ludiche. È collocabile tra maggio e giugno se le persone resteranno a casa, volenti o costrette. Così ha fatto la Cina in Hubei, ma con la forza dell’imposizione militare.

Perché è giusto, economicamente, che l’economia si fermi

“Se non si fermasse tutto ora, sarebbe elevato il rischio che la guerra contro il virus si allunghi, con danni economici maggiori e rinvio all’estate inoltrata del risveglio di produzioni e domanda”, scrive Paolazzi. 

La ripresa sarà lenta per 6 ragioni
  1. prudenza delle autorità nel diminuire le restrizioni e delle persone a tornare alla vita normale (lo si sta osservando in Cina)
  2. permanenza di limiti allo spostamento internazionale di beni e persone, per evitare di reimportare il contagio
  3. gradualità nel riavvio degli impianti di conserva alla disponibilità di semilavorati e dell’arrivo di ordini;
  4. caduta non simultanea della produzione nei vari paesi e uscita non sincrona dalla crisi;
  5. reddito perso ingente e conseguente diminuzione della capacità di spesa;
  6. crollo delle borse che induce maggiore parsimonia per ricostituire il risparmio distrutto.
Lenta, ma in arrivo a luglio

“Le misure di contenimento della pandemia vengono rapidamente aggiustate, anche con funambolici esercizi linguistici (come nel Regno Unito) o con sfacciati dietro front (USA). Ciò accorcia la durata della recessione e della crisi e avvicina i tempi della ripartenza. Che, pur con il caveat sopra sottolineato, potrà essere nel terzo trimestre”: quindi luglio, continua Paolazzi. “Seconda luce, le politiche economiche vengono calibrate in fretta sulla reale portata del disastro. Questo consente al sistema di essere resiliente e di ripartire appena possibile”.

Perché, per l’economia, è meglio chiudere le imprese

Salvare le vite umane o l’economia, il presente o il futuro? “Fino a qualche giorno fa tutti pensavano che si dovesse decidere tra le une e l’altra. Ora è chiaro: salvare le vite umane viene prima di tutto. E va insieme con il salvare l’economia. Prima anticipiamo la dolorosa decisione di ordinare la chiusura totale e imporre il tutti a casa, con l’esercito a farci obbedire, se necessario, più vite salviamo e più economia salviamo. E finalmente ieri la regione Lombardia prima e il Governo dopo si sono mossi ordinando la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali”, prosegue l’economista.

Come mai? “Semplice: uno ad uno i settori stanno comunque spegnendosi, ma è una lenta agonia. E chi ha dovuto chiudere per primo, per dettato di legge giuridica o di ferrea legge economica (comunque sia dura lex sed lex), soffre di più e più si avvicina al baratro del fallimento. Pensiamo agli alberghi e alle compagnie aeree, solo per citarne due di una lunga e buia lista. 

Mentre se decretiamo la chiusura immediata, come ha fatto la Cina e come è stato deciso ieri anche da noi, di ogni attività, accorciamo il tempo della ferma e avviciniamo il momento della ripartenza. Che, diciamolo con sincerità, non sarà a «V», una discesa ardita e una risalita, e nemmeno a «U», che tra la fase discendente e quella ascendente mette una pausa di riflessione. Se va bene sarà a «J» rovesciata, dove il recupero risulterà parziale e graduale”. 

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Buonismo e sciacallaggio, per le banche, sono sinonimi

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 15:00

Il neologismo “buonismo”, creato dal prof. Ernesto Galli della Loggia, è solo un tentativo di provare a essere buoni e pietosi, nel momento in cui una epidemia si manifesta interclassista, verso i poveri e i disperati.

Il mondo della finanza, ad esempio, negli ultimi decenni, ha sempre evidenziato un modo estremamente efficiente di speculare sulle tragedie naturali.

I catastrophe bond (in gergo cat bond), strumento finanziario per investire in catastrofi naturali (!!!), non sono una invenzione dell’ultimo momento.

I cat bond, tanto per dare un’idea del fenomeno, emessi ad agosto 2018 avevano tranquillamente superato gli 11 miliardi di dollari, su un totale di mercato di oltre 36 miliardi di dollari.

Avete capito bene: si specula sulle disgrazie altrui

Ma nessuna meraviglia, la macchina ha sempre funzionato così.

È vero, il governo nel decreto “Cura Italia” ha imposto al sistema bancario l’attribuzione di alcune eccezionali, straordinarie e storiche agevolazioni a favore dei cittadini in difficoltà economiche e in cambio ha concesso alle banche un vantaggio in termini di defiscalizzazione di alcuni asset (di cui parleremo nelle prossime settimane).

Ora arriva il bello, però.

Tutte queste disposizioni necessitano di provvedimenti attuativi che disciplinino le modalità di richiesta e di accesso alle agevolazioni previste.

Ecco il punto: le modalità di richiesta!

Devono essere semplici e accessibili dato che a causa dell’emergenza sanitaria gli italiani non possono andare né ai Caf né dal commercialista e non possono recarsi neppure negli uffici pubblici. E quindi nelle banche.

È qui che il governo deve far valere la sua voce nei confronti del sistema bancario che, ricordiamolo, ha una capacità intrinseca di complicare anche la semplice richiesta di un estratto conto al solo scopo di dissuadere l’interessato ad avanzarla.

Il sistema bancario è sempre stato, in altre simili occasioni (crollo delle Twin Towers, fallimento di Lehman Brothers, crack Parmalat, ecc.) orientato a «distrarre» il cliente, rendergli la vita difficile, stancarlo sulla possibilità di richiedere le facilitazioni al solo scopo di spingerlo a rinunciare (e nel frattempo le rate di mutuo vengono addebitate) se non, ancora più subdolamente, costringerlo, nel caso di accettazione della misura, a sottoscrivere un “qualche prodotto”  che non ha niente a che fare con l’agevolazione.

Solo con i clienti più ostili, arrabbiati, poco concilianti, si abbassano le braghe e ti concedono il tuo diritto.

Un ossimoro, vero, ma state attenti perché già mi arrivano notizie di atteggiamenti di bancari che, infastiditi dalle richieste dei clienti, hanno assunto il solito atteggiamento dilatorio.

Basta con le sceneggiate

Siamo dentro la sofferenza, quindi bisogna ricominciare dai fatti.

E se nessuno vuole concedere più la parola “buono” a chi si sforza di esserlo, vada per sciacallo che in fondo è lo stesso di buonista.

Photo by Georg Eiermann 

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Covid-19: «Scarpe fuori dalla porta, e pulite la spesa!»

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 14:45

Il contagio sta veramente diminuendo? Com’è l’andamento al Sud? Possiamo fare un tampone privatamente? Dopo l’interesse suscitato dall’intervista rilasciata a People For Planet dall’infettivologo Luigi Toma, esperto di riferimento per molti ospedali sulle gestione dei pazienti affetti da coronavirus, o covid-19, gli abbiamo posto qualche nuova domanda su aspetti che coinvolgono la vita di tutti noi.

Se, come si diceva, non è necessario disinfettare le superfici o le mani, ma basta acqua e sapone, perché disinfettano le strade?

È una misura di cautela ulteriore.

Ha senso lasciare le scarpe fuori casa?

Sì assolutamente. In alcuni Paesi particolarmente attenti fanno un’attenta pulizia delle scarpe. Il rischio è minimo, ma è assolutamente importante lasciare fuori le scarpe. In Cina – dove hanno avuto la possibilità di studiare a fondo il fenomeno – uno studio ha dimostrato che un paio di pazienti su 70 possono ammalarsi non per via del contatto inter-umano, ma per aver toccato oggetti contaminati. Si è visto nello studio che la persistenza del virus nelle feci arriva addirittura a 35-50 giorni dall’esito negativo del tampone, dunque dal momento della guarigione (come sappiamo i batteri fecali si nascondono nelle mani di chi va in bagno senza poi lavarsi bene bene le mani, ndr). Sono dati non statisticamente significativi, quindi non tali da indurci a procedure contro il trasferimento delle tracce fecali, ma sono dati pubblicati, validi, e che ci invitano a tenere particolarmente alta l’attenzione.

Ha senso pulire gli oggetti presi al supermercato?

Assolutamente sì e per lo stesso motivo di cui sopra. Tra l’altro è una misura valida anche a prescindere dalla pandemia in atto. Adesso è particolarmente raccomandabile.

Ci sono nuove disposizioni per la raccolta dei rifiuti infatti…

Per i rifiuti valgono gli stessi rischi delle superfici e degli oggetti. Per questo si chiede alla cittadinanza di chiuderli bene e in più sacchetti, uno dentro l’altro.

Si fanno pochi tamponi. Ma ai calciatori a tappetto, anche se asintomatici (cosa che sta sollevando polemiche)…

I tamponi vengono fatti a tutti quelli che hanno dimostrato contatto con altra persona positiva. È successo in molti ospedali o squadre di calcio, succede o dovrebbe succedere anche ai colleghi positivi di un dipendente che ad esempio sia stato riconosciuto come positivo al tampone, se le caratteristiche del lavoro comportavano rapporti ravvicinati.

Si fanno i tamponi a tutti i sintomatici?

Dipende. La definizione di caso sospetto non è solo febbre sopra i 37.5 ma anche tosse stizzosa. Sulla base di questo la regola prevede di avvertire il medico di base. Lui farà una piccola indagine (anche su eventuali altre persone frequentate). Deciderà se inviare esperti a fare tamponi, se non è un caso grave. Oppure suggerirà di chiamare il 118 e andare in pronto soccorso per sospetto caso covid. Lì il paziente passa un pre-triage molto efficiente anche se non abituale: si tende al momento nella maggior parte degli ospedali a dedicare alla cosa uno spazio fuori dai pronto soccorso. Dopo una visita e l’indagine dei parametri vitali, dopo avere auscultato il torace per verificare possibile presenza di polmonite, solo allora si procede a fare il tampone.

Perché facciamo meno tamponi del necessario?

Non ci sono risorse per fare tamponi a tappeto, anche se sarebbe la scelta ottimale. Servirebbero risorse umane inimmaginabili, impossibili a seguito dei costanti tagli al servizio sanitario: non ci sono sufficienti risorse.

I tamponi si possono fare privatamente?

No, non ci sono ancora strutture private accreditate.

Stanno diminuendo i contagi?

È ancora presto per dirlo. I dati di ieri fanno pensare che si incomincino a vedere i risultati delle restrizioni a cui siamo sottoposti, ma è ancora presto. Sarebbe opportuna una decrescita costante fino a sabato e domenica. Se ci sarà – e mi riferisco alle aree più colpite come la Lombardia – una riduzione dei casi costante fino a domenica, allora saremo certi che ne stiamo lentamente uscendo.

Come sta andando il Sud?

Al Sud non c’è una crescita esponenziale come in Lombardia, Veneto e Piemonte, ma una crescita costante. Se non diventa esponenziale lo sapremo nelle prossime due settimane: il tempo minimo necessario per capire l’andamento al Sud.

Perché dobbiamo prepararci ad altre epidemie?

Le epidemie non si sa se e quando arriveranno. Si sa che nascono per la rottura dell’equilibrio che c’è tra esseri viventi su questo pianeta. Ce ne sono di molto più antichi di noi ed è necessario rispettarli, e non combatterli più del necessario. Mi riferisco ai microbi, spore, lieviti e virus, che  su questo pianeta sono nati 3,2 miliardi di anni fa e da loro ci siamo evoluti fino a sapiens sapiens. Incredibilmente ci siamo evoluti mantenendo un equilibrio delicatissimo tra cellule umane e microbiche. Se questo equilibrio si rompe, ci sono mutazioni che ci fanno più fragili (o rendono loro più aggressivi). Come è successo con il coronavirus.

Quindi è vero che questa pandemia è collegata all’eccessivo sfruttamento del pianeta? Al mancato rispetto delle regole della natura (ma anche della logica, ad esempio quando consumiamo più di quanto sia disponibile)?

Il covid-19 in qualche modo potrebbe essere un modo con cui la natura decide di riequilibrare un sistema troppo deformato dalla nostra mentalità legata al profitto. Dobbiamo renderci conto che la natura può tranquillamente eliminarci e continuare poi a vivere serenamente senza di noi, come è sopravvissuta alla scomparsa dei dinosauri.

In qualche modo non ne usciremo mai quindi…

Ne usciremo con una percezione diversa della socialità, e spero che comunque sarà sempre solidale.

Come mai il virus non ha toccato l’Africa, per il momento?

Non lo sappiamo. Non può essere legato al clima, perché non è la temperatura ambientale che modifica il virus. Modifica i nostri comportamenti, che con il caldo stiamo mediamente meno vicini, e questo potrebbe aiutarci con l’arrivo dell’estate.

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Addà passà ‘a nuttata, il video dei The Jackal

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 14:00

Un video poetico, ideato dai The Jackal con qualche partecipazione “vip” e qualche perla di saggezza. “C’è da dire che si è fermato tutto il mondo ma non è detto che stesse andando nella direzione giusta”

The Jackal

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Covid-19, cosa devi pretendere dal tuo condominio

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 13:00

È fondamentale, in questa emergenza legata al continuo propagarsi del coronavirus o covid-19, che anche gli amministratori di condominio si impegnino a rispettare le restrizioni imposte e a divulgare le informazioni necessarie per sensibilizzare condòmini, dipendenti e fornitori.

Avvisi in bacheca

Gli amministratori di condominio hanno il dovere di divulgare tutte le informazioni necessarie da adottare per prevenire la trasmissione del coronavirus. L’amministratore dovrebbe dunque stampare una copia delle raccomandazioni elencate sotto e affiggerla in bacheca, in modo che tutti i condòmini e i fornitori vengano messi al corrente sulle istruzioni date dal Ministero della Salute, dato che alcune, come ad esempio la seguente sui rifiuti, risultano ancora in gran parte sconosciute.

Le nuove regole sui rifiuti

Trovate qui tutte le regole, che ognuno poi deve consultare nel sito della propria azienda municipale, ma vi anticipiamo che per quanto riguarda i sani o asintomatici, la grossa novità è che tutta l’indifferenziata va chiusa con doppio nodo in due o tre sacchetti di plastica resistente, a tutela di una categoria tanto preziosa in questo periodo quanto a rischio (leggi qui le minacce di sospensione del servizio dopo i primi contagiati tra i netturbini).

In ascensore uno alla volta

È importante che l’amministratore affigga cartelli che ricordino l’obbligo di evitare assembramenti in cortile, se presente nello stabile, o negli spazi comuni. Vale la pena ricordare di lavare molto frequentemente le mani, ma anche affiggere cartelli che vietino l’uso contemporaneo dell’ascensore a più persone, proprio per evitare i contatti stretti e rispettare l’obbligo di mantenere la distanza di 1 metro tra le persone.

Un particolare avviso a chi è malato

Come recita il Dpcm del 9 marzo, “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multi-morbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”. Anche un cartello che ricordi questa importantissima regola sarebbe utile.

Custodi e pulizie straordinarie

Spetta all’amministratore assicurarsi che custodi, addetti alle pulizie, giardinieri, e tutti coloro che prestano servizio nel condominio siano tutti dotati dei dispositivi di protezione (guanti e mascherine).

L’impresa di pulizia

È poi fondamentale che l’amministratore concordi con gli addetti alle pulizie i prodotti da utilizzare per sanificare periodicamente tutti gli spazi e le superfici dell’edificio.

Le assemblee

Lo stesso Dpcm del 9 marzo ricorda che «sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati», quindi sono ovviamente vietate anche le assemblee di condominio in tutto il Paese.

Purtroppo, sono previste sanzioni solo nel caso di inadempienza rispetto a questo ultimo punto (per violazione dell’art. 650 del codice penale, quindi con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206). Per tutti gli altri punti, possiamo però certamente fare pressione sullo stesso amministratore e sui consiglieri, affinché siano diffuse le nuove regole per la sicurezza di tutti.

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Socchiudi Italia

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 11:31
Molti dubbi

Dei paradossi, tra aperture e chiusure in Italia per coronavirus, avevamo già parlato qui (parchi aperti, fabbriche di armi chiuse), prima che arrivasse l’altra sera la comunicazione via Facebook del presidente del consiglio Conte il quale annunciava la chiusura di tutti i servizi e le produzioni “non essenziali”. Ma, come purtroppo accade spesso in questi casi, è iniziato il tira e molla con le lobby, e il decreto che è stato emanato, chiamato dal governo “Chiudi Italia”, solleva molti dubbi sul fatto che effettivamente le attività “non essenziali” siano chiuse.

I call center commerciali sono attività essenziali? E l’industria delle armi leggere?

Dalla lettura del decreto sembrerebbe (e il fatto che dobbiamo scrivere “sembrerebbe” è già fonte di preoccupazione, significa che non c’è la chiarezza indispensabile in questa fase) che siano considerate “attività essenziali” tra le altre, ad esempio, quella dei call center commerciali che ci chiamano per offrirci servizi di telefonia e quant’altro; l’industria delle armi leggere (pistole e simili) e delle munizioni, 220 imprese solo in provincia di Brescia, la zona di massimo focolaio.

La protesta dei sindacati

Cgil Cisl e Uil hanno trasmesso una nota in cui “invitano e sostengono le proprie categorie e le Rsu, appartenenti ai settori che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali e, in ogni caso, in tutti quei luoghi di lavoro ove non ricorrano le condizioni di sicurezza definite nel Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero.” “Chiediamo, inoltre, un incontro urgente al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’economia e delle finanze per chiedere misure più rigorose di sospensione delle attività non essenziali alla luce della consistente progressione dei contagi”.

La prova del 9

Le misure di chiusura delle attività produttive proposte dal governo entreranno in vigore da mercoledì 25 marzo. Se nulla cambierà, mercoledì se ne potranno vedere tangibilmente gli effetti. Speriamo che non si ripetano, tra l’altro, fenomeni di sovraffollamento dei mezzi pubblici che abbiamo già denunciato e che vanificano, di fatto, le misure tanto invocate di “distanziamento sociale”.

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Covid-19: Italia ferma (a metà)

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 10:55

Come noto e ampiamente annunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sabato sera, è entrato in vigore oggi il decreto che comporta la sospensione delle attività economiche (“produttive, industriali e commerciali”) essenziali. L’elenco allegato al provvedimento prevede un’ottantina di eccezioni, 80 attività che non possono essere interrotte per ragioni “tecniche”, legate cioè alla necessità di garantire i servizi essenziali al Paese.

Partorire il decreto non è stato affare semplice, con un Governo schiacciato per tutta la giornata dalle pressioni di Confindustria da un lato e dalle richieste di maggior sicurezza dei sindacati dall’altro lato.

Confindustria vs Sindacati

All’accusa di aver ceduto agli industriali, Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo economico, risponde oggi in un’intervista a Repubblica: «Abbiamo analizzato le richieste e siamo giunti ad una sintesi soddisfacente. A guidarci sono il principio di precauzione e la tutela della salute pubblica». E, no, nessuno ha ceduto alle pressioni degli industriali «perché c’è un grandissimo senso di responsabilità di tutti i settori produttivi e dei singoli imprenditori.»

Sull’altro fronte i sindacati sono però sul piede di guerra e pronti a proclamare la mobilitazione: troppe – secondo i leader di Cgil, Cisl e Uil – le 80 attività consentite, anche “settori come l’edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all’ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus. Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi.»

Cosa rimane in attività: le Aziende

Sintetizza in una scheda IlCorriere.it: «Sarà chiusa l’industria del tabacco, le fabbriche che producono autovetture, abbigliamento, computer e mobili. Fermate anche le attività immobiliari, le società di leasing e noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi investigativi privati. A queste imprese è però consentito proseguire l’attività in smart working. Bloccate le imprese di costruzione. Possono invece rimanere aperte le industrie farmaceutiche e alimentari, i servizi postali e le attività di corriere. E ancora lavoreranno: i servizi di vigilanza privata e quelli connessi ai sistemi di vigilanza, chi effettua attività di pulizia e disinfestazione, i call center, chi si occupa di imballaggio e confezionamento conto terzi, le agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste. Porte aperte per alberghi e residence. In funzione chi si occupa della gestione delle reti fognarie, della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, del recupero dei materiali. Possono lavorare tutti coloro che si occupano dell’installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di installazione, oltre agli ingegneri civili. I commercianti all’ingrosso di prodotti agricoli e mezzi di trasporto, strumenti e attrezzature ad uso scientifico, articoli antincendio, prodotti petroliferi»

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Il Commercio

Quanto ai servizi ecco l’elenco aggiornato: Restano aperti i supermercati, i discount, gli ipermercati e tutti i negozi di alimentari. Alcune Regioni hanno prodotto ordinanze per ridurre gli orari di apertura (domenica sono chiusi in Emilia Romagna e nel Veneto). Restano aperte regolarmente farmacie e parafarmacie, e sono attivi il trasporto ferroviario di persone e merci, quello dei passeggeri in aree urbane ed extraurbane, i taxi, il noleggio di auto con conducente, il trasporto marittimo e quello aereo. Regolare anche il trasporto delle merci su gomma.
Rimangono aperti i tabaccai e le edicole.

Sono regolari anche le attività bancarie e assicurative e restano aperti gli uffici postali.

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Ulteriore stretta agli spostamenti

Mentre il Governo si apprestava a definire le chiusure di aziende e imprese, i ministri Lamorgese e Speranza (rispettivamente Interni e Salute) hanno anticipato le misure restrittive della produzione emanando un nuovo decreto che limita ulteriormente gli spostamenti della popolazione.

Questo ha comportato anzitutto il blocco dei passeggeri in partenza dalle città del nord (120 sono stati i viaggiatori fermati alla stazione ferroviaria di Milano). Ma non solo: come raccontato da LaStampa vi è stato l’assalto ai traghetti per la Sicilia e Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, alla mezzanotte di ieri, 22 marzo, ha postato la foto di lunghe code all’imbarcadero dei traghetti a Villa San Giovanni, corredate da un post che suona come un appello: «Mi segnalano appena adesso che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate. Non è possibile e non accetto che questo accada. Noi siciliani non siamo carne da macello!»

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In cover: Sospesa la filiera dei vivai – Foto di Uwe Driesel

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Realizzare rose con nastri di raso

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 10:00

Dalla nostra lettrice Patrizia da Torino, un omaggio per tutte le persone che in questi giorni sono costrette a casa. Un augurio affinché tutto diventi più roseo!

L’arte di Patrizia

Vuoi sperimentarti con altre creazioni? Visita il gruppo Facebook Noi Unite Per Creare e dai sfogo alla tua creatività!

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a:redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Che guai per un ditino nel telefono!

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Una scimmia, uno scoiattolo e un uccello stanno correndo verso la cima di un albero di cocco. Chi otterrà per primo la banana, la scimmia, lo scoiattolo o l’uccello?
(La soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Sulla torre di Trallerallera,
c’è una vecchia nera nera,
sempre le tentenna un dente,
per chiamar tutta la gente.
No, non è una cosa strana, è soltanto…
(Soluzione: la campana)

Il Gattino Goloso

C’era una volta un piccolo gatto che amava molto mangiare le sardine, ma era raro che le trovasse. Un giorno, un mercante viaggiatore, che vendeva pesce, arrivò nel villaggio con un’intera cassa piena di sardine! Tormentato dalla fame, e con l’acquolina in bocca, il gatto cominciò a osservare venditore. Appena l’uomo si girò dall’altra parte, il gatto saltò sul banchetto e rubò una bella sardina. Furioso, il mercante si mise ad inseguire il gatto che corse via veloce. Arrivò fino ad un ruscello che scorreva pigramente in mezzo ad un prato.
Nelle sue acque limpide, il gatto vide qualcosa che lo rese molto invidioso: un gatto come lui che teneva in bocca una sardina più grande della sua. Com’era possibile? Era una cosa inaccettabile!
Senza esitare neanche un secondo, il gatto saltò in acqua per afferrare quella sardina che sembrava così succulenta. Si rese conto troppo tardi che non c’erano né gatti né sardine… Era solo la sua immagine riflessa e ingrandita!
Dovette usare tutte le sue forze per uscire dall’acqua e mettersi in salvo; nel frattempo, la sardina era scomparsa nelle profondità del torrente.
Il nostro amico gatto, si ricordò per sempre di questa dura lezione: invece di essere soddisfatto della sardina che aveva ottenuto, si era lasciato prendere dall’ingordigia.

Cantiamo insieme

PER UN DITINO NEL TELEFONO – 9° Zecchino d’Oro 1967 –

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