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Usa: molte persone e imprese non applicano le misure anti-coronavirus

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 19:50
Trump: “se fosse per i medici il mondo sarebbe chiuso”

In queste settimane è stato registrato un atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump nei confronti della questione coronavirus.

Nonostante negli ultimi giorni si siano registrati negli Usa più di 100 morti al giorno Trump continua a seminare ottimismo.

“Se fosse per i medici il mondo intero sarebbe chiuso”, ha detto in una delle sue ultime dichiarazioni con tono sarcastico.

Trump vuole “riaprire l’America” in 15 giorni, decidendo di cancellare le regole sul distanziamento sociale e consentire la riapertura delle imprese non “business essenziale”. L’obiettivo è evitare che “la cura sia peggio della malattia”, dice riferendosi ai danni all’economia per le restrizioni da coronavirus.

Spiagge e casinò affollati

E così, racconta il New York Times, molti non rispettano le regole di “distanziamento sociale”

Turisti e residenti della Florida ammassati a Clearwater Beach in Florida, il 18 marzo.
Foto Eve Edelheit per il New York Times

Dalle spiagge della Florida alle montagne della California, dai casinò ai parchi nazionali, la scorsa settimana legioni di persone hanno dissatteso le crescenti raccomandazioni di isolarsi e di smettere di radunarsi mentre il coronavirus si diffondeva attraverso il paese.

Chi sono queste persone

Tra loro c’erano persone desiderose di infrangere l’autorità assieme a quelli che non credono nelle raccomandazioni alla cautela, scrive il NYT, visto che quelli che dovrebbero dare il buon esempio si fanno fotografare ammucchiati sul podio della sala riunioni della Casa Bianca.

“Se avrò il corona, avrò il corona, pazienza!”, ha detto un ragazzo in Florida in un’intervista televisiva ampiamente condivisa. “Non lascerò che mi impedisca di fare festa.”

Sotto la pressione, sia sociale che governativa, i numeri delle persone che si rifiutano di prendere precauzioni si riduce di giorno in giorno, ma restano tanti. Il loro impatto sulla diffusione del virus potrebbe non essere mai noto.

I più sprezzanti sono per lo più giovani, liberati dagli impegni della scuola e degli uffici che hanno chiuso, forse nuovi al concetto di responsabilità sociale. Ma molti sono anche vecchi che confidano che il numero sempre minore di posti ancora aperti al pubblico possa essere sanificato abbastanza da tenere lontana la malattia.

Uno strip club è un “business essenziale”? E la vendita di videogiochi?

Non per tutti radunarsi è stata una scelta. Per molti è stato un obbligo richiesto da un datore di lavoro più preoccupato dalle mancate entrate che dalla diffusione dei virus. Le indicazioni delle autorità di lasciare aperte solo le attività di “business essenziale” è stata lasciata all’interpretazione dei datori di lavoro.

Nel Rhode Island, tra le aziende citate per aver ignorato gli avvisi di distanza sociale c’è stato Wonderland, uno strip club che i clienti hanno continuato a frequentare lo scorso fine settimana. 

GameStop, la catena di videogiochi, ha provocato le proteste dei suoi dipendenti perché ha ordinato alle sue migliaia di negozi di rimanere aperti in contrasto con le richieste di chiusura da parte delle autorità locali, perché, secondo una nota della direzione, riteneva di essere “classificato come vendita al dettaglio essenziale.”

Anche Tesla…

In California, Tesla, la casa automobilistica di auto elettriche di lusso, ha sfidato temporaneamente gli ordini della Bay Area di chiudere tutte le attività non indispensabili, mantenendo i suoi 10.000 operai in fabbrica. Ora ha chiuso.

Se avete sintomi, non ditelo ai colleghi, gli abbasserebbe il morale

E nel Midwest, Uline, un importante distributore di materiali da imballaggio e forniture industriali, ha mantenuto la sua forza lavoro durante tutta la settimana, nonostante le lamentele dei dipendenti, compresi quelli affollati nei suoi call center, che lavorano fianco a fianco nei cubicoli.

Uline è di proprietà dalla famiglia Uihlein, titolari della compagnia da 5,8 miliardi di dollari e grandi donatori alle cause repubblicane

Lo stesso giorno, un manager di un call center Uline ha inviato una nota ai dipendenti.

“Se tu o i tuoi familiari avete sintomi come il raffreddore o l’influenza senza che si sappia sicuramente che è Covid-19”, si legge, “per favore, non dite ai vostri colleghi dei sintomi e dei vostri timori. In questo modo potreste causare un panico inutile in ufficio.”

Nella foto, turisti e residenti della Florida ammassati a Clearwater Beach in Florida, il 18 marzo. Foto Eve Edelheit per il New York Times

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Tessuti naturali e artificiali? Ecco i migliori

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 18:15

Tra le fibre naturali più famose c’è il cotone – prodotto soprattutto in Cina, Stati Uniti, Pakistan, India, Uzbekistan, Turchia e Brasile, ma anche in Mali, Benin, Burkina Faso, Ciad. Segue la juta, prodotta soprattutto in India e Bangladesh, e altre ottime fibre come il sisal, la canapa, la fibra di cocco, il lino, la seta, il ramiè o filato di ortica (una via di mezzo tra il cotone e il lino, molto lucente), e ancora: ginestra, ibisco, manila, paglia, bamboo, sughero. Tra quelle di origine animale abbiamo: la lana merinos (di cui abbiamo ampiamente parlato qui), la shetland, la bluefaced Leicester, l’angora, il cachemire, il cammello, il mohair, l’alpaca, la lana lama, la vigogna, la lana di bisonte, il quivut, il crine, il bisso.

Un mondo migliore

Tra gli innumerevoli vantaggi delle fibre naturali c’è l’eco-compatibilità: sono materiali biodegradabili, quindi non contribuiscono a quell’immane danno ambientale e sanitario che sono le microplastiche. Microplastiche che dagli scarichi della lavatrice finiscono al mare e tornano ai nostri piatti, ma che anche frequentemente respiriamo se scegliamo per noi e per l’arredamento di casa tessuti sintetici. Oltre alla salute e all’ambiente, le fibre naturali poi sono estremamente morbide e piacevoli, traspiranti e, soprattutto nel caso di abbigliamento sportivo, molto più igieniche e libere da cattivi odori.

Sia chiaro che scegliere naturale non significa avere un impatto zero: anche in questo ambito è importante non sprecare, non esagerare, perché la produzione di questi materiali implica un sensibile consumo di terreni, acqua e sostanze chimiche (a meno che non si scelga, anche qui, il biologico).

La Canapa

Merita un discorso a parte, la canapa. È meno diffusa di quanto dovrebbe per via del proibizionismo che ancora oggi la collega al fumo di cannabis. Eppure, è una delle poche fibre naturali che non richiede solventi chimici per essere sbiancata, la si ottiene dai fusti delle piante di Cannabis sativa. Molto resistente, si usa anche per produrre corde. Coltivabile più volte sullo stesso terreno, questa pianta arriva anche a 7 metri di altezza dopo solo tre mesi dalla semina. La sua produzione è particolarmente sostenibile.

Il Bamboo

Il bamboo è una fibra altamente traspirante, morbida e liscia. Sempre più spesso utilizzata nel settore moda, seppure sia necessario stare attenti alle certificazioni tessili di cui parleremo più avanti e ai paesi di provenienza: sfrutta molte risorse idriche durante la produzione. Una caratteristica unica di questa fibra è la sua qualità antibatterica. Per questa qualità il suo uso si sta diffondendo anche per le spugne e gli stracci da cucina: nessuna microplastica, ottime performance e zero cattivi odori (si trova facilmente online). 

Fibre sintetiche

Tutte derivati dalla lavorazione del petrolio, le fibre sintetiche (da non confondere con le artificiali) non esistono in natura, e sono ad esempio: nylon, poliestere, elastan, poliuretano, e meno noti newlife (ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate ) ed econyl (composta da reti da pesca recuperate negli oceani). Sono quasi sempre molto dannosi per l’ambiente, sia per l’utilizzo del petrolio come materia prima, ma anche per i trattamenti chimico tossici che vengono effettuati dalle aziende tessili nella lavorazione del prodotto. L’abbigliamento in tessuti sintetici ha superato l’abbigliamento naturale e questo è un grande problema perché le fibre disperse in natura non sono biodegradabili e continuano a crescere.

Anche per questo, si calcola che ognuno di noi ogni giorno mangi microplastiche pari al peso di una tessera bancomat (leggi qui come ridurre l’emissione di microplastiche dai tuoi lavaggi).

I tessuti sintetici hanno preso il sopravvento per via di costi di produzione e vendita molto bassi, dovuti anche al fatto che è più facile realizzare molte varianti dello stesso prodotto. In più, essendo sintetici, non sono amati neppure da tarme e muffe. Il loro svantaggio peggiore è che sono poco traspiranti, facilitano la proliferazione di batteri e necessitano di lavaggi frequenti (e dunque producono molte microplastiche). Sono altamente infiammabili e sempre più spesso causano allergie e problemi alla pelle, oltre al fatto che accumulano cariche elettrostatiche molto fastidiose.

Fibre artificiali

Sono prodotte da materie prime naturali, ma sono lavorate con processi chimici più o meno impattanti per modificarne le caratteristiche. Sono fibre artificiali: il rayon o viscosa, il cupro, il modal, le fibre polinosiche, il nitrato, l’acetato, il triacetato, il ricino, il modal, il lyocell

I vantaggi sono che non disperdono microplastiche e garantiscono la stessa resistenza e traspirabilità dei tessuti naturali, mantenendo allo stesso tempo costi di produzione e vendita più bassi. In più spesso utilizzano materiali di scarto altrimenti destinati agli inceneritori, in una perfetta ottica di economia circolare.

La viscosa

Gli svantaggi dei tessuti artificiali sono un unico grande svantaggio: quando non certificati, utilizzano processi chimici anche molto dannosi per l’ambiente. Per fare la viscosa, ad esempio, forse il più diffuso dei tessuti artificiali, si tratta la cellulosa di base con una soluzione di soda caustica. Poi si aggiunge solfuro di carbonio e si discioglie ulteriormente con altra soda caustica. Tutto questo viene disperso in fiumi e torrenti, specie se il prodotto è venduto da una grande catena di abbigliamento che produce in Paesi in via di sviluppo. In questi casi, succede anche che le sostanze chimiche utilizzate vengono assorbite dalla nostra pelle, o da quella ancora più delicata dei bambini. Se in etichetta trovate l’importante riferimento alle certificazioni tessili, primo tra tutti il famoso Oeko-Tex, possiamo considerare molto buona la nostra scelta.

Ricino, Modal, Lyocell

Tra i migliori tessuti artificiali, ricordiamo: il ricino. Estremamente traspirante e leggero. Spesso miscelato alla fibra di bamboo è un naturale termoregolatore che previene i cattivi odori e la proliferazione di batteri. Il Modal è una fibra artificiale estratta dalla cellulosa degli alberi di faggio, naturalmente morbida sulla pelle ed estremamente ecologica grazie ai suoi processi di lavorazione meccanici. Leggera, fresca e traspirante. Il Lyocell è una fibra artificiale estratta dalla cellulosa degli alberi di eucalipto, ed è molto ecologica. Simile alla seta, è super traspirante e resistente.

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Gli strani numeri del coronavirus nelle Regioni

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 17:00
Le strane statistiche della Protezione Civile

Scorrendo le statistiche fornite dalla Protezione Civile, uno degli aspetti più singolari è dato dal rapporto tra casi accertati e morti da coronavirus Regione per Regione. In base ai dati ufficiali forniti al 24 marzo, le percentuali sono molto dissimili da una Regione all’altra.

Percentuale di morti rispetto al numero di casi accertati

(Regioni con più di 1.000 casi accertati al 24 marzo)

  • Puglia, Veneto 4%
  • Campania, Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige 5%
  • Marche 7%
  • Emilia Romagna, Liguria 11%
  • Lombardia 14%

Si passa quindi dal 4% di Puglia e Veneto (percentuale sostanzialmente vicina a quella indicata dalle statistiche a livello mondiale) a un clamoroso 14% della Lombardia

Le possibili spiegazioni

Visto che le autorità preposte non forniscono informazioni rispetto a questa anomalia (com’è possibile che da una Regione all’altra si passi dal 4% al 14% di morti rispetto ai casi accertati?) proviamo a fare delle ipotesi:

1) Il coronavirus ha in particolare antipatia i residenti in Lombardia, in Emilia Romagna, in Liguria
oppure
2) Il coronavirus per ragioni sue ha problemi personali ad uscire da alcune Regioni e quindi arrabbiato si accanisce particolarmente sulla popolazione che vive lì
oppure
3) I casi accertati di affetti da coronavirus in alcune Regioni sono assolutamente sottostimati. Così per esempio mentre nel Veneto, dove si stanno facendo tamponi a tappeto, si accertano tanti casi, in altre regioni come la Lombardia – dove i casi sospetti spesso neanche sono sottoposti a test – la quantità reale di contagiati è molto superiore a quella ufficiale. Se fosse così, la percentuale di morti in Lombardia potrebbe non essere dissimile da quella del Veneto perché gli affetti da coronavirus sarebbero molti di più di quanto ci viene detto

In Lombardia tamponi neanche ai medici

È di qualche giorno fa, del resto, l’intervista rilasciata a Radio Popolare di Milano dal direttore di una ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) della Lombardia in cui diceva che i tamponi ai medici degli ospedali si fanno solo in presenza di sintomi evidenti, e ciò per non sguarnire i reparti dai medici asintomatici, i quali comunque – proseguiva il direttore – proteggono chi entra in contatto con loro attraverso l’uso di mascherine e guanti.

Se si fanno pochi tamponi ai medici è verosimile che se ne facciano pochi anche al resto della popolazione

A che servono i numeri?

I numeri servono a conoscere la realtà per programmare le strategie più adatte. Se sono numeri corretti, ovvio. Altrimenti sono controproducenti. Provocano solo confusione e disorientamento.

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Covid-19: Arriva dalle distillerie gel disinfettante e alcol

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 16:00

Dopo le numerose (e ripetute) richieste, il Governo ha deciso di eliminare le limitazioni esistenti alla produzione di alcool denaturato. L’Agenzia delle dogane ha attivato un protocollo semplificato che favorisce la denaturazione con sostanze alternative a quelle classiche, la cui produzione, avveniva, anche qui, per la maggior parte all’estero. Per questo – si spera – l’alcool, bianco o rosa, sarà di nuovo disponibile nei negozi entro qualche giorno e tanti potranno tornare a usarlo per disinfettare mani oggetti e superfici, ove necessario, così da combattere la possibile presenza del coronavirus sugli oggetti. Ricordiamo subito tuttavia, che acqua e sapone sono sufficienti a lavare via il covid-19, mentre un uso indiscriminato dei disinfettanti sta aumentando le intossicazioni, soprattutto tra i bambini.

Il nuovo alcol arriva dai liquori

produttori di alcolici e le distillerie hanno quindi deciso di contribuire nella lotta al coronavirus iniziando a produrre alcol disinfettante, ormai introvabile.

«L’Agenzia Dogane e Monopoli ha autorizzato venerdì scorso la produzione di alcol denaturato idoneo alla realizzazione di gel specifici, e sono già stati stretti degli accordi con la Protezione Civile che ovviamente è il nostro primo interlocutore», così Antonio Emaldi, presidente di Assodistil, l’associazione di categoria che raccoglie una sessantina di aziende per un totale di circa il 95% di tutto l’alcol etilico prodotto sul suolo nazionale.

La domanda decuplicata

«La domanda di alcol è praticamente decuplicata nelle ultime settimane – continua Emaldi – e il nostro vuole essere un piccolo gesto che speriamo possa aiutare concretamente a superare questa situazione di emergenza, ma anche un segnale verso la comunità italiana: andrà tutto bene se resteremo uniti».

Tra le distillerie operative, una delle prime è la Mazzari di Ravenna, che effettuerà già nei prossimi giorni i primi test sul gel che sarà successivamente confezionato da un’azienda partner e messo infine a disposizione della Protezione Civile.

All’estero già effettiva la produzione extra

All’estero la procedura è in fase più avanzata. Alcune aziende di superalcolici hanno deciso di offrire la propria “materia prima” per produrre disinfettanti. Succede nel birrificio scozzese Brewdog, che è anche distilleria, e ha messo a punto – e offerto gratuitamente – un gel disinfettante per le mani. Iniziative simili anche da Pernod Ricard Usa e nel gruppo francese Lvmh. A Portorico, la Bacardi, la più grande distilleria di rum al mondo, è attiva dallo scorso 17 marzo e produce alcol etilico a titolo gratuito.

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Jacopo Fo: Ode agli italiani

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 15:48

In detenzione per pandemia (innocente) mi accorgo di cambiamenti apparentemente microscopici. Nel film che sto guardando a un certo punto vedo un gruppo di persone in un salotto sedute le une vicine alle altre; sento una sensazione d’allarme: non stanno osservando le distanze di sicurezza!

Assurdo, ma è un segnale di una mutazione mentale.
Quanto durerà?
Ci si chiede con gli amici al telefono.
Il sistema collasserà?
Ma no! Scherzi?

Siamo italiani, quando la situazione si fa seria scopriamo una capacità bestiale di schierarci e combattere. Da dove ci viene?
Siamo magnifici cialtroni. Anarchici con la passione di fare quadrato. Ogni tanto.

Mi passano per la testa le frasi del libro Cuore letto alle elementari: La piccola vedetta lombarda, Lo scrivano fiorentino, L’infermiera di Bergamo, Il grasso camionista di Bari con la barba sfatta che corre sull’autostrada deserta, La giovane cassiera umbra che non ha avuto una mascherina decente e neanche una visiera trasparente. Eroi…

Ma la foto si smaglia quando la signora ti tossisce in faccia al supermercato. Che punteggio fa???
È reato sbatterle in testa una padella pigliata sullo scaffale dei casalinghi?
Facile bersaglio, lei, gli spacciatori di Amuchina, gli accaparratori di mascherine e quei 50mila che sono scappati dalla Pianura Padana per tornare dalla mamma al Sud. Quanti erano già febbricitanti?

Poi ci sono i 300 di Crotone, personale sanitario imboscato (eran 300, eran giovani e forti e non sono morti).

Bersagli facili del disprezzo nazionale. E mentre l’Italia s’indigna e si stringe intorno alle sue bare quanti miliardari, nell’ombra, invisibili agli occhi delle telecamere di sorveglianza, stanno guadagnando cifre inimmaginabili speculando sul crollo della borsa, quanti stanno comprando a metà prezzo ristoranti, alberghi, aziende collassate con le banche alla gola? Ma non è un reato? Non ci sono pene fisiche?

No. È il capitalismo bimbo! È cattivo!

Mi viene il dubbio che non mi ero sbagliato: il capitalismo fa proprio schifo. L’insieme si spezza, riesco a vedere solo singoli frammenti.
Un sintomo dello stress. Comunque a stare da soli a casa non si impazzisce!
Ne parlavo giusto ieri sera con il mio frigorifero.

Che sarà dei bambini cosa capiranno del coronavirus? Così piccolo che non lo puoi vedere ma ti morde lo stesso. Che incubi avranno? Cresceranno con la paura degli abbracci?

E la donna chiusa in un monolocale con un uomo che la prende a pugni? Dove può scappare, con l’esercito che pattuglia le strade?

E dove si mette in quarantena il senzatetto che dorme alla stazione?Abbiamo un milione di case, caserme e uffici di proprietà dello Stato, inutilizzati e non si sa dare un tetto a cinquantamila persone.

Abbiamo seminato assurdità nelle megalopoli illuminate per tutta la notte. Adesso che il virus vola sulle nano particelle dello smog si scopre che l’inquinamento della pianura padana fa male alla salute, ce lo dice la geografia dei morti. E qualcuno a bassa voce si chiede: ma allora era vero che per l’inquinamento delle città morivano 70mila persone all’anno? E la gente a Milano apre la finestra, respira, e dice: ecco questo è l’odore dell’aria, me l’ero scordato!

Quando l’aria tornerà a fare schifo staranno ancora zitti un’altra volta?

Come faranno adesso gli amanti lontani che si possono vedere solo sul telefono, immagini tremolanti di un amore rubato. Giulietta e Romeo digitali. Anime che bruciano. Renzo e Lucia in mezzo alla Peste Nera dei sentimenti, perduti sui cavi della fibra ottica della dorsale appenninica… Non c’è campo… non c’è scampo… Sei connesso?

Non sono connesso più a niente.
Ma tanto d’amore non si muore!
Questo lo dici tu, coglione!

C’è quello che scopre che non aveva mai più parlato con sé stesso.
Chi capisce che ha sposato la persona sbagliata, chi scorge la possibilità di fare un po’ di conversazione col vicino di casa, a distanza di sicurezza, da balcone a balcone.

Quello che ha giurato che se suonano la tarantella ancora una volta con le pentole e i secchi di plastica apre la finestra e spara a pallettoni.
Chi scopre che i drogati del piano di sopra gli hanno portato la spesa e non gli hanno chiesto niente, non hanno neanche voluto entrare per un caffè.
La prostituta con l’acqua alla gola per via del blocco delle attività non strategiche, come se fare sesso non fosse strategico.

Il politico che si chiede perché non gli è venuto in mente che bisognava aumentare e non ridurre il numero delle vetture del trasporto pubblico e un po’ gli viene il rimorso ma poi pensa ai generali del passato che mandavano al macello i soldati in fila indiana.

Bill Gates 4 anni fa diceva che bisognava diminuire le spese militari per prepararsi alle pandemie. Pensa che coglione! Tutti l’hanno ascoltato e poi hanno chiesto: dove andiamo a mangiare stasera?

Adesso non venirmi a dire che l’epidemia c’entra con la globalizzazione senza controlli, con il cibo spazzatura, con l’agricoltura chimica, con la medicina speculativa, con lo spreco, coi migranti che annegano, con le guerre che abbiamo portato contro gli stati canaglia… E non dirmi che le difese immunitarie sono state indebolite dal fatto che la pubblicità ha convinto milioni di mamme a sterminare tutti i batteri domestici, nostri simbiotici. Ti prego! Ti prego! Non ricominciare con questa storia che avevamo a disposizione miliardi di miliardi di batteri buoni che ci difendevano dai virus e molti hanno speso soldi per sterminarli coi disinfettanti per la casa!!!

Non ne posso più!
Non puoi sempre mischiare tutto! È un virus, solo un virus! Un caso sfortunato, una mutazione genetica.
È colpa dei pipistrelli e quando avremo finito di sterminarli il problema non si presenterà più.
E comunque Dio non ci sta punendo per i nostri peccati…
È solo una fatalità. Una triste, orrenda, fatalità!

Finirà tutto bene.

Chi non morirà sarà ancora vivo.
Chi si ama si amerà.
I bambini potranno giocare i loro giochi scemi e quando torneranno a casa li disinfetteremo di più.
I cani pisceranno in salotto.

E avremo la sensazione di aver vissuto la nostra guerra.
Però quando annoieremo i nostri pronipoti raccontandogli per la decima volta di quanto ce la siamo vista brutta nella Prima Pandemia Mondiale e quanto era terribile il bollettino dei morti e la coda al supermercato, ricordiamoci che prima, molto prima, avevamo di fronte tutti i segnali d’allarme e non siamo riusciti ad attaccarci al freno di emergenza. Avevamo qualche cosa di più urgente da fare. Non mi ricordo cosa ma non si poteva rimandare.

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Viaggio “Nella mente dello smart worker”

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 15:13

Che poi in italiano suona ancora meglio: lavoro ganzo #smartworking

Fonte: Giovanni Scifoni

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Covid-19, lavare le zampe dei cani con acqua e sapone. E non solo: le risposte a 4 domande frequenti

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 14:00

Al rientro a casa è buona norma lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene. È uno dei consigli che arriva dall’Istituto superiore di sanità per contrastare il diffondersi del Covid-19.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus tanti sono i dubbi e le richieste di chiarimento che arrivano da parte dei cittadini sulle modalità di contagio. L’Istituto superiore di sanità ha sottoposto ai suoi esperti quattro domande frequenti che riguardano alimenti e animali cui dare risposta per fugare ogni dubbio. Ecco le risposte fornite dall’Iss.

Se torno da una passeggiata con il mio cane devo pulirgli le zampe?

“La sopravvivenza del nuovo coronavirus negli ambienti esterni non è al momento nota con certezza. Se il cane viene a contatto con le zampe con secrezioni respiratorie espulse a terra da persone infette è teoricamente possibile che possa trasportare il virus, anche se non vi sono al momento evidenze di contagi avvenuti in questo modo”. Al rientro a casa è buona norma “lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene, ed è opportuno evitare di farlo salire con le zampe su superfici con le quali veniamo a contatto (ad esempio letti o divani)”, continua l’Iss. Ovviamente è importante mantenere sempre una corretta igiene personale e della casa lavando i pavimenti e le altre superfici con soluzioni a base di cloro (la comune candeggina o varechina) e le mani con acqua e sapone per oltre 20 secondi o con soluzioni/gel a base alcolica.

Il pane fresco o le verdure crude possono essere contaminate da nuovo coronavirus e trasmettere l’infezione a chi li mangia?

Allo stato attuale non vi sono informazioni sulla sopravvivenza del virus sulla superficie degli alimenti, ma la possibilità di trasmissione del virus attraverso il pane fresco, o altri tipi di alimenti è poco probabile, visto che la modalità di trasmissione è principalmente attraverso le goccioline che contengono secrezioni respiratorie (droplets) o per contatto. Ovviamente, scrive l’Iss, è importante che “manipolando il pane, come altri alimenti, sia rispettata l’igiene delle mani, che consiste nel  lavaggio accurato con acqua e sapone per almeno 20 secondi, e in caso di tosse o starnuti si usi un fazzoletto usa e getta per coprire le vie respiratorie e poi si lavino subito le mani prima di toccare il pane o le verdure”.

La suola delle scarpe può portare il virus in casa contaminando le superfici e esponendo al contagio?

“Il tempo di sopravvivenza del virus in luoghi aperti non è attualmente noto – si legge sul documento dell’Iss -. Teoricamente se si passa con la suola delle scarpe su una superficie in cui una persona infetta ha espulso secrezioni respiratorie come catarro, ecc. è possibile che il virus sia presente sulla suola e possa essere portato in casa. Tuttavia, il pavimento non è una delle superfici che normalmente tocchiamo, quindi il rischio è trascurabile.  In presenza di bambini si può mantenere un atteggiamento prudente nel rispetto delle normali norme igieniche, togliendosi le scarpe all’ingresso in casa e pulendo i pavimenti con prodotti a base di cloro all’0,1%, ovvero con semplice candeggina”.

Se si è dovuti uscire, al rientro in casa bisogna lavare i capelli e gli indumenti indossati? Il virus sopravvive su capelli e indumenti?

“Con il rispetto della distanza di almeno un metro dalle altre persone è poco plausibile che i nostri vestiti, o noi stessi, possano essere contaminati da virus in una quantità rilevante. Tuttavia – conclude l’Iss – sempre nel rispetto delle buone norme igieniche, quando si torna a casa è opportuno riporre correttamente la giacca o il soprabito senza, ad esempio, poggiarli sul divano, sul tavolo o sul letto”.

Per saperne di più: Sito nuovo coronavirus  Sito Iss 

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“Bella Ciao” suonata dalla Serbian National Theater Orchestra per l’Italia

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 14:00

Un altro “Bella Ciao” suonato per incoraggiamento all’Italia, da tutti i musicisti dell’Orchestra del Teatro Nazionale Serbo, ognuno collegato da casa sua in una grande videochiamata di gruppo

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Coronavirus: un giorno nella vita degli italiani a casa
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Il poeta al telefono

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 12:29

Franco Arminio ha 60 anni e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino.

È un poeta, ma anche documentarista e promotore di battaglie civili: si è battuto, ad esempio, contro l’installazione delle discariche in Alta Irpinia e contro la chiusura dell’ospedale del suo paese.

Da venerdì 13 marzo ogni mattina dalle 9 alle 12 riceve decine di telefonate per lo più da sconosciuti e chiacchiera con loro. E questo accade perché quel giorno Arminio ha pubblicato nella sua pagina Facebook il suo numero di telefono con un messaggio: «Se qualcuno vuole chiamarmi per farsi due chiacchiere, sono a disposizione tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno».

E lo chiamano, eccome, in continuazione, lui ascolta, racconta, ogni telefonata dura una decina di minuti.

Lo ha intervistato Mario Calabresi per il suo sito Altre Storie e al giornalista Arminio ha spiegato il perché della sua iniziativa:

«Dobbiamo aprirci all’impensato, anche perché l’impensato ha travolto le nostre vite e allora è sterile illudersi di continuare con lo stesso ritmo, facendo le stesse identiche cose. Dobbiamo aprire la nostra testa all’immaginazione, ognuno di noi dovrebbe fare un piccolo gesto che si discosta dalla normalità. Io ho pubblicato il mio numero di cellulare». E che cosa puoi dare a chi ti telefona? Ha chiesto il giornalista «Io, da vecchio ipocondriaco, posso mettere a disposizione l’esperienza di anni di panico e di nervi tesi. Mi contatta chi ha qualcosa da dire, chi si sente solo, chi ha bisogno di condividere. Una signora da Bergamo mi ha detto una frase terribile, che spiega tutto il dramma di questi giorni: “Qui adesso non si muore soltanto, si sparisce”».

E Franco Arminio ascolta chi è spaventato, chi si sente solo, chi ha magari solo voglia di sentire una voce diversa che è certo sia amica.

La poesia salverà il mondo? Magari no, ma aiuta

E allora vi proponiamo una bella poesia di Wislawa Szymborska ricordata anche da Gabriele Romagnoli stamattina su Repubblica.

Sulla morte senza esagerare

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d’un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo ingrato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
e, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

Traduzione di Pietro Marchesani

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Giornata mondiale della poesia: Wisława Szymborska
«And people stayed home…»: la poesia che è diventata il manifesto di questi giorni
L’immagine del giorno: L’Italia che resiste

In copertina: Franco Arminio

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Per potenziare il wifi spegni il forno a micronde

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 12:18

Con i fornitori di banda larga sotto pressione, un po’ ovunque, visto il dilagare di smart-working ed e-learning, arrivano i consigli per migliorare la resa e la velocità del nostro wi-fi.

Per mantenere la velocità, il garante per la comunicazione britannico Ofcom ha messo a punto un elenco di suggerimenti per ottenere il massimo da casa.

Consigli base

Scarica i film in anticipo piuttosto che trasmetterli in streaming quando qualcun altro potrebbe provare a fare una videochiamata.

No ai forni a micronde

I forni a microonde possono ridurre i segnali Wi-Fi, “quindi non usare il microonde quando fai videochiamate, guardi video HD o fai qualcosa di importante online”, scrive Ofcom. Se stai effettuando videochiamate o riunioni, disattiva il video e utilizza l’audio: richiederà molto meno della tua connessione Internet.

La riunione perfetta

Proponi riunioni in orari meno comuni, e non all’ora esatta o all’ora e mezza. Un appuntamento alle 10.15 avrà molto più successo di uno alle 11. Per migliorare la velocità della banda larga, è meglio ove possibile utilizzare un cavo Ethernet per collegare il computer direttamente al router anziché utilizzare il wifi. Non utilizzare un cavo di prolunga del telefono, poiché potrebbero causare interferenze che potrebbero ridurre la velocità

Dove mettere il router

Un buon suggerimento è anche posizionare il router Internet il più lontano possibile da altri dispositivi che potrebbero interferire con il segnale, compresi telefoni cordless, baby monitor, lampade alogene, dimmer, altoparlanti stereo e per computer, TV e monitor. Il router va posto su un tavolo o uno scaffale anziché sul pavimento.

Usate il fisso, se lo avete

Fare chiamate su rete fissa, laddove possibile, libera un po’ l’intasamento dovuto all’alta domanda sulle reti mobili. “Se è necessario utilizzare il cellulare, provate a utilizzare le impostazioni per attivare le chiamate Wi-Fi”, ha affermato Ofcom. “Allo stesso modo, puoi effettuare chiamate vocali su Internet utilizzando app come FaceTime, Skype o WhatsApp.”

Disconnettere i dispositivi che non sono in uso

Più dispositivi sono collegati alla tua rete Wi-Fi, minore è la velocità che ottieni: semplice e sempre valido. Se stai lavorando al pc e il tuo tablet è lì acceso ma in stand-by, potrebbe rallentarti. Tablet e smartphone infatti funzionano in background, quindi è importante disattivare la ricezione Wi-Fi su questi quando non li usi.

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Oggi creiamo: candele fai da te (senza cera!)

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 10:00

Per tutti gli amanti delle candele ecco un video tutorial dal canale YouTube SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials per realizzare, passo dopo passo, candele profumate e colorate con ingredienti casalinghi a basso costo! Cosa mi serve:

  • Strutto;
  • Colori a olio o pastelli a cera;
  • Essenze profumate;
  • Contenitore in vetro;
  • Stoppini
Fonte: SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a: redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Italia nuova stretta. USA vuole riaprire. Da UE nessun accordo

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 09:40

Il Sole 24 Ore: Reclusione da 1 a 5 anni a chi viola l’obbligo di restare in casa e multe fino a 3.000 euro;

Corriere della Sera: Usa, via libera al piano da 2 mila miliardi. Borse su col bazooka di Trump: Tokyo +8%;

Repubblica: Coronavirus, primi risultati dai test sui farmaci;

Tgcom24: In Italia calano i nuovi contagi (3.612) e risalgono le vittime: 743 | In Lombardia 1.942 casi in più;

Il Messaggero: Coronavirus, svolta sulle mascherine made in Italy: due milioni al giorno;

Il Fatto Quotidiano: Bergamo, ospedale con pronto soccorso e terapia intensiva. Alpini, Emergency e anche virologi russi per popolare la “speranza”;

Leggo: Coronavirus, Trump vuole riaprire tutto: «L’isolamento distrugge il Paese». Ma gli Usa superano i 50mila contagiati e i 600 morti;

Il Mattino: Terremoto nella Kamcatka in Russia, scossa magnitudo 7.5: «Pericolo tsunami»;

Il Giornale: Il virus spacca ancora l’Ue: nessun accordo all’Eurogruppo;

Il Manifesto: «Tanti i soldi delle donazioni, ma mancano i macchinari».

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Un torero che dorme sempre!

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Quando è buona, tutti la scartano. Cos’è?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Chi si spoglia quando fa freddo?
(Soluzione: L’albero)

Filastrocca del Sole

Una bella filastrocca sull’estate e il sole, una poesia per bambini scritta da Sabrina Giarratana, sul sito Cosepercrescere.it potete anche stamparla e colorarla.

Sole che ridi e mi baci la faccia
Sento il calore delle tue braccia
Con una mano mi copro gli occhi
Mentre mi tingi di scarabocchi
Macchie, lentiggini e piccoli nei
Tutti i tuoi segni saranno miei
Saran di tutti, saranno belli
Racconteranno che siamo fratelli
Figli del mondo, e come ogni gente
Nati dal tutto e dal niente.

Cantiamo insieme

Torero Camomillo

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

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Covid-19: misure restrittive fino al 31 luglio? No, e spieghiamo perché

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 00:51

Da settimane la vita di tutti gli italiani è a dir poco stravolta, chi più chi meno stiamo tutti “tenendo botta” e, benché l’ultima decisa stretta su movimenti e attività lavorativa sia proprio di questi ultimi due giorni (ricordiamo che oggi, 25 marzo, è la data di chiusura delle attività produttive non essenziali) la tentazione di chiedersi quando potrà ripartire il “sistema Italia” è forte. In questo clima ieri alcuni siti web hanno ventilato la possibilità che le misure di contenimento che il Governo stava per adottare avrebbero avuto termine il 31 luglio.

Perché il 31 luglio? Da dove nasce questa data?

Ripercorriamo velocemente cosa accadde a fine gennaio:

  • Il 30 gennaio l’OMS dichiara che l’epidemia da COVID-19 è un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale
  • Il giorno successivo, il 31 gennaio, si riunisce il Consiglio dei ministri che, facendo propria la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (e quindi dichiarando lo stato di emergenza sanitaria per l’epidemia da nuovo coronavirus) «attiva gli strumenti normativi precauzionali previsti nel nostro Paese in questi casi» (queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine della seduta del Consiglio dei Ministri)
  • Lo stato di emergenza della durata di 6 mesi (quindi fino al 31 luglio) viene dichiarato con una Delibera pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1 febbraio, nella quale si stanziano anche 5 milioni di euro per fronteggiare la situazione
Cosa significa “stato di emergenza”?

Lo stato di emergenza, regolato dal Codice della Protezione civile del 2018, è una misura eccezionale e, purtroppo, niente affatto rara, che consegue a calamità locali o nazionali che per essere fronteggiate richiedono il ricorso a mezzi e poteri straordinari. Ed è esattamente quanto deciso dal Consiglio dei Ministri di fine gennaio, proprio in considerazione del rischio sanitario connesso con l’epidemia di Covid-19.

Quindi?

Quindi per 6 mesi, cioè fino al 31 luglio 2020, il governo può utilizzare i mezzi e i poteri straordinari per emanare provvedimenti idonei a contenere l’epidemia. Che è quello che sta facendo: chi volesse avere una panoramica di quanto deciso finora (dal primo decreto del 23 febbraio a oggi) può trovare la raccolta completa degli atti in una pagina dedicata all’emergenza da Covid-19 pubblicata sul sito della Gazzetta Ufficiale.

Che è cosa ben diversa dall’affermare che le misure di contenimento con le quali tutti stiamo facendo i conti (personali, psicologici ed economici) non termineranno prima di 4 mesi.

Immagine: Aeronautica Militare

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Palestinesi e israeliani assieme per combattere il virus

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 19:00

L’autore si firma su Liberation.fr con lo pseudonimo di Jwan Ghazal. Ha 35 anni, è operatore umanitario a Gaza e padre di quattro figli. Di seguito la traduzione di ampi stralci della sua testimonianza.

Il virus ha fermato il conflitto

Non avrei mai immaginato, tre mesi fa, che noi palestinesi e israeliani dovessimo fermarci nel nostro conflitto per un ospite microscopico. Da quando, il 5 marzo, è stata dichiarata la pandemia di coronavirus, sono stato sorpreso nel vedere gli sforzi colossali di coordinamento e collaborazione tra i due popoli al fine di rallentare la diffusione del virus. Anche se è mortale, spero che non uccida tanto quanto il nostro conflitto, che dura da generazioni.

Da più di 12 anni i palestinesi a Gaza sono sottoposti a un blocco imposto da Israele che invoca “minacce alla sicurezza”. Questo blocco paralizza la nostra vita quotidiana e frantuma i sogni di centinaia di migliaia di giovani. Questi giovani attendono la revoca del blocco senza sapere quando avverrà.

La sensazione di essere prigioniero

La situazione umanitaria a Gaza non ci consente di affrontare Covid-19, soprattutto quando vediamo che i paesi più sviluppati non sono ancora in grado di contenere questo virus. Il sistema sanitario di Gaza sta fallendo da anni e dipendiamo da Israele per i casi medici critici. Poiché la falda acquifera di Gaza è inquinata al 97%, non abbiamo accesso all’acqua potabile. Impossibile confinarsi in casa perché metà della popolazione riesce a malapena a vivere con lavori strani fuori casa che le permettono di nutrire l’altra metà. Otto abitanti di Gaza su dieci dipendono economicamente dagli aiuti umanitari.

Il mondo confinato, come essere un palestinese a Gaza

Per i residenti di Gaza è difficile immaginare che una parte del mondo sia attualmente confinata. Questo è un piccolo assaggio della punizione collettiva imposta a Gaza per anni. Per un periodo di tempo, il mondo intero sta scoprendo la sensazione di essere prigioniero e vedere le sue possibilità limitate. Come essere un palestinese a Gaza.

Il mondo e Gaza ora condividono destini simili. L’economia sta crollando e le persone più vulnerabili non possono essere curate a causa della carenza di forniture mediche. La sicurezza personale di tutti è minacciata. Mentre si stanno compiendo enormi sforzi per salvare l’economia mondiale e limitare gli effetti del coronavirus, a Gaza non si fa nulla per migliorare le condizioni di vita di due milioni di donne, bambini e uomini. Gaza è stata con un respiratore artificiale per anni: le Nazioni Unite hanno persino previsto che l’enclave palestinese sarebbe diventata invivibile nel 2020.

Pronti a rimanere uniti

Gaza ora ha i primi due casi ufficiali di coronavirus, due palestinesi di ritorno dal Pakistan messi in quarantena all’arrivo. Ancora una volta, viene fatto ogni sforzo per evitare il contagio. Ogni volta che sentiamo parlare di nuovi pazienti Covid-19 in Israele e in Cisgiordania, la nostra preoccupazione cresce. Stiamo monitorando attentamente il modo in cui Israele sta gestendo la pandemia e stiamo rafforzando la nostra preparazione, con i nostri mezzi modesti, per combattere il virus. A Gaza, volontari, ONG e imprese sono in allerta, pronti a rimanere uniti.

Palestinesi o israeliani, per il virus non c’è differenza

Palestinesi o israeliani, il coronavirus ci mette tutti su un piano di parità. A lui non importa chi sia stato il primo a sparare, che votassimo a destra o sinistra, delle nostre ideologie o delle nostre convinzioni. Siamo tutti vulnerabili. Siamo tutti esseri umani.

Per più di settant’anni abbiamo sofferto di un conflitto senza fine che ha provocato la morte di migliaia di persone e ha plasmato la vergognosa realtà in cui viviamo ogni giorno. Quando è stato raggiunto un accordo di pace nel 1993, palestinesi e israeliani speravano in un futuro migliore, in cui le violazioni dell’occupazione e dei diritti umani fossero un ricordo del passato. Ventisette anni dopo, nulla di tutto ciò è accaduto. Siamo tutti limitati, che ci piaccia o no.

Quando questo sarà finito…

Presto, quando il mondo avrà superato questa pandemia, saremo ancora uguali? Capiremo che le cose che ci uniscono sono molto più numerose di quelle che ci dividono? Ammetteremo che c’è abbastanza spazio su questo territorio per vivere insieme? Sono sopravvissuto a tre guerre a Gaza e spero di rimanere in vita abbastanza a lungo da testimoniare le nostre risposte a queste domande.

Photo by Dan Mayers

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Covid-19: Tokyo 2020, Giochi Olimpici rimandati al 2021

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:49

L’evento, che sarebbe dovuto iniziare il 24 luglio, si svolgerà ora “non oltre l’estate 2021”.

“Ho proposto di rimandare di un anno e il presidente CIO Thomas Bach si è setto d’accordo al 100%”, ha affermato Shinzo Abe, primo ministro giapponese.

L’evento si chiamerà ancora Tokyo 2020 nonostante avrà luogo nel 2021.

In una dichiarazione congiunta, gli organizzatori di Tokyo 2020 e il CIO hanno dichiarato: “La diffusione senza precedenti e imprevedibile dell’epidemia ha visto il deterioramento della situazione nel resto del mondo.Ora ci sono più di 375.000 casi registrati in tutto il mondo e in quasi tutti i paesi, e il loro numero sta crescendo di ora in ora. Nelle circostanze attuali e sulla base delle informazioni fornite oggi dall’OMS, il presidente del CIO e il primo ministro del Giappone hanno concluso che i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo devono essere riprogrammati per una data successiva al 2020, ma non più tardi dell’estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti i partecipanti ai Giochi olimpici e la comunità internazionale “.

Mentre i Giochi sono il più grande evento sportivo internazionale a essere colpiti dalla pandemia, c’è stato un impatto enorme su una serie di altri importanti tornei e sport:

  • Nel rugby, la fine delle Sei Nazioni di quest’anno è stata rinviata
  • Nel calcio, Euro 2020 è stato posticipato e si giocherà nell’estate del 2021, rinviate anche a data da destinarsi le partire di Champions e Europa League
  • I primi otto gran premi della stagione di Formula 1 sono stati rimandati, con l’annullamento del Gran Premio di Monaco.
  • Tutte le forme di tennis professionistico sono state rinviate al 7 giugno, mentre gli Open di Francia – il secondo Grande Slam dell’anno, sono stati riprogrammati per settembre.

Il CIO si era concesso una scadenza di quattro settimane per considerare di ritardare i Giochi, ma c’era stata una crescente pressione da una serie di commissioni olimpiche e atleti che chiedevano una decisione più rapida.

Il presidente del Comitato Paraolimpico Internazionale Andrew Parsons ha dichiarato che il rinvio è “l’unica opzione logica”.  “La salute e il benessere della vita umana devono sempre essere la nostra priorità numero uno e mettere in scena un evento sportivo di qualsiasi tipo durante questa pandemia non è semplicemente possibile. Lo sport non è la cosa più importante in questo momento, preservare la vita umana invece è essenziale. Quindi, che vengano prese tutte le misure per cercare di limitare la diffusione di questa malattia.”

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Il cielo ci è caduto sulla testa: morto Albert Uderzo

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:13

Albert Uderzo era il disegnatore dei fumetti di Asterix insieme a René Goscinny, morto nel 1977.

Anche se Uderzo era andato in pensione, il suo personaggio, Asterix, ha continuato a vivere: il disegnatore ha infatti continuato a mantenere la supervisione sugli albi della saga fino all’ultimo, il 38esimo, Asterix e la figlia di Vercingetorige – decisamente somigliante a Greta Thunberg – uscito lo scorso autunno e che festeggiava il 60esimo compleanno dell’albo.

Asterix nasce il 29 ottobre 1959 e se è Goscinny ad avere l’idea di fare di Asterix una sorta di antieroe, un piccolo ometto qualunque che diventa potentissimo grazie alla bevanda magica del druido Panoramix, è Uderzo che insiste per dargli una spalla, un personaggio grosso e gioviale, gran mangiatore di cinghiali (interi), la cui forza è sovrumana perché, essendo caduto da piccolo dentro il paiolo della bevanda, in lui i poteri sono permanenti.

Tra i mille giochi di parole, calembour, di cui sono densi i fumetti di Asterix, ricordiamo la famosa “traduzione” dell’acronimo SPQR che mentre in francese suonava come “IIs sont fous, ces Romains“, in italiano viene tradotto addirittura da Marcello Marchesi in “Sono Pazzi Questi Romani”, la frase preferita di Obelix.

Ciao, Albert, chissà che fumetti con Goscinny adesso!

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Caccia al canguro: l’Italia continua a tacere

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:00

Versace e Paul Smith l’hanno bandita di recente, a causa della pressione mediatica seguita ai violentissimi incendi che hanno colpito l’Australia nei mesi scorsi, facendo strage (anche) di canguri. Ma la pelle di questo animale straordinario è usata da praticamente da tutti i produttori di abbigliamento sportivo, specialmente per le scarpe da corsa, e quindi in particolare da Nike, Adidas (alla quale è addirittura appena stato abbassato il rating, vista la cronica carenza nel rispetto di standard ambientali e sociali) e Puma, ancora oggi, nonostante tutto.

Italia primo importatore

Controcorrente invece la sola Diadora, tra le aziende sportive, che da tempo non usa più questi pellami. L’Italia è il primo importatore d’Europa, per una strage che non teme rivali, ma la Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) non ci sta e pochi giorni fa ha lanciato una una petizione, mentre numerosi sit-in si sono svolti contro Dainese, azienda di abbigliamento moto, anch’essa sul banco degli imputati, assieme a Ducati, Gimoto, Alpinestars, Vircos. Nell’alta moda, restano grossi acquirenti Prada e Salvatore Ferragamo. Nel calzaturiero i meno noti Moreschi, Moma e Fabi, come ha denunciato LAV.

Una strage senza risposte

Anche un’interrogazione parlamentare (Pd) ha chiesto al premier italiano Giuseppe Conte di fermare o almeno limitare le nostre importazioni, almeno in questo delicato momento di recupero per la fauna australiana. Ma il nostro Paese continua a tacere.

Questo tipo di caccia è particolarmente cruenta, ed è bene ricordare che, ogni anno, tra 133.000 e 280.000 cuccioli “at-foot” (deambulanti) e tra 372.000 e 783.000 cuccioli “pouch” (ancora nel marsupio), sono vittime collaterali. Sei le specie prese di mira: Canguro Grigio Occidentale, Canguro Grigio Orientale, Canguro Rosso, Wallaroo Comune, Wallaby di Bennet e Pademelon della Tasmania.

Un documentario da vedere

La faccenda non è certo nuova, la strage è da anni paragonata per ferocia a quella delle foche in Canada, sebbene abbia numeri molto ma molto maggiori. Per saperne di più, è disponibile online il pluripremiato film Kangaroo.

Se poi la situazione australiana vi ha attratto e pensate a un’esperienza che potrebbe cambiarvi la vita, sappiate che il Paese è sempre a caccia di volontari per proteggere la sua fauna del tutto eccezionale.

Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

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Covid-19: allarme intossicati da disinfettanti

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:59

Il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda lancia l’allarme per il crescente numero di intossicazioni da disinfettati, di cui evidentemente abusiamo in questi giorni di emergenza nel tentativo di proteggerci dall’infezione da coronavirus, o covid-19.

Dall’inizio dell’emergenza, le richieste di consulenza per intossicazione da disinfettati è aumentata circa del 65%, e fino al 135% nella fascia di età inferiore ai 5 anni.

Piccoli chimici pericolosi

«C’è chi seguendo tutorial online e ricette fai-da-te, prepara miscele di sostanze chimiche non compatibili tra loro», spiega Franca Davanzo, Direttrice del Centro Antiveleni di Niguarda. “Chi imbeve le mascherine con quantità eccessive e poi le indossa, inalando un elevato dosaggio di sostanze chimiche. C’è anche chi, e sono purtroppo i casi più frequenti, riempie la casa di bottiglie di disinfettanti commerciali o preparati artigianalmente, e li lascia alla portata dei bambini».

Bambini a rischio

Proprio loro risultano i più esposti. L’aumento delle intossicazioni pediatriche è addirittura del 135%. «I più piccoli infatti trovano in casa questi contenitori non custoditi e li ingeriscono accidentalmente», continua l’esperta.

In questi casi valgono le raccomandazioni di sempre: non lasciare i contenitori dei prodotti alla portata dei bambini e in caso di ingestione prima di recarsi in pronto soccorso è bene chiamare il centro antiveleni allo 0266101029. In questo modo la gestione telefonica dell’emergenza consente di capire se è necessario o meno un successivo accesso al pronto soccorso.

Basta acqua e sapone

Ricordiamo che una delle poche certezze riguardo al coronavirus è che scompare con semplice acqua e sapone. È giusto usare la massima igiene in questi tempi, lasciare le scarpe fuori casa e pulire gli oggetti presi al supermercato, ma per pulire mani e superfici funziona egregiamente la sola acqua e sapone, o le salviette umidificate.

Il disinfettante, usato con buon senso e sempre lontano dalla portata dei bambini, può essere utile per oggetti che arrivano da fuori o per le mani se dobbiamo ad esempio andare in ospedale. Qui si spiega come comportarsi con gli animali domestici.

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E bravo Giovanni Rana!

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:14

I privati non hanno i tempi lunghi della burocrazia, le aziende possono decidere di fare buone azioni nell’immediato, anzi, retroattivo.

È quello che ha fatto Giovanni Rana che ha aumentato lo stipendio dei 700 dipendenti dei suoi pastifici per ogni giorno lavorato e dato un ticket mensile straordinario di 400 euro per le spese di babysitting,

«Il Pastificio Rana vuole essere al fianco dei dipendenti e di sostegno alle loro famiglie in un momento di forte disorientamento, non solo lavorativo – si legge in un comunicato -. In quest’ottica, tra le misure previste vi sono una maggiorazione dello stipendio del 25% per ogni giorno lavorato e un ticket mensile straordinario di 400 euro per le spese di babysitting. Il piano, che decorre retroattivamente dal 9 marzo, coprirà anche il mese di aprile». L’amministratore delegato Gian Luca Rana, figlio di Giovanni, ha inoltre deciso di stipulare una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti del Pastificio Rana, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19, a integrazione del rafforzamento delle procedure di sicurezza e prevenzione già messe in atto dall’azienda per fronteggiare l’emergenza in corso.

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