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Autostrade, no pedaggi nel weekend | Bergamo e Brescia capitali della Cultura 2023

People For Planet - Sab, 07/04/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Caos autostrade, stop pedaggi nel weekend. Oggi code per 20 km. Toti: intervengano i pm;

Il Giornale:Contro di me lotta armata Via maestra sono le elezioni” Berlusconi sul caso Esposito: “Giustizia come arma di lotta politica”. E poi: “Dopo i giallorossi unica strada sono le urne”;

Il Manifesto: Ocean Viking, due migranti tentano il suicidio;

Il Mattino: Coronavirus, Veneto a rischio e Zaia vara nuova ordinanza: «Prevederei il carcere»;

Il Messaggero: Bonus vacanze, boom di furbetti: «Tariffe più alte, spesa di 1.000 euro» Pronto protocollo per aiutare hotel;

llsole24ore: Lavoro irregolare per oltre un milione di famiglie: è l’Italia del Covid – Pa, in arrivo concorsi per 11mila posti – Test a Medicina, 13mila posti in palio;

Il Fatto Quotidiano: Ue, ‘frugali’ e sovranisti vogliono perdere altro tempo. Olanda: “Recovery? Non è necessario accordarsi il 17”. Visegrad: “Noi i migliori anti-Covid, ma penalizzati”;

La Repubblica: Coppia gay si bacia in stazione, aggrediti dal branco. C’è un sospettato;

Leggo: Meghan Markle e il principe Harry fanno i conti con le difficoltà economiche: «Dietro ai loro progetti ambiziosi sempre lo stesso errore»;

Tgcom24: Bergamo e Brescia nominate capitali della Cultura 2023: il riconoscimento dopo l’emergenza sanitaria;

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I denti si lavano prima o dopo colazione?

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 19:23

“I denti si lavano dopo aver fatto colazione, come dopo i tre principali pasti quotidiani. Teoricamente non è sbagliata l’idea di lavarli prima, ma lavare i denti oltre le 3 volte al giorno potrebbe essere eccesavamente stressante per lo smalto dei denti e per le gengive. Dunque bene attenersi alla vecchia e sempre valida regola del lavaggio accurato dei denti dopo i tre pasti principali”, ad assicurarcelo è Roberto Callioni, medico dentista e Coordinatore del Servizio Studi ANDI, Associazione Nazionale Dentisti Italiani.

Come risparmiare denaro e salute

Il lavaggio accurato con filo e spazzolino elimina i residui alimentari – specie glucidi e carboidrati – che possono rovinare il nostro sorriso, la nostra salute e le nostre finanze. “Si dice che il dentista è caro ed è vero perché le cure a cui gran parte della popolazione si sottopone lo sono. Ma succede solo perché non si rispettano le regole di igiene e non ci si sottopone a controlli regolari: la chiave vincente per stare in salute e risparmiare molti soldi!”, continua Callioni.

Si deve attendere dopo i pasti?

Dunque: pulizia accurata mattina, mezzogiorno e sera (le trovate dettagliate nel sito del Ministero della Salute). Ma è vero che dovremmo aspettare mezz’ora dopo la fine del pasto prima di lavarci i denti? “Sì perché la masticazione lascia lo smalto temporaneamente indebolito e quindi spazzolarlo in quel frangente è meno vantaggioso rispetto ad attendere circa mezz’ora dopo il pasto”, spiega Callioni.

La strategia migliore per i bimbi

Si dice che lo smalto dei bimbi sia più fragile, se è così anche loro devono lavarli 3 volte al giorno? “Assolutamente sì! Proprio perché hanno uno smalto più sottile sono a maggior rischio carie. Dal primo dente e dai 4 anni i bambini devono essere istruiti e “giocare”, prendere confidenza, con l’uso dello spazzolino. Dopo aver fatto provare a loro la pulizia, i genitori devono intervenire e procedere loro con la “reale” pulizia perché a quell’età i bimbi non hanno la manualità necessaria a lavare veramente bene i denti. L’importanza della massima pulizia anche per i “denti da latte” è assoluta. I denti che cadono devono cadere integri, sia per motivi legati alla masticazione, sia per la possibilità di far nascere altrimenti ascessi nascosti e avere svariate tipologie di danni. Inoltre serve creare la cultura dell’igiene orale nel bambino”.

E i sigillanti occlusari?

“Li consiglio vivamente, sono assolutamente da fare dai 6 anni. Proteggono i molari permanenti in tutte quelle possibili piccole fosse in cui lo spazzolino non riesce ad arrivare bene e c’è il rischio che si depositi la placca, e in più rilasciano fluoro protettivo. Si tratta di una vera e propria barriera trasparente – indolore e veloce da applicare – che può veramente fare la differenza nello sviluppo di una bocca sana.  

Meglio lo spazzolino elettrico?

“Serve attenzione allo spazzolino elettrico perché se si esercita troppa pressione può danneggiare le gengive”, e per questo motivi alcuni hanno una sistema automatico che blocca la rotazione se la pressione è eccessiva. Ma “se usati bene, gli spazzolini elettrici possono agevolare la pulizia. Consiglio comunque e sempre setole morbide o medie”.

Leggi anche: Perché le chirurgiche vanno gettate dopo 4 ore? Vitamina D, il segreto del benessere

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La vergogna dell’Uranio Impoverito. Qualcuno pagherà?

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 17:00

Una storia ignobile che torna a farsi sentire in questi giorni grazie alle parole del Generale Roberto Vannacci, una denuncia verso un comportamento incosciente da parte dei vertici militari su come sono state smaltite le scorie degli impianti nucleari ai danni dei nostri soldati.

Il video di Jacopo Fo che ripercorre le vicende a partire dalla prima Guerra del Golfo sino alla Guerra nel Kosovo, durante le quali migliaia di soldati italiani sono stati avvelenati dall‘uranio impoverito con gravi conseguenze irreversibili sulla salute fisica e mentale.

La vergogna dell’Uranio Impoverito.Segui la pagina ANVUI Associazione Nazionale Vittime Uranio Impoverito e iscriviti all'omonimo gruppo Facebook!

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 30 giugno 2020 Fonte: Jacopo Fo

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Monopattino elettrico: qual è il suo reale impatto ambientale?

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 15:00

Negli ultimi mesi, in molte grandi città italiane, sono apparsi i primi monopattini elettrici, anche grazie all’introduzione di nuovi servizi di noleggio.

Questo nuovo mezzo di trasporto, regala la possibilità di muoversi comodamente su 2 ruote grazie all’elettricità, che, come sappiamo, è normalmente meno inquinante della benzina o di altri combustibili fossili.

Come sempre, quando si parla di impatto ambientale, prima di dire se una particolare tecnologia è più ecologica di un’altra, dobbiamo provare a rispondere a qualche domanda:

  • Esiste un tipo di inquinamento nascosto generato dai monopattini elettrici? Per esempio, durante la loro produzione o mentre sono alimentati con l’elettricità?
  • Quali sono i reali benefici aggiuntivi che derivano dal loro utilizzo rispetto ad altre tecnologie già esistenti?
  • Quanto dura un monopattino elettrico? Come viene riciclato alla fine del suo ciclo di vita?
  • Rispetto ad altri mezzi di trasporto già esistenti, i monopattini elettrici sono più ecologici?

Il dibattito su quale sia il mezzo di trasporto più ecologico è stato molto controverso, soprattutto negli ultimi anni, con la recente crescita della quota di mercato globale delle auto elettriche.

Alcuni accusano le auto elettriche di essere in realtà più inquinanti delle convenzionali auto a combustibile fossile, puntando il dito contro la produzione e il mancato riciclaggio delle batterie agli ioni di litio. Altri si concentrano invece sulla produzione di elettricità che principalmente avviene attraverso fonti inquinanti come petrolio e carbone.

Molti esperti affermano che l’auto elettrica è più ecologica perché riduce le emissioni durante la fase di utilizzo, soprattutto se la rete elettrica è basata su energie rinnovabili. Oggi, con il moltiplicarsi degli studi scientifici sull’argomento, siamo quasi certi che l’auto elettrica è più rispettosa dell’ambiente rispetto quella a gasolio o benzina.

Tali considerazioni per i monopattini elettrici sono più complicate da farsi, poiché il fenomeno è piuttosto recente e poche sono ad oggi le ricerche che hanno fatto luce su questo aspetto.

Il ciclo di vita

Come per tutti i mezzi di trasporto, se si vuole misurare l’impatto ambientale, è necessario analizzare le 4 fasi principali del ciclo di vita del monopattino elettrico.

Le prime 2 sono le fasi di costruzione del monopattino e la fase di produzione dell’energia, cioè quanto è inquinante l’energia che permette di guidare tale veicolo. Poi bisogna analizzare la fase di utilizzo del monopattino, cioè quando viene guidato, la fase di manutenzione, e la fine della vita del veicolo, cioè come viene mantenuto e riciclato o come viene rottamato quando non funziona più. In ognuna di queste fasi, ci sono diversi impatti ambientali.

Nella fase di produzione, dobbiamo tenere conto di tutta l’energia consumata per estrarre le materie prime, trasformarle e assemblarle. Questa fase merita particolare attenzione, poiché come per tutti i dispositivi elettronici, bisogna considerare la batteria, che è il componente più inquinante.

Per quanto riguarda la fase di produzione dell’energia, anche in questo caso, i monopattini elettrici hanno problemi simili a quelli delle auto elettriche. Se l’elettricità è prodotta in modo ecologico (energia rinnovabile o decarbonata), allora l’impatto ambientale di questa fase sarà minore. D’altra parte, se è prodotta da combustibili fossili che bruciano (come il carbone, il petrolio o il gas), l’impatto ecologico e soprattutto la quantità di gas serra rilasciati, aumenta.

Successivamente, si guarda alla fase di utilizzo, che è cruciale, poiché è quella dove tali veicoli ottengono un reale vantaggio sui mezzi di trasporto a combustibile fossile. Infatti, durante la guida, i veicoli elettrici non emettono CO2 o altre sostanze inquinanti.

Un altro aspetto importante è rappresentato dal riciclaggio, poiché i monopattini elettrici sono fatti di materiali particolari e potenzialmente inquinanti, menzione speciale va fatta per le batterie ricaricabili, l’elemento più complesso da smaltire al momento.

Quando il monopattino e davvero ecologico

Possiamo affermare come il monopattino elettrico sia un mezzo di trasporto ecologico, solo nella misura in cui venga utilizzato in sostituzione dell’auto e per almeno 2 anni (macinando molti chilometri). Solo così, infatti, si potrà ridurre l’attuale impatto che ha la produzione (pari al 50%) sull’impronta di carbonio dell’intero ciclo di vita di un monopattino elettrico.

Nella maggior parte dei casi, purtroppo, l’utilizzo di un monopattino elettrico non sostituisce l’alternativa più inquinante. A quanto pare, coloro che generalmente viaggiano in auto, non rinunciano ai loro veicoli e non li sostituiscono con i monopattini elettrici; inoltre, esistono già alternative migliori per percorrere lunghe distanze, come il trasporto pubblico o la bicicletta.

La realtà racconta che molte volte i monopattini elettrici sostituiscono altri mezzi di trasporto più ecologici, come la bicicletta, le passeggiate a piedi, gli autobus o le metropolitane; e poiché emettono più CO2 di queste diverse modalità di trasporto, i monopattini elettrici tendono oggi ad aumentare la Carbon footprint globale.

In sintesi, i monopattini elettrici sono ecologicamente rilevanti solo quando sostituiscono mezzi di trasporto più inquinanti come le automobili, uno scenario ad oggi molto improbabile, considerando anche le infrastrutture delle nostre città.

Se vogliamo che i monopattini elettrici si inseriscano realmente in un sistema di mobilità e di trasporto sostenibile, dobbiamo prima di tutto allungare la loro durata e utilizzarli in modo coscienzioso e attento affinché durino più a lungo.

Non acquistiamo un monopattino elettrico se intendiamo usarlo per sostituire i viaggi che già facciamo con i mezzi pubblici, gli spostamenti a piedi o la bicicletta.

Esistono probabilmente alcuni scenari in cui può avere un senso utilizzare i monopattini elettrici, soprattutto per le persone che utilizzano diversi mezzi di trasporto per arrivare a destinazione, ma questo certo non è il caso della maggior parte degli utenti. In uno scenario in cui il trasporto pubblico funziona in modo efficiente ed è il metodo principale di muoversi in una città che non privilegia le auto, l’uso dei monopattini elettrici può avere un senso.

Ad oggi, la maggior parte delle città italiane è ancora orientata all’auto, anche se qualche segnale incoraggiante è già arrivato, facendo capire che c’è la volontà da parte delle istituzioni di cambiare in fretta le cose.

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Come accendere e gestire un fuoco outdoor

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 10:00

Per gli amanti della vita all’aria aperta questo video, dal canale YoTube Survival Bushcraft Italia, può essere di supporto per imparare ad accendere e domare un fuoco!

Competenza che, in casi estremi in cui speriamo nessuno sia costretto a trovarsi, può essere di fondamentale importanza. Pratica ed impara diversi metodi di accensione per riuscire ad di accendere un fuoco ovunque e in ogni condizione.

Fonte: Survival Bushcraft Italia

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Vitamina D, il segreto del benessere

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 08:00

La vitamina D è una vitamina molto particolare, che a differenza delle altre funziona come un ormone, e ogni singola cellula del nostro corpo ha dei recettori dedicati. Questa preziosa vitamina tra l’altro regola la quantità di calcio nel sangue, e migliora il suo assorbimento. È dunque vitale per rinforzare le ossa a ogni età, e specialmente nei bambini e negli anziani. Un recente studio ha inoltre verificato che aiuta anche a prevenire l’asma causata dall’inquinamento atmosferico, mentre sono noti i suoi influssi sull’umore. La vitamina D si trova in pochissimi alimenti, ma è prodotta naturalmente dal corpo, che estrae la vitamina D dal colesterolo se la luce colpisce direttamente la pelle almeno mezz’ora al giorno. La luce che filtra attraverso le finestre è invece inutile allo scopo. 

A causa di uno stile di vita sedentario o comunque sempre circoscritto al chiuso di casa, scuola, auto o palestra, si stima che circa la metà della popolazione mondiale ne assuma o ne produca troppo poca, mentre un miliardo di persone ne è gravemente carente. 

I sintomi più comuni sono stanchezza, malattie frequenti, dolori agli arti e alla schiena, depressione, perdita di capelli.

Se dell’assunzione di integratori non è bene fare un’abitudine, visti gli effetti collaterali anche molto gravi a cui sono associati (ne abbiamo parlato anche su People For Planet), si può tener conto di alcuni fattori. Prima di tutto il tempo di esposizione minimo di mezz’ora varia a seconda dell’inquinamento dell’aria, naturalmente dalla latitudine in cui viviamo e dunque dalla media di giornate soleggiate, e anche dalla quantità di melanina nel nostro corpo: più siamo scuri di carnagione e meno vitamina D assorbiamo. Allo stesso modo lavorano le creme solari, bloccando i raggi solari e dunque anche questo effetto positivo sul nostro organismo (comunque è giusto usarle in estate, oppure dopo una mezz’ora di esposizione diretta negli altri periodi dell’anno). 

Se siamo costretti a uscire poco, possiamo aiutarci con l’alimentazione: il pesce grasso come il salmone e il tonno, l’uovo e l’olio di fegato di merluzzo sono tutti ricchi di questa vitamina. Tra le alternative vegetariane ci sono i funghi, gli spinaci, la soia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Marò: il processo si terrà in Italia | Macron cambia rotta dopo l’onda verde | Stadio Roma: chiesto il processo

People For Planet - Ven, 07/03/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La Corte dell’Aja: l’India non può processare i due marò. L’Italia dovrà pagare per i morti;

Il Giornale: Silenzio ipocrita dei buonisti se è il Pd a non accogliere;

Il Manifesto: Val Susa e 5 stelle plaudono, ma Pd e destra: avanti tutta;

Il Mattino: Assegno per i figli sino a 21 anni: maggiorazione dal terzo, +50% disabili;

Il Messaggero: Stadio della Roma, la Procura chiede il giudizio per Parnasi e De Vito. Soldi da Parnasi, chiesto processo per il tesoriere della Lega e l’ex cassiere dem M5S verso il ricorso sul taglio dei vitalizi, rischi anche alla Camera in autunno;

llsole24ore: Lavoro americano più forte della paura del coronavirus: bene le Borse Ue, Milano +3%. Wall Street chiude positiva – Fca scatta e punta sulle vendite negli Usa – Tesla senza freni: accelera dopo sorpasso su Toyot;

Il Fatto Quotidiano: Dal “cimicione” per spiarlo alle “procure eversive”: Storia delle denunce di Berlusconi sui “fatti gravi”. Che poi si sono rivelate bufale o casi di calunnia;

La Repubblica: Macron cambia rotta (e governo) dopo l’onda verde: “Serve un nuovo cammino con una nuova squadra”;

Leggo: La droga dell’Isis sequestrata a Salerno: è la stessa usata per l’attacco al Bataclan;

Tgcom24: “MES, VALUTEREMO AL TERMINE DEL NEGOZIATO EUROPEO” Conte vede Zingaretti: “Piena convergenza” | Regionali, premier spinge l’alleanza M5S-Pd, Crimi frena: “Insieme se ci sono le condizioni”;

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L’insostenibile pesantezza dell’All you can eat

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 15:00

Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro ai ristoranti “All you can eat” (Mangia tutto quello che vuoi/riesci) dal punto di vista ambientale? Cibo fuori stagione, proveniente da chissà dove.

Mangia quanto vuoi e quello che vuoi, ma a che prezzo?


Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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Botswana: centinaia di elefanti morti misteriosamente

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 14:20

Più di 350 elefanti sono stati trovati morti nel nord del Botswana, in particolare nel Delta dell’Okavango, e le cause di quest’avvenimento sconcertante non sono ancora chiare.

Il governo del Botswana ha affermato che sono state escluse le possibilità che le morti fossero causate dal bracconaggio, dall’avvelenamento da parte di esseri umani e dell’antrace, un veleno presente in natura che colpisce occasionalmente la fauna selvatica.

Quest’evento, quindi, risulta molto strano e gli ambientalisti dichiarano di essere davvero preoccupati: il dottor Niall McCann del National Park Rescue ha dichiarato alla BBC che “questa situazione è totalmente senza precedenti in termini di numero di elefanti che muoiono in un singolo evento non provocato dalla siccità … Gli elefanti muoiono senza un motivo chiaro.”

Salvaguardiamo gli animali

Il Botswana ospita un terzo degli elefanti che vivono in Africa e possiede una buona reputazione per quanto riguarda la protezione della fauna selvatica, in particolare elefanti e rinoceronti. Tuttavia, questo rifugio sicuro è sempre più minacciato sia dal bracconaggio che da quest’avvenimento misterioso.

Un sondaggio aereo ha rilevato che il 70% dei giganti buoni è morto nei pressi di pozze d’acqua e la gente del posto ha riferito di aver visto gli elefanti che camminavano in cerchio prima di morire, il che potrebbe indicare che qualcosa stia attaccando i loro sistemi neurologici.

Il dottor McCann ha affermato che la malattia non può essere esclusa e, se dimostrato, esiste la possibilità che possa essere trasmessa alla popolazione umana proprio come Covid-19.

Mary Rice, direttore esecutivo dell’Environmental Investigation Agency, ha dichiarato che:

Mentre può avere un senso escludere il bracconaggio – le zanne rimangono intatte, ma dovrebbero essere rimosse urgentemente per evitare il bracconaggio opportunistico – ed escludere l’antrace perché il Botswana ha i mezzi per testarlo in modo affidabile, l’avvelenamento può essere ancora una possibilità.
I test sono l’unico modo per determinare se c’è stato un gioco scorretto, se si tratta in realtà di una sorta di malattia o virus e se esiste un potenziale rischio per la salute pubblica. In mancanza di ciò, è probabile che il numero di decessi aumenti
“.

A tal proposito, il dipartimento per la protezione della fauna selvatica ha ammonito la popolazione a non consumare carne di animali morti, in quanto ciò potrebbe nuocere alla salute delle persone del posto. I locali sono stati anche invitati a denunciare qualsiasi altro avvistamento di elefanti morti alle autorità.

Salvaguardiamo gli animali, salviamo il Pianeta.

Fonte: The Independent

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Ferricelli con mollica di pane, peperoni cruschi e noci

CuoreBasilicata - Gio, 07/02/2020 - 12:57
Livello di difficoltà: ALTOCosto: MEDIOTipologia: PRIMI PIATTIINGREDIENTI

Per i ferricelli:

  • 500 g di farina di semola di grano duro
  • 2 uova
  • acqua q.b.

Per il condimento:

  • 3 fette di pane raffermo
  • 10 peperoni “cruschi”
  • 20 gherigli di noci
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale q.b.
PREPARAZIONE

Disponete la farina a fontana, rompete le uova all’interno e sbattetele con una forchetta, aggiungendo un pizzico di sale. Aggiungete dell’acqua poco per volta. Impastate fino a quando il composto non risulterà liscio ed omogeneo.

Una volta pronto il panetto, copritelo con un canovaccio e lasciatelo riposare per mezz’ora circa. Dopodiché, ricavate dall’impasto dei panetti più piccoli e prelevate da questi dei cilindri di 5 cm di lunghezza e dal diametro di 1 cm circa. Spolverateli con della farina.

Prendete il ferretto, posizionatelo su un cilindro di pasta e, con un po’ di pressione, fatelo rotare avanti e indietro. Sfilate dal ferretto il formato di pasta così ottenuto e ripetete l’azione per ogni cilindro. Una volta pronti, allineate i ferricelli sulla spianatoia, copriteli con un canovaccio e lasciateli riposare per una mezz’ora.

Prelevate la mollica di pane e sbriciolatela con cura. Triturate grossolanamente i gherigli delle noci e mette il tutto da parte.

Passate alla preparazione dei peperoni cruschi. Pulite i peperoni con un panno umido, eliminando il torsolo e i semi.

Riscaldate l’olio in un tegame, allontanandolo dal fuoco quando è abbastanza caldo: è importante perché se l’olio ha una temperatura troppo elevata i peperoni possono bruciare, al contrario se troppo freddo i peperoni non diventeranno croccanti. Iniziate la frittura: immergete i peperoni nell’olio caldo per pochi secondi fino a quando tendono a gonfiarsi e a diventare di colore rosso vivo. Fateli asciugare su carta assorbente.

Nello stesso olio soffriggete l’aglio, le noci tritate e la mollica di pane precedentemente sbriciolata.

Nel frattempo cuocete i ferricelli in abbondante acqua salata. Trascorsi 5 minuti di cottura, scolateli e versateli nel soffritto. Sbriciolate i peperoni cruschi e aggiungeteli alla pasta amalgamando per bene il tutto.

Buon appetito!

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Imu e Tari scontate del 20% se le addebiti sul conto

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 11:00

Un’ottima notizia tra le novità approvate ieri tra gli emendamenti al decreto rilancio. Sconto del 20% per i contribuenti sulle imposte locali, come l’Imu e la Tari, per chi passerà all’addebito diretto sul conto corrente. Tra le altre imposte locali ricordiamo anche la Tosap e la Cosap, cioè la Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche; l’Icpa, cioè l’Imposta Comunale Pubblicità e Affissioni e l’Iuc, cioè l’Imposta Unica Comunale su casa e rifiuti. La Iuc a sua volta include la Tasi, cioè la Tassa sui Servizi Indivisibili, l’Imu, cioè l’Imposta Municipale e la Tari, cioè la Tassa sui Rifiuti.

Altri due giorni di lavori

Proseguirà ancora per altri due giorni il lavoro di affinamento al decreto, che ieri ha portato anche a un accordo sul Bonus vacanze. A disposizione ci sono 800 milioni di euro per finanziare interventi per le tratte autostradali, finanziamenti a settori strategici del Paese come la moda o la ceramica. Attese correzioni anche al superbonus del 110% con cui vengono rivisti i massimali di spesa per il cappotto termico, e l’allargamento dell’agevolazione maggiorata a due abitazioni, e al terzo settore.

Leggi anche: Bonus vacanze, arriva l’accordo per diffonderlo tra gli alberghi Vacanze, al via oggi il bonus. Chi ne ha diritto? Ecobonus, voglio ristrutturare casa gratis con il 110% e comprare un’auto. Lo fai con me?

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Bonus vacanze, arriva l’accordo per diffonderlo tra gli alberghi

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 10:30

Per adesso è un piccolo flop, il bonus vacanze (leggi a chi è destinato) che è accettato al momento solo da 4 esercenti su 10. Adesso però, un protocollo d’intesa firmato ieri tra Confindustria Alberghi e Abi dovrebbe favorire la conoscenza e la diffusione del bonus introdotto dal Decreto Rilancio.

Una facilitazione sostanziale

L’accordo prevede una sostanziale semplificazione burocratica che renda
più snelli ed efficienti tutti i processi di gestione del credito fiscale, in particolare per quanto riguarda la cessione dei crediti e la rapida messa a disposizione di risorse liquide per le imprese, in modo che non siano gli albergatori a perderci.

134mila famiglie lo hanno chiesto

Disponibile da ieri, il voucher è stato richiesto attraverso la app dei servizi pubblici IO da 134mila famiglie, già nelle prime ore, per un controvalore economico superiore ai 64 milioni. Il bonus si può spendere entro il 31 dicembre in alberghi, campeggi, villaggi turistici, agriturismi
e bed&breakfast in Italia.

Meno burocrazia

Il motivo per cui il bonus non piace al settore dell’ospitalità è principalmente il fatto che dreni la liquidità delle aziende. L’80% del valore del buono viene infatti anticipato dall’albergatore mentre l’ospite versa solo la parte restante: il voucher diventa di fatto un credito fiscale per l’azienda. Inoltre la sua gestione appariva farraginosa perché è necessaria una lunga procedura attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate.

Leggi anche: Vacanze, al via oggi il bonus. Chi ne ha diritto? Regalati il Molise: case-vacanze gratis per un ritorno al turismo lento e sostenibile

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Boomerang fai-da-te, ecco come costruirlo

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 10:00

Fedele compagno di giochi e non solo perché ci torna (quasi) sempre indietro da solo! Il boomerang trova le sue origini in primitive armi da lancio usate dagli aborigeni australiani per la caccia e in guerra, è oggi giorno uno strumento ludico per tutte le età.

Dal canale YouTube Rulof Fai da Te vediamo come costruirne uno classico a casa e proviamo a dare una risposta alla domanda che tutti ci saremo fatti almeno una volta: come fa il boomerang a tornare indietro una volta che lo lanciamo?

Fonte: Rulof Fai da Te

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Immaginare il futuro: l’Italian Institute For The Future (Video 1)

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 09:00

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Non sono degli indovini, ma si occupano di studiare l’evoluzione possibile della società in collaborazione con Università, enti di ricerca e aziende. Ci spiega meglio di cosa si tratta il presidente dell’Istituto, Roberto Paura.

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Pulse, la collana anti-Covid fatta dalla Nasa per non toccarsi il volto

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 08:58

Una collana che ti impedisce di toccarti il volto vibrando, si chiama Pulse, è il nuovo progetto della Nasa che lo ha reso disponibile gratuitamente in una formula “fai da te”, da visionare o scaricare gratuitamente online, per costruirsi da da soli un dispositivo assemblato con materiali economici e facili da reperire, al costo totale di 5 euro. Fornita di un sensore di prossimità, la collana inizia a vibrare quando le dita si avvicinano alla testa del possessore, aumentando l’intensità delle vibrazioni man mano che le mani si avvicinano al viso. Un dispositivo progettato per spezzare la pandemia, certo, ma non dissimile ai braccialetti dei carcerati che vibrano se chi li indossa si allontana dal perimetro entro cui deve stare. Verrà adottato in America?

Mentre in Italia i contagi sono diminuiti drasticamente, nel resto del mondo, Usa in testa, la pandemia è in pieno svolgimento, nonostante vigano le norme di distanziamento sociale ormai dappertutto. C’è però un automatismo inconscio che sfugge a ogni regola normativa, ed è quello di toccarsi il volto. Si è detto e ridetto, evitare di farlo, è uno dei modi più efficaci per proteggersi da Covid-19 o per impedire di diffonderlo: da un lato, infatti, toccarsi naso e bocca dopo aver maneggiato superfici contaminate da particelle di saliva altrui aumenta il rischio di favorire l’ingresso del Coronavirus nelle le proprie vie respiratorie; dall’altro, una persona positiva al virus, magari asintomatica, può contaminare le superfici dopo essersi toccato naso e bocca con le mani, contagiando gli altri. E tuttavia, se si chiama automatismo inconscio, un motivo ci sarà. Perciò la Nasa ha pensato bene di rendere disponibile il progetto Pulse.

Per costruire Pulse basta acquistare semplici oggetti al ferramenta oppure online come cavetti elettrici, un sensore a infrarossi, una batteria a bottone, una saldatrice e poco altro. L’unica componente personalizzata del dispositivo è la custodia in plastica trasparente da stampare in 3D – che può essere fatta realizzare da speciali laboratori anche in Italia a costi irrisori.

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Dagli ingredienti al packaging, la cosmetica è sempre più green

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 08:00
Quali scarti vengono recuperati e perché?

Un importante fronte di sviluppo della ricerca in cosmetica si muove verso l’estrazione di principi attivi di qualità a partire dagli scarti di altre produzioni. È la biocircolarità, principio alla base dell’economia circolare per le sue importanti ricadute sia sull’impatto ambientale che sulla riduzione dei costi.

Gli scarti che vengono recuperati in cosmesi hanno origine perlopiù da produzioni agroalimentari o agricole, ed essendo materiali di scarto (gli esperti in materia parlano di “materia prima seconda”, in quanto viene recuperata), il loro costo è nettamente inferiore a quello della materia prima. Il risparmio non si verifica solo per chi acquista gli scarti, che costano meno rispetto alle materie prime, ma anche per le aziende che li forniscono, dal momento che evitano i costi di smaltimento, spesso significativi date le quantità in gioco. Scarti farmaceutici o di altri settori industriali trovano invece difficile applicazione nel settore della cosmetica, che non ama la chimica.

Scarti agroalimentari miniera di principi attivi

Gli scarti agroalimentari sono una vera miniera per la produzione di cosmetici: in alcuni casi, infatti, hanno concentrazioni e disponibilità di principi attivi anche maggiore rispetto alle materie non di scarto. I principi attivi più ricercati per la produzione di cosmetici sono antiossidanti, idratanti, antinfiammatori, nutrienti, leviganti, sbiancanti e olii essenziali; una volta estratti devono essere trattati e purificati per renderli utilizzabili e ne viene testata l’assenza di inquinanti (metalli pesanti, pesticidi, residui di fertilizzanti o altri contaminanti ambientali), esattamente come avviene per le materie prime non seconde.

Anche l’imballaggio è green

La ricerca e l’introduzione di materie prime biologiche nei prodotti cosmetici, derivata da una maggiore attenzione da parte del consumatore verso prodotti più naturali e maggiormente compatibili con la natura e con la pelle, ha preso il via circa 20 anni fa. Questa virata verso la produzione di prodotti efficaci, ma con una presenza sempre maggiore di ingredienti organici, meglio se biologici, ha portato a cambiamenti e innovazioni importanti tra cui la possibilità, che è di questi ultimi anni, di estrarre principi attivi dagli scarti di altre produzioni. Ultimamente, poi, la svolta  “green” della cosmetica è arrivata anche al packaging, che è sempre più riciclabile in ogni suo componente. 

Tanti vantaggi

Le aziende che producono cosmetici a partire dagli scarti del settore agroalimentare spiegano che i principi attivi estratti dalle materie di scarto sono efficaci tanto quanto quelli ricavati dalle materie prime. Gli scarti non sono solo caratterizzati da un’elevata concentrazione di determinate molecole bioattive: sono anche più vantaggiosi in termini economici ed estremamente più biosostenibili rispetto alle più conosciute materie prime. Per fare un esempio: l’estratto derivato dai carciofi non utilizzabili a scopo alimentare perché presentano imperfezioni – e quindi non immettibili sul mercato – permette di ottenere lo stesso tipo di molecole che si otterrebbero dai carciofi non di scarto, ma a costi decisamente inferiori.

Scarti di agrumi, caffè e frutta secca

La lista degli scarti utilizzabili in cosmesi per le particolari proprietà dei principi attivi estraibili è in continua evoluzione e comprende gli scarti degli agrumi, le cui bucce sono ricche di olii essenziali, gli scarti derivanti dalla raffinazione degli oli di riso, sesamo e girasole e gli scarti della lavorazione della frutta secca e dei chicchi di caffè, ricchi di antiossidanti. E poiché la ricerca a livello internazionale è molto attiva su questo fronte, è probabile che questa lista si ampli parecchio nel giro di poco tempo.

Costi di smaltimento molto alti

Gli scarti provenienti dai comparti agricolo e agroalimentare sono significativi dal punto di vista quantitativo e hanno costi di smaltimento molto alti: questo fa sì che il loro riutilizzo da parte delle aziende che producono cosmetici inneschi un percorso virtuoso per tutta la filiera. Per rendersi conto delle quantità da smaltire, basta sapere che secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve (Dipartimento produzione vegetale, Facoltà di Agraria) dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti dall’industria agroalimentare. Di questi, la frazione organica arriva a 9 milioni. Secondo i dati dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Istm Cnr), di questa frazione circa 135 mila tonnellate di scarti derivano dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di tonnellate dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 0,1 milioni di tonnellate dal riso, 0,7 milioni di tonnellate dagli agrumi.

In alcune aziende è già realtà

Tra le aziende italiane che hanno già linee di prodotti con ingredienti recuperati dallo scarto agroalimentare c’è Arterra Bioscience, azienda biotech con sede a Napoli che già da diversi anni produce principi attivi utilizzabili in cosmetica derivanti da scarti agricoli: in particolare dalle vinacce, dalle acque di vegetazione derivanti dalla spremitura delle olive e dalle bucce dei pomodori.

Dermosfera dal 2017 produce, in collaborazione con l’Università di Bologna, una linea cosmetica, RHEA, in cui vengono utilizzati scarti alimentari di origine vegetale come per esempio l’estratto di pomodoro e l’estratto di rucola.

Utilizza invece lo scarto della raffinazione dell’olio di riso Venice Cosmetica, laboratorio cosmetico dal 1976. Il gammaorizanolo contenuto nel riso è un filtro solare naturale impiegato nelle creme da giorno anti-età per combattere i radicali liberi.

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Il Monviso si sta sgretolando | Egitto: “Diteci cosa faceva Regeni qui” | Mascherine, quali usare con il caldo

People For Planet - Gio, 07/02/2020 - 06:25

llsole24ore: Tesla supera Toyota in Borsa: una corsa di 10 anni spiegata con i grafici – I mercati europei cominciano in sordina il II semestre dell’anno;

Il Mattino: Weinstein, risarcimento di 19 milioni a vittime;

La Repubblica: Monviso, il re di pietra si sta sgretolando. Gli esperti: ‘Crolli in aumento’;

Tgcom24: Conte: “Il taglio dell’Iva è un’ipotesi, nessuna decisione ancora presa”;

Il Fatto Quotidiano: I magistrati egiziani: “Diteci cosa faceva Regeni qui”. Genitori: “Ha fallito chi ha fatto affari e stretto mani. L’unica strada è ritirare l’ambasciatore al Cairo;

Corriere della Sera: Tasse, ecco come sei Paesi europei sottraggono all’Italia 6,5 miliardi di euro;

Leggo: Mascherine, quali usare con il caldo. L’infettivologo Bassetti: «Ecco le migliori da indossare e quelle da evitare»;

Il Manifesto: Decreti sicurezza, resta l’ostacolo delle multe alle ong;

Il Giornale: Adesso Esposito ha paura “Acquisite gli audio sul Cav” Il giudice respinge le accuse emerse dalle “confessioni” di Franco e ora vuole sporgere querela alla Procura di Roma;

Il Messaggero: Agli Usa tutte le scorte Remdesivir, ira Ue. Contagi boom, 48.000 in un giorno Foto. Covid, la diretta: quasi 10,5 milioni di casi nel mondo. Contagi in calo a Pechino, solo 3 da ieri. Brasile, quasi 60mila morti «Usa, Covid fuori controllo». Nel mondo 10 milioni di casi;

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IFJ: “La Cina manipola il giornalismo internazionale”

People For Planet - Mer, 07/01/2020 - 18:27

Secondo un rapporto dell’International Federation of Journalists (IFJ), il governo cinese porta avanti una massiccia campagna per “comprare” il favore di giornalisti internazionali soprattutto su temi scottanti quali la repressione degli uiguri e i campi di detenzione. Viaggi pagati alla stampa, ingressi finanziari in gruppi editoriali, fornitura di materiali ai sindacati giornalistici e creazione di servizi radio e tv, o anche addirittura di interi giornali o tv. Succede ad esempio (e almeno) nelle Filippine, in Kenya, in Myanmar, in India. La cosa è particolarmente scottante visto il momento storico dopo la questione dazi, lo scoppio della pandemia di coronavirus e le durissime accuse Usa-Cina, che fanno parlare in molti di tensioni militari nel Pacifico e prospettive di guerra neanche poi tanto fredda.

L’analisi internazionale

A dirlo è un sondaggio condotto da sindacati giornalisti in 58 Paesi, al quale dà ampio risalto il Guardian con una serie di articoli. La Cina starebbe “conducendo una vasta e sofisticata campagna di sensibilizzazione a lungo termine … [in] una strategia che punta a rimodellare il panorama mondiale delle notizie con una narrazione globale favorevole alla Cina”.

Il rapporto “The China Story: rimodellare i media del mondo” sostiene che Pechino lo stia facendo con viaggi pagati per i giornalisti, appunto, oppure cercando di ottenere il controllo delle infrastrutture di messaggistica – uno dei principali canali attraverso i quali le notizie girano a livello internazionale – o comprando azioni di media stranieri e facendo tutta una serie di iniziative di comunicazione su larga scala. Il rapporto spiega che la campagna decennale “sembra essere in aumento”.

I risultati

Il sondaggio, condotto dal settembre all’ottobre 2019, ha chiesto ai sindacati giornalistici di 58 Paesi – tra Asia-Pacifico, Africa, Europa, America Latina, Nord America e Medio Oriente – se avessero ricevuto contatti da Pechino, ovvero proposte di viaggi sponsorizzati o accordi sulla condivisione di contenuti con enti cinesi.

Il risultato è stato che i giornalisti di 29 nazioni su 58 erano stati in viaggio pagato in Cina. Un terzo dei sindacati giornalistici intervistati era stato avvicinato da entità cinesi in cerca di accordi congiunti. La ricerca ha scoperto che Pechino fa sempre più affidamento su giornalisti non cinesi, in particolare dai Paesi in via di sviluppo, ma non solo, per diffondere il proprio punto di vista.

La questione Uiguri

Un esempio è stato un recente tentativo di Pechino di respingere le narrazioni occidentali sulle violazioni dei diritti umani nei campi di indottrinamento politico nella provincia occidentale del Xinjiang, dove Pechino detiene fino a un milione di membri della minoranza uigura, secondo le stime delle Nazioni Unite. Lì Pechino avrebbe portato diversi gruppi di giornalisti di Paesi musulmani per ottenere sostegno internazionale a favore della sua dura strategia di contrasto all’”estremismo religioso”, come lo definisce Pechino.

Caccia ai giornalisti Usa

Dall’altro canto, il governo cinese avrebbe poi rifiutato di rinnovare i visti ai giornalisti statunitensi più “indisciplinati” che lavorano nel Paese. Di oggi la notizia che continuano le tensioni tra Usa e Cina sulla presenza di media nei rispettivi Paesi. Dopo la scelta del Dipartimento di Stato americano di considerare altri 4 media cinesi come “missioni straniere” a causa del controllo diretto e indiretto esercitato dal governo di Pechino, la Cina ha chiesto alle sedi locali di quattro media americani – Associated Press, Upi, Cbs e Npr – di dichiarare in forma scritta le informazioni su staff, finanze e asset immobiliari.

I viaggi pagati alla stampa occidentale

Ma cosa succede nei viaggi d’istruzione pagati ai giornalisti internazionali? Il Guardian approfondisce questo aspetto notando prima di tutto che a parte i Paesi in via di sviluppo – come le Filippine – oltre 120 giornalisti statunitensi avrebbero partecipato a questi tour, così come almeno 28 giornalisti australiani. Visitano asili nido, mercati artigianali, aziende high-tech, dighe idroelettriche e… campi di indottrinamento politico come appunto quelli destinati a “rieducare” gli uiguri.

Il caso Myanmar

Tra i giornalisti coinvolti nello studio, in Myanmar, è emerso che tutti i giornalisti intervistati erano stati in tournée pagate in Cina. Uno di loro era stato nove volte. Il risultato è stato che i loro articoli sul viaggio sono stati per la maggior parte positivi: c’è stato chi ha enfatizzato la modernità e gli sviluppi tecnologici della Cina, mentre alcuni hanno ammesso di aver direttamente firmato accordi che promettono di non scrivere critiche sul Paese.

In molti casi, gli articoli scritti hanno ripetuto fedelmente quanto suggerito. “Tutti hanno scritto di quanto sia bello [lo Xinjiang] o di certe storie che lodano la Cina per aver represso i terroristi”, ha osservato un giornalista filippino. Dodici reporter che hanno visitato il campo di rieducazione nel gennaio 2019 hanno visto i loro volti sul principale organo di informazione televisivo nazionale cinese mentre intervistavano i detenuti sorridenti.

Gli “aiuti” diretti

Secondo l’inchiesta, le organizzazioni giornalistiche di mezzo mondo stanno ricevendo aiuti sostanziali dalle autorità cinesi, spesso con il coinvolgimento delle ambasciate locali. Computer e registratori donati alla piccola e povera Guinea-Bissau, o uno studio hi-tech costruito con finanziamenti cinesi per la televisione kenyana.

Ci sono intere produzioni tv, joint venture, programmi televisivi e radiofonici sponsorizzati dalla Cina e persino intere testate nate su finanziamento della Cina, come è successo in Myanmar per il quotidiano Pauk Phaw. Le aziende cinesi userebbero intensivamente anche app e social per catturare il pubblico digitale. In India, per esempio, il canale UC News – che trasmette in hindi e in altre 15 lingue locali – ha 50 milioni di utenti. Gli scontri con gli Uiguri avvengono al confine del Paese: ma è molto, molto difficile trovare traccia delle tensioni tra governo cinese e uiguri nei media.

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Australia: i koala potrebbero estinguersi prima del 2050

People For Planet - Mer, 07/01/2020 - 13:53

Secondo una recente indagine condotta in Australia, i koala si estingueranno prima del 2050 nel Nuovo Galles del Sud, a meno che non vi sia un intervento urgente del governo per prevenire la perdita del loro habitat.

La stima del governo secondo la quale ci sarebbero 36.000 esemplari di koala nello stato è obsoleta e inaffidabile.

Il report, presentato martedì da un comitato multipartitico, rileva che la perdita dell’habitat rimane la più grande minaccia alla sopravvivenza della specie, a causa del disboscamento e delle bonifiche, azioni rimaste sostanzialmente incontrastate.
Tra l’altro, gli incendi boschivi che hanno dilaniato l’Australia circa un anno fa, hanno contribuito alla scomparsa del 24% dell’habitat dei koala. Come se non bastasse, i cambiamenti climatici stanno peggiorando la situazione, provocando siccità e desertificazione.

Bisogna agire subito

Nel report si legge che “data l’entità della perdita a causa degli incendi boschivi, il comitato ritiene che il koala si estinguerà nel Nuovo Galles del Sud ben prima del 2050 e che sia necessario un intervento urgente del governo per proteggere il loro habitat e affrontare tutte le altre minacce al fine di garantire la loro sopravvivenza”.

Il comitato d’inchiesta ha formulato 42 raccomandazioni per salvare la specie dall’estinzione: il governo deve dare urgente priorità alla protezione degli habitat dei koala, implementando i metodi di monitoraggio, contrastando il disboscamento e incentivando gli agricoltori che proteggono la terra piuttosto che distruggerla.

La situazione è allarmante e tutte le forze politiche sono d’accordo a intraprendere un imminente piano d’azione per salvare la specie più iconica del Paese.

Non c’è più tempo da perdere.

Fonte: The Guardian

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Un mirtillo è per sempre (VIDEO)

People For Planet - Mer, 07/01/2020 - 13:00

Forse senza saperlo ne consumate più di quanti ne immaginiate. E no, non danno superpoteri ma possono aiutare a star bene e mangiare meglio.

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Video di Angelo Maci, design by Federica Corinto, voice over Aldo Gemma. Intervista a: Dott. Roberta De Noia, tecnologa alimentare

Leggi qui l’articolo di Anna Tita Gallo sui superfood

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