Altre notizie dai nostri siti

Tutti contro Johnson | Torna l’autocertificazione in Campania | Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza»

People For Planet - Mer, 10/21/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Crisanti e il piano-tamponi: «Il governo non mi ha ascoltato, le chiusure potevano essere evitate»;

Il Giornale: Lo scenario sui ricoveri “C’è gente in ospedale che può stare a casa”;

Il Manifesto: Gestione dell’emergenza scriteriata. Tutti contro Johnson;

Il Mattino: Torna l’autocertificazione in Campania e la riapertura delle scuole è in dubbio. Cento soldati dell’Esercito per i controlli;

Il Messaggero: Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza» Salvini: «Conte parla con Fedez, non con me»​;

Ilsole24ore: Assegno unico alle famiglie: da 50 a 250 euro al mese per 12 milioni di under 21 – Conte: «Primo tassello della riforma fiscale»;

Il Fatto Quotidiano: Gimbe: “Misure troppo deboli rispetto ai dati. Inseguire il virus spingerà verso il lockdown”. Pregliasco: “A Milano restrizioni insufficienti”;

La Repubblica: Piemonte, weekend senza centri commerciali;

Leggo: Elezioni comunali Roma 2021, il centrodestra punta su Guido Bertolaso come sindaco;

Tgcom24: Premiati Cavalieri da Mattarella i tre medici che intervennero a Vo’ quando era zona rossa;

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Ossimoro romano: il banco vegano all’ex mattatoio (VIDEO)

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 21:00

Nel video di Simona Belotti il nostro inviato Alessandro Ribaldi intervista Barbara, proprietaria di un banco vegano al mercato romano di Testaccio. Poi interviste ai passanti sulla dieta vegana. Sappiamo tutti cos’è il tofu?

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Un Barbara è una mamma di poco più quarant’anni che nella sua vita ha sempre adottato uno stile di vita in grado di essere quanto mai in sintonia con il mondo animale. L’abbiamo intervistata.

Chi è Barbara

Vegetariana (quasi) dalla nascita, 7 anni fa decide di abbandonare anche latticini, miele e uova, di adottare una dieta vegana e diventare, come si dice, vegan. Trasformare il suo approccio alla vita e alimentare in un lavoro è il passo successivo. Nel 2015 apre un banco 100% vegano e diventa imprenditrice di se stessa. Non è però il solito negozietto che vuole cavalcare l’onda lunga dell’interesse su uno stile alimentare sempre più diffuso, ma un vero e proprio banco, all’interno di un mercato di Roma a Testaccio, in uno dei rioni più popolari della Capitale.

Il Mercato del Testaccio

Un mercato, quello testaccino, da sempre animato dalla stessa gente del quartiere, sinonimo di cultura romana e romanesca. Tra pescivendoli e macellai vedere spuntare una donna che vende tofu, seitan, tempeh e soia è quindi un qualcosa che sorprende e, per chi ha una testa un po’ troppo tradizionale, può anche scioccare. «La scelta di aprire questa attività in un posto così è voluta – spiega Barbara –volevo stare su strada, in mezzo alla gente, per far capire alle persone che i prodotti vegan non sono cari e possono essere molto più fruibili di quanto si pensi. Inoltre Testaccio è il quartiere dove fino al 1975 sorgeva il mattatoio e il mio obiettivo è poter irrompere in una zona dal mio punto di vista molto triste».

L’impatto del Banco vegan

La partenza non è stata delle migliori. «Nella prima fase della mia attività – racconta – più che irrompere forse sarebbe stato più giusto dire che sono riuscita a rompere». I rapporti infatti con gli altri banchi non sono stati idilliaci, per usare un eufemismo, e qualche tensione bisogna ammettere che c’è stata (soprattutto conseguentemente alla diffusione di volantini dove si denunciava i maltrattamenti animali). Ora però tutto sembra passato o, se non è passato, non interessa più alla protagonista di questa storia. Il suo obiettivo è infatti riuscire a far diventare l’Italia un paese meno tradizionalista e far capire che l’alimentazione vegan può essere pulita, giusta e sana. «La strada da fare – continua Barbara – è lunga, ma non nascondo la soddisfazione di avere tra le mie clienti signore che si sono avvicinate solo per curiosità. Ora con loro mi ci scambio le ricette e mi dicono che si sentono meglio e più in salute».

Vegani “rompiscatole”?

I vegani tendenzialmente amano fare proselitismo. È vero, lo fanno perché sono rompiscatole. Sono loro stessi a dirlo, senza vergognarsi. Rimanere zitti, dopo aver scoperto di avere una coscienza che fa i conti ogni giorno con il disinteresse totale che c’è sui diritti degli animali, d’altronde non è facile. «Io non ce l’ho con le persone che non fanno la mia scelta – aggiunge ancora la commerciante – a me sta solo a cuore la sorte degli ultimi della terra».

Il mondo animale, nell’ultimo tempo, sembra inoltre essere diventato “amico” della grande distribuzione. Noti marchi che hanno sempre commercializzato prodotti alimentari di origine animale, come latte, dolci, yogurt e biscotti, propongo alternative vegan. Una sovraesposizione che può aiutare a sensibilizzare sul tema? «No, non c’è nulla di genuino in questa tendenza. Quella V verde è usata male, pensate l’ho vista anche su una mela! Ma poi secondo voi un marchio che produce latte vaccino e poi improvvisamente decide di offrire un’alternativa di soia lo fa per etica o per marketing?». La risposta sembra effettivamente scontata. Non serve essere un economista per capire che i soldi di quella bevanda vegan andranno anche ad alimentare stalle, sfruttamento e violenza.

«Poi c’è un altro aspetto da considerare – conclude Barbara – i prodotti vegan della grande distribuzione sono pessimi. Io nel mio piccolo cerco di offrire alimenti di qualità e biologici. Perché non è vero che il tofu e il seitan sono cattivi». Di cattivo, dalle parti di Testaccio, ci sono solo sono i pregiudizi di chi vede in questa donna una nemica o una minaccia. Al contrario dovrebbe essere considerata un punto di vista differente o una nuova possibilità per fermarsi e mettersi a pensare. Perché almeno pensando non è mai morto nessuno.

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Officina dell’arte – Pordenone

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 19:00

Nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell’Officina dell’arte dedicata a persone con autismo adulte.

Officina dell'arte – Pordenone

Centro lavorativo della Fondazione Bambini e Autismo onlus, nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell'Officina dell'arte dedicata a persone con autismo adulte.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Scoperta figura di un gatto di 37 metri a Nazca

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 17:00

Gli archeologi hanno rivelato l’esistenza di un disegno monumentale, disegnato nel deserto di Nazca, in Perù, più di duemila anni fa. Il ritrovamento di questo gatto lungo 37 metri è avvenuto durante i lavori di manutenzione di una collina che offre un punto di vista naturale sul sito classificato come patrimonio mondiale dell’UNESCO.

I tesori del deserto di Nazca

Il deserto di Nazca non smette mai di rivelare i suoi tesori. Un gatto di 37 metri di lunghezza è apparso sui fianchi di una collina in questo sito peruviano durante i lavori di manutenzione dell’area.  Il fianco della collina è stato fino ad ora utilizzato come punto panoramico naturale per ammirare le centinaia di forme umane, animali e astratte che adornano le valli di Nazca e Palpa, 400 chilometri a sud di Lima.

Composte da centinaia di figure, alcune delle quali visibili solo dal cielo, le Linee di Nazca sono state realizzate dai nostri progenitori per sottrazione di terra e rocce. Sono patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1994.

Un gatto disegnato più di duemila anni fa

“La figura era appena visibile ed era sul punto di scomparire perché si trova su un pendio abbastanza ripido, soggetto agli effetti dell’erosione naturale”, ha scritto il Ministero della Cultura peruviano in un comunicato stampa. “Il disegno è stato ripulito e restaurato. Rivela una silhouette felina con un corpo di profilo e la testa rivolta in avanti “ , ha descritto la dichiarazione.

En medio de los trabajos de remodelación que se vienen realizando en el Mirador Natural, en la Pampa de Nasca, se logró identificar un nuevo geoglifo figurativo, -correspondiente a un felino-, que había sido dibujado en una de las laderas de esta colina.https://t.co/vjhiQLMF55

— Ministerio Cultura (@MinCulturaPe) October 15, 2020

Più antica delle famose rappresentazioni della scimmia, del ragno e dell’uccello, la figura del gatto risale a un periodo precedente alla cultura di Nazca, essa stessa all’origine della maggior parte delle figure conosciute fino ad oggi, secondo gli archeologi. Johnny Isla, capo degli archeologi del sito, intervistato dall’agenzia EFE , ritiene che il gatto appena scoperto sia opera del Paracas.  Vale a dire una civiltà vissuta tra il 500 avanti Cristo e l’anno 200 dopo Cristo.

“Realizzato da esseri umani, per gli esseri umani”

I disegni di Nazca sono state riscoperti dagli archeologi nella prima metà del XX secolo ma il loro significato non è ancora chiaro. “Una cosa è certa, erano legati all’acqua e alla fertilità”, dice Johnny Isla. La maggior parte sono visibili solo dal cielo: gli archeologi deducono che i disegni della civiltà Nazca fossero destinati ad alcune divinità.

“Ma questi nuovi disegni più piccoli, che appaiono in gruppi, inducono una concezione diversa: sono stati fatti per essere visti dalle persone”.

Mentre le figure della cultura di Nazca sono state realizzate “dagli esseri umani per gli dei”, quelle dei Paracas sembrano quindi essere state disegnate “dagli esseri umani, per gli esseri umani”.

Foto di copertina: Ministero della Cultura del Perù. Il gatto di Nazca

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Covid-19, “Lasciate aperte le scuole. La vera emergenza è la violenza sui bambini”

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 16:00

Tra le conseguenze di covid-19 e delle chiusure di scuole e attività, compreso il mancato accesso a cure e controlli, c’è anche la violenza sui minori, nuove povertà, più isolamento, regressi scolastici, diagnosi mancate. Ma di questo ci si occupa molto poco, a vantaggio di altre problematiche, talvolta enfatizzate senza una reale motivazione scientifica. Se ne è parlato al 32° Congresso Acp, che quest’anno ha ospitato esperti nazionali e internazionali, invitati a un confronto a tema covid-19.

Traumi da abuso decuplicati nel lockdown: è questa la pandemia

Si è parlato tanto della sindrome iper-infiammatoria, rara complicanza di covid-19, ma ha coinvolto e coinvolge pochissimi* bambini rispetto a chi è maltrattato. Al contrario, abbiamo dati** decuplicati sui bambini con trauma cranico da abuso”, ha detto Costantino Panza, pediatra di famiglia, coordinatore delle Pagine elettroniche di Quaderni ACP.

Dobbiamo anche tenere a mente che stare a casa da scuola significa per molti bambini rinunciare all’unico pasto completo, ed essere esposti alle difficoltà psicologiche e allo stress degli adulti”, ha aggiunto Federica Zanetto, presidente Acp.

Perry Klass: “Tra i bimbi morti di covid-19, il 45% era ispanico e il 29% afroamericano”

L’emergenza covid-19 negli Stati Uniti ha determinato una perdita dei progressi educativi nei bimbi con disabilità dello sviluppo e stress estremo per le famiglie colpite da malattie, perdita del lavoro, povertà e insicurezza abitativa”, ha detto nel suo intervento Perri Klass, star internazionale della pediatria e opinionista del New York Times, ricordando che i bambini hanno rappresentato solo il 10% di tutti i casi di covid-19 negli Stati Uniti. “Con oltre 200mila decessi da covid-19, ricercatori e medici ancora non si capacitano che i decessi tra i minori siano stati solo 100. I bambini hanno molte più probabilità di morire per omicidi, annegamento o ustioni”.

Significativo che, tra i bimbi morti di covid-19,il 45% fosse ispanico e il 29% afroamericano: i loro genitori sono più spesso lavoratori essenziali e vulnerabili, le famiglie vivono in povertà e senza accesso garantito all’assistenza sanitaria, e hanno sottostanti disparità di salute come l’obesità”. Insomma, anche dagli Usa, abbiamo dati a conferma della bassa incidenza di covid-19 nei bambini: cosa che rende le scuole tendenzialmente più sicure rispetto ad altri luoghi di aggregazione. Allo stesso tempo, le conseguenze delle chiusure prolungate degli istituti scolastici portano danni certi. 

Angel Carrasco: “A Madrid un forte aumento delle ustioni non accidentali tra i bambini”

Il lockdown è iniziato da noi il 15 marzo ed è stato particolarmente duro per i bambini”, racconta Angel Carrasco, Presidente della Confederazione Europea delle cure primarie pediatriche a Madrid. “Anche noi abbiamo contato un significativo aumento delle lesioni non accidentali tra i minori, specialmente ustioni”. Ora, anche la Spagna affronta una pesantissima seconda ondata, che coinvolge però soprattutto giovani adulti. Nell’ultimo mese, i bambini (0-14 anni) sono stati circa il 10% dei casi totali, 2/3 dei quali sopra i 5 anni. “La pandemia più grave è l’aumento della povertà nelle fasce deboli, l’aumento della violenza sui bambini, la mancanza di follow up per quei bambini con malattie croniche, ma anche la mancanza di controlli di base adeguati, che potranno portare a un aumento delle malattie croniche non diagnosticate”, continua Carrasco.

Nella seconda ondata, in Spagna, la gestione non è migliorata. Riaprire tutto, dopo il lockdown, è stato un enorme errore. Ma siamo sicuri di una cosa: le scuole avevano bisogno di riaprire e devono restare aperte. La scuola è importante per tutti e per i bimbi vulnerabili in particolare. Le scuole bene organizzate non hanno prodotto grandi focolai: questo è ciò che vediamo. Gli adulti e i giovani adulti, nelle università e nella movida, sono il problema. Le scuole no. Quello che serve sono più risorse: abbiamo pochi servizi e poco personale, come in Italia”.

Costantino Panza: “La corsa italiana ai vaccini non è razionale”

Siamo sottoposti a un vortice di informazioni riguardo covid-19 e questo non danneggia solo l’opinione pubblica e il diritto del singolo a formarsi una opinione sostenuta da fatti, ma danneggia anche medici e pediatri, messi sottopressione dalle richieste dei pazienti.

La notizia che vaccinarsi contro l’influenza possa aiutare i bambini contro il nuovo coronavirus è stata distorta. Si tratta solo di un’ipotesi, non avvalorata, ma dal condizionale, diversi titoli della stampa italiana, sono passati alla certezza”, ha ricordato Panza. “Inoltre, se leggiamo quell’ormai celebre articolo, fino in fondo, scopriamo anche conflitti di interesse discreti e impegnativi. Non significa che lo studio non abbia valore, ma ci aiuta a inquadrare”. L’attuale corsa ai vaccini antinfluenzali nei bambini sani è dunque una corsa parzialmente irrazionale e non supportata a pieno, come Acp ha ribadito più volte.

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Cashback, come riavere 3.300 euro dallo shopping

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 13:49

Solo per il periodo sperimentale, ovvero dicembre, la soglia minima di operazioni da effettuare per avere un rimborso è di 10 pagamenti da massimo 150 euro l’uno, basta che si tratti di pagamenti con bancomat o carte. Lo prevede la bozza del decreto attuativo del piano del governo per la lotta all’evasione e gli incentivi alla diffusione dei pagamenti digitali, meglio nota come operazione “cashback”, ovvero rimborso. In seguito, per partecipare al programma serviranno minimo 50 transazioni a semestre. Previsti due super premi da 1.500 euro per i primi 100mila aderenti che totalizzeranno il maggior numero di pagamenti digitali.

Come funziona

Rimborso che sarà al 10% su un tetto di spesa complessiva di 1.500 euro al mese (il rimborso massimo raggiungile è di 3.300 euro in un anno) e come detto è legato all’uso dei pagamenti elettronici. Si parte il 1 dicembre, con appunto sole 10 operazioni, il cui importo singolo non dovrà superare i 150 euro.

Da gennaio poi, per partecipare al programma serviranno minimo 50 transazioni a semestre. Saranno previsti due super premi da 1.500 euro per i primi 100mila aderenti che totalizzeranno il maggior numero di pagamenti digitali. I primi rimborsi arriveranno super veloci: saranno addebitati sul conto corrente già entro il 28 febbraio 2021.

Dove iscriversi

Prima di tutto è necessario essere maggiorenni, scaricare la app “Io” della pubblica amministrazione o su eventuali altri sistemi messi a disposizione dagli operatori convenzionati con “PagoPa”, il sistema dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi in Italia, e fornire il proprio codice fiscale, gli estremi di una o più carte e l’Iban, perché i rimborsi arriveranno direttamente, come detto, sul nostro conto corrente.

Il programma partirà dai pagamenti di dicembre, che saranno oggetto di un rimborso ad hoc a febbraio, e prevede nuovi premi ogni sei mesi. L’adesione sarà «volontaria» e in ogni momento ci si potrà cancellare, perdendo però i punti accumulati. Una volta iscritti sulla piattaforma i pagamenti con carte e sistemi digitali saranno registrati per il calcolo del rimborso e per partecipare al premio speciale (super premio) per chi usa di più le carte.

Altri requisiti: essere maggiorenni residenti in Italia, e dichiarare che le carte registrate vengono utilizzate solo per acquisti al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione.

La lotteria

Oltre ai 3.300 euro che potremmo riavere indietro dagli acquisti fatti con pagamenti elettronici, ci sarà anche la cosiddetta “lotteria degli scontrini”: a estrazione, ci saranno premi settimanali e un super premio finale da 50 milioni di euro (primo premio 5 milioni). Ad essere estratto sarà il codice dello scontrino elettronico.

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India: torna lo smog e scatta l’allarme covid-19

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 12:41

Con l’inverno si alzano ovunque i livelli di smog e, soprattutto nelle grandi metropoli, la cosa preoccupa gli esperti, dopo le conferme che hanno legato i livelli di pm10 e 2,5 all’aumento dei contagi, e soprattutto all’aggravarsi dei sintomi più comuni di covid-19.

Uno dei sintomi più comuni dei casi gravi di coronavirus è la difficoltà respiratoria. E i medici dicono che se l’aria diventa improvvisamente più tossica, più persone che vengono infettate dal virus potrebbero finire in ospedale o morire. “Se due persone sparano ai polmoni, allora ovviamente i polmoni avranno più problemi”, sono state le parole scelte da Arvind Kumar nel parlarne al New York Times. Chirurgo toracico e fondatore della Lung Care Foundation a Nuova Delhi, Kumar fa parte di un gruppo di lavoro che tenta di sensibilizzare sui problemi respiratori.

Cosa sappiamo sul legame smog-covid

Uno studio condotto dalla Harvard University ha mostrato che ad ogni aumento di un solo microgrammo per metro cubo di PM 2.5 si correla un aumento dell’8% della mortalità di covid-19. 

Una seconda ricerca firmata University of Cambridge aveva confermato la relazione diretta tra la gravità delle reazioni al virus e l’esposizione agli inquinanti atmosferici, inclusi l’ossido di azoto e l’ozono derivato dalla combustione delle auto. Tra gli autori, l’italiano Marco Travaglio, che ha commentato alla BBC: “Questi inquinanti possono anche causare una risposta infiammatoria persistente e aumentare il rischio di infezione da virus che colpiscono le vie respiratorie”. Come noto, l’Italia – non solo la Pianura Padana – è in testa ai Paesi più inquinati d’Europa.

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Occhi insanguinati: la ricetta dolce per Halloween

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 10:00

Dal canale YouTube GialloZafferano ecco una ricetta che non può mancare sulla nostra tavola durante la sera Halloween: praline di ricotta coperte di cioccolato e decorate in modo tale da sembrare viscidi occhi!

Fonte: GialloZafferano

Cosa serve per 30 occhi:

  • 400 gr cioccolato bianco;
  • 300 gr ricotta;
  • 100 gr biscotti secchi.

Per decorare:

  • 30 confetti di cioccolato;
  • 60 gr cioccolato fondente;
  • un albume;
  • colorante alimentare rosso;
  • 150 gr zucchero a velo.

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Hai voluto la bicicletta? Pedala!

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 08:00

E’ passato ormai più di un decennio da quando, grazie a un progetto nato dall’inventiva di due tecnici francesi in collaborazione con un eclettico imprenditore americano appassionato di fitness, ha visto la luce la prima palestra al mondo dove l’energia elettrica viene prodotta dallo stesso movimento muscolare di chi si allena.
Stiamo parlando della California Fitness di Hong Kong, che nel 2007 con il suo progetto “Powered by YOU” modificò il detto “no pain, no gain” (“senza fatica, nessun risultato”) nel motto “no pain, no power” (senza fatica, niente energia).

Da allora progetti simili si sono moltiplicati e diffusi in tutto il mondo, e la pedalata sulla cyclette o la corsa sul tapis roulant riescono a generare ben più della fioca luce prodotta dai primi prototipi.

Oggi iniziative come quella di “Green Heart”, un piccolo centro fitness all’aperto installato dalla pioneristica The Great Outdoor Gym qualche anno fa nel cuore di un parco di Hill (Londra), non fanno ormai quasi più notizia: utilizzare cyclette e attrezzi ginnici e contemporaneamente generare energia pulita, nel solo Regno Unito è oggi possibile in qualche centinaio di spazi all’aperto. E anche lo “Street workout”, la nuova tendenza del fitness di strada, trova un prezioso alleato nel desiderio di contribuire a “creare” energia sfruttando la propria fatica.

Se poi vogliamo fare un viaggio virtuale all’interno degli impianti sportivi dove si è imposta l’alleanza tra sudore ed energia, non possiamo non partire dalla prima palestra “verde” in Europa, la Green Gym di Berlino, la cui “conversione” al green e la nascita di “WATTs take away”, risale al 1 ottobre 2009. Lì, secondo il progetto del suo ideatore René Eick, le cyclette opportunamente modificate accumulano l’energia prodotta che, rimessa a disposizione dei clienti, serve a ricaricare cellulari e ipod.

La prima palestra completamente a impatto zero si trova invece negli Stati Uniti, a Seattle: accanto alle “classiche” fonti energetiche da rinnovabili, per produrre energia elettrica la Green Microgym sfrutta il principio della “human dinamo”, quel meccanismo che conosciamo bene e che ci permette di accendere il fanalino della bicicletta. Cyclette, bici per lo spinning e attrezzi cardio vengono collegati a piccoli generatori di energia, energia che viene poi utilizzata dalla struttura per il funzionamento dell’impianto sportivo, e dagli stessi “utenti-produttori” per ascoltare musica, guardare video e ricaricare i propri device.

Le potenzialità della pedalata come motore per la produzione di energia non possono certo rimanere confinate nel mondo del fitness: è infatti partendo dai principi fisici descritti sopra che nel 2015 il filantropo indo-americano Manoj Bhargava, fondatore di “Billions in Change”, ha creato “Free Electric”, una specie di bicicletta – meglio sarebbe dire “una macchina a pedali” – che permette, con un’ora di “energia umana”, di fornire elettricità sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di una famiglia. “Miliardi di persone vivono senza luce. Noi portiamo loro una fonte affidabile di elettricità, senza costi di carburante e senza inquinamento”: questo lo slogan del movimento che per ora ha messo a disposizione la Free Electric per il mercato dell’India.

Come si diceva, in questi ultimi anni esempi come quelli qui descritti si sono moltiplicati in modo esponenziale, e gli attrezzi per il fitness che siano anche generatori di energia non sono più “mosche bianche”.

Chissà se i fisici dell’800, quando enunciarono il primo principio della termodinamica, “l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma”, avrebbero potuto immaginare che due secoli dopo la conservazione del nostro pianeta avrebbe potuto passare anche attraverso una bicicletta?

Fumetto di Giovanni Guida sulle meraviglie dell’energia cinetica prodotta dalle biciclette, con cui ci si potrebbero alimentare le decorazioni natalizie.

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Plastic e sugar tax a luglio | Proroga del Bonus facciate | Usa oltre 220 mila vittime | Biden avanti anche negli Stati “rossi”

People For Planet - Mar, 10/20/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La Lombardia chiede il coprifuoco dalle 23 alle 5: ok del governo. Previsto un balzo dei ricoveri, a Milano riapre l’ospedale alla Fiera;

Il Giornale: Cosa si sa del vaccino cinese? Ecco i “segreti” dell’antidoto;

Il Manifesto: Torna il Movimiento al socialismo e si riprende la Bolivia;

Il Mattino: Usa, Biden è avanti anche negli Stati “rossi”;

Il Messaggero: ​Bonus facciate, c’è la proroga ma è giallo sui tempi del 110%;

Ilsole24ore: Proroga dei bonus lavori 65 e 50%. Plastic e sugar tax a luglio – Superbonus 110%, la guida per fare i lavori in casa a costo zero – Le novità sui lavori «trainanti» e quelli «trainati»;

Il Fatto Quotidiano: In Uk oltre 18mila contagi. 4mila in Germania, Francia 13mila. Brigitte Macron in isolamento. Belgio: “Non controlliamo più la situazione”;

La Repubblica: Usa oltre le 220 mila vittime. In Irlanda torna il lockdown: è il primo Paese in Ue;

Leggo: Terremoto, violenta scossa in Alaska: è allerta tsunami;

Tgcom24: Gualtieri: “Nel 2021 da Manovra e decreti 70 miliardi per la ripresa | Mes? Posizioni diverse, confronto duro in maggioranza” ;

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Scuola, innovazione e ambiente

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 21:00

Qui ragazzi tra i 14 e i 16 anni imparano, tra le altre cose, anche la riparazione dei motori e l’installazione dei kit per il retrofit elettrico.

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Clicca sul tag per vedere tutti gli articoli sul retrofit elettrico

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Melamelandia – Wonderlad Catania

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 19:00

Uno stupendo cartone animato realizzato dal laboratorio CineLad tenuto all’interno dell’Oncologia Pediatrica del Policlinico Universitario di Catania. Buona visionePer vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Melamelandia – Wonderlad Catania

Uno stupendo cartone animato realizzato dal laboratorio CineLad tenuto all'interno dell'Oncologia Pediatrica del Policlinico Universitario di Catania. La voce narrante è quella di Pif. Buona visionePer vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Covid-19, Lombardia: vietato alcolici dal super dopo le 18. Scoppiano le polemiche

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 17:30

Attilio Fontana, presidente della Lombardia, ha deciso di imporre il coprifuoco sull’acquisto di alcolici da asporto per contenere i contagi da coronavirus. In sostanza, dopo le 18, nessun bar, supermercato o enoteca può vendere alcolici da asporto. Entrata in vigore due giorni fa, sabato 17 ottobre, l’ordinanza ha già scatenato l’ilarità di molti perché sembrerebbe contraria al buonsenso: se non posso bere a casa, andrò a bere al bar: seduto ok, ma comunque più a rischio contagio che stando a casa. Inoltre, il divieto è facilmente aggirabile da chi ordina la consegna lampo via internet o via telefono.

Mentre ristoranti e bar possono continuare regolarmente il servizio al tavolo tra le 18 e le 24, ora a cui è prevista la chiusura per decreto nazionale, devono ora chiudere tra 18 e le 6 anche i distributori automatici di cibo e bibite, e nella stessa fascia oraria è vietato bere e mangiare in aree pubbliche. Bere alcolici è invece vietato sempre – a prescindere dagli orari – nelle aree pubbliche compresi parchi, giardini e ville aperte al pubblico.

Tra chi online si sforza di capire la ratio di questa misura incomprensibile, la nostra adesione va a chi vede esclusivamente un tentativo, politicamente maldestro, di sostenere bar e ristoranti, a sfavore però della necessità – soprattutto in Lombardia – di mitigare i contagi.

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L’appello di Greta Thunberg al premier Giuseppe Conte: “Sul clima non c’è più tempo da perdere”

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 16:25

La giovane attivista svedese Greta Thunberg, come vi abbiamo spiegato in quest’articolo, non ha mai smesso di far sentire la propria voce, nemmeno in piena pandemia.

Oggi, alle ore 18:00, la paladina del clima e altre componenti del movimento Fridays For Future, incontreranno il premier Giuseppe Conte in una videoconferenza, per ribadire l’urgenza di trattare l’emergenza climatica per quello che realmente è: una vera e propria crisi.

L’appello di Greta e le altre attiviste

L’appello di Greta e delle altre attiviste del clima, consultabile qui, è un chiaro monito all’Italia e all’Unione Europea sull’importanza di intraprendere azioni immediate per contrastare la crisi climatica e le conseguenti catastrofi naturali in atto a livello mondiale.

L’Italia, in quanto ospite del prossimo G20 e co-organizzatrice del vertice sul clima COP26, deve assumere una posizione di leadership a livello europeo e diventare un modello affinché gli obiettivi prefissati durante gli Accordi di Parigi vengano rispettati: interrompere tutti gli investimenti nell’ambito dei combustibili fossili e adottare politiche “green” e sostenibili per uscire il più velocemente possibile dalla crisi economica e climatica in corso.

Greta Thunberg e le altre attiviste battono sempre sullo stesso punto: siamo in piena emergenza climatica ma i leader mondiali non stanno facendo abbastanza per invertire rotta e decarbonizzare l’Europa. 

Il tempo a nostra disposizione sta per scadere e il futuro dei giovani e del mondo è incerto. Come se non bastasse, la situazione di precarietà è aggravata dalla diffusione del Covid-19 che ha lasciato moltissime persone senza lavoro.

I Fridays for Future fanno, quindi, un appello alla responsabilità politica e sociale, affinché la crisi climatica venga riconosciuta come tale e affrontata il più velocemente possibile.

“I am Greta”, il film evento su Greta Thunberg

Nel frattempo, arriva anche in Italia il film-documentario su Greta Thunberg, in esclusiva al cinema il 2, 3 e 4 novembre.

I am Greta – Una forza della natura”, diretto dal regista svedese Nathan Grossman e prodotto da Hulu, è un racconto sull’evoluzione del personaggio incarnato dalla giovane attivista svedese e il movimento di cui si fa portavoce.

In pochissimo tempo, la ragazzina solitaria che manifestava di fronte al parlamento svedese, è diventata la portavoce di un movimento diffusosi a livello globale, trasformandosi in uno dei personaggi più influenti della nostra epoca.

Questa piccola, grande donna con le trecce, ha smosso le coscienze di giovani e adulti a livello globale.

Riuscirà nel suo intento di cambiare il mondo?

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La nave greca torna a Gela e avrà una nuova casa!

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 10/19/2020 - 14:52

Negli ultimi giorni sono diverse le grandi notizie giunte alla città di Gela, a seguito di un incontro tra le istituzioni. Lo scorso 12 ottobre, si è svolto un incontro al parco archeologico tra il sindaco di Gela Lucio Greco, il presidente della regione Nello Musumeci e l’assessore regionale ai Beni Culturali Alberto Samonà con il suo dirigente generale Sergio Alessandro. Presenti anche la Soprintendente Daniela Vullo e il direttore del parco archeologico, Luigi Gattuso. Una serie di accordi sono stati presi circa la valorizzazione del territorio e del suo patrimonio culturale.

La prima notizia riguarda la nave greca, attualmente collocata a Forlì per la mostra “Ulisse, l’arte e il mito”, la quale ha superato le 60 mila visite, nonostante la pandemia. Una volta terminata l’esposizione, il reperto tornerà nella nostra città per un’altra serie di eventi dedicati al mito di Odisseo, al viaggio e al Mediterraneo. La mostra verrà finanziata dalla Regione e durerà circa quattro mesi, a partire dal mese di aprile 2021. L’evento si terrà a Bosco Littorio, in uno spazio di circa 400 mq, la stessa zona in cui la nave naufragò prima di arrivare al porto di Gela.

Ma le grandi notizie non finiscono qui! Di fatto, un ulteriore finanziamento di 4 milioni di euro servirà a realizzare un sogno che molti credevano destinato a rimanere tale: la realizzazione del Museo del Mare. La mostra dedicata alla nave greca servirà ad inaugurare questa nuova attrattiva che verrà realizzata proprio a Bosco Littorio, dove il relitto rimarrà in pianta stabile. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura caratterizzata da container in ferro e vetro piuttosto che in cemento. La nave, lunga 70 metri, sarà posizionata al centro. Intorno ad essa, vi saranno proiezioni e richiami al tema del viaggio, delle antiche divinità e del tema del ritorno.

I reperti, provenienti da collezioni pubbliche e private, verranno selezionati da un comitato scientifico in cui rientrano la dottoressa Vullo e l’architetto Gattuso, assieme al professore Gianfranco Brunelli, curatore della mostra di Forlì, assieme all’architetto Alessandro Lucchi, che ne ha curato la parte espositiva.

Infine, grandi novità in arrivo anche per il museo archeologico. il Ministero dei Beni Culturali ha, infatti, approvato il progetto di variante e l’importo del finanziamento è di 3,5 milioni a carico del PON Cultura. Il progetto sarà a cura del direttore Gattuso e sarà consegnato a dicembre.

“Grazie a chi ha già contribuito e a chi ancora lo farà affinché i tempi vengano rispettati e l’attenzione resti massima per rilanciare l’immagine della città e assecondarne la vocazione turistica sepolta da decenni, – ha aggiunto Greco – restituendole il posto di prestigio che aveva all’interno della Magna Grecia. Il nostro obiettivo è quello di inserire Gela in un percorso turistico del quale saranno chiamati a far parte anche altri comuni vicini, per far si che in occasione della mostra i visitatori possano spostarsi e scoprire tutto il territorio.”

 

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Covid-19: un DPCM molto controverso

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 12:30

Il DPCM del Governo illustrato dal presidente del consiglio Conte sta sollevando molte polemiche e perplessità. Oltre alle (scontate) proteste dell’opposizione in questo momento è sul piede di guerra in particolare l’ANCI, l’associazione nazionale dei Comuni italiani.

In generale la sensazione è che il Governo (e le Regioni con il Governo) non abbiano voluto prendersi la responsabilità di una stretta maggiore anti-coronavirus.

Eppure le recenti elezioni hanno dimostrato (vedi i casi di Veneto e Campania in Italia oppure della Nuova Zelanda) che le persone premiano quanti contro il covid-19 assumono posizioni rigorose.

Luoghi della movida chiusi la sera? Da chi?

Conte nella sua conferenza stampa ha detto “I sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze dove si possono creare situazioni di assembramento…”, poi però nel DPCM la parola “sindaci” scompare. Nel frattempo De Caro, presidente ANCI e sindaco di Bari accusa il Governo di “scaricabarile” nei confronti dei comuni per non assumersi la responsabilità di strette “impopolari”.

Il realtà la possibilità di chiudere strade e piazze è già nei poteri regolamentari dei sindaci senza bisogno di nuove norme. I sindaci sono la massima autorità sanitaria dei comuni e quindi possono, tra l’altro, effettuare queste forme di restrizione per ragioni di salute pubblica. 

E’ anche vero che senza l’ausilio della polizia di Stato eventuali chiusure, affidate al solo controllo (insufficiente) della polizia locale, sarebbero inefficaci. 

La questione sembra più legata a chi si debba assumere la responsabilità pubblica di scelte che evidentemente non piacciono ai gestori di attività come bar e ristoranti e non sembra esserci un coordinamento organizzativo tra i vari livelli centrali e periferici.

Trasporto pubblico: non cambia nulla

Non cambia nulla, sempre limitazione “virtuale” all’80% della capienza (ma non c’è un sistema di controllo dell’affluenza dei passeggeri nel trasporto urbano e locale).

Scuola: superiori e università decidano ciascuna per sé

Anche qui, come nel caso dei luoghi della movida, nessuna regola per tutto il territorio ma il richiamo alle scuole secondarie superiori e alle università a studiare e realizzare forme di didattica “flessibili” con l’uso della didattica a distanza. Insomma, ogni scuola superiore e ogni università decide per sé.

Asili, elementari e medie continuano a svolgere l’attività didattica in presenza.

Smart working: solo l’invito a aumentarlo 

Si era parlato di una indicazione del 75% di lavoro da casa per i dipendenti pubblici. 

Nessuna indicazione quantitativa invece nel DPCM; solo l’auspicio (per enti pubblici e imprese private) perché incrementino lo smart working. 

Bar e ristoranti chiusi dalle 24 alle 5

Devono essere chiusi dalle 24 alle 5 di mattina. Massimo di 6 persone per tavolo. Dalle 18 alle 24 consumo solo al tavolo (o nelle adiacenze dei tavoli).

Il ministro della salute avrebbe voluto limitazioni più stringenti.

Palestre e piscine aperte però..

Palestre e piscine restano aperte come voleva il ministro dello sport Spadafora (contrario invece il ministro della salute Speranza). 

Conte ha detto che non tutte rispettano i protocolli di sicurezza e gli si dà una settimana di tempo per adeguarsi. Altrimenti saranno chiuse. 

Non è detto quanti controlli saranno fatti, da chi e se, in caso di inadempimento da una parte ( o la maggioranza) delle strutture, le palestre e le piscine in genere saranno chiuse oppure no.

C’è chi scommette che la risposta esatta è no.

Eventi: sì quelli nazionali, no quelli locali

Restano aperti cinema e teatri con le limitazioni già previste.

Ok a fiere e convegni di rilevanza nazionale e internazionale. No a fiere e sagre locali.

Sale giochi e bingo aperti fino alle 21.

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Storia di una “normale” spazzatura…

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 08:00

Da qualche mese a questa parte io e il mio compagno ci siamo trasferiti in un piccolo bilocale. Quando abbiamo fatto questa scelta abbiamo pensato a molte cose: abbiamo valutato i problemi di una convivenza in pochi metri quadri, abbiamo deciso di portare poche cose, abbiamo optato per un arredamento “minimal”. Non abbiamo però mai pensato a una cosa: la spazzatura. Era l’ultimo dei nostri pensieri, e invece è diventato un vero problema.

Da quando ci siamo trasferiti ci sembra di passare il tempo a buttare immondizia: è vero che non possiamo tenere grossi sacchi o bidoni in casa ma non pensavamo nemmeno che saremmo riusciti a riempirli così velocemente, pur facendo la raccolta differenziata.

Dovendo andare a buttare tutto così spesso, ho notato che quello dei rifiuti è un problema di tutto il palazzo: qui vive un centinaio di famiglie e l’esercito di bidoni condominiali schierato al piano interrato non basta mai. I bidoni sono sempre pieni e il povero custode passa intere mattinate a svuotarli e spostarli controllando che la differenziata sia fatta correttamente.

Ho iniziato a rifletterci: in casa non siamo spreconi, stiamo attenti a differenziare, privilegiamo quando possibile i contenitori con il packaging più semplice, non siamo “amazon-addicted” quindi ci arriva solo qualche scatolone ogni tanto. Eppure la mia impressione è che alla fine, pur stando attenti, produciamo lo stesso, come gli altri inquilini del nostro palazzo, tantissima spazzatura.

Quindi ho deciso di fare un esperimento. Non una cosa valida statisticamente ma che servisse per farmi un’idea. Ho iniziato a pesare la spazzatura che abbiamo prodotto in casa in una settimana, la spazzatura domestica che produce una coppia di giovani milanesi che – tra l’altro – vivono gran parte della loro giornata fuori casa.

Ne ho approfittato per seguire la storia della mia spazzatura, cercando di capire come e quando qualcosa è arrivato nel cestino per capire se potevo evitarlo. Ho pesato i sacchetti quando era ora di buttarli, usando la pesa da cucina e la bilancia pesapersone, per la gioia del mio compagno che intanto si è portato avanti informandosi per il divorzio breve nel caso mi venissero altre idee del genere.

Ho fatto la spesa nel weekend, cercando di non farmi condizionare dal mio esperimento e comprando le solite cose. I sacchi della spazzatura, portati fuori la domenica, hanno cominciato ad essere pieni verso il giovedì. Quel giorno ho buttato 620 grammi di umido e 393 di plastica.

Nella stessa giornata mi sono accorta di aver fatto andare a male i fichi, così ho prodotto altri 518 grammi di umido. Mi dà molto fastidio buttare il cibo e misurare quanto ne ho buttato in un colpo solo mi ha fatto ancora più rendere conto di quanto sia facile sprecarlo.

Nei giorni successivi ho pesato e buttato: 1,357 kg di vetro e lattine, 287 grammi di plastica, 315 grammi di carta, 250 grammi di rifiuto indifferenziato. Ovviamente il vetro e le lattine sono il rifiuto più pesante, ma la plastica, pur pesando poco, è quella che occupa più spazio, con le bottiglie dell’acqua che, per quanto schiacciate, sono davvero voluminose. Anche le vaschette che i supermercati usano per la carne o il pesce occupano tantissimo spazio e non hanno grandi possibilità di riutilizzo in casa, anche perché molte volte rimangono sporche o maleodoranti.

Domenica, dopo due giorni in cui eravamo entrambi in casa, ho buttato di nuovo l’umido, 229 grammi, e poi ho deciso di pulire uno scaffale e ho buttato altri 700 grammi di carta.

A conti fatti, alla fine in due abbiamo prodotto 4,669 kg di rifiuti in una settimana.

Bisogna ricordare che noi pranziamo sempre fuori casa, portandoci la “schiscetta”(termine milanese per indicare il portavivande che contiene il cibo preparato in casa e consumato fuori, se preferite l’inglese chiamatelo “lunch box”), e quindi ciò che diventa spazzatura dopo pranzo e durante la giornata lavorativa non lo smaltiamo in casa. Probabilmente arriveremmo facilmente ai 7 o 8 kg in una settimana, se non di più.

L’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel suo ultimo rapporto ha misurato un aumento dei rifiuti prodotti in Italia tra il 2016 e il 2017, e la media nazionale si attesta a 497 kg pro capite in un anno. Praticamente mezza tonnellata di rifiuti in un anno. Ci sono regioni dove si supera anche questa cifra. Dividendo in maniera grossolana per 52 settimane all’anno significa che in una settimana ogni italiano produce circa 9,5 kg di spazzatura.

Se in due abbiamo prodotto circa 8 kg vuol dire che produciamo a testa circa 4 kg, la metà della media nazionale. Era però solo una settimana di esempio: nell’arco di un anno, quando capita di fare pulizie o buttare oggetti, mobili o elettrodomestici, probabilmente anche noi saremmo vicini alla media nazionale.

Che si faccia la raccolta differenziata o meno, il problema rimane la quantità e i tanti oggetti usa e getta che ci riempiono la vita: mi ha fatto impressione pensare che io, che peso 50 kg, in un anno posso buttare quasi dieci volte il mio peso.

Il mio esperimento mi ha fatto rendere conto di quanto effettivamente buttiamo via senza nemmeno pensarci e di quanti pacchi, pacchetti, contenitori compriamo quando facciamo la spesa.

Arrivare a un’economia circolare dei rifiuti, riciclarli e creare valore da ciò che si butta è una priorità europea che non si può non condividere. Ma lo è anche la riduzione dei rifiuti e un consumo più consapevole.

Chissà se, pur vivendo in città, è possibile riavvicinarci a un consumo più semplice, senza tante scatole, contenitori, bottiglie. Come facevano i nostri nonni, quando la plastica era un oggetto mitico, gli imballaggi erano pochi e le cose si avvolgevano, si incartavano, si svuotavano e si riempivano di nuovo?

Il prossimo esperimento sarà quello di ripartire da lì.

Leggi anche: Diario della mia spazzatura: come l’ho dimezzata!

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C’è il nuovo Dpcm: sport, palestre, ristoranti, smart working e movida | Francia ricorda “Je suis Samuel”

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 06:25

Corriere della Sera: C’è il nuovo Dpcm: palestre e piscine sospese «fino a nuove linee guide», coprifuoco dalle 21 solo se deciso dai sindaci;

Il Giornale: Sport, palestre e ristoranti: ecco tutte le misure del Dpcm;

Il Manifesto: Il grande romanzo popolare del Capitano;

Il Mattino: Covid, 70% dei pazienti è maschio: un test per usare le cure ormonali;

Il Messaggero: Nuovo Dpcm, Conte: «Misure per scongiurare lockdown generalizzato»;

Ilsole24ore: Nel Dpcm smart working, stop a congressi, zone rosse nelle vie della movida. Salve piscine e palestre – Conte presenta il decreto: la diretta – Brusaferro: «Intervenire subito per evitare boom contagi. La scuola è sicura»;

Il Fatto Quotidiano: “Je suis Samuel”: la Francia ricorda il prof decapitato. Sit-in per la libertà d’espressione – VIDEO;

La Repubblica: Calenda, l’annuncio ufficiale: “Mi candido a sindaco di Roma”. E boccia l’idea primarie;

Leggo: Ilaria Capua: «Il vaccino non sarà la soluzione. Dobbiamo togliercelo dalla testa»;

Tgcom24: Influencer ucraino negazionista muore a 33 anni | Aveva detto: “Il Covid non esiste”;

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Eva di Stefano – I Battitori Liberi

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 19:00

Eva di Stefano:In un periodo storico in cui la marginalità fa paura, è oggetto di sopraffazione o non è appetibile perché fragile, raccontarla e stare dalla sua parte è un grande atto di resistenza culturale e umana”.

Eva di Stefano – I Battitori Liberi

Eva di Stefano: “In un periodo storico in cui la marginalità fa paura, è oggetto di sopraffazione o non è appetibile perché fragile, raccontarla e stare dalla sua parte è un grande atto di resistenza culturale e umana”.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

Leggi anche:
Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

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Dubai, la foto del neonato che toglie la mascherina al medico diventa virale

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 17:23

Una semplice foto di un neonato che piange e del medico che l’ha fatto nascere diventa un simbolo di speranza per un futuro covid-free.

La foto, scattata dal dottor Samer Cheaib, un ginecologo di Dubai, è diventata subito virale e sta facendo il giro del web.

L’immagine ritrae un bambino appena nato che, con un gesto inconsapevole, toglie la mascherina al medico, divenendo un simbolo di positività.

Tutti quanti ci auguriamo che questo possa essere un segno del fatto che presto toglieremo le mascherine“, ha commentato il dottore sul suo profilo Instagram.

Anche noi, come questo neonato, speriamo di lasciarci la pandemia e le sue conseguenze alle spalle.

Nel frattempo, ci godiamo questo divertente scatto, facendo un omaggio alla vita, che non smette mai di sorprenderci.

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