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Dalle gare di ballo amatoriali a campionessa mondiale. Intervista a Evelyn Trainito.

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 09/16/2020 - 15:47

Un orgoglio per Gela e per i siciliani: Evelyn Trainito, 29 anni, è un’eccellenza pluripremiata nel mondo della danza caraibica. Tra le compagnie di ballo a cui prende parte vi sono Las Fires e Agueybanà di Mirko Stefio. Molteplici le competizioni di rilievo a cui ha partecipato, classificandosi più volte tra i primi posti, fino ad arrivare negli Stati Uniti, dove si è aggiudicata definitivamente il titolo di campionessa mondiale all’ All World Dance, portando in alto il nome della Sicilia. Dopo questa vittoria è stata selezionata come insegnante per i corsi online dall’équipe di All Dance International. Abbiamo avuto il privilegio di parlare un po’ con lei e apprendere un po’ di più della sua storia, dei traguardi raggiunti e delle sue aspettative per il futuro.

Sei arrivata sul podio alle finali di All World Dance a Orlando, in Florida.  Che emozione è stata gareggiare in un concorso internazionale di tale portata?

Sì, nel 2018 sono stata vice campionessa mondiale. Nel novembre del 2019, invece, finalmente ce l’abbiamo fatta ad ottenere la medaglia d’oro e diventare campioni del mondo. Un titolo che ci siamo conquistati e abbiamo portato a casa. Sono molto felice di aver rappresentato la Sicilia poiché mi sento siciliana al 100%. È stata come un’esplosione, una guerra vinta. Forse perché noi siciliani siamo sempre stati messi un po’ in disparte rispetto al resto dell’Italia. In quel momento mi sono sentita fiera di essere siciliana e onorata di poter dire che una di noi è campionessa mondiale.
Al di là di questo, è stata un’emozione indescrivibile stare lì e dire “oddio, è la realtà e sta succedendo a me”. Perché la danza è vita e noi ballerini facciamo tanto, ma spesso la nostra vita non viene capita. Ritrovarsi per la seconda volta su quel palcoscenico è stata una seconda emozione, anche se diversa, con quella grinta e quella voglia di dire “questa volta ce la faccio”. E devo dire che ce l’ho fatta. Ho dedicato questa vittoria in primis alla mia famiglia, e anche al mio maestro che mi ha insegnato a muovere i primi passi fin da piccolina.

Com’è nata la tua passione per il latino americano? Dove hai mosso i primi passi prima di diventare campionessa mondiale?

Ho cominciato all’età di quattro anni con la danza latino americana, con il maestro Salvatore Diliberto. Iniziai già da allora ad esibirmi in diverse piazze, manifestazioni e gare a livello amatoriale. Già da bambina, piano piano, ho cominciato a conquistare il podio e a partecipare a degli stage importanti con il grandissimo ballerino Maurizio Vescovo. Dopodiché ho intrapreso un percorso di danza classica e contemporanea a Gela e ho partecipato a dei concorsi con ballerini famosi come Steve La Chance, Kledi e Raffaele Paganini. Tra il 2014 e il 2015 ho intrapreso il mio percorso di danze caraibiche. Conobbi il maestro Mirko Stefio e rimasi affascinata dalla salsa portoricana, da quel misto di eleganza e sensualità. Entrai, così, nella compagnia Niños De Fuego, iniziando a ballare in coppia, cambiando partner dopo qualche anno per vari motivi, e classificandomi ai primi posti in campionati regionali e nazionali. In seguito, mi sono data al lady style con l’insegnante portoricana Frances Nieves.  Da lì ho cominciato a esibirmi in palcoscenici importanti, tra cui il campionato europeo di salsa solitaria, la cui gara si era tenuta a Catania, ma noi siamo arrivati alla finale a Milano. Dopo c’è stato l’Italy Salsa Open con il mio attuale partner, che abbiamo vinto, per poi classificarci semifinalisti in Porto Rico. Con la mia compagnia, Las Fires, oltre alle tantissime competizioni, abbiamo partecipato anche in TV a Bailando on the road con Milly Carlucci. Successivamente, con il mio ballerino siamo stati a Valencia, al Campionato Internazionale di Salsa per Bailadores, classificandoci nel primo anno al terzo posto, per poi diventare vice campioni europei nell’anno successivo. Quell’anno abbiamo vinto un full pass per il Salsa Spring a Milano, che si sarebbe dovuto tenere quest’anno ma è stato annullato a causa del Covid.

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L’ultima castroneria di Trump: il climate change non esiste

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 14:16

Le immagini della California e dell’Oregon ricoperti da una coltre arancione a causa degli incendi scoppiati nelle scorse settimane hanno fatto il giro del web.

Immagini surreali, paesaggi rasi al suolo, liquefatti come gli orologgi di Dalì.

L’aumento vertiginoso delle temperature, che hanno sfiorato addirittura i 49,4 gradi centigradi, e la presenza di venti caldi, secchi e anomali sono le cause principali.

Eppure per Donald Trump il climate change non esiste. L’ultimo negazionista non si limita soltanto a sminuire la portata della pandemia da coronavirus in corso ma continua a mettere in discussione le preoccupazioni degli scienziati sui cambiamenti climatici.

Come si può negare che siamo in piena emergenza climatica?

L’ultima, assurda, dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti è avvenuta durante una riunione a Sacramento, capitale dello Stato della California, per fare il punto sugli incendi che stanno devastando il territorio.

Trump, esortato dal funzionario Wade Crowfoot, segretario dell’Agenzia per le risorse naturali della California, a riconoscere il climate change e le conseguenze di tale cambiamento sulle foreste, sostiene, con fastidioso sarcasmo, che il clima “inizierà a diventare più fresco, basta aspettare“. Crowfoot risponde: “Vorrei che la scienza fosse d’accordo con lei“. E Trump replica: “Non credo che la scienza lo sappia davvero“.

Dopo essere arrivato in California, Trump ha ribadito la sua tesi secondo cui gli incendi si verificano a causa della scarsa manutenzione delle aree forestali, rendendole più inclini agli incendi:

Per quanto riguarda le foreste, quando gli alberi cadono dopo un breve periodo di tempo, circa 18 mesi, diventano molto secchi. Diventano davvero come un fiammifero. Semplicemente esplodono.

Dovrebbe dirlo anche ai parenti delle 27 persone morte e alle dozzine di dispersi negli Stati Uniti a causa degli incendi che hanno distrutto foreste, campi e case.

Il candidato presidenziale democratico Joe Biden ha definito Trump un “piromane climatico” e ha aggiunto che la sua rielezione sarebbe catastrofica per l’ambiente. “Se concedi a un piromane del clima altri quattro anni alla Casa Bianca, perché qualcuno sarebbe sorpreso se più di metà dell’America bruciasse?

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Covid-19, Ue: “Il 37% dei fondi del Recovery Fund per l’ambiente”

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 11:45

Le emissioni dell’Unione europea sono calate “del 25% dal 1990 a oggi” ma “la nostra economia è cresciuta del 60%” nello stesso periodo. “Ci stiamo avviando a un’economia circolare con emissioni carboniche neutre, e il 37% dei fondi del piano Next Generation EU andrà usato per attuare il Green Deal”, lo garantisce la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il suo primo discorso sullo stato dell’Unione all’Eurocamera, a Bruxelles. La presidente ha poi evidenziato il primato Ue per emissione di obbligazioni verdi e ha annunciato l’obiettivo di “trovare il 30% dei 750 miliardi (del Recovery Fund, ndr) grazie ai green bond”, ovvero strumenti finanziari relativamente nuovi, ma che hanno conosciuto un tasso di crescita straordinario dal 2007 a oggi. Si tratta di obbligazioni come tutte le altre, la cui emissione è legata però a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni ecc. .

Un cloud europeo, 5 e 6 G

In questo momento di emergenza globale – ha continuato la presidente – è “il momento migliore per investire nell’industria tecnologica europea”.

Von der Leyen ha anche annunciato che il 20% dei fondi del Next Generation Eu (quello che noi chiamiamo Recovery Fund) sarà investito proprio sul digitale per creare tra l’altro un “cloud europeo” per la conservazione dei dati,  puntando sullo “sviluppo di 5G, 6G e fibra di vetro”, per raggiungere la sovranità digitale dell’Europa e stabilire “un’identità digitale europea sicura”.

Uniti per un vaccino condiviso

Von der Leyen ha parlato poi della necessità e dell’utilità di una Europa unita anche sul fronte della sanità, soprattutto in questo momento, annunciando un vertice globale sul tema, in Italia. Obiettivo, tra l’altro, dire no alla corsa individualista da parte delle nazioni agli accaparramenti futuri del vaccino.

Una nuova Schengen

“Abbiamo una nuova strategia per Schengen”, ha poi aggiunto Von der Leyen, al fine di rafforzare il mercato interno europeo. Tutto in vista della ripresa delle economie del continente dopo la caduta del Pil del 12%. Ma dato che “il virus gira ancora, occorre trovare un equilibrio tra garantire sostegno finanziario e sostenibilità dei bilanci”, ha detto la presidente che poi ha aggiunto: “Tutti nell’Unione devono avere i salari minimi. Funzionano ed è giunto il momento che il lavoro ripaghi. Il dumping salariale distrugge la dignità del lavoro e penalizza gli imprenditori, distorce la concorrenza del mercato interno. Bisogna porre fine a questa situazione”. Il termine inglese, in economia, si riferisce a offerte commerciali più vantaggiose per il mercato estero che per quello interno. La definizione, applicata al mercato del lavoro, indica la svalutazione del salario a cui si applicano regole diverse e costi più bassi rispetto a quelli del paese di provenienza del lavoratore.

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Referendum costituzionale su tagli dei parlamentari spiegato bene

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 10:00

Ci riproviamo! Dopo mesi di attesa a causa del lockdown è stata finalmente decisa la data del referendum sul taglio delle poltrone in parlamento: si andrà alle urne il 20 e il 21 settembre 2020, in una sorta di election-day che accorpa amministrative e regionali.

Se volete sapere che cos’è un referendum costituzionale, se volete capire per cosa andiamo a votare di preciso e soprattutto se volete evitare di mettere crocette a caso, rischiando di rovinare il paese, guardate con attenzione questo video di Te lo spiego

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Dai 7 giorni della Francia alle 3 settimane della Cina: quanto deve durare la quarantena?

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 09:00

Con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche molti Paesi europei stanno valutando l’ipotesi di ridurre i giorni di quarantena.

In Francia, nonostante il livello d’allerta sia stato superato in 42 dipartimenti e i nuovi record di contagi nei giorni scorsi, il Governo ha dimezzato la quarantena, da 14 giorni a 7. Secondo il comitato scientifico francese, infatti, superati i primi cinque giorni, il rischio di contagio si abbatterebbe di molto. Una boccata d’ossigeno per le imprese e un sollievo per i cittadini chiusi in casa anche solo per precauzione che tuttavia desta qualche preoccupazione. “Mi auguro che abbiano prove solide da presentare“, ha detto Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms, riferendosi ai colleghi francesi. “Dieci giorni è il minimo. Anche per gli asintomatici. Non abbiamo ancora prove definitive e certe che anche la scarsa sintomatologia non possa trasformarsi in danno”.

In controtendenza la Cina, che punta ad aumentare i giorni di quarantena, da 14 a 21. Secondo uno studio dell’Università di Shanghai, il periodo di incubazione del virus Sars-Cov-2 sembrerebbe essere più lungo. “Per questo – ragionano i ricercatori cinesi – sarebbe opportuno estendere di altri 4-7 giorni la quarantena di 14 giorni, facendola durare dai 18 ai 21 giorni”.

Intanto in Italia il Governo non ha ancora deciso se ridurre la quarantena, ma dalle dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi in occasione della riapertura delle scuole ha dichiarato, prevale la linea prudenziale adottata finora. Il timore è che riducendo i tempi di quarantena diventi più difficile individuare i positivi. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha infatti detto:

“Come è noto l’Oms ha riconfermato come valida quarantena a 14 giorni c’è un dibattito aperto ed ora l’opinione prevalente è che si deve approfondire perché si può ipotizzare una riduzione ma la valutazione la faremo con il Cts anche con gli altri Paesi Ue. Ci sono diverse soluzioni, noi ci inspiriamo al principio di prudenza (…) Ne discuteremo nel comitato tecnico scientifico, ci confronteremo anche con gli altri Paesi europei sulla base di questo orientamento faremo la nostra scelta finale”.

Il rischio è che, spinti dalla necessità di riprendere le attività senza incorrere nelle ricadute e nei blocchi dello scorso inverno, ogni paese decida per conto proprio e non in concerto con gli altri paesi Ue. “Per ridurre la quarantena deve esserci una concertazione nella Ue basata sull’evidenza scientifica e non sul calcolo politico o economico”, ha sottolineato Ranieri Guerra. “Non è opportuno che uno stato membro vada avanti per conto proprio. Serve un confronto serio da parte degli scienziati. C’è la necessità di concertazione soprattutto quando si parla di frontiere condivise e di curve in rialzo”.

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La “top five” delle paure degli italiani

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 08:00

Paura del buio, di volare e dei cani seguite dal timore delle malattie e di guidare. È questa la “top five” delle paure degli italiani più cercate su Google. L’indagine è stata condotta in occasione della festa di Halloween  da “italiani.coop”, il centro studi di Coop Italia, che ha cercato di capire cosa spaventa di più gli italiani confrontando l’andamento dei Google trend nel 2008, nel 2017 e nel 2019.

Paura del buio e di volare

Dalla ricerca è emerso che alcune paure ancestrali, come quella del buio o di volare, risultano essere attualmente prima e seconda in classifica ed erano sul podio delle ricerche su Google anche nel 2008 e nel 2017. Quanto alla paura dei cani, risultano essere gli unici animali domestici temuti nella classifica delle prime 40 fobie. Per quanto riguarda il timore delle malattie, è salito negli anni passando dal 6° posto del 2008 al 5° del 2017 fino ad arrivare al 4° posto nel 2019, mentre al contrario la fobia di guidare è scesa, passando dal 3° al 4° al 5° posto rispettivamente nel 2008, 2017 e 2019.

I notiziari ci condizionano

Dall’indagine emerge come ciò che vediamo al telegiornale o sul web ci condiziona. Diverse paure infatti sembrano essere il frutto delle cronache più recenti, o della loro assenza: ad esempio, la scomparsa degli attentati terroristici dai notiziari corrisponde a un calo nelle ricerche di paure come quella del terrorismo, di viaggiare e degli spazi aperti. Così come la continua riproposizione delle donne come leader di movimenti di opinioni (Greta Thunberg), capi di organismi internazionali (Christine Lagarde o Ursula Von der Leyen) o anche soggetti prediletti delle cronache più mondane (Meghan Markle, duchessa di Sussex) si è tradotta nei Google trend in un crollo della paura delle donne, scesa dalla posizione 8 nel 2008 alla 17 nel 2019. Mentre la paura dei topi è in aumento, forse a causa dello stato di abbandono in cui versano alcune città italiane (rispettivamente 27°, 20° e 9° posto nel 2008, 2017 e 2019).

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“Doverosa la patrimoniale” | Scuola: orari ridotti e precariato | Poste italiane, multa da 5 milioni: “Pubblicità ingannevole”

People For Planet - Mer, 09/16/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Riforma pensioni: da opzione 41 a Quota 102, il governo studia una nuova uscita a 6;

Il Giornale: L’Ing detta l’agenda a Conte “Doverosa una patrimoniale”;

Il Manifesto: La scuola riapre dimezzata: orari ridotti e precariato;

Il Mattino: Poste italiane, multa da 5 milioni:«Pubblicità ingannevole raccomandate»;

Il Messaggero: Zanardi, la perizia: «L’handbike funzionava, sulla strada non c’erano buche» Video;

llsole24ore: Ecco i nuovi Apple Watch, ora misurano anche la saturazione dell’ossigeno;

Il Fatto Quotidiano: La denuncia di 128 Ong: “300 milioni di indigeni cacciati in nome dell’ambiente”;

La Repubblica: Casa Bianca, firmato l’accordo tra Israele, Emirati e Bahrein. Trump: “Giorno storico”;

Leggo: Coronavirus, il rarissimo delfino rosa torna nella baia di Hong Kong grazie al blocco marittimo;

Tgcom24: Il messaggio di addio di Ciro alla fidanzata morta dopo essere stata speronata: “Il mio cuore è con te”| Commozione al funerale, il fratello voleva assistere;

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A Gela una nuova scuola di musica

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 09/15/2020 - 20:57

Nasce una nuova realtà per i giovani (e per gli adulti) che vogliono dedicarsi alla musica: l’associazione “Musica in movimento” apre una nuova scuola in via Selce, angolo via Venezia.

Lo scorso anno, lo stesso organico aveva ottenuto in prestito i locali dell’istituto Lombardo Radice e raggiunto un buon numero di iscritti. Da quest’anno, invece, vi sarà una sede vera e propria, sotto la direzione di Monia Placenti. Anche questo nuovo posto, assieme ad altri simili, contribuirà alla nascita e alla formazione degli artisti di domani. Sono sempre di più, infatti, coloro che a Gela abbandonano le cattive abitudini grazie all’arte e alla musica. Questo lo si deve anche a chi offre loro degli spazi in cui svagarsi e poter sfogare la loro creatività, che si tratti di una vera e propria passione o semplicemente di trovare un nuovo hobby nel tempo libero.

L’offerta formativa prevede corsi di canto, pianoforte, chitarra, batteria, violino, tromba, sassofono, flauto e clarinetto. Vi saranno corsi individuali e corsi di didattica, nel rispetto delle norme anti Covid-19. I percorsi varieranno a seconda dell’età, delle esigenze e del livello di preparazione dell’alunno.

 

I corsi saranno tenuti da un team di docenti qualificati: Monia Placenti (canto), Nuccia Scerra (pianoforte), Martina Vacca (violino), Alessandro Lo Chiano (tromba), Mario Gucciardo (sassofono), Daniele Mammano (flauto), Cristina Marazzotta (Clarinetto), Lorenzo Ilardo (batteria) e Gianpaolo Russo (chitarra).

Si tratta di una nuova opportunità per quei giovani che desiderano imparare a suonare un determinato strumento, e per i genitori che vogliono dare delle alternative ai figli attraverso l’educazione musicale. Il percorso formativo, inoltre, consente di partecipare a manifestazioni musicali di rilievo. Ne sono un esempio gli alunni dello scorso anno accademico, Emanuele Fidone, Melissa Buscemi e Alessia Amodeo stanno partecipando alle selezioni per Una Voce per la Sicilia, ma anche la piccola Giuditta che ha partecipato ai casting per Lo zecchino d’oro.

Le iscrizioni sono già aperte, mentre le lezioni partiranno nel mese di ottobre per poi concludersi a giugno con un saggio finale e la consegna di un attestato di frequenza. A partire dai sei anni di età, potranno iscriversi bambini, ragazzi, giovani e adulti.

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Terapie più efficaci con le pillole stampate in 3D

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 17:00

Cosa sono le tecnologie di “biological fabrication”? E’ la possibilità, ad esempio, di stampare in 3D capsule farmaceutiche personalizzate. I principi attivi vengono rilasciati nei dosaggi e nei tempi studiati per il singolo paziente. E le terapie diventano più efficaci.
La stampante esiste e si chiama Galeno.
Per maggiori informazioni clicca qui.

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Covid-19, Ispra: “Nel mare più mascherine che meduse”. In arrivo 11 milioni di dpi per le scuole

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 12:41

Nel nostro mare ci sono più mascherine che meduse e stanno giusto arrivando tra le mani dei bambini altri 11 milioni di presidi monouso per l’avvio delle scuole. Lo dice l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che lancia l’allarme spiegando che a breve i nostri mari potrebbero avere più mascherine che meduse.

I dispositivi anti Covid-19 usa e getta porteranno maggiori problemi ora che la scuola ha riaperto dal momento che finora i bambini stavano per lo più all’aria aperta e senza mascherine, oppure con le lavabili.

L’aumento dei rifiuti

Aumenterà dunque notevolmente la produzione di immondizia nei prossimi mesi, aggiungendo diversi quintali di rifiuti di difficile smaltimento e non riciclabili. Da mesi ormai mascherine di ogni tipo si trovano gettate in strada, nei parchi, nelle aree verdi della città e a breve le troveremo molto spesso in mare. La mascherina è leggera, e spesso scivola via dalla borsa o dal polso anche involontariamente.
Oltralpe, anche l’associazione francese Opération Mer Propre ha descritto lo stesso fenomeno affermando che il mare si sta riempiendo di mascherine, ormai più numerose delle meduse.

I dati Ispra di inizio maggio parlano, per il 2020, di una produzione complessiva di rifiuti, tra guanti e mascherine, che oscilla tra i 160mila e le 440mila tonnellate. Il dato medio ci dice che saranno prodotte 300mila tonnellate di spazzatura solo con questi dispositivi di protezione dal Covid-19. A questi numero si aggiungono adesso gli 11 milioni di dispositivi quotidianamente consegnati alle scuole, finiranno nella raccolta indifferenziata e saranno smaltiti attraverso inceneritori.

All’italia mancano inceneritori

Ma l’Italia ha un noto problema inceneritori, che mancano, soprattutto al Sud, ma anche altrove – come in Lombardia o in Toscana – i problemi non mancano, e la loro pessima amministrazione ha portato a scandalosi e ripetuti incendi in un recente passato. Il grosso rischio è che mascherine e guanti rimarranno in discarica o, peggio ancora, dispersi nell’ambiente, da dove poi confluiscono al mare. Se anche solo l’1% delle mascherine usate finisce a terra, per inciviltà o distrazione, avremmo ogni mese 10 milioni di mascherine sparse nella natura e infine nel nostro mare. Un vero e proprio disastro ambientale che ancora non interessa a molti, o almeno non è una priorità.

La proposta di Legambiente

Anche il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, non nasconde tutte le sue perplessità: “È un’iniziativa priva di senso” aver suggerito alle scuole la necessità di indossare mascherine chirurgiche, usa e getta. “La nostra proposta – ha fatto sapere – è scegliere le lavabili equiparabili alle mascherine chirurgiche usa e getta. C’è un processo di riconversione delle linee produttive da parte di numerose aziende italiane. C’è un processo di certificazione da parte del Ministero della Salute, attraverso l’Istituto Superiore di Sanità, per fare in modo che le mascherine riutilizzabili e lavabili siano anch’esse certificate, almeno per un certo numero di lavaggi. Perché non raccomandare allora l’uso delle mascherine riutilizzabili certificate (e, perché no, prodotte da aziende italiane), fornendo agli studenti, agli insegnanti e a tutto il personale scolastico le informazioni su come igienizzare questi dispositivi, sul numero massimo di lavaggi e via discorrendo?”.

Oceani, Onu: “Mandaci la tua idea, la realizziamo”

“Dietro gli incendi di Milano, tutto un sistema sbagliato”

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Perché stare seduti fa male

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 10:00

Stare seduti per brevi periodi di tempo ci aiuta a diminuire lo stress o a recuperare fiato. Ma oggi, il nostro stile di vita ci fa stare molto più tempo seduti che in movimento.

I nostri corpi sono progettati per una vita così sedentaria? Dal canale YouTube TED-Ed Murat Dalkilinç racconta i rischi nascosti dello stare seduti.

Fonte: TED-Ed

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Oceani, Onu: “Mandaci la tua idea, la realizziamo”

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 09:00

L’oceano è la nostra nuova frontiera: ricopre il 71 per cento del pianeta, eppure lo conosciamo appena, ne abbiamo esplorato meno del 5 per cento. Le Nazioni Unite lanciano quindi il progetto per “Il Decennio delle Scienze del mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030)”, iniziativa nata dall’impegno della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco per favorire la cooperazione internazionale nel campo delle scienze del mare, coordinare programmi di ricerca e migliorare la gestione delle sue risorse.

Oceanthon, il primo hackathon italiano

Per promuovere il ruolo dell’oceano nella creazione di un futuro più sano, resiliente, produttivo e sostenibile, la Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC-UNESCO) dell’Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, la Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – con il supporto di Hack for Italy, lanciano l’Oceanthon, il primo hackathon italiano dedicato all’innovazione in campo marino.

Studenti, ricercatori ed esperti vari al via

L’Hackathon digitale è rivolto a studenti, ricercatori, sviluppatori, esperti di comunicazione, economia, marketing, design e a tutti coloro che vogliono contribuire alla progettazione di soluzioni innovative a tutela dell’oceano. Per presentare la domanda di partecipazione, è necessario compilare il form che si può trovare su www.decenniodelmare.it/oceanthon entro il 26 settembre, con la possibilità di inviare anche un video di presentazione di massimo 2 minuti tramite link YouTube e Vimeo.  

L’evento dal 9 ottobre

I partecipanti selezionati, supportati da mentori, prenderanno parte a una prima fase dell’Hackathon dal 3 all’8 ottobre. L’Oceanthon si svolgerà dal 9 all’ 11 ottobre: 3 giorni di network creativi con l’obiettivo di creare soluzioni innovative per la difesa dell’oceano.

I vincitori lavoreranno alla loro idea

I vincitori del progetto avranno la possibilità di lavorare con l’azienda sponsor allo sviluppo dell’idea fino al suo completamento e la relativa immissione sul mercato. Tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione, mentre le idee più interessanti saranno inserite in un database a cui potranno accedere aziende e persone potenzialmente interessate ai diversi progetti.

Vincitori annunciati il 22 ottobre

Il team vincente sarà annunciato il 22 ottobre 2020, in diretta streaming dal Teatro No’hma di Milano, in occasione dell’evento di comunicazione e di educazione che mira a creare una “Generazione Oceano”, persone pienamente consapevoli della sua importanza per la nostra salute e per il nostro futuro. Anche perché non c’è più tempo: siamo l’ultima generazione che può salvare il pianeta.

Tra i vari partner dell’evento si segnala il gruppo assicurativo AXA che da 10 anni si impegna a promuovere attività e iniziative sostenibili per definire un’impronta aziendale più responsabile, Qwartzo, una società di prodotti chimici che propone soluzioni alternative e ecologiche alla plastica monouso e DoDo di Pomellato che sostiene il progetto Tēnaka per la difesa e il ripristino delle barriere coralline

Per ulteriori informazioni, consultare il bando di Oceanthon e per iscriversi all’evento visitare il sito Internet ufficiale www.decenniodelmare.it

Cosa è la Commissione Oceanografica

La Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (COI-UNESCO), è stata istituita nel 1960 come ente dell’UNESCO con autonomia funzionale, è l’unica organizzazione competente per le scienze del mare nell’ambito del sistema delle Nazioni Unite. Lo scopo principale della Commissione è quello di promuovere la cooperazione internazionale e di coordinare programmi di ricerca, di creazione di servizi oceanografici e di sviluppo di capacità, al fine di comprendere maggiormente la natura e le risorse dell’oceano e delle zone costiere, per applicare questa conoscenza per il miglioramento della gestione, dello sviluppo sostenibile, della tutela dell’ambiente marino e dei processi decisionali dei suoi Stati Membri. Inoltre, la COI-UNESCO è riconosciuta attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) come l’organizzazione internazionale competente negli ambiti della ricerca scientifica marina (Parte III) e del trasferimento delle tecnologie marine (Parte XIV).

Energia: un mare di innovazione

Mauritius: gli abitanti donano i loro capelli per salvare il mare dal disastro

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Olio di cannabis: uno “sballo” per la pelle

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 08:00

Effetti “da sballo” sulla pelle, da quello antirughe a quello antiarrossamento, passando per gli effetti nutritivi e restitutivi. E anche sui capelli, soprattutto su quelli aridi e sciupati: l’olio di canapa, privo di principi attivi psicotropi, è un elisir di bellezza che sta prendendo sempre più piede nei centri estetici, tanto che al Cosmoprof North America, la più grande manifestazione a livello mondiale dell’industria della bellezza da poco conclusasi a Los Angeles, si è svolto un focus dal titolo “High on beauty: the cannabis dilemma”.

L’evento

La tavola rotonda organizzata al Cosmoprof North America ha visto interfacciarsi relatori provenienti da diversi settori – soprattutto esperti in ambito cosmetico, legale, ricerche di mercato e marketing – per confrontarsi e fare il punto sugli effetti di questo prodotto e sui cambiamenti normativi in atto perché negli Stati Uniti varia molto da Stato a Stato la posizione relativa alla commercializzazione dei prodotti contenenti cannabidiolo o Cbd, sostanza presente nell’olio per uso estetico.

Olio prezioso

L’olio di canapa, riporta l’Ansa, ha uno dei più elevati livelli di acidi grassi essenziali (EFA), è ricco di acido linoleico e linolenico, insieme ad acidi grassi omega 3: spalmato sulla pelle è un elisir contro la disidratazione e la secchezza della pelle, un antirughe concentrato e un ottimo nutriente. Inoltre risulta avere anche effetti antinfiammatori in grado di calmare la pelle arrossata dopo l’esposizione al sole. Per essere certi che sia “originale” basta leggere bene l’etichetta e individuare la dicitura: “cannabis sativa seed oil” (ovvero “olio da semi di cannabis sativa”).

Un mercato fiorente

L’olio di canapa è già conosciuto e commercializzato nel nostro Paese. Gli utilizzi più frequenti sono le applicazioni sulla pelle e l’assunzione per bocca soprattutto per il trattamento di problematiche come ansia, insonnia e sonno disturbato (meglio evitare il fai da te e, prima dell’utilizzo, chiedere il parere del proprio medico). Stando a quanto riporta l’Ansa, intere linee cosmetiche a base di olio di canapa per la produzione di creme, oli, detergenti, lozioni per il corpo e prodotti per la cura dei capelli sarebbero già a pieno regime  negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa. E c’è da scommettere che la domanda da parte del mercato non si farà attendere.

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Colesterolo cattivo: sotto controllo con un avocado al giorno

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 08:00

Mangiare un avocado al giorno aiuta le persone obese o in sovrappeso a tenere sotto controllo il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue. La notizia arriva da uno studio pubblicato  sul Journal of Nutrition da un gruppo di ricercatori della Pennsylvania State University (Stati Uniti), secondo cui i soggetti che hanno problemi di chili in più «dovrebbero prendere in considerazione di consumare quotidianamente un avocado», ovviamente in modo sano, ad esempio su una fetta di pane integrale tostata.

L’ossidazione aumenta il rischio cardiovascolare

I ricercatori spiegano che i livelli di colesterolo cattivo dipendono sia dalla presenza delle lipoproteine ​​a bassa densità (note anche con la sigla Ldl, ovvero Low density lipoprotein), sia dalle stesse particelle Ldl ossidate. E lo studio, condotto su un gruppo di 45 adulti sovrappeso o obesi, ha messo proprio in evidenza che mangiare un avocado al giorno comporta sia una riduzione dei livelli di lipoproteine a bassa densità (e in particolare delle lipoproteine più piccole e dense) che delle particelle Ldl ossidate.

Leggi anche: Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori non servono a nulla

Per quanto riguarda in particolare la riduzione di queste ultime, spiega Penny Kris-Etherton, che ha coordinato lo studio, i risultato ottenuti dallo studio sono molto promettenti. «Molte ricerche indicano che l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità è alla base dello sviluppo di malattie cardiovascolari perché innesca una reazione a catena che può favorire l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche all’interno delle arterie».

Livelli più alti di luteina

Grazie al consumo di avocado i partecipanti allo studio avevano livelli significativamente più bassi di colesterolo Ldl ossidato e livelli più alti di luteina, una sostanza antiossidante già nota per favorire il benessere di occhi e vista. Tutti benefici promettenti, ma da approfondire: come spiegano gli autori dello studio, «la ricerca nutrizionale sugli avocado è un’area di studio relativamente nuova, e potremmo aver scoperto solo la punta dell’iceberg dei loro benefici sulla salute».

Il consiglio di People For Planet

Poiché questo frutto esotico ha un impatto ambientale molto alto in termini di utilizzo delle risorse idriche (servono 70 litri di acqua per far crescere un solo avocado, più di tre volte quelle necessarie per ottenere un’arancia), deforestazione (per la coltivazione intensiva, sviluppatasi da quando questo frutto è diventato “di moda”), impiego di pesticidi e relativamente alle condizioni di lavoro di chi lo coltiva, si consiglia di consumarlo con consapevolezza e di acquistarlo solo se presenta marchi di certificazione etica.

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Dove sono i banchi promessi da Azzolina? | Tracce di vita su Venere | Pronte le forbici sulle pensioni

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La denuncia di Toti: «Bimbi in ginocchio che scrivono sulle sedie: dove sono i banchi promessi da Azzolina?» ;

Il Giornale: Pronte le forbici sulle pensioni: quanto perderemo sull’assegno;

Il Manifesto: Taglio dei parlamentari, Salvini non si arrabbia per il No di Giorgetti. Anzi;

Il Mattino: Trovate tracce di vita su Venere Quel gas con il nome di una pasta Foto Video;

Il Messaggero:Australia, «Ai pedofili il governo toglierà casa, auto e risparmi», ecco la proposta di legge. In tilt i server del dark web;

llsole24ore: Nel 2020 turisti dimezzati, ritorno a livelli pre-Covid nel 2023. In vacanza sei italiani su dieci – I nuovi aiuti delle regioni per hotel, agenzie, spiagge e guide;

Il Fatto Quotidiano: Johnson avanti dritto verso l’hard Brexit. L’industria dell’auto: “Senza un accordo 110 miliardi di perdite”;

La Repubblica: Una mamma: “Mio figlio down oggi costretto a restare a casa perché mancano le insegnanti di sostegno”;

Leggo: «Coronavirus creato in laboratorio a Wuhan, ne ho le prove». L’accusa della virologa cinese in diretta tv VIDEO;

Tgcom24: Berlusconi dimesso: “E’ stata la prova più pericolosa della mia vita”;

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La mia casa è uno sballo!

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 17:00

La canapa è una pianta straordinaria, con cui si possono fare cose straordinarie. Vediamone l’uso come isolante termico e acustico per le pareti di casa.
Intervista ad Alberto Tulli.

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Burocrazia o burocretinezia?

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 15:00

E’ solo la conferma di due termini che sono parenti stretti. Almeno in banca.

Dopo averne viste parecchie, negli ultimi tempi sento tante di quelle stupidaggini che mi viene da chiedere: burocratizzare o burocretinizzare in banca e’ una predisposizione genetica o un’arte?

Domanda retorica per me che ho dato risposta in “Io so e ho le prove” parlando della “formazione a delinquere” ma non per i cittadini che molto lentamente iniziano a capire che i burocretini elevano a scienza la tendenza a cretinizzare il cliente.

Ma soprattutto c’è da chiederlo a quei manager che, negli istituti di credito, a furia di contare i peli, non si sono ancora accorti di essere diventati gia calvi.

Volete un esempio?

Ecco il colloquio (registrato) tra il direttore di una banca ed un cliente che  ha richiesto la proroga della sospensione del mutuo prevista dal decreto “Cura Italia” (max 18 mesi) di cui stiamo parlando da qualche settimana e che sta diventando, così come temevo, una vera e propria Via Crucis per i cittadini che ne hanno diritto.[1] 

Cliente: “.………caro direttore, dopo la concessione della prima sospensione di 6 mesi scadente a fine settembre, Le ho inviato via Pec la disposizione di proroga di 12 mesi così come prevista dal decreto (ecco un modello) ……”

Direttore: “ ………l’ho letta (senza degnarsi di avvisare il cliente) ma, visto che mi hai telefonato (e se non lo avesse fatto?), ti consiglio di accettare la proroga di soli 6 mesi secondo l’accordo interbancario perche’  quella prevista dal decreto e’ troppo complicata. Devi produrre tanti documenti, li devi scannerizzare ( quanto e’ difficile!) e li devi inviare poi a noi (figurati!)…….[2] 

Cliente: “ ..…direttore ho letto con attenzione il testo della disposizione Consap relativa al decreto ed ho rispettato il dettato. Occorre semplicemente compilare un modulo, allegare un documento di riconoscimento e l’attestato che sono in cassa integrazione (che il mio datore di lavoro mi ha fornito in meno di un minuto)………..

Direttore:”..…………ahhhhhh (meravigliato della conoscenza della procedura e spiazzato). Allora vuol dire che devo accontentarla (quasi fosse un sacrificio!)…….”

Mi chiedo: colpa della inesperienza, della impreparazione o davvero pigrizia mentale ?

Ma in questo contesto mi interessa soprattutto sottolineare il successo nella trattativa di quel  cittadino-cliente che non si è fermato di fronte alla solita banale scusa dilatoria, si è informato ed ha ottenuto il risultato di vedersi riconosciuto un proprio diritto.

Le probabilità di successo nelle cose importanti della vita vengono di solito sottovalutate perché si crede che siano più difficili. Al contrario si sopravvalutano le probabilità nelle cose non importanti, credute più facili.

Il problema è che proprio nella naturale moltiplicazione delle cose non importanti alligna la burocrazia che, ostinata, prolifera nelle banche e si espande come la gramigna.

Bisognava essere un funzionario di banca degli anni Cinquanta per continuare a pensare che la burocrazia sia la forma più efficiente di organizzazione: tutti i problemi risolti da un insieme di regole, controlli, sanzioni perche’ l’uomo e’ intrinsecamente avverso al cambiamento.

Il che non è vero. O, perlomeno, non lo e’ interamente. Questo “non interamente” è quanto basta!

Quanto basta per fare leva sull’uomo, per suscitare l’impegno responsabile verso determinati obiettivi, per esaltarne l’esigenza di autoaffermazione.

Quanto basta per la soluzione dei problemi

Perché se il paradosso è l’ultima possibilità di chi, dopo aver tentato invano, tenta un’ultima volta, allora, di fronte a così grande ostinazione, una scappatoia c’è.

Combattere la burocretinezia è possibile.

P.s. ennesimo appello alla Commissione bicamerale banche

 [1]

 [2]

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Covid-19, aprono le scuole. Bene, ma non benissimo

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 11:50

Questa la situazione questa mattina davanti a un istituto comprensivo di Milano, in via Giusti. Notevole l’assembramento di genitori e bambini, con tutte le sezioni in ingresso allo stesso identico orario, divise solo per classi.

Bambini e genitori sono ancora sforniti delle mascherine promesse e, soprattutto tra i genitori, le mascherine utilizzate sono state quelle di comunità, in tessuto. Anche i bambini, fino all’arrivo delle chirurgiche, possono indossare qualsiasi tipo di mascherina. Nessun distanziamento tra loro all’ingresso, nonostante la presenza di volontari.

Ancora molti i dubbi in merito alle regole di distanziamento. Non è ancora chiaro, ad esempio, se ci sarà il tempo pieno e le attività pomeridiane, nelle quali inevitabilmente classi e sezioni si mischierebbero tra loro.

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Covid-19, Scuola: solo mascherine chirurgiche dai 6 anni in su

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In che modo lo zucchero influisce sul cervello

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 10:00

Quando si mangia un cibo ricco di zucchero, le papille gustative, l’intestino e il cervello se ne accorgono. L’attivazione del sistema di ricompensa non è diversa dal modo in cui il corpo elabora le sostanze che danno dipendenza come l’alcool o la nicotina: un carico eccessivo di zucchero aumenta i livelli di dopamina e accresce il desiderio di dolce.

Dal canale YouTube TED-Ed Nicole Avena spiega perché i dolci e dolcetti dovrebbero essere gustati con moderazione.

Fonte: TED-Ed

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Woodstock, il film che ha cambiato il mondo

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 08:00

Tutti ricordano e celebrano il mezzo secolo del concerto che modificò il corso della musica e dei comportamenti giovanili provocando la nascita di una nazione generazionale che si richiamava a tre valori: pace, amore e libertà. Pochi e di nicchia hanno invece ricordato che la mitica tre giorni nella campagna di Bethel, vicino Woodstock, fu amplificata e vista grazie a un documentario di buon valore che ha permesso a milioni di giovani di poter dire “c’ero anch’io”.

Oltre ai dischi, alla copertura dei giornali e dei canali tv che diedero conto dell’enorme successo del concerto, fu il documentario “Woodstock” (in Italia fu aggiunto al titolo americano “tre giorni di pace, amore, musica”) ad aumentarne l’aura globale tra appassionati di musica, simpatizzanti dei figli dei fiori e pubblico mainstream.

I produttori non immaginavano che puntare sulla riprese di quei tre giorni significasse vincere un Oscar per il miglior documentario e ottenere due nomination per sonoro e montaggio, guadagnare dollari per i diritti (ne costò 600.000 e ne incassò 50 milioni di bigliettoni solo nelle sale) ma soprattutto diventare un caposaldo estetico nel documentari rock che presto sarebbero diventati un genere di grande successo.

Il regista Michael Wadleigh veniva dall’underground ed era adatto a coordinare quell’azzardo. Fece una scelta giusta dotandosi di una squadra di montatori che avrebbero visto il concerto dal retropalco segnando i brani da set da inserire nel lavoro finito. Tra i sei editor, c’è un giovanotto che ha appena realizzato la sua opera prima e ama molto la musica rock oltre al cinema italiano. Non veste hippy e le foto di Woodstock lo mostrano come uno fuori contesto. Si chiama Martin Scorsese e già sa bene il fatto suo.

Scorsese, accreditato in maniera apocrifa come aiuto regista nel film, lavora anche a stretto contatto con la montatrice Thelma Schoonmaker, futura editor dei suoi capolavori, orienta una scelta decisiva nel successo del film. Solo l’inizio del concerto e l’epico finale con Jimi Hendrix rispettano l’ordine cronologico del concerto. Il resto delle 3 ore di film, diventati 224 minuti nella nuova edizione ufficiale del 1994, sono assemblate con indovinato raziocinio tra immagini di concerto e adeguate riprese e interviste di un pubblico che fu protagonista della vicenda. Particolarmente riuscita la tecnica dello split-screen, ovvero dello schermo diviso che permetteva di mettere insieme nell’inquadratura i diversi momenti dell’oceanico concerto.

Presentato al Festival di Cannes il film ebbe grande successo commerciale ma non venne compreso dalla critica contenutistica dell’epoca mentre Morando Morandini ben identifica il suo valore scrivendo nel suo dizionario: “È una cronaca audiovisiva che sa rendere anche il senso fisico di quell’evento irripetibile”.

Utile rievocare anche i gruppi e i producer che non concessero l’autorizzazione ad apparire nel film e non sfruttarono una delle migliori occasioni di promozione del loro successo nel tempo. I Creedence Clearwater Revival non erano soddisfatti della loro performance e dissero no, anche Ravi Shankar stessa sorte e anche la mitica The Band non si vede nel film. A loro Martin Scorsese si dedicherà per lo straordinario “The last walz” che riprende il loro storico indimenticabile ultimo concerto.

È riconosciuto, invece, che artisti come Joe Cocker, Richie Havens e Santana abbiano avuto un successo mondiale per i brani che appaiono nel documentario. Questo aspetto del documentario è ben ricostruito in un articolo di Andrea Silenzi pubblicato in occasione del lancio del blu ray del 2016 che al film aggiunge tre ore di contenuti speciali.

Martin Scorsese, in occasione dell’anniversario, non ha fatto mancare i suoi ricordi scrivendo la prefazione del libro “Woodstock, i tre giorni che hanno cambiato il mondo” e tradotto in Italia da Hoepli dove si legge: “Chi avrebbe mai potuto immaginare che quei tre giorni sarebbero diventati l’icona degli anni 60? Nessuno. Anche perché senza il film il concerto sarebbe rimasto poca cosa”.

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