Gela Le Radici del Futuro
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Il Museo dei relitti greci, finalmente!
È stato inaugurato il 24 febbraio, nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela il Museo dei relitti greci, struttura che accoglie e racconta uno dei ritrovamenti più significativi della storia antica dell’Isola: una nave da carico rinvenuta nel 1998 sui fondali marini antistanti la costa di contrada Bulala, a circa ottocento metri dalla riva.
La struttura è stata interamente finanziata dall’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana, con un importo di oltre 5 milioni di euro, a valere sul Por Sicilia 2000–2006. Il progetto, la direzione dei lavori e l’allestimento sono stati curati dalla soprintendenza per i Beni culturali di Caltanissetta, guidata da Daniela Vullo. Il museo esalta la storia millenaria del mare Mediterraneo e il ruolo strategico di Gela. Si estende per 4 mila metri quadrati e comprende magazzini archeologici, sale multimediali, aule didattiche e aree per le conferenze.
Il progetto architettonico e la direzione dei lavori sono stati affidati all’architetto Ettore Di Mauro; responsabile unico del procedimento è stato l’architetto Emanuele Turco, oggi direttore del Parco archeologico di Gela; l’allestimento è a cura dell’architetto Filippo Ciancimino, mentre il coordinamento generale è stato seguito dalla soprintendente Vullo.
Il restauro dei legni del relitto “Gela1”, che troneggia al centro del Museo, è stato effettuato a Portsmouth, in Gran Bretagna, nel laboratorio dei Mary Rose Archeological Services, una struttura specializzata nel restauro del legno “bagnato” all’interno della base della Marina britannica.
Il museo è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 13.30 e dalle 15 alle 18. Chiusura settimanale il lunedì. Il costo del biglietto è di 6 euro.
La storia
Il Museo dei relitti greci accoglie i resti di un’imbarcazione rinvenuta nel 1998 nei fondali marini antistanti la costa di contrada Bulala a Gela, a circa ottocento metri dalla riva. Il relitto, naufragato probabilmente a causa di una tempesta, giaceva ad una profondità di poco superiore ai cinque metri ed era ricoperto quasi interamente dalla zavorra che serviva a riequilibrare il peso della nave ogni qualvolta parte della merce che trasportava veniva scaricata nei vari porti d’approdo.
Subito dopo la scoperta furono avviate varie campagne di indagine e scavo subacqueo ed ebbe inizio un lungo e complesso studio archeologico attraverso il quale è stato possibile individuare la tipologia lignea dell’imbarcazione, conoscerne il carico e rilevare interamente il relitto al fine di valutare la metodologia di recupero, stabilire le tecniche di restauro e progettare la musealizzazione.
Il recupero, a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta, è avvenuto in più fasi; le principali sono state quelle svolte negli anni 2003-2004 durante la quale circa la metà dei legni che costituivano l’imbarcazione, compreso il lungo paramezzale, fu portata in superficie e quella svolta tra il 2007 ed il 2008 con il prelievo di tutte le restanti parti del relitto.
A conclusione di ogni attività di recupero i legni sono stati trasferiti a Portsmouth, nel laboratorio della Mary Rose Archeological Services, società con un centro specializzato nel restauro del legno bagnato annesso alla locale base navale della Marina Britannica, per essere sottoposti, previa desalinizzazione, al trattamento consolidante tramite il metodo dell’impregnazione con Peg, un polimero igroscopico a diverso peso molecolare che a temperatura ambiente presenta un aspetto ceroso, il quale, penetrando gradualmente nella struttura legnosa, si sostituisce alle molecole d’acqua.
Contestualmente al restauro procedeva, da parte della Soprintendenza nissena, la progettazione della grande struttura che avrebbe dovuto ospitare l’imbarcazione il cui sito era stato individuato all’interno dell’area demaniale di Bosco Littorio, non lontano dall’Emporio Greco, probabile luogo al quale era destinato il carico della nave per la commercializzazione.
Fulcro del grande spazio museale, la cui copertura lignea ricorda la carena rovesciata di un’imbarcazione, è il relitto greco con il lungo paramezzale, i madieri e parte del fasciame. Intorno sono esposti i reperti più significativi del prezioso carico costituito prevalentemente da anfore vinarie e olearie, oltre a ceramica attica di grande pregio, vasi figurati, lucerne, coppe, scodelle e vari oggetti di uso comune per la vita di bordo, tra i quali uno zufolo fittile e un piccolo corredo devozionale con due are in terracotta e una statuetta fittile di divinità femminile.
Completano l’allestimento una camera immersiva e uno spazio dotato di visori per la realtà virtuale attraverso i quali il visitatore potrà vivere alcune fasi del “viaggio” dell’imbarcazione.
Fonte: Regione Sicilia.
Foto: AbelDionis
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Al Liceo Classico di Gela nasce la Web Radio Eschilo
Nasce la Web Radio Eschilo: al liceo classico di Gela primo confronto
tra Sindaco e scuola
Il Sindaco Terenziano di Stefano ha tenuto a battesimo la Web Radio del
liceo classico _Eschilo_ di Gela, aprendo di fatto una nuova frontiera
della didattica e della comunicazione. Si tratta di un progetto
innovativo finanziato con fondi PNRR, pensato come laboratorio
permanente per gli studenti. Uno spazio digitale dove informarsi,
raccontarsi, confrontarsi e soprattutto imparare facendo, attraverso
podcast, interviste, programmi di approfondimento e intrattenimento.
“La web radio non è solo uno strumento tecnologico, ma un vero e
proprio ambiente educativo – ha detto il Sindaco – Oggi la Comunicazione
ha una valenza fondamentale in tutti gli ambiti, non solo politici.
Saper comunicare, informare, usare nel modo più appropriato i social e
gli strumenti tecnologici comunicativi è indispensabile. Per gli
studenti significa imparare a comunicare in modo consapevole, a lavorare
in squadra, a gestire tempi, linguaggi e responsabilità. Un’esperienza
che unisce competenze digitali, spirito critico e creatività”.
La prima trasmissione ha visto protagonisti proprio il Sindaco ed il
dirigente scolastico Maurizio Tedesco. Un confronto diretto tra
istituzioni e studenti, che hanno avuto l’occasione di porre domande,
stimolare riflessioni e sperimentare sul campo il linguaggio
giornalistico e radiofonico.
Il progetto prende forma grazie a un gruppo di studenti motivati e ben
organizzati.
Regia: Vittorio Fargetta, Attilio Cammarata, Matteo Morgana
Conduttrice: Flavia Barletta
In studio anche i rappresentanti d’istituto Nicola Minardi e
Alessandra Trovato, insieme al rappresentante della Consulta provinciale
Leonardo Susino, a testimonianza di una radio aperta al dialogo e alla
partecipazione.
A guidare il percorso la direttrice responsabile della web radio Maria
Concetta Goldini, affiancata dalla docente referente Antonella Salerno,
che ha seguito e sostenuto la nascita del progetto fin dalle sue fasi
iniziali.
Testo e foto: comunicato stampa Ufficio Gabinetto del Sindaco
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La leggenda del mostro del Lago Biviere: A Biddina
Tra le tante creature straordinarie che popolano il Lago Biviere di Gela, si narra che le acque del Lago fossero frequentate da una presenza inquietante: un gigantesco serpente le cui sembianze ricorderebbero un rettile estinto del Paleocene, capace di ipnotizzare chiunque passava di lí per poi divorarlo.
La leggenda narra che alcuni cacciatori, durante una battuta di caccia, appostati tra i canneti del lago Biviere, in attesa che le folaghe si levassero in volo, furono attratti dal síbilo e dall’apparizione improvvisa di un grosso rettile tutto ricoperto di scaglie dalla testa alla coda.
Veniva dalla terraferma ed era diretta verso il lago.
Era la “biddina”, una bestia leggendaria, un mostruoso rettile dalla circonferenza di un “vuttazzeddu di una sarma di vino” e dalle dimensioni titaniche.
Lungo più di 10 metri, coperto di squame corazzate, questo serpente dagli occhi rossi paralizzò i cacciatori. Alcuni di loro riuscirono a scappare e raggiunto il paese urlarono “a biddina scappau”.
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Acropoli di Gela
Situata in Prossimità del Museo Archeologico Regionale, l’ Acropoli di Gela è uno dei siti archeologici di maggiore rilievo
in Sicilia. Luogo della fondazione dell’ antica Gela, l’ area risulta essere uno straordinario esempio di stratificazione
storica.
La prima fase registrata dagli scavi effettuati tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900 ,provano che l’ area, prima dell’ arrivo dei coloni
rodio-cretesi, era già occupata in epoca preistorica da insediamenti indigeni databili tra il IV ed il II millennio a.C..
Dopo una fase di abbandono, il sito fu nuovamente occupato intorno all’ VIII secolo a. C. da un piccolo insediamento
precedente alla fondazione di Gela , una proto-colonia alla quale era stato dato il nome di Lindioi, come riportato dagli
storici Tucilide ed Erodoto. Lindioi fu dunque un primo avamposto-emporio che aprì la strada alla fo0ndazione di Gela
da parte dei rodiesi guidati da Antifemo e dei cretesi guidati da Entimo.
Nella prima metà del VII secolo a. C. nell’area furono costruiti alcuni edifici come ad esempio un sacello dedicato ad
Athena Lindia, la dea protettrice della città, i cui resti furono poi inglobati nelle fondazioni di un secondo tempio
costruito nel corso del VI secolo a.C. e dedicato ancora ad Athena.
È nel V secolo a.C. che l’ acropoli subisce le maggiori trasformazioni. Sotto i Dinomenidi, tiranni della città, si da inizio ad
un importante progetto di monumentalizzazione attraverso la costruzione di imponenti edifici. Nel 480 a.C. a seguito
della vittoria dei greci sui cartaginesi nella grande Battaglia di Himera, il tiranno di Gela Ierone decide di edificare un
nuovo tempio dedicato ad Athena, di cui oggi ci rimane una sola colonna.
L’ edificio sacro, con peristasi di 6 x 12 colonne, fu ornato da elementi marmorei importati dalle Cicladi, decorati da
motivi policromi. Anche gli altri edifici della zona furono sfarzosamente arricchiti da elementi architettonici, quali
acroteri equestri ed antefisse fittili.
L’ acropoli, come dimostrano alcuni strati di macerie, fu distrutta nel 405 a.C. a seguito del saccheggio della città da parte
dei cartaginesi guidati da Himilko. Attraverso il riutilizzo dei materiali e delle vestigia degli antichi templi, venne
impiantata tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C. una stoà (mercato), ancora oggi visibile nelle strutture ben
conservate poste sul lato nord.
A seguito della rifondazione di Gela (339 a.C.) da parte di Timoleonte sul lato ovest della collina, l’ area dell’ acropoli
venne definitivamente abbandonata. Dell’ antico sito primigenio non rimanevano che alcune colonne, di cui ci rimangono
tracce storiche nei racconti di Edrisi (XII sec. d.C.) e Guido delle Colonne (XIII sec. d.C.).
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