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Aggiornato: 2 ore 2 min fa

Al Liceo Classico di Gela nasce la Web Radio Eschilo

Lun, 02/09/2026 - 12:53

Nasce la Web Radio Eschilo: al liceo classico di Gela primo confronto
tra Sindaco e scuola

Il Sindaco Terenziano di Stefano ha tenuto a battesimo la Web Radio del
liceo classico _Eschilo_ di Gela, aprendo di fatto una nuova frontiera
della didattica e della comunicazione. Si tratta di un progetto
innovativo finanziato con fondi PNRR, pensato come laboratorio
permanente per gli studenti. Uno spazio digitale dove informarsi,
raccontarsi, confrontarsi e soprattutto imparare facendo, attraverso
podcast, interviste, programmi di approfondimento e intrattenimento.

“La web radio non è solo uno strumento tecnologico, ma un vero e
proprio ambiente educativo – ha detto il Sindaco – Oggi la Comunicazione
ha una valenza fondamentale in tutti gli ambiti, non solo politici.
Saper comunicare, informare, usare nel modo più appropriato i social e
gli strumenti tecnologici comunicativi è indispensabile. Per gli
studenti significa imparare a comunicare in modo consapevole, a lavorare
in squadra, a gestire tempi, linguaggi e responsabilità. Un’esperienza
che unisce competenze digitali, spirito critico e creatività”.

La prima trasmissione ha visto protagonisti proprio il Sindaco ed il
dirigente scolastico Maurizio Tedesco. Un confronto diretto tra
istituzioni e studenti, che hanno avuto l’occasione di porre domande,
stimolare riflessioni e sperimentare sul campo il linguaggio
giornalistico e radiofonico.

Il progetto prende forma grazie a un gruppo di studenti motivati e ben
organizzati.
Regia: Vittorio Fargetta, Attilio Cammarata, Matteo Morgana
Conduttrice: Flavia Barletta
In studio anche i rappresentanti d’istituto Nicola Minardi e
Alessandra Trovato, insieme al rappresentante della Consulta provinciale
Leonardo Susino, a testimonianza di una radio aperta al dialogo e alla
partecipazione.

A guidare il percorso la direttrice responsabile della web radio Maria
Concetta Goldini, affiancata dalla docente referente Antonella Salerno,
che ha seguito e sostenuto la nascita del progetto fin dalle sue fasi
iniziali.

Testo e foto: comunicato stampa Ufficio Gabinetto del Sindaco

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La leggenda del mostro del Lago Biviere: A Biddina

Mar, 01/06/2026 - 15:57

 

Tra le tante creature straordinarie che popolano il Lago Biviere di Gela, si narra che le acque del Lago fossero frequentate da una presenza inquietante: un gigantesco serpente le cui sembianze ricorderebbero un rettile estinto del Paleocene, capace di ipnotizzare chiunque passava di lí per poi divorarlo.

La leggenda narra che alcuni cacciatori, durante una battuta di caccia, appostati tra i canneti del lago Biviere, in attesa che le folaghe si levassero in volo, furono attratti dal síbilo e dall’apparizione improvvisa di un grosso rettile tutto ricoperto di scaglie dalla testa alla coda.

Veniva dalla terraferma ed era diretta verso il lago.

Era la “biddina”, una bestia leggendaria, un mostruoso rettile dalla circonferenza di un “vuttazzeddu di una sarma di vino” e dalle dimensioni titaniche.

Lungo più di 10 metri, coperto di squame corazzate, questo serpente dagli occhi rossi paralizzò i cacciatori. Alcuni di loro riuscirono a scappare e raggiunto il paese urlarono “a biddina scappau”.

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Acropoli di Gela

Mar, 01/06/2026 - 09:00

Situata in Prossimità del Museo Archeologico Regionale, l’ Acropoli di Gela è uno dei siti archeologici di maggiore rilievo
in Sicilia. Luogo della fondazione dell’ antica Gela, l’ area risulta essere uno straordinario esempio di stratificazione
storica.
La prima fase registrata dagli scavi effettuati tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900 ,provano che l’ area, prima dell’ arrivo dei coloni
rodio-cretesi, era già occupata in epoca preistorica da insediamenti indigeni databili tra il IV ed il II millennio a.C..
Dopo una fase di abbandono, il sito fu nuovamente occupato intorno all’ VIII secolo a. C. da un piccolo insediamento
precedente alla fondazione di Gela , una proto-colonia alla quale era stato dato il nome di Lindioi, come riportato dagli
storici Tucilide ed Erodoto. Lindioi fu dunque un primo avamposto-emporio che aprì la strada alla fo0ndazione di Gela
da parte dei rodiesi guidati da Antifemo e dei cretesi guidati da Entimo.

Nella prima metà del VII secolo a. C. nell’area furono costruiti alcuni edifici come ad esempio un sacello dedicato ad
Athena Lindia, la dea protettrice della città, i cui resti furono poi inglobati nelle fondazioni di un secondo tempio
costruito nel corso del VI secolo a.C. e dedicato ancora ad Athena.

È nel V secolo a.C. che l’ acropoli subisce le maggiori trasformazioni. Sotto i Dinomenidi, tiranni della città, si da inizio ad
un importante progetto di monumentalizzazione attraverso la costruzione di imponenti edifici. Nel 480 a.C. a seguito
della vittoria dei greci sui cartaginesi nella grande Battaglia di Himera, il tiranno di Gela Ierone decide di edificare un
nuovo tempio dedicato ad Athena, di cui oggi ci rimane una sola colonna.
L’ edificio sacro, con peristasi di 6 x 12 colonne, fu ornato da elementi marmorei importati dalle Cicladi, decorati da
motivi policromi. Anche gli altri edifici della zona furono sfarzosamente arricchiti da elementi architettonici, quali
acroteri equestri ed antefisse fittili.
L’ acropoli, come dimostrano alcuni strati di macerie, fu distrutta nel 405 a.C. a seguito del saccheggio della città da parte
dei cartaginesi guidati da Himilko. Attraverso il riutilizzo dei materiali e delle vestigia degli antichi templi, venne
impiantata tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C. una stoà (mercato), ancora oggi visibile nelle strutture ben
conservate poste sul lato nord.
A seguito della rifondazione di Gela (339 a.C.) da parte di Timoleonte sul lato ovest della collina, l’ area dell’ acropoli
venne definitivamente abbandonata. Dell’ antico sito primigenio non rimanevano che alcune colonne, di cui ci rimangono
tracce storiche nei racconti di Edrisi (XII sec. d.C.) e Guido delle Colonne (XIII sec. d.C.).

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La leggenda del Castelluccio

Gio, 11/27/2025 - 16:05

La Leggenda del Castelluccio di Gela parla di una bellissima castellana dalla lunga chioma nera che attirava tutti i passanti e i contadini con i suoi canti melodiosi.

Si narra che la bella castellana fosse di corporatura esile, che indossavsse un meraviglioso manto blu e argento, truccata con uno strano rossetto verde.  Era una figura dotata di fascino misterioso perché tanto bella quanto crudele, severa e intransigente con i servitori, ambigua, sfuggente.

Durante le sue giornate si occupava della servitù e si prendeva cura dei cavalli.

Tanti uomini erano attratti dalla sua bellezza e dalla sua voce, ma chiunque tentava di avvicinarsi poi scompariva nel nulla.

Chi doveva discutere di affari con lei, inviava i messaggi con i piccioni. Ma anche quelli non facevano più ritorno.

Alcuni raccontano di aver visto di notte un cavaliere con l’armatura aggirarsi intorno alla fortezza, per poi scomparire nell’oscurità.

Questi strani eventi mettevano certamente paura ai numerosi viandanti che, spesso, evitavano di avvicinarsi troppo al castello.

Si racconta anche che fra quelle mura secolari del castello vi fossero dei fantasmi e ombre.

Si dice inoltre che ci fosse nascosto un tesoro ovvero “a travatura” ma finora nessuno è mai riuscito a trovarne traccia.

Non si sa se la Castellana sia veramente esistita in questo castello ma ciò che è vero è che all’interno del castello ci sono dei tunnel sotterranei che lo collegano fin dentro la città di Gela.

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I rami ‘che ficu

Gio, 11/27/2025 - 16:00

I “rami ‘che ficu” sono, a Gela, i più gustosi e tradizionali dolci di Natale.

Ingredienti necessari e peculiari sono i fichi essiccati durante l’estate.

Il ripieno di questi dolci noti e amati si ottiene con un impasto, appunto, di fichi secchi e vino cotto, anch’esso preparato durante il periodo della vendemmia.

Solitamente i “rami” sono ricoperti dalla “ghiacciata”, un composto emulsionato di zucchero a velo e albume.

Questi dolcetti, preparati quasi esclusivamente durante le festività natalizie, richiamano fortemente le antiche tradizioni.

 Ingredienti:
-½ chilo di farina
-15 gr di lievito
-4 tuorli
-150 gr di strutto o burro
-250 gr di zucchero
-scorza di limone
-1 bustina di vanillina

Per il ripieno:
-200g fichi secchi
-150g mandorle
-buccia d’arancia
– 2 cucchiai di vino cotto o marsala
-un pizzico di cannella

Per la glassa:
-2 albumi
-100g di zucchero a velo
-succo di limone q.b.
-codette colorate per la decorazione

Preparazione:
Procedete sbollentando i fichi secchi, in acqua calda per un paio di minuti.

Tritare finemente i fichi secchi appena sbollentati con una lama ben affilata, se volete, potete anche usare un passaverdure.

In una pentola, versare i fichi secchi tritati, aggiungendo la scorza di un’arancia.

Unire al composto del vino cotto o del marsala e far cuocere a fiamma molto bassa per alcuni minuti.

Nel frattempo tritare le mandorle, possibilmente tostate, e aggiungerle al composto assieme, se volete, a una spolverata di cannella.

Mescolare fino a quando il composto sarà ben amalgamato, e poi, lasciatelo riposare per qualche ora.

Procediamo a questo punto a preparare la pasta frolla.

In una ciotola aggiungete alla farina la vanillina e il lievito per dolci. Incorporate lo strutto o il burro, e lavorate velocemente il composto. Aggiungete un pizzico di sale, la scorza di limone grattugiata e i tuorli.

Lavorate l’impasto fino a ottenere un composto omogeneo e liscio.

Avvolgere la frolla con della pellicola da cucina e lasciarla riposare in frigo per un’ora o anche più.

Trascorso questo tempo, procedete stendendo la frolla con l’ausilio di un mattarello, dandole una forma rettangolare.

Farcite adesso la frolla con il ripieno di fichi secchi.

Richiudete la frolla in modo da formare una specie di salsicciotto.

A questo punto, con un coltello, tagliate la frolla in modo da formare dei tronchetti di pasta, ricordandovi di fare, ai lati, le incisioni classiche dei “rami che ficu”

Infornare in forno preriscaldato a 200° sino a quando non si saranno dorati.

A questo punto, tirateli fuori dal forno e lasciateli raffreddare.

Nel frattempo che i “rami che ficu” si raffreddino, prepariamo la “ghiacciata”, ovvero glassa di zucchero.

Lavorate, mediante le fruste l’albume fino a quando vedrete che comincia a diventare bianco, stando attenti a non montarlo a neve.

Aggiungete, molto lentamente, lo zucchero a velo e qualche goccia di limone, mescolando con una spatola, sino a quando non otterrete una glassa bianca.

A questo punto, tramite un pennello, spennellate i “rami” con la glassa.

Aggiungete se volete delle decorazioni, io ho usato delle codette colorate.

Rimettete i “rami” nel forno caldo ma spento, per far si che la glassa si solidifichi.

I vostri “rami che ficu” sono pronti per deliziare il palato di grandi e piccini durante queste feste.

Buon appetito e buone feste!

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