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L’Ultima Cena a Marsico Nuovo
L’Ultima Cena
L’affresco “L’Ultima Cena”, del XVI secolo, è attribuito a Girolamo Todisco. L’opera richiama aspetti locali nelle fattezze dei personaggi e nei cibi raffigurati, appartenenti alla tradizione lucana. La tavola, a forma di C, è imbandita con caciocavallo, pani e uova, inframezzati da ciliege e fiori. I commensali sono disposti armonicamente ai lati della figura del Cristo che regge l’ostia davanti a sè.
L’affresco è stato ritrovato negli anni ’80 nel Convento di San Francesco, nascosto da una catasta di legna e coperto da un intonaco leggero.
Posto all’attenzione della Sovrintendenza, è stato restaurato a Matera e riportato a Marsico Nuovo, nella attuale sede del Museo D’Arte Sacra
La Chiesa di San Michele, che ospita il Museo, consente di ammirare anche altre opere, quali il portale romanico, opera del mastro Melchiorre da Montalbano, dichiarato monumento nazionale e la pregevole statua lignea della ” Madonna Stante”.
Fonte: Wikipedia
Foto: Mhlsassa
I Bagni Greci di Gela, le terme di 2500 anni fa.
I Bagni Greci, situati all’interno del circuito urbano della moderna Gela, risultano essere uno degli esempi meglio conservati di impianto termale di epoca ellenistica (IV-III sec. a.C.).
Costruiti a seguito della rifondazione di Gela da parte di Timoleonte, il complesso termale risultava essere, oltre che un’importante struttura per il benessere del corpo. un luogo di incontro per gli antichi abitanti della città. Non è difficile pensare che personaggi come Archestrato o Euclide, che vissero a Gela in quel periodo, utilizzarono queste strutture, a testimonianza dell’importanza storica dei siti archeologici presenti nel territorio.
Il complesso è caratterizzato da 3 ambienti, di cui due con gruppi di vasche in terracotta. Nel primo gruppo le vasche sono disposte a ferro di cavallo, mentre il secondo gruppo è costituito da ben 22 vasche disposte circolarmente.
È presente inoltre un ambiente sotterraneo, ipocausto, dove veniva acceso il fuoco per riscaldare l’acqua destinata al primo gruppo di vasche.
I Bagni Greci di Gela risultano essere l’unico complesso di questo tipo in Sicilia. Esso trova confronti con analoghi impianti greci di Delfi, di Olimpia, di Colofone, di Gortys, pur essi databili tra il IV e III sec. a.C.
La datazione è confermata dal ritrovamento di unguenti, di oscilla, di anfore di tipo italico punico, presenti negli ambienti dei bagni, nonché dalle monete di età timoleontea, alcune di conio siracusano (Trias: D/Testa di Athena con elmo corinzo; R/Ippocampo), di Gela (D/Testa di Zeus; T/ Testa di Demetra di tre quarti), di tipo siculo – punico (D/Testa di Persefone – Tanit; R/ Cavallo e palma) recuperate sul pavimento (Dip. BB. CC.)
L’edificio venne distrutto nel 282 a.C. a seguito del saccheggio della città da parte dei Mamertini, mercenari campani che non lasciarono scampo alla città ricostruita da Timoleonte qualche decennio prima. Non vi sono tracce di un tentativo di riutilizzo, fatto da mettere in relazione con il trasferimento degli abitanti sopravvissuti nella nuova città di Finziade (odierna Licata)
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Il Museo dei relitti greci, finalmente!
È stato inaugurato il 24 febbraio, nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela il Museo dei relitti greci, struttura che accoglie e racconta uno dei ritrovamenti più significativi della storia antica dell’Isola: una nave da carico rinvenuta nel 1998 sui fondali marini antistanti la costa di contrada Bulala, a circa ottocento metri dalla riva.
La struttura è stata interamente finanziata dall’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana, con un importo di oltre 5 milioni di euro, a valere sul Por Sicilia 2000–2006. Il progetto, la direzione dei lavori e l’allestimento sono stati curati dalla soprintendenza per i Beni culturali di Caltanissetta, guidata da Daniela Vullo. Il museo esalta la storia millenaria del mare Mediterraneo e il ruolo strategico di Gela. Si estende per 4 mila metri quadrati e comprende magazzini archeologici, sale multimediali, aule didattiche e aree per le conferenze.
Il progetto architettonico e la direzione dei lavori sono stati affidati all’architetto Ettore Di Mauro; responsabile unico del procedimento è stato l’architetto Emanuele Turco, oggi direttore del Parco archeologico di Gela; l’allestimento è a cura dell’architetto Filippo Ciancimino, mentre il coordinamento generale è stato seguito dalla soprintendente Vullo.
Il restauro dei legni del relitto “Gela1”, che troneggia al centro del Museo, è stato effettuato a Portsmouth, in Gran Bretagna, nel laboratorio dei Mary Rose Archeological Services, una struttura specializzata nel restauro del legno “bagnato” all’interno della base della Marina britannica.
Il museo è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 13.30 e dalle 15 alle 18. Chiusura settimanale il lunedì. Il costo del biglietto è di 6 euro.
La storia
Il Museo dei relitti greci accoglie i resti di un’imbarcazione rinvenuta nel 1998 nei fondali marini antistanti la costa di contrada Bulala a Gela, a circa ottocento metri dalla riva. Il relitto, naufragato probabilmente a causa di una tempesta, giaceva ad una profondità di poco superiore ai cinque metri ed era ricoperto quasi interamente dalla zavorra che serviva a riequilibrare il peso della nave ogni qualvolta parte della merce che trasportava veniva scaricata nei vari porti d’approdo.
Subito dopo la scoperta furono avviate varie campagne di indagine e scavo subacqueo ed ebbe inizio un lungo e complesso studio archeologico attraverso il quale è stato possibile individuare la tipologia lignea dell’imbarcazione, conoscerne il carico e rilevare interamente il relitto al fine di valutare la metodologia di recupero, stabilire le tecniche di restauro e progettare la musealizzazione.
Il recupero, a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta, è avvenuto in più fasi; le principali sono state quelle svolte negli anni 2003-2004 durante la quale circa la metà dei legni che costituivano l’imbarcazione, compreso il lungo paramezzale, fu portata in superficie e quella svolta tra il 2007 ed il 2008 con il prelievo di tutte le restanti parti del relitto.
A conclusione di ogni attività di recupero i legni sono stati trasferiti a Portsmouth, nel laboratorio della Mary Rose Archeological Services, società con un centro specializzato nel restauro del legno bagnato annesso alla locale base navale della Marina Britannica, per essere sottoposti, previa desalinizzazione, al trattamento consolidante tramite il metodo dell’impregnazione con Peg, un polimero igroscopico a diverso peso molecolare che a temperatura ambiente presenta un aspetto ceroso, il quale, penetrando gradualmente nella struttura legnosa, si sostituisce alle molecole d’acqua.
Contestualmente al restauro procedeva, da parte della Soprintendenza nissena, la progettazione della grande struttura che avrebbe dovuto ospitare l’imbarcazione il cui sito era stato individuato all’interno dell’area demaniale di Bosco Littorio, non lontano dall’Emporio Greco, probabile luogo al quale era destinato il carico della nave per la commercializzazione.
Fulcro del grande spazio museale, la cui copertura lignea ricorda la carena rovesciata di un’imbarcazione, è il relitto greco con il lungo paramezzale, i madieri e parte del fasciame. Intorno sono esposti i reperti più significativi del prezioso carico costituito prevalentemente da anfore vinarie e olearie, oltre a ceramica attica di grande pregio, vasi figurati, lucerne, coppe, scodelle e vari oggetti di uso comune per la vita di bordo, tra i quali uno zufolo fittile e un piccolo corredo devozionale con due are in terracotta e una statuetta fittile di divinità femminile.
Completano l’allestimento una camera immersiva e uno spazio dotato di visori per la realtà virtuale attraverso i quali il visitatore potrà vivere alcune fasi del “viaggio” dell’imbarcazione.
Fonte: Regione Sicilia.
Foto: AbelDionis
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Al Liceo Classico di Gela nasce la Web Radio Eschilo
Nasce la Web Radio Eschilo: al liceo classico di Gela primo confronto
tra Sindaco e scuola
Il Sindaco Terenziano di Stefano ha tenuto a battesimo la Web Radio del
liceo classico _Eschilo_ di Gela, aprendo di fatto una nuova frontiera
della didattica e della comunicazione. Si tratta di un progetto
innovativo finanziato con fondi PNRR, pensato come laboratorio
permanente per gli studenti. Uno spazio digitale dove informarsi,
raccontarsi, confrontarsi e soprattutto imparare facendo, attraverso
podcast, interviste, programmi di approfondimento e intrattenimento.
“La web radio non è solo uno strumento tecnologico, ma un vero e
proprio ambiente educativo – ha detto il Sindaco – Oggi la Comunicazione
ha una valenza fondamentale in tutti gli ambiti, non solo politici.
Saper comunicare, informare, usare nel modo più appropriato i social e
gli strumenti tecnologici comunicativi è indispensabile. Per gli
studenti significa imparare a comunicare in modo consapevole, a lavorare
in squadra, a gestire tempi, linguaggi e responsabilità. Un’esperienza
che unisce competenze digitali, spirito critico e creatività”.
La prima trasmissione ha visto protagonisti proprio il Sindaco ed il
dirigente scolastico Maurizio Tedesco. Un confronto diretto tra
istituzioni e studenti, che hanno avuto l’occasione di porre domande,
stimolare riflessioni e sperimentare sul campo il linguaggio
giornalistico e radiofonico.
Il progetto prende forma grazie a un gruppo di studenti motivati e ben
organizzati.
Regia: Vittorio Fargetta, Attilio Cammarata, Matteo Morgana
Conduttrice: Flavia Barletta
In studio anche i rappresentanti d’istituto Nicola Minardi e
Alessandra Trovato, insieme al rappresentante della Consulta provinciale
Leonardo Susino, a testimonianza di una radio aperta al dialogo e alla
partecipazione.
A guidare il percorso la direttrice responsabile della web radio Maria
Concetta Goldini, affiancata dalla docente referente Antonella Salerno,
che ha seguito e sostenuto la nascita del progetto fin dalle sue fasi
iniziali.
Testo e foto: comunicato stampa Ufficio Gabinetto del Sindaco
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Cuore Basilicata nel 2026
CUORE BASILICATA
NEL 2026
Dopo anni di sviluppo del progetto Cuore Basilicata realizzato dal Gruppo Atlantide con il sostegno di Eni, sponsor del progetto fino a tutto il 2025, il sodalizio con Eni si interrompe nel 2026. A Eni va il sincero ringraziamento per aver sostenuto il progetto fin dalla sua nascita.
Come Gruppo Atlantide abbiamo deciso di continuare il progetto Cuore Basilicata perché Cuore Basilicata continua ad avere una importante funzione da svolgere con e per l’area.
In questo siamo confortati dai risultati nel web e sui social del 2025 che sono stati migliori dei già notevoli risultati raggiunti negli anni precedenti:
- 484.000 pagine viste sui siti di Cuore Basilicata da 151.000 utenti;
- Oltre 10.000 follower sui social;
- 80.000 lettori della newsletter mensile nel 2025;
- Quasi 200.000 visualizzazioni della terza stagione della Web Serie “Cuori Lucani”
- …
Ecco alcune iniziative che intendiamo realizzare nel 2026
ITINERARI DI VIAGGIO NELL’AREA
Nuovi itinerari che saranno studiati assieme agli Enti ed agli operatori economici che vorranno partecipare per attrarre l’attenzione di visitatori e tour operator verso il territorio e le sue attrazioni.
UNA VETRINA NEL WEB PER LE ATTIVITÀ DI ECCELLENZA
Qualità Lucana è diventato un punto di riferimento per i viaggiatori alla ricerca delle eccellenze per i loro acquisti, gli agriturismi, gli alberghi, i bar, i b&b, i luoghi di cultura, i ristoranti.
Nel 2026 arriverà una nuova edizione aggiornata.
PROGRAMMI PER LE SCUOLE NEL MONDO DEL CINEMA E DEGLI AUDIOVISIVI
Il Gruppo Atlantide, in partnership con Scuole del territorio, parteciperà ai Bandi che saranno indetti dalla Direzione Cinema e Audiovisivi del MIC per far acquisire conoscenze ed abilità a studentesse e studenti nel comparto dell’audiovisivo e del digitale, un comparto in crescita impetuosa.
Grazie sin d’ora per tutti i suggerimenti e le indicazioni che potremo ricevere da Enti, Imprese, Associazioni, Scuole, cittadine e cittadini scrivendo a [email protected]
Bruno Patierno, Coordinatore Gruppo Atlantide
La leggenda del mostro del Lago Biviere: A Biddina
Tra le tante creature straordinarie che popolano il Lago Biviere di Gela, si narra che le acque del Lago fossero frequentate da una presenza inquietante: un gigantesco serpente le cui sembianze ricorderebbero un rettile estinto del Paleocene, capace di ipnotizzare chiunque passava di lí per poi divorarlo.
La leggenda narra che alcuni cacciatori, durante una battuta di caccia, appostati tra i canneti del lago Biviere, in attesa che le folaghe si levassero in volo, furono attratti dal síbilo e dall’apparizione improvvisa di un grosso rettile tutto ricoperto di scaglie dalla testa alla coda.
Veniva dalla terraferma ed era diretta verso il lago.
Era la “biddina”, una bestia leggendaria, un mostruoso rettile dalla circonferenza di un “vuttazzeddu di una sarma di vino” e dalle dimensioni titaniche.
Lungo più di 10 metri, coperto di squame corazzate, questo serpente dagli occhi rossi paralizzò i cacciatori. Alcuni di loro riuscirono a scappare e raggiunto il paese urlarono “a biddina scappau”.
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Acropoli di Gela
Situata in Prossimità del Museo Archeologico Regionale, l’ Acropoli di Gela è uno dei siti archeologici di maggiore rilievo
in Sicilia. Luogo della fondazione dell’ antica Gela, l’ area risulta essere uno straordinario esempio di stratificazione
storica.
La prima fase registrata dagli scavi effettuati tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900 ,provano che l’ area, prima dell’ arrivo dei coloni
rodio-cretesi, era già occupata in epoca preistorica da insediamenti indigeni databili tra il IV ed il II millennio a.C..
Dopo una fase di abbandono, il sito fu nuovamente occupato intorno all’ VIII secolo a. C. da un piccolo insediamento
precedente alla fondazione di Gela , una proto-colonia alla quale era stato dato il nome di Lindioi, come riportato dagli
storici Tucilide ed Erodoto. Lindioi fu dunque un primo avamposto-emporio che aprì la strada alla fo0ndazione di Gela
da parte dei rodiesi guidati da Antifemo e dei cretesi guidati da Entimo.
Nella prima metà del VII secolo a. C. nell’area furono costruiti alcuni edifici come ad esempio un sacello dedicato ad
Athena Lindia, la dea protettrice della città, i cui resti furono poi inglobati nelle fondazioni di un secondo tempio
costruito nel corso del VI secolo a.C. e dedicato ancora ad Athena.
È nel V secolo a.C. che l’ acropoli subisce le maggiori trasformazioni. Sotto i Dinomenidi, tiranni della città, si da inizio ad
un importante progetto di monumentalizzazione attraverso la costruzione di imponenti edifici. Nel 480 a.C. a seguito
della vittoria dei greci sui cartaginesi nella grande Battaglia di Himera, il tiranno di Gela Ierone decide di edificare un
nuovo tempio dedicato ad Athena, di cui oggi ci rimane una sola colonna.
L’ edificio sacro, con peristasi di 6 x 12 colonne, fu ornato da elementi marmorei importati dalle Cicladi, decorati da
motivi policromi. Anche gli altri edifici della zona furono sfarzosamente arricchiti da elementi architettonici, quali
acroteri equestri ed antefisse fittili.
L’ acropoli, come dimostrano alcuni strati di macerie, fu distrutta nel 405 a.C. a seguito del saccheggio della città da parte
dei cartaginesi guidati da Himilko. Attraverso il riutilizzo dei materiali e delle vestigia degli antichi templi, venne
impiantata tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C. una stoà (mercato), ancora oggi visibile nelle strutture ben
conservate poste sul lato nord.
A seguito della rifondazione di Gela (339 a.C.) da parte di Timoleonte sul lato ovest della collina, l’ area dell’ acropoli
venne definitivamente abbandonata. Dell’ antico sito primigenio non rimanevano che alcune colonne, di cui ci rimangono
tracce storiche nei racconti di Edrisi (XII sec. d.C.) e Guido delle Colonne (XIII sec. d.C.).
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Nel 2025 Cuore Basilicata ha aiutato a far conoscere meglio la Val d’Agri
Quasi mezzo milione di visualizzazioni di CuoreBasilicatas.it
Anche nel 2025 e ancor più rispetto agli anni precedenti Cuore Basilicata ha contribuito a diffondere l’immagine positiva della Val d’Agri tra un vasto publico in Italia e non solo. Lo dicono alcuni numeri:
Utenti siti web Cuore Basilicata: 152.714
Pagine viste: 494.111
Follower Facebook: 5.961
Follower Instagram: 3.993
Visualizzazioni Newsletter: 79.911
(dati anno 2025 aggiornati al 22 dicembre)
A questi numeri va aggiunto il successo mediatico delle terza stagione della pluripremiata web serie Cuori Lucani che nell’arco del primo mese dal suo lancio nel web e nei social ha già superato le 150.000 visualizzazioni.
Risultati importanti ottenuti grazie alle qualità naturali, culturali, storiche, artistiche del territorio e all’impegno delle persone che lo vivono.
Il sistema web del progetto CuoreBasilicata si compone di siti collegati, rinnovati e adeguati secondo le più recenti evoluzioni tecnologiche e tendenze.
- cuorebasilicata.it rappresenta l’hub del sistema, contiene tutte le informazioni principali sulle attrattive dell’area e gli aggiornamenti sulle iniziative culturali, artistiche… attraverso articoli e news.
- infopointcuorebasilicata.it, un Infopoint virtuale che, oltre a contenere la descrizione di ciascuno degli 11 Comuni, consente ai visitatori di ricevere informazioni tramite messaggistica.
- visitcuorebasilicata.it, l’infografica che consente ai viaggiatori di organizzare la propria visita in autonomia, scegliendo le tappe del percorso giudicate di maggiore interesse.
Ai siti si affiancano le pagine di Cuore Basilicata sui social (Facebook, Instagram e, per la parte video, YouTube con anche un canale ad hoc dedicato a Cuori Lucani), che aggiornano costantemente i follower sulle iniziative che si tengono nei Comuni dell’area.
A completare il sistema informativo online di Cuore Basilicata contribuisce poi una newsletter periodica (quella che state leggendo ora) che promuove il territorio, rivolta ai cittadini e ai potenziali visitatori.
Grazie di cuore a tutte e tutti quelli che hanno collaborato, alle Amministrazioni che patrocinano Cuore Basilicata, a Eni che ha sostenuto il progetto.
Bruno Patierno, coordinatore di Cuore Basilicata.
Il 2026 del Parco Appennino Lucano: “Ambizione Ambientale”.
A colloquio con Antonio Tisci, presidente del Parco.
Antonio Tisci, presidente del Parco Appennino Lucano, ha attraversato il 2025 prima come commissario del Parco e poi come presidente. Partiamo da questo: è cambiato qualcosa nel passaggio da commissario a presidente?
Diciamo che dal punto di vista dei poteri e delle funzioni non ci sono cambiamenti sostanziali, la situazione cambierà quando la Comunità del Parco e i Ministeri competenti nomineranno il direttivo del Parco, che sarà un organo collegiale che mi affiancherà. Mi auguro che avvenga quanto prima così da poter condividere con il direttivo le scelte strategiche nella gestione dell’Ente.
Il 2025 cosa ha rappresentato per il Parco?
Nel 2025, in continuità con il 2024 abbiamo operato su due linee principali:
- il consolidamento della struttura amministrativa dell’Ente. Senza fare nuove assunzioni e grazie all’attività egregia del direttore del Parco e dei funzionari abbiamo avviato una serie di pratiche anche sbloccando fondi che erano fermi da tempo e che ci hanno consentito di avviare nuove iniziative;
- l’altra linea di attività che abbiamo portato avanti riguarda la tutela del territorio tramite la sua valorizzazione sulla base dell’idea forza secondo cui la difesa del territorio può e deve essere svolta con il contributo e il coinvolgimento dei cittadini. I cittadini apprezzeranno la tutela ambientale comprendendo i vantaggi che da questa derivano non solo per l’ambiente ma anche per la comunità. Il rispetto della biodiversità è nell’interesse dei cittadini.
Ecco, parliamo di tutele ambientale. È possibile fare qualche esempio di attività realizzate nell’anno?
A Spinoso abbiamo realizzato un centro studi sulla biodiversità che stiamo convenzionando con il mondo universitario. Grazie a questo dei ricercatori universitari verranno ad effettuare degli studi importanti sulle peculiarità ambientali del Parco.
Assieme all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, stiamo controllando il DNA ambientale della matrice acqua all’interno del Parco.
Dopo il successo della prima edizione, abbiamo realizzato la seconda edizione di NAIADI su lago Sirino, la manifestazione ideata per promuovere un dialogo concreto e propositivo sul futuro delle aree protette,
Stiamo lavorando poi alla promozione del territorio. Ad esempio abbiamo fatto realizzare un video che racconta i passaggi generazionali in atto nell’ambito della pratica della transumanza.
E segnalo anche una serie di sentieri che stiamo organizzando come ad esempio il “Cammino dei Cinti” che ripercorre i sentieri della transumanza e delle chiese extramurarie collegate.
Stiamo poi lavorando con Slow Food a favore dei prodotti tipici del territorio. La nostra ambizione in prospettiva è realizzare un marchio di qualità dei prodotti del Parco che dia valore aggiunto ai prodotti di eccellenza.
Tra le attività ce ne sono anche che riguardano la fauna?
Voglio citare una “chicca” che segnala il nostro modus di operare. Avevamo delle risorse assegnateci dal Ministero per la tutela dell’ululone, un piccolo anfibio in via di estinzione. Questo anfibio ama vivere nei fontanili per uso rurale. Abbiamo preso spunto da questo per avviare la ristrutturazione di oltre 20 fontanili all’interno del Parco ed abbiamo sottoscritto un protocollo con l’associazione regionale allevatori grazie al quale gli associati potranno beneficiare dei fontanili per far abbeverare i loro animali e al contempo si impegnano ad assicurare la manutenzione dei fontanili recuperati. Avremo così dei pastori custodi della biodiversità.
In termini di fauna un tema molto sentito dalla comunità è poi il contenimento numerico dei cinghiali presenti sul territorio. Abbiamo e stiamo operando in questa direzione e un risultato concreto è stato anche il far uscire i cinque comuni del Parco confinanti con la Campania dall’area di restrizione.
Nell’insieme, qual è l’idea guida che il Parco deve perseguire secondo lei?
L’idea è costruire un Parco che sia vicino ai cittadini e al contempo strumento di sviluppo del territorio: lo sviluppo attraverso la tutela. Ho coniato un claim per il Parco: “Ambizione Ambientale”. Ambizione Ambientale evoca la circolarità tra esseri umani e ambiente e la necessità di mantenere equilibrio e armonia tra loro.
Parliamo ora del 2026. Quali sono le previsioni e i programmi per il Parco?
Sicuramente proseguiremo sulle linee su cui ci siamo mossi nel 2025.
A questo vorrei aggiungere che il nostro impegno sarà sempre più orientato al pieno coinvolgimento della comunità del Parco: amministrazioni cittadine, associazioni, imprese, scuole, una strada indispensabile per dare forza e senso a tutti i nostri sforzi.
In prospettiva poi vedo forme anche di “allargamento” del coinvolgimento anche di territori limitrofi e di quanti li frequentano. A poca distanza dai confini del Parco ci sono importanti località sul mare che attraggono un notevole flusso turistico. Ebbene, far conoscere ai frequentatori di queste località le opportunità che il Parco offre a breve distanza da loro potrebbe orientare molti visitatori verso il nostro territorio.
Più in generale uno degli obiettivi chiave per noi nel 2026 sarà comunque dotarci di strumenti efficaci per la comunicazione del Parco, per far conoscere a livello nazionale e internazionale le opportunità che il Parco offre a chi lo visita. Perché bisogna sempre ricordare che la funzione istituzionale del Parco non si limita solo alla tutela ambientale ma riguarda anche lo sviluppo dell’agricoltura, dell’artigianato e del turismo.













