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4 ricette facili per i picnic!

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 15:00

Sfiziose, divertenti e alla portata di tutti! Dal canale YouTube di GialloZafferan scopriamo passo passo come trasformare un pic nic fuori porta in un’esperienza golosa! Che ricette faremo:

  • Pizza muffin: golosi fagottini di pasta di pizza farciti con passata di pomodoro e mozzarella: facili e veloci da preparare, perfetti come pranzo al sacco per grandi e piccini!
  • Pasta al pesto di rucola e pomodorini: una pasta fredda originale e saporita, condita con un pesto di rucola aromatizzato al limone e resa ancora più preziosa da una pioggia di pomodorini.
  • Torta salata di melanzane: semplice e saporita e perfetta anche per i vegetariani.
  • Torta di mele a raggi, una torta di mele semplice che si prepara in poche mosse… tutte nel mixer!
Fonte: GialloZafferano

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Tutti chef ma non sentono i sapori

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 10:00

La cucina è diventata passione nazionale come mai prima. Ma sembra che sia molto diffuso un grave danno al senso del gusto: troppe persone sono deliziate dall’impiattamento e non fanno caso a quel che mangiano.

Così ti capita, aiméh spesso, di assaggiare dei gamberi che hanno un retrogusto di ammoniaca e acido fenico. L’altro giorno me ne hanno serviti decorati da gocce di aceto balsamico, marmellata di lamponi, mousse di zenzero e carote, lacrime di crema di vaniglia e insalatina in germoglio. Ma c’era un po’ di ammoniaca di tropo! Rimando indietro il piatto e mi guardo intorno. Nel tavolo vicino al mio un signore stà divorando gamberi e esclama: “Sono fantastici!” Beato lui. E magari insieme ai gamberi mal congelati sta bevendo del vino da 50 euro a bottiglia… Se prendeva del vino da 2 euro era uguale, tanto il sapore non sa cos’è…

Ho conosciuto un ristoratore che si vantava di mettere uno spumante da poco nelle bottiglie di champagne… Diceva che non se n’era mai accorto nessuno. E mi viene in mente quell’avventurista di Veronelli… Si racconta che durante una degustazione blasonata servì a 5 grandi someliér un calice di vino da tetrapak insieme a calici di vini pregiati. Nessuno si accorse dell’inganno

In un ristorante romano, pieno di opere d’arte costose, mi servono del pesce in una terrina di argilla grezza, appoggiata sopra un piatto di maiolica, posto su un secondo grandissimo piatto. Una nuvola si innalza dal cibo e mi investe: il secondo piatto è pieno di ghiaccio secco per fare l’effetto fumo. Cioè non so se ti rendi conto?!? Un effetto teatrale… Ma come faccio a gioire del profumo della coda di rospo se respiro i vapori del ghiaccio secco? Mi alzo, pago e me ne vado. Uscendo mi guardo intorno e vedo gente molto ben vestita, che si esalta ingurgitando piatti altrettanto fantasiosi che peraltro costano parecchio. Contenti loro…

Mi preoccupa questo fatto che persone che avrebbero i mezzi per gustare il meglio della vita siano interessati alla forma più che alla sostanza del piacere. È una malattia sociale e culturale grave. E non è una novità…

Ma oggi c’è Instagram… Un bel piatto lo puoi fotografare e far bella figura coi tuoi follower. Il sapore invece non lo puoi pubblicare. Ma vivere il piacere è un’altra cosa. Mi si può rispondere che anche Instagram dà piacere. È vero. Ma è un altro tipo di piacere: il godimento dei sensi nutre l’anima. Il godimento dei follower, la soddisfazione estetica che ti dà il lusso esteriore è solo mentale e al massimo nutre l’ego e le sue nevrosi narcisistiche.

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Crolla la calotta di ghiaccio: era l’ultima intatta rimasta in Canada

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 09:30
Un disastro annunciato

Non bastava il petrolio nell’Artico, dopo la rottura di una cisterna di un impianto del gigante dei metalli Norilsk Nickel, con Vladimir Putin che viene a sapere dell’accaduto tramite i social, ora si è aggiunto un ulteriore tassello all’emergenza artica. La Milne Ice Shelf, l’ultima piattaforma di ghiaccio completamente intatta nell’Artico canadese è crollata a causa delle alte temperature. In soli due giorni ha perso oltre il 40% della sua superficie, e così si è staccata dalla barriera di ghiaccio di Ellesmere, creando un’isola di ghiaccio di circa 80 chilometri quadrati.

Questa era la più grande piattaforma di ghiaccio rimasta intatta, e si è sostanzialmente disintegrata“, ha detto Luke Copland, un glaciologo dell’Università di Ottawa, che faceva parte del gruppo di ricerca che studiava la piattaforma di ghiaccio Milne.

A dispetto di quel che si dice degli scienziati ‘catastrofisti’, in questo caso le previsioni erano state fin troppo ottimistiche: nel 2017, il direttore del National Snow and Ice Data Center, Mark Serreze, aveva previsto la perdita della piattaforma entro cinque anni. Sono bastati tre anni.

Satellite animation, from July 30 to August 4, shows the collapse of the last fully intact #iceshelf in #Canada. The Milne Ice Shelf, located on #EllesmereIsland in #Nunavut, has now reduced in area by ~43%. #MilneIceIsland #seaice #Arctic #earthrightnow #glacier pic.twitter.com/jjs1gawoxA

— ECCC Canadian Ice Service (@ECCC_CIS) August 4, 2020 + 5° rispetto alla media estiva degli ultimi tre decenni

L’Artico si è riscaldato al doppio del tasso globale negli ultimi 30 anni, a causa di un processo noto come amplificazione dell’Artico. Inizialmente il fenomeno ha intaccato le piattaforme di ghiaccio più piccole, che possono sciogliersi rapidamente, poi, negli anni, le superfici coinvolte si sono fatte via via più grandi. Quest’anno, le temperature nella regione polare sono state estremamente calde, registrando temperature record, incendi e fenomeni non meno preoccupanti in Siberia, dove il cratere di Batagaika, noto anche come “la Porta dell’Inferno”, non accenna a fermarsi: situato nell’area della Siberia orientale, dove si trovano i monti Čerskij, rappresenta una delle tante conseguenze del riscaldamento globale e dello scioglimento del permafrost, il ghiaccio siberiano. 

Ora preoccupa la “Porta dell’Inferno” in Siberia

La struttura ha iniziato a formarsi negli Anni ’60, quando parte di una foresta fu abbattuta, esponendo il permafrost al sole. Il processo in atto prende il nome di prende il nome di termocarsismo, un processo che si verifica quando strati superiori della superficie terrestre sono distrutti dallo scongelamento e collassano su se stessi. “Una volta attivato – ha spiegato al giornale russo Vechérnyaya MoskváVladimir Syvorotkin, geologo e ricercatore della Facoltà di Geologia dell’Università statale di Mosca – è un processo molto difficile da fermare. Il permafrost è una formazione tenera, che soffre le temperature estive come la deforestazione”.

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Gli strani casi dell’animo umano: “La vicina di ombrellone, grande intellettuale impegnata”

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 08:00

Come i topi, dopo aver mangiato una bustina di veleno, per dire. 
In teoria non è l’immagine più adatta a descrivere una domenica di vacanza al mare, ma – si sa – la fauna locale è quella che è. Puoi evitare di scegliere la postazione a fianco alla famiglia con bambini, scantonare i gruppi numerosi di adolescenti. Ma se lei – la vicina di ombrellone – ha voglia di socializzare, sei finita. 

Stringe una rivista patinata tra le dita, mi guarda, sorride. Sono sua.

Dice “tu mi vedi così, ma io sono una impegnata
Rispondo “ma così come?”
Dice “così … fica!
Ah” annuisco quasi scusandomi “certo”.

In realtà – ci tiene a spiegarsi – io sui Social faccio un sacco di sensibilizzazione”.
Accidenti… – ma di che cacchio parla? – tipo?

Tipo questa cosa dei gay… (con tante iiiiii, “questa cosa” dei gay) …questa per esempio è importante. Bisogna stare attenti a quelli meno fortunati di noi
Beh, meno fortunati perché con meno diritti” – chiarisco io, di corsa, al posto suo.

E poi ti ricordi quando c’è stata quella cosa della Grecia… (con tante aaaa, “quella cosa” della Greciaaaa) …quella per esempio era grave. Però lì mica fanno come noi che decidono tutto i governi, loro hanno fatto un referendum. Allora in realtà sono più civili di noi
Più civili? Ma è la Grecia… cioè, lo sai dov’è la Grecia” – lo ammetto, mi sto scaldando, come se non facesse già abbastanza caldo di suo.

Risponde “Certo, sono stata a Mykonos. Comunque si prende l’aereo: non è mica dietro l’angolo!

Ecco. “E poi, c’è questa cosa degli immigrati” – aggiungo io, appuntandomi mentalmente che con la Psic dovremo affrontare questo mio evidente desiderio di morte. “Questa cosa degli immigrati”, aggiungo, dimenticando di trascinare tante iiiiiii

Esatto!” – fa lei entusiasta – “questo è un problema difficile. Perché vogliono venire in Europa, ma non c’è spazio dove metterli; però scappano dalla povertà e dalla guerra” 

Non è cattiva, alla fine. Quindi potrei anche prendere la palla al balzo, alzarmi dal lettino e correre in una direzione a caso, lontanissima, paga della conversazione; invece no, qualcosa di maligno, dentro, mi spinge ad infierire. 

Certo, se la Grecia, al tempo, avesse deciso di uscire dall’Europa…” – faccio.

Si zittisce. Ci riflette. L’ipotesi che la Grecia, uscendo dall’Europa avrebbe potuto far spazio all’immigrazione proveniente dall’Africa la sorprende. Non vuole lasciarsi andare a conclusioni affrettate. Riflessiva, prende tempo.

Poi rilancia su un terreno già battuto, dove si sente più sicura.

Dice “Eh… certo, il giorno del gay pride abbiamo messo tutti le foto colorate; ma se ti dovesse tornare a casa un figlio con un uomo per mano, che faresti?”

Rispondo “Intanto direi «Caspita, ho un figlio!» E poi l’abbraccerei“.

Eh?” – (Ma perché mi metto a fare la surreale con lei?) 

Spiego. “Non ho figli. Ho 41 anni e non ho figli. Si, lo ammetto, ho un gatto. Ma questa è un’altra storia. E poi dovresti vederlo quanto è carino quando rincorre le mosche… …si ok, è un’altra storia”. (Altro punto da vedere con la Psic).

E perché all’età tua – ALL’ETA’ TUA??? – non hai un figlio?”

Non ho un figlio perché non è facile trovare una persona con cui decidere che sia una buona idea farlo. Una persona di cui fidarsi, con cui condividere, con cui combattere le battaglie della vita e ridere. Costruire, smontare, ricostruire. Divertirsi, festeggiare, una persona da proteggere e con cui sentirsi al sicuro. Una persona da amare, insomma. 

Quindi, sì. Se ‘mio figlio’ tornasse a casa mano nella mano con un ragazzo e mi dicesse «noi ci amiamo», io getterei loro le braccia al collo. E sarei felice”.

Vabbé – fa annoiata lei – questo è un po’ di qualunquismo. Ma in fondo, al di là di tutto, l’importante è che se ne parli”

Gioco – partita – incontro. Ha vinto lei.

Foto di Terri Cnudde da Pixabay

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Disastro aereo in India | Trump chiude TikTok | Lavoro, il Covid ha allargato le diseguaglianze

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Disastro aereo in India, le prime immagini dopo l’impatto sulla pista ;

Il Giornale: Virus, Speranza accusa i giovani per i contagi ;

Il Manifesto: In Germania preoccupano i mille nuovi casi in un giorno;

Il Mattino: Trump chiude TikTok: è guerra con la Cina;

Il Messaggero: Esplosione a Beirut, l’ipotesi bomba Hezbollah: non c’erano nostri arsenali ;

llsole24ore: Mercato del lavoro, così il Covid ha allargato le diseguaglianze;

Il Fatto Quotidiano: Incompetenza e omissioni, in Sicilia la gestione dei rifiuti sembra la “Disneyland” della mafia;

La Repubblica: Decreto Agosto: entrano anche la cig per AirItaly e il fondo casalinghe. Raddoppia la quota esentasse del welfare aziende;

Leggo: Vaccino anti-Covid, dal 24 agosto la sperimentazione allo Spallanzani. Zingaretti: «Test su 90 volontari»;

Tgcom24: Salerno, perde una gamba per salvare la vita all’amica: via alla racconta fondi per pagarle le spese mediche;

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In vino Ghelas: buona la prima!

Gela Le Radici del Futuro - Ven, 08/07/2020 - 20:21

Tantissimi i calici sollevati e immensa la soddisfazione e la gratitudine, già dal primo brindisi. Ieri sera, 6 agosto 2020, si è tenuto il primo appuntamento della rassegna enogastronomica “In vino Ghelas”, organizzata dall’associazione culturale Cambiamenti. Lo splendido spazio tra via Morello e via Pisa è stato addobbato di luci e arricchito con buona musica, eseguita dalla console di Emilio Grimaldi e dalla tromba del jazzista Alessandro Lo Chiano. Centinaia le persone accorse, che con soli 10 euro hanno potuto sorseggiare quanti più calici possibili e gustare un ottimo aperitivo.

Sin dalle ore 19:00 il successo è stato assicurato, nonostante il vago disagio nel dover rispettare il distanziamento sociale previsto dalle norme ministeriali anti-Covid. Tutto è andato liscio comunque e l’evento si è protratto per diverse ore. A fare da cornice alla via anche delle proiezioni multimediali di alcuni monumenti e reperti, concesse dal Direttore Gattuso.

Nel corso della serata è stato possibile degustare vini locali, prodotti dalla cantina Catalano Viticoltori. L’evento è stato supportato dal comune di Gela e dall’Assessore allo Sport, Turismo, Cultura ed Eventi Cristian Malluzzo. Numerosi anche gli sponsor che ne hanno resa possibile l’organizzazione.

Ciò ha dimostrato come investire su eventi di cultura, intrattenimento e degustazione di prodotti locali sia un passo essenziale per rendere più viva la città e la società che contiene, e favoreggiare così la nostra economia.

“In vino Ghelas” tornerà ogni giovedì fino al 27 agosto. Presente alla serata di apertura anche il Sindaco Lucio Greco.

 

 

L'articolo In vino Ghelas: buona la prima! proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Un gioiello, un’Avventura di latta

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 17:00

In Via Tribunali 188 a Napoli si trova il Laboratorio l’Avventura di Latta dove ragazzi italiani e immigrati creano gioielli, vasi, lampade lavorando metalli poveri e di riciclo.

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Il Giappone tassa le buste di plastica: decisione storica

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 11:00

Il Giappone è la patria del packaging, al punto che è tra i primi paesi al mondo ad avere introdotto confezioni monoporzione di frutta già sbucciata. Basti pensare che su 540 miliardi di sacchetti di plastica usati ogni anno nel mondo, i giapponesi ne usano circa 30 miliardi. Secondo un report del 2018 delle Nazioni Unite, per lo spreco di plastica sarebbero secondi solo agli Stati Uniti.

Per contrastare questa tendenza, il governo ha deciso di introdurre una tassa dai 3 ai 5 yen per ogni busta utilizzata, come già fatto in precedenza negli Usa e nel Regno Unito. Una decisione storica a detta dei sociologi e degli antropologi: in Giappone la predilezione per la plastica ha radici culturali, gli involucri, infatti, darebbero un’impressione di maggiore pulizia e rappresenterebbero un segno di cura nei confronti del cliente.

La tassa sulla plastica è già in vigore in altri paesi, soprattutto in Europa: Belgio, Estonia, Finlandia, Lettonia, Slovenia, Paesi Bassi e Danimarca, dove i prodotti imballati in plastica. riciclabile costano 1 euro in più.

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Guida ai nodi più usati nell’alpinismo

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 10:00

Con il video di gardaoutdoor una lezione video con la Guida Alpina Demis Centi, dove andremo a vedere una serie di nodi, tra i più usati durante le scalate su roccia e ghiaccio.

Attenzione! Questo video ha un fine puramente divulgativo/informativo. Se non siete pratici, non intraprendete escursioni in solitaria senza l’ausilio di un esperto.

Fonte: gardaoutdoor

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Anche gli animali fanno il distanziamento sociale

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 09:00

Il distanziamento sociale ci pesa. Incontrarci e resistere a bracci e abbracci. Tenere la bocca e il naso coperti anche quando fa caldo, proprio quando vogliamo parlare, proprio quando vorremmo commentare, e ci tocca escludere, così, buona parte della mimica che pensiamo indispensabile a farci capire. Addirittura, siamo stati confinati in casa, uscendo stile marines solo per avere accesso ai generi di prima necessità. Abbiamo compianto lo sviluppo sociale mancato per i nostri bambini e ragazzi, e ci siamo stupiti di aver resistito e di resistere a tutto questo: quante innaturalezze ci ha imposto la ragione! Invece, a sorpresa, una bella indagine del sito Treehugger ci svela che eravamo solo noi umani a ignorare l’utilità dell’isolamento come metodo preventivo per la diffusione delle malattie e dunque utile al bene della società, della colonia. Formiche, api e topi, scimmie e primati, (ma anche i pipistrelli), tutti gli animali più intrinsecamente sociali che conosciamo sono in grado di identificare l’arrivo di patologie contagiose, e di cambiare il loro comportamento e le loro abitudini per ridurre il rischio di infezione.

Le rane, la rivelazione

Fino alla fine degli anni ’90 nessuno avrebbe osato pensare che gli animali non umani potessero riconoscere una malattia e agire in modo coordinato per ridurre il rischio di infezione in un gruppo. Se abbiamo cambiato idea lo dobbiamo prima di tutto a una ricerca sulle rane americane, i cui girini – addirittura i girini – sono incredibilmente abili nello schivare una pericolosa infezione fungina. I girini sono infatti in grado di rilevare l’infezione da Candida humicola negli altri girini, e mettono in atto una strategia di isolamento ben precisa per limitare il contagio.

Formiche. Anche il “super organismo” si divide

Una colonia di formiche è considerata un “superorganismo”, in cui orde di individui lavorano insieme come parte di un’entità più grande. Ebbene, perfino loro eccellono nel distanziamento sociale e in altri metodi di controllo delle malattie: è sorprendente sia la loro capacità di identificare i patogeni, che quella di neutralizzarli. Le formiche Lasius niger, comuni nei nostri giardini, adattano rapidamente la loro routine quando si presenta un’infezione fungina. Le colonie includono sempre sia formiche “infermiere” che formiche “foraggiatrici”, le prime stanno a casa a prendersi cura dei giovani, le seconde sono nate per avventurarsi fuori in cerca di cibo per tutti. Quest’ultimo gruppo a volte raccoglie agenti patogeni assieme al cibo, e quando succede, infermieri e foraggeri rispondono rapidamente: prima che le formiche infette si ammalino. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Science, in cui i ricercatori hanno esposto una colonia alle spore di un fungo, il Metarhizium brunneum. Entro un giorno dall’esposizione, i foraggeri infetti hanno iniziato a trascorrere molto più tempo fuori dal nido, limitando al minimo il loro contatto con altri membri della colonia. I foraggeri non infetti hanno ridotto anche loro il contatto sociale, se pur in maniera minore; mentre le formiche nutrici hanno iniziato a spostare le covate più in profondità nel nido.

I ricercatori non hanno capito come le formiche sapessero di essere infette, ma l’ipotesi più accreditata è che abbiano rilevato le spore sul loro corpo, come riferisce il New Scientist.

Pensiamo come sarebbe andata diversamente la nostra storia e la nostra economia se, a un giorno dall’identificazione dei primissimi focolai, in Cina, tutto il mondo avesse adottato strategia di difesa senza aspettare che il virus ci arrivasse in casa.

Le api e le loro larve

Api e vespe vivono in comunità e colonie strettamente condivise, organizzano il lavoro in modo cooperativo, proprio come le formiche e gli esseri umani. Le api da miele, uno dei più famosi tra tutti gli insetti sociali, possono finire vittime di una notevole quantità di batteri, virus, funghi e parassiti.

Una di queste è la peste americana, che le api riconoscono dall’odore. Le larve infette, in particolare, emanano un mix di due feromoni che, appena percepito, innesca un comportamento igienico preciso: tutte le larve malate vengono rimosse dall’alveare. Lo ha stabilito uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Grandi scimmie: più di noi, usano gli occhi

Come noi, le grandi scimmie sono creature fortemente visive. Anche se non riescono a fiutare un’infezione, come possono fare api o girini, o come sappiamo riescono a fare anche i cani, usano la vista per proteggere la propria salute. Per esempio, prendiamo i gorilla delle pianure occidentali. Vivono in gruppi sociali in cui solo le femmine possono migrare portando con sé, in alcuni casi, nuove malattie. Quando le femmine decidono di lasciare un gruppo per unirsi a un nuovo gruppo, però, valutano bene l’aspetto esteriore dei nuovi compagni. Allo stesso modo, può succedere che decidano di andarsene perché il proprio gruppo ha segni di malattie – ad esempio ulcere sui volti. In quel caso è probabile che un gruppo di maschi sia abbandonato a favore di gruppi più sani. Questo significa che i gorilla hanno compreso che la malattia è contagiosa, e hanno imparato a riconoscere i suoi sintomi osservandosi a vicenda.

Gli scimpanzé

Jane Goodall negli anni ’60 fece un’osservazione simili rispetto agli scimpanzé: possono ostracizzare un membro della loro truppa che ha la poliomielite, una malattia virale che può portare alla paralisi. È noto che gli scimpanzè sani evitano o addirittura attaccano gli scimpanzé parzialmente paralizzati dalla poliomielite. In caso di guarigione, poi, i soggetti vengono riammessi nel gruppo.

Il topo: sua maestà l’altruista

Quella dei topi domestici è l’unica società conosciuta in cui non è il gruppo ad allontanarsi dai malati ma è sempre e solo il malato a isolarsi, mentre tutta la comunità non modifica in alcun modo il proprio rapporto con lui. In uno studio del 2016, i ricercatori hanno esaminato un focolaio di malattia appositamente indotto tra i topi in un fienile in Svizzera. Tutti i topi sono stati identificati e monitorati via radio, consentendo ai ricercatori di sapere come hanno risposto sia i topi malati che quelli sani.

Ebbene, i topi sani non hanno evitato in alcun modo i topi malati, interagendo invece con loro come se nulla fosse diverso. “È stato il topo malato che si è rimosso dal gruppo”, ha detto la relatrice dello studio, Patricia Lopes, biologa dell’Università di Zurigo. Un cambiamento comportamentale forse non del tutto intenzionale – forse il topo malato si è sentito più stanco del solito – ma invece, pare, soprattutto una strategia adattiva, poiché ha contribuito a proteggere i parenti del topo malato dall’infezione.

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Overland, vivere in viaggio

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 08:00

I viaggi Overland sono ormai popolarissimi, c’è persino chi dedica la propria vita a spostarsi di continente in continente a bordo di mezzi modificati per adattarsi a condizioni climatiche e situazioni estreme. Si moltiplicano i consigli online per chi volesse intraprendere un viaggio alla ricerca dell’autenticità, del contatto con l’essenza vera delle terre attraversate e dei popoli che le abitano, ma attenzione: viaggiare senza meta e ritrovarsi in mezzo a terre selvagge è un sogno comune, ma non è uno stile di vita alla portata di tutti. Allestire un mezzo e prepararsi alla partenza è fattibile, ma se non siete del tutto sicuri di sapervela cavare meglio rivolgersi a un tour operator specializzato.

Cosa sono i viaggi Overland

Avventura e contatto diretto con le popolazioni locali sono sicuramente i due tratti principali di questo tipo di viaggi, che si snodano, letteralmente, “over land – via terra”. Impossibile non notare i veicoli a bordo dei quali ci si sposta, veicoli attrezzati per il fuoristrada e allestiti per trasportare anche un numero elevato di persone garantendo sempre a bordo la quantità di carburante necessaria, acqua e cibo a sufficienza per percorrere aree incontaminate e selvagge. Tutti i partecipanti solitamente si occupano di una serie di attività, dalla cucina alla preparazione del campo. Nel caso di viaggi organizzati, risulta indispensabile il supporto delle guide locali che potranno svelare i segreti delle aree attraversate, in un viaggio all’insegna del rispetto e della sostenibilità estrema. Parlare di viaggi-avventura sarebbe restrittivo, così come va sfatato il luogo comune secondo cui i viaggiatori sarebbero del tutto isolati; al contrario, è fondamentale, anche quando si parte senza l’aiuto di un’agenzia, tessere una buona rete di contatti di appoggio prima della partenza e magari seguire anche i blog di coloro che già hanno sperimentato lo stesso itinerario, vera fonte di informazioni spesso non rintracciabili sui canali mainstream. Dove si dorme? A volte in tenda, a volte a bordo, se i mezzi lo permettono, altre volte in hotel scelti sempre con un occhio di riguardo per gli aspetti green. Il rispetto per l’ambiente, per le persone e per i compagni di viaggio è la regola d’oro per chi intraprende questi viaggi. Tutto questo se ci si rivolge a un tour operator ma ci sono anche moltissimi temerari che partono senza affidare l’organizzazione a terzi e, da soli, allestiscono il proprio mezzo e pianificano la rotta. È il loro modo di abitare la Terra, sentendosi a casa sempre, seppur viaggiando.

Le spedizioni di Beppe Tenti e la Rai

A rendere ancora più popolare questo genere di viaggi ha sicuramente contribuito la figura di Beppe Tenti, classe 1936, celebre per le sue spedizioni da un capo all’altro della Terra, spesso accanto a Reinhold Messner e a bordo di veicoli speciali, come le tre Fiat Panda e il mezzo Iveco che lo portarono a ripercorrere la via della Seta da Venezia a Pechino. E poi la riedizione del Raid Pechino-Parigi del 1907 dopo 80 anni, a bordo della stessa auto Itala che aveva vinto allora.

Nel 1967 Tenti fonda il tour operator e l’agenzia viaggi che oggi portano il nome di Adventure Overland, che propone pacchetti diversificati, tutti all’insegna dell’avventura, della sostenibilità e dell’immersione nella natura, ma senza disdegnare le sistemazioni in resort. Intanto, la sua fama è cresciuta negli anni anche grazie alla Rai, che dal 1996 decise di trasmettere “Overland”, programma dedicato proprio a viaggi alternativi su strade inaccessibili, prima su simbolici camion arancioni, poi anche su mezzi di trasporto alternativi, dalle auto d’epoca alle biciclette, fino a quelli elettrici.

Fare una vacanza vs viaggiare

Staccare la spina, rilassarsi, concedersi un momento per allontanarsi dalla routine, visitare città, musei, spa, o magari anche percorrere chilometri in mezzo alla natura fino al prossimo hotel: questo è andare in vacanza. Molto diverso è viaggiare, intraprendere una vita da viaggiatori, cambiare stile di vita. Lo spiegano bene sul loro sito stepsover.com Simone Monticelli e Lucia Gambelli, due tra i tanti avventurieri che hanno deciso di percorrere le rotte meno note del Pianeta: “Viaggiare è una sfida. Viaggiare significa fare rinunce per contenere il proprio budget. Viaggiare significa procacciarsi il budget. A volte è frustrante, a volte stancante. Il concetto chiave è che viaggiare significa uscire dalla propria zona di comfort, abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro, correre rischi a tempo pieno privandosi del senso di sicurezza dato dalle certezze tipiche della vita che vive chi attende una vacanza. Non è sempre divertente. Non è sempre rilassante. Ma cavolo! È memorabile e molto spesso cambia la vita in modo positivo”.

Simone e Lucia non nascondono gli svantaggi: discutere per ore con tassisti, casellanti, poliziotti, doganieri o parcheggiatori per evitare di essere derubati durante il viaggio, fermarsi a dormire nel parcheggio delle stazioni di servizio perché ormai è sera, rischiare intossicazioni alimentari e doversi fermare per giorni nel letto del proprio camper. Si vive nell’incertezza di cosa riserverà la giornata dopo, ma si incontrano persone interessanti con cui si condivide l’esperienza stessa del viaggio, si fa amicizia, si impara moltissimo su culture e modi di vivere diversi. “Si impara tanto anche su se stessi quando si viaggia, si capisce di cosa si è capaci, come si reagisce, cosa si ama e cosa si odia, cosa ispira ognuno di noi, cosa ci fa arrabbiare. In altre parole viaggiando si capisce chi si è veramente”, scrivono.

Come prepararsi per un viaggio Overland

Non tutti possono partire per un simile viaggio, ammettiamolo. Il primo consiglio che traiamo dalle parole di Simone e Lucia è l’invito alla concretezza. Se credete di farcela, però, iniziate dalle basi: vi serve un mezzo di trasporto Overland. Esistono in commercio tantissimi accessori costosi per allestirne uno, ma non fatevi prendere la mano, acquistate equipaggiamento davvero utile. Niente gadget, insomma. I soldi vi serviranno durante il viaggio.

Dove volete andare? Quali sono i vostri limiti?

Partire per fare il giro del mondo è molto diverso dal partire per un weekend in Inghilterra, così come partire per l’Inghilterra è diverso dal partire per il Sahara. E valutate i limiti in gioco, sia del veicolo che del pilota. Tutti i veicoli si possono allestire per un viaggio Overland, ma occorre valutare se il tipo di veicolo che avete a disposizione sia adatto per la rotta che intendete intraprendere e se il pilota è davvero così competente come immagina.

Modifiche utili o modifiche da copertina?

Molte modifiche tra quelle proposte da blogger o trasmissioni tv si focalizzano più sull’apparenza del veicolo che sulla loro utilità in relazione al viaggio che dovrà affrontare. Le modifiche inutili sono quelle che non aumentano affidabilità, sicurezza e comodità, ma allo stesso tempo risultano costose e si traducono in uno sperpero di denaro del tutto irragionevole.

Davvero le modifiche servono?
“Il primo insegnamento che abbiamo appreso durante anni di viaggi in moto, auto e camion è stato che più il veicolo viene mantenuto standard rispetto a ciò che aveva pensato il suo costruttore e meno problemi si avranno durante il viaggio”, sottolineano Simone e Lucia. È complicato trovare ricambi nelle officine se molti pezzi originali vengono sostituiti. E consideriamo che non stiamo parlando dell’officina sotto casa ma di un’officina di un altro Paese in cui molto probabilmente farete fatica a comunicare.

Attenzione al peso del veicolo

Si pensa a caricare attrezzatura ma ci si scorda che questo significa portare il veicolo verso il peso massimo immaginato dal costruttore. Consumo di carburante e velocità ne risentiranno, così come il telaio. Attenzione, quindi, ad attrezzi da campeggio, casse di alluminio, vestiti, cibo, attrezzi vari, carburante, acqua e a tutte le modifiche e le aggiunte che avete fatto prima di partire (paraurti rinforzati, verricelli, portapacchi). Ricordate poi che i pesi vanno bilanciati per non diminuire la stabilità del veicolo: “Mantenere il centro di gravità più basso possibile; ripartire il peso quanto più possibile equamente tra l’asse anteriore e quello posteriore; bilanciare equamente il peso verso il centro del veicolo” sono i consigli di Simone e Lucia.

Pneumatici e motore

Affidatevi alle marche note, tenendo conto del terreno che dovrete affrontare: fango, sterrati, asfalto, neve. Evitate di elaborare il motore. Imparate a utilizzare il vostro veicolo per quello che è sfruttandolo al massimo e non riducendo il tutto a quanto dovete premere l’acceleratore. A meno che non siate piloti esperti è molto più probabile che il vero limite siate voi piuttosto che il veicolo stesso”, consigliano ancora Simone e Lucia. Attenzione anche a dov’è montata la ruota di scorta: se è sotto al telaio cambiate posizione, meglio agganciarla posteriormente, anche per poterla recuperare in maniera rapida in condizioni estreme.

Impianti elettrici e carburante

Ricordate di tenere separati l’impianto elettrico del veicolo e quello che darà energia ai vari servizi, dalla ricarica dei vostri device al riscaldamento. Validissime le soluzioni green, come i pannelli solari, per caricare la batteria aggiuntiva destinata a questo secondo scopo. Avrete poi bisogno di una buona riserva di carburante, o di accumulare taniche là dove potrete comprarle a costo minore. Simone e Lucia suggeriscono una pompa di travaso che vada a spostare il carburante dal serbatoio secondario al principale quando necessario.

Fate pratica!

Non penserete mica di partire senza una minima dose di pratica? Questi veicoli non si guidano facilmente e non bastano i tutorial postati online. Investite del tempo prima di partire per fare esperienza, basta qualche weekend per rendersi conto del vostro livello di sicurezza al volante e della vostra effettiva competenza.

Ancora su stepsover.com ma anche su altri siti Web aperti dagli amanti dei viaggi all’insegna dell’avventura troverete molti altri consigli approfonditi su come allestire il vostro veicolo e come prepararvi alla partenza. Se invece i viaggi senza programma in mezzo alla natura vi affascinano ma non avete abbastanza esperienza e non siete certi di cavarvela, il consiglio è quello di rimandare ed evitare un fai-da-te dannoso; meglio rivolgersi ai tanti tour operator che si trovano facilmente con una breve ricerca in rete e che sapranno offrirvi pacchetti personalizzati dedicati agli amanti dei tragitti Overland, e soprattutto la certezza di far ritorno a casa.

Quanto costa?

Se a frenarvi sono i timori per i costi non correte a comprare tutti i biglietti della lotteria! Pensate piuttosto a Simone e Lucia, che si sono rimboccati le maniche, hanno costruito la loro casa a quattro ruote – “Valentino” – mentre ancora lavoravano in ufficio, hanno iniziato a pubblicare libri e a vendere i loro beni superflui: alla fine sono in viaggio da mesi e hanno superato la “paura di fallire” che ci accomuna tutti. Dove prendono i soldi? Portano avanti un progetto che riguarda le loro passioni, dai libri alle fotografie, e che fino alla partenza non avevano mai avuto il tempo di coltivare. E, quando si accorgono di spendere troppo, si fermano in un bel posto, si godono la gente e la natura, e continuano a coltivare quel progetto, vivendo con pochissimo.

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“Più 85mila docenti a tempo indeterminato” | Sgravi fiscali per chi assume al Sud | Beirut: italiana tra le vittime

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il decreto d’agosto: sgravi fiscali per chi assume al Sud, ma salta il bonus ristoranti ;

Il Giornale: 20 migranti positivi a Matera “Alcuni fuggiti dalla struttura”;

Il Manifesto: GERMANIA Torna l’allarme: mille nuovi casi in un giorno;

Il Mattino: Valle d’Aosta, ghiacciaio a rischio crollo: via tutti;

Il Messaggero: Via libera a superbonus casa e sismabonus 110%: Patuanelli firma i decreti attuativi ;

llsole24ore: Cos’è l’Open Innovation e perché può salvare le imprese italiane dalla crisi;

Il Fatto Quotidiano: Trend dei contagi in aumento, l’indice Rt oltre quota 1. I dati del giorno: 402 casi. Iss: “Trasmissione diffusa”;

La Repubblica: Azzolina annuncia: “Assumeremo 85mila docenti a tempo indeterminato”;

Leggo: Verbali Cts desecretati, «gli esperti suggerirono lockdown solo al Nord». Ma il Governo scelse di chiudere l’Italia Il decalogo col ‘giorno tipo’ dei bambini;

Tgcom24: Beirut, tra le vittime della strage c’è un’italiana di 92 anni | Dieci connazionali con ferite lievi;

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Che farina c’è nel tuo sacco?

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 17:00

Da qualche tempo l’Associazione Sportiva Tennis & Squash di Vado Ligure, Savona, ha affiancato alle attività sportive anche laboratori didattici sull’alimentazione e in particolare sulle farine. Integrali, biologiche, raffinate, tipo, 1, tipo 2, tipo 0, tipo 00, che differenze ci sono?

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Beirut “come in guerra”, in un paese già in guerra: cosa c’è da sapere

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 15:43
Aggiornamenti

Dopo le esplosioni che il 4 agosto hanno seminato morte e distruzione a Beirut, il governo libanese ha messo agli arresti domiciliari diversi funzionari del porto, mentre gli inquirenti si concentrano su possibili negligenze nello stoccaggio di tonnellate di un fertilizzante altamente esplosivo nel magazzino sul lungomare. Nel mirino della popolazione, però, c’è proprio il governo e le sue amministrazioni, negligenti e corrotte a detta dei più.

HANNO fatto esplodere Beirut. Letteralmente e in maniera deliberata. L’hanno fatta esplodere e i nostri cuori con essa”, scrive Rima Majed, sociologa di Beirut. “Non lasceremo che questo passi senza punizioni, per rispetto alle vittime di questo crimine. Basta con la resilienza e l’istinto di sopravvivenza. Devono cadere teste pesanti” le fa eco Halim Shbaya, analista politico.

Mentre nella capitale oggi è atteso il presidente francese Emmanuel Macron, gli aiuti internazionali cominciano intanto ad arrivare da tutto il mondo, e la città si prepara per tre giorni di lutto.

Cristiani Maronite e musulmani sciiti: una guerra feroce

Perché il governo libanese ha bisogno di Hezbollah A pochi istanti dall’esplosione si è subito pensato a Hezbollah, che però ha subito negato categoricamente ogni responsabilità. Beirut è una città enorme, con quartieri a compartimenti stagni, cristiani Maronite da una parte e musulmani sciiti dall’altra, una guerra feroce, locale, di quartiere tra le due fazioni. “Difficile che un cristiano non ti dica che bisogna liberarsi di Hezbollah per poter avere un paese libero. Spesso i cristiani a Beirut sono una classe aristocratica e piuttosto rampante. Discoteche, auto, soldi e donne. Dopodiché la città é anche molto tollerante. C’è una scena gay piuttosto alla luce del sole e gran parte delle libertà sociali sono merito della frangia cristiana” rivela Fabrizio Minini che a Beirut ci è stato lavorando come Logistician della Croce Rossa.

“In Beekaa la cosa l’ho vissuta in maniera quasi opposta. Nonostante ci siano aree e villaggi ben distinti dove abitano cristiani e altre dove vivono i musulmani in realtà c’è davvero una grossa accettazione e convivenza. Hezbollah lì é il vero stato. Hezbollah copre i buchi in cui lo stato non arriva. Obbliga i ragazzini ad andare a scuola, mantiene le vedove di chi é morto in combattimento e garantisce che il villaggio funzioni. I sindaci dei villaggi sciiti in genere rispondono direttamente a Hezbollah prima che al governo. E naturalmente la zona più interna é piena di campi di addestramento”.

Hezbollah

Hezbollah ha il suo esercito parallelo, molto più attrezzato e preparato di quello libanese. Quando nel 2014 Al Nusra cercç di sfondare ad Arsal, nel nord Beekaa, al confine tra Siria e Libano, molti al governo accusarono Hezbollah di essere responsabile dell’attacco al Libano come vendetta a causa del suo impegno in Siria. Hezbollah giocò di strategia e si ritirò dal campo, ben sapendo che il governo non sarebbe stato in grado di scacciare Al Nusra, e così è stato, dopo svariati tentativi fallimentari, il governo quasi ha dovuto pregare Hezbollah perché tornasse sul campo e facesse da scudo contro l’avanzata del califfato. Anche in quell’occasione, Hezbollah vinse, bonificando l’area.

Come aiutare

A meno di scadere nella fantapolitica, è presto per ricostruire cause e responsabilità dell’immane tragedia esplosa due giorni fa. Certo è che le ripercussioni saranno devastanti, sia per i libanesi che per chi in Libano era stato accolto: da almeno 7 anni il Libano si prende carico di un circa 2 milioni di rifugiati, per altro a fronte di una popolazione di 7 milioni di abitanti. Un numero così infinitamente grande che con ogni probabilità avrà ripercussioni sulla tratta balcanica e nei giù fragili equilibri dell’Unione europea in materia di immigrazione.

Con l’esplosione del 4 agosto, è andato distrutto l’85% della riserva di cereali di tutto il Libano. Quello che è rimasto andrà esaurito in un mese. Aiutare, ora, è questione vitale. A questo link di seguito sono elencate 19 ong già di stanza a Beirut a cui fare una donazione, nella piena sicurezza dei propri dati:

https://lebanoncrisis.carrd.co/?fbclid=IwAR243nT2kJOgeUhdY9nSaZzkIVyq4DNuDnTgHjpiTVJ9N-UlrZQCYxBhIfk#donate

Photo Credit: The Associated Press

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La danza della luce su cielo e mare

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 08/06/2020 - 14:58

Esiste un solo Sole in tutto l’Universo, a è anche vero che sia il Sole che l’Universo hanno donato a Gela un panorama mozzafiato che è in grado di allietare l’umore di ciascuno di noi anche nei pomeriggi più bui.  E non è un caso che la nostra Sicilia venga da molti definita la terra del sole per eccellenza.

Basti pensare allo spettacolo di luce che si manifesta ogni giorno nel tardo pomeriggio, all’ora del tramonto. A fare da cornice una rigogliosa vegetazione, spesso incolta ma che dà un’idea ancora più naturalistica. Le querce, i gigli e le ginestre danno quel tocco in più di romanticismo a questo dipinto paesaggistico.

A metà del pomeriggio comincia a insinuarsi la Luna, che non è lì per confondere ma per farsi ammirare e parlare a chi la osserva.

A rendere ancor più completa questa coreografia ci pensano gli uccelli: dalle rondini e i piccioni, alle cicogne sulla piana che si dirigono verso i monti, passando ai gabbiani che con le loro maestose ali atterrano sui bagnasciuga e galleggiano sulle acque, per poi spiccare nuovamente il volo e inseguire la luce.

Ma le migliori danze della luce non arrivano necessariamente quando il cielo si presenta sereno fin dal primo risveglio al mattino.  Anche nelle giornate estive più calde può capitare di dover chiudere gli ombrelloni e riporre i teli nelle borse perché delle nubi nere improvvise preannunciano l’arrivo di un temporale. Ma se si sta ad aspettare ed assistere ancora per un po’, ecco che la pioggia comincia ad arrestarsi per far spazio al sereno. Comincia così l’arcobaleno, che dalla terraferma sembra volersi tuffare con tutti e sette i suoi colori sulle acque ormai calde del mare. Risulta difficile non assumere un atteggiamento mistico, soprattutto quando ricorda quel dieci di coppe così come illustrato nei tarocchi, la carta che simboleggia la felicità, il completamento, l’unione e la famiglia. Serenamente si toglierà per lasciare filtrare i raggi solari a ricordare che vi è una nuova rinascita dopo la tempesta. I quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco, si amalgamano  così da regalare un altro magico tramonto.

Se al calar del sole si riesce a scorgere la Torre, e più precisamente la Torre di Manfria, eccola a spiazzarti. Non soltanto fa sentire in armonia con il territorio, ma a modo suo chiede di imparare ad amarlo e a rispettarlo. In qualche modo, da quella collina veglia sulla panoramica, sul bagliore del giorno e della notte e invita l’umano ad abbracciare una trasformazione interiore.

Alla fine della giornata, poiché non vi è illuminazione artificiale, si assisterà al magnifico spettacolo di stelle e di comete con la certezza che l’indomani sarà un altro giorno di luce, annunciato dall’alba.

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Gela sfrutta il suo potenziale turistico

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 08/06/2020 - 14:39

Tra i tanti sogni che abbiamo nel cassetto, vi è quello di fare della nostra città delle mete turistiche più ambite della Sicilia. Gli sforzi da parte delle amministrazioni non mancano, mentre il resto rimane affidato al buon senso dei cittadini.  Oltre a disporre delle ricchezze che madre natura ci ha donato, le nostre splendide spiagge, i sensazionali tramonti e le riserve naturali, ci stiamo anche impegnando per valorizzare quello che è il nostro patrimonio storico-archeologico.

Come ormai tutti sappiamo, in questi tempi di emergenza risulta molto più difficile proporre iniziative senza mettere a repentaglio la salute di ognuno. Mentre alcuni eventi annuali sono stati rimandati al 2021 (ne è un esempio il Palio dell’Alemanna, per il quale ogni anno ci si stringe come sardine pur di assistervi), per quest’anno si punta su più luoghi che per lungo tempo sono stati ignorati. Nei principali punti di interesse si gioca, invece, di strategia.

D’altronde, sono tantissimi gli appuntamenti fissati per i mesi di agosto e di settembre. Vi avevamo già parlato di come l’amministrazione, le associazioni e i vari enti si stiano impegnando nell’animare l’estate nonostante le misure anti-Covid. Nel giro di breve tempo il calendario estivo si è ulteriormente riempito, con la media di quattro eventi al giorno in diversi luoghi della città. In tal modo, non vi saranno assembramenti concentrati soltanto in alcuni punti di ritrovo ma si farà sì che la movida venga sparsa in diverse attrattive.

Tra i luoghi riaperti al pubblico, anche nelle ore serali, vi è ad esempio il Parco Archeologico di Caposoprano, che nei prossimi mesi ospiterà diversi spettacoli, concorsi ed eventi artistici. Per lo stesso scopo verrà riabilitata anche l’ex Dogana a Lungomare, sita dinanzi alla Guardia Costiera.  E, udite e udite, previsti aperitivi in musica persino alla Torre di Manfria.

Anche dal punto di vista gastronomico, la nostra città non ha granché da invidiare rispetto ad altre mete turistiche. Tantissimi i posti in cui poter gustare un buon gelato, sorseggiare uno spritz o fare un buon pasto, che scegliate il fascino retrò del centro storico, il verde di Macchitella o un lido in cui poter godere della bellezza del nostro panorama. E il tutto, a prezzi modici.

Per questo motivo,  si è anche modificato l’aspetto delle strade, con l’aggiunta di ZTL a favore delle aree pedonali sul lungomare e nel centro storico. In tal modo, oltre a permettere a pedoni e ciclisti di poter passeggiare liberamente e respirare aria più pulita, si sta dando uno spazio maggiore ai ristoratori che potranno ampliare la disposizione dei locali all’esterno. Il risultato raggiunto è a dir poco sorprendente: le luci addobbate, le piante che separano i locali dalla strada e il via vai di adulti e bambini ha conferito un aspetto ancora più brioso alle serate estive.

Gela, dunque, risulta viva come non mai. E diciamolo, la strada da percorrere è ancora lunga ma non è certo il potenziale a mancarci!

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Discovery: alla scoperta di Gela con un’app

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 08/06/2020 - 14:35

D’ora in poi, turisti, forestieri e abitanti che voglionopotranno tenersi informati sulle iniziative del proprio territorio in maniera più immediata ed efficace. Con la nuova applicazione Discovery  sarà possibile evidenziare tutti gli aspetti artistici e culturali della città, ma anche le realtà commerciali.

Il progetto è stato ideato dall’avvocato Roberta Bulone, che per lo sviluppo dell’app si è affidata ai consulenti informatici Bruno Belluccia e Alessandro Campanaro, rispettivamente amministratore e project manager della  start-up SB Engine, con la collaborazione della social media menager Selenia Campanaro.  L’idea è stata proposta per la prima volta nel 2018, con un bando di democrazia partecipata in cui i cittadini sono stati chiamati a votare tra questo progetto e altri tre scelti da una commissione apposita.

Attraverso Discovery saranno fornite informazioni su meteo, attrazioni, accessi alle spiagge con relative informazioni anticovid, eventi storici, maps e recensioni, ed eventi d’intrattenimento. L’applicazione sarà costantemente aggiornata e riempita di contenuti grazie al supporto di amministratori, associazioni, enti, esercenti e cittadini. Le lingue disponibili sono italiano, inglese e addirittura il siciliano per dare quel marchio distintivo da collegare alla nostra isola. Inoltre, gli utenti potranno interagire e scambiarsi foto, informazioni e consigli utili.

L’interfaccia si presenta all’avanguardia, dinamico e innovativo. L’applicazione è scaricabile su Apple iOS e Google Play Store per Android

 

 

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Outdoor: qual è il sistema migliore per dormire?

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 10:00

Con i consigli di Attila Adventure scopriamo qual è il kit migliore per dormire all’aperto durante trekking, cammini ed escursioni in modo da essere ben protetti, efficienti e soprattutto comodi.

Consigli utili e necessari per costruire in giaciglio sicuro che ci può ospitare anche in caso di intemperie. E quindi: tenda, tarp o amaca? Scopriamolo insieme in questo video in cui vengono spiegati bene tutti i pro ed i contro di questi diversi sistemi per dormire in outdoor.

Fonte: Attila Adventure

Leggi anche:
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Vacanze italiane: la guida per viaggi in sicurezza a due passi da casa
La Top 10 delle città italiane con più vie pedonali

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Il principe indiano Manvendra ha aperto il suo palazzo alla comunità lgbt

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 10:00

India, il principe Manvendra Singh Gohil ha aperto le porte del suo palazzo alla comunità lgbt. Tutti coloro che sono discriminati potranno trovarvi rifugio, ma non solo: ci saranno consultori, sportelli psicologici, corsi di insegnamento professionale. Durante il lockdown, Manvendra ha messo a punto gli ultimi preparativi.

Sebbene dal 2018 l’omosessualità in India non sia più un crimine, le discriminazioni persistono e gli omosessuali non hanno vita facile, nemmeno se principi. Erede del maharaja dello stato indiano del Gujarat, nel 2006 il principe Manvendra fu ripudiato e minacciato di morte perché omosessuale. Solo dopo molti anni di attivismo lontano dalla famiglia Manvendra è stato riammesso a corte, con tanto di benedizione della nonna sul letto di morte.

«Da noi le persone che si dichiarano gay o lesbiche o bisessuali o transgender subiscono pressioni insostenibili, anche dalle famiglie, sono costrette a finti matrimoni o vengono cacciate di casa», ha dichiarato Manvedra.

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Hiroshima, oggi 74 anni fa

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 08:00
6 agosto 1945

Alle 8.16 il bombardiere statunitense Enola Gay lancia la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima.

Circa il 90% degli edifici viene completamente raso al suolo. La bomba sviluppò un’ondata di calore che raggiunse i 4.000 gradi centigradi in un raggio di oltre 4 chilometri, seguita dall’innalzarsi di un fungo di fumo alto 6 chilometri.
140 mila dei 350 mila abitanti della città morirono sul colpo, alla fine a Hiroshima le vittime accertate della bomba atomica furono 221.823, comprese quelle che persero la vita per i danni provocati dalle radiazioni nucleari. 

Al comando del bombardiere era Paul Tibbets, morto nel 2007 all’età di 92 anni, che aveva dato all’aereo il nome di sua madre. In una intervista dichiarò: «Non sono orgoglioso di aver ucciso quelle persone ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l’intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene». 

Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe. «Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8.15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un’esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c’era una Hiroshima decimata… Le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un’enorme vampa. Non dimenticherò mai la mia prima vista di quello che fu l’effetto della bomba atomica: un gruppo di giovani donne, di diciotto o venti anni, che si aggrappavano l’un l’altra mentre si trascinavano lungo la strada. Continuammo a cercare un qualche modo per entrare nella città, ma fu impossibile… Il giorno seguente, il 7 agosto, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa… In effetti ciò che ci circondava non incoraggiava la devozione per la celebrazione per la Messa. La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l’uno all’altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore».

Tre giorni dopo gli Usa replicano con un’altra atomica su Nagasaki.

8 dicembre 1987

Ronald Reagan (Usa) e Mikhail Gorbaciov (Urss) firmano il Trattato Inf (Trattato sulle forze nucleari intermedie) che porterà alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi. 
D’improvviso, in quell’inverno di 32 anni fa, sembra che il mondo possa lasciarsi alle spalle la grande paura nucleare e che possa terminare la guerra fredda.
L’intesa sottoscritta da Usa e Urss non prevedeva solo la riduzione delle armi nucleari, ma la loro completa eliminazione e in pratica mise fine alla cosiddetta crisi degli euromissili, ovvero i vettori a raggio intermedio dotati di testata nucleare dispiegati da Usa e Urss in Europa gli uni contro gli altri.

Fonti:
perlapace.it
repubblica.it
agi.it
panorama.it
quotidiano.net
nytimes.com

Immagine di copertina: La Nube atomica su Hiroshima, fotografata dall’«Enola Gay» – Fonte: wikipedia – Immagine di pubblico dominio

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