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“Sei sporca o sei tutta nera?”: chi controlla i testi scolastici?

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 13:05

Dopo il caso del libro dove in un dialogo illustrato un bambino di colore dice “Io vuole imparare italiano bene”, stavolta a finire al centro della polemica è una vignetta in cui un bambino chiede a una sua coetanea di colore: “Sei sporca o sei tutta nera?”. Il libro è di Ardea Editore, dal titolo ‘Rossofuoco‘, è del 1996, poi ristampato da Giunti, e ora riportato nel libro di Ardea Editore rivolto alle prime tre classi della scuola primaria.

A denunciare il caso, Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia e presidente della commissione consiliare Diritti umani e pari opportunità:

“Una narrativa inferiorizzante che accosta la pelle nera alla sporcizia è inaccettabile! È giunta l’ora di fare seriamente i conti con il colonialismo mai rielaborato e la percezione interiorizzata che ciò che nero è inferiore e male. La scuola oggi ha un ruolo ancora più rilevante che nei decenni passati, ha il dovere di educare alle diversità e alla ricchezza che da esse ne deriva”.

Sul caso è intervenuta Giulia Selmi, vicepresidente della Rete nazionale Educare alle differenze, che ha posto l’accento sui retaggi storici che ancora gravano nell’editoria scolastica (il cui mercato è il più redditizio del settore e rappresenta una fonte di guadagno sicura per ogni editore):

“L’editoria scolastica italiana sconta ancora dei retaggi stereotipici piuttosto spinti, e non ci stupisce che ci sia un libro di primaria dove il bambino straniero è rappresentato come illetterato, incapace di parlare l’italiano e con un’eredità coloniale ancora forte. Fa parte, purtroppo, di una parte di identità della scuola italiana. Non di tutta, ma sicuramente di una parte”.

Chi controlla i libri? Nessuno, o meglio, il settore dell’editoria scolastica si è finora autoregolamentato attraverso il Codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (POLITE) dell’Associazione Italiana Editori, realizzato in accordo con il Ministero dell’Istruzione, ma evidentemente non basta. Una autoregolamentazione che evidentemente non basta, a giudicare dalle “sviste” razziste e sessiste che ancora circolano tra i i libri scolastici, dove ci si imbatte in modelli e stereotipi talvolta anacronistici, con padri che lavorano e guadagnano ricchezze:

E “supermamme” con il rossetto e le mani in pasta intente a fare tortelli:

Una visione smaccatamente dualista, anacronistica, che non tiene conto degli sforzi di una società civile che non senza fatica e ritardi sta cercando di raggiungere parità di genere e integrazione tra le culture che non si limitino a sostare qualche ora nei pianerottoli del dibattito pubblico, ma perdurino, permeando ogni aspetto del vivere quotidiano. Parità salariale, sociale, familiare. Integrazione, rispetto reciproco, apertura alle diversità. In due parole, equità sociale.

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Le dispersioni termiche negli edifici

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 08:00

Il patrimonio edilizio italiano non è efficiente, sprechiamo energia d’inverno per scaldarci e d’estate lasciamo che il calore penetri in casa. Colpa delle dispersioni termiche degli edifici e delle case che abitiamo. 

“Tutti in classe A” La radiografia energetica e il calcolo della trasmittanza degli edifici in Italia

Nel 2014 Legambiente ha presentato i risultati della campagna “Tutti in classe A”, una radiografia energetica degli edifici italiani, da Bolzano a Catania. Ancora oggi è la più aggiornata “fotografia” dell’efficienza termica delle case italiane. Legambiente ha eseguito 500 analisi termografiche sia su edifici di vecchia costruzione sia su abitazioni nuove, rivelando le dispersioni termiche.

Nella foto un esempio. A sinistra un edificio di Bolzano senza dispersioni termiche: la colorazione è uniforme su tutta la facciata. A destra un condominio di Potenza con molte variazioni di colore e quindi molte dispersioni termiche.

Si noti come le zone più gialle, quelle che catturano il calore dall’interno e lo trasmettono all’esterno, corrispondono a solai, infissi, pilastri, tutti elementi strutturali dell’edificio. Tecnicamente vengono detti “ponti termici”.
Legambiente fa sapere che “la spesa annua delle famiglie per il riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni varia tra i 1.500 e i 2.000 euro all’anno. Può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le case in cui viviamo.”

Quali sono stati i risultati di “Tutti in classe A”?

Scrive Legambiente nel rapporto finale: “Il primo campo di analisi delle termografie ha riguardato gli edifici di recente costruzione realizzati nel periodo post direttiva europea 2002, che aveva già indicato con chiarezza la direzione di innovazione che si voleva promuovere nel settore.

Dunque, quando erano chiari tutti i riferimenti in materia di risparmio energetico e isolamento degli edifici per chi aveva la responsabilità di progettare e costruire. Inoltre gli edifici costruiti in questi anni hanno beneficiato di una fase di crescita straordinaria degli immobili e di una lievitazione dei prezzi, case costruite nel momento del boom edilizio, vendute spesso a cifre superiori a 3/4000 euro al metro quadro, e che quindi avrebbero facilmente permesso di ripagare qualsiasi tipo di intervento di isolamento delle pareti. Gli edifici analizzati costruiti in questo periodo che mostrano, purtroppo, evidenti criticità di efficienza energetica. Su quasi tutti gli edifici (anche per alcuni che si promuovono come “biocase” o “a basso consumo energetico”) si ravvisano, attraverso le termografie, ricorrenti problemi di efficienza energetica degli edifici, con in evidenza gli elementi disperdenti e la distribuzione di temperature superficiali estremamente eterogenee, soprattutto fra tamponature e strutture portanti in cemento armato.”

E gli edifici più vecchi?

Gli edifici costruiti nel secondo dopoguerra rappresentano senza dubbio un importante campo dove intervenire per ripensare alla qualità delle abitazioni e abbattere i consumi energetici: degli edifici costruiti tra il 1946 e il 1991 – che rappresentano i tre quarti dell’edilizia in Italia – si stima che ad essere in condizioni pessime o mediocri sia almeno il 30%. Spiega Legambiente: “Le termografie effettuate su edifici ad uso residenziale e direzionale, costruiti fra gli anni cinquanta e i primi anni novanta, mostrano comportamenti termici che ci potevamo aspettare perché costruiti spesso di fretta, con materiali scadenti e poca attenzione al risparmio energetico. In alcuni casi, il deterioramento dei materiali e l’assenza di manutenzione di fabbricati e impianti vanno ad accentuare i problemi di inerzia termica degli involucri, con ponti termici che delineano con precisione i telai portanti delle strutture, i caloriferi interni sottostanti le finestre e collettori montanti degli impianti per il riscaldamento invernale.”

Buono invece il comportamento delle case in classe energetica A: “Le termografie effettuate su edifici certificati in “classe A” a Bolzano, Firenze, Udine, Perugia, Bari e in altre città italiane sono chiarissime, e proprio confrontandole con strutture groviera permettono di toccare con mano i vantaggi di una edilizia di qualità, in grado di realizzare edifici cosiddetti a Energia Zero e a bassa trasmittanza.”

Come faccio a sapere se la mia casa ha dispersioni termiche?

Questo è uno dei nodi del problema. Per anni i cittadini italiani hanno avuto forti difficoltà a conoscere il consumo energetico e di riscaldamento dell’abitazione in cui vivono. Nel nord Europa l’informazione viaggia capillarmente attraverso associazioni che spesso vedono la partecipazione dello Stato o delle Regioni; in Italia invece i diritti e gli obblighi sanciti dalle direttive europee e dalle leggi nazionali – che obbligano a calcolare i consumi energetici delle abitazioni (attraverso le certificazioni) e a renderlo disponibile per le famiglie – sono rimasti a lungo carta bianca, e solo ultimamente si sta diffondendo una nuova coscienza che vede le certificazioni come un atto non meramente formale ma come uno strumento fondamentale per avere informazioni preziose su eventuali interventi che potrebbero ridurre i consumi e le bollette. A proprie spese si può far realizzare una perizia termografica da un’azienda specializzata, costo da 500 a 1.000 euro a seconda superficie commerciale della struttura.

Quali le soluzioni?

Uno degli interventi di ristrutturazione green degli edifici che meglio permettono di evitare dispersioni è il cosiddetto “cappotto termico” (o isolamento a cappotto): si tratta di strati di materiali diversi a bassa conduttività termica (pannelli di fibre di legno incollate e pressate, pannelli di impasti di fibre di canapa e calce, sughero…) che vengono applicati sulle facciate esterne dell’edificio coibentandolo. E’ possibile anche il cappotto interno ma è molto meno appetibile, in quanto toglie spazio agli ambienti.

Il cappotto termico si può fare sia su edifici in costruzione sia su case in ristrutturazione, con tagli dei consumi energetici che possono arrivare anche al 40-50%. E’ anche un ottimo isolamento acustico.

In commercio ci sono molte diverse proposte per facciate, tetti, diversi materiali e diverse tecniche di messa in posa. Quattro i fattori importanti da tenere presente; lo spessore del cappotto: maggiore spessore, maggiore potere isolante. La “conducibilità termica” (la cui sigla è “lambda”): più piccola è, più il materiale coibenta. Lo “sfasamento termico”, il tempo (in ore) impiegato dal calore per passare attraverso il cappotto e raggiungere l’interno dell’abitazione. Infine la “resistenza di diffusione al vapore”: tanto più piccolo è questo valore, tanto più il materiale è traspirante.
Stabiliti questi parametri la scelta dei materiali per il cappotto termico deve anche tenere conto dell’atossicità, della durevolezza e della resistenza al fuoco.

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Quota 100 non sarà rinnovata | Willy: “Cuore, polmoni e fegato spappolati” | Salvini, febbre e cortisone

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Conte: «Quota 100 non sarà rinnovata» Come cambieranno le pensioni? Le ipotesi;

Il Giornale: Semaforo, adesso cambia tutto. Ma così si rischiano più multe;

Il Manifesto: Oggi la protesta a Roma: “Alla scuola va la priorità del mondo che verrà”;

Il Mattino: Irpinia, la città ricostruita ma vuota: 40 anni dopo i giovani preferiscono partire;

Il Messaggero: Tridico si alza lo stipendio, è bufera L’Inps: «L’aumento non è retroattivo» Centrodestra: dimissioni subito Video;

Ilsole24ore: Perché l’Italia è in vantaggio su Spagna e Francia. E come capire i contagi in autunno;

Il Fatto Quotidiano: Stretta sui pub, Boris delira: “Niente mascherina, siamo inglesi e per la libertà”;

La Repubblica: Cts: “Non ci sono le condizioni per ulteriori aperture degli stadi“;

Leggo: Omicidio Willy, l’autopsia choc: «Cuore, polmoni e fegato spappolati»;

Tgcom24: Salvini tra febbre e flebo di cortisone, poi il chiarimento: “Test al Covid negativo”;

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Mamma In Blu: le borracce riutilizzabili in acciaio

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 17:00

Continuano i video consigli di Alessia, alias Mamma in Blu. Qual è l’alternativa alla bottigliette in plastica per l’acqua? La borraccia riutilizzabile!

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Guarda anche:
Mamma in Blu: alternative ecologiche agli assorbenti (Video)
People For Planet contro la plastica

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Marmellata di uva | Ricetta facile fatta in casa

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 10:00

Dal canale YouTube La Cucina e Le Idee Di Luisa: CONSERVE: QUELLE UTILI PER L’ INVERNO E QUELLE TANTO AMATE PER MILLE UTILIZZI.

La Cucina e Le Idee Di Luisa

“Faccio una bella marmellata di uva bianca, un classico in questo periodo e facilissima da fare Munirsi di uva fresca e magari casereccia, vale anche quella comprata in supermercato nel caso… puliamola bene e togliamo i noccioli. Fatto questo lavoro un po impegnativo possiamo iniziare a mettere in una pentola grande l’ uva con lo zucchero ed il succo di un limone. Il gioco è quasi fatto, mettiamo sul fuoco e facciamo cuocere circa 15 minuti dal bollore a fuoco medio (importante è che si asciughi parte del liquido)… a questo punto frulliamo con frullatore a immersione (facendo sempre cuocere).

Dopo aver frullato bene, facciamo cuocere ancora per altri 15 minuti (fiamma sempre media) mescolando spesso Spegniamo e invasiamo in barattoli sterilizzati e lasciamo raffreddare con barattolo all’ incontrario Pronta da gustare e utilizzare tutto l’anno.

Tempo di preparazione circa 20 minuti.

Tempo di cottura totale 45 minuti circa

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Una casa di gusci d’uovo

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 08:00

È brevettato dalla natura per conservare e sviluppare ciò che c’è di più prezioso: la vita. E per noi che usiamo le uova per una moltitudine d’utilizzi, alimentari e non, consideravamo fino a poco tempo fa il loro guscio, perfetto e puro, un rifiuto.

Ora possiamo parlarne al passato, perché Calchèra San Giorgio, azienda trentina che studia e produce materiali edili per il restauro monumentale e artistico e per la ristrutturazione di edifici storici, ha deciso di riusare il guscio d’uovo come materia prima seconda (cioè ottenuta da scarti di lavorazione o da materiali derivati dal riciclaggio dei rifiuti), dandogli una nuova vita, usandolo nell’edilizia e nella conservazione dell’arte e della storia. Vediamo qualche dato sulle uova: potrebbero risultare sorprendenti!

Ogni anno in Italia si producono 13 miliardi di uova, che per il 90% sono utilizzate nell’alimentare. Il restante 10% è rappresentato dal guscio e dalla membrana interna che pesano, in termini assoluti, 6,5 grammi per uovo. Questa piccola quantità, moltiplicata per 13 miliardi, crea oltre 84.500 tonnellate di residui, utilizzati al 26,6% come fertilizzante, al 21,1% come mangimi animali, il 15,8% in altri utilizzi, mentre il 36,5% è smaltito in discarica, dopo essere stato sottoposto a una costosa sterilizzazione, come inerte.

L’immenso cemento ottenuto dalla miscela dal carbonato di calcio delle uova e dall’argilla

I gusci d’uovo sono composti da carbonato di calcio (CaCO3) al 99%, percentuale molto più elevata di quella dei materiali d’origine minerale; ciò significa che anche utilizzando solo quelli destinati alla discarica, il loro riciclo ogni anno potrebbe fornire 31.600 tonnellate di questo materiale. E si tenga conto che, sul fronte dell’approvvigionamento delle uova, l’Italia è autosufficiente: il 94,8% è infatti di produzione nazionale.
E torniamo allora al nostro carbonato di calcio, che è il componente fondamentale della calce. Il cemento ottenuto dalla frantumazione dei gusci d’uovo miscelati con l’argilla dà ottimi risultati.

Molto interessante è il processo di cottura dell’argilla con i gusci d’uovo, dal momento che le alte temperature provvedono anche alla loro sterilizzazione permettendo il risparmio di questo specifico costo. Inoltre la produzione e l’utilizzo della calce derivata dai gusci d’uovo è a emissioni zero, dato che la CO2 emessa durante il processo di calcinazione è ricatturata e fissata al suo interno durante il successivo indurimento nel corso della messa in opera.

L’utilizzo dei gusci di uova in edilizia ha anche un altro vantaggio: contribuire a salvare le montagne dallo sventramento delle cave. Le cave attive in Italia, secondo Legambiente, sono circa 5.500, dalle quali si estraggono ogni anno 120,2 milioni di metri cubi di materie prime per l’edilizia, dei quali 31,6 milioni di metri cubi sono di calcare. Evitare di aprire anche una sola altra montagna grazie al guscio dell’uovo trasformato in calce e cemento, oltre a ridurre i rifiuti e aiutare il clima, preserverebbe il paesaggio.

Fonti:
http://www.calcherasangiorgio.it/
https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-rapporto-cave-2017-3-miliardi-di-euro-di-fatturato-4700-ca
https://www.unaitalia.com/settore-uova/

Fotomontaggio di Armando Tondo

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Reddito di cittadinanza scaduto a 400 mila | Covid frena in Italia e corre in EU | 15enne si dà fuoco in cortile

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: «Indice Rt 0.95, progressivo peggioramento dell’epidemia in Italia»| La mappa. Nelle ultime 24 ore 1.912 casi e 20 morti;

Il Giornale: Il Cav ancora positivo al Covid;

Il Manifesto: Reddito scaduto a 400 mila: finora è costato 9 miliardi di euro. Reddito di cittadinanza Reddito di cittadinanza, denunciati a Napoli 24 furbetti Gualtieri, al G7 dati sanitari ed economici Italia incoraggianti;

Il Mattino: Attentato nell’ex sede Charlie Hebdo: quattro feriti gravi, fermati sette sospetti;

Il Messaggero: Reddito scaduto a 400 mila:finora è costato 9 miliardi di euro. Reddito di cittadinanza Reddito di cittadinanza, denunciati a Napoli 24 furbetti Gualtieri, al G7 dati sanitari ed economici Italia incoraggianti;

llsole24ore: L’epidemia frena in Italia e corre in Europa: perché è un vantaggio da non sprecare;

Il Fatto Quotidiano: Gran Bretagna, “nell’80% dei casi violato l’isolamento. Anche se sanno di avere sintomi non restano in casa”. E in Francia le sindache protestano per le restrizioni;

La Repubblica: In Spagna oltre 12mila nuovi casi, 6.700 in Gb, la Francia supera i 500 mila contagiati;

Leggo: 15enne si dà fuoco in cortile: è gravissimo. Il papà si è lanciato nel fuoco per salvarlo;

Tgcom24: Coronavirus, Conte all’Onu: “Pandemia sia l’opportunità per un nuovo inizio” | Guarda il video;

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C’era una volta una Piccola Farmacia Letteraria

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 17:00

AGGIORNAMENTO 14/01/2020
Elena Molini ha ora pubblicato anche un libro, edito da Mondadori, intitolato “La piccola Farmacia Letteraria“, che racconta la storia di questa avventura.
Noi l’abbiamo intervistata a maggio 2019, ecco cosa ci aveva detto:

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“Ho deciso di aprire la Farmacia Letteraria perché ho lavorato per anni in una libreria di catena e ho notato come le persone chiedessero quasi sempre consigli in base ai propri stati d’animo”. Ci spiega la fondatrice Elena Molini.

La Piccola Farmacia Letteraria di Firenze è una libreria delle emozioni. Buona visione (e buona lettura!).

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Meal Autunno – Come organizzare i pasti della settimana

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 15:45

Dal canale YouTube Cucina Botanica: “Prepariamo in un pomeriggio tanti ingredienti per i pasti di tutta la settimana: un meal prep autunnale facile e veloce, per non pensare più a “cosa metto in tavola stasera?!”

Cucina Botanica

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Attentato contro Charlie Hebdo. 4 feriti. Migliaia di bimbi bloccati

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 14:35

Arrestato alla Bastiglia – ricoperto di sangue – almeno un presunto killer che questa mattina avrebbe partecipato all’attacco, con armi da taglio – un coltello o forse un machete – ferendo quattro persone, delle quali due sono in gravi condizioni. È successo in boulevard Richard Lenoir, nell’XI arrondissement di Parigi, davanti all’ex redazione di Charlie Hebdo, a pochi passi dalla targa che ricorda il tragico evento che il 7 gennaio 2015 costò la vita a 12 persone.

Stato di crisi in tutta Parigi

“Un attacco è stato condotto davanti alla vecchia redazione di Charlie Hebdo. Devo andare al ministero dell’Intero per seguire la situazione”, ha detto il premier francese Jean Castex, che si trovava a Pantin per una riunione. Sembra che la prima vittima sia stata una donna, che stava fumando una sigaretta sul marciapiedi.

Una prima cellula di crisi a Place Beauvau comprende il premier, i ministri dell’Interno Gérald Darmanin e quello della Giustizia Eric Dupond-Moretti.

Scuole e asili bloccati

È in corso una caccia all’uomo in tutta la capitale: il quartiere intorno a boulevard Richard Lenoir è stato bloccato, scuole le chiuse con i ragazzi chiusi dentro. Un appello a non entrare, neppure per andare a riprendere i ragazzi o i bambini degli asili nido, riguarda tutta la zona. Nessuno può uscire o entrare.

La ritorsione per la ri-pubblicazione

L’attacco non è casuale: in questi giorni il processo contro gli autori della strage del 2015 è entrato nella sua terza settimana e sono riprese le minacce a Charlie Hebdo, dopo che – alla vigilia della riapertura del processo – la redazione aveva scelto di ripubblicare le caricature di Maometto. Ovvero quelle che i fratelli Kouachi, terroristi islamici di Al Qaeda, avevano ritenuto meritevoli di una ritorsione così assurda e terribile come la strage del 2015, che fece nascere il movimento Je suis Charlie. Tre giorni fa, inoltre, la direttrice delle risorse umane di Charlie Hebdo è stata portata via da casa dopo avere ricevuto minacce “urgenti e circostanziate”.

Dal 2015 la redazione di Charlie Hebdo lavorare in un luogo segreto e protetto da misure di sicurezza straordinarie. Quello colpito è solo il simbolo di una redazione che si sforza di mantenere in vita la libertà di espressione.

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L’immagine del giorno: Politici che discutono del surriscaldamento globale

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Scuola, Milano: mio figlio è in isolamento

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 09:08

Un caso covid-19 e chiude la classe della scuola materna nel plesso S.S. Trinità di Milano, in via Cesariano, zona Sarpi, che frequenta ogni giorno mio figlio piccolo. Il soggetto da ieri ufficialmente positivo – non si sa se un bambino o una maestra – era assente per malattia (dunque si ipotizza SINTOMATICO) dal 18 settembre, ed è servita una settimana per avere il risultato del tampone, e quindi sapere che anche noi potevamo esserlo. Siamo appena tornati da una visita alla nonna, 74 anni, grave malata oncologica.

Reazioni e risposte in ordine sparso

Arrivato il risultato, ieri i genitori dei bambini hanno trovato ad attenderli, poco prima della chiusura, alle 16, la dirigente scolastica, appostata a pochi metri dalla classe, pronta ad allungare il braccio a mamme e papà e fornire questo foglio sotto. Alle mille domande, non ha potuto aggiungere altro che: “Chiedete al vostro pediatra”.

Dobbiamo stare a casa tutti?

Posso mandare la sorella a scuola domani? Gli faranno un tampone? Posso fare la spesa? Posso andare in ufficio?

Non tutti i genitori sono riusciti a rintracciare il proprio pediatra, o il medico di base, per avere risposte a queste domande, ma chi c’è riuscito ha avuto le stesse risposte ufficiali: “Solo il bambino deve restare isolato e monitorato, il resto della famiglia può andare al lavoro o a scuola”.

La versione ufficiosa

La mia pediatra ha aggiunto: “Adesso però le do la versione non ufficiale, la mia versione: tenga a casa la sorella. Fino a poco fa la regola era questa, adesso è vero non è più così, ma domani potrebbe cambiare nuovamente. Mi sento quindi, seguendo il buonsenso, di suggerirle questa cautela non richiesta, almeno fino a domenica, per monitorare nel bambino l’eventuale insorgenza di sintomi”. La mia pediatra è stata un caso unico per quanto ne so: altri fratelli maggiori oggi sono in classe, nella scuola elementare dello stesso complesso. Altri genitori ancora hanno scelto in autonomia – senza suggerimenti – la strada più rigorosa (e faticosa) di tenere a casa i fratelli, anche perché – altra cosa non prevista dalle regole ufficiali – in classe di mia figlia grande c’è un bambino malato di leucemia. A casa in smart-working (chi può) e figli con i genitori o con un baby sitter.

L’Iter burocratico

Dopo la mezz’ora di consultazioni telefoniche con il pediatra, e il confronto con gli altri genitori, ho provveduto a iscrivermi, come suggerito, sul portale online dell’Ats, per creare il fascicolo sanitario elettronico di mio figlio: “Così quando il tampone sarà pronto lo vedrà da sola online con un risparmio di tempo che potrebbe essere anche notevole rispetto alla chiamata di Ats”, mi ha spiegato il pediatra. E poi? “Poi, 14 giorni dopo l’ultimo contatto con il sospetto – il 17 settembre scorso, quindi manca una settimana – il bambino sarà appunto chiamato a fare il tampone. A meno che non insorgano prima sintomi: ovvero febbre persistente – che dura oltre una sera – unita a raffreddore o tosse. In questo caso mi deve avvertire subito. Altrimenti, fatto il tampone, attendiamo l’esito. Se sarà positivo, visiterò il bambino rilasciando, nel caso, il certificato di riammissione a scuola”.

PS. Nel link sotto la gestione degli ingressi nella scuola elementare di mia figlia, accanto alla scuola dove hanno chiuso una classe, in cui i genitori si assiepano all’ingresso il primo giorno di scuola: adesso è peggio, avendo scelto nel frattempo di unire gli ingressi delle sezioni.

Covid-19, aprono le scuole ma all’ingresso è caos

Covid-19, Avellino: “La scuola riapre ma entrino solo i più meritevoli”

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La Biblioteca degli oggetti

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 08:00

Ed ecco che, a Bologna, nel caso si abbia bisogno di una smerigliatrice, un paio di sci, un gioco da tavolo, un frullatore, una tenda da campeggio, un mouse, un pallone, una borsa da moto, una pentola per la fonduta e molti altri oggetti di uso non quotidiano, non è necessario acquistarli: c’è Leila, la biblioteca degli oggetti.

Ti serve un frullatore? Te lo presta Leila

Leila non è una signora straordinariamente generosa ma una comunità. E’ un efficace esempio di sharing economy: un luogo di condivisione.

Il meccanismo è molto semplice: si entra, si fa la tessera (costo 25 euro), si lascia un oggetto e, contemporaneamente, se ne può ritirare in uso un altro. A fronte di due oggetti condivisi se ne possono prendere altrettanti contemporaneamente e così via.

Nata a Berlino nel 2011 (http://leila-berlin.de) e successivamente diffusasi a Vienna (http://www.leihladen.at/wp/), Kiel e Lipsia (http://leila-leipzig.de), è da un anno e mezzo una realtà anche in Italia.

La biblioteca degli oggetti Leila si trova in via dell’Indipendenza, 71/Z, Bologna.
Per info:  http://www.leila-bologna.it

Disegni di Jacopo Fo ispirati alla Biblioteca degli oggetti “Leila” di Bologna

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“Blocco sfratti”: proprietà privata a rischio | Covid, in ascensore, cosa succede | Lega, caccia ai 49 milioni

People For Planet - Ven, 09/25/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Covid in Francia: 16.000 casi in un giorno, mai così tanti. In vigore le nuove restrizioni. Il bollettino in Italia: 1.786 contagi, 23 morti;

Il Giornale: I proprietari di casa in rivolta “La Costituzione? Calpestata” Continuano ad arrivare le vostre storie sul “blocco sfratti”: “La Carta ignorata”.  Proprietà privata a rischio;

Il Manifesto: Porti chiusi, la nave Alan Kurdi si dirige verso Marsiglia;

Il Mattino: Benevento, migrante clandestino si aggrappa a un tir e muore schiacciato;

Il Messaggero: Covid, in ascensore dopo un colpo di tosse le particelle circolano per mezz’ora;

llsole24ore: Lavoro, 2 aziende su 3 in smart working anche dopo l’emergenza – Le regole per la quarantena dei figli – Che cosa chiedono i giovani – Video / Cosa serve per un lavoro davvero smart – Il libro;

Il Fatto Quotidiano: Lega, caccia ai 49 milioni: Finanza perquisisce il comune di Bondeno: “Dal partito 900mila euro”

La Repubblica: Vaticano – Il cardinale Giovanni Angelo Becciu si dimette da Prefetto della Congregazione delle cause dei santi e lascia il cardinalato;

Leggo: Covid, verso il prolungamento dello stato di emergenza: «Fino al 31 dicembre» In Campania obbligo di mascherina all’aperto. Stesso provvedimento a Genova;

Tgcom24: Covid, Mattarella replica a Boris Johnson: “Amiamo la libertà, ma anche la serietà” | In Gb nuovo record di casi giornalieri;

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La devastazione ambientale del Prosecco

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 17:00

La nostra videomaker Martina De Polo è tornata nelle colline del trevigiano, patria del Prosecco, per continuare l’inchiesta video sui pesticidi utilizzati nella monocoltura dell’uva. Questa volta siamo andati a intervistare Gianluigi Salvador, abitante di Refrontolo, Treviso, e membro del Pesticide Action Network Italia (PAN).
L’intervista fa venire i brividi…

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Qui la seconda parte dell’intervista

Guarda anche:
Il prosecco biologico senza pesticidi
Colli puri dai pesticidi. A Collalbrigo (Conegliano, Treviso)!

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Honduras: da paradiso a discarica: l’onda di rifiuti nel mare dei Caraibi

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 16:17
I “Pirati dei Caraibi” che non volevamo vedere

Da paradiso in terra a discarica. Succede in Honduras, al largo delle coste di Omoa, dove sabato scorso un’enorme ondata di rifiuti si è liberata nel mare in seguito a un guasto delle barriere per la spazzatura collocate nel vicino Guatemala, lungo la foce del fiume Motagua. Il guasto sarebbe stato provocato dalle forti piogge delle ultime settimane. Le immagini stanno facendo il giro dei social newtork, e già si teme un disastro per l’ecosistema locale:

“Questa ondata di rifiuti che proveniva dal fiume Motagua ci ha davvero sorpresi” hanno dichiarato le autorità onduregne, e circa le azioni da intraprendere nell’immediato futuro, Lilian Rivera, funzionario del ministero dell’ambiente del paese, ha poi detto in conferenza stampa: “Ci impegniamo a pulire le nostre spiagge e a mantenerle tali, ma oggi chiediamo alle autorità di Tegucigalpa di intraprendere azioni forti e trovare una soluzione permanente a questo problema”. Per quanto stavolta il disastro sia di una portata inedita, non è la prima volta che si assiste a spettacoli surreali con ammassi di rifiuti trasportati dalla corrente. Sempre nel mare dei Caraibi, era già successo lo scorso anno al largo della riserva marina delle Cayos, quando tonnellate di rifiuti, per lo più in plastica, avevano improvvisamente inquinato le acque.

630 quintali di plastiche eterogenee: la vergogna italiana

Senza andare troppo lontano, in Italia non si è ancora risolto il problema delle ecoballe perse sui fondali del Tirreno, a circa 50 metri di profondità. L’episodio risale al luglio di 5 anni fa, quando la motonave Ivy diretta a Varna, sul Mar Nero, perse parte del suo carico. Un episodio increscioso anche per via dei tentativi di occultamento e depistaggio che ci furono nei tre anni successivi, finché, grazie all’azione di monitoraggio di associazioni e attivisti, in particolare grazie all’impegno dell’Arpa Toscana, non si riuscì a risalire all’episodio e a quantificare il disastro: oltre 630 quintali di plastiche eterogenee perse dal cargo che stanno inquinando una porzione di mare in pieno Santuario Pelagos, il Parco marino internazionale dei mammiferi marini che corre fra Toscana, Sardegna, Liguria e Costa Azzurra, a ridosso dell’isolotto di Cerboli, Zona A di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Si dice che entro il 2050 negli oceani ci saranno più rifiuti che pesci e tra microplastiche che ‘nevicano’ nell’Artico, tonnellate di petrolio versate in paradisi in Terra e isole di plastica ovunque, stiamo facendo di tutto per assicurarci che ogni cosa, se possibile, vada di male in peggio.

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Covid-19, nasce il cartello stradale con l’obbligo della mascherina

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 15:31

Dal oggi le mascherine sono obbligatorie all’aria aperta a Monaco di Baviera, e per renderlo chiaro agli abitanti ed eventuali turisti si è pensato di installare segnali stradali nelle ZTL con un nuovo simbolo: un volto stilizzato coperto da una mascherina, a coprire ben bene naso e bocca.

La scritta in inglese

Sotto l’immagine, la scritta in inglese “Copri bocca e naso” e l’indicazione dell’orario in cui vige l’obbligo: dalle 9 alle 23, quasi tutto il giorno. 

Questa la misura messa in atto alla luce dell’aumento dei contagi nel capoluogo del Land a sud della Germania, che nell’ultimo fine settimana ha superato la soglia considerata limite, registrando 55,6 nuovi casi per 100 mila abitanti in 7 giorni.

Limitati gli assembramenti

Il sindaco della città, Dieter Reiter, ha anche proibito gli assembramenti oltre le cinque persone. Feste e cerimonie private – feste di compleanno, matrimoni o funerali – saranno consentite solo con un massimo di 25 persone, se al chiuso; e 50 persone se all’aperto. Eventi pubblici possono ospitare da oggi solo 100 persone al chiuso, e fino a 200 all’aperto.

Il resto della Germania all’occhio

Il resto della Germania sta in attesa: nuove restrizioni potrebbero scattare con l’aumento dei contagi.

Per la terza volta in un mese, le nuove infezioni sono state oltre 2mila in 24 ore, secondo i dati del Robert Koch Institut. Angela Merkel incontrerà per questo i premier delle regioni per coordinare una risposta.

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USA: nessun poliziotto verrà processato per l’omicidio di Breonna Taylor

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 14:49

Negli Stati Uniti è esplosa una protesta che si protrae da mesi a causa degli omicidi discriminatori nei confronti di persone appartenenti alla comunità afroamericana per mano di poliziotti suprematisti bianchi.

George Floyd e Breonna Taylor, uccisi ingiustamente e barbaramente dalla polizia, rappresentano i simboli che mantengono in vita le fiamme della rivolta.

La vicenda di Louisville

Breonna Taylor era una donna, nera, una tecnica del pronto soccorso di 26 anni, uccisa per sbaglio a Louisville lo scorso marzo. Svariati colpi di pistola le hanno tolto la vita, di notte, mentre dormiva nel suo appartamento. La colpa? Il suo  compagno era sospettato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mai ritrovate in casa.

Da mesi i sostenitori del movimento Black Lives Matter chiedono giustizia sociale per queste uccisioni: eppure lo scorso mercoledì un gran giurì ha deciso che l’ex ufficiale di polizia che ha ucciso Breonna Taylor non sia perseguibile penalmente per omicidio, ma soltanto per condotta negligente, in quanto ha messo in pericolo la vita di molteplici persone. Gli altri due poliziotti, invece, rimangono a piede libero, non considerati responsabili per l’omicidio. Non colpevoli, insomma.

La spiegazione risiede nel fatto che, Kenneth Walker, compagno della Taylor, ha sparato per primo, colpendo alla gamba uno degli agenti, ignaro del fatto che gli sconosciuti che hanno varcato la soglia di casa sua fossero dei poliziotti. La reazione è stata immediata: 32 colpi di pistola sono stati sganciati, uccidendo una donna innocente. Per il giudice questo atto è giustificato dal fatto che Walker abbia sparato per primo.

A Louisville, la scorsa notte, è ovviamente scoppiata la protesta. Strade in fiamme, guerriglia urbana, persone ferite sembrano essere l’unica modalità per far sentire la propria voce.

Quanto vale la vita di una donna nera negli Stati Uniti?

Quanto vale la vita di una donna, nera, negli Stati Uniti?  La materia (matter) di cui sono composte le vite delle persone di colore conta (matters) davvero qualcosa o verrà ancora considerata un sottoprodotto da svendere nei peggiori discount? La società bianca e suprematista che domina negli USA sarà mai capace di assumere responsabilità nei confronti dell’altro, indipendentemente dal suo nome, dal suo genere, dal colore della sua pelle o dalla posizione rivestita nella scala sociale? Quanti mesi di protesta saranno ancora necessari per fare giustizia e per il raggiungimento della tanto agognata equità sociale?

Immagine: Xavier Burrell | New York Times

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Trucco per riconoscere una zucca matura

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 10:00

Con il video dal canale YouTube Natura è Bellezza vediamo i semplici consigli per capire se le nostre zucche sono mature o no.

Fonte: Natura è Bellezza

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Stili di vita: 10 mosse per ridurre lo smog

People For Planet - Gio, 09/24/2020 - 08:00

Già allora il problema coinvolgeva le grandi città, e oggi torna al centro dell’attenzione quando non piove e l’inquinamento è visibile.

Cosa può fare il singolo? In che modo possiamo contribuire a pulire l’aria?  Rispondono le sezioni Legambiente della pianura padana, dove le polveri sottili – secondo il CNR – hanno formato una vera e propria “coperta” atmosferica.

1) Evitare di usare l’auto. Prendiamola solo se non ci sono alternative. «Il 70% degli spostamenti giornalieri è sotto i 5 km – dice Giulio Kerschbaumer, direttore di Legambiente Emilia-Romagna. – Spesso la macchina non serve. Magari si pensa che i mezzi pubblici facciano perdere tempo, ma non sempre è così».

2) Se si usa un’auto, farlo in condivisione. «Avere una macchina costa migliaia di euro l’anno – continua Kerschbaumer. – Perché non abbonarsi al car sharing?». Non avere un mezzo proprio, quindi, ma prenotarlo e usarlo lo stretto necessario. Nella nostra zona il servizio non c’è? Proviamo il car pooling: accordiamoci coi colleghi per andare al lavoro insieme.

3) Se si compra un’auto, stare attenti a cosa si acquista. Pensiamo ai diesel, e al loro possibile bando futuro. «Li eviterei, andranno a sparire – dice Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. – L’ideale sarebbe un veicolo elettrico: costa di più, ma è il meno inquinante». Ibrido, gpl e metano sono altre soluzioni.

4) Guidare con prudenza (ambientale). «Una quota delle emissioni – aggiunge Meggetto – dipende dall’uso dei freni, che non dev’essere brusco, e dalla velocità, meno dannosa se bassa e costante. Anche la manutenzione conta: una macchina efficiente aiuta ad abbattere lo smog».

5) Abituare i figli. Convincerli a non essere portatii a scuola in auto. «Si può pensare alla bici – dice Piero Decandia, direttore di Legambiente Veneto. – Poi ci sono i pedibus, i gruppi accompagnati da un genitore o un insegnante. Camminare con gli amichetti serve anche a capire che la mobilità sostenibile può essere divertente».

6) Non superare i 19 gradi. Parliamo di riscaldamento: «Se la stagione non è rigida aspettiamo ad accenderlo – chiede Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. – A volte basta mettersi un maglione in più». Altri sprechi si evitano spegnendo i termosifoni se si aprono le finestre, non usando camini che emettono direttamente all’esterno e cambiando gli infissi poco isolanti.

7) Rompere le scatole all’amministratore di condominio. «Le caldaie a gasolio vanno sostituite con impianti meno inquinanti – dice Meggetto di Legambiente Lombardia. – Si può anche ridurre la dispersione di calore, applicando un “cappotto” termico all’edificio». Ma non costerà troppo? «Per i lavori sulle parti comuni ci sono incentivi che fanno recuperare fino al 75%».

8) Comprare a km zero. «Un prodotto che arriva dall’altra parte del mondo – continua Meggetto – può avere un peso molto maggiore in termini di inquinamento. Facciamo attenzione alle etichette e ai marchi che rispettano l’ambiente». Se poi si ha un balcone per farci un orto, meglio.

9) Curare gli elettrodomestici. La produzione incide sulle emissioni di anidride carbonica: cambiamoli solo se è necessario, o sostituiamo le parti guaste. «A Torino c’è un progetto chiamato Rigeneration – dice Vozza di Legambiente Piemonte. – Le lavatrici destinate alla discarica sono riattivate cambiando i pezzi che non funzionano».

10) Ascoltare il sindaco di Milano. A ottobre 2017 Giuseppe Sala era a Parigi, per un incontro sull’ambiente con decine di amministratori stranieri. Da lì il sindaco di Milano ha lanciato uno slogan: la «rivoluzione del rallentamento» a partire dal capoluogo lombardo, simbolo di rapidità e frenesia. «Ripensiamo i tempi della città», ha detto al Corriere della Sera: inquinare meno correndo meno, oltre che piantando alberi, riducendo i parcheggi, controllando le caldaie. «L’idea di rallentare – ha azzardato Sala – credo piaccia a tutti».

«Bisogna prendersi più tempo», conferma Decandia di Legambiente Veneto. Si può non usare il mezzo più veloce se è il più dannoso per l’ambiente, cercare di organizzare meglio la giornata, cancellare qualche impegno per evitare degli spostamenti. E produrre meno smog senza rendersi la vita impossibile.

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