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Il tipografo che ha fermato il tempo

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 17:00

Via dell’Anticaglia, Napoli. Se passate a quelle parti fermatevi a visitare il museo di Carmine Cervone, il museo della tipografia più piccolo del mondo, un vero tuffo nel passato e nella Storia.

Come e perché è nato? flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_393"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/393/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/393/output/Museo-tipografia-piccolo-mondo.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/393/Museo-tipografia-piccolo-mondo.mp4' } ] } })

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Pantone inventa il Rosso Mestruazioni

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 11:30

Pantone ha svelato una nuova tonalità di rosso ispirata al colore delle mestruazioni, con l’intento di normalizzare il tema e privarlo di ogni sfumatura di vergogna o stigma.

L’azienda, nota per la costante ricerca in tema colori e per il più grande sistema al mondo di studio e corrispondenza dei colori, sulla quale si basa il design internazionale, ha spiegato che la nuova tonalità è “un rosso attivo e avventuroso” che vuole “incoraggiare le persone che hanno le mestruazioni a sentirsi orgogliose di ciò che sono”.

Fondi in beneficienza

Pantone ha collaborato con il marchio svedese di prodotti femminili Intimina per ideare il nuovo colore che fa da sfondo alla sua campagna Seen + Heard, che mira a responsabilizzare e incoraggiare le persone, indipendentemente dal sesso, a parlare in modo più dettagliato delle mestruazioni. Intimina ha detto che il colore era una “tonalità di rosso originale che rappresenta un flusso costante”.

Cosa è Pantone

Il sistema Pantone è stato ideato nel 1963 negli Stati Uniti per risolvere il problema della complicata corrispondenza dei colori nel settore della stampa. Il suo omonimo campionario ora ha uno spettro di 2.625 colori e un seguito notevole su Instagram.

Per cosa si impegna

Per evidenziare il fine etico, Intimina ha fatto una donazione ad ActionAid, associazione che lavora con donne e ragazze che vivono in povertà. “Oggi nel mondo milioni di donne e ragazze continuano ad essere ghettizzate in relazione al flusso mestruale. Molte ragazze perdono giorni di scuola, o la abbandonano del tutto all’arrivo del menarca, il che è uno dei motivi per cui così tante donne vivono in povertà per tutta la vita a livello globale. Questa importante campagna contribuirà a cambiare le cose”, ha detto Jillian Popkins, direttrice delle politiche di ActionAid UK.

Le mestruazioni sono ancora un tabù. E il congedo mestruale pure

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#TheBigGreenLie, la finta politica ambientale delle aree protette

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 10:46

Ne avevamo già parlato qui, dopo che la più famosa Associazione a difesa della natura è stata condannata in Congo per violazione dei diritti umani, percosse, torture, abusi sessuali, incarcerazioni ai danni degli indigeni Pigmei Baka che vivono nei territori convertiti in parco. 

Il forte sospetto generale è che le nuove frontiere del colonialismo agiscano oggi sotto l’egida dell’ambientalismo conservazionista, distruggendo per interesse economico – detto anche land grabbing – quelle popolazioni che sono da secoli le uniche in grado di difendere le ultime foreste pluviali. Adesso, al prossimo vertice della Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity), i leader mondiali prevedono di accordarsi per trasformare il 30% della Terra in “aree protette” entro il 2030.

La denuncia di Survival

La scusa, supportata dalle grandi ONG della conservazione, è che questa conversione mitigherà i cambiamenti climatici, ridurrà la perdita della fauna selvatica, aumenterà la biodiversità e contribuirà alla salvezza del nostro ambiente. Ma si sbagliano.

“Le aree protette non salveranno il nostro pianeta. Al contrario, aumenteranno la sofferenza umana e in tal modo accelereranno la distruzione degli spazi che pretendono di proteggere, perché l’opposizione locale crescerà. Le aree protette non hanno alcun impatto sui cambiamenti climatici, ed è stato dimostrato che sono generalmente mediocri nel prevenire la perdita di vita selvatica”, scrive Survival International. 

“È fondamentale che vengano proposte soluzioni concrete per affrontare questi problemi urgenti e che la causa reale – il crescente sovra-consumo, radicato nel Nord del mondo – sia adeguatamente riconosciuta e discussa. Ma è improbabile che ciò accada perché gli interessi che dipendono dai modelli di consumo esistenti per mantenere i benefici acquisiti, sono troppi”.

Se il 30% del pianeta sarà “protetto”, chi ne soffrirà?

Non saranno certamente coloro che sostanzialmente provocano la crisi climatica, bensì gli indigeni e altri popoli locali del Sud del mondo, che non contribuiscono affatto o ben poco alla distruzione dell’ambiente. Cacciarli dalla loro terra per creare aree protette non aiuterà il clima: i popoli indigeni sono i migliori custodi del mondo naturale e una parte essenziale della diversità umana, che è una delle chiavi per proteggere la biodiversità.

La verità sulle aree protette

In molte parti del mondo, una “Area Protetta” (PA) è un luogo in cui alle persone che per generazioni l’hanno abitato e considerato casa loro, improvvisamente non viene più permesso di viverci o di usarne l’ambiente naturale per sfamare le proprie famiglie, per raccogliere piante medicinali o per frequentare i luoghi sacri. Il modello è quello che ispirò la creazione dei primi parchi nazionali del mondo, negli USA del XIX secolo, realizzati nelle terre sottratte ai Nativi Americani. Molti parchi statunitensi ridussero in poveri senza terra proprio i popoli che avevano letteralmente creato e alimentato quei paesaggi ricchi di “wilderness”.

Il fenomeno continua a perpetuarsi oggi in Africa e in alcune regioni dell’Asia ai danni di popoli indigeni e di altre comunità. I locali vengono cacciati con la forza, la coercizione o la corruzione. Se cercano di cacciare per nutrire le loro famiglie o semplicemente di accedere alle loro terre ancestrali, vengono picchiati, torturati e abusati dai guardaparco. I migliori custodi della terra, un tempo autosufficienti e con una impronta ecologica più bassa di chiunque di noi, vengono diseredati e impoveriti, e spesso finiscono per aggiungersi alle fila del sovraffollamento urbano.

Solitamente questi progetti sono finanziati e gestiti da ONG della conservazione occidentali. Una volta liberato il campo dai locali, arrivano i turisti, le aziende estrattive e altri. Per queste ragioni, l’opposizione locale alle Aree protette è in crescita.

Perché dovremmo opporci?

Raddoppiare le aree protette per espanderle sul 30% del pianeta garantirà un peggioramento del problema. Poiché le regioni più ricche di biodiversità sono quelle dove i popoli indigeni sono riusciti a vivere fino ad oggi, saranno proprio quelle le prime aree prese di mira dall’industria della conservazione. Ci troveremo di fronte al più grande accaparramento di terra della storia, che ridurrà centinaia di milioni di persone a vivere in povertà senza terra – e tutto nel nome della conservazione.

Raramente la creazione delle aree protette è stata realizzata con il consenso delle comunità indigene coinvolte o nel rispetto dei loro diritti umani. E nulla oggi fa pensare che in futuro sarà diverso. È probabile che aumentare le aree protette finirà con l’aumentare la militarizzazione e le violazioni dei diritti umani.

L’idea di una “conservazione fortezza” – ovvero di dover rimuovere i locali dalle loro terre per poter proteggere la natura – è coloniale. È dannosa per l’ambiente ed è fondata su idee ecofasciste e razziste che, discriminando le persone, decidono quali contano di più e quali invece valgono meno e possono quindi essere sfrattate e impoverite, attaccate o uccise.

L’industria della conservazione sta anche cercando di garantirsi 140 miliardi di dollari l’anno per finanziare questo suo land grabbing.

Cosa propone l’Associazione

Se vogliamo seriamente frenare la perdita di biodiversità, il metodo meglio collaudato e più economico è quello di sostenere il più possibile le terre indigene. L’80% della biodiversità del pianeta si trova già lì. Per le tribù, per la natura e per tutta l’umanità. #BigGreenLie

“Aiutaci a fermare la Grande bugia verde! Per favore, scrivi alle Nazioni Unite, ai funzionari europei e britannici che hanno in mano il destino di milioni di persone”.

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La carne sintetica sfamerà il mondo?

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 08:00

Sul sito di Memphis Meats la start up statunitense con sede a San Francisco che per prima è arrivata a produrre la carne “sintetica” si legge: “Amiamo la carne. Tuttavia, il modo in cui la carne convenzionale viene prodotta oggi crea sfide per l’ambiente, il benessere degli animali e la salute umana. Considerando che i consumatori globali spendono quasi mille miliardi di dollari l’anno per la carne e la domanda di carne dovrebbe raddoppiare nei prossimi decenni, una cosa è chiara: abbiamo bisogno di un modo migliore per sfamare un mondo affamato… Il nostro obiettivo è semplice: cambiare il modo in cui la carne arriva al piatto. Stiamo sviluppando un modo per produrre carne reale da cellule animali, senza la necessità di nutrire, allevare e macellare animali reali. Ci aspettiamo che i nostri prodotti siano migliori per l’ambiente (richiedendo fino al 90% in meno di emissioni di gas serra, terra e acqua rispetto alla carne prodotta in modo convenzionale), agli animali e alla salute pubblica. E, soprattutto, siano deliziosi.”

Ecco, su quest’ultimo punto c’è ancora del lavoro da fare. Al primo assaggio la carne sintetica non si può definire proprio “deliziosa” anche se non è male, manca il gusto del grasso e del sangue, dicono coloro che l’hanno assaggiata.

E questa mancanza è spiegata dal metodo con cui questa carne viene prodotta: in pratica vengono prelevate cellule di tessuto dai vari animali, per adesso anatre e galline.
Queste cellule vengono poi “coltivate” con l’aggiunta di siero fetale bovino su impalcature fino a formare dei filamenti di tessuto che possono formare polpette, hotdog e hamburger.

Insomma, non parliamo ancora di una bistecca o di una coscia di pollo in quanto per formare il muscolo servono vasi sanguigni e sostanze nutritive. Gli scienziati stanno studiando una soluzione.
Inoltre bisogna risolvere il problema del costo, per ora 450 grammi di carne costano al produttore 2.300 euro ma anche in questo caso serve tempo per abbattere i costi di produzione e arrivare a un obiettivo di costo che si aggiri sugli 8 euro ad hamburger.

Memphis Meats ha raccolto 17 milioni di dollari per completare lo sviluppo della carne sintetica entro il 2021. Tra i finanziatori nomi illustri come Bill Gates, Google ecc.

Buon lavoro!

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Chi non deve pagare il canone | Energia, volano le bollette | Sud, 800mila posti a rischio

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Bonomi: «Irpef? Dipendenti paghino da soli. Basta sussidi o diventiamo il Sussidistan»;

Il Giornale: Chi non deve pagare il canone (e come chiedere il rimborso);

Il Manifesto: È guerra tra armeni e azeri, centinaia i morti;

Il Mattino: «Sud, 800mila posti a rischio ma arrivano 140 miliardi di fondi Ue»;

Il Messaggero: CINA ​Maestra avvelena 25 bambini dell’asilo con il nitrato di sodio per vendetta: condannata a morte;

Ilsole24ore: Coronavirus, ecco la circolare: come funzionano i tamponi rapidi nelle scuole – Italia: 1.648 nuovi casi su 90mila tamponi e 24 morti – La mappa – Quando arriverà il vaccino? – Live / La Serie A non si ferma;

Il Fatto Quotidiano: Conte agli industriali: “Non si può tutelare l’economia senza salvaguardare salute dei cittadini”;

La Repubblica: Energia, volano le bollette: +15,6% l’elettricità, +11,4 il gas naturale;

Leggo: Roma, feti sepolti con il nome delle mamme senza il loro consenso. La rabbia di una madre;

Tgcom24: Usa2020, stanotte il primo dei tre duelli tv tra Trump e Biden: match iniziale di 90 minuti;

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A Roma la casa dei libri senza prezzo (Video)

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 19:00

Un progetto bellissimo: una libreria dove il prezzo di copertina dei volumi lo decide il cliente. Si possono prendere fino a tre libri usati alla volta e lasciare un’offerta libera. Il tutto gestito da volontari che vogliono portare i libri laddove non arrivano.
Intervista ad Angela Processione di Book Cycle.

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Per info e orari della libreria consulta il sito https://book-cycle.it/

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A Settefarine un nuovo laboratorio teatrale a cura di Giuliana Fraglica

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 09/29/2020 - 17:47

Un nuovo esperimento per valorizzare uno dei più vasti quartieri di periferia apparentemente trascurato, e al tempo stesso, offrire ai ragazzi un nuovo spazio per esprimersi. A Settefarine è stato avviato un nuovo laboratorio teatrale, a cura di Giuliana Fraglica, performer e scrittrice.

Da poco eletta ambasciatrice, Giuliana avrà il compito arduo di mediare tra gli abitanti e l’amministrazione della città, oltre a mettere su una serie di attività per rivalorizzare il quartiere. Il primo step, è stato proprio verso i ragazzi, il principale target a cui Giuliana si indirizza di volta in volta. Al tempo stesso, presso il teatro Antidoto di Macchitella si sta occupando di un laboratorio rivolto ai bambini, ma non dimentica il luogo in cui è nata e cresciuta.

Don Giorgio Cilindrello, parrocco della chiesa di San Sebastiano, ha messo a disposizione il salone dell’oratorio per ospitare ogni settimana, per due ore di seguito, gli adolescenti che vorranno mettersi in gioco attraverso la recitazione. La particolarità di questo progetto sta nel fatto che nessuno interpreta un personaggio ma ognuno è sé stesso, perché da loro stessi devono tirare fuori il meglio. In questo modo, i giovani hanno iniziato a conoscersi meglio, legare e diventare più responsabili per fare di Settefarine un quartiere più accessibile e vissuto che guarda al futuro.

L'articolo A Settefarine un nuovo laboratorio teatrale a cura di Giuliana Fraglica proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Dog Village – un nuovo canile a Gela per accogliere i randagi

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 09/29/2020 - 17:41

Tra i disagi che spesso la comunità gelese ha sempre vissuto e denunciato vi è quello del randagismo, in particolar modo dei cani. Spesso affamati e abbandonati a loro stessi, quelli che dovrebbero essere i migliori amici dell’uomo in molti casi cercano casa e qualcuno che li ama, ma talvolta fanno branco e l’istinto di sopravvivenza sfocia nell’aggressività. Diverse le associazioni animaliste di volontariato che cercano esseri umani disposti ad adottare un animale domestico, ma spesso vengono a mancare le risorse materiali per portare avanti i rifugi. Per ovviare a questa problematica, finalmente, ci ha pensato la Dog Village, che ha aperto una struttura pronta a ospitare cinquecento cani.

Una vera e propria oasi in cui i nostri amici a quattro zampe potranno avere cibo e svago, divisi in attesa di essere scelti da una nuova famiglia.  I randagi, infatti, non verranno trattenuti in gabbia ma avranno ampi spazi per lo sgambettamento. La struttura si trova a Butera, dunque in prossimità di Gela, ed è convenzionata con il comune di Butera e di Lentini, ma l’obiettivo è di stipulare una convenzione anche con i comuni limitrofi, in primis proprio quello di Gela. Al momento dell’apertura, sono stati inseriti già settanta cani.

Al momento, a Gela è presente soltanto un gattile di appartenenza all’OIPA, ma questa nuova oasi permetterà a questa e ad altre associazioni (LIDA, V.I.T.A Randagia, ecc.) di poter emettere qualche respiro di sollievo quando non si avranno spazi a sufficienza per ospitare animali.

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L’arte e le malattie mentali. Quinto Festival Outsider Art – Arte Irregolare

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 17:00

Jacopo Fo ci racconta del “Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili”, ereditata dai genitori Dario Fo e Franca Rame (ora presieduta da Jacopo), dell’esperienza dell’Arte Irregolare a Bologna e del Quinto Festival Outsider Art – Arte Irregolare che si terrà i giorni 2, 3 e 4 ottobre 2020.

Sogni e Bisogni

Per dettagli sul festival

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Covid-19, South Park “Pandemic Special” in arrivo

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 16:00

Con la mascherina e disinfettante, ma finalmente i personaggi del cartoon di Trey Parker e Matt Stone sono tornati con THE PANDEMIC SPECIAL, speciale di un’ora che andrà in onda su Comedy Central (canale Sky 128 e in streaming su NOW TV) in prima tv, a 24 ore dalla premiere americana. Giovedì 1° ottobre appuntamento alle 23 in versione sottotitolata e giovedì 8 ottobre nella versione doppiata, sempre alle 23, per ridere di questo nuovo mondo in pandemia, che forse possiamo imparare a conoscere meglio anche così.

La puntata speciale gira intorno a Randy, il papà di Stan, chiamato a confrontarsi con la diffusione a macchia d’olio di covid-19. Nel frattempo, gli studenti saranno alle prese con il ritorno a scuola tra plexiglass intorno ai banchi, mascherine à gogo, gel igienizzante e distanziamento sociale. Non mancheranno nuovi personaggi come l’insegnante-detective Harris ed Eric Cartman: che naturalmente si ribella a qualsiasi misura di sicurezza.

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6 motivi per cui non bevi l’acqua correttamente

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 15:00

Quanta acqua dovresti bere? Tutti gli umani hanno bisogno di acqua per sopravvivere. In effetti, due terzi del nostro corpo sono composti di acqua. Mentre l’acqua è senza dubbio parte della nostra dieta quotidiana, ci sono dei modi in cui può essere davvero dannosa. Potresti averla bevuta in modo errato tutto questo tempo senza nemmeno accorgertene.

Fonte: IL LATO POSITIVO

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Covid-19, Aopi/Istat: solo il 2,2% dei bambini colpiti. 2-6 anni la fascia a maggior rischio

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 13:52

L’età pediatrica (fascia di età 0/18 anni) rappresenta una piccola proporzione del totale dei casi accertati di covid-19 nel nostro Paese. Rispetto all’impatto della pandemia sull’adulto, al 14 luglio 2020, solo circa il 2.2% dei minori è stato colpito (5.318 casi su 243.316 casi totali). Di questa popolazione, il 12.4% ha un’età inferiore o uguale ad 1 anno, il 18.5% ha un’età compresa tra 2 e 6 anni e il 69.0% tra 7 e 17 anni.

È emerso dalla presentazione del Position paper AOPI (Associazione Ospedali Pediatrici Italiani) avvenuta oggi all’auditorium del Ministero della Salute.

I dati preliminari provenienti dallo studio italiano di sieroprevalenza condotto dall’ISTAT mostrano, al 28 luglio 2020, 6.887 casi di pazienti pediatrici postivi per SARS-CoV-2 (2,8% di tutti i postivi). Nella fascia 0/5 anni la sieroprevalenza è inferiore (1,3%). L’età media dei pazienti Covid-19 in età pediatrica, secondo uno studio europeo, è pari a 5 anni (dati di aprile), mentre uno studio italiano (febbraio-maggio) riporta un’età media pari a 11 anni, probabilmente in relazione alla maggior percentuale dei casi registrati nella fascia di età adolescenziale nel nostro Paese.

Rischi maggiori sotto l’anno e 2/6

La maggior parte dei bambini affetti da Covid-19 (circa il 75%) non presenta comorbidità. Il tasso di ricovero ospedaliero nei bambini risulta elevato (circa il 65%), sebbene un recente studio italiano riporti tassi molto inferiori (13.3%). Il rischio di ospedalizzazione è inversamente proporzionale all’età: i bambini di età inferiore a 12 mesi sono a maggior rischio (36%) rispetto ai bambini di età maggiore (<13%). Il rischio di ricovero in Terapia Intensiva è maggiore nella coorte 2-6 anni. Tutti gli studi finora condotti sulla popolazione pediatrica affetta da Covid-19 hanno dimostrato che la malattia si presenta più frequentemente in maniera asintomatica o paucisintomatica rispetto agli adulti e alla popolazione anziana (rispettivamente circa 63% vs 44% e 27%), con rare complicanze ed esito favorevole.

Come si manifesta nei bimbi

Nei pazienti sintomatici, la febbre risulta essere la manifestazione clinica più comune, seguita da segni o sintomi di coinvolgimento dell’apparato respiratorio (tosse, rinite, difficoltà respiratoria).

Mortalità sotto lo 0.5%

La mortalità in età pediatrica è bassa, inferiore allo 0.5%, comparata al 14% circa della popolazione generale La strategia complessiva per affrontare la fase 1 della pandemia si correla quindi a quanto messo in campo per l’adulto e si basa su due interventi principali: 1. Separazione dei percorsi ospedalieri per pazienti con sospetto covid-19 2. Riduzione del numero complessivo di accessi e delle attività ospedaliere, in applicazione del principio di distanziamento sociale.

In generale, la gestione della fase 1 non ha mai assunto i toni di drammaticità o concitazione riscontrati talora nella area dell’adulto. La comprensibile paura è stata gestita essenzialmente con la tempestività delle smentite del sospetto diagnostico ottenute all’esito del tampone. Nel corso di questa emergenza, l’aspetto più peculiare rispetto agli ospedali per adulti è stato lo sforzo di mantenere la centralità del nucleo familiare, rispettando il diritto del bambino ad essere accompagnato nel suo percorso di cura dal proprio genitore.

Un fondo ad hoc per i bambini

“Per consolidare quanto fatto finora e sviluppare le nuove progettualità che ci consentiranno di affrontare il futuro prossimo con maggiore sicurezza, AOPI propone al Governo di destinare una quota dell’investimento straordinario per il SSN alla costruzione di un fondo ad hoc per gli ospedali pediatrici, destinato all’innovazione a sostegno dei setting specifici pediatrici. Tale fondo rappresenta il riconoscimento del valore di tale specificità, oltre a consentire un decisivo avanzamento nella qualità delle cure e dell’assistenza: una volta definito, verrà declinato in progettualità operative da concordare a livello nazionale e regionale che, aldilà dell’emergenza COVID-19, consentiranno di far evolvere le cure pediatriche verso un nuovo modello di sviluppo”, ha spiegato il Dottor Paolo Petralia, Presidente AOPI.

Le Case della Salute come modello

Tra le proposte per affrontare la fase attuale e quelle successive in modo da far avanzare il sistema di assistenza ospedaliera pediatrica sul territorio nazionale: “Potenziare la rete Ospedale-Territorio, ad esempio attraverso l’implementazione di forme organizzative (come ad esempio Aggregazioni Funzionali Territoriali e Case della salute) che attraverso equipe miste con specialisti possano gestire le domande di salute, evitando un inappropriato ricorso al pronto soccorso e al ricovero ospedaliero.

La telemedicina

Altra urgenza, sviluppare la telemedicina per incrementare le connessioni a distanza fra colleghi e con i pazienti, attraverso lo sviluppo dell’attività di televisita/teleconferenza, e l’impiego di strumenti digitali per gestire in via informatica i percorsi assistenziali. Presidiare le necessità assistenziali specifiche del bambino e della famiglia per definire i criteri per la permanenza in ospedale dei genitori o familiari per evitare che limitazioni delle visite e dei caregiver possano creare problemi al ricovero o disagio sociale. Coinvolgere il Pediatra di Famiglia e il Medico di Medicina Generale per contenere gli accessi non appropriati al pronto soccorso, grazie alla gestione diretta, anche tramite teleconsulto, dei pazienti, nell’ambito di protocolli condivisi, con il supporto dell’ospedale di riferimento

Avviare interventi psicosociali per promuovere la resilienza e ridurre l’angoscia dei più piccoli è un’altra esigenza, facilitando la ricerca di strategie di coping adattive finalizzate a contrastare e diminuire la successiva probabilità di insorgenza di manifestazioni comportamentali, emotive e cognitive a deriva psicopatologica.

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L’importanza della familiarità nei team di lavoro delle piccole imprese nei periodi di crisi

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 10:00

In un momento di grande incertezza economica e di profonda crisi, le piccole imprese stanno sviluppando una propensione al turnover dei dipendenti mai vista in precedenza.

Un malessere gestionale che incide fortemente sulla perfomance reddituale.

Quello che so, per esperienza professionale e per le ricerche effettuate sull’argomento, è che in molti casi le persone che hanno collaborato in passato, poi, nei momenti di difficoltà,  lavorano meglio insieme di quelle che non lo hanno mai fatto. Significa capire che coltivare la familiarità nei momenti di depressione economica è nell’interesse della piccola impresa, perché i team con buona familiarità, proprio nei periodi di crisi, hanno performance migliori.

La maggior parte delle piccole organizzazioni farebbero bene a tenere nella loro cassetta degli attrezzi questo semplice ma potente principio da utilizzare nelle fasi di crisi.

Qualche tempo fa ho incontrato un chirurgo ortopedico noto come l’Henry Ford dei trapianti di ginocchio che mi chiedeva una consulenza in merito alla valutazione della efficienza del suo team in un determinato periodo di crisi. Dall’analisi effettuata emergeva che mentre la maggior parte dei chirurghi impiegava una o due ore per sostituire un ginocchio, questo dottore completava regolarmente la procedura in venti minuti.

Cosa contribuiva, aldila’ di altri aspetti tecnici e professionali, particolarmente alla sua velocità?

A differenza della maggioranza dei suoi colleghi, il cui staff di infermieri e anestesisti cambiava di continuo, quel chirurgo aveva un team in cui  vi erano infermieri che lavorano con lui anche da 18 anni.

Ciò gli permetteva di sostenere che ben pochi dei suoi metodi di lavoro sarebbero stati praticabili in periodi di sostanziale e generale sconforto senza la dimestichezza che deriva dal lavorare ogni giorno con le stesse persone.

I piccoli imprenditori sono intuitivamente consapevoli del fatto che la familiarità di un team di lavoro (l’esperienza e consuetudine che le persone accumulano lavorando insieme) può influenzare la performance.

Ma poi si lasciano prendere dalle tensioni della crisi, non riescono a quantificarne i benefici, ed i danni che producono sono molto più profondi di quanto non creda la maggior parte di loro che possono e devono sfruttare di più il fattore familiarità,  specialmente in un momento in cui i team di lavoro sono costantemente creati, smantellati e riorganizzati.

Per raggiungere quest’obiettivo bisogna superare due ostacoli:

  • molti piccoli imprenditori credono, spesso mossi dall’istinto, troppo nell’utilità di mescolare i gruppi di lavoro per evitare la stagnazione, già di per se’ imperante nelle fasi di recessione economica, e garantire freschezza di pensiero;
  •  realtà come costi, necessità di sviluppo, limiti di mobilità e i rapporti di “politica interna” (le piccole imprese sono prevalentemente a conduzione familiare) spesso ostacolano la creazione di un clima di familiarità durante una congiuntura sfavorevole.

Sto cercando di dire quanto e come la performance aumenti con la familiarità di un team, specialmente nei casi in cui il lavoro in una piccola impresa si articoli nei periodi di crisi su più progetti contemporaneamente dando vita ai cosiddetti team “fluidi”, ovvero frequentemente formati e ricombinati.

Ma perché la familiarità in una piccola impresa determina un effetto così forte?

Ci sono quattro fattori primari responsabili:

  1. Coordinare le attività. I team composti da poli-specialisti (in una piccola impresa si diventa necessariamente esperti di tutti i processi) sono famosi per la loro incapacità di portare a termine le cose perché tra i membri spesso si genera cattiva comunicazione, conflitto e confusione.  La familiarità può aiutare un gruppo a rimuovere questo ostacolo: una volta che un team ha imparato come e quando comunicare su un progetto, può applicare il progetto ai progetti successivi.
  2. Reagire al cambiamento. Ai team, durante le fasi di recessione, viene sempre più spesso richiesto di cambiare direzione a metà di un progetto per via della pressione della concorrenza o di spostamenti nelle preferenze dei consumatori. Questo genera stress e richiede flessibilità. La familiarità genera piattaforme emotive condivise sulle quali un gruppo può appoggiarsi per andare incontro a questo tipo di richieste.
  3. Integrare conoscenze per innovare. Le soluzioni innovative (necessarie per uscire dalla crisi) nascono  tipicamente dalla combinazione di conoscenze pregresse. Perché questo avvenga in un team, i membri non solo devono scambiarsi informazioni specifiche, ma anche integrare quelle informazioni isolate. La familiarità aiuta i membri di un gruppo a scambiarsi informazioni e a comunicare con efficacia, aumentando la probabilità di integrazione delle conoscenze e quindi di soluzioni innovative.
  4. La concorrenza non puo’ rubare valore. Le organizzazioni costruiscono vantaggi competitivi quando creano capacità che i loro concorrenti non riescono a replicare. I team dotati di familiarità sono una chiave di questo tipo di vantaggio, perché il concorrente non può replicare le capacità di un gruppo portandosi via un solo membro. La performance di ogni membro di un gruppo dipende da quella degli altri.

Si badi bene, pero’, che questo non significa che i dipendenti che si conoscono meglio debbano essere sempre messi a lavorare insieme. Di contro nelle fasi in cui non c’è crisi occorre favorire l’apertura all’inconsueto e all’insolito. Perché il rischio è quello della stagnazione e della fissità che sappiamo bene non è mai generativa né produttiva. Rischia di automatizzare e di conseguenza disumanizzare il processo. Qualunque esso sia.

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Scusi, lei è un Androide?

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 08:00

Secondo uno studio pubblicato da  Ian Pearson, futurologo, fondatore di futurizon.com e consulente di molte delle maggiori multinazionali planetarie, il numero di robot/androidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli umani.

Foto: Ian Pearson

Per Pearson ci avviciniamo a grandi passi verso un pianeta popolato da androidi capaci di svolgere le funzioni che siamo abituati siano svolte dalle persone. Del resto, a conforto della sua visione, gli esempi già attuali non mancano. Uno tra i tanti: già oggi Pepper, androide costruito in Giappone, parla 19 lingue e guida i parenti degli ammalati nei corridoi dell’ospedale AZ Damiaan di Ostenda, in Belgio.

Foto: Pepper

Un sondaggio condotto nel Regno Unito ci dice che il 71% delle persone ha paura dello sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, il 59% crede che i robot siano una minaccia per l’umanità. Si teme che l’automazione di milioni di posti di lavoro possa provocare una crescita smisurata della disoccupazione, l’aumento della disuguaglianza e una riduzione dei salari, facendo scomparire molte figure professionali.

Sono timori fondati? Cosa ci aspetta? Riusciremo ad utilizzare la tecnologia a vantaggio della collettività, creando più ricchezza e benessere diffusi, oppure ci sarà un ulteriore impoverimento di massa e ancora più ricchezza concentrata in poche mani?

Vediamo cosa ne pensa Pearson, in una intervista rilasciata al sito spagnolo nobbot.com

Come sarà il mondo nel 2050 se pensiamo alla tecnologia e al modo in cui interagiamo con essa?

Penso che il principale progresso sarà l’apparizione di ciò che chiamo il superumano, un essere dotato di intelligenza artificiale collegata al cervello. Questo cambierà tutto. Non saremo uguali ad oggi perché i coefficienti di intelligenza saliranno alle stelle. Questo, ovviamente, porrà sfide gigantesche come ad esempio l’accesso delle persone all’intelligenza artificiale: sarà per pochi o per tutti? Inoltre appariranno nuovi rischi da cui proteggerci, come i batteri intelligenti dotati di componenti elettronici. Ci saranno anche spie microscopiche che atterreranno sulla nostra pelle e avranno accesso a qualsiasi cosa stiamo pensando. È una immagine piuttosto allarmante ma realistica.

– Lei sostiene che i robot svolgeranno un ruolo essenziale nella società. Che tipo di robot vedremo e che mansioni svolgeranno?

Naturalmente, ci saranno molte varietà di robot industriali, ma anche molti progettati per la casa o gli uffici. Ci saranno dai semplici robot agli androidi supportati dall’intelligenza artificiale collegati tra loro nel cloud che saranno in grado di fare quasi qualsiasi tipo di lavoro. Uno dei più importanti sarà prendersi cura di noi, dandoci compagnia, amicizia e, perché no, sesso. Gli androidi avranno elevate capacità emotive. E non avranno bisogno dell’intervento di essere umani per comportarsi come esseri umani.

Foto: Harmony, il primo sex-robot

I robot saranno una minaccia per l’occupazione, come spesso viene suggerito oggi?

Non li vedo come una minaccia ma come un modo di crescere. Alcuni lavori scompariranno, ma altri verranno creati. L’importante è vedere che più la tecnologia avanza, più è probabile che le persone si concentrino sul loro lato umano. Vedremo molte persone avere tempo per sviluppare abilità legate alle arti e ai mestieri. Alcuni sceglieranno di aiutare la società e altri semplicemente si rivolgeranno ai loro hobby. Un’economia in rapida crescita basata sull’automazione consentirà un reddito generoso per tutti.

Faremo ciò che ci piace e avremo abbastanza soldi per vivere comodamente. Se l’automazione si occupa di tutte le cose noiose, le persone potranno divertirsi. Alcuni lavori saranno mantenuti, come quelli relativi all’attenzione personale o quelli in cui l’interazione con gli altri è essenziale. Probabilmente, i robot possono anche farli, ma la gente preferirà trattare con un essere umano. Lavori come infermieri, insegnanti, artigiani, artisti o atleti sopravviveranno probabilmente perché preferiremo che siano eseguiti da esseri umani.

Pensa che gli androidi, o i proprietari degli androidi, per essere più precisi, dovrebbero pagare le tasse o la sicurezza sociale, come suggeriscono alcuni analisti ed economisti oggi?

Certo, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano abbastanza per mantenere uno standard di vita decente. Bisognerà ridefinire la questione delle tasse e dello stato sociale. Sono a favore di un reddito di base universale, che è qualcosa che guadagna seguaci molto rapidamente. Le aziende devono restituire alla società ciò che la società ha dato loro. In questo modo, credo che nel 2050 saremo in grado di pagare a ciascuno dei cittadini di un paese un reddito di base equivalente al salario medio di oggi.

Lei ha detto che in futuro avremo il nostro corpo carico di microchip. Cosa faranno questi microchip per noi?

Penso che la maggior parte dell’elettronica che porteremo con noi sarà al di sotto della nostra pelle. Chiamo questa cosa “pelle attiva”. Negli strati più profondi, i dispositivi elettronici saranno in grado di controllare la composizione del sangue e l’attività dei nervi. Negli strati più superficiali, useremo dispositivi destinati a funzioni temporanee che scompariranno dopo una o due settimane. Inoltre, nel 2050, ci sarà un’elettronica che si collegherà con la parte più profonda del cervello, trasformando l’intelligenza artificiale in un’estensione della nostra testa.

Foto: Due “androidi” della serie Westworld

-Kaspersky, il fondatore della russa Kaspersky Lab Zao, specializzata in sicurezza informatica, ha messo in guardia sui rischi, anche fisici, di hacking di queste tecnologie. Quali sono le minacce a cui ci esponiamo in questa età bionica?

In effetti non dovremmo ospitare dispositivi non sicuri nei nostri corpi, e soprattutto nelle nostre menti. Altrimenti gli hacker sarebbero in grado in futuro di controllare il nostro corpo e trasformarlo in uno zombie. Ecco perché penso che continueremo ad aver bisogno di buoni specialisti della sicurezza.

Quale sarà l’aspettativa di vita nel 2050 e come si evolveranno le malattie. Il cancro sarà una malattia debellata entro quella data?

Nessuno lo sa davvero, ma alcuni scienziati pensano che raggiungeremo una aspettativa di vita tra i 120 e i 130 anni. Ma non importa molto quanto tempo il tuo corpo vive se sei in grado di connettere la tua mente al cloud. Perché quando il tuo corpo muore, il 99% della tua mente potrebbe essere nella rete. Quindi puoi comprare un androide, usarlo come un corpo di riserva, andare al tuo funerale e poi andare avanti con la tua vita. Credo anche che malattie come il cancro o il morbo di Alzheimer un giorno saranno completamente guarite.

Le informazioni sul genoma sono la chiave per salvare vite umane in futuro e combattere le malattie legate all’invecchiamento?

Le informazioni genetiche saranno importanti, ma lo sarà anche per l’inquinamento, lo stile di vita o la dieta. La tecnologia ci aiuterà a combattere le malattie, ma dovremo continuare a prenderci cura di noi stessi.

Ha anche detto che gli incidenti stradali e gli ingorghi nelle città un giorno saranno un ricordo del passato. Quando metteremo fine a questi problemi e come?

Con buoni sistemi di intelligenza artificiale le auto potranno muoversi a distanza di millimetri l’una dall’altra, il che aumenterà la capacità delle strade fino a 15 volte. In questo modo risolveremo la congestione del traffico in molte aree. E se ciò non bastasse, le auto senza conducente di prossima generazione saranno guidate elettromagneticamente da un’infrastruttura intelligente.

Come sarà l’educazione nel 2050?

Ci saranno diversi modi per accedere ai contenuti: immersione attraverso la realtà virtuale, educazione convenzionale o attraverso l’uso di dispositivi nanotecnologici. Ma se vogliamo accedere alla conoscenza senza sforzo, avremo bisogno di sistemi di intelligenza artificiale che fungano da intermediari e filtrino i contenuti del cloud, secondo i nostri gusti.

Sin qui l’intervista a Ian Pearson. Bisogna dire che il mestiere del futurologo è tra i più fortunati. Quando arriverà il momento, delle previsioni (siano essere giuste o sbagliate) nessuno si ricorderà più.

 

Foto di copertina: Sean Young nel ruolo di Rachael in Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott, distribuito da Warner Bros

 

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Addio alle monete da 1 e 2 cent | Pandemia, diminuiti gli sprechi alimentari | La zootecnica alimenta la crisi climatica;

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Addio alle monetine da 1 e 2 cent: la Ue valuta se eliminarle da fine 2021;

Il Giornale: Pensioni, ora arrivano le mini-penalità annue: come evitare lo scalone;

Il Manifesto: L’anticapitalismo diventa tabù nelle scuole inglesi;

Il Mattino: La zootecnica alimenta la crisi climatica;

Il Messaggero: L’Oms: rischio 2 milioni di morti. Spagna prima per contagi in Ue Gb, in vigore super multe;

Ilsole24ore: Cashback, per la restituzione del 10% servono 50 operazioni a semestre – Il piano anti-contanti- Riforma fiscale, spunta il tetto al 2% per le detrazioni dei redditi medio-alti;

Il Fatto Quotidiano: Un focolaio al Genoa: 14 positivi tra calciatori e staff. Dati – In un giorno 1.494 nuovi casi e 51mila tamponi. Lo studio: “Meno morti col vaccino antinfluenzale”;

La Repubblica: Le mascherine? Funzionano come il vaccino. Parola di scienziato;

Leggo: Fidanzati uccisi a Lecce, arrestato il presunto omicida: è un 21enne ex coinquilino di Daniele;

Tgcom24: Durante la pandemia più di un italiano su due ha diminuito gli sprechi alimentari;

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Trasformare le foglie autunnali in gioielli e decorazioni fai da te

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 19:00

Cosa serve:

  • Foglie autunnali;
  • Bicarbonato / Candeggina;
  • Colla vinilica.
Sagace

Dal canale YouTube Sagace, come funziona:

1.) Portate l’acqua ad ebollizione in una pentola, aggiungete il bicarbonato e fate cuocere le foglie per 3 ore.

2.) Scolate l’acqua e raccogliete le foglie in un setaccio. Risciacquate le foglie con acqua corrente.

3.) Quindi fate cuocere le foglie per 20 minuti in una miscela di acqua e candeggina.

4.) Scolate nuovamente l’acqua e raccogliete le foglie in un setaccio. Sciacquatele sotto l’acqua fredda, strofinate delicatamente il lato esterno per pulirle da residui.

5.) Ultimo passaggio, ma non meno importante, spalmate un po’ di colla vinilica sulle foglie autunnali ormai sbiancate.

Ora potete utilizzare le foglie autunnali quasi trasparenti per creare diversi gioielli e decorazioni fai da te. Sono originalissime idee regalo se le usate come ciondoli per le collane, o incorniciate come soprammobile, come mostra il video. Scatenate la vostra creatività!

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Arvaia, i cittadini coltivatori biologici (Video)

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 18:00

Arvaia si può riassumere così: agricoltura biologica e a chilometro zero, praticata da cittadini che poi si dividono i frutti (e gli ortaggi) del loro lavoro. Cibo sano “che sai da dove viene”.
Ah, siamo a Bologna.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Grazie al Codacons, Chiara Ferragni è di nuovo TT

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 15:43

C’è qualcosa che lega il Codacons ai Ferragnez, e non è nulla di buono. La Associazione di Consumatori ha denunciato l’influencer per blasfemia e per “offesa al sentimento religioso”, dopo la diffusione di un’immagine in cui appare raffigurata come una Madonna. In un post, la stessa Ferragni annunciava la collaborazione con Vanity Fair che ha portato all’effige tanto insolente, secondo il Codacons, non nuovo a certi attacchi. L’ultima volta, la coppia più bella d’Italia era stata additata per la raccolta fondi da destinare alla realizzazione di una terapia intensiva a Milano.

Sembra una trovata per TT

La cosa è talmente divertente che forse nasconde un accordo (sono ironica) tra le due categorie dell’animo, tra i due contendenti. Senza offesa per la musa che non nascondo di apprezzare, questa “opera” d’arte era un tantino limitata, diciamo destinata a colpire poco. E allora meno male che c’è il Codacons! La questione è infatti divenuta istantaneamente Trending Topic (TT, tema rilevante) su Twitter, con vasto sfoggio di battute e indignazione, anche giustificata, per una denuncia davvero d’altri tempi.

Chi è che sfrutta la religione?

La scusa per l’attacco all’immagine, che – a corredo di un’intervista per Vanity Fair – incolla il volto di Chiara Ferragni alla Madonna con bambino di Giovanni Battista Salvi, il Sassoferrato, è quella di sfruttare la religione a scopo commerciale, “essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria macchina da soldi finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene”. E giù risate.

Il mondo ama Chiara Ferragni (e anche io)

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Covid-19, “Portare la mascherina può aumentare le difese come un mini-vaccino”

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 11:40

È al momento l’arma più efficace contro il covid-19, ma i meriti della Signora Mascherina potrebbero non finire qui. Un team di ricercatori in un articolo sul BMJ ha presentato la teoria che le mascherine potrebbero contribuire a immunizzare la popolazione contro il coronavirus, un po’ come un vaccino. Ne parla qui il New York Times. La teoria è al momento niente più di un’idea del mondo scientifico, che andrà poi chiaramente dimostrata. Ma è stata formulata così: schermando l’ingresso del virus, ma permettendo a qualche particella virale di passare e penetrare nelle vie respiratorie di chi la indossa, la mascherina evita il contagio e allo stesso tempo stimola le difese al coronavirus, attivando quindi un processo di immunizzazione contro il Sars-CoV-2, anche se la cosa potrebbe provocare un’infezione senza sintomi.

Un motivo in più per indossarla

Secondo il team di esperti, portare la mascherina a livello universale potrebbe aiutare a ridurre la gravità del virus, garantendo asintomaticità a una percentuale crescente delle nuove infezioni. Come scrive Monica Gandhi, infettivologa della University of California di San Francisco: “Con le mascherine puoi aumentare il tasso di infezioni asintomatiche, e magari questo potrebbe diventare un modo per inoculare in maniera sicura il virus nella popolazione”.

Gli studi

Per ora alcuni studi su animali hanno dimostrato che inoculare piccole dosi di coronavirus provoca una malattia blanda, non grave, ha spiegato Gandhi, e alcune evidenze epidemiologiche (ad esempio nei focolai sulle navi da crociera, luoghi affollati in cui tutti indossavano le mascherine) mostrano che l’uso di questo dpi in presenza di soggetti positivi al virus può favorire dei focolai prevalentemente asintomatici. Un altro studio sui criceti ha scoperto che i roditori con una mascherina chirurgica sulla gabbia avevano meno probabilità di ammalarsi di covid nonostante la gabbia confinante ospitasse criceti infetti. Se si ammalavano, sviluppavano solo forme lievi.

L’Oms tesse le lodi dell’Italia per come ha affrontato l’epidemia da Covid-19

Scuola, Milano: mio figlio è in isolamento

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V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare a Bologna e on line

Comitato Nobel Disabili Onlus - Lun, 09/28/2020 - 11:34

Siamo alla quinta edizione del Festival dell'Arte Irregolare e dell'Outsider Art, un Festival itinerante che per il 2020 vede Bologna come città ospitante.

Quest'anno la manifestazione che celebra gli artisti dalla creatività "differente" che non trovano spazio nei normali canali espositivi si terrà soprattutto online.

Dal 2 al 4 ottobre chi si collegherà al sito www.festivalarteirregolare.it potrà seguire tutto il Festival comodamente da casa: potrà ammirare la Mostra che non c'è. Quattro itinerari nell'arte irregolare, seguire gli interventi dei maggiori esperti di Outsider Art come Giorgio Bedoni ed Eva Di Stefano; seguire Francesca Renda che ci accompagna nelle vie del Pratello, storico quartiere di Bologna, alla scoperta dell'artista outisider Roberto Mastai; emozionarsi con lo spettacolo del Teatro di Camelot che ripercorre la storia del Primo miracolo di Gesù Bambino del Mistero Buffo di Dario Fo.
Gli atelier più famosi ci mostreranno il loro lavoro  e i loro artisti e discuteremo insieme del futuro dell'arte in questi tempi di relazioni sospese in due conversazioni condotte da Simona Olivieri, architetto e artista terapista, attraverso una piattaforma webinar.

Un Festival atipico come atipico è questo anno ma non per questo meno intenso, alla scoperta dell'arte e della bellezza nascosta per far conoscere e diffondere le opere di coloro che a pieno diritto devono essere considerati artisti, artisti che esprimono la loro sensibilità in modo spontaneo, senza filtri concettuali, senza interessi per la fama o per il mercato.

Il progetto Arte irregolare vuole essere uno stimolo per produrre un reale cambiamento nella vita della persona e più in generale un cambiamento culturale che riguarda tutti noi quando parliamo di salute e in particolare della salute mentale. Conosciamo il potere dell’arte, della bellezza e delle passioni, perché lo abbiamo vissuto anche personalmente, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Il progetto muove dal fare, comporta impegno pratico, capacità organizzativa e ricerca di soluzioni, confronto tra pensieri differenti. Le tante tappe di questo progetto sono occasioni in cui ogni artista e ogni operatore si è sentito coinvolto e ha dato il meglio di sé.

Per far conoscere quest'arte fantastica che fa bene a chi la fa e anche a chi la riceve.

Per sostenere il Festival abbiamo aperto una raccolta fondi su Eppela, per sostenerci e condividere si può andare sulla pagina del progetto. GRAZIE!

Il Festival è organizzato da il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili di Franca Rame, Dario e Jacopo Fo e vede come partner a sostegno moltissime realtà del mondo outsider, nonché il patrocinio del Comune di Bologna, dell’Ausl e dell’Università di Bologna.

Per info e documentazione vedi www.festivalarteirregolare.it
Contatti: Gabriella Canova 075/9229776 – 3389793657
e-mail: gabriella@comitatonobeldisabili.it
FB: https://www.facebook.com/FestivalOutsiderArt
Instagram: https://www.instagram.com/outsiderart2020/
Twitter: https://twitter.com/FestivalOutsid1

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