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Hai un gatto? Allora sei ateo

People For Planet - Ven, 04/30/2021 - 12:00

I credenti praticanti, che vanno in chiesa più di una volta a settimana, hanno in media 1,4 mici rispetto ai non religiosi, che invece ne hanno in media 2. Lo rileva uno studio dell’Università dell’Oklahoma, che ha messo il dato in relazione al genere di interazione sociale tipica degli esseri umani. Secondo il ricercatore Samuel Perry, che ha condotto lo studio, gli atei trovano nei gatti ciò che i credenti trovano in Dio: la necessità di votarsi a qualcosa.

Come l’esperto ha spiegato a Times, i gatti sono animali incentrati su loro stessi, non cercano – al contrario dei cani – di compiacere i loro padroni, ma si pongono su un livello individualista di netta superiorità. I gatti vogliono essere e nei fatti spesso sono venerati dai loro padroni, mentre i cani, al contrario, adorano i loro “capi branco” umani e sarebbero loro fedeli a qualsiasi costo. I gatti regolano il rapporto decidendone loro i termini: quanto interagire, se e dove farsi accarezzare. I cani sono in genere proni ai desideri dei padroni.

“In un certo senso i gatti sono sostituti dell’interazione umana” – aggiunge Perry sul quotidiano britannico Daily Mail, e se andiamo in Chiesa siamo già abbastanza gratificati dal ritorno psicologico del rito sociale di gruppo. Lo studio, pubblicato sul Journal for the Scientific Study of Religion, sottolinea in definitiva che i gatti sono parificabili a ciò che si cerca in un dio, perché cercano affetto alle loro condizioni, e ciò ci permette di cercare di guadagnare il loro amore, necessità evidentemente fondamentale per l’animo umano, che in base al proprio vissuto decide semplicemente di soddisfare questo bisogno in modo laico (con i gatti) o clericale.

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Mangiatondo, la rivoluzione ecosostenibile nel food delivery e catering

People For Planet - Ven, 04/30/2021 - 08:00

Questa mattina la sveglia non ha suonato. È una di quelle mattine in cui preferirei rimanere ancora sotto le coperte con la pioggia che rumoreggia fuori dalla finestra e il calduccio che mi avvolge, convincendomi che no, al lavoro oggi non dovrei proprio andare. E invece mi catapulto letteralmente fuori dal letto e cerco, come un velocista, di realizzare un primato nazionale: il “fuori di casa in 10 minuti”.

Ce la faccio, anche se un po’ arranco, ma chiudo dietro di me la porta e sono “quasi” in orario.  Arrivo al lavoro più leggera del solito  non mentalmente ma proprio fisicamente! Mi manca qualcosa, mi manca, ma non realizzo immediatamente cosa. E poi col battito accelerato  scopro la tragedia che sta per colpirmi : ho dimenticato il mio lauto pranzo a casa. Potrei disperarmi e onestamente ci riesco egregiamente, ma ad un tratto … EUREKA!
Decido di ordinare del cibo con una soluzione delivery.
Si, oggi qualcuno cucinerà per me, incontentabile e sofisticata vegetariana doc. Telefono alla mano, e sono pronta per prenotare il mio pranzo in ufficio. Il morale è già risollevato e non mi resta che decidere da quale gustosa specialità culinaria farmi rapire.
Mi affido così alla fantasia del giovanissimo chef Valerio Braschi, e al servizio di delivery e catering milanese MangiaTondo.

Appena entro nel sito, scopro le loro specialità culinarie; mi perdo nei colori sgargianti dei piatti e la mia curiosità è rapita dall’originalità dei loro nomi.

Scopro prelibatezze regionali, come le Pucce salentine, ed è subito acquolina in bocca. Scorro ancora e tra le immagini dei piatti mi lascio incuriosire da Giotto, il primo tramezzino tutto tondo! Decido di ordinare una Puccia e  la scelgo vegetariana, seguendo il mio stile e le mie convinzioni alimentari, e ordino anche Giotto, per la mia collega che nel frattempo ha seguito il mio excursus di scelte culinarie.

MangiaTondo è davvero un perfetto connubio tra qualità e stagionalità.
MangiaTondo non è solo un servizio di delivery, MangiaTondo è una vera e propria rivoluzione!

I servizi di Mangiatondo non si fermano al Delivery; l’azienda infatti organizza anche welcome coffee aziendali o light lunch per riunioni aziendali o per eventi in ufficio, e se è vero che c’è sempre un buon motivo per festeggiare, devo assolutamente avvisare il mio responsabile!

Ora che ho salvato il mio pranzo, mi chiedo se posso salvare anche il mio Pianeta, ardua sfida che mi accompagna nelle scelte di vita che faccio giornalmente.

Fortunatamente Mangiatondo mi accontenta anche in questo.

L’azienda infatti rivoluziona il concetto di delivery e lo trasforma in GREEN DELIVERY.

Tutti i prodotti proposti sono di fattura artigianale: le materie prime utilizzate sono rigorosamente italiane, fresche, stagionali e con un’accattivante richiamo alle specialità regionali del nostro bel Paese.

Il packaging utilizzato è interamente realizzato in PLA (acido polilattico) un’innovativa bioplastica derivata dalla trasformazione dei carboidrati presenti in alcune specie vegetali, come il mais, la canna da zucchero o la barbabietola.

PLA è completamente biodegradabile e degradandosi interamente nel terreno in circa 50 giorni, si trasforma in terriccio e in fertilizzante naturale.

La rivoluzione green passa anche attraverso scelte consapevoli, giornalmente.

E Mangiatondo riesce a stupirmi anche sotto l’aspetto umano. Leggo infatti che tutti i loro riders sono assunti regolarmente, con contratto a tempo indeterminato, e di questi tempi non è davvero cosa da poco.

La centralità dell’uomo, del rispetto per il suo lavoro e il concetto di sostenibilità sono solo alcune delle caratteristiche che fanno di Mangiatondo una realtà vera, impegnata e soprattutto affidabile. E’ grazie a queste realtà, nate con consapevolezza e con una missione, che è possibile cambiare prospettiva, anche attraverso una forchettata di una pasta o un morso di Puccia salentina.

Per ora ho ordinato il pranzo, ma se dovessi sposarmi so in anticipo a quale servizio di Delivery affidarmi per il catering. E questa volta la sveglia dovrà assolutamente suonare.

Elena Aldisquarcina per Mangiatondo

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Addio a Mondelli, campione mondiale di canottaggio | Via libera al decreto Proroghe | Chi sono i negazionisti di Querdenken

People For Planet - Ven, 04/30/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Mondelli, ex campione del mondo di canottaggio ucciso dal cancro a 26 anni;

Il Giornale: Chi sono i negazionisti di Querdenken (e perché sono pericolosi);

Il Manifesto: Addio dottrina Mitterrand. Sette arresti in Francia;

Il Mattino: Nuovo digitale terrestre, cambiano 30 milioni tv;

Il Messaggero: Covid, in Brasile oltre 400 mila morti (100 mila in 36 giorni). E la campagna vaccinale prosegue a rilento;

Ilsole24ore: Finale amaro per le Borse Ue, l’auto deprime i listini. Wall Street chiude in rialzo;

Il Fatto Quotidiano: Divieto d’ingresso in Italia dallo Sri Lanka | Figliuolo: vicini al target di 500mila dosi;

La Repubblica: Cannabis, la ministra Dadone: “Favorevole alla legalizzazione, guardiamo alle esigenze dei malati”;

Leggo: Grazia, morta a 24 anni: choc a Pompei. «Stuprata e uccisa a coltellate e precipitata dal quarto piano» FOTO;

Tgcom24: Via libera al decreto Proroghe: salta l’obbligo di smart working per un lavoratore su due nella P.a. | Ok definitivo a Recovery e al fondo extra da 30 mld;

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Cosa significa “Cibo sostenibile”?

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 17:00

Per la produzione di 1 kg di carne bovina sono necessari 15.500 litri di acqua. Le produzioni intensive inquinano e richiedono enormi quantità di risorse. Ne parliamo con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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L’ultimo caso evidente mondiale sono gli incendi della foresta in Amazzonia. Con l’avvento del Presidente Bolsonaro è stata tollerata l’esigenza di recuperare con gli incendi più terra da dedicare alle coltivazione di Soia, per soddisfare la domanda dei produttori di mangimi cinesi cui è stato tagliato il mercato di rifornimento americano a causa della guerra dei dazi tra USA e Cina. Questo a maggior evidenza del fatto che la produzione di cibo ha un costo etico e ambientale da non sottovalutare.

Articolo del 09/07/2020

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Regeni, non Regini: qualcuno insegni almeno il nome agli autori del documentario complottista su Youtube

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 15:46

Tutto falsificato, a partire dal nome, “Regini”.

Il 22 aprile creano su YouTube il canale The story of Regeni, il 24 aprile pubblicano due trailer in arabo, uno sottotitolato in inglese e l’altro in italiano e nel mentre viene aperta anche una pagina su Facebook  con altre pillole di video e tantissime inserzioni pubblicitarie. Il video intero viene fatto uscire ieri, 28 aprile, a un giorno dall’udienza preliminare a Roma per i quattro agenti della National Security del Cairo ritenuti dalla magistratura responsabili della morte di Regeni. Oggi infatti inizia il processo a carico del generale Tariq Sabir, di Athar Kamel Mohamed Ibrahim, di Uhsam Helmi e di Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Tre nuovi testimoni accusano i quattro di essere i responsabili del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore italiano di 28 anni, sparito il 25 gennaio 2016 al Cairo e ritrovato settimane dopo, devastato dalle torture subite, riconosciuto dalla madre solo per la punta del naso, unica parte del corpo riconoscibile.

Un documentario che somiglia a uno sceneggiato di bassa lega, che non apporta alcun elemento nuovo ma confonde le acque. E lo fa con un attore protagonista del tutto somigliante a Giulio Regeni che recita fantasiosamente nei suoi panni, e si mostra intento a lanciare occhiate furbesche e maliziose ora a questo ora a quello in favore di telecamera.

Tutt’intorno, un coro di intervistati accuratamente selezionati.

“Il primo documentario che ricostruisce i movimenti strani di Giulio Regeni al Cairo“, annuncia il video, prima di mettere in scena tesi e dubbi che colpevolizzano la vittima e sgravano le autorità egiziane dalle loro responsabilità.

Ogni tentativo da parte della Procura egiziana e del Governo di Al Sisi di inquinare le indagini e rallentarle viene omesso, in favore dell’ipotesi che siano i Fratelli Musulmani i colpevoli della morte di Regeni.

Un’ipotesi ribadita senza contraddittorio non solo da Mohamed Abdallah, il sindacalista degli ambulanti che in favore di telecamera dichiara che Regeni gli offrì dei soldi, ma anche da Maurizio Gasparri, ex ministro delle Comunicazioni e ora senatore di Forza Italia.

E non è l’unico italiano intervistato, c’è anche Fulvio Grimaldi, giornalista dichiaratamente cospirazionista, convinto che l’università di Cambridge frequentata da Regeni sia una base di formazione di agenti dei servizi segreti.

Molto attivo in rete, Fulvio Grimaldi scrive anche che “Zaki è un Regeni 2.0”. La prova? Semplice, Patrick Zaki, argomenta il giornalista:

“È membro dell’EIPR. “Iniziativa Egiziana per i Diritti della Persona” che si occupa in prevalenza di questioni di genere e di impedimenti alle pratiche religiose per motivi di laicità dello Stato. Dalle sue pagine internet si evince una stretta relazione con “Freedom House”, uno dei Think Tank neocon impegnati, come la Cia e NED, nella sovversione in paesi disobbedienti”.

Il terzo interlocutore italiano è poi Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, le cui congetture si intersecano con quelle di Grimaldi.  

Perché la polizia egiziana ha dotato l’ambulante di una microcamera per filmare l’incontro? Perché e spinto da chi e da che cosa l’ambulante chiede insistentemente soldi a Regeni nel famoso video da lui stesso girato? Perché nei giorni successivi alla sparizione del ragazzo, nessuna autorità egiziana ha menzionato il video, salvo tirarlo fuori dal cilindro un anno dopo? Perché la fondazione britannica citata più volte da Regeni nel colloquio non si è mai realmente attivata per sapere la verità?

Non c’è spazio nel documentario per questi interrogativi. C’è solo tanta, evitabilissima, grettezza.

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Oltre sette miliardi di contenitori per bevande sprecati ogni anno in Italia

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 15:00

Oltre sette miliardi di contenitori per bevande sfuggono ogni anno al riciclo per finire dispersi nell’ambiente o smaltiti con il rifiuto indifferenziato. Uno spreco che potremmo ridurre del 75-80% adottando un sistema di deposito cauzionale.

L’Associazione Comuni Virtuosi anticipa i risultati riferiti all’Italia del Rapporto What we Waste curato dalla piattaforma europea no profit Reloop con il supporto di Break Free From Plastic e Changing Markets Foundation.

Il rapporto internazionale What we Wastemette in luce numeri sconcertanti riferiti alle quantità di contenitori di bevande che sfuggono ogni anno ai sistemi di avvio a riciclo in 24 paesi dell’UE (1) , finendo anche nei corsi d’acqua e nei mari .
I dati che emergono indicano chiaramente ai decisori politici la strada da percorrere e li invitano a prendere in seria considerazione gli impatti positivi dei sistemi di deposito cauzionali finalizzati al riciclo e al riuso (vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili). Questi sistemi, infatti, permettono di ridurre drasticamente lo spreco di risorse che impatta negativamente sulla crisi climatica. L’incentivo economico abbinato alla restituzione del contenitore da parte del consumatore – che recupera così l’importo della cauzione inclusa nel costo della bevanda – permette di intercettare oltre il 90% dei contenitori immessi al consumo. Insieme al rapporto i promotori dell’iniziativa mettono a disposizione dei decisori politici, attivisti e media un dashboard (in italiano “cruscotto”) consultabile online. Uno strumento che permette di ricavare informazioni altrimenti difficilmente accessibili e di effettuare simulazioni sullo stato dell’arte della gestione dei contenitori di bevande nei diversi paesi europei sulla base di dati aggiornati al 2019.

119 contenitori di bevande sprecati a livello pro capite in Italia

L’Associazione Comuni Virtuosi come membro della piattaforma Reloop, ha potuto accedere, attraverso questo strumento ad alcuni dati inediti per l’Italia che rivelano che i contenitori di bevande sprecati ogni anno sono oltre sette miliardi .
Un numero esorbitante che rapportato a livello pro capite corrisponde a 119 contenitori “buttati via” in media da ogni italiano all’anno: 98 bottiglie in PET, 12 bottiglie in vetro e 9 lattine.

Per i paesi come l’Italia che devono ridurre la dipendenza dalle materie prime e raggiungere gli ambiziosi target di raccolta e riciclo europei, accanto a questi dati negativi c’è però una buona notizia: la soluzione a questo spreco di risorse esiste già e porta con sé importanti opportunità ambientali ed economiche.

Nove imballaggi su dieci intercettati dai sistemi cauzionali per un effettivo riciclo o riuso

La necessità di raggiungere per le bottiglie di plastica obiettivi di raccolta del 90% previsti dalla Direttiva SUP al 2029 (77% entro il 2025 ) e di contenuto riciclato (almeno il 30% al 2030), stanno infatti spingendo i governi europei ad introdurre i sistemi di deposito (Deposit Return System DRS). Le performance di successo dei paesi, prevalentemente nel nord Europa, dove i sistemi di deposito sono in vigore da tempo sono caratterizzate infatti da tassi di raccolta media del 91% per gli imballaggi di bevande immessi sul mercato. Paesi che hanno implementato un DRS in tempi più recenti come la Lituania, dimostrano inoltre che è possibile raggiungere questi risultati di intercettazione media in tempi brevissimi.

Come emerge da simulazioni ottenibili dal cruscotto che accompagna lo studio , se l’Italia adottasse un DRS con le performance medie di riciclo dei sistemi di deposito attivi in Europa ridurrebbe del 75% lo spreco di imballaggi per bevande. I 7 miliardi di contenitori che sfuggono al riciclo si ridurrebbero a 1,7 miliardi con una quota media pro capite di 29 contenitori (figura nr. 2).

La riduzione più consistente si avrebbe per le bottiglie in PET che dai quasi 5 miliardi di unità non riciclate, scenderebbe a 974 milioni. Ovvero da quasi 100 bottiglie sprecate pro capite a sole 16.

I sistemi di deposito cauzionale si stanno velocemente diffondendo in Europa. Altri 12 paesi hanno già stabilito l’introduzione del sistema entro i prossimi quattro anni in relazione agli obiettivi imposti dalla SUP. In Italia ancora non se ne parla e la nostra associazione è stata l’unica realtà italiana ad avere fatto informazione sui sistemi di deposito cauzionali per bevande da almeno un lustro. Siamo stati anche gli unici ad avere portato all’attenzione del Governo – attuale precedente – un elenco di proposte in materia di prevenzione dei rifiuti ed economia circolare, in cui i sistemi cauzionali e i modelli di riuso giocano un ruolo centrale”, ha dichiarato Silvia Ricci, responsabile Rifiuti ed Economia Circolare dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Vuoto a rendere per migliorare le performance ambientali dei sistemi cauzionali

Il rapporto contiene anche i dati sull’immesso al consumo dei contenitori di bevande venduti in regime di vuoto a rendere in Europa (refillables). Trattasi in prevalenza di bottiglie in vetro, ma anche in PET, come nel caso della Germania adatte all’uso multiplo. Per l’Italia nel 2019 tale quota si attestava sul 10,8 %. Se in aggiunta ad un sistema di deposito incrementassimo la quota italiana di bevande vendute in contenitori ricaricabili (con vuoto a rendere) – dall’attuale 10,8% al 25% – la quantità di imballaggi per bevande che sfuggono al riciclo si ridurrebbe dell’80% scendendo al di sotto del 1 miliardo e mezzo di unità.

Con un DRS e vuoto a rendere lo spreco di contenitori scende di 7 volte
Il rapporto attinge anche a 20 anni di dati che mostrano come, mentre la quota di mercato europea dei ricaricabili – come birra, bibite e bottiglie d’acqua – è crollata dal 47% al 21% in soli vent’anni, nello stesso periodo i contenitori monouso sono aumentati di oltre il 200%. Tuttavia, i paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di dispersione degli imballaggi.
Lo spreco di di bottiglie e lattine è infatti sette volte più basso in questi Paesi rispetto a quelli che non hanno sistemi di deposito e di vuoto a rendere. Tra questi paesi, la Germania si distingue come la migliore della categoria, con una quota di ricaricabile del 55% e uno spreco limitato a soli 10 contenitori per persona all’anno.

Clarissa Morawski, CEO di Reloop, ha dichiarato:
I sistemi di deposito in cui il contenitore si recupera per essere riciclato o ricaricato riducono sostanzialmente le quantità di lattine e bottiglie che finiscono sprecate nell’ambiente, in discarica o negli inceneritori. I DRS riducono i costi di raccolta e pulizia ambientale degli enti locali, promuovono l’occupazione nell’economia circolare e riducono le emissioni di CO2. Dal punto di vista del consumatore, l’esperienza è la stessa. Se restituisci una bottiglia vuota, riavrai indietro l’importo del deposito pagato nel momento dell’acquisto della bevanda, indipendentemente dal fatto che il passaggio successivo sia il riempimento o il riciclaggio, senza sprechi e con un impatto ambientale nettamente inferiore “.
Conclude così Silvia Ricci dell’Associazione Comuni Virtuosi:
Ogni anno perso nel percorso di adozione di un sistema cauzionale significa caricare sull’ambiente miliardi e miliardi di contenitori che causano danni ambientali e costi evitabili alla fiscalità dei comuni sostenuta dai contribuenti. Implementare un sistema di deposito non significa dovere investire risorse finanziarie pubbliche perché sono i produttori e rivenditori di bevande a doversi fare carico del 100% dei costi di avviamento e gestione del sistema nell´ambito della loro responsabilitá estesa del produttore (2). Al governo spetta scrivere la legge che dovrà governare il sistema e monitorarne i risultati. Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, è necessario ridurre drasticamente il consumo di risorse. Per farlo serve un quadro legislativo coerente che introduca obiettivi di prevenzione e riuso obbligatori che incentivi modelli imprenditoriali sostenibili.Mi riferisco a modelli basati sul riuso in primis oppure ad altri modelli imprenditoriali indispensabili purché chiudano le catene del valore dei materiali e dei beni senza dispersioni e sprechi evitabili”.

Articolo scritto da Silvia Ricci su Comuni Virtuosi

1) Trattasi dei dati riferiti a 24 Stati membri che rappresentano il 99,5% della popolazione dell’UE, esclusi Malta, Cipro e Lussemburgo. Anche Islanda e Norvegia, membri dell’EFTA, utilizzano sistemi di deposito cauzionali. (2) Ai sensi dell’ articolo 178-ter del TUA, che recepisce nell’ordinamento nazionale i requisiti minimi in materia di responsabilità estesa del produttore introdotti dall’art. 8-bis della Direttiva 851/2018, i costi relativi all’intercettazione e avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio dovranno essere interamente in capo ai produttori (in deroga almeno l’80%) e non a carico dello Stato o degli enti locali.
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Comunità Frizzante offre bollicine alla socialità

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 13:00

Produrre e commercializzare bibite frizzanti dai sapori locali. Questo l’obiettivo di Comunità Frizzante, una realtà nata nel 2019 da una rete eterogenea di attori, che spaziano dall’associazionismo alla trasformazione agricola, dal mondo delle cooperative sociali a piccole associazioni. “Intrecciamo le nostre conoscenze e competenze uniti dalla voglia di ideare e produrre un prodotto dall’alto valore sociale”, spiega Chiara Mura, Community organizer. “Attiviamo il fare bevande come strumento per creare comunità in Vallagarina, in provincia di Trento”. Il progetto è stato vincitore del bando Welfare Km0, promosso dalla fondazione Cariplo, Fondazione Demarchi e Provincia Autonoma di Trento.

“Fare bevande per fare comunità”

“Produciamo bevande frizzanti con l’intento di attivare la nostra comunità in un grande processo di conoscenza del territorio oltre che di inclusione sociale. Organizziamo laboratori e workshops partecipativi durante ogni fase produttiva. Tutte le attività che organizziamo vengono pensate con lo scopo di coinvolgere e incentivare le persone a scoprire nuovi aspetti del proprio contesto territoriale e a condividerne saperi e curiosità. Durante le attività, si creano degli importanti momenti di socializzazione che consentono alle persone di relazionarsi con realtà vicine, offrendo così l’opportunità a tutti i partecipanti di ampliare la propria rete e il proprio senso di appartenenza”.

Tre gusti assurdi

Le bibite prodotte sono tre: Ciacola, una cola la cui ricetta è open source, MostOH! dai sapori prettamente trentini (uva e sambuco) e Abbracciata, aranciata solidale nata dalla collaborazione con SOS Rosarno e Panificio Moderno. Sono tutte frizzanti e analcoliche, ispirate ai sapori locali “e sono il mezzo per noi per fare comunità, rendendo il territorio più inclusivo e partecipativo. Volevamo proporre al mercato un prodotto meno comune, rendendolo qualcosa di unico ed esclusivo racchiudendo in ogni bottiglia sapori ricercati e locali”. Allo stesso modo, questa azienda tutta particolare valorizza la biodiversità agricola e umana presente nella Vallagarina e stimola un consumo critico e un’economia circolare.

“Il nostro progetto si basa su modello di welfare generativo, utilizziamo infatti, quando possibile, risorse già disponibili ma in parte inutilizzate”. Gli ingredienti provengono da agricoltura biologica locale (e molto spesso sociale) oppure sono raccolti “direttamente da noi, insieme alla comunità, in boschi e prati della Vallagarina. In alcuni casi utilizziamo prodotti provenienti da altre realtà locali di artigianato alimentare, sempre in un’ottica di economia circolare e di riduzione dello spreco.

Come si fanno le bevande

Il processo produttivo di Comunità Frizzante inizia dalla mappatura del territorio, in cui si cercano e scoprono posti meno conosciuti in cui crescono determinate piante, coinvolgendo aziende agricole, esperti, appassionati e la comunità locale che con le proprie conoscenze può aiutare a mappare erbe, fiori e frutti utili e possibili sapori per i prodotti. “Passiamo poi alla raccolta collettiva: una volta deciso quali erbe ci servono, accompagnati da alcuni esperti nostri partner, organizziamo queste uscite in posti strategici e immersi nella natura, per raccogliere insieme erbe, frutti e piante selvatiche che ci serviranno per il prossimo step. Dopo aver trasformato in succhi o sciroppi i raccolti, abbiamo il laboratorio dell’alchimista: in questa fase misceliamo e creiamo sapori nuovi, sperimentando con i prodotti raccolti e trasformati in precedenza. È un momento per stare insieme e assaporare i profumi caratterizzanti della nostra Valle.

Il battesimo

Poi arriva il momento dell’ideazione collettiva del nome e dell’etichetta della bibita, anche questo un momento partecipato in cui la creatività viene sfoderata nella sua interezza creando un ambiente stimolante e inclusivo. Segue l’etichettatura partecipata, strutturata come occasioni conviviali in cui, seduti attorno a un tavolo con bottiglie ed etichette, si chiacchiera del più e del meno, degli sviluppi del territorio, dei prossimi passi da fare come progetto. 

La vendita

“Infine abbiamo la fase di vendita che costituisce un momento importante perché ci consente di mostrare i risultati del processo produttivo-partecipativo e di veicolare e testimoniare un nuovo modo di fare economia comunitaria. Questo momento è anche funzionale al fatto che vogliamo reinvestire una parte del guadagno per rendere più inclusiva l’offerta culturale del nostro territorio.

Come è nata l’idea

“L’idea è nata durante il 2018 da alcune persone che facevano (e tuttora fanno) parte de La Foresta. Abbiamo notato che la comunità della Vallagarina tende a focalizzarsi maggiormente a Rovereto, lasciando i dintorni più isolati. Con questo progetto quindi, volevamo anche promuovere il coinvolgimento delle persone più fragili, abitanti in paesi satelliti, creando nuove relazioni tra i volontari e i diversi stakeholders, sia nella riscoperta del territorio sia in attività pratiche”. La finalità del progetto è “rendere la nostra comunità più interconnessa, creare inclusione attraverso la creazione di contesti normalizzanti e far crescere un sentimento di responsabilità sociale verso la comunità territoriale stessa”.

Ma dove si compra?

“Il nostro obiettivo per quanto riguarda la distribuzione è sempre stata la circolazione delle bibite principalmente nella nostra zona, in un’ottica di sostenibilità ambientale e per poter far conoscere il nostro progetto alla comunità locale”. La produzione e la vendita di bibite in bottiglia è iniziata a gennaio 2020, dapprima solo in Vallagarina, poi in tutto il Trentino e verso la fine dell’anno Comunità Frizzante ha iniziato a proporre bibite a realtà in linea con i propri valori in tutta Italia. “Avendo iniziato a vendere nel bel mezzo della pandemia covid-19, con il comparto della ristorazione e turismo che nell’ultimo anno non ha mai lavorato a pieno ritmo, ancora non abbiamo capito pienamente il potenziale di vendita nella nostra zona.

#PortaLaTazza e #PortaIlBicchiere: ti regaliamo un giro! L’idea di una giovane barista

Ecosia, cambia motore di ricerca e pianta alberi

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Amianto, covid-19 ha più che raddoppiato le morti

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 11:00

Ogni anno si stima per difetto che l’amianto causi oltre 3mila vittime in Italia. Nel 2020, a causa del covid-19, che ha colpito con più ferocia questi soggetti fragili, il numero di decessi di questo tipo è salito addirittura a 7mila. Lo calcola l’Ona (Osservatorio nazionale amianto). Suona così inutile oggi il fatto che 29 anni fa una legge, la 257/92, metteva al bando l’amianto nel nostro Paese.

L’amianto non viene smaltito

È esperienza di tutti notare amianto nel panorama italiano, con l’annoso problema dello smaltimento ben lontano dall’essere risolto. Stando ai dati della Società italiana di medicina ambientale, esistono ancora 96.000 siti contaminati e più di 370.000 strutture contenenti amianto censite dalle Regioni, tra cui oltre 2.400 sono scuole. Un vecchio scandalo, a cui sembriamo esserci abituati.

Superbonus per lo smaltimento

Per fortuna ieri, in un webinar organizzato dall’Anmil (Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), con il patrocinio dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), in occasione della Giornata delle vittime dell’amianto che si è celebrata il 28 aprile, sono emerse alcune ipotetiche soluzioni. In una lettera aperta indirizzata a governo e Parlamento, firmata da associazioni delle vittime, sindacati, ambientalisti, sindaci, medici e università, si propone l’estensione del Superbonus 110% direttamente alla bonifica dell’amianto negli immobili privati. Si è parlato inoltre della possibilità di un pieno utilizzo delle risorse Inail per la bonifica dell’amianto nei processi produttivi e negli impianti industriali, commerciali e agricoli; alzando la copertura del contributo al 100%. Infine, ma non da ultimo, della necessità di finanziare la ricerca per la cura dei tumori asbesto correlati, a partire dal mesotelioma e di rendere più dignitose le attuali prestazioni del Fondo per le vittime dell’amianto, riconsiderando i tempi di accesso alle prestazioni previdenziali per i malati e gli esposti all’amianto.

Il valore (economico) della sicurezza

Il tema andrebbe inserito nel più ampio contesto della sicurezza sui luoghi di lavoro, hanno detto gli esperti, partendo da un dato di fatto: “Per ogni euro annualmente investito in prevenzione, le imprese hanno un ritorno economico di circa 2,20 euro”, come ha precisato Gianni Rosas, direttore dell’ufficio Ilo Italia e San Marino.

Ancora amianto: 96mila siti contaminati e 6mila vittime l’anno

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Superlega: nessuno si è accorto che il mercato siamo noi

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 10:00

Due piccioni con una fava: il mio spazio su questo giornale si limita ad affrontare solo temi riguardanti riguardanti l’economia, la finanza ed il calcio come fenomeno di business.

L’analisi della vicenda della Superlega di calcio, un complicato intreccio di interessi, affari e sport, mi consente, quindi, di scrivere solo un post.

Sono un tifoso patologico di calcio ed un consumatore seriale dei prodotti ad esso associati.

Fino a qualche anno fa ero un abbonato del settore tribuna alle partite casalinghe del mio Napoli, leggevo quattro riviste specialistiche mensili (tra cui quel Guerin Sportivo che non abbandono dal 1977) e compravo tutto il pacchetto calcio pay per view.

Poi ho iniziato, sicuramente influenzato anche dalla età, a non percepire più la stessa attrazione verso lo spettacolo allo stadio ed ho rinunciato alla tribuna continuando a godermi le partite seduto sul divano di casa.

E da poco, scomparse due iniziative editoriali per mancanza di fondi, ho tagliato anche una delle due residue riviste (ovviamente non il Guerin sportivo) perché la sua linea editoriale era sempre più orientata al glamour di quel mondo mentre i miei gusti rimangono quelli di un guerinetto nostalgico.

Se fosse nata la Superlega, non avrei speso un euro per vedere in TV una competizione che avrebbe espresso dei valori lontani dai miei e probabilmente avrei rinunciato anche a qualche abbonamento alle piattaforme esistenti.

Sono solo uno dei tanti tifosi che, unitamente a quelli che hanno manifestato in questi giorni contro il tentativo di far nascere un torneo elitario e classista, ha la possibilità di decidere il futuro del nostro amatissimo sport.

Con il voto del suo portafoglio, un voto che vale molto di più del potere lobbistico di un Andrea Agnelli e che si esercita premiando nei consumi quelle aziende che riescono a creare valore sociale utile.

Il messaggio è chiaro.

La vicenda della Superlega di calcio ha sancito un principio, sebbene semplice ma spesso dimenticato, fondamentale per ogni business: a essere determinante non è lofferta, ma la domanda e la domanda siamo noi. Il mercato siamo noi tifosi che con le nostre scelte di consumo assumiamo consapevolezza di rappresentare la principale urna elettorale a disposizione dei padroni del calcio e soprattutto il principale target di riferimento degli sponsor che poi finanziano la nostra passione.

Quanti demagogici  commenti di natura finanziaria ho letto in questi giorni fondati sull’assioma che la Superlega altro non era (meglio dire sarebbe stata) che il calcio dei ricchi che hanno molti debiti, un ossimoro basato sulla incompetenza di chi non sa che  lo stato patrimoniale di un’azienda e’ composto da un passivo, i debiti appunto, ed un attivo rappresentato da asset come il valore del parco calciatori, del brand e degli stadi di proprietà.

Quello non era il torneo degli indebitati, quello doveva essere il torneo dei potenti che, come tutti potenti, colpiti dal delirio di onnipotenza, ancora non avevano capito che l’azione del portafoglio esercitabile dal consumatore critico, ancora più incisivo se rafforzato dalla pressione effettuata attraverso gruppi appartenenti allo stesso target, è incredibilmente potente, perché influenza dapprima le imprese che finanziano (sponsor, tv, ecc) e poi, lo speriamo, contagia le imprese finanziate (società di calcio) spingendole ad una maggiore responsabilità sociale.

Il voto del mio portafoglio agisce così tanto sui consumi quanto simultaneamente anche sul loro conto economico, sul sociale e quindi sulla felicità degli appassionati di calcio

Non lo sanno, purtroppo, ma abbiamo vinto tutti.

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Chicza, il chewing gum che non c’era

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 08:00

I chewing gum sono fatti di vera e propria plastica. Per la precisione si tratta di un polimero derivato dal petrolio, mentre ciò che li rende elastici è il polisobutene, un lubrificante dannoso per l’ambiente non biodegradabile e altamente inquinante, unito a biossidi usati come coloranti, edulcoranti chimici usati come dolcificanti. Il problema ambientale riguarda anche le cicche sparse come chiazze nere sui marciapiedi, piazze e strade, mentre il costo per la rimozione è pari a dieci volte il costo del prodotto. Lo ha raccontato tra gli altri un film, uscito qualche anno fa al Festival CinemAmbiente di Torino.

Un’idea dal Messico

Un’idea alternativa arriva dal Messico, dove i chicleros messicani hanno riportato in auge il chicle Maya (Gomma 100% naturale) creando il loro chewing-gum Chicza. Fatto di lattice naturale estratto dagli alberi, bollito fino a renderlo elastico, Chicza rispetta il ritmo naturale degli alberi: la raccolta del lattice avviene solo ogni sei-sette anni, per dare loro il tempo di ricostruire la parte danneggiata. L’area di raccolta del lattice, quasi 1,3 milioni di ettari di foresta nello Yucatan, è stata certificata FSC (Forest Stewardship Council) per la gestione ragionata delle risorse naturali.

Il risultato è un’eccezione nel mondo altamente chimico del chewing gum: una pasta composta al 40% di gomma bio, profumata con essenze naturali di frutta, erbe e spezie, naturalmente biodegradabile. Mentre un classico chewing gum richiede diversi anni per scomparire ed è molto difficile rimuoverne il bitume, Chicza si decompone in poche settimane, come una foglia morta. Se ingerito, è un nutrimento per gli animali. Non è pericoloso per i cani, perché non contiene xilitolo.

Pluripremiati, vegan e molto altro

Premiati a Londra nel 2009 alla fiera del biologico, in soli 6 anni e mezzo Chicza ha ricevuto altri 26 riconoscimenti in Italia e all’estero.

Oltre alla certificazione biologica e biodegradabile al 100%, Chicza è anche senza glutine, senza lattosio, vegan e kosher.

Oltre a proteggere la nostra salute e l’ambiente, a contribuire attivamente al decoro urbano e alla salvaguardia degli animali, Chicza sostiene il lavoro delle comunità rurali del Messico.

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Quanto guadagnano le Big Pharma? | Ddl Zan, un passo avanti | Divieto di ingresso in Italia da Bangladesh e India

People For Planet - Gio, 04/29/2021 - 06:16

Corriere della Sera: Regeni, un «documentario» in rete getta altro fango su Giulio. Nel video anche gli ex ministri Gasparri e Trenta;

Il Giornale: Vaccini, numeri da capogiro: ecco quanto guadagnano le Big Pharma;

Il Manifesto: Omofobia, il ddl Zan fa un passo avanti. Ma la strada è in salita;

Il Mattino: Varianti, la sudafricana è la più pericolosa «Rischio ricovero 2-3 volte superiore»;

Il Messaggero: Cento morti a Santo Domingo: avevano bevuto alcol adulterato con metanolo per “guarire” dal Covid;

Ilsole24ore: Biden lancia piano da 1.800 miliardi per le famiglie finanziato con nuove tasse sui ricchi – Fed: c’è «schiuma» sulle quotazioni finanziarie – Wall Street chiude in frenata;

Il Fatto Quotidiano: Martina Rossi: 2 condanne, ma prescrizione incombe. Il padre: “In Italia si può causare la morte e fare tre anni di carcere. Bisogna fare di più per le donne”;

La Repubblica: Nativi digitali: ecco come i nostri figli stanno prendendo il potere;

Leggo: Morto Michael Collins, l’astronauta che guidò l’Apollo 11 allo sbarco sulla Luna: ma lui non ci mise mai piede Foto;

Tgcom24: Nuova ordinanza di Speranza: divieto di ingresso in Italia da Bangladesh e India | A settembre torna il Salone del mobile;

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Le Ricette di Angela Labellarte: crema di carciofi

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 17:00

Ingredienti

Carciofi 6
Patate 1
Maggiorana 1 mazzetto
Olio 4 cucchiai
Aglio fresco (o 1 spicchio di aglio classico)
Sale q.b.
Crostini per decorare

Preparazione

Pulite i carciofi e le patate e tagliate tutto grossolanamente.
In una pentola mettete a rosolare l’aglio con l’olio, aggiungete le patate e i carciofi.
Mescolate, salate, coprite con acqua e cuocete per 15 minuti.
Togliete dal fuoco, aggiungete la maggiorana e frullate con un frullatore ad immersione.
Servite in una ciotola con crostini e maggiorana.

Foto di Angela Prati

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Florida, zanzare geneticamente modificate per non pungere ed estinguersi

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 16:30

Arrivano le zanzare modificate geneticamente. Un miliardo di zanzare che renderanno sterili quelle che che trasmettono malattie come Febbre Gialla, Zika e Dengue. Verranno liberate in Florida, nelle isole amate dallo scrittore Ernest Hemingway, le Florida Keys, che faranno da banco di prova per questo primo inedito piano di prevenzione: queste zanzare modificate geneticamente infatti non pungono e impediscono alle altre di riprodursi.

Solo zanzare maschio e sterili

Le zanzare selezionate e modificate dalla società britannica Oxitec, sono tutte maschio, pertanto innocui per l’essere umano, dal momento che le zanzare maschio non pungono, e trasmettono alle femmine con cui si accoppiano una proteina che le rende sterili. O meglio, una proteina che condanna le uova nate dalla fecondazione a non schiudersi, causando una progressiva – questa la promessa di Oxitec – estinzione, specie delle zanzare più pericolose, le Aedes Aegypti.

Il legame con il riscaldamento della Terra

Animali tropicali, a causa del riscaldamento globale si stanno progressivamente avvicinando sempre più ai Paesi temperati. Negli Stati Uniti, ad esempio, aumentano ogni anno i casi di Dengue, un’arbovirosi caratterizzata da febbre non specifica che può evolvere in forme più gravi con elevata permeabilità capillare ed emorragie (febbre emorragica dengue o DHF) e shock (sindrome da shock di dengue o DSS).

Le zanzare rappresentano il 17% di tutte le malattie infettive

Si stima che ogni anno le zanzare causino 725 mila morti all’anno nel mondo e secondo l’Oms oggi le malattie trasmesse da vettori come la zanzara rappresentano il 17% di tutte le malattie infettive, un numero altissimo che non stupisce, se pensiamo che la sola malaria causa ogni anno 400 mila decessi.

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Maradona, morte evitabile. “Risarcimenti a famiglia e tifosi”

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 15:33

“La perizia del tribunale argentino ha confermato tutto quello che ho denunciato quel triste 25 novembre. Senza rispetto, senza professionalità, senza alcuna pietà e amore hanno lasciato morire Diego Armando Maradona che a loro aveva aperto le porte di casa e affidato la sua vita” Angelo Pisani, legale di Diego Armando Maradona, continua: “i responsabili, non solo medici e infermieri, ma anche assistenti e organizzatori, dovranno subire e scontare pene severe e pagare il più grande risarcimento danni mai calcolato nella storia per una sola vittima di responsabilità professionale e disumana speculazione, sebbene neanche la condanna mondiale che si abbatterà sul clan di responsabili potrà mai restituire il campione.

“Falsi medici e amici pagheranno”

La morte di Diego Armando Maradona poteva essere evitata. Questo il succo del discorso del legale, che spiega: “fingendo di assisterlo senza curarlo per le patologie necessarie e pensando che potesse valere più da morto che da vivo, falsi amici e medici traditori lo hanno abbandonato e lasciato morire, come si evince ora anche dalla perizia medica disposta dai giudici che indagano sulla morte del Pibe de oro”.

Le malattie trascurate

“Maradona soffriva di insufficienza cardiaca, renale e di cirrosi. I medici hanno inoltre confermato che la morte è stata causata proprio dalle malattie cardiache preesistenti. Nessuno si è interessato di assisterlo e curare il suo cuore non più funzionante a dovere perché, secondo la perizia, Maradona non aveva controlli medici adeguati”.

Troppe bugie

Dalla perizia si apprenderebbe anche che Diego è morto tra le 4 e le 6 della mattina del 25 novembre, nel sonno. Un dettaglio importantissimo: “La data del decesso contraddice le prime affermazioni che indicavano che Maradona si fosse alzato la mattina e rimette in discussione, soprattutto, la dichiarazione dell’infermiera Daiana Madrid. L’assistente, uno dei 7 imputati, deve ora chiarire perché ha mentito e rivelare se ha eseguito degli ordini. La perizia complica ulteriormente la posizione anche dei medici curanti di Maradona, Leopoldo Luque e Agustina Cosachov, come si definiscono nel fascicolo. Nessuno di loro ha notato i sintomi o li ha minimizzati”.

I danni riconosciuti anche ai tifosi

“In sede civile – conclude Pisani – i responsabili della morte di Maradona saranno anche chiamati a risarcire i danni. Per i figli all’incirca 500mila, nel caso dei fratelli/sorelle 150mila, e ai nipoti 100mila. Poi c’è anche il danno per i tifosi. In sede civile per la domanda di perdita patrimoniale gli eredi potranno chiedere ai responsabili somme incalcolabili se si considera che Maradona poteva guadagnare un milione di euro al giorno, anche circa 100 milioni l’anno e quanto abbiano potuto perdere proprio gli eredi morendo il campione 15/20 anni prima dell’età media prevista, si tratta insomma della causa di responsabilità professionale più preziosa del mondo con domanda risarcitoria di oltre mille milioni di euro comunque sempre nulla rispetto ai milioni di cuori e sogni violati. Nella perizia medico legale si legge che “nel decesso hanno inciso in maniera decisiva omissioni di soccorso e una generale negligenza nel trattamento e nelle cure riservate al paziente” e in qualità di medici responsabili della salute di Maradona, sono proprio i due specialisti in questione a rischio di imputazione. La lista però potrebbe essere più lunga, mentre la magistratura attenderà le valutazioni e le repliche dei periti di parte”.

Oggi il miele sommerge Maradona. Ma Diego è stato un leader politico profondamente odiato

Ora dopo la falsa storia di Maradona evasore fiscale anche la bufala di Maradona stupratore

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Riciclare il 100% dei rifiuti, la missione di Kamikatsu (Giappone)

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 15:00

Come si legge sul canale YouTube OhgaKamikatsu, un comune di circa 2.000 abitanti nel Sud del Giappone, ha come obiettivo produrre zero rifiuti. Il tasso di riciclo per l’anno scorso (2019) è stato del 79,3%, grazie a 45 diversi contenitori per la raccolta differenziata. Il 20% rimanente viene ancora bruciato nel piccolo inceneritore cittadino che gli abitanti di Kamikatsu vorrebbero però mandare in pensione.

Ohga

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In tempo di Corona Virus scopriamo altre Corone

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 10:00

Ebbene si, alla fine mi tocca ringraziare in parte questa “clausura” imposta dalla pandemia, perché in questo periodo ho anche scoperto il piacere di fare jogging, svegliarmi presto, assaporare un buon un caffè e uscire a correre con l’aria fresca tra i capelli.

Tutto ciò lo trovo molto motivante anche grazie al fatto che lo skyline che si estende di fronte a me si compone da maestose montagne e ampie distese verdi e coltivate. Non siamo in Trentino e neanche in Svizzera, siamo in Piemonte, nei pressi di Torino.

Questa magnifica regione è conosciuta per la sua ampia varietà di biodiversità e per la sua svariata quantità di piatti tipici, ma arte culinaria a parte, vorrei soffermarmi su un particolare progetto messo in atto dalla Regione Piemonte dagli inizi degli anni 90. Si tratta della Corona Verde.

Circondati dai palazzi e non solo!

Nominata così in merito alla sua conformazione circolare, Corona Verde si espande per più di 300 km tra Torino e la provincia. Ciò è nato per creare una sinergia tra natura e urbanizzazione al fine di migliorare il benessere dei cittadini e delle specie endemiche che si trovano sul territorio, supportato inoltre, dalla saggia decisione di collegare la città e i paesi limitrofi ai siti storici quali sono le note regge (12 per l’esattezza), parchi, musei, giardini e castelli.

Il progetto mira a promuovere la conservazione delle oasi verdi che si alternano al tessuto cittadino ed è stato possibile grazie alla creazione di infrastrutture come ponti, sopraelevate e sottopassaggi dediti al passaggio e alla conservazione della flora e della fauna. Inoltre la grande rete fluviale che attraversa il territorio ha permesso così di sviluppare un grande bacino di biodiversità comprendente svariate qualità di specie ittiche e non solo.

Un equilibrio da rispettare

L’idea di creare un comprensorio di queste dimensioni nasce per sensibilizzare cittadini e organizzazioni alla tutela di tali aree. La pulizia degli argini e il mantenimento del letto dei fiumi permettono una convivenza pacifica. Inoltre, essendo questa una regione ad alto tasso agricolo è fondamentale che l’uomo e la natura collaborino in maniera intelligente. Tutto ciò, però, non ha fermato la continua evoluzione della città che, adattandosi a quelle che sono le nuove esigenze ha saputo coniugare la necessità di innovazione e cultura con il benessere psicofisico dei cittadini.

Che storia!

La cosa interessante, è che l’idea di creare un percorso che connetta la città al paesaggio bucolico venne già attuata in tempi passati dai reali, i quali, grazie alle loro ricchezze (le regge e i giardini) crearono una serie di viali destinati a collegare i villaggi alla corte esercitando così la loro supremazia sui sudditi. In seguito, tale itinerario venne soprannominato appunto: “Corona di Delitie” per sottolinearne la bellezza e la maestosità del regno sabaudo.

Per concludere, non posso fare altro che consigliarvi una gita fuori porta a piedi o in bicicletta a vedere qualcosa il cui fascino, nonostante il passare del tempo, è rimasto immutato permettendo così di godere di opere artistiche e architettoniche perfettamente conservate e in sintonia con un territorio tanto “green” quanto innovativo.

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Pareri non richiesti e luoghi comuni: 5 cose da non dire alle persone con disabilità

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 08:00

Dalla signora che si complimenta perché vai al lavoro “così ti tieni occupata”, a quella che chiede “ma chi è questo bel ragazzo, tuo fratello?”, passando per il giovane che “mamma mia sei una grande! Io al posto tuo mi sarei già buttato da un ponte, davvero!”.

Le frasi che “fanno salire il crimine”

Sono diverse (e spesso pessime) le osservazioni e le considerazioni che le persone con disabilità si sentono rivolgere dai cosiddetti “normodotati”.
A stilare una sorta di “Top five” delle cose da non dire a una persona con disabilità ci ha pensato Marina Cuollo, scrittrice e umorista, che in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook interpreta – con tanto di trucco e travestimenti – cinque personaggi da lei incontrati che le hanno regalato altrettante frasi di quelle che “fanno salire il crimine”, come lei stessa afferma nel video.

“E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo video – ha scritto Marina nel suo post -. Per la vostra gioia stavolta mi sono avvalsa della collaborazione di più soggetti di dubbia credibilità, tra cui la famigerata Signora Concetta, esperta di luoghi comuni e dispensatrice di considerazioni non richieste“.

https://www.facebook.com/marina.cuollo81/videos/2836139956416832/

Articolo scritto il 23 ottobre 2019

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Smart working, possibile fino a settembre | Coprifuoco, intesa nella maggioranza | Legge Zan ancora in stallo

People For Planet - Mer, 04/28/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Maradona, la perizia colpevolizza i medici: «La morte si poteva evitare»;

Il Giornale: La rivoluzione del Superbonus: cosa cambia per i condomini;

Il Manifesto: Consegne non rispettate, l’Ue fa causa ad AstraZeneca;

Il Mattino: Burkina Faso, rapiti e uccisi tre giornalisti europei: tra le vittime c’è David Beriain;

Il Messaggero: Smart working, possibile proroga fino a settembre: poi accordo quadro volontario fra le parti;

Ilsole24ore: Coprifuoco, intesa nella maggioranza: orario da rivalutare a maggio in base ai dati. Respinto ordine del giorno di Meloni (Fdi) – La circolare del Viminale: alle 22 tutti a casa;

Il Fatto Quotidiano: Vaccini, Bertolaso vuole lasciare la Lombardia: “Non c’è più bisogno”. Fontana: “Continuerà a coordinare”;

La Repubblica: Legge Zan ancora in stallo al Senato. Grida e proteste di Pd e M5S;

Leggo: Pellegrinaggio in India e bagno nel Gange: così si sono contagiati padre e figlia prima di tornare in Veneto;

Tgcom24: Arezzo, assolto un malato che si produce cannabis in casa: non è reato;

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Cannabis, assolto il malato che la coltivava in casa

People For Planet - Mar, 04/27/2021 - 18:30

Assolto Walter De Benedetto dal tribunale di Arezzo perché il fatto non sussiste. L’uomo, 48 anni, malato di artrite reumatoide, una rara malattia neurodegenerativa e altamente invalidante, era accusato di aver coltivato cannabis nel giardino di casa. È la prima volta che una sentenza applica la nuova normativa che disciplina la produzione di cannabis in Italia a scopo terapeutico. Il giudice.

Affermato il diritto di cura

“Sono soddisfatto, non solo per me ma anche per tutti coloro che vivono nelle mie stesse difficoltà proprio perché è stato affermato il principio del diritto di cura con la cannabis a solo scopo terapeutico – ha detto De Benedetto dopo la pronuncia del giudice, che ha sposato la richiesta del pm Laura Taddei che aveva chiesto l’assoluzione – ringrazio chi mi ha sostenuto e la mobilitazione che si è creata intorno a me. Da questa sentenza possiamo partire per portare avanti la nostra lotta”. La rete da stamani era impazzita per sostenere, soprattutto attraverso Twitter, il diritto dell’uomo a sostenersi con l’uso di cannabis.

La quantità riconosciuta era insufficiente

De Benedetto aveva sempre dichiarato di aver coltivato la sostanza perché non bastava la quantità riconosciutagli dall’Asl a scopi curativi, che comunque spesso arrivava in ritardo. Due anni fa, i carabinieri avevano trovato una serra all’interno della quale De Benedetto coltivava la cannabis, usata appunto usava per affievolire le sofferenze causate dalla malattia.

L’appello a Mattarella

A ottobre De Benedetto si era appellato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un video messaggio in cui diceva: “Sono malato e senza terapia, per giunta ora indagato per essere stato costretto a violare la legge per non soffrire. Mi chiedo: dove sta il Parlamento. Mi rivolgo a lei perché un anno fa ho provato a rivolgermi alle istituzioni, venendo fino a Roma in un viaggio per me faticoso, ma pieno di speranza”.

Boom di richieste di cannabis light

Il Marocco legalizza la cannabis e segna la storia

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Menopausa precoce, rischio scende per le donne che fanno più sesso. Ecco perché

People For Planet - Mar, 04/27/2021 - 17:00

Le donne che fanno sesso più spesso hanno meno probabilità di avere una menopausa precoce. La ricerca, che mette in evidenza come lo stile di vita possa svolgere un ruolo più significativo di quanto ritenuto finora nel determinare la menopausa, è stata pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science.

Lo studio, guidato da Megan Arnot del Dipartimento di antropologia dell’University College London, si è basato sui dati di quasi tremila donne con un’età media di 45 anni all’inizio della ricerca, seguite per 10 anni, rilevando che le signore che avevano riferito di praticare attività sessuale settimanalmente avevano il 28% in meno di probabilità di incorrere nella menopausa precoce rispetto alle donne che avevano fatto sesso meno di una volta al mese.

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Il corpo non investe nell’ovulazione

Secondo Arnot i risultati suggeriscono che se una donna non fa regolarmente sesso, e quindi non è soggetta a possibilità che si instauri una gravidanza, il suo corpo potrebbe “scegliere” di non investire nell’ovulazione, bloccandola definitivamente. «Potrebbe esserci un compromesso biologico tra l’investimento di energie nell’ovulazione e l’investimento di energie altrove, come mantenersi attivi occupandosi dei nipoti».

Ruth Mace, antropologa evoluzionista dell’UCL e autrice senior dello studio, precisa che «la menopausa è, ovviamente, inevitabile per le donne e non esiste alcun intervento comportamentale che impedisca la cessazione della riproduzione. Tuttavia, questi risultati sono un’indicazione iniziale che i tempi della menopausa possono essere adattivi in ​​risposta alla probabilità di rimanere incinta».

Articolo scritto il 17 Gennaio 2020

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Guarda il video: Sesso in orbita

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