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Disabilità: i Percorsi Tattili di Capodimonte

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 17:00

Garantire a tutti l’accesso ai musei e alle opere d’arte. E’ questo il significato dei “Percorsi Tattili e Narrativi” messi a punto nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, per permettere a tutte le persone colpite da disabilità, in special modo ai non vedenti, di toccare le opere d’arte (originali, non riproduzioni), sentendo i diversi tipi di materiali usati.
Nel video intervista a Maria Rosaria Sansone e Giovanna Garraffa.

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Per maggiori informazioni: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/percorsi-tattili/

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C’è bisogno di zebra

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 15:00

Amici! Dalla pagina Facebook Oblivion per voi una versione speciale di C’È BISOGNO DI ZEBRA feat. Teatro di Camelot. Siamo convinti, come loro, che l’arte sia un meraviglioso mezzo per trasformarsi e che nello spazio creativo del teatro siano tutti ammessi: persino una zebra a pois.

OBLIVION ft. TEATRO DI CAMELOT – C'E' BISOGNO DI ZEBRA

Amici! per voi una versione speciale di C’È BISOGNO DI ZEBRA feat. Teatro di Camelot.Siamo convinti, come loro, che l’arte sia un meraviglioso mezzo per trasformarsi e che nello spazio creativo del teatro siano tutti ammessi: persino una zebra a pois.Il video è stato girato insieme al Teatro di Camelot per il Festival Arte Irregolare che si è svolto dal 1 al 4 ottobre 2020.“Una canzone contro l’emarginazioneuna denuncia della discriminazione che una zebra subisce solo a causa della sua diversitàlei problemi non halei del male non fasolamente lei non sa che se al posto delle strisce che ha le zebre normali ti ritrovi ricoperto di poisla tua vita cambieràzero possibilitàpari opportunitàneanche più la libertà di mostrare alle altre zebre invidiose il tuo nuovo mantello a poise che in questa società lei tutela no non hadei fratelli che ostentano una non conformità”.

Pubblicato da Oblivion su Lunedì 5 ottobre 2020

Il video è stato girato insieme al Teatro di Camelot per il Festival Arte Irregolare che si è svolto dal 1 al 4 ottobre 2020.“Una canzone contro l’emarginazione una denuncia della discriminazione che una zebra subisce solo a causa della sua diversità lei problemi non ha lei del male non fa solamente lei non sa che se al posto delle strisce che ha le zebre normali ti ritrovi ricoperto di pois. La tua vita cambierà zero possibilità pari opportunità neanche più la libertà di mostrare alle altre zebre invidiose il tuo nuovo mantello a pois e che in questa società lei tutela no non ha dei fratelli che ostentano una non conformità”.

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Covid-19, Gimbe: “La curva si è impennata a +40%”

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 10:58

La Campania guida la classifica delle regioni italiane a maggior crescita dei contagi, con 2.708 nuovi casi di coronavirus, 912 in più, nell’ultima settimana (30 settembre-6 ottobre), a confronto con la settimana precedente.

Forte aumento dei casi

I nuovi casi in Italia, sono in forte aumento: 17.252 i nuovi casi settimanali (con una crescita del 42,4% in soli 7 giorni) e considerato un aumento moderato dei tamponi. Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe, Aumentano sensibilmente i pazienti ricoverati con sintomi (3.625 contro 3.048 di settima scorsa) e quelli in terapia intensiva (319 contro 271, + 17,7%). Costante aumento anche per i decessi: 155 contro 137, un aumento del 13,1% in una settimana.

“Nell’ultima settimana la curva dei contagi si è impennata, in conseguenza del netto incremento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”. 

Gli ospedali iniziano a soffrire

“Se il dato nazionale non lascia intravedere alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti”, dice Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. Al 6 ottobre 8 Regioni registrano tassi di ospedalizzazione per 100mila abitanti superiori alla media nazionale di 6,5: Lazio (13,9), Liguria (13), Campania (9,2), Sardegna (8,8), Sicilia (7,9), Piemonte (7,1), Abruzzo e Puglia (6,6).

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Che cos’è e come funziona il MES

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Te lo spiego: MES, speranza o maledizione? Ogni volta che scoppia una crisi economica in Europa non si sente parlare d’altro, e oggi più che mai a causa dei danni provocati dal coronavirus.

Come funziona e cosa significa tutto questo?

Fonte: Te lo spiego

Leggi anche:
Decreto Cura-Italia: la sospensione con il trucco dei mutui
Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

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L’acqua sarà quotata in borsa come il petrolio e l’oro

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 08:45

Ben 159 milioni di persone si abbeverano da acque di superficie non sicure o contaminate, come pozze e ruscelli, e più di 700 bambini sotto i 5 anni di età muoiono di diarrea causata dall’uso di acqua non pulita, ogni giorno. È in questo quadro mondiale che si apprende la notizia dell’ingresso dell’acqua in borsa: l’acqua diventerà una commodity e dipenderà dalla speculazione finanziaria, proprio come l’oro e il petrolio. Solo che a differenza dei due, è un un bene primario per l’umanità e costituisce la principale fonte di approvvigionamento alimentare per tutti gli esseri umani e per gran parte degli esseri viventi.

L’operazione è made in U.S.A. ed è a firma di Cme Group – la più grande piazza finanziaria dei contratti a termine del mondo – e il contratto dovrebbe esordire nel quarto trimestre dell’anno prossimo, sulla piattaforma di negoziazioni per via elettronica Globex, sempre proprietà di Cme, impiegando come sottostante il Nasdaq Veles California Water Index, che rispecchia il prezzo dei diritti sull’acqua in California, un mercato che oggi, riferisce Agi.it, vale 1,1 miliardi di dollari, ma che è destinato a decuplicare in poco tempo. Dalla Cme assicurano che non cambierà nulla, che la scelta nasce per tutelare gli allevatori e i coltivatori, sempre più danneggiati dalle siccità improvvise, i quali potranno così chiedere risarcimenti. Sì, ma a quale prezzo? E a scapito di chi? Perché con ogni evidenza il Cme punta a sfruttare il cambiamento climatico, l’inquinamento e la crescita demografica per far salire il valore dell’investimento, tutto questo, però, non può che peggiorare le condizioni delle popolazioni che già da anni migrano a causa dei problemi idrici e ambientali della terra in cui vivono.

Dal 2008 al 2015 circa 203 milioni di persone sono sfollate a causa di disastri ambientali, con una media di 25,4 milioni all’anno, e solo nel 2017, 18,8 milioni di persone si sono viste costrette ad abbandonare la propria terra per cause ambientali (Fonte UNHCR). Se finora l’acqua era tra i principali “driver” delle migrazioni umane, dall’anno prossimo potrebbe diventarlo ancora di più, sulla spinta di un capitalismo predatorio che è riuscito a mettere mano sull’acqua, e domani, chissà, sull’aria.

“Cosa potrebbe esserci di più catastrofico che scommettere sull’approvvigionamento alimentare mondiale?”, si è chiesto Frederick Kaufman, professore della Graduate School of Journalism della City University of New York alla notizia dell’ingresso dell’acqua in borsa. Nulla, non c’è nulla. C’è solo uno scenario, terribile, per cui già prima della notizia, si stimava che nei prossimi 15 anni ci sarà un aumento della domanda idrica del 55% potendo però contare su disponibilità idriche che copriranno solo il 60% della domanda. Non solo: circa 4 miliardi di persone – quasi 2 terzi della popolazione mondiale – vive una situazione di severa scarsità d’acqua per almeno un mese l’anno e si prevede che a fronte di un ulteriore stress ambientale, dovuto a fattori quali la crescita della popolazione, il sottosviluppo di determinate aree, la debolezza dei governi, i conflitti armati, la riduzione della percentuale di acqua rinnovabile e l’insufficiente pianificazione urbana a margine dell’espandersi delle città, entro il 2030, 700 milioni di persone potrebbero abbandonare la propria casa a causa del peggioramento della situazione di scarsità idrica (fonti ONU).

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Biomimesi, quando l’uomo si ispira alla Natura per trovare soluzioni

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 08:00

Gli organismi viventi intorno a noi e i loro comportamenti sono i modelli più elevati da imitare.

Avendo a disposizione milioni di anni per lavorare a un problema, le mutazioni casuali e i cambiamenti graduali dati dall’evoluzione troveranno più facilmente una soluzione a cui la semplice ingegnosità umana, per quanto supportata da computer, non potrà far fronte. Questo il principio alla base della biomimesi, il cui nome deriva dal greco bios (vita) e mimesis (imitazione): idee dalla natura o dalla vita che fa parte di essa.

Le imitazioni possono interessare organismi viventi in sé, i loro meccanismi evolutivi, e anche i loro comportamenti di gruppo; oppure si può trarre ispirazione dalle costruzioni che gli animali realizzano come rifugio o tana: ne abbiamo parlato diffusamente qualche giorno fa nell’articolo Biomimesi, idee dalla Natura per la sostenibilità del costruire.

Importante è altresì l’imitazione diretta della biologia: l’ottimizzazione di una specifica prestazione è una delle strategie più utilizzate dagli organismi; da millenni la natura punta infatti all’ottimizzazione di forme o strategie che adoperano il minore quantitativo di materiale possibile o lo riusano. Così come le api riutilizzano la cera negli alveari abbandonati per costruirne di nuovi per i propri simili.

E come ci affascinano “architetture” e forme bellissime e perfettamente ottimizzate, ci lasciano a bocca aperta molti comportamenti animali di singoli o di gruppo. La capacità di aderenza delle zampe del geco, la resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio, la capacità di salto di alcuni mammiferi, la velocità di alcuni felini, i sensi particolarmente potenziati di molti animali.

Ma anche la capacità di lavorare insieme, nella fuga per la salvezza, nella costruzione dei rifugi o tane e nel reperimento e trasporto del cibo, per fare un esempio sui gruppi.

Molti sono i campi che attingono idee dalla Natura, dalla biologia animale e dai loro comportamenti: l’ingegneria robotica è certamente uno dei più prolifici in termini di realizzazioni ma non è il solo, molti settori dell’ingegneria, dell’architettura e design, e della medicina guardano con sempre più attenzione alla biomimesi.

Vediamo alcune tra le più interessanti applicazioni alla robotica e all’impiantistica:

La resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio è da tempo fonte di ispirazione per scienziati per creare robot o mezzi sempre più indistruttibili. L’attuale panorama robotico prevede “creature” rigide o con arti flessibili agili abbastanza ad evitare traumi; le auto più moderne assorbono l’energia di impatto e si accartocciano, ma nessun robot o auto finora è in grado di deformarsi per poi tornare come prima. Nel corso della loro vita taluni insetti come le blatte, ma anche vespe ed api, impattano con un gran numero di ostacoli senza riportare danni, si piegano ma non si spezzano. Taluni insetti hanno questa dote, la resilienza, di deformarsi momentaneamente per poi tornare come prima. Gli scarafaggi ci riescono grazie a un esoscheletro coriaceo e allo stesso tempo flessibile, con placche dure ma pieghevoli connesse da membrane elastiche che permettono ai vari segmenti di sovrapporsi quando il corpo dell’insetto viene compresso.

Robert Full e Kaushik Jayaramat dell’Università della California – Berkeley hanno studiato in laboratorio blatte americane spesse circa 9 mm, costringendole a infilarsi in strette fessure alte appena 3 mm, dalle quali gli insetti sono riusciti ad uscire indenni e a gran velocità. Da questi e altri studi similari sono nati robot che aspirano a possedere la stessa resilienza: uno di questi è CRAM, alto 75 cm con un esoscheletro capace di funzionare anche in posizioni “compresse” e in grado di muoversi 5-10 volte più rapidamente dei robot “morbidi”. Vedere questo divertente e illuminante video del robot CRAM ci fa capire come l’ispirazione qui sia andata ben oltre l’aspetto del design.

Una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences  ha mostrato come i termitai interagiscono con l’esterno come dei grandissimi “polmoni” che sfruttano la differenza di temperatura tra il giorno e la notte per buttare fuori l’aria viziata e far entrare ossigeno. Dall’osservazione dei sistemi di ventilazione dei termitai – una delle più grandi ed efficienti opere di ingegneria animale con strutture anche imponenti (arrivano fino a 6 m. di altezza) – è stato visto come riescano a mantenere temperature pressoché costanti nonostante l’escursione termica esterna, grazie al sistema che creano di ricambio dell’aria. All’interno del nido di terra, cartone o sterco si trova un condotto centrale connesso a un sistema di tunnel secondari che sfociano nelle sottili strutture a contrafforte collocate al perimetro della struttura. Durante il giorno l’aria calda tende a salire e quella fresca a scendere, generando così un sistema di circolazione d’aria autonomo dai fattori esterni. Alla sera accade il contrario e l’aria periferica si raffredda e scende al centro del termitaio, mentre quella ricca di anidride carbonica e calda sale e viene espulsa all’esterno. Le termiti aprono e chiudono i fori di aerazione per regolare la temperatura a seconda del bisogno. Una temperatura costante è essenziale perché esse coltivino un particolare tipo di fungo, loro principale alimento.

Il meccanismo sta ispirando progetti di architettura passiva in cui la ventilazione di edifici sia realizzata con soluzioni ingegneristiche di corretta canalizzazione dell’aria piuttosto che affidata a impianti termoconvettivi, dispendiosi in termini energetici e ambientali. Un esempio recente è dato dall’architetto contemporaneo Mick Pearce che ha preso come fonte ispiratrice proprio questi meccanismi di autoraffrescamento e di ventilazione osservabili nelle tane delle termiti africane per progettare l’Eastgate Building Centre di Harare in Zimbabwe: il risultato è un edificio che usa almeno il 10% in meno di energia rispetto a un edificio con le stesse dimensioni situato nella stessa località.

Da tempo l’uomo studia anche il potere adesivo delle zampe dei gechi per cercare di riprodurre in laboratorio la spiccata adesività delle loro estremità, basata su un sistema di setole, fini lamelle sottili come capelli che ampliano l’area di contatto con muri, foglie e soffitti e instaurano con essi forze intermolecolari attrattive note come Forze di Van der Waals. Una singola zampa di geco può sostenere un peso pari a 20 volte quello del suo corpo.

Ricercatori dell’Università della California di Riverside hanno studiato questo “potere” adesivo sia prima che dopo 30 minuti dalla morte del geco, andando a scoprire che il potere adesivo rimane invariato anche in quei minuti dopo il decesso. Questo perché l’attaccamento che instaurano con le superfici funziona in totale autonomia, senza l’apporto di muscoli o del sistema nervoso. Questo studio, pubblicato sulla rivista Biology Letters, può fornire spunti interessanti per la progettazione di robot o strutture con queste formidabili caratteristiche di resistenza.

L’adesività del geco è talmente impressionante che gli scienziati hanno lavorato a lungo, per oltre dieci anni, per replicarla e sfruttarla nella creazione di nastri adesivi e colle per uso umano. La nuova ricerca potrebbe aiutare a mettere a punto nuovi sistemi adesivi, destinati a obiettivi ambiziosi come robot che possano arrampicarsi sui muri o appendersi a varie superfici; altre applicazioni, anche più futuristiche, potrebbero essere ad esempio robot in grado di lavorare in ambienti estremi e aree colpite da disastri ambientali.

I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University (Cina), hanno pubblicato uno studio su Applied Physics Letters in cui dimostrano come la micro-struttura delle ali delle cicale può custodire il segreto per produrre superfici antiriflesso che, applicate alle celle solari, le renderebbero sempre più efficienti. La superficie delle ali di cicala è formata da schiere ordinate di coni microscopici (dell’ordine dei milionesimi di millimetro) con la punta rivolta verso l’esterno. Gli scienziati hanno riprodotto in laboratorio questa struttura con il biossido di titanio, uno dei materiali semiconduttori più promettenti. Sono state realizzate superfici antiriflesso che riescono a trattenere la luce visibile che arriva con una lunghezza d’onda compresa fra 450 e 750 nanometri formando diversi angoli di incidenza. Queste strutture antiriflesso riescono a mantenere la loro morfologia anche se esposte a temperature elevate, pari a 500 gradi.  Per questo motivo i ricercatori hanno visto qui un “enorme potenziale per i dispositivi fotovoltaici come le celle solari” per il futuro. Il loro lavoro di osservazione e studio, anche in questo caso scaturito a partire da un fenomeno naturale, potrà ispirare e motivare gli ingegneri nello sviluppo di superfici antiriflesso con strutture uniche per le più disparate applicazioni.

 

Fonti:

http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/roybiolett/10/12/20140701.full.pdf

https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/architettura-animali-072/

https://impariamodallanatura.wordpress.com/

https://www.focus.it/ambiente/animali/il-respiro-delle-termiti

http://www.mickpearce.com/Eastgate.htm

https://www.focus.it/ambiente/animali/i-gechi-mantengono-la-presa-anche-da-morti

https://www.focus.it/ambiente/animali/perche-gli-scarafaggi-sono-cosi-difficili-da-schiacciare

 

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Europa: verso accordo sui viaggi interni | Moda e lusso, dal Covid duro colpo (-28%) | Stato d’emergenza fino al 31 gennaio

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: L’Europa verso un accordo sui viaggi interni. La mappa del rischio per ogni territorio;

Il Giornale: La Juventus ora è nella bufera 7 giocatori segnalati in procura;

Il Manifesto: Nuove restrizioni in Belgio, Bruxelles tra le città europee più colpite ;

Il Mattino: Pompeo da Suga, Usa-Giappone più vicini;

Il Messaggero: Roma, dai rifiuti ai trasporti, la giunta Raggi boccia se stessa. Sindaca, fiducia a picco;

Ilsole24ore: Moda e lusso, dal Covid duro colpo (-28%) ma il made in Italy pensa alla ripartenza – Spazio, Fraccaro: programmi confermati nonostante riduzione del budget Ue – Video;

Il Fatto Quotidiano: Consip, ora Tiziano Renzi rischia il processo. Accuse: traffico di influenze e turbativa d’asta. A Roma chiuse le indagini anche su Verdini;

La Repubblica: Il cdm proroga lo stato d’emergenza al 31 gennaio. Conte: “Tenete comportamenti rigorosi anche in famiglia” video;

Leggo: Maltempo, auto travolta da torrente: Desirée muore a 26 anni, salvo il fidanzato;

Tgcom24: Zanardi, le perizie: “Perse il controllo dell’handbike, andava a 50 km orari”;

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“Sono tua figlia e mi servono 10mila euro”. La truffa del Covid

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 19:00

Per gentile concessione di Barbara Fiorio che condivide con tutti noi questa sua brutta esperienza che potrebbe capitare a chiunque.

“Mamma? Mamma, mi sono sentita male, sono svenuta, mi hanno portata al
pronto soccorso. È grave.”
Mia madre va nel panico, le si spezza il respiro, la voce, il pensiero.
“Oddio, Barbara, cos’è successo? Dove sei? Arrivo”.
“Sono al pronto soccorso di San Martino, ma sto male, non puoi venire.
Ho bisogno di aiuto, mamma.”
“Come non posso venire? Barbara, oddio, come stai male e non posso
venire? Ti prego, dimmi cos’è successo.”
Piange, non sa cosa fare, va nel panico.
“Mi hanno fatto il tampone, ho il Covid. Ho 41 di febbre, mi ricoverano
d’urgenza, ma devono farmi due punture che costano tanto, mamma. Se non me le fanno potrei non farcela. Sto male, mamma, sto così male…”

“Barbara! No, ti prego, devo venire lì!” urla.
“Non puoi, mamma. Non ti lasciano entrare. Ma mi servono quelle punture.Ti prego, aiutami. Costano tanto, io non li ho tutti quei soldi.
“Ma le paghiamo, certo che le paghiamo. Digli di fartele, intanto.”
“Non me le fanno se non sono sicuri che le paghiamo. Mamma, io non li ho
adesso, ho bisogno del tuo aiuto. Hai dei contanti, in casa. Hai un
brillante?”
“Un brillante? È in banca, adesso è chiusa. Posso andare a ritirare al
bancomat… Oddio, Barbara, ti prego… Non puoi averlo preso…”
Piange ma cerca di seguire la telefonata, di capire cosa deve fare, di
avere una direttiva.
“Un brillante, sì. Dicono che accettano anche quelli, in pegno. Anche i
gioielli in oro. Poi ce li restituiscono.”
“Ma chi se ne frega se ce li restituiscono! Devono curarti! Io qui in
casa non li ho, i gioielli…”
“Hai dei contanti, mamma?”
“Pochi, posso andare a ritirare al bancomat...”
“No, non andare al bancomat, non c’è tempo. Prendi tutto quello che hai,
gioielli e soldi. Fallo subito, ti prego. Gli servono come pegno per il
pagamento.”
“Ma non ho neanche tutto qui. Una parte è nel box a Sturla. Dovrei
andare lì.”
“Allora vai lì. Ci sono anche le monete d’oro?”
“Le monete d’oro? Non lo so, ma non è che ne avessi, forse una…”
“Tutto, prendi tutto. Mamma, sto male, sto male, la febbre sta salendo
ancora, se non mi fanno le punture…”

“MA DIGLI DI FARTELE! Raccolgo tutto quello che ho, te lo prometto,
tutto, adesso fammi andare, prendo la macchina e vado al box.”
“No, mamma, stai al telefono con me.
“Ma devo andare al box.”
Trema, è agitatissima, prende le chiavi sbagliate, le cadono, afferra
una borsa a caso, si lascia le pantofole, dimentica la mascherina.
“Sì, sì, tieni il cellulare acceso, parlami mentre vai.”
Mia madre si precipita in auto, tocca per errore il cellulare, chiude la
comunicazione ma viene richiamata subito.
Guida come una forsennata fino al box, continua a sentire sua figlia che
le chiede cosa stia facendo.
“Sto cercando, sto cercando!”
“Cos’hai trovato, mamma?”
“Il sacchetto con i gioielli di papà e mamma. Non sono molto preziosi ma
sono d’oro.”
“Vanno bene, vanno bene. Le monete d’oro ci sono?”
“No, non ci sono, non le vedo, non le trovo, non ricordo neanche di averle.”
“E contanti? Non tenevi dei contanti da parte?”
“Sì, qualcosa, non molto.”
Cade la linea, lì c’è poco campo, viene richiamata.

“Mamma, ti passo il professore, io sto male, non riesco a parlare.”
“Professore?”
“Signora, sono qui con sua figlia, la situazione sta precipitando.
Purtroppo queste punture costano diecimila euro l’una e io non posso
farle se non sono sicuro che verranno pagate.”
“Gliele paghiamo, gliele paghiamo. La prego, le faccia intanto!”
“Non posso, devo prima avere un acconto. Vanno bene anche i gioielli,
come le ha detto sua figlia. Contanti ne ha?”
“Sì, qualcosa…”
“Quanto?”
“Adesso non lo so, sono di nuovo in macchina, vengo lì.”
“Non può venire qui. Le ripasso sua figlia.”
“Mamma, ce l’hai fatta? Quanto hai trovato?”
“Barbara, ti prego, resisti. Porto tutto quello che trovo. Ma mi si sta
scaricando il cellulare… Dimmi dove posso venire.”
“No, mamma! Non puoi venire. Vai subito a casa a mettere in carica il
cellulare. Vai veloce!”

“Signora?”
“Sì, professore, sto guidando, sto guidando!”
“Mi dica cosa ha trovato.”
“Non lo so, ho preso quello che c’era, il resto è a casa.”
“Dobbiamo sapere quanto oro ha trovato e quanti contanti, per capire se
almeno una puntura posso farla.”
Mia madre si ferma e apre il sacchetto, parla a singhiozzi, elenca le
collane di sua madre, l’anello di fidanzamento, pochi euro, degli orecchini.
“Ho anche qualcosa a casa, faccia la puntura, per favore!”
“Signora, mi dica il suo numero fisso. Così se il cellulare si spegne la
richiamiamo lì.”
“Non può mandarmi un numero da chiamare, professore? La prego. Posso
anche chiedere a un’amica di mia figlia, forse mi può aiutare a trovare
qualcosa in più.”
Non chiami nessuno, signora, non perda tempo. Vada a mettere il
cellulare in carica e mi dia il suo telefono fisso, la chiamiamo noi.”
“Va bene, va bene, eccolo.”
Mia madre detta il numero di casa e poi tocca di nuovo inavvertitamente
il cellulare, chiudendo la telefonata. Riprova a chiamare ma il numero
era anonimo, riesce a scrivermi CHIAMAMI su WhatsApp e si rimette alla
guida.

Nel frattempo la richiamano, le parlano, lei sale a casa.
Io leggo il messaggio e le telefono subito. Occupato il fisso, occupato
il cellulare. Un po’ strano. Avrà fatto i suoi soliti casini con
l’elettronica, penso. Ma mi ha scritto di chiamarla, riprovo. Occupato.
“Signora, è a casa?”
“Sì, sì, sono a casa.”
“Va bene, allora, quanto ha raccolto?”
“Mia figlia come sta?”
“Gliela passo.”
“Mamma? Sei riuscita a trovare abbastanza?”
“Sì, sì, tutto quello che ho. Dei gioielli, un po’ di contanti, ma
potrei chiedere aiuto anche a Isa.”
“No, mamma, non chiamare nessuno! Devi sbrigarti, non c’è tempo da perdere.”
“Va bene, va bene, vi prego, ditemi cosa devo fare, digli di farti le
punture, vi prego. Signore, prendi me, non prendere mia figlia.”
“Signora? Lei stia lì e mi dia l’indirizzo, viene un mio collega a
prendere il sacchetto tra poco.”
“Il mio indirizzo?”
“Sì, ho qui il collega che è pronto ad arrivare, su, su, svelta,
l’indirizzo. Quando glielo diciamo lei scende e dà il sacchetto al mio
collega.”
“Sì, la via è questa, il civico, non lo so, adesso non me lo ricordo…”
“Va bene, signora, ci dica dov’è.”
“Sono a casa. Può venire qui, davanti alla stazione. Non lo so, mi dia
il numero del suo collega.”
“Si chiama Andrea, ma adesso lei stia lì, glielo diciamo noi quando
scendere.”

Trovo il fisso libero. Finalmente.
Mia madre risponde urlando.
“PRONTO!”
“Mamma… Calma.”
“Ho tutto, ho tutto.” Sta piangendo.
“Hai tutto cosa? Mamma, cosa succede?”
Sento una voce in sottofondo, viene dal cellulare di mia madre.
“Signora! Signora!”
“Sì, professore, sono qui, sono qui. Mi dica, devo scendere?”
“Mamma! MAMMA! Torna qui, al fisso. Mamma!”
“BARBARA! Un attimo, dammi solo un attimo e scendo! Ho tutto, le monete
non le ho trovate.”
“Quali monete?”
“UN ATTIMO PROFESSORE! Sono all’altro telefono!”
“Non parli con nessuno! Le ho detto di non parlare con nessuno!” sento
uscire dal cellulare.
MA È MIA FIGLIA! – dice da una parte, poi torna da me – Barbara, come
stai, come ti senti?”
“Mamma, adesso tu ascolti me e solo me. Con calma, respira.”
“Sì, ma come stai, dimmi come stai.”
“Sto benissimo e sono a casa. Spegni subito il cellulare.”
“Ma il professore…”
“Spegni immediatamente il cellulare e ascolta me e solo me.”
“Sono andata al box, ho raccolto tutto quello che potevo…” scoppia a
piangere.
Sento il suo cellulare che suona di nuovo.
“Non rispondere, mamma.”
“Dicono che devo scendere per dare tutto ad Andrea.”
“Non scendere. Chiudi bene la porta. Sto arrivando.”

Il suo cellulare suona di nuovo.
“È il professore” mi dice lei, e ormai la tensione le si è abbattuta
addosso e la sento che crolla.
Le dico di non rispondere, dopo due tentativi smettono di insistere,
continuo a parlarle, intanto mi metto le scarpe, infilo una giacca al
volo, prendo le chiavi e marcio verso casa sua che Tempesta in confronto
era una debuttante al ballo del diciottesimo.
Guardo tutte le persone nella piazza della stazione, cerco uomini soli,
magari con un borsone. Ho così tanta rabbia in corpo che per fortuna non
individuo nessuno con certezza, sennò all’ospedale ci finisco sul serio.

Continuo a parlare con mia madre, che intanto mi racconta quello che le
avrei detto, che la voce era proprio la mia, ne era certissima, forse mi
hanno registrata, ma chi erano, chi era il professore, e ogni tanto
confonde ancora realtà e finzione e mi dice che le monete non sa dove
siano, è sconvolta.
Salgo in ascensore, continuo a parlarle, le dico di non spaventarsi se
sente la porta aprirsi, che sono io, aspetto che mi risponda, entro.
Mi vede, scoppia a piangere.
Esco sul terrazzo, osservo di nuovo la piazza della stazione e fotografo
un uomo s
u una moto, con un borsone, che dopo aver aspettato qualche
minuto, mette in moto e se ne va.

Poi chiamo il mio amico in Questura che è sempre la persona meravigliosa
che è e che spiega a mia madre come funzionano queste truffe, che non
deve sentirsi stupida, ci cascano a centinaia, che se a un genitore dici
che il figlio sta male il cervello gli va in pappa in un battito di
ciglia e da quel momento vale tutto.
Chiamano a caso, si muovono per isolati, uno al giorno, una sim usa e
getta al giorno. Se perdono il colpo, mollano e passano ad altre vittime.
E la tranquillizza, è andata. Ce la siamo cavata.
Gli mando le foto che ho fatto, forse serviranno, forse no. Intanto
gliele mando.

Poi con mia madre ne approfittiamo per rivedere i ricordi dei suoi
genitori, quella spilla, quella collana, quel ciondolo, non grandi
valori economici ma inestimabili dal punto di vista affettivo.
Sto un po’ lì con lei, mi racconta tutto, la faccio sorridere dicendole
che siamo state una grande squadra. Lei è stata bravissima a mandarmi
quel messaggio e io per fortuna non l’ho liquidata pensando ai suoi
soliti casini con i telefoni. Come sia stato possibile trovare libero il
fisso, dato che della truffa fa parte anche tenere entrambi i telefoni
occupati, non lo sappiamo. Ma a volte fare casino con i telefoni può
rivelarsi una salvezza.
Ridiamo. Torno a casa.
E li maledico.
Che a queste persone accada esattamente ciò che loro fanno credere alle
loro vittime.
E voi, se avete un genitore anziano, raccontateglielo, perché magari,
sapendolo, non ci casca, e ne salviamo qualcun altro.
E chi ci casca non si senta né stupido né un vecchio inutile: sono abili
nel colpire le persone dove sono più vulnerabili, sanno come farlo e
vanno dritti al bersaglio.
Per fortuna, non sempre lo centrano.

Nota e considerazione di Barbara, utile e necessaria per rispondere a dubbi e osservazioni di tutti i lettori.

Non riesco a rispondere a tutti, ma vi ringrazio per questa partecipazione. La stragrande maggioranza di voi ha creato un abbraccio collettivo per mia madre che le ha fatto e le sta facendo bene, grazie. E credo lo abbia creato anche per chi è stato vittima di questo genere di truffa che, nella sua assurdità e crudeltà, e proprio per quello, colpisce nella dignità, fa sentire vulnerabili e incapaci di riconoscere cose che, quando si è lucidi, sono palesi.
Ho scritto questo post a caldo, subito dopo aver lasciato mia madre a casa, una volta averla vista più tranquilla, e ho tentato di ricreare quello che ha vissuto lei, come lo ha vissuto lei, perché è così che lo vive la vittima tipo di quella gente.
Speravo (e spero) che servisse a chiunque per non cascarci anche lui e a lei per farle vedere che non è stata l’unica e che le persone la sanno comprendere.
Per il resto, vado veloce e provo a rispondere a tutti qui. – Sì, è successo davvero, non è un fake. – Sì, è un post lungo: l’hanno tenuta al telefono per un’ora, direi che sono stata pure sintetica. – No, non siete obbligati a leggere fino in fondo, ci mancherebbe. Però non addormentatevi e se squilla il telefono rispondete, mi raccomando.

  • Sì, come ho scritto nel post la prima cosa che ho fatto è stata parlare con il mio amico della Questura e gli ho già scritto tutti i dettagli, oltre a mandargli le foto scattate (ammesso che servano).
  • No, bloccare i numeri sconosciuti non è la soluzione ideale, sia perché io non sono in elenco e pure il mio numero non compare se chiamo, sia perché questi usano Sim che poi gettano o restituiscono a ignari utenti, quindi non è quella la soluzione, purtroppo.
  • Sì, mia madre ha davvero creduto che quella fosse la mia voce, sono meccanismi mentali abbastanza semplici: se mandiamo una persona nel panico, e magari è anche una persona ansiosa di suo, dicendole che la figlia è moribonda in ospedale e quella figlia le parla con voce alterata dal dolore, dal pianto e dal sussurro per una presunta temperatura a 41, be’, può succedere di crederci. O di avere il dubbio ma far vincere la paura. La razionalità, in quei casi, fa le valigie e si trasferisce su un altro pianeta e la mente crede a ciò che le si vuol far credere, soprattutto se non le si dà il tempo per fermarsi a pensare (lì l’incalzare senza sosta).
  • Era la mia voce? Ovviamente no.
  • Mi hanno astutissimamente registrata e poi hanno montato tutto per turlupinare mia madre? Ovviamente no. Ci hanno provato, qualche volta funziona, altre no. Non mettete in croce chi ci casca facendo presente che non ha saputo riconoscere la voce di sua figlia. Siate umani, che a qualcosa di assurdo avrete creduto pure voi, nella vita.
  • Sì, il nostro Sistema Sanitario Nazionale ci cura gratis e un medico non ti chiede gli ori in pegno, per fortuna in Italia è così e grazie per chi ci tiene a farlo presente, è giusto ricordare le cose come stanno. E infatti nessuno è mai stato truffato, checché se ne sappia. In Questura fanno corsi d’uncinetto per passare il tempo, ormai. Sì, sono sarcastica.
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Tutto è plastica

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 17:00

“L’alternativa alla plastica di origine petrolifera – ci spiega il Dr. Mario Malinconico, dell’IPCB-CNR di Pozzuoli – è la plastica da carbonio rinnovabile, biodegradabile e compostabile”.
La trasformazione dei prodotti agroalimentari, pomodoro, agrumi, produce grandi quantità di scarti da cui si possono ricavare bioplastiche a basso impatto ambientale. E non solo: avete mai sentito parlare di polimeri biomedicali?

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Covid-19: deputati “in missione” passa il Dpcm sulla mascherina anche all’aperto H24

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 12:30

Con enorme fatica – dopo i tentativi andati in fumo per assenza del numero legale, dato l’alto numero di parlamentari in isolamento per covid-19 -, la Camera ha finalmente approvato la risoluzione della maggioranza sull’emergenza sanitaria, con 253 Si e 3 No. L’opposizione non ha votato. 

Stato d’emergenza e mascherine

La risoluzione impone “la proroga dello lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021” e introduce in tutto il territorio nazionale l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto e “per l’intero arco della giornata”.

A breve la riunione del Consiglio dei ministri che procederà all’approvazione del nuovo Dpcm.

Parlamentari “in missione”

Si è potuto votare grazie al fatto che i parlamentari in isolamento sono stati considerati “in missione”, dunque assenti giustificati, con conseguente abbassamento del quorum che stabilisce il numero legale. Sono 41 i deputati di maggioranza in quarantena (21 del Pd,14 del M5S, 5 di Iv e 1 di Leu). Questa misura era già stata adottata provvisoriamente a marzo per i deputati che che abitavano nelle zone Rosse.

La mascherina diventa così effettivamente obbligatoria anche all’aperto, a meno che non si stia in un luogo isolato oppure si faccia attività sportiva.

Più tamponi dall’estero

Decisa anche l’aggiunta di Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Croazia e Repubblica Ceca alla lista dei Paesi per cui diviene obbligatorio fare il tampone quando si rientra in Italia. era già così per Malta, Spagna e alcune aree della Francia, ad esempio Parigi.

Multe in arrivo

Prorogato il divieto di assembramento e naturalmente resta confermata la regola per l’utilizzo della mascherina al chiuso: si deve tenere quando si entra nei negozi e in tutti gli altri luoghi aperti al pubblico, al ristorante quando ci si allontana dal tavolo. Si deve tenere sui mezzi pubblici, in treno e in aereo. Non si deve invece tenere se si va in macchina o in moto con i congiunti. Scontato che non deve essere indossata quando si va in bicicletta o, come detto, durante qualsiasi attività fisica motoria. Infrangere la regola costerà una multa da 400 a 3.000 euro.

Covid-19, paura nell’Inter: Bastoni positivo

Covid-19: Science, ecco chi sono i super-diffusori

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Covid-19, paura nell’Inter: Bastoni positivo

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 11:46

Panico in casa Inter e nella Nazionale Under 21 perché Alessandro Bastoni, difensore nerazzurro, in ritiro con la selezione azzurra giovanile, è risultato positivo al Covid-19.

Poca chiarezza

La cosa risulta particolarmente preoccupante perché Bastoni era risultato negativo al tampone effettuato solo lunedì scorso, due giorni fa. Ripetuto ieri, il tampone ha invece dato esito positivo. Il difensore dovrà sottoporsi oggi a un ulteriore tampone. I medici dell’Under 21 sono in contatto con i colleghi dell’Inter per portare avanti adesso una ricerca coordinata.

Covid-19: Science, ecco chi sono i super-diffusori

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Essere meteoropatici? C’è sempre un motivo!

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 10:00

Farsi influenzare dal tempo succede un po’ a tutti, ma perché? Dal canale YouTube C’è Sempre un Motivo! capiamo il perchè di questo fenomeno comune a moltissimi.

C’è Sempre un Motivo!

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Clima: le piene dei fiumi sono davvero cambiate?
I cambiamenti climatici producono più nuovi sfollati delle guerre

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Può fare qualcosa la cultura per i cambiamenti climatici? La risposta è sì

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 08:00

Il clima è cultura” afferma David Buckland nella rivista Nature Climate Change, ovvero i cambiamenti climatici non sono solo una responsabilità scientifica, ma sono soprattutto una responsabilità culturale. E la cultura comprende tutto: dalla politica, all’economia, all’educazione, ai sistemi valoriali, alla costruzione identitaria degli individui.

Se la cultura è il segno umano sul mondo, è l’ingegno che si eleva a creazione, il cambiamento climatico è, ad oggi, la minaccia più concreta alla nostra sopravvivenza e, dunque, anche all’esistenza di un qualcosa da raccontare.

La cultura ha un grandissimo potenziale per mobilitare la popolazione mondiale

Se si guarda alle opere che riguardano il cambiamento climatico, il pensiero va immediatamente al contesto pittorico o scultoreo, oppure ai documentari in cui personaggi di spicco tentano di rendere la minaccia “visibile”, per fornire uno stimolo a fare qualcosa da subito.

Le arte visive infatti sono di per sé esplicative, e possono avere grande influenza sul pubblico: un film, un murale, una scultura suscita certamente emozioni immediate nei confronti dell’ambiente, molto più di quanto potrebbe fare un articolo o un’opera letteraria. C’è il problema semmai che lo stimolo, se non ci si prende il tempo necessario per ragionare, come accade per l’eccitamento temporaneo generato da una narrazione che ci attrae, svanisca non appena questo viene meno, perché il fruitore non ha il tempo materiale per fare propri i temi trattati.

Per questo la cultura diventa importante nella sua interezza, perché attraverso canali di comunicazione diversi il messaggio necessario alla protezione dell’ambiente possa giungere in maniera indiretta ed efficace al passo successivo che è l’azione. Deve poter creare quelle coscienze, quelle consapevolezze, che sono base fertile per poter generare azioni concrete, nel senso della produzione positiva (aziende che producono con minori impatti e meno consumi, imprese che generano meno rifiuti) o nella riduzione negativa (i cittadini stessi che, più consapevoli, differenziano bene i rifiuti, consumano meno acqua, comprano prodotti durevoli, ecc.).

Banksy

Famosi e molto belli sono i murali dell’artista e writer inglese Banksy sulle tematiche ambientali, un artista che sempre stupisce per creatività e immaginazione. Uno dei più recenti è stato realizzato in una città del Galles e rappresenta, all’apparenza, un bambino che gioca e si diverte sotto i fiocchi di neve. In realtà, non si tratta di fiocchi di neve e a svelarlo ci pensa lo stesso video di Banksy pubblicato su Instagram: girando l’angolo si vede un bidone dove brucia spazzatura che sparge ceneri nell’aria.

Banksy e il ruolo della street art nella comunicazione ambientale

Come molto bello è anche il suo video uscito nel giugno di quest’anno, dove è registrata la performance di una esposizione in un vicolo i cui quadri compositi raffigurano una nave da crociera e l’allontanamento – in sincronia temporale con il quadro esposto – di una nave sullo sfondo nel bacino di San Marco. Tutto questo per denunciare la presenza e l’eccessiva vicinanza delle grandi navi a un contesto così “delicato”.

Leonardo di Caprio

Un artista che si prodiga per l’ambiente producendo documentari e donando fondi per tante cause, non ultima l’Amazzonia in fiamme, è Leonardo di Caprio.

In un documentario del 2016, Punto di non ritorno, ha dialogato con le più importanti personalità del pianeta sul cambiamento climatico che sta colpendo la Terra. L’ultimo documentario uscito, sempre prodotto da Di Caprio, è Ice on fire. Questo si focalizza invece sulla ricerca scientifica in atto e sulle possibili soluzioni pensate per rallentare la crescente crisi ambientale, ridurre il carbonio in atmosfera e far diminuire la crescita delle temperature.

Before the Flood.INDONESIA- Leonardo with Orangutans in the Leuser Ecosystem…For two years, Leonardo DiCaprio has criss-crossed the planet in his role as UN messenger of Peace on Climate Change. This film, executive produced by Brett Ratner and Martin Scorsese, follows that journey to find both the crisis points and the solutions to this existential threat to human species. .© 2016 RatPac Documentary Films, LLC and Greenhour Corporation, Inc…All rights reserved. Le installazioni temporanee sui temi ambientali sono sempre più numerose

Balene a grandezza reale e anche molto più grandi, piene di plastica – realizzate da vari artisti in tutto il mondo – sono comparse negli ultimi anni sulle spiagge. Questo perché tanti, tantissimi, sono stati i ritrovamenti di balene o altri cetacei, tartarughe marine e altri pesci di maggiori dimensioni, morti per aver ingerito plastica.

Quest’anno i ricercatori hanno scoperto quasi 40 chili di plastica nello stomaco di un giovane zifio (un tipo di cetaceo) trovato morto nel Golfo di Davao nelle Filippine. 16 sacchetti di riso, pacchetti di merendine e grovigli di filo di nylon. I rifiuti di plastica erano così compressi all’interno dello stomaco della balena morta, che gli hanno occluso lo stomaco, causandone la morte per fame e disidratazione.

Questi mammiferi assorbono infatti l’acqua dal cibo che mangiano e nel suo intestino non c’era traccia di cibo assunto di recente. Il corpo si stava letteralmente macerando dall’interno. E questi ritrovamenti si sono succeduti e sono sempre più frequenti. Da questi episodi tanti artisti, sensibili a questi temi, hanno preso ispirazione e si sono mobilitati per la salute del mare.

Un mese dopo il ritrovamento dello zifio nelle Filippine, davanti a Cultural Center of the Philippines, a Pasay City, è comparsa l’istallazione artistica chiamata “Cry of the dead whale“, ovvero “Il pianto della balena morta“; una scultura creata da Biboy Royong, che è lunga quasi 24 metri e mira proprio a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso della plastica.

Per citarne un’altra, sempre imponente: l’opera creata da Studiokca, uno studio di architettura e design di Brooklyn messa in mostra alla Triennale di Bruges, Francia nel 2018.  La balena scultorea, alta più di un edificio di quattro piani, era composta da più di cinque tonnellate di plastica, tutta raccolta nell’oceano Pacifico, per ricordare i 150 milioni di tonnellate di plastica che oggi inquinano gli oceani.

fonte: https://www.wired.it/lifestyle/design/2018/07/07/balena-plastica-oceano/

Quello a cui la cultura dovrebbe mirare è certamente il passaggio da una società del consumo ad una società basata sull’espressione culturale che usa tutte le sue forme e possibilità per ridurre gli impatti dell’uomo sull’ambiente. Perché dalla coscienza matura si passi all’agire, in ognuno di noi.

Altre fonti:

https://www.artwave.it/cultura/cultura-e-cambiamento-climatico-puo-larte-venire-in-soccorso-allambiente/
https://www.nature.com/articles/nclimate1420
https://www.carlocarraro.org/argomenti/cambiamento-climatico/il-clima-e-cultura/
https://www.lifegate.it/persone/news/scultura-balena-plastica

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Bonus figli slitta al prossimo anno | Arezzo: 400 cattedre disponibili | L’impatto del Recovery Fund sull’occupazione

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Cashback, bonus bancomat da 300 euro (ma servono 50 operazioni): come funziona;

Il Giornale: Gli ultimi 9 giorni di tregua. Poi ci “aprono” il portafoglio;

Il Manifesto: Daspo anti rissa, stretta al carcere duro del 41 bis e altre «tolleranze zero»;

Il Mattino: Apple, il 13 ottobre si presenta iPhone 12;

Il Messaggero: Bonus figli, l’assegno per le famiglie slitta al prossimo anno;

Ilsole24ore: Lavoro, ecco come si può ridurre l’orario e fare formazione ai lavoratori – L’impatto del Recovery Fund sull’occupazione;

Il Fatto Quotidiano: Conflitto d’interessi, primo ok al testo base M5s-Pd. Senza i renziani: Italia viva si astiene in commissione. Dalle società alle toghe in politica: cosa c’è nella legge;

La Repubblica: Slitta di una settimana il nuovo dpcm. Ma mascherine obbligatorie da subito. Rischio multe da 400 a mille euro;

Leggo: Campidoglio, positivo il capo di Gabinetto della Raggi: la sindaca fa il tampone ed è in autoisolamento;

Tgcom24: Scuola, 400 cattedre disponibili ad Arezzo ma l’assegnazione va deserta: all’appello solo 15 docenti;

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Il Cappotto nuovo per la casa che fa risparmiare

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 19:00

Fino al 40% di risparmio energetico in un edificio. Sono questi i “numeri” del Cappotto Termico, un intervento di riqualificazione energetica di una struttura che prevede il rivestimento esterno dei muri di un’abitazione con materiali isolanti. Siamo andati a scoprire il Cappotto Termico studiato dall’ENEA e realizzato in collaborazione con Versalis, l’azienda chimica di Eni, e Eni gas e luce.

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In questo paese il sole arriva solo con gli specchi

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 17:00

La cittadina di Rijukan in Norvegia si trova in una profonda valle tra due imponenti montagne. Un luogo pittoresco ma per sei mesi all’anno Rjukan è totalmente nell’ombra, i raggi del sole non raggiungono mai la città. 

Tutto è cambiato quando un residente ha deciso di illuminare la piazza della città utilizzando tre specchi giganti.

Da fine settembre a metà marzo solo penombra

Per sei mesi all’anno, i raggi del sole, bloccati dalle montagne circostanti, non raggiungono mai direttamente la cittadina di Rjukan. Da fine settembre a metà marzo, solo una cupa penombra si trova sulla città durante le ore diurne. Tranne, cioè, per una strana pozza di luce sulla piazza del paese provocata da 3 specchi giganti, un cerchio di luce solare simile a un riflettore che si riversa su circa 600 metri quadrati e un semicerchio di panchine di legno.

Solspeilet, l’invenzione di Martin

Tutto questo grazie al Solspeilet, o specchio solare, una serie di tre specchi giganti controllati dal computer che dirigono la luce solare giù dalla cima della montagna. Situati sopra la città, gli specchi sono programmati per muoversi con il sole, riadattandosi ogni 10 secondi per mantenere un raggio di luce costante che si riflette su Rjukan.

Installato nel 2013, il Solspeilet è stato un’idea di Martin Andersen, un artista che si era trasferito a Rjukan nel 2002, ma che presto ha trovato deprimente la mancanza di luce solare. Martin è riuscito a convincere le autorità locali che questa pozza di pura luce solare era necessaria per i cittadini, un’idea che in realtà non era nuova.

La funivia per andare a vedere il sole

Circa cento anni prima, anche Sam Eyde, fondatore della città e leader locale dell’industria, aveva in programma uno specchio solare. Eyde, tuttavia, non aveva la tecnologia per attuare il suo piano. Invece, fece costruire la Krossobanen, una funivia che portasse gli abitanti di Rjukan, la maggior parte dei quali erano dipendenti della sua azienda Norsk Hydro, dalla città alla luce del sole sulle montagne.

Grazie allo specchio solare, tuttavia, la gente del posto non ha più bisogno di salire sul Krossobanen e arrivare nel gelo a 800 metri sulla montagna per prendere una dose di luce solare, sebbene il sistema di funivia funzioni ancora e rimanga popolare. 

Le critiche iniziali a Solspeilet: “costa troppo”

All’inizio, non tutti i residenti erano convinti che gli specchi solari valessero il. loro costo. L’investimento era di circa 700.000 euro, denaro che molti pensavano avrebbero potuto essere spesi meglio.

Ma adesso l’opera non ha più critici. 

L’attenzione internazionale ha contribuito a provocare una nuova ondata di turismo e le persone visitano Rjukan per stare alla luce del Solspeilet.

Foto Bilfinger, SE: Rijukan, Norvegia

Fonte: Atlasobscura.com

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Baby Miss e Baby Mister: l’ambizione dei genitori moderni

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 15:00

Quanto conta la bellezza in una donna? Tanto, troppo forse, in questo mondo in cui conta più l’apparenza della consistenza.

E quanto conta la bellezza in una bambina?

Nei concorsi di baby Miss e baby Mister la bellezza è tutto!

Negli Usa i concorsi di bellezza per bambini sono un vero e proprio business da milioni di euro. Il primo concorso fu Little Miss America negli anni 60 ed era dai 13 ai 17 anni, ma nel tempo quest’età si è drasticamente abbassata, oggi possono partecipare anche bambini di 4 anni. Questo trend spesso sostenuto anche dalle case di abbigliamento per bambini ha preso progressivamente piede anche in Europa e in Italia.

Molti genitori che iscrivono i propri figli a questi concorsi lo descrivono semplicemente come un gioco divertente al quale il bambino partecipa. Siamo proprio sicuri che il “gioco” di premiare la bellezza sia sano e senza conseguenze psicologiche?

L‘infanzia è un periodo nel quale la fragile personalità del bambino fiorisce e prende forma a poco a poco, e come un fiore delicato può essere nutrito dal sole oppure schiacciato dal vento troppo forte. Vuol dire che i messaggi e gli insegnamenti ricevuti nei primi tempi dello sviluppo possono essere il sole ma possono rappresentare anche un vento distruttivo; sono determinanti nel processo di maturazione dell’autostima e del senso di identità personale.

La risposta alla domanda “chi sono io?” si inizia a formulare già da piccolissimi e comprende il nome, l’identità sessuale e la provenienza anagrafica, ma anche le caratteristiche che ci differenziano dagli altri, come il carattere, i tratti somatici e i valori in cui si crede.

La trasmissione dei valori avviene principalmente ad opera di mamma e papà attraverso l’educazione e il comportamento. Mediante una comunicazione più o meno esplicita il bambino comprende ciò che è importante per i suoi genitori e ciò che lo rende apprezzato e apprezzabile ai loro occhi. Sulla base di quanto elaborato il bambino si muoverà in futuro, camminando nel mondo e costruendo relazioni sociali.

Lo psicanalista inglese D. Winnicott già negli anni 70 descrive come il neonato si rispecchi negli occhi della mamma che appunto come uno specchio gli rimanda un’immagine di sé stesso. Il concetto è elaborato, ma volendo semplificarlo si potrebbe tradurre che se mamma mi guarda con occhi pieni di amore e di ammirazione io penserò di me che valgo che sono in grado di dare amore e di riceverlo. Al contrario se mamma mi guarda con occhi vuoti, distrattamente o non mi guarda affatto questo mi fa sentire poco importante e di poco valore.

Alla luce di quanto detto proviamo a chiederci: “Come si sviluppa l’autostima e il senso d’identità personale di quella bambina che negli occhi della mamma vede rispecchiata unicamente la propria bellezza e che per questo viene incoronata baby Miss?”

Uno studio pubblicato sul Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry mostra come l’esaltazione della bellezza come unico valore da premiare danneggi l’autostima del bambino e il rapporto che esso avrà con il suo corpo.

Le gare di bellezza inevitabilmente incoronano una bambina per le caratteristiche estetiche e la capacità di valorizzarle sorridendo, camminando e salutando. La bellezza diventa quindi l’unica cosa importante in quel momento.

Questi concorsi prevedono un’elaborata preparazione per trasformare il bambino in una piccola donna e in un uomo in miniatura. Trucchi, pennelli, paillettes, bigodini, lacca per capelli e vestiti costosi sono i giochi nelle ore di attesa della competizione. A quel punto il bellissimo sorriso naturale del bambino è incorniciato da un pesante make-up e da sfavillanti pettinature.

La più bella e il più bello vengono eletti e incoronati esattamente come tutti i principi e le principesse delle favole, ma in più si potrebbe anche vincere una parte su un set televisivo, un cucciolo, una quota in denaro e ancora meglio se si riesce a fare colpo su talent scout di una casa di moda.

Poco di tutto questo appartiene veramente al mondo dell’infanzia, probabilmente è un gioco solo la parte in cui ci si traveste da principesse, ma nel gioco vero del mascherarsi nessuno viene eletto vincitore e soprattutto l’unico trucco veramente utilizzato è la fantasia.

I rischi per i piccoli concorrenti al gioco della bellezza sono molteplici, in primo luogo un’autostima traballante.

“l’io valgo” rischia di ruotare unicamente intorno al valore estetico, alla bellezza del proprio viso e del proprio corpo. Cosa che può rendere estremamente insicuri dato che la bellezza riconosciuta universalmente non esiste e soprattutto é estremamente mutevole nel tempo.

Al contrario è molto importante per un bambino maturare la consapevolezza sulle proprie capacità quindi sul fare e sull’essere.

Dire a un bambino “come sei stato bravo a costruire questa tenda” lo rende orgoglioso e fiero di sé, esattamente come dirgli “sei un bambino gentile e coraggioso”. Questi sono valori molto più duraturi rispetto all’effimera bellezza e soprattutto si possono coltivare senza essere minacciati dal tempo che passa.

Ci si potrebbe chiedere cosa ci sta di male a dire un bambino che è bello e a lodarlo per questo? Niente. Non c’è niente di più bello di una mamma che guarda il proprio figlio con amore e che guardandolo negli occhi gli dice “sei la cosa più bella del mondo!”, “quanto sei bello”.

Ma cosa ben diversa è complimentarsi principalmente e ripetutamente con il bambino per la sua bellezza. Le bambine con un senso di identità costruito intorno all’estetica possono sviluppare nel tempo un’eccessiva attenzione a tutto quello che è cura del corpo e alimentazione. Che nel migliore dei casi porta a coltivare con costanza attività sportive e una sana alimentazione, ma altresì alterazioni dell’immagine corporea e disturbi alimentari.

Le conseguenze per le femminucce possono essere più gravose rispetto a quelle dei maschietti proprio perché le gare per Baby Miss vanno a confermare lo stereotipo di identità di genere nel quale una donna per essere apprezzata deve essere bella e mansueta.

Un altro importante rischio da prendere in considerazione riguarda la precoce erotizzazione dei bambini.

Probabilmente Sarà capitato a tutti navigando sul web o sfogliando una rivista di moda di trovare una bella bambina, truccata con rossetto e mascara, distesa su un divano che indossa un bel vestito, magari con le piume o addirittura di seta; guarda dritto nell’obiettivo della fotocamera con un fare suadente, se non addirittura ammiccante tanto che l’osservatore potrebbe avere il serio dubbio se raffigurata vi sia un’adolescente o una donna fatta e finita.

È difficile per la mente far combaciare nella stessa immagine due mondi così lontani: quello dell‘infanzia e quello della provocatorietà erotico sessuale.

Un bambino ha bisogno di viversi il suo corpo senza malizia il più a lungo possibile, gli anni che precedono lo sviluppo sessuale permettono un’esplorazione del corpo libera, attraverso i giochi di movimento, come il correre, l’arrampicarsi, lo sport, tutte attività che permettono al bambino di testare la sua resistenza e le sue abilità. Secondo S. Freud tra i 5 /6 anni e l’adolescenza il bambino vive una fase di sviluppo definita di latenza sessuale, in cui l’interesse sessuale rimane appunto latente almeno fino alla comparsa del menarca e della polluzione notturna. In questa fase di sviluppo quindi il corpo non esprime impulsi sessuali e le effusioni di affetto come abbracci e carezze sono caratterizzate unicamente da sentimenti di tenerezza.

Anticipare le tappe dello sviluppo sessuale è estremamente rischioso. Sarebbe come armare un bambino di una pistola che non sa usare e con cui ci si può fare molto male. La sessualità sana è qualcosa che si matura gradualmente nel corso dello sviluppo. Rimarcare con il trucco e l’abbigliamento i tratti di genere femminile induce una pubertà precoce e incentiva l’interesse erotico per il corpo.

La sessualità ha un impatto emotivo importante, incentivare questo aspetto nelle bambine può portarle a maturare condotte inadeguate per la loro età e soprattutto può esporle ha un maggior pericolo di abusi sessuali.

L’infanzia è un periodo della vita con un valore psico-emotivo determinante per lo sviluppo dell’identità adulta. I bambini vanno accompagnati nel loro percorso di crescita, favorendo un’esplorazione graduale e sana di sé stessi e del mondo. Aiutandoli a superare gli ostacoli e le paure senza porgli dinanzi sfide troppo grandi per la loro età.

Dr.ssa Ilaria Fontana – Psicologa clinica, psicoterapeuta. www.ilariafontana.com

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Covid-19, gli asintomatici possono subire seri danni

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 13:59

“L’assenza di sintomi da covid-19 nelle persone tuttavia positive, non implica l’assenza di danni”: come riporta Il Foglio, lo scriveva a giugno Eric Topol dello Scripps Research Translational Institute in California, che aggiungeva: “Si deve indagare meglio nei polmoni degli asintomatici tramite Tac”.

Quel che sappiamo

Stando a uno studio condotto tra i passeggeri di una nave da crociera, su 76 asintomatici, il 54% presentava lesioni polmonari. Un altro studio su bambini dagli 11 mesi ai 14 anni, in buona parte completamente asintomatici, ha trovato comunque le classiche opacità polmonari che indicano lesioni legate all’infezione.

Conseguenze sconosciute

Queste lesioni potrebbero costituire un fattore di rischio per il futuro di questi pazienti, spesso ignari di essere stati malati, predisponendoli ad altre condizioni patologiche, tra le quali non è da escludere il tumore.

Danni imprevisti anche al cuore

Tra gli organi che ormai sappiamo essere danneggiati dal contagio da coronavirus c’è anche il cuore, e anch’esso si è visto può subire danni negli asintomatici. In uno studio su 100 pazienti, con età media di 49 anni, e in grandissima parte asintomatici o pauci-sintomatici, il 78% aveva anomalie cardiache a due mesi dal tampone, e il 60% aveva sviluppato miocardite, un’infiammazione del muscolo cardiaco.

Questi danni potrebbero concludersi nel giro di qualche mese o estendersi più a lungo e aggravarsi, volgendo in altre patologie. Ad oggi nessuno può dirlo.

Il covid-19 è di sinistra?

Covid-19: Science, ecco chi sono i super-diffusori

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Il covid-19 è di sinistra?

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 11:47

Che pesante la politica, quando poi si appropria di tutto. Forse questo la allontana dalle persone, più della corruzione che la pervade e dell’opportunismo che spesso la caratterizza. L’infilarsi ovunque a far parlare anche la scienza – quella materia che uno si aspetta oggettiva per eccellenza – in base a una lettura particolaristica. Quindi oggi tutti sappiamo che se sei intimamente di destra tendi a minimizzare covid, e se invece sei di sinistra sei un prudente. Questo non dipende tanto da cosa voti, ma proprio da cosa dovresti votare, ovvero dal tuo atteggiamento innato verso l’una o l’altra visione del mondo. Che a volte non combaciano.

Il numero della Verità di Belpietro in edicola oggi ce lo ricorda in modo quasi divertente. Il direttore e fondatore apre il giornale con un bel “No alle mascherine all’aperto”. Che stomaco, che senso di responsabilità.

Di più, Belpietro si appella proprio ai medici e alla scienza per motivare il suo titolo: “Giuseppe Conte vuole imporre l’obbligo di indossarla sempre ma praticamente tutti i medici ritengono la misura inutile se non dannosa”: quindi se avevi capito il contrario il problema sei tu, che non sai interpretare i medici o sceglierti quelli giusti da ascoltare. Che nel caso tu ti senta rappresentato da partiti all’opposizione di governo significa ovviamente un qualunque medico che contraddica le scelte del CTS, il comitato medico scientifico scelto per combattere una pandemia che si è tinta a colori. Rosso e Nero.

Trump: “Non temete covid”

Poco più in basso nella stessa prima pagina l’altra notizia che sconforta il mondo: Trump esce dall’ospedale, e non pago delle critiche per il giro in auto che ieri è costato 14 giorni di isolamento e il rischio covid alla scorta in auto con lui, oggi afferma: “Non temete il virus”. Che classe, anche qui. Che stomaco.

QAnon salverà anche gli italiani?

Perfetto stile da fanatico di Q-Anon, la religione settaria che crede che – in sostanza – Trump sia una divinità che lotta, modello videogame, contro il Male (nello specifico Hillary Clinton che, a capo di una banda di pedofili, punta a distruggere il mondo). Vi fa ridere? Dagli Usa QAnon (Q è la lettera che indica la divinità, che resta Anon-ymous ma appunto si incarnerebbe in Donald) è già arrivato in Italia e riunisce un folto gruppo di patrioti “Contro la dittatura del Covid”. Scritte a firma QAnon hanno imbrattato giorni fa manifesti di candidati del centro sinistra a Pesaro.

Quindi dopo la domanda “La clorochina è di destra o di sinistra?” oggi non abbiamo più dubbi che il coronavirus stesso è considerato ubicuamente una trappola da comunisti. “Non lasciatevi spaventare” ci rafforza però l’eroe dei liberali del mondo, Donald Trump. E i vari piccoli Belpietro gli fanno eco.

Mascherine a scuola, Pediatri con ZeroWaste: “Le chirurgiche non siano obbligatorie”

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Torta di mele, la ricetta tradizionale!

People For Planet - Mar, 10/06/2020 - 10:00

Ingredienti:

  • 3 uova;
  • 150 gr di zucchero;
  • 50 ml di latte;
  • 60 gr di burro;
  • 300 gr di farina;
  • 1 bustina (16 gr) di lievito per dolci;
  • 2 mele grandi.

Fatto in Casa da Benedetta

Dal canale YouTube Fatto in Casa da Benedetta ecco la ricetta per preparare la vera torta di mele!

Semplice da preparare, è il dolce perfetto per la colazione, che amano sempre tutti in famiglia. Un dolce che porta indietro ai sapori e ai ricordi dell’infanzia, alla torta di mele preparata e mangiata insieme alla Nonna per merenda. Una ricetta perfetta anche da preparare insieme ai bambini, che si divertiranno a decorare la torta, a mettere le mani in pasta e soprattutto a mangiarla una volta cotta!

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