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Congelare, surgelare, abbattere: quanto ne sai?

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 08:00

È vero che un cibo cotto preparato con materie prime scongelate può essere congelato dopo la cottura?

Congelare e surgelare vengono spesso usati come sinonimi. Eppure sono due processi molto diversi tra loro. Quanto all’abbattimento, di cui si sente molto parlare ultimamente per via della diffusione di nuove mode alimentari come quella del sushi, spesso si fa ulteriore confusione.Tra surgelazione, congelamento e abbattimento della temperatura, ecco una breve guida (e un’infografica) per capirci di più.

Congelamento: due metodi

Nel processo di congelamento – che può essere effettuato mediante raffreddamento rapido oppure lento – l’alimento viene portato a una temperatura compresa tra -18 e -24 gradi centigradi. Il congelamento rapido, detto anche quick freezing o fast freezing, è una tecnica innovativa attraverso la quale la temperatura degli alimenti viene portata a circa -20 gradi centigradi entro 30 minuti. Viene realizzato per immersione diretta degli alimenti confezionati in liquidi criogenici, per contatto indiretto del cibo da congelare con un mezzo refrigerante o facendo circolare tra i prodotti da congelare un flusso di aria fredda forzata. Questo metodo permette la formazione di microcristalli di ghiaccio che poi, durante lo scongelamento, non rompono le membrane cellulari, per cui i tessuti dei prodotti congelati vengono salvaguardati. Lo slow freezing – o congelamento lento – è il processo che consente di raggiungere i -18°/-24° centigradi in un arco di tempo che va da 3 a 72 ore, ed è essenzialmente il metodo di congelamento degli apparecchi domestici.

Surgelazione: i prodotti del supermercato

La surgelazione rappresenta un metodo di congelamento ultrarapido che si effettua portando in pochi minuti il prodotto a -30°/-40°C. All’interno del prodotto si formano microcristalli di ghiaccio che non ledono la parete cellulare, riducendo le perdite di nutrienti in fase di scongelamento. La surgelazione è molto utilizzata a livello industriale: sono infatti surgelati (e non congelati!) i prodotti che vengono acquistati dai freezer dei supermercati.

Complicato, ma possibile, surgelare in casa

I cibi surgelati, quindi, mantengono maggiormente integre le caratteristiche nutrizionali e organolettiche rispetto a quelli congelati. Per quanto riguarda l’uso domestico, attualmente i congelatori di cui sono dotati i frigoriferi non sono in grado di surgelare. Se si vuole ottenere in casa un effetto simile alla surgelazione industriale l’unico modo è comprare un abbattitore rapido di temperatura, in grado di portare i cibi a -18° in pochi minuti, e poi riporre i cibi surgelati nel congelatore.

Surgelare è meglio che congelare

Il congelamento e la surgelazione sono due tecniche che permettono di allungare notevolmente la durata degli alimenti. Sono simili però solo in apparenza, poiché determinano la riduzione della temperatura degli alimenti in tempi molto differenti e, come spiega la dietista, «tanto più è rapido il processo di riduzione della temperatura negli alimenti, tanto più piccoli sono i cristalli di ghiaccio che si formano all’interno del prodotto, tanto minore sarà la perdita di nutrienti in fase di scongelamento», spiega Maria Adele Bufo, dietista nella struttura complessa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni. Questo significa che la rapidità della riduzione della temperatura dell’alimento è un fattore determinante nella preservazione delle  caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto: «In termini di qualità del prodotto la surgelazione è quindi più vantaggiosa del congelamento, così come il congelamento rapido (quick freezing) è più vantaggioso del congelamento lento (slow freezing) perché quest’ultimo riduce la temperatura dell’alimento più lentamente favorendo la formazione di cristalli di ghiaccio di dimensioni più grandi all’interno delle cellule dell’alimento che, poi, durante lo scongelamento, rompono le membrane cellulari facendo fuoriuscire liquidi contenenti vitamine e sali minerali, che vanno persi». Un effetto evidente del danneggiamento cellulare è la fuoriuscita di liquido dall’alimento durante lo scongelamento: «Un fenomeno che si presenta solo nei prodotti congelati, e non in quelli surgelati nei quali può invece indicare, insieme con la presenza di brina sulla confezione, una tecnica imperfetta o un difetto di conservazione», precisa la dietista.

Mai scongelare a temperatura ambiente

Rispetto al congelamento, quindi, la surgelazione mantiene maggiormente integre le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei cibi. Questo, però, non significa che congelare nel freezer di casa non sia salutare: «A patto, però, di rispettare i tempi e le modalità di scongelamento. E, ovviamente, di non ricongelare il prodotto», spiega Bufo. Per effettuare un corretto scongelamento «è infatti importante non affrettare il processo, ad esempio lasciando il prodotto fuori dal frigorifero o, peggio, mettendolo sotto l’acqua calda» (chissà quanti, leggendo, si stanno rimproverando per averlo fatto). Lo scongelamento, per essere corretto, deve avvenire in frigorifero: «L’obiettivo è limitare il deterioramento microbico dato dalla proliferazione dei batteri naturalmente presenti nel prodotto. Tutti i prodotti alimentari freschi contengono infatti una carica microbica naturale che, in condizioni ambientali favorevoli di temperatura e umidità, si moltiplica producendo effetti pericolosi per la salute del consumatore. Nonostante gran parte della carica batterica venga eliminata dai cristalli di ghiaccio che si formano durante il congelamento, una volta che il prodotto viene scongelato i batteri riprendono a proliferare – spiega la dietista -. Al momento dello scongelamento tanto più la temperatura è contenuta, come accade in frigorifero (circa +4 ° centigradi), tanto meno i batteri riescono a svilupparsi. Scongelare a temperatura ambiente, invece, non fa altro che favorire il deterioramento microbico».

Perché non ricongelare un prodotto scongelato

La proliferazione della carica batterica è poi la motivazione che induce a non ricongelare un prodotto una volta scongelato: «Un alimento scongelato non deve essere nuovamente congelato sia per l’ulteriore impoverimento organolettico-nutrizionale cui va incontro, sia per i maggiori rischi di deterioramento microbico che possono conseguire al successivo scongelamento», spiega Bufo. Un cibo cotto preparato con materie prime scongelate può invece essere congelato dopo la cottura, «perché la carica microbica eventualmente presente nelle materie prime scongelate viene eliminata grazie alle elevate temperature di cottura».

Congelatore domestico: cosa significano le stellette?

Nel congelatore del frigorifero di casa possiamo identificare diversi simboli. Ognuno ha un significato ben preciso intermini di conservazione degli alimenti:

 **** OPPURE *** (-18° C): questo simbolo sta a indicare che gli alimenti congelati vanno consumati  preferibilmente entro la data riportata sulla confezione.

** (-12° C): in questo tipo di congelatore il prodotto congelato non ha durata superiore al mese.

* (- 6° C): consumare il prodotto congelato entro una settimana.

Se il prodotto congelato viene riposto nello scomparto del ghiaccio, a 0° centigradi, va consumato entro 3 giorni; se invece viene messo in frigorifero, va consumato entro 24 ore.

L’abbattitore di temperatura

L’abbattimento rapido di temperatura si utilizza per portare velocemente cibi bollenti a temperature basse: attraverso un flusso di aria refrigerata forzata si riduce rapidamente la temperatura del cibo, passando dai +70°C ai +3°C in soli 90 minuti. Quindi, in sostanza, grazie a questa tecnica gli alimenti si raffreddano molto velocemente. Se si prolunga l’abbattimento di temperatura è possibile effettuare il congelamento rapido (quick freezing) portando il prodotto a una temperatura di -20° centigradi in soli 30 minuti: questa è la tecnica che dovrebbe sempre essere utilizzata ad esempio per preparare il sushi, per eliminare ogni eventuale traccia di parassiti dal pesce crudo.

Cibi salubri più a lungo

«L’abbattitore di temperatura – spiega la dottoressa Bufo – è indispensabile per mantenere la qualità, il sapore e la freschezza delle preparazioni. Tutti i prodotti alimentari freschi contengono una carica microbica naturale che tende a moltiplicarsi, producendo effetti pericolosi per la salute del consumatore. ‘Abbattere’ significa quindi portare la temperatura al cuore del prodotto dai +70°C ai +3°C nel minor tempo possibile. Poiché microrganismi e batteri si riproducono solitamente a temperature comprese tra 10 e 60°C, utilizzando l’abbattitore non solo se ne si inibisce la proliferazione, ma si disattiva anche la funzionalità di particolari enzimi, con il risultato di aumentare la stabilità dei cibi nel tempo».

* * *

E ora vediamo le caratteristiche del “congelare” e le differenze con il “surgelare” e ”abbattere” in questa Infografica di Isabel Caligiana

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

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Ikea ricompra i tuoi mobili usati (ma con troppi limiti)

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 07:00

Ikea ricompra i mobili usati dai suoi clienti pagandoli (in buoni spesa) dal 30 al 50% del loro valore iniziale, in base allo stato in cui vengono restituiti. Unico problema i limiti: ad esempio no divani o armadi componibili, e niente mobili utilizzati in “contesti commerciali”. La catena di mobili, soprattutto, limita la possibilità di accettare indietro la merce al fatto che sia consegnata interamente montata. Cosa che da sola sembra vanificare l’iniziativa teoricamente improntata alla sostenibilità e all’economia circolare se, di fatto, il risparmio economico del riportare in sede librerie e armadi vale un decimo dell’affitto di un furgone tanto capiente da contenerli montati. La campagna di marketing verrà lanciata in occasione del Black Friday, i primi di novembre, ma è stata anticipata oggi con toni entusiastici da Corriere.it.

I mobili usati che saranno recuperati, comunque, avranno una seconda vita e saranno rimessi in vendita nella sezione “As-Is” dei negozi. Nel caso in cui i prodotti non fossero nelle condizioni di poter essere rivenduti saranno  riciclati o donati a progetti della comunità locale.

Il lancio nel #GreenFriday: +50% del valore

La campagna sarà lanciata contemporaneamente in 27 Paesi tra cui tra cui Gran Bretagna, Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Russia, con modalità diverse da Paese a Paese. In Italia, la campagna si chiamerà #GreenFriday per sottolinearne l’intento ambientalista e durerà dal 27 novembre al 6 dicembre, il periodo del Black Friday, in tutti i 21 store sul territorio italiano.

In quel periodo, i soci Ikea Family che rivendono i loro mobili di seconda mano avranno un buono maggiorato di un ulteriore 50% rispetto alla valutazione ricevuta. Il buono sarà valido per 2 anni dopo il momento del rilascio. Qui trovate tutti i dettagli dei mobili accettati e le condizioni del servizio di riacquisto.

Cosa rendere

Si tratta di scaffali, librerie, scrivanie, tavoli e tavolini, sedie, sgabelli e panche, armadi non componibili, di dimensioni max di h202/l120/p 60, cassettiere, comodini, carrelli e buffet, mobili da esterni, strutture letti bambini e culle. Niente guardaroba componibili, giochi e piccoli oggetti, ma anche niente divani e poltrone, a prescindere dallo stato. Anche per avere il rimborso minimo del 30%, inoltre, tutto deve essere completo e perfettamente funzionante, montato correttamente al momento della restituzione, pulito e non modificato.

Basta batterie usa e getta

Pienamente apprezzabile invece l’iniziativa del colosso svedese rispetto alle batterie alkaline usa e getta: Ikea non le venderà più, limitadosi alle ricaricabili. Il passaggio, che avverrà entro ottobre 2021, invita i clienti a passare a un’alternativa ricaricabile, il cui uso regolare permette di risparmiare e ridurre i rifiuti domestici.

“Diverse analisi comparative del ciclo di vita (LCA, Life-Cycle Assessment) – spiega la multinazionale – dimostrano che l’impatto ambientale delle batterie alcaline è superiore a quello delle batterie ibride ricaricabili al nichel-idruro di metallo (NiMH), se usate nei comuni apparecchi domestici che hanno un elevato consumo energetico e devono essere ricaricati con frequenza (come giocattoli, torce, casse portatili e fotocamere)”.

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De Luca chiude la Campania | «L’immunità di gregge non ferma il virus» | Mascherina di stoffa protegge, ma non lavare a mano

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 06:25

Corriere della Sera: «L’immunità di gregge non ferma il virus»: la lettera scritta da 80 scienziati su Lancet;

Il Giornale: De Luca chiude la Campania. Ed è scontro con la Azzolina;

Il Manifesto: A Siracusa cinque medici condannati per la morte di un detenuto;

Il Mattino: Arzano, rivolta contro il lockdown: i commercianti alzano le barricate;

Il Messaggero: La Regina Elisabetta torna in pubblico dopo 7 mesi di isolamento;

Ilsole24ore: Il rischio di nuovi lockdown fa tremare l’Europa. A Milano (-2,7%) tiene Bpm – Cina, la Banca centrale immette 74 mld $ di liquidità – Indici e quotazioni;

Il Fatto Quotidiano: Re David al Fatto.it: “Irresponsabile sbloccare licenziamenti”. Governo studia la proroga del blocco;

La Repubblica: La mascherina di stoffa protegge, ma va lavata ogni giorno e non a mano. Ecco perché;

Leggo: Morta Veronica Franco: la cantante in carrozzina di Tu si que vales stroncata dalla leucemia a 19 anni;

Tgcom24: Milano, allarme Sala: “Rt superiore a 2, agire presto” | Sacco e Fatebenefratelli diventano ospedali Covid;

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5 cose che non sai sulla seduzione

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 19:30

Quali sono i sistemi che non funzionano per avviare una relazione? Ripercorriamo le dinamiche dell’approccio iniziale sino al mantenimento di un rapporto. E sai quali sono gli elementi fondamentali per sedurre?

Cinque consigli e considerazioni per capire quali sono i metodi più validi e quali sono ormai desueti nella seduzione.

5 cose che non sai sulla seduzione

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 14 ottobre 2020 Jacopo Fo

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A Bologna il primo Emporio di Comunità

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 17:00

A Bologna, in via Casciarolo 8, tra via del Lavoro e viale della Repubblica, ha aperto l’Emporio Camilla, un negozio autogestito dai soci che sono anche i clienti.

E’ l’evoluzione dei gruppi di acquisto. Per accedere ai prodotti e agli sconti bisogna dedicare 3 ore al mese di lavoro nell’Emporio.

Per maggiori informazioni https://camilla.coop/

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino.

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Tumori, l’allarme Aiom: “1,4 milioni screening in meno durante la pandemia”

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 15:31

Il Covid rallenta gli screening oncologici, sono 1 milione e 400mila i controlli saltati nei primi cinque mesi del 2020. Meno screening significano meno tumori, esistenti, ma non ancora diagnosticati, tra le maggiori riduzioni si registrano le nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Malattie da cui si ha più probabilità di guarire se vengono diagnosticate tempestivamente.

Un quadro preoccupante, avverte l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che potrebbe portare ad un aumento della mortalità nel medio termine. La diagnosi precoce in alcune patologie risulta di primaria utilità, basti pensare che il tumore della mammella diagnosticato in fase preclinica può guarire oltre il 95% dei casi, tuttavia la diagnosi precoce in questi mesi si è rivelata difficile, talvolta inaccessibile, per difficoltà oggettive – esami saltati, carenza di personale, impossibilità di spostarsi – ma anche per difficoltà soggettive, perché molti cittadini hanno rinunciato volontariamente al consueto screening per paura di recarsi negli ospedali, divenuti, specie nei primi tempi, centri di diffusione del virus.

Bloccati non solo gli screening, ma anche gli interventi ‘non urgenti’, servono quindi più risorse, per la lotta contro il cancro, per potenziare telemedicina e creare percorsi di collaborazione con la medicina del territorio ammonisce l’Aiom: “non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio”. Per questo, afferma Giordano Beretta, presidente Aiom, “bisogna assolutamente considerare la possibilità che una parte delle risorse del Recovery Fund possano essere destinate al settore dell’oncologia. La Covid auspicabilmente passerà, come è stato per la peste, ma il cancro – ha ricordato – rimarrà”. 

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Fair Value

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 15:00

Ma soprattutto nessuno la fa ascoltare (nel senso di approfondire la questione).

Il fatto: negli ultimi vent’anni, la contabilità delle banche (e la redazione dei loro bilanci) è basata sul valore equo o “fair value” che consiste nel misurare beni e passività tenendo conto del loro valore attuale.

Uno scostamento importante rispetto al metodo tradizionale, vecchio di secoli, che imponeva di tenere i registri contabili sulla base del costo storico.

Il fair value viene definito come “il corrispettivo al quale una attività può essere scambiata o una passività può essere estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una operazione tra terzi”. Tradotto: il fair value non è  un prezzo negoziato in uno scambio effettivo, bensì il valore stimato (da chi redige il bilancio) come “ragionevole” per una ipotetica transazione di mercato.

La contabilità del fair value e’ stata ritenuta, però, responsabile di alcune pratiche discutibili, prevalentemente le metriche di performance dei top manager utilizzate per l’assegnazione dei bonus, attuate nel periodo immediatamente precedente alla crisi finanziaria del 2008.

La crisi finanziaria degli ultimi anni, amplificata post Covid, dovrebbe metterla nuovamente sotto attacco.

Soffermatevi su questi tre scenari

A) La banca è esposta ad un rischio di interesse: se i tassi diminuiscono, il margine di interesse diminuisce e si hanno conseguenze negative sul reddito e sul patrimonio. I bonus dei top manager, calcolati sull’utile netto, diminuiscono.

B) Se i crediti (prestiti effettuati alla clientela) sono valutati al fair value, il peggioramento del rating dei finanziamenti effettuati comporta una riduzione del loro valore economico e quindi un peggioramento del reddito o del valore economico del patrimonio della banca che li detiene in portafoglio. Anche  in questo caso, i premi dei manager diminuiscono

C) Se invece è il rating della banca a peggiorare, il fair value delle obbligazioni iscritte al passivo diminuirebbe, generando un aumento del valore economico del patrimonio. Tale risultato sarebbe palesemente assurdo, in quanto la banca registrerebbe un miglioramento della propria solvibilità proprio quando il suo merito creditizio peggiora. In questo caso i mega-bonus dei dirigenti apicali, se calcolati su tale parametro, aumenterebbero.

Secondo voi, negli ultimi anni, quale dei tre scenari è stato utilizzato come metrica di calcolo delle performance dei dirigenti?

E soprattutto quei tre scenari potrebbero rappresentare “forti motivazioni” per edulcorare i bilanci?

Un ultimo particolare: uno studio di qualche anno fa pubblicato sul Journal of Accounting and economics dell’Harvard Business School  intitolato “Towards and Understanding of the role of standards setters in standard settings” indica una spiegazione della scelta del fair value come criterio di calcolo delle poste di bilancio delle banche.

Lo studio si sofferma su tutti  i membri del Financial Accounting Standards Board (FASB), l’organo che ha fissato gli standard dei principi contabili, fin dalla sua introduzione nel 1973.

E sapete cosa si è scoperto?

Il 25% circa dei professionisti che proponevano l’utilizzo di metodi legati al fair value  erano appartenuti al settore dei servizi finanziari.

Questo significa forse che il processo di selezione dei membri del FASB è stato fuorviato dai loro interessi particolari in ambito finanziario?

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Pediluvio contro raffreddore e influenza

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Oli essenziali: “Prepariamo sale per il pediluvio, è un rimedio naturale contro raffreddamento e sintomi influenzali. Gli oli essenziali che usiamo hanno un effetto anti-infiammatorio, migliorano la circolazione sanguigna e hanno effetto contro le varie malattie virali.” Cosa serve:

  • Sale marino integrale;
  • Sale dell’Himalaya;
  • Bicarbonato di sodio;
  • OE di Rosmarino;
  • OE di Cipresso;
  • OE di Menta piperita;
  • Miscela Thieves;
  • Barattolo di vetro.
Fonte: Oli essenziali

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La rivoluzione olistica della chimica verde

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 08:00

Abbiamo già avuto occasione di raccontare cosa si intenda quando si parla di “chimica verde”: si entra nel mondo delle soluzioni ecologiche, sostenibili ed ecocompatibili di tutti quei processi industriali che sfruttano le energie fossili non rinnovabili o prodotti di sintesi dannosi per le specie viventi e l’ambiente.

La chimica verde NON si occupa dell’industria alimentare per quanto riguarda il prodotto finale ma entra nel merito della produzione, per esempio dei fertilizzanti, fitofarmaci ecc.

Ormai da anni abbiamo preso confidenza con articoli monouso, come piatti e posate, prodotti in MaterBi, una bioplastica biodegradabile e compostabile, brevettata dalla Novamont, con cui si realizzano prodotti a basso impatto ambientale per la vita di tutti i giorni.

Con il mais si realizzano anche i CD: da una cooperazione tra Mitsui Chemicals Inc. e Cargill-Dow, LLc, Sanyo nel 2003 è stato realizzato il primo CD in bioplastica utilizzando il mais come materia prima per produrre l’acido polilattico con cui è realizzato il CD. Per fare un CD bastano 85 semi di mais, da una pannocchia intera si ricavano 10 CD. Sarebbe sufficiente lo 0,1% della produzione annuale per realizzare 10 miliardi di dischi.

La sostenibilità della “chimica verde” trova un suo punto di forza non solo nel prodotto finito ma ovviamente anche nel processo di produzione del bene. Dal momento che la materia prima è costituita da prodotti di derivazione agricola, è fondamentale che le fonti primarie e rinnovabili non vengano utilizzate a un ritmo più veloce rispetto al tempo necessario alla loro rigenerazione o che non si arrivi alla iperproduzione di un vegetale in monocultura: si pensi ad esempio alla coltivazione dei vegetali destinati alla produzione dei biocarburanti. Un tale comportamento comporterebbe danni enormi all’ecosistema di intere zone del pianeta.
Per questo motivo vengono privilegiate quelle soluzioni che permettono di sfruttare materiali di scarto: un ottimo esempio di economia circolare e applicazione della chimica verde è costituito dalla produzione di biogas.

Campi di applicazione della chimica verde nell’economia circolare moderna I farmaci

Gli impianti farmaceutici generano da 25 a 100 kg di rifiuti per ogni chilogrammo di prodotto (come si legge nell’articolo di Nature “It’s not easy being green” di Katharine Sanderson)
Il rapporto è noto come fattore ambientale o “E-factor” (massa degli scarti di una reazione diviso per la massa del prodotto desiderato, entrambe espresse in chilogrammi. Tanto inferiore è il valore di questo fattore, tanto migliore è la performance ambientale della reazione studiata).
E proprio le industrie farmaceutiche sono state tra le prime a studiare il modo per produrre con meno impatto ambientale.

Il Viagra prodotto dalla Pfizer aveva un E-factor di 105. Riesaminando ogni fase della sintesi del farmaco i ricercatori hanno sostituito tutti i solventi clorurati con alternative meno tossiche e poi hanno introdotto misure per recuperare e riutilizzare questi solventi. Hanno eliminato la necessità di utilizzare il perossido di idrogeno, che può causare ustioni. Inoltre, hanno eliminato l’ossalil cloruro, un reagente che produce acido cloridrico e costituisce pertanto un problema di sicurezza. Alla fine, i ricercatori di Pfizer hanno portato l’E-factor del Viagra a 8.

La stessa Pfizer ha ridotto l’E-factor anche di un anticonvulsivante (da 86 a 9), ha apportato miglioramenti simili a un antidepressivo e a un anti-infiammatorio non steroideo. “Questi tre prodotti hanno eliminato oltre mezzo milione di tonnellate di rifiuti chimici”, afferma Dunn, leader del team che produce il Viagra.

I farmaci sono spesso prodotti mediante reazioni di sintesi a più stadi, invece che in reazioni semplici dove il reagente A reagisce col reagente B per creare il farmaco. Nei vari stadi si perdono materiali, solventi, energia. Ecco che diventa importante ridurre questi scarti riducendo le varie fasi di lavorazione. Questo è avvenuto per l’antidolorifico ibuprofene, che inizialmente veniva prodotto in una sintesi di 6 passaggi e che una via più efficiente ha ridotto a 3.

Bioraffinerie

La parola sembra quasi una contraddizione in termini: il “bio” con la “raffineria” come si concilia?
Moltissimo a dire il vero.
La ricerca sui biocarburanti richiede l’utilizzo delle bioraffinerie.
Una serie di studi, soprattutto europei, prevedono la possibilità di trasformare o affiancare alle raffinerie esistenti o in disuso la produzione di combustibili da fonti rinnovabili. Le bioraffinerie sono industrie che integrano processi e attrezzature di conversione della biomassa per produrre combustibili o additivi per combustibili ma anche energia, calore e sostanze chimiche ad alto valore aggiunto.

Più di 10 anni fa si cominciava a parlare dell’utilizzo dell’olio di colza per far funzionare le automobili. Al tempo la flotta di autoveicoli diesel di molti Comuni della Romagna era alimentata con questo olio e l’aria sapeva di patatine fritte.

La ricerca è proseguita e oggi per i combustibili oltre che oli vegetali si utilizzano anche quelli di frittura esausti: in commercio si trovano biocarburanti che contengono fino al 15% di componente rinnovabile. Riuscire ad aumentare ulteriormente – e di molto – questa percentuale permetterà di abbassare il livello di CO2 nell’aria, promuoverà l’economia circolare e ridurrà le emissioni di gas serra. Il tutto senza cambiare il motore della nostra auto. Utopia? No, di certo, in pratica è già possibile.
Anche se si parla di combustibili l’integrazione con il territorio è molto importante. Nel Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde uno dei quattro progetti strategici di ricerca riguarda proprio la realizzazione di una bioraffineria che parte dall’identificazione di aree non di interesse agricolo e dallo studio delle culture no-food, così da ottenere biomassa attraverso processi tecnologici sostenibili.

Concludendo

Insomma, la chimica verde si occupa di tutti gli aspetti di un prodotto di sintesi chiedendosi da dove arrivano i materiali di cui si compone, quanto è costato in termini energetici e ambientali produrli e come ridurre questi costi. Si chiede se i materiali possono essere realizzati da fonti rinnovabili, se si generano sottoprodotti tossici e se quindi se ne può evitare la produzione, e quanti scarti permangono al termine del processo; infine, ultimo ma non ultimo, se sia efficiente sotto il profilo energetico.

Fonti:
http://materbi.com/
http://www.liceoartisticofoppa.it/uploads/scuola21/scuola3/fase2/Chimica/1_ChimicaVerde.pdf
http://www.nature.com/news/2011/110104/full/469018a.html
http://orizzontenergia.it/news.php?id_news=3721
http://www.peopleforplanet.it/biogas-economia-circolare-360-gradi/
http://www.scienzainrete.it/contenuto/partner/chimica-verde
http://lem.ch.unito.it/didattica/infochimica/2006_pesticidi/green/index.html
https://www.eni.com/it_IT/attivita/mid-downstream/bioraffineria.page

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Covid-19, un vaccino? Gli italiani non lo vogliono

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 06:45

Perché non farebbe il vaccino a covid-19? “Sono contrario ai vaccini in genere”, questa la risposta a un ampio sondaggio a tema coronavirus condotto il mese scorso, ma ripreso oggi su Twitter dalla parlamentare PD Alessia Morani, che ha posto l’attenzione su questa risposta e sulla percentuale di consensi che ha raggiunto. Solo in Russia c’è altrettanto scetticismo di fronte a uno dei grandi traguardi della medicina e dell’evoluzione umana in generale.

Nel sondaggio realizzato da World Economic Forum e Ipsos solo il 67% è pronto ad assumere un farmaco anti-Covid. Tra le ragioni appunto la paura degli effetti collaterali e la diffidenza verso gli scienziati.

Il sondaggio è stato condotto a livello internazionale, e ha messo a confronto diversi Paesi europei ed extra-europei. “Abbiamo un gigantesco problema di cultura scientifica nel nostro Paese”, commenta Morani. Situazione opposta in Asia, ma anche in Spagna e in Brasile, dove invece la fiducia nei vaccini è molto elevata.

“Non ho tempo” e “Non sono un soggetto a rischio”

Tra chi dice che non si vaccinerà contro covid-19 in Italia, il premio simpatia va però a chi ha risposto “non ho tempo”, un 2% di italiani che riescono a farci sorridere anche su un tema così serio. La motivazione anti vaccinale più scelta, e anche più giustificabile, è stata comunque “mi preoccupano gli effetti collaterali”, selezionata dal 56% di chi afferma che non si vaccinerebbe. Per il 30%, come detto, vale un bel “sono contrario ai vaccini in generale”. Per il 28%: “non penso che sarà efficace”. Il 7% è convinto che “non sono soggetto a rischio” sia il pensiero più razionale e un 13% vira su “altro”.

I governi cambino le cose

Il sondaggio è stato commissionato dal World Economic Forum, e realizzato su quasi 20mila persone di 27 Paesi diversi. “Il 26% di persone che non intende vaccinarsi (la media mondiale, ndr) è una percentuale sufficiente a compromettere l’efficacia di una campagna vaccinale”, ha commentato Arnaud Bernahaert del World economic forum. “È pertanto cruciale che i governi e il settore privato si uniscano per rafforzare la fiducia e assicurare che la capacità produttiva faccia fronte alle necessità di una campagna vaccinale globale”.

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Vaccini, pediatri: “Più coperture grazie ai social”

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Covid: balzo dei casi in Lombardia. Record in Russia | Facebook in campo contro i No Vax | Conte: “Lockdown a Natale?”

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Balzo dei nuovi casi in Lombardia: sono 1844. A Milano città i positivi sono più di 500;

Il Giornale: Più di sei dentro casa? Ecco cosa rischia ora chi non rispetta le regole;

Il Manifesto: Record in Russia, Mosca nel ciclone. E Putin per ora tace;

Il Mattino: Facebook in campo contro i No Vax;

Il Messaggero: Navalny, Di Maio incontra Lavrov: «Avvelenamento inquietante» E l’Ue prepara sanzioni per la Russia;

Ilsole24ore: Elezioni Usa 2020: i sondaggi, i temi chiave e i settori industriali più vicini ai candidati – Tutti i dati e i grafici – Alla Casa Bianca piace l’«immunità di gregge» – La vittoria di Biden farebbe male a Big Tech?;

Il Fatto Quotidiano: Nei Paesi Bassi “il sistema sanitario è in crisi. Mancano personale e letti”. Catalogna chiude bar e ristoranti. Irlanda del Nord anche scuole;

La Repubblica: Conte: “Lockdown a Natale? Non faccio previsioni, dipenderà dagli italiani. Il governo da solo non può risolvere il problema”;

Leggo: Pamela Mastropietro, il Pg conferma l’ergastolo per Oseghale senza attenuanti: «Un furto di felicità»;

Tgcom24: Marche, niente “premio Covid” a infermieri e medici | Sì ai dirigenti…;

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Da Bassora a Genova

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 21:00

Torniamo all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova per conoscere il piccolo Hussam, di Bassora, in Iraq.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra.

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Guarda qui la prima parte

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Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 19:30

Dalla Sala Borsa a Bologna

Jacopo Fo – Presidente del Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili

Jacopo Fo presenta il V Festival dell'Outsider Art e dell'Arte Irregolare dalla Sala Borsa a Bologna

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020
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Covid-19, quasi 2mila bar e ristoranti controllati

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 15:00

Stretta su bar e ristoranti. Nell’ambito dell’attuale emergenza sanitaria, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha rafforzato i controlli in materia di attuazione delle misure di contenimento al fine di prevenire la diffusione epidemica da covid-19 realizzando, in condivisione con il Ministero della Salute, uno specifico servizio di controllo in campo nazionale alle strutture di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande.

Gli interventi sono stati eseguiti dai 38 NAS, in stretta collaborazione con i reparti territoriali dell’Arma, presso 1.898 esercizi di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, come ristoranti, pizzerie, trattorie, fast-food, pub, birrerie e bar, prediligendo i locali collocati in aree ad elevata frequentazione giovanile e ricreativa, specie in orari serali e notturni.

Fioccano multe per l’assenza di mascherine.

Il servizio straordinario, nella sua prima settimana di esecuzione, ha consentito di fornire una preliminare valutazione circa l’attuale livello di osservanza delle misure di contenimento da parte degli esercizi aperti al pubblico: nel corso dei controlli sono state contestate 351 violazioni alle citate disposizioni, con particolare riferimento al mancato uso delle mascherine di protezione facciale (43%) e nell’assenza di informazioni e cartellonistica relativa alle cautele da adottare da parte della clientela (13%).

Bar e ristoranti con tavoli troppo vicini.

Ulteriori violazioni hanno interessato nel 9% la distanza insufficiente fra tavoli, nel 9% il mancato distanziamento sociale tra le persone, nell’8% l’assenza di prodotti igienizzanti all’interno o all’ingresso dei locali nonchè l’omessa attuazione delle corrette e periodiche procedure di pulizia e sanificazione degli ambienti (3%).

Ulteriori inosservanze, pari al 15%, hanno riguardato altri obblighi previsti sia da normative nazionali che regionali e locali, oggetto di autonome ordinanze, relative ad esempio alla segnaletica orizzontale sui percorsi da seguire, omessa registrazione avventori e la misurazione della temperatura corporea.

Multe e chiusure anche per la preparazione dei pasti.

Contestualmente, sono state oggetto di controllo anche le fasi di preparazione, detenzione e vendita di alimenti con contestazione di 30 sanzioni penali e 310 amministrative per violazioni alle norme igienico-sanitarie che hanno altresì determinato il sequestro di kg. 4.077 di alimenti irregolari, per un valore di 59.000 euro, e la chiusura/sospensione dell’attività di 49 locali / strutture.

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Covid-19, resta attivo fino a 28 giorni sul telefono

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 13:00

Secondo la National Science Agency australiana, il coronavirus può rimanere attivo fino a 28 giorni sulle superfici degli smartphone. Nelle stesse condizioni, secondo lo studio, il virus dell’influenza rimane infettivo per 17 giorni. Un tipo di superficie particolarmente accogliente dunque, ma soprattutto per il virus che causa il covid-19.

La ricerca mostra come il SARS-CoV-2 sia “estremamente robusto” rispetto ad altri virus. “Questi risultati dicono che il coronavirus può rimanere infettivo per periodi di tempo significativamente più lunghi di quanto generalmente considerato possibile”, hanno commentato i ricercatori, e dimostra l’importanza di pulire e disinfettare i telefoni, come e più spesso delle altre superfici.

Lo studio è stato condotto in laboratorio, su superfici mantenute a temperatura costante di 20 gradi centigradi, e al buio (i raggi UV indeboliscono il virus). Ad ogni modo, la forza del coronavirus si è palesata a confronto con l’altro virus. E considerato il numero di volte in cui ogni giorno tocchiamo il telefono è chiaro che questo può essere un veicolo di contagio.

Anche se i ricercatori del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) hanno recentemente minimizzato il rischio di trasmissione del coronavirus dalle superfici, e dato importanza soprattutto “alla diffusione del coronavirus tramite le goccioline respiratorie che circolano soprattutto in “spazi poco ventilati o chiusi” è comunque una precauzione sensata pulire spesso i nostri telefoni. Basta una semplice soluzione alcolica al 65/70% con cui passare il device e stare un po’ più tranquilli.

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Cicale in estate, Dpcm in autunno: cosa manca, ancora

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 09:15

Un’estate danzereccia, goduriosa, senza tamponi per la stragrande dei turisti arrivati dall’estero, anche dalle zone a rischio. Ma soprattutto un’estate durante la quale non ci si è adeguatamente preparati a una seconda ondata più volte annunciata. Mancano i medici di base, mancano gli anestesisti, mancano i tamponi, manca un piano pubblico dei trasporti che riduca la capienza senza creare deficit alle aziende né disagio ai passeggeri. E quando tutto manca, non rimane che appellarsi, ancora una volta, alla responsabilità dei cittadini.

Medicina territoriale in affanno

A Ciserano, i 1.700 pazienti del dottor Antonino Buttafuoco, morto a marzo a causa del Covid-19, si apprestano ad affrontare la seconda stagione invernale senza, ancora, un medico di base, senza, nemmeno, un sostituto, anche provvisorio. Ad Arzago i medici di base sono soltanto precari, a Urgnano sono prossimi al pensionamento, altrove i medici ci sono, sì, ma distano anche venti chilometri da casa, perché devono rispondere a carenze strutturali. Accade nella bergamasca, lì dove con il Covid-19 si sarebbe dovuto già imparare a convivere da tempo, dopo il terribile numero di morti che ci sono stati l’inverno scorso. E se da una parte, per far fronte al bisogno di aumentare i tamponi, Governo e Regioni si preparano affinché i test vengano effettuati direttamente dal medico di base, dall’altra, il dubbio, più che legittimo: che fare se il medico di base non c’è, dista 20 chilometri, e dispone di uno studio inadatto, perché troppo piccolo, o non ventilato?

Caos mezzi pubblici

“Durante l’estate si sarebbero dovuti trovare dei rimedi, organizzando il potenziamento delle linee pubbliche. Era evidente che con la ripresa di scuola e attività lavorative, ci saremmo trovati in simili condizioni. Ora è tardi, mancano mezzi e personale”. A dirlo in un articolo riportato dal Messaggero è l’immunologa Antonella Viola, ordinaria di Patologia generale del dipartimento di Scienze Biomediche dell’università di Padova, tra le prime a puntare il dito sui mezzi pubblici, già lo scorso marzo. Che cosa si è fatto? Poco. Sebbene il trasporto locale non sia tornato a 16milioni dello scorso anno, ma, al contrario, abbia registrato un calo che in alcune città tocca il 50% (a dirlo è uno studio condotto da Asstra, l’associazione che riunisce le società di trasporto pubblico locale) non si è ancora fatto abbastanza per svuotare sufficientemente i mezzi di trasporto. Mancano i piani per scaglionare i passeggeri, per esempio, sottoponendo a orari diversi le scuole e gli uffici. E soprattutto, nel nuovo Dpcm in vigore da oggi, 14 ottobre, non c’è menzione al trasporto pubblico.

Mancano i tamponi e quelli rapidi non sono la soluzione

In arrivo 5 milioni di tamponi rapidi per gli istituti scolastici” assicura il Ministro della Sanità Roberto Speranza. Non è niente, ma è ancora troppo poco, specie se si considera che altrove, negli ospedali, ancora manca lo screening periodico dei medici. Inoltre, avverte Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, ospite alla trasmissione L’aria che tira, “è impensabile affidarsi solo ai tamponi rapidi” perché “hanno percentuale di falsi negativi altissima (30-35%) mentre il tampone molecolare ha una affidabilità assai preferibile. Ma per ovvie ragioni, i tamponi molecolari necessitano oltre che più tempo, più costi, più personale dedicato, più risorse. Tempo, personale dedicato, risorse: tutte cose che, al momento, ancora scarseggiano.

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L’eolico silenzioso che si ispira alle conchiglie e alle tecnologie spaziali

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 08:00

Potrebbe valere persino per specie che tendiamo a considerare “sorde” come le ostriche. Alcuni ricercatori francesi hanno notato che il passaggio di grandi imbarcazioni e attività come il posizionamento di pali o turbine eoliche genererebbe un rumore che le ostriche riescono a percepire sotto forma di vibrazioni. Questi animali quando si sentono in pericolo o in situazioni di stress tendono a chiudere le valve per proteggersi da possibili predatori: la continua percezione di rischio potrebbe portarle a smettere di nutrirsi, a morire di fame o a non riprodursi più.

Al di là dei casi estremi, va sottolineato che, in linea di massima, quando si parla degli effetti negativi prodotti dal rumore delle turbine eoliche, si tende ad usare il condizionale. Nonostante ciò, i ricercatori da anni tentano di individuare possibili soluzioni per rendere le turbine più silenziose.
Windtrust, consorzio europeo che punta a ridurre i costi dell’eolico grazie all’innovazione, tra i risultati presentati recentemente ha menzionato una soluzione che fa capo alla DTU Wind Energy: un pannello seghettato in plastica che, adattato alle pale, agisce sul flusso dell’aria e diminuisce il rumore prodotto dalle turbine.

Una cosa è certa: sia scienziati che produttori di componenti sono alla costante ricerca di vie praticabili per eliminare una volta per tutte il problema del rumore degli aerogeneratori. La belga Micromega Dynamics realizza soluzioni per la riduzione delle vibrazioni in congegni di varia natura e applicazione; per ridurre quelle del generatore presente nelle turbine eoliche si è ispirata alle tecnologie utilizzate in ambito spaziale, in particolare ai telescopi per l’osservazione degli esopianeti. Il segreto sarebbe quello di produrre vibrazioni di uguale potenza ma che puntano in direzione contraria a quelle prodotte dal generatore, in modo da annullarle prima che diventino suono incontrando una superficie.

Non sono soltanto le grandi turbine a produrre rumore. Per questo sono nati prodotti come Liam F1 Urban Wind della olandese Archimedes, una mini turbina da 75 kg per uso residenziale le cui sembianze ricordano volutamente quelle di una conchiglia. Il principio di funzionamento è quello della pompa a vite: dallo scorrimento di un liquido all’interno del congegno viene generata energia cinetica. Meccanismo e forma attutiscono il rumore: la turbina AWM promette di generarne meno di 45 decibel e di essere “bird and bat friendly”, oltre che gradevole esteticamente. Quella con diametro di 1,5 m ha una potenza nominale massima di 1 kW, quella con diametro da 0,75 m una potenza nominale massima di 150 W.

Altri produttori lavorano per minimizzare la quantità di elementi meccanici delle turbine: eolico senza pale significa meno manutenzione e meno rumore. E’ il caso di Saphon Energy. Saphonian è il nome della soluzione dell’azienda tunisina, che ha preso spunto dalle barche a vela: una sorta di vela circolare va infatti a sostituire le tradizionali pale e si muove avanti e indietro invece di ruotare. Si tratta di una soluzione che abbatte notevolmente i costi di produzione di energia, ideale per Paesi in via di sviluppo come l’India. Proprio qui un progetto che prevede l’utilizzo di 50 turbine permetterà la produzione di circa 1 MW di energia. Anche colossi mondiali come Microsoft hanno manifestato il loro interesse a questo progetto.

Fonti:
https://www.newscientist.com/article/2151281-oysters-can-hear-the-ocean-even-though-they-dont-have-ears/
http://revolve.media/windtrust-final-project-results/
https://micromega-dynamics.com/market/wind-turbine/
https://www.thearchimedes.com/products
http://www.saphonenergy.com/site/en/zero-blade-technology.15.html
https://www.reuters.com/video/2017/10/26/solar-car-to-recharge-its-batteries-from?videoId=372823358&videoChannel=6&channelName=Technology

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I funghi allucinogeni che trovi nei boschi italiani

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 07:02

Si parla spesso dell’importanze delle api per l’ambiente e l’agricoltura, ma il ruolo dei funghi è ancora ignorato. In realtà i funghi permettono la vita al 90% delle piante, grazie alle reti micorriziche che si creano sottoterra quando le radici di due piante sono “colonizzate” dallo stesso fungo e questo fungo fa da “canale di comunicazione” tra loro, permettendo lo scambio di acqua, carbonio, azoto, nutrienti e mediatori tra le due piante. Anche qui, come per le api, l’agricoltura industriale causa enormi danni alla simbiosi microbica delle piante. Questi funghi, infatti, non si limitano a nutrire le piante, ma le proteggono dalle malattie, tengono compatto il suolo e sono condotti utili al trasporto del carbonio, il cui ruolo è trattenere l’acqua e rendere fertile il suolo. Va da sé che se non si rispettano queste reti servono più antiparassitari e concimi, e il suolo tende più facilmente a franare, a dilavarsi. Ma non finisce qui. Per capire la “magia” dei funghi basti considerare che alcuni ricercatori stanno sfruttando la potenza di queste reti: ad esempio in Giappone, dove vengono utilizzati per progettare reti e algoritmi che migliorano i trasporti. E quel che conosciamo è solo circa il 7% dei funghi presenti sul pianeta.

Perché alcuni funghi sono allucinogeni?

Non lo sappiamo. Forse per confondere i parassiti, ma non abbiamo certezze. Il mondo sotto di noi, e di cui i funghi sono solo una appendice, è ingegnoso e infinitamente vasto come il mondo che vediamo. Fatto sta che in tutti i boschi italiani, anche in pianura, si trovano funghi allucinogeni, di 19 specie diverse. 

Che effetto fa un fungo allucinogeno?

I funghi allucinogeni sono in genere piccoli, rossi o rosati, marrone o marrone chiaro, e si confondono facilmente con alcuni funghi selvatici, più o meno velenosi. Ecco quindi che, se non siamo proprio super esperti, meglio non basarsi sulle fotografie.

I funghi allucinogeni sono la più antica droga dell’umanità. Diverse scoperte archeologiche hanno testimoniato l’uso di questi vegetali nei riti magici o divinatori, in Europa e in America. Per via della cosiddetta “psilocibina e/o psilocina“, sostanze chimiche capaci di modificare l’attività psicologica e mentale, questi funghi possono causare visioni, paranoia, totale perdita del senso della realtà e perfino atti di autolesionismo.

Le 5 varietà più comuni, e i consigli per riconoscerli ed evitarli

1. Mycena pura

La Mycena pura è un fungo di piccolo, rosa o violetto. Ha un caratteristico odore di ravanello e compare nei boschi in autunno sino all’inverno inoltrato. La dimensione del cappello oscilla tra i 2 cm ai 6 cm di diametro e cresce per gran parte dell’anno in ogni tipo di bosco.

2. Psilocybe semilanceata

La Psilocybe semilanceata cresce in autunno in terreni umidi, tra i 1000 e i 2000 metri di altitudine. Ha un gambo lungo e sottile, color bruno-olivastro. Un elemento prezioso per riconoscerlo è il fatto che, pochi minuti dopo esser stato colto, assume una tonalità nettamente bluastra o verdastra nella parte inferiore del gambo.

3. Psilocybe cyanescens

Frequente sull’Aspromonte, in Calabria, ed al Passo Lanciano, in Abruzzo. L’altezza del cappello è di circa 1,5-5 cm, ha un gambo color panna e un cappello marroncino. Le parti che vengono toccate tendono a colorarsi di blu.

4.Gymnopilus spectabilis

È un fungo molto appariscente, color giallo acceso, e può raggiungere dimensioni notevoli. Ha un cappello di 5-20 cm di diametro, un gambo cilindrico e ingrossato al centro. Vive sulle sulle basi dei tronchi e radici di alberi, sia vivi che morti.

5.Amanita muscaria

Questo fungo è molto diffuso in Italia, soprattutto al Nord, ed è il tipico fungo rosso coi puntini bianchi delle favole. Ha un gambo dritto e spesso e presenta molte lamelle. Un esemplare può raggiungere il diametro massimo di 25 cm e un’altezza di 20 cm. Cresce alla fine dell’estate e in autunno nei boschi di conifere e di latifoglie. È un fungo che sarebbe bene anche non toccare, dal momento che è probabilmente uno dei più velenosi in circolazione.

Chi li sfrutta per uccidere…

Ci sono al momento circa 22 brevetti per tecnologie basate sui funghi, inclusi i funghi pesticidi capaci di ingannare gli insetti, farsi mangiare e ucciderli per avvelenamento.

Il giusto mix di funghi può uccidere ogni genere di formica o termite, facendo poi crescere piccoli funghi dai loro corpi, in grado di proteggere l’intero territorio naturalmente e a lungo. Nessun danno all’ambiente (neppure ad altri insetti come le api o alle piante) e con una spesa di pochi centesimi si protegge un vasto spazio per anni: sia esso una casa e il suo giardino, o un campo coltivato. Al contrario, altri funghi fanno da antidoto, e addirittura sono in grado di annullare l’effetto neurotossico di gas micidiali come il gas nervino.

Un fungo è l’essere vivente più grande al mondo

Il piu grande organismo vivente mai scoperto è un fungo ed è stato scoperto in una foresta dell’Oregon. È un fungo che vive sottoterra e si stima che copra quasi 9 km. Dopo averlo analizzato in varie parti gli scienziati hanno confermato che si tratta di un unico organismo.

I funghi buoni. Come raccogliere in modo rispettoso?

Se state pensando a una scampagnata in cerca di funghi buoni, ci sono poche regole da ricordare. Se li troviamo, non prendiamoli tutti: lasciamone un po’, in modo che possano crescere ancora. Quando li preleviamo, poi, facciamo massima attenzione a non danneggiare le reti sotterranee mentre scaviamo nel terreno.

Milano: apre il primo cannabis social club a scopo terapeutico

Funghi porcini, come cercarli?

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Aiuti Covid fermi ai ministeri | Quota 41 per i lavoratori fragili | Vaticano: arrestata la donna dell’inchiesta Becciu

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Zaia: «Ecco come organizzare la didattica a distanza per prevenire stop totali»;

Il Giornale: “La regola dei 6 ospiti a casa non ha evidenza scientifica” ;

Il Manifesto: L’uguaglianza di genere, una questione democratica ma anche di crescita economica;

Il Mattino: Pensioni, quota 41 per i lavoratori fragili: le categorie interessate;

Il Messaggero: Mancano due decreti su tre: aiuti Covid fermi ai ministeri ;

Ilsole24ore: UniCredit, l’ex ministro Padoan cooptato nel Cda: sarà presidente. Si dimetterà da deputato – La banca accelera la scissione delle attività estere;

Il Fatto Quotidiano: MONDO – Covid, lockdown parziale in Olanda: chiusi bar, caffè e ristoranti. In Gran Bretagna record di morti da giugno: 143. Francia, 13mila contagi;

La Repubblica: Il rebus del trasporto pubblico. Le aziende: “Se sarà ridotta capienza, a piedi in 275mila”;

Leggo: Cadavere trovato murato in un appartamento, il killer confessa: «Il mandante è la sua ex derubata e abbandonata»;

Tgcom24: Vaticano: arrestata Cecilia Marogna, la donna dell’inchiesta Becciu;

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Il prosecco biologico senza pesticidi

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 19:00

Dal 1985 la Perlage Winery di Soligo, Treviso, produce vino prosecco biologico. La loro filosofia è semplice (e rivoluzionaria): pre produrre del buon vino è necessario che terra, aria e acqua che nutrono le piante siano sani e salvaguardati.
L’uva invece, come abbiamo visto anche in questo video, è un settore che utilizza molti prodotti chimici.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

 

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