Libri - La fine della Fede - di Sam Harris

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Carissimi,
oggi presentiamo un nuovo libro Nuovi Mondi Media, questa casa editrice che in Italia e' diventata un vero caso editoriale perche' e' stata la prima a occuparsi di geopolitica e a creare una vera e propria informazione internazionale indipendente in un paese che, forse troppo spesso, guarda il suo ombelico e non si accorge dove va il mondo se non quando tocca i piccoli interessi personali.
Il libro in questione e' "La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione" di Sam Harris. Vincitore del Premio PEN 2005 per la saggistica, e' stato un best seller del New York Times per oltre trenta settimane e ha acceso un aspro dibattito sui maggiori quotidiani e magazine di Stati Uniti e Inghilterra.
Si parla di religione, in un modo provocatorio: Harris attacca il cristianesimo, l'islam e l'ebraismo e piu' in generale, il fanatismo e la cecita' di ogni credo religioso.
E' un testo politicamente scorretto, a tratti intollerante, che non manchera' di far discutere e appassionare.
"Un attacco radicale ai piu' sacri precetti del mondo liberale. La fine della Fede e' un campanello d'allarme per una societa' che e' chiamata a tornare laica" come scrive The Observer.
Non sempre si e' d'accordo con Sam Harris, ma, come dice una postilla dell'Editore "riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicita'".
Buona lettura

Da "la Fine della fede"

Viviamo in un tempo in cui gran parte della gente pensa che semplici parole, come "Gesu'", "Allah" e "Ram", possano determinare la differenza tra la dannazione e la felicita' eterna. Considerando la posta in gioco, non sorprende che molti di noi, di tanto in tanto, sentano la necessita' di uccidere altri esseri umani colpevoli di aver usato le parole magiche sbagliate, oppure quelle giuste ma con l'obiettivo sbagliato. Come puo' un individuo supporre di sapere che l'universo funziona in un modo piuttosto che in un altro? Perche' sta scritto nei nostri testi sacri. Ma come sappiamo che quei testi sacri sono privi di errori? Perche' sono essi stessi a dichiararlo. Buchi neri epistemologici di questo tipo stanno rapidamente gettando il mondo nell'oscurita'. Naturalmente nei nostri testi religiosi ci sono molte cose sagge, belle e confortanti. Tuttavia le parole sagge, confortanti e belle abbondano anche nelle pagine di Shakespeare, Virgilio e Omero, ma nessuno ha mai ucciso migliaia di stranieri ispirandosi a esse.
La convinzione che alcuni libri siano stati scritti da Dio (che, per ragioni difficili da comprendere, ha fatto di Shakespeare uno scrittore molto migliore di se stesso) ci rende incapaci di affrontare la fonte piu' vigorosa dei conflitti, passati e presenti, tra gli uomini. Perche' l'assurdita' di quest'idea non ci porta a inginocchiarci ogni ora? Indubbiamente pochi di noi penserebbero che molti possano credere una cosa simile, se non la credessero a loro volta. Immaginate un mondo in cui generazioni di esseri umani iniziano a credere che Dio in persona abbia realizzato alcuni film, o programmato un particolare tipo di software. Immaginate un futuro in cui milioni di nostri discendenti si uccidono l'un l'altro perche' interpretano in modo diverso "Guerre stellari" o Windows 98.
Potrebbe esserci qualcosa di piu' ridicolo? Eppure, cio' non sarebbe piu' ridicolo del mondo nel quale viviamo.
....

Ho scritto questo libro per contribuire a chiudere le porte a un certo tipo di irrazionalita'. La fede religiosa, pur appartenendo a quel genere di ignoranza umana che non ammette neanche la possibilita' di correzione, e' ancora al riparo dalle critiche in ogni angolo della nostra cultura. Rinunciando a tutte le fonti di informazioni valide di questo mondo (tanto spirituali quanto terrene in senso stretto) i nostri religiosi hanno colto al volo antichi tabu' e miti pre-scientifici come se avessero una validita' metafisica incontestabile. Libri che abbracciano una gamma ristrettissima di interpretazioni politiche, morali, scientifiche e spirituali - libri che, gia' solo in virtu' della loro antichita', ci offrono il tipo di saggezza piu' annacquata possibile in relazione al presente - sono ancora considerati dogmaticamente un punto di riferimento cui spetta l'ultima parola su argomenti della massima rilevanza. Nella migliore delle ipotesi, la fede fa si' che persone altrimenti benintenzionate non riescano a riflettere in modo razionale su molte delle cose che stanno loro piu' profondamente a cuore; nell'ipotesi peggiore, e' una fonte continua di violenza tra gli uomini.
Ancora oggi, molti di noi sono motivati non da cio' che sanno, ma da cio' che si accontentano di immaginare. Molti sono ancora ansiosi di sacrificare la felicita', la compassione e la giustizia in questo mondo alle fantasie di un mondo avvenire. Questi e altri svilimenti ci aspettano sulla strada trita e ritrita della devozione. A prescindere dalle implicazioni che le nostre differenze religiose potrebbero avere nella vita ultraterrena, in quella attuale hanno solo un capolinea: un futuro fatto di ignoranza e massacri.
Viviamo in societa' che sono ancora vincolate da leggi religiose e minacciate dalla violenza religiosa. E quanto a noi (e soprattutto al nostro dialogo con gli altri), cos'e' che ci porta a spargere nel mondo questi sconcertanti esempi di malignita'? Abbiamo visto che istruzione e ricchezza non bastano a garantire la razionalita'.
In realta', anche in Occidente uomini e donne istruiti si aggrappano ancora ai cimeli intrisi di sangue di un'epoca lontana. Questo problema non puo' essere risolto soltanto tenendo a freno una minoranza di estremisti religiosi, ma piuttosto trovando approcci all'etica e all'esperienza spirituale che non facciano alcun appello alla fede, e trasmettendo a tutti questo tipo di conoscenza. Naturalmente, ci si rende conto che il problema e' semplicemente irrisolvibile.
Che cosa potrebbe, verosimilmente, far mettere in discussione le proprie credenze religiose a miliardi di esseri umani? Eppure, e' ovvio che una rivoluzione totale del nostro pensiero potrebbe completarsi nel giro di una sola generazione: sarebbe sufficiente che genitori e insegnanti dessero risposte oneste alle domande dei bambini. I nostri dubbi sulla realizzabilita' di questo progetto dovrebbero essere attenuati dal fatto di comprenderne la necessita', in quanto non c'e' alcuna ragione per ritenere che possiamo sopravvivere a tempo indefinito alle nostre differenze di religione.
Immaginate come sarebbe per i nostri discendenti sperimentare la fine della civilta'. Immaginate una mancanza di razionalita' talmente assoluta da permettere che le bombe piu' potenti fossero sganciate sulle citta' piu' grandi per difendere le nostre differenze religiose. In che modo gli sfortunati sopravvissuti a questo olocausto analizzerebbero il cammino scellerato della stupidita' umana che li ha portati a precipitare nel baratro? Se ci trovassimo ad esaminare un simile scenario al momento della fine del mondo, certamente ci renderemmo conto del fatto che i sei miliardi di persone attualmente in vita stanno facendo di tutto per spianare la strada all'Apocalisse.
Il nostro mondo trabocca letteralmente di idee sbagliate. Ci sono ancora luoghi in cui le persone vengono condannate a morte per reati immaginari - come la blasfemia - e dove l'intera istruzione di un bambino consiste nell'insegnargli a recitare passi di un antico libro pieno di fantasie religiose. Ci sono nazioni in cui alle donne vengono negati quasi tutti i diritti umani, tranne la liberta' di procreare. Se non riusciremo a indurre il mondo in via di sviluppo, e in particolare il mondo musulmano, a perseguire obiettivi compatibili con la civilta' del resto del pianeta, allora tutti noi dovremo affrontare un futuro tetro.
La violenza religiosa non si e' ancora estinta poiche' le nostre religioni sono intrinsecamente ostili l'una verso l'altra. A volte potrebbe sembrare che le cose stiano diversamente: cio' e' semplicemente dovuto al fatto che le conoscenze e gli interessi secolari tengono a freno gli aspetti piu' sconcertanti e letali della fede. Dovremmo deciderci ad ammettere che non si puo' trovare alcun fondamento reale per la tolleranza e la diversita' religiosa nei canoni del cristianesimo, dell'Islam, dell'ebraismo o delle altre fedi.
Se mai le guerre di religione ci appariranno impensabili - come sta accadendo per la schiavitu' e il cannibalismo - significhera' che ci siamo liberati dei dogmi di fede. Se mai il nostro tribalismo cedera' il passo a una identita' morale estesa, le nostre credenze religiose non potranno essere piu' sottratte a critiche e indagini condotte in modo rigoroso. Dovremmo finalmente renderci conto che presumere di conoscere laddove si nutrano solo speranze devozionali e' una forma di malvagita'.
Ogni volta che le convinzioni aumentano in modo inversamente proporzionale alle loro giustificazioni, perdiamo il fondamento profondo della collaborazione tra gli uomini. Quando possiamo fornire motivazioni per cio' in cui crediamo,
non abbiamo bisogno della fede. Quando quelle motivazioni mancano, perdiamo tanto il nostro legame col mondo quanto quello con gli altri. Le persone che nutrono convinzioni forti senza avere prove concrete sono degne di restare ai
margini della nostra societa' e non nelle stanze dei bottoni. L'unico aspetto che dovremmo rispettare nella fede di una persona e' il suo desiderio di una vita migliore in questo mondo. Non dobbiamo necessariamente rispettare il fatto che
egli creda ciecamente nell'esistenza di un'altra vita nell'aldila'. Nulla e' piu' sacrosanto dei fatti. Quindi nessuno dovrebbe avere la meglio nei nostri dibattiti per il fatto che coltiva delle illusioni. La prova del nove per la razionalita' dovrebbe essere ovvia: chiunque voglia sapere com'e' il mondo, in termini materiali o spirituali, deve essere aperto alla scoperta di nuove prove. Dovremmo essere confortati dal fatto che le persone tendano ad attenersi a questo principio ogni volta che sono obbligate a farlo. Questo, per la religione, restera' un problema.
Saranno proprio le mani che sorreggono la nostra fede a scuoterla. Finora non e' stato ancora stabilito cosa significhi essere uomini, in quanto ogni sfaccettatura della nostra cultura - e anche la nostra stessa biologia - resta aperta all'innovazione e all'indagine. Non sappiamo come saremo tra mille anni, e neppure se ci saremo, considerata l'assurdita' letale di molte delle nostre credenze; tuttavia, a prescindere dai cambiamenti che ci aspettano come specie, difficilmente una cosa mutera': finche' resistera' l'esperienza, la distinzione tra felicita' e sofferenza restera' la nostra preoccupazione principale. Quindi avremo il desiderio di capire i processi - biochimici, comportamentali, etici, politici, economici e spirituali - che spiegano tale distinzione. Non abbiamo a disposizione nulla che si avvicini a una comprensione definitiva di tali processi, ma le conoscenze che possediamo ci consentono di escludere molte interpretazioni fallaci. Indubbiamente, al momento attuale siamo in grado di affermare che il Dio di Abramo non solo non e' degno dell'immensita' della Creazione, ma neppure dell'uomo.
Non sappiamo che cosa ci attende dopo la morte, ma sappiamo che moriremo. Chiaramente, dev'essere possibile vivere in modo etico - preoccupandosi in modo sincero della felicita' di altre creature senzienti - senza avere la pretesa di conoscere cose in merito alle quali siamo manifestamente ignoranti. Pensateci: ogni persona che avete incontrato nella vostra vita, ogni persona che incrocerete per strada oggi, e' destinata a morire. Se vivremo abbastanza a lungo, tutti subiremo la perdita degli amici e della famiglia. Tutti perderemo tutto cio' che amiamo in questo mondo. Perche' non limitarci, finche' cio' non succede, a desiderare di essere gentili con loro?
Siamo legati gli uni agli altri. Il fatto che le nostre intuizioni etiche debbano, in qualche modo, avere il sopravvento sui dati biologici non rende le verita' etiche riconducibili a quelle biologiche. Siamo proprio noi a decidere, in ultima istanza, cosa sia "buono", e anche a stabilire cosa sia logico. Su nessuno di questi fronti il nostro dialogo reciproco giunge a una conclusione definitiva. Non abbiamo bisogno di modelli di ricompensa e punizione che trascendono questa vita per giustificare le nostre intuizioni morali o renderle effettivamente in grado di guidare il nostro comportamento nel mondo. Gli unici angeli che dobbiamo invocare sono quelli della nostra miglior natura: la ragione, l'onesta' e l'amore. Gli unici demoni che dobbiamo temere sono quelli che si annidano dentro la mente di ogni uomo: l'ignoranza, l'odio, l'avidita' e la fede, che e' sicuramente il capolavoro del diavolo. E' evidente che l'uomo non e' misura di tutte le cose. Il nostro universo pullula di misteri. Il fatto stesso che esso esista, e che noi esistiamo, e' un mistero assoluto, nonche' l'unico miracolo degno di questo nome. Anche la coscienza che anima ciascuno di noi e' un elemento essenziale di questo mistero, oltre a costituire la base di ogni esperienza che intendiamo definire "spirituale". Non e' necessario abbracciare alcun mito per essere in comunione con la profondita' della nostra condizione. Non e' necessario venerare alcun Dio particolare per poter vivere lasciandosi incantare dalla bellezza e dall'immensita' del creato. Non abbiamo bisogno di raccontarci fantasie tribali per renderci conto, un bel giorno, che amiamo il nostro prossimo, che la nostra felicita' e' inscindibile dalla sua, e che tale interdipendenza richiede che le persone di tutto il mondo abbiano la possibilita' di prosperare. Le nostre identita' religiose, chiaramente, hanno i giorni contati.
Anche i giorni dell'umanita' stessa probabilmente saranno contati, se non ci renderemo subito conto di tutto questo.
 


Commenti

L'ho comprato da te online appena uscito, l'ho letto, è un libro di cui condivido quasi tutto, con l'autore soprattutto ho in comune il fatto che aborro qualunque forma di religione, lo consiglio sopratutto a chi è religioso o credente ma aperto al confronto.

Max.

Pazzi o criminali? (decidete voi)
a cura di Paolo De Gregorio – 21.10.06

“Il segretario alla difesa Donald Rumsfeld agisce ispirato da Dio” -l’ha detto il capo di Stato Maggiore USA, generale Peter Pace, un marine italo-americano- “Rumsfeld prende la decisione che il Signore gli dice essere la migliore per il nostro paese”. E ancora: “non conosco nessuno che dimostri più patriottismo, energia e leadership” (Corriere della sera 21 ottobre 2006 a pag. 19)
Bush, 31 agosto 2006 (U.S. National Space Policy documento ufficiale): “la libertà di azione nello spazio è altrettanto importante per gli Stati Uniti della potenza aerea e marittima. L’obiettivo è rafforzare la leadership spaziale della nazione e assicurare che le capacità nello spazio siano disponibili per la sicurezza nazionale, interna e di politica estera.”
La nuova dottrina apre la strada ad una politica militare nello spazio e si stabilisce il diritto per Washinton di negare a chiunque l’accesso allo spazio extraatmosferico, se ritenuto ostile agli interessi americani.
Propongo ai lettori un giochetto (in alternativa al Sudoku o alle parole crociate): avvicinate una persona notoriamente filoamericana, che naturalmente ignora la nuova bellicosa, unilaterale strategia dell’amministrazione Bush sul dominio militare dello spazio, e ditegli che siete preoccupato che la Cina, e forse anche la Russia, vogliono posizionare armi nello spazio allo scopo di avere dei vantaggi nella loro politica estera, e sono determinate ad impedire ad altri l’accesso al suddetto spazio per mantenere una totale supremazia. Probabilmente questa persona sentenzierà che i comunisti non cambiano mai e che il totalitarismo non si smentisce. A questo punto tirate fuori l’articolo a pag. 5 del Corriere della Sera del 19 ottobre 2006 intitolato: Bush vieta ai nemici l’accesso allo spazio e godetevi sadicamente la reazione.
Importante verifica per la teoria del “pastore tedesco” (Ratzinger) sull’incontro tra “fede e ragione”. Infatti il ministro della difesa Usa Rumsfeld che, con grande modestia e fede, si dice ispirato da Dio, ragiona sempre per favorire petrolieri e fabbricanti di armi, riconosciuta categoria di bravi cristiani.
Paolo De Gregorio

Perchè associare la Fede alla violenza? Ognuno ha la propria Fede. Di fronte a Dio siamo deserti. Anche di fronte al nulla siamo deserti. Molti atei che si interrogano con serietà e si pongono la questione "che cosa sono io?" O il filosofo che si chiede perchè c'è qualcosa piuttosto che nulla. Ancora Shakespeare e il suo essere o non essere... chiunque si interroghi con passione e devozione (atea o fideistica) sulla propria esistenza, necessariamente eviterebbe di scrivere le banalità che riportano le righe che ho appena letto.
Disprezzo con disgusto chi non si interroga con devozione circa le questioni sull'essere e addirittura pubblica libri seminando odio su odio e aggiunge incomprensione ad incomprensione.
La questione è di tale immensa portata che anche un ignorante fra tante banalità riesce a scrivere "Dovremmo finalmente renderci conto che presumere di conoscere laddove si nutrano solo speranze devozionali e' una forma di malvagita'". Lo stesso saccente che nel terzo millennio ancora pensa che "Nulla e' piu' sacrosanto dei fatti. Quindi nessuno dovrebbe avere la meglio nei nostri dibattiti per il fatto che coltiva delle illusioni. La prova del nove per la razionalita' dovrebbe essere ovvia: chiunque voglia sapere com'e' il mondo, in termini materiali o spirituali, deve essere aperto alla scoperta di nuove prove". Quali prove? Che differenza corre fra verità e certezza? Invito questo povero ignorante a passare il tempo a meditare sugli scritti di chi con più sincera passione ha pagato pure del proprio in nome di una ricerca concreta effettuata giorno per giorno sulla sua pelle. Nomi come Nietzsche, Kierkegaard, Weil ma pure Shakespeare, Leopardi... Eppoi, dopo molta riflessione e con molta umiltà lo inviterei ad aprire il libro di Giobbe e l'Ecclesiaste. Siamo deserti.