Il costo di un paio di scarpe Nike

Presentiamo oggi un libro molto sofferto ma che e’ unico nel suo settore: la Guida al vestire critico, elaborata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, lo stesso che periodicamente prepara la Guida al Consumo Critico.
Il libro, che ha richiesto oltre un anno di lavoro, rivela l’assoluta conforme incontrollabilita’ del settore abbigliamento: basti dire che su 61 questionari inviati alle aziende, ne sono tornati indietro solo 5. In molti casi e’ stato un lavoro difficilissimo solo trovare gli stabilimenti esteri e in quali paesi si trovano.
Tutte le aziende dell’abbigliamento lavorano nello stesso modo, seguendo la stessa strategia produttiva: “contenimento dei costi”
Quella che pubblichiamo e’ la storia di una ragazza indonesiana che lavora per un'azienda che fabbrica prodotti Nike e, di seguito, un agghiacciante elenco di soprusi e negazione dei diritti elementari dei lavoratori che si applica nelle fabbriche che lavorano per il colosso multinazionale.
“Buona lettura”.

Il costo di un paio di scarpe Nike

Trymun e' una ragazza indonesiana di 19 anni che lavora in una fabbrica di scarpe. De anni fa lascio' il suo villaggio piena di ottimismo. Sperava di guadagnare abbastanza per mantenersi e mandare a casa un gruzzoletto. In realta' non ce la fa neanche a coprire le sue spese personali. Riesce a sbarcare il lunario condividendo la stanza con altre nove compagne e facendo un sacco di straordinari.
Ecco il suo racconto: "Ogni giorno lavoriamo dalle otto fino a mezzogiorno, poi facciamo pausa per il pranzo. L'orario del pomeriggio dovrebbe andare dall'una alle cinque ma dobbiamo fare gli straordinari tutti i giorni. Durante la stagione di punta lavoriamo fino alle due o alle tre di notte. Anche se siamo sfinite non abbiamo scelta. Non possiamo rifiutare gli straordinari perche' le nostre paghe di partenza sono bassissime. La mia corrisponde a 50 dollari al mese che in realta' diventano 43 perche' il datore di lavoro ci trattiene 7 dollari per le tasse di registrazione. Quando ci ha tolto le spese per il dormitorio, l'acqua e la corrente elettrica, mi rimane molto poco per mangiare".
La fabbrica in cui Trymun lavora appartiene a un sudcoreano, ma le scarpe che produce sono destinate a Nike. Nonostante mezzo miliardo di dollari all'anno di profitti, Nike si lamenta: "Con i tempi che corrono rimanere sul mercato e' una battaglia continua. Per vincerla bisogna investire in pubblicita'". E cosi' fa. Abitualmente dedica a questa voce l'11% del suo fatturato, e non solo per spot televisivi e annunci sui giornali ma anche per sponsorizzazioni.
Strano mondo il nostro. Nel 2003 James LeBron, un atleta americano di pallacanestro neanche diciottenne, ha firmato un contratto di sette anni che lo obbliga a indossare maglie e scarpe col marchio Nike bene in vista. In cambio riceve 90 milioni di dollari. Trymun, che produce il bene su cui e' costruito tutto il castello pubblicitario e commerciale dovrebbe lavorare 150.000 anni per guadagnare la stessa cifra. Tutti si arricchiscono sul lavoro di Trymun, tranne lei. Su un paio di scarpe che in negozio paghi 70 euro, a Trymun va solo mezzo euro, poco piu' o poco meno, a seconda del cambio del dollaro. In definitiva, il prodotto di Trymun come le patatine fritte: un bene insignificante che fa da pretesto per vendere una confezione ingombrante e permettere a pubblicitari, imprenditori, supermercati e altri parassiti di avere la loro fetta di guadagno.
Verificare per credere. Sul prezzo finale di un paio di scarpe Nike, il lavoro di assemblaggio incide per lo 0,4%, il materiale e le altre spese di produzione per 9,6%, il trasporto per il 5%. Il resto sono balzelli privati e pubblici: tasse governative 20%, profitti al produttore 3%, pubblicita' e marketing 8,5%, progettazione 11%, profitti di Nike 13,5%, quota del rivenditore 30%.

Giudicate se questa e' un'azienda...

Per molti anni, Nike e' stata la multinazionale che ha ricevuto piu' critiche per le condizioni di lavoro. In dieci anni di indagini a carico dei suoi fornitori, sono state riscontrate violazioni di ogni genere, compreso il ricorso al lavoro minorile, come denuncio' nel 1996 un servizio apparso su "Life" relativo alla cucitura dei palloni in Pakistan. Nike stessa, nel suo rapporto sociale 2005m riconosce che nelle fabbriche delle sue appaltate si verificano ancora numerose violazioni. Dalle indagini e denunce avanzate da sindacati e associazioni, sia di natura locale che internazionale, risulta che nelle fabbriche al suo servizio si verificano le seguenti violazioni:
- minacce, arresti, tentati omicidi nei confronti di attivisti sindacali;
- mancato rispetto delle liberta' sindacali;
- chiusure di interi stabilimenti, con licenziamento in tronco di migliaia di lavoratori e mancato pagamento degli stipendi arretrati;
- uso di anfetamine per affrontare il lavoro notturno;
- salari al di sotto del minimo legale;
- mensilita' trattenute per impedire ai lavoratori di dimettersi;
- multe e tagli agli stipendi;
- insulti, intimidazioni e molestie sessuali;
- licenziamenti arbitrari;
- lunghi orari di lavoro;
- Straordinari obbligatori e non adeguatamente retribuiti;
- Lavoro a cottimo, con obiettivi produttivi eccessivi;
- Mancato rispetto del riposo settimanale;
- Sorveglianza tramite telecamere, poste anche nei bagni;
- Ambienti di lavoro insalubri;
- Condizioni igieniche precarie;
- Incidenti gravi con menomazioni permanenti;
- Lavoratrici costrette a mostrare l'assorbente per avere il permesso dovuto loro per legge in caso di mestruazioni;
- Test di gravidanza obbligatori.


Commenti

Davvero orrenda la storia della piccola indonesiana.

Ma mi chiedo: perchè non torna al suo villaggio invece di continuare a farsi sfruttare dal mostro capitalista?

Posso immaginare una sola risposta: perchè al suo villaggio starebbe ancora peggio, cioè morirebbe di fame.

Pare che morire di fame sia il destino di milioni di persone nel mondo.

E mi pare di poter dire, attingendo alle mie reminiscenze scolastiche, che questa iattura, morire di fame, sia stata una abitudine costante del genere umano, da quando l' uomo ha smesso di nutrirsi di foglie ....

Mi pare anche di ricordare che tutta la storia del genere umano, e del singolo appartenente alla specie, non sia altro che il tentativo di sfuggire a quella iattura, all' inizio cacciando o rubando il cibo al vicino o, sistema ancora più efficace, facendolo fuori ...

Ben presto, però, alcuni uomini scoprirono che, oltre a quei sistemi sempre validi e tutt' ora praticati, era ancora più conveniente (e meno pericoloso) riempirsi la pancia sfruttando il lavoro di altri uomini ed è stata proprio questa "invenzione" a dare inizio alla civiltà, così come la conosciamo e viviamo ancora oggi ...

I padri fondatori della nostra civiltà, i Greci, avevano organizzato la loro società in questo modo, sempre che non ricordi male: alcuni, pochi, si riempivano la pancia al punto tale da avere il tempo di darsi alla speculazione filosofica e al piacere delle arti (oltre che della guerra elevata a valore morale), mentre tutti gli altri, la stragrande maggioranza, lavoravano in stato di schiavitù, cioè ricavandone il solo vantaggio di non morire di fame, esattamente come la nostra piccola indonesiana ...

Tempi lontani quelli della schiavitù? Mica tanto, visto che è di questo che stiamo parlando in questo attualissimo blog ....

Rimedi?

Qualche tempo fa un filosofo che, come Socrate, aveva il tempo di pensare in quanto qualcun altro lavorava al posto suo, tale Karl Marx, una ricetta la fornì e fu messa in pratica in molti paesi occidentali e orientali.

Funzionò? Mi pare di no, visto che quasi tutti i paesi marxisti, fatta la prova, hanno smesso di esserlo.

Perchè no? Forse perchè a nessuno di noi piace lavorare soltanto per riuscire a sfamarci (ci fa sentire ... schiavi) o forse perchè fa girare i coglioni, a quelli che lavorano di più e meglio, ricevere la stessa quantità di cibo del vicino che si imbosca tutto il giorno. Francamente non so dare una risposta certa.

L' unica cosa abbastanza certa è che la schiavitù non si combatte abolendola per decreto (e tanto meno limitandosi a "deprecarla"), ma trasformando gli schiavi in consumatori, cioè mettendoli in condizione di non essere "soltanto" sfamati.

I consumatori vivono meglio e riescono ad illudersi - grazie alla pancia piena e alla soddisfazione di pavoneggiarsi - magari - con un bel paio di Nike ai piedi, di non essere schiavi.

Se poi dai loro, oltre alle Nike, anche il diritto al voto, la libertà di bofonchio e, soprattutto, la possibilità di sognare che il mondo POSSA essere diverso da quello che è, arrivano persino a sentirsi padroni del proprio destino e orgogliosamente progressisti, cioè migliori di ..... Berlusconi e, ammettetelo, compagni, sentirvi migliori di Berlusconi "è meglio che fottere", giusto?

Con simpatia,

Paolo Grenga.

Nel rinnovare la mia stima vorrei anche stimolarti con qualche ragionamento.
In primo luogo questo non mi sembra il miglior mondo possibile e pertanto l'idea di poter fare qualcosa di più e di meglio è una pia illusione che però vorrei continuare a coltivare. Rinunciare è però una scelta che puoi liberamente fare o non fare.
Inoltre ti riferisci a Marx ed al comunismo con un'astio tipico da contrapposizione di ideologie. Io sono più certo di te che il comunismo sia fallito (e pertanto è inutile che sbandieri una tua diversità). E fallirà sempre nei confronti del sistema capitalistico. Perché il sistema economico capitalistico è fondato sull'efficienza nella produzione. Però ci siamo scordati di fare un modello economico di efficienza nei consumi. Senza questo possiamo produrre finche non finiscono le risorse. Poi?
Infine ti chiedo visto che sei una persona intelligente di andarti a studiare le "esternalità". Vedrai che ti si apre un mondo nuovo pur non diventando mai un comunista.
Riguardo alla tua ultima affermazione non ho parole.

M.

Mi dispiace, caro Marco, che tu "non abbia parole" a proposito della mia ultima affermazione.

Mi dispiace perchè, al contrario di tutto il resto del mio intervento che conteneva solo "fatti" (l'astio antimarxista ce lo vedi tu che, infatti, mi dai del provocatore), l' ultima frase conteneva invece una opinione.

E' sulle opinioni che vale la pena discutere, non credi?

Lascia che siano i politici a negare i fatti, arrivando a contestarsi reciprocamente persino i numeri delle statistiche.....

La mia opinione, dunque, sia pure espressa in forma goliardica, era che i nemici di Berlusconi lo odiano non tanto per quello che fa o per come lo fa, ma per quello che rappresenta, cioè la concretezza del fare, contrapposta al velletarismo del sognare.

Lo ripeto: questa è una opinione, non una VERITA'.

Se tu, Marco, ritieni che le TUE opinioni siano Verità e che, ovvia conseguenza, quelle diverse dalle tue siano Menzogne, hai fatto bene a non rispondermi ma lascia almeno che - umanamente - me ne dispiaccia (per te).

Comunque, onde evitare che tu perda ANCORA il tuo tempo con me, vorrei informarti che io, scrivendo su questo blog, mi rivolgo soltanto a Jacopo perchè mi ha dato modo - negli anni - di constatare che, pur essendo schieratissimo, NON considera le sue opinioni verità assolute e quindi non giudica un provocatore chi ne esprime di diverse.

Anche questa giudizio positivo su Jacopo è soltanto una opinione ma spero ardentemente che sia giusta, perchè a me piace interloquire con chi la pensa diversamente.

Sentirmi dare ragione da uno che la pensa già in partenza come me lo trovo noioso, oltre che inutile.

Ma trovo noioso ed inutile anche discutere con i depositari della Verità. Se mi piacesse, andrei in una Chiesa o in una Casa del Popolo, o in Casa del Fascio o mi iscriverei ad una tifoseria calcistica.

A te ho risposto solo perchè mi hai lusingato, per ben due volte, definendomi intelligente salvo contraddirti, con giovanile candore, subito dopo, invitandomi a riflettere ed informarmi.... perchè è ovvio che chi non la pensa come te è uno che ragiona poco e non sa nulla, vero Marco?

Uno che scrive su di un blog, non può pretendere di ricevere risposta SOLO dal proprietario del blog stesso, deve accettare anche le repliche degli altri.

"Berlusconi (...) rappresenta, cioè la concretezza del fare, contrapposta al velletarismo del sognare"
A me sembra il contrario, abbiamo opinioni diverse ovviamente. Non voglio adesso citare dati e statistiche, perchè altrimenti finiremmo col contestarci i dati a vicenda.

Ciò che mi ha colpito del tuo primo post è la superficialità ed il cinismo con cui tratti "la piccola indonesiana". Non ci trovo niente di goliardico in quello che dici, credo che invece si debba puntare sul rispetto dei diritti umani, da parte di tutti. Una multinazionale non può sfruttare i subappalti per produrre a costo vicino allo zero, rifiutandosi di far rispettare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ignorando i problemi sul lavoro e sfruttando le legislazioni senza regole dei Paesi in cui "produce". Ormai le multinazionali, specialmente quelle dell'abbigliamento, non producono più beni materiali, ma marchi e pubblicità; subappaltano la produzione materiale, vendono "stili di vita" non merci. Non credo che far rispettare i diritti umani nelle zone di esportazione sia una pericolosa richiesta marxista, la "piccola indonesiana" va comunque tutelata, o ci voltiamo dall'altra parte, facendo finta di niente? Continuiamo ad acquistare sogni creati da incubi?
La tua frase - "perchè non torna al suo villaggio invece di continuare a farsi sfruttare dal mostro capitalista?" - la trovo una scappatoia retorica ed una concezione "padronale" del lavoro; si potrebbe domandare ad un minatore del sulcis o ad un raccoglitore di pomodori del cilento la stessa cosa: il perchè continua a farsi sfruttare. Che risposta dovrebbe dare? Possiamo cambiare il sistema affinché si possano tutelare quei lavoratori e lavoratrici? Se la questione non se la fossero posta in passato i nostri nonni, oggi non avremmo quelle tutele che ci spettano di diritto; la "povera indonesiana" non deve tornarsene al suo villaggio e morire di fame ma lottare per i propri diritti e noi abbiamo il DOVERE, per il poco che possiamo fare, di aiutarla.

Ps. Tralascio il discorso "siamo tutti schiavi" che leggo tra le righe del tuo post, perchè fuorviante. Potremmo discutere tanto dell'illusione consumistica, ma dubito che ne verremmo a capo.

Nexus! :D

Devo comprarmi un paio di scarpe di ginnastica, e sto riffletendo. Nel libro suddetto, c'è consigliato un acquisto felice? Se così è...è chiaro che questo libro tutti dobbiamo comprare se questo mondo vogliamo cambiare. Penso alla piccola indonesiana...non ha voce per parlare...tutto il giorno a lavorare...
E noi a comprare!!!
Noi che abbiamo imparato a scrivere, e che ora siamo persino in rete, con le nostre parole...diamo voce allora a quei piccoli innocenti che lavorano per noi...
farci giocare a calcio...e noi a scomettere...
a cercare la fortuna nei numeri del lotto...
soldi soldi soldi il dio progresso...
Se fossi la piccola indonesiana, come potrei lodare una civiltà che non guarda in faccia nessuno pur di guadagnare, di tirare un profitto.
Non è la piccola indonesiana a dovere tornare alla zappa del suo villaggio, perchè lei la conosce...siamo noi, che mai ci siamo abbassati chini sulla terra, che dobbiamo imparare a zappare..
Servi della gleba? no, servi della leva!!!
La gleba sfama i suoi figli, la leva ammazza i suoi figli.
Che scarpe comprare per correre felici nel bosco...senza sangue calpestare?

Pare che la Tanitina abbia di nuovo messo il dito nella piaga. Manca l'informazione.

Stigliz (nobel economia) dice che uno dei fallimenti del mercato è l'asimmetria informativa. Nike fa vedere a tutti quanto è sorridente il suo giocatore di basket (lavato e lucidato con il brilladent) mica la faccina dell'indonesiana...

Se i liberisti sono ancora li fuori che ascoltano ... creiamo un bel mercato perfetto e mettiamo nello spot le fabbriche? Quelle vere! Mica sarete a favore dell'utilizzo di un fallimento del mercato per falsare la concorrenza?

Visto che la domanda è retorica... sarà meglio che noi ci si metta a studiare!! Leggere ed informarsi. Poi il giorno che potrò comprare su internet tutto ciò che è scritto come sano e buono senza perdere ore a studiare... farò festa!!

M.

Cari amici,

Il post di Paraffo non lo si può liquidare con gli argomenti che avete utilizzato.
Pena la non possibilità di comunicare.
Moore, che ho già citato a proposito delle discussioni sulla lettera alla Fallaci, dice che potremmo cambiare il mondo solo quando sapremo discutere con il cognato reazionario che incontriamo alle cene di Natale e con il quale continuiamo a litigare e basta...
Provo quindi a dare una risposta che non parta liquidandolo come un provocatore perchè non si arriva da nessuna parte. Un provocatore inoltre è una persona che rompe le palle. Invece Paraffo ha posto una domanda provocatoria che è un'altra cosa. E rispondere veramente mi sembra un esercizio utile e interessante a prescindere dalle intenzioni di Paraffo.
Quindi mi accingo.
Andiamo per ordine.

Gentile Paraffo,
innanzi tutto i fatti che tu citi come STORIA devo dirti che li trovo non corrispondenti alla realtà. E' un discorso lungo al quale ho dedicato anni di lavoro (vedi i video della Vera Storia del Mondo-www.commercioetico.it). Ma per quanto riguarda l'argomento che ci interessa qui direi che la civiltà non è iniziata in Grecia, tutte le grandi scoperte essenziali, dall'algebra alla tessitura, alla scrittura alla medicina ecc. hanno origine nella civiltà matriarcale che era pacifica e collaborativa... Quando dovevamo affrontare le belve e bonificare le paludi del Nilo e del Fiume Giallo solo la grande capacità di unirsi ci ha pemesso di avere successo. E solo per inciso osservo che credere che la nostra civiltà origini dalla Grecia è un grossolano errore. I greci impararono tutto dagli Egiziani e dai Persiani... Ma questo esula da quanto vogliamo qui discutere.
Ma su un punto hai ragione: la sete di potere e ricchezza è stata, a partire dal 3500 aC la molla essenziale della storia e questo ce l'ha spiegato, per la prima volta in modo scientifico, proprio il vecchio Marx che disprezzi tanto.
Ma analizzando i meccanismi oggettivi che regolano la storia egli individuò un punto di crisi di questi sistemi violenti e prevaricatori.
Il fatto che un alcolizzato come Lenin poi abbia creato un sistema dittatoriale spacciandosi per marxista non centra molto. E comunque condivido l'opinione che il socialfascismo (per i marxisti questo è il regime russo, cinese, cubano ecc) sia stato una mostruosità proprio perchè ha cercato di annullare le capacità dell'individuo.
E' vero che Marx preconizzava una sociatà comunitaria, ma si trattava di un'idea proiettata nei secoli. Infatti Marx sosteneva che il capitalismo si sarebbe spontaneamento evoluto in socialismo (a ciascuno secondo le proprie capacità) e solo successivamente (dopo un altro giro di ruota della storia, cioè secoli) si sarebbe potuta immaginare una società che desse a ciascuno secondo i propri bisogni... E ti posso garantire che non si tratta di una questione di lana caprina, migliaia di marxisti sono stati fucilati da Stalin perchè rifiutavano il delirio di voler costruire in Russia il socialismo quando ancora non si era sviluppato un vero capitalismo.
Detto questo vorrei invitarti a osservare che quel che sta succedendo oggi è proprio l'avvento di una nuova fase del capitalismo che ha perso la sua spinta innovativa e (come disse Marx) inizia a distruggere le forze produttive: inquinamento, guerra totale, terrorismo, tossicodipendenza di massa (il 30% degli occidentale si imbottisce di alcool, barbiturici e antidepressivi, droghe pesanti).
Contemporaneamente c'è gente che si diverte a sperimentare la collaborazione solidale (ma sulla base delle capacità individuali non di un falso egualitarismo). Linux è il radioso esempio di questo. Se ti interessa l'argomento l'ho sviluppato in "Come fare il comunismo senza farsi male", "Perchè internet salverà il mondo" e "Pessimismo cosmico e gnocca globale" questi ultimi due disponibili in rete su www.jacopofo.it.

Ma su un altro punto fai pipì fuori dal vaso: la storia della nostra civiltà è la storia del tentativo di milioni di persone di porre un limite alla brutalità. I grandi salti di qualità, dalla cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero romano, al cristianesimo, dalla nascita dei liberi comuni all'illuminismo e alla rivoluzione industriale, alla nascita del movimento cooperativo, sono grandiose vittorie di questo movimento. Senza questo lento progresso neppure l'economia sarebbe progredita, saremmo ancora fermi alle bande di predoni che sgozzano e basta. La storia dlla civiltà degli ultimi 5500 anni è la storia dello sforzo umano di porre dei limiti alla violenza e alla sopraffazione. E il nostro anelare la cancellazione della brutalità è un elemento essenziale del progresso. Internet stessa incarna questo incedere positivo della storia. Oggi io ho un milione di volte la forza di comunicazione che avevo 30 anni fa.
La forza di internet è proprio la capacità di dare alla gente i mezzi per collaborare per non farsi fregare dai furbi...

E' la lotta di chi vuol lavorare in pace senza falchi di merda che pensano solo a fotterti.
Questo mondo potrebbe essere un paradiso invece che un mattatoio infernale.
Quindi la lotta per liberare la ragazzina del terzo mondo dal giogo neveau nazist della new sado economy va proprio nella direzione dello sviluppo delle forze produttive contro una resistenza antistorica alla democratizzazione dell'economia.
In questo caso non stiamo lottando per il socialismo. Tentiamo solo di ottenere un capitalismo moderno che dia a tutti il diritto al commercio e all'impresa.
Infatti la ragazzina muore di fame non perchè sia incapace di essere competitiva ma perchè attualmente i poteri forti agiscono criminalmente non rispettando la libertà di impresa e imponendo a livello mondiale regole diverse studiate per strozzare le economie del terzo mondo. Ad esempio finanziando i prodotti agricoli occidentali così che uccidano l'agricoltura dei paesi poveri, oppure stabilendo che solo un tipo di banana, prodotta dalle multinazionali, si possa commerciare in Europa, mentre le altre decine di banane buonissime vengono dichiarate fuori legge.

Non vorrei sembrarti troppo autoritario ma sono proprio convinto che quel che dici sia senza senso: a meno che tu non sia tanto pazzo da sostenere che sia giusto rapinare le banche e sequestrare i bambini perchè questo fa parte dello spirito greco... Non so se te ne rendi conto....
Ma al di là delle teorie "pesanti" il motivo del mio rifiuto del tuo modo di vedere parte da considerazioni esistenziali molto spicciole.
Io amo la vita, amo questo mondo, amo la bellezza delle emozioni d'amore e non posso sopportare la disonestà e la violenza, la mancanza di solidarietà.
E' una questione pratica, non ideologica. Se sei sensibile all'amore sei aperto e non puoi non soffrire per il dolore degli altri.
Anche se tutto quello che penso "ideologicamente" sulla storia e sul futuro fosse una stronzata comunque io mi impegnerei per aiutare questa gente che soffre... Anche se soffrissero solo per la loro stupidità... Non importa perché. Soffrono. Sono bambini innocenti che muoiono a milioni.
Capisci: bambini!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E' orrore orrore orrore orrrorrrrrrrreeeeeee! ORRORE!
Lo capisci?
Hai pietà nel tuo cuore?
Come puoi non ribellarti di fronte a questo? Come puoi criticare il nostro bisogno di far conoscere la misura dell'orrore per chiamare gli uomini e le donne di buona volontà a distaccarsi dall'abominio, a smettere di finanziare con i loro consumi il massacro dell'amore! NON COMPRIAMO SCARPE NIKE PERCHè CI FA' SCHIFO IL SANGUE!!!!!!!!!!!!!!!!!
Negli ultimi 27 anni, abbandonate le illusioni malate del comunismo violento (e emotivamente fascista, sì sono stato un fascista di sinistra!) ho dedicato energie e mezzi a questo, insieme alla mia famiglia. E credo che qualche cosa abbiamo fatto di concreto. In termini di sviluppo di sistemi di solidarietà come il lavoro con scuole, disabili, extracomunitari, ex detenuti, cooperative e fondazioni nel terzo mondo. Ci abbiamo messo più di tre miliardi di lire e migliaia di ore di lavoro...E alla fine abbiamo mosso un valore di aiuti "arrivati a destinazione" almeno doppio. E abbiamo fatto conoscere a milioni di persone fatti dei quali non erano a conoscenza con spettacoli, libri, internet......
Ma attento!
Lo farei anche se non riuscissi poi a salvare neanche una vita. E non fossimo riusciti a concludere nulla.
Perché, come disse Gesù, devi amare il prossimo tuo COME te stesso. Non di più. E per me è veramente un lusso enorme potermi permettere di vivere la serenità di sapere che stai dando qualche cosa agli altri. Attento: non è generosità è egoismo. Chi dà trae molti più benefici di chi riceve. Il sapore del vino è più delicato e il colore dei fiori è più definito. Dare è insieme una medicina per la mente e un piacere per il corpo. Certo piangi più facilmente. Ma questo è il prezzo da pagare per essere sensibili all'amore.
E se dai finisci che ti incontri con gente meravigliosa. C'è tutto un giro di generosi straordinari che val proprio la pena di conoscere. Gli avari non raccontano bene le barzellette e scopano malissimo. Inoltre il loro goulash fa pena!

Dai retta a me, cambia rotta.
La qualità negativa del tuo pensiero ti ottenebra i sensi e ti rende incapace di amare fino in fondo le persone.
Dio esiste ed è un grande giocatore di basebool. ((ma non so come si scrive))

Ma attento!
Lo farei anche se non riuscissi poi a salvare neanche una vita. E non fossimo riusciti a concludere nulla.

Ecco perchè ho dichiarato la mia ammirazione per te, Jacopo: perchè sei intellettualmente onesto!

Tu ammetti la possibilità che la tua battaglia possa fallire.

Io ne sono certo, ma questo non mi porta a considerarti un "povero illuso" che butta via la sua vita, al contrario!

Tu hai aggiunto, infatti, un concetto che condivido senza riserve:

Attento: non è generosità è egoismo. Chi dà trae molti più benefici di chi riceve.

Nel mio piccolo e coi limiti che mi derivano dal "pessimismo della ragione" che mi affligge, cerco di tramutarlo anche io in comportamenti concreti.

Io credo che sarebbe già molto, moltissimo, se ognuno di noi cercasse di aiutare "almeno" il suo vicino di casa in difficoltà o l' extracomunitario senza lavoro che gli lava i vetri dell' auto.

Non credo che ti stupirai, caro Jacopo, se ti dirò che ho visto troppe volte persone pensose del destino del bambino denutrito del terzo mondo, scacciare con fastidio il piccolo albanese che vuole vendere loro un pacco di fazzoletti di carta, all' angolo della strada.

Quanto alle tue osservazioni sulle origine della civiltà, credo che tu mi abbia letto un pò di corsa, come è normale che sia in queste circostanze. Niente di grave.

Dissento profondamente, invece, sulla tua opinione che il motore del progresso della civiltà sia stata la ricerca del contenimento della violenza.

Io credo esattamente il contrario e cioè che ogni progresso sia stato determinato dall' affinamento delle tecnologie e che tale affinamento sia stato determinato SEMPRE dalla esigenza di ammazzare quanta più gente possibile, in modo sempre più efficente e rapido.

Credo che questa divergenza di opinioni, Jacopo, spieghi la differenza delle nostre posizioni molto più dell'ottenebramento dei sensi che mi attribuisci un po' ingenerosamente.

Ma .... ti perdono volentieri, anche perchè - comunque - hai voluto difendere il mio diritto al dissenso, oltre che onorarmi della tua attenzione.

Con immutata simpatia e stima

Paolo Grenga.

PS Dimenticavo di precisare, giusto per la cronaca, che non ho mai comprato un pio di nike, proprio perchè ero al corrente, già da anni, del "dove" e del "come" erano prodotte..... Essere vecchiarello qualche vantaggio di conoscenza deve pur darlo, no?

Ave! Non posso fare a meno
di intrufolarmi nella vostra discussione..
ho 23 anni e magari dico un sacco di
vaccate, tuttavia la mia opinione è
la seguente: paraffo, la tua visione
sull'evoluzione del mondo secondo mè
è troppo pessimistica, come puoi pensare che
ogni uomo o persona che ha contribuito
nell'evoluzione tecnologica ecc ecc,
l'abbia fatto con lo scopo di uccidere
più gente possibile, non so...per ogni studioso
o ribelle che abbia tentato nella storia
di cambiare le cose l'ha fatto solo per
uccidere più persone possibili?
Il tuo trisavolo, mentre cercava di far funzionare
meglio il suo aratro trainato dai buoi e magari
trovava una modifica valida, voleva uccidere tutti?
non so ma secondo me gli scienziati del passato, da
Leonardo a Marconi, hanno fatto invenzioni
per il progresso, perchè credevano di fare
qualcosa di positivo per loro e per gli altri,
per essere ammirati e allo stesso tempo per
la volontà di migliorare la condizione di tutti,
l'altruismo e l'egoismo sono legati tra loro.
E' vero che siamo animali, che dobbiamo
mangiare e anche per noi in parte può essere
valida la teoria della preda-predatore,
ma per fortuna siamo un po più evoluti
delle scimmie e dei canguri e pensiamo
anche un po più in grande.
...non che il risultato sia migliore!!!
L'uccisione di più persone possibili
è stato il risultato, in molti casi,
dell'evoluzione, ma non sempre volontariamente,
l'uomo potente cerca di prevalere
su gli altri, pur non avendo bisogno di
nulla, e spesso chi è potente, è tale
proprio per la voglia che ha di esserlo;
se si scoprisse un giorno come
eliminare la parte nel nostro cervello che
porta l'individuo a tentare di prevalere sull'altro,
il mondo non avrebbe più problemi forse...
....ripeto forse. Quella parte di cervello proviene
dal nostro essere animale, quando stavamo
delle caverne, dovevamo uccidere per mangiare...
per mangiare!!! Questa volontà istintiva adesso
non ha più senso (almeno per noi "ricchi"),
poichè mangiare e avere un tetto per la pioggia
è scontato. "Uccidere per mangiare" si è trasformato
in "uccidere per avere il mercedes", per avere i
vestiti firmati e il tv color. La domanda è:
Ci siamo evoluti anche nei bisogni essenziali?
O...stiamo diventando ciechi dall stupidità?
Comunque, ho dilagato dal tema iniziale e mi levo
dalle balle dicendo l'ultima cosa: il mondo è
diventato piccolo per l'uomo purtroppo, ma tutti
potrebbero comunque mangiare e avere un tetto, cioè
i beni essenziali.Io non sono comunista, ma l'unica soluzione
a mio parere è qualcosa di simile al conumismo,
ripeto.... "simile"!!!, e cioè evitare che un uomo
sia mille volte più potente e mille volte
più importante di un altro, se non riusciremo
a fare questo, e probabilmente non avverrà mai,
prima o poi ci autodistruggiamo.

il mondo è
diventato piccolo per l'uomo purtroppo, ma tutti
potrebbero comunque mangiare e avere un tetto, cioè
i beni essenziali.Io non sono comunista, ma l'unica soluzione
a mio parere è qualcosa di simile al conumismo,
ripeto.... "simile"!!!, e cioè evitare che un uomo
sia mille volte più potente e mille volte
più importante di un altro, se non riusciremo
a fare questo, e probabilmente non avverrà mai,
prima o poi ci autodistruggiamo.

Infatti è proprio così che andrà a finire, caro Panda, a meno che .... a meno che l' evoluzione tecnologica non porti TUTTA la umanità ad un tale livello di benessere "fisico" da permetterci di avere il tempo di utilizzire, finalmente, la razionalità.

La razionalità consiste, a mio avviso, nel vedere l' uomo per quello che è: una scimmia evoluta abbastanza da avere "consapevolezza di sè", ma niente di più di questo.

E' poco? Non è molto, moltissimo e non solo perchè questa caratteristica è la sola a differenziarci concretamente da qualsiasi altro mammifero, ma soprattutto perchè ci darebbe modo, volendolo e potendolo, di esercitare la razionalità.

Se vuoi seguire il mio ragionamento, devi innanzitutto avere ben chiaro che intelligenza e razionalità sono due cose diverse.

L' intelligenza serve all' evoluzione tecnologica, alla speculazione filosofica, all' espressione artistica, alla passione politica, insomma a tutto ciò che ci ha portato dagli alberi ai grattacieli, dalla clava, alla bomba atomica, dagli impiastri di erbe masticate alle operazioni chirurgiche a cuore aperto, insomma a quello che chiamiamo Progresso ma che non ha cambiato di una virgola la SOSTANZA dei comportamenti umani che sono, rimangono e rimarranno sempre gli stessi finchè ..... finchè si continuerà a confondere l' intelligenza con la razionalità.

Cioè, a non tenere conto del fatto che è solo l' uso della razionalità che può renderci migliori.

Soltanto l' uso della razionalità può portarci a capire che essere sepolti nudi in una buca non ci rende meno ... morti di chi si fa seppellire in una bara d'oro e che, pertanto, passare la vita a rapinare gli altri per arrivare a procurarsi l'oro necessario, non ha senso ...

A ben vedere, TUTTE le malvagità umane traggono origine dalla negazione della morte, cioè dalla illusione che vivere qualche anno di più e più agiatamente a spese degli altri sia un modo per sconfiggere la morte.

Potresti obiettare: ma tutti noi sappiamo che dobbiamo morire, nessuno è così stupido da non saperlo.

Certo, grazie alla nostra intelligenza (consapevolezza di noi stessi) lo sappiamo bene ma ..... NON LO ACCETTIAMO!

E non lo accettiamo perchè siamo intelligenti, sì, ma IRRAZIONALI, cioè viviamo COME SE non sapessimo di dover morire e ci comportiamo di conseguenza, cioè scanniamo, materialmente o figuramente, il nostro prossimo, per prolungare di qualche mese o anno la nostra vita.

Ci preoccupiamo più della quantità della nostra vita che della sua qualità.

Se fossimo razionali, capiremmo che la qualità della vita consiste nel vivere serenamente, cioè in pace con noi stessi e col nostro vicino di casa, rispettando lui e ottenendone il rispetto.

Ho appena finito di leggere l' allarme di Franca per il voto elettronico che Pisanu vuole sperimentare

Ho sorriso di lei e non perchè le sue preoccupazioni siano infondate (i brogli elettorali sono vecchi quanto l' invenzione del voto) ma per la irrazionalità della sua passione politica che la porta a rovinarsi il fegato quando potrebbe starsene serenamente sul palcoscenico ad allietare gli animi di noi spettatori .... facendoci ridere del nano di Arcore che, a sua volta, si sta rovinando il fegato per finire i suoi giorni al Quirinale, invece di continuare ad allietarci con le tette delle ballerine dell' ormai mitico Drive-in.

Ovviamente, non voglio negare alla Franca e al Silvio il diritto di rovinarsi la vita come vogliono e di odiarsi reciprocamente, ma posso azzardarmi a farti notare quanto sia irrazionale il loro agire, cioè il loro patetico tentativo di esorcizzare la morte, di distrarsi da essa inventandosi missioni salvifiche, scatenando passioni belluine nei loro seguaci?

Credi davvero che siano diversi, in questo comportamento, da due scimmie appena scese dagli alberi che si fronteggiano per prevalere l' una sull' altra?

L' unica differenza che riesco a vedere io è che le scimmie erano inconsapevoli e quindi innocenti, mentre Franco e Sivio sono consapevoli e quindi colpevoli, VERSO SE' STESSI, di non ripettarsi l' un l' altra per quello che sono, cioè due intelligenti esseri umani uniti dallo stesso ineludibile destino.

Insomma, Panda, le ingiustizie del mondo non sono il frutto della colpevolezza di alcuni e della innocenza di altri, ma della colpa di tutti - carnefici e vittime - di adorare l' irrazionalità a scapito della razionalità. In sostanza: di negare la realtà della UNICITA'(e quindi inestimabile preziosità) della vita

La lucidità di Nexus è proprio strabiliante. *Ammirazione :D*

Se avete voglia e tempo esorterei il dibattito sui "nuovi schiavi" perché è un punto fondamentale sul quale chiarirsi le idee.
Ho letto qualche tempo fa che il sistema capitalistico negli USA ha avuto molto più successo che negli altri paesi del mondo poiché storicamente era una nazione "spopolata" e con grandissime risorse naturali. Il ridottissimo costo dell'estrazione delle risorse potrebbe essere alla base della crescita esponenziale degli USA.
A questo aggiungerei una politica tollerante dell'immigrazione necessaria ad avere costante manodopera a basso prezzo. Poi la delocalizzazione in aree più povere per ridurre ulteriormente i costi. Infine la guerra per l'accesso ad altre materie prime.

Ieri rileggevo come storicamente è nata l'impresa (fondamento del sistema capitalistico) e la giustificazione della titolarietà del diritto agli utili ed il contratto di lavoro subordinato.
All'inizio erano i mercanti che organizzando spedizioni incerte nell'esito, e rischiando in proprio, tornando in Europa riuscivano a rivendere le materie prime a ricavarne un incasso molto superiore ai costi. Poi si estese analogo ragionamento all'industria. Il primo approccio teorico giustifica proprio la remunerazione dell'imprenditore come il surplus di chi rischia in proprio in un'attività economicamente incerta. Da qui una segmentazione in persone inclini al rischio (imprenditori) e persone avverse al rischio (dipendenti). Ma questo modello non era sufficiente a spiegare la ragion d'essere del sistema. Nel 1937 sulla base del concetto di esternalità e di costi di transazione (cd. Fallimenti del Mercato) l'impresa si pone come sostituto del libero mercato all'interno della quale i rapporti non sono regolati dalle leggi del mercato e della libera concorrenza ma di autorità. Per ultima la teoria delle organizzazioni ed il lavoro in team come sistema diverso al mercato che, attraverso la comunanza di obiettivi, consente di generare economie di scala (ovvero una maggior efficienza) poiché si supera il concetto di libero scambio (gioco a somma zero) con un sistema a base collaborativa (i cui componenti guadagnano tutti).

A questo punto farei alcune considerazioni: l'economia moderna è fatta di organizzazioni al cui interno non si opera come nel mercato poiché sarebbe inefficiente. Grazie a questa organizzazione del lavoro si creano strutture produttive efficienti che poi si confrontano sul mercato. Il ruolo del capitale rimane quello di anticipare temporalmente i costi in attesa degli incassi incerti.

Il sistema economico è quindi basato su tre fattori di produzione: il lavoro, le materie prime ed il capitale.
A ben vedere però il capitale non è un fattore produttivo (è l'unità di scambio temporale, la remunerazione del rischio d'impresa, l'autorità decisionale, ecc..) è piuttosto un puro costo del diritto di proprietà. Tralasciando ogni giudizio di valore e ipotizzando che questo è il miglior sistema possibile ci rimangono i due fattori produttivi: lavoro e materie prime.
Il lavoro in quanto tale produce. E' il fondamento della società ed è ciò che ha costruito i palazzi, le macchine, e tutto ciò che chiamiamo benessere. Le materie prime sono le cose della terra che abbiamo trasformato per far si che la nostra specie potesse viverci meglio.
Ritornando però al discorso iniziale sulle materie prime appare evidente che storicamente c'è stato un "accaparramento di diritto" sulle risorse e il titolare del diritto ha pensato solo a come sfruttarle senza ricrearle. Finché parliamo di diamanti e oro nessun problema, la vita utile è molto lunga e semplicemente si spostano di mano in mano ma non vengono distrutte. Quando però parliamo di petrolio, foreste, ecc.. bisogna considerare che se bruci oggi per scaldarti la casa domani avrai freddo. Così i petrolieri del Texas hanno scavato buchi sotto la casa e venduto (certo a prezzi di mercato) ciò che non avranno più (ho l'impressione che alcuni non si rassegnino).

A questo punto la discussione sul ruolo del capitale tipica del novecento appare un problema secondario. Mi sembra piuttosto più urgente parlare del costo delle risorse. Ora siamo 5,5 miliardi presto saremo 8 e con un po' di fortuna io ci sarò ancora, ma in che condizioni?

La Nike è solo un'espressione di questo sistema che probabilmente non collasserà neanche presto e sarà pure in grado di rinnovarsi (vedasi idrogeno) ma a che prezzo? A che scopo?

Se non esiste un sistema giuridico-economico in grado di prevenire il consumo smodato occorrerà cercare di creare un'altrenativa nel modo di consumare. E' questo che stiamo cercando qui. Non sarà facile soprattutto stando all'interno di un sistema nel quale andando a lavorare non solo sono responsabile dell'inquinamento della mia auto ma anche delle petroliere affondate (mi stavano portando il carburante) e di tutto il resto.

Fosse solo per me non sarei neanche tanto peroccupato (di qualcosa si deve morire, noh?) ma sto pensando se fare dei figli... e i nipoti? Con il mio lavoro gli potrò lasciare la casa e del denaro ma se non gli lascio l'aria, l'acqua? Cosa se ne fanno della casa?

Il problema del lavoro a questo punto sembra di secondo piano ma è fondamentale. Perchè ognuno di noi lavora e consuma e guarda caso stiamo parlando, da un'altra prospetiva, di nuovo della produzione.

Secondo me (opinione) dovremmo fare uno sforzo per cambiare ottica, per esempio: la plastica si produce con il petrolio (non rinnovabile), dura centinaia di anni, costa pochissimo... perché in molti pensiamo che sia brutta e che sia usa e getta? L'oggetto in plastica (se pensato in una diversa ottica) dovrebbe essere il mio valore di riferimento per gli oggetti duraturi... lo so è un concetto raccapricciante. Però vi faccio un esempio... ho un righello in plastica, mi ci sono affezionato vent'anni fa, mai ricomprato un righello (è un utilizzo del materiale perfetto) a fianco sulla scrivania ho un accendino non ricaricabile... costa 0,50 ne avrò buttati a centinaia. Il genio che ha inventato gli accendini ci ha fregato tutti. Ha comprato materie prime non rinnovabili, a un prezzo bassissimo, ne crea un oggetto estremamente utile e pratico, ma ci lascia con l'imbarazzo di farci carico dello smaltimento. A questo punto le soluzioni sono due: o, per legge, si fa carico lui di smaltirlo in modo efficiente; oppure io divento un consumatore responsabile.

La seconda soluzione è certo la più difficile. Ma la prima è quasi impossibile... Perché? Il diritto (le regole della convivenza) sono regole tra gli uomini, le parti in causa sono persone. La terra non ha diritti da difendere. Come può comparire in giudizio? Solo considerandola un bene pubblico e che lo stato si adoperi per la tutela... (l'ho detto io che è impossibile! ;-))

D'altra parte il lavoro è stato distratto dalla sua funzione iniziale cioé modificare l'ambiente al fine di renderlo più confortevole (ovvio che semplifico)... distratto perché questo non è l'obiettivo dell'impresa (che decide chi fa cosa), l'obiettivo è generare profitti. Non voglio dire che il sistema capitalistico sia da buttare, ma mi pare fondamentale pensare anche alle "istruzioni per l'uso" perché i miei figli non crescano pensando che il loro comportamento non influenza il mondo.

Chiudo questo lungo post con le esternalità nel consumo.
Di esternalità si parla quando nei comportamenti economici ci sono costi o benefici che influenzano terze persone. Per esempio utilizzando l'auto non posso indennizzare i passanti del danno che gli faccio inquinando. Oppure non posso chiedere ai vicini un compenso perché annusano le mie rose... Questo per il semplice motivo che creare un mercato per le esternalità costerebbe troppo.

Sono gli economisti liberisti che hanno 'scoperto' tutte queste cose per capire il motivo per il quale il capitalismo non è il sistema perfetto che volevano dimostrare... la soluzione?
Privatizzare l'aria!
Così se io inquino tu hai il diritto di avere un indennizzo e non se ne parla più.

Pensateci, funzionerebbe!!!

M.

PS ... la storia finisce che le multinazionali si comprano l'aria privatizzata e poi sono io che devo pagare per respirare...
eh, eh, eh...
Non vi preocupate... non gli ho dato l'idea io, ci stanno già lavorando su.
;ò))

STANDING OVATION!

Uno che scrive su di un blog, non può pretendere di ricevere risposta SOLO dal proprietario del blog stesso, deve accettare anche le repliche degli altri.

Mai detto che pretendo di NON ricevere risposte. Ho, invece, asserito - e lo ribadisco - che sarò IO a non rispondere a chi si ritiene depositario della Verità.

"Berlusconi (...) rappresenta, cioè la concretezza del fare, contrapposta al velletarismo del sognare"
A me sembra il contrario, abbiamo opinioni diverse ovviamente. Non voglio adesso citare dati e statistiche, perchè altrimenti finiremmo col contestarci i dati a vicenda.

Perfettamente d' accordo con te.

Ciò che mi ha colpito del tuo primo post è la superficialità ed il cinismo con cui tratti "la piccola indonesiana". Non ci trovo niente di goliardico in quello che dici, credo che invece si debba puntare sul rispetto dei diritti umani, da parte di tutti.

Mai fatte affermazioni goliardiche sulla bambina indonesiana. La goliardia l' ho usata a proposito del giudizio dei suoi nemici su Berlusconi.

Ne consegue che la tua accusa di cinismo e suoperficialità è infondata.

Una multinazionale non può sfruttare i subappalti per produrre a costo vicino allo zero, rifiutandosi di far rispettare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ignorando i problemi sul lavoro e sfruttando le legislazioni senza regole dei Paesi in cui "produce". Ormai le multinazionali, specialmente quelle dell'abbigliamento, non producono più beni materiali, ma marchi e pubblicità; subappaltano la produzione materiale, vendono "stili di vita" non merci. Non credo che far rispettare i diritti umani nelle zone di esportazione sia una pericolosa richiesta marxista, la "piccola indonesiana" va comunque tutelata, o ci voltiamo dall'altra parte, facendo finta di niente? Continuiamo ad acquistare sogni creati da incubi?
La tua frase - "perchè non torna al suo villaggio invece di continuare a farsi sfruttare dal mostro capitalista?"

Hai dimenticato di citare anche la risposta che avevo dato io stesso alla mia domanda e cioè che non poteva tornarci perchè non aveva alternative che non fosse la morte per fame.

Ne consegue che i tuoi giudizi (a seguire) sulle mie simpatie per un siffatto capitalismo schiavista sono una tua interpretazione priva di fondamento.

la trovo una scappatoia retorica ed una concezione "padronale" del lavoro; si potrebbe domandare ad un minatore del sulcis o ad un raccoglitore di pomodori del cilento la stessa cosa: il perchè continua a farsi sfruttare. Che risposta dovrebbe dare? Possiamo cambiare il sistema affinché si possano tutelare quei lavoratori e lavoratrici? Se la questione non se la fossero posta in passato i nostri nonni, oggi non avremmo quelle tutele che ci spettano di diritto; la "povera indonesiana" non deve tornarsene al suo villaggio e morire di fame ma lottare per i propri diritti e noi abbiamo il DOVERE, per il poco che possiamo fare, di aiutarla.
Ps. Tralascio il discorso "siamo tutti schiavi" che leggo tra le righe del tuo post, perchè fuorviante. Potremmo discutere tanto dell'illusione consumistica, ma dubito che ne verremmo a capo.

Non era necessario che "leggessi fra le righe" quello che ho affermato con chiarezza e cioè, appunto che siamo tutti schiavi di un qualche padrone, a meno che - aggiungo ora -non abbiamo la capacità (e la voglia o lo stomaco) di fare noi stessi i padroni.

Comunque non ho capito cosa intendessi dire col tuo post scriptum e quindi, al contrario di quanto hai fatto tu, "mi" taccio.

Concludo, Nexus, aggiungendo alla mia decisione di non rispondere più ai detentori della Verità, anche quella di non rispondere PIU' neppure a chi dimostra di non aver letto (e quindi capito, ovviamente) quel che ho scritto e, ciò non ostante, trincia giudizi sprezzanti.

"Mai detto che pretendo di NON ricevere risposte. Ho, invece, asserito - e lo ribadisco - che sarò IO a non rispondere a chi si ritiene depositario della Verità."

E questa TUA frase?-->"io, scrivendo su questo blog, mi rivolgo soltanto a Jacopo".

"Hai dimenticato di citare anche la risposta che avevo dato io stesso
alla mia domanda e cioè che non poteva tornarci perchè non aveva alternative che non fosse la morte per fame."

Se avessi letto il mio post bene e per intero, noteresti che l'ho riportato in fondo:
"la "povera indonesiana" non deve tornarsene al suo villaggio e morire di fame ma lottare per i propri diritti e noi abbiamo il DOVERE, per il poco che possiamo fare, di aiutarla."
Poi sarei io quello che non legge bene?

Il cinismo e superficialità si riferivano alla tua visione di un mondo fatto di schiavi e padroni, per te o si comanda o si subisce.

"anche quella di non rispondere PIU' neppure a chi dimostra di non aver letto (e quindi capito, ovviamente) quel che ho scritto"
Potrei dire di te lo stesso (vedi sopra). Non mi sembra di aver trinciato nessun giudizio sprezzante, se credi lo abbia fatto mi scuso.
Ed ora "tacciamoci", che è meglio.

Ps. Lo decidi TU, ovviamente, chi si crede il detentore della verità e quindi non merita risposta? Io non me la sento, le mie sono solo opinioni, però ho come la sensazione che odi essere contraddetto e ti trinceri dietro a scuse ("non hai letto bene", "sei un depositario della Verità", "non hai capito", "non ti chiami Jacopo") per non replicare alle critiche.

Non ho espresso nessuna Verità.
Ti ho suggerito di informarti sulle Esternalità perché è un argomento interessante poco conosciuto. Ribadiva l'apprezzamento sull'intelligenza. Mica regalo perle ai porci.
Invece:
"La mia opinione, dunque, sia pure espressa in forma goliardica, era che i nemici di Berlusconi lo odiano non tanto per quello che fa o per come lo fa, ma per quello che rappresenta, cioè la concretezza del fare, contrapposta al velletarismo del sognare."
Mi dispiace ma quì invece prendi proprio un abbaglio. Io adoro sognare, mentre a TE piace la concretezza.

Del resto credo avrai modo di rileggere il mio post precedente e non trovare più tutto quello che ci hai trovato ad una prima lettura poiché non c'è.

M.

PS OK. Non ti risponderò più.

bravi, io sono da anni che non compro prodotti nike e non li voglio regalati. E' importante diffondere queste notizie, perchè le aziende sanno che a un calo di immagine corrisponde un calo di profitti e più si parla di questi problemi più si vedranno costrette a cambiare strategia. Guardiamo cosa è successo con la benetton: da quando scoppiò lo scandalo del lavoro minorile qualche anno fa hanno iniziato a controllare le varie fabbriche sparse nel mondo e a "farsi controllare" per rassicurare i consumatori. Se non cambieranno perchè glielo impone un'etica, dovranno cambiare perchè glielo impone la legge della domanda e dell'offerta; almeno speriamo.