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Banksy salva 89 migranti dal Mediterraneo

Ven, 08/28/2020 - 10:10

Ieri mattina l’impegno politico dell’artista più noto e apprezzato del secolo è divenuto fattivo, sebbene indirettamente, e ha salvato la vita a 89 persone nel Mediterraneo, compresi quattro bambini, come riporta il Guardian. È successo ad opera della nave Louise Michel, che Banksy ha deciso di finanziare e sostenere assieme al suo equipaggio di attivisti europei con lunga esperienza in operazioni di ricerca e soccorso nel mediterraneo. L’imbarcazione è infatti capitanata da Pia Klemp, tra l’altro scrittrice e attivista umanista e animalista, tedesca, esperta di navi dai tempi in cui percorreva i mari con la Sea Shepherd. Si calcola che in totale le sue uscite abbiano salvato la vita a 14mila persone a rischio annegamento. Se già così la sua storia ricorda quella di Carola Rackete, il legame si infittisce se si considera che anche Klemp fu vittima delle politiche italiane quando una delle sue navi, Iuventa, fu sequestrata a Palermo con l’accusa di cooperazione con i trafficanti di esseri umani. Rischiò 20 anni di carcere.

Rifiutando la medaglia al valore della sindaca di Parigi, Pia Klemp disse: “Non abbiamo bisogno che le autorità stabiliscano chi è un eroe e chi invece è un delinquente”. Per cosa si combatte

Eppure, la Louise Michel è un progetto di membri della società civile per prevenire le morti nel Mediterraneo. Secondo l’International Organization for Migration, quest’anno più di 7.600 migranti sono stati intercettati nel Mediterraneo e riportati in Libia, con la complicità dell’Unione Europea. Spesso rinchiusi in campi non ufficiali, la situazione dei migranti in Libia è notoriamente disperata, con atti di tortura sistematica e stupri documentati da tempo da parte delle organizzazioni per i diritti umani e dai media internazionali.

Quando Banksy scrisse a Pia

In questa situazione, circa un anno fa, Pia ricevette una lettera che diceva così: “Ciao Pia, ho letto di te sui giornali. Sembri una tipa tosta. Sono un artista britannico e ho fatto alcuni lavori sulla crisi dei migranti, ovviamente non posso tenere per me i soldi che ho guadagnato. Puoi usarli per comprare una barca o qualcosa del genere? Per piacere, fammi sapere. Complimenti! Banksy”. A quel che riporta la diretta interessata in un primo momento sembrava uno scherzo, ma oggi, a un anno di distanza, la nave è riuscita a partire e ha già portato i primi risultati. “Non vedo il salvataggio in mare come un’azione umanitaria, ma come parte di una lotta antifascista“, ha detto Klemp al Guardian. Lotta unita a movimenti per la giustizia sociale, diritti delle donne e LGBTIQ, uguaglianza, diritti dei migranti, ambientalismo e diritti degli animali.

La femminista anarchica francese Louise Michel Una nave femminista

L’imbarcazione non a caso si chiama Louise Michel, in onore dell’anarchica femminista, nata in Francia nel 1830. Louise Michel fu la figlia, mai legittimata, del notabile del castello di Vroncourt-la-Côte e della sua serva Marianne Michel. Ebbe comunque la fortuna di essere allevata dai nonni paterni, nobili ma illuministi e liberali: “Ascoltavo sia la mia zia cattolica, che i miei nonni, che erano seguaci di Voltaire. Confusa da strani sogni, ero come l’ago di una bussola che, sconvolto da una tempesta, cerca il nord. Il mio nord era la rivoluzione”, diceva di sé.

Scafo queer bianco e rosa brillante – firmato da Banksy con l’immagine di una bambina con un giubbotto di salvataggio che sostiene un salvagente a forma di cuore – la Louise Michel è più piccola ma molto più veloce di altre navi di soccorso utilizzate delle ONG. È uno yacht a motore di 31 metri, precedentemente di proprietà delle autorità doganali francesi, e batte bandiera tedesca. La nave è partita in segreto il 18 agosto dal porto spagnolo di Burriana, vicino a Valencia.

Lettera all’Europa

“Vogliamo davvero provare a risvegliare la coscienza dell’Europa e dire: ‘Guarda, ti stiamo urlando contro da anni ormai. C’è qualcosa che non dovrebbe accadere proprio ai confini dell’Europa, e chiudi gli occhi davanti a questo. Svegliati!'” ha spiegato Claire Faggianelli, parte dell’equipaggio.

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Senza il verde, la città non si vive ma si subisce

Ven, 08/28/2020 - 08:00

Molto, e i Sindaci possono davvero fare la differenza: a partire dal considerare il verde urbano investimento e non spesa.

Una lungimirante pianificazione e programmazione del verde e della sua manutenzione può fare la differenza tra vivere bene in una città o vivere male. Per tanti aspetti: relativi alla salute, alla vivibilità, alla socialità, all’aumento della resilienza delle città, ovvero della capacità che può avere un’area urbana di reagire a fenomeni climatici sempre più irruenti e distruttivi.

Anche nei più illuminati piani urbanistici la vegetazione in città, fino ad ora, ha avuto per lo più funzioni simboliche, ornamentali, al massimo termoregolatrici, e solo recentemente il verde, in alcune città con amministrazioni illuminate, è tornato ad essere inserito in un ragionamento più complesso e funzionale di un rapporto fra aree da destinare a parchi, aiuole, o orti e aree da cementificare nei piani regolatori.

Si è, si spera, chiusa la fase in cui la natura era stata relegata a una funzione puramente decorativa, anche perché abbiamo accumulato un ritardo nel nostro braccio di ferro con il pianeta che impone decisione, interventi in grande scala, impiego di tecnologie rinnovabili e una visione a lungo termine in tutti questi contesti, nelle città grandi prima di tutto, ma anche nei contesti più piccoli.

E sono gli stessi cittadini sempre più spesso a chiedere di poter essere coinvolti nella gestione del verde, nella sua cura e manutenzione, come ad esempio negli ‘orti sociali urbani’, o nei giardini e orti condivisi, o anche semplicemente nella gestione delle aiuole, delle piste ciclabili, dei parchi cittadini, attraverso i patti di collaborazione  pubblico-privato.

Non solo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) confermano che l’Italia è tra i Paesi maglia nera in Europa per lo smog, ma è evidente in tanti studi come la mancanza del contatto con la natura abbia effetti negativi sulla salute, soprattutto nelle fasi della crescita.

Il contatto con il verde urbano e con la biodiversità cittadina è spesso l’unica occasione per vivere la natura nel quotidiano: parchi e giardini hanno un ruolo fondamentale nel contrastare il ‘deficit di natura’ che, purtroppo, influenza in modo sempre più determinante la vita di ragazzi e bambini che vivono nelle nostre maggiori città.

Alla luce di tutte le ricerche che documentano l’importanza del verde nei sistemi urbani per la salute e il benessere dei cittadini (in particolare per il sequestro del carbonio e la cattura di particolato come Pm 10 e Pm 2,5 nonché del protossido di azoto e di anidride solforosa), è evidente che questo capitale naturale debba essere arricchito e correttamente gestito in tutte le aree urbane.

Ne abbiamo parlato con un esperto, il Prof. Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze con incarichi e ruoli di prestigio nel settore della Arboricoltura: è membro del Board della International Society of Arboriculture e attuale chairperson dell’Institute for Arboricultural Studies di Hong Kong, è stato Presidente della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze.

Prof. Ferrini, come si può stabilire, e verificare, se un centro urbano ha “sufficiente verde” per garantire ombra, limitazione di inquinanti, resilienza agli eventi climatici, ecc.? I parametri attuali presenti negli strumenti urbanistici sono sufficienti?

«Il parametro più utilizzato è l’indice di copertura arborea che misura la percentuale di superficie urbana occupata dagli alberi all’interno di una città. Questo indicatore funge anche da variabile per lo spazio verde – la presenza fisica della vegetazione – all’interno dei quartieri della città. Il secondo indicatore utilizzato è la quantità di copertura arborea/abitante che valuta l’accesso di una popolazione alla sua foresta urbana, misurando l’estensione della copertura per ogni persona che vive in un’area definita.

Da questo dato è possibile calcolare la variazione di questo indicatore (Tree Cover per Capita Deficit), che viene definito come ulteriori metri quadri di copertura arborea necessaria per raggiungere i 15 metri quadrati (m2) suggeriti da UN-Habitat di copertura vegetale per abitante.

Per cui le città che hanno una quantità di verde accessibile e fruibile al di sotto della direttiva UN-Habitat dovrebbero porsi l’obiettivo di aumentarla con pianificazioni di lungo termine.  

Molte città a livello internazionale si sono poste come obbiettivo l’aumento della copertura arborea. Un esempio è Washington, che ha una copertura media delle chiome degli alberi del 38%, in calo rispetto al 50% del 1950. Tuttavia, dal 2002 (quando si è toccato il minimo), la superficie coperta da alberi è aumentata costantemente e arriverà, grazie ai nuovi impianti, al 40% circa nei prossimi anni.

Purtroppo, queste percentuali sono ben lontane da quelle medie delle città italiane, dove difficilmente si supera il 20% e spesso si rimane ben al di sotto. Secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto ISPRA sull’ambiente, l’incidenza delle aree verdi pubbliche sul territorio comunale presenta valori inferiori al 4% in 84 delle 116 città per cui è disponibile il dato e solo in 12 città la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%».

È necessario un censimento del verde o altri passi o strumenti da mettere in atto per avere le informazioni oggettive e non basarsi su “percezioni” o dati inidonei? E quali sono i passi successivi da compiere?

«La corretta gestione del verde urbano deve basarsi su un modello di pianificazione che preveda tre domande:

  1. Cosa abbiamo
  2. Cosa vogliamo
  3. Come possiamo raggiungere quello che vogliamo

 Per quanto riguarda la prima domanda è necessario dare risposte in merito alle risorse del verde urbano disponibili (censimenti, inventari), alle risorse economiche (professionalità e competenze incluse) e finanziarie disponibili, e alle aspettative della cittadinanza (interviste, customer satisfaction, etc.).

Per quanto riguarda la seconda domanda  occorre definire quali siano le finalità perseguite a livello:

  • Generale (es. paradigma della sostenibilità)
  • lungo termine (finalità ottenibili in 5 o più anni)
  • medio termine (finalità perseguibili nei 5 anni)
  • breve termine (finalità perseguibili in 2-3 anni)
  • annuali (finalità di ogni anno)

La terza domanda richiede invece una risposta che fa riferimento al quadro pianificatorio, programmatorio e regolamentativo e quindi agli strumenti che permettono di individuare gli obiettivi determinati dalle finalità prima espresse.

Questo modello, semplice, ma che spesso sfugge sia agli amministratori (ai quali non è ben chiaro che le risorse collocate alla voce “verde urbano” sono investimenti e non spese), sia ai cittadini (i quali non sempre comprendono le emergenze tecniche e economiche che le diverse Amministrazioni devono giornalmente fronteggiare) contempla un’azione di feedback che determina un’azione automatica di modifica e di adeguamento del complesso al variare di singole parti (es. incremento della superficie e conseguente modifica del quadro finanziario e programmatorio).

Seppure con la sua schematicità, il modello ci permette di sottolineare ancora una volta alcuni elementi di fragilità della filiera del verde urbano italiano, quali: l’assenza di adeguati sistemi di inventariazione, che rappresentano la base di ogni pianificazione, e la mancanza della conoscenza delle aspettative dei cittadini e del relativo grado di soddisfazione del servizio utilizzato.

Come può un ente pubblico che appalta la gestione del verde (o la esegue in proprio) dare garanzia ai cittadini che tale servizio consente di mantenere il verde in efficienza e non tagliare se non necessario? Quali danni provoca la capitozzatura delle alberature?

Solo un puntuale ed efficace controllo può garantire un’ottimale gestione degli alberi, nello specifico si parla di interventi di potatura e sostituzioni di piante con evidenti problematiche che ne rendono indispensabile la rimozione, e delle aree a prato, e in questo caso si parla di tagli regolari del tappeto erboso. Purtroppo, anche dare delle penalità economiche può non essere sufficiente ad assicurare che il lavoro venga effettuato correttamente e con le giuste tempistiche.

La capitozzatura consiste nel drastico accorciamento del tronco o dei rami principali (sbrancatura) fino in prossimità del tronco stesso. Questa operazione è una delle principali cause delle cattive condizioni in cui versano molti alberi delle nostre città. Il tronco o il ramo capitozzati presentano ampie superfici di taglio senza difese e così i tessuti iniziano a morire dalla superficie verso l’interno, Inoltre la corteccia viene improvvisamente esposta ai raggi solari, il che provoca un eccessivo riscaldamento che la danneggia. La capitozzatura è perciò un’operazione che deve essere evitata ogni volta che sia possibile.

Nel caso in cui non esistano alternative, si dovrà operare in modo da ridurre al massimo i danni per la pianta.

Le conseguenze sono la formazione di molti nuovi ricacci, mentre contemporaneamente si assiste all’alterazione del legno e alla possibile creazione di una cavità, che si sviluppano rapidamente in ampie cavità. Ma pure il taglio di un ramo laterale, se viene fatto in orizzontale e lontano da questo, è causa di danni per l’albero. Infatti, si viene a formare un moncone di legno morto, rapidamente attaccato da microrganismi e funghi, o ancora si può assistere alla morte del cambio e al distacco della corteccia anche per molti metri di lunghezza».

Come mai si continua ancora ad attuare questa “non tecnica”, peraltro dannosa?

«Tradizionalmente nelle campagne la potatura degli alberi consisteva in una periodica “riduzione della chioma”. Le piante, però, venivano “educate” fin dalle fasi giovanili e le parti tagliate avevano una dimensione non eccessiva, per cui la superficie di taglio esposta risultava molto minore. Successivamente, a seguito della produzione di nuovi germogli, si formava un ingrossamento, denominato testa di salice (in inglese “pollard”), e spesso anche un fusto di notevoli dimensioni. Ogni 1-2 anni i ricacci venivano diradati e si lasciavano crescere 3-5 nuovi rami. Questi venivano tagliati dopo 3-4 anni e sostituiti con i rami formatisi nel frattempo.

Questo modo di potare aveva una propria logica all’interno dell’azienda agraria tesa alla produzione di tutti i beni necessari alla famiglia contadina. I grossi rami ricavati dai pioppi neri venivano, per esempio, scortecciati durante l’inverno e la corteccia veniva utilizzata come alimento per il bestiame, mentre i fusti, ripuliti, costituivano la paleria aziendale. L’altro legname che si ricavava dalla capitozzatura era usato come legna da ardere o, come nel caso dell’acero campestre, per la fabbricazione degli zoccoli. Questa tecnica di potatura oggi non ha più ragione di essere, anche se nell’operato di alcuni tagliatori (faccio fatica a chiamarli potatori) è possibile vedere un atavico ricordo».

* * *

Per una corretta manutenzione delle alberature, sono tante le associazioni che sono recentemente scese in campo per chiedere una norma specifica che disciplini ed uniformi le tecniche consentite e valide.

Una coalizione di 13 tra enti e associazioni ambientaliste (tra cui Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio, Federazione Nazionale Pro Natura, Lipu – BirdLife Italia, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Stop al Consumo di Territorio, ISDE Italia – Medici per l’Ambiente) ha inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e a quello dei Beni Culturali, chiedendo di emanare una norma sulle tecniche opportune per mantenere gli alberi, vietando allo stesso tempo le pratiche distruttive e controproducenti per la salute e la stabilità delle piante (e quindi pericolose per la sicurezza pubblica) quali le potature drastiche tramite capitozzatura o simili.

Nell’appello si legge «Gli alberi sono esseri viventi, fondamentali per migliorare la qualità della nostra vita. Producono l’ossigeno che respiriamo e contribuiscono a limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. Riducendo l’inquinamento atmosferico, aiutano a prevenire decine di migliaia di morti premature per malattie respiratorie, come documentano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO delle Nazioni Unite – spiegano i promotori della coalizione – Le aree verdi sono importanti per il nostro benessere e relax, sono luoghi di incontro e per il gioco dei bambini. Parchi e giardini sono ricchi di biodiversità e, caratterizzando il paesaggio, incrementano anche il valore immobiliare dei nostri appartamenti».

E ancora: «Aumentare la presenza di spazi verdi e alberi in città promuove numerose forme occupazionali – proseguono i promotori dell’iniziativa – si tratta quindi di una grande occasione per offrire lavoro a personale sia tecnico (monitoraggi, progettazione, controlli di stabilità, ecc.) che operativo (cure agronomiche e arboricolturali, nuovi impianti, ecc.). In Italia è già operativa la Legge n.10 del 14 gennaio 2013 che si pone come un ottimo punto di partenza per sottolineare l’importanza del verde urbano; inoltre il Ministero dell’Ambiente ha prodotto documenti strategici e linee guida. Tutto questo è importante, ma non basta per assicurare un approccio moderno e corretto alla gestione degli alberi. Per questo motivo, chiediamo una legge che regolamenti seriamente la materia».

Altre fonti:

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/No-alle-capitozzature-degli-alberi-appello-per-una-legge

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Le nostre tasse? Sono contro la famiglia | Putin annuncia il secondo vaccino | Sardegna: le accuse Billionaire

Ven, 08/28/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Caso Blake, l’Nba torna in campo (ma con con altre 3 partite rinviate) Gli sportivi non scesi in campo: chi sono;

Il Giornale: L’anomalia delle nostre tasse? Così sono contro la famiglia. Per i lavoratori tedeschi con figli zero imposte fino a 39mila euro. Il paragone con gli altri regimi fiscali: tutti i calcoli ;

Il Manifesto: Banda larga, un passo verso il socialismo in una rete sola;

Il Mattino: Covid, Putin annuncia il secondo vaccino;

Il Messaggero: Covid in Sardegna, tutte le accuse Billionaire, verifiche su clienti e regole. Lazio: «Dossier su errori nell’isola» Cervia, focolaio in discoteca: 91 positivi. Hanno tra i 16 e i 20 anni, uno su 14 ha il coronavirus Covid al Billionaire, Sileri annuncia: «Procura aprirà un’inchiesta, allibito da nomi falsi»;

llsole24ore: A che punto siamo con il vaccino anti-Covid? Sei «candidati» in finale, 12 in semifinale;

Il Fatto Quotidiano: Il report Iss: “Boom di casi importati da altre regioni: è il 15,7%, sette giorni fa erano il 2,3%”. I dati – 1.411 contagi con il record di tamponi;

La Repubblica: Referendum, con il Sì Italia ultima nella Ue per rappresentanza;

Leggo: Gioele ha sbattutto contro il parabrezza dell’auto di mamma Viviana. L’ipotesi che sia morto a causa dell’incidente si rafforza;

Tgcom24: Coronavirus, studio inglese rassicura: “Rischi a scuola sono minimi”;

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Come scegliere frutta e verdura al supermercato

Gio, 08/27/2020 - 21:00

Dopo averci svelato moltissimi segreti sulla frutta e verdura di stagione (https://www.peopleforplanet.it/tag/agronomo/) il nostro agronomo di fiducia, Francesco Beldì, ci porta con lui a fare la spesa in un supermercato.
Lavare la frutta prima di mangiarla aiuta a togliere i pesticidi?

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Si ringrazia NaturaSì Novara per lo spazio per le riprese

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Covid-19, raddoppio in una settimana. Usa, 2mila morti al giorno. Tutta Parigi con la mascherina

Gio, 08/27/2020 - 16:31

La Fondazione Gimbe riporta il suo consueto calcolo settimanale, e non porta buone nuove: dal 19 al 25 agosto, rispetto alla precedente, i nuovi casi di coronavirus in Italia sono quasi raddoppiati. I nuovi contagi sono cresciuti del 92,4% in sette giorni (6.538 contro i 3.399 della settimana precedente) grazie anche al massiccio ricorso a test e tamponi aumentati di più del 70% (309.127 contro 180.300).

Cosa succede nel mondo

Si contano nel frattempo oltre 24 milioni di casi di coronavirus nel mondo. I decessi sono ormai più di 826mila. Nelle ultime 24 ore, negli Stati Uniti sono stati registrati quasi 43,5mila nuovi contagi per un totale di 5,8 milioni di persone colpite da Covid-19. I morti nell’ultima giornata sono stati 2mila e hanno portato il totale dei decessi a quasi 180mila. Gli Usa restano i più colpiti, seguiti da India e Brasile, entrambi con oltre tre milioni di casi.

Nel frattempo Parigi mette la mascherina ovunque

A Parigi il prefetto ha detto che sarà esteso l’obbligo della mascherina a tutta la capitale, invece che solo in alcune zone come previsto ora. Mascherina obbligatoria per tutti gli adulti presenti nelle scuole, dalla materna all’ultimo anno di liceo. Mascherina per tutti gli studenti a partire dalla prima media (11 anni).

Merkel: al bando i grandi eventi

In Germania intanto la cancelliera tedesca Angela Merkeb sta considerando di vietare tutti i grandi eventi, tra concerti, festival e manifestazioni sportive, fino al 2021. Nelle ultime 24 ore in Germania sono stati registrati oltre 1.5mila nuovi casi. Il totale dei contagi è di circa 238mila. I morti sono oltre quota 9,2mila.

India e Corea del Sud in ginocchio

L’India ha registrato un record di 75.750 contagi giornalieri di coronavirus. I morti nelle ultime 24 ore sono stati più di mille, per un totale di 60,472 decessi. La Corea del Sud è un altro fronte caldissimo. Vicina a un record di contagi degli ultimi sei mesi, è a quota 441 casi, di cui 434 di trasmissione domestica. Da oggi l’Assemblea nazionale, il parlamento sudcoreano, è in lockdown dopo il contagio accertato di un giornalista.

Scuola, molti insegnati positivi “A rischio la ripresa”. Cts: “Apriremo nonostante i rischi”

Banchi a rotelle 3.0 sfrecciano a velocità supersonica nelle scuole

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Scuola, molti insegnati positivi “A rischio la ripresa”. Cts: “Apriremo nonostante i rischi”

Gio, 08/27/2020 - 16:05

Un terzo degli insegnanti si rifiuta di fare il test, quelli che si offrono di farlo vengono rimandati dai medici di famiglia alle Asl, mentre i kit arrivano talvolta in ritardo o incompleti.

È iniziato così: in ritardo e su base volontaria, lo screening per 2 milioni di lavoratori della scuola, che dal 24 agosto al 7 settembre possono sottoporsi – se lo vogliono – al test sierologico per il Covid, in teoria disponibile e gratuito per loro. “Né ammassati né troppo distanziati – ha rincarato il governatore dem delle Marche, Luca Ceriscioli su un altro tema caldissimo e irrisolto: quello degli scuolabus. Un compromesso o si blocca tutto”

I dati sui docenti testati

Dai controlli eseguiti finora sono emersi 16 docenti positivi in Veneto, 12 in Lombardia tra Varese e Como, 20 in Umbria e 4 in Trentino. Altre regioni devono ancora iniziare lo screening. Critico il presidente dei presidi nel Lazio, Mario Rusconi, che ha sottolineato l’errore della mancata obbligatorietà: “Bisognava fare test obbligatori, ed estesi agli studenti del triennio delle superiori: è stato un clamoroso errore renderli facoltativi. Bastava un provvedimento del governo, come ne sono stati fatti molti altri in questi mesi”, ha detto. “C’è un terzo degli insegnanti che si sottrae al controllo”, ha aggiunto il presidente della Federazione dei medici di famiglia Domenico Crisarà, che ha sottolineato anche lui tutto il disappunto per la volontarietà del test: “Sono perplesso, stiamo parlando di un’emergenza sanitaria e l’adesione non dovrebbe essere messa in discussione”.

Ma il Cts (e l’Oms): si riapre comunque

Ma nonostante tutto la scuola va riaperta. Lo dice l’Oms e lo ribadisce il Cts. “L’Europa sta attraversando un momento complicato per la riapertura delle scuole”, ha detto il responsabile per l’area Hans Kluge che ritiene di vitale importanza la ripresa delle attività per i giovani “ai quali dobbiamo garantire un’istruzione adeguata in condizioni di sicurezza”.

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Razzismo: lo sport americano si ferma per solidarietà con Jacob Blake, vittima dell’ennesimo delitto della polizia Usa

Gio, 08/27/2020 - 14:00

Nel video gli atleti del Milwakee Buks spiegano la loro protesta. Fonte: nba.com canale YouTube

2020 NBA Playoffs

L’ennesimo episodio di violenza sugli minoranze etniche negli Stati Uniti, gli spari a Jacob Blake, colpito sette volte alla schiena da distanza ravvicinata mentre cercava di entrare in auto, ha scosso profondamente la coscienza degli atleti che hanno deciso di dare un segnale fortissimo, come non era mai accaduto prima.

La decisione della squadra di basket dei Milwaukee Bucks di non scendere in campo contro gli Orlando Magic nei play-off NBA ha avuto un effetto domino incredibile: prima si sono fermate tutte le altre squadre NBA che sarebbero dovute scendere in campo, poi sia la lega MLS (calcio) che la lega MLB (baseball) hanno comunicato ufficialmente il rinvio delle partite previste nella notte tra ieri e oggi, appoggiando la protesta degli atleti.

E’ la prima volta in assoluto a livello mondiale che accade una simile manifestazione di protesta che vede uniti tutti gli atleti e le federazioni.

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Congo, sentenza storica: per la prima volta un bracconiere è stato condannato a 30 anni di carcere

Gio, 08/27/2020 - 13:15

Un traguardo storico è stato raggiunto nella Repubblica Democratica del Congo: un noto bracconiere, Mobanza Mobembo Gerard, conosciuto come Guyvanho, è stato condannato a 30 anni di carcere per aver ucciso più di 500 elefanti e aver trafficato illegalmente l’avorio presente nelle loro zanne, oltre ad aver tentato di uccidere alcuni ranger, che dovrà risarcire versando una somma pari a circa 60mila euro.

Perché si parla di sentenza storica

Per la prima volta nella storia della Repubblica Democratica del Congo, la pratica del bracconaggio è stata giudicata da una corte penale. In precedenza, infatti, tutti i crimini ambientali erano stati processati nei tribunali civili dove la pena massima ai sensi della legge sulla fauna selvatica era di 5 anni.

La notizia, diffusa dalla Wildlife Conservation Society, è stata accolta con entusiasmo e rappresenta un passo avanti nei confronti dei diritti di tutti gli animali selvatici uccisi illegalmente e ingiustamente. Come si legge nel comunicato stampa diffuso dall’associazione,

Questa sentenza trasmette un messaggio estremamente importante: i crimini contro la fauna selvatica non saranno tollerati e saranno perseguiti ai massimi livelli.”

Speriamo che questa decisione rappresenti l’inizio di una nuova visione del mondo, in cui atti crudeli nei confronti di ogni forma umana non vengano più lasciati impuniti.

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Banchi a rotelle 3.0 sfrecciano a velocità supersonica nelle scuole

Gio, 08/27/2020 - 11:00

La psicologa e psicoterapeuta Ilaria Fontana a proposito della riapertura delle scuole.

Studenti adolescenti in preda alle tempeste ormonali cavalcano il loro Destriero rotante brandendo righelli come spade.
Bidelli arbitri perfetti delle Corse nei corridoi per girare la versione italiana di Fast and Furious.
Ma non c’è problema, come spiega il ministro Azzolina, i nuovi banchi permetteranno un rientro sicuro a scuola tutelando il distanziamento sociale dei ragazzi.

Siamo alla fine di agosto e la ripresa scolastica si avvicina ma la nebbia che la circonda non pare ancora diradarsi.
Ingenuamente si poteva immaginare che le azioni di prevenzione e di rinnovamento riguardassero l’inserimento di psicologici nelle scuole per contenere l’alone di ansia e paura proiettato dal Covid, di progettare programmi di informazione e prevenzione sulla salute. E magari anche dare più spazio alla presa di coscienza di comportamenti responsabili per evitare la diffusione dei contagi. Trasmettere le basi di un comportamento rispettoso dell’altro permetterebbe lo sviluppo della maturità e del senso di solidarietà nei ragazzi.

Ma evidentemente ciò non viene considerato altrettanto necessario dell’acquisto di banchi con le rotelle da 300€.
Il Covid ha reso estremamente visibili le molte carenze del sistema scolastico del nostro Bel Paese. Ad esempio le lezioni a distanza hanno reso evidente il ritardo decennale nella digitalizzazione del nostro sistema formativo.

Ricapitoliamo la situazione degli studenti italiani negli ultimi sei mesi: si sono improvvisamente visti bloccati a casa da marzo. Niente più compagni di classe, abbracci amichevoli, gomitate di intesa, chiacchiere nei corridoi.
La socialità si è ridotta alla sola piattaforma virtuale garantita dai cellulari, aumentando tra l’altro le difficoltà relazionali già presenti in questa fase dello sviluppo.
Si sono visti catapultati in casa i loro insegnanti attraverso la didattica a distanza.
Pochi gli studenti con case grandi e silenziose in cui studiare in tranquillità, i più si sono adattati nelle cucine, nei salotti e se era necessario anche nel bagno per avere un po’ di silenzio. Per non parlare di coloro che non avevano un computer in casa o un collegamento a internet.
Dalle testimonianze degli insegnati emerge come i ragazzi abbiamo sofferto l’invasione nella loro privacy.

Susanna De Astis professoressa del liceo E. Ferraris di Cesenatico racconta in un’intervista “E’ stato imbarazzante per alcuni miei studenti collegarsi alla piattaforma utilizzata per le lezioni mentre la mamma cucinava, la sorellina più piccola piangeva e la nonna camminava avanti e indietro per la riabilitazione dell’anca. Le difficoltà riportate dai ragazzi sono state diverse, tra cui anche quelle pratiche legate alle differenti condizioni economiche e abitative.
Alcuni si vergognavano così tanto da fingere problemi nella connessione o malesseri, per poi scusarsi in privato tramite email.”

Ora dopo tutto questo qualcuno si è chiesto veramente di cosa avrebbero bisogno i ragazzi? Qualcuno si è chiesto con quale stato d’animo aspettano settembre? Non si vuole sminuire l’importanza di trovare una strategia al distanziamento sociale, provvedendo a cambiare la disposizione di banchi e di sedie nelle aule, ma se il ministro pensa che l’acquisto di banchi a rotelle siano una priorità soffre di una grave forma di miopia sui bisogni evolutivi dei bambini e degli adolescenti.
Non ci vuole tanto a immaginare che negli ultimi mesi si sia persa la regolarità nell’apprendimento, l’allenamento dell’attenzione e della pazienza a stare seduti ad imparare qualcosa che richiede tempo e dedizione.
Per non parlare dei bisogni degli insegnanti, totalmente assenti dai progetti ministeriali.
Agli insegnanti viene solo chiesto di adeguarsi alle nuove direttive senza sapere neanche se si sentano preparati a gestire efficacemente la nuova relazione con gli studenti in un contesto in cui la prossimità è pericolosa.
Si è pensato a fornire loro degli strumenti psicologici e relazionali per contenere il disorientamento degli studenti? No, infondo hanno solo il compito di relazionarsi con loro per 5-6 ore al giorno, come minimo.
E che direttive hanno ricevuto tutti gli insegnanti di sostegno che si occupano di bambini con bisogni speciali dove la vicinanza fisica è prerequisito indispensabile all’aiuto?

Nell’era pre Covid l’insegnamento rappresentava per molti un lavoro sicuro, persone che non erano riusciti a trovare un altro impiego si adoperavano per prendere l’abilitazione all’insegnamento come piano B, oggi queste stesse persone temono il giorno in cui verranno chiamati a insegnare. Perché sanno benissimo che verranno lanciati in uno scenario caotico e complesso, senza direttive, né formazione adeguata.
In questo momento storico in cui il Covid impone riforme scolastiche già in attesa da decenni non solo per ciò che riguarda la sicurezza edilizia degli istituti, ma anche per l‘aggiornamento dei programmi di studio, noi rinnoviamo le sedie.
Mi chiedo se il professore John Keating de l’Attimo fuggente avesse mai pensato di risvegliare le giovani menti dei suoi studenti con dei banchi a rotelle.

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Caos scuolabus: cosa c’è da sapere

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Caos scuolabus: cosa c’è da sapere

Gio, 08/27/2020 - 09:11

La capienza massima degli scuolabus andrà limitata per rispettare le distanze di sicurezza: gli studenti potranno sedersi solo nei posti indicati. Tuttavia c’è un’eccezione: il distanziamento salta nel caso in cui il viaggio abbia una durata inferiore ai 15 minuti.

Non potranno salire sullo scuolabus alunni e conducente che abbiano la febbre e che abbiano avuto il virus nelle due settimane precedenti. Qualcuno ipotizza di introdurre dei “separatori morbidi”: ma che cosa sono? Invece di installare delle rigide barriere in plexiglas, usare dei divisori di stoffa per distanziare i posti a sedere. Ma anche su questa ipotesi, il parere è discorde né è chiaro come igienizzare la stoffa. In ogni caso, i mezzi di trasporto verranno igienizzati e sanificati ogni giorno e sarà prevista, quando possibile, un’areazione continua, possibilmente naturale. Qualche dubbio ancora sulle fermate degli scuolabus, per evitare che si creino assembramenti, si potrà salire solo quando il passeggero precedente avrà preso posto a sedere.

C’è chi dice no: le Regioni

Il vertice tra Governo e Regioni si è concluso senza trovare un’intesa sui trasporti. Se le restrizioni attualmente in vigore per il trasporto pubblico locale non dovessero essere riviste – avverte il presidenti di Regione Stefano Bonaccini – “a settembre si andrà incontro a una serie di problematiche e a un vero e proprio rischio caos”. Molti più duri gli attacchi ai ministri da parte di Giovanni Toti e Attilio Fontana.

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Promuovere l’allattamento al seno salva 820.000 vite l’anno

Gio, 08/27/2020 - 08:00

Uno spot ironico per divulgare il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare sempre e ovunque, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro

Promuovere l’allattamento al seno a livello mondiale potrebbe salvare 820 mila vite l’anno. Avete capito bene: 820 mila decessi in meno tra neonati e bambini nella prima infanzia grazie al solo latte materno. A stimare la cifra è uno studio condotto dall’Organizzazione mondiale della Sanità in collaborazione con l’Unicef (l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell’infanzia) “Protecting, promoting and supporting Breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services: the revised baby-friendly hospital initiative”, da cui emerge anche che estendere questa tipologia di alimentazione (che poi non è solo alimentazione, ma anche relazione e contatto, con tutti i benefici che da questi derivano) a tutti i neonati del mondo comporterebbe ogni anno un risparmio a livello globale di circa 300 miliardi di dollari.

I benefici per il bimbo

Il latte materno non è un semplice alimento, ma un tessuto vivo che modifica nel tempo la sua formula adattandosi alle specifiche esigenze del bambino: possiede tutti i nutrienti necessari nella prima fase della  vita dei neonati e contiene sostanze in grado di proteggerli dalle infezioni e di favorirne il corretto sviluppo anche oltre i due anni di vita, rinforzando il sistema immunitario.

Non solo nutrimento

Non solo nutrimento. L’allattamento materno è anche la prima forma di immunizzazione del bimbo: i piccoli allattati al seno sono infatti meno soggetti a malattie respiratorie, gastroenteriti, otiti e allergie e allo sviluppo nella vita futura di patologie croniche come diabete e obesità. Poppare il latte dal seno favorisce inoltre un più corretto sviluppo della bocca (struttura mandibolare e arcate dentarie) del bambino.

I benefici per la mamma

A guadagnarci dall’allattamento al seno è anche la mamma. Tanto per iniziare, allattare al seno rafforza il legame col piccolo e stimola il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori coinvolti nella sensazione di benessere. Inoltre la suzione al seno praticata da parte del neonato appena dopo la nascita favorisce la contrazione dell’utero, facilitando il suo ritorno alle dimensioni pre-gravidanza e prevenendo le emorragie. Allattare al seno, poi, accelera la ripresa dal parto e riduce il rischio di depressione post parto; nel lungo termine riduce nelle mamme il pericolo di sviluppare l’osteoporosi in età avanzata e il tumore alla mammella e all’utero; facilita la ripresa del peso-forma, poiché la produzione di latte da parte dell’organismo materno comporta un notevole dispendio di calorie.

Cosa dice l’Oms

Il latte materno è l’alimento migliore per soddisfare i bisogni alimentari del bambino e l’allattamento al seno è il modo migliore per soddisfare i bisogni emotivi del piccolo: per questo l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda il latte di mamma come unica forma di alimentazione per i primi sei mesi di vita (fino cioè a 26 settimane compiute), senza aggiungere  neanche l’acqua, e consiglia di proseguire nell’allattamento fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano, anche oltre i due anni, integrando gradualmente la dieta con altri cibi a partire dal compimento dei sei mesi di vita del bimbo.

Dati ancora bassi

Nonostante le raccomandazioni dell’Oms, però, a livello mondiale la percentuale di bambini allattati al seno in modo esclusivo per i primi sei mesi di vita è ancora bassa – solo 4 su 10 – e nel nostro Paese la strada da fare è ancora lunga: se, infatti, nei primi giorni dopo il parto circa il 90% delle neomamme italiane allatta al seno il proprio piccolo, già alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 77% per crollare al 30% a 4 mesi, e solo il 10% delle mamme continua ad allattare oltre i 6 mesi (leggi la nostra inchiesta).

Allattare al seno “È naturale!”

Per promuovere l’allattamento al seno e divulgare, in chiave ironica, il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro, “sempre e ovunque“, il ministero della Salute ha lanciato la campagna “È naturale!“, uno spot da alcuni giorni in onda sulle reti Rai – ma che andrà anche sulle reti Mediaset (Canale 5 e Italia 1) e sul web con una versione più breve da 15 secondi – che ha come testimonial i comici Nuzzo&DiBiase. La scelta del ministero della Salute di pubblicizzare l’allattamento materno, spiega Maria Vicario, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (Fnopo), «è d’aiuto agli innumerevoli inviti che ostetriche, ginecologi, neonatologi e pediatri rivolgono da tempo ma che non sempre è facile seguire». L’appello alle neomamme «è di non scoraggiarsi davanti alle prime difficoltà e di chiedere consiglio alle ostetriche che sapranno aiutare, anche nei casi in cui, per specifiche situazioni, si dovesse optare diversamente».

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Uragano Usa: «Sarà catastrofico» | “Così è morto il piccolo Gioele” | Addio a Rita, la vedova del “boss delle cerimonie”

Gio, 08/27/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Rientro a scuola, è caos sulle mascherine. E sui bus spuntano i «separatori morbidi»;

Il Giornale: Impatto in auto con la mamma “Così è morto il piccolo Gioele‘Abbiamo trovato tracce di sangue sul cranio‘;

Il Manifesto: Al confine con Ventimiglia: «Ci chiudono nei container e truccano i dati per cacciarci»;

Il Mattino: Uragano Laura si rafforza a categoria 4 e spaventa gli Usa: «Sarà catastrofico»;

Il Messaggero: Migranti, il Governo impugna l’ordinanza di Musumeci sulla chiusura dei centri accoglienza in Sicilia;

llsole24ore: Smart working, come sarà da settembre? Ecco 5 errori da non ripetere – Il lavoro dopo il virus: i 7 trend della nuova occupazione;

Il Fatto Quotidiano: L’Europa a scuola: in Francia adulti in mascherina, in Uk decidono i presidi, in Spagna ingressi scaglionati. Italia, dialogo governo-regioni sul trasporto pubblico ;

La Repubblica: Addio a Rita, la vedova del “boss delle cerimonie”;

Leggo: «Il covid può essere trasmesso dagli asintomatici a oltre un metro e mezzo di distanza», il risultato di un nuovo studio;

Tgcom24: Il Papa: le disuguaglianze nella pandemia sono una malattia sociale (soprattutto per i bambini);

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Covid-19, 1.367 nuovi casi in un giorno. 13 morti

Mer, 08/26/2020 - 18:33

Ad oggi in Italia i positivi al coronavirus o covid-19 sono 20.753 (+1.039, +5,3%; ieri +519). Se ieri i nuovi contagiati erano stati 878, i nuovi contagi nelle ultime 24 ore sono stati 1.367. Nello stesso periodo il numero di tamponi fatti è stato di 93.529, ieri erano stati 72.341. I morti ieri sono stati 13, i dimessi 314.

35.458 morti da inizio pandemia

Considerando da inizio pandemia, i contagiati sono stati in tutto 262.540, considerando quindi anche i morti (35.458) e i guariti (206.329).

I pazienti ricoverati con sintomi sono 1.055 (-3, -0,3%; ieri +13), di cui 69 in terapia intensiva (+3, +4,6%; ieri +1).

Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna

A seguire ecco i dati per Regione, con il numero dei casi totali (ovvero il numero di persone trovate positive dall’inizio dell’epidemia, che include morti e guariti). La variazione indica il numero dei nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore. Dove non è indicata la percentuale di aumento, il dato è inferiore allo 0,1%. A dominare la classifica sempre la solita Lombardia.

Lombardia 98.814 (+269, +0,3%; ieri +119) Piemonte 32.515 (+75, +0,2%; ieri +57) Emilia-Romagna 31.214 (+120, +0,4%; ieri +65)
Veneto
22.337 (+147, +0,7%; ieri +119)
Marche 7.133 (+9, +0,1%; ieri +11)
Liguria 10.724 (+41, +0,4%; ieri +12)
Campania 6.111 (+135, +2,3%; ieri +138)
Toscana 11.414 (+161, +1,4%; ieri +34)
Sicilia 4.124 (+33, +0,8%; ieri +24)
Lazio 10.398 (+162, +1,6%; ieri +143)
Friuli-Venezia Giulia 3.684 (+33, +0,9%; ieri +9)
Abruzzo 3.687 (+26, +0,7%; ieri +10)
Puglia 5.170 (+51, +1%; ieri +49)
Umbria 1.699 (+20, +1,2%; ieri +29)
Bolzano 2.898 (+5, +0,2%; ieri +9)
Calabria 1.416 (+8, +0,6%; ieri +8)
Sardegna 1.912 (+53, +2,9%; ieri +34)
Valle d’Aosta 1.223 (nessun nuovo caso; ieri +2)
Trento 5.039 (+7, +0,1%; ieri +3)
Molise 520 (+9, +1,8%; ieri nessun nuovo caso)
Basilicata 508 (+3, +0,6%; ieri +3)

Usa di nuovo a fuoco: 2 morti nelle proteste per Blake. Miliziani bianchi contro i manifestanti

In Africa è stata finalmente eradicata la poliomielite selvaggia

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In Africa è stata finalmente eradicata la poliomielite selvaggia

Mer, 08/26/2020 - 18:00

L’Africa è finalmente libera dal virus della poliomielite selvaggia: a dichiararlo è stata Rose Gana Fomban Leke, presidente dell’African Regional Certification Commission, ente dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’eradicazione della poliomielite.

Si tratta di una sentenza storica: da ben 4 anni non si presentano più casi di questa malattia infettiva letale, causa di paralisi permanente, che ha provocato la morte di migliaia di bambini africani.

Cos’è la poliomielite selvaggia?

La poliomielite è un virus che si diffonde da persona a persona, solitamente attraverso l’acqua contaminata. Di solito, questa malattia colpisce i bambini sotto i cinque anni, a volte portando a una paralisi irreversibile che attacca il sistema nervoso e che, spesso, può portare alla morte dei soggetti colpiti.

Come è stata eradicata la poliomielite selvaggia?

Al di là di ogni teoria complottista, la poliomielite selvaggia in Africa è stata eradicata grazie alle campagne di vaccinazione iniziate nel 1996, anno in cui i capi di Stato africani si sono impegnati a debellare la poliomielite durante la trentaduesima sessione ordinaria dell’Organizzazione per l’unità africana a Yaoundé, in Camerun. A quel tempo, la poliomielite paralizzava circa 75.000 bambini, ogni anno, nel continente africano.

Nello stesso anno, Nelson Mandela, con il sostegno del Rotary International, ha rilanciato l’impegno dell’Africa per l’eradicazione della poliomielite con il lancio della campagna Kick Polio Out of Africa. L’appello di Mandela ha mobilitato nazioni e leader africani in tutto il continente per intensificare i loro sforzi e permettere a ogni bambino di effettuare il vaccino.

L’ultimo caso di poliovirus selvaggio nella regione è stato rilevato nel 2016 in Nigeria. Dal 1996, gli sforzi per l’eradicazione della polio hanno impedito a 1,8 milioni di bambini di rimanere paralizzati per tutta la vita e hanno salvato circa 180.000 vite.

Combattere la disinformazione per salvare vite

Nel mondo, in tutto esistono tre ceppi di poliomielite, due dei quali sono stati eradicati definitivamente. Martedì, l’Africa è stata dichiarata libera dall’ultimo ceppo rimasto: più del 95% della popolazione africana è stata ora immunizzata, nonostante la disinformazione sui vaccini abbia rallentato questo processo nel corso degli anni.

Grazie al contributo dei sopravvissuti al virus, ai leader tradizionali e religiosi, a insegnanti scolastici, genitori, volontari e operatori sanitari, si è sviluppata un’enorme coalizione per sconfiggere la poliomielite e sono state raggiunte anche le comunità più remote per immunizzare i bambini.

Tuttavia, bisogna mantenere alta la guardia affinché non ci sia una futura diffusione del virus e altri bambini muoiano paralizzati.

Fonte: African Regional Certification Commission

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TraTour, percorrere l’Italia in trattore

Mer, 08/26/2020 - 17:30

Marco Beretta, coltivatore milanese, ha girato l’Italia a bordo del suo trattore alla scoperta dei nuovi agricoltori e allevatori del Paese.
Lo abbiamo intervistato.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Usa di nuovo a fuoco: 2 morti nelle proteste per Blake. Miliziani bianchi contro i manifestanti

Mer, 08/26/2020 - 16:42

L’America brucia e pare essere destinata a bruciare a lungo. Dopo i gravissimi fatti che stroncarono la vita di George Floyd, e altri simili succedutigli a ruota, la rivolta popolare si riaccende a seguito del tentato omicidio compiuto da un altro poliziotto ai danni di un altro afroamericano indifeso, di fronte ai suoi 3 figli. Jacob Blake.

La sparatoria dei miliziani bianchi

La notte scorsa una sparatoria con i manifestanti ha causato la morte di altre due persone, e una terza è rimasta ferita, a Kenosha, nel Wisconsin. Si tratta della terza notte di proteste per l’aggressione armata della polizia contro il 29enne Blake, avvenuta domenica sera. La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro le centinaia di persone che non hanno rispettato il coprifuoco per protesta, lanciato bottiglie e fuochi d’artificio contro gli agenti dispiegati. A rispondere con il fuoco ai manifestanti, come ben spiega il Washingtonpost, sono stati la notte scorsa miliziani bianchi in armi, che così si giustificano: “Noi vogliamo difendere i nostri negozi…”.

La paralisi

Nel frattempo Blake si trova ancora in ospedale, paralizzato dalla vita in giù. Il padre del 29enne ha spiegato al Chicago Sun-Times che suo figlio ha “otto buchi” sul corpo e i medici non sanno al momento se la paralisi sarà permanente.

Il tema del razzismo e della brutalità della polizia non sembra tuttavia interessare i vertici della politica americana, riuniti alla Convention Repubblicana che vede Donald Trump fieramente ricandidato.

Cosa è successo domenica

Il video che ha fatto il giro del mondo mostra un poliziotto sparare e ferire gravemente Blake. Il fatto risale a domenica pomeriggio: gli agenti erano stati chiamati sul posto per una lite familiare. Dalle immagini si vede l’uomo, identificato da un testimone come colui che stava cercando di sedare la lite, muoversi scortato dalla polizia, con una pistola puntata alla schiena. A un certo punto Blake, disarmato, prova a entrare nella sua auto, ma un agente lo immobilizza da dietro, tenendolo per la maglietta. Nelle immagini si sentono almeno sette spari. Nell’auto c’erano i suoi tre figli.

“Sono arrabbiata”

In un’intervista, la sorella di Blake ha dichiarato: “Non sono triste, non sono dispiaciuta. Sono arrabbiata”. E questo deve giustamente essere il sentimento prevalente nella vasta comunità afro-americana, mai giunta all’auspicata integrazione. “Quando dite il nome Jacob Blake – ha detto la giovane Letetra Widman – assicuratevi di dire padre, cugino, figlio, zio, ma soprattutto assicuratevi di dire essere umano”.

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Come fare la Sangria a casa!

Mer, 08/26/2020 - 15:00

La sangria rossa come il sangue (dallo spagnolo “Sangre“), è una bevanda tipica spagnola ma imitata in tutto il mondo. Fresca e facile da preparare è ottima per ogni situazione! Cosa serve:

  • 1 litro di vino rosso;
  • succo di 2 arance e 2 limoni;
  • un cicchetto di brandy;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 1/2 litro di gassosa;
  • un pezzetto di cannella;
  • 2 mele e 2 pesche tagliate a pezzetti grossolani;
  • 1/2 limone e 1/2 arancia a fette.
Fonte: Luca s kitchen

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I test rapidi per i tamponi sono inaffidabili (VIDEO)

Mer, 08/26/2020 - 12:00

Fonte Roy de Vita

Un’esperienza diretta mi fa affermare che i test rapidi per i tamponi sono assolutamente inaffidabili

Pubblicato da Roy de Vita su Sabato 22 agosto 2020 Roy de Vita

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La pancia: incubo delle donne, ma luogo di energia vitale

Mer, 08/26/2020 - 10:00

È tonda, è coinvolta negli sbalzi d’umore, può essere calante o crescente, non è la luna bensì la pancia.

Il significato simbolico della pancia

La pancia è una zona del nostro corpo con un’importante rilevanza simbolica: è la sede del cervello emotivo (tratto gastroenterico), richiama alla maternità, alla fertilità, al piacere di nutrirsi e ha un grande appeal erotico e seduttivo.

Purtroppo però nonostante tutti questi nessi così positivi la pancia è spesso vissuta dalle donne in maniera critica. Infatti risulta essere uno dei punti del corpo che le donne hanno più difficoltà ad accettare. 

Se provate a dire a una donna che ha la pancia di certo non ne guadagnerete la sua gratitudine, anzi sarete considerati maleducati e insensibili.

L ‘espressione “avere la pancia” è dispregiativa se associata all’immagine di un corpo grasso e sciatto.

L’ideale del corpo perfetto 2.0

L’adipe addominale nella nostra società è simbolo di pigrizia, gola smodata e poca seduttività, che mal si addice all’ideale di perfezione femminile della nostra epoca.

Il corpo ideale promosso ai giorni nostri dai social e dal marketing è magro, scattante, rotondo nei glutei e nei seni, ma estremamente asciutto nelle altre zone, il tutto curato, aggraziato e tonico.

Il grasso non è considerato accettabile per una donna del XXI esimo secolo.

Dove si colloca il piacere del corpo 

Ma la pancia è veramente solo una zona del corpo da passare al severo vaglio estetico?

Vi potrà stupire sapere che un ventre rilassato e leggermente rotondo è sinonimo di fertilità abbondanza e libertà.

La bioenergetica di Alexander Lowen (1977) ci insegna che la pancia è collegata alle sensazioni sessuali, quindi una pancia e un bacino poco flessibili, rigidi e contratti possono ridurre le sensazioni di piacere sessuale.

Al contrario una pancia rilassata e morbida permette di essere in sintonia con i propri desideri e sensazioni e quindi di vivere una sessualità appagante e carica d’amore.

Che il ventre morbido rimandi un’immagine di donna accogliente, generosa, sensuale e affettuosa ce lo testimoniano i grandi capolavori come la Venere di Botticelli o le morbide donne di Rubens.

L’Era Vittoriana, no alla libido e alla libertà

A tal proposito l’Era Vittoriana ritenne necessario rinchiudere il ventre delle donne in rigidi corsetti di stecche di balena per contenere la loro sessualità e seduttività.

Un ventre rilassato implica una femminilità libera, libera di vivere le emozioni e sensazioni che il corpo regala. Una donna che si sa vivere il piacere nelle sue varie forme è una donna che sa apprezzare la libido e la voluttà della tavola. La pancia poteva far venire strane fantasie agli uomini e quindi solo una donna lasciva la esibiva.

Questa zona così erogena andava quindi “ingabbiata” così da regolarne il fascino e la potenza seduttiva.

In effetti se noi tiriamo in dentro la nostra pancia bloccando il respiro, automaticamente anche le pelvi si irrigidiscono e questo produce inevitabilmente una sensazione di inibizione sessuale e di tensione emotiva.

Infatti non è un caso che quando vogliamo trattenere le lacrime contraiamo involontariamente il ventre, se al contrario lo lasciamo andare il potere emotivo si sprigiona e i singhiozzi sono difficili da contenere. 

Continua a leggere su “ambasciator non porta pena”

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Modelli di economia circolare per arrivare a “Zero waste”

Mer, 08/26/2020 - 08:00

Una parte dei rifiuti oggi non è riciclabile e non viene recuperata per motivi tecnici, ma anche per motivi normativi o di modelli di gestione non avviati o non adeguati.

Un’altra parte di rifiuti deriva anche dalla lavorazione delle diverse sezioni della differenziata (carta, plastica, metallo, vetro): c’è una parte di scarti che a oggi non è riciclabile.

La prima cosa che viene in mente è la plastica di basso pregio, ovvero il monouso, che non è riciclabile né recuperabile, ed è per questo che l’Unione europea si è mossa da tempo con azioni specifiche per la plastica, ma non solo: vi sono altre tipologie di rifiuti urbani che non vengono a oggi sufficientemente differenziati. Per questo motivo dunque l’UE si è mossa anche per incrementare la biocircolarità di tutti i rifiuti urbani (Vedi Direttive UE Pacchetto economia circolare).

L’economia circolare può dare una grossa mano all’incremento delle quote riciclabili e recuperabili: le tecnologie che si muovono in queste direzioni, soprattutto in ambito industriale, daranno una grossa spinta all’obiettivo “rifiuti zero”. Chi produce non può più non considerare l’intero ciclo di vita del prodotto e non può più non assumersi la responsabilità del fine vita.

I divieti di utilizzo della plastica monouso, come nelle iniziative che stanno prendendo piede in tante parti di Italia, sono lodevoli e necessarie ma serve un cambiamento globale all’origine, alla produzione, con prodotti e beni pensati e progettati per essere riciclabili o recuperabili: il design for recycling.

Per tutte queste ragioni a oggi gli impianti – che con i sistemi attuali, in un ciclo di gestione del rifiuto avanzato e moderno, potrebbero arrivare a quote molto alte, ma non ancora pari al 100% – non possono cessare improvvisamente di esistere.

L’economia circolare però deve essere vista come una “stella cometa”, come direzione da seguire senza dogmi, ma anche senza pregiudizi. Un paradigma che eviti gli approcci apocalittici (saremo sepolti dai rifiuti), sia eccessivamente utopistici (i rifiuti spariranno in breve).

Chi ci governa – a tutti i livelli – è sempre più spesso impaurito dal conflitto o dai cambiamenti rapidi di rotta. Fare economia circolare oggi significa fare più impianti per il riciclo (digestori anaerobici, compostaggio, riciclo, piattaforme TMB), ma anche avere gli impianti a cui destinare gli scarti del riciclo e i rifiuti non riciclabili finché non si sarà in grado di smettere di produrre tutto ciò che non è circolare (termovalorizzatori).

Fare in modo, al contempo, che gli impianti di termovalorizzazione siano sempre più monitorati e controllati, che le procedure di gestione siano funzionali a garantire il minimo livello di emissioni nocive possibile, e che vengano ridotti e gestiti in maniera ottimale i casi malfunzionamento degli impianti.

E far sì che “economia circolare” oggi voglia dire sempre più rifiuti zero (con tutte le azioni possibili messe in campo dall’ente pubblico gestore del sistema, vedi articolo Comuni verso il “Rifiuti zero”) e che voglia dire anche coinvolgere sempre più “fette” di industria: cartiere, acciaierie, vetrerie, manifattura per la plastica, i tessuti, i materiali da costruzione, l’automotive, la cosmetica, l’agroalimentare, le bioraffinerie.

Il percorso verso lo zero rifiuti va avviato e sostenuto a livello globale da norme che favoriscano e non blocchino il riciclo e il recupero, come per alcune tipologie di rifiuto oggi accade, e a livello locale da percorsi di gestione del ciclo verso il modello Rifiuti zero.

Andrebbe sostenuto a tutti i livelli il design for recycling: alla base della progettazione e riprogettazione di ogni nuovo bene di consumo. Design for recycling, raccolta differenziata, riuso, recupero, compostaggio, trattamenti selettivi pre-incenerimento a monte, gestione dei sottoprodotti solidi post termovalorizzazione, ecc.: tutto deve concorrere al fine di azzerare la produzione di rifiuti e a rendere inutili i termovalorizzatori e, a maggior ragione, le discariche.  Perché di questi impianti, non se ne debbano costruire di nuovi, e si possa arrivare a portare gli esistenti via via a dismissione.

Immagine di copertina: Foto di annca da Pixabay

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