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Aggiornato: 21 min 35 sec fa

Botswana: centinaia di elefanti morti misteriosamente

Gio, 07/02/2020 - 14:20

Più di 350 elefanti sono stati trovati morti nel nord del Botswana, in particolare nel Delta dell’Okavango, e le cause di quest’avvenimento sconcertante non sono ancora chiare.

Il governo del Botswana ha affermato che sono state escluse le possibilità che le morti fossero causate dal bracconaggio, dall’avvelenamento da parte di esseri umani e dell’antrace, un veleno presente in natura che colpisce occasionalmente la fauna selvatica.

Quest’evento, quindi, risulta molto strano e gli ambientalisti dichiarano di essere davvero preoccupati: il dottor Niall McCann del National Park Rescue ha dichiarato alla BBC che “questa situazione è totalmente senza precedenti in termini di numero di elefanti che muoiono in un singolo evento non provocato dalla siccità … Gli elefanti muoiono senza un motivo chiaro.”

Salvaguardiamo gli animali

Il Botswana ospita un terzo degli elefanti che vivono in Africa e possiede una buona reputazione per quanto riguarda la protezione della fauna selvatica, in particolare elefanti e rinoceronti. Tuttavia, questo rifugio sicuro è sempre più minacciato sia dal bracconaggio che da quest’avvenimento misterioso.

Un sondaggio aereo ha rilevato che il 70% dei giganti buoni è morto nei pressi di pozze d’acqua e la gente del posto ha riferito di aver visto gli elefanti che camminavano in cerchio prima di morire, il che potrebbe indicare che qualcosa stia attaccando i loro sistemi neurologici.

Il dottor McCann ha affermato che la malattia non può essere esclusa e, se dimostrato, esiste la possibilità che possa essere trasmessa alla popolazione umana proprio come Covid-19.

Mary Rice, direttore esecutivo dell’Environmental Investigation Agency, ha dichiarato che:

Mentre può avere un senso escludere il bracconaggio – le zanne rimangono intatte, ma dovrebbero essere rimosse urgentemente per evitare il bracconaggio opportunistico – ed escludere l’antrace perché il Botswana ha i mezzi per testarlo in modo affidabile, l’avvelenamento può essere ancora una possibilità.
I test sono l’unico modo per determinare se c’è stato un gioco scorretto, se si tratta in realtà di una sorta di malattia o virus e se esiste un potenziale rischio per la salute pubblica. In mancanza di ciò, è probabile che il numero di decessi aumenti
“.

A tal proposito, il dipartimento per la protezione della fauna selvatica ha ammonito la popolazione a non consumare carne di animali morti, in quanto ciò potrebbe nuocere alla salute delle persone del posto. I locali sono stati anche invitati a denunciare qualsiasi altro avvistamento di elefanti morti alle autorità.

Salvaguardiamo gli animali, salviamo il Pianeta.

Fonte: The Independent

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Imu e Tari scontate del 20% se le addebiti sul conto

Gio, 07/02/2020 - 11:00

Un’ottima notizia tra le novità approvate ieri tra gli emendamenti al decreto rilancio. Sconto del 20% per i contribuenti sulle imposte locali, come l’Imu e la Tari, per chi passerà all’addebito diretto sul conto corrente. Tra le altre imposte locali ricordiamo anche la Tosap e la Cosap, cioè la Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche; l’Icpa, cioè l’Imposta Comunale Pubblicità e Affissioni e l’Iuc, cioè l’Imposta Unica Comunale su casa e rifiuti. La Iuc a sua volta include la Tasi, cioè la Tassa sui Servizi Indivisibili, l’Imu, cioè l’Imposta Municipale e la Tari, cioè la Tassa sui Rifiuti.

Altri due giorni di lavori

Proseguirà ancora per altri due giorni il lavoro di affinamento al decreto, che ieri ha portato anche a un accordo sul Bonus vacanze. A disposizione ci sono 800 milioni di euro per finanziare interventi per le tratte autostradali, finanziamenti a settori strategici del Paese come la moda o la ceramica. Attese correzioni anche al superbonus del 110% con cui vengono rivisti i massimali di spesa per il cappotto termico, e l’allargamento dell’agevolazione maggiorata a due abitazioni, e al terzo settore.

Leggi anche: Bonus vacanze, arriva l’accordo per diffonderlo tra gli alberghi Vacanze, al via oggi il bonus. Chi ne ha diritto? Ecobonus, voglio ristrutturare casa gratis con il 110% e comprare un’auto. Lo fai con me?

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Bonus vacanze, arriva l’accordo per diffonderlo tra gli alberghi

Gio, 07/02/2020 - 10:30

Per adesso è un piccolo flop, il bonus vacanze (leggi a chi è destinato) che è accettato al momento solo da 4 esercenti su 10. Adesso però, un protocollo d’intesa firmato ieri tra Confindustria Alberghi e Abi dovrebbe favorire la conoscenza e la diffusione del bonus introdotto dal Decreto Rilancio.

Una facilitazione sostanziale

L’accordo prevede una sostanziale semplificazione burocratica che renda
più snelli ed efficienti tutti i processi di gestione del credito fiscale, in particolare per quanto riguarda la cessione dei crediti e la rapida messa a disposizione di risorse liquide per le imprese, in modo che non siano gli albergatori a perderci.

134mila famiglie lo hanno chiesto

Disponibile da ieri, il voucher è stato richiesto attraverso la app dei servizi pubblici IO da 134mila famiglie, già nelle prime ore, per un controvalore economico superiore ai 64 milioni. Il bonus si può spendere entro il 31 dicembre in alberghi, campeggi, villaggi turistici, agriturismi
e bed&breakfast in Italia.

Meno burocrazia

Il motivo per cui il bonus non piace al settore dell’ospitalità è principalmente il fatto che dreni la liquidità delle aziende. L’80% del valore del buono viene infatti anticipato dall’albergatore mentre l’ospite versa solo la parte restante: il voucher diventa di fatto un credito fiscale per l’azienda. Inoltre la sua gestione appariva farraginosa perché è necessaria una lunga procedura attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate.

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Boomerang fai-da-te, ecco come costruirlo

Gio, 07/02/2020 - 10:00

Fedele compagno di giochi e non solo perché ci torna (quasi) sempre indietro da solo! Il boomerang trova le sue origini in primitive armi da lancio usate dagli aborigeni australiani per la caccia e in guerra, è oggi giorno uno strumento ludico per tutte le età.

Dal canale YouTube Rulof Fai da Te vediamo come costruirne uno classico a casa e proviamo a dare una risposta alla domanda che tutti ci saremo fatti almeno una volta: come fa il boomerang a tornare indietro una volta che lo lanciamo?

Fonte: Rulof Fai da Te

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Immaginare il futuro: l’Italian Institute For The Future (Video 1)

Gio, 07/02/2020 - 09:00

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Non sono degli indovini, ma si occupano di studiare l’evoluzione possibile della società in collaborazione con Università, enti di ricerca e aziende. Ci spiega meglio di cosa si tratta il presidente dell’Istituto, Roberto Paura.

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Pulse, la collana anti-Covid fatta dalla Nasa per non toccarsi il volto

Gio, 07/02/2020 - 08:58

Una collana che ti impedisce di toccarti il volto vibrando, si chiama Pulse, è il nuovo progetto della Nasa che lo ha reso disponibile gratuitamente in una formula “fai da te”, da visionare o scaricare gratuitamente online, per costruirsi da da soli un dispositivo assemblato con materiali economici e facili da reperire, al costo totale di 5 euro. Fornita di un sensore di prossimità, la collana inizia a vibrare quando le dita si avvicinano alla testa del possessore, aumentando l’intensità delle vibrazioni man mano che le mani si avvicinano al viso. Un dispositivo progettato per spezzare la pandemia, certo, ma non dissimile ai braccialetti dei carcerati che vibrano se chi li indossa si allontana dal perimetro entro cui deve stare. Verrà adottato in America?

Mentre in Italia i contagi sono diminuiti drasticamente, nel resto del mondo, Usa in testa, la pandemia è in pieno svolgimento, nonostante vigano le norme di distanziamento sociale ormai dappertutto. C’è però un automatismo inconscio che sfugge a ogni regola normativa, ed è quello di toccarsi il volto. Si è detto e ridetto, evitare di farlo, è uno dei modi più efficaci per proteggersi da Covid-19 o per impedire di diffonderlo: da un lato, infatti, toccarsi naso e bocca dopo aver maneggiato superfici contaminate da particelle di saliva altrui aumenta il rischio di favorire l’ingresso del Coronavirus nelle le proprie vie respiratorie; dall’altro, una persona positiva al virus, magari asintomatica, può contaminare le superfici dopo essersi toccato naso e bocca con le mani, contagiando gli altri. E tuttavia, se si chiama automatismo inconscio, un motivo ci sarà. Perciò la Nasa ha pensato bene di rendere disponibile il progetto Pulse.

Per costruire Pulse basta acquistare semplici oggetti al ferramenta oppure online come cavetti elettrici, un sensore a infrarossi, una batteria a bottone, una saldatrice e poco altro. L’unica componente personalizzata del dispositivo è la custodia in plastica trasparente da stampare in 3D – che può essere fatta realizzare da speciali laboratori anche in Italia a costi irrisori.

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Dagli ingredienti al packaging, la cosmetica è sempre più green

Gio, 07/02/2020 - 08:00
Quali scarti vengono recuperati e perché?

Un importante fronte di sviluppo della ricerca in cosmetica si muove verso l’estrazione di principi attivi di qualità a partire dagli scarti di altre produzioni. È la biocircolarità, principio alla base dell’economia circolare per le sue importanti ricadute sia sull’impatto ambientale che sulla riduzione dei costi.

Gli scarti che vengono recuperati in cosmesi hanno origine perlopiù da produzioni agroalimentari o agricole, ed essendo materiali di scarto (gli esperti in materia parlano di “materia prima seconda”, in quanto viene recuperata), il loro costo è nettamente inferiore a quello della materia prima. Il risparmio non si verifica solo per chi acquista gli scarti, che costano meno rispetto alle materie prime, ma anche per le aziende che li forniscono, dal momento che evitano i costi di smaltimento, spesso significativi date le quantità in gioco. Scarti farmaceutici o di altri settori industriali trovano invece difficile applicazione nel settore della cosmetica, che non ama la chimica.

Scarti agroalimentari miniera di principi attivi

Gli scarti agroalimentari sono una vera miniera per la produzione di cosmetici: in alcuni casi, infatti, hanno concentrazioni e disponibilità di principi attivi anche maggiore rispetto alle materie non di scarto. I principi attivi più ricercati per la produzione di cosmetici sono antiossidanti, idratanti, antinfiammatori, nutrienti, leviganti, sbiancanti e olii essenziali; una volta estratti devono essere trattati e purificati per renderli utilizzabili e ne viene testata l’assenza di inquinanti (metalli pesanti, pesticidi, residui di fertilizzanti o altri contaminanti ambientali), esattamente come avviene per le materie prime non seconde.

Anche l’imballaggio è green

La ricerca e l’introduzione di materie prime biologiche nei prodotti cosmetici, derivata da una maggiore attenzione da parte del consumatore verso prodotti più naturali e maggiormente compatibili con la natura e con la pelle, ha preso il via circa 20 anni fa. Questa virata verso la produzione di prodotti efficaci, ma con una presenza sempre maggiore di ingredienti organici, meglio se biologici, ha portato a cambiamenti e innovazioni importanti tra cui la possibilità, che è di questi ultimi anni, di estrarre principi attivi dagli scarti di altre produzioni. Ultimamente, poi, la svolta  “green” della cosmetica è arrivata anche al packaging, che è sempre più riciclabile in ogni suo componente. 

Tanti vantaggi

Le aziende che producono cosmetici a partire dagli scarti del settore agroalimentare spiegano che i principi attivi estratti dalle materie di scarto sono efficaci tanto quanto quelli ricavati dalle materie prime. Gli scarti non sono solo caratterizzati da un’elevata concentrazione di determinate molecole bioattive: sono anche più vantaggiosi in termini economici ed estremamente più biosostenibili rispetto alle più conosciute materie prime. Per fare un esempio: l’estratto derivato dai carciofi non utilizzabili a scopo alimentare perché presentano imperfezioni – e quindi non immettibili sul mercato – permette di ottenere lo stesso tipo di molecole che si otterrebbero dai carciofi non di scarto, ma a costi decisamente inferiori.

Scarti di agrumi, caffè e frutta secca

La lista degli scarti utilizzabili in cosmesi per le particolari proprietà dei principi attivi estraibili è in continua evoluzione e comprende gli scarti degli agrumi, le cui bucce sono ricche di olii essenziali, gli scarti derivanti dalla raffinazione degli oli di riso, sesamo e girasole e gli scarti della lavorazione della frutta secca e dei chicchi di caffè, ricchi di antiossidanti. E poiché la ricerca a livello internazionale è molto attiva su questo fronte, è probabile che questa lista si ampli parecchio nel giro di poco tempo.

Costi di smaltimento molto alti

Gli scarti provenienti dai comparti agricolo e agroalimentare sono significativi dal punto di vista quantitativo e hanno costi di smaltimento molto alti: questo fa sì che il loro riutilizzo da parte delle aziende che producono cosmetici inneschi un percorso virtuoso per tutta la filiera. Per rendersi conto delle quantità da smaltire, basta sapere che secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve (Dipartimento produzione vegetale, Facoltà di Agraria) dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti dall’industria agroalimentare. Di questi, la frazione organica arriva a 9 milioni. Secondo i dati dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Istm Cnr), di questa frazione circa 135 mila tonnellate di scarti derivano dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di tonnellate dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 0,1 milioni di tonnellate dal riso, 0,7 milioni di tonnellate dagli agrumi.

In alcune aziende è già realtà

Tra le aziende italiane che hanno già linee di prodotti con ingredienti recuperati dallo scarto agroalimentare c’è Arterra Bioscience, azienda biotech con sede a Napoli che già da diversi anni produce principi attivi utilizzabili in cosmetica derivanti da scarti agricoli: in particolare dalle vinacce, dalle acque di vegetazione derivanti dalla spremitura delle olive e dalle bucce dei pomodori.

Dermosfera dal 2017 produce, in collaborazione con l’Università di Bologna, una linea cosmetica, RHEA, in cui vengono utilizzati scarti alimentari di origine vegetale come per esempio l’estratto di pomodoro e l’estratto di rucola.

Utilizza invece lo scarto della raffinazione dell’olio di riso Venice Cosmetica, laboratorio cosmetico dal 1976. Il gammaorizanolo contenuto nel riso è un filtro solare naturale impiegato nelle creme da giorno anti-età per combattere i radicali liberi.

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Il Monviso si sta sgretolando | Egitto: “Diteci cosa faceva Regeni qui” | Mascherine, quali usare con il caldo

Gio, 07/02/2020 - 06:25

llsole24ore: Tesla supera Toyota in Borsa: una corsa di 10 anni spiegata con i grafici – I mercati europei cominciano in sordina il II semestre dell’anno;

Il Mattino: Weinstein, risarcimento di 19 milioni a vittime;

La Repubblica: Monviso, il re di pietra si sta sgretolando. Gli esperti: ‘Crolli in aumento’;

Tgcom24: Conte: “Il taglio dell’Iva è un’ipotesi, nessuna decisione ancora presa”;

Il Fatto Quotidiano: I magistrati egiziani: “Diteci cosa faceva Regeni qui”. Genitori: “Ha fallito chi ha fatto affari e stretto mani. L’unica strada è ritirare l’ambasciatore al Cairo;

Corriere della Sera: Tasse, ecco come sei Paesi europei sottraggono all’Italia 6,5 miliardi di euro;

Leggo: Mascherine, quali usare con il caldo. L’infettivologo Bassetti: «Ecco le migliori da indossare e quelle da evitare»;

Il Manifesto: Decreti sicurezza, resta l’ostacolo delle multe alle ong;

Il Giornale: Adesso Esposito ha paura “Acquisite gli audio sul Cav” Il giudice respinge le accuse emerse dalle “confessioni” di Franco e ora vuole sporgere querela alla Procura di Roma;

Il Messaggero: Agli Usa tutte le scorte Remdesivir, ira Ue. Contagi boom, 48.000 in un giorno Foto. Covid, la diretta: quasi 10,5 milioni di casi nel mondo. Contagi in calo a Pechino, solo 3 da ieri. Brasile, quasi 60mila morti «Usa, Covid fuori controllo». Nel mondo 10 milioni di casi;

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IFJ: “La Cina manipola il giornalismo internazionale”

Mer, 07/01/2020 - 18:27

Secondo un rapporto dell’International Federation of Journalists (IFJ), il governo cinese porta avanti una massiccia campagna per “comprare” il favore di giornalisti internazionali soprattutto su temi scottanti quali la repressione degli uiguri e i campi di detenzione. Viaggi pagati alla stampa, ingressi finanziari in gruppi editoriali, fornitura di materiali ai sindacati giornalistici e creazione di servizi radio e tv, o anche addirittura di interi giornali o tv. Succede ad esempio (e almeno) nelle Filippine, in Kenya, in Myanmar, in India. La cosa è particolarmente scottante visto il momento storico dopo la questione dazi, lo scoppio della pandemia di coronavirus e le durissime accuse Usa-Cina, che fanno parlare in molti di tensioni militari nel Pacifico e prospettive di guerra neanche poi tanto fredda.

L’analisi internazionale

A dirlo è un sondaggio condotto da sindacati giornalisti in 58 Paesi, al quale dà ampio risalto il Guardian con una serie di articoli. La Cina starebbe “conducendo una vasta e sofisticata campagna di sensibilizzazione a lungo termine … [in] una strategia che punta a rimodellare il panorama mondiale delle notizie con una narrazione globale favorevole alla Cina”.

Il rapporto “The China Story: rimodellare i media del mondo” sostiene che Pechino lo stia facendo con viaggi pagati per i giornalisti, appunto, oppure cercando di ottenere il controllo delle infrastrutture di messaggistica – uno dei principali canali attraverso i quali le notizie girano a livello internazionale – o comprando azioni di media stranieri e facendo tutta una serie di iniziative di comunicazione su larga scala. Il rapporto spiega che la campagna decennale “sembra essere in aumento”.

I risultati

Il sondaggio, condotto dal settembre all’ottobre 2019, ha chiesto ai sindacati giornalistici di 58 Paesi – tra Asia-Pacifico, Africa, Europa, America Latina, Nord America e Medio Oriente – se avessero ricevuto contatti da Pechino, ovvero proposte di viaggi sponsorizzati o accordi sulla condivisione di contenuti con enti cinesi.

Il risultato è stato che i giornalisti di 29 nazioni su 58 erano stati in viaggio pagato in Cina. Un terzo dei sindacati giornalistici intervistati era stato avvicinato da entità cinesi in cerca di accordi congiunti. La ricerca ha scoperto che Pechino fa sempre più affidamento su giornalisti non cinesi, in particolare dai Paesi in via di sviluppo, ma non solo, per diffondere il proprio punto di vista.

La questione Uiguri

Un esempio è stato un recente tentativo di Pechino di respingere le narrazioni occidentali sulle violazioni dei diritti umani nei campi di indottrinamento politico nella provincia occidentale del Xinjiang, dove Pechino detiene fino a un milione di membri della minoranza uigura, secondo le stime delle Nazioni Unite. Lì Pechino avrebbe portato diversi gruppi di giornalisti di Paesi musulmani per ottenere sostegno internazionale a favore della sua dura strategia di contrasto all’”estremismo religioso”, come lo definisce Pechino.

Caccia ai giornalisti Usa

Dall’altro canto, il governo cinese avrebbe poi rifiutato di rinnovare i visti ai giornalisti statunitensi più “indisciplinati” che lavorano nel Paese. Di oggi la notizia che continuano le tensioni tra Usa e Cina sulla presenza di media nei rispettivi Paesi. Dopo la scelta del Dipartimento di Stato americano di considerare altri 4 media cinesi come “missioni straniere” a causa del controllo diretto e indiretto esercitato dal governo di Pechino, la Cina ha chiesto alle sedi locali di quattro media americani – Associated Press, Upi, Cbs e Npr – di dichiarare in forma scritta le informazioni su staff, finanze e asset immobiliari.

I viaggi pagati alla stampa occidentale

Ma cosa succede nei viaggi d’istruzione pagati ai giornalisti internazionali? Il Guardian approfondisce questo aspetto notando prima di tutto che a parte i Paesi in via di sviluppo – come le Filippine – oltre 120 giornalisti statunitensi avrebbero partecipato a questi tour, così come almeno 28 giornalisti australiani. Visitano asili nido, mercati artigianali, aziende high-tech, dighe idroelettriche e… campi di indottrinamento politico come appunto quelli destinati a “rieducare” gli uiguri.

Il caso Myanmar

Tra i giornalisti coinvolti nello studio, in Myanmar, è emerso che tutti i giornalisti intervistati erano stati in tournée pagate in Cina. Uno di loro era stato nove volte. Il risultato è stato che i loro articoli sul viaggio sono stati per la maggior parte positivi: c’è stato chi ha enfatizzato la modernità e gli sviluppi tecnologici della Cina, mentre alcuni hanno ammesso di aver direttamente firmato accordi che promettono di non scrivere critiche sul Paese.

In molti casi, gli articoli scritti hanno ripetuto fedelmente quanto suggerito. “Tutti hanno scritto di quanto sia bello [lo Xinjiang] o di certe storie che lodano la Cina per aver represso i terroristi”, ha osservato un giornalista filippino. Dodici reporter che hanno visitato il campo di rieducazione nel gennaio 2019 hanno visto i loro volti sul principale organo di informazione televisivo nazionale cinese mentre intervistavano i detenuti sorridenti.

Gli “aiuti” diretti

Secondo l’inchiesta, le organizzazioni giornalistiche di mezzo mondo stanno ricevendo aiuti sostanziali dalle autorità cinesi, spesso con il coinvolgimento delle ambasciate locali. Computer e registratori donati alla piccola e povera Guinea-Bissau, o uno studio hi-tech costruito con finanziamenti cinesi per la televisione kenyana.

Ci sono intere produzioni tv, joint venture, programmi televisivi e radiofonici sponsorizzati dalla Cina e persino intere testate nate su finanziamento della Cina, come è successo in Myanmar per il quotidiano Pauk Phaw. Le aziende cinesi userebbero intensivamente anche app e social per catturare il pubblico digitale. In India, per esempio, il canale UC News – che trasmette in hindi e in altre 15 lingue locali – ha 50 milioni di utenti. Gli scontri con gli Uiguri avvengono al confine del Paese: ma è molto, molto difficile trovare traccia delle tensioni tra governo cinese e uiguri nei media.

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Australia: i koala potrebbero estinguersi prima del 2050

Mer, 07/01/2020 - 13:53

Secondo una recente indagine condotta in Australia, i koala si estingueranno prima del 2050 nel Nuovo Galles del Sud, a meno che non vi sia un intervento urgente del governo per prevenire la perdita del loro habitat.

La stima del governo secondo la quale ci sarebbero 36.000 esemplari di koala nello stato è obsoleta e inaffidabile.

Il report, presentato martedì da un comitato multipartitico, rileva che la perdita dell’habitat rimane la più grande minaccia alla sopravvivenza della specie, a causa del disboscamento e delle bonifiche, azioni rimaste sostanzialmente incontrastate.
Tra l’altro, gli incendi boschivi che hanno dilaniato l’Australia circa un anno fa, hanno contribuito alla scomparsa del 24% dell’habitat dei koala. Come se non bastasse, i cambiamenti climatici stanno peggiorando la situazione, provocando siccità e desertificazione.

Bisogna agire subito

Nel report si legge che “data l’entità della perdita a causa degli incendi boschivi, il comitato ritiene che il koala si estinguerà nel Nuovo Galles del Sud ben prima del 2050 e che sia necessario un intervento urgente del governo per proteggere il loro habitat e affrontare tutte le altre minacce al fine di garantire la loro sopravvivenza”.

Il comitato d’inchiesta ha formulato 42 raccomandazioni per salvare la specie dall’estinzione: il governo deve dare urgente priorità alla protezione degli habitat dei koala, implementando i metodi di monitoraggio, contrastando il disboscamento e incentivando gli agricoltori che proteggono la terra piuttosto che distruggerla.

La situazione è allarmante e tutte le forze politiche sono d’accordo a intraprendere un imminente piano d’azione per salvare la specie più iconica del Paese.

Non c’è più tempo da perdere.

Fonte: The Guardian

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Un mirtillo è per sempre (VIDEO)

Mer, 07/01/2020 - 13:00

Forse senza saperlo ne consumate più di quanti ne immaginiate. E no, non danno superpoteri ma possono aiutare a star bene e mangiare meglio.

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Video di Angelo Maci, design by Federica Corinto, voice over Aldo Gemma. Intervista a: Dott. Roberta De Noia, tecnologa alimentare

Leggi qui l’articolo di Anna Tita Gallo sui superfood

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Divanetto di pallets da esterno fai-da-te. Per godersi l’estate!

Mer, 07/01/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Romina Stories vediamo come realizzare un divanetto da esterno con i Pallets! Un’idea creativa per arredare il nostro spazio con materiali 100% riciclati.

La realizzazione è estremamente semplice! Suggerimenti che troverete anche nel video: ogni bancale viene bloccato sull’altro con 2 viti davanti e 2 dietro; il bancale usato per lo schienale va tagliato altrimenti è troppo alto, poi viene bloccato anch’esso da 2 viti (lunghe) + 2 rondelle. Dopo si passa velocemente della carta abrasiva. L’arredamento viene poi completato da alcuni cuscini ed il gioco è fatto!

Fonte: Romina Stories

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Vacanze, al via oggi il bonus. Chi ne ha diritto?

Mer, 07/01/2020 - 09:20

Parte oggi e sarà possibile richiederlo fino al 31 dicembre il bonus vacanze 2020, che arriva a 500 euroDisponibile qui anche l’app bonus vacanze: per autenticarsi è necessaria l’identità digitale SPID, il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione italiana.

Si gioca per 150, 300 e 500 euro

Varato con il Decreto Rilancio, il bonus vacanze 2020 viene riconosciuto in base al numero di componenti del nucleo familiare: 150 euro per una persona, 300 euro per due persone e 500 euro per i nuclei familiari composti da tre o più persone.

Requisiti Dsu e Isee obbligatori

Il bonus è pensato per il rilancio post Covid, ed è destinato alle persone o famiglia la cui Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) valida per l’Isee non superi i 40.000 euro annui. 

Alberghi, campeggi, B&B…

La cifra messa a disposizione si potrà spendere direttamente negli alberghi, villaggi turistici, campeggi, agriturismi e bed & breakfast scelti per le vacanze. Si tratta di un 80% spendibile nella struttura ricettiva, e di un 20% da detrarre nella dichiarazione dei redditi. Una volta ottenuto il voucher in formato digitale al link indicato sopra, basta presentarlo all’albergatore fornendo il codice univoco o il QR-code.

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I 7 alimenti che non possono mancare sulla nostra tavola in Estate

Mer, 07/01/2020 - 08:00

In questa infografica mostriamo quali cibi non devono assolutamente mancare sulle nostre tavole durante il caldo periodo estivo.

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

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Spot choc della Calabria | “Servono cantieri green” | Appalti: il Papa commissaria la Fabbrica di San Pietro

Mer, 07/01/2020 - 06:25

llsole24ore: Wirecard, da sogno fintech europeo a incubo per milioni di utenti con le carte bloccate -Il crack arriva in Italia: stop ad almeno 325mila prepagate;

Il Mattino: Spot choc in Calabria: «Venite in vacanza da noi, al Nord ci si ammala» ;

La Repubblica: Airbus taglia 15000 posti di lavoro entro il 2021;

Tgcom24: L’Ue riapre le frontiere: ok a 15 Paesi | Sì alla Cina, no agli Usa e alla Russia | Quarantena per gli arrivi extra-Schengen in Italia;

Il Fatto Quotidiano: L’audio del giudice con Berlusconi: ‘Sentenza guidata’. Ma fu lui a scriverla. E davanti al Csm negò pressioni. La Cassazione: ‘Nessun magistrato espresse dissenso’;

Corriere della Sera: Nuovo virus influenzale di tipo H1N1 scoperto in Cina: è potenzialmente pandemico;

Leggo: Gemelli uccisi dal padre, l’autopsia sul corpo della piccola Elena: «Strangolata a mani nude»;

Il Manifesto: Servono subito cantieri green, non sanatorie;

Il Giornale: Ira delle toghe “smascherate” Adesso “processano” Franco;

Il Messaggero: Il Papa commissaria la Fabbrica di San Pietro, appalti da analizzare: aperta un’inchiesta. Il Vaticano si affida a Guzzini, sponsor della nuova illuminazione della Pietà di Michelangelo Vaticano, rubata lettera di Michelangelo: un ex dipendente chiede riscatto di 100mila euro Giallo in Vaticano, 2 i documenti spariti: dopo la lettera di Michelangelo anche un altro foglio antico;

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Perché tante coppie scelgono il “divorzio del sonno”?

Mar, 06/30/2020 - 18:46

Secondo un sondaggio, nel Regno Unito il 15% delle coppie dorme separata, ciascuna in un letto diverso: il c.d. divorzio del sonno.

Ne parla il britannico Daily Telegraph che, attraverso i risultati di un sondaggio, fa luce su una pratica poco conosciuta eppure molto diffusa. Una pratica di coppia che consiste nel separarsi al momento di andare a dormire. Nella stessa casa ma in letti separati, di solito anche in camere separate.

C’entra anche il Coronavirus, ma non solo

Alla diffusione del divorzio del sonno ha contribuito anche sicuramente l’epidemia di Covid-19 che impone l’allontanamento fisico nei casi in cui un componente della coppia sia a rischio o abbia contratto il virus.

L’attuale pandemia di Covid-19 fa riconoscere a tutti la necessità della distanza fisica, in particolare delle persone ritenute “a rischio”. Il Daily Telegraph fornisce l’esempio di Jenny e David, una coppia di trentenni che ha scelto di dormire separatamente. David ha continuato a incontrare i clienti come parte del suo lavoro di allenatore sportivo e non vuole esporre Jenny, incinta del loro primo figlio, a possibili contaminazioni. Questa logica ha anche portato molti operatori sanitari a scegliere il divorzio del sonno. Essendo in contatto quotidiano con i pazienti affetti da Covid-19 la scelta di allontanarsi dai loro partner è stata dettata dalla cautela

Ma il problema di salute non è l’unica ragione e neanche la più frequente per cui sempre più coppie scelgono di creare stanze separate.

Lo fanno anche la regina d’Inghilterra e Gwyneth Paltrow

Adottata dalla regina d’Inghilterra e dal duca di Edimburgo, ma anche dall’attrice americana Gwyneth Paltrow e da suo marito, la pratica del divorzio del sonno si sta diffondendo sempre di più.

Il 15% delle coppie dorme separatamente

Anche prima del Coronavirus la pratica era già più diffusa di quanto si possa pensare.

Un sondaggio condotto nel Regno Unito nel 2020, prima dell’inizio della pandemia, aveva rivelato che la pratica del divorzio del sonno era raddoppiata rispetto al 2010, essendo praticata dal 15% delle coppie.

I vantaggi del divorzio del sonno

Secondo gli specialisti intervistati dal quotidiano inglese l’importanza fisiologica del sonno dovrebbe incoraggiare tutti a prendere sul serio la questione. Il divorzio del sonno aiuta a difendersi da una serie di inconvenienti, a cominciare da quello più ovvio: il coniuge che russa, ma non solo.

Due partner non hanno sempre gli stessi orari per alzarsi e andare a letto, o non godono tutti e due di un sonno profondo.

Infine, ma non da ultimo, i fautori del divorzio del sonno invocano anche la necessità di avere uno spazio personale in cui potersi ritirare.

La tesi contraria al divorzio del sonno

Tuttavia, condividere lo stesso letto per la coppia ha una serie di significati profondi da non sottovalutare secondo la terapista Hilda Burke, intervistata dal quotidiano:

È a letto che le coppie possono avere conversazioni private e intime senza la presenza dei loro figli o di altre persone, questo momento privilegiato rischia di scomparire se i componenti della coppia dormono da soli”.

Aggiunge che gli stimoli sessuali sono generalmente generati dalla vicinanza fisica dei due coniugi. Se scelgono di non condividere lo stesso letto, devono pensare ad altre situazioni per ritrovarsi.

La questione resta aperta: il letto matrimoniale è destinato a diventare un residuo del passato?

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Immagine di Bruce Mars

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Il Pantheon del Gargano: Peppino il pescatore diventa il “Dio del mare”

Mar, 06/30/2020 - 16:00

I luoghi che attraversiamo hanno sempre una storia da raccontare, la terra che calpestiamo conserva una memoria storica ed esperenziale e l’arte è la fonte che ci permette di far risalire a galla narrazioni altrimenti dimenticate.

Così sul Gargano nasce Pantheon, un bellissimo progetto a tappe che ha l’obiettivo raccontare la storia sacra e profana degli abitanti e dei luoghi del Gargano. Ogni tappa sarà caratterizzata dalla celebrazione delle persone che abitano quelle zone, divinità in carne e ossa che hanno fatto la storia del territorio. Ogni tappa si concluderà con un rito collettivo nel luogo scelto come tempio celebrativo.

L’idea è stata partorita dal fotografo e street-artist Alessandro Tricarico che, durante il lockdown, ha sentito l’esigenza di raccontare l’altro Gargano, quello non intaccato dal turismo di massa.

Le opere dell’artista sono delle gigantografie, vari frammenti che vanno a comporre il lavoro finale: volti giganti dietro i quali si cela una storia, fatta di volti rugosi, mani, sorrisi, semplici attimi di vita quotidiana che diventano arte incollata su muro, impossessandosi di spazi spesso abbandonati e degradati che acquisiscono un nuovo valore, grazie alla narrazione che viene riportata in superficie.

Il Pantheon del Gargano

Il progetto Pantheon del Gargano è una narrazione itinerante, che rispolvera la storia di luoghi altrimenti dimenticati, attraverso i volti delle divinità terrestri che continuano a mantenere in vita quelle zone.

La prima tappa è stata inaugurata lo scorso 21 giugno sulle rive del Lago di Varano, separato dal mare solo da una sottilissima striscia di terra. In questa località, sulle mura di una casa in rovina a ridosso su uno specchio d’acqua infinito, sorge un’istallazione alta 7 metri e larga 6, dedicata a Peppino, il Poseidone del Gargano.

Credits: Alessandro Tricarico

Come si legge sulla Pagina Facebook dell’artista:

Questo è il primo di una serie di templi dedicati a divinità nostrane, semidei con pregi e difetti umani ma ammantati da un’aura di misticismo.
I luoghi scelti sono fuori dalle rotte turistiche, posti bellissimi che purtroppo sono poco conosciuti ai più. Tutti situati sul Gargano, promontorio sacro di natura e terra di miti e leggende
.
Lui è Peppino, Dio della spuma di mare, delle stelle e protettore delle murene. Dio notturno, capace di grande misericordia e temibile vendetta. Dotato di forza sovrumana, con una carezza può spazzare via le nuvole e causare maremoti. Quando sorride, invece, le cicale si zittiscono negli uliveti
.”

Peppino è un pescatore trabuccolante di Peschici (il trabucco è un antichissimo strumento da pesca): un uomo dal volto rugoso, scavato dalla salsedine, con una folta barba bianca e gli occhi bassi; sembra davvero un’antico dio dell’Olimpo, detentore della saggezza portata dal mare.

“Tornare a mettere l’essere umano al centro”

Il progetto “è nato un paio di mesi fa, da qualche parte ho letto la frase ‘tornare a mettere l’essere umano al centro’. Questo è tutto quello che ho da dire a riguardo: torniamo a mettere al centro l’essere umano.”

L’idea alla base di Pantheon è alquanto rivoluzionaria: in un momento storico in cui l’essere umano nella sua individualità è passato in secondo piano in nome di un processo globale omologante che tende ad annullare le differenze e in cui il singolo viene spesso messo da parte per favorire una sorta di progresso collettivo e digitalizzato, un ritorno al passato e l’importanza di ricordare la “vecchia” vita lontana dalla frenesìa di una società che ci impone ritmi veloci e competitivi, è una vera e propria necessità.

Le narrazioni di Alessandro Tricarico si allontanano dal mainstream e parlano di storie quotidiane attraverso le espressioni racchiuse nei volti e nei gesti delle persone fotografate. Storie che si leggono a partire dalla superficie corporea, che va a costituire un racconto per immagini. Occhi, mani, volti che parlano mettendo al centro l’uomo reale, in carne ed ossa.

Pantheon è un progetto itinerante autofinanziato dall’artista, per cui risulta impossibile programmare le prossime date. Tuttavia, il rituale per “santificare il tempio” sarà sempre lo stesso: un momento di condivisione e di scambio tra le persone, senza le quali questa meravigliosa idea sarebbe rimasta soltanto una teoria. Come ha dichiarato l’artista ad Artribune: “Un tempio senza persone resta solo un luogo. Ci vogliono delle persone a santificarlo, a renderlo vivo”.

Per visitare il primo tempio del Pantheon del Gargano non vi resta che seguire le seguenti coordinate: https://goo.gl/maps/XLYHrKTqqMr5zmk36

L’altro Gargano e le sue meravigliose storie vi stanno aspettando. Guarda il Video su Facebook!

Link al sito dell’artista: https://www.alessandrotricarico.com/

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Perché le chirurgiche vanno gettate dopo 4 ore?

Mar, 06/30/2020 - 16:00

“Perché l’umidità del respiro ne altera la trama, che diventa meno fitta e quindi non più protettiva”. Paolo D’Ancona, esperto di prevenzione e controllo delle malattie infettive all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) spiega perché, oltre le 4/6 ore al massimo questo strumento di protezione diventa inutile. “Anche spruzzarle di disinfettante (che le inumidirebbe con lo stesso risultato) e farle asciugare all’aria non va assolutamente bene”.

Ma 4 ore totali? O consecutive?

Posso riporre la mascherina, ad esempio dopo aver fatto la spesa, e riutilizzarla poi diciamo un altro paio di volte, se resto nel totale delle 4 ore? “No, perché se al supermercato sono entrato a contatto con il virus e si è depositato sull’esterno della mia mascherina, è un rischio riporla a casa. Quindi meglio buttarla“. In alternativa, se proprio si ha difficoltà a reperire un’altra mascherina, la si può sanificare in questo modo, cioè esponendola solo al vapore dell’alcol, e senza mai bagnarla (“anche se non ci sono prove scientifiche che funzioni o che sia sicuro”, commenta D’Ancona).

E le mascherine con valvola?

Perché le mascherine con valvola, o meglio i respiratori, vanno buttati dopo 6 ore? “I respiratori si intasano dopo 6 ore. Secondo gli studi condotti finora, i respiratori in teoria si potrebbero sanificare, ma servono apparecchi particolari e costosi che in casa non abbiamo. Anche col calore e microonde si deformerebbe la valvola e dunque questo genere di mascherina ha anch’essa vita breve.
Leggi qui quando è necessario usare questa e altre mascherine.

Per approfondire leggi la due interviste a D’Ancona: Covid-19, Iss: “Mai la mascherina per la corsa o in bici”
Covid-19, Iss: “I guanti sono inutili”

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Con l’omicidio di Mario Bressi muore anche l’opinione pubblica

Mar, 06/30/2020 - 15:00

“Una separazione dolorosa”, titolano i giornali a proposito di Mario Bresso, l’uomo di 45 anni che ha ucciso i suoi due figli, Diego ed Elena, di appena 12 anni, per vendicarsi della moglie ne aveva chiesto la separazione. Un omicidio pianificato nei minimi dettagli, al punto che, prima di suicidarsi, l’uomo ha gettato il cellulare, così che l’ex moglie non avesse nemmeno il conforto di vedere le ultime fotografie dei figli scattate negli ultimi giorni della loro breve vita. Una separazione così “drammatica” che il padre era in vacanza solo con i figli. Nessuna ostilità insanabile, al di fuori di quella di lui nei confronti di lei, colpevole della separazione. Colpevole di avere deciso liberamente della propria vita. Colpevole di avergli provocato un lutto, quello della separazione, difficile da elaborare. Colpevole, e perciò da punire.

Bressi ha occultato il reale movente dell’omicidio dei figli fingendo che il movente fosse il suo legame simbiotico con loro, e per lasciare dietro di sé una scia di compatimento, poco prima di uccidere i figli, ha postato una foto di loro tre insieme, con scritto “Insieme per sempre”, lasciando intendere che dietro l’intento criminale ci sia stato il bisogno di preservare l’amore paterno dalle manomissioni della moglie.

Un occultamento, un impulso narcisistico che da solo vale come a dimostrare la totale assenza di amore in quest’uomo, né per la moglie né tantomeno per i figli, meri oggetti di possesso. Una tragedia assolutamente non causata dalla separazione, ma che più probabilmente spiega la causa della separazione. Ciononostante, i giornali hanno così riportato la notizia:

Come rileva la femminista Lea Melandri in un articolo apparso su Jacobin Italia:

“C’è una responsabilità più odiosa di quella dell’uomo che uccide uccidendosi, è quella di una società – di maschi prima di tutto, ma anche di donne – che non pronuncia una parola, non muove un passo, non fa il minimo gesto perché questa infamia che si protrae da secoli sia almeno portata allo scoperto, analizzata per la centralità che ha nella vita di tutti, per il peso che ancora sostiene nel dare alla sfera pubblica la sua apparente autonomia, il suo arrogante disinteresse per quel retroterra dove, in nome dell’amore, si consumano una quantità enorme di lavoro e di energie femminili?”

https://www.valsassinanews.com/ L’articolo, è stato poi modificato con la seguente correzione:
“uomo apparentemente regolare”
“Mai una parola fuori posto”, titola il Corriere Il dramma dei papà separati, per Il Mattino

I titoli dei giornali che per primi hanno dato la notizia sono aberranti, questo fare giornalismo è aberrante, buona parte del sistema dell’informazione è aberrante. Non è vero che i titoli servono solo ad attirare l’attenzione del lettore e a indurlo a leggere il contenuto dell’articolo. Hanno anche un valore performativo: dando rilievo al dato reale che riportano, gli conferiscono autorità, dal momento che l’essere riconoscibili o più semplicemente “l’essere famosi” accresce l’autorità del soggetto-oggetto, quale che sia, all’interno di ogni processo comunicativo, quale che sia, giornali e telegiornali compresi.

Non si può più credere nella salute di un’opinione pubblica italiana

L’opinione pubblica sana è sintomo di una società aperta, dinamica, capace di fare autocritica e di mettersi in gioco, al netto delle esagerazioni endemiche che sempre ci sono. Alimentare confronti e conflitti, suscitando o almeno intercettando un’opinione pubblica, spingendola magari a premere sui vari corpi intermedi per migliorare il presente, a questo dovrebbero contribuire i giornali.

In una società chiusa, immobile, padronale, dove regna l’utilitarismo (del fare, produrre, servire a qualcosa e a qualcuno), l’opinione pubblica è stata soppiantata dall’auto-legittimazione dei giornali. Non serve più l’opinione pubblica, basta l’auto-legittimazione dei giornali. Una auto-legittimazione che non si qualifica più nella capacità di spostare l’opinione pubblica, ma che si misura nella capacità di trarre profitto, monetizzare, anche solo sopravvivere, visti i tempi di crisi.

In cosa credere, allora?

Nel nuovo “senso comune” auspicato da Antonio Gramsci: in una “osservazione diretta della realtà” in grado di demolire principi e assiomi ideologici, come quello patriarcale ancora in vigore in posti insospettabili come le redazioni, dei giornali. Un uno sperimentalismo “spontaneo” capace di rianimare l’opinione pubblica facendola tornare quella che per natura dovrebbe essere: “un prodotto delle relazioni sociali in divenire“.

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L’Empire State Building sempre più verde

Mar, 06/30/2020 - 12:30

L’edificio simbolo della rinascita degli States dopo la Grande Depressione del 1929 non ha mai spento le proprie luci anche in questo periodo che è semivuoto a causa del lockdown che ha costretto molte aziende e tenere i proprio dipendenti in smart working.

L’Empire oggi con i suoi 209.000 metri quadri di superficie utile ha nuovi ascensori capaci di generare energia mentre si muovono; finestre di materiali ultra-isolanti che minimizzano l’uso di aria condizionata o riscaldamento; illuminazione con tecnologia Led che abbatte il consumo di elettricità. Queste innovazioni lo hanno portato al 40% in meno di emissioni di CO2.

Ed è solo l’inizio, l’intenzione è quella di arrivare a un ulteriore 40% di risparmio energetico. E la sfida è ancora più importante in un settore come quello edile che ha la responsabilità di essere uno grandi distruttori dell’ambiente: sia durante la costruzione – perché i cantieri sono fabbriche di polveri tossiche – sia per l’enorme consumo di energia degli uffici che vi vanno a risiedere.

Come scrive Fedrico Rampini su Repubblica: “The United Nations Environment Program stima che il 39% delle emissioni carboniche viene dal settore edile, nelle fasi di costruzione più quelle di abitazione-uso degli edifici. Ma nel caso di una città come New York questa percentuale sale ai due terzi. Inutile limitare il traffico, se non s’interviene sull’impatto ambientale dei grattacieli”.

Ci sembra che quanto sta avvenendo all’Empire State Building sia una perfetta risposta a chi pensa che in questo periodo di crisi mondiale sia necessario tagliare gli investimenti green.

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