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Outsider Art: l’arte di chi non è considerato artista

Gio, 02/13/2020 - 07:00

Outsider Art è un termine inventato nel 1945 dall’artista francese Jean Dubuffet che così la definiva: “Lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o niente parte, in modo che i loro autori traggano tutto dal loro profondo e non stereotipi dell’arte classica o dell’arte di moda.

Conosciamo alcuni autori di Outsider Art del passato.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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La plastica che hai riciclato forse è finita in una discarica abusiva in Malesia

Mer, 02/12/2020 - 15:00
1.300 tonnellate in 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2019 più di 1.300 tonnellate di rifiuti in plastica sono state spedite illegalmente dall’Italia ad aziende malesi: è quanto ha scoperto l’Unità Investigativa di Greenpeace Italia nell’inchiesta condotta tra Italia e Malesia sul traffico di rifiuti in plastica.

«Con l’ausilio di telecamere nascoste», dichiarano a Greenpeace Italia, «abbiamo raccolto le testimonianze di alcune delle aziende malesi disposte a importare illegalmente i nostri rifiuti (plastica contaminata e rifiuti urbani compresi), e abbiamo documentato la presenza di rifiuti plastici provenienti dall’estero, Italia inclusa, abbandonati all’aperto senza alcuna sicurezza per l’ambiente e la salute umana.»

Su 65 spedizioni avvenute in questo lasso di tempo per via diretta, 43 sono state destinate a impianti privi dei permessi per importare e riciclare rifiuti stranieri, che operano quindi senza alcun rispetto per ambiente e salute umana.

Questa situazione conferma ancora una volta, dichiara Greenpeace, l’inefficacia del sistema di riciclo e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta.

La responsabilità del governo italiano

Il governo italiano è stato esortato da Greenpeace Italia a porre fine all’esportazione illecita di rifiuti di plastica in Malesia. L’Italia non dispone di procedure di riciclaggio per gestire tutta la plastica prodotta dal Paese e si basa quindi sulle esportazioni. Il governo ha però il potere di imporre divieti alle esportazioni verso i Paesi in cui si sa che il sistema non soddisfa gli standard legali.

Le importazioni malesi di rifiuti di plastica da Paesi ricchi sono aumentate notevolmente da quando la Cina, in precedenza il più grande importatore del mondo, ha imposto delle limitazioni a gennaio 2018.

«L’esportazione dovrebbe essere l’ultima ratio, una società tecnologicamente avanzata deve essere in grado di gestire i propri scarti; se non lo è, deve interrogarsi seriamente su quello che sta facendo», dichiara Paola Ficco, giurista ambientale e avvocatessa.

Cosa prevede la legislazione UE

La legislazione dell’UE stabilisce che gli Stati membri possono esportare rifiuti di plastica in paesi extra-UE solo se sono riciclabili e che le società di riciclaggio devono aderire agli standard ambientali e tecnici richiesti dagli impianti di trattamento in Europa.

Ma controlli molto aleatori fanno sì che un’enorme quantità di plastica contaminata e difficile da riciclare sia spedita fuori dall’Europa e finisca in fabbriche illegali.

Poiché quelle aziende non hanno la capacità di gestire la plastica contaminata e non riciclabile, gran parte dei rifiuti finiscono accumulati fuori dalle loro fabbriche, bruciati o in discarica.

Greenpeace Italia ha condotto un’indagine sotto copertura su fabbriche che non erano tra quelle indicate dalle autorità malesi come aventi il ​​permesso di riciclare i rifiuti di plastica. Il team ha trovato prove di plastica immagazzinata illegalmente e di lavoratori che vivono all’interno di fabbriche circondati da plastica bruciata.

YB Tuan Ng Sze Han, un politico nello stato malese di Selangor, ha dichiarato a Greenpeace che il contenuto delle spedizioni in arrivo nel Paese raramente corrispondeva a quanto dichiarato in dogana.

«Solo circa il 20 o il 30% può essere riciclato» ha affermato. «Il resto deve essere scartato, causando enormi problemi e inquinamento. La maggior parte degli occidentali non ne è a conoscenza. Pensano che i loro paesi stiano facendo un ottimo lavoro di riciclaggio; peccato che non sia affatto così

L’intervento delle Nazioni Unite

Lo scorso maggio le Nazioni Unite hanno annunciato che quasi tutti i paesi del mondo avevano concordato, nell’ambito di un emendamento alla convenzione di Basilea, un accordo volto a limitare le spedizioni di plastica non riciclabile verso i paesi più poveri.

A partire dal gennaio 2021, i paesi esportatori dovranno ottenere il consenso dei governi dei paesi che ricevono rifiuti di plastica contaminati, misti o non riciclabili.

Rifiuti e gioco delle 3 carte

La Malesia l’anno scorso ha iniziato a reprimere chiudendo 140 fabbriche di riciclaggio illegali e restituendo 150 container pieni di plastica provenienti da Paesi occidentali.

L’indagine di Greenpeace ha anche rivelato che da quando la Malesia ha iniziato la sua repressione, c’è stato un aumento del numero di broker, principalmente a Hong Kong, che organizzavano spedizioni.

«Stanno semplicemente facendo il gioco delle 3 carte», ha dichiarato a The Guardian Pierdavide Pasotti di Greenpeace Italia. «La spedizione viene legittimamente negoziata attraverso Hong Kong mentre il container dall’Italia arriva direttamente in Malesia. È possibile che l’esportatore italiano, consapevole della repressione in Malesia, stia usando questo escamotage.»

I produttori di rifiuti di plastica sono in ultima analisi responsabili di dove questi finiscono e basta che ricevano documenti attestanti che i rifiuti di plastica sono stati riciclati, anche se non è vero, per sentirsi legalmente sicuri.

Fonti: Greenpeace Italia, The Guardian

Fonte Immagine: Greenpeace

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Un orango allunga la mano per salvare un uomo

Mer, 02/12/2020 - 11:11

In una foresta protetta del Borneo, in Indonesia, un orango tende la mano a un uomo, probabilmente conoscendo il pericolo che sta correndo. Infatti nella riserva Borneo Orangutan Survival Foundation, il guardiano era sceso in acqua perché gli era stata segnalata la presenza di un serpente, pericoloso per gli orango. Un fotografo amatoriale, Anil Prabhakar, ha catturato la sequenza di immagini, che sta diventando virale sui social. Anila ha commentato su Instagram: «Posso aiutarti? Quando muore l’umanità nell’essere umano, gli animali a volte guidano i nostri principi».

Allo zoo di Vienna

La specie, a grave rischio, non è nuova a esternazioni di sensibilità.

Recentemente nello zoo di Vienna una donna che allattava il figlio accanto a una gabbia è stata avvicinata da una femmina di orango, che aveva da poco perso un figlio. Le due neo-mamme sono rimaste a lungo sedute vicine, divise dalla vetrata della gabbia, a osservare il piccolo mangiare. La donna ha deciso, dopo l’accaduto, di raccogliere fondi per sostenere questa specie a rischio.

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Strage di Bologna: ora sappiamo chi l’ha voluta

Mer, 02/12/2020 - 10:56

2 agosto 1980 ore 10:25, scoppia una bomba alla stazione di Bologna: 85 morti, 200 feriti. Il più grave attentato terroristico del dopoguerra.

Ieri, 11 febbraio, la Procura generale di Bologna ha chiuso le indagini sui mandanti, in sintesi: fu la loggia massonica Propaganda 2 a organizzare e finanziare la strage di Bologna. Dietro alla bomba alla stazione c’erano quattro menti nere: quelle di Licio Gelli, del suo braccio destro Umberto Ortolani, del potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, e del piduista senatore del Msi, Mario Tedeschi. Tutti già scomparsi e speriamo passati a “peggior” vita.

Paolo Bellini, ex ‘primula nera’ di Avanguardia nazionale tra gli esecutori in concorso con i quattro estremisti neri già condannati: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini. E Bellini è indagato anche con “altre persone da identificare” come si legge sull’avviso di conclusione delle indagini. Coinvolto anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel: accusati di depistaggio. L’amministratore del condominio di via Gradoli, a Roma, Domenico Catracchia risponde di false informazioni al pm.

La preparazione della strage, stando agli inquirenti, sarebbe iniziata nel febbraio del 1979 “in una località imprecisata”. I finanzieri hanno documentato flussi di denaro per alcuni milioni di dollari partiti sostanzialmente dai vertici della P2 e indirizzati ai Nar – I Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terroristica neofascista.

Cambia la storia d’Italia

«L’ipotizzato concorso in strage di Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa cambiare la storia di questo paese», dice l’avvocato dei familiari della vittime Andrea Speranzoni.

Paolo Bolognesi presidente dell’associazione dei familiari delle vittime ha dichiarato: «Sono passati 40 anni, se ne potevano risparmiare 10». Secondo Bolognesi l’avviso «È nella direzione dei documenti che avevamo predisposto noi per la Procura”, che riguardavano il processo sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi e dove si trovava un documento chiamato Bologna con il numero corrispondente a un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso Gelli. La prima movimentazione di denaro su quel conto è datata febbraio 1979, l’inizio della preparazione della strage.

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Gatti, chi li venera e chi li uccide…

Mer, 02/12/2020 - 07:00

Si fa presto, con un giro in rete, a trovare le peggiori stranezze che riguardano i gatti. Se avete da parte 30mila euro, ad esempio, potete clonare il vostro micio. Lo ha fatto di recente un affezionato cinese che si è rivolto a una società bio tech di Pechino per far impiantare in una madre surrogata l’embrione clonato dall’adorato gatto morto. 66 giorni dopo è nato un cucciolo, identico per caratteristiche fisiche e caratteriali al precedente animale domestico. È stata la prima volta in assoluto. L’azienda ha dichiarato che in futuro si potranno aggiungere al gatto anche personalità e ricordi del gatto morto: wow!

In Cina è esploso l’amore per i gatti

Notoriamente la Cina ha per tradizione e storia un rapporto molto diverso dal nostro con gli animali, che difficilmente entravano a far parte della famiglia. Adesso le cose sono molto cambiate, e l’amore per i gatti in Cina è esploso. Si parla di un numero crescente di persone schiavizzate dall’amore per il  gatto, e gli altri cinesi, quelli più vecchio stile, prendono in giro queste nuove abitudini definendo gli amanti dei gatti “quelli che si divertono a pulire la cacca”. Come dar loro torto? Eppure, la fetta di cinesi che non bada agli effetti collaterali è aumentata del 50% nel solo 2018, una percentuale molto maggiore rispetto agli ancora rari amanti dei cani o di altri animali domestici. Sono circa 40 milioni attualmente i gatti cinesi, e circa la metà abita in una casa, mentre 50 milioni di cinesi amano i gatti, specialmente i cinesi nati dopo gli anni Ottanta. Questo significa che magari non hanno un gatto, ma adorano tutto ciò che è correlabile a questo animale: poster, oggetti vari che li raffigurino, e i famosi video di gattini, noti anche da noi per il potere di fascinazione e lo spazio immenso che trovano sul web, al punto che oggi dire “video di gattini” significa, in gergo, video di cose frivole, in cui il gattino è divenuto appunto re.

I meme di gattini

I meme sono brevissimi video, in genere buffi o super teneri, oppure foto con una scritta che veicolano un pensiero o un’idea. I gatti dominano queste chicche in tutto il mondo e i social fanno da rimbalzo al loro successo. Ma il web è anche ricco di blog sui gatti, siti o gruppi social sui gatti, con annessi forum sui gatti. Sempre in Cina si raggiunge l’apice, con un blogger, Daodao, che da solo ha raggiunto 4 milioni e mezzo di follower. Un fenomeno pazzesco, che fa guadagnare loro moltissimi soldi in pubblicità, non solo di cibo e giochi per animali domestici, ma di qualsiasi cosa sia fotografabile accanto al loro gattino, e che venderà di lì a pochi minuti.

A proposito di vendere grazie ai gatti, Starbucks, la catena di caffetterie, ha messo in commercio una tazza in edizione limitata lo scorso febbraio in Cina, con il proprio marchio e una figura di gatto, ed è andata esaurita online in 0.07 secondi, con scene di isteria collettiva nei negozi per accaparrarsi gli ultimi pezzi. Prezzo 199 yuan, circa 27 euro. E poi, naturalmente, anche in Asia, ormai come e più da noi, ci sono i bar e caffè popolati da gatti, per chi lavora molto e non può permettersi di badare a un gatto ma ha tanta voglia di accarezzarne qualcuno, ogni tanto.

Chi mette una taglia sulla loro testa

Dall’altro lato, in Australia, è in corso da molti anni una vera e propria guerra ai gatti per un motivo molto serio che faremmo bene a prendere tutti in considerazione, visto il momento storico che stiamo vivendo. Come i ricercatori ci ripetono da tempo, siamo di fronte a un’estinzione di massa per molte specie, e i gatti, specialmente quelli selvatici, sono predatori pericolosi – cresciuti a dismisura grazie al nostro amore – per l’ecosistema e per specie a rischio di uccelli e piccoli mammiferi. Il governo australiano per questo motivo ha messo in conto di eliminare 2 milioni di gatti randagi, ovvero buona parte del totale, che si stima essere tra i 2 e i 6 milioni. Questo esercito è infatti in grado di uccidere in totale 1 milione di uccelli e quasi 2 milioni di rettili ogni giorno. Ricchezza di biodiversità tra l’altro gravemente danneggiata di recente, a seguito degli incendi che hanno colpito gran parte delle aree, anche protette, del Paese. Nello stato del Queensland, c’è addirittura una taglia di 10 dollari per ogni scalpo di gatto selvatico consegnato alle autorità.

In Nuova Zelanda c’è una situazione simile, e da quando sono stati introdotti dai coloni europei, hanno causato o fortemente concorso all’estinzione di oltre 20 specie animali. Sono considerati la peggiore minaccia per la biodiversità e quindi per la ricchezza naturalistica del Paese che, lo ricordiamo, possiede esemplari unici al mondo: l’80% dei suoi mammiferi e il 45% dei suoi uccelli non vivono in nessun altro luogo sulla terra. Per questo motivo non si possono possedere più di due gatti.

“I gatti sono gli unici veri sadici del mondo animale”, ha dichiarato un conservazionista alla Cnn, “sono killer seriali che torturano senza pietà”. Senza bisogno di arrivare a odiarli, comunque, è possibile consentire al proprio gatto di vivere serenamente rendendogli però impossibile la caccia. Il Regno Unito per esempio, dove si riflette da tempo su come contenere la strage di uccelli portata avanti dai felini di casa, ci sono diverse campagne che invitano a porre un semplice campanellino al collo dell’amato gatto. Una scelta d’obbligo se il nostro gatto ha la possibilità di uscire di casa e cacciare, anche solo sul balcone. Ce ne sono di piacevoli per l’uomo e non dannosi per il micio, studiati appositamente per produrre un suono non fastidioso.

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Curiosity Killed the Cat (Infografica)

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Non sei solo, Patrick George Zaky

Mar, 02/11/2020 - 15:00

Patrick George Zaky, 27 anni, è iscritto all’università di Bologna, studia farmacia, ma la sua passione sono la politica e i diritti umani. Ricercatore per l’ong Egyptian initiative for personal rights, da tempo si occupa dei diritti della minoranza cristiana, della comunità Lgbtqi, delle donne e in generale della libertà di espressione in Egitto. Aveva creduto nel rinnovamento durante le primavere arabe, era sceso in strada contro il regime di Hosni Mubarak. Poi, quando a Mubarak successe Mohamed Mordi, leader della Fratellanza musulmana, è sceso ancora in piazza. Seppur eletto democraticamente, Mordi stava assumendo i tratti del dittatore, e a Patrick questo non piaceva.

Per Shaimaa Sabbagh, poetessa

L’anno dopo l’elezione di Mordi, arrivò al potere al Sisi, che fece arrestare Mordi. Nella piazza di Rabaa al Adawya, l’esercito militare massacrò circa 2.000 persone che si opponevano al golpe del mese precedente di Al-Sisi. Quattromila persone rimasero ferite. Persone reali, con una sola vita a disposizione, come tutti. Con viscere, vene, peluria, mal di denti, odori, malinconie, e tutto. «Il peggiore omicidio di massa della storia moderna dell’Egitto», così Human Rights Watch definì la repressione di Al-Sisi contro i suoi concittadini. Dissidenti per lo più pacifici, che ciclicamente hanno protestato con tutt’al più un megafono in mano. Come Shaimaa Sabbagh, poetessa, socialista, attivista, uccisa dalla polizia con tre colpi di pistola il 24 gennaio 2015. Aveva 33 anni e un figlio di 5. 

Tutto ciò non piaceva a Patrick George Zaky, e ora la sta pagando cara

Venerdì 7 febbraio, alle 4 del mattino, la Sicurezza di Stato egiziana lo ha sequestrato al suo arrivo all’aeroporto del Cairo. Cristiano copto originario di una provincia del Delta, Patrick era rientrato in Egitto per una breve vacanza con la famiglia. Scomparso per circa 24 ore, durante le quali è stato torturato anche con l’elettroshock, come riferiscono i legali, Patrick è stato prima trasferito in una struttura degli agenti segreti del Cairo, poi mandato nella procura di Mansoura ovest, la sua città di origine, dove è stato iscritto nel fascicolo di inchiesta n. 7245. Lì lo hanno infine raggiunto gli avvocati. 

Nei suoi confronti è stata convalidata una custodia cautelare per 15 giorni, al termine dei quali, ci sarà una prima ordinanza e quindi  un’udienza per decidere se rinviare a giudizio  lo studente, se “prorogare di altri 15 giorni” la detenzione per supplemento di indagini o “nel caso più favorevole se disporre il rilascio”. Contro di lui pendono gli stessi pesanti capi d’accusa con cui lo Stato egiziano blocca i dissidenti, accusandoli di terrorismo.

Chi è terrorista?

Chi è accusato di pubblicare notizie false che possono “disturbare la pace sociale”. Chi è sospettato di ordire proteste che hanno l’obiettivo di “denigrare le autorità” e “disturbare pace e sicurezza”. Chi, si ritiene, promuova il rovesciamento del regime di Al-Sisi

“Ci siamo conosciuti nel 2008 – racconta un amico, Abdelwahab, al giornale AdnKronos – ed eravamo lì assieme anche per la rivoluzione egiziana del 2011. Come attivista, Patrick si è sempre battuto per i diritti, per chi è stato imprigionato ingiustamente, persone che troppo spesso vengono trattate solo come numeri”.

Abdelwahab ha lanciato su Change.org una petizione

Per chiedere al governo egiziano il rilascio di Zaky, petizione che ha superato in poche ore le 1.300 firme. “Patrick è uno dei più sinceri attivisti per i diritti umani in Egitto – ricorda l’amico – È sempre stato in prima linea nella battaglia contro l’oppressione in Egitto. Dai diritti per la comunità Lgbtq a quelli per le donne, fino ai diritti per i cristiani in Egitto e a quelli dei prigionieri politici”.

Come Giulio Regeni, Patrick George Zaky sembra insomma quel che si dice una “persona buona”. I buoni sentimenti e le biografie personali sono però ininfluenti: Lo Stato italiano e l’Unione europea devono intervenire anche se si trattasse di rilasciare l’ultimo degli infami. Tanto l’Italia quanto l’Unione europea, che intrattengono fitte relazioni commerciali con l’Egitto, abiurano la tortura.

È tanto semplice

Lo Stato italiano non deve intervenire perché Patrick è studente, ha la faccia tonda, buona, è amato dai compagni corso all’università e si occupa dei più deboli. Così come l’intervento sulla scomparsa di Giulio Regeni avrebbe dovuto essere tempestivo, strutturato e costante negli anni anche se, come qualcuno vocifera, il ragazzo fosse davvero stato “una spia” che “metteva il muso in affari non suoi”.

Nessuno tocchi Caino

Che si tratti di un dottorando, di una poetessa, o di un carcerato: fa lo stesso. 

Sabato 8 febbraio Amnesty International ha scritto una lettera all’ambasciatore egiziano a Roma esprimendo preoccupazione per la situazione e chiedendo “con fermezza” che a Zaky “vengano assicurate tutte le garanzie procedurali” e si proceda “quanto prima” con il suo rilascio. Dall’ambasciatore non è giunta nessuna risposta. 

Firma anche tu l’appello di Amnesty International a questo link: https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/

E la petizione lanciata dall’amico di Patrick su Change.org, qui: https://www.change.org/p/alma-mater-studiorum-universita-di-bologna-pressure-the-egyptian-government-to-release-the-student-patrick-george-zaki

Murales in copertina a opera dell’artista Laika, comparso a Roma, in Via Salaria, a pochi passi dall’ambasciata egiziana.

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Endometriosi, vi spiego cos’è. E vi racconto la mia storia

Mar, 02/11/2020 - 13:07

Buongiorno,

sono Michela, della provincia di Venezia, vi scrivo perché sono una donna di 34 anni affetta di endometriosi, che a causa della malattia e di un medico che mi ha rovinato la vita a 28 anni sono invalida al 75%, convivo con danni e conseguenze permanenti ad organi vitali e portatrice di neuromodulatore sacrale per vescica ed intestino neurologici e per il dolore pelvico cronico. Negli ultimi anni sono molto attiva nella lotta contro l’ endometriosi per farla conoscere…è una malattia molto diffusa quanto ignorata.

Nel mondo una donna su dieci ne soffre (circa 3 milioni in Italia, 14 milioni in Europa e 176 milioni nel mondo). La malattia è causata dalla crescita del tessuto anomalo al di fuori della cavità uterina. Si tratta di una patologia molto dolorosa e invalidante, che può colpire già dalla prima mestruazione. Non esiste una cura e per una diagnosi ci vogliono almeno dai 5 ai 9 anni, e quando la si scopre per tante potrebbe essere tardi. È necessario rivolgersi in centri specializzati perché chi non è esperto, purtroppo, non identifica la malattia. Una diagnosi tempestiva è fondamentale affinché l’endometriosi non possa provocare danni importanti a carico di organi vitali.

L’ endometriosi si ripercuote pesantemente sulla vita della donna…infatti invalida il normale svolgimento delle attività quotidiane, i rapporti interpersonali e di coppia.

Dolore pelvico, dismenorrea, dolore durante i rapporti sessuali, dolori lombari cronici, stitichezza alternata a diarrea, dolore nell’evacuare, sciatalgia, frequenza di urinare o difficoltà nel farlo, potrebbero essere tutti sintomi legati alla patologia endometriosica.

Di endometriosi se ne parla ancora troppo poco, ed è ancora poco conosciuta.

Il 28 marzo si svolgerà la settima Marcia Mondiale contro l’endometriosi a Roma e in contemporanea in più di 50 capitali nel mondo. La città si colorerà di giallo. Grazie alla marcia ed alle associazioni a gennaio 2017 l’endometriosi (3 e 4 stadio, quelli più gravi) sono stati inseriti nei Lea e hanno diritto all’esenzione per alcuni esami: visita, ecografia transvaginale, ecografia transrettale, ecografia addome e clisma opaco. Tutti ogni 6 mesi. È un buon inizio, un primo passo, ma noi non ci fermiamo qui, stiamo continuando a lottare per far sì che tutti e 4 gli stadi rientrino nell’esenzione perché tutte le donne affette hanno diritto di usufruirne…non è giusto che sia garantita solo a chi è grave e chi non lo è deve aspettare di peggiorare per poterla avere. E non solo, ma anche che vengano aggiunti più esami necessari e i farmaci. E non meno importante il riconoscimento della malattia come invalidante.

Per questo vi scrivo, per chiedervi se ne potete parlare in un vostro articolo.

Grazie a due mie interviste a Media 24 (una tv locale), ad altre interviste e ad articoli su riviste e giornali, oltre ai miei post di informazione su Facebook ed Instagram, sono riuscita a far conoscere un po’ di più questa malattia.

Vi lascio la mia storia (per farvi capire la gravità dell’endometriosi) e un link dove spiego un po’ la malattia (da condividere se volete): https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10158005294889893&id=750304892

Grazie,

Michela Masat

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La piaga del Signore minaccia 20 milioni di persone

Mar, 02/11/2020 - 11:29

Una piaga divina, così l’umanità ha sempre spiegato un fenomeno devastante come pochi altri, e privo di una spiegazione chiara: l’invasione di locuste. Questi insetti, raggruppati a migliaia, radono al suolo tutto ciò che trovano, e stanno mettendo a grave rischio la sopravvivenza di intere popolazioni africane, oltreché degli altri animali. Secondo le Nazioni Unite siamo intorno ai 100-200 miliardi di esemplari, partiti dallo Yemen e arrivati adesso nell’Africa orientale. Kenya, Somalia ed Etiopia vedono “13 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare acuta, di cui 10 milioni nei luoghi colpiti dalle locuste”, ha spiegato il capo degli affari umanitari dell’Onu, Mark Lowcock. Ma 20 milioni di abitanti si trovano in condizioni di insicurezza alimentare, ovvero appena un gradino sopra i primi, e dunque la situazione umanitaria potrebbe precipitare.

La richiesta di aiuto al mondo è quasi ignorata

Il direttore per le emergenze della Fao, Dominique Burgeon, ha spiegato che è stato lanciato un appello alla comunità internazionale da 76 milioni di dollari, e ad ora ne sono stati ricevuti solo 21 milioni.

Cosa sappiamo

Un recente studio dell’università di Oxford, Cambridge e Sydney – pubblicato sulla rivista Science – ha trovato forse la chiave per spigare come mai questo animale, normalmente pacifico e solitario, improvvisamente si scatena in vortice assassino non a caso utilizzato nella Bibbia per simboleggiare l’ira divina. Sarebbe invece un accumulo di serotonina nei nervi del corpo della locusta a provocare, nel giro di un paio d’ore, questo improvviso voltafaccia per la locusta, spinta a sciamare in modo inarrestabile.

Un animale che muta

La transizione di solito avviene dopo che la pioggia ha causato un’esplosione numerica di questi animaletti. I piccoli pezzetti di vegetazione rimanente diventano insufficienti per sopravvivere ed è questa mescolanza forzata che innesca il cambiamento fisico che da solitario rende l’insetto gregario, come ha spiegato su Nature Steve Rogers dell’Università di Cambridge. Essendo il mutamento indotto da una variazione della serotonina, la scoperta dei ricercatori apre la possibilità di interrompere questo processo molto prima che accada, bloccando l’azione dell’ormone.

Dove colpiscono

A livello globale ci sono circa una dozzina di specie di locuste che formano sciami, e succede tipicamente in una fascia che va dal Nord Africa alla Cina. Lo scorso novembre, uno sciame di locuste lungo 6 miglia ha devastato la produzione agricola in alcune parti dell’Australia e nel 2004 era successo in Mauritania.

Un altro effetto esacerbato dal clima

Secondo il direttore per le emergenze della Fao Burgeon, si tratta di un nuovo effetto dell’emergenza climatica. Infatti, l’innalzamento delle temperature limita le risorse vegetali a disposizione, aumentando la molla che – come spiega lo studio su Nature – porta la specie a raggrupparsi e agire in gruppo, in modo totalmente incontrollabile.

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Nuovo coronavirus: la principale via di trasmissione è respiratoria

Mar, 02/11/2020 - 10:16

Lo studio tedesco secondo il quale i Coronavirus resterebbero attivi sulle superfici contaminate per circa 9 giorni non deve creare allarme: è infatti un risultato ottenuto su altri Coronavirus e non sul nuovo Coronavirus cinese (esistono diversi tipi di Coronavirus: leggi qui), ed è un elemento nuovo ancora da dimostrare. A spiegarlo è Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità: “Da quello che sappiamo rispetto alle precedenti malattie infettive respiratorie, Mers e Sars, il nuovo Coronavirus si trasmette molto più velocemente e la via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate“.

Leggi anche: Coronavirus: dieci cose da sapere

Coronavirus e igiene: i 3 dubbi più frequenti

Certo è che mantenere una corretta igiene delle superfici e delle mani è il primo vero metodo per prevenire il contagio.

Ecco le risposte ai tre dubbi più frequenti a proposito di Coronavirus e superfici contaminate:

L’alcol è efficace per disinfettare le superfici? Si, i disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% sono efficaci per distruggere il virus sulle superfici.

La candeggina è efficace per disinfettare superfici e pavimenti? Sì, i disinfettanti a base di cloro all’1% sono in grado di disinfettare le superfici distruggendo il virus.

Il lavaggio delle mani serve veramente per prevenire l’infezione da coronavirus? Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca: evita quindi di toccarli con le mani non lavate.

Leggi anche: Nuovo Coronavirus: dubbi su prevenzione e trasmissione? Le risposte dell’Istituto superiore di sanità

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Salva una tartaruga e guadagni 100 euro

Mar, 02/11/2020 - 10:04

100 euro al capobarca che soccorrerà una tartaruga in difficoltà e la porterà in un centro di recupero.

Il “premio” è stato deciso dal Consorzio di gestione dell’Area marina di Porto Cesareo (Lecce) per incoraggiare i pescatori a salvare i rettili che si impigliano nelle reti e spesso si feriscono: una sorta di riconoscimento del tempo che il pescatore perde per interrompere la pesca sino alla consegna della tartaruga alle autorità competenti.

«Lo speciale fondo di sostegno per i pescatori» si legge in una nota dell’Area marina protetta è un «fatto unico su tutto il territorio italiano».

Adotta una tartaruga

Ogni anno in Italia 10.000 tartarughe Caretta Caretta muoiono a causa di catture accidentali, ingestione di plastica e traffico nautico.
Nel Mediterraneo il numero arriva a 40mila esemplari.
Legambiente ha messo in luce il problema e fatto partire la campagna Tartalove  per adottare una Caretta Caretta e finanziare i centri di recupero, sensibilizzare pescatori e comunità locali, monitorare e sorvegliare i siti di nidificazione, Finora il sostegno di quanti hanno adottato una tartaruga ha contribuito a salvare e rimettere in libertà 1500 esemplari.

Il 14 febbraio verranno liberati in mare Harry e Megan, che come la coppia reale lasceranno il centro di recupero per tornare a nuotare in piena libertà in mare.

Auguri alla coppia di una lunga vita felice!

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Foto di David Mark da Pixabay 

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Robot, realtà aumentata, protesi: tra pochi anni il sesso senza un partner in carne e ossa non avrà confini

Mar, 02/11/2020 - 07:00

In un mondo che cambia rapidamente, anche il nostro modo di vivere la sessualità viene influenzato dalla tecnologia. Molti campi della scienza sperimentano soluzioni che, unendo una profonda conoscenza del corpo umano al progresso tecnologico, promettono di regalarci esperienze sessuali estremamente soddisfacenti. Piacere all’ennesima potenza, ma anche più sicurezza.

Già oggi possiamo comunicare con partner lontani, riducendo il peso delle relazioni a distanza, già oggi i nostri sensi vengono stimolati non soltanto da esseri umani ma anche da robot, già oggi possiamo vivere il sesso in mondi virtuali. Ma stiamo per assistere a trasformazioni che hanno dell’incredibile. Thefutureofsex.net individua cinque aree emblema dell’evoluzione della sessualità nel prossimo futuro: remote sex, sesso virtuale, robots, intrattenimento immersivo, realtà aumentata. I risultati sono notevoli, ma alla fine sorge una domanda: tutto questo potrà mai davvero soddisfarci quanto un rapporto sessuale “tradizionale” con partner in carne e ossa e in luoghi reali (e con imperfezioni reali)?

Remote sex

Il sesso può essere condiviso con una o più persone che fisicamente non sono nello stesso luogo (“da remoto”, appunto). Esistono già sex toys guidati a distanza da computer o da persone fisiche, dispositivi dotati di sensori che utilizzano informazioni per trasmettere sensazioni piacevoli, massimizzare il piacere fisico del destinatario o condividerlo. Questi dispositivi saranno migliorati nei prossimi anni, si lavora, ad esempio, perché i sensori vadano a stimolare tutto il corpo.

Alcuni prototipi di tute sono già pronti, con la stampa 3D si possono creare sex toys su misura o che replichino l’anatomia del partner. Dobbiamo aspettarci social network frequentatissimi dedicati al remote sex, in cui al posto di timidi messaggi di abbordaggio si potrà vivere un’esperienza immersiva a distanza. Aspettiamoci anche sex workers a interagire da remoto con i clienti, non soltanto via webcam ma attraverso dispositivi in grado di rendere l’esperienza molto più realistica.

Sesso virtuale

Per “sesso virtuale” si intende la connessione tra persone che condividono contenuti di tipo sessuale anche sotto forma di avatar come rappresentazione virtuale del sé. Nel prossimo futuro la divisione tra reale e virtuale sarà sempre meno netta, dato che le persone (o gli avatar) realmente “sentiranno” ciò che fanno. Nei giochi di ruolo per adulti si potrà dire addio a tastiere e mouse e diventeranno più popolari le già citate tute o sex toys molto sofisticati nella ricezione e nell’invio di sensazioni tattili. La masturbazione si avvia a diventare un’azione conviviale grazie a interfacce cervello-computer che tradurranno real-time pensieri e impulsi. Le esperienze sessuali virtuali diventeranno, dunque, più realistiche e questo influenzerà certamente le relazioni a distanza: si potrà dire di aver fatto del gran sesso anche se ci si trova in continenti diversi… o così promettono gli esperti. In questo senso, fare sesso con un avatar o con un essere umano potrebbe non essere poi così diverso.

Robot

I robot sono macchine progettate per rendere migliore la vita dell’essere umano. Gli androidi sono quelli corrispondenti al sesso maschile, le gynoidi sono quelle di sesso femminile.

Anche loro saranno proiettati in un mondo complesso in cui si intrecciano sesso, amore ed emozioni. Sono già state create sex-dolls estremamente realistiche e androidi che, in vari aspetti della vita quotidiana, affiancano l’essere umano: camminano, salgono le scale, sanno aprire porte e trasportare oggetti. La Geminoid F di Hiroshi Ishiguro ha persino recitato in un film.

Alcuni sviluppatori stanno perfezionando i cosiddetti “Seductive AI Software”, in grado di recepire e rispondere ai desideri umani; potrebbero diventare proprio la “mente” dei robots. Nella realtà virtuale aumentata, tra le varie implicazioni, potrebbero essere ricreati doppelgangers di ex partner dei quali si sente la mancanza o repliche di celebrità. Al di là di ogni considerazione etica, chi soffre di solitudine potrà contare sull’aiuto dei robot, non solo per cimentarsi nelle arti del sesso ma anche semplicemente per ricevere compagnia. Inutile dire che questi robot saranno dotati di organi genitali, che di fatto saranno gli stessi sex toys vendibili “singolarmente” o realizzabili direttamente a casa propria grazie a stampanti 3D. I “Robotic Sex Gurus Robots” saranno i più intelligenti, capaci di adattare le loro performance sessuali al partner umano e di migliorare memorizzando i gesti che l’umano gradisce di più.

Intrattenimento immersivo

Si tratta della tecnologia che lega il mondo fisico con quello virtuale o con i mondi simulati creati da computer. L’essere umano si sente del tutto parte dell’azione in un ambiente non-reale. Fa parte di questo ambito la realtà virtuale e la sua fruizione tramite dispositivi come un headset (cuffie). Nel prossimo futuro sarà comune sfruttare rappresentazioni olografiche, immagini 3D e performer che si muovono nel nostro spazio. Dobbiamo aspettarci un tipo di intrattenimento più interattivo: nei contenuti pornografici si potrà scegliere come evolverà la trama e da quale angolazione seguirla, gli spettatori saranno utenti attivi che interagiscono con il prodotto. Una delle evoluzioni più interessanti riguarda però l’educazione sessuale virtuale, che proprio grazie alle stesse tecnologie utilizzate per il sesso virtuale, acquisirà un numero maggiore di fruitori: non soltanto sesso come azione, ma sesso da comprendere, lezioni di sesso sicuro e simulazioni.

Realtà aumentata

La realtà aumentata migliora la capacità del corpo umano di compiere azioni attraverso protesi, dispositivi indossabili e superamento dei limiti biologici. La sfida di domani, se parliamo di sessualità, è quella di aumentare il piacere fisico grazie a questi dispositivi. È già a un buonissimo livello la chirurgia (ri)costruttiva dei genitali; la Wake Forest School of Medicine ha ricreato peni e vagine in laboratorio. Il biohacker Rich Lee ha creato prototipi di peni vibranti che si potrebbero impiantare sugli esseri umani; Clemens Bimek ha creato un impianto che blocca temporaneamente la produzione di sperma. Anche i preservativi diventano sempre più sottili e resistenti; in futuro saranno un contraccettivo sempre più sicuro ma la sensoristica li renderà dispositivi sofisticati per aumentare il piacere sessuale. Senza alterare il corpo umano, gadget e dispositivi indossabili misureranno le performance sessuali e la salute fisica, sincronizzati con smartphone e app. Cuffie in grado di decifrare lunghezze d’onda personali permetteranno di incontrare persone (virtualmente, prima di tutto) con pattern cerebrali simili e potenzialmente compatibili dal punto di vista sessuale. Siamo ufficialmente entrati nell’era del “Sexnet of Things”: sempre più oggetti sono connessi alla Rete e lo saranno anche i nostri corpi. Se poi non saremo ancora soddisfatti ci penserà l’AI, fornendoci un coach sessuale su misura per i nostri problemi.

La scienza e la tecnologia sono arrivate al punto da consentire questi progressi. Resta aperta una domanda: abbiamo bisogno di vivere una sessualità meno umana e meno perfetta di quella con cui ci confrontiamo ogni giorno?

Il sesso del futuro in dati
  • Nel 2028 oltre un quarto dei giovani vivrà un’esperienza sessuale a distanza
  • Nel 2025 le parti anatomiche del proprio partner stampate in 3D aggiungeranno realismo al sesso a distanza; si attiveranno toccandole
  • Nel 2024 potremo essere chiunque e con chiunque e metteremo in scena fantasie impossibili in mondi virtuali realistici
  • I primi appuntamenti in mondi virtuali saranno popolarissimi nel 2022
  • Entro il 2045 un adulto su 10 avrà fatto sesso con un robot umanoide
  • Nel 2033 i divi del porno e alcuni vip venderanno repliche di se stessi in versione erotica
  • Nel 2027 le interfacce brain-to-brain permetteranno a due o più partner di stimolarsi a vicenda fino all’orgasmo
  • Nei prossimi anni le persone faranno regolarmente uso di sex toys tattili e si immergeranno in realtà parallele dove fare sesso come forma di intrattenimento per adulti
  • Nei prossimi anni l’intrattenimento per adulti nella realtà virtuale frutterà 1 miliardi di dollari e sarà il terzo driver monetario dietro ai giochi in realtà virtuale e ai film
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Leghisti contro il razzismo

Lun, 02/10/2020 - 15:00

A Ferrara una signora va dal parrucchiere, al momento di farsi lavare i capelli si rifiuta di farsi toccare da una ragazza ghanese che si chiama Sandra. Qualche giorno dopo il sindaco leghista Alan Fabbri va nello stesso negozio e si fa fare uno shampoo dalla stessa ragazza. Un bel gesto di solidarietà che ha spiegato in un post su Facebook:

 “Care amiche e amici, vi ricordate la notizia apparsa sulla stampa nazionale e locale della signora che non voleva farsi lavare i capelli da una parrucchiera di colore qui a Ferrara? Oggi ho scelto volontariamente di esprimere a Sandra tutta la mia solidarietà a nome della città in questo modo. Penso che abbia più efficacia di qualsiasi altro comunicato“. 

La moda italiana

Negli stessi giorni appare sulla copertina di Vogue Italia la modella di Maty Fall Diba, 18 anni, nata in Senegal e cresciuta in Italia. Paolo Roversi l’ha fotografata mentre tiene tra le braccia la scritta Italia.

La cosa ha fatto infuriare Daniele Beschin, consigliere leghista di Arzignano, in provincia di Vicenza, che dopo aver letto che il sindaco di Chiampo si era detto orgoglioso dei successi come modella della propria concittadina ha dichiarato «Per me una chiampese doc è una ragazza solare, bianca».

A questo punto è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Interno, Achille Variati: «Non può esserci spazio per il razzismo nelle istituzioni della Repubblica italiana».

La reazione del gruppo consigliare di Arzignano è stata immediata: Beschin è stato espulso e la Lega stessa ha preso le distanze ufficialmente attraverso un comunicato della segreteria provinciale.

Da Ferrara a Vicenza il passo è breve, ancor più breve tra Vicenza e Padova, dichiarata Capitale Europea del Volontariato 2020 che prevede eventi, tavoli di lavoro, “Una rete solidale e integrata tra cittadini, associazioni, enti e istituzioni di un territorio in un’ottica di azione comune per la prevenzione del disagio chiamata ‘Lavoro di comunità’ come si legge sul sito ufficiale che comprende anche “Sostegni economici per la realizzazione di iniziative a favore della collettività e l’assegnazione di spazi e strutture per manifestazioni e il supporto nell’organizzazione di eventi”.

Padova inoltre gestisce 50 posti in accoglienza per i rifugiati, realizzando per ciascun accolto, in collaborazione con diverse associazioni, percorsi individuali di inserimento socio-economico con azioni di informazione, alfabetizzazione, accompagnamento. I richiedenti asilo impegnati in attività di volontariato ad oggi sono 41.
In una Regione governata dalla Lega un veneto su cinque pratica volontariato in prima persona.

Andiamo in Svizzera

Proseguiamo il nostro viaggio virtuale verso nord e arriviamo in Svizzera dopo che la popolazione della Confederazione elvetica ha votato, con il 63% a favore, per modificare la legge sulla discriminazione in modo da renderla applicabile anche all’orientamento e all’identità sessuale.

In pratica l’omofobia è stata equiparata come reato al razzismo. In questo modo la comunità Lgbt otterrà una maggior protezione nei confronti di chi insulterà, attaccherà o escluderà pubblicamente le persone per il loro orientamento sessuale.

«Oggi non sono solo i diritti di lesbiche, omosessuali e bisessuali ad essere rafforzati, ma quelli di tutte le minoranze», ha esultato la co-presidente dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche, Salome Zimmermann, citata dall’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats.

Non tutte buone notizie

E poi a Torino sulla porta di casa di Marcello Segre è comparsa la scritta Jude – ebreo in tedesco – con una stella di David. Segre è molto conosciuto nel mondo del volontariato subalpino, presidente dell’Associazione italiana cure e rianimazione Lorenzo Greco onlus.

E va beh… la strada è ancora lunga ma siamo in cammino.

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Se la sveglia è melodica, il cervello si attiva prima

Lun, 02/10/2020 - 14:12

Il buongiorno si vede dal mattino: tra i tanti proverbi che ci insegna la saggezza popolare, questo è uno di quelli con cui non si può non essere d’accordo. Essere svegliati in modo piacevole – e viceversa in modo sgradevole – influisce direttamente, e in modo piuttosto importante, sul modo con cui ci si accinge ad affrontare la giornata. Ebbene, un gruppo di ricercatori australiani ha messo in paragone diverse suonerie di sveglie, che solitamente sono il primo suono con cui si esce dal mondo dei sogni per tornare – ahi noi – in quello reale, stabilendo che per iniziare al meglio la giornata è meglio affidarsi agli allarmi melodici e delicati come se ne trovano tanti su tablet e smartphone, che non alle vecchie suonerie “trillanti” o “beeppanti” delle sveglie vecchio tipo.

A realizzare lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, i ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology (RMIT) di Melbourne, in Australia. “Se non ti svegli correttamente, le tue prestazioni lavorative possono risultare sottotono per un periodo successivo alla sveglia fino a 4 ore, dando vita a incidenti anche gravi”, osserva l’autore principale Stuart McFarlane, dottore di ricerca all’RMIT.

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Gli allarmi melodici migliorano la vigilanza

I ricercatori hanno lavorato con un gruppo di 50 partecipanti ai quali hanno fatto compilare dei report mirati a indagare durata e caratteristiche dell’inerzia del sonno, ovvero lo stato di transizione tra il sonno e la veglia caratterizzato riduzione della vigilanza, prestazioni compromesse e desiderio di tornare a dormire: più è lungo e intenso lo stato d’inerzia del sonno al risveglio, più intensa è la sensazione di stordimento, confusione e goffaggine che ci si porta dietro nel corso della mattinata.

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“A pensarci, si supporrebbe che il classico allarme ‘beep beep beep’ sia in grado di migliorare lo stato di vigilanza – continua McFarlane -, mentre i dati da noi raccolti hanno rivelato, in modo inaspettato, che gli allarmi melodici potrebbero essere l’elemento chiave per svegliarsi al meglio ed essere più attivi al mattino”.

L’inerzia del sonno percepita

I ricercatori hanno scoperto che mentre non c’erano associazioni significative tra l’inerzia del sonno reale e il suono dell’allarme mattutino, c’era invece un’associazione significativa tra il tipo di allarme e l’inerzia del sonno percepita dai partecipanti allo studio. In particolare, le persone che utilizzavano gli allarmi melodici hanno riferito di sentirsi più attenti di primo mattino, mentre chi utilizzava allarmi dai suoni più duri, come quelli a segnali acustici intermittenti, affermavano di sentirsi meno svegli.

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Siamo davvero certi che il nostro sistema bancario sia solido?

Lun, 02/10/2020 - 12:00

La domanda è chiaramente retorica ma non per i media che invece hanno titolato con enfasi i risultati della annuale valutazione e misurazione dei rischi di ogni singola banca. Questo momento fondamentale dell’attività di vigilanza della BCE (per le banche “significant”) e di Bankitalia (per le banche “less significant”), denominato “processo di revisione e valutazione prudenziale” (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP appunto), consiste nel sintetizzare in un indice i risultati emersi dall’analisi per un dato anno e nell’indicare alla banca le azioni da intraprendere per gli anni successivi.

Forse è il caso di dire però, al cittadino inesperto e poco educato finanziariamente, le cose come stanno perché quelle classifiche (e quelle notizie) possono indurre in errore.

Cercherò di semplificare i concetti, ben consapevole (ma del tutto indifferente) che qualche illustre professore di finanza potrebbe arricciare il naso disgustato da tanta semplicità.

Premessa 

In Europa, a livello teorico, secondo gli accordi interbancari di Basilea III, una banca è patrimonialmente solida se ha un indice di patrimonializzazione pari al 8 % !

Cosa significa?

Banalmente che per ogni 100 euro di prestito effettuato, ogni banca deve avere almeno l’8% di capitale a garanzia della eventuale insolvenza nella restituzione del finanziamento.

In maniera ancora più semplicistica, ogni banca può prestare 100 euro utilizzando per 92 euro i soldi dei risparmiatori depositanti e per 8 euro il proprio capitale!

Una sproporzione che diventa preoccupante se, oltre all’indice, si deve valutare anche la sostenibilità dei modelli di business (le banche non riescono più a fare utili), la resistenza di modelli imprenditoriali superati (come quello dinastico della Banca Popolare di Bari), l’efficacia della governance interna (in pratica la qualità del management) e i controlli sui rischi operativi tra cui le perdite sui crediti (i soldi prestati male a chi non li può più restituire).

Da questo frullatore esce quella classifica che, ahinoi, in pochi sanno leggere.

Dire che le banche italiane, a livello europeo, sono piazzate abbastanza bene è fuorviante.

Credem è la migliore perché vanta una richiesta di capitale supplementare solo dell’1%. Mediobanca è ottava (1,25%) con BNP, Intesa San Paolo si trova all’undicesimo posto (1,5%), Unicredit al ventriquattresimo (1,75%), seguono poi BPER (2%), Credito Cooperativo Italiano, UBI, Banco BPM, e CCB  (2,25%), ICCREA (2,50%) ed infine, fanalini di coda, MPS e Banca Popolare di Sondrio (3%).

Sono numeri che, sebbene migliorati negli ultimi anni, destano forti preoccupazioni. E soprattutto pochi ne comprendono la portata.

Per rendervi più digeribile il concetto possiamo dire che quelle percentuali sono un po’ come i punti di penalizzazione che una squadra di calcio riceve per effetto della sua condotta disciplinare e che dovrà scontare nel campionato successivo.

E, leggendo il comunicato della lega (BCE) di questo atipico campionato, si rileva che TUTTE le squadre  hanno ricevuto delle penalità.

Dire che CREDEM, che è la migliore, ha bisogno, per far stare tranquilli i suoi risparmiatori (ricordatevi che loro rischiano 92 euro), di ulteriore capitale pari al 1% significa affermare che quella banca nel futuro potrà fare prestiti solo se aumenta il suo capitale di vigilanza dell’1% dei propri prestiti.

Siccome si tratta di un rapporto (capitale di vigilanza/prestiti), quella indicazione  potrà essere rispettata o aumentando il numeratore oppure diminuendo il denominatore.

Come?

In tre modi:
  • chiedendo a soci ed azionisti di banche che producono utili (chi le ha viste???) di destinare parte dei loro dividendi per rimpinguare il capitale
  • chiedendo a soci e azionisti di banche che non producono utili (quante ne volete?) di mettere mano alla tasca propria e, dopo i bagni di sangue degli ultimi anni, finanziare ancora quella banca
  • facendo meno prestiti!

Siccome la prima ipotesi riguarda solo poche realtà, per la seconda si rischia il linciaggio, non rimane che la terza.

E quindi meno prestiti significa meno utili e meno servizio alla economia reale che produrrà meno ricchezza per poter sostenere anche le banche che avranno bisogno di ancora più capitale .

Un loop, un vortice che mina la resilienza e la sostenibilità del sistema e che necessita di una analisi approfondita che vada al di là dei peana delle penne di sistema.

Photo by Annette Fischer 

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Sudafrica: diminuiscono le uccisioni di rinoceronti ed elefanti

Lun, 02/10/2020 - 11:40

Nel 2019, per il quinto anno consecutivo, è diminuito ancora il numero di elefanti e rinoceronti uccisi dai bracconieri in Sud Africa. Una vittoria per la ministra dell’ambiente, silvicoltura e pesca Barbara Creecy, che ha condiviso i risultati degli sforzi congiunti di governo, privati, comunità e ONG.

Come ha annunciato il rapporto del Department of environment, forestry and fisheries del Sudafrica, la strategia integrata messa a punto funziona: il numero di rinoceronti uccisi nel 2019 è sceso a 594 rispetto ai 769 del 2018. Il governo sudafricano segnala anche un calo del bracconaggio di elefanti, con 31 uccisioni nel 2019 rispetto alle 71 del 2018.

«Poiché il traffico di specie selvatiche è una forma altamente sofisticata di crimine organizzato transnazionale, che minaccia la sicurezza nazionale, l’obiettivo è stabilire un quadro strategico, supportato da tutto il governo e dalla società» ha detto Creecy.

«L’uccisione dei rinoceronti è un business condotto da organizzazioni criminali transnazionali che cooperano con i paesi consumatori di corno di rinoceronte come Cina, Malesia, Singapore, Vietnam e Giappone», ha spiegato il Wwf, tra le associazioni ambientaliste che hanno seguito il progetto.

Secondo il governo, il traguardo si è raggiunto grazie alle «migliorate capacità di reazione al bracconaggio; una migliore consapevolezza della situazione; la diffusione di tecnologie più avanzate, una migliore raccolta e condivisione delle informazioni tra le autorità; una migliore cooperazione regionale e nazionale e un coinvolgimento più significativo del settore privato, delle ONG e dei donatori».

Una goccia nel mare

Purtroppo, il numero di rinoceronti abbattuti resta alto e la buona notizia è impossibile da contestualizzare. «Per avere un quadro completo dello stato di conservazione dei rinoceronti in Sudafrica – ha infatti detto il Wwf – e prima di considerare positivamente i dati del 2019, è cruciale capire il rapporto tra rinoceronti uccisi e numero di animali vivi. In mancanza di queste informazioni è difficile avere una visione completa sullo stato attuale delle popolazioni di rinoceronti in Sudafrica».

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Sensori olografici e intelligenza artificiale contro le microplastiche

Lun, 02/10/2020 - 09:58

Come è noto l’inquinamento dei mari dovuto alla plastica è una delle maggiori emergenze ambientali che ci troviamo ad affrontare. Ora, grazie a due gruppi di lavoro dell’Istituto di Scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isasi) di Pozzuoli e Lecce è nato un nuovo sistema di rilevamento delle microplastiche nel mare. Il problema, fino ad oggi, era che si confondevano con il microplancton.

I ricercatori hanno unito sensori olografici digitali e intelligenza artificiale riuscendo a “riconoscere decine di migliaia di oggetti appartenenti a diverse classi con accuratezza superiore al 99%”, ha spiegato uno dei ricercatori, Pierluigi Carcagnì.

I sensori analizzano l’elemento fornendo tutti i dati all’intelligenza artificiale, che li elabora e stabilisce se è plastica o plancton.

Sempre Carcagnì: “Il nuovo metodo di olografia digitale – prosegue – fornisce un riconoscimento oggettivo di un numero statisticamente rilevante di campioni, fino a centinaia di migliaia di oggetti l’ora, con microscopi realizzabili in configurazioni portatili per analisi in situ della qualità delle acque”.

È la prima volta che si può immaginare un sistema di riconoscimento automatico e accurato delle microplastiche marine.

La ricerca è stata pubblicata su Advanced Intelligent Systems (Wiley Online Library).

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Barcellona metterà una piazza pedonale davanti a ogni scuola

Lun, 02/10/2020 - 07:00

La sindaca di BarcellonaAda Colau, a braccetto con vice sindaco e un esercito di consiglieri, ha presentato un progetto ambizioso anche per una nazione che sta seriamente affrontando la questione dell’inquinamento atmosferico e del riscaldamento globale: creare una piazza pedonale di fronte a ognuna delle 200 scuole cittadine, per ridurre inquinamento, rumore e incidenti.

Limiti per le macchine a 20 km/h

Il costo è stimato attorno ai 10 milioni di euro, per togliere spazio pubblico alle auto e darlo alle famiglie. Di corredo, nuovi segnali stradali che sottolineeranno la presenza di una scuola e il divieto di procedere oltre i 20 chilometri all’ora. Tanto per fare un parallelo, Milano ha chiesto – senza risultato – alla sua amministrazione di abbassare da 50 a 30 km/h il limite su una strada cittadina che confina con un parco giochi, su cui affaccia una scuola, e dove lo scorso ottobre due bimbi e una mamma sono stati travolti da uno scooter.

Tutto è nato dalla morte di un ragazzo

L’obiettivo dell’amministrazione di Barcellona è concludere il progetto entro il 2023, partendo con 20 scuole entro quest’anno. Tutto è iniziato da un caso di cronaca che, nel distretto di Sant Martí, ha visto morire uno studente, travolto da un auto. Lì, immediatamente – al contrario di quello che Milano avrebbe potuto fare l’indomani della morte del piccolo Giacomo – sono state eliminate due corsie di circolazione, poi rese uno spazio di sosta con panchine e parco giochi, pista ciclabile con parcheggio per le biciclette.

Barcellona dichiara l’emergenza climatica

La presentazione del progetto coincide con la settimana in cui Barcellona ha dichiarato l’emergenza climatica e ha reso pubblici i dati sull’inquinamento del 2019 e il miglioramento ottenuto negli anni, nonostante la città continui a superare i limiti legali. Colau ha descritto il piano come “un cambio di visuale sulla città, che mette i bambini al centro e li protegge. Intorno alle scuole serve sicurezza, perché i ragazzi sono il presente e il futuro delle nostre città”. Anche per questo, sarà drasticamente ridotta la mobilità delle auto private.

Alla presentazione hanno partecipato Guille López, della piattaforma Eixample Respira, che alcuni mesi fa ha rivelato i livelli di inquinamento delle scuole della città. López ha sottolineato il valore del progetto, anche a fronte delle notevoli difficoltà che comporta, soprattutto per le scuole del centro, vicine a strade ancora molto trafficate. 

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Sanremo e le Donne

Dom, 02/09/2020 - 14:00

Il palcoscenico dell’Ariston è da sempre una cassa di risonanza che probabilmente nel nostro Paese non ha eguali, e dunque ben venga qualunque parola, discorso, occasione che permetta di tenere accesi i riflettori su quella realtà terribile e sconvolgente che è la violenza di genere, e la violenza sulle donne in particolare.

2013: il monologo di Luciana Littizzetto

La prima – ma confesso di andare a memoria e potrei sbagliare – fu nel 2013 Luciana Littizzetto, co-conduttrice del Festival sanremese con Fabio Fazio, che nel suo monologo dedicato all’amore, come è sua abitudine, non usò tanti giri di parole: «… Non vogliamo le palle. Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due-tre giorni un uomo uccide una donna, una compagna, una figlia, un’amante, una sorella, una ex, magari in famiglia.
La uccide perché la considera una sua proprietà, perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa e sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore.
L’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo, l’amore con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà e la prigione.
Un uomo che ci mena non ci ama, mettiamocelo in testa… Vogliamo credere che ci ami? Bene, allora ci ama male, non è questo l’amore… Un uomo che ci picchia è uno stronzo, sempre. E dobbiamo capirlo subito, al primo schiaffo, perché tanto arriverà anche un secondo e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe le costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.»

2020: discriminazione e violenza non come occasione “spot”

A sipario chiuso, e disinteressandosi del tutto della parte canora, ripensare ai 5 giorni trascorsi dà l’impressione che mai prima d’ora un avvenimento “nazional-popolare” come questo Festival di Sanremo 2020 abbia tenuto il “focus” così a lungo sul doloroso tema della violenza alle donne.

In realtà un momento canoro importante c’è stato, ed è rappresentato dalla coraggiosa esibizione di Gessica Notaro, sfregiata con l’acido due anni fa dal suo ex e costretta a usare una benda sul volto, che assieme a Antonio Maggio ha cantato la propria storia in una canzone scritta da Ermal Meta. «Un manifesto contro la violenza sulle donne», così l’ha presentata sul palco Amadeus.

Donne, lavoro, carriera

Il tema non è di oggi e non sarà certo una kermesse canora ad avere il merito di averlo affrontato. E tuttavia l’intervento di Levante in conferenza stampa è un bel j’accuse anche per il brillantinato mondo dello spettacolo. «Quando io parlo di merito, parlo di merito per tutti non solo per le donne. Agli uomini non viene detto che hanno un contratto discografico solo perché stanno con quello, e non ricevono battute pesanti e volgari. … Mi rendo conto che è utopico sperare di essere trattati alla pari, ma non ci sto a farsi la lotta». Se avete voglia di approfondire, nell’articolo Sanremo 2020, donne e musica, il divario è ancora enorme trovate una dettagliata analisi di dati relativi a un recente studio sull’impiego delle donne nella musica dal 1947 ad oggi. E sulla discriminazione esistente, ancora molto forte.

Contro la violenza: 1

Non c’è stato solo il monologo di Rula Jebreal (di cui parliamo subito dopo). Sul palco di Sanremo si sono presentate Emma, Giorgia, Fiorella Mannoia, Alessandra Amoroso, Laura Pausini, Elisa e Gianna Nannini: tutte vestite di nero ma ognuna con un segno rosso, simbolo dell’impegno contro la violenza sulle donne – per annunciare “UNA, NESSUNA, CENTOMILA”, il concerto che le vedrà protagoniste il 19 settembre all’Arena di Reggio Emilia (Campovolo). Insieme hanno spiegato il titolo del concerto: UNA, perché ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne; NESSUNA: perché nessuna donna deve più essere una vittima; CENTOMILA: il numero delle voci che si uniranno a loro. E senza tanto giri di parole, la Nannini ha chiuso così la presentazione: «Ci siamo schierate ancora una volta perché non ne possiamo più.» Serve aggiungere qualcosa?

Eh, sì, serve: i fondi raccolti con il concerto sono destinati ai centri antiviolenza. Che è anche una risposta del mondo femminile alle follie della politica e dei suoi dispetti, considerato che è di due giorni fa la notizia che Fratelli d’Italia ha bloccato l’emendamento del decreto Milleproroghe per finanziare la Casa Internazionale delle donne di Roma.

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Contro la violenza: 2

Regala ad Amadeus il pallone celebrativo dei 60 anni di vita della Serie C e poi, dismessi i panni di vicepresidente di Lega Pro, parla con garbo delle difficoltà delle donne a intraprendere il loro viaggio nella vita. E in questo modo Cristiana Capotondi presenta la fiction in 4 puntate “Bella da morire” che andrà in onda prossimamente su Rai1.
Certo, è uno spot che fa pubblicità a mamma Rai, ma rimane il fatto che la finale del Sanremo dei record si apre con un riferimento al femminicidio. Non è scontato.

Contro la violenza: 3

E arriviamo a Rula Jebreal. Cosa aggiungere ancora? Dell’emozionante monologo tutto è già stato detto, tutto è già stato scritto. E se qualcuno lo avesse perso o avesse desiderio di rivederlo lo ritrova facilmente su YouTube.
Qui vogliamo ricordare un elemento su cui, tra i tanti terribili, poco si concentra l’attenzione. «Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere» non è l’unico appello rivolto agli uomini; Rula aggiunge «Siate i nostri complici, i nostri compagni. Indignatevi insieme a noi quando qualcuno ci chiede “Lei cosa ha fatto per meritare quello che le è accaduto?” Perché «non si chieda mai più a una donna che è stata stuprata come era vestita lei quella notte, che non si chieda mai più!

«What Were You Wearing?»

«Come eri vestita?» è anche il titolo di una mostra itinerante, che prende spunto da un’iniziativa nata nel 2013 negli Stati Uniti e che sta facendo il giro del mondo, con installazioni anche in Italia. Un “cazzotto nello stomaco” è stata definita, e le immagini di quegli abiti “da stupro” non possono non colpire la coscienza di chi le vede.
Nel marzo 2019 la mostra è stata portata anche al Palazzo di Giustizia di Milano.

«Bisogna cominciare!»

La conclusione di questo “Sanremo e le Donne” alle parole di Piera Conti, che su Facebook ci ha regalato una sintesi perfetta:

“Che non si chieda mai più a una donna cosa indossava quando è stata stuprata”.
Bastava questa frase, perché non credo affatto che tra le centinaia, migliaia di uomini violenti, ce ne sarà anche solo 1 che si asterrà dall’aggredire una donna dopo il sermone di ieri sera.
Bisogna cominciare da quella frase, dalle aule di tribunale, bisognerebbe sospendere dall’esercizio avvocati, giudici, magistrati che pongono o accettano queste domande.
Bisogna cominciare dalle istituzioni che accolgono le denunce.
Bisogno cominciare dal supporto alle donne che non riescono a denunciare.
Bisogna cominciare dall’educazione che viene data alle generazioni di uomini future.
Bisogna cominciare dalla comprensione e dall’aiuto da dare a chi non è in grado di gestire la propria rabbia.
Bisogna cominciare dall’astenersi dal giudizio per passare alla comprensione.
Bisogna cominciare!

Fonte Immagine: video RaiPlay

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Senegal, la protesta delle donne contro lo sbiancamento della pelle

Dom, 02/09/2020 - 07:00

In Senegal il collettivo di donne “Ma noirceur, ma fierté, mon identité” (La mia oscurità, il mio orgoglio, la mia identità ) ha iniziato una nuova protesta pacifica per far sì che la depigmentazione venga ufficialmente vietata dalla legge. È solo la fase più recente della battaglia contro lo “sbiancamento” artificiale della pelle che dura da anni.

Il collettivo ha in programma una serie di manifestazioni che vedranno le donne percorrere le strade del Paese, vestite di nero, al grido di “Non à la dépigmentation”. Dalla loro parte, anche il Consiglio nazionale di regolamentazione del settore audiovisivo, che non ha esitato a bloccare il segnale di un’emittente televisiva che rifiutava di eliminare delle trasmissioni la pubblicità di cosmetici per lo sbiancamento. La legge, in realtà, ne proibisce la diffusione già dal 2017, ma viene costantemente violata.

La depigmentazione coinvolge il 67% delle donne senegalesi (dati AIIDA – Association internationale d’information sur la dépigmentation artificielle) esponendole al rischio di malattie anche molto gravi. In alcune zone del Paese la percentuale supera il 70%. “Khessal”, si chiama in wolof, ed è una pratica in voga già dagli anni Settanta.
All’inizio era utilizzata soprattutto dalle prostitute, ma successivamente si è diffusa in maniera inquietante grazie al calo dei prezzi dei cosmetici che ne ha agevolato la diffusione sul mercato. Oggi in Senegal è un problema di salute pubblica. Si parla di “suicidio collettivo” di un’intera generazione di donne, che utilizzano saponi, creme e detergenti depigmentanti già dall’adolescenza.

Cosa contengono questi prodotti

All’interno di questi prodotti si rintracciano generalmente dermocorticoidi contenenti idrochinone in quantità superiori a quelle consentite dalla normativa, vaselina salicilica in concentrazioni fino al 30%, elementi trattati spesso con procedimenti piuttosto artigianali. I rischi per la salute sono altissimi: macchie, acne, micosi, complicazioni batteriche, ipertensione, disfunzioni renali, diabete, e per le donne incinte anche conseguenze irreversibili per lo sviluppo del feto.

È soprattutto una questione di mentalità e canoni estetici

Anche i maschi incoraggiano spesso la depigmentazione, nella convinzione che una pelle più chiara sia segno di bellezza. Alcune donne tentano di schiarire soltanto il viso, altre tentano di ottenere un risultato omogeneo su tutto il corpo, avvelenandosi quasi inconsapevolmente.

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Che meraviglia i neuroni specchio

Sab, 02/08/2020 - 15:00

La scoperta è stata realizzata dal team del Professor Rizzolatti dell’Università di Parma alla fine degli anni ’90.

Ne avevo sentito parlare ma non avevo minimamente capito l’importanza di questo evento.
Si tratta di una di quelle notizie da apertura di tutti i tg che invece è passata sotto censorio silenzio.
Come molte grandi scoperte è in gran parte dovuta a un colpo di fortuna. I ricercatori stavano monitorando i movimenti di una scimmia, mentre afferrava una banana; impiegavano dei sensori collegati al cervello.
In una pausa dell’esperimento uno sperimentatore prese una banana e la mangiò.
Gli strumenti registrarono l’attivazione delle stesse aree del cervello della scimmia che entravano in funzione quando lei prendeva realmente una banana.

Non era un caso!

All’inizio si credette a un errore degli strumenti ma ripetendo l’esperimento si verificò che la reazione era reale.
Con parecchi test si è poi dimostrato che anche l’essere umano ha meccanismi simili.
Se vediamo una persona compiere un’azione si attivano le stesse aree cerebrali che useremmo se compissimo noi quell’azione. Anzi, l’umano ha una super dotazione di neuroni specchio, presenti in varie aree della nostra materia grigia. Nessun animale ha questa capacità altrettanto sviluppata. E, come vedremo, essa amplifica le nostre capacità di comunicare e di creare collaborazione. Secondo alcuni proprio i neuroni specchio sarebbero tra gli elementi essenziali che ci hanno permesso di realizzare livelli di comunicazione così complessi.

Se mi sorridi, io sono contento

Siamo sensibilissimi da questo punto di vista: se una persona ci sorride o ha il viso triste noi riviviamo quelle espressioni del viso. Questo fatto ci permette di sentire profondamente le emozioni degli altri.
E spiega anche fenomeni curiosi come il fatto che chi dà un regalo ha una scarica emotiva positiva superiore a chi lo riceve. E questo innesca poi un’altra reazione affascinante: chi dà un regalo, infatti, sperimenta un notevole aumento di efficienza del sistema immunitario. Questo accade ogni volta che compiamo un’azione gradevole ed emozionante. Ma l’efficienza del sistema immunitario ha una verticalizzazione molto maggiore in chi dà il regalo rispetto a quella che sperimenta chi il regalo lo riceve.

Questo avviene grazie ai neuroni a specchio che ci permettono di vivere contemporaneamente il piacere di dare il regalo e quello che provochiamo in chi lo riceve.

Essere generosi conviene! Fa bene alla salute!

Siamo sostanzialmente in grado di vibrare emotivamente insieme agli altri. Accade un fenomeno analogo a quello che riscontro mettendo vicine due chitarre e pizzicando una corda di una chitarra. La vibrazione di quella corda provoca la vibrazione per risonanza della corda corrispondente nell’altra chitarra.
Il fenomeno è poi ingigantito dal fatto, ormai appurato, che quando penso a un’azione, entrano in tensione i muscoli che sarebbero coinvolti da quest’azione (se la compissi veramente).
E si è osservato che questa reazione muscolare riguarda non solo le azioni ma anche le emozioni.
La parola BANANA ci dà una sensazione FISICA diversa dalla parola FRAGOLA. È come se tutto il nostro corpo fosse uno schermo sul quale viene proiettato il senso delle parole e dei pensieri.
Infatti le esperienze fisiche relative al sapore della banana e ai momenti nei quali ho mangiato una banana, diventano “memorie” attaccate al concetto di banana che io rivivo “fisicamente”.

L’empatia è fisiologica

Tutto questo discorso significa che l’empatia non è solo un concetto mentale, psicologico, ma un insieme di reazioni fisiologiche.
Noi osserviamo gli altri esseri umani in modo totalmente diverso da quello che usiamo guardando un albero.
Noi viviamo lo stato emotivo globale della persona che abbiamo davanti (le espressioni del viso, la posizione del corpo, i gesti, il tono della voce).
E ovviamente la qualità della nostra vita dipende enormemente dalla nostra capacità di far funzionare questi meccanismi legati ai neuroni specchio.
Quando io amo una persona, le do attenzione, cioè vivo intensamente le reazioni empatiche che il suo agire scatena dentro di me.
Quando io disprezzo una persona chiudo questo canale di condivisione, di risonanza.
In alcuni casi questo diviene patologico: le persone con un disturbo autistico, secondo alcuni ricercatori, soffrirebbero di una disfunzione del sistema dei neuroni specchio. Ascoltano i discorsi razionalmente e li capiscono ma non attivano il meccanismo di risonanza dei neuroni specchio e hanno difficoltà a interpretare il senso di quello che si dice perché colgono solo il significato letterale delle parole senza sentire le sfumature delle espressioni che nel linguaggio corrente sono indispensabili per interpretare il senso del discorso.
Non so se questa ipotesi sia corretta ma è un’ipotesi che può comunque far capire il ruolo enorme della risonanza nella comunicazione umana.

La sindrome dell’insensibilità

La scoperta dell’esistenza di questi meccanismi ha un’importanza colossale perché ci fa comprendere come mai alcune persone abbiano così grande difficoltà a essere sensibili agli altri. Esiste infatti una sindrome dell’insensibilità tanto diffusa quanto sconosciuta.
L’egoismo, il razzismo, la disonestà, la prevaricazione, sono comportamenti impossibili per una persona dotata di un alto livello di immedesimazione con gli altri.
Se i malvagi lo capissero avrebbero uno shock probabilmente positivo.
Infatti queste persone hanno incenerito la propria capacità di vibrare in modo sinergico e questa è certamente una grave menomazione emotiva.
Questa menomazione determina la differenza tra far l’amore con una persona ascoltandola, contemplandola, bevendola potremmo dire, e il semplice usare il suo corpo, dominarla, possederla.
Un vecchiaccio che in una serata mette le mani addosso a 25 giovincelle difficilmente sarà capace di essere presente a quell’ascolto dell’altro che accende le risonanze interiori.
Sta solo usando dei corpi e beandosi della sua potenza.
Ma questo USO degli altri non sarà mai soddisfacente proprio perché non ci permette di vivere l’appagamento del piacere in modo totale.

Il piacere reciproco porta all’estasi

L’estasi che si prova condividendo un’appassionata unione sessuale con una persona che si ama è così potente perché il mio piacere è continuamente accresciuto dal piacere che la persona che io amo prova nel toccarmi e nell’essere toccata. E più lei prova piacere e più io, grazie ai neuroni specchio, sperimento intensamente il godimento che mi da guardarla godere.
E questo mio piacere accresce il suo piacere e così via. E io provo fisicamente, in ogni mia fibra una precisa reazione chimica che è la riproduzione amplificata della memoria di tutte le mie esperienze piacevoli.
Per questo amarsi con amore è così pazzescamente piacevole!!!
E spero tu comprenda che non si riesce a sperimentare lo stesso nirvana con una ragazzetta che hai pagato e che ha altro nella testa che risuonare empaticamente con te perché ti considera non un essere umano ma un bancomat. Se lei sta pensando a come spendere i soldi che le hai dato, il suo linguaggio corporeo ti rimanda le sensazioni dello shopping, che per quanto piacevoli sono ben poca cosa rispetto all’estasi mistica del tripudio delle emozioni e dei corpi.
Se la sinistra avesse un’anima lancerebbe una grande campagna di informazione sui neuroni specchio: se i malvagi capissero finalmente quel che si perdono irrimediabilmente, soffocando la loro sensibilità, magari potrebbero decidere di dimettersi!
Se hai firmato per l’acqua, se hai firmato per il nucleare e la costituzione, ti prego di prendere in considerazione anche la centralità di questa battaglia per il progresso: gli stronzi fanno una vita di merda; farglielo sapere è un obiettivo strategico!

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