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Perché all’Alta Velocità di Bologna mancano le panchine?

23 ore 26 min fa

Dopo il flash-mob alla stazione di Bologna e una lettera aperta indirizzata a lei, la Presidentessa di Rete Ferroviaria Italiana ci ha concesso un’intervista condotta da Jacopo Fo che trovate qui.
La domanda chiave era: perché con tutti i soldi che la stazione è costata non si è pensato di mettere delle sedute per i passeggeri in attesa sulle banchine dei binari?
Le risposte della dottoressa Cattani, piuttosto sorprendenti, le trovate nel video. Secondo la Presidentessa i passeggeri debbono aspettare i treni al piano superiore e non sulle banchine dei binari, mettere delle sedute li esporrebbe al pericolo di cadere sotto i treni (evidentemente secondo lei il pericolo stando in piedi è inferiore) e, se poi ne mettessero qualcuna, ai passeggeri magari piacerebbero e allora ne dovrebbero mettere di più… Comunque guardate il video e fatevi un’opinione.

Nella seconda parte dell’intervista si parla degli Help Center aperti da Grandi Stazioni e delle prospettive di utilizzo di energie rinnovabili.

Buona visione

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Jacopo Fo intervista Claudia Cattani, Presidente di Rete Ferroviaria Italiana (VIDEO)

23 ore 27 min fa

Dopo il flash mob alla Stazione Centrale di Bologna siamo andati a intervistare Claudia Cattani, Presidente di Rete Ferroviaria Italiana

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Economia circolare: falegnameria di recupero e design (VIDEO)

Sab, 05/26/2018 - 04:06

E’ una delle molteplici attività svolte da Rinoteca, un fab-lab nelle Marche guidato da Claudio Rinaldi e Massimiliano Possanzini.

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Sicurezza sui treni: un altro incidente, un altro treno deragliato

Sab, 05/26/2018 - 01:06

Si sta ancora studiando la dinamica dell’incidente: stando alle prime indagini ci sarebbe una responsabilità da parte del conducente del Tir.

In ogni caso quello era in qualche modo un passaggio pericoloso: secondo alcuni cittadini si bloccava spesso, come riporta La Stampa , provocando code. In più, come ha confermato l’assessore regionale ai trasporti Francesco Balocco, era un passaggio che doveva essere abbattuto per sostituirlo con un sovrappasso più sicuro, ma per lungaggini burocratiche ancora non era stato fatto.

La Stampa riporta anche un altro dato inquietante: nel solo 2017, su quasi 17 mila chilometri di rete, gran parte gestita da Rfi, si sono verificati 101 incidenti con 93 morti. 

I più colpiti, i pedoni. Nell’intervista  fatta ad Amedeo Gargiulo, direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, egli stesso ammette che, nonostante una riduzione degli incidenti negli ultimi 10 anni, il valore registrato in Italia è superiore a quello dei maggiori Paesi Europei.

Può darsi che si scopra che questa sia una tragica fatalità, un errore di una sola persona, non lo sappiamo: la logica però porta a pensare che perchè avvenga uno schianto del genere c’è più di una cosa che deve andare storta. 

Come ci chiedevamo anche in questa lettera di qualche tempo fa, non può anche darsi che tra lungaggini burocratiche e scelte di budget, passi un po’ troppo tempo prima di decidere di spendere i soldi in sicurezza e a vantaggio dei pendolari e dei cittadini che prendono il treno?

Ogni volta che si sale sul treno è una odissea, e chi ne prende tanti non può che concordare.

Esiste il mal d’aria, il mal d’auto e il mal di mare. Probabilmente in Italia tra un po’ inizieranno a diagnosticare il mal di treno.

 

 

 

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Le pecorelle tosaerba di Silvia, filosofa pastore

Ven, 05/25/2018 - 04:08

… Silvia vive a Lodi e da qualche anno ha avviato il progetto Pecorelle con una quarantina di pecore di Ouessant, pecore nane originarie della Francia, che grazie alla piccola mole brucano e fertilizzano la terra senza danneggiarla.

Come preferisci essere chiamata, pastora, pastoressa…?
Mah, è indifferente, “pastore” va bene, la “e” finale si presta a tutto, anche “pastora” va bene, tutto fuorché “pastorella”.

Tu prima facevi la giornalista. Perché hai deciso di fare il pastore?
Volevo un lavoro che mi consentisse di vivere all’aperto e secondo ritmi più distesi. Ho sempre amato gli animali, e l’idea di fare il pastore è balenata all’improvviso, è stata quasi un’illuminazione. Mi piaceva l’idea di pascolare delle pecore nella Pianura Padana, in luoghi che amo. In un certo senso è stata una scelta prima estetica, poi etica.

L’utilizzo delle pecore per tosare l’erba è tornato alla ribalta con la proposta della sindaca di Roma Virginia Raggi. Cosa dici al riguardo?
Proprio a Roma, nel parco dell’Appia Antica, si tiene il Seminario Internazionale di Pastorizia Urbana e Periurbana; in Francia e altrove la manutenzione verde si pratica da anni senza nessun scalpore, anzi, desta simpatia e fa da aggregante sociale. Sulla manutenzione del verde però bisogna puntualizzare: sicuramente non è un metodo risolutivo, l’operato di un animale non può essere paragonato con quello di un tosaerba, e per fortuna!

Quali sono i valori aggiunti della tosatura a quattro zampe rispetto alla tosatura meccanica?
I valori aggiunti sono di tipo etico, nel senso che tu scegli un’alternativa, fai una scelta, rinunci al prato all’inglese livellato al millimetro per una manutenzione del verde che non inquina (niente pesticidi, niente benzina), aiuta gli animali e li riavvicina alle persone, anche in contesti urbani. E di tipo economico, perché salvo il costo del trasporto sulle lunghe distanze, il noleggio di una singola pecora è di un euro al giorno. Se i ricoveri e le recinzioni sono in loco tanto meglio.

Questo tipo di manutenzione ha risvolti sociali positivi?
Certo. Ad esempio, proprio di recente, durante l’open day dell’azienda L’Erbolario i visitatori hanno potuto farsi un’idea del valore degli animali rispetto all’ambiente. E in generale i Comuni, le aziende e le fattorie didattiche spesso organizzano attività formative che coinvolgono i bambini.

Quali terreni si prestano meglio alla tosatura con le pecore?
Si prestano meglio i terreni ampi, incolti, i prati rustici. Non certo il giardino della villetta.

E le tue pecore quali preferiscono?
A dispetto di quel che si può pensare le pecore non amano l’erba troppo alta, perché la schiacciano e poi per loro è difficile mangiarla. L’altezza ideale è quando l’erba non supera il polpaccio. Mangiano con gusto il tarassaco, la gramigna, la piantaggine… l’ortica no.

La tosatura con le pecore funziona anche in città?
Sì, nelle città ci sono delle aree, dei tratti incolti che anziché diventare ricettacoli di sporcizia possono essere destinati alle pecore. In questo caso si parla di vera e propria riabilitazione del verde.

Il tuo lavoro desta alcune perplessità a causa dei risvolti sanitari. Quali sono i rischi?
Questo è un pregiudizio di chi si è “inurbato” e ha dimenticato tutto, anche cose ovvie come ad esempio che la zecca è un animale e non si può cancellarne l’esistenza, ma si può limitarne la presenza somministrando alle pecore trattamenti sanitari, che non fanno parte dei vaccini obbligatori.

Sono costosi?
Tutti i trattamenti degli ovini sono costosi, possono costare anche centinaia di euro perché vengono venduti in formato gregge, ma sono cure che salvaguardano loro e il mio lavoro, quindi ben vengano.

Qualche episodio divertente?
Ce ne sono molti, in generale le situazioni destabilizzanti mi divertono. Una volta, quando ero ancora inesperta, mi hanno chiamato per avvisarmi che quattro pecore erano uscite dal terreno che si trovava in una zona industriale vicino a Lodi. Sono corsa in macchina a recuperarle sul luogo dove erano state avvistate, e le ho trovate mentre attraversavano la strada, come i Beatles nella copertina di Abbey Road.

Gli studi in filosofia ti aiutano nel tuo lavoro?
La filosofia mi aiuta in qualsiasi cosa faccio. Per filosofia intendo la capacità di sguardo, sapere che si hanno sempre a disposizione più possibilità, lasciarsi stupire dall’inatteso, dal possibile, anticipandolo o assecondandolo.

 

 

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Pronti per EcoFuturo 2018?

Ven, 05/25/2018 - 02:11

Anche quest’anno saremo a Padova, nella splendida struttura del Parco Fenice, che è un vero e proprio tuffo nell’ecofuturo.

Dal sito di Ecofuturo: “Non è soltanto una fiera di innovazioni ecotecnologiche, EcoFuturo nasce dall’incontro di alcune persone e realtà che insieme maturano una precisa consapevolezza: quella che in Italia esiste un patrimomio straordinario di idee, esperienze e progettualità che coinvolge l’ecologismo in tutte le sue diverse espressioni.
Un patrimonio troppo spesso invisibile. Associazionismo, imprese innovative, amministrazioni virtuose, mondo della ricerca e dell’informazione spesso rappresentano delle vere e proprie eccellenze, a livello europeo e in alcuni casi addirittura mondiale!”

L’edizione 2018 di Ecofuturo è dedicata alla “Ciodue” e a come riportarla in equilibrio tra cielo e terra (nel cielo è troppa, nella terra poca…).

Per tutte le info sul Festival consultate il sito http://www.ecofuturo.eu/

Di seguito alcuni video dell’edizione 2017

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L’eccesso di igiene in casa può far male alla salute? (VIDEO)

Ven, 05/25/2018 - 02:05

Ultima puntata della nostra inchiesta su batteri buoni contro batteri cattivi. Questa volta parliamo di eccesso di igiene in casa. People For Planet è andato a Ferrara a intervistare la Dottoressa Elisabetta Caselli, docente e ricercatore di Microbiologia clinica, per sapere se pulire troppo la casa può far male alla salute e limitare lo sviluppo delle difese immunitarie.

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INDICE INCHIESTA BATTERI

Lo sporco fa bene! I batteri fanno bene!

Batteri resistenti agli antibiotici: le nuove strategie

Troppa igiene? E le allergie aumentano

Troppa pulizia fa male all’intestino (e al sistema immunitario): ecco perché

Igienizzano e sono eco-friendly: i nuovi detersivi sono a base di batteri buoni

Batteri buoni contro batteri cattivi anche in ospedale (VIDEO)

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Idee per un governo condiviso: Leggi e Giustizia

Gio, 05/24/2018 - 20:48

Con l’Avvocato Marchetti si è parlato di incentivazione della tutela dei consumatori, in particolare dell’istituzione di una Autorità per il controllo preventivo dei contratti rivolti al pubblico.

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Clicca qui per leggere la proposta di People For Planet sull’Autoritirà per i contratti collettivi

Clicca qui per firmare il Manifesto di People For Planet

Clicca qui per vedere tutte le nostre proposte al governo

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Il clima difeso dagli Indios

Gio, 05/24/2018 - 04:34

Nel frattempo, però, continuiamo a emettere qualcosa come 32,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera (dato del 2017, raccolto presso il laboratorio del Nooa di Mauna Loa, alle Hawaii, punto di riferimento mondiale per la concentrazione di CO2 in atmosfera) – un aumento del 1,4% su base annua dopo una stasi degli ultimi tre anni, con una concentrazione da record che ha raggiunto le 408,35 parti per milione di CO2 .

Chiaro, quindi, che il problema a questo punto non sia solo quello dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera ma anche la rimozione della stessa dall’atmosfera.

Per due motivi. Il primo è legato al fatto che per decenni si continuerà a emettere CO2: si pensi solo a quante autovetture ad alimentazione fossile esistono sul pianeta, circa 1,2 miliardi nel 2015 secondo Navigant Research, con un mercato che lo scorso anno è stato di 71,3 milioni di autovetture nuove – in crescita del 2,5%. Auto che sono al 99% ad alimentazione fossile, ossia emettono una media di 120 grammi di anidride carbonica per chilometro. L’altro motivo è che si deve iniziare a pensare a come rimuovere la CO2 dall’atmosfera per “limitare” i danni di questa crescita. Lasciando perdere, per ora, il sequestro e il confinamento della CO2 nel sottosuolo – tecnica che potrebbe essere utile solo per la generazione elettrica, visto che necessita di grandi impianti, e solo quando saranno abbattuti i costi – la via che si potrebbe seguire è quella del “sequestro” dell’anidride carbonica nel terreno attraverso pratiche “naturali”, che si affiancano a quella storica della forestazione, e che sono tre.

Indietro nel tempo

La prima risale ai tempi più antichi ed è quella usata dagli Indios dell’Amazzonia nei secoli passati per fertilizzare i terreni.

Si tratta della Terra preta – Terra nera in portoghese – ossia di vasti appezzamenti di terreno nei pressi dei villaggi che hanno una percentuale di carbone vegetale al proprio interno di circa il 9%, contro quello presente in modo naturale che è del 0,5%, cosa che porta il contenuto di carbonio del terreno al 15%.

Si tratta di una caratteristica che è di origine antropica, visto che assieme al carbone vegetale spesso si trovano altre sostanze di origine organica evidentemente deposte dall’uomo. E si comincia a diffondere presso gli studiosi l’idea che si tratti di un sistema il cui scopo era quello di fertilizzare terreni caratterizzati da una certa scarsità di nutrienti, sistema già utilizzato anche in altre zone del Pianeta, come nel Sud America e in Africa, nonché in Inghilterra, dove si pensa che il metodo sia stato usato in epoca romana. Le potenzialità di sequestro di CO2 di questa tecnica sono elevate e, al contrario della forestazione, la CO2 sequestrata rimane nel terreno per migliaia di anni e non viene restituita all’atmosfera al fine vita, naturale o artificiale che sia, degli alberi. Il sistema usato dagli Indios è stato studiato a lungo e ora si affacciano diverse ipotesi di “creazione” su vasta scala di questi terreni.

L’evoluzione innovativa

Una di queste è il biochar, un carbone vegetale ottenuto dalla pirolisi – trattamento termico a alta temperatura in assenza di ossigeno – di vegetali come i residui e i sottoprodotti agricoli quali le potature, le stoppie dei cereali e il fogliame.

Dal processo di pirolisi si ottiene un gas, il syngas, che ha un potenziale calorico pari a quello del Gpl che può essere utilizzato per produrre calore ed energia elettrica, e il biochar, appunto, che è costituito al 90% da carbonio. Una volta utilizzato nei terreni il biochar è un forte ammendante (cioè fertilizzante) che aumenta la ritenzione dell’acqua e degli elementi nutritivi da parte dei terreni e migliora la struttura degli stessi. Il risultato è che si aumenta la produttività dei terreni fino al 15%, come dimostrato da alcune sperimentazioni in Toscana sul grano duro, poiché diminuisce la necessità di acqua e fertilizzanti e viene sequestrato il carbonio in maniera duratura.

Da una ricerca fatta dalla Iowa State University si stima che un’azienda agricola di 250 ettari possa sequestrare qualcosa come 1.900 tonnellate di carbonio ogni anno utilizzando il biochar addizionato con l’azoto. Si tratta di un metodo così promettente che è stato preso in seria considerazione nel corso degli appuntamenti sul clima delle Nazioni Unite, le Cop, e che potrebbe unire l’esigenza di ridurre la CO2 in atmosfera con quella di aumentare la produzione agricola; quest’ultima è una necessità che nasce in vista dell’aumento della popolazione umana sul Pianeta, al 2050 è prevista intorno ai 9,7 miliardi di persone e di 11 miliardi nel 2100.

Da non sottovalutare, infine, il fatto che una serie di studi sta verificando con successo che la pirolisi delle biomasse può essere utilizzata per la produzione di biocarburanti di seconda generazione che non impattano sulla filiera alimentare, visto che ne utilizzano i sottoprodotti e non le colture sostitutive agli alimenti.

Biogas carbon negative

Il terzo sistema è quello messo a punto al Consorzio Italiano Biogas (Cib) che è stato denominato Biogasfattobene.

Il sistema unisce una serie di pratiche agricole avanzate e virtuose come i doppi raccolti, la fertirrigazione e i sistemi di arricchimento naturali del terreno, producendo così più alimenti senza utilizzare più suolo e riducendo le spese: infatti non si devono smaltire gli effluenti zootecnici, non si acquistano fertilizzanti chimici poiché si utilizzano biofertilizzanti di produzione propria, e si può utilizzare come carburante il biometano raffinato dal biogas, mentre quello in eccedenza viene impiegato per la produzione elettrica.

Il bilancio sul fronte della CO2 è neutrale, ma può diventare negativo, visto che il carbonio può essere sequestrato nel terreno con l’utilizzo del digestato che si ottiene in uscita dall’impianto per la produzione di biogas. Il tutto è stato ratificato da uno studio condotto dal team scientifico del Consorzio Italiano Biogas con il Centro Ricerche Produzioni Animali e la Michigan State University per valutare l’impronta carbonica dell’energia elettrica prodotta con i principi del Biogasfattobene.

I risultati ci sono. Se un impianto a biogas, alimentato completamente a mais, produce 34 grammi di CO2 equivalente per MJ – meno della metà dell’utilizzo di metano d’origine fossile, che è di 72 grammi di CO2 equivalente per MJ – applicando la serie di pratiche messe a punto dal Cib si passa a emissioni negative per ben 36 grammi di CO2 equivalente per MJ. Ossia si producono più alimenti e più energia, mettendo sotto terra la CO2, e facendo diventare la produzione di energia da fonte rinnovabile una vera e propria infrastruttura che riesce a mitigare le emissioni climalteranti.

Tutte queste pratiche hanno un contenuto tecnologico, anche quelle antiche degli Indios, ma sono accumunate da un approccio comune che le unisce alla logica dell’economia circolare. Ossia utilizzare al massimo le risorse disponibili innestando processi che riutilizzano i materiali, con metodologie olistiche, ossia che sfruttano le connessioni possibili tra una pratica e un’altra. E tra diversi sistemi. La circolarità del ciclo nel quale un rifiuto diventa risorsa, utilizzando metodi innovativi – nei casi che abbiamo visto gran parte dell’innovazione risiede proprio nel metodo – sarà la chiave di volta per rispondere alle sfide del futuro.

A partire da quella più grande: i cambiamenti climatici.

 

Fonti: 

Il record delle emissioni 2017:
https://www.reuters.com/article/us-energy-carbon-iea/global-carbon-emissions-hit-record-high-in-2017-idUSKBN1GY0RB

Il biochar:
http://www.ichar.org/data/files/bro_ichar_new.pdf

Il Biogasfattobene:
https://www.consorziobiogas.it/wp-content/uploads/2017/08/BIOGAS_INFORMA_n21.pdf (pagina 10)

 

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Farmaci inutilizzati non scaduti: recuperarli è possibile. Ecco come

Gio, 05/24/2018 - 02:40

L’attività, promossa dalla Fondazione Banco Farmaceutico, viene svolta da una rete di farmacie in diverse città d’Italia

Quante persone hanno in casa propria confezioni di farmaci solo parzialmente utilizzate? E quante volte questi medicinali ancora validi rimangono inutilizzati o vengono gettati via? Uno spreco enorme di risorse, senza dimenticare le conseguenze prodotte sull’ambiente dal loro smaltimento – che non sempre viene svolto nel modo corretto.

In attesa che in Italia si arrivi a vendere farmaci sfusi come già accade in altre nazioni, così da avere a disposizione il preciso numero di dosi che consenta di portare a termine la cura in base alla prescrizione medica e, quindi, senza eccedenze (argomento molto sentito da People for Planet, che per informare e sensibilizzare sull’argomento ha all’attivo una  campagna a favore dei farmaci sfusi), un passo da fare nella direzione di un consumo di farmaci più responsabile è recuperare quelli inutilizzati, ma ancora validi: nel nostro Paese è possibile grazie al progetto “Recupero farmaci validi non scaduti” promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico, organizzazione nata nel 2000 per contrastare la povertà sanitaria.

Nuova vita ai farmaci

I farmaci raccolti tramite questa iniziativa vengono destinati a persone indigenti che non avrebbero altrimenti possibilità di accedere alle cure: consentire a coloro che vivono in situazioni di disagio economico di curarsi e, allo stesso tempo, evitare sprechi e costi per tutta la collettività – poiché il medicinale inutilizzato produce inquinamento anche quando viene smaltito correttamente – è un duplice risultato che potrebbe fare la differenza. Come spiega in una lettera Sergio Daniotti, Presidente Fondazione Banco Farmaceutico onlus, “in 10 città e provincie italiane, all’interno delle farmacie che aderiscono all’iniziativa, sono posizionati appositi contenitori di raccolta facilmente identificabili in cui ognuno, assistito dal farmacista, può donare i medicinali di cui non ha più bisogno. E’ un modello che non ha uguali in Europa riconosciuto, oltre che dalla legge, anche da convenzioni con ASL, ospedali, case di riposo e da donatori istituzionali e privati”.

Un progetto nato nel 2013

Il progetto, nato 5 anni fa, può ancora crescere molto e aumentare il numero di città e farmacie coinvolte: a oggi, infatti, l’iniziativa è attiva nelle città e nelle province di Torino, Milano, Monza e Brianza, Roma, Verona, Mantova, Varese, Macerata e Rimini, per un totale di circa 300 farmacie. Un’iniziativa che non solo evita enormi costi e sprechi per tutta la collettività, ma fa sì che molte persone che non possono permettersi di acquistare medicinali possano curarsi lo stesso.

 1,6 milioni di euro in un anno

Nel solo 2017 il Recupero farmaci validi non scaduti ha permesso di raccogliere oltre 113.400 confezioni di medicinali per un valore economico superiore a 1,6 milioni di euro. Dal 2013 a oggi sono state recuperate oltre 418.600 confezioni, per un valore economico pari a più di 5,7 milioni di euro.

Quali farmaci possono essere donati

Possono essere recuperati medicinali con almeno 8 mesi di validità, correttamente conservati nella loro confezione originale integra, con l’esclusione dei farmaci che richiedono conservazione a temperatura controllata, quelli ospedalieri (fascia H) e appartenenti alla categoria delle sostanze psicotrope e stupefacenti.

Come aderire all’iniziativa

All’interno delle farmacie che aderiscono all’iniziativa sono posizionati appositi contenitori di raccolta facilmente identificabili in cui chiunque, assistito dal farmacista, può donare i medicinali di cui non ha più bisogno. Sono i farmacisti a controllarne scadenza e integrità e, se il farmaco risulta idoneo alla donazione, viene apposta sulla confezione un timbro (o uno sticker) riportante la dicitura “Banco Farmaceutico. Farmaco donato. Vietata la vendita”. Gli enti e le farmacie aderenti al progetto sono consultabili cliccando sul link della singola città.

credit foto: ©grafikplusfoto – Fotolia.com

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Idee per un governo condiviso: Ecologia e tutela dell’Ambiente

Gio, 05/24/2018 - 02:40

Seconda puntata, seconda proposta per un governo condiviso tra M5S e Lega.
Oggi parliamo di ecologia e ambiente con Fabio Roggiolani, grande amico e “guerriero” della sostenibilità ambientale, quella applicata! Cofondatore del Festival EcoFuturo, da anni promuove campagne per applicare le ecotecnologie attualmente disponibili nei settori del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Con lui parliamo di carburanti alternativi che si potrebbero iniziare a usare domani mattina. Volendo…

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Il ciclo (e riciclo) di vita di carta e cartone

Mer, 05/23/2018 - 04:36

Ma solo all’inizio del ciclo, poi dalla carta, gettata nella raccolta differenziata e avviata al riciclo, si può ottenere altra carta.
Ogni anno vengono immesse al consumo 4,7 milioni di tonnellate di carta e cartone (imballaggi cellulosici). L’80% viene avviato al riciclo. C’è ancora molto da fare!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Idee per un governo condiviso: gestione della Sanità

Mer, 05/23/2018 - 02:25

In questa prima di 4 puntate video parliamo di gestione della Sanità e lo facciamo con Luca Foresti, Amministratore Delegato del Centro Medico Santagostino di Milano, diventato un vero e proprio centro di eccellenza in Italia per l’elevata qualità dei servizi sanitari erogati ai pazienti, in tempi brevi e riducendo i costi. Nel 2016 la spesa sanitaria italiana è stata di 149 miliardi e mezzo di euro, l’8,9% del Pil (Report Istat), una bella voce di costo che si può ridurre elevando la qualità.

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Una legge facile da fare subito: i farmaci sfusi

Mer, 05/23/2018 - 02:09

Nell’articolo comparso ieri Jacopo Fo ha fatto un appello alla ragionevolezza: il nuovo Parlamento approvi delle leggi facili a basso costo e di evidente efficacia pratica. Una di queste è la legge sui farmaci sfusi.
E’ una delle leggi facili contenute nel Manifesto di People For Planet pubblicato il 29 gennaio, il giorno della nostra “nascita”.

La vendita di farmaci sfusi esiste già in altri Paesi?
Sì. L’elenco è lungo. Tra gli altri gli USA, la Germania, la Svizzera, il Canada…

In cosa consiste la vendita dei farmaci sfusi?
Anziché essere costretti ad acquistare confezioni spesso molto superiori alle necessità, si acquistano solo le quantità necessarie in base alla prescrizione del medico.

Come avviene la vendita?
Negli Stati Uniti per esempio le pillole nella quantità indicata dalla prescrizione vengono contate in farmacia da un macchinario sterile. I farmaci sono inseriti automaticamente in un contenitore di plastica sterile sigillato, su cui viene stampata un’etichetta con data di scadenza, nome del farmaco, posologia, ecc. In più viene stampato e consegnato il foglietto con tutte le istruzioni (quello che da noi è chiamato “il bugiardino”)

Quali effetti produrrebbe la sua introduzione?
– Basta farmaci scaduti presi per errore. Secondo un’indagine di Altro Consumo è un problema che coinvolge il 50% degli italiani
– Drastica riduzione dei casi di avvelenamento da farmaco. Secondo il Centro Antiveleni di Milano il 40% dei casi di avvelenamento è causato dai farmaci; il 34% è composto da bambini sotto i 6 anni che hanno assunto farmaci per errore. Se non ci fossero in giro in casa confezioni abbandonate di farmaci eccedenti le necessità verosimilmente questi casi si ridurrebbero.
– Basta farmaci gettati nell’ambiente. Secondo l’Associazione dei medici del servizio sanitario nazionale in Italia ogni anno le famiglie buttano 6.000 tonnellate di farmaci.
– Riduzione globale, per i cittadini e per lo Stato, dei costi. Secondo Federfarma abbiamo una spesa annua in farmaci di 22 miliardi. Se la vendita di farmaci sfusi comportasse una riduzione della spesa anche solo del 10% sarebbe un risparmio di più di 2 miliardi all’anno!

Ma in Italia c’è qualche speranza che si possa fare?
Certo che sì. Basta volerlo. Il Consiglio Regionale della Regione Toscana ha già approvato all’unanimità una mozione di Sì Toscana a Sinistra che impegna la Giunta Regionale ad attivarsi per promuovere la vendita di farmaci sfusi nelle farmacie. Nella mozione è esplicitamente richiamata la proposta avviata da People For Planet.

E, durante la campagna elettorale di marzo, abbiamo chiesto ai partiti candidati di esprimersi su questa nostra iniziativa. Tra quelli oggi presenti in parlamento Liberi e Uguali ha dato la sua adesione, tra gli altri nessuno si è detto contrario (e del resto come si potrebbe essere contrari?)

Cosa farà People For Planet per far approvare la legge sui farmaci sfusi?
Appena costituito il Governo chiederemo al Ministro della Sanità ed ai Gruppi Parlamentari di sostenere ed approvare questa legge e faremo pressione perché questo accada.

Cosa possiamo fare tutti assieme?
Innanzitutto chiediamo a tutti quelli che sono favorevoli di firmare il nostro Manifesto che contiene questa proposta. E di diffonderla e sostenerla, in tutte le sedi, sui media, sui social, ovunque.

Vinceremo, perché perdere fa male alla salute…

Clicca qui per leggere tutti gli articoli sull’argomento farmaci sfusi

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I firmatari del Manifesto di People For Planet

Mar, 05/22/2018 - 11:00

Clicca qui per leggere e firmare il Manifesto di People For Planet

 
Cesare Aglialoro, Operatore sociale
Paolo Aiello, Sviluppatore software
Michele Aina, Agricoltore
Diego Albertini, Cittadino del mondo
Stefania Albertini, Medico
Alfredo Albiani, Operatore olistico
Marco Alfieri, Giornalista
Michele Ammendola, Counselor
Luca Aoe, Copywriter
Giovanni Aquilino, Dipendente Pubblico
Silvana Arbia, Ex Magistrato – Senior Trial – Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda
Maurizio Arrighi, Impiegato
Roberto Arzilla, Medico
Alessandra Ascia, Presidente del Consiglio Comunale di Gela
Paolo Astarita, Programmatore
Marco Bachi, Musicista
Claudio Baila, Tecnico
Anna Balbiano, Giornalista
Danila Baldo, Docente di scuola secondaria di secondo grado
Alessandra Balduccini, Agronoma
Fabiana Barbati, Cittadina (e imprenditrice agricola)
Leo Barbi, Anpi Gavorrano Scarlino
Andrea Guido Barcucci, Candidato Insieme x Gori prov. VA
Elisa Bardini, Laureata in Comunicazione Interculturale
Domenico Barranca, Impiegato
Maurizio Bartoletti, Ragioniere-commerciale
Gian Luigi Bassani, Operaio specializzato
Antonella Bassi, Forte lettrice
Eugenio Bausola, Pensionato
Luigino Bellizzi, Pensionato
Daniela Bellucci, Dottoressa
Stefano Benni, Scrittore
Roberta Bernobi, Terapista
Paolo Berretti, Padre e marito
Giovanni Berrino, Cittadino
Cristina Bertocci, Traduttore
Mauro Bertuzzi – Agronomo
Ezio Betolotto, Direttore
Francesca Bevacqua, Cittadina italiana residente all’estero
Sara Bianchi, Impiegata
Davide Bianchini, Consulente energetico e ambientale
Teresa Bilotta, Professoressa di Liceo in pensione
Fulvio Boccardo, Impiegato pubblico
Maurizio Bogani, Impiegato
Roberto Bogon, Responsabile Vendite
Antonella Bonfini, Artista
Patrizia Borghi, Insegnante
Luigi Maria Giuseppe Borghini, Insegnante
Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
Mauro Bottaro, libero professionista
Amalia Bove, CittadinAeBasta
Guido Bovo, Antiquario
Aurora Braida, Cuoca
Nicola Bressi, Dottore naturalista
Andrea Brezzi, Disegnatore meccanico
Paola Brundu, Dipendente pubblico
Riccardo Brusadin, Impiegato
Laura Burrone, Cittadina
Giancarlo Cadei, Analista programmatore
Davide Calabria, Collaboratore Scolastico (firma per legge 1 e 3)
Francesca Calini, Hotel manager
Elma Cani, Studentessa e lettric
Gabriella Canova, Scrittrice
Simone Canova, Scrittore
Carlo Cantini, Musicista
Monica Capitani, Insegnate
Nadia Capoleoni , Impiegata
Loretta Capra, Pensionata
Anna Cardiota, Avvocata
Anna Carella, Insegnante
Maria Carmine Carusone, Pensionata
Alice Carpini, Cittadina
Vania Carraro, Insegnante
Alessandro Carucci, Ricercatore
Marco Casareto, Giornalista
Sergio Casiraghi, Matematico
Valeria Castagna, Impiegata tutto fare
Roberto Aseglio Castagnot, Educatore professionale
Claudia Castelli, Docente
Fabiano Cavadini, Docente
Giovanni Cavalcabue, Impiegato
Antonio Cavallo , Studente
Lucio Cavazzoni , Candidato alla Camera dei Deputati per Liberi e Uguali
Giovanni Cazzaniga, Pensionato
Scilla Ceccherini, Cittadina italiana residente a Bruxelles
Ilaria Cecchi, Impiegata
Antonino Celentano, Impiegato
Catello Celotto, Impiegato
Paola Centofanti, Pensionata
Eugenio Cerelli , Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico
Joelle Cerfoglia, Cittadina
Sara Cerrato, Studentessa
Claudio Cianca, Consulente Indipendente
Clelia Ciardulli, Lavoratore nella comunita’, Istruttore di Inglese per stranieri
Angelo Cifatte, Funzionario comunale
Francesca Cintori, Pensionata
Raffaele Cioffi, Docente Università Parthenope
Monica Cipelletti, Team enabler
Antonio Cipriani, Pensionato
Francesca Cocco, Partner innovazione – Knowledge for Business
Grazia Coco, Cittadina
Alessandra Colaiacovo, Mamma zen
Beatrice Coletti, TV Manager
Enrico Colliva, Funzionario pubblico
Giuliano Colomban, Project manager
Daniele Colombi, Impiegato ambientalista
Sara Comoglio, Neomamma
Alberto Corsetti, Odontotecnico
Federico Costa, Pasticcere
Vincenzo Cotronei, Pensionato
Claudia Crovace, Guida Turistica
Laura Cuccuru, Laureata in Comunicazione
Donatella Curti, Impiegata
Virginia D’Aiuto, Chimico
Maria Cristina Dalbosco, Scrittrice
Daniela Dal Fiume, Impiegata
Lorenzo Dambrosio, Studente
Sara Damiani, Impiegata
Carlo D’Andreis, Operaio
Luigi D’Angelo, Tecnico
Ilaria D’Arcangelo, Professionista HR
Antonio Deamici, Agronomo
Marilena De Biase, Insegnante in quiescenza
Felice Del Giudice, Docente
Marina Dell’Aquila, Insegnante
Viviana Della Bella, Pensionat
Giovanni Dell’Erba, Pensionato
Alfredo De Luca, Agronomo
Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli
Leonarda De Matteis, Libero professionista
Nino De Miceli, Psicoterapeuta
Claudio De Paulis, Pensionato
Marco De Pertis, Ingegnere
Loredana De Petris, Senatrice Liberi e Uguali
Giuseppe De Renzis, Medico
Stefano De Rienzo, Imprenditore
Simona Di Bartolo, Biologa
Marcello Di Carne, Consulente
Alessandra Di Claudio, Amante della natura
Roberto Difalco, Psicologo
Barbara Di Feo, Imprenditrice
Antonio Di Lollo Capurso, Avvocato
Michele Dotti, EducAttore
Danilo Duina, Ingegnere
Mirella Esposito, Impiegata
Stefano Esposito, Advisor finanza sostenibile
Maurizio Faccioli, Operaio settore alimentare
Giorgio Fanò Illic, Professore Universitario
Gianfranca Fantin, Casalinga
Ferruccio Fantini, Pensionato
Nadia Farina, Dipendente pubblico
Maurizio Fauri, Docente Università Trento
Claudia Faverio, Libera professionista
Nicola Fera, Insegnante
Clelio Ferrara, Pensionato
Sergio Ferraris, Giornalista
Fabio Ferretti, Pensionato
Luca Ferretti, Videomaker
Piero Ferruccio, Pensionato
Fabio Fiamberti, Disoccupato
Diego Filotto, Insegnante
Alessandro Finazzi, Cantante
Jacopo Fo, Attore
Walter Fontana, Tecnico della sicurezza
Loretta Fontebasso, Mamma
Maria Rosaria Forcella, Insegnante
Vittorio Foresti, Insegnante a riposo
Maria Forgioli, Alimentazione naturale e orti
Clara Fornaro, Artista
Giannantonio Fornasari, Insegnante
Roberto Fortino, Pensionato
Filippo Fossati, Deputato
Francesco Francis, Pensionato
Maria Carmela Franze’, Avvocato
Tiziana Freti, Consulente
Carla Fruttaldo , Insegnante
Franco Fumo, Ingegnere e Agronomo
Carlo Gabardini, Scrittore
Graziano Galassi, Insegnante
Massimiliano Gallo, Direttore de Il Napolista
Vincenza Gambino, Docente di scuola primaria
Andrea Gardini, Medico
Francesca Garioni, Attrice
Vito Garofalo, Avvocato
Tiziana Gherardini, Pensionata
Alessandro Ghionzoli, Presidente di associazione di volontariato
Marco Giaccaria, Musicista
Valeria Gialanella, Pensionata
Anna Giamporcaro, Fotografa
Salvatore Giangreco, Avvocato
Ivan Giaquinto, Viaggiatore
Giovanni Giarratana, Pensionato
Anna Giordano, Casalinga
Daniela Giosuè, Ricercatrice Università della Tuscia
Antonio Girardo, Psicologo Analista
Gianni Pietro Girotto, Senatore Gruppo M5S
Bruno Giuranna, Musicista
Tiziana Maria Gherardini, Videomaker amatoriale
Greta Golia, Social media manager
Peter Gomez, Giornalista
Laura Graci, Insegnate di yoga – Counselor
Michele Fusco Granolla, Abitante del Pianeta
Fabio Grassi, Comunicazione turismo
Enrico Greppi, Cantante
Elena Gualco, Formatore
Roberto Guercia, Project Manager
Stephanie Holmes, Pensionata
Piero Iaschi, Medico pediatra
Miriam Ientile, Cittadina del mondo
Vincenzo Imperatore, Consulente aziendale
Licia Iob, Impiegata
Mauro Iori, Tabacchino
Rosanna Jemoli, Medico
Caterina Labate, Impiegata
Claudio Lago
Marco Lamalfa, Impiegato Daniele La Montagna, Ingegnere
Daniela Lancioni, Pensionata
Davide Lanfranco, Operaio
Osvaldo Lazzini, Pensionato
Alberto Leggio, Studente
Cristina Leonelli, Docente Università Modena Reggio Emilia
Maurizio Leoni, Fotografo
Gad Lerner, Giornalista
Laura Levati, Biologa
Filomena Ilaria Lillo, Studentessa
Marina Livella, Impiegata
Giancarlo Livraga, Semplice cittadino
Maurizio Lo Presti, Direttore T.O
Giampaolo Loreto, Geologo
Maria Daniela Lucchesi, Pensionata
Vito Lucente, Pensionato
Daniela Luise, Insegnante in pensione
Enrico Lupano, Pensionato
Daniele Luttazzi, Scrittore
Pietro Luzi, Anatomo Patologo
Antonello Macrì, Psicologo
Alberto Maggi, Teologo
Alessandro Silvio Maria Magistrelli, Studente
Luisella Magnoni, Pensionata
Alessandro Maida, Artista
Lorena Maini, Commerciante
Giulia Maira, Pensionata
Maria Maistrelli, Studentessa di biotecnologie
Devid Majenza, Geometra
Liana G. Malato, Agente di Commercio in pensione
Antonio Manca, Operaio
Stefania Manetti, Pediatra ACP
Marilena Manganaro, Insegnante
Andrea Maraffino, MioBio
Dacia Maraini, Scrittrice
Marina Maran, Docente
Paolo Marazzi, Guida Alpina
Marisa Marcante, Producer
Maurizio Marchetti, Tecnico tv
Umberto Marcomeni, Pensionato
Neri Marcorè, Attore
Mattiello Mariano, Insegnante
Livella Marina, Impiegata
Valerio Marinucci, Impiegato
Enrico Marone, Editore
Carlo Marzovillo, Libero Professionista
Marco Masieri, Commerciante
Andreina Mason, Impiegata
Paola Mastrodonato, Persona
Edwin Matta Castillo, Programs & Policy Officer ONU
Alessio Maurizi, Giornalista Radio24
Claudia Mazzola, Docente (precaria) scuola secondaria di I grado
Cristina Meda, In cerca di occupazione
Ezio Meli, Impiegato
Luca Mercalli, Metereologo (firma per i farmaci sfusi)
Cristina Merlino, Giornalista
Alfredo Messina, Avvocato
Gaia Mezzadri, Imprenditrice
Marco Milanesi, Libero professionista
Marco Mina, Pubblico impiegato
Rosa Minerva, Docente
Bruno Giulio Misculin, Candidato politico
Flavio Mobiglia, Educatore e Musicista
Sandro Mogni, Correttore di bozze
Maria Antonietta Montella, Scrittrice
Carlo Moretuzzo, Pensionato
Flaminia Morin, Cittadina italiana
Francesca Moroni, Insegnante
Paolo Morsut, Pensionato attivo
Ingy Mubiay, Scrittrice
Massimo Muratori, Libero professionista
Rossella Muroni, Candidata Camera dei deputati
Francesca Mustacchio, Agricoltore
Alessio Nanni, Artista
Luca Napoli, Psicologo Psicoterapeuta
Lorena Nascimben, Farmacista
Giuseppe Nenna, Concept designer, presidente associazione Ditaubi
Alessandro Nutini, Musicista
Claudio Oddone, Medico
Vincenzo Olivieri, Dirigente Veterinario ASL
Giorgio Orlandi, Cittadino pensionato
Andrea Orlandini, Musicista
Federico Pacini, Musicista
Franca Paganelli, Artigiana
Gabriella Pagani, Pensionata
Paolo P. Pagnon, Docente
Pippo Palazzolo, Libero ricercatore
Luisa Palermo, Insegnante in pensione
Giuseppe Panebianco, Impiegato
Daniela Papone, Pensionata
Sergio Parini, Giornalista
Zita Paris, Operatore socio-sanitario
Giovanni Battista Parodi, Archeologo
Enrico Parolini, Ingegnere in ambito efficienza energetica
Guido Passi, Regista
Bruno Patierno, Coordinatore Gruppo Atlantide
Iacopo Patierno, Regista
Maddalena Pedio, Dipendente Pubblica
Agostino Pela, Guardiaparco
Sara Pelargonio, Studente
Serena Pellegrino, Deputata
Giovanna Perfetti, Avvocato
Andrea Perissi, Pensionato
Carlo Petrini, Fondatore Slow Food
Cristina Piali, Impiegata
Luca Piattelli, Dipendente pubblico
Francesco Piccardi, Interprete di conferenza
Matteo Piccolo, Impiegato
Thomas Piccolo, Infermiere
Cristina Picchietti, Pensionata coscienziosa
Simone Pizzi, Commesso disoccupato
Elisa Poggiali, Ingegnere
Luciano Polese, Ingegnere
MariaCristina Pollastri, Casalinga
Manuela Porru, Programmatrice
Maria Paola Pozzi, Insegnante in pensione
Angela Prati, Fotografa
Margherita Prevedello, Operatore Sanitario
Tommaso Puglisi, Sognatore
Giuseppe Quattrone, Pensionato
Giulia Ranaldi, Operatrice sociale
Splendora Rapini, Medico
Chiara Rapuzzi, Consapevole umana
Donatella Reginato, Impiegata
Achille Renzullo, Architetto
Paola Restiglian, Funzionario ente regionale
Susanna Riavini, Pensionata
Angelo Riccardi, Disoccupato
Antonio Ricci, Autore TV
Carla Ricci, Architetto
Maria Ricci, Pensionata
Romina Rivoli, Libero professionista
Fabio Roggiolani, Cofondatore Ecofuturo Festival
Andrea Romoli, Impiegato
Daghi Rondanini, Ingegnere del suono
Patrizia Rosa, Pensionata
Laura Rossetti, Cittadina
Paolo Rossi, Attore
Eva Rossi, Operatore olistico
Valerio Rossi Albertini, Fisico CNR
Marina Rossignoli, Casalinga
Tanja Rosso, Operatrice Shiatsu
Loretta Roveda, Pensionata
Vera Roveda, Fotografa
Francesca Roversi, Insegnante
Berardino Corrado Ruggeri, Impiegato
Maurizio Sacco, Medico
Renzo Massimo Deliso Samaritani, Amministratore Associazione “Sole e Luna”
Giuseppa Sammati, Ente pubblico
Angelo Sandri, Segretario politico nazionale Democrazia Cristiana
Ana Maria Sandu, Receptionist
A.G. Saño, Street Artist
Cesare Santanera, Imprenditore
Massimo Santoro, Dirigente pubblico
Fabio Sasso, Direttore Napolisera.it
Pierluigi Scaccia, Neuro psicomotricista
Maria Giuseppina Scalzo, Pensionata
Gea Scancarello, Giornalista
Daniela Scarano, Insegnante
Paola Scarpellini, Cittadina
Antonio Scerbo, Redattore
Mario Sciubba, Pensionato
Cecilie Schippa, Pensionata
Giuseppe Scuderi, Essere Vivente
Sauro Secci, Blogger e Redattore Ecquologia
David Selvatico, Operatore Socio Sanitario
Rosario Senia, Pensionato
Roberto Serpieri, Docente Università Federico II
Maria Chiara Sibille, Guardiaparco
Marinella Signaigo, Psicoterapeuta
Tiziana Silvestri, Impiegata
Giulio Sisti, Lavoratore
Enza Somma, Mamma
Donata Soranna, Casalinga
Giovanni Sorrentino, Filmmaker
Sara Sorriso, Tecnico dei servizi sociali
Franco Spano, Imprenditore
Angelo Santi Spina, Managing partner di Proserpina BS
Christina Soelch, Psicomotricista
Antonio Stefanuto, Architetto
Pasquale Stigliani, Agricoltore
Andrea Stocchiero, Responsabile policy FOCSIV
Serena Strocchi, Pensionata
Arianna Taccone, Commercialista
Cristiana Talon
Isidoro Tamasi, Editore
Simona Rita Tamassia, Libero Professionista
Tiziana Tellini, Infermiera
Cristina Tena, Libero professionista
Alberto Terzi, Sociologo e life coach del buonumore
Gemma Terzi, Santa donna
Annamaria Tiraboschi, Cittadina
Umberto Tomba, Agente di commercio
Armando Tondo, Grafico
Flavia Tori, Dipendente pubblica
Fiorella Tortora, Pensionata
Barbara Toscano, Infermiera professionale
Annalisa Tota, Docente Università Roma 3
Marco Travaglio, Direttore Il Fatto Quotidiano
Daniela Trenti, Dirigente
Emma Tricarico, Pensionata
Bruno Tridico, Dipendente pubblico
Silvia Clara Tuscano, dr
Romano Ugolini, Imprenditore
Gabriella Vaccaro, Sociologo
Chiara Valentini, Giornalista
Serena Vanni, Tecnico tessile
Simona Vanni, Impiegata
Nazzareno Vasapollo, Project Manager programmi UE
Federica Ventura, Educatrice
Angelica Vigilante, Libera professionista
Maximilian Weise, Operaio metalmeccanico
Antonella Zampano, Docente
Maria Zanchetta, Casalinga
Cinzia Zannier, Impiegata
Enrico Zearo, Operaio
Daniela Zerbinati, Dipendente pubblico
Salvatore Zirano, Aspirante libero cittadino
Francesco Zoletto, Ingegnere e Consulente in corporate finance
Anna Delli Zuani, Insegnante
Agnese Zugnoni, Pensionata  

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Pewec, energia dal moto ondoso

Mar, 05/22/2018 - 05:38

 

Pewec, Pendulum Wave Energy Converter, è un sistema galleggiante in grado di trasformare il movimento di un pendolo causato dalle onde del mare in energia elettrica.
“Una decina di questi dispositivi – ha dichiarato Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio ENEA di modellistica climatica e impatti – possono produrre energia elettrica per un paese di 3.000 abitanti, contribuendo in modo significativo anche a contrastare i fenomeni di erosione attraverso la riduzione dell’energia delle onde che si infrangono sulla costa, senza impattare in maniera significativa su flora e fauna marine”.

Qui maggiori informazioni

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Foodsharing e sai cosa mangi

Mar, 05/22/2018 - 04:56

Questa frase di Montalbàn, decisamente incontestabile, la potete leggere appena aprite il sito avanzipopolo.it: un nome divertente per un progetto dell’Associazione di Promozione Sociale Onlus “Farina 080” che promuove azioni contro lo spreco di cibo.

Nella pagina Chi Siamo del sito trovate la famosissima foto dei Beatles che camminano sulle strisce pedonali di Abbey Road, solo che in questo caso portano tutti dei sacchetti pieni di spesa.

Avanzi Popolo si occupa di vari aspetti dello spreco di cibo: dalla raccolta alla redistribuzione di grandi quantità di alimentari verso i più bisognosi mettendo in contatto chi li vuole donare e le varie associazioni di solidarietà.

E non solo, chi ha piccole quantità di cibo che vuole regalare si può mettere direttamente in contatto con chi le desidera, in tutta Europa e nel Mondo si chiama Food sharing.

Come descritto nel sito, il foodsharing è “una soluzione innovativa per chi sa di non poter consumare un prodotto e non vuole che finisca in pattumiera.”

Basta registrarsi e inserire qualsiasi cibo o bevanda vicina alla scadenza o che non si intende utilizzare e un altro utente potrà chiederlo gratis o scambiarlo con un altro alimento. E’ anche un ottimo sistema per fare nuove conoscenze e creare una vera e propria community.

Lo stesso vale per il sito Babette.word: “Quando mio figlio torna da Rotterdam, mia moglie per fare festa gli cucina le lasagne, la sua specialità. Ogni volta avanzano degli ingredienti, così prepara un’altra teglia che viene poi surgelata. Un giorno mi sono chiesto: perché non trovare il modo di condividere subito questa prelibatezza, magari coi vicini di casa? Babette è nata così…” racconta il fondatore, Alessandro Calvo.

Questi sono solo due esempi di foodsharing, una tendenza che in Italia fatica ad affermarsi specie nel confronto con gli altri Paesi Europei dove il movimento internazionale conta oltre 200mila utenti registrati in Germania, Austria, Svizzera tra gli altri.

In Italia nel 2017 si stimava uno spreco di cibo di 84 chili a famiglia per un totale di 2,2 tonnellate di cibo all’anno, con un costo complessivo di 8.5 miliardi di euro (0,6% del Pil). Il dato, pur se impressionante, dimostra una notevole diminuzione rispetto al 2016 grazie anche alla legge Gadda (v.  La legge Gadda contro lo spreco alimentare – e non solo) entrata in vigore nel 2016, che prevede semplificazioni e sgravi fiscali a chi dona il cibo a scopo di solidarietà.

 

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-02-05/spreco-alimentare-l-italia-migliora-ma-butta-via-ancora-06percento-pil-all-anno-113959.shtml?uuid=AEk9NduD

http://www.avanzipopolo.it/

https://babette.world/

https://foodsharing.de/

 

In copertina: Disegno di Armando Tondo

 

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Il governo delle piccole cose

Mar, 05/22/2018 - 04:07

La politica ci ha abituati a grandi progetti che creano grande disaccordo e che generalmente abortiscono.

L’Italia è oggi divisa in blocchi contrapposti e rissosi che coltivano la comunicazione su ciò che li divide.

Sogniamo invece politici capaci di abilità artigianale, di individuare leggi basate sul buon senso che trovino d’accordo la stragrande maggioranza degli italiani.
Leggi capaci di unire perché basate su interessi essenziali e condivisi.

E non si tratta di proclamare linee programmatiche ma di tirar fuori testi di legge specifici che vadano a risolvere in modo concreto e pratico alcuni nodi del non funzionamento del sistema Italia.

Non c’è un solo italiano che possa dire ad alta voce che è contrario allo snellimento della burocrazia o alla velocizzazione della giustizia. Ma se vogliamo essere concreti dobbiamo entrare nei dettagli e individuare quei cambiamenti capaci di fare la differenza.

Non basta dire che vuoi meno burocrazia, devi trovare un modo per farlo e questo modo deve essere talmente semplice ed efficace da unire invece che dividere.

A febbraio abbiamo lanciato 3 leggi facili (leggi qui il Manifesto di People for Planet!)

Un esempio di una strategia dei piccoli passi che danno grandi risultati. Nessuna persona di buon senso può negare che sarebbe una cosa buona che le farmacie vendessero farmaci sfusi nella quantità esatta prescritta dal medico. Si fa così da tempo in Germania e negli Usa.
Si otterrebbe un risparmio per la spesa sanitaria di 500 milioni di euro all’anno.
Siamo convinti che questa strategia basata sulla ricerca delle linee di minor resistenza potrebbe portare grandi vantaggi.

Stiamo raccogliendo proposte di questo tipo e già abbiamo individuato leggi che hanno la firma di parlamentari di destra e di sinistra e che giacciono da tempo al Senato e alla Camera in attesa di essere approvate.

Il governo di Lega e 5 Stelle, che probabilmente nascerà nei prossimi giorni, ha la necessità di trovare punti di convergenza tra due organizzazioni molto diverse e di trovare subito denaro per coprire punti di programma decisamente costosi.
È quindi un’occasione per proporre un pacchetto di misure elementari e chissà che non si trovi ascolto.

In questi giorni stiamo lavorando per mettere insieme altre proposte di legge e stiamo cercando associazioni e redazioni che siano disposte a collaborare a questa campagna con idee e con la loro capacità di comunicazione.

Nei prossimi giorni People for Planet proporrà un programma facilmente condivisibile, apriremo la discussione e poi, con chi vorrà partecipare all’impresa, chiederemo un incontro con il nuovo governo per presentare le nostre proposte.

Partecipi anche tu?

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L’esperimento del fagiolo

Lun, 05/21/2018 - 05:05

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Occhiali a basso costo: diventeremo tutti ciechi?

Lun, 05/21/2018 - 04:51

E’ la novità del momento. Spopolano in TV le pubblicità di occhiali a basso costo, meno di 20 euro, con lenti regolabili tramite una rotellina. Funzionano davvero? A giudicare dalle recensioni…

Assolutamente inutili. Soldi buttati. Non si vede nulla e in più sono immettibili… La plastiche tagliano!!!
Lasciate perdere assolutamente questo articolo. Non è paragonabile nemmeno al peggior giocattolo venduto dai cinesi . se indossati per più di 5 secondi oltre che a provocare vomito e mal di testa vi viene anche la diarrea
Non corrisponde a quello detto in pubblicità, è solo una patacca, solo plastica mal amalgamata, da non consigliare a nessuno
Articolo tutta plastica da cui non si vede nulla, ne da vicino ne da lontano,se non tutto offuscato. OSO DIRE UNA TRUFFA
Una schifezza incredibile. Non funzionano assolutamente. Niente a che vedere con quello che dicono in TV. Al limite della truffa secondi me

Sono alcuni dei commenti di chi ha acquistato su Amazon gli “Occhiali regolabili per vedere vicino e da lontano”, pubblicizzati anche in Tv dal distributore DMC Shop con il nome Perfect Vision.

“Perfect Vision è il primo binocolo e lenti di ingrandimento al mondo in forma di occhiali, dotati di lenti regolabili di alta qualità che si adattano alla capacità dell’occhio di mettere a fuoco gli oggetti.
Con una semplice rotellina potrai regolare le lenti.” Così si legge sul sito della Dmc Shop. Sono consigliati per la lettura, per guardare la TV, e sono “confortevoli per chi ha una presbiopia semplice”.

Sono sicuri o possono far male agli occhi?

Per rispondere abbiamo intervistato la Dottoressa Chiaretta Visconti, Medico oculista a Como.

“Intanto non sono occhiali veri e propri, sono più degli ingranditori, non dovrebbero essere nemmeno considerati occhiali, l’occhiale è quello che fa l’ottico. Questi sono degli ingranditori sostanzialmente, come avere una lente di ingrandimento in mano. Chiaramente se devi ingrandire una cosa per un secondo, tipo infilare il filo nell’ago, possono andare bene ma non vedo come possano essere utilizzati per una visione normale…”
Interrompo dicendo che la pubblicità li consiglia per guardare la Tv e leggere…
“Mamma mia! E’ una cosa che fa rabbrividire…”

Possono essere dannosi a lungo andare?
“Secondo me a lungo andare possono danneggiare… non sono lenti di qualità, le lenti di qualità le trovi nel negozio, neanche quelle che vendono al supermercato sono lenti di qualità. Poi questo effetto di messa a fuoco per ingrandire non può far bene alla visione perché la visione segue percorsi di accomodazione e convergenza che quelle lenti non rispettano.”

Parliamo degli occhiali che si vendono in farmacia e supermercati…
“Mmmm… Mmmm! Questi occhiali premontati, cioè che hanno una distanza interpupillare standard, che non è la mia, e non la tua, possono creare anche danni all’occhio perché sono lenti che non hanno una centratura ideale, a lungo andare possono creare affaticamento e disturbi, soprattutto per chi li compra per usarli poi al videoterminale. Pensando a questi casi rabbrividisco perché la qualità di queste lenti è bassissima: sono normalmente lenti in materiale plastico mentre gli ottici hanno l’obbligo di aver lenti di migliore qualità, con appositi filtri per la luce. In realtà questi “occhiali”, non dovrebbero essere chiamati occhiali, in quanto sono soltanto ausili di ingrandimento mentre l’occhiale vero e proprio è un’altra cosa: è quello che viene fatto dall’oculista e dall’ottico, centrato sul viso sulla persona, studiato apposta per chi lo indossa. Se così non è, non sono occhiali, sono ingranditori ottici.”

Come vanno usati questi “ingranditori ottici” che si possono comprare in farmacia e nei supermercati?
La dottoressa Visconti spiega che possono essere un supporto agli occhiali “buoni”. Vanno usati poco, al volo, non per lunghi tempi. Per leggere e guardare la tv servono gli occhiali veri, costruiti in modo personalizzato sul paziente. Per leggere un sms due secondi si possono infilare anche gli ingranditori ma poi vanno tolti immediatamente.

Ultima domanda: e gli occhiali da sole che si vendono nelle bancarelle?
“Eh… mannaggia. Allora, anche qui… una volta si diceva che il marchio CEE era una garanzia di qualità e della presenza degli appositi filtri che questi lenti colorate devono avere. Oggi CEE è diventato CE, China Export (Ride) e nessuno ha più la garanzia di come siano fatte queste lenti… Una lente scura che non ha i filtri giusti per le radiazioni ultraviolette ha un effetto collaterale importante: fa dilatare la pupilla perché l’occhio resta al buio, la pupilla quindi si dilata e l’occhio alla fine riceve più radiazioni ultraviolette rispetto a quelle che potrebbero colpirlo se non avesse l’occhiale.”

Fanno male allora?
“Certo, possono essere sicuramente dannosi”.

Concludiamo la chiacchierata con la dottoressa Visconti notando come l’Italia sia all’avanguardia nel settore ottico e oculistico, con centri specializzati di altissimo livello, e come sia un peccato tutto il discorso sulle lenti China Export…

Provando a riassumere in breve il punto di vista della dott. Visconti potremmo dire che ci vuole sempre un paio di occhiali fatti su misura da un ottico e si possono avere un paio di “ingranditori ottici” per l’utilizzo veloce, da battaglia.

Non bisogna invece scherzare con gli occhiali da sole: qui la bassa qualità, e in particolare la mancanza dei filtri che bloccano le radiazioni ultraviolette, comporta di esporre l’occhio a un maggiore assorbimento di queste radiazioni.

A questo punto è doveroso parlare di costi, che è l’aspetto che rende più appetibili gli occhiali che si trovano nei supermercati e nelle bancarelle. Parliamo di un range che va da 30 euro per gli occhiali a basso costo ai 300 euro per un paio di occhiali veri, fatti da un ottico.

Chi vi scrive, astigmatico, l’ultimo paio lo ha pagato 450 euro. Ma è una spesa detraibile nella dichiarazione dei redditi…

 

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