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Aggiornato: 28 min 41 sec fa

People For Planet è stato un bel viaggio. Ma questo è solo un arrivederci

Ven, 07/09/2021 - 08:30

La prima volta era di primavera, a una manifestazione, nel ’17 del nuovo millennio.

Non ricordo esattamente il tema. Era la tutela dei diritti, questo lo ricordo. Di chi? Forse dell’ambiente. O degli immigrati. O degli Lgbt. O dei giovani. O… Probabilmente di tutto questo insieme. Una manifestazione allegra, colorata, solare. Tante famiglie, tanti giovani. Saluti tra gente che si conosceva già e sorrisi con quelli che non si conoscevano ancora.

Ero lì con Jacopo e Bruno, e fu quella la prima volta che sentii parlare di quello che sarebbe diventato People For Planet. “Che ne dici di fare un giornale green online?” mi dissero.

Niente male, pensai.

Poco tempo dopo, ormai d’estate, ci ritrovammo alla Libera università di Alcatraz, con il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la redazione.

Giorni fantastici di idee in libertà, alcune geniali, altre insensate, altre ancora folli. E poi proposte per rendere la follia concreta e realizzabile.

Una esplosione di creatività.

Poche cose sono divertenti come creare dal nulla qualcosa di nuovo.

E tra queste, pochissime sono divertenti come creare dal nulla un giornale.

Dopo alcuni mesi di numeri zero e di rodaggio, a gennaio ’18 nasceva ufficialmente la nuova creatura.

Sin da subito, e poi per tutti i quasi quattro anni della sua vita, People For Planet si è rivelato molto simile a quella manifestazione: un giornale con un cuore verde e con una grande attenzione ai diritti delle minoranze. E poi ampio spazio alla salute, al benessere, alla cultura.

Abbiamo cercato di mescolare temi seri e altri più leggeri, spaziando da articoli anche “tecnici” a video a tutto campo, non ultimi – e di notevole successo – quelli ironici o dichiaratamente satirici.

Col tempo, il nucleo iniziale della redazione e dei collaboratori è cambiato e cresciuto, fino a coinvolgere decine di persone, in gran parte donne (chissà perché, nelle cose belle le donne spesso sono la maggioranza).

Un patrimonio di relazioni, professionalità e positività che non credo andrà disperso.

Perché ora questo capitolo finisce, ma non per questo è arrivata la parola fine.

Ci saranno altre iniziative, altre idee da realizzare. E se vorrete essere con noi, come in tanti siete stati con noi in questa avventura, sarete i benvenuti.

Questo non è un addio, è un arrivederci.

People For Planet è stato un bel viaggio. Come dice Ryszard Kapuscinski, uno che di giornalismo e di viaggi se ne intende: “Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati.

È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile”.

Sergio Parini

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People For Planet non basta più

Ven, 07/09/2021 - 08:00

Saranno trascorsi 1258 giorni dalla nascita di People For Planet, 29 gennaio 2018, alla data di cessazione delle pubblicazioni, 10 luglio 2021.

Circa 7.000 articoli, video, infografiche pubblicati, oltre 15 milioni di lettori nel corso del tempo, oltre 30 milioni di articoli letti, oltre 20 milioni di video visti, tutto questo in soli 3 anni e mezzo…

Ebbene, tutto questo non basta più. Ci siamo convinti, mi sono convinto, che non basta più denunciare le storture di un sistema che manda a rotoli il pianeta e segnalare le cose buone che qui e là accadono.

Nel momento in cui tutte le imprese parlano del loro impegno green, quasi sempre continuando a fare come prima; nel momento in cui non c’è giornale, canale televisivo, radio, sito web che non abbia un angolo, una sezione, un inserto “ambientalista” mentre continua a fare pubblicità a prodotti nocivi, non basta più fare un giornalismo di nicchia, coscienzioso ma sommerso, diluito in un sistema che, come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, cambia qualcosa in superficie perché non cambi nulla nella sostanza.

È sbagliato pensare di risolvere grossi problemi con il solo ausilio delle patate fritte (Douglas Adams – La vita, l’universo e tutto quanto)

Mentre il Canada arrostisce a temperature di 50 gradi a causa dei cambiamenti climatici e i media e i politici italiani trattano la cosa con lo stesso distacco con cui trattavano il Covid quando pensavano fosse un affare circoscritto alla Cina, è arrivato il momento di cambiare approccio.

Mentre il governo Draghi, osannato dai media mainstream, si aggiudica la maglia nera in Europa per la percentuale (la più bassa tra tutti i Paesi) di fondi del Racovery Fund destinati ad iniziative ecosostenibili (solo il 13%), è arrivato il momento di cambiare approccio.

Non basta più solo un giornalismo di denuncia ma occorrono iniziative di cambiamento da portare avanti con tenacia e determinazione finché abbiano avuto successo e anche dopo, perché non si arretri dai risultati raggiunti.

E, per fare questo, la forma “giornale green” come la conosciamo e come è stato anche People For Planet, non è (più) adatta.

Occorre altro: una  “nuova cosa” composta da persone impegnate nella ricerca di soluzioni concrete, efficaci e fattibili, capace di fare lobby, capace di fare comunicazione coinvolgendo ampi strati di altre persone, capace di “fare scandalo” quando serve, capace di non mollare la presa fino a quando sia stato raggiunto il risultato e anche dopo.

E occorre una formula di business che consenta a questa “nuova cosa” di autofinanziarsi. 

Occorre una cosa semplice, che è difficile a farsi.

Penso che ci proveremo, non è detto che ci riusciremo ma penso che ci proveremo. E magari dalla crisalide nascerà una farfalla.

Per ora grazie a tutte e tutti quelli che hanno seguito People For Planet in questi 1258 giorni.

Foto di Vivek Doshi, scattata a Ghandinagar, India

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Dalle sartorie sociali arrivo “OSO”, una linea di abbigliamento etica e sostenibile pensata da giovani

Gio, 07/08/2021 - 19:00

Unisce il rispetto dell’ambiente e delle sue tante diversità, il sostegno alle persone più fragili e la tutela dei diritti dei lavoratori. Allo stesso tempo punta sui giovani, sulla loro creatività, sulla passione che questa generazione sta dimostrando per il Pianeta. Si chiama “OSO – Vestire etico e inclusivo” ed è la nuova linea di abbigliamento in vendita nei negozi NaturaSì. Un made in Italy tutto puntato all’etica.

E’ una linea di abbigliamento ‘speciale’ perché pensata e disegnata dai giovani del nostro Laboratorio 2050 nel rispetto dell’ambiente, utilizzando solo tessuti di cotone certificati GOTS (Global Organic Texil Standard), fibre di bambù ed alga, prodotta e confezionata da una rete di sartorie sociali che garantiscono un lavoro dignitoso a donne con un vissuto di fragilità o vittime di violenza. Perché pensare bio per noi significa anche questo: non lasciare indietro nessuno e rifiutare ogni tipo di sfruttamento.” commenta Fausto Jori, Amministratore delegato di NaturaSì, la più grande realtà del biologico in Italia. 

Del resto la scelta di NaturaSì quest’anno è stata proprio quella di aprirsi di più ai giovani, con una serie di iniziative sviluppatesi dentro l’azienda stessa, con la nascita di Laboratorio 2050, “perché il miglior modo di sensibilizzare i giovani è stare con i giovani”, precisa Jori.

L’azienda ha dato corpo all’impegno sociale con il progetto “Naturabile”, a sostegno dell’inclusività, dell’ecosostenibilità e dell’eticità con particolare attenzione alla fragilità fisica ed emotiva.
Da questi presupposti è scaturita la collaborazione di NaturaSì con la Fondazione Corte delle Madri di Bereguardo, Quid, Made in GOEL e Fatto A Scampia per una nuova linea di abbigliamento green ed etica, ideata e disegnata dai giovani, che hanno scelto anche il marchio “OSO vestire etico e inclusivo” per sottolineare la voglia di “osare per realizzare il cambiamento”, e confezionata da questa rete di sartorie sociali.

Realtà conosciute nel Paese che supportano persone a cui è stata tolta la dignità, inserendole in un circuito virtuoso dove si crea un Made in Italy di eccellenza, nel rispetto degli stringenti criteri sociali e ambientali applicati a tutto il ciclo di produzione. Dalle donne che hanno ritrovato fiducia e speranza nei tre laboratori di Quid (il cui focus trasversale è l’impiego al femminile: oggi le donne rappresentano l’84% della forza lavoro, il 78% del management e il 67% del Cda), alle persone svantaggiate che trovano letteralmente “riscatto” in Made in GOEL, opponendosi alle mafie in Calabria e nel resto d’Italia. Per arrivare alle persone in stato di fragilità economica e sociale a cui Fatto a Scampia dà la possibilità di svolgere regolarmente un lavoro e di integrarsi, in una parte dell’Italia dove la presenza della malavita organizzata rappresenta spesso l’unica opportunità di vita.
La prima collezione OSO è composta da cinque capi, tre unisex e due da donna: una t-shirt, una felpa e un kimono, una blusa a mezze maniche e una felpa smanicata. I capi OSO sono pensati per essere indossati tutto l’anno e rinnovati ad ogni stagione con accessori e tinture vegetali che saranno presenti nella collezione autunnale. 

Il messaggio di fondo è che ‘tanto è troppo’, forse soprattutto, nella moda. Nella produzione vengono poi utilizzati esclusivamente tessuti ecosostenibili, tra cui il cotone biologico, che risulta più morbido e traspirante di quello coltivato in agricoltura intensiva, e il Seacell, ricavato dalla lavorazione delle alghe brune. Il Seacell risponde molto bene ai requisiti di ecosostenibilità della produzione e delle lavorazioni. Caratteristica molto interessante è la protezione che offre contro i raggi UV e la trasferibilità (assicura il 50% di protezione in più del cotone).

Abbiamo pensato ad un progetto che fosse ‘eco’ a 360 gradi e che invogliasse a osare per cambiare un modello di vita che si è dimostrato iniquo e dannoso per l’ambiente, oltre che per la salute“, aggiunge Sara Lucchi, Responsabile del progetto per NaturaSì. “Crediamo che i giovani abbiano il coraggio di essere diversi, nei pensieri e nelle azioni. Grazie alla collaborazione con la rete di sartorie sociali vogliamo essere parte del cambiamento attraverso una condivisione di valori tra chi crea, chi produce e chi indossa”, conclude.

A sottolineare il collegamento con i giovani, testimonial del progetto OSO è Enula, cantante milanese nota al pubblico per aver partecipato ad un talent show e già volontaria della Fondazione Corte delle Madri.
I capi della linea OSO si possono richiedere in tutti i negozi NaturaSì (con consegna in 72 ore laddove non immediatamente disponibili) e possono essere ordinati  online sul sito di NaturaSì . Ogni capo è venduto in una scatola che potrà essere riciclata. Dopo l’acquisto il cliente può lasciarla direttamente al negoziante oppure riportarla durante la spesa successiva. In cambio riceverà dei campioni gratuiti di alcuni prodotti cosmetici per la cura del corpo. Per ogni capo acquistato, inoltre, troverà nella scatola in omaggio una busta di semi che daranno fiori utili per le api e/o di semi antichi e in via di estinzione, oltre ad una spilla OSO.
Potrà, inoltre, essere prenotata online dal sito OSO una visita guidata gratuita presso le aziende agricole biologiche e biodinamiche del circuito di NaturaSì. 

QUID
Cooperativa sociale che ha come prerogativa quella di recuperare tessuti di eccedenza e di realizzare poi prodotti, soprattutto capi di abbigliamento, per mano di donne con passato di fragilità creando per loro opportunità d’impiego stabile, di formazione e di crescita lavorativa. La produzione impiega tessuti di fine serie, stock invenduti o donati da prestigiose aziende tessili italiane e da noti brand del mondo della moda internazionale. Questa peculiarità produttiva evita di destinare al macero tessuti pregiati, consentendo un ridotto impatto ambientale anche in termini di carbon footprint, dato che la maggior parte dei fornitori si trova in Italia a meno di 200km di distanza dalla sede Quid.

Made in GOEL
GOEL significa “il riscattatore”: il gruppo si oppone a tutto ciò che nega la dignità delle persone, con particolare riguardo alle più indifese. Ha denunciato lo strapotere della ‘ndrangheta e delle massonerie deviate in Calabria e nel resto d’Italia. Nasce per dimostrare che l’etica non è solamente “giusta” moralmente, ma anche “efficace”, ovvero l’unica via per uno sviluppo davvero sostenibile dei territori. Made in GOEL inserisce al lavoro persone svantaggiate e include nella propria filiera laboratori del territorio qualificati, specializzati in varie tipologie di servizi e di produzioni, in grado di fornire servizi altamente personalizzabili. 

Fatto a Scampia
La Cooperativa ha come scopo il coinvolgimento di persone svantaggiate in attività lavorative regolarmente svolte: un laboratorio di sartoria e uno di legatoria e cartotecnica. Attualmente la sartoria ospita sia giovanissimi del territorio impegnati nel percorso di alternanza scuola-lavoro, passaggio fondamentale per la crescita professionale e personale degli studenti; sia tirocinanti, quasi sempre giovani donne extracomunitarie, che vengono formate e avviate al lavoro. Usufruendo dell’insegnamento delle socie e delle attrezzature del laboratorio infatti, queste giovani donne migliorano le proprie competenze e si confrontano con una vera e propria realtà lavorativa, preparandosi così al mondo del lavoro per migliorare la condizione socio-economica personale e delle proprie famiglie.

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People For Planet è stato un bel viaggio. Ma questo è solo un arrivederci

Gio, 07/08/2021 - 18:27

La prima volta era di primavera, a una manifestazione, nel ’17 del nuovo millennio.
Non ricordo esattamente il tema. Era la tutela dei diritti, questo lo ricordo. Di chi? Forse dell’ambiente. O degli immigrati. O degli Lgbt. O dei giovani. O… Probabilmente di tutto questo insieme. Una manifestazione allegra, colorata, solare. Tante famiglie, tanti giovani. Saluti tra gente che si conosceva già e sorrisi con quelli che non si conoscevano ancora.
Ero lì con Jacopo e Bruno, e fu quella la prima volta che sentii parlare di quello che sarebbe diventato People For Planet. “Che ne dici di fare un giornale green online?” mi dissero.
Niente male, pensai.
Poco tempo dopo, ormai d’estate, ci ritrovammo alla Libera università di Alcatraz, con il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la redazione.
Giorni fantastici di idee in libertà, alcune geniali, altre insensate, altre ancora folli. E poi proposte per rendere la follia concreta e realizzabile.
Una esplosione di creatività.
Poche cose sono divertenti come creare dal nulla qualcosa di nuovo.
E tra queste, pochissime sono divertenti come creare dal nulla un giornale.
Dopo alcuni mesi di numeri zero e di rodaggio, a gennaio ’18 nasceva ufficialmente la nuova creatura.
Sin da subito, e poi per tutti i quasi quattro anni della sua vita, People For Planet si è rivelato molto simile a quella manifestazione: un giornale con un cuore verde e con una grande attenzione ai diritti delle minoranze. E poi ampio spazio alla salute, al benessere, alla cultura.
Abbiamo cercato di mescolare temi seri e altri più leggeri, spaziando da articoli anche “tecnici” a video a tutto campo, non ultimi – e di notevole successo – quelli ironici o dichiaratamente satirici.
Col tempo, il nucleo iniziale della redazione e dei collaboratori è cambiato e cresciuto, fino a coinvolgere decine di persone, in gran parte donne (chissà perché, nelle cose belle le donne spesso sono la maggioranza).
Un patrimonio di relazioni, professionalità e positività che non credo andrà disperso.
Perché ora questo capitolo finisce, ma non per questo è arrivata la parola fine.
Ci saranno altre iniziative, altre idee da realizzare. E se vorrete essere con noi, come in tanti siete stati con noi in questa avventura, sarete i benvenuti.
Questo non è un addio, è un arrivederci.
People For Planet è stato un bel viaggio. Come dice Ryszard Kapuscinski, uno che di giornalismo e di viaggi se ne intende: “Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati.
È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile”.

 

di Sergio Parini
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People For Planet non basta più. Per questo lo chiudiamo.

Gio, 07/08/2021 - 18:23

Saranno trascorsi 1258 giorni dalla nascita di People For Planet, 29 gennaio 2018, alla data di cessazione delle pubblicazioni, 10 luglio 2021.

Circa 7.000 articoli, video, infografiche pubblicati, oltre 15 milioni di lettori nel corso del tempo, oltre 30 milioni di articoli letti, oltre 20 milioni di video visti, tutto questo in soli 3 anni e mezzo…

Ebbene, tutto questo non basta più. Ci siamo convinti, mi sono convinto, che non basta più denunciare le storture di un sistema che manda a rotoli il pianeta e segnalare le cose buone che qui e là accadono.

Nel momento in cui tutte le imprese parlano del loro impegno green, quasi sempre continuando a fare come prima; nel momento in cui non c’è giornale, canale televisivo, radio, sito web che non abbia un angolo, una sezione, un inserto “ambientalista” mentre continua a fare pubblicità a prodotti nocivi, non basta più fare un giornalismo di nicchia, coscienzioso ma sommerso, diluito in un sistema che, come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, cambia qualcosa in superficie perché non cambi nulla nella sostanza.

 

È sbagliato pensare di risolvere grossi problemi con il solo ausilio delle patate fritte (Douglas Adams – La vita, l’universo e tutto quanto)

 

Mentre il Canada arrostisce a temperature di 50 gradi a causa dei cambiamenti climatici e i media e i politici italiani trattano la cosa con lo stesso distacco con cui trattavano il Covid quando pensavano fosse un affare circoscritto alla Cina, è arrivato il momento di cambiare approccio.

Mentre il governo Draghi, osannato dai media mainstream, si aggiudica la maglia nera in Europa per la percentuale (la più bassa tra tutti i Paesi) di fondi del Racovery Fund destinati ad iniziative ecosostenibili (solo il 13%), è arrivato il momento di cambiare approccio.
Non basta più solo un giornalismo di denuncia ma occorrono iniziative di cambiamento da portare avanti con tenacia e determinazione finché abbiano avuto successo e anche dopo, perché non si arretri dai risultati raggiunti.
E, per fare questo, la forma “giornale green” come la conosciamo e come è stato anche People For Planet, non è (più) adatta.

Occorre altro: una “nuova cosa” composta da persone impegnate nella ricerca di soluzioni concrete, efficaci e fattibili, capace di fare lobby, capace di fare comunicazione coinvolgendo ampi strati di altre persone, capace di “fare scandalo” quando serve, capace di non mollare la presa fino a quando sia stato raggiunto il risultato e anche dopo.

E occorre una formula di business che consenta a questa “nuova cosa” di autofinanziarsi.
Occorre una cosa semplice, che è difficile a farsi.

Penso che ci proveremo, non è detto che ci riusciremo ma penso che ci proveremo. E magari dalla crisalide nascerà una farfalla.

Per ora grazie a tutte e tutti quelli che hanno seguito People For Planet in questi 1258 giorni.

 

di Bruno Patierno

 

 

Foto di Vivek Doshi, scattata a Ghandinagar, India
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Consigli utili per salvare un animale in difficoltà

Gio, 07/08/2021 - 17:00

Torniamo al Giardino delle Capinere di Ferrara per chiedere a Lorenzo Borghi, Responsabile Lipu sezione Ferrara, alcuni consigli su come comportarsi in caso si trovi un animale selvatico ferito e in difficoltà.

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Come lavare correttamente i capelli? Ecco le 10 regole

Gio, 07/08/2021 - 15:00

Dal canale Lo so alcuni consigli utili degli specialisti per una chioma perfetta.

Vi ricordiamo che, per la salute del vostro corpo e della Terra che abitiamo, potete scegliere soluzioni ecologiche anche nella vostra routine quotidiana! Cosmetici, shampoo, saponi… scegliete quelli plastic free ed ecologici!

Fonte: Lo so

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Fairbnb, l’alternativa etica ad Airbnb

Gio, 07/08/2021 - 11:00

Se dovessimo descrivere in poche parole Fairbnb, basterebbe dire che si pone come un’opzione più sostenibile rispetto a piattaforme come Airbnb, che offrono un servizio simile per i viaggiatori alla ricerca di una sistemazione temporanea. La differenza che salta immediatamente all’occhio è che, in questo caso e secondo le promesse, al territorio rimangono metà dei profitti.

Resta però una questione aperta: la sharing economy porta indubbi vantaggi ma a volte sa anche mietere vittime: gli alberghi lamentano di essere stati colpiti duramente da questi nuovi competitor che si muovono su un terreno normativo più agevole. Di sicuro al cliente non dispiace questa nuova forma di ospitalità.

Fairbnb.coop nasce nel 2016. Tre anni fa era un movimento con l’obiettivo di creare un’alternativa alle piattaforme di home sharing esistenti che fosse equa.

Le città di partenza sono state Venezia, Amsterdam e Bologna, poi hanno iniziato ad aderire altri gruppi da tutta Europa che hanno contribuito a sviluppare il modello finale che ad oggi è in fase di attuazione.

Alla fine dello scorso anno è stata creata una cooperativa che agisse da entità legale di supporto al progetto, un’organizzazione aperta in cui si pensa di accogliere altri aderenti.

Fairbnb.coop si definisce come “una comunità di cittadini attivi, ricercatori e persone provenienti dalle più varie esperienze professionali che mirano a riportare la parola share (condivisione) nella sharing economy”.

L’idea alla base è che la comunità ospitante va posta al centro e che vanno privilegiate le persone prima che il profitto. Allo stesso tempo, l’offerta ai turisti è di esperienze di viaggio autentiche e sostenibili, con ricadute positive a livello sociale.

Secondo il progetto, metà dei ricavi vanno investiti in progetti di sostenibilità locali che mirano a contrastare gli effetti negativi del turismo. Se i profitti restano il più possibile all’interno delle comunità e dei territori la piattaforma si pone anche come mezzo di supporto e miglioramento attraverso iniziative che spaziano dal social housing ai giardini comunitari.

Quel “fair” che compare nel nome della piattaforma è frutto di più fattori, tra cui l’intenzione di condividere, con la massima trasparenza, i propri dati con le amministrazioni locali perché possano analizzare il reale impatto del turismo; inoltre, si applica la regola “1 casa – 1 host” per evitare l’ingresso di multi-proprietari nella piattaforma e poter identificare un tipo di host sostenibile con il mercato immobiliare per i residenti. Fin qui nessuna obiezione. Ma le anche idee tanto sostenibili possono avere ripercussioni.

Abbiamo già affrontato il problema di come la sharing economy e la sua degenerazione, soprattutto in città d’arte e mete turistiche, abbia portato ad una trasformazione sregolata del patrimonio immobiliare e della sua destinazione d’uso, sottratto ai residenti a favore del turista mordi e fuggi. Venezia è l’esempio più citato: l’overtourism sta soffocando la città e la maggior parte degli annunci immobiliari  sono ormai transitori e per non residenti. Conviene affittare per periodi brevi, con ricavi anche fino a mille euro alla settimana, piuttosto che ai residenti. Nel caso di Venezia abbiamo documentato il paradosso per cui mancano alloggi di edilizia residenziale pubblica per i veneziani, case che in realtà esisterebbero ma restano sfitte e non recuperate né recuperabili per anni: i residenti che vogliono riappropriarsi della propria città non trovano spazi e si ritrovano “costretti” a occupare quelle case sfitte, a rimetterle in sesto a proprie spese, nell’illegalità di fatto, ma ripopolando giorno dopo giorno un territorio privato dell’autenticità che soltanto un residente sa conferire. Tutto questo mentre le strade sono invase selvaggiamente da turisti per lo più ignari della situazione, che alloggiano in appartamenti affittati a caro prezzo o edifici interi anche di pregio trasformati in hotel di lusso.

Ma il problema è molto più ampio. Parallelamente all’affermarsi di Airbnb e simili c’è una categoria particolare che si è sentita minacciata e lamenta la carenza di regole ferree applicate agli host. Gli albergatori si sentono minacciati. L’associazione che li rappresenta, Federalberghi, ha denunciato più volte, l’ultima proprio recentemente, il fenomeno: si moltiplicano gli alloggi su Airbnb così come le attività extralberghiere, con un conseguente aumento di servizi fai-da-te che producono una concorrenza sleale senza precedenti. Un far west, in cui gli annunci online non sono affatto una forma integrativa del reddito ma una vera attività, spesso con soggetti che gestiscono più alloggi, peraltro messi a disposizione ben oltre i sei mesi all’anno fissati come regola.  I dati confermano i timori: si registra un notevole calo di presenze e di fatturato per gli hotel. Solo a Roma, nel 2018 i numeri parlano di un -7,3% dei ricavi rispetto al 2017 nonostante l’aumento del prezzo delle stanze. Airbnb ha replicato più volte alle accuse, intanto varie città nel mondo sono corse ai ripari. A Barcellona  si possono affittare al massimo due stanze per appartamento, per non oltre 4 mesi all’anno e a patto che il proprietario vi risieda. Stessa regola della residenza del proprietario anche a New York, non è possibile affittare appartamenti interi. A Parigi si può affittare non oltre i 120 giorni all’anno, i proprietari devono iscriversi in un registro pubblico e l’amministrazione comunale ha dichiarato di voler vietare l’affitto nei primi quattro arrondissement per evitare uno spopolamento ulteriore del centro cittadino.

Fonte foto: https://fairbnb.coop/it/

Articolo del 3 Agosto 2020

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“Seguite i soldi, non gli uomini”: i nuovi criteri di valutazione del merito nel credito al consumo

Gio, 07/08/2021 - 10:00

Il futuro del credito al consumo (finanziamenti concessi dalle banche o società finanziarie per permettere al beneficiario l’acquisto di beni e servizi o eventualmente la rateizzazione di una spesa) dovrà basarsi su un modello molto simile a quello utilizzato da Amazon per la vendita dei prodotti di largo consumo.

Le istituzioni creditizie che per prime diventeranno le Amazon dei prestiti avranno un vantaggio competitivo di un quinquennio (poi saranno copiate) che le farà uscire dalle paludi delle perdite (in bilancio) e assicurerà loro la sopravvivenza.

Il modo migliore per metabolizzare questa premessa è capire e vedere come funziona oggi il processo di erogazione di un prestito nella maggior parte degli istituti di credito e nelle società finanziarie. Semplifichiamo i concetti: sostanzialmente quando un privato cittadino va a richiedere un prestito, la banca (o la società finanziaria) ha bisogno di due tipi di informazioni.

Uno legato alla “quantità” della domanda: di quanto hai bisogno? In quanto tempo deve essere ripagato il prestito? Quale è l’importo della rata che puoi sostenere ?

In secondo luogo, vengono chieste informazioni sulla “qualità” della persona: che lavoro fai? Dove abiti? Quale è la tua origine? Quale è il tuo stipendio?

Queste informazioni vengono poi “processate” (verificate ed elaborate) da un algoritmo che innanzitutto controlla la storia creditizia di quella persona: ha già ricevuto altri prestiti? Come li ha condotti? Ci sono prestiti che non sono stati rimborsati?

Nel caso in cui il richiedente abbia avuto problemi con i prestiti pregressi oppure, paradossalmente, non ha (finora) mai chiesto un finanziamento (e quindi non e’ possibile valutarne la solvibilità), la richiesta viene sicuramente rifiutata.

Se invece il richiedente supera favorevolmente questa selezione, l’algortimo fa un secondo controllo e cioè verifica se persone che hanno lo stesso lavoro, la stessa provenienza geografica, la stessa età e lo stesso stipendio sono di solito dei cattivi pagatori.

Cioè l’algoritmo verifica se richiedenti con le stesse caratteristiche socio-demografiche appartengono a categorie di “buoni pagatori” o di “cattivi pagatori”.

Tale appartenenza determina l’accettazione o il rifiuto della concessione.

In altri termini, tu puoi essere la persona più onesta e corretta di questo mondo ma se hai la “sfortuna” di fare una professione, avere una età o vivere nella stessa area geografica di “cattivi pagatori”, allora paghi la cattiva reputazione dei tuoi “simili”. Il prestito non lo vedrai mai!

Esempi facili da riscontrare soprattutto quando si tratta di acquisti nel settore della tecnologia (smartphone) o dell’automotive (automobile). Mi è capitato di vivere una esperienza del genere la settimana scorsa quando un mio cliente, imprenditore di successo, solido e solvibile, si è visto rifiutare un piccolo prestito per l’acquisto di una autovettura richiesto unitamente alla moglie, extracomunitaria e casalinga.

L’unica risposta fornita dalla banca: “ci sono segnalazioni negative nelle banche dati creditizie”.

Una indicazione generica, senza specificare il tipo di informazione negativa o il “peso” della negatività. Semplicemente consegnando un elaborato come quello qui allegato.

Analizzando poi in profondità le cause del rifiuto abbiamo scoperto che il motivo era legato al fatto che uno dei richiedenti (la moglie) “non aveva storia creditizia ed apparteneva ad un cluster (gruppo) senza reddito e con scarse probabilità di averne uno stabile in futuro”. .

Un criterio assolutamente classista e fortemente influenzato da pregiudizi di natura socio-demografica.

E se si cambiassero semplicemente le logiche di costruzione del “gruppo di appartenenza”? Se per capire se si tratta di buoni o cattivi pagatori, piuttosto che aggregarli secondo parametri molto macro (l’età o la residenza), andassimo a verificare (dopo averne chiesto il permesso e garantita la riservatezza) le transazioni e successivamente raggruppassimo le persone in base alla tipologia di movimenti bancari?

Ricordate quanto diceva il giudice Falcone per individuare altri tipi di “cattivi”?

“Seguiamo il denaro, non gli uomini …… e capiremo tutto”!

Ecco questa e’ la logica di base seguita da Faire.ai (https://www.faire.ai/), fintech B2B specializzata nell’automazione del credito al consumo che sfrutta l’open banking (PSD2) come fonte di dati e utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per stimare i modelli di rischio dei consumatori.

Come ha ragionato Faire.ai, che, da qualche settimana, ha lanciato sul mercato le prime API (software) ?

Anche in questo caso, cosi come ribadito in Salviamoci! (Chiarelettere), cercherò di semplificare, ben consapevole di non voler assolutamente sminuire il valore degli studi e delle competenze tecniche e professionali indispensabili, per i giovani di Faire.ai,  per arrivare a questi risultati ma sicuramente per rendere piu’ leggibile ai dinosauri della finanza una esigenza che, ormai, e’ diventata necessità.

In parole povere, per innovare la metodologia di analisi nel credito a consumo, Faire.ai ha raggruppato le persone in base alle abitudini di spesa: ad esempio tutti quelli che fanno grosse spese in tecnologia, oppure ingenti spese in viaggi e così via……

Analizzando questi cluster ed utilizzando la giusta tecnologia e’ possibile, poi, stimare la probabilità di default di un richiedente un prestito semplicemente osservando determinati andamenti di tutte le sue operazioni bancarie (la natura delle entrate, la tipologia e le abitudini di spesa, il livello di indebitamento, la capacità di risparmio).

Ragionando in questi termini, l’algoritmo può produrre questo tipo di conclusione: “questa persona negli ultimi tre mesi ha avuto un andamento delle spese per la casa al di sopra della media degli appartenenti al suo gruppo di spesa che è potenzialmente a rischio per restituire un prestito; quindi forse il prestito e’ meglio non darlo” .

In secondo luogo, da non sottovalutare, questo tipo di approccio produce un enorme risparmio di tempo e di energie psico-fisiche per effetto della automazione che azzera processi di lavorazione preistorici che prevedono la compilazione manuale di un questionario che poi viene passato di ufficio in ufficio per essere valutato ed eventualmente approvato e solo dopo una ventina di giorni si fornisce la risposta al richiedente.

Con questo software è possibile effettuare questo stesso identico iter addirittura in pochi minuti anche utilizzando lo smartphone (piuttosto che fare ore di fila presso uno sportello).

Quante banche si sono interessate a questa innovazione?

Ancora poche e di piccole dimensioni.

E questo è il dramma!

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Carcere Santa Maria Capua Vetere: spuntano nuovi video

Gio, 07/08/2021 - 09:54

Dell’“ignobile mattanza” spuntano nuovi video e l’inchiesta della Procura si allarga. Sono i filmati delle telecamere di sorveglianza, che aggiungono materiale al maxi processo che 52 imputati, tra guardie penitenziarie e personale medico, affronteranno a breve.

Nel primo filmato i detenuti stanno seduti sulle sedie accostate al muro, nella stanza definita “aria socialità”. Hanno l’aria calma, in attesa che la perquisizione finisca. Poi si apre la porta in fondo, entrano un paio di agenti di Santa Maria e quattro o cinque di quelli del gruppo di rinforzo in tenuta antisommossa, con caschi, scudi e manganelli. Alla loro vista i detenuti capiscono immediatamente cosa sta per succedere, si alzano dalle sedie e cercano riparo arretrando fino al lato opposto della stanza, rimanendo di fatto imprigionati in un angolo, dove iniziano a prendere manganellate. Un recluso prova a ribellarsi, non a reagire: solo a ribellarsi, e viene perciò punito, con tanta forza che un poliziotto, solo uno, sembra opporsi: Più volte si frappone tra i colleghi e i detenuti, più volte ferma il braccio di chi sta abbattendo l’ennesimo colpo. 

Un altro video mostra un detenuto che sviene, rimane a terra e viene soccorso con assoluta calma da agenti e medici. Se ne vede anche un altro: gettato a terra sulle scale, rialzato a forza, e colpito. Ancora.

Altro video, ancora la sala della socialità. Tre detenuti fermi al centro, con le mani alzate. Per uscire devono passare in mezzo a un gruppo di agenti fermi davanti alla porta. Provano, ma prima di arrivare nel corridoio, ognuno non può evitare pugni, schiaffi e calci. Venti contro uno nel corridoio delle celle e tre contro uno nel vano scala.

Le immagini risalgono al 6 aprile 2020, quando ci furono le “perquisizioni straordinarie” dopo la protesta: una punizione perché il giorno prima c’era stata una protesta perché mancavano le mascherine e tra i detenuti si era creato il timore che ci fosse un positivo in cella.

Come si evince dalla video-inchiesta pubblicata da Repubblica, gli agenti irrompono all’improvviso mentre i detenuti stanno giocando a biliardino: muniti di caschi, manganelli e scudi, ordinano ai reclusi di mettersi “tutti faccia al muro”, poi iniziano il pestaggio. Durante il pestaggio un agente addirittura si serve (anche) delle stampelle di uno dei detenuti per picchiarne un altro. Infine, tentano di rimettere in ordine la stanza.

Un altro video ancora mostra gli agenti compiaciuti dopo avere picchiato i detenuti del reparto Nilo: battono i manganelli sugli scudi come gesto trionfale.

https://video.corriere.it/cronaca/pestaggi-carcere-santa-maria-capua-vetere-nuovi-video2/84ef22a2-df3b-11eb-a9e5-b60d2f6601bd

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Un nuovo felino africano scoperto nel museo di Scienze Naturali di Torino

Gio, 07/08/2021 - 09:00

È sempre stato lì, ma tutti ne ignoravano l’identità. Un team di zoologi italiani ha scoperto una nuova specie di felide dell’Africa sub sahariana – presente in Eritrea almeno sino alla fine del XIX secolo – “esplorando” i magazzini del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, uno dei più importanti in Italia, ma evidentemente afflitto dallo stesso problema di tutti gli altri: la mancanza di fondi destinati alla ricerca e alla catalogazione degli esemplari presenti.

Salgono a 8 i felidi sub-sahariani

Si tratta del gatto di palude, Felis chaus, specie che era nota con certezza per l’Africa solo dal delta e della valle del Nilo sino ad Assuan. “Il gatto di palude si può confondere con il gatto selvatico africano Felis libyca, ma se ne distingue principalmente per le dimensioni maggiori e la coda, che è molto più breve. Con Il gatto di palude divengono otto le specie di felidi sub sahariani: le altre sette sono il leone, il leopardo, il ghepardo, il serval, il caracal, il gatto dorato africano e il gatto selvatico africano”, spiega Spartaco Gippoliti, della Società Italiana per la Storia della Fauna, che da anni si occupa della fauna del Corno d’Africa e che, insieme a Franco Andreone e Luca Ghiraldi, è autore della scoperta pubblicata nel Bollettino del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e scaricabile qui.

La scoperta è avvenuta grazie allo studio di un reperto conservato nelle collezioni scientifiche del Museo, e rende possibile affermare, come detto, che la specie era presente storicamente in Eritrea almeno sino alla fine del XIX secolo, ovvero quando Roberto Gentile, tenente dell’Esercito Italiano già noto per le sue pionieristiche fotografie coloniali, ne uccise un esemplare che inviò poi al Museo Zoologico dell’Ateneo Torinese.

“Impellente revisionare i musei”

“Si conferma l’importanza dei musei di storia naturale quali vere e proprie ‘biblioteche’ della biodiversità e l’impellenza di portare avanti la revisione scientifica del materiale presente in quelli italiani”, continua Gippoliti. “Le collezioni naturalistiche museali sono cruciali per accertare la presenza e l’eventuale estinzione di una specie in un dato territorio, oltreché per studi sistematici. È anche fondamentale attirare l’attenzione su regioni del pianeta che sono state dimenticate dalla ricerca biologica ma che necessitano di urgente azione ora. E il nostro punto di partenza più solido sono antiche collezioni che divengono sempre più preziose, ogni anno che passa”.

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Ricetta del cocktail naturista contro droghe e alcol estivi (VIDEO)

Gio, 07/08/2021 - 08:00

Il grande cocktail analcolico che che prende il nome di “Il Mozambico fa bene” sta impazzando nei posti più “in” della costa! Un cocktail salutare, lungimirante e tonificante! Per una percezione della vita terrena superiore alla media! Ecco cosa serve:

  • 1 limone;
  • 1 peperoncino rosso (il più tosto che trovate!!);
  • zenzero;
  • 1 bottiglia di Coca biologica;
  • Ghiaccio;
  • Shaker.
Fonte: Il Teatro fa bene

Leggi anche:
Il Teatro come strumento di informazione sanitaria (in Mozambico)
Limone: si può mangiare la buccia?
Arriva la grappa igienizzante spray

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Emirati e Arabia Saudita: Italia riduce embargo su vendita armi | Covid: Tunisia allo stremo | Si accelera su riforma penale

Gio, 07/08/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Von der Leyen, ultimatum a Orbán: «Via la legge sui gay o userò tutti i poteri»;

Il Giornale: Singapore e Malesia: a metà strada tra il paradiso e l’inferno;

Il Manifesto: Tunisia travolta da nuova ondata di contagi. Turismo allo stremo;

Il Mattino: Dubai, forte esplosione su una nave ormeggiata nel porto di Jabal Ali;

Il Messaggero: Denise Pipitone, interrogato Gaspare Ghaleb: tutte le contraddizioni dell’ex fidanzato della sorellastra Jessica;

Ilsole24ore: Bce, nuovo obiettivo d’inflazione: ora il 2% è «simmetrico» ;

La Repubblica: Emirati e Arabia Saudita, l’Italia riduce l’embargo sulla vendita di armi per far rientrare la crisi diplomatica;

Il Fatto Quotidiano: Draghi e Cartabia accelerano sulla riforma penale. M5s contro la nuova prescrizione che fa ‘morire’ i processi: ‘No impunità, salvare spirito della Bonafede’;

Leggo: Roma, la proposta di Virginia Raggi per la finale di Euro 2020: «Apriamo lo stadio Olimpico»;

Tgcom24: Zaki, la Camera approva all’unanimità la mozione per la cittadinanza | FdI si astiene;

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Quanto avevamo bisogno della lezione di umanità e civiltà di Luis Enrique

Mer, 07/07/2021 - 21:35

Il vincitore vero della partita di ieri sera, al di là della passione sportiva per i nostri colori e della bravura dei nostri azzurri è lui, Luis Enrique, allenatore della nazionale spagnola.

Sono felice per quello che ho visto. Ho goduto di una partita di alto livello con due squadre forti che cercavano di giocare un bel calcio, è stato uno spettacolo per i tifosi. Voglio fare i complimenti all’Italia, spero che in finale possa cercare di vincere questo Europeo. Tiferò per gli azzurri“. Con queste parole di alto senso sportivo, l’allenatore della Spagna ha commentato la partita che ha visto sconfitta la sua squadra, sì, ma non lui. Dopo avere giocato con maestria tattica (“L’errore che non dobbiamo commettere — aveva detto alla vigilia — è non essere la Spagna. Poi potremo perdere, vincere o pareggiare, ma so che la mia squadra sarà fedele al nostro spirito”) e avere fatto sì che le “furie rosse” prendessero il possesso del pallone (65% a 35%, 833 passaggi completati a 306), Enrique ha scherzato con il giocatore azzurro Chiesa durante i supplementari, si è congratulato con Mancini subito dopo il fischio finale, e ha ribadito che competere avendo rispetto dell’avversario e affrontare con dignità la sconfitta sono una questione di stile, sì, ma sostanziale.

ll dramma personale vissuto solo due anni fa, con la perdita della figlia Xana, morta a soli nove anni, forse lo ha reso libero da ottusi stereotipi e stupidi nazionalismi, dando a tutti noi, comunità europea, una lezione di umanità e civiltà nello sport e non solo. E di quanto avevamo bisogno della lezione di Luis Enrique ce ne siamo accorti soltanto a partita ricominciata fuori dal campo di calcio.

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4 ricette facili per i picnic!

Mer, 07/07/2021 - 19:00

Sfiziose, divertenti e alla portata di tutti! Dal canale YouTube di GialloZafferan scopriamo passo passo come trasformare un pic nic fuori porta in un’esperienza golosa! Che ricette faremo:

  • Pizza muffin: golosi fagottini di pasta di pizza farciti con passata di pomodoro e mozzarella: facili e veloci da preparare, perfetti come pranzo al sacco per grandi e piccini!
  • Pasta al pesto di rucola e pomodorini: una pasta fredda originale e saporita, condita con un pesto di rucola aromatizzato al limone e resa ancora più preziosa da una pioggia di pomodorini.
  • Torta salata di melanzane: semplice e saporita e perfetta anche per i vegetariani.
  • Torta di mele a raggi, una torta di mele semplice che si prepara in poche mosse… tutte nel mixer!
Fonte: GialloZafferano

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Cacciatori di zanzare (Video completo)

Mer, 07/07/2021 - 17:00

L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Eni, sta studiando i virus trasmissibili dalle zanzare nella Repubblica Democratica del Congo. Un nome su tutti: “chikungunya“.
Questi studi sulla biologia degli insetti sono fondamentali per riuscire a prevenire eventuali epidemie.
Si è svolta la prima missione dove sono stati raccolti alcuni insetti che ora verranno analizzati.
Interviste a Giovanni Rezza, Direttore Dipartimento Malattie Infettive ISS, Claudia Fortuna, Virologa Dipartimento Malattie Infettive ISS, Francesco Saverini, Entomologo Dipartimento Malattie Infettive ISS.

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Clicca qui per vedere il trailer del video

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Antiparassitario per cani 100% naturale fai da te

Mer, 07/07/2021 - 10:00

Dal canale YouTube Fatto in Casa da Benedetta ecco la ricetta e il procedimento per fare un antiparassitario per cani in modo 100% naturale a base di Olio di Neem. Cosa serve:

  • 15g di olio di Neem;
  • 10g di olio di Mandorle dolci;
  • 10 gocce di olio essenziale di Citronella (in alternativa lavanda);
  • 10 gocce di olio essenziale di Chiodi di Garofano (in alternativa Tea Tree).

Con un contagocce distribuirlo lungo tutta la schiena del cane con una frequenza di 7/10 giorni, massaggiare poi cute e pelliccia.

Fonte: Fatto in Casa da Benedetta

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Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali nei bambini

Mer, 07/07/2021 - 08:00

E nei bambini al di sotto dei due anni si rischiano effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale.

Si possono acquistare sia in farmacia che nei negozi che vendono prodotti per l’igiene personale e della casa: le creme e gli spray anti zanzare sono ormai molto diffusi, e in particolare quando è il momento di andare in vacanza sono un prodotto irrinunciabile per molti viaggiatori, soprattutto – ma non solo – per coloro che hanno come meta Paesi in cui le zanzare sono molto presenti, come quelli caldo-umidi del Sud del mondo. Ma anche mamme di bambini piccoli non se li fanno sfuggire, e li hanno sempre in borsa a portata di mano. Ma quali sono gli effetti collaterali delle creme e degli spray anti zanzare? E quali sono gli errori da non commettere e il giusto modo per utilizzarli?

Spray e creme anti zanzara. Non abbassare la guardia con i bambini sotto 2 anni

Il fatto che molti di questi prodotti oltre a essere venduti in farmacia vengano venduti in normali negozi per la cura della persona genera, in qualche modo, un abbassamento della guardia, perché vengono visti come prodotti perlopiù innocui. “Eppure innocui non sono – spiega Francesco Castelli, docente di Malattie infettive all’Università di Brescia – Qualsiasi prodotto, una volta applicato sulla cute, è soggetto a un seppur modesto assorbimento transcutaneo, che risulta maggiore nei bambini piccoli, ai quali bisogna prestare particolare attenzione. E questo vale anche per i repellenti anti-zanzare“.

Durata d’azione ed efficacia

In linea generale bisogna usare il prodotto in base alla sua durata di azione, e riapplicarlo solo quando necessario. “E’ fondamentale aderire al foglietto illustrativo che accompagna il prodotto nella sua confezione: ogni repellente ha specifici principi attivi, e le modalità di applicazione variano in base alle concentrazioni di questi ultimi e in base all’età del soggetto”.

Sconsigliato l’uso fino ai due anni di età

Quanto ai bambini piccoli, fino ai due anni è sconsigliato l’utilizzo di qualsiasi repellente per le zanzare e si raccomanda l’impiego esclusivamente di barriere cosiddette “meccaniche” (zanzariere e vestiario). “Dopo i due anni, in caso di necessità, è possibile fare uso di prodotti repellenti ma è necessario che siano prodotti appositi per i bambini, con concentrazioni di principio attivo inferiori. E anche il numero di applicazioni giornaliere deve essere ridotto rispetto a quello di un adulto”, precisa l’esperto.

Leggere bene l’etichetta

Il consiglio, per capire cosa ci stiamo spalmando sulla pelle, è leggere bene l’etichetta per capire cosa c’è dentro il prodotto: in un repellente indicato in etichetta come “naturale” potrebbe infatti nascondersi la presenza di sostanze chimiche come il Deet (dietiltoluamide) o l’icaridina, composti di cui, anche se risultano perlopiù ben tollerati, è bene avere consapevolezza. “Inoltre bisogna sempre seguire le istruzioni relativamente alle quantità e al numero massimo di applicazioni al giorno. Indicazioni che non vanno mai trascurate, soprattutto se il prodotto va applicato sui bambini”, sottolinea Castelli.

Occhio alle irritazioni locali (ma non solo)

Gli effetti collaterali che possono eventualmente insorgere in seguito all’utilizzo dei prodotti anti-zanzare sono dovuti  soprattutto alla presenza del Deet e dell’icaridina, contenute nella maggior parte dei repellenti. “Il Deet risulta meno tollerato dell’icaridina. Per questo i nuovi repellenti sono a base di icaridina, meglio tollerata soprattutto dai bambini piccoli. L’effetto collaterale più frequentemente rilevato sono le irritazioni cutanee locali dovute al contatto col prodotto. Importante: soprattutto nei bambini piccoli, lattanti e minori di due anni, sono stati segnalate encefaliti (effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale) in seguito all’impiego del Deet. Non dimentichiamo mai di chiedere consiglio al pediatra prima di utilizzare un qualsiasi prodotto sulla pelle dei nostri bambini, poiché l’assorbimento transcutaneo nei piccoli è maggiore”.

Articolo del 5 Agosto 2020

INDICE articoli sul tema “Zanzare e Insetticidi”

Gli insetticidi sono velenosi!

Per le zanzare è una “questione di sangue”

Gli elettroemanatori contro le zanzare possono far male alla salute (non solo delle zanzare)

Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali

Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Zanzare: miti da sfatare, consigli e curiosità

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Pressing di Figliuolo sugli insegnanti | Biden: Delta pericolosa | Ddl Zan è: sarà in Aula il 13 luglio

Mer, 07/07/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Pressing di Figliuolo sugli insegnanti: oltre 200 mila non vaccinati. In ritardo 9 regioni;

Il Giornale: Patrimoniale, non è finita: perché torna l’incubo;

Il Manifesto: Famiglie palestinesi separate, Netanyahu tenta la spallata a Bennett;

Il Mattino: Carcere di Santa Maria Capua Vetere, ecco nuovi video esclusivi dei pestaggi;

Il Messaggero: Saman Abbas, madre e padre inseriti nella banca dati dell’Interpol: possono essere arrestati in tutto il mondo;

Ilsole24ore: Biden: Delta pericolosa, guerra al virus non è finita – Mappa- Vaccini;

La Repubblica: Esclusivo “Operazione pulizia, non si è salvato nessuno”. Ecco i nuovi video dell'”ignobile mattanza” in carcere | 2. “Tutti faccia al muro” | 3. “Svenuto, picchiato sulle scale”;

Il Fatto Quotidiano: Il ddl Zan è calendarizzato: sarà in Aula il 13 luglio. Respinte tutte le alternative proposte dal centrodestra. Letta: dimostrazione che i voti ci sono, approviamolo;

Leggo: Comunali, il centrodestra scioglie la riserva: Bernardo candidato a Milano, Maresca a Napoli;

Tgcom24: Raffaella Carrà icona gay? Ecco perché;

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Pneumatici da prima pagina: Bridgestone Potenza Sport il nuovo ad altissime prestazioni

Mar, 07/06/2021 - 19:00

Le caratteristiche degli pneumatici Bridgestone Potenza Sport

I nuovissimi pneumatici Bridgestone Potenza Sport, si presentano come un prodotto super innovativo, perfetto per tutti coloro che amano le alte prestazioni. Il marchio confermando con questo modello la sua presenza nelle piste e sulle strade, è riuscito a sviluppare un’originale tipologia di articolo che sostituisce il precedente S001.
Gli ingegneri, per sviluppare e produrre Potenza Sport, hanno usato il così detto know-how appartenente alla Formula 1. La collaborazione inoltre avviata con le molteplici case automobilistiche premium, ha permesso all’azienda di incrementare il suo fatturato e la qualità degli pneumatici.
Stando ai test effettuati da Bridgestone, nella vasta organizzazione europea chiamata TÜV SÜD, il modello Potenza Sport risulta in grado di comportarsi bene sia sulle strade bagnate che asciutte. Lo spazio di frenata ottenuto poi è più breve in quei casi in cui si viaggia su una superficie piuttosto liscia. Le analisi svolte hanno così confermato l’ottima stabilità degli pneumatici sia suò rettilineo che in curva, rispetto ad altri prodotti concorrenti appartenenti alla stessa categoria.
Nello specifico nelle strade bagnate i Bridgestone Potenza Sport hanno acquisito una precisa etichetta e classificazione da parte dell’Unione Europea con la dicitura A. L’azienda ha precisato inoltre che il modello in questione assicura un chilometraggio più lungo se messo a confronto con il suo precedessore.

I vantaggi degli pneumatici Bridgestone Potenza Sport


Bridgestone Potenza Sport per poter vantare tali caratteristiche ha predisposto delle nuove tecniche sia nel campo della composizione, sul disegno del battistrada che nella costruzione della gomma.
Durante la fase della progettazione relativa al battistrada in particolar modo l’azienda ha creato delle vere e proprie scanalature tridimensionali, appositamente per poter aumentare la rigidità della gomma e per offrire di conseguenza una migliore resistenza verso l’abrasione e la frenata.
Tramite una tecnologia di miscelazione tutta nuova inoltre, Bridgestone può vantare attualmente delle prestazioni preformanti nelle strade bagnate ed asciutte. Rinforzano l’ibrido del cerchio invece l’azione ha ottenuto una più alta stabilità dello pneumatico soprattutto durante le alte velocità.
Bridgestone Potenza Sport dispone poi dell’esclusiva tecnologia incentrata sullo sviluppo virtuale. In questo modo l’impresa può rispettare l’ambiente ed offrire allo stesso tempo il massimo delle prestazioni.
I lavori vengono infatti eseguiti prestando attenzione all’intera fase di sviluppo dello pneumatico, ancora prima cioè che venga messo su strada.
Tale particolare viene curato non soltanto per poter risparmiare considerevolmente il numero delle risorse impiegate ed ottenere di conseguenza degli importanti benefici fiscali ma anche per ridurre il tempo di realizzato ed immissione sul mercato.


Proprietà specifiche dello pneumatico Bridgestone Potenza Sport

Come già preciso lo pneumatico Bridgestone Potenza Sport è già abbastanza noto anche nel resto dei marchi. Non è un caso infatti è riuscito ad essere selezionato, come il primo modello da utilizzare nella Lamborghini Huracan STO, BMW serie 8 e Maserati MC20.
La produzione dello pneumatico in questione avviene interamente in Europea oltre che il suo sviluppo.
Andando ad analizzare le sue proprietà specifiche Bridgestone Potenza Sport viene prodotto in 96 dimensioni che vanno dai 17 fino ai 22 pollici. Potrà così venire montato su SUV premium, berline e molteplici auto di lusso.
L’obiettivo e i presupposti dell’azienda d’altronde sono quelli di ottenere un grande piacere alla guida e una maggiore sicurezza per l’automobilista.


L’obiettivo dell’azienda Bridgestone

L’azienda Brisgestone con il nuovo modello Potenza Sport viene collocato ai vertici della casa europea, per l’alta qualità delle prestazioni in un settore considerato molto frizzante.
Oltre il 64% del mercato nelle gomme estive è costituito da cerchi di diversi misure che partono dai 18 pollici fino a salire.
Gli pneumatici estivi vantano una vasta gamma sul mercato e nell’ultimo periodo la concentrazione degli stessi si è ampliata verso le nazioni europee.
Nel frattempo è anche sorta una nuova esigenza, ovvero quella delle gomme termiche invernali oppure della quattro stagioni, che ha portato inevitabilmente a concentrare gli pneumatici sulla fascia definita medio-alta, con cerchi di maggiori dimensioni.
Il progetto e l’obiettivo messo in campo da Bridgestone con il modello Potenza Sport nasce da una ricerca messa in campo dall’azienda stessa, dove sono state intervistate più di 3.800 utenti. Lo scopo era appunto quello di andare a conoscere più da vicino le reali necessità degli automobilisti in termini soprattutto di sicurezza e controllo. Viste le esigenze degli intervisti e la qualità dei prodotti, Bridgestone è stato definito l’equipaggiamento primario in alcune note case sportive.
Ora l’azienda punta a realizzare e a continuare il suo percorso, sia in termini di sicurezza che di affidabilità del marchio.
Gli automobilisti nella propria vettura devono infatti sentirsi sicuri in qualsiasi tipo di strada. Bridgestone Potenza Sport offre numerosi risultati sotto questo punto di vista e assicura allo stesso tempo il rispetto verso l’ambiente e l’ecosistema.

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