Acqua bell'acqua: Bumba

di Roberto Piumini

Acqua, bell'acqua 10 storie sul bene piu' preziosoNon proprio all'Equatore, un po' più su,
nell'Africa che cuoce al solleone,
viveva, in un villaggio, una tribù
di trentasette o trantasei persone:
il numero preciso non si sa
ma il nome sì, ed era Ihuallà.

In quelle terre, come tutti sanno
l'acqua è davvero scarsa, quasi assente,
e gli Ihuallà, per quasi tutto l'anno
mandavano lontano, a una sorgente,
le donne e i bambini con un vaso,
per riportarlo indietro, pieno raso.

Quando erano più piccoli, i bambini
andavano soltanto con le donne
senza portare il vaso, attaccati alle gonne,
ma, appena cresciuti, anche a loro,
era affidato un vaso, e quel lavoro.

C'era un bambino, fra gli Ihuallà,
che si chiamava Bumba, piccolino,
più piccolo degli altri alla sua età,
allegro, svelto, col cervello fino.
E insieme alla mamma, e all'altra gente,
andava avanti e indietro alla sorgente.

Quando fu un po' cresciuto, ma non tanto,
perchè era un po' corto di statura,
mentre le donne facevano un canto,
mise il suo vaso in testa, con bravura,
e si accodò alla fila della gente
che andava a prendere acqua alla sorgente.

E vanno per la via della savana,
in fila nera, donne e bambini,
e c'è una leonessa, là lontana,
ma non c'è rischio che si avvicini,
perché ha già mangiato una gazzella
e adesso è lì a fare la pennichella.

E poi le donne lanciano, ogni tanto,
un verso corto, acuto, un mezzo strillo.
Qualcosa a metà fra grido e canto,
che nel silenzio strilla come squillo,
e la leonessa sta molto lontana,
perché ha paura della voce umana.

Alla sorgente riempiono i vasi,
li mettono in testa, e attentamente,
tenendoli ben fermi, pieni rasi,
al suono di canzoni lunghe e lente,
che alla fatica danno un po' di coraggio,
riprendono la strada del villaggio.

Bumba, che ha le gambe un poco corte,
col suo vaso pieno sulla testa,
e fra i compagni è quello meno forte,
cammina un po' in coda, e indietro resta,
però si impegna molto nel cammino,
così è staccato, ma solo un pochino.

Ed ecco che, sul bordo del sentiero,
vede seduto un vecchio, con un cane:
il vecchio è color nero, proprio nero,
mentre la bestia è bianca come il pane,
e sta per terra, tutta abbandonata,
sembra che stia morendo, disgraziata.

“Puoi dare un po' d'acqua a questo cane?”
chiede il vecchio, tendendo la mano.
“Non beve quasi da due settimane,
e noi veniamo da molto lontano!”.
Bumba non sa che fare, non lo sa:
poi posa il vaso, e un terzo gliene dà.

Col vaso più leggero, il bambino
va più veloce, marcia che è un piacere,
ecco che alla fila è più vicino,
ma poi rallenta, per non far vedere
che nel suo vaso l'acqua è un po' di meno:
rimane un poco indietro sul terreno.

Ed ecco, vede ancora il vecchino,
seduto accanto a un cespuglio morente,
e c'è il cane che dorme lì vicino,
e il vecchietto dice, quietamente,
“Hai da bere per questo cespuglio?
Non ha bevuto in maggio, giugno e luglio”.

Bumba non sa che fare, non lo sa,
perché già manca un terzo del suo vaso,
ma poi un altro terzo gliene dà,
e si rimette in marcia. E guarda caso,
per quanto il vaso sia meno pesante,
dal gruppo resta ancora più distante.

Ed ecco, poco dopo, quel vecchietto,
e come sia già lì, non mi chiedete,
che guarda Bumba e gli dice schietto:
“Hai un po' d'acqua? Io ho tanta sete”:
Bumba non sa che fare, non lo sa,
poi prende il vaso, e tutta gliela dà.

Prima va svelto, poi più lentamente
si ferma a ragionare, se per caso
debba tornare indietro, alla sorgente,
per riempire ancora il suo vaso.
Andare solo? No, non ha il coraggio,
così continua, e arriva al villaggio.

Le donne e i bambini, più avanti,
stanno vuotando i vasi in una giara,
da cui prendono acqua tutti quanti
sotto il controllo del vecchio Wakara,
lui la distribuisce giustamente
perché ne abbia un po' tutta la gente.

Quando arriva Bumba, il vecchio vede
che il vaso è vuoto, e si arrabbia molto,
gli punta il dito in faccia e gli chiede:
“Dove hai perso l'acqua, bimbo stolto?”.
Bumba racconta quel che è capitato,
tutto il villaggio ascolta, arrabbiato

“Che hai fatto?” grida alla fine Wakara.
“non sai che l'acqua è per la tribù?
E' troppo preziosa, è troppo rara,
per darla in giro, come hai fatto tu!”.
Da tutta la la tribù il coro sale:
“Ahi, Bumba, Bumba, hai fatto molto male!”

Bumba, che ha le lacrime sul naso,
non sa che fare, sotto quegli sguardi
Dice: “Ritorno là, a riempire il vaso...”.
Wakara dice: “No, è troppo tardi!
Se vai da solo, là nella savana
la leonessa ti vede e ti sbrana!”.

Ed ecco che, in silenzio, lì vicino
senza che lo si sia visto arrivare,
si fa vedere quel nero vecchino,
col cane bianco, e comincia a parlare:
“Poiché il bambino mi disse di sì,
farò venire l'acqua, proprio qui”.

La gente ride, ma il vecchietto fa
una carezza al cane, lungo il pelo,
e poi gli dice dolcemente: “Va!”
e il cane si solleva e vola in cielo:
non ha le ali, ma corre per l'aria
a una velocità straordinaria.

Ed ecco, è già arrivato là lontano,
dove una nuvoletta fa il suo viaggio,
le gira attorno, abbaia, e piano piano
la nuvola ritorna sul villaggio,
poi ci si ferma sopra, mentre il cane
già vola verso nuvole lontane.

E lentamente, unendosi lassù,
la nuvola diventa grande e scura,
e poi comincia a venire giù,
sopra il villaggio, pioggia fresca e pura,
e la tribù si bagna, beve e sguazza,
la giara è colma, e l'allegria è pazza.

Dopo la pioggia, il vecchietto fa:
“Vado. Bumba, ti lascio questo cane,
è tuo, e quando c'è la siccità,
radunerà le nuvole lontane”.
E poi scompare lungo il sentiero
dentro la notte nera, nero nero.

E così fu, e la sete del villaggio
non fu mai più terribile e mortale
e Bumba è diventato un uomo saggio
che dà l'acqua a ciascuno, giusta, uguale,
e quando c'è la brutta siccità,
fa una carezza al cane, e dice: “Va!”.

(Tratta dal libro Acqua bell'acqua, 10 storie sul bene più prezioso. Per acquistare online il libro clicca qui.)