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PER UN’ETICA DELL’UTOPIA, Alex Zanotelli

LIBRI L'anticasta Marco Boschini michele DottiCarissimi, questo sabato vi proponiamo un brano dal libro “L’Anticasta” di Marco Boschini e Michele Dotti, di cui vi abbiamo gia' parlato qualche settimana fa (http://www.jacopofo.com/anticasta-marco-boschni-michele-dotti-comuni-virtuosi).
In particolare, un brano scritto da Alex Zanotelli, il padre comboniano amato da credenti e non.
Buona lettura!
Dopo il brano il video trailer de L'anticasta

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA
di ALEX ZANOTELLI

Credo che il problema centrale della nostra societa' sia il problema etico. Il cuore della nostra crisi e' la mancanza di un’etica sia personale che sociale.
In chiave personale due importanti fattori che hanno giocato un grande ruolo sono: l’egoismo come motore della nostra societa' e la mercificazione degli esseri umani.
La prima e' stata ben analizzata dal grande pensatore e psicanalista Erich Fromm. e' lui che ha definito le societa' occidentali “necrofile”, cioe' amanti della morte.
Fromm afferma che la vita in Occidente e' un grande atto di egoismo. Non facciamo altro che guardarci l’ombelico!
Fromm ritiene che la vita e' bella quando la si dona, quando la si da'. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesu': “Fratello/sorella, se la tua vita la tieni per te, sei morto! Ma se sei capace di darla, di donarla, sei vivo! (Marco 8, 35)”.
Si e' vivi, gioiosi, felici quando si da' o si dona; si e' tristi e infelici quando ci si rinchiude in se' stessi.
Il gesuita americano padre John Kavanaugh nel suo libro Cristiani in una societa' consumistica, radicalizza l’analisi di Fromm: “La costrizione al consumo e' diventata per noi tanto profonda quanto il bisogno di sopravvivere, perche' il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono calcolabili unicamente in termini di cio' che possediamo, sono misurabili soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo.
Noi siamo solo finche' possediamo. Siamo cio' che possediamo, prodotti dai nostri prodotti. Rifatti a immagine e somiglianza della nostra stessa merce. Ci riveliamo essere beni di consumo. L’idolatria esige da noi il suo pieno prezzo, siamo derubati della nostra stessa umanita'”.
E' l’idolatria il nostro vero problema: noi adoriamo un idolo di morte. E noi diventiamo a immagine degli idoli che adoriamo, diventiamo cose, anzi tubi digerenti. e' cosi' che si crea ’O Sistema.
In chiave sociale la mancanza di etica e di morale diventa ancora piu' evidente. Lo afferma con forza l’Alleanza Mondiale delle Chiese riformate nel suo documento di Accra (Ghana) del 2004: “Si tratta di un’ideologia che pretende di non avere alternative, che esige un flusso senza fine di sacrifici da parte dei poveri e del creato. Avanza la falsa promessa di essere in grado di salvare il mondo per mezzo della creazione di ricchezza e di prosperita', pretendendo di avere potere sulla vita ed esigendo una devozione totale, fino ad arrivare all’idolatria”.
Il nostro e' un sistema idolatrico a cui siamo pronti a sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo stesso Pianeta (l’incombente crisi ecologica).
Il nostro e' un sistema di peccato, un sistema immorale che ci sta togliendo perfino l’anima.
Dobbiamo scegliere tra la morte e la vita. E questo vale per credenti e non. Le chiese sono convocate a scegliere tra il Dio della vita e un idolo di morte, come diceva Dietrich Bonhoeffer sotto il nazismo. Le chiese devono dire da che parte stanno. Si tratta, come diceva questo grande pastore di status confessionis, cioe' di un articolo di fede.
Lo stesso vale per i non credenti: dovranno dire da che parte stanno. Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non e' piu' sufficiente dirlo con le parole, ma con le scelte quotidiane in campo economico, politico, sociale, familiare. Oggi l’uomo deve fare una scelta epocale.
Finora nella storia vi sono state due grandi correnti: una imperiale e una utopica. Per ottomila anni di storia umana abbiamo conosciuto solo imperi. L’opzione imperiale, che rappresenta la normalita' delle civilta', ha un unico motto: prima la vittoria, poi la pace. La seconda, quella utopica, ha come motto: prima la giustizia, poi la pace o la pace attraverso la giustizia. Siamo giunti a un punto della storia umana in cui l’uomo deve decidere quale strada imboccare. Se continuera' sulla strada imperiale, ci attende la morte (morte per fame, guerra e morte del creato). Sara' capace l’uomo di scegliere la seconda opzione, l’utopia?
Credo abbia ragione padre Ernesto Balducci quando afferma che, come nell’evoluzione umana, l’uomo ha dovuto fare un salto di qualita' per diventare Homo sapiens, oggi deve fare un altro salto di qualita' per diventare Homo planetarius.
E' questa la scelta utopica, e' questo il mondo altro, l’altro mondo possibile.
Pochi l’hanno capito cosi' bene come David Korten nel suo libro The Great Turning: from Empire to Earth Community.
“Il nostro tempo deve scambiare i dolori dell’Impero con le gioie della comunita' della Terra madre. Ci auguriamo che i nostri posteri potranno guardare a questo periodo storico come al tempo della grande svolta, quando l’umanita' ha fatto una scelta coraggiosa per dare vita a una nuova era votata a realizzare le piu' alte potenzialita' della natura umana”.
Perche' questo avvenga, ogni uomo e ogni donna dovranno fare un grande salto di qualita' in umanita' e di totale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovra' poi imparare a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale. Non possiamo dimenticarci che il personale non e' riconducibile al sociale e il sociale non e' riconducibile al personale. “Le persone creano le istituzioni, ma sono a loro volta plasmate dalle istituzioni medesime” scrive Walter Wink in Rigenerare i poteri.
Noi facciamo il nostro ingresso in un mondo gia' istituzionalmente organizzato, spesso secondo ingiustizia. “Ritengo che all’inizio furono gli uomini a inventare i confini - scrive il poeta russo Yevtushenko - ma poi i confini hanno iniziato a fare gli uomini”.
Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi relativamente brevi e su scala planetaria? Le sfide per le chiese e le religioni sono enormi. Ce la faranno? Ce la faremo?
C’e' bisogno di una vera rivoluzione spirituale e morale. Dobbiamo farcela. E' questione di vita o di morte per tutti.
Diamoci da fare perche' continui a vincere la vita.
Gia' compaiono qua e la' i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.

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L'anticasta - L'Italia che funziona, di Marco Boschini e Michele Dotti

Libro Marco boschini L'anticastaNon e' un fine settimana meraviglioso?
Ad Alcatraz e' in corso un workshop sulle buone notizie (clicca qui) e nel Cacao di oggi presentiamo un libro di buone notizie!
Il libro di questa settimana e' “L'anticasta”, di Marco Boschini e Michele Dotti, storie dall'Italia che funziona (edizioni EMI).
Dall'esperienza dei Comuni virtuosi a 5 stelle alla politica e alle iniziative dal basso, dall'acqua pubblica alla raccolta differenziata dei rifiuti, “L'anticasta” racconta di migliaia di cittadini italiani impegnati a costruire un domani migliore.
Contrariamente a quanto vuol farci credere la Casta, portata alla luce nel libro di Gian Antonio Stella, l'Italia non e' solo un paese malato e pieno di vizietti, anzi.
All'interno interventi di Jacopo Fo, Maurizio Pallante, Alex Zanotelli, Franca Rame e altri.
In allegato al libro c'e' anche un DVD inchiesta sui Comuni a 5 stelle.
Pubblichiamo l'introduzione, a cura di Michele Dotti.
Buona lettura!

La denuncia coraggiosa della Casta, che inizialmente aveva suscitato in molte persone grandi speranze di cambiamento, ha finito per generare invece, alla lunga, un diffuso senso d’impotenza, una profonda disillusione e un conseguente distacco dalla politica ed e' proprio questo, paradossalmente, che consente alla Casta di conservare indisturbata e addirittura di aumentare i propri privilegi e gli sprechi!
Per evitare di mettersi realmente in discussione e per legittimare se' stessa la Casta ha seguito, con grande astuzia, una strategia comunicativa che per ora pare premiarla: quella di dipingere mediaticamente l’intera Italia come un Paese malato che condivide a tutti i livelli i vizi e le carenze dei propri rappresentanti politici, i quali sono cosi' apparsi essenzialmente “rappresentativi” del popolo (“abbiamo quello che ci meritiamo”).
Passa cioe' l’idea che “fanno tutti cosi'” e che la corruzione e la furbizia siano il sistema dominante a tutti i livelli; in questo modo il degrado dai vertici discende a pioggia e si diffonde anche alla base, abbattendo il livello di moralita' della societa' italiana e creando cinismo e disperazione.
Tuttavia, riprendendo una riflessione del sociologo Carlo Carboni, se e' vero che esiste indubbiamente questa “Italia che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un vantaggio personale, in cerca di scorciatoie, quella delle protezioni clientelari e che non rispetta le regole, qualunquista e indolente”, dall’altra parte “c’e' anche un Paese diverso, che preme per il cambiamento: li' e' il vero motore, il centro da cui si puo' irradiare una concreta riforma del sistema”.
Ma questa Italia – che sta gia' dimostrando con i fatti che le alternative concrete esistono – troppo spesso e' invisibile e non trova spazio nei mass media.
Mostrare come tante persone oneste – non solo nella societa' civile, ma anche all’interno delle istituzioni locali – si stanno battendo ogni giorno per un’Italia migliore, nonostante tutto, puo' invece incoraggiare quanti non hanno ceduto alla rassegnazione e sognano ancora di “cambiare il Paese” piuttosto che di “cambiare Paese”.
Presentare sempre e solo “l’albero che cade” ha portato molti a pensare che in questo momento non si possa fare altro che i “taglialegna”. Noi invece vogliamo raccontare “la foresta che cresce” e pensiamo che questo possa stimolare tanti a fare i “guardiaboschi” se non addirittura ad “aprire dei nuovi vivai”.
Raccontare in maniera diffusa, dettagliata e quindi replicabile “l’Italia che funziona”, a tutti i livelli, e' inoltre il modo piu' efficace per delegittimare realmente alle fondamenta la Casta, mostrando nitidamente quanto essa sia autoreferenziale e non rappresenti affatto la nazione, ne' il suo livello di moralita', ma solo e semplicemente i propri interessi personali.
Il cambiamento, ancora una volta nella storia, non puo' che partire dal basso.
E per fortuna questo sta gia' accadendo!

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