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6 anni di scuola elementare finanziata per 104 bambini di tre villaggi del Burkina Faso.
Oltre 200 nuovi alberi piantati.
Due forni in pietra e terra e circa un centinaio di donne che hanno imparato come si preparano pane, pizza e marmellate di frutta.
2 orti e due pozzi, un pollaio, una stalla per gli asini, un bagno a secco con doccia e alcune strutture.
Per alcuni mesi siamo anche riusciti a far funzionare, piuttosto bene, una cooperativa di donne che produceva ogni giorno un centinaio di croccanti baguette. Guadagnavano un euro, un euro e mezzo alla settimana.
Questo e' il bilancio, finale, del progetto Centro Ghélawé. Un progetto durato quattro anni e che ora non siamo piu' in grado portare avanti, per un sacco di problemi, per un mare di difficolta', per una montagna di incomprensioni.
La mancanza di fondi economici, la scarsa collaborazione della comunita' locale burkinabe', la ridotta partecipazione da parte nostra (causa lavoro e “vita da bianco”), l'impossibile gestione di una corretta e trasparente contabilita' in Burkina Faso, ci hanno fatto decidere di fermarci.
A Loto, nel solo villaggio di Loto, serve un milione di euro per scolarizzare migliaia di bambini che non sanno leggere, scrivere, far di conto e parlare in francese.
Molti di questi sono orfani e sono condannati all'ignoranza.
Servono milioni di euro per portare energia elettrica, fognature, acqua corrente, impianti idrici e bagni nelle case e nelle capanne.
Servono scarpe per non maciullarsi i piedi e zanzariere per non rischiare la vita a ogni stagione delle piogge.
Servono migliaia di euro in aratri, utensili e macchine per coltivare.
Servono medici e pediatri, infermieri, assistenti e ambulanze.
In Burkina Faso la stagione delle piogge, che va da giugno a settembre, e’ una tremenda benedizione.
Mais, miglio e sorgo crescono alti, gli orti danno frutti nel giro di 30 giorni e le papere, che fanno i piccoli solo quando piove, sfornano uova a ripetizione.
L'acqua compie veri e propri miracoli sulla terra, il panorama si tinge di verdeggiante vegetazione, aumenta l'umidita’ e arriva... la malaria.
Quest'anno l'hanno presa tutte e due le bambine piccole che “frequentano” il Centro e proprio qualche settimana fa Sami Ghelawe’ ha dovuto far ricoverare in ospedale la piccola Awa perche’, come mi ha detto al telefono: “Stava rischiando grosso”.
La piccola Pelagie e’ stata invece soccorsa dalla spedizione italiana di agosto.
Serge, presidente dell'associazione Centre Ghelawe’ in Burkina Faso, si era ammalato a fine luglio ma fortunatamente, per ora, disponiamo della possibilita’ economica di far visitare tutti da un medico e di comprare tutte le medicine necessarie per ottenere una guarigione completa (la malaria debilita parecchio e oltre ai farmaci a base di chinino sono necessari antibiotici e cure ricostituenti).
Ora la stagione delle piogge e’ finita, i ragazzi e le bambine del Centro Ghelawe’ ci sono tutti.
Posso concentrarmi sugli orti, il pollaio, e la Fabbrica del Pane...
Queste tre attivita’ sono diventate il fulcro centrale del nostro progetto, assieme al finanziamento della scuola per i bambini del villaggio.
Ai 5 ragazzi e 5 ragazze che ormai vivono al Centro si e’ affiancato un gruppo di donne del villaggio di Loto che oltre al pane partecipa anche alla gestione del pollaio e dell'orto.
Al Centro Ghélawé sono terminati i lavori di costruzione del forno dragone che servira' per la formazione sulla preparazione del pane (vedi http://www.jacopofo.com/burkina-faso).
E' interamente realizzato in mattoni di pietra, legno, terra cruda e paglia, con cui e' stata fatta la coibentazione. La canna fumaria (il fumo esce dalla bocca del drago ovviamente), di cui ho personalmente curato l'esecuzione, e' realizzata con la tecnica del “torchis sotto il sole a 50 gradi centigradi”.
Guarda la foto
Per vivere la nuova sorpresa messa in serbo dal Burkina Faso per me e Peppino, compagno di viaggio e architetto dell'associazione, dobbiamo spostarci dal Centro Ghélawé e dirigerci verso i villaggi di Wara e Karakasso Vige, a 40 km dalla città di Bobo-dioulasso.
La terza sorpresa non è stata piacevole, purtroppo.
Il Burkina Faso, per quanto bizzarro e colorito nei suoi usi e costumi, è e rimane uno fra i paesi più poveri del mondo e certi giorni questa realtà te la sbatte brutalmente in faccia.
Al Centro Ghélawé c'è un minimo di rispetto delle condizioni igieniche, abbiamo un bagno/doccia bellissimo, le strutture sono costruite per non far morire di caldo le persone che ci abitano, chi sta male viene curato e si mangia tre volte al giorno.
In un certo senso abbiamo creato una piccola isola felice in un mare di problemi.
Una sera chiedo ad Ahmed di accompagnarmi al villaggio di Bamako per far visita ad altri bambini a cui il Centro Ghélawé, grazie ai vostri contributi, finanzia l'istruzione scolastica.
La mattina dopo partiamo, qualche km in moto e arriviamo ad alcune strutture che disteranno, a farla larga, 5 metri dal bordo della strada.
La nuova strada asfaltata che collegherà le città di Diébougou e Bobodiulasso passa a pochi metri dalla scuola, se un'auto esce dalla corsia entra dritta nella terza elementare. Ad ogni passaggio di qualsiasi mezzo di trasporto si alza una nube di polvere che si divide tra la prima e la seconda classe.
E' ora di ricreazione e tutti i bambini ci accolgono festosi, soprattutto per i tre sacchetti di caramelle che teniamo in mano...
I 25 scolari da noi finanziati si rivelano subito, avvicinandosi e salutando uno a uno. 25 buongiorno, ci sono tutti.
La seconda grande sorpresa del viaggio di aprile e maggio in Burkina Faso e' stata sicuramente la capacita' di fare i conti di Teremi.
Quando l'abbiamo conosciuta, nel 2006, aveva un'eta' tra i 14 e i 16 anni, era introversa, non conosceva il francese, ed era analfabeta.
Oggi e' mamma di una bambina di 7 mesi, sta imparando a cucinare, ha coltivato una piccola parcella dell'orto e, grazie all'aiuto di Ahmed, sa calcolare quanto fa 5+4.
Al Centro Ghélawé e' sera, i ragazzi tirano fuori la lavagna e tre banchi di scuola.
"Facciamo il corso" mi dice Ahmed "matematica".
Il gruppo e' suddiviso in classi, a seconda del livello di istruzione. Alcuni sono ai primi numeri, li scrivono e riscrivono continuamente per giorni e giorni, Sie ormai scrive le cifre da 0 a 100 e le riconosce.
"Teremi fa le addizioni e le sottrazioni con numeri entro il 10, prova!"
Scrivo sulla lavagna:
5+4=
6-5=
7+3=
Teremi prende in mano il gesso, traccia due cerchi, nel primo conta 1,2,3,4,5 e disegna 5 bastoncini. Nel secondo cerchio conta e scrive 1,2,3,4. Disegnati i bastoncini torna all'inizio e li riconta tutti, scrivendo poi il risultato dell'addizione.
Nel caso delle sottrazioni usa un gesso colorato. Conta e disegna 6 bastoncini bianchi, poi ne colora 5 di blu e conta i bianchi rimasti.
Ero commosso!
E’ il mio quinto viaggio in Burkina Faso, dal 13 aprile all'11 maggio, il periodo più caldo dell'anno perché è la fine della stagione secca.
Ed è il fuoco.
Scotta la terra, scotta la polvere, scotta l'acqua, scottano le lamiere dei tetti e il ferro dei bidoni. A volte non c'è un refolo di vento e scotta anche l'aria.
Migliaia di piccoli agricoltori sono piegati sulla schiena da ore a preparare i campi per la semina di metà giugno, quando inizierà la stagione della pioggia.
E' l'unico raccolto dell'anno, il più importante.
E’ il risultato finale del censimento arboreo che abbiamo eseguito al Centro Ghélawé, in Burkina Faso (marzo 2008).
Dal 2006, grazie ai finanziamenti raccolti nella campagna “Pianta un albero” sono stati piantati e curati 104 alberi, suddivisi in due frutteti: 21 Manghi, 21 anacardi, 15 Caritè e 22 Neree, 14 Pomme Canelle, 4 Limoni, 1 Tamarindo, 3 Banani e 3 Baobab.
Attorno agli alberi di mango, le cui foglie sono prelibatissime per gli animali selvatici, sono state approntate recinzioni di protezione e gli alberi che ne hanno bisogno (i manghi stessi, ad esempio) vengono innaffiati una volta al giorno, tutti i giorni.
Non e’ il titolo di un film a luci rosse ma una buona notizia che arriva dal Burkina Faso.
In queste ultime settimane al Centro Ghélawé sono presenti Dario e Nadia, che stanno continuando il lavoro degli orti e degli alberi iniziato a dicembre.
Tra le altre cose hanno organizzato un “groupement” di donne che prepara e vende il pane. Da alcuni giorni, a rotazione, 4 gruppi di 5 donne ciascuno si recano al Centro Ghélawé la mattina di buonora, accendono il forno, preparano gli impasti e cuociono decine di baguette.
L’organizzazione, a quanto ha raccontato Dario, e’ stupenda, e il pane che arriva al mercato di Loto e’ superfresco: appena sfornato qualcuno va al villaggio, lo vende ancora tiepido e torna indietro. Il via vai di persone e’ continuo e il pane e’ ogni giorno piu’ buono e piu’ bello.
Martedi’ scorso il groupement ha guadagnato i primi 2.000 CFA, il capitale iniziale (lievito, acqua e farina) lo ha messo a disposizione il Centro al quale le “fornaie” riconoscono il 15% del loro incasso. A nostra volta utilizziamo questi fondi per preparare altro pane che regaliamo quotidianamente ai bambini della scuola: piu’ di un bimbo arriva da lontano, affamato e stanco e si addormenta... e lo studio?!?
Una volta a regime “le panificatrici” dovrebbero riuscire a produrre e vendere circa 200 baguette al giorno, ci sarebbero cosi’ i margini per pagare gli ingredienti e ricavare persino un buon guadagno.
Nel prossimo mercato del villaggio, che si tiene ogni 5 giorni, proveranno a fare anche la pizza e le bruschette: pane e pomodoro, altamente innovativo!
Per incrementare la produzione, ad aprile, quando scenderemo di nuovo in Burkina, proveremo a costruire uno o due forni solari.
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