Al Centro Ghélawé sono terminati i lavori di costruzione del forno dragone che servira' per la formazione sulla preparazione del pane (vedi http://www.jacopofo.com/burkina-faso).
E' interamente realizzato in mattoni di pietra, legno, terra cruda e paglia, con cui e' stata fatta la coibentazione. La canna fumaria (il fumo esce dalla bocca del drago ovviamente), di cui ho personalmente curato l'esecuzione, e' realizzata con la tecnica del “torchis sotto il sole a 50 gradi centigradi”.
Guarda la foto
Per vivere la nuova sorpresa messa in serbo dal Burkina Faso per me e Peppino, compagno di viaggio e architetto dell'associazione, dobbiamo spostarci dal Centro Ghélawé e dirigerci verso i villaggi di Wara e Karakasso Vige, a 40 km dalla città di Bobo-dioulasso.
La terza sorpresa non è stata piacevole, purtroppo.
Il Burkina Faso, per quanto bizzarro e colorito nei suoi usi e costumi, è e rimane uno fra i paesi più poveri del mondo e certi giorni questa realtà te la sbatte brutalmente in faccia.
Al Centro Ghélawé c'è un minimo di rispetto delle condizioni igieniche, abbiamo un bagno/doccia bellissimo, le strutture sono costruite per non far morire di caldo le persone che ci abitano, chi sta male viene curato e si mangia tre volte al giorno.
In un certo senso abbiamo creato una piccola isola felice in un mare di problemi.
Una sera chiedo ad Ahmed di accompagnarmi al villaggio di Bamako per far visita ad altri bambini a cui il Centro Ghélawé, grazie ai vostri contributi, finanzia l'istruzione scolastica.
La mattina dopo partiamo, qualche km in moto e arriviamo ad alcune strutture che disteranno, a farla larga, 5 metri dal bordo della strada.
La nuova strada asfaltata che collegherà le città di Diébougou e Bobodiulasso passa a pochi metri dalla scuola, se un'auto esce dalla corsia entra dritta nella terza elementare. Ad ogni passaggio di qualsiasi mezzo di trasporto si alza una nube di polvere che si divide tra la prima e la seconda classe.
E' ora di ricreazione e tutti i bambini ci accolgono festosi, soprattutto per i tre sacchetti di caramelle che teniamo in mano...
I 25 scolari da noi finanziati si rivelano subito, avvicinandosi e salutando uno a uno. 25 buongiorno, ci sono tutti.
La seconda grande sorpresa del viaggio di aprile e maggio in Burkina Faso e' stata sicuramente la capacita' di fare i conti di Teremi.
Quando l'abbiamo conosciuta, nel 2006, aveva un'eta' tra i 14 e i 16 anni, era introversa, non conosceva il francese, ed era analfabeta.
Oggi e' mamma di una bambina di 7 mesi, sta imparando a cucinare, ha coltivato una piccola parcella dell'orto e, grazie all'aiuto di Ahmed, sa calcolare quanto fa 5+4.
Al Centro Ghélawé e' sera, i ragazzi tirano fuori la lavagna e tre banchi di scuola.
"Facciamo il corso" mi dice Ahmed "matematica".
Il gruppo e' suddiviso in classi, a seconda del livello di istruzione. Alcuni sono ai primi numeri, li scrivono e riscrivono continuamente per giorni e giorni, Sie ormai scrive le cifre da 0 a 100 e le riconosce.
"Teremi fa le addizioni e le sottrazioni con numeri entro il 10, prova!"
Scrivo sulla lavagna:
5+4=
6-5=
7+3=
Teremi prende in mano il gesso, traccia due cerchi, nel primo conta 1,2,3,4,5 e disegna 5 bastoncini. Nel secondo cerchio conta e scrive 1,2,3,4. Disegnati i bastoncini torna all'inizio e li riconta tutti, scrivendo poi il risultato dell'addizione.
Nel caso delle sottrazioni usa un gesso colorato. Conta e disegna 6 bastoncini bianchi, poi ne colora 5 di blu e conta i bianchi rimasti.
Ero commosso!
E’ il mio quinto viaggio in Burkina Faso, dal 13 aprile all'11 maggio, il periodo più caldo dell'anno perché è la fine della stagione secca.
Ed è il fuoco.
Scotta la terra, scotta la polvere, scotta l'acqua, scottano le lamiere dei tetti e il ferro dei bidoni. A volte non c'è un refolo di vento e scotta anche l'aria.
Migliaia di piccoli agricoltori sono piegati sulla schiena da ore a preparare i campi per la semina di metà giugno, quando inizierà la stagione della pioggia.
E' l'unico raccolto dell'anno, il più importante.
E’ il risultato finale del censimento arboreo che abbiamo eseguito al Centro Ghélawé, in Burkina Faso (marzo 2008).
Dal 2006, grazie ai finanziamenti raccolti nella campagna “Pianta un albero” sono stati piantati e curati 104 alberi, suddivisi in due frutteti: 21 Manghi, 21 anacardi, 15 Caritè e 22 Neree, 14 Pomme Canelle, 4 Limoni, 1 Tamarindo, 3 Banani e 3 Baobab.
Attorno agli alberi di mango, le cui foglie sono prelibatissime per gli animali selvatici, sono state approntate recinzioni di protezione e gli alberi che ne hanno bisogno (i manghi stessi, ad esempio) vengono innaffiati una volta al giorno, tutti i giorni.
Non e’ il titolo di un film a luci rosse ma una buona notizia che arriva dal Burkina Faso.
In queste ultime settimane al Centro Ghélawé sono presenti Dario e Nadia, che stanno continuando il lavoro degli orti e degli alberi iniziato a dicembre.
Tra le altre cose hanno organizzato un “groupement” di donne che prepara e vende il pane. Da alcuni giorni, a rotazione, 4 gruppi di 5 donne ciascuno si recano al Centro Ghélawé la mattina di buonora, accendono il forno, preparano gli impasti e cuociono decine di baguette.
L’organizzazione, a quanto ha raccontato Dario, e’ stupenda, e il pane che arriva al mercato di Loto e’ superfresco: appena sfornato qualcuno va al villaggio, lo vende ancora tiepido e torna indietro. Il via vai di persone e’ continuo e il pane e’ ogni giorno piu’ buono e piu’ bello.
Martedi’ scorso il groupement ha guadagnato i primi 2.000 CFA, il capitale iniziale (lievito, acqua e farina) lo ha messo a disposizione il Centro al quale le “fornaie” riconoscono il 15% del loro incasso. A nostra volta utilizziamo questi fondi per preparare altro pane che regaliamo quotidianamente ai bambini della scuola: piu’ di un bimbo arriva da lontano, affamato e stanco e si addormenta... e lo studio?!?
Una volta a regime “le panificatrici” dovrebbero riuscire a produrre e vendere circa 200 baguette al giorno, ci sarebbero cosi’ i margini per pagare gli ingredienti e ricavare persino un buon guadagno.
Nel prossimo mercato del villaggio, che si tiene ogni 5 giorni, proveranno a fare anche la pizza e le bruschette: pane e pomodoro, altamente innovativo!
Per incrementare la produzione, ad aprile, quando scenderemo di nuovo in Burkina, proveremo a costruire uno o due forni solari.
Nella stesura di questo pseudo-diario del mio viaggio di dicembre in Burkina Faso, ho completamente stravolto l’ordine temporale degli eventi. E oggi racconto del nostro arrivo…
Appena giunti in Africa, prima di andare al Centro Ghélawé, siamo passati per la citta’ di Bobodiulasso, dove abbiamo partecipato al matrimonio tra Bissiri e Ami.
Non e’ stato un caso che la cerimonia sia coincisa col nostro arrivo e non e’ un caso che giunga dopo un fortunato e cospicuo ordine di batik che avevamo fatto a ottobre.
Bissiri, come molti altri che ci conoscono dall’inizio di questa avventura, considera tutti noi come fratelli. Lavora da 15 anni con i bianchi, ha fatto la guida, il cuoco, ha costruito strumenti musicali per un’associazione francese e da 4-5 anni disegna batik. E’ sempre molto sincero, riconoscente e diretto.
Infatti, dopo aver rispettato tutti i convenevoli dell’ospitalita’ africana, mi ha chiesto dei soldi. L’organizzazione del matrimonio gli stava costando un occhio della testa… 300 euro in tutto!
Aveva chiamato due diversi gruppi musicali tradizionali, aveva affittato uno stereo per la discoteca, tutte le donne del quartiere erano impegnate nella preparazione di 50 kg di riso, aveva addirittura cercato un preparatore di te'.
"Issa, puoi preparare il te', per favore?"
Il n'y a pas de problem, e' certamente la frase piu' pronunciata in Burkina Faso, non ci sono mai problemi...
Prendeva la caraffa dell'acqua, due piccole teiere, una rossa e una blu, un piatto, tre bicchieri piccoli e un bicchiere grande (notate che non prende neanche un cucchiaino!).
Si sedeva e dalla tasca tirava fuori la scatolina di te' verde Saddam e il sacchettino di zucchero da 50 CFA.
Issa, dimentichi il fornelletto... Si alzava e cercava il fornelletto di fil di ferro, e pochi secondi dopo arrivava con le braci ardenti.
Tutto era pronto, la preparazione del te' poteva iniziare.
Sul bicchiere grande misurava la quantita' giusta di acqua. Ce ne doveva essere sempre un bicchierino a testa per tutti i presenti, ma come facesse a dosarla era un miracolo: nonostante si aggiungessero persone via via che il rito del te' avanzava, ce n'era un goccio sempre per tutti.
L'acqua veniva versata nella teiera blu e messa a bollire sul fornelletto.
Iniziava quindi un rito nel rito: il lavaggio dei bicchieri. Dalla caraffa Issa versava un po' di acqua sul primo bicchiere piccolo e lo lavava facendo attenzione di versare l'acqua nel secondo bicchierino. Cosi' per il terzo. Dal terzo bicchiere l'acqua di lavaggio finiva nella teiera rossa, che a sua volta veniva sciacquata e infine nel piatto, che era l'ultima cosa che la tradizione imponeva di lavare. Pulito il lato superiore del piatto, Issa faceva sollevare l'acqua e girava il piatto, in modo da farla ricadere sul lato inferiore. Questo si' che e' risparmio idrico!
Questa settimana e' dedicata alle ultime novita' dal Centro Ghélawé, in Burkina Faso, il piu' fertile progetto agricolo d'Africa (http://www.centroghelawe.org).
Anche se in tremendo ritardo, siamo finalmente venuti in possesso delle pagelle dei 25 bimbi iscritti dal CG alla prima elementare nel villaggio di Loto.
Tutti promossi, c'e' di che essere orgogliosi!!! Qualcuno vorra' il motorino... intanto abbiamo comprato un carretto per l'asino.
Trovate le pagelle su http://www.centroghelawe.org/bimbi-scuola/scuola.htm e nella stessa pagina c'e' anche la pagellina del corso privato di alfabetizzazione in francese che stanno frequentando i ragazzi che insieme a noi collaborano alla realizzazione e gestione del Centro.
Su http://www.centroghelawe.org/lavori-centro/allevamento trovate invece i progetti pressoche' definitivi delle prime due stalle che realizzeremo a breve: una struttura piu' piccola per ospitare i due asini e il pollaio.
Caratteristica hi tech del pollaio e' il sistema di aerazione forzata, che garantira' una naturale frescura e ricambio dell'aria. Abbeveratoi, mangiatoie e nidi per la cova saranno facilmente accessibili, in modo da garantire una corretta pulizia.
E senza usare cemento, saldature o ventilatori.
A inizio ottobre di quest'anno 55 bambini dei villaggi di Loto e di Bamako (Burkina Faso) hanno varcato la soglia delle aule per l'inizio dell'anno scolastico. Cio' grazie alle donazioni al nostro Centro Ghélawé.
Trenta sono al primo anno, con la loro nuova cartella sulle spalle, gli altri sono gia' al secondo... dei veterani!
Qualche giorno fa squilla il telefono: i ragazzi burkinabe' che collaborano con l'Associazione sono andati in visita ai bambini iscritti dal Centro nel villaggio di Bamako e ci chiedono se possiamo sostenere una nuova spesa: dall'inizio delle lezioni, davanti alla scuola, ogni giorno, sosta una bambina.
Si chiama Palenfo Nwènrou, ha 6 anni e mezzo ed e' amputata di un braccio.
Qualche volta il direttore fa partecipare Nwènrou ai giochi e a qualche lezione all'aperto, ma non essendo regolarmente iscritta a scuola non puo' frequentare come tutti gli altri bambini. Cosi' se ne sta li', seduta fuori, arriva la mattina, se ne va il pomeriggio.
E' ovvio che non sarebbe stato nemmeno necessario telefonarci! E cosi' da qualche giorno Nwe'nrou, orfana, e' iscritta a scuola a norma di legge e sta per arrivare anche la sua cartella...
Il 15 ottobre il mondo ricordava e celebrava Thomas Sankara, ex Presidente del Burkina Faso, nell'anniversario del suo assassinio.
Fu Sankara a ribattezzare l'allora Alto Volta in Burkina Faso, una parola nata dall'unione di due dialetti, il moree e il bobo, che significa "il paese degli uomini integri".
La storia di Palenfo Nwènrou ne e' un esempio.
Squilla il telefono, il chiamante non e' riconosciuto, alzo la cornetta: "Bonjour Simone, je suis Bissiri'...". E' Bissiri, il mio fornitore di batik, nonche' amico. Stacco il cervello italiano e comincio a parlare in francese. Mentre mi saluta faccio mente locale e mi rendo conto che sta chiamando dal Burkina Faso e che la cosa gli costera' un occhio della testa.
Mi chiede degli ultimi batik, mi racconta che e' stato al suo villaggio natale e ha fatto altri riti propiziatori per la nostra salute e perche' le vendite possano essere alte, poi mi annuncia che a dicembre, inshallah, si sposa.
Mi sta invitando al matrimonio, ma a dicembre non potro' essere in Burkina Faso, gli spiego che arrivero' ad aprile, ma come sono contento... Bissiri si sposa! Vuol dire che lui e la sua bellissima compagna stanno bene e che forse in questi anni sono riusciti a mettere via qualche soldo.
Non sono mai stato a un matrimonio burkinabe', ma se ai funerali suonano e danzano per due giorni, immaginatevi cosa puo' succedere a una festa nuziale.
Vorrei dirgli che gli portero' un gran regalo di nozze, ma il mio francese e' stato colto troppo di sorpresa e incespico, alla fine gli dico "felicitazioni" (complimenti) per un centinaio di volte. In questi ultimi mesi la mia vita e' cosi': in poche frazioni di secondo passo dall'aggiornamento di un blog, al preoccuparmi di come maturano le zucchine e il mais al Centro Ghélawé, in Burkina Faso.
Ora il nostro (e vostro) contributo alla campagna mondiale per piantare un miliardo di alberi entro la fine dell'anno e' concreto, con un totale di 100 nuovi alberi messi a terra.
Oltre ai classici manghi, anacardi e "pomme de cannel" (una specie di frutta autoctona burkinabe'), abbiamo piantato anche alberi di arance e limoni. Per maggiori informazioni sull'iniziativa http://www.centroghelawe.org/
(Il prossimo obiettivo e' piantarne altri 100 sulla collina dietro al Centro Ghélawé, una vera e propria opera di riforestazione. Chi vuole puo' contribuire...)
E anche le zucchine, il basilico, la salvia.
E vogliamo parlare del gallo?
Asterix ha volontariamente chiesto di potersi sottoporre a doppi turni di riproduzione per aumentare il volume d'affari della cooperativa dei polli.
Lucy, l'asina, dopo un inizio un po' titubante, ha smesso di fare la somara e sta iniziando a cooperare anche lei.
Le galline fanno le uova gia' in camicia e il forno a legna per le pizze, il pane e le torte, nonostante la sua fattura tipicamente burkinabe', ha un leggero accento napoletano.
Ecco, questo e' oggi il Centro Ghélawé, fervono i lavori per chissa' quale altra bizzarra novita', e il via vai di gente che viene a vedere, chiedere informazioni, conoscerci,e' continuo.
Guardo entusiasta, e visibilmente commosso, la foto di 5 ragazzi in Burkina Faso che sorridenti tengono in mano il primo vaso di zucchine sott'olio della loro vita.
Chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarei ritrovato a esaminare, tra soddisfazione e preoccupazione, le pagelle di 25 bambini del villaggio di Loto, che ora, grazie a noi e soprattutto a voi, vanno a scuola.
E poi c'e' la zucchina, quella prima zucchina, 4 cm di concentrato di vitamine e antiossidanti che rappresentano il futuro, la speranza, la dimostrazione che anche in Burkina Faso si puo'.
Gli agricoltori burkinabe', quando e' ora di seminare, scavano (a mano!) lunghi solchi sul terreno, lanciano i semi, coprono, danno un po' d'acqua e aspettano.
Risultato finale: una produttivita' del 30%, a volte anche minore se la stagione delle piogge non e' particolarmente ricca.
Toure Abdramane, classe 1997, da ottobre dello scorso anno frequenta la prima elementare, CP1, nella piccola scuola del villaggio di Loto, in Burkina Faso.
Nel secondo trimestre e' stato il piu' bravo tra i suoi 62 compagni di classe.
Tutto e' iniziato nell'agosto del 2006, quando il delegato comunale convoco' la famiglia e le disse che il Centro Ghélawé avrebbe pagato gli studi ad Abdramane. Gli avrebbe fornito tutto il necessario, pagato l'iscrizione, il contributo mensa e i libri di testo. Oggi questo ragazzino ha la ragguardevole media record dell'8,85.
Abdramane e' uno dei 25 bambini che grazie ai vostri contributi ha potuto iscriversi e frequentare la scuola. Ben 5 ragazzini fra i primi 10 piu' bravi della classe possono studiare grazie alle vostre donazioni, facciamo meglio della Ferrari nel Campionato del mondo di Formula 1.
Solo 9 su 25 hanno una media inferiore al 6.
Ok, forse siamo stati un po' autocelebrativi... all'indirizzo internet http://www.centroghelawe.org/bimbi-scuola/scuola.htm trovate la pagella completa, con la media di tutti i bimbi.
Qualche informazione tecnica: il primo trimestre non viene valutato, nel senso che non ci sono interrogazioni, verifiche, voti, la media riportata si riferisce solo al secondo trimestre. In blu i maschi, in rosso le femmine.
Purtroppo risulta anche un abbandono e non ne conosciamo il motivo.
La campagna di raccolta fondi per l'istruzione dei bimbi in Burkina Faso continua, entro il 15 settembre pagheremo l'iscrizione dei 25 bambini al secondo anno e ne aggiungeremo altri 10 in un'altra scuola, quella del villaggio di Bamako, a pochi km di distanza.
Il Centro e' vivo! Il Centro e' vivo, Simone! Il Centro e' vivo!
L'ultima telefonata dal Burkina Faso con l'agronomo Paolo Ferraris, ieri mattina, e' iniziata cosi'.
"Il Centro e' diventato un posto vivo, vedrai, e' bellissimo!".
Paolo e' un ricercatore universitario, uomo di laboratorio, mente scientifica. Per sperimentare qualsiasi cosa, a volte anche le emozioni, si affida alla tecnica del dato sperimentale, elabora in multi-tasking e nel suo campo e' un vero e proprio genio.
Sentirgli dire una frase cosi' romantica e' stata una sorpresa: se Paolo e' arrivato a parlare di bellezza e vitalita', il Centro Ghélawé deve essere un posto straordinario.
Nelle zone ancora incolte pascolano 30 capi tra galli, galline, faraone e un'asina. Un pollaio e' gia' funzionante e un secondo e' in fase di costruzione.
Due orti sperimentali realizzati con tanto di canalette per un'irrigazione senza sprechi d'acqua, e diverse altre parcelle di terreni coltivate con specie autoctone. Se ho ben capito - al telefono col Burkina Faso si parla veloce e stringato! - Paolo ha chiesto ai ragazzi burkinabe' di piantare, come farebbero normalmente, miglio e mais, due specie che loro conoscono gia' molto bene e che riescono gia' a produrre. La particolarita', mi spiega Paolo, risiede nel fatto che ogni operazione viene annotata su un quaderno, grazie al quale sia noi, sia loro, potremo vedere l'evolversi delle coltivazioni: ad esempio la quantita' di sementi utilizzate verra' poi confrontata con il "dato sperimentale" del raccolto e potremo cosi' stabilire quanti kg di semi servono per avere un certo quantitativo di prodotto finale.
Oggi vi raccontiamo di una bella novita' dal Burkina Faso, dove da alcune settimane il nostro agronomo Paolo Ferraris sta lavorando per la prima semina del Centro Ghélawé.
La buona notizia e' che i 5 ragazzi che dall'autunno scorso lavorano con noi alla realizzazione del progetto (tra i quali, lo ricordiamo, c'e' anche la piccola Teremi', una ragazzina di 15/16 anni!) hanno deciso, di loro spontanea iniziativa, di creare una cooperativa di polli (!). E cosi', anche grazie alla paga che percepiscono lavorando presso la nostra associazione, hanno acquistato 4 galline e un gallo. Poi insieme a Paolo hanno costruito un pollaio e hanno stabilito a tavolino come funzionera' la cooperativa.
Le spese per l'animalesco "capitale iniziale" sono state equamente divise (il gallo costa piu' delle galline), come equamente divisi saranno tutti i proventi della vendita al villaggio delle uova, e non solo! Ci si aspetta infatti che, dopo una prima fase di corteggiamento, nel pollaio comincino ad esserci serate bollenti e che ben presto la cooperativa possa vendere anche i pulcini, creandosi un ulteriore guadagno economico. Una volta a regime, ci fa sapere Paolo, la vendita dei polli potrebbe essere mensile.
E' importante sottolineare che il pollaio e' ben costruito, ampio, non c'e' lamiera in ferro che "lessa" gli animali quando il sole batte a picco (in Burkina Faso succede anche questo!) e che tutti gli scarti vengono compostati e riutilizzati come concime.
Purtroppo le comunicazioni col Burkina Faso sono difficili e costose, e apprendiamo l'evolversi delle cose a spizzichi e bocconi.
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