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Le avventure di Toni Barra

Le storie di Jacopo Fo

L'operaia nuda, il diavolo e la rivoluzione!!!

L'operaia nuda, il diavolo e la rivoluzione!!!Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un personaggio che gia' ben conoscete: Toni Barra, investigatore privato per conto dei sindacato metalmeccanici.
Un duro (neanche tanto) dal cuore tenero, che cerca di risolvere i casi piu' complicati che gli vengono affibbiati dal suo Capo. Toni e' innamoratissimo della moglie Rosa e ha una figlia che ha chiamato Engels che gli da' spesso filo da torcere.
Ma non continuo a raccontarvi di lui, lo conoscete, questa volta pero' si e' ripulito ed e' diventato un bel libretto dove oltre alle storie, riviste e corrette, trovate dei magnifici disegni di Jacopo Fo. Insomma, Toni esce dalle pagine del blog per planare nella vostra libreria... una sorta di Pinocchio dei giorni nostri. Ok, la finisco qui, vi riproponiamo l'inizio di una sua avventura.
Buona lettura!

La grande truffa dei formaggini

Non tutti gli investigatori privati sono uguali. Alcuni lavorano per le grandi multinazionali del dolore, rubano segreti industriali, pedinano sindacalisti, ricattano uomini politici. Altri, pochi, lavorano al servizio del movimento operaio, difendono i deboli e raddrizzano i torti. Io faccio parte della seconda categoria. Sono al servizio della confederazione Nazionale dei Lavoratori, sezione metalmeccanici. Cento euro al giorno piu' le spese. Sono felice di battermi contro le ingiustizie e il mal governo. Ma anche ci sono dei giovedi' che iniziano male.
"Toni", mi disse il Capo, un tipo duro, tanto che la moglie nell'intimita' lo chiama ‘Acciaio’. "Toni", mi ripete' "Il Sindacato ha bisogno di un favore." (Lui "il sindacato" lo dice maiuscolo)
Io dissi: "Suppongo che non si tratti di decine di cassiere della Coop da iniziare alla partita doppia." Non so se afferro' il doppio senso. Non sorrise neanche. Forse stava pensando di uccidere qualche nemico della classe operaia e del genere umano a mani nude. Esseri senz'anima che vendono organi, proletari, usati, ai notai.
Mi piaceva che il Capo della Confederazione fosse dalla nostra parte. Il giorno della resa dei conti non avrei voluto averlo contro. Non con quelle mascelle.
"Toni" mi disse, "abbiamo fatto una cazzata. Abbiamo investito i soldi del fondo di soccorso proletario in un cazzo di fondo di investimento che mi aveva consigliato mia cugina, sai quella dei Cub farmaceutici... gran bella ragazza. Ma non capisce un cavolo di economia e cosi' abbiamo perso tutto in azioni Parmalat..."
"Ma Capo! Io credevo che le Parmalat le avessero comprate solo le donne sole, afflitte dall'alitosi e dal sogno segreto di farsi il Consulente Finanziario Calvo".
"Toni, non fare il simpatico... Trovami il signor Parmalat, e staccagli le palle se non ti rida' i soldi fino all'ultimo centesimo".
Elisa aveva un debito con me. Avevo trovato il suo punto G una sera che aveva deciso di suicidarsi.
Lavorava al Carcere di San Vittore. Le dissi che dovevo vedere il signor Parmalat. Da solo. Lei era delegata del Sindacato Aguzzini. Mi disse che si poteva fare: "Una cortesia pero'..."
Guardai dentro i suoi profondi occhi blu e capii: "Avete perso anche voi il Fondo Vecchiaia nella Voragine dei Formaggini come i Metalmeccanici?"
"Si'"
"Quanto?"
"20 milioni di euro."
Quando vidi il signor Parmalat, in una stanzetta dell'infermeria, gli spiegai chi ero, per chi ero li' e cosa succede a un uomo che si mette contro dieci milioni di operai sudati.
Sentii l'odore della sua paura.
Mi diede un numero di un conto in Svizzera e una password. Ero sulla porta quando mi girai, lo guardai dritto negli occhi e gli dissi...
(Continua)

Quando i capitalisti piangono

Il grande ritorno di Toni Barra, investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici
di Jacopo Fo

Joon Libniez si era buttato dal trentaduesimo piano.
Era deceduto.
Paul White si era sparato alla testa con una pistola di grosso calibro.
Anche lui era morto.
Era prevedibile.
Lasciavano entrambi alcune centinaia di milioni di dollari di debiti.
I loro imperi si erano sbriciolati negli ultimi trenta giorni, travolti dal Grande Crack Finanziario.
Come la Grande Guerra, ma con piu' morti.
Ma almeno qualcuno pagava per i suoi peccati.
Questa era la novita' di questa crisi. Nonostante tutto il mio amore per il genere umano non riuscivo a versare lacrime per i poveri miliardari rovinati.
E’ autunno e i miliardari cadono dai grattaceli.
Pittoresco.
L’autunno dell’impero, un autunno da fantascienza. L’autunno che succedono cose impensabili.
Banche che falliscono? Enormi banche?
Questa volta non si sono limitati a fregare i poveretti, il parco buoi. Con la Parmalat e la Enron ci avevano rimesso solo i poveracci. Questa volta si sono scannati ai piani alti. Nell’Olimpo della finanza, nei salotti buoni. Hanno regolato odi antichi, questioni di corna, brevetti rubati, immobili in Kuwait, figlie che avevano perso la verginita', miniere in Sud Africa.
Avevo il sospetto che pero', anche questa volta, i super mega potenti, la' all’attico, non stessero li' a contare i feriti. Ai piani altissimi si salvano sempre. O almeno quasi sempre. Ogni cento anni ne prendono un po’ e tagliano loro la testa. Quelli non si salvano.

Comunque ero di buon umore.
E avevo continuato a sentirmi proprio bene anche quando Sacco e Vanzetti si erano presentati al bar dove stavo facendo colazione dopo aver accompagnato a scuola la piccola Engels.

La volta che dovemmo costruire 2000 bio-digeritori in un mese.

Italia, 1 ottobre 2009: le avventure del futuro di Toni Barra, investigatore privato per conto del Sindacato Metalmeccanici.

UN GRANDE RITORNO!!!

Investigatore privato un cazzo!
Mi hanno messo alla squadra 22: biodigeritori. E qui non c'e' un cazzo da investigare. Solo turni di lavoro massacranti.
Quando il Capo del Sindacato mi ha fatto chiamare da quelle due presse semoventi di Sacco e Vanzetti, provai a dirglielo che non sono adatto ai lavori manuali.
Ma lui mi aveva risposto con quel tono da insurrezione comunista: "Toni, ci sono momenti che un MILITANTE non deve stare li' a discutere. Siamo circondati, abbiamo i carri in cerchio e gli indiani sono numerosi come le gocce di pioggia. Prendi il tuo fucile e resta al tuo posto fino alla morte. E non rompermi i coglioni."
Suono' il telefono e non riuscii a ribattere che la storia dei carri in cerchio e degli indiani era una stronzata per via che i sindacati operai, tradizionalmente, si identificano con gli Apaches e non con i cow boy orrendi colonialisti.
Ero sicuro che si sarebbe incazzato.
Invece lui rispose al telefono. E comunque dopo pochi secondi era incazzato come un impiegato pubblico scansafatiche che scopre che gli hanno rotto tutte le punte delle matite e che gli tocca ritemperarle.
Urlava: "Ma che mischia dici? Ma ragioni? Ma come facciamo a occuparci adesso della diga sul Brenta? Ma che cazzo c'entra che e' giusto? Ma li leggi i giornali? La Libia e la Russia ci hanno ridotto del 30% le forniture di metano, i figli degli operai avranno freddo! Lo capisci?"
Lo sapevano tutti che il Capo era disposto a uccidere per i figli degli operai. Chi parlava dall'altro capo della linea telefonica dovette capire che non era il caso di insistere...

Chi ha infilato le mani sotto la gonna di Miss Rivoluzione Comunista 2007?

Nova ola.
(Nuova onda)
Il grande ritorno di Toni Barra, ex investigatore privato per conto del
Sindacato Metalmeccanici.

Dove si parla di arbitri perduti a causa di donne con fessure talmente
sottili che ci passa solo la tesserina del bancomat, vallettopoli,
tangentopoli, stupidopoli, pompinopoli, e uomini con sogni decapitati da
un cassetto e donne con l'anima limpida come il vento dell'Est.
Di nuovo quel fottuto vento ribelle che incendia le caviglie del desiderio.
Dopo anni passati in un buco fetido della storia possiamo uscire alla luce
di questo sole schizofrenico. Il mondo e' al collasso e gli inutili servi
della minestrina mediatica iniziano a tremare nelle saune.
Insorgi!
Questo e' il momento!

"Fottuto ciarpame ribelle!"
Stavo smadonnando sulle bassezze del mondo e i limiti umani dei
rivoluzionari, accasciato tra gli scatoloni in uno sgabuzzino dentro una
casa occupata da marocchini, senegalesi e babilonesi.
Era il meglio che avevo trovato per dormire dopo che la donna della mia
vita mi aveva cacciato di casa privandomi della gioia dei suoi abbracci e
dei sorrisi della piccola Engels, che ancora non sapeva nulla del
materialismo dialettico delle crisi coniugali.
Sentii una voce che mi chiamava. Una voce di donna. Decisi di far finta
di essere morto. Ma la ragazza doveva aver mangiato a colazione pane e
determinazione e alla fine una sua mano scivolo' nella stanza tastando il
muro alla ricerca di un interruttore.
Lo trovo'. La luce mi feri' gli occhi.
Guardai la donna. Era Lulu' La Fitte.
Ci avevo lavorato insieme quando indagavo sulla putredine del pianeta
per conto del Sindacato Metalmeccanici.

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