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franca rame

Un Giuda per amico

Carissimi,
oggi in offerta speciale per il Maggio dei Libri di Commercioetico.it il libro biografia di Franca Rame: Una vita all’improvvisa. La nostra Signora del Nobel si racconta come in uno spettacolo, tanti momenti di una vita straordinariamente intensa.
Ma questa volta non vi proporremo un brano del libro bensì un articolo scritto nel 1993 da Dario e Franca per una rubrica che al tempo tenevano sul Venerdì di Repubblica che si chiamava “Che male vi Fo”. Si parla di Andreotti.
Il titolo dell’articolo è:

Giulio AndreottiUn Giuda per amico
Ci eravamo ripromessi di non parlare più di lui, del Giulio. Ma il senatore non sta mai fermo! Adesso gli è scoppiata la logorrea della battuta spiritosa ad ogni costo. E ci va giù pesante, pure! L’ultima l’abbiamo letta su “Le Monde” al quale il nostro ha concesso un’intervista: “Sì, è vero, ho conosciuto Sindone: sì è vero ho espresso apprezzamenti sul suo conto… ma anche Giuda faceva parte dei dodici apostoli e nessuno oggi se la sentirebbe di condannare gli altri undici santi per averlo conosciuto e frequentato”
(Vi ricorda niente? Anche Formigoni in un’intervista usò lo stesso esempio parlando degli indagati alla Regione Lombardia di cui era presidente. NdR)

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Alcatraz, 19-25 maggio: Corso di Teatro con Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo e lo staff di Alcatraz

Alla Libera Università di Alcatraz un nuovo corso di Teatro con Dario, Franca e Jacopo.
Per maggiori informazioni clicca qui.

19-25 maggio: CORSO DI TEATRO CON DARIO FO, FRANCA RAME, JACOPO FO e lo staff di Alcatraz

Rassegna Stampa: Bulgaria

Uno dei principali quotidiani della Bulgaria parla di Alcatraz e del corso di teatro di Dario Fo e Franca Rame. Almeno a giudicare dalle immagini...

Alcatraz corso teatro Dario Fo e Franca Rame

 

14-20 dicembre: CORSO DI TEATRO CON DARIO FO, FRANCA RAME, JACOPO FO e lo staff di Alcatraz

POSTI ANCORA DISPONIBILI!

Dario Fo Franca Rame Corso Teatro Alcatraz

La recitazione, la regia, l’interpretazione mimica, la costruzione dello spazio scenico e della relazione con il pubblico.
In questo seminario verranno affrontati gli aspetti fondamentali della scrittura e della rappresentazione di un testo teatrale.
Non ci si limiterà alle questioni teoriche della professione. Gli allievi potranno misurarsi con la recitazione. Ma faremo di più: daremo vita ad un laboratorio nel quale verrà costruito uno spettacolo.
Il seminario sarà incentrato sull’allestimento di un nuovo testo di Dario e Franca, che essi porteranno in scena nel 2013, permettendo così agli allievi di fare un’esperienza eccezionale, assistere alle prove, entrare dentro il metodo di lavoro di due grandissimi autori e interpreti del teatro italiano.

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Dario Fo: Picasso Desnudo

Dario Fo Picasso Desnudo Commercioetico.itNon ricordo che anno fosse ma ricordo la mia emozione entrando nella casa dei Fo a Porta Romana a Milano.
“Porta Romana bella…” cantava Giorgio Gaber, e bella lo è davvero, poi a farmi digerire Milano non c’è riuscito neanche Dario che ne è innamoratissimo.
Sto divagando..., allora dicevo, entro in casa, timidissima, ci sono quadri di artisti famosi, statuette, un bassorilievo raffigurante una Madonna, non so più dove guardare. E quello che mi sconvolge proprio è una serie di ritratti di Franca, disegnati credo a carboncino, bellissimi e sotto una firma: Pablo Picasso. La firma è la sua, non ci sono dubbi, la conosco.
Non oso chiedere, e penso: sono pazzi, tengono dei Picasso così, attaccati alle pareti dello studio…

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Il mestiere dell’attore

Dario Fo e Jacopo Fo

Anche se non reciti può esserti utile scoprire come si fa, perché comunque parli, e parlare è essenziale per l’essere umano.

Contrariamente a quel che si può pensare non ho ricevuto molte lezioni da parte dei miei su come si recita.
Il metodo di famiglia è “guarda e impara”.
Mia madre l’hanno buttata su un palcoscenico a 8 giorni. E ha fatto la sua figura…
Era figlia di attori che girovagavano per i paesotti della Pianura Padana.
Ho assistito a centinaia di ore di prove, con i pezzi recitati decine di volte e i giovani attori che diventavano pazzi a furia di ripetere…
Quando avevo 19 anni mio padre mi disse: fai un cartone animato. Io protestai: non l’ho mai fatto!
E lui: ok, fallo!
È il famoso sistema: butta il bambino nel fuoco.
Il sottotitolo, non detto, è che non puoi neanche lontanamente pensare che non ci riesci.
Tutte le volte che ho dovuto affrontare un fallimento mio padre mi ha detto semplicemente: insisti, prima o poi ci riesci. La vita è una gara di resistenza.
Ovviamente questo non esclude critiche durissime a tutto quel che fai che non è PERFETTO.
Rifai tutto daccapo!

Un giorno Piera Poldi mi ha raccontato che durante uno spettacolo il suo primo ingresso in scena era camminando all’indietro con una coperta in testa che la copriva completamente. E il pubblico rideva.
Una sera viene sostituita da un’altra attrice che fa esattamente la stessa entrata nello stesso modo, e nessuno ride. Io non so spiegarmi questo mistero.
D’altra parte ho guardato decine di volte i miei e ho notato che in certi momenti il pubblico rideva senza alcun motivo. Non c’erano un gesto o un suono che potessero causare ilarità.
Vado da mio padre e gli chiedo come mai succedono queste cose. E lui: i francesi la chiamano attitude (attitudine).
Fine spiegazione (si suppone che tu sappia il francese visto che l’hai studiato e si suppone che tu possa comprendere il significato di questa parola, visto che fai l’attore).
Ma porco cane, me lo dici adesso? Dopo 20 anni che recito?
Provo a tradurre. L’attitude dei francesi non è un comportamento innato, che alcuni possiedono e altri no, è una specie di intenzione, di atteggiamento.
È cosa pensi quando reciti, come ti senti.
L’unica volta che mio padre mi ha fatto una lezione di teatro è stato mezz’ora prima che andassi in scena, la prima volta che ho recitato in un teatro vero. Erano anni che mi allenavo, a volte sotto falso nome, recitando nei luoghi più improbabili, dalle bocciofile in giù…
La sera del debutto “ufficiale” mio padre mi disse: “Prima di uno spettacolo è meglio se fai due passi intorno al teatro. Le volte che io ho recitato meglio è stato quando non ero troppo in ansia per lo spettacolo (per l’accoglienza del pubblico), quando sei un po’ distaccato è meglio. E poi ricordati che di fronte a te hai degli amici che sono usciti di casa apposta per vederti”.
Fine corso.
Mia madre non mi ha fatto neanche quello.
E comunque solo 10 anni dopo, alla fine di uno spettacolo, mio padre mi ha detto: sei diventato un attore.
Prima ero solo un conferenziere spiritoso…
Questa cosa dell’atteggiamento mentre reciti è pazzesca.
Da anni il mio sforzo per migliorare la recitazione va tutto lì.
E i salti di qualità li ho avuti scoprendo piccole asperità nella mia intenzione verso il pubblico.
Quasi tutti gli umani sono attori perfetti, eccelsi, quando raccontano un episodio che è capitato loro a un amico.
Nella mia famiglia si pratica il Teatro Epico, che è il teatro del racconto, si parla con il pubblico per narrare una storia. Esattamente come fai quando racconti a un amico.
Ed è il pubblico che ti dà il ritmo.
Per chi non recita questo è forse un concetto strano.
Non è l’attore che decide come recitare, è il pubblico.
Se ci pensi succede così in qualunque conversazione.
Mentre parli guardi la faccia di chi ascolta e capisci se quel che dici lo sta affascinando, se devi stringere una descrizione oppure è il caso di allargare un pezzo perché c’è interesse…
In teatro è solo più complicato perché hai di fronte 800 persone. In modo istintivo e misterioso scegli due o persone e il tuo sguardo passa dall’una all’altra. Sono i tuoi punti di riferimento. Poi ci sono le risate, i momenti in cui la gente si muove sulla sedia perché c’è un calo di tensione, i momenti nei quali non vola una mosca, gli applausi…
Questo fatto del pubblico, di ascoltare il pubblico è la cosa centrale. Quando vado a vedere uno spettacolo, la buona educazione impone, visto che sono un attore, di andare a salutare i colleghi in camerino e ringraziare. E tutte le volte, puoi star certo che la prima cosa che ti dicono è come è stato il pubblico quella sera. Questo tanto per far capire quanto il pubblico è al centro della tensione dell’attore. E non potrebbe essere altrimenti. Il pubblico è tutto a teatro. Da soli si recita malissimo. E un pubblico che “partecipa” rende uno spettacolo 10 volte migliore.
Mio padre dice che esistono 3 tipi di pubblico.
Gli spettatori degli spettacoli gratuiti partecipano poco, aspettano che tu li faccia ridere.
Poi c’è il pubblico degli abbonati, hanno pagato 6 mesi fa e magari quella sera non c’avevano voglia, sono lì a dire “Fammi ridere”. Il pubblico migliore è quello che ha pagato quella sera per quello spettacolo: ha scommesso su di te e ti sostiene.
Paolo Rossi mi ha raccontato che una sera si presenta da lui un signore anziano molto distinto e gli dice: “Buona sera, io sono un riditore.”
E Paolo: “Un riditore?”
E il riditore: “Lo so che lei non ne ha bisogno perché è un grande, ma magari una sera si sente stanco, oppure non sta bene… Io mi leggo il testo, mi studio dove ci sono le battute da ridere, e poi vengo allo spettacolo e rido. Sono capace di fare 20 risate diverse… E lei sa quanto una risata possa trascinare il pubblico a ridere… La risata è infettiva… In cambio le chiedo solo un po’ di biglietti in omaggio…”
Ci sono delle sere che scenderesti in platea a baciare una persona che con la sua meravigliosa risata scatena il pubblico… Ti sta facendo un regalo enorme. Moltiplica il divertimento, disinibisce i timidi (che poi quando iniziano a ridere magari lo fanno a gallina, o con lo strozzo, o con il rantolo e il sospiro finale post orgasmico… e fanno ridere più di te ma sei tu che ti pigli il merito…)

Segue la settimana prossima...

 

Un Nobel per i disabili

Stampe Dario Fo Comitato Un Nobel per i disabili

Carissimi,
vi presentiamo questa settimana le nuove stampe di Dario Fo a favore del Comitato Il Nobel per i disabili. Sono bellissime!
Si tratta di stampe a colori, su carta pregiata: un regalo straordinario da farsi e da fare a chi volete bene. Qui sotto vi raccontiamo la storia, un po’ travagliata, del Comitato.
Buona lettura.

Un Nobel per i disabili
Il 9 ottobre 1997 Dario Fo vince il Premio Nobel per la letteratura. Nella motivazione ufficiale il premio veniva esteso anche a Franca Rame per il suo ruolo fondamentale e l’Accademia di Svezia tra le altre cose scrisse che il premio veniva assegnato a Dario Fo, "figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e riabilitato la dignità degli umiliati". Un grande momento ... e anche un corposo assegno di 1.650.000.000 lire. Che fare con questi denari? si chiede la coppia, c’è un sacco di gente che ha bisogno di soldi…

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8-14 ottobre: CORSO DI TEATRO CON FRANCA RAME, DARIO FO, MARINA DE JULI E JACOPO FO

Dario Fo e Franca Rame Corso di Teatro ad AlcatrazDall’8 al 14 ottobre grande corso di teatro con Franca Rame, Dario Fo, Marina De Juli e Jacopo Fo. Un seminario rivolto ad attori, registi e appassionati.

Presentare questo corso è difficile. Vien da pensare che qualunque descrizione sia superflua. Dario e Franca sono ormai universalmente considerati i massimi interpreti e rinnovatori della tradizione del Teatro dell’Arte. E dopo una decina d’anni tornano a offrire il loro bagaglio di esperienza in un corso della durata di una settimana. Si tratta quindi di un raro evento che siamo veramente contenti di poter proporre all’interno degli spazi verdi della Libera Università di Alcatraz. Le lezioni spazieranno dalla storia della commedia alle modalità del teatro epico: lo spettacolo nel quale si racconta cercando un rapporto diretto con il pubblico, in una situazione di empatia nel quale gli spettatori diventano una sorta di direttore d’orchestra collettivo, che dà tempi e ritmi all’attore, facendo nascere la magia del dialogo tra palcoscenico e platea.

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Franca Rame: la mia lettera di dimissioni dal Senato

Carissimi,
terminiamo con questa settimana il nostro piccolo viaggio con Franca Rame nelle aule del Senato della Repubblica. L’avventura come senatrice finì il 15 gennaio 2008 con la lettera di dimissioni che riportiamo qui di seguito, pubblicata a pagamento anche su Repubblica.
Dopo pochi giorni il governo Prodi cadde per i fatti suoi e sappiamo com’è andata negli anni successivi.
Grazie Franca, grazie per la tua vita, per la tua coerenza e per il tuo impegno, per la tua bellezza dentro e fuori, per la tua allegria, per le tue lacrime, per la tua arte.

Roma, 15 gennaio 2008
LA MIA LETTERA DI DIMISSIONI

Gentile Presidente Marini,
con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede.
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto alla quale mi pare doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.
In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza, ma si è come si è».
Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.

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Franca Rame: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea

Giulio Andreotti

Carissimi, continua la storia di Franca Rame al Senato nella XV legislatura con Presidente del consiglio Romano Prodi.
Nelle prossime settimane Franca pubblicherà il resoconto dei soldi guadagnati in quel periodo. A parte le spese vive per l’appartamento vedrete che tutti quei soldi (troppi, come dice lei stessa) sono stati spesi per le varie iniziative, dagli studi sugli sprechi dello Stato, all’associazione per le vittime dell’uranio impoverito, ecc.
Bella Franca, in tutti i sensi, che ha sempre tenuto i conti di tutto: nel suo archivio pubblicato on line di ogni spettacolo, ogni commedia, ogni iniziativa troverete i conteggi alla lira prima e all’euro poi, incredibile il lavoro di Franca, ci si potrebbe fare un saggio sull’economia degli ultimi 60 anni.
La prossima settimana, l’ultima di questo mese dedicato alla nostra Nobel preferita, pubblicheremo la sua lettera di dimissioni pochi giorni prima della caduta del governo Prodi per mano di Mastella, ed entro fine anno speriamo di riuscire a pubblicare l’intero lavoro di Franca di quei due anni come Senatrice. Se tutti i signori della Casta lavorassero la metà di quello che ha lavorato lei in quel periodo (e non solo in quello) l’Italia sarebbe un posto migliore dove vivere.

Terza puntata: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea. 
Qualche giorno dopo l’inizio della XV legislatura, il 3 maggio (2006), siamo stati convocati per eleggere il Presidente del gruppo mistico, pardon misto, al Senato. Mi ha confuso la presenza di alcuni democristiani: presiede Giulio Andreotti. Oh! Eccolo il capo mistico! Sono entrata in una delle grandi aule di palazzo Carpegna, non ricordo a quale piano, con un certo imbarazzo all’idea di incontrarmi con il più enigmatico fra tutti i Senatori a vita. Sicuramente Andreotti aveva letto i giornali di qualche giorno fa quando interpellata dai giornalisti: “Che farà quando incontrerà Andreotti?” rispondevo: “Andreotti?... Grigio più grigio del grigio…”
In più, incontrare l’enigmatico, dopo tutto quello che Dario aveva detto di lui in scena, mi faceva sentire proprio a disagio.

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