I Romanzi e le storie di Jacopo Fo
La giovane ballerina di flamenco era eccitata all’idea di salire sull’aereo di stato.
Un piccolo jet militare con poltrone di pelle di struzzo. Una scelta estetica dovuta a un generale della finanza che si faceva portare le cernie fresche dell’Adriatico sulle Alpi e che per questo merito aveva ottenuto l’elezione nel parlamento piu' trandy d’Europa.
Amanda de Carlos de Nila y de Alcazar era un poco accaldata. Una goccia di sudore le solleticava la pelle proprio lungo il solco tra gli abbondanti seni. Seni che erano stati la sua fortuna insieme all’incontro con Jose' de Altamura, in arte Paco Trivellas, giovane cantautore al quale doveva i versi del suo ultimo successo. Una hit che stava spopolando in Venezuela, Ecuador e Peru' e che andava forte anche sulle radio ispaniche della costa del Pacifico.
Me gusta las pompas
Me gusta ne las pampas
Me gusta jogar
Escucha una pregunta:
Quiere de bailar la samba?
Sambas fuentes
Sambas calientes
Sambas perigliosas
Sambas amorosas
Grande canzone.
E lei si dimenava in maniera spettacolare mentre la cantava nel videoclip.
E ora era a bordo di un aereo presidenziale che l’avrebbe portata all’aeroporto di Olbia.
Li' l’aspettava un elicottero.
Si sentiva una Marilyn Monroe.
Avrebbe cantato e ballato di fronte ad alcuni degli uomini piu' potenti del mondo. Altro che esibirsi nei locali di Caracas e Bogota'.
Era un salto stellare. Verso tutto.
La festa a casa del Presidente inizio' in maniera favolosa. C’erano tutti: la Beba , il Bubu, Lulu', Juju', le Letterine, le Veline, i Veloni, i generali, i grandi burocrati e i loro avvocati, i loro commercialisti, i loro ministri. E soprattutto il papi. Bello, con tutti quei capelli che sembrano di tungsteno. Aveva i denti bianchi, ma cosi' bianchi che abbagliavano.
La musica era giusta, i cocktail superlativi, le guardie del corpo assolutamente muscolose.
Poi successe il patatrac.
Urla, donne che svenivano, poliziotti che sbucavano da tutte le parti.
E quel coso che scappava.
Qualcuno urlo': “Riacchiappate il pene del Presidente!” Un altro grido': “Prendetelo, e' li'!”
Spintoni, gente che cadeva nelle piscine (cinque piscine), vassoi rovesciati nelle scollature, sedie rovesciate sugli stinchi dei notai e dei faccendieri che urlavano come se gli avessero schiacciato il conto in banca.
Poi lei lo vide. E anche lui vide lei.
Era piccolo, rosa e rugoso. Ma aveva qualche cosa di trascendentale. Sembrava avesse una luce dentro.
Era a meno di due metri da lei. Immobile nel caos. La puntava?
Si', la puntava.
Lei balzo' per prenderlo, lui schivo'. Lei rotolo' per terra malamente e fini' con le gambe spalancate. Lui salto' agile come una rana su quei suoi zampotti sferici. E track! Si infilo' sotto le gonne, frantumo' gli slip e sguscio' dentro di lei.
ISTANTANEO.
Lei ebbe un’intuizione geniale e strinse le cosce. Era in trappola. Lo sentiva che si dimenava.
Arrivarono tre energumeni della sicurezza e la sollevarono di peso. Uno le disse: “Tenga le gambe ben strette, non se lo lasci scappare!”
“Non ci penso proprio!” disse lei.
La portarono di corsa dentro la villa mentre un paio di guardie facevano strada.
Papi era li', sconvolto.
“L’abbiamo trovato Presidente!”
“Sia lodato!” disse lui.
Poi aggiunse: “Adesso il chirurgo mi sente! Mi aveva garantito una nuova giovinezza con il pene robotico e guarda qui che cazzo di casino! Come faccio a vivere con un pene che mi scappa via!”
Uno dei bodyguard le disse: “Adesso puo' farlo uscire.”
Lei allargo' le gambe a sufficienza, dimeno' un po’ il sedere e il pene del Presidente scivolo' fuori rimbalzando per terra come una palla matta.
“Vieni qui, bastardo!” disse il presidente.
Il pene ubbidi', strisciando sulle sue sfere con il capino chino, come se fosse triste.
“Adesso ti avvito con la chiave inglese cosi' non mi scappi piu'!” ringhio' il Presidente. Si giro', si senti' un lamento soffocato. Poi il fruscio della zip dei calzoni che veniva tirata su. Il Presidente riconsegno' la chiave inglese a un assistente.
Poi si rivolse ad Amanda: “Grazie signorina, non avrei saputo come fare senza di lei… In mezzo a una festa poi… Che casino se lei non l’avesse acchiappato… E piuttosto… Complimenti per la sveltezza di passera!”
E le sorrise…
E anche Amanda sorrise.
Dramma in famiglia: il padre e' un sindaco comunista.
Il sindaco di Mussummannaggia, paesino della Barbagia che nessuno avrebbe mai definito “ridente”, era incazzato come una iena. Sua figlia Irene Maccalone era sparita da tre giorni. Da una perquisizione minuziosa in camera sua, il sindaco, Aristide Maccalone, aveva desunto vari aspetti sconosciuti della vita della ragazza.
Una confezione di pillole anticoncezionali vuota gli aveva palesato che la piccola non era piu' vergine o comunque aveva intenzione di smettere di esserlo nell’immediato futuro. Una e-mail indirizzata al premier provava che si era invaghita dell’uomo piu' sparlato d’Italia. La mancanza di alcuni capi d’abbigliamento ed elementi utili all’igiene personale mostrava che si era allontanata di casa volontariamente portandosi dietro vestiti e quant’altro era necessario per un viaggio.
Tutto questo era grave perche' la ragazza era sedicenne e per via che Aristide Maccalone era di Rifondazione Comunista e questo era diametralmente contrario al fatto che la figlia volesse unirsi biblicamente con il capo del governo della destra.
Aristide era quindi estremamente esterrefatto, imbufalito e inorridito e si domandava insistentemente dove avesse sbagliato.
Le decisioni che prese successivamente furono due: partire per il continente portandosi dietro Razzuto e Poddu, suoi cognati, e telefonare a Michele Leopardi, che non era imparentato col famoso poeta ed era oltremodo di sinistra.
La conversazione fu rapida: “Mi scappo' la figlia. Vengo lli' e veddiamo se puoi aiutarmi a rritrovarrla” disse Aristide. “Va bene” rispose Leopardi.
Durante il viaggio in aereo Maccalone Aristide getto' uno sguardo ai quotidiani che distribuivano gratuitamente sull’aviogetto. Fece una smorfia leggendo che Papa Benedetto Sedicesimo, il Tedescaccio, aveva raggiunto un accordo con la Nestle'. Avrebbero sponsorizzato la permanenza in seminario di diecimila aspiranti preti in cambio di un gemellaggio tra Papa Benedetto e l’acqua minerale San Benedetto. Una serie di foto nelle quali il Papa beveva sorridente un bicchier d’acqua mostrando i suoi dentini corti da squalo, insieme a Del Piero e Cristina Chiabotto (la miss).
In altri momenti Aristide si sarebbe lasciato andare a considerazioni pesanti sulla mercificazione della fede ma in quel frangente aveva altro per la testa.
Quella sera stessa ci fu il summit in casa di Leopardi, a Bologna, per l’organizzazione della caccia alla ragazzina.
Aristide aveva portato una foto della figlia, stile prima comunione.
Per prima cosa Leopardi l’aveva scansionata e rielaborata in Photoshop, aggiungendo rossetto e mascara in abbondanza. Poi aveva diffuso l’immagine nella rete di installatori fotovoltaici e comunicatori ecotecnologici che il Partito Democratico aveva creato in collaborazione con le Coop, diecimila nuovi posti di lavoro, un esercito di professionisti che avevano dato elettricita' gratis a un milione di famiglie italiane e rappresentavano la punta di diamante dell’azione diretta del Partito contro la crisi economica. Una rete di uomini e donne che battevano la penisola senza sosta e che, stando a quanto diceva Leopardi, sarebbero stati in grado di trovare uno spillo nel deserto del Sahara.
Il mattino dopo Aristide si alzo', fece colazione con pecorino e interiora di pecora saltate in padella, ripiene di fegato, cervella, ricotta e olive mentre il Tg1 dava conto del dibattito sulla proposta di legge che concedeva alle piu' alte cariche dello Stato la facolta' di contrarre matrimoni poligamici. Napolitano aveva dichiarato che la cosa non gli interessava, il capo del governo aveva gia' prenotato lo Stadio Olimpico di Roma per una grande festa nella quale avrebbe acquisito un numero imprecisato di spose.
Franceschini intanto era ancora in Abruzzo, dove insieme ai membri del direttivo nazionale festeggiava la costruzione della decima casa antisismica realizzata da lui e i suoi sodali con il sudore della loro propria fronte, olio di gomito e tecniche innovative. Dichiarava al tg che le case che stavano costruendo non sarebbero crollate neanche se il pianeta si fosse iscritto a un corso di danza del ventre sincopata.
Una serie di riflessioni sui mutamenti nella politica italiana, che si stava svolgendo dentro il cranio brachicefalo di Aristide, chiaro segno di una misteriosa discendenza longobarda, furono interrotte da Leopardi che raggiante entrava in cucina dicendo: “L’hanno trovata. E’ in coda per un provino a Cinecitta', dove stanno facendo le selezioni per le ragazze-poltrona della nuova trasmissione di Jerry Scotti.”
“Raggazze poltrona?” chiese Aristide sconcertato.
“Si', e' una nuova idea per un quiz” spiego' Leopardi. “Un paio di ragazze si mettono in modo tale che i concorrenti ci si siedono sopra.”
Aristide non riusci' a spiccicare una sola parola di commento. Per anni, per farla addormentare la sera, aveva letto a sua figlia il Capitale, e ora lei era fuggita di casa per fare la ragazza-poltrona. Razzuto e Poddu, suoi cognati, riuscirono invece a declamare una litania di bestemmie piene di doppie, pronunciata come un mormorio minaccioso.
“Andiammo a prenderla e la riportiammo a ccasa” concluse Aristide.
Leopardi gli fece notare che si viveva ancora in una repubblica democratica.
Aristide ribatte': “E’ minorrenne!”
“Dimentichi la nuova legge che stabilisce che i genitori non possono impedire alle figlie che hanno superato i 14 anni di partecipare a provini cinematografici, televisivi o fotografici. La Costituzione italiana riconosce il diritto inalienabile alla visibilita' televisiva. Se piombiamo li' e cerchiamo di trascinarla via, finiamo tutti in galera.”
“Cosa pproponi?”
“Forse Giacometti ci puo' aiutare.”
Due ore dopo erano a casa di Giacometti, a Cesena. Piu' che una casa era un incrocio tra un laboratorio dadaista, una boutique d’alta moda, una catena di montaggio e il Moma di New York. Ovunque erano disseminati computer, macchinari misteriosi e pezzi di manichini, teste, braccia, busti. Una serie di corpi completi erano disposti in giro piu' o meno muniti di biancheria intima e vestiti. Le donne artificiali erano realizzate con uno straordinario realismo.
Quando Giacometti fu messo a parte dell’incresciosa situazione, disse: “Ok, ci penseranno le mie ragazze.”
La coda era ancora interminabile alle 4 di pomeriggio, intorno allo Studio 7 di Cinecitta', quando si fermo' un pulmino dal quale discesero 7 ragazze di incomparabile perfezione fisica vestite come supermodelle strafirmate con sgargianti capi di abbigliamento rossi e gialli. Fluorescenti. Formarono un cuneo compatto, muovendo all’unisono braccia e gambe e si abbatterono contro il personale della sicurezza che centellinava l’ingresso delle ragazze in coda davanti agli studios.
Quando arrivarono al cospetto degli esaminatori si tolsero i vestiti e si misero a ballare con hula hop, yo-yo, monotrampolo a trespolo muniti di molla. Fecero tripli salti mortali, si misero a poltrona, a sedia, a baldacchino, alla pecorina.
Il loro seni roteavano a una velocita' tale che alcuni esaminatori furono colti da vertigini e malori di varia natura.
Furono scritturate istantaneamente.
Lo stesso accadde durante tutti i provini che si susseguirono in quella settimana.
Manipoli di donne robot costruite da Giacometti in morbido lattice biodinamico sbaragliarono migliaia di candidate televallette, teleballerine, telepresentatrici al primo colpo.
Dopo dieci giorni Irene Maccalone torno' a casa a Mussummannaggia.
Il senso della sua fuga era stato vanificato dal fatto che il capo del governo italiano aveva annunciato il suo matrimonio imminente con una ventina di ragazze bioniche.
Ovviamente solo pochissimi sapevano che quelle donne le costruiva Giacometti nella sua villetta di Cesena, munite di tanto di certificato di nascita, patente, passaporto e numero di assistenza sanitaria. Miracoli della pirateria informatica.
E Aristide si era ben guardato dal rivelare alla figlia la verita'. Si era limitato a dire: “Figlia mmia, il cappittalismo e' una stronzatta.”
Per inciso il capo del governo non sopravvisse alla prima notte di nozze con il plotone di androidi. Anche se il premier aveva il pene che sembrava l’avesse infilato nel tostapane prima di farlo esplodere, nessuno si fece troppe domande su quel che poteva essere successo. Aveva un meraviglioso sorriso sulle labbra.
La sinistra provo' a ironizzare sul fatto che fosse deceduto per un eccesso amoroso.
Ghedini li ammutoli' dichiarando: “Beato colui che lascia questo mondo piacevolmente.”
Urlo' la Cesira uscendo dal minimarket di Casa del Diavolo. Quello della Merisana, che sta sull’incrocio del bar Pannacci.
Era in corso una rissa verbale con la signora Forza, che aveva commentato in modo pesante l’uscita di Kabira, l’extracomunitaria del paese. Che a Casa del Diavolo centro, di extracomunitari ce ne stanno pochi per via che sono tutte villette e non ci sono appartamenti in affitto. A Ponte Pattoli, invece, ce ne stanno piu' che al Bronx. Ed e' cosi' lungo tutta la valle perche' i paesi sul Tevere sono piu' vecchi, con una struttura abitativa piu' variegata. Invece i paesi sulla Tiberina, che stanno ai piedi delle colline, lontano un paio di chilometri dal Tevere, sono tutti nati negli anni sessanta, costruiti dai mezzadri stanchi della miseria, che abbandonavano i latifondi sulle colline, con la terra piu' magra del mondo (argilla che sembra gomma da masticare) e cercavano fortuna a valle, come muratori o come operai.
Questi si costruivano la casetta unifamiliare, microscopica, lavorando la notte e la domenica, che poi si allargava negli anni. Molti altri mezzadri o proprietari di mucchi di sassi e sterpi, emigrarono in Belgio o in Svizzera e tornarono negli anni settanta e si costruirono la villetta anche loro, sulla Tiberina, col giardino davanti e l’orto dietro. I paesi lungo la Tiberina sono cosi' costituiti da file di casette col giardino. Sembra di essere alla periferia di Washington. Ma e' Umbria e i geometri che hanno progettato le case sono italiani. E si vede.
Comunque, il risultato era anche che i paesi lungo la Tiberina erano abitati da gente che votava per l’85% comunista. Il resto erano socialisti.
Dove si narra di donne, di costate d’agnello, di comunisti indomiti e di foschi traditori.
Oggi voglio raccontarti una storia d’amore.
Ma attenzione, non si tratta di una fuga dalle tragiche urgenze della crisi economica, delle guerre e dei disastri vari che affliggono in particolare l’Italia.
Anzi! Si tratta di entrare a piedi giunti nel centro del problema, che non e' Berlusconi ma il progressista medio, che lo critica a parole senza rendersi conto della propria complicita' esistenziale, di stili di vita che ne fanno un sostenitore oggettivo dell’Italia dello Sfascio.
La crisi italiana e' principalmente una crisi morale, etica, sentimentale, confusionale.
Che cosa vale la tua battaglia contro Berlusconi se non sai baciare?
Come possiamo affrontare i tempi bui, e uscirne, se ancora al primo posto dell’agenda politica della Sinistra non vediamo gli abbracci?
Il personale e' politico, gridavano le femministe negli anni settanta, ma ancora il concetto non e' penetrato nei meandri della mente collettiva dei progressisti.
Se la Dea me ne dara' possibilita' e i lettori mi sosterranno, pubblichero' da oggi una serie di racconti su alcuni fatti gravissimi avvenuti tra la famiglia Trifacchia e la famiglia Manoni. Si trattera' di questioni scabrose, risse, tradimenti che si stagliano sullo scenario di Casa Del Diavolo, ameno paesino lungo la via Tiberina che da circa 2000 anni porta da Roma a Ravenna e viceversa.
Ecco, finita la premessa inizia la storia.
Cosa fai quando un marziano, bello come un Dio greco, biondo, con i ricciolini morbidi e lucenti come seta ti guarda con gli occhi piu' innocenti che puoi immaginare e ti chiede: “Saresti disposta a dedicare le prossime ore a unire le nostre energie in senso fisico e riproduttivo?”
Cioe', non e' che mi abbia detto proprio: “Vuoi scopare?” ma il senso era quello.
Io sono sempre stata una brava ragazza. Cioe' relativamente. Ho 40 anni e qualche storia l’ho avuta. Mi e' anche capitato di andare a una festa, incontrare quello con l’odore giusto e trovarmici a fare sesso di notte ai giardinetti. Ma sono stati dei casi.
Il problema era che lui mi guardava si' angelico ma aveva completamente saltato ogni preliminare.
Il suo approccio era completamente a secco. Altro che “scopata senza cerniera”. Stavo entrando in un bar a San Donato, un paesino a una quindicina di chilometri da Poggibonsi, alle due del pomeriggio… Cioe' non New York alle 2 di notte.
Lui stava uscendo dal bar.
Mi guarda per un nanosecondo e mi dice se volevo unirmi sessualmente a lui. Neanche un: buon giorno, mi chiamo Pinco Pallino, che bel sole oggi. Niente.
Che la giornata era pure iniziata male, ero andata in Comune che non mi volevano far dipingere la mia casetta in mezzo al bosco di rosso veneziano perche' non e' un colore contemplato dalla tavola dei colori ammissibili nel Comune. Il rosso Tiziano si', il rosso veneziano no. Avevo deciso di rovesciare la scrivania dell’ingegnere comunale. Che e' vero che la delibera non l’ha decisa lui ma a un certo punto, se sei li' avrai pur sempre qualche responsabilita' se di lavoro fai applicare una norma idiota. Che poi non ero neanche riuscita ad arrivare alla rissa per via che quello in coda prima di me ha direttamente cercato di strozzarlo. Che alla fine e' arrivata la polizia.
Stavo correndo verso la fermata dell’autobus, per via che ero in ritardo per andare al lavoro.
Chiamalo lavoro… Sto in un call center specializzato nella vendita di abbonamenti per una rivista che si chiama: “La voce della Polizia”.
Devo far finta di essere un poliziotto e far credere che puo' essere un vero affare attaccare sull’auto un adesivo con scritto “Io leggo LA VOCE DELLA POLIZIA.”
In autunno invece comincia la campagna di abbonamenti per “La voce del finanziere”. E li' devi far capire al piccolo imprenditore che, in caso di irruzione degli ispettori della finanza, e' meglio avere appeso alla parete un bel calendario plastificato con cornice in fintolegno e sotto scritto: “Io leggo LA VOCE DEL FINANZIERE”.
(CONTINUA DOPO L'IMMAGINE)

"Per tutti i cannabinoli! La situazione e' proprio una merda!” Disse Joe D’Avanzo grattandosi la barba ispida.
Beh, che fossimo nella merda era un eufemismo.
Neanche "super extra merda" rendeva l’idea.
Per farsi un’idea di quanto fossero messi male bisogna calcolare che di tutta la razza umana eravamo restati in poche migliaia.
E noi in particolare ci trovavamo circondati da circa 400 blindati Grunz.
E bisogna tener conto che un blindato Grunz e' qualche cosa di simile a un condominio di 20 piani tutto in ceramica blindata, che si muove con dei cingoli, ruote e 8 braccia a cannocchiale con 4 snodi ciascuna. E ogni snodo e' grande come il mio appartamento.
Puoi sparargli contro con tutto quello che trovi nell’arsenale dell’esercito degli Stati Uniti d’America senza ottenere un cazzo di risultato.
Nemmeno una scalfittura.
Invece quando aprono il fuoco loro, con un paio dei 6000 cannoni che spuntano dalle feritoie, ti inceneriscono una cittadina di medie dimensioni in meno del tempo che un camionista impiega per scoreggiare.
Per la precisione bisogna poi aggiungere che noi eravamo in 17, 12 adulti e 5 bambini, avevamo tre asce, un fucile da caccia, due pistole, una decina di bottiglie molotov e un certo numero di coltelli da cucina.
Un funzionario dei Grunz (sono pieni di funzionari) ci aveva urlato, con un altoparlante che ti faceva tremare i polmoni da tanto era potente, che se ci arrendevamo subito avremmo avuta salva la vita.
Stronzate. Che lo andasse a dire ai 5 miliardi di esseri umani che si erano arresi sperando che il nemico rispettasse la convenzione di Ginevra o cose simili.
A quel che si diceva i Grunz usavano l'energia emessa dalle creature morenti per ricaricare le batterie cinetiche dei loro cazzi di sistemi di trasporto.
(una canzone in cerca di musica da cantare con un ritmo tosto, una roba che sfgonda i muri come quel rock dei blues brothers, ma con dei pezzi di blues cantato dentro ma anche un po' rap tipo cavaturaccioli)
Alza le mani nella danza
Muovi i piedi
Il ritmo incalza
Agita le braccia verso il cielo
Avanti e indietro
Prima una poi l’altra
Poi tutte e due assieme
Questa è una danza morale
C’è differenza tra il bene e il male
Se fai la trottola
Sei in regola
Coi buoni sentimenti
E possiamo ballare contenti
Gira e rigira
Non ti fermare
Lo sai proprio fare
La vibrazione è forte e chiara
Tua madre era una Dea aftgana
Minaccia con il dito gli avidi e i potenti
Minaccia con il dito i deficienti
Gira i polsi falli roteare
Scaccia la paura di danzare
Avanza con i fianchi
Un colpo secco
Come se spezzassi un ramo di netto
Come se piantassi un chiodo nel muro
Con il cervello sgombro è l’anima chiara
Avanza di fronte
Avanza di lato
Il malumore l’hai fregato
Un colpo di culo
Ti serve bello forte
Se vuoi fare paura alla morte
Batti il tallone
Batti la punta
La danzatrice non è mai stanca
Batti le mani
Battile forte
Ti sentono anche da lontano
Oltre le porte
Delle storie distorte
E’ una rivolta
È un colpo di mano
Gira e rigira
Rigira un’altra volta
Questa danza è il momento che aspettavi
Questa danza attraversa i mari
Rotea il bacino
Senti la tua anima che diventa un budino
Agita le natiche
Velocemente
La mente non mente
Quando ascolti l’odere
Del battito sfrenato del tuo cuore
Salta, salta
Ribalta il panorama
Fai la faccia della rana
Falla tremare
Questa terra che non sa cosa fare
Lasciati
andare
al tremore
Ancestrale
Questa
è
un’esperienza
Animale
Corri da fermo
Stai immobile urlando
Insulti volgari
Alle luci dei fari
Glielo dovevi proprio
Dire
È inutile ragionare
Con chi vorrebbe
venderti il mare
Arrampicati sui muri
Senza pensieri
Nel cielo, alta, sta una luna esagerata.
e' settembre.
Da fuori viene un’aria ancora tiepida.
Numerose stelle producono un chiarore opaco.
Il giorno e' lontano.
Mia madre sta morendo.
Sto seduta su una poltrona, la testa appoggiata ad un cuscino, ma non riesco a dormire. Gli occhi mi bruciano, ma non ho sonno. Sono rientrata da poco. Stasera al teatro Odeon ho recitato “Tutta casa, letto e chiesa”, senza seguire quello che andavo dicendo: come si dice, recitavo con il secondo cervello. L’altra parte era in questa camera.
Mi appoggio meglio alla poltrona.
Ho posato in grembo il latte detergente per lo strucco. Me lo passo sul viso con i cleenex, con sospiri lunghi. Di quelli che ti sconquassano l’anima.
Sto vivendo questo momento come non capitasse a me.
La guardo. Lei e' li' che sta faticando a morire.
Un rantolo costante da giorni ci segue in ogni stanza.
La sua mano, che tengo piu' che posso nella mia, e' tiepida… se non fosse per quel respiro strozzato che le esce e le labbra spaccate per l’arsura, potrebbe sembrare una bellissima anziana signora addormentata.
“Si', mamma, ora te le inumidisco” … mi viene normale parlarle come mi sentisse. Da una tazza prendo la garza intinta nell’acqua, delicatamente gliela passo sulle labbra. Sulle gengive. Qualche goccia sulla lingua. Mi sembra che ne succhi un po’. Chissa'.
“Sono qui, mamma. Sono qui, dammi la mano”.
La casa dorme. Anche l’infermiera della notte riposa.
In questi solitari silenziosi momenti, il pensiero fa salti qua e la' nella nostra vita. Penso sia una cosa normale: come tirare le somme, mettere in fila i ricordi. Il passato ti viene davanti a saltelloni, il bello e il brutto, sorridi e ti rattristi in un attimo… tutto corre veloce.
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