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I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

Buone vacanze

Buone vacanze sulle spiagge assolate
Nei boschi e nelle vallate
Buone vacanze meritate

Buone vacanze dai discorsi soporiferi
E dall’ansimare del Presidente
Dalle centrali nucleari che voglion costruire
E dalle verita' che non ci vogliono dire.

Buone vacanze dalle intercettazioni
Dalle registrazioni
Dalle finzioni
Dai minchioni

Buone vacanze eque e solidali
Per quelli che hanno cuori
Internazionali
Buone vacanze di pace ai pacifisti
E di surf ai surfisti

Buone vacanze ai comunisti
Anche se sono un po’ tristi
agli amanti antagonisti
ai bambini liberisti

Che abbiate notti intorno al fuoco
Che incontriate un bravo cuoco
Che vediate l’alba sorridente
Di una nuova era
Frizzante

Che tu abbia treni in orario
E il Dio delle code in autostrada ti sia amico
Che tu possa incontrare colui che da' indicazioni esatte
Che non ti massacrino le zanzare
Ne' altre creature rare
Che ti salvi dall’influenza Messicana
E non scivoli sopra una banana
Che dove sei andato
Non ci sia il colpo di stato
E se non hai un amore
Ne trovi uno dolcissimo
Che fa il dottore
E ti da' il batticuore
Mentre ti toglie ogni dolore

Buone vacanze ai camionisti in val Gardena
E agli economisti sotto la luna piena
Ai poeti che discendono i torrenti
Su canoe lanciate a mille all’ora
E ai disoccupati che amano gli alianti
E sognano lavori gratificanti
Che li possano trovare
In riva al mare
Insieme a un biglietto vincente
Per la lotteria della mente

Buone vacanze ai costruttori di pace
Che cucinano le patate alla brace
E ai costruttori di pannelli solari
Che se la spassano alle Baleari

Buone vacanze ai taxisti
Che sognano che salga sulla loro auto
Una ragazza tedesca con le labbra che sanno di albicocca
E alle professoresse del liceo
Che vorrebbero interrogare
Un uomo se lo guardi poi lo vuoi mangiare.

Buone vacanze
Anche a Antonellina
Che vive in Cina e mangia solo minestrina
La sera e la mattina
Ma in vacanza andra' a Katmandu'
E mangera' solo zebu'

Jacopo Fo

Cacao torna il 6 settembre. Sara' pazzesco

 

Diario di una notte con il Presidente

Ecco, in esclusiva per Cacao, l’intervista ad A.S., ventiquattrenne di Busto Arsizio, studentessa di urologia alla Bocconi.
(E’ inutile che ci telefoniate per sapere il nome intero. Non lo diciamo. E forse anche la Bocconi non e' la sua vera universita' (anche perche' valla trovare la facolta' di urologia alla Bocconi). Non siamo mica nati ieri che ti diciamo l’universita' vera… E probabilmente anche le iniziali non sono vere. Potrebbe essere A.N. o P.T.L.  o B.D.S.C.N.V.W. NON LO SAPRAI MAI. Si chiama depistaggio.)

Come e' arrivata a conoscere il Presidente?
Tramite Tarantuzzi, di Taranto, un ottimo ballerino di tarantella un po’ tarantolato.

Ci racconti.
Tarantuzzi vende protesi cinesi fabbricate in Vietnam all’ospedale di Taranto. Li' ce n’e' molto bisogno perche' la gente casca a pezzi a causa dell’inquinamento.
L’ho conosciuto a una festa per la consegna della millesima gamba in plastica riciclata alla Asl.
Aveva vinto la gara d’appalto per altre mille protesi a Bari. Era molto contento. Io ero li' per via di una mia cugina che ha studiato veterinaria e adesso e' primario a ortopedia.
Mi ha presentato lei a Tarantuzzi. E lui mi ha detto che ero molto attraente e mi ha invitata a una festa a Roma, mi ha detto che si trattava di gente importante e che avrei avuto un gettone di mille euro per la serata, come rimborso spese per il viaggio. Salutandomi poi, mi ha gridato: “E se ti serve una gamba telefonami!”

E lei e' andata a questa festa?
Si'.

Vuole raccontare come sono andate le cose?
Sono arrivata in treno e sono andata all’albergo che mi avevano prenotato. Non mi ricordo il nome, era in via dei Satiri, vicino al teatro dei Satiri e al ristorante dei Satiri. Forse si chiamava Hotel dei Satiri ma non lo ricordo con precisione. Poi andai all’hotel dov’era Tarantuzzi che era insieme a 7 ragazze di cui non ricordo il nome. Una forse si chiamava Maria. Poi c’era la Nina, la Pinta, Cleopatra, Messalina, e una tipa strana che tutti chiamavano Rasputin, capelli corvini, occhi un po’ allucinati, forse russa. Solo li' scoprii che saremmo andate a casa del Presidente. Tarantuzzi mi disse: “Andiamo a casa del Presidente.” Io li' per li' non avevo capito e gli chiesi: “Quale Presidente?”
Tarantuzzi mi rispose: “Andiamo a casa del Presidente.” E io: “Quale Presidente?”
E lui: “Il Presidente!” E io: “Ahh, il Presidente.”
Cosi' andammo alla sua villa, prendemmo l’auto blu, l’elicottero blu, l’aereo blu, poi un sommergibile blu, un riscio' blu, due carrozze ognuna trainata da 8 cavalli blu, un taxi giallo. E io chiesi: “Perche' il taxi e' giallo?”.
Ma nessuno mi rispose. Comunque io sono una che dico quel che penso. Non sono capace di stare zitta. Quando siamo arrivate mi sono resa conto che tutte le ragazze erano vestite con quella che si puo' considerare una divisa d’ordinanza alle feste del Presidente: un abito nero. Io indossavo un tubino scollato davanti e di dietro. Me lo sono fatta da sola con un filo interdentale di Armani. Nero.
Ho chiesto a Tarantuzzi: “Non era meglio se venivamo tutte vestite di blu?” Tarantuzzi non mi ha risposto.
Quando incontrai il Presidente dissi: “Ma lei e' il Presidente!” E lui mi sorrise e mi disse: “Sei proprio una ragazza sensibile anche se usi troppo filo interdentale.”

E come si e' svolta la cena?
E’ stata molto raffinata. C’erano vulevan, vlan, involtini e tortelli, alla fine hanno servito anche un gelato al Puffo, blu. I camerieri pero' erano in guanti bianchi. Avevamo sette forchette a destra e sette a sinistra, 3 coltelli, due cucchiai e due cucchiaini, due bicchieri 3 sottopiatti, il sottobicchiere. Insomma una cosa raffinata, tutto argento e cristalli di Boemia.
Il Presidente si era messo troppo trucco in faccia e ogni tanto gli si sgretolava un po’ di cerone che gli cascava nel piatto e lui se lo mangiava e intanto raccontava barzellette su accoppiamenti tra giraffe e rinoceronti. Io non avevo mai pensato alle difficolta' di una giraffa che vuole contrarre un rapporto orale con un rinoceronte… Sono cosi' bassi…

E dopo cena?
Abbiamo guardato un filmino dell’incontro tra il Presidente e Bush. Poi abbiamo cantato canzoni napoletane, poi abbiamo ballato. Anche io ho ballato con lui. C’erano almeno venti donne, tutte bellissime, qualcuna anche famosa e 5 uomini, ma non posso dire chi. Ma erano importanti, molto importanti. Alcuni anche in tv. Ma gli uomini erano pochi per cui ballavano in poche, qualcuna non ha ballato per niente. Io ho ballato con tutti gli uomini presenti. Berlusconi e' stato molto formale. Non e' vero come dicono alcune che abbia 3 mani. E’ un bipede normale.

E poi?
Poi abbiamo guardato le foto delle ville del Presidente, poi abbiamo cantato l’inno di Forza Italia mentre sul megaschermo sfilavano le immagini della campagna elettorale, poi abbiamo riguardato il video dell’incontro con Bush. Poi abbiamo cantato, il Presidente ha raccontato la storia di quando un topolino voleva fare sesso anale con un’elefantessa e e' morto sul piu' bello per via che lei aveva mangiato troppi fagioli e lui e' stato scagliato contro un albero di cocco. E morendo dice: “Cocca mi ha fregato il cocco.” A quel punto abbiamo iniziato tutte a chiamarlo Papi. Non avevo mai pensato a quanto potesse essere pericoloso per un topolino sodomizzare un’elefantessa. Il Presidente mi e' sembrato veramente un uomo saggio e profondo. Abbiamo anche parlato di politica e di questioni di stato. Ci ha detto che doveva decidere quali carri armati comprare e ci ha fatto vedere delle foto. Alla fine si e' deciso di comprare quelli con il cannone piu' grosso.

E quindi si e' passati alla terza fase della serata…
No, a quel punto e' arrivato un signore napoletano, con una chitarra in mano. L’ho trovato simpatico perche' aveva una chitarra blu. Abbiamo cantato canzoni napoletane, abbiamo guardato le foto delle auto del Presidente, dei motoscafi del Presidente e dei suoi yachts. Un grande album di pelle di coccodrillo bianco. Una cosa preziosa. E lui ci ha raccontato la storia del coccodrillo bianco che vuole avere un incontro ravvicinato del quarto tipo con una pantera nera. Non le posso dire di piu'.
Poi abbiamo guardato le foto dell’incontro tra il Presidente e Putin. E il Presidente ci diceva: “Vedete? Sono io il Presidente, questo e' Putin, parla proprio con me, si vede che mi somiglia, guardate quanti capelli ho in testa qui. Adesso ne ho di piu'. Volete contarli? Sono piu' di mille. Li ho pagati duemilacinquecento euro l’uno. Volete vedere il filmino delle fatture?”
Ma poi non ce lo ha fatto vedere. Peccato. Poi e' passato a chiacchierare con noi. A ognuna diceva delle cose gentili. Sapeva tutto. Incredibile. Aveva un dossier su ognuna di noi. Vita morte e miracoli. Cosi' capii perche' Tarantuzzi mi aveva fatto tante domande. Su di me, mio padre, i miei fidanzati, il mio lavoro. E’ che il Presidente vuole sapere tutto delle sue ospiti. Gli piace dimostrare che possiede una memoria incredibile. E che ha delle belle ville.

E poi e' scattata la terza fase della festa?
No. Poi ci ha distribuito dei regalini. Sciocchezze: farfalle, tartarughine. Gli piacciono questi gioiellini e ne regala un paio a tutte, sono d’argento, ci ha regalato anche dei soldatini di piombo dipinti a mano dalle suore di clausura polacche. Soldatini di gladiatori romani. Mi e' sembrato che assomigliassero tutti al Presidente.
Poi ci ha fatto vedere il filmino di quando lui fa “cucu'” alla Merkel. E diceva “Guardate, faccio cucu' alla Merkel, sono proprio io questo qui! Vedete quanto mi somiglio? Non e' straordinario quanto mi somiglio? E guardate quanti capelli ho. E sono pure alto. Non altissimo ma alto si'. E comunque sapete cosa si dice dei nani? La Merkel non lo sapeva e' gliel’ho spiegato.”

Poi le altre ragazze sono andate via e lei e' restata?
Si'.

E cosa e' successo?
All’inizio voleva che gli contassi i capelli, ma io non ho voluto.
Poi mi ha detto: voglio farti vedere il letto che mi ha regalato Putin. Sai chi e' Putin? E’ il Presidente della Russia. Anche io sono Presidente. Lui mi conosce. Sono cose da presidenti. Mi ha regalato il letto perche' mi conosce. Siamo amici. Non e' che Putin regala letti a tutti. Figurati, poi lui e' stato anche un agente segreto del KGB. Sai quella banda di criminali comunisti? Ma lui era diverso, non e' mai stato comunista, lo faceva solo per soldi. Me lo ha detto lui. Lo conosco. Per questo mi e' simpatico. E poi mi regala dei letti, che e' un segno di amicizia. Perche' gli ho detto che dormo solo 3 ore per notte. Non riesco a dormire di piu'. Finisce sempre che mi sogno i capelli di Prodi e poi mi sveglio.”
Erano le 4 del mattino e lui mi disse: “Ti faccio vedere il filmino di quando ho fatto le corna al presidente spagnolo? Oppure preferisci il filmino di quando ho vinto le elezioni la prima volta? Ero proprio io sai?”
Poi si e' fatto una doccia fredda. E ha voluto che andassi anch’io sotto la doccia con lui. Poi abbiamo guardato un film di lui quando incontra il presidente giapponese. Poi abbiamo fatto una doccia fredda, poi mi ha chiesto di cantare “O sole mio” e lui diceva: “Dici a me?”.
Poi abbiamo fatto una doccia fredda. Mi ha fatto vedere le foto dei suoi studi televisivi. Poi mi ha invitato a fare una doccia fredda. Poi mi ha fatto vedere le foto dei suoi dipendenti dalla A alla C. E ha detto: “Li pago tutti io. Perche' non facciamo una doccia fredda?” Dopo mi ha fatto vedere le foto delle sue senatrici piu' belle e delle sue show girl. Poi abbiamo fatto una doccia fredda. E io gli ho chiesto: “Ma non c’e' un po’ d’acqua calda?”
E lui mi ha risposto: “Dai, facciamo una doccia fredda.”
E io: “Stiamo gia' facendo una doccia fredda.”
E lui: “Ti ho fatto vedere il mio filmino con Bush?”
Dopo il filmino si e' addormentato. E io ho detto: “Finalmente!” Stavo per addormentarmi anch’io quando lo sento che mi dice: “Perche' non facciamo una doccia fredda?”
Finalmente l’ho lasciato all’alba e sono tornata in albergo. Prima di lasciarmi mi ha regalato una foto di lui con Bush e mi ha detto: Questo sono io. Insieme a Bush. La prossima volta ti faccio vedere il filmino.”
E mi ha dato un bacio sulla fronte. E’ stato il contatto piu' intimo che ho avuto con lui.
Il giorno dopo mi ha telefonato. Avevo la raucedine, il mal di gola, il raffreddore e un po’ di influenza e sinusite. Mi ha detto: “Hai un abbassamento di voce, strano… L’altra notte non ti ho sentita urlare.”

Io, il Diavolo e la Beata Eustochio

(Dio ti parla da Radio Santa 104 FM)

Una storia di Santi e Demoni alla vecchia maniera.

Mi chiamo Giovanni Senzaterra, ho 42 anni e di mestiere mi occupo di sistemi per scalare i motori di ricerca. Un’attivita' che 3 anni fa non esisteva ancora. Mi piacciono le novita'. Sono laico dalla testa ai piedi e comunista da tre generazioni.
Avevo svoltato verso Perugia, nel bel mezzo di una crisi economica planetaria. Era un giovedi' che si paventava una pandemia di influenza cattiva, quando girando i canali dell’autoradio capito su Radio Santa 104 FM. Una giovane donna stava dicendo: “Sento che il Demonio e' dentro di me!”
Che non sono cose che generalmente si dicono nel 2009, verso le 3 del pomeriggio.
Tutto questo succedeva l’altro ieri e da li' in poi la mia vita ha preso una piega che dovrei quantomeno definire STRANA.
Ero li' che ascoltavo l’indemoniata alla radio.
Perdirindina, esclamo tra me e me. C’e' un Padre in studio, alla radio, che da' consigli all’indemoniata che lamenta che nella sua zona non ci sono esorcisti. Disservizi religiosi. Padre Tommaso (scopriro' poco dopo che si tratta di una star della caccia ai satanassi) la conforta: “Si figuri signorina, e' pieno il mondo di posti dove non ci sono esorcisti. In Italia ne abbiamo solo 300, pensi che in Australia non ne hanno neanche uno… Comunque non si preoccupi, non c’e' come la  benedizione alla fine della messa, contro il Diavolo. L’importante e' che lei l’accolga dicendo “Signore liberami dalle tentazioni.”

Nel giro di mezz’ora entro in un mondo alieno. Una sfilza di indemoniati si fanno avanti per avere conforto. Non sapevo ci fosse tanta gente che crede ancora a queste cose… e poi per chi votano?
Una donna dice: “Continuo a peccare Padre, mi confesso anche tre volte la settimana, ma poi ricasco nel peccato. Non ce la faccio piu'.”
Il padre e' comprensivo: “Non importa quante volte pecchi, figliola, l’importante e' pentirsi. Puoi chiedere perdono al Signore mille volte e lui mille volte ti perdonera'.”
Prendi esempio dalla Beata Eustochio, vai a pregare di fronte alle sue spoglie a Padova, ne trarrai conforto. Lei visse tutta la vita posseduta da Satana ma continuo' a invocare il Signore.

La Beata Eustochio?
Ma chi era costei?
Mai sentita nominare.
Scopro che va forte tra gli indemoniati. C’e' tutto un culto su di lei.
Vedo una ragazza sul bordo della strada. Gonna lunga, scozzese, con una camicetta bianca. Fa cenno col dito per chiedere un passaggio. Mi fermo. Ha il viso senza trucco, e' molto giovane e carina. Tipo occhi scuri, capelli scuri, pelle chiara. Chiarissima.
Le dico: “Sto andando a Todi”. Lei risponde: “Devo andare proprio li', me lo darebbe un passaggio?” Parla con un filo di voce. Timidissima. La faccio salire.
Riparto. Alla radio un uomo dice: “A proposito della Beata Eustochio, dovrebbe intercedere anche per me, continuo a cadere sul terzo comandamento, Padre, io prego, mi confesso, ma continuo a cadere.”
Cerco di ricordare qual e' il terzo comandamento. Mahh… Buio totale. Invece di andare a catechismo vendevo l’Unita'. Gioventu' bruciata.
Il prete non spiega qual e' il terzo comandamento. Da' per scontato che lo conoscano tutti.
Non oso chiederlo alla ragazza, magari si spaventa a essere in macchina con uno che non sa neanche i dieci comandamenti in fila.
Azzardo invece un: “Lei la conosce la Beata Eustochio?”
“Certo.” Dice la ragazza rianimandosi.
“Chi era?” Le lancio uno sguardo, poi riprendo la visuale sulla strada. Ho visto una scintilla nei suoi occhi. “La Beata Eustochio, una donna veramente sfortunata. Di nome faceva Lucrezia Bellini, di Padova, nata nel 1444, anno orribile, era figlia di una monaca del monastero benedettino di S. Prosdocimo e di Bartolomeo Bellini. Figlia illegittima di una suora… Puo' immaginarsi la situazione… “

Sono stupito. Aveva l’aria di sapere tutto su questa Eustochio. Nome assurdo peraltro. Le dico: “Che caso incontrare una persona che conosca questa Beata. Io non l’avevo mai sentita nominare.”
La guardo con la coda dell’occhio per un istante.
Ha un’espressione pensierosa.
“Non credo che la casualita' esista. Facciamo tutti parte di un grande Disegno Divino.
Forse c’e' un motivo se ha incontrato me proprio mentre si chiedeva chi fosse la Beata Eustochio.
Conosco molto bene la sua storia… Se vuole gliela racconto.”
A quel punto ero veramente curioso. “Certo, mi racconti!”
“Poco dopo la nascita la Bellini viene affidata a una famiglia di laici. A quattro anni viene considerata indiavolata. Nessuna riesce a tenerle testa. Un animale selvatico.
A 7 anni la rinchiudono nello stesso convento della madre. Che in realta' era un luogo di perdizione. Nel vero senso della parola. La madre della Beata Eustochio non era un’eccezione in quanto a peccati carnali. Tanto che a un certo punto, nel 1460 il vescovo Jacopo Zeno, approfittando della morte della vecchia badessa,  interviene per vietare agli uomini l’ingresso nel convento, almeno la notte.
Per tutta risposta le suore pigliano e se ne vanno lasciando nel convento di Posdocimo soltanto la giovane indemoniata che digiuna, prega e porta il cilicio con grande devozione.
Il monastero viene allora affidato alle Benedettine provenienti dal convento di S. Maria della Misericordia, sotto la guida della badessa Giustina da Lazzara
Una tipa dura che si accorge subito che la Beata e' indemoniata perche' urla, sputa, si spoglia e compie altri atti licenziosi. Per ridurla alla ragione la fa legare a una colonna per 3 giorni. Ma la badessa non puo' nulla contro il Demonio che possiede la giovane. E anzi la badessa si ammala e muore misteriosamente. La Beata viene quindi accusata di stregoneria e sottoposta a gravi maltrattamenti che essa sopporta con grande devozione benedicendoli. Arrivano a segregarla per tre mesi a pane e acqua Alla fine la sua fede viene riconosciuta e lei prende i voti a 18 anni scegliendo il nome di Eustochio, pia donna romana del 300 dopo la nascita di Nostro Signore, paladina della castita'. Ma prendere i voti non la libera dalle possessioni. Muore a 25 anni avendo trascorso tutta la vita in balia delle forze oscure. Muore pero' con il sorriso sulle labbra avendo raccomandato la propria anima al Signore. Ma neppure da morta ha pace. La sua sepoltura viene spostata 4 volte. Inizialmente viene seppellita in terra, senza una bara, solo un sacco di cotone. Ma il suo corpo, riesumato 4 anni dopo la sepoltura, appare incontaminato. Addirittura il colorito del suo viso e' roseo. Il miracolo le diede il diritto di essere sepolta in una cripta nel monastero. Ma dopo pochi giorni si compi' un altro miracolo: la buca della sua fossa, che non era stata ancora riempita, si riempi' di acqua fresca e pulita e si sparse la voce che chi si bagnava con quell’acqua guariva di ogni malattia. Poi, nel ‘700 visto che il suo corpo era ancora incorrotto fu esposta addirittura in una bara di cristallo nella chiesa del monastero. Alla fine il monastero di Prosdocimo fu chiuso e la Beata fu traslata nella chiesa di San Pietro sempre a Padova. Solo allora la fonte miracolosa smise di dare acqua.”
“Una storia veramente incredibile…” Dissi io.
“Si', un grande insegnamento. Il Demonio puo' indurci in tentazione ma non puo' piegarci se siamo retti nella fede.”
Feci un’espressione perplessa e mi grattai il mento.
Generalmente non amo buttarmi nella polemica con i cristiani. Penso che la fede sia una questione sulla quale non si puo' discutere. Averla e' comunque un bene… A patto che non ti metti a bruciare gli infedeli. E la ragazza non mi sembrava molto aggressiva.
Cambiai discorso. Eravamo quasi arrivati a Todi. Le chiesi: “Dove la posso portare…”
Abbasso' gli occhi: “Non si disturbi.” Poi mi sorrise per la prima volta inaspettatamente.
“Se proprio e' cosi' gentile e non le reca disturbo sono diretta a San Giovenale, sta a una decina di minuti da qui.”
Le chiesi di dirmi la strada. Svoltammo, la via divenne piu' stretta mentre salivamo per una gola coperta da alberi secolari. Il paesaggio era cambiato bruscamente. E anche il tempo. Una nuvola nera oscurava il cielo sopra di noi. Buttai l’occhio verso di lei mentre sterzavo lungo una curva. Si stava mordendo il labbro inferiore. Era giovane e fresca ed era anche molto carina. Incredibile che fosse anche un’appassionata di beate medioevali. Ma anche la mia prima fidanzata era molto carina e estremamente cattolica…
La seconda volta che uscimmo insieme, dopo avermi baciato su una panchina del parco Sempione mi disse: “Promettimi che non mi chiederai mai di toccarmi il seno.”
Io avevo 16 anni, ero molto imbranato e quello era stato il primo agognato bacio della mia vita. Non avevo proprio neanche immaginato di arrivare addirittura a toccarle i seni. Le dissi: “Va bene.” Lei mi guardo' con gli occhi improvvisamente strani e mi ordino': “Toccami il seno!” E io la baciai e le appoggiai la mano sul cappotto, all’altezza del seno e mi sembro' di volare.
Strane ragazze le cattoliche.
Sanno peccare in modo imprevedibile…

Poi mi ritornarono in mente le ultime parole della ragazza che era in auto vicino a me. Non volevo discutere pero', mentre entravamo nell’ombra fitta di una foresta un commento lo azzardai: “Non trova che sia un po’ strano questo fatto che si puo' essere preda del demonio per tutta la vita e contemporaneamente avere fede?”
Lei sorrise impercettibilmente e si stiro' la gonna con le mani assicurandosi che coprisse le ginocchia: “Per niente. E’ questo che ci distingue da coloro che hanno seguito lo scisma di Lutero e Calvino. Soprattutto Calvino. Loro credono che il credente impugni una spada fiammeggiante di fede capace di tener lontano il Demonio. Credono che l’uomo debba dimostrare la sua fede attraverso le opere. E’ una fede infantile, positivista. Noi cattolici invece siamo consci dell’insignificante forza dell’animo umano. Sappiamo che non possiamo nulla di fronte al Demonio. Ma sappiamo che Dio ci comprende e ha pieta' di noi se noi ci affidiamo a lui. Il nostro Dio non ci difende ne' dal male ne' dal dolore. Ci mette alla prova con le tribolazioni. Quello che ci chiede e' di non smettere di ringraziare per la nostra sorte, qualunque essa sia.”
Ero stupito. Avevo di fronte una dottoressa in teologia, come minimo. Che risponderle?
Ci fu un silenzio. Alla radio padre Tommaso rispondeva all’ennesimo indemoniato che soffriva per un malocchio: “Se qualcuno ti getta continuamente il Malocchio c’e' un modo molto semplice per difendersi. Appena questa persona ti guarda tu devi benedirla. Guarda credimi, questo e' molto potente. La persona ti butta addosso il maleficio e tu dentro di te dici SIGNORE BENEDICI QUESTA PERSONA. Perche' vedi, noi dobbiamo amare anche i demoni, come dice Sant’Agostino, perche' essi tentandoci fabbricano la nostra corona.”
“Giri qui a sinistra.” Mi disse. Ubbidii. Iniziammo a percorrere una strada bianca c’erano grandi pietre nere che affioravano dal suolo come antichi dolmen informi. La terra era secca nonostante fosse piovuto a volonta' per mesi.

 “Certo che questo Sant’Agostino mette a posto tutto. Capisco anche perche' il nostro governo ha fatto una legge che impedisce le intercettazioni telefoniche… Amano i demoni… Se la giustizia e' troppo efficiente e arresta tutti i corrotti e tutti i mafiosi diventa un gran danno per i bravi cristiani che si trovano a corto di malvagi!”
Lei mi guarda acida mentre la strada diventa sempre piu' ripida. Sopra un muro vedo una grande croce bianca dipinta. Non so perche' mi ricorda qualche cosa di tribale e atavico.
Mi rendo conto anche che la mia battuta l’ha irritata. Vedo che freme e si controlla.
Capisco di aver toppato con la mia battuta su Berlusconi…
Passano alcuni secondi di silenzio gelido. Poi lei apre bocca: “Guardi, lei sembra una persona gentile. Ma sulle questioni di fede e' proprio fuori strada. Suppongo che lei sia una persona di sinistra. Ormai parlate solo male di Berlusconi.”
“Si', ha ragione, ho toppato. Sono andato fuori tema… Comunque il suo discorso e' molto interessante…” Dico io. Non ho voglia di litigare con una ragazza alla quale ho dato un passaggio. E’ mia ospite e l’ospite e' sacro.
“No. Non si tratta di andare fuori tema. Il problema e' diverso. Il compito di noi credenti non e' quello di vivere meglio. Il nostro dovere e' di sacrificarci per gli altri e al contempo accettare il nostro dolore con modestia e gratitudine. Forse ha ragione lei. Questa legge sulle intercettazioni telefoniche dara' una mano a stupratori, pedofili, corrotti e truffatori. Ma noi non vogliamo rendere il mondo migliore. Questo e' il compito di Dio. Se vorra'. Il nostro scopo su questa terra e' onorare il Suo Nome non correggere la sua opera.”
Mi rendo conto che ho di fronte uno strano tipo di cattolica. Altro che teologia della solidarieta' e dell’impegno sociale.
“Mi scusi una domanda. Solo per capire meglio come la pensa, perche' il suo modo di essere cristiana mi incuriosisce. Ma ad esempio lei, la storia delle veline nella villa di Berlusconi come la vede? Un presidente cattolico che si circonda di donne licenziose non e' una contraddizione?”
Lei sospira. “Ma andiamo… Che c’entra questo? Secondo lei la Chiesa dovrebbe occuparsi di qualche ragazza in topless? Non sono questioni che interessano chi ha deciso di dedicare la sua vita al Signore. A noi interessano le nostre prove di fede. Gli uomini molto potenti sono esposti a molte tentazioni. E allora? Vorrebbe che le dicessi che Berlusconi e' un indemoniato? Potrebbe essere. E’ il presidente del Milan, la squadra del Diavolo, vive ad Arcore, nella casa che fu di quel marchese, Casati Stampa, che uccise la moglie, con la quale praticava l’amore di gruppo, accecato da una crisi di gelosia.
Berlusconi e' un appassionato di esoterismo, fondo' il suo impero su 22 societa', e 22 e' il numero della Cabala… E come lei sa la Cabala e tutto il Talmud furono dichiarati eretici e blasfemi dal papato in piu' occasioni. Dante mise all’Inferno coloro che pretendevano di predire il futuro. Avevano la testa tagliata e attaccata a rovescio, di modo che potessero guardare solo dietro di loro stessi. Potremmo sospettare che Berlusconi sia indemoniato. E allora? Cosa cambierebbe? Non abbiamo ne' il tempo ne' le forze per combattere i demoni. La questione Berlusconi riguarda solo lui: sta chiedendo ogni giorno perdono a Dio per essere caduto preda del peccato?”
“Beh ma scusi… E’ troppo facile. Si pecca e poi si chiede perdono dando la colpa al povero Diavolo! E’ la logica della vendita delle indulgenze. Pagavi una tassa oggi per uccidere domani e avevi il paradiso assicurato.”
“Lei continua a non capire… Giri qui a destra. Venga, c’e' una piccola chiesetta, voglio mostrarle una cosa.”
Smonto dalla macchina. Lei prende per un sentiero di terra battuta in mezzo a una fiorita di achillea e iperico. La seguo. Arriviamo a una chiesetta minuscola. Appoggia la mano sulla porta di legno annerito. La sua mano e' bianchissima.
“Entrare in questa chiesa per me e' difficilissimo. C’e' qualche cosa dentro di me che e' preda del terrore. Ognuno ha i suoi demoni.”
Poi entra nella chiesa semibuia. La seguo. Lei si appoggia alla parete. Mi accorgo che trema. Ansima.
Mi guarda. Mi parla, la sua voce e' diversa. A tratti sembra stia scherzando, a tratti e' estremamente compresa in quello che dice: “Il mondo come tu te lo immagini non esiste. I buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Sono fantasie da bambino. Il mondo e' lotta quotidiana contro i demoni. Una guerra che si perde ogni giorno.”
Guardavo il suo viso cercando di decifrarne l’espressione e non mi accorsi di nulla. La sua camicetta bianca scivolo' per terra e in un secondo fu completamente nuda. Appoggio' la sua mano in un certo punto sopra i miei calzoni mormorando: “Ognuno ha il suo demonio.”
Aveva un corpo splendido!

Non so se hai mai fatto sesso senza regole in una chiesetta del centro Italia con una donna che sa tutto della Beata Eustochio e mentre raggiunge l’orgasmo urla: PRENDIMI DEMONIO, PRENDIMI, NON HO PAURA DI TE!
Se ti e' capitato sai quanto puo' essere destabilizzante.
Sono due giorni che mi sento strano.
Mi ha attaccato il Demonio?
Ognuno ha le sue fantasie e io le rispetto ma preferisco esperienze piu' morbide.
Comunque e' stato molto vitalistico.
Quando me ne andai si era inginocchiata a pregare.
Risalendo in auto pensai che in fondo avevo toccato con mano uno degli aspetti piu' profondi e misteriosi della cultura italica.
Tutti sanno chi e' Berlusconi ma almeno meta' degli italiani lo lascerebbe volentieri solo con la propria figlia.
Non ci si sogna neppure di sconfiggere il demonio, si cede alle sue lusinghe e poi si chiede perdono.
Dio e' pronto a perdonarti mille volte per i tuoi peccati.
Tu chiedi perdono e lui ti perdona.
Basta chiedere.
Dio non e' come un bancomat che prima o poi si esaurisce.

NB
I dialoghi radiofonici citati sono realmente tratti dalla trasmissione radiofonica di un prete esorcista. La storia di Santa Eustochio e' altrettanto reale come la citazione di sant’Agostino.

Las pompas ne las pampas e aerei di stato.

La giovane ballerina di flamenco era eccitata all’idea di salire sull’aereo di stato.
Un piccolo jet militare con poltrone di pelle di struzzo. Una scelta estetica dovuta a un generale della finanza che si faceva portare le cernie fresche dell’Adriatico sulle Alpi e che per questo merito aveva ottenuto l’elezione nel parlamento piu' trandy d’Europa.
Amanda de Carlos de Nila y de Alcazar era un poco accaldata. Una goccia di sudore le solleticava la pelle proprio lungo il solco tra gli abbondanti seni. Seni che erano stati la sua fortuna insieme all’incontro con Jose' de Altamura, in arte Paco Trivellas, giovane cantautore al quale doveva i versi del suo ultimo successo. Una hit che stava spopolando in Venezuela, Ecuador e Peru' e che andava forte anche sulle radio ispaniche della costa del Pacifico.

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Quiere de bailar la samba?
Sambas fuentes
Sambas calientes
Sambas perigliosas
Sambas amorosas

Grande canzone.
E lei si dimenava in maniera spettacolare mentre la cantava nel videoclip.
E ora era a bordo di un aereo presidenziale che l’avrebbe portata all’aeroporto di Olbia.
Li' l’aspettava un elicottero.
Si sentiva una Marilyn Monroe.
Avrebbe cantato e ballato di fronte ad alcuni degli uomini piu' potenti del mondo. Altro che esibirsi nei locali di Caracas e Bogota'.
Era un salto stellare. Verso tutto.

La festa a casa del Presidente inizio' in maniera favolosa. C’erano tutti: la Beba , il Bubu, Lulu', Juju', le Letterine, le Veline, i Veloni, i generali, i grandi burocrati e i loro avvocati, i loro commercialisti, i loro ministri. E soprattutto il papi. Bello, con tutti quei capelli che sembrano di tungsteno. Aveva i denti bianchi, ma cosi' bianchi che abbagliavano.
La musica era giusta, i cocktail superlativi, le guardie del corpo assolutamente muscolose.
Poi successe il patatrac.
Urla, donne che svenivano, poliziotti che sbucavano da tutte le parti.
E quel coso che scappava.
Qualcuno urlo': “Riacchiappate il pene del Presidente!” Un altro grido': “Prendetelo, e' li'!”
Spintoni, gente che cadeva nelle piscine (cinque piscine), vassoi rovesciati nelle scollature, sedie rovesciate sugli stinchi dei notai e dei faccendieri che urlavano come se gli avessero schiacciato il conto in banca.
Poi lei lo vide. E anche lui vide lei.
Era piccolo, rosa e rugoso. Ma aveva qualche cosa di trascendentale. Sembrava avesse una luce dentro.
Era a meno di due metri da lei. Immobile nel caos. La puntava?
Si', la puntava.
Lei balzo' per prenderlo, lui schivo'. Lei rotolo' per terra malamente e fini' con le gambe spalancate. Lui salto' agile come una rana su quei suoi zampotti sferici. E track! Si infilo' sotto le gonne, frantumo' gli slip e sguscio' dentro di lei.
ISTANTANEO.
Lei ebbe un’intuizione geniale e strinse le cosce. Era in trappola. Lo sentiva che si dimenava.
Arrivarono tre energumeni della sicurezza e la sollevarono di peso. Uno le disse: “Tenga le gambe ben strette, non se lo lasci scappare!”
“Non ci penso proprio!” disse lei.
La portarono di corsa dentro la villa mentre un paio di guardie facevano strada.
Papi era li', sconvolto.
“L’abbiamo trovato Presidente!”
“Sia lodato!” disse lui.
Poi aggiunse: “Adesso il chirurgo mi sente! Mi aveva garantito una nuova giovinezza con il pene robotico e guarda qui che cazzo di casino! Come faccio a vivere con un pene che mi scappa via!”
Uno dei bodyguard le disse: “Adesso puo' farlo uscire.”
Lei allargo' le gambe a sufficienza, dimeno' un po’ il sedere e il pene del Presidente scivolo' fuori rimbalzando per terra come una palla matta.
“Vieni qui, bastardo!” disse il presidente.
Il pene ubbidi', strisciando sulle sue sfere con il capino chino, come se fosse triste.
“Adesso ti avvito con la chiave inglese cosi' non mi scappi piu'!” ringhio' il Presidente. Si giro', si senti' un lamento soffocato. Poi il fruscio della zip dei calzoni che veniva tirata su. Il Presidente riconsegno' la chiave inglese a un assistente.
Poi si rivolse ad Amanda: “Grazie signorina, non avrei saputo come fare senza di lei… In mezzo a una festa poi… Che casino se lei non l’avesse acchiappato… E piuttosto… Complimenti per la sveltezza di passera!”
E le sorrise…
E anche Amanda sorrise.

Minorenne sarda fugge di casa per fare sesso col presidente del Consiglio.

Dramma in famiglia: il padre e' un sindaco comunista.

Il sindaco di Mussummannaggia, paesino della Barbagia che nessuno avrebbe mai definito “ridente”, era incazzato come una iena. Sua figlia Irene Maccalone era sparita da tre giorni. Da una perquisizione minuziosa in camera sua, il sindaco, Aristide Maccalone, aveva desunto vari aspetti sconosciuti della vita della ragazza.
Una confezione di pillole anticoncezionali vuota gli aveva palesato che la piccola non era piu' vergine o comunque aveva intenzione di smettere di esserlo nell’immediato futuro. Una e-mail indirizzata al premier provava che si era invaghita dell’uomo piu' sparlato d’Italia. La mancanza di alcuni capi d’abbigliamento ed elementi utili all’igiene personale mostrava che si era allontanata di casa volontariamente portandosi dietro vestiti e quant’altro era necessario per un viaggio.
Tutto questo era grave perche' la ragazza era sedicenne e per via che Aristide Maccalone era di Rifondazione Comunista e questo era diametralmente contrario al fatto che la figlia volesse unirsi biblicamente con il capo del governo della destra.
Aristide era quindi estremamente esterrefatto, imbufalito e inorridito e si domandava insistentemente dove avesse sbagliato.
Le decisioni che prese successivamente furono due: partire per il continente portandosi dietro Razzuto e Poddu, suoi cognati, e telefonare a Michele Leopardi, che non era imparentato col famoso poeta ed era oltremodo di sinistra.
La conversazione fu rapida: “Mi scappo' la figlia. Vengo lli' e veddiamo se puoi aiutarmi a rritrovarrla” disse Aristide. “Va bene” rispose Leopardi.
Durante il viaggio in aereo Maccalone Aristide getto' uno sguardo ai quotidiani che distribuivano gratuitamente sull’aviogetto. Fece una smorfia leggendo che Papa Benedetto Sedicesimo, il Tedescaccio, aveva raggiunto un accordo con la Nestle'. Avrebbero sponsorizzato la permanenza in seminario di diecimila aspiranti preti in cambio di un gemellaggio tra Papa Benedetto e l’acqua minerale San Benedetto. Una serie di foto nelle quali il Papa beveva sorridente un bicchier d’acqua mostrando i suoi dentini corti da squalo, insieme a Del Piero e Cristina Chiabotto (la miss).
In altri momenti Aristide si sarebbe lasciato andare a considerazioni pesanti sulla mercificazione della fede ma in quel frangente aveva altro per la testa.
Quella sera stessa ci fu il summit in casa di Leopardi, a Bologna, per l’organizzazione della caccia alla ragazzina.
Aristide aveva portato una foto della figlia, stile prima comunione.
Per prima cosa Leopardi l’aveva scansionata e rielaborata in Photoshop, aggiungendo rossetto e mascara in abbondanza. Poi aveva diffuso l’immagine nella rete di installatori fotovoltaici e comunicatori ecotecnologici che il Partito Democratico aveva creato in collaborazione con le Coop, diecimila nuovi posti di lavoro, un esercito di professionisti che avevano dato elettricita' gratis a un milione di famiglie italiane e rappresentavano la punta di diamante dell’azione diretta del Partito contro la crisi economica. Una rete di uomini e donne che battevano la penisola senza sosta e che, stando a quanto diceva Leopardi, sarebbero stati in grado di trovare uno spillo nel deserto del Sahara.

Il mattino dopo Aristide si alzo', fece colazione con pecorino e interiora di pecora saltate in padella, ripiene di fegato, cervella, ricotta e olive mentre il Tg1 dava conto del dibattito sulla proposta di legge che concedeva alle piu' alte cariche dello Stato la facolta' di contrarre matrimoni poligamici. Napolitano aveva dichiarato che la cosa non gli interessava, il capo del governo aveva gia' prenotato lo Stadio Olimpico di Roma per una grande festa nella quale avrebbe acquisito un numero imprecisato di spose.
Franceschini intanto era ancora in Abruzzo, dove insieme ai membri del direttivo nazionale festeggiava la costruzione della decima casa antisismica realizzata da lui e i suoi sodali con il sudore della loro propria fronte, olio di gomito e tecniche innovative. Dichiarava al tg che le case che stavano costruendo non sarebbero crollate neanche se il pianeta si fosse iscritto a un corso di danza del ventre sincopata.
Una serie di riflessioni sui mutamenti nella politica italiana, che si stava svolgendo dentro il cranio brachicefalo di Aristide, chiaro segno di una misteriosa discendenza longobarda, furono interrotte da Leopardi che raggiante entrava in cucina dicendo: “L’hanno trovata. E’ in coda per un provino a Cinecitta', dove stanno facendo le selezioni per le ragazze-poltrona della nuova trasmissione di Jerry Scotti.”
“Raggazze poltrona?” chiese Aristide sconcertato.
“Si', e' una nuova idea per un quiz” spiego' Leopardi. “Un paio di ragazze si mettono in modo tale che i concorrenti ci si siedono sopra.”
Aristide non riusci' a spiccicare una sola parola di commento. Per anni, per farla addormentare la sera, aveva letto a sua figlia il Capitale, e ora lei era fuggita di casa per fare la ragazza-poltrona. Razzuto e Poddu, suoi cognati, riuscirono invece a declamare una litania di bestemmie piene di doppie, pronunciata come un mormorio minaccioso.
“Andiammo a prenderla e la riportiammo a ccasa” concluse Aristide.
Leopardi gli fece notare che si viveva ancora in una repubblica democratica.
Aristide ribatte': “E’ minorrenne!”
“Dimentichi la nuova legge che stabilisce che i genitori non possono impedire alle figlie che hanno superato i 14 anni di partecipare a provini cinematografici, televisivi o fotografici. La Costituzione italiana riconosce il diritto inalienabile alla visibilita' televisiva. Se piombiamo li' e cerchiamo di trascinarla via, finiamo tutti in galera.”
“Cosa pproponi?”
“Forse Giacometti ci puo' aiutare.”

Due ore dopo erano a casa di Giacometti, a Cesena. Piu' che una casa era un incrocio tra un laboratorio dadaista, una boutique d’alta moda, una catena di montaggio e il Moma di New York. Ovunque erano disseminati computer, macchinari misteriosi e pezzi di manichini, teste, braccia, busti. Una serie di corpi completi erano disposti in giro piu' o meno muniti di biancheria intima e vestiti. Le donne artificiali erano realizzate con uno straordinario realismo.
Quando Giacometti fu messo a parte dell’incresciosa situazione, disse: “Ok, ci penseranno le mie ragazze.”

La coda era ancora interminabile alle 4 di pomeriggio, intorno allo Studio 7 di Cinecitta', quando si fermo' un pulmino dal quale discesero 7 ragazze di incomparabile perfezione fisica vestite come supermodelle strafirmate con sgargianti capi di abbigliamento rossi e gialli. Fluorescenti. Formarono un cuneo compatto, muovendo all’unisono braccia e gambe e si abbatterono contro il personale della sicurezza che centellinava l’ingresso delle ragazze in coda davanti agli studios. 
Quando arrivarono al cospetto degli esaminatori si tolsero i vestiti e si misero a ballare con hula hop, yo-yo, monotrampolo a trespolo muniti di molla. Fecero tripli salti mortali, si misero a poltrona, a sedia, a baldacchino, alla pecorina.
Il loro seni roteavano a una velocita' tale che alcuni esaminatori furono colti da vertigini e malori di varia natura.
Furono scritturate istantaneamente.
Lo stesso accadde durante tutti i provini che si susseguirono in quella settimana.
Manipoli di donne robot costruite da Giacometti in morbido lattice biodinamico sbaragliarono migliaia di candidate televallette, teleballerine, telepresentatrici al primo colpo.
Dopo dieci giorni Irene Maccalone torno' a casa a Mussummannaggia.
Il senso della sua fuga era stato vanificato dal fatto che il capo del governo italiano aveva annunciato il suo matrimonio imminente con una ventina di ragazze bioniche.
Ovviamente solo pochissimi sapevano che quelle donne le costruiva Giacometti nella sua villetta di Cesena, munite di tanto di certificato di nascita, patente, passaporto e numero di assistenza sanitaria. Miracoli della pirateria informatica.
E Aristide si era ben guardato dal rivelare alla figlia la verita'. Si era limitato a dire: “Figlia mmia, il cappittalismo e' una stronzatta.”

Per inciso il capo del governo non sopravvisse alla prima notte di nozze con il plotone di androidi. Anche se il premier aveva il pene che sembrava l’avesse infilato nel tostapane prima di farlo esplodere, nessuno si fece troppe domande su quel che poteva essere successo. Aveva un meraviglioso sorriso sulle labbra.
La sinistra provo' a ironizzare sul fatto che fosse deceduto per un eccesso amoroso.
Ghedini li ammutoli' dichiarando: “Beato colui che lascia questo mondo piacevolmente.”

Uccidete tutti quelli che non hanno gli occhi azzurri!

Urlo' la Cesira uscendo dal minimarket di Casa del Diavolo. Quello della Merisana, che sta sull’incrocio del bar Pannacci.
Era in corso una rissa verbale con la signora Forza, che aveva commentato in modo pesante l’uscita di Kabira, l’extracomunitaria del paese. Che a Casa del Diavolo centro, di extracomunitari ce ne stanno pochi per via che sono tutte villette e non ci sono appartamenti in affitto. A Ponte Pattoli, invece, ce ne stanno piu' che al Bronx. Ed e' cosi' lungo tutta la valle perche' i paesi sul Tevere sono piu' vecchi, con una struttura abitativa piu' variegata. Invece i paesi sulla Tiberina, che stanno ai piedi delle colline, lontano un paio di chilometri dal Tevere, sono tutti nati negli anni sessanta, costruiti dai mezzadri stanchi della miseria, che abbandonavano i latifondi sulle colline, con la terra piu' magra del mondo (argilla che sembra gomma da masticare) e cercavano fortuna a valle, come muratori o come operai.
Questi si costruivano la casetta unifamiliare, microscopica, lavorando la notte e la domenica, che poi si allargava negli anni. Molti altri mezzadri o proprietari di mucchi di sassi e sterpi, emigrarono in Belgio o in Svizzera e tornarono negli anni settanta e si costruirono la villetta anche loro, sulla Tiberina, col giardino davanti e l’orto dietro. I paesi lungo la Tiberina sono cosi' costituiti da file di casette col giardino. Sembra di essere alla periferia di Washington. Ma e' Umbria e i geometri che hanno progettato le case sono italiani. E si vede.
Comunque, il risultato era anche che i paesi lungo la Tiberina erano abitati da gente che votava per l’85% comunista. Il resto erano socialisti.

Non usate il mio sangue per lavare i pavimenti!

Dove si narra di donne, di costate d’agnello, di comunisti indomiti e di foschi traditori.

Oggi voglio raccontarti una storia d’amore.
Ma attenzione, non si tratta di una fuga dalle tragiche urgenze della crisi economica, delle guerre e dei disastri vari che affliggono in particolare l’Italia.

I fumetti di Jacopo Fo

Anzi! Si tratta di entrare a piedi giunti nel centro del problema, che non e' Berlusconi ma il progressista medio, che lo critica a parole senza rendersi conto della propria complicita' esistenziale, di stili di vita che ne fanno un sostenitore oggettivo dell’Italia dello Sfascio.
La crisi italiana e' principalmente una crisi morale, etica, sentimentale, confusionale.
Che cosa vale la tua battaglia contro Berlusconi se non sai baciare?
Come possiamo affrontare i tempi bui, e uscirne, se ancora al primo posto dell’agenda politica della Sinistra non vediamo gli abbracci?
Il personale e' politico, gridavano le femministe negli anni settanta, ma ancora il concetto non e' penetrato nei meandri della mente collettiva dei progressisti.

Se la Dea me ne dara' possibilita' e i lettori mi sosterranno, pubblichero' da oggi una serie di racconti su alcuni fatti gravissimi avvenuti tra la famiglia Trifacchia e la famiglia Manoni. Si trattera' di questioni scabrose, risse, tradimenti che si stagliano sullo scenario di Casa Del Diavolo, ameno paesino lungo la via Tiberina che da circa 2000 anni porta da Roma a Ravenna e viceversa.

Ecco, finita la premessa inizia la storia.

Marziani arrapati ma comunisti.

Cosa fai quando un marziano, bello come un Dio greco, biondo, con i ricciolini morbidi e lucenti come seta ti guarda con gli occhi piu' innocenti che puoi immaginare e ti chiede: “Saresti disposta a dedicare le prossime ore a unire le nostre energie in senso fisico e riproduttivo?”
Cioe', non e' che mi abbia detto proprio: “Vuoi scopare?” ma il senso era quello.
Io sono sempre stata una brava ragazza. Cioe' relativamente. Ho 40 anni e qualche storia l’ho avuta. Mi e' anche capitato di andare a una festa, incontrare quello con l’odore giusto e trovarmici a fare sesso di notte ai giardinetti. Ma sono stati dei casi.
Il problema era che lui mi guardava si' angelico ma aveva completamente saltato ogni preliminare.
Il suo approccio era completamente a secco. Altro che “scopata senza cerniera”. Stavo entrando in un bar a San Donato, un paesino a una quindicina di chilometri da Poggibonsi, alle due del pomeriggio… Cioe' non New York alle 2 di notte.
Lui stava uscendo dal bar.
Mi guarda per un nanosecondo e mi dice se volevo unirmi sessualmente a lui. Neanche un: buon giorno, mi chiamo Pinco Pallino, che bel sole oggi. Niente.
Che la giornata era pure iniziata male, ero andata in Comune che non mi volevano far dipingere la mia casetta in mezzo al bosco di rosso veneziano perche' non e' un colore contemplato dalla tavola dei colori ammissibili nel Comune. Il rosso Tiziano si', il rosso veneziano no. Avevo deciso di rovesciare la scrivania dell’ingegnere comunale. Che e' vero che la delibera non l’ha decisa lui ma a un certo punto, se sei li' avrai pur sempre qualche responsabilita' se di lavoro fai applicare una norma idiota. Che poi non ero neanche riuscita ad arrivare alla rissa per via che quello in coda prima di me ha direttamente cercato di strozzarlo. Che alla fine e' arrivata la polizia.

Fare sesso con le fotomodelle non e' politicamente scorretto.

Stavo correndo verso la fermata dell’autobus, per via che ero in ritardo per andare al lavoro.
Chiamalo lavoro… Sto in un call center specializzato nella vendita di abbonamenti per una rivista che si chiama: “La voce della Polizia”.
Devo far finta di essere un poliziotto e far credere che puo' essere un vero affare attaccare sull’auto un adesivo con scritto “Io leggo LA VOCE DELLA POLIZIA.”
In autunno invece comincia la campagna di abbonamenti per “La voce del finanziere”. E li' devi far capire al piccolo imprenditore che, in caso di irruzione degli ispettori della finanza, e' meglio avere appeso alla parete un bel calendario plastificato con cornice in fintolegno e sotto scritto: “Io leggo LA VOCE DEL FINANZIERE”.
(CONTINUA DOPO L'IMMAGINE)

Fumetti Jacopo Fo PALAZZI

Sergio Angese è morto e vi saluta tutti!

Oggi è il primo anniversario della morte di Angese, vi racconto qualche cosa della sua vita.
E colgo l’occasione per citare la frase di una ragazza di grande saggezza: “La morte non deve essere poi così male. Non è tornato indietro nessuno.”

Sergio Angese
IL GUERRIERO DIVERTENTE
breve biografia autorizzata scritta da Jacopo Fo
(Che però si piglia tutte le responsabilità del caso visto che Sergio non ha mai potuto leggere questo testo perchè era occupato a fare altro.)

Premessa
Quando stava per morire Sergio mi ha chiesto di scrivere la sua storia.
Eccola. Non è una biografia paludata. E’ un racconto di quello che ho visto della sua vita. Credo che sia quello che lui voleva da me.
Ora la svilupperò, la metterò in bella scrittura e poi la pubblicheremo su carta, insieme a una scelta dei suoi disegni.

Capitolo primo
Riviste e socialisti

E’ passato un anno dalla morte di Sergio Angese.
L’ho conosciuto nel 1977, alla fine dell’anno, nella redazione del settimanale satirico “Il Male”.

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